• #Esperanto, inventare l’avvenire coltivando un terreno confiscato alla camorra

    In un terreno confiscato alle mafie nella provincia di #Caserta, la cooperativa Esperanto porta avanti un progetto di agricoltura sociale che favorisce l’inserimento lavorativo di vittime del caporalato e altre persone in situazioni di difficoltà che qui hanno trovato il posto giusto per inventare il proprio avvenire.

    Cosa accade quando una persona è sul proprio sentiero? Quando fa quello che ama e lo fa solamente per un suo ideale e senza chiedere un compenso per il tempo investito? Succede l’inaspettato, succede la meraviglia.

    Penso che non ci sia altro modo per iniziare quest’articolo e per presentare #Gennaro_Ferilli, 58 anni, originario di Pozzuoli (NA), per lavoro sociologo e dirigente di un centro per l’impiego per mestiere, per amore presidente di Altro mondo Flegreo e fondatore della Cooperativa Esperanto (https://www.italiachecambia.org/mappa/esperanto).

    Gennaro inizia sette anni fa a creare un progetto di economia sociale. Facendo parte, attivamente, di R.E.S (Reti di Economia Solidale) attua percorsi di “buone pratiche del consumo etico” coinvolgendo #GAS (#Gruppi_di Acquisto_Solidale) e mercati di contadini. Si affianca poi ai Missionari Comboniani di #Castel_Volturno (CE) per offrire un sostegno concreto ai migranti attraverso il progetto agroalimentare #Green_Hope, che consiste nella riqualificazione di un terreno dei Missionari di 3000 metri sul quale attivare borse lavoro, per offrire un’opportunità di riscatto alla terra e ai migranti prevalentemente africani.

    Parliamo di un territorio molto particolare e di difficile gestione. Castel Volturno, provincia di Caserta, ha subito modifiche enormi negli ultimi cinquant’anni e da piccolo paese di contadini è diventato un luogo pregno di illegalità. Qui vi è un numero elevatissimo di migranti che vivono in grave situazione di disagio, la camorra locale è stata affiancata dalla mafia nigeriana ed entrambe si occupano di tratta delle persone, gestione della prostituzione, caporalato, spaccio di droga, appalti e smaltimenti rifiuti.
    Le case sono per lo più abusive e la #Terra_dei_Fuochi ha dato il colpo finale ad una cittadina già martoriata.

    Dopo Green Hope, Gennaro, collaborando con U.E.P.E (Ufficio per l’Esecuzione Penale Esterna), crea il secondo progetto per offrire lavoro ad ex detenuti in esecuzione alternativa e da qui, nasce l’idea di richiedere un terreno confiscato alla camorra. Con “#Effetto_Larsen-Aps”, altra cooperativa ad indirizzo sociale che lavorava già su terreni confiscati, fanno richiesta per avere anche loro un bene. Passano tre anni, prima di ricevere risposta affermativa. Corre l’anno 2018 quando nasce così la Cooperativa Esperanto.

    Il terreno confiscato è di circa 10 ettari nel Comune di #Cancello_ed_Arnone (CE) ed è intitolato alla memoria di #Michele_Landa, vittima innocente della camorra. I figli di Landa ancora chiedono risposte, ancora si domandano perché il padre, guardia giurata che il 6 settembre 2006 si trovava a svolgere il suo lavoro a Pescopagano (PZ) davanti ad un ripetitore telefonico, fu ucciso, poi bruciato nella sua macchina e non trovato prima di tre giorni. Si parlò di agguato della Camorra, la quale aveva scoperto il redditizio cavallo di ritorno delle apparecchiature telefoniche, ma ancora tutto è nell’ombra dell’omertà.

    Su questo terreno parte un progetto di Economia Solidale, “#La_Buona_Terra_Campania”, basato su una filiera Etica e partecipata. Esperanto e altre associazioni del luogo collaborano per combattere le #agromafie.

