• A Sant’Antimo c’è spazio per l’arte?
    https://informareonline.com/a-santantimo-ce-spazio-per-larte

    In occasione della #Festa_Patronale_di_Sant’Antimo, abbiamo intervistato i #giovani artisti della mostra “Tradizioni Future”, che ha riportato per qualche giorno l’arte nel #Chiostro_di_Santa_Maria_del_Carmine, un tempo luogo di mostre ed esposizioni. La città, che conta più di 32.000 abitanti, manca effettivamente di luoghi di ritrovo e di espressione artistica […] L’articolo A Sant’Antimo c’è spazio per l’arte? proviene da Informareonline, scritto da Ilaria Morlando

    #Approfondimenti #Cultura #arte #cultura #sant'antimo

  • A #ponticelli c’è voglia di ricominciare: con #REstart due giorni dedicati all’arte
    https://informareonline.com/a-ponticelli-ce-voglia-di-ricominciare-con-restart-due-giorni-dedic

    A Ponticelli il fine settimana è trascorso con il ritmo che da sempre caratterizza il quartiere: intenso e veloce. Ma venerdì e sabato, lungo il corso che costeggia viale Margherita, qualcosa di diverso ha attirato l’attenzione di residenti e curiosi. A portare una ventata di novità è stata rESTart, realtà nata da poco nel territorio […] L’articolo A Ponticelli c’è voglia di ricominciare: con rESTart due giorni dedicati all’arte proviene da Informareonline, scritto da Elisabetta Rota

    #Approfondimenti #Cultura #arte #Casa_del_Movimento_Familiare_–_don_Agostino_Cozzolino #comunità

  • Applausi e risate per “la prova del nove” lo spettacolo di Maurizio Casagrande in scena nella corte dell’istituto G. Pontano”
    https://informareonline.com/applausi-e-risate-per-la-prova-del-nove-lo-spettacolo-di-maurizio-c

    E’ stata una intera giornata di spettacolo dedicata agli studenti e ai loro genitori “firmata” da Maurizio Casagrande quella che si è svolta nella corte dell’Istituto G. Pontano di Napoli che quest’anno festeggia i suoi 150 anni. L’artista infatti è membro del CDA del prestigioso istituto e ne è anche Direttore Artistico e questo inverno […] L’articolo Applausi e risate per “la prova del nove” lo spettacolo di Maurizio Casagrande in scena nella corte dell’istituto G. Pontano” proviene da Informareonline, scritto da Redazione Informare

    #Comunicati_Stampa #arte #attualità #eventi

  • La Reggia riscopre la memoria borbonica negli appartamenti reali
    https://informareonline.com/la-reggia-riscopre-la-memoria-borbonica-negli-appartamenti-reali

    La memoria borbonica trova un nuovo spazio artistico nella Sala del Consiglio della Reggia di #caserta, ambiente simbolico posto accanto alla Sala del Trono e un tempo destinato agli incontri con i ministri del regno. Da mercoledì 27 maggio, la sala accoglie due opere centrali per comprendere l’immagine pubblica della dinastia durante la Restaurazione: La […] L’articolo La Reggia riscopre la memoria borbonica negli appartamenti reali proviene da Informareonline, scritto da Giovanni Basile

    #Approfondimenti #Attualità #arte #Reggi_di_Caserta

  • Luigi #Vanvitelli nasceva oggi: il genio immortale che cambiò #caserta
    https://informareonline.com/luigi-vanvitelli-nasceva-oggi-il-genio-immortale-che-cambio-caserta

    Il 12 maggio del 1700 nasceva a Napoli Luigi Vanvitelli, l’architetto che ha cambiato per sempre il volto della Città di Caserta, principale artefice della #reggia borbonica. Figlio d’arte (il padre era un noto pittore olandese), la sua carriera comincia facendosi notare con alcuni restauri tra Urbino e Roma. Dopo qualche anno viene chiamato ad […] L’articolo Luigi Vanvitelli nasceva oggi: il genio immortale che cambiò Caserta proviene da Informareonline, scritto da Gianmario Ricciardi

    #Approfondimenti #Cultura #arte #cultura

  • “Colori contro la mafia”: a Bacoli arriva la mostra antimafia del Maestro #Gaetano_Porcasi
    https://informareonline.com/colori-contro-la-mafia-a-bacoli-arriva-la-mostra-antimafia-del-maes

    Inaugurazione alla Casina Vanvitelliana il 22 maggio alle 11:30. Esposizione dal 22 maggio al 2 giugno #Magazine_Informare, in collaborazione con il Comune di Bacoli e il Centro Ittico Campano, organizzano la mostra “Colori contro la mafia”, un percorso di #arte civile dedicato alla memoria delle vittime innocenti di mafia attraverso le #opere del Maestro […] L’articolo “Colori contro la mafia”: a Bacoli arriva la mostra antimafia del Maestro Gaetano Porcasi proviene da Informareonline, scritto da Redazione Informare

    #Approfondimenti #Attualità #EVIDENZA

  • 270.000 presenze alla #mostra_regine alla Reggia di #caserta
    https://informareonline.com/270-000-presenze-alla-mostra-regine-alla-reggia-di-caserta

    270.000 presenze alla mostra Regine alla Reggia di Caserta, aperta al pubblico il 20 dicembre 2025 e prorogata eccezionalmente fino al 4 maggio 2026: la chiusura prevista era infatti per il giorno 20 aprile. In circa quattro mesi la mostra ha fatto registrare un afflusso di visitatori record. Questo dato testimonia come la Reggia, anche […] L’articolo 270.000 presenze alla mostra Regine alla Reggia di Caserta proviene da Informareonline, scritto da Gianmario Ricciardi

    #Approfondimenti #Cultura #EVIDENZA #arte #cultura #eventi #reggia_Caserta

  • L’arte non ci salverà: #yellow_letters di #İlker_Çatak
    https://scomodo.org/larte-non-ci-salvera-yellow-letters-di-ilker-catak

    Yellow Letters di İlker Çatak, distribuito in Italia da Lucky Red dal 30 aprile, è arrivato alla Berlinale 2026 portandosi via l’Orso d’Oro e una domanda che non smette di risuonare. L’articolo L’arte non ci salverà: Yellow Letters di İlker Çatak proviene da Scomodo.

