• Un spectacle de #théâtre vu à Riace cet été...
    Quattro pezzi facili meno una

    Gli #anarchici_della_Baracca erano un gruppo di cinque ragazzi che persero la vita in un misterioso incidente stradale verificatosi nella notte del 26 settembre 1970, mentre si trovavano in viaggio verso Roma per consegnare a dei loro referenti materiale di denuncia riguardante la #Strage_di_Gioia_Tauro, avvenuta il 22 luglio 1970, e i contestuali fatti della #rivolta_di_Reggio_Calabria.

    Quattro pezzi facili meno una è un monologo che racconta la loro vicenda, immersa nei tumulti degli anni 70.

    La voce narrante è quella di un personaggio fittizio affiliato all’eversione nera. Sì, gli anarchici raccontati dalla voce di un fascista. La sua storia si intreccerà con la loro, e con quella di tutta l’Italia.

    Lo spettacolo

    Nei primi anni settanta i tumulti che scuotono il Paese fanno da sfondo alla vicenda umana di un giovane italiano di umili origini, emigrato al Nord a seguito della sua famiglia. Sebbene troverà riscatto nella professione di ragionerie, neppure questa riuscirà ad appagare la sua ossessione per l’ordine, che si incanalerà nella militanza politica, nel furore patriottico, normativo e violento dell’eversione nera.

    Sul suo cammino incontrerà gli anarchici della baracca: Gianni, Franco, Angelo, Luigi e Annalise. Il loro incontro-scontro avviene a #Reggio_Calabria, che in quel momento si configura con un laboratorio politico caldissimo:

    le giornate di Reggio, le evoluzioni della ‘ndrangheta e le connessioni con stato, massoneria e servizi segreti. In questo contesto si svolge la vicenda i cui protagonisti, tutti al di sotto dei trent’anni, parteciperanno in maniera significativa a quel processo che determinerà il destino della democrazia italiana.

    ​Senza avere la pretesa di entrare nei dettagli di una vicenda intricata e con tanti buchi neri, ci siamo chiesti quale poteva essere la nostra chiave di lettura per affrontare questa storia e la risposta ci è venuta dal personaggio che abbiamo messo in scena: non un cantastorie, non una voce narrante che ricostruisce i fatti e neanche qualcuno che potesse rendere il lavoro schierato o «militante». Il nostro protagonista unico è una spia, un infiltrato tra gli anarchici della baracca, un testimone invisibile che è passato attraverso il reclutamento nell’estrema destra e l’addestramento nel regime dei colonnelli in Grecia. La verosimiglianza del personaggio è stata confermata dalle ricostruizioni storiche a cui ci siamo affidati e dai dialoghi scambiati con Antonella Aricò, sorella di uno degli anarchici della baracca, Gianni, con la quale siamo entrati in contatto.
    La costruzione del personaggio ci ha aiutato anche a rispondere a un’altra esigenza che, da autori, sentivamo: perché raccontiamo questa storia oggi? La parabola del protagonista comincia negli anni a cavallo tra il ’68/’69 e finisce nel 1994. Ci è sembrato uno snodo e un ponte ideale verso l’oggi e il dibattito intorno al neofascismo/neonazismo che in tutto il continente è ritornato centrale, una ricerca delle radici di un pensiero e un’attitudine che hanno una radice storica precisa e che è utile ricostruire.

    https://kollettivokontrora.wixsite.com/controra/copia-di-contr-ora
    #anarchisme #Italie #histoire #monologue #fascisme #ndrangheta #mafia #services_secrets #franc-maçonnerie #massoneria #extrême_droite

    • Strage di Gioia Tauro

      La strage di Gioia Tauro è stato un attentato terroristico di matrice neofascista compiuto il 22 luglio 1970 nei pressi della Stazione di Gioia Tauro. In esso venne causato il deragliamento del direttissimo Treno del sole (Siracusa-Torino Porta Nuova). La sentenza della corte d’assise di Palmi n 3/96 del 27 febbraio 2001 individuò come responsabili tre esponenti di Avanguardia Nazionale: Vito Silverini, Vincenzo Caracciolo e Giuseppe Scarcella. Le cause non vennero mai accertate, ma nelle conclusioni della relazione del magistrato istruttore del tribunale di Palmi emerse come l’esplosione rappresenti la ipotesi più plausibile[1].

      https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Gioia_Tauro

      #attentat #terrorisme #néo-fascisme

    • Anarchici della Baracca

      Gli anarchici della Baracca erano un gruppo di cinque ragazzi che persero la vita in un misterioso incidente stradale verificatosi nella notte del 26 settembre 1970, mentre si trovavano in viaggio verso Roma per consegnare a dei loro referenti materiale di denuncia riguardante la strage di Gioia Tauro, avvenuta il 22 luglio 1970, e i contestuali fatti della rivolta di Reggio Calabria.

      L’appellativo deriva dalla villa Liberty, nei pressi di Reggio Calabria, dove i giovani di area anarchica usavano ritrovarsi, la cosiddetta «Baracca». L’edificio fu costruito come alloggio d’emergenza dopo il terremoto del 1908 e diventò centro d’aggregazione per gli alternativi reggini negli anni sessanta.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Anarchici_della_Baracca

  • Amokfahrt beim Berliner CSD : Polizei identifiziert mutmaßlich islamistischen Tatverdächtigen – mehrere Opfer kämpfen mit dem Tod
    https://www.berliner-zeitung.de/article/amokfahrt-beim-berliner-csd-polizei-identifiziert-mutmasslich-islam

    Ahornsteig dans parc Tiergarten, lieu de l’attentat

    La CSD de 2026 à Berlin vient d’être frappé par l’ambiance du quartier Schönebeg Nord. Depuis ce voisinage de logements sociaux sont commis de nombreuses agressions contre les habitants plutôt aisés du « Schwulenkiez » voisin.L’augmentation de la pression sur les quartiers populaires par les coupes de budget, l’exclusion sociale et la montée de la droite xénophobe a poussé un jeune Berlinois à suivre l’exemple des héros islamistes de Nice. On ne sait pas encore combien de morts aura couté finalement cette explosion de l’antagonisme maître-esclave

    A gauche le quartier aisé « homo » de Nollendorfplatz , à droite Schöneberg Nord, quartier à population ouvrière et immigrée

    Il y en aura d’autres héros de causes confuses et leurs victimes tragiques. Mettons fin au règne des responsables pour les causes et des instigateurs aux actes contre nous et nos concitoyens.

    26.7.2026 von Harald Neuber - Amokfahrt beim Berliner CSD fordert ein Todesopfer und 16 Verletzte. Polizei identifiziert islamistischen Tatverdächtigen. Was wir am Morgen danach wissen.

    Nach der tödlichen Amokfahrt sowie mutmaßlichen weiteren Angriffen auf Teilnehmer des Christopher Street Days (CSD) im Berliner Tiergarten hat die Polizei in der Nacht einen ersten mutmaßlichen Tatverdächtigen identifiziert. Demzufolge handelt es sich um einen polizeibekannten Mann aus der islamistischen Szene in Berlin. Das geht aus einem Update der Polizei Berlin hervor, das auf der Plattform X um 03:24 Uhr veröffentlicht wurde. Polizei und Staatsanwaltschaft haben inzwischen Details zu dem Mann und ein Foto öffentlich gemacht.

    Der Verdächtige ist demnach 21 Jahre alt, hat Familie in Berlin und wurde erst im Mai 2026 aus dem Jugendarrest entlassen. Bis zum frühen Morgen konnte er trotz der Öffentlichkeitsfahndung noch nicht festgenommen werden.

    Die Polizei betont, dass zum Tatbeitrag des Mannes weiterhin Unklarheit besteht. „Wir haben weiterhin noch keinerlei Hinweise auf seine konkreten Motivationshintergründe oder auch den genauen Ablauf oder seinen Tatbeitrag als solchen“, sagte der Polizeisprecher.

    In einer gemeinsamen Meldung baten die Polizei Berlin und die Generalstaatsanwaltschaft Berlin am Sonntagmorgen um Unterstützung bei der Suche nach dem flüchtigen Mann. Namentlich genannt wird der 21-jährige Abdul B., der gegen 22 Uhr im Bereich des Tiergartens mehrere Personen mit einem fahrenden Fahrzeug verletzt haben soll, mindestens eine davon mit tödlichen Folgen.

    Eine oder mehrere Personen sollen sich anschließend aus dem Fahrzeug entfernt haben; darüber hinaus sollen mehrere Menschen durch Stichwerkzeuge verletzt worden sein. Die Ermittler beschreiben den Gesuchten als schlank und etwa 1,90 Meter groß, mit schwarzen Haaren, bekleidet mit einem schwarzen Hoodie und einer weißen Hose.

    Foto
    Mit diesem Foto fahndet dien Polizei nach dem 22-jährigen Verdächtigen Abdul B. © Polizei Berlin

    In den Stunden nach der Tat gab es nach Angaben des Polizeisprechers mehrere Polizeieinsätze in Berlin, die im Zusammenhang mit der Tat standen. Dazu zählte eine Durchsuchung in einer Wohnung im Stadtteil Schöneberg.

    Der Zugriff, an dem Spezialkräfte des Sondereinsatzkommandos (SEK) beteiligt waren, erfolgte nach Informationen der Welt gegen 1.10 Uhr; demnach war in dem Mietshaus ein lauter, explosionsartiger Knall zu hören, bevor die Polizei gegen 1.25 Uhr wieder abrückte. Eine Festnahme gab es nicht, weil in der Wohnung niemand angetroffen wurde, wie der Sprecher der Berliner Polizei, Florian Nath, sagte.
    Opfer: Eine Tote, drei Menschen in Lebensgefahr

    Nach aktuellen Angaben von Polizei und Feuerwehr wurde bei der Tat mindestens ein Mensch getötet und 16 weitere verletzt. Laut Polizei erlitt eine Frau tödliche Verletzungen; ihre Identität wurde bislang nicht bekannt gegeben.

    Von den 16 Verletzten sind nach Angaben von Feuerwehrsprecher Dominik Pretz drei lebensbedrohlich und acht schwer verletzt, hinzu kommen fünf Leichtverletzte. Die lebensbedrohlich und schwer verletzten Menschen wurden nach seinen Angaben alle in Krankenhäuser gebracht. Darüber hinaus wurden nach Angaben des Sprechers rund 30 Menschen von Kräften der Feuerwehr betreut; vor Ort gab es eine psychologische Notfallversorgung. Die Feuerwehr war nach eigenen Angaben mit 150 Helfern im Einsatz.

    Für Angehörige richtete die Polizei eine Personenauskunftsstelle unter der Nummer 030 8485 4460 ein. Der Notruf von Feuerwehr und Polizei ist laut einer X-Mitteilung der Berliner Feuerwehr um 1.51 Uhr für Auskünfte ausdrücklich nicht zu wählen.

    Chronologie: Vom Showprogramm zur Evakuierung

    Am Samstag, 25. Juli 2026, hatten hunderttausende Menschen unter dem Motto „Haltung ist hot“ am Christopher Street Day in Berlin teilgenommen. Die Straßenparade begann am Mittag und endete am Abend am Brandenburger Tor, wo unter anderem Popmusikerin Sarah Connor bei der Abschlusskundgebung auftrat.

    Gegen 22.00 Uhr nahm die Feierstimmung im Herzen der Hauptstadt ein jähes Ende. Ein weißer Kastenwagen fuhr in der Nähe des Potsdamer Platzes in die Menschenmenge.

    Nach Polizeiangaben war der Fahrer am Ahornsteig nahe Lennéstraße unterwegs gewesen; dort habe er mehrere Menschen angefahren, möglicherweise auch überrollt, bevor das Fahrzeug in der Parkanlage einen Baum rammte. Ein Augenzeuge berichtete, ein Fahrzeug sei mit hoher Geschwindigkeit von der Lennéstraße in den Tiergarten abgebogen.

    Der Fahrer stieg nach Polizeiangaben anschließend aus und flüchtete in unbekannte Richtung. Bei dem Fahrzeug handelt es sich nach Angaben von Polizeisprecher Nath um ein Privatfahrzeug, nicht um einen Mietwagen; das leere und stark demolierte Fahrzeug wurde im Bereich des Tatorts sichergestellt.

    Foto
    Das mutmaßliche Tatfahrzeug – nach dem Fahrer läuft eine öffentliche Fahndung. © Thomas Peise

    Unmittelbar danach eilten Polizei und Rettungskräfte mit einem Großaufgebot zum Tatort, auch Spezialeinheiten waren im Einsatz. Auf den Videoleinwänden am Brandenburger Tor erschien auf gelbem Hintergrund das Wort „Evakuierung“.

    Ein Moderator forderte die Menschen auf, das Gelände umgehend, aber ruhig und geordnet zu verlassen und nicht in Richtung Siegessäule zu gehen, sondern die U-Bahneingänge am Brandenburger Tor zu nutzen.

    Die Veranstalter brachen den CSD ab und schrieben auf Instagram: „Bitte geht nach Hause.“ Augenzeugen an der Siegessäule berichteten von panischen Szenen mit schreienden und flüchtenden Menschen.
    Offene Frage: Gab es eine zweite Tatphase?

    Bis zum Morgen blieb nach Darstellung der Polizei unklar, was nach dem Aufprall geschah. „Es ist Bestandteil der Ermittlungen, ob es eine zweite Tatphase nach der Fahrphase gab“, sagte Nath – also ob jemand das Fahrzeug verlassen und mit möglichen Stichwaffen auf Personen eingewirkt habe.

    Nach Zeugenangaben sollen einige Menschen durch Stiche verletzt worden sein; manche wollen einen schwarz gekleideten Mann mit einer Machete gesehen haben. Die Polizei prüft diese Angaben.

    Ebenfalls ungeklärt ist, ob es einen oder mehrere Täter gab; dazu gebe es unterschiedliche Aussagen, so die Polizei. Das Gebiet rund um den Tatort wurde großräumig abgesperrt und der Tiergarten mit Wärmebildkameras abgesucht. Die Polizei ging zuletzt nicht davon aus, dass sich der Täter noch in diesem Bereich aufhält, sondern anderswo in Berlin.
    Lage am Sonntagmorgen: Großaufgebot, abgesagte Veranstaltungen

    Seit dem Samstagmorgen waren nach Polizeiangaben mehr als 2200 Polizisten in Berlin im Einsatz, teils schwer bewaffnet, darunter auch verdeckte Kräfte. Die Polizei sprach mit Blick auf die Fahndung von „mehreren hundert Einsatzkräften“; bei der Suche kamen demnach auch Hubschrauber mit Wärmebildkameras zum Einsatz.

    In der Nacht sagten die CSD-Veranstalter zwei für Sonntag geplante Veranstaltungen ab.

    Die Berliner Polizei hatte die Öffentlichkeit aufgerufen, den Bereich zu meiden und weiträumig zu umfahren; die Gegend um den Tatort wurde geräumt.

    Reaktionen aus Politik – und Warnung vor Spekulationen

    Bundeskanzler Friedrich Merz (CDU) verurteilte eine „abscheuliche Tat“. Berlins Regierender Bürgermeister Kai Wegner (CDU) sprach von einem „Angriff auf unsere freie und weltoffene Gesellschaft“. Auf die Frage, ob es sich um einen Terroranschlag handle, entgegnete Wegner: „Es ist zu früh, das heute zu sagen.“

    Auch der Berliner Stadtentwicklungssenator Christian Gaebler (SPD) warnte vor Spekulationen über den Hintergrund; man könne dazu im Moment noch nichts sagen. Weil sich die Tat nicht in der Veranstaltung selbst, sondern im Tiergarten abgespielt habe, sei die Lage so unübersichtlich.

    Bundesinnenminister Alexander Dobrindt (CSU) bot noch am Abend den Landesbehörden die Unterstützung des Bundes an. Nach Angaben eines Regierungssprechers stehen Merz und Dobrindt „in engstem Kontakt“ und wollen sich „mit besonderem Nachdruck für Aufklärung und Ahndung der abscheulichen Tat einsetzen“.

    https://www.berliner-zeitung.de/article/csd-in-berlin-abgebrochen-10233328

    25.7.2026 - Nach ersten Erkenntnissen fuhr ein weißer Lieferwagen gegen 22 Uhr am Ahornsteig parallel zur Lennéstraße, wie Polizeisprecher Florian Nath erklärte. Dort habe er mehrere Menschen angefahren, möglicherweise auch umgefahren, bevor er mit einem Baum kollidierte.

    #Berlin #Tiergarten #Ahornsteig #attentat #islamisme #CSD

  • This is America: Free Luigi
    https://www.ardsounds.de/sendung/this-is-america-or-wdr/urn:ard:show:7940b69a453d2110

    Mitten auf offener Straße wird ein CEO erschossen – und der mutmaßliche Täter wird gefeiert. In „This Is America: Free Luigi“ erzählt Khesrau Behroz, warum viele Menschen in Luigi Mangione einen Helden sehen und was das über die USA verrät.

    https://kurz.wdr.de/thisisamerica

    „This Is America: Free Luigi“ von der ARD und Undone erzählt die Geschichte des mutmaßlichen CEO-Mörders Luigi Mangione. Am Morgen des 4. Dezember 2024 wird Brian Thompson, CEO einer großen Krankenversicherungen, mitten auf der Straße erschossen.

    Die Jagd nach dem Täter beginnt sofort. Doch anders als bei den meisten Verbrechen entwickelt sich hier etwas Ungewöhnliches: Der mutmaßliche Täter wird nicht verurteilt, sondern gefeiert.

    Unter dem Hashtag #FreeLuigi wird er zu einem Meme: Fotos, selbstkomponierte Lieder, sogar ein Musical in San Francisco. Plötzlich ist er überall: gefeiert, diskutiert, verehrt. Wie konnte das passieren? In „This is America: Free Luigi“ nimmt euch Host Khesrau Behroz mit von New York bis San Francisco, von Medienhype bis zu juristischen und gesellschaftlichen Abgründen. Wer entscheidet eigentlich, wer Täter, wer Held ist? Und was sagt das über ein Land aus, das immer wieder im Strudel von Gewalt, Mythos und Medienspektakel gefangen ist?

    Ein Junge aus gutem Haus (1/5)

    Während New York sich auf das festliche Erleuchten des Weihnachtsbaums am Rockefeller Center vorbereitet, fallen nur vier Blocks entfernt Schüsse. Das Opfer: Brian Thompson, CEO des Versicherungsriesen UnitedHealthcare.

    Doch während die Polizei eine massive Fahndung einleitet, richtet sich der Blick der Weltöffentlichkeit schnell auf den mutmaßlichen Täter: Luigi Nicholas Mangione. Wer ist dieser junge Mann, der aus einer hochangesehenen, wohlhabenden italienischen Familie aus Baltimore stammt? Die erste Episode erzählt die Geschichte von zwei Männern, deren Wege sich zum ersten und letzten Mal auf der West 54th Street kreuzen.

    Vier Vollidioten in San Francisco (2/5)

    Luigi ist in aller Munde. Als Fashion-Icon, Sexsymbol oder Volksheld. Das ganze Internet ist voll mit Fotos, selbstkomponierten Liedern, Workouts im Mangione-Stil: eine wahre Luigi-Mania.

    In San Francisco geht eine Gruppe junger Comedians noch einen Schritt weiter und schreibt ein Musical über Luigi und seine prominenten Zellennachbarn P. Diddy und Sam Bankman-Fried. Aber, was ist es eigentlich genau, das all diese Menschen so anzieht?