    Nel 2018/19 firmano il Patto con #DESBRI (#Distretto_dell’economia_solidale_della_Brianza) il quale fa parte della rete RES Lombardia, questo sancisce l’accordo dell’acquisto dei prodotti da parte del Nord, in quei territori così martoriati. Si parla in particolare della “Pummarola” e soprattutto si parla di trasparenza. Prezzi etici , prodotti biologici, garanzie partecipate, rilevazione dei costi di produzione, comunicazione trasparente e fiducia.
    Nel 2020 si aprono le porte ad altre reti: Bari, Pesaro, Bergamo, Varese e Milano attraverso i GAS locali, poi di seguito i circoli di #Libera_Terra in Piemonte.

    Durante gli anni, organizzano tour in tutta Italia per presentare la “#Buona_Terra_Campania” di cui “Esperanto” è il fulcro, fulcro di questa cooperazione territoriale in cui vi sono tre produttori agricoli e cinque trasformatori, ognuno dei quali in zona Campana. Testimonianza attiva del rafforzamento territoriale che questi progetti stanno creando.

    Con il tempo arrivano nuove idee, nuove culture. Nasce la coltivazione del grano “#Senatore_Cappelli” con la sua regale trasformazione in pasta 100% biologica, la quale viene venduta soprattutto nella rete di #Libera_Terra.
    Quest’anno lavorano con “#Co_Energia”, un’ Associazione nazionale di secondo livello, nata per avviare progetti di economia sociale, nella quale fluiscono varie cooperative impegnate in questo settore. Inoltre stanno avviando un nuovo progetto legato all’olio.

    “Esperanto” è composta da due lavoratori stagionali (un migrante e una persona del posto) e da tre soci volontari. Quando a Gennaro chiedo perché lo fa, la sua risposta è senza tentennamenti: «Credo nella sostenibilità ambientale e sociale, credo che praticare questo, migliori e soprattutto dia senso all’esistenza. Sono nato come un consumatore critico, questo mi gratificava ma non bastava. Volevo di più, volevo portare il mio contributo, volevo lottare con armi naturali in un territorio dalla difficile gestione. Volevo creare cooperazione, volevo che le persone si aiutassero, che diventassero solidali le une con le altre, volevo che l’individualismo fosse sostituito dal senso civico della collettività, volevo perseguire i miei ideali in questa realtà così contraddittoria dove la Mafia, la Camorra non ha problemi a farsi vedere e sentire, dove il recupero, il lavoro, l’integrazione e l’abbattimento delle barriere, possono essere l’unica chiave di lettura per il cambiamento».

    «L’agricoltura sociale – continua Gennaro – è un ambito del Welfare in forte sviluppo e io ho deciso di usarla come strumento di svolta. Oggi quando mi guardo intorno e indietro mi stupisco e meraviglio piacevolmente di quanto i miei sogni perseguiti con tenacia, siano diventati realtà. Sicuramente una realtà molto più grande di quello che potessi sperare».

    Gennaro ha da poco presentato un progetto per #Confagricoltura sugli orti sociali: «Se dovessi vincerlo realizzerei un altro sogno nel cassetto».
    Chiediamo a Gennaro se teme ritorsioni. «Alla camorra ancora non do fastidio, sono piccolo, ma non ho paura».

    https://www.italiachecambia.org/2020/11/esperanto-inventare-avvenire-coltivando-terreno-confiscato-camorra
    #coopérative #tomates #cooperativa_esperanto #alternative #coopérative_Esperanto #camorra #confiscation #mafia #Italie #agriculture #agriculture_sociale #caporalato #agromafia #travail

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    Pour la petite histoire... c’est à cette coopérative qu’on a fait un achat groupé ici à Grenoble... Hier soir sont arrivés 2200 bouteilles de coulis de tomates !
     :-)
    Si d’autres personnes en France sont intéressées, je peux vous mettre en contact !
    Leur page FB :
    https://www.facebook.com/coopesperanto

  • Mafia nei mercati ortofrutticoli. Sud Pontino epicentro della filiera criminale