    #Avanguardie_Culturali #arte #film #Luckyred

  • Théo Zimmermann, Les ordinateurs ont-ils des préjugés ?, 2026 – Et vous n’avez encore rien vu…
    https://sniadecky.wordpress.com/2026/04/13/zimmermann-arte
    http://www.dailymotion.com/thumbnail/video/x8cua2b

    Le problème n’est pas que les êtres humains soient (entre autres) des êtres subjectifs et émotionnels, car c’est bien en cela que réside leur nature. Ce sont bien au contraire, ces caractéristiques qui forment le terreau de la créativité et de l’intelligence humaines, et qui permirent la réalisation de l’ensemble des cultures et des divers rapports entre les Hommes de par le monde.

    En souhaitant ainsi “améliorer” l’Humain, c’est-à-dire en externalisant la résolution de ses “problèmes”, autrement dit en ne lui permettant plus de s’y confronter, nous aboutissons en fait à un processus inverse à celui de l’émancipation. Car c’est en grande partie la confrontation de l’Homme à divers types de “problèmes” qui lui font mettre en place (de façon consciente ou non) les processus qui l’amènent à développer ses compétences, lui donnant ainsi sa valeur, et faisant de lui un être social et culturel.

    Le type de jugement concernant la nature humaine présenté dans le documentaire revient, comme le dit l’expression, à « jeter le bébé avec l’eau du bain », sous le prétexte que ce dernier serait trop turbulent.

    […]

    Cette forme de synecdoque, bien trompeuse mais de nos jours très répandue, participe à l’élaboration des types de discours nécessaire à l’évolution de la société technicienne. De la même façon qu’il est difficile de vendre à une personne un “produit” ou un “service” dont elle pourrait totalement se passer, la diminution de « l’humain » à ses propres yeux, est une condition nécessaire à l’acceptation des nouvelles “directives” et “directions” qui lui sont imposées. Sa dépréciation permet de lui faire miroiter son amélioration, “amélioration” qu’il n’est, bien entendu, pas capable de réaliser lui-même, sans le concours des grandes structures industrielles, économiques ou politiques.

    […]

    Le documentaire poursuit :

    « La question est de savoir dans quelle mesure l’IA procède de manière équitable ? »

    Non, la question est de savoir si Nous (ici, l’ensemble de la population) souhaitons réellement l’instauration de ces technologies et de leurs logiques à l’ensemble des activités humaines. Si Nous consentons à leur déléguer les processus qui font de nous des êtres humains et des êtres sociaux.

    Comme de coutume dans le déploiement de telles rhétoriques techniciennes, il ne nous est pas demandé notre avis. On ne questionne jamais la volonté et la nécessité du développement d’une telle technologie. Nous sommes seulement invités à en corriger les éventuelles imperfections.

    C’est là, la meilleure façon de faire accepter un nouveau paradigme ; ne permettre ou n’envisager un questionnement qu’à l’intérieur de ce dernier et de sa logique, en donnant au passage l’illusion d’un débat au sujet de l’évolution en cours.

    #critique_techno #critique #documentaire #Arte #préjugés #IA #neutralité #politique #cybernétique #technocratie

  • Beni confiscati. L’intuizione di Fondazione Trame: le opere d’arte sequestrate ai criminali in mostra per la collettività

    Nel 2024 una mostra con le opere di grandi artisti italiani provenienti da due confische ha ottenuto un grande successo di pubblico. Due anni dopo, le stesse opere continuano a incantare grazie al virtuale

    https://lavialibera.it/it-schede-2651-beni_confiscati_l_intuizione_di_fondazione_trame_le_opere
    #biens_confisqués #mafia #oeuvres_d'art #art #exposition #Lamezia_Terme #Calabre

    • Visioni Civiche. L’Arte Restituita

      Dalle opere confiscate alle mafie al bene comune


      Visioni Civiche. L’Arte Restituita è un progetto culturale e civile della Fondazione Trame ETS, nato per restituire alla collettività un patrimonio artistico confiscato alla criminalità organizzata.
      La mostra, inaugurata nel 2024 al Museo Archeologico Lametino, espone per la prima volta opere d’arte sequestrate a figure di rilievo della criminalità economica e mafiosa, trasformandole in simboli di rinascita e bene comune.
      Nel 2025 il progetto si rinnova con una versione digitale e immersiva: un percorso in realtà virtuale accessibile attraverso visori VR, che consente di esplorare le opere e approfondirne la storia, i significati e il valore civile.

