• La galassia offshore dei trader ticinesi. Il caso Duferco

    La catena societaria del gruppo Duferco, la più importante azienda di commercio di materie prime di Lugano di Federico Franchini

    È considerato il più importante commerciante d’acciaio del mondo e l’unica multinazionale con sede in Ticino. È la Duferco di Lugano, capostipite e fiore all’occhiello della piazza di trading del Ceresio. Nonostante la sua importanza di lei si sa poco o nulla. Chi la controlla? Quali sono i suoi utili? Attraverso documenti ufficiali area ha ricostruito la sua struttura societaria. Quello che emerge è una galassia complessa che si dirama in diversi paradisi fiscali.

    Rue Guillaume Schneider 6, Lussemburgo. Per ricostruire la catena societaria di Duferco occorre partire da qui. Se il Ticino è il centro operativo delle diverse società legate a questo gruppo, il cuore societario è nel Granducato. È qui, dove si sono trasferite da Guernsey nel 2010, che hanno sede le case madri di quelle che di fatto sono le due Duferco: la Duferco Participations Holding (Dph), legata alla storica proprietà italiana, e la Duferco International Trading Holding (Dith), oggi in mani cinesi. Queste due holding, benché legate tra loro da vincoli storici e di proprietà, vanno considerate come due multinazionali a sé.

    La Duferco del Dragone
    È il 2014 quando il colosso pubblico cinese Hesteel Group acquisisce la maggioranza della Duferco di #Lugano. In realtà, il controllo arriva a monte: Hesteel, tramite una controllata di Singapore, acquisisce la maggioranza della Dith, la società madre delle attività di trading. L’alleanza è tra titani: il secondo produttore d’acciaio del mondo si unisce al principale commerciante di prodotti siderurgici del pianeta. Gli ormai ex azionisti di maggioranza, il fondatore #BrunoBolfo e suo nipote #AntonioGozzi perdono il controllo sulla Dith, ma attraverso l’altra #Duferco, la Dph, mantengono un’importante quota di minoranza nella holding che ora detiene i diritti esclusivi per vendere l’acciaio cinese.

    Dopo Hesteel (61%) e Dph (27%), il terzo azionista di Dith è la Big Brown Dog Holding (12%) di Hong Kong, controllata dal Ceo Matthew De Morgan e nella quale, fino a poco fa, mantenevano qualche briciola gli ucraini dell’Unione Industriale del Donbass (Isd). Prima dell’arrivo di Hesteel, infatti, Bolfo & Co. avevano stretto un accordo strategico con l’Isd che, tramite la cipriota Steelhold, aveva acquisito quote di minoranza della Dith. Oggi, gli oligarchi dell’est sono ormai usciti di scena lasciando spazio ai nuovi padroni dell’acciaio, i dragoni cinesi della provincia di Hebei.

    Il gruppo ha mantenuto la sede operativa in Ticino, dove sono attive sette società tra cui la capostipite della piazza luganese: la Duferco Sa. La Dith è attiva soprattutto nel commercio di acciaio (ma non solo) e dispone di alcune unità produttive come una fabbrica in Macedonia, controllata tramite filiali a Cipro e nel Liechtenstein. La diminuzione della domanda di acciaio cinese e la crisi dei dazi sta pesando sulle performance del gruppo: dopo essere diminuiti del 20% nel 2018, gli utili di Dith sono scesi di un altro 57% nel 2019, issandosi a 26 milioni di dollari.

    Dxt: il gigante sconosciuto
    Ogni anno, Handelszeitung pubblica la lista delle più importanti società elvetiche per cifra d’affari. Nel 2019, per arrivare al Ticino occorreva scendere alla 32esima posizione: qui si trova la Dxt Commodities. Poco nota al grande pubblico, questa azienda è specializzata nel trading d’idrocarburi ed energia elettrica. Dxt è stata fondata nel 1999 dai top manager di Duferco, in collaborazione con alcuni fiduciari di Lugano. Gli stessi, per intenderci, che hanno ideato la tanto discussa ingegneria fiscale della Gucci. Anche per il trading l’asse è sempre quello: Lugano-Lussemburgo. La Dxt è controllata al 95% dalla Dxt International, sede nel Granducato. Una società che ha realizzato 26 milioni di euro di utili nel 2018, grazie soprattutto alla controllata ticinese. La Dxt International è detenuta al 50% da due altre società: la Spelugues Investments, basata nel Delaware e posseduta dal Ceo Benedict Sciortino; e la Dph, la Duferco “italiana”. Oltre alla Dxt, quest’ultima detiene in Ticino, sempre per il tramite di una lussemburghese, anche la metà del gruppo di commercio marittimo Nova Marine.

    Scatole cinesi
    Ma chi controlla la Dph? Il primo scalino a ritroso porta alla Btb Investments, una società che la detiene al 100%. A questo punto l’organigramma si biforca in due rami. Uno va verso altre due entità – la Ultima Holding a sua volta controllata dalla Lagrev Investments – che sembrano portare al manager Antonio Gozzi. L’altro ramo, leggermente maggioritario, conduce alla Bb Holding Investments che, come le altre lussemburghesi citate, ha sede al numero 6 di Rue Guillaume Schneider. La Bb Holding fa capo al vecchio patron, quel Bruno Bolfo che, ancora una volta, sembra avere azzeccato tutte le sue mosse: nel 2019, l’utile netto della sua holding è aumentato del 66% raggiungendo gli 85 milioni di dollari. La Duferco italiana, insomma, sembra rendere di più rispetto a quella cinese. Per mettere al sicuro il suo tesoro milionario, però, Bruno Bolfo ha pensato a uno scalino in più: la Bb Holding è infatti detenuta al 100% da La Sesta Trust, un fondo fiduciario basato nel Liechtenstein. Ultima fermata di una galassia decisamente offshore.

    Mister acciaio e gli amici luganesi

    È l’11 agosto del 1982 quando, presso lo studio del notaio Filippo Solari di Lugano, viene costituita la Duferco Sa. Il gruppo era stato creato qualche anno prima in Brasile dal ligure Bruno Bolfo, un manager con esperienze nell’acciaio in Italia, Stati Uniti e Sudamerica.

    In Ticino, al momento della creazione della Duferco, Bolfo non c’è. A comparire di fronte al notaio sono due figure note del sottobosco finanziario e societario luganese: Elio Borradori, padre dell’attuale sindaco Marco, che diventerà noto per essere stato l’amministratore dei dittatori Saddam Hussein e Ferdinando Marcos, e il suo socio Josef Kraft. Al momento della sua creazione, la maggioranza delle azioni della Duferco saranno detenute da una sconosciuta società del Liechtenstein, la Forward Investment, amministrata dallo stesso Kraft.

    Quando, un anno dopo, viene creata in Lussemburgo la prima Duferco Holding, lo schema si ripete: il controllo è affidato alla Laconfida di Vaduz, la società figlia dello studio legale Borradori e da cui sono transitati molti dei segreti finanziari, più o meno occulti, legati al sottobosco fiduciario luganese. Nel 1990, quando la Duferco decide d’insediare la sua casa madre a Guernsey, la Duferco Holding viene liquidata nel Granducato. Ad occuparsi della liquidazione sono Josef Kraft e Jean-Louis Hurst, suo successore a Laconfida ed ex dirigente del gruppo Ocra, la struttura creata da Tito Tettamanti per la gestione della contabilità parallela dei potentati di mezzo mondo. Hurst entrerà di lì a poco anche nella Duferco di Lugano, nel frattempo diventata sede operativa di quello che si sta profilando come il più grande commerciante di acciaio del pianeta.

    Una società che negli anni ’90 si lancia alla conquista del selvaggio Est in preda al caos delle privatizzazioni del settore siderurgico. In quegli anni, oltre a stringere alleanze con gli oligarchi russi e ucraini, Duferco consolida la propria struttura societaria in Ticino. Per farlo, Bruno Bolfo fa affidamento ad un gruppo di rampanti fiduciari ed esperti fiscali. Nel 1996, infatti, nel Cda di Duferco c’entrano Donato Cortesi e Adelio Lardi, gli ideatori dell’ingegneria fiscale dei giganti della moda che in quegli anni inizieranno a insediarsi in Ticino.

    Nel 1999, Lardi e Cortesi, assieme al già citato Hurst e ai top manager di Duferco, si faranno promotori della nascita di Dufenergy, la società che diventerà Dxt Commodities. Un nome poco noto, ma che oggi è la più importante azienda ticinese per cifra d’affari. Una società che, come abbiamo visto nell’articolo sopra, è controllata di fatto al 50% da una società del Delaware, al 25% da una lussemburghese e al 25% da un trust del Lichtenstein, cassaforte dei tesori di Bruno Bolfo. Insomma, dall’inizio alla fine, i segreti di Duferco portano sempre a Vaduz.

    https://www.areaonline.ch/La-galassia-offshore-dei-trader-ticinesi-Il-caso-Duferco-08bb2900


    https://pbs.twimg.com/media/ETx22_HWoAAI-TT?format=jpg&name=large

    #matière_première #offshore #acier @cdb_77 #suisse #tessin

  • L’arrêt et le #démantèlement des #installations_nucléaires | Cour des comptes
    https://www.ccomptes.fr/fr/publications/larret-et-le-demantelement-des-installations-nucleaires

    La Cour, qui a déjà publié plusieurs rapports sur la #filière_nucléaire, a actualisé ses constats relatifs à l’arrêt et au démantèlement des installations nucléaires, et dressé le bilan des évolutions intervenues ces dernières années.
    Première d’une longue série, la fermeture de #Fessenheim s’est caractérisée par un processus de décision chaotique et risque d’être coûteuse pour l’État. Il convient de mieux préparer les suivantes, notamment pour se prémunir des risques futurs d’indemnisation.
    Les démantèlements en cours, sur des installations souvent anciennes, sont soumis à de fortes contraintes techniques et financières, et connaissent d’importantes dérives de coûts prévisionnels. Les autorités administratives et de sûreté rencontrent des difficultés pour arbitrer entre les objectifs de délais et de coûts fixés par la loi. L’évaluation, le provisionnement et la sécurisation du financement des charges par les exploitants s’avèrent perfectibles.
    La Cour formule huit recommandations concernant les arrêts de réacteurs, le pilotage des opérations de démantèlement et l’évaluation et le provisionnement des charges induites.