    Le mafie hanno da tempo deciso di insediarsi e condizionare non solo i processi produttivi agricoli del Paese ma anche quelli commerciali. Per questa ragione quando riescono a mettere le mani sui grandi mercati ortofrutticoli del Paese o sul sistema della logistica, finiscono col condizionare l’intera filiera agricola italiana e internazionale, trasformandola in un pericoloso collettore di interessi criminali.
    Si tratta di un avanzamento importante e pericoloso della strategia delle agromafie italiane che non deve essere sottovalutata e che è annualmente analizzato dal dossier Agromafie di Eurispes. Proprio nell’ultima edizione è presente un focus specifico sulle mafie dei mercati ortofrutticoli e della logistica che è, peraltro, in perfetta coerenza con quanto, ai primi di agosto, ha rilevato la Dia di Catania con riferimento alla consorteria criminale che ha legato insieme alcune delle famiglie mafiose e camorristiche più importanti e pericolose d’Italia.
    La Dia di Catania, infatti, ha ufficialmente confiscato 10 milioni di euro a #Vincenzo_Enrico_Auguro_Ercolano, figlio di #Giuseppe_Ercolano, considerato da molti il reggente di un sodalizio criminale assai pericoloso tra la mafia siciliana e la camorra. «Le indagini – dichiara la Dia – hanno riguardato i vertici dei clan camorristici dei #Casalesi e dei #Mallardo di Giuliano (Napoli), alleati con le famiglie siciliane dei #Santapaola ed #Ercolano, operanti del territorio catanese con diramazioni anche all’estero». Un network criminale che stritola e soffoca lo stato di diritto, la legalità, i diritti di milioni di persone e di aziende e che ogni consumatore paga ogni volta che si reca a fare la spesa. Secondo ancora la Dia, la società intestata a Vincenzo Ercolano, la #Geotrans, avrebbe gestito il trasporto dell’ortofrutta con modalità tipicamente mafiose.
    Questa confisca, dunque, contribuisce a disarticolare la logistica mafiosa che operava nel territorio nazionale e che schiacciava la libertà degli imprenditori onesti locali, di aziende agricole e dei lavoratori. L’operazione della Dia contrasta anche la costituzione di un nuovo sodalizio criminale che rischia di articolare e consolidare un’organizzazione mafiosa nuova, capace di intrecciare competenze e metodi di intervento originali, non più in competizione tra i vari clan ma in coordinamento tra di loro, sino a dare vita ad un direttorio in cui le diverse organizzazioni concordano strategie e obiettivi. Una sorta di “Quinta Mafia” che esprime la pervasività di questa organizzazione criminale nel sistema economico ed istituzionale, sino a diventare avanguardia di un modello mafioso avanzato.
    Si tratta di una riflessione che emerge anche da alcune importanti inchieste giudiziarie, a partire da quelle denominate “#Sud_Pontino” del 2006 e “#Caronte” del 2014. Ancora una volta, grazie alla Dia, epicentro di questa filiera criminale è risultato il #Mercato_Ortofrutticolo_di_Fondi (#MOF), nel Sud Pontino. Una realtà più volte indagata dalla Magistratura che spesso è riuscita a dimostrare l’influenza su di esso delle varie mafie. Si pensi all’inchiesta “#Bilico”, oppure “#La_Paganese” o “#Aleppo”. Tutte prove di una collusione pericolosa tra un sistema nevralgico per l’agricoltura nazionale, quale il Mercato di Fondi e le mafie.
    Un settore, dunque, quello della logistica e dei mercati ortofrutticoli, che la sociologa Fanizza ha recentemente analizzato in una pubblicazione d’inchiesta sociologica molto avanzata (Caporalato. An authentic Agromafia. Mimesys International, 2019) e che, secondo gli studi di Eurispes, è ormai arrivato a contare 24,5 miliardi di euro l’anno. Un business che deve essere aggredito con sempre maggiore efficienza affinché quelle risorse tornino ai loro legittimi proprietari ossia i cittadini italiani onesti.

    https://www.leurispes.it/mafia-nei-mercati-ortofrutticoli-sud-pontino-epicentro-della-filiera-crimi

    #mafia #agriculture #Italie #marchés #logistique #commerce #agro-mafia #agromafia #industrie_agro-alimentaire
    ping @albertocampiphoto