      Missione

      Visioni Civiche rappresenta l’impegno concreto per la valorizzazione e la restituzione alla collettività dei beni culturali confiscati alle mafie.
      Il progetto nasce con l’obiettivo di promuovere la conoscenza e la consapevolezza del patrimonio artistico come bene pubblico, offrendo al tempo stesso una riflessione sul rapporto tra arte, legalità e responsabilità sociale.
      Attraverso la collaborazione tra istituzioni, enti culturali e realtà educative, la Fondazione Trame mira a costruire un linguaggio condiviso che riconosca nella bellezza e nella memoria un presidio di democrazia e giustizia.
      Il percorso di Visioni Civiche si inserisce nel più ampio impegno della Fondazione per la diffusione di pratiche culturali capaci di contrastare la criminalità organizzata e rafforzare la coesione civica del territorio.

      La mostra 2024
      L’arte restituita alla collettività

      La prima edizione di Visioni Civiche. L’Arte Restituita è stata allestita dal 18 giugno al 28 luglio 2024 presso il Museo Archeologico Lametino, in occasione della tredicesima edizione di Trame.Festival dei libri sulle mafie.
      Curata dal professor Lorenzo Canova e promossa dalla Fondazione Trame ETS in collaborazione con Associazione MetaMorfosi, la mostra è realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Interno e il sostegno della Fondazione Cassa Depositi e Prestiti.

      L’esposizione ha presentato 44 opere d’arte confiscate alla criminalità organizzata, provenienti dalle collezioni di Gioacchino Campolo e Gennaro Mokbel, oggi custodite dall’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati e dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria.
      Tra le opere esposte figurano lavori di Giorgio De Chirico, Antonio Ligabue, Pietro Annigoni, Michele Cascella, Marco Lodola, Cesare Berlingeri, Bruno Caruso e altri maestri del Novecento.

      La mostra ha offerto una riflessione sul valore dell’arte come strumento di riscatto collettivo e sulla capacità dello Stato di trasformare beni provenienti dall’illegalità in risorse culturali accessibili a tutti.
      Con oltre 1.700 visitatori, l’esposizione ha rappresentato un momento di grande attenzione nazionale sul tema della restituzione dei patrimoni mafiosi come atto di giustizia e civiltà.

      https://www.tramefestival.it/progetto-visioni-civiche

  • Ein Nobody gegen Putin
    https://www.arte.tv/de/videos/116712-000-A/ein-nobody-gegen-putin

    On n’est pas pressé mais qui sait si le scandale du matériel vidéo volé permettra à Arte de proposer ce film encore pendant trois ans. Un article dans Manova décrit a genèse du film. C’est un produit. Ce n’est pas de l’expression libre. C’est aussi manipulé et hypocrite comme tout Hollywood. C’est un Oscar mérité.

    90 Min., Verfügbar bis zum 29/04/2030

    Français
    https://www.arte.tv/fr/videos/116712-000-A/mister-nobody-contre-poutine

    Der Oscar-Skandal
    https://www.manova.news/artikel/der-oscar-skandal

    Ein in den USA prämierter Dokumentarstreifen filmte russische Kinder ohne ihr Wissen, um ein Zeichen „gegen Putin“ zu setzen.

    Der kürzlich oscarprämierte Film „Ein Nobody gegen Putin“ soll zeigen, wie ein Regime Kinder instrumentalisiert. Er demonstriert dabei, dass ein westlicher Kulturbetrieb über dieselbe Fähigkeit verfügt — und wie ein Filmemacher das Vertrauen von Kindern als Produktionsmittel einsetzt. Die Einwohner von Karabasch hat niemand gefragt. Ihre Kinder auch nicht. Der Autor ist Dokumentarfilmer und Produzent mit Berufserfahrung für ARTE, ZDF, WDR und 3sat. Seine prämierten Filme laufen im Kino. Er schreibt nicht als unbeteiligter Beobachter, sondern aus der Praxis eines Berufs, in dem Entscheidungen über den Einsatz von Protagonisten häufiger anfallen.

    28.3.2026 von Christoph Felder - Er war ihr „älterer Kumpel“. Schüler kamen nach dem Unterricht in sein Büro, tranken Tee, spielten Gitarre, diskutierten. Ehemalige Schüler schauten einfach so vorbei. Pawel Talankin war der eine Lehrer, dem man vertrauen konnte.

    „Er war der Einzige, dem ich vertrauen konnte, bei dem ich mich wohlgefühlt habe“, sagt eine seiner früheren Schülerinnen der unabhängigen russischen Investigativjournalistin Lesya Sarnavskaya, die im Februar 2026 für die auf Russisch und Englisch publizierte Online-Zeitung Meduza nach Karabasch gereist ist. Er habe seine politischen Ansichten nie aufgedrängt, berichten andere. Sein Büro mit der amerikanischen Flagge und der dänischen Prinzessin an der Wand war ein Freiraum in einer Schule, die sich nach 2022 rapide veränderte.

    Genau dieses Vertrauen ist das eigentliche Kapital des oscarprämierten Films „Ein Nobody gegen Putin“. Was die Kinder dachten, zu wem sie wurden. Karabasch — 10.000 Einwohner im Uralgebirge — wurde von der UNESCO wegen seiner Kupferhütte einst als giftigster Ort der Welt bezeichnet. Ab September 2022 rollte hier das neue staatliche Lehrprogramm durch die Schule Nummer 1: Montags standen „Gespräche über Wichtiges“ auf dem Plan; außerdem gab es Fahnenappelle, Besuche von Wagner-Söldnern und Übungen mit Attrappen-Handgranaten. Talankin war wohl verpflichtet, alles zu filmen und auf ein staatliches Ministeriumsportal hochzuladen — als Dokumentation der Linie-Einhaltung — das Material gehörte dem Staat.