    Mr. & Mrs. Potter (3/5)

    Der Inhalt eines angeblichen Manifests führt auf die Spuren der US-amerikanischen Gesundheitsindustrie. Wir treffen zwei Menschen, die die Abgründe des Systems kennen.

    Dr. Elisabeth Potter, eine renommierte Chirurgin aus Texas, erzählt von dem Moment, als sie eine laufende Operation unterbrechen musste, weil die Versicherung am Telefon die Notwendigkeit einer Krankenhausübernachtung für ihre Krebspatientin infrage stellte. Es ist ein System aus „Delay, Deny, Depose“, das Profit über Menschenleben stellt. Gemeinsam mit dem Whistleblower Wendell Potter blickt die Episode in den Maschinenraum des Scams.

    Juror Nr. 5 (4/5)

    Luigi Mangione ist nicht der erste Vigilante, den Amerika feiert. 40 Jahre vor dem Mord an Brian Thompson schießt Bernhard Goetz in einer New Yorker U-Bahn auf vier junge Männer und wird von der Öffentlichkeit als Subway Vigilante zum Helden erklärt.

    Khesrau Behroz trifft Mark Lesly, den Juror Nummer 5, der damals über Goetz’ Schicksal entschied. Durch seine Augen erleben wir, wie schwer es für eine Jury ist, zwischen Selbstverteidigung, Wut und blindem Rachegefühl zu unterscheiden. Wer darf am Ende entscheiden, wer ein Mörder ist und wer ein Held? Und was passiert, wenn die Grenze zwischen Recht und Gerechtigkeit verschwimmt?

    Wilde Freuden (5/5)

    In New York sieht Khesrau Behroz zum ersten Mal Luigi Mangione vor Gericht. Seine Anwälte kämpfen um sein Leben: Es geht um die Todesstrafe. Draußen, weit draußen, verändert sich das Land.

    Aus dem Kulturkampf ist ein Kampf ums Überleben geworden. „This is not who we are!“, sagen die Amerikaner:innen nach jeder Tragödie, die aus den eigenen Reihen entfacht: „Das sind wir nicht!“ Aber was, wenn doch?

    #USA #attentat #assurances #iatrocratie

  • „Get down, get down !“ : Schüsse beim Korrespondenten-Dinner im Weißen Haus – Präsident Trump in Sicherheit
    https://www.berliner-zeitung.de/article/get-down-get-down-schuesse-beim-korrespondenten-dinner-im-weissen-h



    Georg Elser reloaded ? La tragédie laisse sa place à la farce dans la société du spectacle . Plusieurs personnes ont été blessées par des agent de sécurité sur-ambitieux. Le président tiendra un de ses beaux discours lors du dîner de remplacement. La bombe n’a pas explosé. Il n’y a pas eu de bombe.

    26.4.2026 von Harald Neuber - US-Präsident überlebt dritten Anschlag in drei Jahren. Schüsse bei Promi-Dinner erschüttern Washington. Doch eine Frage bleibt unbeantwortet.

    Der Angriff hat in Washington eine Debatte über den Personenschutz von Präsident Donald Trump und die Sicherheit hochrangiger US-Veranstaltungen ausgelöst: Bei den Schüssen während des Korrespondenten-Dinners der White House Correspondents’ Association am Samstagabend wurde ein Beamter des Secret Service verletzt.

    Der mit Schrotflinte, Pistole und Messern bewaffnete Angreifer drang bis in ein Stockwerk über den Ballsaal des Washington Hilton vor, in dem Trump, Vizepräsident JD Vance und mehrere Minister saßen. Der mutmaßliche Täter, laut Associated Press der 31-jährige Cole Tomas Allen aus Kalifornien, wurde überwältigt und festgenommen; nach Angaben von CBS News soll er Vertreter der Trump-Regierung als Ziele ausgewählt haben.

    Trump kritisierte die Sicherheitsvorkehrungen des Hotels als unzureichend, lobte aber die Einsatzkräfte. Regierungen aus Kanada, Mexiko, Australien, Großbritannien, Israel, Pakistan, Indien und Venezuela verurteilten den Angriff.

    Kurz vor den Schüssen

    Es ist 20.34 Uhr in Washington, Ortszeit, als die Welt für ein paar Sekunden stillsteht. Im Ballsaal des Washington Hilton, einen guten Kilometer nördlich des Weißen Hauses, klirren noch die Sektgläser. Kellner räumen Salatteller ab. Donald Trump, zum ersten Mal seit 2015 wieder Gast beim traditionsreichen White House Correspondents’ Dinner, lehnt sich zur CBS-Reporterin Weijia Jiang hinüber. Burrata mit Frühlingserbsen. Smalltalk. Ein Abend, wie er kalkulierbarer kaum sein könnte.

    Dann das Geräusch.

    „Ich dachte, es sei ein Tablett, das heruntergefallen ist“, wird Trump später sagen. Seine Frau Melania weiß es sofort besser. Es sei „kein guten Geräusch“, soll sie geflüstert haben.

    Was sie zu diesem Zeitpunkt noch nicht ahnt: Wenige Meter vor der Sicherheitsschleuse zum Ballsaal rennt in diesem Moment ein 31-jähriger Mann aus Kalifornien an einem Checkpoint vorbei – bewaffnet mit einer Schrotflinte, einer Pistole und mehreren Messern.

    Was dann geschieht, dauert kaum mehr als eine Minute. Aber es wird das politische Amerika in den nächsten Tagen erschüttern. Vielleicht Wochen oder Monaten. Womöglich für immer.

    Secret-Service-Agenten reißen erst Vizepräsident JD Vance, dann den Präsidenten von der Bühne. Außenminister Marco Rubio, Verteidigungsminister Pete Hegseth, FBI-Direktor Kash Patel – die halbe Regierungsmannschaft wird durch die Seitengänge geschleust. Hunderte von Gästen, darunter die Spitzen des US-amerikanischen Journalismus in Smoking und Abendkleid, werfen sich zu Boden.

    Manche krabbeln unter die Tische, andere ziehen sich weiße Tischdecken über den Kopf. CNN-Veteran Wolf Blitzer, nur Meter vom Schützen entfernt, wird von einem Polizisten zu Boden gerissen und mit dessen Körper abgeschirmt. Als er aufsteht, fehlt ihm ein Schuh.

    „Ich sah eine große Waffe und hörte die lauten Knalle“, sagt Blitzer später.

    Foto
    Secret-Service-Agenten bei White House Correspondents’ Dinner. © Mark Schiefelbein

    Im Saal: ein Moment, den selbst diese Profis kaum einordnen können. Erika Kirk, Witwe des im vergangenen Jahr ermordeten konservativen Aktivisten Charlie Kirk, kriecht unter ihren Tisch. Gesundheitsminister Robert F. Kennedy Jr. wird mit seiner Frau hinausgeführt. Eine Vertreterin des Justizministeriums wird verletzt, als schwer bewaffnete Agenten über Tische und Stühle springen.

    Ein Mann, eine Waffe – und viele offene Fragen

    Der Tatverdächtige – Cole Tomas Allen, 31, aus dem Los-Angeles-Vorort Torrance – wird unweit der Sicherheitsschleuse zu Boden gerissen. Ein Secret-Service-Beamter wird getroffen, seine kugelsichere Weste rettet ihm das Leben. Allen selbst, so die Behörden, sei nicht verletzt worden – kaum zu glauben, gemessen an den vielen Schüssen.

    Was über den mutmaßlichen Täter bekannt ist, wirkt auf den ersten Blick beunruhigend banal: Caltech-Absolvent, später Master in Dominguez Hills, unabhängiger Spieleentwickler. 2018 veröffentlichte er ein obskures Indie-Game namens „Bohrdom“ – „nicht-gewalttätig“, wie er es selbst beschrieb.

    Foto
    Entsetzen nach Schüssen beim Dinner des Weißen Hauses. © Alex Brandon

    Bis gestern hatte er kaum Bewertungen, kaum Follower. Und nun im Zentrum der Aufmerksamkeit einer Weltmacht und der Welt.

    Ein Mann am Rande der digitalen Sichtbarkeit. Im Carport zwei Hondas und ein leuchtend blauer Roller, mit dem er Besorgungen erledigte. „Eine ruhige Gegend, viele pensionierte LAPD-Beamte“, sagt der Nachbar James Costello. „Deswegen sind wir hier hergezogen.“

    Doch in den frühen Morgenstunden Washingtoner Zeit dringt eine Information nach außen, die alles verändert: Allen habe nach seiner Festnahme erklärt, er habe Trump-Regierungsmitglieder erschießen wollen, berichtet CBS News unter Berufung auf zwei Quellen. Was genau ihn antrieb, bleibt vorerst unklar. Die Behörden sprechen von einem „lone wolf“, einem Einzeltäter. Trump nennt ihn schlicht „eine kranke Person“.

    Doch die entscheidende Frage steht im Raum – und sie hat es in sich.

    Drei Anschläge in drei Jahren

    Es ist das dritte Mal in drei Jahren, dass dem 47. Präsidenten der Vereinigten Staaten eine Kugel gefährlich nahekommt. Im Juli 2024 streifte ein Geschoss in Butler, Pennsylvania, sein Ohr. Im September 2024 lag ein Schütze im Gebüsch seines Golfclubs in West Palm Beach. Und nun, im April 2026, im Hilton – ausgerechnet jenem Hotel, vor dem John Hinckley Jr. 1981 auf Ronald Reagan schoss. Manche nennen es längst „The Hinckley Hilton“. Es ist, als seien die USA in einer Zeitschleife politischer Gewalt verfangen.

    Trump selbst gibt sich vor den Kameras des Briefing Rooms erstaunlich gefasst, in Smoking und Fliege, flankiert von seiner Gattin Melania, und den Kabinettsmitgliedern Vance, Hegseth, Rubio. „Niemand hat mir gesagt, dass das ein so gefährlicher Beruf ist“, scherzt er.

    Foto
    Im Saal herrschte Chaos – dennoch ging die Sache glimpflich aus. © MANDEL NGAN

    „Ich habe Attentate studiert, und ich muss Ihnen sagen: Diejenigen mit dem größten Einfluss, die am meisten bewirken, werden ins Visier genommen“, sagte Trump und fügte hinzu: „Diejenigen, die am meisten leisten, die den größten Einfluss haben – genau sie sind es, auf die man es abgesehen hat.“

    Es ist eine Aussage, die in Washington noch lange nachhallen wird.

    Stehen die USA vor einem Bürgerkrieg?

    Die Frage, die in deutschen Redaktionen, in europäischen Hauptstädten, aber auch von US-amerikanischer Politanalysten in der Nacht gestellt wird, lautet: Bewegen sich die Vereinigten Staaten auf einen Bürgerkrieg zu?

    Die nüchterne Antwort: Nein, nicht im klassischen Sinn. Es gibt keine zwei Armeen, keine territorialen Frontlinien, keine sezessionistische Bewegung mit ernsthafter Massenbasis. Die institutionellen Kräfte – Justiz, Bundespolizei, Militär – funktionieren. Das Hilton-Attentat wurde durch eine Sicherheitsschleuse gestoppt, die Strafverfolgung lief professionell. Auch das ist Teil der Wahrheit.

    Foto
    Der Verdächtiger wurde nach den Schüssen festgenommen.

    Aber: Die Liste der politisch motivierten Gewalttaten der letzten Jahre liest sich wie ein Krisentagebuch. Der Sturm aufs Kapitol am 6. Januar 2021 mit 150 verletzten Polizisten und Toten. Der Hammerangriff auf den Mann von Nancy Pelosi. Die Ermordung einer demokratischen Abgeordneten und ihres Mannes in Minnesota. Der Brandanschlag auf das Haus des demokratischen Gouverneurs Josh Shapiro. Die Schüsse auf ein Kamala-Harris-Wahlkampfbüro in Arizona. Die Ermordung des konservativen Aktivisten Charlie Kirk vor wenigen Monaten. Die zwei Anschläge auf Trump 2024. Und jetzt: das Hilton.

    Es ist keine Bürgerkriegsfront. Es ist etwas anderes – etwas, das Politikwissenschaftler in Studien längst „sustained low-intensity political violence“ nennen. Eine dauerhafte, niederschwellige politische Gewalt, die das Land überzieht wie ein ätzender Nieselregen. Die Drohungen gegen Kongressabgeordnete beider Parteien sind in den vergangenen fünf Jahren explosionsartig angestiegen. Die Polarisierung – gemessen an Umfragen, in denen Anhänger der jeweils anderen Partei nicht mehr nur als „falsch“, sondern als „Bedrohung für das Land“ eingestuft werden – hat historische Höchstwerte erreicht.

    Was fehlt, ist nicht das Pulver, nicht die Munition, nicht der Sprengstoff. Was fehlt, ist ein politischer Minenräumdienst, eine Kampfmittelbeseitigung.

    Strategie der Spannung?

    Bleibt die heikelste Frage: Könnten Vorfälle wie diese Teil einer „Strategie der Spannung“ sein – einer bewussten Inszenierung von Gewalt, um politische Verschiebungen, Sicherheitsausbau, autoritäre Reaktionen zu legitimieren? Der Begriff stammt aus dem Italien der Bleiernen Jahre, als Geheimdienste, Rechtsextreme und mafiöse Strukturen eine Welle von Anschlägen orchestrierten, um die kommunistische Linke zu schwächen und den Ruf nach „Ordnung“ lauter werden zu lassen.

    Es wäre journalistisch unredlich, einen solchen Verdacht ohne Belege zu erheben. Cole Tomas Allen wirkt nach derzeitigem Stand wie das, was er offenbar ist: ein psychisch fragiler Einzeltäter, der allein handelte. Auch die Anschläge von Butler und West Palm Beach folgten diesem Muster. Sie sind bislang nichts, was an klassische „false flag“-Operationen erinnert.

    Und doch lohnt der zweite Blick. Denn auffällig ist, wie schnell Trump das Attentat in eine politische Botschaft übersetzte. Noch im Briefing Room, im Smoking, mit der Krawatte leicht verrutscht, machte er den Anschlag zum Argument für sein juristisch umstrittenes 400-Millionen-Dollar-Ballsaal-Projekt am Weißen Haus: „Es ist drohnensicher, es hat kugelsicheres Glas. Wir brauchen den Ballsaal.“ Aus einem Sicherheitsvorfall wird binnen Stunden ein Hebel für den Umbau von Symbolarchitektur. Aus einem Trauma eine Begründung für mehr Mauer, mehr Schutzwall, mehr Festung.

    Foto
    Secret Service reagiert auf Schüsse bei Gala, Trump evakuiert © MANDEL NGAN

    Das ist keine Strategie der Spannung im italienischen Sinne. Aber es ist die Logik einer Politik, die jede Krise als Beschleuniger nutzt.

    Die Stille nach dem Schuss

    Gegen Mitternacht leeren sich die Sidewalks vor dem Hilton. Reporter interviewen einander, weil sie selbst Zeugen geworden sind. Die After-Partys – Time Magazine bei der Schweizer Botschaft, MS NOW im Dupont Underground – finden trotzdem statt. „Wir halten es für wichtig, Freunden und Kollegen einen Raum zu bieten, zusammen zu sein“, sagt ein Sprecher. Es klingt wie Trotz. Vielleicht ist es Trotz.

    Im Briefing Room sagt Trump, er werde das Korrespondenten-Dinner innerhalb von 30 Tagen nachholen. Seine ursprünglich geplante Rede – „die unangemessenste Rede, die je gehalten wurde“ – werde er wohl umschreiben müssen. „Ich werde wahrscheinlich sehr nett sein. Ich werde sehr langweilig sein.“

    Was bleibt, ist die Frage, die niemand an diesem Abend laut stellt: Wie viele dieser Szenen verträgt eine Demokratie noch, bevor sie scheitert?

    Georg Elser
    https://de.wikipedia.org/wiki/Georg_Elser

    #USA #attentat #wtf

  • Terrorisme d’ultra droite

    https://www.arte.tv/fr/videos/RC-027683/terrorisme-d-ultra-droite

    https://api-cdn.arte.tv/img/v2/image/Jvt5ACGuftZTy6QVjnjmJG/1920x1080?type=TEXT&watermark=true

    #Terrorisme d’ultra droite

    En Europe et aux États-Unis, les #attentats contre les minorités et les institutions démocratiques se multiplient. Longtemps ignorée, cette menace représente aujourd’hui un #danger imminent. Comment le darknet et les réseaux sociaux accélèrent-ils la radicalisation, et pourquoi les auteurs d’actions violentes sont majoritairement des jeunes connectés ? Un documentaire sur la menace sous-estimée du terrorisme d’extrême droite à l’échelle mondiale.

    #reseauxsociaux
    #extremedroite
    #fascisme
    #racisme
    #colonialisme

  • Stromterror in Berlin : Das Bekennerschreiben im Wortlaut
    https://www.berliner-zeitung.de/news/stromterror-in-berlin-das-bekennerschreiben-im-wortlaut-li.10012514

    Voilà des connards plein de bonnes intentions. Hier matin le groupe "Vulkan" a coupé l’électricité à quarante cinq mille berlinois dont la majorité vit dans les tours des quartiers à problèmes sociaux. Et oui, il y en a plusieurs "cités" à proxiḿité des quartiers "riches" de Lichterfelde, Marienfelde, Düppel et Zehlendorf. C’est l’héritage de l’époque du mur de Berlin quand on ne put construire des cité à l’extérieur de la ville mais uniquement sur les anciennes fermes et terrains boisés proche des zones résidentielles huppées.

    La coupure durera encore jusqu’à jeudi, si tout marche comme prévu par les spécialistes de la société berlinoise d’électricité. Dans les tours et chez les pas si riches on souffre du froid. Les habitants des villas à Wannsee et sur l’île de Schwanenwerder par contre n’ont aucun mal à faire mettre en marche leurs générateurs où à déménager pendant quelques jours dans un de leurs appartements en ville où dans leur résidences secondaires.

    Voici le texte de "Vulkan" qui justifie l’attentat. Je suis curieux d’apprendre la réaction des copains "d’extrême gauche" touchés par la lutte anti-extractiviste ;-)

    4.1.2025 von Mario Jacob - Die „Vulkangruppe“ hat ein Bekennerschreiben veröffentlicht. Sie wolle „Reiche“ treffen. Hier ist das Schreiben im Wortlaut .

    Unterdessen legt ein Bekennerschreiben der „Vulkangruppe“ nahe, wer für den Brand einer Kabelbrücke über dem Teltow-Kanal verantwortlich sein könnte. Hier der Wortlaut :

    NEUJAHRSGRÜßE 2026. NUR MUT!

    Wir können uns die Reichen nicht mehr leisten.
    Wir können das Ende der imperialen Lebensweise einleiten.
    Wir können den Raubbau an der Erde stoppen.
    In der Gier nach Energie wird die Erde ausgelaugt, ausgesaugt, verbrannt, geschunden, niedergebrannt, vergewaltigt, zerstört. Ganze Regionen werden unter der Hitze unbewohnbar gemacht. Sie verbrennen einfach. Oder Lebensräume verschwinden unter den Fluten bei Überschwemmungen oder aufgrund des steigenden Meeresspiegels.
    Fossile Kraftwerke abschalten ist Handarbeit. Nur Mut.
    Wir wissen, wir müssen diese Zerstörung unterbrechen. Wir wissen, wir sind nicht alleine. Gebt die Hoffnung auf eine Welt nicht auf, in der das Leben Platz hat und nicht die Gier nach Geld, Macht und Zerstörung.

