• Processo Hydra

    «Milano è un contesto mafioso, né più né meno di come può esserlo la Calabria». Sono le parole della procuratrice aggiunta di Milano, Alessandra Cerreti, pronunciate durante la requisitoria al processo #Hydra. Ieri c’è stata la prima sentenza per una settantina di imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Tra i condannati (#Mariano_Rosi, #Filippo_Crea, #Giuseppe_Fidanzati e altri), stando all’inchiesta della Procura di Milano ci sono figure di primo piano del crimine organizzato in Lombardia. L’inchiesta Hydra - che ha portato al processo - ha messo in luce “un sistema mafioso lombardo”, un’alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Un sistema per compiere dalle rapine alle truffe, dal riciclaggio di denaro alle intestazioni fittizie di beni, fino alle false fatturazioni, alle estorsioni. Tra i reati contestati c’è anche il traffico di droga e di armi. Pubblica ha ospitato lo storico Enzo Ciconte e il ricercatore dell’università Statale di Milano, Andrea Carnì, autore - insieme a Nando dalla Chiesa, sociologo, docente di Sociologia della criminalità organizzata alla Statale di Milano - di un fondamentale studio per la conoscenza del fenomeno mafioso in Lombardia dal titolo «Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia» (Futura Editrice, 2025).

    https://www.radiopopolare.it/puntata/popolare-pubblica/pubblica_13_01_2026_11_00
    #mafia #ndrangheta #Italie #Lombardie #Italie_du_Nord #concordat #entente #cosa_nostra #camorra #opération_Hydra #Hydra #procès #podcast #audio #Milan

    • Processo Hydra, ecco le condanne dell’abbreviato

      Poco dopo le 20:00 il Giudice per l’Udienza Preliminare Emanuele Mancini ha sciolto la camera di consiglio per il processo in abbreviato di 1° grado del Processo Hydra, scaturito dall’indagine omonima della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, condotta dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, coadiuvati dal procuratore Marcello Viola.

      Lo scorso 13 novembre, i pm avevano chiesto la condanna per 75 dei 78 imputati dell’abbreviato. Il giudice ha condannato x persone, ne ha assolte Y e ha rinviato a giudizio X persone delle 59 che avevano scelto il rito ordinario.
      Processo Hydra, cos’è

      Secondo la procura esisterebbe un “sistema mafioso lombardo“, frutto di un patto tra le tre principali organizzazioni mafiose del Paese (Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra).

      A differenza di quel che dicono diversi commentatori, quella del patto di collaborazione non è una novità: come abbiamo ricordato nella nostra memoria, già diversi collaboratori di giustizia ne hanno parlato in riferimento alla realtà criminale degli anni ’80 e ’90. All’epoca si spartivano i settori criminali, ora, essendo un attore oramai ben inserito nell’economia regionale, anche i settori economici “legali”.

      La novità è che la Procura ipotizza che sia nata un’associazione mafiosa a sé, autonoma dai tre sodalizi originari, una sorta di “super-mafia”. Per capire se la tesi è stata accolta, al di là delle condanne, bisognerà aspettare le motivazioni.
      Le condanne

      Complessivamente sono state 62 le condanne, con pene fino a 16 anni, 9 hanno patteggiato, 11 sono stati prosciolti in udienza preliminare (prima della requisitoria finale e della sentenza) e 45 sono stati rinviati a giudizio nel processo per rito ordinario, che inizierà il 19 marzo 2026, presso l’Aula Bunker di San Vittore.

      Le condanne più elevate, già al netto della riduzione di un terzo per la scelta del rito abbreviato, e comunque generalmente più basse delle richieste dell’accusa, sono 16 anni a Massimo Rosi, 14 a Filippo Crea, 12 a Giuseppe Fidanzati (candidati tutti a vent’anni dai pm), 14 a Bernardo Pace e 12 ai figli, 13 anni e quattro mesi a Giovanni Abilone, mentre tra i rinviati a giudizio sono Gioacchino Amico, Rosario Abilone e quel Paolo Errante Parrino parente (attraverso la moglie) di Matteo Messina Denaro.

      Gli imputati che nel corso del processo hanno scelto di diventare collaboratori di giustizia – William Cerbo, Francesco Bellusci e Saverio Pintaudi – si sono visti riconoscere la speciale attenuante e hanno avuto 4 anni e mezzo.
      I risarcimenti di parte civile

      Il giudice ha stabilito che i risarcimenti per le parti civili andranno stabiliti in un diverso procedimento civile, disponendo una provvisionale di 10mila euro ciascuno + 6mila euro per le spese legali.
      La dichiarazione di WikiMafia

      “Siamo soddisfatti per l’esito del processo, che dimostra ancora una volta come la Lombardia possa essere oramai annoverata tra le regioni a tradizionale presenza mafiosa“, afferma il Presidente e direttore dell’Enciclopedia, Pierpaolo Farina. “Ringraziamo la Procura per il lavoro svolto e il nostro Avvocato, Marco Griguolo, che oramai da cinque anni ci assiste nel costituirci parte civile nei principali processi di mafia in Lombardia, troppo spesso da soli, cosa che per fortuna in questo processo non è stato“.

      https://www.wikimafia.it/processo-hydra-abbreviato

    • #Sistema_criminale_integrato

      «Ormai non esiste più una ’ndrangheta, una mafia siciliana o pugliese, sono organizzazioni fluide che in accordo fra loro gestiscono affari diversi»

      (Procuratore DNA Federico Cafiero de Raho alla conclusione dell’operazione Galassia, 2018[1])

      L’espressione sistema criminale integrato definisce un legame tra organizzazioni criminali per raggiungere obiettivi comuni.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_criminale_integrato
      #quarto_livello #stato_parallelo

    • Mafia ed economia. Il rischio criminale in Lombardia

      Quanto è presente il fenomeno mafioso in Lombardia? Qual è, più specificamente, il livello di infiltrazione della ’ndrangheta nella regione più popolosa, ricca e progredita d’Italia? Quale il suo grado di insediamento o – ancor più – di radicamento?

      https://www.futura-editrice.it/prodotto/mafia-ed-economia
      #économie

    • HYDRA: La Nuova Mafia del Nord Italia che unisce Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra

      “Hydra” racconta la nascita dell’alleanza tra Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra a Milano, il processo che sta riscrivendo la storia delle mafie in Italia e rivelando un sistema criminale nuovo, orizzontale e invisibile.

      Questo documentario ripercorre l’intera inchiesta Hydra, nata tra il 2020 e il 2023 grazie al lavoro del Nucleo Investigativo di Milano e #Varese e della Direzione Distrettuale Antimafia. Un’indagine che ha svelato 21 summit segreti, una rete mafiosa costruita tra Lombardia e Piemonte e un modello criminale dove Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra collaborano stabilmente per gestire traffici di droga, riciclaggio, estorsioni, evasione fiscale, appalti, logistica e perfino circuiti finanziari paralleli.