    Was die Kinder in dieser Zeit nicht wussten: Derselbe Mann, dem sie vertrauten, filmte sie gleichzeitig für einen anderen Auftraggeber. Der amerikanische Dokumentarfilmer David Borenstein hatte Talankin über Umwege kontaktiert — Talankin hatte auf einen Social-Media-Aufruf reagiert, sein Brief landete schließlich bei Borenstein. Der Vorschlag lautete: Talankin solle weiterfilmen, das Material ins Ausland bringen, daraus solle ein Film entstehen. Talankin nahm daraufhin seine Kündigung zurück und blieb.

    Zwei Jahre lang filmte er. Die Kinder wussten von nichts. Sie vertrauten ihm weiterhin. Sie kamen weiterhin in sein Büro. Sie redeten über ihre Ängste, ihre Brüder an der Front und über den Tod.

    Masha, eine Schülerin, der man im Film dabei zusieht, wie sie um ihren eingezogenen Bruder bangt, der dann fällt, gehört zu den Protagonisten eines Films, für den sie nie ihr Einverständnis gegeben hat. Ihr Gesicht ist in der ARTE-Mediathek bis 2030 für jeden abrufbar.
    Was Karabasch denkt — und was die westliche Presse dazu sagt

    Sarnavskaya ist die einzige Journalistin, die tatsächlich hingefahren ist. Ihr Bericht ist ernüchternd für alle, die eine einfache Geschichte erwartet hatten. Viele Einwohner wissen kaum, dass es den Film gibt. Auf „Podslushano Karabasch“, der lokalen Kontakte-Seite mit 5.800 Mitgliedern, findet sich kein einziges Wort über Talankin. Eine ältere Frau an der Bushaltestelle fragt verwundert, ob darüber irgendwo berichtet worden sei.

    Was es gibt: Wut in bestimmten Kreisen, staatlich verstärkt. Eine Regionaljournalistin bezeichnet Talankin als „Lehrerverräter“ und „Wlassowiten“ — einen Kollaborateur, der seine Schüler verkauft habe.

    Interessanterweise verstand ihr eigenes Publikum den Vorwurf kaum: Waren die Patriotismusstunden, fragten ihre Leser, wirklich „etwas Scham- und Geheimvolles“?

    Talankins Mutter, Bibliothekarin in eben jener Schule, hat entgegen früherer Gerichte nicht gekündigt. Sie schweigt. Und die Eltern der erkennbar gefilmten Kinder? Keine einzige Stimme in der gesamten westlichen Rezeption des Films. Nicht weil sie nicht existieren. Sondern weil niemand sie gesucht hat — nicht ARTE, nicht ZDF, nicht die zahllosen Kritiker, die Talankin feierten.

    Die Eltern dieser Kinder sind in der öffentlichen Debatte über ihren Oscar-prämierten Film nicht vorgekommen. Kein einziges Mal. Das ist kein Zufall.

    Talankin selbst wollte Karabasch im Film nicht namentlich erwähnen. Er sagte zu Borenstein: „Diese Situation ist universell für jede Stadt in Russland, für jede Schule in Russland. Ich möchte nicht, dass sie speziell an diese Stadt gehängt wird.“ Borenstein entschied anders. Karabasch ist jetzt weltweit bekannt — nicht wegen des Kupferbergwerks, sondern wegen eines Films, für den niemand in dieser Stadt seine Einwilligung gegeben hat.

    Das ist das strukturelle Muster des Films: Talankin hatte keinen vollständigen Verfügungsrahmen über das, was aus seinem Material wurde. Borenstein hatte ihn. Er entschied über Schnitt, Dramaturgie, Vertrieb, Festivals und den Stadtnamen. Er lebt in Kopenhagen. Er wird in Los Angeles gefeiert. Die Kinder, über deren Identität entschieden wurde, leben in Karabasch.

    Im Film gibt es eine Szene, die viel verrät: Talankin filmt einen Z-Autokorso im Auftrag der Stadtverwaltung und erkennt dabei, dass die Kinder ihn als das wahrnehmen, was er in diesem Moment ist: als Propagandisten. Dieser Moment der Selbsterkenntnis ist die ehrlichste Stelle des Films — ein Augenblick der Wahrheit über Talankins Rolle. Gleichzeitig zeigt er den Kontrast zu dem, was Talankin danach tat: Er filmte die Kinder weiter, nur jetzt für ein anderes Narrativ, einen anderen Auftraggeber, eine andere Verwendung, von der sie nichts wussten.

    „Er war der Einzige, dem ich vertrauen konnte, bei dem ich mich wohlgefühlt habe.“
    — Eine ehemalige Schülerin Talankins, in einem Interview mit Meduza, im Februar 2026.