    Wir haben heute Nacht das Gaskraftwerk in Berlin-Lichterfelde erfolgreich sabotiert. Es kam zu Stromausfällen in den wohlhabenderen Stadtteilen Wannsee, Zehlendorf und Nikolassee. Stromausfälle waren nicht Ziel der Aktion, sondern die fossile Energiewirtschaft. Bei den weniger wohlhabenden Menschen in dem Südwesten Berlins entschuldigen wir uns. Bei den vielen Besitzern von Villen in diesen Stadtteilen hält sich unser Mitleid in Grenzen. Wir erklären in unserem Beitrag unten warum.

    Unsere gemeinwohlorientierte Aktion ist gesellschaftlich sinnvoll. Auch dazu haben wir uns in unserem Schreiben zu der Aktion ausführlicher Stellung bezogen.
    Der Angriff auf das Gaskraftwerk ist ein Akt der Notwehr und der internationalen Solidarität mit allen, die die Erde und das Leben schützen. Die Infrastrukturen die dem „technologischen Angriff“ dienen und der Zerstörung der Erde Vorschub leisten, können sabotiert werden. Fossile Energiegewinnung kann gestoppt werden. Die Smartcity-Metropolen, wie Berlin eine werden soll, können verhindert werden. Mit Stromnetz Berlin hat es einen Baustein dieser katastrophalen Vision von einer smarten City getroffen.

    Für uns ist es selbstverständlich, dass wir zu jedem Zeitpunkt die Gefährdung von Menschenleben ausgeschlossen haben.
    Unsere ausführliche Erklärung hängt dieser Information bei.

    NEUJAHRSGRÜßE 2026. NUR MUT!

    Gier nach Macht, Gier nach Energie, Gier nach Destruktion
    In der Gier nach Energie wird die Erde ausgelaugt, ausgesaugt, verbrannt, geschunden, niedergebrannt, vergewaltigt, zerstört. Ganze Regionen werden unter der Hitze unbewohnbar gemacht. Sie verbrennen einfach. Oder Lebensräume verschwinden unter den Fluten bei Überschwemmungen oder aufgrund des steigenden Meeresspiegels. So suchen mehrere tausend Bewohner:innen von Tuvalu im Pazifik bereits in Australien Zuflucht.

    Im vergangenen Jahr ist die CO² Konzentration in der Atmosphäre auf 423,9 Teile Kohlendioxid pro Million gestiegen. Ein Wert, der alle vorherigen nochmal übertrumpft. Gleichzeitig sind sich Klimaforscher einig, dass die riesigen transatlantischen Meeresströmungen aufgrund der Klimaerwärmung über kurz oder lang abreißen werden. Dieser Zusammenbruch der Meereströmungen, der dem Norden bisher ein mildes Klima bescherte, ist nur ein Teil der Katastrophe, die uns blüht. Das Ausmaß dieser Verwüstung wird einfach ausgeblendet, abstrahiert und in globalen Klimakonferenzen diskutiert, bis das Ausmaß der Zerstörung in Tabellen und Absichtserklärungen verschwunden ist.
    Der Energiehunger aber ist unersättlich und frisst sich durch die Erdkruste und unser Leben, unter anderem, um die Künstliche Intelligenz zu füttern, die dann Stereotype, Hirnrissigkeiten auswirft und uns verwirrt, desorientiert und/oder manipuliert. Während Sprache, Ausdruck und Lebendigkeit bei jedem neuen „Lernen“ der KI mit den vorangegangenen Daten immer weiter reduziert, verstümmelt und begrenzt wird.

    Wir füttern mit unseren Daten die „wolkig“ genannten „Clouds“, die nichts anderes als gigantische, energiefressende Rechen- und Serverzentren sind. Die außerdem unser Trinkwasser saufen und Zahlen ausscheiden, die uns auf unseren Bildschirmen mit vielem nutzlosen, vermeintlich wichtigen Spam bombardieren, bis wir verlernt haben unserer Nachbar:in in die Augen zu schauen. Abhängig geworden von den kleinen Geräten, sind wir allzeit bereit ein Emoji zu verschicken und den „großen Bruder“ zu füttern, dessen Algorithmus unsere Normabweichungen registriert und unsere Suchanfragen beantwortet, bevor wir den Gedanken zu Ende gedacht haben. Wir sitzen mit unseren Freund:innen zusammen währemd uns die Feeds auffressen und versinken in den Geräten anstatt uns live zu unterhalten. Wir bedienen unsere eigene Überwachung und die ist total. Die Tech-Konzerne sind in den Händen von Männern der Macht, die wir ihnen geben. Wir fressen die bunten Bilder, die uns die Maschinen gefiltert vorsetzen und verhungern an den Bildschirmen vor Einsamkeit und Entfremdung. Wir werden zu wischenden Zombies, die einander im Straßenverkehr umrennen. Wir sind Gefangene in einem digitalen System, das uns mehr und mehr die Existenzberechtigung entzieht, wenn wir uns nicht den Spielregeln unterwerfen und unser Leben nicht in die sozialen Medien, den Chat, die künstlichen Wirklichkeiten verlegen. Wir bekommen kein Geld, können nichts bar buchen oder kaufen. Wir sind ohne Zugang zur digitalen Welt immer mehr ausgeschlossen, verlieren den Anschluss an das, was Normalität scheint. Wir haben Angst vor dem, was mit uns passiert und vergraben uns noch tiefer in die Bildschirme, anstatt die Geräte auszuschalten und denen die Macht über uns zu nehmen, die uns tracken, verfolgen, beobachten und manipulieren. Wir machen uns blind gegenüber dem Wissen, für dessen Verbreitung Edward Snowden sein Leben riskierte. Wir machen uns taub gegenüber der stummen Schreie der Indigenen, der Bäuer:innen, die die Lebensgrundlage des Planeten vor ihren Augen verbrennen sehen. Im Gegenteil füttern wir mit jedem Post das Feuer, das uns einkreist und die Temperaturen jedes Jahr auf einen neuen Rekord steigen lässt. Eines Tages werden wir einfach vor den leuchtenden Bildschirmen oder den toten Geräten sitzend verdursten und verhungern. Es ist nicht mehr schwer, sich dies vorzustellen.

    Wir sagen nicht, wir wüssten den Ausweg. Aber wir wissen, wir müssen diese Zerstörung unterbrechen. Der Hedonismus kann uns nicht mehr einfangen, wenn wir den Angstschweiß einmal gerochen haben, der sich ausbreitet, wenn es keinen Ausweg mehr gibt. Kein Vor und kein Zurück mehr. Nur der Schreck darüber, wo wir als Menschheit gelandet sind. Wenn die Frage auf uns zurückfällt, was hast Du eigentlich getan, um das, was auf uns zukommt, zu verhindern? Du hast es doch kommen sehen, fragen uns die Überlebenden, die nächsten Generationen. Komm uns bitte nicht mit den Parteien. Komm uns bitte nicht mit den braunen Alternativen in Nadelstreifenanzügen und Kostümen. Und auch nicht mit den Grünen oder den Linken. Komm uns nicht mit der Wirtschaft, dessen freier Markt das Problem schon regeln wird. Wirtschaft und Politik dealen täglich mit dem Tod. Mit Diktaturen und Schlächtern. Die Bedenken gehen gegen Null, wenn es zum Beispiel darum geht, den Energiehunger zu befriedigen. Noch immer liefert Russland über Nord Stream 1 Gas nach Europa. Und die U.S.A. wollen Venezuelas Öl. Deshalb kommt es jetzt zu militärischen Angriffen. Und Fracking-Gas kommt per Schiff aus aus aller Welt. Zu 79 % im Moment aus den U.S.A.! Fracking in seiner Herstellung ist extrem umweltschädlich. Schon bei der Förderung geht man von 6 bis 10 Prozent Methanverlust aus, was die Atmosphäre zusätzlich aufheizt.

    95% des verbrannten Gas in Deutschland ist importiert. Auf den Klimagipfeln kommen nur taktische Lippenbekenntnisse heraus, weil die erdölproduzierenden Länder kein Interesse an Klimaschutz haben sondern an Geld. Weil die Metropolenländer ihre Politik nach Geld und Wachstum ausrichten, wird den Lobbyisten in Europa gerade das Aus vom Verbrenner-Aus geschenkt.

    Die deutsche Wirtschaftsministerin Katharina Reiche beispielsweise war Staatssekretärin im Verkehrsministerium der Bundesregierung, Lobbyistin beim Verband Kommunaler Unternehmen (VKM) und Managerin bei der E.ON-Tochter Westenergie. E.ON-Ministerin Reiche gibt sich als Unterstützerin des Wasserstoffs, setzt aber vor allem auf Erdgas. So will sie Ausschreibungen für zusätzliche Gaskraftwerke mit einer Leistung von 10 Gigawatt, die bis 2031 ans Netz gehen sollen, was ungefähr 25 neuen Kraftwerken entspräche. 20 Milliarden Euro sind für diese neuen Gaskraftwerke vorgesehen.

    Reiche würde die Klimaneutralität von Deutschland sowieso am liebsten von 2045 auf 2050 verschieben.

    Die hauptsächlichen Verursacher der Klimazerstörung durch den Menschen sind nicht jene, die am meisten darunter leiden, die mit ihrer Gesundheit und ihrem Leben dafür bezahlen. Die Menschen des globalen Südens zahlen jetzt schon den höchsten Preis. Die Länder des globalen Nordens, und demnächst u.a. auch China entscheiden über das Leben aller. China, als kommunistische, rassistische und patriarchale Diktatur kann mit den „Seltenen Erden“ Länder erpressen, die nicht auf Linie sind und so nach und nach Länder, Kulturen, politische Systeme in den Kokon der neuen diktatorischen Weltmacht einweben. Über 85 % der weltweit raffinierten „Seltenen Erden“ kommen aus China. Und es sind die Reichen, die ein Problem sind. Es sind die Superreichen, die die Welt in Brand setzen. In Ost, in West, in Süd und in Nord. 60 Prozent der Investitionen der Superreichen gehen weltweit in die Investitionen von Gas und Erdöl. Und um die 300 Superreiche emittieren mehr CO² wie die 110 ärmsten Länder der Welt. Diese Verbrecher wissen darum. Es ist ihnen egal. Ihre Gier nach noch mehr Reichtum und Macht setzt den Maßstab, dem alle folgen. Sie bereiten ihre eigene „Rettung“ auf abgeschottete Inseln oder in den Weltraum vor, wenn sie diese Erde verbrannt haben. Vor ein paar Jahren hätten wir über diese misogynen Spinner noch gelacht, aber sie meinen es todernst. Zuckerberg will mehr „maskuline Energie“. Musk „produziert“ Kinder am Fließband, damit sein Clan überlebt.

    Von den Verursachern löst niemand das „Problem“. Und schon gar nicht wird das Grundproblem regional gelöst. Im Gegenteil – alle Welt rüstet auf, zur letzten großen Schlacht um Rohstoffe, Wasser, Nahrung und Zugang zu strategisch wichtigen Regionen, um den Exitus der eigenen Machtsphären möglichst zu verhindern oder wenigsten hinauszuzögern. Damit der Bevölkerung noch so lange wie möglich das Angebot der Teilhabe unterbreitet werden kann. Damit wir im globalen Norden, eingesponnen in einer Welt des Konsums und einer imperialen Lebensweise, mitwirken und die Macht mit ihren zunehmend autoritären Konzepten bestätigen. Denn es geht nicht mehr um Freiheit für alle, es geht nur noch um Sicherheit für einige. Das Sicherheitsversprechen ist ein exklusives Recht derer, die es für sich durchsetzen können. Unsere imperiale Lebensweise lassen wir die Verlierer bezahlen, diejenigen, die zu schwach sind, sich gegen „uns“ zu wehren.

    Die Angebote an Teilhabe einer verbrannten Welt weisen wir mit unserer militanten Aktion zurück. Deshalb haben wir die Aktion auf das Gaskraftwerk in Lichterfelde gemacht.

    Wir verhindern dadurch nicht unsere eigene Verstrickung in eine imperiale Lebensweise auf Kosten anderen Lebens, aber wir setzen ein Signal. Einmal mehr, so wie das viele Menschen und Gruppen an unterschiedlichen Orten der Welt tun. Wie das auch hier einige Gruppen, wie beispielsweise Vulkangruppen seit 2011 beständig tun.

    Wir wissen, diese Worte erreichen viele Menschen nicht – sie sind so weit abgerückt von der Idee einer Welt und eines Zusammenlebens, das nicht auf Zerstörung beruht, dass diese Worte sie genauso wenig erreichen wie das Elend der Welt, das täglich über die Bildschirme hochaufgelöst transportiert wird. Wir können kilometerlang Fakten aufzählen und werden kein Gehör finden.

    Wir sind nicht die ersten und wir werden nicht die letzten sein, die trotzdem versuchen, Menschen mit Worten zu erreichen. Wir sind nicht die ersten und letzten, die zur Sabotage schreiten, denn wir spielen auf Zeit. Gleichzeitig nutzen wir und andere die gewonnene Zeit, die Zerstörung aller Lebensformen umzukehren. Mann nennt uns Ökoterrorist:innen, dabei achten wir das Leben. Mann nennt uns verantwortungslos, dabei übernehmen wir Verantwortung, um diese imperiale, zerstörerische Lebensweise zu beenden.

    Unsere gemeinwohlorientierte Aktion ist gesellschaftlich sinnvoll. Wir versuchen damit, die Ausbeutung der Erde zu unterbrechen, die Co²-Toten zu verhindern und die mit der Klimakatastrophe zusammen hängenden Krankheiten zum Stoppen zu bringen. Wir versuchen damit außerdem, dem Artensterben ein Ende zu setzen und die Welt für alle wieder lebenswerter zu gestalten. Jene, die uns „Ökoterroristen“ nennen, sind selbst die wahren Ökoterroristen, formulieren dies im Sinne egoistischer Interessen und Machtkalkül.

    Wir sehen die Bewusstlosen, die sich für schlau halten und den Klimawandel für Fakenews. Die Empathie für Wokeness halten und die nur ihren eigenen Vorteil im Kopf haben, ohne zu erkennen, wie die Dinge, die sie umgeben, miteinander zusammen hängen. Wir sehen hinter dieser sich verbreitenden Abwehr von Fakten ein System derer, die in die Zerstörung der Erde investieren. Es sind die gleichen, die die Macht über die Tech-Konzerne in den Händen halten, die ihnen erlaubt, eine Spezies Mensch zu züchten, die Beifall klatscht, wenn Menschen ertrinken, verdursten, verhungern oder anderweitig krepieren, im Versuch Europa zu erreichen, oder die USA. Diese manipulierten Wohlstandschauvinist:innen und Parteianhänger:innen sekundieren Trump, Modi, Miley, Netanjahu, Merz, Weidel, Putin, Höcke, Orban, Vans, Xi und wie sie alle heißen, bei der „Verteidigung“ der Freiheit. Der Freiheit, darüber zu entscheiden, wer sterben muss und wer nicht. Wer den Zugang zu Reichtum erhält und wer nicht. Dabei hat jeder auf der Flucht gestorbene Flüchtling seine Entsprechung hier in einer tiefen Depression. Jeder Verhungerte macht uns hier fetter und kranker.
    Wir Menschen des globalen Nordens, der reichen Metropolen, haben keinen Nutzen aus dem Elend anderer Menschen. Materieller Reichtum ist kein Reichtum im Sinne einer Idee, die sich am Leben aller erfreuen kann.

    Wenn nur in jedem Land ein kleiner Teil der Bevölkerung sagt; „Jetzt reicht es. Nicht mehr mit uns, nicht in meinem Namen. Auf unsere Kosten darf kein Mensch mehr sterben“. Wenn wir uns weigern zu funktionieren und mitzuspielen, wenn wir Sand im Getriebe einer Maschine werden, die wir bisher selbst mitfüttern, dann kommt etwas in Bewegung, dann können wir die Kraft entwickeln, die Ursachen ein für alle Mal zu stoppen.

    Doch wir brauchen eine Internationale der Verweigerung eines Fortschritts, der nur auf Zerstörung, Mord und Raub basiert. Wir rufen verzweifelt, wütend und entschlossen zugleich und schließen uns den Aufrufen anderer an: Sabotiert die fossile Infrastruktur, die Stromnetze, den Raubbau an der Erde, die Serverzentren, die Chipindustrie und deren Zulieferbetriebe, zerstört die Voraussetzungen für die Automobilwirtschaft und die Rüstungsindustrie, für den Flugverkehr, die Villen, die Yachten, die Spaceships und die Golfplätze. Zerstört die Polizeizentralen, die der Garant für die patriarchalen Eigentumsverhältnisse sind, denn die Erde gehört sich selbst und allen Lebewesen und nicht den Menschen, bzw. den Männern allein und nicht den Reichsten unter ihnen. Dieser Ruf der Verzweiflung ist auch ein Weckruf, ein Aufschrei der Hoffnung und er hat keine örtliche Einfassung, er ist global. Wir reden von einer Internationalen, die sich nicht auf einen Patriarchen beruft, nicht auf die Galerie der Köpfe, die die Kommunisten verehren, sondern die von unterschiedlichen Voraussetzungen ausgeht. Die in China verstanden wird, in Europa, den USA, in Indien und Pakistan, in jedem Winkel der Erde in dem Starlink seinen Empfang hat, in jedem Land in dem die tödliche Drohne ihr Ziel sucht und Strom dafür braucht. In jedem Land, in dem ohne Energie die kriegsführenden Kräfte blind sind und die Menschen die Kampfplätze verlassen können, ohne dass noch jemand Befehle zu deren Tötung ausgeben kann. In denen die Börsen nicht mehr funktionieren und die Bitcoins nicht mehr aufgerufen werden können.

    Wir sagen es nochmal, wir haben Ideen aber keine abschließenden Antworten über den Weg. Aber über das Ziel. Jeder Beitrag zählt. Aber alles in Reichweite unserer Möglichkeiten zu versuchen, dieser imperialen Lebensweise ein Ende zu setzen, das kann nicht falsch sein. Der Fortschritt der Zerstörung ist menschengemacht, durch uns kann er auch gestoppt werden. In den Schritten des Widerstands, in den Echos unterschiedlichster Sprachen und Kulturen, in dem, was andere an uns aussenden, werden wir uns finden und erkennen. Es geht um die Erde. Es geht um das Leben. Es geht gegen unreife dumme Männer an den Hebeln der Macht, die sich aufführen, als betätigten sie einen Spielzeugbagger.

    Für Frustration bezüglich des Widerstands gegen den menschengemachten Klimawandel und der wachsenden Zahl von Leugnern dieses Wandels besteht keine Zeit. Aus den Niederlagen müssen wir lernen, und zwar nicht, indem wir in die Parteien gehen oder privatisieren oder uns im Kollaps einrichten, sondern indem wir Fakten setzen. Das Ausschalten eines Gaskraftwerkes ist einer dieser Fakten, es können aber auch Land-, Platz- und Waldbesetzungen, Zerstörung von Golfplätzen und Flughäfen der Reichen sein. Die Phantasie ist gefordert und unsere Entschlossenheit.

    Switch off für die Gier nach Energie, Switch off für die digitale Verwaltung des Lebens, Switch off für den Fortschritt der Zerstörung.

    Wir haben heute das Gas- und Dampfturbinen-Heizkraftwerk in Lichterfelde angegriffen. Das Kraftwerk produziert auf Erdgasbasis eine elektrische Gesamtleistung von 300 MW. Ziel waren die Starkstromleitungen, um bei dem Unternehmen einen hohen Schaden zu verursachen. Die Kabelbrücke, die nicht öffentlich verzeichnet ist und vom Kraftwerk Lichterfelde über den Teltowkanal geführt wird, haben wir zur Seite der Grünanlagen hin in Brand gesetzt. Wir haben die angeschmorten Kabelstränge mit herumliegenden Stahlstangen zusätzlich kurzgeschlossen.