      Il video analizza la struttura dell’alleanza, definita dai magistrati una “confederazione orizzontale”, senza un capo unico ma basata su capitali, rapporti personali e una cassa comune che finanziava affari, detenuti e famiglie dei boss. Raccontiamo le relazioni con il mondo imprenditoriale, gli intrecci con la politica locale, le conversazioni intercettate e i meccanismi di riciclaggio ricostruiti dai collaboratori.

      Hydra non è solo un processo, ma uno spartiacque: mostra come le mafie italiane non cerchino più territori da controllare con la violenza, ma mercati, denaro, relazioni politiche e imprenditoriali. Milano diventa così il laboratorio della nuova criminalità organizzata, un luogo dove i clan collaborano, investono, si infiltrano e si trasformano.

      https://www.youtube.com/watch?v=UK0UiEtavfw

      #alliance #marché #procès #summit #Dairago #Cinisello_Balsamo #Abbiategrasso #business #affaires #structure_confédérative_horizontale #horizontalité #Castelvetrano #armes #drogue #trafic_de_drogue #évasion_fiscale #trafic_d'armes #covid-19 #services_sanitaires #bâtiment #BTP #restauration #carburant #blanchissement_d'argent #Chinese_underground_bank #bacinella #caisse_commune #supermafia #mafiosità_immanente #intimidation #politique #Paolo_Errante_Parrino #Matteo_Messina_Denaro #zio_Paolo #Castelvetrano #41_bis

    • Hydra, prime condanne nel processo contro l’alleanza tra Cosa nostra, ’ndrangheta e camorra in Lombardia

      Il gup Emanuele Mancini ha condannato 62 degli 80 imputati a processo col rito abbreviato. Riconosciuta l’associazione mafiosa nei confronti di 24 persone. Undici le assoluzioni e 45 rinvii a giudizio. L’inchiesta della Dda di Milano e dei carabinieri aveva rivelato l’esistenza di un «sistema mafioso lombardo» che si spartiva gli affari illeciti

      Aggiornamento del 12 gennaio 2026: Arrivano le prime condanne per l’operazione Hydra, la grande inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sul «sistema mafioso lombardo», l’organizzazione criminale composta da esponenti di ’ndrangheta, cosa nostra e camorra per spartirsi affari e controllo del territorio, esiste.

      Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Milano, Emanuele Mancini, ha condannato 62 degli 80 imputati che avevano scelto di essere processati con il rito abbreviato, che dà diritto a uno sconto di un terzo della pena, e ha assolto 18 persone. Gli imputati erano accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture. L’accusa di associazione mafiosa è stata riconosciuta contro tutti i 24 imputati a cui era contestata. La pena più alta, 16 anni, è stata inflitta a Massimo Rosi, considerato esponente di vertice della ’ndrangheta e reggente della locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo.

      La decisione del gup è arrivata dopo sei ore di camera di consiglio. Undici persone che non hanno fatto richiesta di riti alternativi e sono state prosciolte in udienza preliminare. Nove i patteggiamenti e 45 gli imputati rinviati a giudizio. Il dispositivo, che ancora non è stato messo a disposizione dei legali, è stato letto a tarda sera nell’aula bunker del carcere di Opera dove si è recato il procuratore di Milano, Marcello Viola, per la sentenza.

      Il gup di Milano, Emanuele Mancini, «ha ritenuto che si è in presenza dell’operatività sul territorio lombardo di un’associazione costituita da singoli soggetti – alcuni dei quali già in passato ricondotti giudiziariamente alle cosiddette mafie storiche (cosa nostra, camorra, ’ndrangheta) e altri comunque collegati a tali soggetti – che ha esercitato la propria capacità intimidatoria determinando condizioni di assoggettamento e di omertà sulla collettività mediante il ricorso alla violenza e alla minaccia, gestendo l’attività di cessione delle sostanze stupefacenti (del tipo cocaina, hashish, marijuana) e inserendosi nella realtà economica locale con proprie società le cui attività erano finalizzate principalmente all’attività di riciclaggio di denaro proveniente da precedenti illeciti», hanno spiegato in una nota congiunta il presidente del tribunale di Milano, Fabio Roia, e la presidente dell’ufficio gip/gup, Ezia Maccora. A Milano – avevano sostenuto i pm nel corso della loro requisitoria l’11 novembre – ci sarebbe un «contesto mafioso» simile a quello calabrese, «né più né meno della Calabria».

      Qui di seguito, l’articolo sul procedimento

      *

      A Milano, nell’aula bunker del carcere di Opera, sono in corso le udienze preliminari del processo Hydra. È un processo importante, nato dall’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano sulla presunta alleanza delle tre mafie – Cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta – in Lombardia. Il quadro è innovativo. Secondo i sostituti procuratori Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane – che hanno chiesto il processo per 143 persone – tra Milano e Varese c’era “una imponente e capillarmente strutturata associazione mafiosa (...) costituita da appartenenti alle tre diverse organizzazioni di stampo mafioso cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, avente struttura confederativa orizzontale, nell’ambito della quale i vertici di ciascuna delle tre componenti mafiose operano sullo stesso livello, contribuendo alla realizzazione di un sistema mafioso lombardo”.

      Tra tutti gli indagati, circa quaranta hanno richiesto al giudice per l’udienza preliminare (gup) Emanuele Mancini di accedere ai riti alternativi (come il patteggiamento o l’abbreviato, che permette lo sconto della pena per un terzo). Lo scorso 18 giugno il gup ha accettato la costituzione come parte civile nel processo di alcuni enti locali (il Comune di Milano, di Varese e di Legnano, la Regione Lombardia, la Città metropolitana di Milano), di Libera e di WikiMafia, ma anche del giornalista di Report Giorgio Mottola, minacciato da uno dei principali indagati, e dalla Rai, che potranno chiedere un risarcimento. Il cronista di Report e un altro privato cittadino sono le uniche due persone delle 13 individuate come persone offese, destinatarie di minacce e aggressioni, che hanno deciso di schierarsi nel processo.

      Il «sistema mafioso lombardo»

      In questo nuovo sodalizio, i presunti appartenenti alle tre storiche organizzazioni mafiose italiane non erano in rivalità tra di loro, ma alleati, con una “struttura confederativa orizzontale”, con i vertici posti “allo stesso livello”, come sostengono i pm. A farne parte sono – sempre secondo le ipotesi investigative – uomini legati a Cosa nostra, come la famiglia Fidanzati, originaria di Palermo ma da decenni stabilmente insediata a Milano; uomini della famiglia Rinzivillo, basati a Busto Arsizio e dintorni; del gruppo Maffei, originari di Catania; e mafiosi trapanesi, collegati al mandamento di Castelvetrano (guidato da Matteo Messina Denaro). Tra questi ultimi spicca il nome di Paolo Aurelio Errante Parrino, condannato più volte per associazione mafiosa e cugino acquisito di Matteo Messina Denaro.