    Diese Aussage steht nun neben der Tatsache, dass ihr Gesicht im Film zu sehen ist. Ob sie das wusste oder dem zugestimmt hätte, ist nicht belegt. Dass das Vertrauen, das sie beschreibt, auch als Produktionsbedingung diente, ist evident.
    Wer Borenstein ist — und was sein Casting-Call bedeutet

    David Borenstein wuchs in Parkland, Florida, auf — der Stadt, die 2018 durch das Schulmassaker an der Stoneman-Douglas-Highschool weltbekannt wurde. Über sein genaues Geburtsjahr gibt es keine verlässlichen Angaben. Er studierte an der Columbia University und an der City University of New York. Danach verbrachte er fast ein Jahrzehnt in China: als Fulbright-Stipendiat in der Provinz Sichuan, als Radiodokumentarist für die BBC und als chinesischer Dolmetscher. Schließlich realisierte er seinen ersten Langfilm „Dream Empire“ (2016) — über westliche Schauspieler, die in China als gefälschte Geschäftsleute bei Immobilienprojekten eingesetzt werden. Ein Film über Blendwerk, über den käuflichen Schein von Authentizität. Heute lebt er in Kopenhagen. Er ist kein Idealist. Er ist ein erfahrener, professioneller westlicher Dokumentarist mit einem klaren Arbeitsmodell: Er geht in geschlossene Gesellschaften, sucht lokale Figuren mit privilegiertem Innenzugang, und macht daraus Kino.

    Der Schlüssel zum Verständnis des Films liegt in einem Detail, das Borenstein im Filmmaker-Magazine-Interview fast beiläufig erwähnt: Talankin hat nicht Borenstein gefunden — Borenstein hat einen „Casting-Call“ ausgeschrieben, kurz nach der Invasion, gerichtet an Menschen, deren Arbeit durch die „Spezielle Militäroperation“ verändert worden war.

    Man habe zunächst verschiedene Ansätze versucht, sogar einen Kameramann in die Stadt geschickt. Dann kam Talankins eigenes Rohmaterial: roh, auf einer einfachen Schulkamera, aber mit einer Perspektive, die kein externer Kameramann hätte liefern können. Borenstein erkannte den Wert sofort. „Wie glücklich David ist, ein Dokumentarsubjekt zu finden, das alles filmen konnte, was passierte“ — dieser Satz stammt, mit seiner eigentümlichen Ironie, von Talankin selbst.

    Was folgte, war eine klare Arbeitsteilung: Talankin filmte vor Ort, Borenstein montierte in Kopenhagen die Geschichte — fast ein Jahr lang, ohne dass sie sich je begegnet wären. Borenstein bestimmte, was aus dem Material wurde: den Schnitt, die Dramaturgie, die Festivalstrategie und sogar den Stadtnamen im Film. Er bestimmte auch die Einwilligungspolitik.

    Auf die direkte Frage des Filmmaker Magazine, ob die propaganda-bedingten Schuleinwilligungen der Eltern die Zustimmung für den Film ersetzen, antwortete Borenstein: Während der Produktion habe niemand von dem Film gewusst — das sei bewusst so entschieden worden, um die Sicherheit der Betroffenen zu schützen. Nachträglich habe Talankin mit einigen ehemaligen Schülern gesprochen; sie hätten Vertrauen signalisiert. Lehrer und andere Personen seien bewusst nicht informiert worden.

    Die Eltern der gefilmten Kinder: kein Wort. In seiner Oscar-Dankesrede in Los Angeles sagte Borenstein kein Wort über die Kinder, deren Gesichter seinen Film tragen. Er sprach über Putin. Er sprach über Trump. Er sprach über den Verlust von Ländern. Die Kinder von Karabasch blieben, wo sie immer waren: außerhalb des Rahmens.

    Authentizität hat immer einen Preis — aber wer zahlt ihn? Die künstlerische Stärke des Films liegt in seiner Unmittelbarkeit. Diese Nähe ist oft real. Doch Authentizität ist keine neutrale Kategorie. Sie hat immer Produktionsbedingungen.

    Talankin steht jetzt in Prag. Er macht Selfies mit Hollywoodschauspielern und fragt backstage, wie schwer die Statuette wiegt — 3,86 Kilogramm. Er ist in Sicherheit. Die Kinder von Karabasch sind nirgendwo hingegangen.

    Stellen wir uns vor: Ein russischer Filmemacher schleust sich in eine Berliner Grundschule ein. Er ist dort als Schulvideograf angestellt, hat echten Zugang und kennt die Kinder. Er filmt sie zwei Jahre lang ohne Wissen ihrer Eltern für einen politischen Dokumentarfilm — über, sagen wir, die Bundeswehrkooperation mit Schulen oder staatliche Lehrplaninhalte. Die Gesichter der Kinder sind unverpixelt. Die Eltern erfahren es aus der Zeitung.

    Die Reaktion der deutschen Öffentlichkeit, der Datenschutzbehörden und der Staatsanwaltschaft wäre sofort und eindeutig. Der Film würde kein Festival erreichen.

    Russische Kinder genießen diesen Schutz nicht. Die westliche Kulturinstitution — ARTE, ZDF, BBC, die Academy — hat stillschweigend entschieden, dass die Schutzrechte, die für europäische Kinder selbstverständlich sind, für russische Kinder verhandelbar sind, wenn der politische Zweck groß genug erscheint.

    Russlands Präsidialer Menschenrechtsrat — eine Regierungsinstitution — hat inzwischen die Academy und die UNESCO aufgefordert, die Einwilligungsfrage zu prüfen. Ausgerechnet das Regime, dessen Propagandamethoden der Film dokumentiert, stellt die Frage, die ARTE vor der Ausstrahlung hätte stellen müssen: Wessen Kinder?

    Talankin sagte in seiner Dankesrede: „Im Namen unserer Kinder: Stoppt all diese Kriege.“ Tosender Applaus. Die Kinder, in deren Namen er sprach, waren nicht in Los Angeles. Sie standen nicht auf der Bühne. Sie waren nicht gefragt worden, ob er in ihrem Namen sprechen darf. Sie wurden nie gefragt.