    • #Caporalato. An Authentic Agromafia

      The essay investigates the effects produced by criminal networks involved in the production and harvest of agricultural products. Focused on the analysis of caporalato, it explores the enslavement of immigrant agricultural labourers and territorial segregation practices. Moreover, it deals with the topic of the agromafias’ role and discusses matters related to the deregulation of the agricultural market, as well as the general crisis of the agroindustries.
      Because caporalato has become a methodological instrument in the framework known as globalization of the farmlands, this essay tries to evaluate the complex relationship between the agromafias’ power and the operational conditions of Italy’s local economies. The authors then explore elements of the extremely pervasive criminal network, that determines productive trends of entire agricultural departments, with the intention of denouncing the dangerous socio-cultural drift that mafia-like criminal organizations are creating in Europe.

      http://mimesisinternational.com/caporalato-an-authentic-agromafia
      #livre

  • #Agromafie e #caporalato: 430 mila lavoratori a rischio sfruttamento

    L’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil fotografa la situazione nel suo quarto rapporto «Agromafie e caporalato». Un fenomeno che si estende dal Sud al Nord Italia. Tra giornate lavorative di 12 ore e pagate una manciata di euro

    https://www.flai.it/osservatoriopr
    #mafia #agriculture #exploitation #travail #Italie #agromafia

    Pour télécharger le #rapport (c’est la troisième édition):


    https://www.flai.it/osservatoriopr/ilrapporto
    –-> La principale attività dell’Osservatorio è la redazione del rapporto Agromafie e Caporalato, un rapporto biennale sull’infiltrazione delle mafie nella filiera agroalimentare e sulle condizioni di lavoro nel settore. Dopo la prima (2012) e la seconda (2014) edizione, a Maggio del 2016 è stato presentato il terzo rapporto Agromafie e Caporalato, ormai un lavoro di inchiesta e ricerca diventati in pochi anni un riferimento per chiunque voglia approfondire il tema delle Agromafie e delle condizioni di lavoro in agricoltura.

    • ‘Agromafia’ Exploits Hundreds of Thousands of Agricultural Workers in Italy

      In Italy, over 400,000 agricultural labourers risk being illegally employed by mafia-like organisations, and more than 132,000 work in extremely vulnerable conditions, enduring high occupational suffering, warns the fourth report on Agromafie and Caporalato.

      The report, released this July by the Italian trade union for farmers, Flai Cgil, and the research institute Osservatorio Placido Rizzotto, sheds light on a bitter reality that is defined by the report itself as “modern day slavery”. The criminal industry is estimated to generate almost five billion euros.

      “The phenomenon of ‘Caporalato’ is a cancer for the entire community,” Roberto Iovino from Osservatorio Placido Rizzotto, told IPS. “Legal and illegal activities often intertwine in the agro-food sector and it ultimately becomes very difficult to know who is operating in the law and who is not.”

      The criminal structure is called Caporalato or Agromafia when it touches a number of aspects of the agri-food chain. It is administered by ‘Caporali’, who decide on working hours and salaries of workers. The phenomenon is widespread across Italy. From Sicilian tomatoes, to the green salads from the province of Brescia, to the grape harvest used for producing the ‘Franciacorta’ sparkling wine in Lombardia, to the strawberries harvested in the region of Basilicata—many of these crops would have been harvested by illegally-employed workers, according to the report.

      Miserable salaries and excessive working hours

      The average wages of the exploited, warns the report, range between 20 and 30 euros per day, at an hourly rate of between three to four euros. Many reportedly work between eight to 14 hours per day, seven days a week. The majority of the collected testimonies show that many workers are paid less than their actual time worked and their salaries are 50 percent lower than the one outlined by the national contract for farmers.

      In some areas like Puglia or Campania in southern Italy, most salaries are paid on a piecework basis or per task.

      Some workers reported to Flai-Cgil that they were paid only one euro per hour and that they had to pay 1.5 euros for a small bottle of water, five euros for the transportation to reach the field and three euros for a sandwich at lunchtime each day. Day labourers are also required to pay between 100 to 200 euros for rent, often in abandoned, crumbling facilities or in remote and less-frequented hotels.

      The money was paid to the ‘Caporale’ or supervisor.

      According to the report, a ‘Caporale’ earns between 10 to 15 euros a day per labourer under their management, with each managing between 3,000 to 4,000 agricultural workers. It is estimated that their average monthly profit fluctuates between tens to hundreds of thousands of euros per month, depending on their position in the pyramid structure of the illegal business. It is alleged in the report that no tax is paid on the profits and this costs the state in lost income and also impacts on companies operating within the law.