    #finances_publiques #énergie #nucléaire

    https://www.ccomptes.fr/system/files/2020-03/20200304-rapport-arret-demantelement-installations-nucleaires-2.pdf

  • C’est une série d’entretiens que j’ai faits pour une société de l’économie sociale et solidaire à l’occasion de la journée des droits des femmes. C’est de la communication commerciale mais j’ai trouvé avec ces entretiens plein de témoignages précieux de #femmes #militantes qui ne se voient pas trop comme des féministes et qui ont apporté des réponses assez originales.
    #énergie_renouvelable

    Ces femmes qui font les énergies renouvelables citoyennes : Claudette Lacombe | Énergie Partagée
    https://energie-partagee.org/interview-claudette-lacombe-parc-eolien-citoyen-isac-watts

    As-tu rencontré des difficultés en tant que femme impliquée dans un projet citoyen d’énergie renouvelable ?

    Quand on est une femme et qu’on a des façons de voir différentes, il faut parfois insister pour se faire entendre. J’ai l’impression que la parole de certains compte plus que la parole de certaines. C’était la même quand j’étais technicienne en laboratoire d’analyses et dans les syndicats où j’étais engagée. Les hommes qui prennent les responsabilités, c’est un classique de toute action sociale, syndicale, militante.

    Pour savoir dire non quand les limites du bénévolat dépassent les possibilités d’organisation de la vie personnelle et familiale, il faut être tenace et motivée. Les rapports hommes-femmes ne sont pas toujours faciles mais on s’explique. Et je suis un peu tête de mule, ça oblige les hommes à écouter.

    Ces femmes qui font les énergies renouvelables citoyennes : Sophie Setbon-Cuisinier | Énergie Partagée
    https://energie-partagee.org/interview-sophie-setbon-cuisinier-survoltes-aubais-watt-citoyen

    En tant que femme, vois-tu des obstacles à ta participation dans un projet citoyen ?

    Je suis très active localement, en partie grâce à un mari qui gère le reste, et qui m’a toujours permis d’aller aux réunions en gardant les enfants quand ils étaient petits. Je ne pourrais pas m’investir sans son soutien.

    Dans le groupe, on essaie aussi de faire attention à ces contraintes : si l’un·e ou l’autre doit rester pour s’occuper des enfants à la maison, on se réunit chez elle ou lui. Il faut aider chacun·e à participer, en ajustant les horaires ou les lieux de réunion. Ça me semble normal !

  • Gaz à effet de serre, élevages industriels, incidents : toutes les controverses sur la méthanisation
    https://www.bastamag.net/gaz-effet-serre-bilan-carbone-elevages-industriels-incidents-explosion-pol

    Énergie totalement renouvelable pour certains, dévoreuse de terres pour d’autres, la méthanisation pose de nombreuses questions. Pour tout comprendre, voici un état des lieux des débats autour de cette technique de production d’énergie. Comment fonctionne la méthanisation ? Combien d’unités de méthanisation en France ? La méthanisation permet-elle de réduire les émissions de gaz à effet de serre ? Y a-t-il des fuites sur les lieux de production ? La méthanisation enrichit-elle ou appauvrit-elle (...) #Décrypter

    / Quelle #Agriculture pour demain ?, Agriculture, #Energies_renouvelables, #Enquêtes, A la (...)

    #Quelle_agriculture_pour_demain_ ?
    https://www.bastamag.net/IMG/pdf/la_methanisation_et_agroecologie_solagro.pdf
    https://www.bastamag.net/IMG/pdf/fiche_csnm_cycle_carbone.pdf
    https://www.bastamag.net/IMG/pdf/guide-methanisation-def-1.pdf

  • Le réchauffement, ce sont les #banques qui en parlent le mieux - Journal de l’environnement
    http://www.journaldelenvironnement.net/article/le-rechauffement-ce-sont-les-banques-qui-en-parlent-le-mieu

    Une menace pour la #survie de l’espèce humaine. C’est l’une des conclusions d’une étude confidentielle sur les effets du réchauffement. Le propos pourra ne pas surprendre les lecteurs du JDLE. La nouveauté est l’institution pour laquelle la note de 22 pages a été rédigée : JP Morgan, l’une des plus puissantes banques d’investissements de la planète.

    Ses auteurs, David Mackie et Jessica Murray, ne sont pas des inconnus. [...]

    S’abreuvant aux meilleures sources scientifiques, les deux chercheurs londoniens expliquent, mieux que ne sauraient le faire les rédacteurs d’un rapport du #Giec, la mécanique du réchauffement. Plus important, pour leurs lecteurs : une bonne partie de la note est consacrée aux impacts du phénomène. Avec une certitude : « une approche tendancielle de l’atténuation climatique mènera à un accroissement significatif de la température et à une dégradation significative du climat. »

    [...]

    Les effets d’un tel coup de chaud sur l’économie et la société sont difficiles à calculer. Mais ils seront très supérieurs à ce qu’annoncent les études économétriques classiques, indiquent-ils . [...]

    [...]

    Au chapitre consacrée aux solutions possibles : point de miracle. L’unanimité va à la tarification des émissions de dioxyde de carbone. A quel niveau ? L’étude reprend à son compte une estimation récemment publiée par le Fonds monétaire international. Pour réduire les émissions suffisamment vite, l’émission d’une tonne de #CO2 devra coûter 75 dollars (69 €) d’ici à 2030. Soit 37 fois plus qu’aujourd’hui.

    Bien sûr, il faudra aussi décarboner l’industrie, les transports, la production d’#énergie. Ce dernier point intéressera d’ailleurs les investisseurs de JP Morgan . Selon un recensement publié en octobre dernier par Rainforest Action Network, la sixième banque du monde (en actifs) est celle qui consacre le plus d’argent aux énergies fossiles. Entre 2016 et 2018, l’établissement new-yorkais a investi près de 196 milliards de dollars (180 Md€) dans le pétrole, le gaz et le charbon. Les investissements cumulés dans ces domaines de BNP Paribas, du Crédit agricole et de la Société générale n’atteignent même pas 120 milliards de dollars (110 Md€).

    The Planet Is Screwed, Says Bank That Screwed the Planet | The New Republic
    https://newrepublic.com/article/156657/planet-screwed-says-bank-screwed-planet

    #dissonance_cognitive #climat

  • Spéculation et accaparement de terres : les dérives de la production du « gaz vert »
    https://www.bastamag.net/derives-methanisation-Allemagne-monocultures-mais-speculation-biogaz

    L’Allemagne a développé le biogaz à grand échelle depuis le début des années 2000. Mais les installations industrielles ont rapidement pris le contrôle du secteur, accaparant de plus en plus de terres agricoles. Il n’y a pas d’agriculteurs à l’horizon, pas de vaches. Mais plusieurs dizaines de dômes verts alignés les uns à côtés des autres. Vu du ciel, l’installation ressemble plus à un village, ou à un parking d’ovnis, qu’à une entreprise agricole. C’est que l’installation de biogaz de Güstrow, dans le nord (...) #Décrypter

    / #Energies_renouvelables, #Europe, Biodiversité, #Agriculture

    #Biodiversité

  • L’UE veut multiplier les « #partenariats » avec les pays africains

    L’UE cherche à placer une série de « partenariats » de diverses thématiques politiques au cœur de sa #stratégie_UE-Afrique, qui sera officiellement lancée début mars, selon un document confidentiel.

    22 commissaires européens sur 27 doivent se retrouver jeudi à Addis Abeba en Ethiopie, pour le sommet de l’Union africaine. Le continent, dont la présidente de la commission a fait une priorité, doit faire l’objet d’une stratégie ad hoc. Dans une première version qu’Euractiv a pu consulter, la Commission assure qu’il faut « changer de discours et regarder l’Afrique sous l’angle de son devenir : la terre de la plus jeune population mondiale, la plus grande région commerciale depuis la création de l’OMC, un appétit pour l’intégration régionale, l’autonomisation des femmes, et tout ça créant d’immenses #opportunités_économiques. »

    L’ébauche de stratégie énonce aussi les domaines que l’UE couvrirait. Elle souhaite ainsi créer des partenariats pour la #croissance_durable et l’#emploi, pour une #transition_écologique, pour une #transformation_numérique, pour la #paix, la #sécurité, la #gouvernance et la #résilience, mais aussi pour la #migration et la #mobilité et enfin, le #multilatéralisme.

    L’accent mis sur les « partenariats » plutôt que sur le « #développement » y est clair. Il avait aussi marqué les premiers mois de la Commission #Von_der_Leyen.

    Le document de la Commission contient peu de substance sur les politiques mais montre la direction de la politique EU-Afrique dans l’un des documents clés donnant les orientations de la Commission « géopolitique » d’#Ursula_von_der_Leyen. Il devrait être dévoilé par l’exécutif le 4 mars sous la forme d’une communication, mais il est peu probable qu’il devienne une politique officielle avant le sommet UE/Union africaine en octobre à Bruxelles.

    Le processus d’ébauche de la #stratégie a débuté avec une réunion des ministres européens du Développement le 13 février dernier. Ces derniers doivent maintenant adopter des conclusions lors d’un Conseil Affaires étrangères en avril ou mai, puis lors du sommet européen des 18 et 19 juin.

    La #politique_africaine est aussi portée par le gouvernement finlandais, qui détient la présidence tournante de l’UE jusqu’en juillet.