      Ci sono poi uomini della ‘ndrangheta appartenenti alla locale di Legano-Lonate Pozzolo collegata alla locale di Cirò (Crotone), dominata dalla cosca Farao-Marincola; uomini della cosca Iamonte legata alla locale di Desio e collegata alla locale di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) e un uomo – Antonio Romeo – legato alle cosche di San Luca e al suo boss, Sebastiano Romeo detto “u staccu”. A rappresentare la camorra, uomini legati alla famiglia di Michele Senese, il boss che dalla Campania ha creato un suo feudo a Roma.

      I summit tra uomini di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra e le loro attività

      Nel corso delle indagini, i carabinieri di Milano e Varese hanno documentato molti incontri – ben ventuno – tra i rappresentanti delle diverse organizzazioni mafiose, a Dairago, Cinisello Balsamo, Abbiategrasso e zone limitrofe tra il 2020 e il 2021.

      Il “sistema mafioso lombardo” era attivo nei traffici di droga e di armi, nelle estorsioni, nel controllo del territorio per risolvere le controversie legate agli affari, illeciti o leciti. L’aspetto più rilevante riguarda gli affari imprenditoriali, finanziari, le truffe legate ad esempio all’ottenimento dei bonus, l’apertura di società con il solo scopo di evadere il fisco e riciclare i guadagni illeciti. Molti indagati avevano acquisito “direttamente e indirettamente la gestione e/o il controllo di attività economiche” nel settore della logistica, nell’edilizia, nel settore sanitario (con particolare riferimento alle forniture legate all’emergenza Covid, alle procedure di sanificazione, al servizio ambulanza per trasporto dializzati), e molti altri ambiti (e-commerce, ristorazione, noleggio auto, parcheggi aeroportuali, importazione di gasolio). Erano anche interessati ad acquisire “appalti pubblici e privati, anche attraverso l’attivazione di canali istituzionali opportunamente e preventivamente compulsati”.

      Nel corso dell’indagine, ai cinque pentiti che hanno reso dichiarazioni utili se n’è aggiunto uno nuovo, Saverio Pintaudi, indagato quale uomo vicino alla ‘ndrangheta con ruoli in molte società per reinvestire il denaro frutto delle attività illecite. Da marzo sta spiegando agli inquirenti in che modo i soldi sporchi vengano ripuliti attraverso società fittizie, prestanomi, fatture false e con la complicità di “banchieri” cinesi, imprenditori dotati di grandi disponibilità e contatti per riciclare con il sistema della Chinese underground bank.

      A dimostrare l’unione di questo nuovo sodalizio criminale c’era la “bacinella”, dove mettere i soldi per i detenuti o le esigenze degli associati. L’organizzazione “imponeva il versamento di somme di denaro nella cassa comune, destinate al sostentamento dei detenuti di ciascuna componente e pretese quale corrispettivo per l’assegnazione e/o agevolazione nella assegnazione di affari leciti o illeciti, in virtù della forza di intimidazione dell’intera associazione”, perché “i carcerati vanno mantenuti prima di ogni altra cosa a questo mondo”, e non importa la provenienza territoriale e la relativa organizzazione.

      Alcuni presunti appartenenti al sistema mafioso lombardo tenevano contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario, “in modo da ottenerne favori, notizie riservate, erogazione di finanziamenti, rete di relazioni, tutti in grado di fornire un contributo rilevante al mantenimento in vita, al rafforzamento dell’organizzazione e ad aumentarne il prestigio”.

      Da alcune intercettazioni realizzate dai carabinieri nel corso dell’inchiesta emerge anche il sospetto che alcuni appartenenti all’organizzazione fossero in grado di condizionare “il libero esercizio del voto”: “Ci sono tutti i miei parenti, adesso maschi e femmine, siamo… abbiamo un bel pacchetto voti, perché posso portare o senatori in Europa, miei parenti – diceva uno degli indagati, Filippo Crea –. Poi abbiamo preso un partito, una lista civica”, fatta dalle sue cugine “tutte avvocatesse”. “Stiamo parlando di persone che hanno 4-500 (quattro, cinquecento) voti a testa”, aggiungeva.

      Il dilemma: supermafia o no?

      Una “supermafia”, una confederazione o altro? Sin da quando l’inchiesta Hydra è diventata pubblica, con l’arresto di 11 persone il 25 ottobre 2023, i magistrati hanno avuto vedute contrastanti.

      Per la procura esisteva “un accordo stabile e duraturo” tra le diverse componenti calabrese, siciliana e campana/romana, dimostrato da una serie di elementi come “l’apporto comune di capitali”, “la messa a disposizione di risorse umane, la costituzione di società” per uno scopo comune, fare profitto. Sarebbe “un sistema di tipo confederativo”. In altre parole: “Pur nel rispetto dei legami con le cosche d’origine, questa eterogenea associazione gode di propria organizzazione, di un proprio ed autonomo programma, di proprie regole e ritorsioni per chi le viola, di propri sodali che apertamente ne manifestano l’appartenenza e agisce in modo indipendente rispetto alle singole componenti”. Questo è il sistema mafioso lombardo.

      La valutazione del gip

      Il gip, che ha dovuto valutare le 153 richieste di arresto, ha fornito una valutazione molto diversa e così ha rigettato ben 142 richieste ritenendo che non ci fossero elementi per contestare il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis). Secondo lui, l’ipotesi investigativa di un gruppo composto dalle tre mafie, “un unicum nella storia giudiziaria” in Italia, non era stata “sufficientemente suffragata dagli elementi di prova raccolti” e in alcuni episodi non emergeva la “mafiosità”: il procedimento, “muovendo dal postulato che si tratta di soggetti appartenenti ad un sodalizio confederativo di stampo mafioso, ha avvolto qualsiasi attività, lecita o illecita che fosse, svolta dagli odierni indagati, in un mantello di cosiddetta mafiosità che è arduo scorgere nelle sue pieghe, se non in via intuitiva”, si legge in un passaggio dell’ordinanza. Su alcune contestazioni, “è del tutto assente la prova del fatto che gli odierni indagati si siano avvalsi della forza di intimidazione scaturente dal vincolo associativo, al fine di sbaragliare la concorrenza”. Di alcuni indagati, inoltre, per il giudice non erano emerse prove di affiliazione al “sistema mafioso lombardo” o alle mafie tradizionali: “Nella maggioranza dei casi, invero, si tratta di soggetti incensurati o che vantano precedenti per reati non connessi alle dinamiche di tipo mafioso”.