    Das Energieunternehmen wird auf dem freien Markt Strom in Echtzeit kaufen müssen, um die Vertragsverpflichtungen zu erfüllen, die sie mit der Auslieferung des Stroms eingegangen sind, sobald der Ausfall der Lieferung bemerkt wird. Wir gehen nicht davon aus, dass wir dadurch 100.000 Haushalte vom Netz abgetrennt haben, sondern dass wir diese nur vom Netz des Gaskraftwerks abgetrennt haben. Das mehrfach gesicherte Energienetz wird über andere Wege der Energieleitungen die Haushalte in kürzester Zeit wieder über das weit verzweigte Stromnetz anschließen. Der kurzfristige Kauf von Energie zu den marktüblichen Preisen ist möglicherweise teurer als zu dem Zeitpunkt, als das Energieunternehmen den Strom an der Leipziger Strombörse (EEX) gekauft hat. Um nicht hohe Vertragsstrafen an die einzelnen Energieabnehmer zu zahlen bleibt ihnen kein anderer Weg. Wir haben über zwanzig 110 KV Leitungen kurzgeschlossen und die Fernwärmerohre nicht in den Anschlag einbezogen. Aber wir können Auswirkungen auf die Fernwärme nicht ausschließen.

    Unsere Aktion unterscheidet sich im Praktischen von der Aktion in Adlershof am 9.9.2025 gegen das Technologiezentrum. Dort handelte es sich um eine Zuleitung, die redundante Absicherung vernachlässigte. Bei der „Vulkangruppe Tesla ausschalten“, die Tesla mit der Zerstörung einer Zuleitung vom Netz nahm und um die 5000 privaten Haushalte mit traf, war die Situation ähnlich. In unserem Fall wird nicht vor einem Objekt wie dem Technologiepark oder der Gigafactory der Strom abgetrennt, sodass dieses Objekt in den Blackout kommt, sondern das Kraftwerk mit seiner weiten Verzweigung der Kabel wird von Stromnetz abgetrennt. Es produziert noch Strom, kann aber diesen nicht mehr in dasNetz einspeisen und somit nicht mehr liefern. Die Versorgungsfähigkeit der privaten Haushalte über andere Kraftwerke bleibt aber erhalten und ist auch so von den Behörden und Energieriesen beabsichtigt. Trotzdem ist nicht ausgeschlossen, dass unsere Aktion einzelne Trafostationen in größerer Mitleidenschaft zieht.

    Die Versorgung mit Fernwärme (thermische Leistung um 690 MW) ist durch uns nicht unterbrochen worden.

    Die einzelnen Haushalte sind nicht Ziel der Aktion. Ziel der Aktion ist es, der Gaswirtschaft und der Gier nach Energie einen hohen Schaden zuzufügen.
    Wenn es zu längeren Ausfällen in privaten Haushalten kommt, wollen wir hiermit deutlich machen, sie sind nicht Ziel des Angriffs. Und dieser Effekt war von uns weder beabsichtigt noch kalkuliert. Wir haben zu jedem Zeitpunkt die Gefährdung von Menschenleben ausgeschlossen.

    Da wir keine hundertprozentige Sicherheit darüber haben, welche Kettenreaktionen, die nicht in unserem Verantwortungsbereich liegen, unsere Abschaltung der Gaswerks zur Folge haben könnten, haben wir folgende Bitte an eventuell in Mitleidenschaft gezogene Haushalte: Klingeln Sie bei Ihren Nachbar:innen an. Bedenken Sie, ältere oder hilfsbedürftige Menschen bei einem Ausfall des Stroms mitzuversorgen. Versorgen Sie sich und andere Menschen, indem Sie solidarische Unterstützung geben. Informieren Sie sich untereinander.

    Das Heizkraftwerk in Lichterfelde war eine hundertprozentige Tochter des staatlichen schwedischen Energiekonzerns Vattenfall AB mit einem Umsatz von 7,6 Mrd Euro jährlich und der viertgrößte Stromkonzern nach E.ON , RWE, EnBW.

    Ab 2021 wurde das Kraftwerk „rekommunalisiert“ und gehört der Stadt Berlin. So wird auch das Kraftwerk zum Teil zurückgebaut und umgerüstet auf weitere Kapazitäten. Das hört sich nur auf den ersten Blick gut an.

    Stromnetz Berlin GmbH tätigt aktuell umfangreiche Investitionen in den Ausbau der Berliner Netzinfrastruktur, um den wachsenden Anforderungen der sogenannten Energiewende Rechnung zu tragen. Dafür kassiert die Tochterfirma von Stromnetz Berlin BEN (Berliner Energie und Netzholding GmbH) 380 Millionen von der Europäischen Investitionsbank – „um die voranschreitende Energiewende vorzubereiten“. Die „Energiewende“ ist eine Nebelkerze, die verschleiert, dass es um Energie ohne Wende und ohne wenn und aber geht. Hauptsache Energie, nachhaltig oder nicht. So will Stromnetz Berlin die Kapazitäten bis Anfang 2030 verdoppeln. Ziel sei ein „modernes“ digitalisiertes Stromnetz. Das heißt konkret Hunderttausende Meter neuer Stromkabel und Netzkomponenten sowie mehr digitale Dienste. Das dies nicht aus Nächstenliebe geschieht, können wir uns denken. Vordergründig geht es um die Versorgungssicherheit der Stadt, aber bei genauerem Hinsehen geht es um einen Wachstumswahn in einem von der Regierung forcierten Konkurrenzkampf. Das Schlachtfeld ist die Stadt und unsere Lebensbedingungen. Die Stadt ist eine Ware. Die Wettbewerbsfähigkeit mit anderen Großstädten soll die Neuansiedlung von mehr Start-ups forcieren, mehr rüstungsforschende und -produzierende Unternehmen, mehr digitale Dienstleister und Tech-Unternehmen, die noch mehr Strom fressen, als die Millionen Berliner:innen privat verbrauchen. Es geht auch um eine E-Mobilität, die natürlich keine Förderung des Öffentlichen Nahverkehrs zum Ziel hat, sondern noch mehr Blech, das mit Lithiumbatterien durch die Straßen rollt, noch mehr KI-dominierte Systeme, die selbstfahrende Privatfahrzeuge ausspucken. Das läuft dann unter „Ausbau der Infrastruktur“, die das Land bis 2029 weitere 3 Milliarden Euro kostet, nachdem die A100 sich immer tiefer in die Stadt hineinfrisst. Für die Erneuerung des Stromnetzes werden Investitionen bis zu 770 Millionen Euro getätigt.

    Das hört sich alles mehr als langweilig an, ist aber für uns als Menschen in Berlin und Brandenburg von großer Bedeutung, denn es ist unser Leben, unser Land, unser Wasser, unsere Zukunft, die hier verhandelt werden. Für Giffey, die Wirtschaftsliberale der SPD, ist der Ausbau der Netzkapazitäten und neue Stromtrassen eine zentrale Voraussetzung für den Investitionsstandort Berlin. Diese wirtschaftstliberalen Zerstörer einer lebenswerten Zukunft denken die Stadt in Zahlen, Geldsummen, Wachstumsraten und Konkurrenzkämpfen zu anderen Städten. Die Menschen zählen nicht, bzw. nur als einkommensschwache oder einkommensstarke Größen. Den ersteren Teil muss man irgendwie verwalten und eingrenzen – auch mittels polizeilicher und repressiver Maßnahmen und mauert so einen Park in Kreuzberg ein. Und den anderen Teil umschmeichelt man, denn dessen Geld kurbelt den Konsum an. Für diesen Teil wird die Stadt smart und hübsch gemacht. Berlin ist eine Marke und wird als solche gehandelt.
    Für Giffay entspricht der Ausbau des Stromnetzes der rasanten Digitalisierung des Alltags, als handele es sich um eine Naturgewalt, die über uns hereinbricht. Als entscheiden nicht die TECH-Konzerne und die Tech-Faschisten über die Durchsetzung von KI, welche den weltweiten Stromverbrauch laut Bundeswirtschaftsministerium bis 2030 verdoppeln wird. Als entscheiden nicht Politiker und Wirtschaftsliberale darüber selbst, wenn in den BVG-Bussen kein Bargeldzahlen mehr möglich ist und Menschen zu digitaler Bezahlungen gezwungen werden, deren Tracking damit auch gleich gewährleistet ist, in einer renitenten Stadt, in der es eine Tradition militanter Bewegungen gibt, die es zu kontrollieren gilt. Als entscheidet nicht die Politik, wenn sie der Polizei und den Geheimdiensten die Überwachungssoftware Palantir in die Hand gibt, deren treibende Kraft ein Faschist aus den USA ist und dessen Software ein digitales Netz zur Überwachung der Menschen vorsieht. Giffay wirbt für den Ausbau des Netzes mit „unseren“ Unternehmen und der zunehmenden Elektrifizierung der Mobilität: „Aus Liebe zu Berlin, das modernste Stromnetz für die klimaneutrale Hauptstadt“. Und geübt darin, Kritik die Spitze zu nehmen, hat die Stromnetz Berlin „Bürgerräte“ als Feigenblätter miteinbezogen, die lächerliche Beteiligungen an Belanglosigkeiten ausüben können, aber über die Richtung energiepolitischer Entscheidungen und der Gestaltung der Stadt nichts zu sagen haben. Nachdem Vattenfall und die Stadt aufgrund einer breiten Bürger:innen-Initiative gezwungen waren, eine „Rekommunalisierung“, eine Verstaatlichung des Stromnetzes einzuleiten und BEN als Eigentümer einzusetzen, betreiben sie business as usual und der Irrsinn geht unvermindert weiter. Die Vision ist klar: Smart City – Stromnetz Berlin spricht es aus: „Berlin befindet sich auf dem Weg, eine der führenden Smartcity-Metropolen zu werden. In allen Bereichen des städtischen Lebens hat dieser Transformationsprozess bereits begonnen“. Und: „intelligente Infrastrukturen und besonders das „smart grid“ (intelligentes Stromnetz) werden das Fundament bilden – als vernetztes Betriebssystem wird es zum Rückgrat und Katalysator der Energiewende.“ Abgesehen davon, dass wir den Begriff „Energiewende“ für Augenwischerei halten und ersetzen würden mit „technologischer Angriff auf mit-menschliche Verhältnisse“, stimmen wir überein.
    Die konkreten Angriffe auf den Technologiepark Adlershof, auf Teslas Gigafactory, auf die Infrastruktur des Vattenfall Steinkohlekraftwerks Reuter, und auf den Knotenpunkt von Vodafone in Adlershof sind Referenzpunkte unserer Aktion, sowie die vielen militanten Aktionen, die Akzente gegen die Zerstörung unserer Erde setzen. Auch wenn diese Sabotageakte hohe finanzielle Einbußen verursachen, können sie als einzelne (!) Aktionen keine politische Richtungsänderung erzwingen. Aber sie weisen einen Weg und eine Richtung auf, die wir allen Metropolen nahelegen. Legt die Infrastrukturen lahm, die dem „technologischen Angriff“ dienen und der Zerstörung der Erde Vorschub leisten. Der Konsens über Teilhabe am Projekt einer imperialen Lebensweise ist aufkündbar. Eine soziale Massenbewegung gegen die weltweite Zerstörung der Lebensgrundlagen und gegen alle Kriege und Ressourcenplünderungen geht mit der Fähigkeit zur Sabotage der Stromnetze und der Energieadern einher.

    Der Angriff auf das Gaskraftwerk ist ein Akt der internationalen Solidarität mit allen, die die Erde und das Leben schützen. Unser Widerstand ist vielfältig und oft brauchen wir im Nebel der Desinformationen, der unterschiedlichen kulturellen Zugänge, der sprachlichen Differenzen noch zu viel Zeit, um die Gemeinsamkeiten zu erkennen. Aber wir sind zuversichtlich, dass im Dunkeln das Licht nicht weit ist. Wenn wir diese Aktion in den Kontext eines weltweiten Widerstandes stellen, ob in den USA, Lateinamerika, Asien, China oder Russland, in Europa oder Australien, der gegen alle Erscheinungsformen der Dominanz, Herrschaft und Zerstörung der Erde gerichtet ist, sind wir zuversichtlich, dass wir gehört werden, dass diese Beiträge übersetzt werden, dass uns übersetzte Beiträge erreichen, dass auf den verschlungenen Pfaden des Widerstands eine subversive Kommunikation stattfindet, die einander erkennt. Und eingreift. Und dies möglichst ohne Blut zu vergießen, aber entschlossen, den Herrschenden den Saft abzudrehen.

    Vulkangruppe: Den Herrschenden den Saft abdrehen

    Wir können uns die Reichen nicht mehr leisten
    Das Ende der imperialen Lebensweise einleiten
    Fossile Kraftwerke abschalten ist Handarbeit
    Den Raubbau an der Erde stoppen
    Freiheit für alle Antifas, Klimaaktivist:innen und all die anderen Widerspenstigen

    Fin du baratin.

    Une chose est sûre : Nous sommes pris dans les contradictions économiques et sociales de la société capitaliste belliqueuse. Quand les "Vulkan" y ajoutent leur actions militaire ils contribuent à l’escalade mortelle.

    "12 Monkeys” 20 Years After Its Release
    https://www.youtube.com/watch?v=N78zkGDeBUY

    Dans cette vidéo on nous propose une solution possible du probléme. Ce n’est pas drôle.

    #Berlin #Lichterfelde #Marienfelde #Düppel #Zehlendorf #électricité #attentat

  • „Keine bedauerlichen Einzelfälle“ : Vater von Attentatsopfer klagt Politik an
    https://www.berliner-zeitung.de/mensch-metropole/magdeburg-brokstedt-illerkirchberg-wie-die-familien-der-opfer-von-a

    A Berlin la droite récupère une marche de commémoration pour les victimes d’attentats dur le sol allemand.

    16.11.2025 von Carola Tunk - In Berlin-Mitte fand eine Gedenkveranstaltung für die Opfer von Anschlägen und anderen Gewalttaten statt. Die Menschen hier wollen von der Politik gehört werden.

    331 Tage ist es her, dass Lucy ihren Bruder verlor. Der neunjährige André ist eines von sechs Todesopfern des Anschlags auf den Magdeburger Weihnachtsmarkt am 20. Dezember 2024. Andrés Schwester ist mit ihrem Vater, Marco Gleißner, am Samstagnachmittag nach Berlin gekommen, um gemeinsam mit anderen Angehörigen zu trauern.

    Viele der rund 100 Teilnehmer der Trauerwache Unter den Linden haben Familienmitglieder bei Gewalttaten verloren. Gemeinsam mit anderen Anteilnehmenden gedenken sie insbesondere der Menschen, die durch Attentate, Anschläge oder extreme Gewalthandlungen getötet wurden.

    Wie die Veranstalterin gegenüber der Berliner Zeitung im Vorfeld ausführte, habe man mit der Trauerwache explizit und ausschließlich denjenigen Opfern gedenken wollen, „die durch Schutzsuchende getötet wurden“, also Flüchtlinge. Dennoch lege man Wert auf die Feststellung, dass man „nichts Religiöses, Politisches oder Rechtes“ an sich habe. „Wir sind keine Naziveranstaltung.“

    „Kinderleben, die zu schützen sind“

    Vor der Bühne der Veranstaltung steht ein riesiger Schulbus. An ihm hängen Plakate mit den Namen der Kinder: Der Bus steht symbolisch dafür, dass die jungen Menschen ihr Leben noch vor sich hatten, wie die Veranstalterin erklärt. Auf der Bühne und mit Plakaten an den Zäunen wird aber auch an andere Anschlagsopfer erinnert: Ein Mann hält beispielsweise eine Rede auf Łukasz Urban – polnischer Lkw-Fahrer und erstes Opfer des Attentäters Anis Amri. Amri erschoss Urban, um dessen Sattelschlepper zu stehlen. Das rekonstruierten später die Ermittler. Damit tötete Amri dann auf dem Breitscheidplatz weitere elf Menschen, mehr als 70 wurden verletzt.

    Dann werden die Namen der Opfer verlesen: Yannis, Wilhelm, Leo, Rita, Sharam, Susanna … Daran anschließend spricht der Vater von Ann-Marie. Michael Kyrath verlor seine 17-jährige Tochter bei einer Messerattacke in Brokstedt am 25. Januar 2023, bei der auch der Freund von Ann-Marie getötet wurde. Kyrath lässt nicht locker: Er will, dass die Politik endlich handelt. Sie solle sich wieder auf Recht und Ordnung besinnen, wie sie es von ihren Bürgern auch verlangt. „Es geht um unser Kinderleben, die zu schützen sind“ Unter den Linden seien Menschen zusammengekommen, die zeigen, dass es „keine bedauerlichen Einzelfälle sind, wie die Politik behauptet“. Es sei ein sehr emotionaler Tag, sagt Kyrath.

    Trauermarsch verlegt: Veranstaltung darf nicht am Brandenburger Tor beginnen

    Eine Politikerin, die sich für Stimmen der Angehörigen einsetzt, ist Frauke Petry, frühere AfD-Chefin und Neu-Gründerin der Partei Team Freiheit. Sie weist darauf hin, dass viele der Opfer in der Öffentlichkeit keinen Namen und kein Gesicht haben. „Aber Erinnerung braucht immer einen Namen und ein Gesicht“, sagt Petry. Deshalb unterstütze sie die Aktion von Michael Kyrath.

    Auch Marco Gleißner setzt große Hoffnungen in die Versammlung: Vielleicht könne sie helfen, dass ähnliche Taten nicht mehr passieren. Er wünscht sich auch, dass die Opfer nicht vergessen werden. An einigen Prozesstagen gegen den Attentäter Taleb Al Abdulmohsen war Gleißner vor Ort. Al Abdulmohsen, ein Psychiater aus Saudi-Arabien, war mit einem Auto 400 Meter durch die Menschenmenge gerast. Der Vater kann den Tod seines Sohnes André auch ein knappes Jahr später nicht fassen: „Man kann es nicht glauben.“

    Foto
    Die Versammlung zog auch Polit-Prominenz an: Frauke Petry war vor Ort.Thomas Meyer/Ostkreuz

    Magdeburg, Illerkirchberg, Brokstedt und andere Städte haben sich ins Gedächtnis der Deutschen gebrannt, weil hier schreckliche Gewalttaten verübt wurden. Die Angehörigen wollen, dass das so bleibt, und kämpfen gegen das Vergessen. Und sie fordern eine andere Migrationspolitik. Dass nicht alle Flüchtlinge „hierher“ kommen können, das hört man hier oft.

    #Allemagne #attentat #xénophobie #politique #droite

  • Aboubakar : au moins 57 raisons de renverser le système
    https://www.autonomiedeclasse.org/editorial/aboubakar-57-raisons-de-renverser-le-systeme

    Aboubakar Cissé, 22 ans, a été assassiné de 57 coups de couteau, samedi 25 avril, dans la mosquée de La Grand-Combe dans le Gard. Sa famille a réclamé que la justice considère ce crime comme « #attentat_terroriste » et insisté sur le racisme et l’islamophobie qui ont motivé l’assassin. Nous réclamons la justice et la vérité à leurs côtés et aux côtés de toutes celles et ceux nombreu·x·se·s qui à travers les rassemblements et manifestations qui ont suivi, ont démontré par leurs hommages et leur colère, la volonté d’un nombre grandissant de personnes de s’organiser pour ne plus reculer.