    « La #Finlande prépare aussi sa propre stratégie pour l’Afrique. Les deux stratégies visent à renforcer un #partenariat_stratégique entre égaux entre l’UE et l’Afrique, et à stimuler leurs relations commerciales et politiques », commente la ministre finlandaise du Développement, Ville Skinnari.

    La stratégie se concentrera probablement sur les manières d’accroître les #opportunités_commerciales et l’#investissement entre les deux continents. Elle promet aussi davantage de soutien de l’UE pour l’accord établissant la #zone_de_libre-échange continentale africaine, qui entrera en vigueur plus tard dans l’année.

    Il risque néanmoins d’être éclipsé par les lentes tractations autour du successeur de l’#accord_de_Cotonou, qui couvre les relations politiques et commerciales entre l’UE et l’Afrique, les Caraïbes et le Pacifique. L’accord de Cotonou expire en mars et pour l’instant pas l’ombre d’un nouvel accord à l’horizon.

    L’exécutif européen assure qu’il est sur la bonne voie pour verser les 44 milliards d’euros d’investissements dans le #secteur_privé promis dans le cadre du #Plan_extérieur_d’investissement lancé par la Commission Juncker. Reste à savoir si la nouvelle « stratégie » comprendra de nouveaux investissements ou outils d’investissement.

    La note confidentielle souligne seulement que la Commission se concentrera sur « la mobilisation de tous les moyens : l’#engagement_politique, l’#aide_publique_au_développement, la #sécurité, la mobilisation des #ressources_domestiques, le secteur privé, etc. »

    L’UE est loin d’être le seul acteur international en lice pour développer davantage de relations économiques et politiques avec l’Afrique. Le #Royaume-Uni, l’#Inde, la #Turquie, la #Russie et la #France ont organisé ou organisent des conférences sur l’investissement axées sur l’Afrique en 2020.

    L’administration américaine de Donald Trump a également commencé à étoffer sa nouvelle offre de #commerce et d’investissement aux dirigeants africains.

    Le secrétaire d’État américain, Mike Pompeo, s’est rendu au Sénégal, en Éthiopie et en Angola pour une tournée express du continent la semaine dernière. Il s’agissait de son premier voyage en Afrique subsaharienne depuis sa prise de fonction il y a deux ans.

    L’administration Trump a entamé des pourparlers sur un accord de libre-échange avec le #Kenya ce mois-ci. Selon elle, c’est le premier d’une série d’#accords_commerciaux_bilatéraux avec les nations africaines dans le cadre de sa nouvelle stratégie commerciale « #Prosper_Africa ».

    Dans le même temps, Washington veut que sa nouvelle #Société_internationale_financière_pour_le_développement rivalise avec les investissements chinois sur le continent africain.

    https://www.euractiv.fr/section/l-europe-dans-le-monde/news/partnerships-to-be-at-heart-of-eu-africa-strategy-leaked-paper-reveals
    #Afrique #accords #UE #EU #libre_échange #USA #Etats-Unis

    • A record number of College members travel to Addis Ababa for the 10th European Union-African Union Commission-to-Commission meeting

      The President of the European Commission, Ursula von der Leyen, travels tomorrow to Addis Ababa, Ethiopia, for the 10th Commission-to-Commission meeting between the European Union and the African Union, accompanied by 20 Commissioners and the EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy. Discussions will focus on key issues such as growth, jobs, green transition, digital, peace, security and governance, and mobility and migration.

      Before departing Brussels, President von der Leyen, said: “Europe and Africa are natural partners. We have a historic bond and we share many of today’s challenges. One of our main objectives is to turn the green and digital transformation of our economies into opportunities for our youth.”

      This 10th Commission-to-Commission meeting marks a record participation on the EU side, a testament of the priority relations which Africa represents for the new European Commission and its aspiration to take them to a new level.

      Besides High Representative/Vice-President of the Commission Josep Borrell, Vice-Presidents for the European Green Deal, Frans Timmermans, for a Europe fit for the Digital Age, Margrethe Vestager, for an Economy that works for people, Valdis Dombrovskis, for Inter-institutional Relations and Foresight, Maroš Šefčovič, for Values and Transparency, Věra Jourová, for Democracy and Demography, Dubravka Šuica, as well as Vice-President for Promoting our European way of life, Margaritis Schinas, will accompany the President.

      Commissioners for International Partnerships, Jutta Urpilainen, for Trade, Phil Hogan, for Innovation and Youth, Mariya Gabriel, for Jobs and Social Rights, Nicolas Schmit, for Economy, Paolo Gentiloni, for Agriculture, Janusz Wojciechowski, for Cohesion and Reforms, Elisa Ferreira, for Justice, Didier Reynders, for Equality, Helena Dalli, for Home Affairs, Ylva Johansson, for Crisis Management, Janez Lenarčič, as well as Commissioners for Transport, Adina Ioana Vălean, for Energy, Kadri Simson and for Environment, Oceans and Fisheries, Virginijus Sinkevičius, will also travel to Addis Ababa.

      The EU and the African Union (AU) will discuss how to take foward their cooperation to address key challenges both Europe and Africa are facing such as the need to promote sustainable growth and jobs, green transition, digital transformation, peace, security and good governance, mobility and migration.

      The meeting will also be an opportunity for the EU side to consult its African partners on the upcoming comprehensive Africa Strategy which President von der Leyen promised to deliver in her first 100 days in office and is due to be presented in early March.

      The presentation of this important document will kick-start a wider consultation process that will lead up to the EU-AU Ministerial meeting in May 2020 in Kigali, Rwanda, and the upcoming EU-AU Summit in October in Brussels, where both sides will agree a joint approach on shared priorities.

      Background

      The EU and the AU have progressively built a solid strategic and political partnership that is anchored on reciprocal commitments. This partnership is based on shared values and interests, enshrined in the Joint Africa-EU Strategy adopted in 2007 in the Summit in Lisbon.

      Political dialogue between the EU and the AU takes place regularly at different levels. Commission-to-Commission and ministerial meetings take place every year, whilst EU-AU Summits at Heads of State level are held every three years. At the 5th AU-EU Summit in 2017, African and European leaders identified economic opportunities for the youth, peace and security, mobility and migration and cooperation on governance as the strategic priorities for 2018-2020 and committed to tackle them jointly.

      The EU also presented in the Summit in 2017 in Abidjan, Côte d’Ivoire, its new External Investment Plan with the objective to create 10 million new jobs by 2023, in particular for women and young people. The Plan hopes to trigger €47 billion in public and private investments.

      In the last Commission-to-Commission meeting in May 2018 in Brussels, the EU and the AU signed a Memorandum of Understanding to reinforce their cooperation in the area of peace and security.

      The two Commissions are committed to being active players and driving forces to implement the EU-AU Partnership, which is today more relevant than ever in a fast evolving global environment.

      https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_20_317

    • Questions et réponses : vers une #stratégie_globale_avec_l'Afrique

      1. Pourquoi l’UE a-t-elle besoin d’une nouvelle #stratégie ?

      L’Afrique est le voisin le plus proche de l’Europe. En raison de l’histoire, de la proximité et des intérêts partagés, les liens qui unissent l’Afrique à l’Union européenne (UE) sont vastes et profonds. Il est temps de faire passer cette relation à un niveau supérieur.

      Pour les relations entre l’Afrique et l’UE, 2020 sera une année charnière pour concrétiser l’ambition de développer un #partenariat encore plus solide.

      Le nouvel #accord de partenariat entre l’UE et le groupe des États d’Afrique, des Caraïbes et du Pacifique devrait être conclu et le prochain sommet UE-Union africaine aura lieu à Bruxelles en octobre 2020 en vue de définir un #programme_commun_de_partenariat.

      L’Afrique comme l’Europe sont confrontées à un nombre croissant de défis communs, notamment les effets du changement climatique et la transformation numérique.

      L’Europe doit donc coopérer avec l’Afrique pour relever avec elle les défis communs du 21e siècle. C’est la raison pour laquelle cette communication propose de nouvelles voies de coopération entre les deux continents qui visent à renforcer l’alliance stratégique de l’UE avec l’Afrique.

      2. Qu’y a-t-il de nouveau dans cette proposition de nouvelle stratégie ?

      La communication conjointe de la Commission et du haut représentant est une contribution à une nouvelle stratégie avec l’Afrique. Elle expose des idées pour intensifier la coopération dans tous les aspects du partenariat UE-Afrique. Elle propose un cadre global pour le futur partenariat afin de permettre aux deux parties d’atteindre leurs objectifs communs et de relever les défis mondiaux.

      En réponse aux nouvelles réalités changeantes, la proposition de stratégie met l’accent sur la #transition_écologique et la #transformation_numérique, qui constituent les principaux domaines cibles de la #coopération future.

      Surtout, l’UE insiste tout au long de la communication conjointe sur la nécessité de prendre pleinement en considération les #jeunes et les #femmes ainsi que leur potentiel en tant que vecteurs de changement. En répondant à leurs aspirations, nous déterminerons l’avenir du continent.

      La proposition de nouvelle stratégie constitue un point de départ pour faire passer le partenariat à un niveau supérieur fondé sur une compréhension claire de nos intérêts et responsabilités mutuels et respectifs. Elle vise à rendre compte de l’exhaustivité et de la maturité de notre relation, dans laquelle les intérêts et les valeurs des deux parties sont rassemblés pour promouvoir une coopération commune dans des domaines d’intérêt commun.

      Il s’agit notamment de développer un modèle de #croissance_verte, d’améliorer l’environnement des entreprises et le climat d’#investissement, d’encourager l’#éducation, la #recherche, l’#innovation et la création d’#emplois_décents grâce à des investissements durables, de maximiser les bienfaits de l’#intégration_économique_régionale et des #échanges_commerciaux, de lutter contre le #changement_climatique, de garantir l’accès à l’#énergie_durable, de protéger la #biodiversité et les #ressources_naturelles, ainsi que de promouvoir la #paix et la #sécurité, de garantir la bonne gestion de la #migration et de la #mobilité et d’œuvrer ensemble au renforcement d’un ordre multilatéral fondé sur des règles qui promeut les valeurs universelles, les #droits_de_l'homme, la #démocratie et l’égalité entre les hommes et les femmes. Une coopération renforcée sur les questions mondiales et multilatérales doit être au cœur de notre action commune.