    Ich mache seit über dreißig Jahren Dokumentarfilme. Ich kenne die Verführung des Materials. Ich kenne den Moment, in dem man glaubt, das, was man in der Hand hält, sei wichtig genug, um die Frage nach dem Preis zu verschieben. Aber diese Frage verschiebt sich nicht. Sie kommt zurück — und sie stellt sich an den, der nicht fliehen kann.

    ARTE und ZDF müssen öffentlich darlegen, was sie unternommen haben, um die betroffenen Familien zu kontaktieren und Schutz anzubieten. Die Academy sollte diesen Präzedenzfall aufarbeiten. Und die Dokumentarfilmbranche sollte aufhören, so zu tun, als gelte der Standard, der für europäische Kinder selbstverständlich ist, für russische Kinder nicht, nur weil der Zweck es erfordert.

    Descriptif du film chez Arte

    Pawel Talankin ist Lehrer an einer Schule in seiner Heimatstadt Karabasch, als er mit Beginn des russischen Angriffskriegs den Auftrag bekommt, patriotische Veranstaltungen zu organisieren und zu dokumentieren. Seine Zweifel und Skrupel werden immer stärker. Zugleich ermöglicht sein Zeugnis einen spektakulären Einblick in die russische Propaganda-Maschine.
    Pawel Talankin mag sein Leben: Er ist Lehrer an der Schule im Ural, die er selbst als Schüler besucht hat. Ihm gefällt seine Arbeit, die Jugendlichen mögen ihn. Doch dann erhält die Schule im Februar 2022 ein Fax. Betreff: „Neue Föderalpatriotische Bildungspolitik“. Der Unterricht wird mit sofortiger Wirkung umgestellt, Inhalte zur sogenannten militärischen Spezialoperation werden integriert, die Schülerinnen und Schüler müssen patriotische Lieder und Gedichte lernen und jeden Morgen beim Fahnenappell die Nationalhymne singen.
    Pawel, genannt Pascha, muss fortan diese Veranstaltungen für das Bildungsministerium dokumentieren und die Videos als Beweis für die patriotische Pflichterfüllung der Schule nach Moskau schicken. Er wird Zeuge, wie rasant sich Unterrichtsinhalte verändern, um schon die Jüngsten politisch auf Linie zu bringen und sie auf den Kriegsdienst vorzubereiten. Pawel wagt weiterhin kleine Akte des Widerstands, doch er sieht sich zunehmend im ethischen Dilemma, welche Rolle er in diesem von Propaganda und Gewalt geprägten System selbst spielt. Er fasst schließlich den Entschluss, trotz größter persönlicher Gefahr, das Video-Material außer Landes zu schmuggeln und letztlich selbst aus Russland zu fliehen.
    Gefilmt über einen Zeitraum von zwei Jahren, erzählt der vielfach preisgekrönte Dokumentarfilm gleichermaßen humorvoll und niederschmetternd, wie das Leben im heutigen Russland aussieht, wie eine ganze Generation indoktriniert wird – und liefert einen spektakulären Einblick ins Herz der russischen Propaganda.

    Regie
    David Borenstein
    Pawel Talankin

    Land
    Dänemark

    Jahr
    2025

    #Russie #USA #Arte #cinéma #film_documentaire

  • Chez Arte, les #revenus des #traducteurs chutent à mesure que l’#IA est adoptée - Next
    https://next.ink/brief_article/chez-arte-les-revenus-des-traducteurs-chutent-a-mesure-que-lia-est-adoptee

    Début février, chez #Arte, des représentants du collectif de #traducteurs et #traductrices qui travaillent aux #sous-titres de la #chaîne franco-allemande étaient venus sonner l’alerte : depuis le début de l’année 2025, leurs revenus étaient en forte baisse.

    Depuis plus d’une décennie, la chaîne recourt à leurs services pour adapter les magazines et documentaires vers l’anglais, l’espagnol, le polonais, l’italien et le roumain.

    Sur place, les responsables du programme multilingue de la chaîne ne s’en sont pas cachés, rapporte Mediapart : ils sont très satisfaits des résultats de leurs expérimentations de traduction automatisée, menées à partir de mai 2023 et généralisées un an plus tard. À terme, le recours à l’#intelligence_artificielle devrait devenir « inéluctable ».

    Concrètement, cela leur permet de réduire de moitié la facture actuelle versée au prestataire d’Arte #Transperfect. Pour un traducteur #humain, cette #facture s’élève à 10 euros la minute, dont 4 à 5 euros sont finalement reçus par le ou la traductrice. Pour ces derniers, en revanche, cela réduit la #qualité du #travail tout en réduisant les revenus.

  • Taxe Zucman : La fuite des milliardaires

    Comment est-ce que les #ultra-riches arrivent à organiser leur fortune pour payer le moins d’impôt possible ? Et pourquoi la taxe Zucman pourrait être le premier pas vers l’#équité_fiscale en France ?

    https://www.youtube.com/watch?v=Q0kwriDkI3Y


    #taxe_zucman #fiscalité #vidéo #riches #taux_d'imposition #justice_fiscale #Gabriel_Zucman #économie #taxe_plancher #optimisation_fiscale #patrimoine #abus_de_bien_social #fraude_sociale #dividendes #holding #artemis #François_Pinault #Suisse #Gucci #Tessin #Cadempino #Kering #évasion_fiscale
    #explication #à_voir #médias

  • Et parfois, on gagne

    Un documentaire de Victoire Tuaillon, Claire Richard & Bertrand Guillot

    On a beau pester, poster, protester, voter, manifester, pétitionner… souvent on a l’impression que tout ça ne sert à rien. La vague est trop haute, la catastrophe trop certaine, les méchants trop méchants. Alors à quoi bon ?