    Mais la justice et la vérité ne seront pas entières avec la seule condamnation de celui qui a donné les coups de couteau. Il y a d’autres coupables : les hommes, les femmes et les organisations qui développent les discours et passent les lois qui font des musulman·e·s, des immigré·e·s avec ou sans-papiers des menaces pour la société, des dangers à combattre, des cibles à abattre.

    #A2C

  • Kampfgruppe Osthafen : Unbekannte Widerständler
    https://taz.de/Kampfgruppe-Osthafen/!6083152


    En Allemagne il n’y a eu peu de résistance armée contre le régime nazi. Le « groupe de combat / port du nord » à Berlin est un rare ecemple pour la lutte antifasciste militaire.

    22.4.2025 von Peter Nowak - Arbeiter aus Friedrichshain verübten in den letzten Kriegstagen Anschläge auf die SS. Nun wird an sie erinnert.

    In der Stralauer Straße 26 in Friedrichshain erinnert ein Stolperstein an den 1895 geborenen Paul Schiller, der hier einst wohnte: „Im Widerstand/KPD, Kampfgruppe Osthafen, tot 23.4.1945“ steht darauf geschrieben. Nun ist für seinen 80. Todestag am Mittwoch auch eine Gedenkveranstaltung geplant. Damit wollen Stadtteilgruppen gemeinsam mit der VVN/BdA auch an eine weitgehend unbekannte Berliner Widerstandsgruppe erinnern.

    Über die Kampfgruppe Osthafen findet man in Büchern und Ausstellungen über den antifaschistischen Widerstand wenig. Bekannt ist: Sie setzte sich überwiegend aus Pro­le­ta­rie­r*in­nen zusammen, die sich seit Jahrzehnten kannten. Viele arbeiteten im Osthafen an der Stralauer Allee und lebten im Südkiez von Friedrichshain rund um den Rudolfplatz. Hier konzentrierte sich auch im April 1945 ein Großteil ihrer Aktivitäten. Sie entwaffneten SS-Leute, verübten Anschläge gegen SS-Einrichtungen, überredeten Wehrmachtsangehörige zum Desertieren und versteckten sie in einem Keller.

    Wieder entdeckt wurde die Gruppe durch zwei Friedrichshainer Stadtteilinitiativen. „Ein Anwohner überreichte uns das Buch ‚Kampftage in Berlin‘ von Heinz Müller“, sagt Timo Steinke von „Wem gehört der Laskerkiez“. Es ist Mitte der 1970er Jahre in der DDR erschienen und eine der wenigen Quellen, die über die Kampfgruppe Osthafen berichten. Dafür konnte Müller noch Zeit­zeu­g*­in­nen befragen, etwa Gertrud Lewke, die erst Anfang der 1990er Jahre verstorben ist.

    „Mit der Gedenkveranstaltung für Paul Schiller wollen wir an einen Antifaschisten erinnern, der im April 1945 den NS-Terror schneller beenden wollte“, sagt Carsten Fuchs von „Wir bleiben alle Friedrichshain“. „Zudem wollen wir dafür sorgen, dass der Widerstand der Kampfgruppe Osthafen endlich auch von His­to­ri­ke­r*in­nen anerkannt wird.“

    Mehr Forschung notwendig

    Im Buch wird ausführlich über ein Attentat auf drei hochrangige SS-Angehörige Anfang März 1945 auf der Avus berichtet, für das die Kampfgruppe Osthafen verantwortlich gewesen sein soll. Die Aktion hatte damals sogar in der britischen Presse Schlagzeilen gemacht. Dagegen wird in der ZDF-Serie „Mord und Totschlag unterm Hakenkreuz“ der Anschlag als ungeklärter Mordfall geführt.

    Auf eine Anfrage erklärt Peter Hartl vom für die Sendung zuständigen Terra-X-Team, dass ihnen das Buch und die dortige Version des Anschlags nicht bekannt seien. „Gerne hätten wir mehr Belege und Quellen zu den Aktionen der Gruppe, die sich aber eigentlich nur durch Archive und tiefergehende Recherchen organisieren lassen“, betont Steinke die Notwendigkeit, über die Kampfgruppe Osthafen weiter zu forschen.

    Mehr zum Thema
    Schwarz-Weiß-Aufnahme , junge Frauen in Mänteln und Kappen schauen zum Boden
    Das Foto zeigt einen Blick in die Ausstellung in der Gedenkstätte Deutscher Wderstand.
    Ein altes Filmposter mit der Aufschrift „Die Rote Kapelle“

    #Berlin #Friedrichshain #Stralauer_Allee #Nodfhafen #Antifaschismus #Nazis #Krieg #Attentat #Geschichte

  • Luigi Mangione droht die Todesstrafe – nach Schüssen auf CEO in Manhattan
    https://www.berliner-zeitung.de/news/luigi-mangione-droht-die-todesstrafe-li.2317758

    18.4.2025 von Katerina Alexandridi - Luigi Mangione wird beschuldigt, den CEO von UnitedHealthcare, Brian Thompson, getötet zu haben. Auf Druck des Justizministeriums droht ihm nun die Todesstrafe.

    Ein Bundesgericht in New York hat am Donnerstag Anklage in vier Punkten gegen den mutmaßlichen Mörder Luigi Mangione erhoben, unter anderem wegen Mordes mit einer Schusswaffe. Im Falle einer Verurteilung droht ihm nun die Todesstrafe. Mangione wird beschuldigt, dem CEO von United Healthcare, Brian Thompson, am 4. Dezember 2024 heimlich vor dem Hilton in Midtown Manhattan gefolgt zu sein und ihn anschließend erschossen zu haben.

    US-Justizministerin Pamela Bondi hatte sich bereits für die Todesstrafe gegen den mutmaßlichen Täter ausgesprochen. Anfang des Monats wies Bondi die Staatsanwaltschaft in Washington an, im Prozess gegen den Angeklagten Luigi Mangione die Kapitalstrafe zu fordern. Die Ministerin sprach von einem „geplanten, kaltblütigen Mord, der Amerika schockiert hat“.

    Luigi Mangione: Wie der CEO-Mörder im Internet zum Helden wird
    Mangiones Anwältin wirft der Trump-Regierung vor, den Prozess zu beeinträchtigen

    Mangione ist sowohl auf US-Bundesebene als auch auf Ebene des Bundesstaates New York angeklagt, am 4. Dezember in Manhattan den Chef des Krankenversicherungskonzerns UnitedHealthcare, Brian Thompson, auf offener Straße erschossen zu haben. Justizministerin Bondi nannte Thompson einen „unschuldigen Mann und Vater von zwei jungen Kindern“. Der 26-jährige Mangione hatte die Vorwürfe zurückgewiesen und auf nicht schuldig plädiert.

    Die Tötung Thompsons sorgte in den USA für Entsetzen. Allerdings gab es im Internet auch eine Serie hasserfüllter Kommentare über US-Krankenversicherer. Den Konzernen wurde vorgeworfen, sich auf Kosten der Patienten zu bereichern. Die Ermittler fanden nach eigenen Angaben Hinweise darauf, dass Mangione aus Hass auf das US-Gesundheitssystem gehandelt haben könnte.

    Mangiones Verteidigerin, Karen Friedman Agnifilo, argumentierte in einem in der vergangenen Woche eingereichten Antrag, dass die vor der Anklageerhebung gegen ihren Mandanten abgegebene Erklärung von Bondi unangemessen gewesen sei und das Verfahren beeinträchtigt habe. Zudem forderte sie das Gericht auf, die Staatsanwaltschaft daran zu hindern, die Todesstrafe zu beantragen. (mit AFP)

    #USA #assurances #iatrocratie #attentat #patients

  • Gedenken an Hanau-Anschlag: SPD, CDU und FDP schikanieren Terror-Betroffene
    Yağmur Ekim Çay
    https://taz.de/Gedenken-an-Hanau-Anschlag/!6071189

    Die Mutter des ermordeten Sedat Gürbüz hat die kommunale Koalition in Hanau kritisiert. Nun will diese das Gedenken so nicht mehr zulassen .

    Le racisme des petits provinciaux irresponsables frappe les parents des victimes de l’attentat xénophobe de Hanau

    21.2.2025 von Yağmur Ekim Çay - Hanau, 19. Februar: Emis Gürbüz, Mutter des ermordeten Sedat Gürbüz spricht bei der Gedenkveranstaltung der Stadt   Foto: Patrick Schreiber/imago

    Hanau taz | In Hanau hat die kommunale Koalition aus SPD, CDU und FDP verkündet, künftig nicht mehr wie bisher der Opfer des rassistischen Terroranschlags gedenken zu wollen. Begründet hat sie dies mit der Meinungsäußerung einer Opfermutter. Diese hatte bei einer Gedenkveranstaltung am Mittwoch die Stadt kritisiert.

    „Ich werde bestraft, weil ich mich nicht beuge“, kritisiert Emis Gürbüz, die Mutter, des ermordeten Sedat Gürbüz, die Erklärung der Koalition. Diese hatte sich in einer Pressemitteilung am Freitag gegen die Mutter des Ermordeten gewandt.

    Darin heißt es, Gürbüz habe sich bei der Gedenkveranstaltung „mit schockierenden Äußerungen zu Wort gemeldet“. Tatsächlich hatte sie in ihrer Rede erklärt, dass „die Stadt Hanau die Verantwortung für den 19. Februar 2020“ trage und „schuldig“ sei. Der Täter habe vor seiner Tat Briefe geschrieben, die ignoriert worden seien. Zudem sei gegen die verschlossene Notausgangstür am Tatort nichts unternommen worden.

    „Die Fehler, Versäumnisse und Fahrlässigkeiten der Stadt Hanau haben neun jungen Menschen das Leben gekostet“, hatte Gürbüz am Mittwoch gesagt und eine Verantwortungsübernahme gefordert. „Hätte die Stadt ihre Aufgaben ordnungsgemäß erfüllt, wären diese Kinder heute am Leben.“

    Die Koalition wirft Gürbüz „Agitation“ vor

    Stattdessen schreiben die Hanauer Politiker in der Pressemitteilung, auch mit dem „furchtbaren Tod ihres Sohnes Sedat“ sei „nicht jede Rede von Frau Gürbüz zu rechtfertigen“. Sie werfen ihr vor, das „Gedenken zur politischen Agitation genutzt“ zu haben.

    „Bei allem Verständnis für die Trauer“ verlangte der Vorsitzende der Hanauer FDP-Fraktion, Henrik Statz, „Respekt und Achtung gegenüber Bund, Land, Stadt sowie den anderen Opferfamilien“. Der CDU-Fraktionsvorsitzende Pascal Reddig warf Gürbüz vor, die Gedenkveranstaltung genutzt zu haben, um „rückwärtsgewandt zu spalten und die schreckliche Tat zu instrumentalisieren“. Für die Zukunft stellte die Koalition klar, es werde derlei Gedenkveranstaltung in Hanau nicht mehr geben.

    Falschbehauptung der Koalition über Gürbüz

    Darüber hinaus wirft die Koalition aus SPD, CDU und FDP Emis Gürbüz vor, bei der Premiere des Films „Das Deutsche Volk“ auf der Berlinale gesagt zu haben, dass sie Deutschland, Hanau und den Hanauer Oberbürgermeister hasse. Das wies Gürbüz zurück. Dass eine derartige Aussage nicht gefallen sei, bestätigten auf Nachfrage der taz weitere Premieren-Gäste.

    Gürbüz selbst sagt dazu: „Ich habe mich immer bei allen Deutschen, die mich seit Jahren begleiten, von ganzem Herzen bedankt.“ Es mache sie betroffen, dass man sich weiterhin so mit ihr beschäftige, nach dem ihr Kind ermordet wurde. „Was wollen sie von mir noch?“, fragt sie.
    Vermischung mit Privatangelegenheiten

    Die Koalition merkte an, dass Gürbüz aktuell die deutsche Staatsbürgerschaft beantrage, und stellte die Frage: „Warum sie bei einer derartigen Gefühlslage die deutsche Staatsbürgerschaft beantrage, bleibt wohl ihr Geheimnis.“ Die Betroffene kritisierte, dass ihr privates Anliegen thematisiert werde.

    Die SPD-Fraktionsvorsitzende Ute Schwarzenberger erklärte zudem, sie wünsche „Frau Gürbüz die Kraft, ihren Hass zu überwinden, um sich künftig respektvoll zu äußern“.

    Armin Kurtović, dessen Sohn Hamza Kurtović ebenfalls bei dem Anschlag am 19. Februar 2020 in Hanau ermordet wurde, kritisierte die kommunale Koalition scharf. „Anstatt die Verantwortung für ihr Versagen zu übernehmen, startet der Oberbürgermeister mit dem Magistrat eine Gegenoffensive – wie immer“, sagte Kurtović der taz.

    #Allemagne #Hesse#Hanau #attentat #racisme #xénophobie #politique

  • #svezia: l’attentato di Örebro sintomo di una società in guerra
    https://radioblackout.org/2025/02/svezia-lattentato-di-orebro-sintomo-di-una-societa-in-guerra

    Martedì 4 febbraio, una sparatoria in una scuola a Örebro, in Svezia, ha lasciato sul terreno 10 morti e l’attentatore suicida. L’Ansa oggi riporta il grido dell’attentatore “Via dall’Europa”, ed anche il fatto che la scuola presa di mira fosse un istituto serale che impartiva corsi di svedese per stranieri e frequentato da una percentuale […]

    #L'informazione_di_Blackout #attentato #migrazione
    https://cdn.radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/02/QuiricoSpasratoriaSvezia.mp3

  • Anschlag in Magdeburg : Attentäter Taleb A. fiel den Behörden in 110 Fällen auf
    https://www.berliner-zeitung.de/news/magdeburg-attentaeter-fiel-den-behoerden-in-110-faellen-auf-li.2289

    L’attentat de Magebourg par le psychiatre Taleb C. expose l’incompétence des administrations censées protéger les citoyens.

    16.1.2024 - Warum hielten die Behörden den Weihnachtsmarkt-Attentäter Taleb A. von Magdeburg nicht auf? Hinweise auf den Mann aus Saudi-Arabien gab es zuhauf, wie neueste Berichte jetzt zeigen.

    Knapp vier Wochen nach der Todesfahrt von Magdeburg wird immer klarer, wie kontinuierlich die zuständigen Stellen über Jahre mit dem späteren Attentäter Taleb A. befasst waren. Auf 16 klein bedruckten Seiten listet eine Chronologie (Stand: 13.01.2025, 18:00 Uhr) insgesamt 110 Vorfälle auf.

    Der Bericht stammt vom Bundesinnenministerium und beruht auf Daten, die Bundesbehörden und -länder dem Bundeskriminalamt (BKA) übermittelt hatten. Die akribische Feinarbeit ist ausdrücklich eingestuft als „Verschlusssache – nur für den Dienstgebrauch“ und liegt der Deutschen Presse-Agentur (dpa) in Berlin vor. Der Spiegel berichtete zuerst in seiner Online-Ausgabe darüber.

    Der Bericht zeigt, dass die Zahl der mitgeteilten Behörden-Vorgänge rund um Taleb A. vor dessen Attentat auf dem Magdeburger Weihnachtsmarkt deutlich höher liegt als bislang bekannt. Von 80 Vorfällen war nach der Sitzung des Innenausschusses des Bundestags Ende Dezember die Rede. Jetzt sind es 30 mehr. Aufklärung erwarteten die Fraktionen aller im Bundestag vertretenen Parteien von Innenministerin Nancy Faeser (SPD) und den Behördenspitzen. Sie waren am Donnerstagmittag erneut in das Gremium gekommen.

    Saudi-Arabien warnte schon 2023 vor dem Magdeburg-Attentäter

    Das in Tabellenform erstellte Ministeriumspapier zeigt etwa, dass Saudi-Arabiens Behörden am 27. November 2023 das Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV) anschrieben. Die Saudis meldeten ein Posting von Taleb A. auf seinem X-Account. „Something big will happen in Germany“, schrieb der spätere Attentäter - etwas Großes werde in Deutschland passieren. Die deutschen Behörden - an Postings solcher Art gewöhnt - bewerteten Taleb A.s Nachricht als „unspezifischen Gefährdungssachverhalt mangels konkreter Hinweise“ und baten um konkrete Anhaltspunkte, so solche vorliegen sollten.

    Taleb A.s Tat vom Dezember vergangenen Jahres forderte sechs Tote und rund 300 Verletzte. In Magdeburg hat sie tiefe Wunden hinterlassen. Auch dort stehen die Ereignisse vom 20. Dezember 2024 im Fokus der Öffentlichkeit. Bundespräsident Frank-Walter Steinmeier ist zu Besuch. Bei seinem Besuch wollte das Staatsoberhaupt unter anderem einen Kranz niederlegen und mit Hilfs- und Einsatzkräften sprechen.

    Der Bericht des Bundesinnenministeriums zeigt auch, wie es mit dem „unspezifischen Gefährdungssachverhalt“ um Taleb A. weiterging. Zwei Monate vor dem grausamen Anschlag des Psychiaters erhielten Deutschlands Verfassungsschützer wieder Post von den Saudis - so steht es in den lachsfarbenen Kästchen der Chronologie. Diesmal beließen sie es bei einem Erinnerungsschreiben, ausdrücklich erinnerten sie an ihre Mitteilung vom 27. November 2023. Der Bericht merkt an: „Keine neuen Inhalte, lediglich Verweis auf Bezugsschreiben und Bitte um Zusendung von Informationen zu ergriffenen Maßnahmen“.

    „Das Schreiben wurde im BND bearbeitet“

    Im nächsten Kästchen der chronologischen Tabelle steht, was dann geschah. Es ist der vorletzte Eintrag. Seine Farbe: gelb. Gelb steht für Sachbearbeitung durch den BND. Dorthin hatte das BfV die saudischen Infos übermittelt. Das Erinnerungsschreiben geht also beim BND ein. „Das Schreiben wurde im BND bearbeitet.“ Mehr Aufschluss gibt der Eintrag nicht.

    Insgesamt zeigt der Bericht mit den vom BKA gesammelten Informationen, dass in mindestens sechs Bundesländern und im Bund Behörden mit Taleb A. beschäftigt waren. Das waren neben Sachsen-Anhalt auch Mecklenburg-Vorpommern, Nordrhein-Westfalen, Berlin, Hamburg und Bayern. Hinweise auf mögliche Straftaten kamen auch aus Großbritannien und Kuwait. Mehr als ein Dutzend Ermittlungsverfahren liefen in den Jahren vor dem Anschlag gegen ihn in Deutschland, die meistens eingestellt wurden.

    Der Täter passe in kein gängiges Raster, hatte Faeser nach der Sitzung am Tag vor Silvester festgestellt. Expertinnen und Experten für Saudi-Arabien und Migration haben die Hintergründe analysiert. So rührt bei Taleb A. der Hass auf Deutschland vom Hass auf sein Heimatland her. Beschrieben wird er als Anhänger von Verschwörungsbehauptungen über eine „Islamisierung“ der Bundesrepublik, die Kanzlerin Angela Merkel (CDU) betrieben habe.

    Aufklärung steht noch ganz am Anfang

    Mit zuständig für die Kontrolle der Innenbehörden ist über Jahre schon unter anderem Konstantin von Notz. Nun sagt der Grünen-Abgeordnete der Deutschen Presse-Agentur: „Die Aufklärung des schlimmen Anschlags von Magdeburg steht noch ganz am Anfang.“ Erneut träten offen „sicherheitspolitische Defizite“ zutage. Die Aufklärung in dem Fall sei auch deshalb wichtig, um diese schnellstmöglich abzustellen.