      L’UE et ses États membres doivent adapter leur dialogue avec l’Afrique en veillant à ce que leur positionnement soit conforme à nos intérêts mutuels et accorder plus d’importance aux valeurs, aux principes clés et aux bonnes pratiques réglementaires, compte tenu de l’intérêt accru affiché par de nombreux acteurs pour le potentiel de l’Afrique.

      3. Quels sont les principaux défis et domaines de coopération à venir ?

      La stratégie recense cinq domaines clés de la future coopération approfondie entre l’Europe et l’Afrique.

      Il s’agit des domaines suivants : (1) transition écologique et accès à l’énergie, (2) transformation numérique, (3) croissance et emplois durables, (4) paix et #gouvernance, (5) migration et mobilité.

      Dans chacun de ces domaines, la proposition de nouvelle stratégie définit des moyens de réaliser des objectifs communs.

      En outre, le développement d’une coopération politique renforcée sur les questions mondiales et multilatérales sera au cœur de notre action commune.

      4. L’UE a-t-elle noué des contacts avec les parties prenantes pour élaborer cette stratégie ?

      La Commission et le haut représentant ont présenté aujourd’hui les premiers éléments de la stratégie. Des contacts préliminaires avaient eu lieu auparavant. Outre un dialogue interne avec les États membres de l’UE et les députés du Parlement européen ainsi que la société civile au niveau formel et informel, l’UE a noué des contacts avec des partenaires africains, notamment lors de la 10e rencontre de « Commission à Commission », qui s’est tenue le 27 février 2020 à Addis-Abeba.

      Les propositions s’inscrivent également dans le prolongement du programme arrêté d’un commun accord lors du sommet Union africaine-UE de 2017 à Abidjan et des récents échanges qui ont eu lieu au niveau politique.

      La communication conjointe de ce jour présente des propositions destinées à alimenter le dialogue en cours avec les États membres de l’UE, les partenaires africains, ainsi que le secteur privé, la société civile et les groupes de réflexion, et il sera donné suite à ces propositions dans la perspective du prochain sommet UE-Union africaine qui se tiendra à Bruxelles en octobre 2020.

      La réunion ministérielle Union africaine-UE qui se tiendra les 4 et 5 mai à Kigali sera une autre occasion de débattre en profondeur de la communication à un niveau plus formel avec la partie africaine.

      Le sommet UE-Union africaine d’octobre 2020 devrait être le point culminant au cours duquel nous espérons nous accorder sur une approche commune avec nos partenaires africains pour s’attaquer aux priorités communes, ce qui est notre objectif.

      5. La nouvelle stratégie va-t-elle remplacer la stratégie commune Afrique-UE définie en 2007 ?

      La stratégie commune Afrique-UE de 2007 a marqué une étape importante dans la relation entre l’UE et l’Afrique. Toutefois, à cette période, le monde était différent et la réalité de notre partenariat avec l’Afrique s’inscrivait dans un autre contexte mondial. En 2020, soit 13 ans plus tard, de nouvelles opportunités et de nouveaux défis se présentent, tels le changement climatique, la transformation numérique, les inégalités, les pressions démographiques et la gouvernance mondiale. L’Afrique est un continent en plein essor, qui a vu ces dernières années certains de ses pays afficher les taux de croissances les plus rapides au niveau mondial, et elle attire l’attention de plusieurs autres acteurs. Nous vivons dans un environnement mondial concurrentiel dans lequel les biens publics mondiaux sont menacés. Nous devons nous adapter à ces nouvelles réalités et renouveler notre partenariat avec l’Afrique.

      Aujourd’hui, l’UE propose les priorités envisageables pour ce nouveau partenariat. L’UE continuera de dialoguer avec les partenaires africains en vue de définir avec eux nos priorités stratégiques communes pour les années à venir.

      6. En quoi cette stratégie est-elle compatible avec les objectifs plus larges de la Commission européenne, tels que le pacte vert pour l’Europe et la priorité accordée au numérique ?

      La Commission européenne entend conduire la transition vers une planète saine et un nouveau monde numérique. Le dialogue de l’UE avec l’Afrique prend en compte ces ambitions dans ces deux domaines.

      Pour atteindre les objectifs de développement durable, l’UE et l’Afrique doivent choisir un avenir à faible intensité de carbone, efficace dans l’utilisation des ressources et résilient face au changement climatique, conformément à l’accord de Paris.

      La Commission européenne est déterminée à faire de l’Europe le premier continent neutre sur le plan climatique au monde ; dans le cadre de son action extérieure, elle propose de coopérer avec l’Afrique afin de maximiser les bienfaits de la transition écologique et de réduire autant que possible les menaces pesant sur l’environnement. Cela englobera chaque aspect de l’économie circulaire et de chaînes de valeur et de systèmes alimentaires durables, à travers la promotion des énergies renouvelables, la réduction des émissions, la protection de la biodiversité et des écosystèmes et une progression vers des modèles d’urbanisation verts et durables.

      Les pays africains sont particulièrement vulnérables face au changement climatique, car celui-ci risque de compromettre les progrès en cours en matière de développement durable.

      De même, la Commission européenne s’est engagée à créer une Europe adaptée à l’ère numérique ; dans le cadre de son action extérieure, elle propose de coopérer avec l’Afrique afin de promouvoir et de valoriser la transformation numérique en Afrique et de garantir l’accès à des services numériques sûrs et abordables.

      Selon les estimations, une augmentation de 10 % de la couverture numérique pourrait augmenter le PIB de l’Afrique de plus de 1 %. Avec les investissements, les infrastructures et le cadre réglementaire appropriés, le passage au numérique a le pouvoir de transformer les économies et les sociétés en Afrique. En outre, l’interdépendance des deux continents sous-tend que le dialogue de l’UE avec l’Afrique est dicté tant par ses valeurs que par ses intérêts.

      7. Quels liens économiques existent entre l’Europe et l’Afrique ?

      L’UE est le principal partenaire de l’Afrique en matière d’échanges et d’investissements, et le principal soutien de la zone de libre-échange continentale africaine (ZLECA), avec la mobilisation prévue de 72,5 millions d’euros d’ici la fin de 2020.

      En 2018, le total des échanges de biens entre les 27 États membres de l’UE et l’Afrique s’élevait à 235 milliards d’euros, soit 32 % des échanges totaux de l’Afrique. À titre de comparaison, ce total s’élève à 125 milliards d’euros pour la Chine (17 %) et à 46 milliards d’euros pour les États-Unis (6 %).

      En 2017, le stock d’investissements directs étrangers des 27 États membres de l’UE en Afrique s’élevait à 222 milliards d’euros, soit plus de cinq fois les stocks des États-Unis (42 milliards d’euros) ou de la Chine (38 milliards d’euros).

      8. Quelle est l’ampleur de l’aide humanitaire et de l’aide au développement fournies par l’UE en Afrique ?

      L’UE et ses États membres sont le principal fournisseur d’aide publique au développement (APD) en faveur de l’Afrique. En 2018, l’UE et ses 27 États membres ont octroyé 19,6 milliards d’euros, soit 46 % du total reçu par l’Afrique.

      En outre, l’UE, conjointement avec ses États membres, est le principal donateur d’aide humanitaire en Afrique. Depuis 2014, la Commission européenne a elle-même alloué plus de 3,5 milliards d’euros à l’aide humanitaire déployée en Afrique.

      L’UE négocie actuellement son futur budget à long terme. Selon les propositions de la Commission européenne, le nouvel instrument de financement extérieur de l’UE pour la période 2021-2027 aura une portée mondiale, mais plus de 60 % des fonds disponibles profiteront à l’Afrique.

      9. Que fait l’UE pour stimuler les investissements et la création d’emplois en Afrique ?

      L’Afrique est un continent où les possibilités de croissance sont de plus en plus nombreuses, avec une main-d’œuvre jeune et innovante et des niveaux de croissance économique élevés. L’UE est le plus grand partenaire commercial et d’investissement de l’Afrique.

      Nous entendons coopérer avec l’Afrique afin de :

      – stimuler les échanges commerciaux et les investissements durables en Afrique ;

      – promouvoir des réformes qui améliorent l’environnement des entreprises et le climat d’investissement ;

      – améliorer l’accès à une éducation de qualité, aux compétences, à la recherche, à l’innovation, à la santé et aux droits sociaux ;

      – favoriser l’intégration économique régionale et continentale.

      Il est possible d’y parvenir en s’appuyant sur les travaux menés dans le cadre de l’Alliance Afrique-Europe pour un investissement et des emplois durables, lancée en 2018 dans le but de créer 10 millions d’emplois en cinq ans, de stimuler l’investissement et de promouvoir le développement durable. Avec le plan d’investissement extérieur de l’UE, qui est un élément clé de l’Alliance, l’UE a déjà alloué 4,6 milliards d’euros de fonds pour des financements mixtes et des garanties depuis 2018. Ces fonds devraient permettre de mobiliser 47 milliards d’euros d’investissements publics et privés. En outre, depuis 2018, l’UE a également fourni près de 1,4 milliard d’euros à l’Afrique pour qu’elle renforce l’environnement des entreprises et le climat d’investissement.

      L’UE propose de faire de l’Alliance un pilier central des relations économiques entre les deux continents.

      10. L’UE accordera-t-elle la priorité aux échanges commerciaux, aux investissements et à la croissance économique aux dépens des droits de l’homme ? Comment la stratégie va-t-elle promouvoir le respect des droits de l’homme ?

      Le respect des droits de l’homme demeure au cœur de la coopération au développement de l’UE et occupe donc une place fondamentale dans la proposition de nouvelle stratégie.