      In sostanza, “non vi è prova, quindi, che tra gli indagati di appartenere al sodalizio sia stata costituita un’organizzazione stabile, posta in essere allo scopo di realizzare un programma criminoso comune e protratto nel tempo, con una ripartizione di compiti tra gli assodati, ossia il vincolo associativo”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare.

      Invece “certamente emerge la presenza sul territorio milanese di soggetti che, vantando, per lo meno almeno alcuni di essi, rapporti qualificati con alcuni soggetti di sicura appartenenza mafiosa, sia pur accertata in altre regioni, commettono attività lecite, ma anche delittuose, soprattutto di tipo economico, in territorio lombardo”.
      Il ricorso della procura

      Alla bocciatura di molte richiesta, la pm Alessandra Cerreti ha replicato subito ricorrendo al tribunale del Riesame (anche detto tribunale delle Libertà) e sottolineato che “gli innumerevoli elementi investigativi” sono stati “incredibilmente parcellizzati e banalizzati dal giudicante”, aggiungendo, a differenza di quanto scritto dal giudice, di non aver “mai sostenuto trattarsi di una super associazione mafiosa (...) composta dalle 3 mafie italiane che si sarebbero consorziate sul territorio (addirittura nazionale)” o “mondiale”: “Né mai il pm ha parlato di ’egemonia’ sul territorio lombardo, come ha erroneamente ritenuto il giudicante, che ne ha escluso l’esistenza anche argomentando sulla mancata opposizione da parte di altre associazioni mafiose radicate sul territori”.

      Nelle 1121 pagine del ricorso, la Dda, guidata dal procuratore Marcello Viola e dall’aggiunta Alessandra Dolci, aveva precisato di non aver “mai sostenuto trattarsi di una super associazione mafiosa (...) composta dalle tre mafie”. Ovvero di una «federazione» autorizzata dall’alto. Il capo di imputazione sul punto, ha scritto la Dda, è «estremamente chiaro: trattasi di mere ’componenti’ delle tre tradizionali associazioni mafiose, operative sul territorio milanese, che si alleano strutturalmente tra loro per aumentare le possibilità di profitto» ed «evitare i conflitti».

      La decisione del Riesame

      Quasi un anno dopo, il tribunale del Riesame ha “riesaminato” (appunto) le misure cautelari disponendo gli arresti in carcere per 41 indagati e stabilendo che l’organizzazione va considerata come una nuova e unica associazione mafiosa composta da presunti affiliati alle tre mafie, come fosse un consorzio basato su un’alleanza. Si può ritenere, scriveva il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia in una nota, che “singoli soggetti anche appartenenti alle mafie cosiddette storiche abbiano costituito una associazione di stampo mafioso, non configurabile però né come una confederazione di mafie, né come una ‘supermafia’, avendo trasferito nel sodalizio orizzontale tutti i tratti genetici delle associazioni di appartenenza”.

      Nelle motivazioni il tribunale del Riesame parla di “mafiosità immanente” della nuova associazione in Lombardia e ritiene “ampiamente dimostrato che il sodalizio contestato abbia fatto effettivo, concreto, attuale e percepibile uso, anche con metodi violenti o minacciosi, della forza di intimidazione nella commissione di delitti come nella acquisizione del controllo e gestione di attività economiche, che sono propriamente gli ambiti di attività” che caratterizzano “la natura mafiosa”. L’uso “del metodo mafioso e il programma criminale” non lascia mai “dubbi sulla qualità propria dell’associazione”. Sulla base della giurisprudenza, “il sodalizio”, con “strutture e capitali comuni” e “partecipato” da persone “di diversa provenienza mafiosa”, si “connota indubbiamente in termini mafiosi”.

      Le decisioni del Tribunale delle libertà sono state poi confermate dalla Cassazione.

      Va anche aggiunto un dettaglio. Per saltare il vaglio del gip, la procura di Milano avrebbe voluto procedere con il fermo di 70 indagati nel 2023, ma le perplessità di alcune procure del Sud e la richiesta di un coordinamento da parte della Direzione nazionale antimafia hanno fatto cambiare i piani.
      La costituzione di Libera come parte civile

      Il 18 giugno scorso il gup Emanuele Mancini ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile delle amministrazioni di Milano, Varese e Legnano, della Regione Lombardia e della Città metropolitana di Milano.

      Ha riconosciuto questa possibilità anche ad associazioni come WikiMafia e Libera, assistita dall’avvocato Giuseppe Rizzo. Si tratta di “un risultato importante”, in linea con altre iniziative simili di Libera in altri processi, che dà “un segnale di impegno e di responsabilità per tutta la società civile e responsabile a fronte dell’ipoteca criminale che l’alleanza tra le diverse organizzazioni mafiose determina sull’economia e sulla società in Lombardia”.

      Per l’organizzazione presieduta da don Luigi Ciotti “la presenza nel processo Hydra rappresenta un’occasione importante per fare crescere la sensibilità delle giovani generazioni nei riguardi di mafie e di corruzione, con il coinvolgimento di scuole e di università nel corso di un procedimento che per le sue dimensioni si annuncia di lunga durata”.

      https://lavialibera.it/it-schede-2370-hydra_prime_condanne_contro_l_alleanza_tra_mafiosi_di_cos

  • SENTENZA #operazione_city
    https://radioblackout.org/podcast/sentenza-operazione-city

    Estratti dalla puntata del 20 aprile 2024 di #bello_come_una_prigione_che_brucia SENTENZA DI PRIMO GRADO “OPERAZIONE CITY” E LABORATORIO #torino Grazie al contributo di una compagna imputata cerchiamo di approfondire alcuni aspetti processuali e politici dell’Operazione City. Nella sentenza di primo grado del processo per i fatti del 4 marzo 2023 – […]

    #41_bis #alfredo_cospito #anarchici #repressione
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/04/BCUPCB_sentenza-city-primo-grado.mp3

  • Pesanti condanne per la lotta contro il 41-bis
    https://radioblackout.org/2026/04/pesanti-condanne-per-la-lotta-contro-il-41-bis

    Giovedì sono arrivate le condanne in primo grado del processo che vedeva imputate 18 tra compagni e compagne per il corteo che aveva attraversato Torino il 3 marzo 2023 in solidarietà ad #alfredo_cospito e contro il 41-bis e le prigioni di guerra. Il corteo del 3 marzo, organizzato dopo oltre 50 giorni dall’inizio dello […]

    #altavisibilita #L'informazione_di_Blackout #41_bis #processi #repressione_a_torino
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/04/mitzi.mp3