    „Nach Vorlage der Chronologie haben wir eher mehr als weniger Fragen“, sagt von Notz. Dass sich ein Untersuchungsausschuss mit den auf Landesebene stellenden Fragen beschäftigen werde, begrüßte der Politiker. Auch vom Bund forderte der Grünen-Vertreter Aufklärung etwa zur Frage, welche Mängel am Sicherheitskonzept des Weihnachtsmarktes bestanden und warum das Konzept nicht voll umgesetzt worden sei. „Genauso muss aber das Zusammenspiel der zahlreichen beteiligten Sicherheitsbehörden auf Landes- und Bundesebene aufgeklärt werden. Dies gilt auch und gerade für die Rolle der Nachrichtendienste.“

    Zentrale Frage für von Notz: „Warum die Gefährlichkeit des Täters nach heutigem Stand nicht erkannt wurde – trotz zahlreicher Hinweise“. Die nahende Bundestagswahl, so mahnt der Abgeordnete der rot-grünen Minderheitsregierung keine sechs Wochen vor der Neuwahl, dürfte nicht dazu führen, dass die zahlreichen bisher unbeantworteten Fragen aufgeschoben oder nicht mehr beantwortet würden. Bekannt seien die Defizite „teils seit Jahren“.

    #Allemagne #Magebourg #attentat #terrorisme #iatrocratie

  • #Attentat en #Allemagne : le responsable est un islamophobe lié à l’#extrême_droite

    Scène d’horreur à #Magdebourg, dans l’Est de l’Allemagne, vendredi 20 décembre. Un attentat à la voiture bélier vise le #marché_de_Noël. Sur les images de surveillance, on voit un SUV noir foncer dans la foule, entre les chalets de Noël, faisant des zigzag pour percuter le maximum de personnes. Le bilan provisoire parle d’au moins 5 morts et 200 personnes blessées, dont un jeune enfant. L’auteur de cette tuerie a été arrêté par la police peu après.

    Avant même de connaître les détails, et alors que de nombreux blessés sont entre la vie et la mort, l’extrême droite s’est ruée sur l’événement. Jordan Bardella s’est empressé de dénoncer un « attentat islamiste » contre la « civilisation » chrétienne. Sauf que l’auteur de cet attentat est un militant islamophobe lié à l’#AfD, l’extrême droite néo-nazie allemande.

    L’homme arrêté hier soir se nomme Taleb A., il est âgé de 50 ans, est médecin en psychiatrie, vit en Allemagne depuis 2006, et il est originaire d’Arabie Saoudite.

    Son obsession, c’est le rejet de l’Islam. Ancien musulman devenu athée, il a fait du combat contre la religion musulmane sa raison d’exister. En 2016, il fonde un site pour aider les ex-musulmans à fuir les pays du Golfe. Rien d’inquiétant jusqu’ici. Ensuite il semble basculer.

    Sur internet, il se met à dénoncer avec virulence l’accueil de réfugiés par l’Allemagne : il accuse le pays de chercher à « islamiser » l’Europe. Sa biographie sur Twitter indique : « L’Allemagne poursuit les demandeuses d’asile saoudiennes, à l’intérieur et à l’extérieur de l’Allemagne, pour détruire leur vie. L’Allemagne veut islamiser l’Europe ».

    Sur ce compte, Taleb A. soutient l’AfD, le parti néo-nazi allemand en pleine ascension, dont certaines affiches et mots d’ordre évoquent ouvertement le Troisième Reich. Il partage le contenu de l’identitaire autrichien #Martin_Sellner, obsédé par le #grand_remplacement et qui a préparé un plan pour déporter plusieurs millions de personnes considérées comme non intégrées à l’Allemagne. La révélation de ce plan avait provoqué des manifestations anti-racistes massives en janvier 2024 dans toute l’Allemagne.

    Taleb A. relaie aussi #Tommy_Robinson, figure de l’extrême droite anglaise, et exprime son soutien à #Elon_Musk. Il poste lui-même des vidéos et visuels d’extrême droite. Selon le journal allemand Der Spiegel, plusieurs responsables connus de l’AfD et de son organisation de jeunesse « Junge Alternative » suivaient d’ailleurs son compte.

    Taleb A. écrivait sur Twitter qu’il envisageait un projet avec l’AfD : une académie pour les ex-musulmans. Lorsqu’un autre utilisateur lui a demandé pourquoi il envisageait de faire cela avec l’AfD, il a répondu : « Qui d’autre combat l’islam en Allemagne ? »

    Quelques jours avant son attentat, Taleb A. donnait une interview à la fondation #RAIR, un groupe Étasunien d’extrême droite qui dit vouloir « reprendre notre République au réseau d’individus et d’organisations qui font la guerre aux Américains, à notre constitution, à nos frontières et à nos valeurs judéo-chrétiennes ».

    Lors de cet entretien, Taleb A. accuse l’Allemagne de favoriser les islamistes par rapport aux demandeurs d’asile apostats, et d’expulser les ex-musulmans vers l’Arabie saoudite pour qu’ils y soient exécutés », et dit lui-même être persécuté.

    Le Saoudien exprimait déjà, en décembre 2023, son intention de se venger : « Je vous assure à 100% que la #vengeance viendra bientôt. Même si cela me coûte la vie. Je ferai payer à la nation allemande le prix des crimes commis par son gouvernement contre les #réfugiés_saoudiens ».

    Un saoudien, athée, proche de l’extrême droite allemande et fan de Musk a donc commis un attentat sur un marché de Noël, c’est ubuesque. Au-delà des récupérations, cet acte pose de nouveau la question des motivations sous-jacentes des actes qualifiés de terroristes, dans une société où le rapport à la réalité s’estompe, les repères sont démolis, les liens sociaux abimés, et où les pathologies mentales explosent sans être correctement prises en charge. En particulier chez les personnes réfugiées, sans cesse précarisées et déshumanisées.

    https://contre-attaque.net/2024/12/21/attentat-en-allemagne-le-responsable-est-un-islamophobe-lie-a-lextre
    #islamophobie #terrorisme
    ping @karine4

  • Ukrainer hinter Nord-Stream-Sprengung : Deutsche Politiker in Erklärungsnot
    https://www.berliner-zeitung.de/politik-gesellschaft/geopolitik/ukrainer-hinter-nord-stream-sprengung-deutsche-politiker-in-erklaer

    D’après les dernières informations dans tous les médias allemands ce sont bien des militaires ou services secrets ukarainiens qui ont fait explosere le gazoduc North Stream 2. On peut alors constater que les forces armées d’un pays ami sous la surveillance d’un autre pays ami ont commis un acte de sabotage contre une infrastructure allemande avec le but de rendre impossible pour toujours que la Russie livre du gaz bon marché à l’Allemagne.

    Le journal ne publie pas la position du parti de gauche Die Linke. Tous les autres partis sauf le BSW et les extrémistes de droite ne trouvent rien à dire à propos de cette attaque contre l’Allemagne par l’Ukraine. Tout le monde semble être d’accord qu’il faille sacrifier le bien-aller du peuple allemand dans un plus grand intétêt.

    Bientôt j’aurai des problèmes pour payer le chauffage de mon appartement, je ne pourrai plus me payer de véhicule et je n’achêterai plus que des nouilles et du pain le moins cher pour me nourrir. Tout ça pour que les Russes et les Ukrainiens puissent continuer à s’entretuer ? Je participerai aux frais des bombes qu’on fera tomber sur moi ? Telle est la volonté du gouvernement SPD/Verts/FDP actuel.

    Alors aux élections du mois de février 2025 je vote pour quel parti ... ?

    39.11.2024 von Thomas Fasbender, Simon Zeise - https://www.berliner-zeitung.de/politik-gesellschaft/geopolitik/ukrainer-hinter-nord-stream-sprengung-deutsche-politiker-in-erklaer

    Es ist schon mehr als eigenartig. Journalisten der Frankfurter Allgemeinen Zeitung und des Spiegel recherchieren zum Terroranschlag auf die Ostseepipeline Nord Stream, machen die mutmaßlich ukrainischen Täter aus und treffen sich mit ihnen in der Nähe von Kiew. Immerhin handelt es sich um den größten Angriff auf zivile deutsche Infrastruktur in Friedenszeiten. Doch von den deutschen Behörden und der Bundesregierung: kein Wort.

    Die Berliner Zeitung hat jetzt Abgeordnete befragt, quer durch die politischen Lager. Lediglich in den Reihen der Opposition wird Empörung laut.

    Michael Kretschmer (CDU): „Man hört aus Berlin nichts“

    „Man hört aus Berlin nichts“, schreibt Sachsens Ministerpräsident Michael Kretschmer (CDU) in seiner Antwort. „Es ist ein Angriff auf Deutschland, auf unsere Infrastruktur. Es ist doch das Mindeste, dass sich die Bundesregierung dazu äußert. Es waren Journalistinnen und Journalisten, die das aufgedeckt haben“, hebt Kretschmer hervor. „Jetzt hat der deutsche Rechtsstaat ermittelt und trotzdem wird es immer weiter verschleiert. Ich finde es unmöglich. So zerstört man Vertrauen in Demokratie und Rechtsstaat und in die politischen Institutionen.“

    Kretschmer betont, dass durch die Abkehr von den russischen Gasimporten die Energiepreise derart gestiegen sind, dass sie die Bevölkerung stark belasten und eine Deindustrialisierung der deutschen Wirtschaft droht.

    Michael Gahler (CDU): „Mit Nord Stream Putins Kriegsvorbereitungen unterstützt“

    Doch in der CDU ist Kretschmer allein auf weiter Flur. Sein Parteikollege, der Europa-Abgeordnete Michael Gahler, weist darauf hin, dass sich die Gaspreise „seit einem erheblichen Preisanstieg infolge des russischen Angriffskriegs auf die Ukraine, (…) seit Anfang des Jahres 2023 wieder normalisiert“ hätten. Das liege auch an den europäischen Russlandsanktionen, an Effizienzsteigerungen und Einsparungen im Energiesektor sowie an der Umstellung unserer Energieversorgung auf bessere Lieferanten.

    Gahler ist überzeugt: „Das deutsche Volk will den russischen Kriegsverbrecher vor Gericht gestellt und bestraft sehen.“ Die Nord-Stream-Pipelines waren für ihn „ein politisch motiviertes Projekt mit drei Zielen: Schwächung der Ukraine und anderer mittelosteuropäischer Partner, Vergrößerung der deutschen Abhängigkeit von russischen Energielieferungen und Zähmung der deutschen Russlandpolitik“. Leider habe „Deutschland auch mit Nord Stream Putins Kriegsvorbereitungen unterstützt“.

    Nun ging es bei der Sprengung im September 2022 nicht darum, den Deutschen das Gasgeschäft mit dem kriegführenden Russland zu verleiden. Das war längst auf null zurückgefahren. Die Absicht war, Gas-Direktlieferungen aus Russland für alle Zukunft zu unterbinden – auch aus einem demokratisch gewandelten, prowestlichen Russland post Putin. Ziel war die Abtrennung der deutschen Industrie und der deutschen Verbraucher von nachhaltig preisgünstiger Energie – mit einem Wort: die geopolitische Schwächung Deutschlands.

    Reaktion auf mutmaßlichen Nord-Stream-Attentäter: Wagenknecht fordert Stopp von Waffenlieferungen
    Klaus Ernst (BSW) und Tino Chrupalla (AfD): Es war ein Angriff auf Deutschland

    Für die Erklärung des Erfolgs populistischer Parteien geben die Reaktionen auf den Terrorakt am Ostseegrund ein Paradebeispiel ab. Die AfD- und BSW-Abgeordneten nennen das Offensichtliche beim Namen. Als einen „Anschlag auf unsere Energiesouveränität“ bezeichnet der AfD-Vorsitzende Tino Chrupalla die Zerstörungstat. Klaus Ernst vom Bündnis Sahra Wagenknecht spricht von einem „Angriff auf die Interessen der Bundesrepublik Deutschland“. Und Chrupallas Kollegin Alice Weidel schlussfolgert mit Blick auf die mutmaßlichen Urheber: „Wer solche Verbündete hat, braucht keine Feinde mehr.“

    Nun heißt es nicht ohne Grund, der Zulauf der Populisten gründe darin, dass sie komplizierte Sachverhalte in einfacher Verpackung – also nicht immer wirklichkeitsgerecht – präsentierten. Im vorliegenden Fall hieße das: Die Nichtpopulisten, in ihrer Selbstbeschreibung die Vertreter demokratischer Parteien, müssten jetzt entweder erklären, warum die Zerstörung der Pipeline durch Verbündete ein begrüßenswerter Akt war – oder sie müssten als gewählte Vertreter ihres Souveräns mit aller Macht und Lautstärke dagegen protestieren.

    Ralf Stegner (SPD): „Heikle sicherheitspolitische Angelegenheit“

    Doch von Protest ist nicht viel zu hören. Der außenpolitische Sprecher der SPD-Fraktion, Nils Schmid, verweist auf „laufende“ Ermittlungen; die seien „hochkomplex und benötigen Zeit“. Zudem seien sie nach geltendem Recht vertraulich: „Den Ergebnissen wollen und können wir nicht vorweggreifen.“

    Schmids Parteikollege Michael Roth, einer der dezidiertesten Ukraineversteher unter den Sozialdemokraten, lässt mitteilen, er stehe für ein Statement nicht zur Verfügung. Ralf Stegner, ebenfalls SPD und eher als Russlandversteher bekannt, gesteht wenigstens zu: „Es spricht in der Tat einiges dafür, dass die Spuren in die Ukraine führen.“ Er nennt den Vorgang eine „heikle sicherheitspolitische Angelegenheit“, die „nicht durch öffentliche Spekulationen angeheizt werden sollte“.

    Keine Stellungnahme von FDP und Grünen

    Um Stegner gerecht zu werden: Er versucht immerhin, das komplexe Dilemma, in das die deutsche Politik durch die Pipeline-Explosionen geraten ist, einigermaßen abzubilden. So verweist er auf die Aussage des Bundeskanzlers, „dass wir äußere, innere und soziale Sicherheit nicht gegeneinander ausspielen dürfen“. Die hohen Energiepreise seien ein Problem, „aber weniger Unterstützung für die Ukraine macht Omas Stube nicht warm“. Wir „können und müssen“ beides leisten, so Stegner, „die Ukraine in diesem dritten Kriegswinter nicht alleine lassen und den Menschen bei uns Sicherheit und Zuversicht geben – auch bei den Energie- und Heizkosten“.

    Was bleibt, ist dieser Eindruck: Die Solidarität mit der Ukraine ist offensichtlich so wichtig, dass wir außer hohen Energiekosten auch noch die Missetaten unserer Verbündeten zu schlucken haben. Wie schaut man eigentlich international auf eine Regierung, die sich ein zentrales Element ihrer Energieinfrastruktur sozusagen unter dem Hintern wegbomben lässt und kommentarlos zur Tagesordnung übergeht? Ist die Annahme übertrieben, dass mancher ausländische Politiker die deutschen Kollegen für ziemliche Lappen hält?

    FDP und Grüne sahen der Berliner Zeitung gegenüber von jeder Stellungnahme ab, jedenfalls die angefragten Abgeordneten Wolfgang Kubicki, Sandra Detzer und Deborah Düring, ebenso die Pressestelle der Grünen-Fraktion.

    Sprengung der Gasröhren ein „Glücksfall für Deutschland“?

    Der Vogel-Strauß-Reflex vieler Politiker wird nur noch von der Gefallsucht einiger Journalistenkollegen getoppt. In einem Spiegel-Kommentar zu den jüngsten Enthüllungen heißt es sage und schreibe: „Der Ausfall der Gasröhren in der Ostsee war nicht nur aus Sicht der wichtigsten Bündnispartner ein Glücksfall. Sondern auch für Deutschland.“

    Der Verlust von bis zu 110 Milliarden Jahreskubikmeter Erdgas zu stabilen Niedrigpreisen – nicht heute, nicht zu Kriegszeiten, sondern in friedlicherer Zukunft – soll also ein Glücksfall sein. Eine solche Aussage gehorcht bestenfalls dem Motto: „Der Strom kommt aus der Steckdose.“ Schlimmstenfalls (und wahrscheinlich) steckt dahinter ein Kalkül allerbedenklichster Selbstverleugnung: Bloß keine deutschen Interessen definieren, formulieren oder gar vertreten – es könnte ja irgendwelchen Partnern missfallen.

    #Allemagne #OTAN #Russie #Ukraine #guerre #attentat

  • De la folie des #armes en Amérique
    https://metropolitiques.eu/De-la-folie-des-armes-en-Amerique.html

    Alors que les élections américaines ont lieu ce mardi, le romancier Paul Auster, disparu cette année, montre l’ampleur des morts liées aux armes à feu aux #États-Unis dans un essai qui s’appuie sur des photographies de Spencer Ostrander. Il souligne les menaces que ce phénomène fait peser sur les espaces publics et le vivre ensemble outre-Atlantique. Un collège dans l’Oregon (10 morts et 9 blessés en 2015). Une école en Pennsylvanie (6 morts et 5 blessés en 2006). Un temple sikh dans le Wisconsin (8 #Commentaires

    / #photographie, États-Unis, #violence, armes, #attentats, #démocratie, #espace_public, #terrorisme

  • Neukölln-Komplex : Taten einer Gruppe
    https://www.jungewelt.de/artikel/483638.neuk%C3%B6lln-komplex-taten-einer-gruppe.html


    Kundgebung vor dem Amtsgericht Tiergarten bei Beginn des Prozesses im »Neukölln-Komplex« (Berlin, 29.8.2022) AdoraPress/M. Golejewski

    Pendant des années la police politique de Berlin a saboté l’enquête contre les auteurs de plusieurs attentats contre des militants de gauche. En première instance les accusés ont alors été acquitté pour manque de preuve. En ce moment on peut assister à la procédure de deuxième instance.

    13.9.2024 von Annuschka Eckhardt - Berufungsverfahren im »Neukölln-Komplex«: Verlesung des Urteils der vorherigen Instanz und Zeugenvernehmungen

    Mehr als 30mal muss die Richterin es verlesen: »Rudolf Hess – das war Mord« (sic) und »Mord verjährt nicht«. Die beiden angeklagten Neonazis Tilo P. und Sebastian T. hatten diese Sprüche über Jahre in Berlin-Neukölln gesprayt, die Buchstaben »S« in »Hess« als Sigrunen, eine Schablone mit Konterfei des Naziverbrechers Heß führten sie offenbar auch mit sich. Außerdem sollen sie Brandanschläge auf Linke verübt haben, so auf den Politiker Ferat Koçak und den Buchhändler Heinz Ostermann. Die beiden Faschisten waren vor mehr als eineinhalb Jahren vom Amtsgericht Tiergarten aus Mangel an Beweisen vom Vorwurf der Brandstiftung gegen die Autos ihrer politischen Gegner freigesprochen worden.

    Am Donnerstag begann der Berufungsprozess im sogenannten Neukölln-Komplex im Landgericht in Berlin-Moabit. Bislang sind 14 Verhandlungstage bis Ende November angesetzt. Nach Überzeugung der Generalstaatsanwaltschaft wollte das Duo Menschen einschüchtern, die sich gegen Neonazismus engagieren. Das Amtsgericht Tiergarten hatte den Angeklagten P. am 15. Dezember 2022 und den Angeklagten T. am 7. Februar 2023 in erster Instanz unter anderem vom Vorwurf der Brandstiftung aus Mangel an Beweisen freigesprochen. Gleichzeitig hatte das Amtsgericht P. wegen Sachbeschädigung und Verwendens von Kennzeichen verfassungswidriger Organisationen in mehreren Fällen zu einer Gesamtgeldstrafe von 150 Tagessätzen zu je 30 Euro und T. wegen Betrugs, Sachbeschädigung, Verwendens von Kennzeichen verfassungswidriger Organisationen, Bedrohung, Beleidigung und Störung des öffentlichen Friedens zu einer Gesamtfreiheitsstrafe von einem Jahr und sechs Monaten verurteilt. Gegen die Urteile hatten sowohl die Generalstaatsanwaltschaft als auch die Angeklagten Berufung eingelegt. Mehr als 70 rechte Straftaten hatten die Ermittlungsbehörden seit 2013 in Neukölln gezählt. Erst im August 2021 erhob die Generalstaatsanwaltschaft Anklage.