      Le respect des droits de l’homme universels - politiques, civils, économiques, sociaux ou culturels - restera une caractéristique essentielle de notre partenariat.

      Dans le cadre du partenariat pour la paix et la gouvernance, l’UE s’emploiera à unir ses forces à celles des partenaires africains afin de promouvoir le plein respect des droits de l’homme, en agissant à tous les niveaux. Par exemple, l’UE continuera de soutenir les défenseurs des droits de l’homme et les initiatives visant à renforcer les organisations de la société civile. Une approche plus stratégique et structurée des dialogues politiques sur les droits de l’homme menés avec les pays africains sera également adoptée, en complémentarité avec les consultations régulières avec les organisations régionales africaines et le dialogue bien établi sur les droits de l’homme entre l’UE et l’UA.

      Le développement, c’est-à-dire la croissance économique, ne peut être durable que s’il repose sur les fondements du respect des droits de l’homme.

      11. Que fait l’UE pour promouvoir la paix et la stabilité en Afrique ?

      La paix et la sécurité ne sont pas seulement un besoin fondamental pour tous, elles constituent également une condition préalable au développement économique et social.

      La paix, la sécurité, la bonne gouvernance et la prospérité économique en Afrique sont également essentielles pour la propre sécurité et prospérité de l’UE.

      L’UE est déjà active dans ce domaine en Afrique. Elle fournit actuellement des conseils et des formations à plus de 30 000 membres des personnels militaires, policiers et judiciaires africains dans le cadre de 10 missions relevant de la politique de sécurité et de défense commune. En outre, l’UE a fourni 3,5 milliards d’euros par l’intermédiaire de la facilité de soutien à la paix pour l’Afrique depuis sa création en 2004, dont 2,4 milliards d’euros depuis 2014, afin de contribuer aux opérations militaires et de paix menées par l’Union africaine.

      Par ailleurs, plus d’un million de personnes en Afrique subsaharienne ont bénéficié depuis 2014 de programmes soutenus par l’UE en faveur de la consolidation de la paix après un conflit et de la prévention des conflits.

      Dans le cadre des propositions formulées dans la stratégie, l’UE adaptera et approfondira son soutien aux efforts de paix africains au moyen d’une coopération plus structurée et stratégique, en mettant particulièrement l’accent sur les régions connaissant les tensions et les vulnérabilités les plus fortes. L’UE propose de soutenir les capacités africaines en matière de défense et de sécurité, notamment au moyen de la facilité européenne pour la paix et de ses missions de la PSDC, et de se concentrer sur une approche intégrée des conflits et des crises, en agissant à tous les stades du cycle des conflits. Cela suppose de déployer des efforts de prévention, de résolution et de stabilisation au moyen d’actions bien ciblées sur le plan humanitaire, du développement, de la paix et de la sécurité.

      La résilience devrait en particulier être au cœur des efforts consentis par l’Afrique et l’UE pour faire face aux conflits et fragilités qui perdurent, sachant que la résilience, la paix, la sécurité et la gouvernance sont étroitement liées. L’UE propose, dans la stratégie, de soutenir les efforts déployés par nos partenaires africains pour s’attaquer à l’ensemble des défis et accroître leur résilience globale.

      12. Comment l’UE coopérera-t-elle avec l’Afrique en matière de migration et de mobilité ?

      L’évolution démographique, l’aspiration à bénéficier d’opportunités économiques, les conflits et crises actuels et l’impact du changement climatique auront pour conséquence que les niveaux de migration et de déplacement forcé continueront d’engendrer des défis et des opportunités aussi bien pour l’Europe que pour l’Afrique.

      La migration restera l’une des priorités de notre partenariat. Une migration et une mobilité bien maîtrisées peuvent avoir un effet positif sur les pays d’origine, de transit et de destination et profiter aux sociétés de nos deux continents.

      Depuis 2015, les pays de l’UE et les pays africains ont mis en place, dans le cadre du dialogue et de la coopération relevant des processus de La Valette, de Rabat et de Khartoum, une approche commune de la gestion des aspects extérieurs de la migration et de la mobilité, qui a démontré qu’ensemble nous pouvons sauver et protéger des vies, venir en aide aux personnes dans le besoin et démanteler le terrible modèle économique des passeurs et des trafiquants.

      L’UE coopérera avec l’Afrique sur une approche équilibrée, cohérente et globale de la migration et de la mobilité, guidée par les principes de solidarité, de partenariat et de responsabilité partagée et fondée sur le respect des droits de l’homme et du droit international. Tant les possibilités de migration légale que l’amélioration de la coopération en matière de retour et de réadmission feront l’objet des discussions sur l’approche à suivre.

      L’UE promeut le dialogue entre les continents sur la mobilité et la migration et continuera à renforcer la coopération trilatérale entre l’Union africaine, les Nations unies et l’UE.

      13. Comment les négociations avec les pays d’Afrique, des Caraïbes et du Pacifique seront-elles prises en compte ?

      L’UE et le groupe des États d’Afrique, des Caraïbes et du Pacifique (ACP) devraient conclure un nouvel accord de partenariat pour remplacer l’accord de Cotonou, qui expirera à la fin de 2020. Le futur accord ACP-UE englobe un accord de base commun, ainsi que trois partenariats spécifiques adaptés à chaque région, dont un pour les relations de l’UE avec les pays d’Afrique subsaharienne qui sont parties au groupe des États ACP. Cela permettra de créer un nouveau cadre juridique pour les relations entre l’UE et les pays ACP.

      L’UE a également conclu des accords d’association distincts avec quatre pays d’Afrique du Nord.

      Les relations globales entre l’UE et l’UA sont définies par les sommets conjoints, qui ont lieu tous les trois ans, et par les réunions ministérielles régulières, qui donnent une direction politique à la relation entre les deux continents.

      https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/fr/QANDA_20_375

  • Grâce à la méthanisation, un paysan veut faire vivre « une ferme sans pétrole »
    https://www.bastamag.net/me%CC%81thanisation-paysan-ferme-sans-pe%CC%81trole-Dordogne

    Jules Charmoy, paysan en Dordogne, a créé une unité de méthanisation sur sa ferme, pour ne plus être dépendant du pétrole sur son exploitation. Jules s’installe comme paysan en 1999. Il est alors très impliqué dans les luttes écologiques. Avec des copains paysans, il réfléchit à utiliser diverses sources d’énergie locales et renouvelables, via leur coopérative d’utilisation de matériel agricole (Cuma) : récupération du bois des taillis et des haies, récupération des huiles usagées... (...) #Témoignages

    / Quelle agriculture pour demain ?, #Energies_renouvelables

    #Quelle_agriculture_pour_demain_ ?

  • Méthanisation : rencontre avec ces agriculteurs qui choisissent de produire de l’énergie
    https://www.bastamag.net/methanisation-biogaz-agriculteurs-produire-energie-gaz-vert-revenus-norman

    Pour les agriculteurs, la méthanisation est devenue une nouvelle source de revenus. Mais des cultures sont aussi utilisées pour produire de l’électricité, au détriment de l’alimentation. Reportage en Normandie, dans les coulisses du gaz « vert ». Jérôme enchaîne les allers-retours avec son tractopelle. D’un côté, des tas d’herbes décomposées, de maïs et de déchets. De l’autre un énorme récipient, au bord des cuves circulaires du méthaniseur. 46 000 kg de « déchets » viennent d’être ajoutés, indique l’écran (...) #Décrypter

    / #Energies_renouvelables, #Reportages, Quelle agriculture pour demain ?, A la une

    #Quelle_agriculture_pour_demain_ ?

  • Une #éolienne sur l’#île_de_Sein : l’économie avant le #patrimoine ?
    https://www.banquedesterritoires.fr/une-eolienne-sur-lile-de-sein-leconomie-avant-le-patrimoine

    Dans une affaire concernant l’implantation d’une éolienne sur l’île de Sein (Finistère), la cour administrative d’appel de Nantes a considéré que le fait qu’il s’agit d’une autorisation provisoire d’une durée de quinze ans justifie de passer outre à la #loi_Littoral.

    #urbanisme #droit_administratif #énergie

  • #Russie : #Arctique, la nouvelle frontière

    La fonte de la #banquise et le dégel des terres offrent des perspectives de navigation permanente sur l’océan Arctique, dernière grande réserve mondiale d’hydrocarbures. La région attise les convoitises territoriales des grandes compagnies pétrolières et des Etats riverains, - le Groenland, les Etats-Unis, la Norvège - quitte à se disputer le tracé des frontières…

    La Russie montre sa toute puissance militaire pour exploiter un sous-sol riche en hydrocarbures et minerais rares. Construction de ports maritimes en eau profonde, développement d’énormes complexes destinés à l’exploitation et au transport du gaz naturel et de pétrole. Éternels oubliés des enjeux environnementaux et géostratégiques, les peuples indigènes voient leurs conditions de vie totalement bouleversées par cette conquête de l’Arctique. Voyage entre un ancien monde préservé et un nouveau monde industriel en train d’émerger.

    https://www.arte.tv/fr/videos/086954-000-A/russie-arctique-la-nouvelle-frontiere
    #film
    #film_documentaire #géographie_politique

    #transport_maritime #Russie #pétrole #énergie #Sibérie #gaz #minerai #extractivisme #cobalt #nickel #passage_du_Nord-Est #changement_climatique #climat #Baie_d'Huston #hydrocarbures #Yamal #Total #Novatec #Chine #ports #Christophe_de_Margerie #infrastructures #aéroports #investissements #conquête_territoriale #conquête_économique #peuples_autochtones #Nénètses #Nenets #terre #sédentarisation #nomadisme #armée #présence_militaire #force_spéciale_arctique #marine_militaire #militarisation_de_l'arctique #bases_navales #Grand_Nord #économie_polaire #USA #Etats-Unis #Alaska #ressources #Canada #Norvège #OTAN #tourisme #Groenland #croisières #tourisme_de_masse #tourisme

    ping @reka @simplicissimus

  • « Arrêtez de taper sur l’avion », la tribune de 93 élus de tous bords
    https://www.lejdd.fr/Politique/arretez-de-taper-sur-lavion-la-tribune-de-93-elus-de-tous-bords-3906012

    Halte au « flygskam » ! Ce mouvement, né en Suède et qui essaime partout dans le monde, incite à renoncer à l’avion pour des raisons écologiques. Et ça ne plaît pas à 93 députés et sénateurs français de tous bords qui disent « assister, interloqués, à une multiplication des attaques contre l’avion », notamment au Parlement. Dans une tribune publiée par le JDD, ils décrivent l’avion comme « une nécessité vitale » et « le seul moyen pour certains de nos territoires de leur éviter un isolement mortifère ».