  • #4avril2026 : la lutte contre le #racisme DOIT revenir dans le débat public. Visiblement, médiatiquement, intellectuellement, idéologiquement, culturellement, un maire noir à la tête d’une grande ville, ça dérange beaucoup de monde. La preuve par le fait que ce pays a un fonds raciste indéniable, et que tout n’est pas encore résolu... Faut que ça change ! https://forgedelopinion.blogspot.com/2026/04/4avril2026-la-lutte-contre-le-racisme.html

  • Gli agenti israeliani che hanno ucciso una famiglia palestinese in Cisgiordania non saranno interrogati, secondo alcune fonti
    https://www.assopacepalestina.org/2026/03/22/gli-agenti-israeliani-che-hanno-ucciso-una-famiglia-palestinese-i

    di Josh Breiner, Haaretz, 22 marzo 2026. Secondo alcune fonti, ci sarebbero prove secondo cui gli agenti che hanno ucciso la famiglia Bani Odeh ritenevano che l’auto della famiglia stesse per attaccarli e hanno aperto il fuoco temendo per la propria vita. I residenti hanno riferito che gli agenti erano entrati in incognito nel villaggio, ... Leggi tutto

    #Notizie #4_membri_di_una_famiglia_uccisi_da_Israele

  • #CSS #Relative #Colors: Build UI #Palettes Without a Color Picker
    https://theosoti.com/blog/css-relative-colors

    Relative colors shine when a component needs multiple accents. Here is a compact pattern for a callout card:

    Keep derived tokens in one space so the relationships stay coherent. Mixing spaces is valid, but remember the source is converted to the output space for every calculation, which can subtly change the result.

    The component only needs one input (—tone). Everything else follows.

    .callout {
    	--tone: #4b6bff;
    	--tone-strong: hsl(from var(--tone) h s calc(l - 12));
    	--tone-soft: hsl(from var(--tone) h calc(s - 20) calc(l + 28));
    	--tone-border: rgb(from var(--tone) r g b / 0.2);
    	--tone-shadow: rgb(from var(--tone) r g b / 0.25);
    
    	border: 1px solid var(--tone-border);
    	background-color: var(--tone-soft);
    	box-shadow: 0 12px 24px var(--tone-shadow);
    }
    
    .callout strong {
    	color: var(--tone-strong);
    }

    via https://css-tricks.com/whats-important-6

  • tatoo circus 2026@0
    https://radioblackout.org/podcast/tatoo-circus-2026

    gli interventi proposti sabato 14/3 durante la Tatoo Circus a El Paso Occupato: Con una compagna percorriamo la storia e la resistenza del campo profughi di Tulkarem in Cisgiordania e delle nuove strategie di controllo e di detenzione di Israele. Con un Compagno della Cassa di solidarietà la Lima presentiamo il corteo di Roma contro […]

    #41bis #c'hai_le_storie #cabaret #palestina
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/03/stori-dalla-palestina.mp3

  • #operazione_city. Presidio al Tribunale
    https://radioblackout.org/2026/02/operazione-city-presidio-al-tribunale

    Il 24 febbraio si è tenuto un presidio solidale con gli anarchici accusati di #devastazione_e_saccheggio per il corteo del 4 marzo 2023, quando lo sciopero della fame di Alfredo Cospito era arrivato al quinto mese, mettendone a repentaglio la vita.Devastazione e saccheggio è un reato che prevede pene dagli 8 ai 15 anni. […]

    #L'informazione_di_Blackout #41_bis
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/2026-02-24-tribnale-un-comp-city.mp3

  • #taser in Italia: morti e marketing – Boomerang Coloniale: Israele, #europol, #ice#operazione_city: una controlettura@0
    https://radioblackout.org/podcast/taser-in-italia-morti-e-marketing-boomerang-coloniale-israele-europol

    Estratti dalla puntata del 23 febbraio 2026 di #bello_come_una_prigione_che_brucia TASER IN ITALIA: MORTI E MARKETING “Tra agosto e ottobre 2025 quattro persone in Italia sono morte a seguito di fermi di carabinieri e polizia. Le forze dell’ordine coinvolte nelle operazioni sono state indagate: in tre occasioni per omicidio colposo, in […]

    #41_bis #alfredo_cospito #axon #israelificazione #Palantir #repressione
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/BCUPCB_laura-carrer-TaserITA.mp3

  • #4 2025/26 (Il cartone “The Tower” sui campi palestinesi; il cantautorato elettronico di #Kyoto)
    https://radioblackout.org/podcast/4-2025-26-il-cartone-the-tower-sui-campi-palestinesi-il-cantautorato-

    In questa puntata: «The Tower», film d’animazione sui campi profughi palestinesi in Libano; Kyoto, progetto di cantautorato elettronico; «Vulvasaur» con l’Ostetrica Elena...

    #FlamingLips #palestina #TheTower
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/Putage_20260208.mp3

  • (Vidéo) Qui est violent ? Luigi Mangione ou eux ? {Nicolas Framont – Reboot #4} – Cemil Şanlı (Cemil Choses A Te Dire)
    https://frustrationmagazine.fr/luigi-mangione-nicolas-framont-cemil-sanli

    Entretien inédit avec Nicolas Framont au sujet de son livre « Saint Luigi, comment répondre à la violence du capitalisme ? » Soutenez l’émission de Cemil Şanlı en donnant sur : https://cemil.fr/reboot

    #Entretien #Vidéo

  • Armes soniques : bientôt la fin du déni ?
    https://www.blast-info.fr/articles/2025/armes-soniques-bientot-la-fin-du-deni-ZEtRvuTFRgWEjeR5u04odw

    Élodie Emery 16.11.2025

    Utiliser le #son comme une #arme, ce n’est plus de la science-fiction. Les armes #soniques existent. Des États les utilisent sur le terrain #militaire, mais aussi pour le #maintien_de_l_ordre. Le 15 mars dernier, lors d’une manifestation massive dans la capitale serbe, #Belgrade, la foule s’est fendue en deux. Un son étrange a provoqué un mouvement de panique. Journaliste indépendante, Élodie Emery a mené l’enquête. Un article publié en collaboration avec La Chronique, le magazine mensuel d’Amnesty International.

    (...)