    Et puis... Parfois, on gagne. Des peuples entiers conquièrent des droits nouveaux. Des collectifs font plier des États ou des multinationales. « Et parfois on gagne », c’est le récit de luttes victorieuses. Pas des contes de fées ou des légendes auxquelles se raccrocher, non. Des histoires vraies pour nous apprendre à résister, des histoires d’hier et d’aujourd’hui, avec des techniques et des stratégies, de la rage et de la joie, des doutes et des sursauts, des conquêtes patientes et de l’improvisation. Le point commun de toutes ces histoires ? Leur dimension collective. Parce que si parfois on gagne, on gagne jamais tout seul.

    https://www.arteradio.com/emission/et-parfois-on-gagne

    #Victoire_Tuaillon #Claire_Richard #Bertrand_Guillot #podcast #Arte_Radio

  • ARSIDER – 23_10_25 – DOSSIER #biennale_musica XXV
    https://radioblackout.org/podcast/arsider-23_10_25-dossier-biennale-musica-xxv

    “Essere insieme non è mai innocente.”Judith Butler ⚠️Dossier Biennale MMXXV — È il vento che fa il cielo” (ascolto integrale a cura di Radio Ministero, la radio per l’italia-a-a-a-a-ano vero) Nell’Italia MMXXV, dove la “cultura” è diventata strumento di egemonia reazionaria, il silenzio degli artisti è complicità e la cosiddetta neutralità il travestimento elegante dell’assassino […]

    #arte_e_fascismo #artisti_di_merda #Giulio_Evola #suor_paola
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/11/arsider-23_10_25_dossier-biennale.mp3

  • La #haine_blanche (1/3) - #Extrême-droite : le réseau - Regarder le #documentaire complet | #ARTE
    https://www.arte.tv/fr/videos/124647-000-A/la-haine-blanche-1-3

    Depuis la fin du XXe siècle, le terrorisme d’extrême droite s’organise et fait de plus en plus de victimes dans le monde. Comment cette violence raciste se nourrit-elle et comment la contrer ? Une #série_documentaire qui s’appuie sur de riches témoignages (de victimes, de repentis, d’enquêteurs...) recueillis sur quatre continents. 

    Six morts dans un temple sikh du Wisconsin en 2012, 9 morts dans une église noire de Charleston en 2015, 23 morts dans la communauté mexicaine d’El Paso en 2019, 10 Afro-Américains tués à Buffalo en mai 2022… Le retour du terrorisme en Occident, depuis trois décennies, est aussi celui du suprémacisme blanc. Hors des États-Unis, l’auteur des attentats d’Oslo et d’Utoya en 2011 (77 morts) ou celui de Christchurch en 2019 (51 morts) revendiquent leurs crimes à travers des manifestes qui font d’eux de véritables modèles pour leurs imitateurs. Le profil des assaillants est souvent le même : de jeunes hommes blancs, solitaires mais radicalisés en ligne avec des idéologies complotistes et racistes – comme la théorie du « grand remplacement » –, qui font des minorités les boucs émissaires de leur haine. La face émergée, et terriblement dangereuse, d’une nébuleuse d’extrême droite qui, avec l’essor des messageries cryptées et de réseaux sociaux trop peu régulés, se soude autour d’une idéologie commune désormais sans frontières… 
     
    Mécanique de la haine 
    La force de cette série documentaire réside dans les témoignages riches et approfondis sur lesquels elle s’appuie, sur quatre continents, pour exposer l’implacable mécanique de la haine raciale à l’ère d’Internet et de la postvérité. Des spécialistes du terrorisme, des enquêteurs et agents infiltrés, mais aussi des victimes d’attentats, leurs proches ou ceux des assaillants, ainsi que des néonazis repentis prennent la parole pour décrypter les mécanismes de la radicalisation, que d’aucuns comparent aux métastases d’un cancer. Ils évoquent aussi leur lutte incessante pour contrer des discours mortifères qui accompagnent la montée des extrêmes droites jusque dans les urnes. 

    Réalisation
    Dirk Laabs

    Pays
    Allemagne

    Année
    2024

  • #Ukraine : la #guerre_des_drones | #Reportage | #ARTE_Regards - #YouTube
    https://www.youtube.com/watch?v=ONB5UPJpiZY

    162 150 vues 10 juil. 2025 #reportage #drones #arte #docu

    Disponible jusqu’au 09/07/2030
    Avant la guerre, ils étaient consultant en marketing, DJ ou programmeur. Aujourd’hui, ils sont aux manettes pour défendre leur pays face aux troupes russes. À l’instar des membres de l’unité Yasni Ochi ("regard perçant"), les pilotes de drones ukrainiens comptent parmi les combattants les plus aguerris du théâtre d’opérations. Qui sont-ils et quel est leur état d’esprit ?