    #climat #énergie #avion #transports

  • Il caso Mattei
    Wikiradio del 27/10/2016 - Rai Radio 3
    https://www.raiplayradio.it/audio/2016/10/Il-caso-Mattei---Wikiradio-del-27102016-5ec84108-ad79-42ff-80d5-a756b49

    Il 27 ottobre 1962 l’aereo su cui viaggia Enrico Mattei precipita nelle campagne di Bascapè, vicino Pavia con Mimmo Franzinelli

    Repertorio:
    – Notizia della morte di Enrico Mattei- Archivio Luce;
    – Interviste a Mattei tratte da SERVIZI SPECIALI DEL TELEGIORNALE 1962/ 1963 - Archivio RAI;
    – Frammento da Il caso Mattei,film del 1972, diretto da Francesco Rosi;
    – Il caso De Mauro: Sparire a Palermo - LA STORIA SIAMO NOI (LA) 2009 / 2010;
    – Intervista alla moglie di Enrico Mattei -SERVIZI SPECIALI DEL TELEGIORNALE 1967 / 1968 - Archivio RAI

    #podcast #wikiradio #RaiRadio3 #Mattei #enrico_mattei #eni #italie #pétrole #pétrolochimie #gaz #attentat #DeMauro #homicide ##PageNoirItalie #énergie

  • Forages illégaux à Chypre : l’Union européenne va-t-elle sanctionner la Turquie ?
    https://www.latribune.fr/economie/international/forages-illegaux-a-chypre-l-union-europeenne-va-t-elle-sanctionner-la-turq

    L’Union européenne a mis en garde la Turquie contre tout forage illégal d’hydrocarbures en Méditerranée orientale, notamment dans les eaux de Chypre.

    L’Union européenne a mis en garde la Turquie contre tout forage illégal d’hydrocarbures en Méditerranée orientale, notamment dans les eaux de Chypre, avant l’ouverture de la conférence internationale de Berlin pour tenter de pacifier la Libye. Le ministère turc des Affaires étrangères a pourtant annoncé dimanche l’arrivée d’un bateau, le Yavuz, au sud de l’île pour y mener des activités de forage. "Tous les membres de la communauté internationale doivent s’abstenir de toute action susceptible de porter atteinte à la stabilité et à la sécurité régionales", a rappelé le porte-parole du chef de la diplomatie européenne Josep Borrell dans un communiqué diffusé samedi. « L’intention de la Turquie de lancer de nouvelles activités d’exploration et de forage dans l’ensemble de la région va malheureusement dans le sens opposé », a-t-il déploré.

    L’UE s’est mise en mesure de prendre des sanctions ciblées contre « les personnes ou les entités qui sont responsables d’activités de forage non autorisées d’hydrocarbures en Méditerranée orientale ou qui sont impliquées dans ces activités ». Une liste est en préparation et pourrait être discutée au cours de la réunion des ministres des Affaires étrangères de l’UE lundi à Bruxelles. Les sanctions consisteront en une interdiction de pénétrer sur le territoire de l’UE et un gel des avoirs. De plus, il sera interdit de prêter des fonds aux personnes et aux entités inscrites sur la liste. De son côté, Chypre a accusé dimanche la Turquie de « se transformer en Etat pirate en Méditerranée orientale », selon un communiqué de la présidence. « La Turquie persiste en suivant la voie de l’illégalité (au regard du droit) internationale », selon le texte.

    Le président turc Recep Tayyip Erdogan, qui participe à la conférence de Berlin, a rejeté les « ultimatums » de l’Union européenne. Il a rappelé que la Turquie abritait quelque quatre millions de réfugiés, en majorité syriens, et qu’elle pourrait leur ouvrir les portes vers l’Europe. L’implication turque dans le conflit en Libye est dictée par des facteurs géopolitiques et par des motivations d’ordre économique. Ainsi, des gisements d’hydrocarbures en Méditerranée orientale aiguisent l’appétit de la Turquie mais aussi celui d’autres pays riverains comme la Grèce, l’Egypte, Chypre et Israël.

    • İsrail’e Yavuz’la mesaj
      https://www.yenisafak.com/gundem/israile-yavuzla-mesaj-3522446


      Bölge ile ilgili harita
      (carte de la région)

      Doğu Akdeniz’de, Yunanistan ve Mısır’la birlikte hareket eden İsrail’e, Türkiye’den Kıbrıs’ın güneyinde net mesaj geldi. Kıbrıs adası çevresinde arama ve sondaj faaliyetlerine devam eden Türkiye, Yavuz sondaj gemisinin Ada’nın güneyindeki ‘G’ ruhsat sahasına gönderdi. Konuya ilişkin Dışişleri Bakanlığı Sözcüsü Hami Aksoy, “Yavuz sondaj gemimiz, geçtiğimiz cuma günü KKTC hükümetinin 2011 yılında Türkiye Petrolleri’ne verdiği ruhsatlar çerçevesinde, üçüncü sondaj faaliyetini gerçekleştirmek üzere Ada’nın güneyindeki ‘G’ ruhsat sahasına intikal etmiştir” dedi. İntikalin, Yunanistan, Güney Kıbrıs ve İsrail arasında 2 Ocak’ta imzalanan EastMed Boru Hattı projesinden ve Kahire’de toplanan Doğu Akdeniz Gaz Forumu kuruluş bildirgesinin imzalanmasından hemen sonra gelmesi dikkat çekti. Her iki inisiyatifin başını da İsrail’in çektiği biliniyor. Yavuz hamlesi, Türkiye’nin İsrail’e karşı kararlılık gösterisi olarak değerlendirildi.

      KKTC RUHSAT SAHASI
      Dışişleri Bakanlığı Sözcüsü Aksoy Yavuz’un ‘G” ruhsat sahasına intikale ilişkin, “Yavuz sondaj gemimiz, geçtiğimiz cuma günü KKTC hükümetinin 2011 yılında Türkiye Petrolleri’ne verdiği ruhsatlar çerçevesinde, üçüncü sondaj faaliyetini gerçekleştirmek üzere Ada’nın güneyindeki ‘G’ ruhsat sahasına intikal etmiştir. Bu sahada Ada’nın ortak sahibi olarak Kıbrıs Türklerinin de en az Kıbrıs Rumları kadar hakları vardır. Burada petrol ve doğal gaz bulunması halinde iki taraf da gelirleri birlikte paylaşacaktır” ifadelerini kullandı.

      LAF OLSUN DİYE VERMEDİK
      KKTC Başbakan Yardımcısı ve Dışişleri Bakanı Kudret Özersay, Yavuz’un ‘G’ bölgesine intikaline ilişkin KKTC’nin Türkiye Petrolleri Anonim Ortaklığı’na (TPAO) verdiği tüm lisans alanlarında kazı yapılacağını belirterek “Bu lisansları laf olsun diye vermedik.” dedi. KKTC’nin bu adımı atacağını aylar öncesinden duyurduğunu anımsatan Özersay, Doğu Akdeniz’de en erken zamanda doğal gaz konusunda ilgili bütün tarafların iş birliği yapmasının kaçınılmaz olduğunu söyledi.

      LEVİATHAN VE TAMAR’A SINIR KOMŞUSU
      Yavuz sondaj gemisinin intikal ettiği ‘G’ bölgesi, Kıbrıs adasının güneydoğusunda bulunuyor ve İsrail’in Doğu Akdeniz’deki iki önemli doğal gaz sahası, Leviathan ve Tamar’ın bulunduğu deniz alanına sınırdaş konumda yer alıyor. Yavuz’un bölgeye gönderilmesi, Türkiye’yi, 2020 yılı askeri istihbarat raporunda “tehdit” listesine alan ve EastMed boru hattı projesinde ısrarcı olan İsrail yönetimine bir cevap niteliği taşıyor.

      KORSAN GEMİ KOVALANDI
      Aralık ayında İsrail’in Kanal 13 adlı televizyonu haberinde Türk donanmasının Doğu Akdeniz’de, Kıbrıs adası açıklarında korsan arama çalışması yapmak isteyen bir İsrail gemisini engellediğini belirtmişti. Kanal 13 muhabiri Barak Ravid Twitter hesabından paylaştığı mesajda, iki hafta önce ortak bir proje üzerinde çalışan İsrailli ve Güney Kıbrıslı araştırmacıları taşıyan İsrail’e ait “Bat Galim” isimli araştırma gemisinin, Türk Deniz Kuvvetlerine ait bir gemi tarafından Doğu Akdeniz’den çıkarıldığını öne sürmüş ve adını açıklamadığı İsrailli bir yetkiliye dayandırdığı mesajında, Türk Deniz Kuvvetlerine ait geminin Bat Galim’e telsiz yoluyla ulaşarak bölgeden ayrılması emrini verdiğini iddia etmişti. İsrail gemisinin kovalandığı bölgenin Yavuz’un intikal ettiği ‘G’ alanı olduğu iddialar arasındaydı.