    Le #canon_à_son #LRAD, pour #Long_Range_Acoustic_Device, est classé parmi les «  #armes_non_létales_à_énergie_dirigée  », aux côtés du #gaz_lacrymogène et de la #grenade_assourdissante. Aux États-Unis, les policiers l’ont utilisé en 2009 lors du sommet du G20 à #Pittsburgh, puis en 2014 à #Ferguson pour #disperser des #rassemblements contre les violences policières. Les images de l’époque sont éloquentes : des manifestants fuient en se bouchant les #oreilles, visages crispés, certains désorientés, d’autres à genoux. Les effets physiologiques du LRAD, mal documentés, sont loin d’être anodins. Soumis au modèle #450X qui crache jusqu’à 145 #décibels (au-dessus du seuil de la douleur humaine), des manifestants rapportent maux de tête, vertiges, troubles respiratoires, oppression thoracique, accélération du rythme cardiaque. Le LRAD 2000, plus puissant, émet au-delà de 160 dB, un niveau sonore qui peut provoquer l’éclatement d’un #tympan… Plusieurs manifestants américains ont déposé des plaintes, certains évoquant des #séquelles durables.

    (...)

  • Conseils #4 : Nastassja Martin, Non-noyées, un Déluge et des barrages sur la Loire
    https://www.terrestres.org/2025/09/24/conseils-terrestres-4-nastassja-martin-non-noyees-un-deluge-et-des-barra

    Une nouvelle vague de conseils des Terrestres pour bien résister à la rentrée. Quatre livres au programme : des glaciers qui donnent le vertige, l’héritage de la lutte majeure de SOS Loire Vivante, un « manuel de dénoyade » pour s’immerger dans l’époque et un grand roman du dérèglement climatique. Bonnes lectures ! L’article Conseils #4 : Nastassja Martin, Non-noyées, un Déluge et des barrages sur la Loire est apparu en premier sur Terrestres.

    #Climat #Décolonial #Féminisme #Luttes #Vivants

  • Nicolas Bonanni - Les êtres humains sont-ils des machines comme les autres ? Quand les sciences sociales font le service marketing de l’IA - lundimatin 01octobre2025
    https://en-finir-avec-ce-monde.fr/2025/10/nicolas-bonanni-les-etres-humains-sont-ils-des-machines-comme

    source : lundimatin#490, le 1er octobre 2025 Cher Franck Cochoy, bonjour. La revue en ligne AOC a publié en juin 2025 votre tribune intitulée « Pour l’antiluddisme. Du bon accueil de l’IA parmi les humains » [1]. Dans celle-ci, vous défendez l’idée selon...

  • Aggiornamenti dalla #Global_Sumud_Flottilla e dalle mobilitazioni in Italia per la Palestina
    https://radioblackout.org/2025/09/aggiornamenti-dalla-global-sumud-flottilla-e-dalle-mobilitazioni-in-i

    Ieri sera l’ultimo aggiornamento dai canali della Global Sumud Flottilla riportava un avviso da parte di diversi governi di un probabile attacco israeliano, nei fatti la notte è passata con droni che hanno sorvolato continuativamente le imbarcazioni.

    #L'informazione_di_Blackout #4_ottobre #guido_crosetto #manifestazione_palestina #porto_livorno #Roma #Sciopero_Generale #Taranto #usb

  • The practitioner as catalyst: How a global learning community is turning frontline experience into action on health inequity
    https://redasadki.me/2025/09/10/the-practitioner-as-catalyst-how-a-global-learning-community-is-turning-fr

    “In this phase of my life, I want to work directly with the communities to see what I can do,” said Dr. Sambo Godwin Ishaku, a public health leader from Nigeria with over two decades of experience. His words opened the second day of The Geneva Learning Foundation’s first-ever peer learning exercise on health equity. They also spoke to the very origin of the event itself. The Geneva Learning Foundation’s Certificate peer learning programme for equity in research and practice was created because thousands of health workers like Dr. Ishaku joined a global dialogue about equity and demanded a new kind of learning—one that moved beyond theory to provide practical tools for action. This inaugural session on 9 September 2025, called “Discovery Day,” was a direct answer to that call. It was not a (...)

    ##1 ##2 ##3 ##4 ##5

  • From diagnosis to duty: health workers confront their own role in #inequity
    https://redasadki.me/2025/09/11/from-diagnosis-to-duty-health-workers-confront-their-own-role-in-inequity

    A thirteen-year-old girl in Nigeria, bitten by a snake, arrived at a hospital with her frantic family. The hospital demanded payment before administering the antivenom. The family could not afford it. The girl died. This was one of the stark stories shared by health professionals on September 10, 2025, during “Exploration Day,” the third day of #The_Geneva_Learning_Foundation’s inaugural #peer_learning exercise on #health_equity. The previous day had been about diagnosing the external systems that create such tragedies. But today, the focus shifted. “Yesterday, we looked at the problem,” said TGLF facilitator Dr María Fernanda Monzón. “Today, we look in the mirror. We move from analyzing the situation to analyzing ourselves, our own role, our own power, and our own assumptions”. The (...)

    #Global_health #1 #2 #3 #4 #5 #Certificate_peer_learning_programme_for_equity_in_research_and_practice #experiential_learning #HEART

  • Analyse du scrutin n°3054 - 17e législature - Unique séance du lundi 8 septembre 2025

    Scrutin public n°3054 sur la déclaration de politique générale du #gouvernement de M. François #Bayrou, application de l’article #49.1 de la Constitution.

    Pour : 194 députés
    Contre : 364 députés
    Abstention : 15 députés

    Synthèse du vote

    Nombre de votants : 573
    Nombre de suffrages exprimés : 558
    Majorité absolue des suffrages exprimés : 280

    Pour l’adoption : 194
    Contre : 364
    Abstention : 15

    L’Assemblée nationale n’a pas adopté.

    https://www.assemblee-nationale.fr/dyn/17/scrutins/3054

  • Cher Olivier Rafowicz - Boxing Day #45 - Blast le souffle de l’info
    https://www.blast-info.fr/articles/2025/cher-olivier-rafowicz-boxing-day-45-b973GNhkSA63snfNZIHJWQ

    Vous aviez déjà eu l’occasion, cet été, de faire montre de votre grand respect pour le travail des professionnels des médias en déclarant, lors d’une interview sur BFM-TV le 25 juillet, que « des agences de presse extrêmement sérieuses, européennes, et certaines françaises, sont le relai de la propagande du Hamas, et participent, n’est-ce-pas, à la diffusion de photos et de textes bidons […] venant du Hamas », sans avancer un seul élément de preuve — et pour cause. Avant de vous faire carrément menaçant et d’évoquer, sur un ton particulièrement virulent, « toutes les photos qui sortent de Gaza aujourd’hui, qui sont distribuées par des journalistes souvent d’agences de presse malheureusement, je ne veux pas citer leurs noms pour ne pas créer ici de problématiques, mais j’ai les noms ».