    Aux portes de Kharkiv, à quelques kilomètres de la ligne de front, « Ice » prépare sa première intervention. Derrière ce nom de guerre, un homme de 36 ans, publicitaire de profession, qui a fait le choix de s’engager. Aux côtés de ses camarades de l’unité Yasni Ochi, il s’entraîne au pilotage de drones pour neutraliser les positions ennemies par les airs. L’Ukraine compte plusieurs dizaines d’unités de ce type, qui réunissent des milliers de combattants. Après trois ans de conflit, elles ont à leur actif plus de 70 % des pertes russes. L’armée ukrainienne prévoit d’ailleurs de déployer 4,5 millions de drones cette année. Georgii Volkov est à la tête de la Yasni Ochi, une unité de quarante hommes qu’il a lui-même fondée. Patron d’une agence de marketing dans le civil, il met à profit son expérience professionnelle pour gagner l’opinion sur les réseaux sociaux. Il y publie des vidéos montrant des chars et batteries d’artillerie russes détruits par des drones. L’objectif : attirer de nouvelles recrues et recueillir des dons cruellement nécessaires. Ingénieur, « Petstep » s’affaire sur de nouveaux engins dans son « atelier ». Ses prototypes sont ensuite testés sur le champ de bataille par ses frères d’armes. Tapis sous terre des jours durant, les soldats repèrent les chars ennemis et les attaquent avec des drones porteurs d’explosifs. Un mode de combat qui préfigure la guerre de demain ?

  • Dove il dolore si fa luce: la #fotografia come testimonianza dei conflitti alla world press photo exhibition 2025
    https://scomodo.org/dove-il-dolore-si-fa-luce-la-fotografia-come-testimonianza-dei-conflitti-al

    «Le immagini sono lì, basta scattarle. La miglior foto, la miglior propaganda, è la verità». Molti anni e molte guerre sono passate da queste parole di Robert Capa, uno dei più celebri fotografi di guerra del XX secolo. Divenne famoso in tutto il mondo nel 1936 quando sul campo di battaglia della guerra civile in […] L’articolo Dove il dolore si fa luce: la fotografia come testimonianza dei conflitti alla world press photo exhibition 2025 proviene da Scomodo.

    #Avanguardie_Culturali #artecontemporanea #mostre #palaexpo #palazzo_esposizioni

  • Diffondere la cultura è una questione di lingua
    https://scomodo.org/diffondere-la-cultura-e-una-questione-di-lingua

    Lingue e Culture è stato il tema del Festival Punti di Vista proposto quest’anno dal Palazzo delle Esposizioni. In un’ottica di accessibilità e inclusione, i rappresentanti di diversi gruppi etnici hanno fatto da guida in lingua madre per la loro comunità alle mostre in corso. L’articolo Diffondere la cultura è una questione di lingua proviene da Scomodo.

    #Avanguardie_Culturali #arte_contemporanea #francesco_clemente #palazzo_esposizioni #palexpo

  • Sous le volcan - Le Gran Mate de Patagonie | ARTE - YouTube
    https://www.youtube.com/watch?v=_XdtL88pkBI

    La Patagonie chilienne respire la sérénité. Sous terre, pourtant, le feu couve : située dans une zone hautement sismique, la région est parsemée de nombreux volcans. Celui du Gran Mate menace les habitants de la région méconnue d’Aysén.

    En 2016, le géologue Gregory De Pascale et son équipe survolent la Patagonie en hélicoptère et découvrent par hasard un volcan toujours en activité : le Gran Mate, qui tire son nom de la forme de son cratère ressemblant à la calebasse dans laquelle on sert le maté. Avec une hauteur quasiment équivalente à celle du Vésuve, le volcan nouvellement découvert constitue une menace supplémentaire pour les habitants de la région reculée d’Aysén, déjà coutumiers des catastrophes naturelles. Mais que nous révèle-t-il sur l’histoire de cette région encore méconnue ?

    Documentaire de Katja Döhne (Espagne, 2024, 43mn)

    #volcan #patagonie #arte

  • Punti di vista al Palazzo delle Esposizioni: multilinguismo, intercultura e la forza silenziosa dei libri senza parole
    https://scomodo.org/punti-di-vista-al-palazzo-delle-esposizioni-multilinguismo-intercultura-e-l

    L’8 e il 9 Marzo torna per la sua terza edizione il Festival Punti di Vista, promosso dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo. Il #palazzo_esposizioni Roma apre le porte per accogliere alcune comunità straniere della capitale, con visite guidate in lingua alle #mostre Elogio della Diversità.Viaggio negli ecosistemi italiani e […] L’articolo Punti di vista al Palazzo delle Esposizioni: multilinguismo, intercultura e la forza silenziosa dei libri senza parole proviene da Scomodo.

    #Avanguardie_Culturali #artecontemporanea #silentbook

  • Rencontre avec Anne L’Huillier, prix Nobel de physique ⚛️ | ARTE - YouTube
    https://www.youtube.com/watch?v=kv1YD9sDwqA

    Rencontre avec Anne L’Huillier, prix Nobel de physique ⚛️ | ARTE
    ARTE

    19 196 vues 19 févr. 2025 #physiquechimie #arte #nobel
    Colauréate du prix Nobel de physique en 2023, Anne L’Huillier est chercheuse et professeure de physique atomique à l’université de Lund en Suède. Pour Arte, Elle revient sur l’objet de ses recherches, l’origine de sa vocation et l’importance du Nobel pour faire connaître sa discipline et la place des femmes dans la science.

    Retrouvez également Anne L’Huillier dans notre émission Scope : • Anne L’Huillier : les mystères de l’i...

    00:00 Introduction
    00:50 Filmer l’infiniment rapide
    02:33 La physique en musique
    03:21 Aux origines d’une vocation
    05:20 Pourquoi continuer à enseigner
    05:53 L’importance des femmes dans la recherche
    06:21 Les femmes Nobel de physique

    #nobel #physiquechimie #arte