      AB’ye ders gibi cevap
      Öte yandan Türk Dışişleri Bakanlığı, Avrupa Birliği’nin Yavuz gemisinin Kıbrıs adasının güneyine intikalini hedef alan açıklamasına da sert tepki gösterdi. Dışişleri Bakanlığı Sözcüsü Hami Aksoy, Yavuz sondaj gemisinin KKTC ruhsat sahalarındaki üçüncü sondaj faaliyetine ilişkin AB açıklamasına, Kıbrıs Türk makamlarının hidrokarbon kaynaklarının ve gelirlerinin hakça paylaşımına yönelik 13 Temmuz 2019 tarihinde yaptığı önerinin halen geçerli ve çözüm için önemli bir fırsat olduğunu belirtti. Aksoy, “AB, ülkemizin ve Kıbrıs Türklerinin Doğu Akdeniz’deki haklarının gasp edilmesine 2003’ten beri sessiz kalmıştır. Yaptığı hiçbir açıklamada Kıbrıs Türklerine değinmemiş, Kıbrıs Türklerinin varlığını ve haklarını yok saymıştır. AB öncelikle birlik dayanışması kisvesiyle bu gerçeklikten uzak, ön yargılı, çifte standartlı politikalarını sona erdirmelidir. Kıbrıs Türklerinin Ada’nın doğal kaynakları üzerindeki hakları garanti altına alınıncaya ve 13 Temmuz 2019 önerisi çerçevesinde bir işbirliği mekanizması kurulana değin Ada’nın güneyinde de Kıbrıs Türklerinin haklarını korumaya devam edeceğimizden kimse şüphe duymamalıdır” değerlendirmesini yaptı.

    • Yavuz 8. bölgeye geçti: «Türkler burnumuzun dibini kazıyor» - Dünya Haberleri
      https://www.cnnturk.com/dunya/yavuz-8-bolgeye-gecti-turkler-burnumuzun-dibini-kaziyor

      Yavuz gemisi, Akdeniz’de Kıbrıslı Rumların parselleyip kiraladığı 8 numaralı bölgede sondaja başlıyor. Rum yönetimi, “Türkler burnumuzun dibini kazıyorlar” diye telaşlandı.

      Kıbrıs adasının batısında çalışmalarını tamamlayan Yavuz sondaj gemisi, Kıbrıslı Rumların 13 parsele ayırarak İtalyan ENI ve Fransız Total ortaklığına kiraladığı 8 numaralı parselle kesişen bölgede kazı yapacak. Yavuz’un Rumların kiraladığı parselde çalışma başlatması Rum yönetiminin, “Türkiye el koyuyor, burnumuzun dibini kazacaklar” paniğine yol açtı. Yavuz, Ada’nın güneyinde KKTC’nin verdiği ruhsat çerçevesinde çalışma yürütecek.

      Enerji Bakanı Fatih Dönmez’in geçen hafta ilan ettiği Yavuz’un yeni görev yeri “Lefkoşa-1” parselinin ‘neresi’ olduğu Rumların paniğiyle ortaya çıktı. Türk tarafının “Lefkoşa-1” adı verdiği parsel, Rumların adanın güneyini 13 parsele ayırdığı bölgenin tam orta yerinde yer alan ve İtalyan ENI ve Fransız Total’in bu yıl sondaj yapmayı planladığı 8 numaralı parsel ile üst üste geliyor. Rumların tek yanlı parsellemesine tepki olarak KKTC’nin de parsellediği ve ‘G’ bölgesinde yer alan Lefkoşa -1 parseli, Limasol kentinin yaklaşık 180 kilometre güneyinde yer alıyor. KKTC’nin parseli, Rumların 8 numaralı parselinin yaklaşık 3’te 2’si ile kesişiyor. Yavuz, 24 Mayıs’a kadar sondaj yapacak.

      AKSOY: 8 NUMARADA
      Dışişleri Bakanlığı Sözcüsü Hami Aksoy da AB’nin “Türkiye Yavuz’u doğu Akdeniz’de yeni bir göreve gönderdi” açıklamasına yanıt verirken Yavuz’un cuma günü üçüncü sondaj faaliyeti için 8 numara ruhsat sahasına intikal ettiğini belirtti. Bu sahada Kıbrıs Türklerinin de en az Kıbrıs Rumları kadar hakkı olduğunu vurgulayan Aksoy, petrol ve doğalgaz bulunursa iki tarafın geliri paylaşacağını vurguladı.

  • #Malaisie : une péniche innovante contre l’invasion du plastique dans les océans - GoodPlanet MAG’
    https://www.goodplanet.info/2020/01/19/malaisie-une-peniche-innovante-contre-linvasion-du-plastique-dans-les-o

    Les #déchets, essentiellement #plastiques, sont dirigés vers une rampe dans la barge puis passent sur un tapis roulant avant de tomber dans des bennes à ordures.

    L’ »#Interceptor », qui fonctionne à l’#énergie_solaire et est entièrement autonome, peut collecter jusqu’à 50 tonnes de déchets par jour, selon ses concepteurs.

    • « Le fleuve Klang était comme une décharge flottante », explique Syaiful Azmen Nordin, directeur exécutif de la société malaisienne. « Les bateaux n’arrivaient plus à passer tellement il y avait de plastique ».

      « Maintenant vous pouvez constater que le fleuve ne charrie plus de débris flottants, note-t-il, alors que la barge installée près d’une mosquée de la ville de Klang, retient les déchets.

      L’ONG néerlandaise espère que son projet aura un impact important, alors qu’elle estime à 80% la part des déchets plastiques qui polluent les océans apportés par les fleuves.

      Les eaux du fleuve Klang à elles seules charrient plus de 15.000 tonnes de plastique chaque année dans la mer, selon une carte sur le site internet de l’ONG. Ce cours d’eau fait partie des 50 plus gros contributeurs à la pollution maritime sur la planète.

      En Malaisie, aux côté de la barge, sept barrages filtrants ont été installés sur le fleuve Klang long de 120 kilomètres.

      Les détritus récupérés sont déversés dans des décharges actuellement même si des efforts sont en cours pour en extraire les déchets recyclables.

      Parmi les quelque 50.000 tonnes d’ordures repêchées dans le fleuve en quatre ans « nous avons trouvé des pneus, des ours en peluche et même des animaux morts (…) mais en général c’est du plastique », remarque Syaiful Azmen Nordin.

      par AFP

      Il se trouve que les berges de la Klang à KL font l’objet d’une grosse opération de revitalisation urbaine pour en faire un endroit sympa et touristique. À l’embouchure (kuala) de la rivière Lumpur qui se jette dans la Klang se trouve le cœur de la ville avec ses bâtiments historiques et la belle mosquée Masjid Jamek pile sur la fourche. Virer les poubelles est un geste indispensable dans ce contexte-là...

    • River of Life
      https://www.aecom.com/projects/river-life-klang-river-malaysia

      Divided into three main components – river cleaning, river master-planning and beautification – the USD1.3-billion River of Life project covers the confluences of three city rivers, with a total area of 781 hectares and 63 hectares of water bodies. The project is set to bring the community ‘back’ to the river through a 100 per cent transformation into a vibrant waterfront with high economic and commercial value, rejuvenating the city’s river and re-connecting it to the surrounding urban fabric.

  • Faut-il faire la 5G ? – Jean-Marc Jancovici
    https://jancovici.com/publications-et-co/articles-de-presse/faut-il-faire-la-5g

    Tribune de Hugues Ferreboeuf, Directeur du projet « sobriété numérique » au Shift Project, et votre serviteur, parue en ligne sur lemonde.fr le 9 janvier 2020

    Cela fait maintenant quelques semaines que le processus d’attribution des fréquences nécessaires aux réseaux 5G est lancé. Comme pour beaucoup d’autres sujets « tech », ce déploiement semble aller de soi, sur la seule base de l’affirmation maintes fois entendue qu’il s’agit d’un enjeu stratégique et un projet industriel majeur.

    Mais, ce faisant, ne sommes nous pas en train de confondre, comme un gamin excité à la veille de Noel, ce qui est nouveau et ce qui est utile, ce qui semble urgent avec ce qui est important ? Est-il normal, maintenant que la décarbonation est dans tous les esprits, que la mise en place de la 5G ne s’accompagne en France d’aucune évaluation mettant en balance le supplément de service rendu avec les inconvénients environnementaux additionnels – car il y en a ? Et, alors que les effets négatifs de la « prolifération numérique » sur le bien-être personnel – notamment des enfants – et le bien-vivre collectif commencent à être bien documentés, devons nous en rajouter sans même prendre le temps de savoir dans quoi nous nous lançons ?

    Au final, avec ce déploiement la consommation d’énergie des opérateurs mobiles serait multipliée par 2,5 à 3 dans les 5 ans à venir, ce qui est cohérent avec le constat des opérateurs chinois ayant déployé 80.000 sites 5G depuis un an.

    Cet impact n’a rien d’anecdotique puisqu’il représenterait environ 10 TWh supplémentaires, soit une augmentation de 2% de la consommation d’électricité du pays. A cela il faudra rajouter l’énergie nécessaire à la fabrication des éléments de réseau, et surtout à la production des milliards de terminaux et d’objets connectés que nous souhaiterons relier via ce réseau (dans le monde, l’énergie de fabrication des terminaux, serveurs, et éléments de réseau représente 3 fois l’énergie de fonctionnement des réseaux, hors data centers).

    #énergie #technocritique #critique_tecnho @rastapopoulos !

  • Terrasses chauffées : les villes invitées à en finir avec une « hérésie » climatique
    https://www.lemonde.fr/planete/article/2020/01/11/terrasses-chauffees-les-villes-invitees-a-en-finir-avec-une-heresie-climatiq

    « Une gabegie énergétique »

    D’après une étude de l’association négaWatt, la consommation d’une terrasse moyenne durant un hiver équivaut à la consommation annuelle en électricité de neuf familles, hors chauffage et eau chaude. D’après cette même enquête, une terrasse de 75 m2 équipée de cinq braseros au gaz rejetterait autant de dioxyde de carbone (CO2) au cours de l’hiver qu’une voiture neuve faisant trois fois le tour de la Terre (40 000 km), soit 13,7 tonnes émises dans l’atmosphère. Or, à Paris seulement, on estime que plus de 12 500 terrasses sont chauffées.