    « J’ai les noms. »

    Nous ne savons pas si parmi ces noms se trouvaient ceux des journalistes Mariam Daqqa, 33 ans, qui travaillait pour l’agence Associated Press, Hossam al-Masri (49 ans, Reuters), Mohammad Salama (24 ans, al-Jazeera), Ahmad Abou Aziz (29 ans, Middle East Eye) et Moaz Abou Taha (27 ans, freelance), assassinés le 25 août dans le bombardement de l’hôpital Nasser. Une chose est toutefois certaine : Israël s’est débarrassé ce jour-là de cinq témoins gênants, qui continuaient, malgré les difficultés et les risques, de documenter la tragédie de la bande de Gaza, désormais officiellement en situation de famine d’après l’ONU, une famine dont vous avez récemment encore, contre toutes les évidences, nié l’existence, il est vrai qu’il est plus simple de piétiner la réalité lorsque l’on empêche les journalistes d’entrer dans une zone que l’on assiège — et que l’on élimine consciencieusement ceux qui se trouvent à l’intérieur.

  • Auto-défense contre l’#IA_générative

    #1 : C’est juste un outil

    #2 : Avant, les gens avaient aussi peur de la photographie

    #3 : Les gens s’adapteront

    #4 : De toute façon c’est déjà là, on peu rien y faire

    #5 : Ça n’a pas vocation à prendre le métier des gens

    #6 : Moi je n’ai pas de don alors j’ai le droit d’utiliser l’IA générative

    #7 : Ça créé à partir de rien

    #8 : Tu pollue autant en étant sur les réseaux sociaux

    #9 : C’est juste une innovation

    #10 : Critiquer les utilisateur d’IA générative ça reviens à les empêcher d’être artistes

    #11 : Ce qui te fait peur, c’est juste de la S.F.

    #12 : Ça me permet de travailler plus vite !

    #13 : Tu es alarmiste, on en est pas encore là

    #14 : C’est possible de faire de l’IA éthique

    #15 : Les artistes aussi se copient déjà entre eux, ça change rien

    #16 : L’IA ça sert à sauver des vies

    #17 : Les artistes font du Gate-keeping

    #18 : Le matériel artistique est trop onéreux

    #19 : L’ia n’apporte que des bienfaits

    #20 : Tu utilise un outils pour travailler, c’est pareil

    #21 : Il faut accepter des usages anecdotiques de l’IA générative

    #22 : Je ne peux pas faire autrement pour illustrer mon travail

    #23 : Tu dramatises

    #24 : Il y a des gens pour, il y a des gens contre, donc ça se compense

    #25 : Si tu as peur c’est que tu n’es pas un artiste assez talentueux·se

    #26 : Ça n’a aucune gravité car les gens savent faire la différence

    #27 : Qu’est ce que tu veux qu’on fasse individuellement ?

    #28 : L’IA sert aux personnes handicapées

    #29 : J’ai pas beaucoup de sous, donc j’ai le droit d ‘utiliser l’IA

    #30 : Je parle à l’IA comme à mon ami, c’est mon psy et mon confident.

    #31 : Les artistes sont des bourgeois

    #32 : Il faut vivre avec son temps

    #33 : Tu utilises de l’IA tous les jours sans même t’en rendre compte

    #34 : De toute façon je n’aurais jamais voulu de cette image si j’avais du la payer, donc l’IA ne prend le travail de personne

    #35 : L’IA générative va remplacer les métiers pénibles dans 5 ans

    #36 : Les œuvres vont prendre de la valeur car elle seront plus rares

    #37 : Écrire un prompt est aussi difficile que de dessiner

    #38 : L’IA est déjà là depuis longtemps

    #39 : L’IA ça permet de gagner du temps en Programmation

    #40 : Quand les voitures sont apparues, les maréchaux-ferrants sont devenus garagistes

    #41 : Le boycott ça sert à rien

    #42 : Grâce aux IA, on n’aura plus besoin de travailler, ça laissera plus de temps pour profiter de la vie.

    #43 : Mon patron m’oblige à utiliser l’IA

    #44 : L’Art est réservé au riche dont l’I.A. démocratise l’Art

    https://pigeongratuit.wordpress.com/auto-defense-contre-lia-generative
    #AI #intelligence_artificielle #IA #arguments #argumentaire #auto-défense

  • « Non, les enfants de familles défavorisées ne sont pas condamnés aux écrans »
    https://www.lemonde.fr/idees/article/2025/08/12/non-les-enfants-de-familles-defavorisees-ne-sont-pas-condamnes-aux-ecrans_66

    J’adore les débats de tribune qui se font passer pour de la science. Les ratiocinations... et les mésinterprétations volontaires.
    L’exemple le plus drôle dans cette tribune : on reprend une phrase (les enfant n’ont pas d’autres activités proposées) qui voulait dire qu’il y a une responsabilité sociale à proposer autre choses plutôt que de se focaliser sur les écrans... et on lui fait dire qu’on veut absolument que les enfants soient devant les écrans. CQFD.
    La malhonnêteté intellectuelle existe aussi chez les scientifiques, et ce n’est pas parce qu’ils ont été exposés plus de 4h par jour à des écrans avant deux ans ;-)))

    Dans un texte au « Monde », Michel Desmurget et Linda Pagani répondent aux auteurs d’une récente tribune parue dans « Le Monde » sur l’impact des écrans chez les jeunes enfants, dont les arguments leur semblent peu fondés.

    Publié le 12 août 2025 à 17h00 Temps de Lecture 3 min.

    Article réservé aux abonnés

    Une tribune récemment publiée par Le Monde revient sur la question de l’usage des écrans par les enfants. Les auteurs dénoncent des chercheurs « désireux de forcer la décision publique » sur la base d’un « récit univoque, fondé sur la peur ». Hélas, les arguments avancés pour soutenir cette thèse semblent peu fondés.
    Lire aussi la tribune | Article réservé à nos abonnés Enfants et écrans : « Refusons que la peur devienne le seul moteur de l’action publique »

    Cette tribune évoque, d’abord, un avis de 2013 de l’Académie des sciences. Contrairement à ce qu’elle affirme, nombre de chercheurs s’étaient alors émus non de l’« incompétence » du texte, mais de son manque d’équilibre, souligné par un article du Monde à l’époque dans lequel on pouvait lire que « l’Académie des sciences a choisi de minorer les effets de la violence dans les jeux vidéo, une décision qui permet désormais à ces jeux de bénéficier de crédits d’impôt ».