      “Those people [‘Caporali’] are not naive at all,” one of the workers told the trade union’s researchers. “They know the laws, they find ways of counterfeiting work contracts and mechanisms to [circumvent] the National Social Security Institute.” The institute is the largest social security and welfare institute in Italy.

      “They have a certain criminal profile,” the worker explained.

      Migrant victims

      The ‘Caporali’ are not just Italians but Romanians, Bulgarians, Moroccans and Pakistanis, who manage their own criminal and recruiting organisations. The report warns that recruitment not only takes place in Italy but also in the home countries of migrants like Morocco or Pakistan.

      In 2017, out of one million labourers, 286,940 were migrants. It is also estimated that there are an additional 220,000 foreigners who are not registered.

      African migrants also reportedly receive a lower remuneration than that paid to workers of other nationalities.

      These victims of Agromafia live in a continuous state of vulnerability, unable to claim their rights. The report points out that some workers have had their documents confiscated by ‘Caporali’ for the ultimate purpose of trapping the labourers. It also highlights the testimonies of abuse, ranging from physical violence, rape and intimidation. One Afghan migrant who asked to be paid after months without receiving any pay, said that he had been beaten up because of his protests.

      The report also estimates that 5,000 Romanian women live in segregation in the Sicilian countryside, often with only their children. Because of their isolation many suffer sexual violence from farmers.

      Luana told Flai-Cgil of her abuse. “He offered to accompany my children to school, which was very far to reach on foot,” she said. “If I did not consent to this requests, he threatened not to accompany them any more and even to deny us drinking water.”

      “We have to put humanity first, and then profit”

      Many of the victims hesitate to report their exploiters because they are fearful of losing their jobs. A Ghanaian boy working in Tuscany told Flai-Cgil that Italians have explained to him how to lay a complaint, but he holds back because he still has to send money to his family.

      During the report release Susanna Camusso, secretary general of the country’s largest trade union, CGIL, said: “We must rebuild the culture of respect for people, including migrants. These are people who bend their backs to collect the food we eat and who move our economy.

      “We must help these people to overcome fear, explaining to them that there is not only the monetary aspect to work. A person could be exploited even if he holds a decent salary. We have to put humanity first, and then profit .”

      http://www.ipsnews.net/2018/07/agromafia-exploits-hundreds-thousands-agricultural-workers-italy

    • Is Italian Agriculture a “Pull Factor” for Irregular Migration—and, If So, Why?

      In discussions on irregular migration in Europe, undeclared work is generally viewed as a “pull factor”—positive aspects of a destination-country that attract an individual or group to leave their home—for both employers as well as prospective migrants, and especially in sectors such as agriculture. A closer examination of the agricultural model, however, reveals that structural forces are driving demand for work and incentivizing exploitation. This is particularly evident in Southern Italy, a region famous for its produce, where both civil society organizations and the media have documented exploitation of migrant workers. A closer examination of EU and member states efforts to avoid exploitation is needed.

      In Is Italian Agriculture a ‘Pull Factor’ for Irregular Migration—and, If So, Why?, a new study, authors from the Open Society Foundations’ European Policy Institute and the European University Institute look at how Europe’s Common Agricultural Policy, the practices of supermarket chains, organized crime, and gang-master recruitment practices contribute to migrant exploitation. The study further recommends a closer examination of EU member state efforts to counter exploitation and offers an overview of private sector practice’s intended to combat exploitation—such as the provision of information on workers’ rights, adequate housing and transport, and EU-wide labeling schemes, among others.

      https://www.opensocietyfoundations.org/reports/italian-agriculture-pull-factor-irregular-migration-and-if-s
      #rapport #pull-factor #facteur_pull

    • #Reggio_Calabria, pagavano i braccianti meno di un euro a ora per lavorare dall’alba al tramonto: cinque arresti

      Con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione e istigazione alla corruzione, i carabinieri hanno arrestato cinque persone a Sant’Eufemia d’Aspromonte, in provincia di Reggio Calabria.


      https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/05/reggio-calabria-pagavano-i-braccianti-meno-di-euro-allora-per-lavorare-dallalba-al-tramonto-5-arresti/5015030