    « Les terrasses chauffées constituent une gabegie énergétique et ont des impacts environnementaux colossaux alors qu’elles sont acceptées par tous », constate l’énergéticien Thierry Salomon, fondateur de l’association négaWatt et auteur de Changeons d’énergies - Transition, mode d’emploi (Actes Sud, 2013). Selon une étude réalisée en décembre 2019 par l’institut YouGov, plus de deux Français sur trois considèrent que les terrasses chauffées représentent une importante déperdition d’énergie, mais seulement un sur trois se dit « favorable » à leur interdiction.

    Dans la capitale, les écologistes ont déjà tenté à trois reprises de l’obtenir : en 2007, 2008 et 2011. En 2011, le chauffage au gaz avait été interdit. Mais l’interdiction a été annulée deux ans plus tard par le tribunal administratif de Paris, après un recours du Syndicat national des hôteliers, restaurateurs, cafetiers et traiteurs et du Comité français du butane et du propane (CFBP), au motif de « ne pas disposer d’élément permettant de justifier un traitement différencié entre les dispositifs de chauffage au gaz et à l’électricité » par rapport aux « impératifs de développement durable ».
    Article réservé à nos abonnés Lire aussi Pour ou contre les terrasses chauffées

    La ville de Lille, qui avait pris un arrêté interdisant les dispositifs de chauffage au gaz la même année, a connu un sort identique. Saisi par le CFBP et l’Association française du gaz, le tribunal administratif de Lille invoquait, dans sa décision de 2016, « une atteinte injustifiée au principe de liberté du commerce ». « Echaudée par cette expérience », la ville entend adopter « une stratégie différente », explique Jacques Richir, adjoint chargé de l’espace public. Plutôt qu’une « interdiction pure et dure », la ville mise, comme Paris, sur la « concertation avec les commerçants », précise l’élu. Si les établissements ne semblent « a priori pas favorables à cette interdiction », M. Richir évoque, dans un premier temps, « une démarche de volontariat ». Une réunion sur le sujet doit se tenir après les élections municipales de mars.

    Dans la ville de Thonon-les-Bains (Haute-Savoie), qui interdit les dispositifs chauffants depuis 2012, une solution simple a été retenue : les couvertures. C’est d’ailleurs l’alternative adoptée dans de nombreux pays aux températures moins clémentes qu’en France, comme l’Allemagne, le Danemark ou la Suède.

    Si la simplicité de la solution pourrait prêter à sourire, elle participe d’un changement vers une politique générale d’écologie urbaine. « Il faut que les villes montrent l’exemple, sinon les citoyens ne s’engageront pas dans cette transition écologique », estime M. Salomon. Il invite les municipalités à réfléchir à « l’ensemble des consommations aberrantes en milieu urbain », comme les vitrines éclairées la nuit ou les écrans vidéo qui peuplent les lieux publics.

    #Climat #terrasses_chauffantes #Communs_urbains

  • À Toulouse, du 13 au 18 janvier,
    une semaine contre l’expansion énergétique

    L’Amassada

    https://lavoiedujaguar.net/A-Toulouse-du-13-au-18-janvier-une-semaine-contre-l-expansion-energe

    En soutien à l’Amassada, appel à la semaine, du 13 au 18 janvier, contre l’expansion énergétique, à Toulouse.

    La métropole ne connaît pas la distinction entre ville et campagne, toutes deux intégrées dans sa logistique et son monde. C’est pourquoi nous la combattons partout.

    Bien que le capitalisme se soit toujours servi des « campagnes » pour produire les ressources nécessaires aux centres urbains, notamment en énergie, aujourd’hui, un nouveau paradigme vient s’y ajouter. Aux énergies auxquelles carburait la modernité industrielle, fossiles et stockables, viennent s’ajouter les énergies dites vertes, renouvelables et produites en flux continu. Les technologies d’information qui y sont couplées permettent l’autorégulation instantanée de la production et de la consommation. Point par point, ligne par ligne, un maillage recouvre les territoires : tout est connecté. C’est l’idéologie du smart, celle qui permet de déverrouiller un scooter électrique avec ce smartphone qui se sera déchargé déjà deux fois aujourd’hui, à Enedis de savoir que tu n’as pas regardé la télé grâce au compteur Linky « intelligent », à RTE de prévenir à distance depuis sa tour de contrôle du 93 les dysfonctionnements de ses parcs éoliens. (...)

    #Amassada #Toujouse #Aveyron #expansion_énergétique #énergies #territoires #dévastation #résistance #solidarité

  • How Ramallah is resolving electricity crisis
    https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/12/palestinian-banks-step-in-to-solve-jerusalem-power-crisis.html

    Under the patronage of Palestinian Prime Minister Mohammad Shtayyeh, the Jerusalem District Electricity Company (JDECO) signed Dec. 29 with eight banks operating in the Palestinian territories a memorandum of understanding under which the banks shall buy JDECO’s entire debt to the Israel Electric Corporation (IEC), which amounts to 670 million shekels ($191.4 million). This is provided that the government pays the banks its financial dues to JDECO in the form of monthly installments.

    This agreement followed Shtayyeh’s remarks Dec. 19 that his government decided to settle the electricity bills on behalf of all Palestinian camps. They include bills that have accumulated over the past years and monthly bills that will be issued in 2020.

    #palestine petit #racket ordinaire

  • La Grèce cherche du soutien pour son projet de gazoduc

    Le premier ministre Kyriakos Mitsotakis va prochainement rencontrer Donald Trump et Emmanuel Macron avec comme principal sujet de discussion, l’exploitation et le transport du gaz de Méditerranée orientale

    Thomas Jacobi, de notre correspondant à Athènes, le 06/01/2020 à 06:33
    https://www.la-croix.com/Economie/Monde/Grece-cherche-soutien-projet-gazoduc-2020-01-06-1201069941

    Rien n’était trop beau à Athènes ce 2 janvier pour l’accord tripartite sur le gazoduc Eastmed signé entre la Grèce, Chypre et Israël.
    (...) L’Italie soutient ce traité. Elle y a participé dès la première heure puisque c’est une société italienne, ENI, qui mène depuis des années, avec d’autres, les forages au large de Chypre. Aussi Kyriakos Mistotakis a tenu par deux fois à rappeler dans son allocution que « l’Italie va bientôt signer elle aussi cet accord ». Un accord « ouvert à tous les pays riverains », a-t-il tenu à préciser, soutenu par son homologue israélien Benyamin Netanyahou et le président Chypriote Nikos Anastasiades, « pour autant qu’ils respectent les règles de bon voisinage, le droit international, et les droits souverains des États indépendants », message clairement destiné au président turc Recip Tayip Erdogan pour qui cet accord est une « provocation ». (...)

    #IsraelGrece

    • Large march in Athens confronts Netanyahu, demands end to Greece-Israel gas pipeline deal
      3 January 2020
      https://samidoun.net/2020/01/large-march-in-athens-confronts-netanyahu-demands-end-to-greece-israel-gas

      Large crowds marched through the streets of Athens to the Israeli embassy on Thursday, 2 January 2020 to declare that Israeli Prime Minister, war criminal Benjamin Netanyahu, was not welcome in Greece and to demand the cancellation of the “EastMed” pipeline deal. This pipeline, which aims to ship natural gas, extracted – and stolen – by the Israeli occupation from the natural resources of the indigenous Palestinian people, to Europe via Greece and Cyprus, chaining the Greek economy to the Israeli state.

      Samidoun Network – Greece organized the protest with many other Greek organizations who joined in the demonstration, including the Network of Solidarity with the Palestinian People, EEK, NAR, KKE (M-L), Intifada Front and the Network to Support Palestinian Resistance.

      The Ghassan Kanafani Front for Palestine launched a protest call that was supported by Open Road, OPAM, LAE and more.

      All of these organizations came together to confront Netanyahu and the Greek and Cypriot governments on the creation of a dangerous axis in the region that aims to break the historical solidarity between the Greek and Palestinian people by placing Greece as a partner in the theft of Palestinian resources for the benefit of Israeli and U.S. corporations. (...)

  • « Les mines de charbon australiennes nourrissent les incendies »
    https://usbeketrica.com/article/face-aux-incendies-l-australie-persiste-a-soutenir-le-charbon

    L’Australie a approuvé, à l’été 2019, le « Carmichael coal mine project » du conglomérat indien Adani, un projet de mine sur l’une des plus grandes réserves du monde, jusqu’ici restée vierge. Le plan d’exploitation s’étale sur 60 ans et prévoit l’extraction de 2,3 milliards de tonnes de charbon, l’équivalent de 700 millions de tonnes de CO2 rejetées dans l’atmosphère chaque année. Combattu par les défenseurs de l’environnement depuis sa proposition initiale en 2010, le projet avait bénéficié du soutien de Scott Morrison pendant la dernière élection présidentielle.

    Visiblement dépassé par les actions pour la défense du climat qui se sont multipliées ces derniers mois dans tout le pays, le chef de l’État a depuis choisi de répondre… par la menace sécuritaire. En novembre dernier, lors d’une conférence rassemblant des professionnels du secteur minier, le leader conservateur a annoncé que son gouvernement comptait rendre « illégaux » les boycotts visant à pousser les entreprises à ne pas conclure d’accord avec l’industrie minière. « Nous travaillons pour identifier les mécanismes qui permettront de rendre illégales ces pratiques égoïstes qui menacent les conditions de vie des Australiens », avait-il alors déclaré. C’est une toute autre menace qui pèse aujourd’hui sur les « conditions de vie » des 25 millions d’Australiens.

    #climat #Australie #environnement #incendies