    Concernant la télévision, l’avis soutenait que les impacts problématiques ne survenaient, chez le jeune enfant, qu’au-delà de deux heures quotidiennes. A l’appui de ce propos, une étude de 2010 était citée comme suit : « Au-delà de deux heures par jour passées devant un écran non interactif par un enfant en bas âge, et pour chaque heure supplémentaire, il a été noté une diminution de 6 % sur les habiletés mathématiques à 10 ans. »

    En réalité, avait souligné un collectif de chercheurs, la diminution apparaissait dès la première heure et pour chaque heure hebdomadaire supplémentaire à 2 ans. Une erreur finalement admise par les signataires de l’avis, mais que conteste aujourd’hui la tribune du Monde au motif que Linda Pagani, autrice principale de l’étude en question, aurait à l’époque confirmé dans une interview que l’impact de la télé n’apparaissait pas dès la première heure, mais pour « chaque heure supplémentaire par jour au-delà de la moyenne [neuf heures par semaine] ».
    Citation erronée

    Trop tard nous dit-on, le mal était fait, « le message de peur a été relayé, et l’avis raisonné de l’Académie des sciences disqualifié ». Etrange propos. D’abord, même si l’on compte au-delà de la moyenne, deux heures d’écran par jour à 2 ans réduisent les compétences mathématiques de 30 % à 10 ans, très loin du message d’innocuité de l’Académie.
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    Ensuite, la citation prêtée à Linda Pagani, cosignataire du présent texte, est erronée. L’étude montre bien un effet de 6 %, dès la première heure, pour chaque heure hebdomadaire supplémentaire. On peut regretter que les auteurs de la tribune n’aient pas consulté l’étude originelle.
    Lire aussi le reportage | Article réservé à nos abonnés « C’est un problème de santé publique » : dans une consultation pour de jeunes enfants « surexposés » aux écrans

    Arrive ensuite l’évocation d’un article montrant « quelques dessins d’enfants » « très peu structurés », dont la diffusion aurait provoqué « la panique de nombreux parents ». Isolément, ce travail, assurément critiquable, serait insignifiant. Mais il n’est pas isolé. Nombre de recherches solidement contrôlées confirment le problème, dont une récente étude de grande ampleur.

    Entre 0 et 5 ans le fait d’être exposé aux écrans deux heures ou quatre heures et plus par jour, comparativement à moins d’une heure, augmente le risque de difficultés comportementales (respectivement 15 % et 76 %), de retards de développement (34 %, 112 %), de troubles du langage (54 %, 138 %) et de diagnostic de trouble du déficit de l’attention avec ou sans hyperactivité (TDAH, 15 %, 85 %).
    Lire aussi | Article réservé à nos abonnés « Plutôt que d’interdire les écrans, mieux vaut accompagner les jeunes, les parents et les enseignants afin de leur apprendre à les “apprivoiser” »

    Des travaux de neuro-imagerie montrent qu’au-delà du comportement, c’est la construction même du cerveau qui est touchée. Au sein du réseau langagier, par exemple, le développement anatomique des faisceaux nerveux est atteint, de même que la capacité des aires cérébrales à interagir efficacement.
    Importance des activités alternatives

    Puis vient l’affirmation selon laquelle on aurait accusé « les écrans d’être responsables de l’augmentation du nombre d’enfants diagnostiqués autistes ». C’est vrai. Mais nul chercheur sérieux n’en a déduit que les écrans rendaient les enfants autistes.

    Ce qui a été dit, c’est que les écrans pouvaient créer un retrait social, des troubles comportementaux et des déficits langagiers susceptibles d’être pris, à tort, pour de l’autisme. L’étude ci-dessus évoquée confirme, parmi d’autres, que le risque qu’un jeune enfant fasse l’objet d’un diagnostic d’autisme augmente avec le temps d’écran (deux heures, 108 % ; quatre heures et plus, 249 %).

    Restent les résultats de l’étude ELFE [étude longitudinale française depuis l’enfance] que l’on aurait « accusés de minimiser les dangers des écrans, parce qu’ils s’attachent à prendre en compte le contexte socio-éducatif ». Il ne s’agissait nullement d’une accusation mais d’une observation, dirigée non pas vers l’étude mais vers sa présentation médiatique. Si on retire du modèle statistique les principaux leviers d’action délétères des écrans (interactions familiales, temps passé à lire, sommeil, etc.), il n’est pas surprenant que l’impact résiduel soit modeste.
    Lire aussi la tribune (2022) | Article réservé à nos abonnés « C’est en aidant les familles que nous éviterons que les écrans deviennent de nouvelles nounous »

    Finalement, la tribune conclut qu’« il n’existe, pour beaucoup de familles, notamment défavorisées, aucune alternative aux écrans parmi les activités à proposer à leurs enfants ». Est-ce à dire que les enfants défavorisés sont condamnés à Netflix, Fortnite et TikTok ? Nous rejetons d’autant plus fermement cette assertion que l’on observe un effet positif significatif sur le développement de l’enfant lorsque les parents, notamment défavorisés, sont informés de l’impact négatif des écrans et de l’importance des activités alternatives (lecture, sport, échanges intrafamiliaux, etc.).

    Nous sommes d’accord avec la tribune sur un point : « Quand des chercheurs mentent (…), une ligne rouge est franchie. » La question des conflits d’intérêts prend ici tout son sens. Une récente enquête du service Investigation de Radio France montre que le sujet n’a rien d’anecdotique. Il ne s’agit pas, comme l’écrivent les signataires de la tribune, de « disqualifier » ou de « faire planer la suspicion », mais de savoir qui parle et avec quelles arrière-pensées potentielles.

    Michel Desmurget est directeur de recherche en neurosciences à l’Inserm ; Linda Pagani est professeure titulaire en psychoéducation à l’université de Montréal

    #Ecrans #Enfants #4h_par_jour #Développement_infantile #Desmurget

  • ne comprend pas le concept de « prisonnière (ou prisonnier) politique » — disons plutôt qu’elle ne comprend pas comment certain·e·s pourraient ne pas l’être. La meuf qui se fait choper pour avoir « volé » une pomme à l’étalage ou le keum qui finit en zonzon pour en avoir tabassé un autre ont AUSSI commis des délits ou crimes politiques, dans le sens où c’est bel et bien « la politique » qui définit ce qui est légal de faire ou non. À l’état « naturel » le bien et le mal n’existent pas, rien de cet ordre n’est inscrit dans la structure des atomes, c’est juste un intellectualisme, une construction sociale — or par définition une société EST politique. La meilleure preuve est que ces interdits fluctuent selon les époques, les latitudes et le profil des contrevenant·e·s ; ce qui est défendu ici et maintenant à unetelle ou untel ne le serait pas ailleurs, à un autre moment ou à une autre personne. « Selon que vous serez puissant·e ou misérable... », écrivait La Fontaine, mais également selon que vous viviez durant l’Antiquité ou l’époque contemporaine ou selon que vous viviez dans un pays ou dans un autre.

    Donc oui, TOUSTES les prisonnières et prisonniers sont politiques, puisque sans la politique les prisons n’existent pas.

    #RuminationsMatutinales.