Frontiere della Transizione Energetica | Carta Interattiva
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Questa #carta interattiva permette di visualizzare i permessi di #ricerca_mineraria per #materie_prime_critiche attualmente autorizzati o in fase di autorizzazione in Italia. Si propone come uno strumento informativo per indagare la dimensione estrattiva della transizione a forme di energia pulita e di proiettarne l’impatto reale sui territori.
La principale strategia istituzionale per limitare il riscaldamento globale e realizzare un futuro a bassa intensità di carbonio si risolve, ad oggi, nella transizione a forme di energia «pulite». Le tecnologie di base di questa transizione come batterie ricaricabili, pannelli solari e turbine eoliche sono tuttavia caratterizzate da un’alta «intensità minerale», come dichiara la stessa Banca Mondiale (Hund et. al., 2020), ossia dalla necessità di reperire alcune materie prime in nuove e ben più ingenti quantità rispetto a precedenti cicli di accumulazione (Carrara et. al., 2023). Nonostante la necessitò crescente di approvvigionare il sistema produttivo europeo di queste materie prime critiche, i paesi membri sono fortemente dipendenti dall’importazione di queste materie prime da paesi esteri. La risposta istituzionale a queste criticità consiste in un tentativo duplice, annunciato da Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione nel 2022 e successivamente articolato a marzo 2023 in un «insieme globale di azioni per garantire l’accesso dell’UE a un approvvigionamento sicuro, diversificato, economicamente accessibile e sostenibile di materie prime critiche», noto come il Raw Materials Act (European Commission, 2023). Questa proposta prevede una strategia duplice: da un lato, diversificare gli input di materie prime critiche tramite la stipula di accordi con nuovi partner commerciali internazionali, dall’altro stimolare la ricerca e l’estrazione delle stesse all’interno della stessa Eurozona. La proposta di legge sui CRM stabilisce infatti un obiettivo del 10% di materie prime critiche da estrarre all’interno della stessa UE al 2030, nel tentativo di aumentare in modo significativo la quota interna di minerali necessari alla transizione e rinforzare così una sorta di «sovranità estrattiva» nel segno della sicurezza e della resilienza. Nel concreto, queste direttive mireranno a facilitare ed accelerare l’apertura di nuovi siti estrattivi e relative fasi di trasformazione del minerale, riducendo per esempio gli oneri amministrativi relativi ai permessi, semplificando e riducendo le procedure di autorizzazione dei progetti e garantendo un maggiore sostegno nell’accesso ai finanziamenti necessari per lo sviluppo di progetti estrattivi. Questi sviluppi recenti in seno alle politiche europee suggeriscono come l’ampliamento e l’accelerazione dell’estrazione mineraria all’interno dell’Eurozona siano indicati come una strategia essenziale per garantire l’indipendenza dell’UE nel reperimento di materie prime critiche e nel realizzare la transizione energetica. In questo senso, le frontiere della transizione energetica si addentrano non solo nelle viscere dei paesi storicamente sfruttati per le loro risorse, ma anche nel sottosuolo del continente.
All’interno di questo scenario europeo, già si assiste ad una significativa espansione delle concessioni per permessi di ricerca mineraria in diversi territori della penisola italiana. Il sottosuolo della penisola è infatti storicamente ricco di risorse minerarie, spesso sfruttate dall’età antica fino a qualche decennio fa, e quindi si configura oggi come un fertile terreno di ricerca per numerose materie prime critiche come cobalto, litio, nichel, grafite e rame. Casi ad oggi noti comprendono ad esempio il progetto Punta Corna sulla Alpi piemontesi o il distretto del litio geotermico a cavallo fra Toscana e Lazio, entrambi casi già riportati dalla cronaca nazionale. Al di là dei casi isolati è però complicato tracciare un quadro d’insieme di queste dinamiche, che permetta di individuarne le reali dimensioni territoriali e di costruirne un’analisi critica informata. Almeno due fattori concorrono a rendere difficoltosa questa informazione: da un lato, la scarsa consapevolezza rispetto alla reale intensità minerale della transizione energetica e quindi la sostanziale mancanza di un dibattito pubblico e politico sull’argomento, dall’altro dalla straordinaria frammentazione istituzionale che caratterizza la gestione delle risorse minerarie in Italia. Non è infatti disponibile alcun dataset a copertura nazionale che permetta di individuare le aree interessate da permessi di ricerca geologica o coltivazione mineraria, una mancanza probabilmente dovuta al principio di autonomia regionale per cui la ricerca e la coltivazione sono in capo alle Regioni, fatto salvo per le eventuali Valutazioni di Impatto Ambientale di cui è responsabile il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. I dati geografici relativi ai permessi di ricerca e coltivazione sono, quindi, di difficile reperimento nelle diverse, frammentate e disomogenee banche dati regionali.
Questa carta interattiva è un tentativo di sopperire a queste difficoltà interpretative. Sono qui raccolti e progressivamente aggiornati alcuni dati cartografici relativi ai permessi di ricerca mineraria per materie prime critiche (CRM) ad oggi attivi in Italia, con l’obiettivo di rendere unitari, leggibili e accessibili i dati geografici relativi a queste concessioni e di offrire così una piattaforma utile ad ulteriori ricerche ed inchieste sul tema. I permessi sono attualmente catalogati in base allo stato di avanzamento dei lavori (in approvazione, approvato oppure scaduto). Il dataset contiene diverse informazioni per ogni permesso di ricerca, come ad esempio il titolare, le superfici coinvolte, i minerali oggetto della ricerca e così via, oltre ad un weblink alla documentazione ufficiale di progetto.