    Die Verlesung des Urteils aus der ersten Instanz dauerte über eine Stunde. Stoisch wiederholt Richterin Susann Wettley Straßennamen, Hausnummern und Postleitzahlen von Orten im migrantisch geprägten Bezirk Neukölln, denen die Neonazis »Besuche« abgestattet hatten, um ihre faschistischen Botschaften anzubringen, Linke einzuschüchtern oder lebensbedrohliche Brandsätze zu legen. Doch darum sollte es am ersten Verhandlungstag der Berufung nicht gehen, sondern um eine Wohnung von T., für deren Miete er Geld vom Jobcenter erhielt, sie aber untervermietete. Dazu waren mehrere Zeugen geladen, unter anderem eine bulgarische Untermieterin und die angebliche Verlobte des Angeklagten, in deren Wohnung er seit 2021 offiziell gemeldet ist.

    »Es ist wirklich eine Schande, dass Herr Ostermann und ich nach fast sieben Jahren nun wieder bei diesem Prozess als Zeugen auftauchen müssen. Die Begegnung mit den Nazis, die meinen Tod und den meiner Eltern in Kauf genommen haben, ist für mich enorm retraumatisierend, kostet mich Schlaf und hält mich von wichtiger Arbeit ab«, sagte der Betroffene, Zeuge und auch Nebenkläger Koçak am Donnerstag gegenüber junge Welt. Der Tag des Anschlags und die damit einhergehenden Ängste bestimmten wieder den Alltag des Sprechers für antifaschistische Politik, Strategien gegen rechts und Klimapolitik der Fraktion Die Linke im Berliner Abgeordnetenhaus und den des Buchhändlers Ostermann. Besonders erschreckend sei, dass neben dem ehemaligen Neuköllner AfD-Vorstandsmitglied P. auch einer von »Der III. Weg« angeklagt ist, einer Gruppierung, die zuletzt mit Kampfsporttrainings für Faschisten im Berliner Raum Aufsehen erregt hatte. Gemeint ist der Angeklagte Sebastian T. »Es ist wichtig, dass endlich berücksichtigt wird, dass es hier um eine organisierte Gruppe und nicht um Einzeltäter geht, die seit Jahren Neuköllner terrorisieren«, so Koçak.

    Die Bedrohungslage scheint indes weiter vorhanden zu sein: Erst vor kurzem habe »Der III. Weg« vor Koçaks Wohnhaus eine Drohung hinterlassen haben, um ihn vor dem Prozess einzuschüchtern.

    #Allemagne #Berlin #Neukölln #justice #police_politique #extrême_droite #attentat

  • Immigration : l’Allemagne assume de se replier sur elle-même

    La ministre de l’intérieur sociale-démocrate a annoncé lundi 9 septembre rétablir les contrôles aux frontières. Un sommet s’est tenu mardi pour discuter d’éventuelles mesures supplémentaires en matière migratoire, en présence des conservateurs de la CDU-CSU.

    En théorie, les contrôles aux frontières intérieures ne devraient pas avoir lieu au sein de l’Union européenne (UE). Mais ils sont exceptionnellement possibles, depuis une récente réforme du #code_Schengen, lorsqu’un pays estime que l’#ordre_public ou sa #sécurité_intérieure sont susceptibles d’être menacés.

    Il n’en fallait pas plus à l’Allemagne pour décider de rétablir les contrôles à ses frontières, et à Nancy Faeser, ministre de l’intérieur, pour l’annoncer publiquement, lundi 9 septembre. Ceux-ci démarreront le 16 septembre. « Nous renforçons la sécurité intérieure et poursuivons notre #ligne_dure contre l’immigration irrégulière », a assumé la ministre, mettant en avant les « #menaces actuelles du #terrorisme_islamiste et de la #criminalité_transfrontalière ».

    Le gouvernement a, selon elle, informé la Commission européenne et ses voisins directs de cette décision, qui semble surtout vouloir satisfaire le parti d’extrême droite AfD (Alternative für Deutschland, Alternative pour l’Allemagne) – arrivé en tête des dernières élections régionales en Thuringe et en Saxe, dans l’est du pays – mais aussi les conservateurs de la CDU-CSU.

    Mardi 10 septembre après-midi, un sommet sur les migrations se tenait pour acter cette mesure et trouver des compromis avec l’opposition, insatisfaite, réclamant toujours davantage de restrictions sur les mouvements migratoires. Si les conservateurs de la CDU-CSU n’étaient pas certains d’y participer jusqu’à la dernière minute, ils ont finalement annoncé leur présence au sommet mardi matin : « Nous verrons si nous avons le même point de vue et si nous pouvons agir ensemble », a glissé Friedrich Merz, chef du groupe, au journal Der Spiegel.

    Enfermer les exilés à la frontière

    Très vite, les Verts ont dénoncé des « tentatives de chantage tout simplement ridicules ». « Friedrich Merz se comporte comme un enfant rebelle », a estimé la cheffe du groupe parlementaire des Verts, Irene Mihalic. Les représentant·es de la CDU-CSU ont d’ailleurs décidé de claquer la porte, en pleine réunion, comme le rapporte Der Spiegel, estimant que les négociations avaient échoué.

    La principale mesure évoquée lors du sommet vise à créer des #centres pour y enfermer les personnes migrantes à la frontière en attendant d’examiner leur situation, et de les expulser si elles n’expriment pas le souhait de demander l’asile, ou de les renvoyer vers le premier pays de l’UE par lequel elles sont passées, responsable de leur demande d’asile en vertu du règlement Dublin. Si les capacités de #détention ne sont pas suffisantes, les intéressées pourraient être placées en #garde_à_vue, « en raison d’un #risque_de_fuite, afin de sécuriser la procédure et les empêcher de se cacher », précise Der Spiegel.

    Pour renforcer l’idée de « #fermeté » sur la question migratoire, le gouvernement a en effet annoncé lundi que des #refoulements seraient organisés aux frontières, pour empêcher les exilé·es d’accéder au territoire allemand de manière dite illégale. Une mesure demandée par le chef du groupe d’opposition, et qui peut être contraire au droit international et à la convention de Genève relative aux réfugié·es si les personnes concernées ne parviennent pas à demander l’asile alors qu’elles le souhaitent.

    La Commission européenne a réclamé des mesures « proportionnées » et « strictement exceptionnelles », estimant que le retour des contrôles aux frontières intérieures de l’UE était une possibilité. Elle a déjà annoncé qu’elle « évaluerait la situation » une fois toutes les mesures annoncées de manière officielle.

    Les pays voisins, de leur côté, voient déjà d’un mauvais œil que des exilé·es passé·es par leur territoire pour rejoindre l’Allemagne leur soient « retourné·es ». Dès lundi et l’annonce de ces mesures, le ministre autrichien de l’intérieur, Gerhard Karner, a prévenu que son pays n’accueillerait aucune personne migrante refoulée par l’Allemagne à la frontière. « Il n’y a pas de marge de manœuvre là-bas », a-t-il déclaré, cité par le journal Bild.

    30 000 personnes refoulées depuis octobre

    Mardi, le premier ministre polonais a qualifié la décision du gouvernement d’Olaf Scholz d’« inacceptable », précisant que dans les prochaines heures, il s’adresserait « aux autres pays affectés afin de se concerter d’urgence sur une réaction au sein de l’UE, avec tous les voisins de l’État allemand ». Donald Tusk a par ailleurs plaidé pour « la surveillance et la sécurisation des frontières extérieures » de l’UE, expliquant que c’était ce dont « la Pologne avait besoin ».

    Le revirement de l’Allemagne en matière migratoire en surprend plus d’un. Avec plus de deux millions de personnes accueillies depuis 2015 (sans parler des Ukrainien·nes, plus d’un million de réfugié·es pour cette seule nationalité), le pays suit aujourd’hui un schéma de #repli, poussé par les extrêmes droites européennes, faisant le lien direct entre #sécurité et #immigration et criminalisant les personnes exilées qui, dans l’écrasante majorité des cas, souhaitent trouver refuge en Allemagne et reconstruire leur vie après avoir connu la guerre ou la misère.

    Nancy Faeser s’est déjà targuée d’avoir permis de refouler près de 30 000 personnes migrantes depuis octobre 2023, notamment grâce à un renforcement des contrôles à ses frontières avec la Pologne, la #République_tchèque, la #Suisse et l’Autriche. Pire, l’Allemagne a également repris les #expulsions de ressortissant·es afghan·es en août dernier – soit trois ans après la prise de pouvoir par les talibans.

    Une première dans un tel contexte, visant à répondre à certains #attentats et crimes impliquant des exilés, comme l’attaque au couteau perpétrée dans la nuit du 23 au 24 août à Solingen par un Syrien faisant l’objet d’une mesure d’éloignement, ou celle de Mannheim, perpétrée par un jeune Afghan, en mai dernier.

    « Il s’agit de ressortissants afghans, tous condamnés par la justice et sans droit de rester en Allemagne et qui ont fait l’objet d’ordres d’expulsion », s’est justifié le porte-parole du gouvernement Steffen Hebestreit dans un communiqué.

    Celui-ci a expliqué avoir demandé à « des partenaires régionaux clés un soutien », sans toutefois préciser lesquels, pour faciliter ces expulsions vers l’Afghanistan, où de nombreux hommes et femmes risquent leur vie. Vingt-huit réfugiés afghans ont alors été éloignés.

    https://www.mediapart.fr/journal/international/100924/immigration-l-allemagne-assume-de-se-replier-sur-elle-meme

    #contrôles_frontaliers #frontières #migrations #réfugiés #asile #fermeture_des_frontières #Autriche #refoulements #push-backs #Pologne #criminalisation_de_la_migration

    • In 2018 Rachel Robertson asked us to write a song for her brother, Tim Burman. Tim was one of 270 people killed in the Lockerbie bombing on 21st December 1988 when flight PanAm 103 broke up above the small Scottish town killing all those on board and 11 people on the ground. He was 24 and on his way to New York to spend Christmas with his girlfriend, Rose. Rachel said she didn’t see it as being a sad song but a love song and a song to keep the Lockerbie families’ campaign for justice alive.

      –-
      https://www.youtube.com/watch?v=eVXAbEKwsrc&embeds_referring_euri=https%3A%2F%2Fwww.antiwarsongs.or

      It’s a scene from a future that never could be
      He’s standing behind her beneath a lit tree
      And the lights of Times Square they are burning above
      He’s 24, madly in love
      He never reached her, he never stood there
      He never saw snowflakes fall on her soft hair
      At the airport she waited and fell to her knees
      She knew that his flight was PanAm 103

      Springtime and summer and autumn will run
      And the sweet days of singing so gently will come
      But the warm hearted winter is waiting for me
      When the soft snow comes falling down on Lockerbie

      It’s a scene from a future that ever will be
      We’re standing together beneath a tall tree
      Two hundred and seventy candles burn bright
      The long years of love will keep them alight
      Somewhere she’s standing, she’s holding the scale
      With a sword in her hand and a heart that can’t fail
      Whilst here in the picture I carry with me
      Tim Burman is smiling and always will be

      Springtime and summer and autumn will run
      And the sweet days of singing so gently will come
      But the warm hearted winter is waiting for me
      When the soft snow comes falling down on Lockerbie

      #The_Young'uns #Tim_Burman #Lockerbie #attentat #chanson #musique

  • Die Nihilisten – Wikisource
    https://de.wikisource.org/wiki/Die_Nihilisten

    Nihilisme mode d’emploi.

    Die russischen „Idealisten höchsten Rangs“ waren aber zugleich hochgradige Realisten, das muß man ihnen lassen. Das Exekutivkomité verdiente redlich seinen Namen. Das Mißlingen der Attentatsversuche vom Herbste 1879 wurde ihm nur ein Sporn zu neuen Unternehmungen.

    Die zunächst in’s Auge gefaßte und energisch an die Hand genommene war eine großartige. Eine so großartige, daß bei verhältnißmäßig so kleinen Mitteln nur die moderne Wissenschaft eine Möglichkeit der Ausführung gewährte. Der kaiserliche Winterpalast in Petersburg, eins der riesigsten Bauwerke, welche absolute Herrscherwillkür aufgethürmt hat, sollte in die Luft gesprengt werden. Diese Sprengung müßte ja wohl den Zaren mitsprengen. Die Insassenschaft des Schlosses zählte nach Tausenden – (6000?) – aber was hatte das zu sagen? Nichts, oder doch nur, daß diese Tausende immerhin in die Luft gehen mochten, wenn nur Alexander der Zweite mitging.

    Da war seit mehreren Jahren in der russischen Hauptstadt ein Bauerssohn aus dem Gouvernement Wjatka, Stepan Chalturin, Schreiner von Handwerk und als sehr geschickter Lackirer bekannt. Allem nach ein sehr begabter Mensch, frühzeitig in den Nihilismus eingetaucht, dann ein fanatischer Bekenner des terroristischen Zerstörungsdogma’s. In den petersburger Arbeiterkreisen hatte er sich schon seit 1873 als organisatorischer Kopf und ebenso gewandter als muthiger Agitator einen großen Stand gemacht. Die Stiftung und Ausgestaltung eines „nordrussischen Arbeiterbundes“ im Jahre 1878 war vorzugsweise sein Werk. Er hatte sich auch als Zeitungsschreiber versucht und eine Geheimdruckerei angelegt, die aber bald entdeckt und aufgehoben worden war. Dieser Fehlschlag scheint den Lackirer erst so recht fanatisirt zu haben. Er ging hin, im Herbst von 1879, bot dem Exekutivkomité seine Dienste an und legte zugleich einen Plan vor, für den Fall, daß Alexander der Zweite den Minenattentaten von Odessa, Alexandrowsk und Moskau entrinnen sollte, den Winterpalast mit sammt dem heimgekehrten Zaren auffliegen zu machen.

    Chalturin hat dafür gesorgt, daß wir über sein Wesen, Thun und Treiben genau und eingehend unterrichtet seien. Er hat ja schriftliche Aufzeichnungen hinterlassen, eine Art von Denkwürdigkeiten, betitelt „Prebywanije Chalturina w Simnem Dworcje“ (Chalturins Aufenthalt im Winterpalast).

    Der von ihm vorgeschlagene vielversprechende Plan wurde angenommen, und als der vorausgesetzte Fall eingetroffen, ging Chalturin an’s Werk. Es fiel ihm nicht schwer, im Oktober unter die nicht geringe Anzahl von Arbeitern verschiedener Handwerke aufgenommen zu werden, welche jahraus jahrein im Winterpalast beschäftigt waren und in den Kellergeschossen ihre Werkstätten hatten, sowie ihre Schlafstätten. Der Schreinerwerkstatt zugetheilt und bald um seiner Geschicklichkeit willen bevorzugt, wußte er sich so angenehm zu machen, daß er zur Weihnacht eine Gratifikation von 100 Papierrubeln erhielt und der Palastgendarm, welcher die Aufsicht über die Schreinerwerkstatt hatte, dem liebenswürdigen Lackirer seine Tochter zur Ehe antrug.

    Der scharfsichtige und schlaue Nihilist hatte es bald heraus, daß die Palastpolizei eine sehr lässige und die Unordnung und Korruption der Palastverwaltung gränzenlos sei. Die Dienerschaft veranstaltete für ihre Verwandten und Bekannten Trinkgelage im Schlosse, und auf den Hintertreppen gingen Tag und Nacht Leute aus und ein, welche nicht zu den Insassen gehörten. Alles, was Finger hatte, stahl, und um nicht durch Ehrlichkeit aufzufallen und sich verdächtig zu machen, mußte auch Chalturin ab und zu [47] dies und das „konfisciren“, z. B. Eßwaaren. Den Umstand, daß ihn die ihm aufgetragenen Arbeiten in die verschiedenen Räume des riesigen Gebäudes führten, wußte er so vortrefflich auszunützen, daß er sich eine genaue Kenntniß der Oertlichkeiten, ihrer Lage und ihrer Verhältnisse zu einander verschaffte. So erlickerte er, daß der kaiserliche Speisesaal genau über dem Werkstattkeller der Schreiner lag und daß aufwärts nur eine Räumlichkeit dazwischen sich befand, das Gelaß, welches den Soldaten der jeweiligen Schloßwache zum Aufenthalt angewiesen war.

    Chalturin theilte das Gesammtergebniß seiner Beobachtungen einem Mitgliede des Exekutivkomité mit, Kwiatowski, welcher beauftragt war, die Verbindung mit dem lieben Lackirer zu unterhalten und demselben den nöthigen Vorrath von Sprengstoff zu liefern. Kwiatowski fiel jedoch am 6. December der auf ihn fahndenden Polizei in die Hände, und man fand bei ihm einen sauber gearbeiteten Plan vom Winterpalast, auf welchem der kaiserliche Speisesaal mit einem rothen Kreuz bezeichnet war. Das kam der Sicherheitsbehörde doch sehr bedenklich vor, um so bedenklicher, da der inzwischen nach Petersburg zurückgekehrte Zar sein gewohntes Winterquartier am Admiralitätsplatz bezogen hatte. Es wurde daraufhin wieder einmal ein Anlauf zu strenger Wachsamkeit und gewissenhafter Untersuchung aller fragwürdigen Merkmale und Erscheinungen genommen. Alle im Palast Aus- und Eingehenden unterwarf man beim Kommen und Gehen einer scharfen Visitation – für eine Weile. Plötzliche Besuche und Untersuche, auch nächtliche, fanden in allen Theilen des Schlosses statt, besonders aber in den Kellerräumen, in den Werkstätten und in den Behausungen der Dienerschaft.

    Der kühne Lackirer hat uns den Schrecken geschildert, der auf ihn gefallen, als ihn zum erstenmal die nächtliche Runde aus dem Schlafe aufstörte. Eine ganze Schar von Gendarmen, den Palastoberst an der Spitze, war in den Keller gestürmt, um den Raum und dessen Insassen, die Schreiner, zu visitiren. Schon glaubte Chalturin alles verloren, d. h. seinen großen Sprengplan verrathen und vereitelt. Denn er hatte ja unter dem Kopfkissen seiner Lagerstätte ein Pack Dynamit, welches ihm von Kwiatowski zugesteckt und von ihm nach und nach hereingeschmuggelt worden war. Wurde das entdeckt, so war alles aus.

    Aber es wurde nicht entdeckt. Die Herren Gendarmen machten mit ihren Stimmen, Säbeln und Sporen viel Lärm um nichts, d. h. sie verrichteten ihre Visitationsarbeit sehr obenhin. Unter Chalturins Kopfpolster zu greifen fiel gar keinem ein. Zwar wiederholten sich eine Zeit lang diese lärmenden nächtlichen Besuche, aber sie blieben resultatlos, weil eben gerade da, wo was zu finden war, nicht gesucht wurde. Chalturin athmete auf. Die nächtlichen Ruhestörungen machten ihm keine Sorge mehr, wohl aber machte ihm solche die bedeutend erhöhte Schwierigkeit, noch mehr Sprengstoff hereinzubringen und seinen Vorrath nicht allein vor den Augen der Gendarmen, sondern auch vor denen seiner Mitarbeiter zu verbergen. Als Dynamitlieferant war an die Stelle des verhafteten Kwiatowski’s Andrei Scheljabow vom Executivkomité „delegirt“ worden und mit tausend Listen brachten es die beiden Sprenger so weit, daß Chalturin im Laufe des ersten Monats von 1880 unter seinem Kopfpolster nach und nach 3 Pud (120 Pfund) des gefährlichen Materials ansammeln konnte, ohne auch nur den leisesten Verdacht zu erregen.

    Es belustigte ihn, mit den die Werkstatt visitirenden Gendarmen über den allgemeinen petersburger Gesprächsgegenstand von dazumal, über Nihilisten, Socialisten und Terroristen zu plaudern. „Ja, ja,“ sagte da wohl einer der Säbelträger, „das rothe Kreuz auf dem Palastplan das haben die Schurken nicht für nichts und wieder nichts hingemalt. Es muß wo im Schlosse Verrätherei stecken. Es müßte hübsch sein, so einen Vogel zu fangen.“ Darauf der Lackirer mit geschickt vorgesteckter Schafsmiene: „Aber wie soll man denn so einen Schubjak erkennen? Steht es ihm doch nicht auf der Stirne geschrieben, daß er ein Nihilist.“ Zur Antwort wieder einer der Gendarmen: „Du dummer Muschik, was, du glaubst, wir vermöchten so einen Kerl von Nihilisten nicht zu erkennen? Sofort erkennt man ihn; denn der schaut hoch herab, sieht verzweifelt aus und fürchtet sich vor nichts. Den erkennst du gleich, Bruder. Aber nimm dich vor ihm in acht; denn im Umsehen jagt er dir eine Kugel in den Leib.“

    3.

    Mit Scheljabow, welchen das Exekuktivkomité zum obersten Leiter der ganzen Unternehmung bestellt hatte, pflegte Chalturin am späten Abend auf dem Admiralitätsplatze zusammenzutreffen. Ihr flüchtiges und flüsterndes Gespräch verrieth mitunter, daß die beiden Verschwörer verschiedener Meinung waren. Nicht hinsichtlich des mörderischen Vorhabens, aber inbetreff der Ausführung.

    Scheljabow nämlich vertrat die Ansicht des Exekutivkomité, daß es räthlich, den kaiserlichen Speisesaal, während der Zar mit seiner Familie bei Tische wäre, in die Luft zu sprengen. Dabei würde eben „nur“ die kaiserliche Familie, sowie „etwa noch“ die Soldaten von der Palastwache im Mitteltrakt des Schlosses vernichtet werden, und das „genüge“. Chalturin dagegen bestand darauf, den ganzen Winterpalast zu sprengen. „Denn – meinte er – die Zahl der unschuldigen Opfer wird so wie so groß sein. Darum ist es besser, möglichst viel Dynamit anzuwenden, damit die Leute wenigstens nicht „umsonst“ getödtet werden und damit Er selbst ganz bestimmt mitgesprengt werde, so daß wir dann nicht genöthigt sind, noch weitere Attentate zu vollführen“. Scheljabow jedoch blieb dabei, daß es genüge, den Speisesaal in die Luft zu sprengen, und daß hierzu das bereits angesammelte Sprengmaterial ausreiche. Der Lackirer fügte sich widerwillig und setzte dann seinem Genossen auseinander, daß zur Ermöglichung des Anschlags ein Zusammentreffen günstiger Umstände nöthig sein würde. Die Mittagsmahlzeit der kaiserlichen Familie fand nicht immer genau zur selbigen Zeit statt, sondern unter Umständen eine halbe Stunde früher oder später. Schon dadurch konnte der ganze Mordplan zunichtegemacht werden. Sodann war es unbedingt erforderlich, daß genau zu derselben Zeit, wo der Zar im Speisesaale sich befände, Chalturin allein unbeaufsichtigt in seiner Kellerwerkstatt wäre, um das Letzte „am Werke“ thun zu können.

    Zu diesem Letzten fühlte sich der Lackirer, als der Februar herangekommen, immer mehr gedrängt. Ohnehin krank, wie er war – lungenkrank – vermochte er auf der Mine unter seinem Kopfkissen nicht mehr zu schlafen; denn der vom Nitroglyzerin ausströmende Giftdunst bereitete ihm furchtbare Kopfschmerzen. Den also körperlich Leidenden stachelte die beständige Angst, daß er jeden Augenblick errathen und verrathen werden könnte, in eine Ueberreizung der Nerven hinein, deren Beherrschung eine wunderbare Willenskraft und Verstellungskunst erforderte. Indessen war er sich klar, daß er das alles nicht lange mehr aushalten könnte, und er eilte daher zum Ende. Er that in den seltenen Augenblicken, wo er in der Werkstatt allein und gänzlich unbeobachtet war, die 120 Pfund Dynamit in seinen Koffer und verbarg das vulkanische Zeug so gut wie möglich unter Kleidern und Wäsche. Dann stellte er den Koffer in einen dunklen Winkel zwischen zwei Grundmauern, nachdem er sich vergewissert hatte, daß dieser Winkel gerade unter dem Wachtlokal und folglich auch unter dem kaiserlichen Speisesaal gelegen sei. Hierauf füllte er zwei Leitröhren mit einer eigens hierzu gefertigten Zündmasse und brachte die geschickt an und in dem Mauerwerk versteckten Röhren mit dem Innern seines Koffers in Verbindung. So war diese Koffer-Mine hergestellt, geladen, zündbereit.

    Wenn die Späher und Sbirren der „dritten Abtheilung von Sr. Majestät eigener Kanzlei“ schärfere Augen und feinere Ohren gehabt hätten, als sie hatten, müßte ihnen ein zwar unscheinbares, aber nicht unwichtiges Geschehniß aufgefallen sein, welches eine Reihe von Abenden hindurch auf dem Platze vor dem Winterpalast sich wiederholte. Da begegneten einander regelmäßig zwei Männer, beide im Arbeiteranzug, der eine groß und stattlich, der andere klein und schmächtig. Sie begrüßten einander nicht, blieben auch nicht stehen und ihr ganzer Verkehr beschränkte sich darauf, daß, während sie an einander vorübergingen ohne sich anzusehen, der Schmächtige vor sich hinflüsterte: „War nicht möglich!“ oder auch nur: „Nitschewo!“

    Am Abend vom 5. (17.) Februar 1880 fand diese Begegnung abermals statt. Dem so eben auf dem Platz angelangten Scheljabow kam von der Palastseite her Chalturin eilends entgegen. „Gotowo!“ keuchte er athemlos. Kaum war dieses „Fertig!“ gesprochen und vernommen, als die Bestätigung des Wortes erfolgte in Gestalt einer furchtbaren Donnerung, die vom Palast herkam, allwo im selbigen Augenblick alle Lichter erloschen.

    Die von Chalturin entzündete Lunte hatte die Mine erreicht. Sie war ausgeborsten. Aber hatte der Schlag getroffen?

    [48] Die beiden Attentäter starrten, eine Antwort auf diese Frage zu erhalten, umsonst nach dem Schlosse hin, in welchem und um welches her ein gränzenloser Wirrwarr sich erhob. Sie sahen nur noch todte und verwundete Gardesoldaten aus dem Thore tragen. Dann wagten sie nicht, länger zu bleiben, sondern eilten davon, um ihren gewohnten Unterschlupf aufzusuchen.

    Getroffen hatte der Schlag wohl, nur nicht den, welchem er gegolten. Chalturin hatte mit diabolischer Kaltblütigkeit den Moment berechnet, wo der Zar mit seiner Familie in den Speisesaal getreten sein würde, um sich zur Tafel zu setzen. Er hatte die Zeit bis auf die Minute hin zu erspähen gewußt. Als die Minute gekommen und er in der Werkstatt allein war, that er den zündenden Funken an die Leitröhre zur Mine und entwich, so schnell er konnte, aus dem Palast. Aber die Rechnung hatte einen Fehler: es war in dieselbe eine Ziffer, welche Zufall hieß, nicht eingestellt worden. Ein fürstlicher Gast, den die kaiserliche Familie zur Tafel erwartete, hatte sich eine Verspätung zu schulden kommen lassen. Demzufolge begab sich Alexander der Zweite etwas später als gewöhnlich auf den Weg zum Speisesaal und das rettete ihn, seine Familie und sein Gefolge. Denn bevor der Zar in die Nähe des bedrohten Raumes gekommen, barst Chalturins Mine los, schlug mit furchtbarer Gewalt aufwärts, zertrümmerte Mauern, Böden und Decken, tödtete 10 und verwundete 53 Soldaten vom finnländischen Garderegiment in dem Wachtlokal und trieb ihre verheerende Wirkung bis hinauf in den kaiserlichen Speisesaal.

    Derweil die Insassen des Schlosses von Entsetzen betroffen waren, erwachte der mörderische Sprenger, welcher ohne die geringste Gewissensregung das Leben von Hunderten auf’s Spiel gesetzt hatte, aus einer Ohnmacht, in welche er, kaum in der Nihilistenherberge angelangt, gefallen war. Seine ersten Worte lauteten. „Ist Er hin?“ Man wußte ihm keine Auskunft zu geben. Denn erst im Verlaufe vom 6. Februar erfuhren die Verschwörer, daß Alexander der Zweite ganz unverletzt der fürchterlichen Gefahr entgangen sei. Der Lackirer brach darob in Wuth aus und überhäufte Scheljabow und alle vom Exekutivkomité mit wilden Vorwürfen, daß sie seinen Plan, den ganzen Winterpalast zu sprengen, nicht angenommen und durch Nichtlieferung einer ausreichenden Menge Dynamits vereitelt hätten. „Ich schwör’ euch“ – schloß er seine Zorn- und Scheltrede – „daß ich nicht ruhen werde, bis Er hin!“ Dieser Schwur ist ein Jahr später zwar nicht von dem Schwörer selbst, aber von anderen grässlich eingelöst worden.

    Chalturin vermochte ungefährdet Petersburg zu verlassen. Er trieb sich dann in Moskau, Kiew und Odessa herum, immer mordlustig und mordbereit. Im Jahre 1882 ereilte ihn das wohlverdiente Schicksal. Als er am 18. (30.) März seinem Genossen Schelwakow bei der Ermordung des Staatsanwalts Strelnikow in Odessa geholfen, wurde er noch an demselben Tage verhaftet. Am 22. März sind Schelwakow und Chalturin aufgegalgt worden, wie recht und ziemlich. Erst hernach wurde in Erfahrung gebracht und amtlich festgestellt, daß der in Odessa gehenkte Chalturin der Lackirer, Minenleger und Zünder vom Winterpalast gewesen sei.

    #histoire #nihilisme #attentat

  • Tal Bruttmann, historien : « Le Hamas a conçu, en amont, une politique de terreur visuelle destinée à être diffusée dans le monde entier »

    Le spécialiste de la Shoah estime, dans un entretien au « Monde », que l’attaque perpétrée par le Hamas le 7 octobre contre Israël n’est ni un pogrom ni un génocide mais un massacre de masse, et il met en garde contre les analogies avec le nazisme.

    L’historien Tal Bruttmann, spécialiste de la Shoah et de l’antisémitisme, est notamment l’auteur de La Logique des bourreaux (Hachette, 2003), et, avec Stefan Hördler et Christoph Kreutzmüller, d’Un album d’Auschwitz. Comment les nazis ont photographié leurs crimes (Le Seuil, 304 pages, 49 euros).

    Pour qualifier les attaques du Hamas, les hommes politiques, les historiens et les éditorialistes ont parlé de massacre, d’attentat, de pogrom, voire de génocide. En tant qu’historien, comment qualifieriez-vous cet événement ?

    Le mot qui est revenu le plus souvent est « pogrom », mais les attaques du Hamas ne relèvent pas, à mon sens, d’une telle qualification. Ce terme russe désigne non pas les crimes de masse contre les juifs, mais la destruction des biens qui sont en leur possession, accompagnée de violences contre les personnes. Ce qui caractérise le #pogrom, c’est le fait qu’une majorité, excitée, voire incitée, par le pouvoir en place, s’attaque violemment à une minorité qui vit en son sein.

    Au XIXe et au début du XXe siècle, il y a eu, en Europe, beaucoup de pogroms antijuifs, notamment en Russie ou en Roumanie, mais ce terme ne convient pas aux attaques du Hamas. D’abord, parce qu’elles visaient non pas à détruire les biens des Israéliens, mais à tuer des juifs ; ensuite, parce que les juifs, en Israël, ne forment pas une minorité, mais une majorité ; enfin, parce que le Hamas n’est pas un peuple, mais une organisation terroriste. Pour moi, ces attaques sont des massacres de masse : le but était de tuer le plus de juifs possible.

    Certains ont utilisé le terme de génocide. Est-il, selon vous, pertinent ?

    Dans l’imaginaire occidental, le #génocide est devenu l’alpha et l’oméga du crime, alors qu’il n’est pas plus grave, en droit international, que le #crime_de_guerre ou le #crime_contre_l’humanité. Personnellement, en tant qu’historien, je n’utilise pas cette qualification juridique dont la définition est d’une immense complexité : je la laisse aux magistrats et aux tribunaux. C’est à eux d’établir, au terme d’une enquête, si les #massacres qui leur sont soumis sont, ou non, des génocides.

    L’écrivaine Elfriede Jelinek, Prix Nobel de littérature, a comparé le Hamas aux nazis. Que pensez-vous de cette analogie ?

    Il faut faire attention aux mots : la haine des #juifs ne suffit pas à caractériser le #nazisme. Le régime de Vichy ou le Parti populaire français [PPF, 1936-1945] de Jacques Doriot étaient profondément antisémites, mais ils n’étaient pas nazis pour autant : être nazi, c’est adhérer à l’idéologie politique élaborée par Adolf Hitler après la première guerre mondiale et mise en œuvre par le IIIe Reich à partir de 1933.

    Le #Hamas est évidemment profondément antisémite : sa charte initiale, qui fait explicitement référence aux #Protocoles des sages de Sion_ [un faux qui date du début du XXe siècle], affirme que les juifs sont à l’origine de la Révolution française, de la révolution bolchevique et de la première guerre mondiale. Il faut cependant prendre le Hamas pour ce qu’il est : un mouvement islamiste nationaliste qui n’est pas plus nazi qu’Al-Qaida, l’Iran ou Marine Le Pen.

    La Shoah est incontestablement le pire épisode de l’#histoire de l’antisémitisme, mais cela n’en fait pas la clé à partir de laquelle on peut comprendre toutes les #violences_antijuives. Parfois, elle nous empêche même de saisir la singularité des événements : à force d’associer l’#antisémitisme à la Shoah, on oublie que cette haine a pris, au cours de l’histoire, des formes très différentes.
    https://www.lemonde.fr/idees/article/2023/11/29/tal-bruttmann-historien-le-hamas-a-concu-en-amont-une-politique-de-terreur-v

    avec des extraits de Un album d’Auschwitz :
    https://archive.is/jO7UX

    #histoire #images #photos #films #attentat #attentat_massacre #islamisme #nationalisme #shoah #Extermination_des_juifs_par_les_nazis

    • Il est clair Tal Bruttmann et du coup ça permet de ne pas avoir un sac fourre tout d’où tu tires des mots chargés de sens et inappropriés pour un oui ou un non.

  • Comment le Hamas est devenu le visage violent de la résistance palestinienne | Entretien avec #Tareq_Baconi
    https://aurdip.org/comment-le-hamas-est-devenu-le-visage-violent-de-la-resistance-palestinienne

    les Palestiniens n’ont pas été récompensés de leurs concessions par la moindre forme d’autodétermination. À la place, leur concession a été utilisée pour étouffer toute voix palestinienne effectivement capable d’obtenir des concessions d’#Israël. La leçon durable acquise par le #Hamas auprès de l’#OLP, c’est qu’on ne peut pas concéder, qu’on ne peut assurément pas engager quelque forme de négociation que ce soit, à partir d’une position de faiblesse.

    Et nous voyons cet enseignement revenir avec le Hamas dans les années ultérieures lorsqu’il envisage réellement des négociations avec Israël, mais continue à dire qu’il ne déposera pas ses armes tant que les négociations ne seront pas terminées. À la différence de l’OLP, qui a fait des concessions puis s’est attendue à en être récompensée, le Hamas a vraiment compris que ces parties n’étaient pas de bonne foi dans la négociation et qu’aucune concession n’est possible à partir d’une position de faiblesse. Les concessions ou les négociations doivent partir d’une position de résistance armée.

    #Palestine

    • Quant à la tactique spécifique de l’attentat-suicide, c’est une pratique acquise auprès du #Hezbollah. En 1994, le gouvernement israélien a raflé des centaines de responsables et de membres du Hamas et les a déportés au Liban. C’était en fait un déplacement forcé de Palestiniens sous souveraineté israélienne hors des limites de l’État. Le résultat a été l’inverse de ce qui était attendu car, au lieu de chasser le Hamas et de le repousser dans l’ombre, l’opération a braqué un projecteur sur la situation difficile des Palestiniens et a permis au Hamas de commencer réellement à s’organiser et à entrer en relation avec le Hezbollah au Liban.

      C’est là que le mouvement a rencontré pour la première fois la tactique de l’attentat-suicide. Quand le mouvement a adopté cette tactique dans les années 90, il se centrait sur un élément. Sa priorité était d’entraver les discussions d’Oslo, parce qu’il était convaincu, à juste titre, que ces négociations ne feraient pas progresser les droits des Palestiniens, qu’elles consolideraient les défaites palestiniennes. Le recours aux attentats-suicides servait très précisément à compromettre les négociations, à gêner pour ainsi dire l’OLP qui s’appuyait, pour négocier, sur l’idée qu’elle sécurisait les territoires palestiniens et assurait la sécurité des Juifs israéliens, et à exercer une pression sur le gouvernement israélien pour l’éloigner des négociations, d’une manière ou d’une autre.

      C’était donc en grande partie une tactique de sabotage, ce n’était pas une tactique franche. Elle suscitait des questionnements moraux et stratégiques colossaux à l’intérieur du mouvement pour savoir s’il devait, ou pas, adopter cette politique. Mais, rétrospectivement, cette politique — là encore, en mettant de côté les aspects éthiques — est réellement parvenue à entraver les négociations.

      le texte de Baconi vaut pour l’histoire du Hamas, du moins n’ai-je rien lu de si détaillé et analytique. mais il est pas dépourvu d’affirmations discutables et souffre d’un angle mort bien trop conventionnel. il affirme deux fois que le génocide est inscrit dans la nature de l’état colonial israélien (là où Sambar, par exemple soulignait que la politique d’expulsion n’était pas une politique d’extermination et sans que la propension aux crimes, de guerre, contre l’humanité, du colonialisme ne démontre une "nécessité" du génocide d’"inférieurs" qui sont aussi une main d’oeuvre et une clientèle), et n’évoque qu’une fois l’antisémitisme (de manière banale, il n’en parle qu’en terme de "chantage à", la chose même ne le concerne en rien, il se refuse à la penser).
      or, avant même l’invention allemande au XIXe de l’antisémtisme, à l’instar de la judéophobie chrétienne, la judéophobie est inscrite dans la tradition musulmane (dhima), un archaïsme qui reste présent et depuis lequel on fait de part et d’autre bouillir les marmites de l’avenir.

      on pourra lire en regard, cet entretien de Laurens, historien de la Palestine, qui conclue lucidement sur un retour de la « question juive »
      https://seenthis.net/messages/1028271

      #attentats_suicide