• L’adattamento al clima non può essere un privilegio: serve un Welfare climatico

    Periferia nord di Milano, ultimo piano di una palazzina degli anni Sessanta, tetto piano senza isolamento. Alle undici di sera il termometro in cucina segna trentaquattro gradi e il soffitto continua a restituire il calore che ha accumulato per tutto il giorno. La famiglia che ci abita non compare in nessuna statistica sulla povertà. Si dorme a turno nella stanza che dà sul cortile, dove entra un filo d’aria. Nessuna politica climatica degli ultimi dieci anni ha mai incrociato questa famiglia. L’adattamento individuale funziona a condizione di restare minoritario, e quindi definisce in anticipo una popolazione esclusa.

    Periferia nord di Milano, ultimo piano di una palazzina degli anni Sessanta, tetto piano senza isolamento. Alle undici di sera il termometro in cucina segna trentaquattro gradi e il soffitto continua a restituire il calore che ha accumulato per tutto il giorno. La famiglia che ci abita non compare in nessuna statistica sulla povertà: due redditi, uno stabile e uno intermittente, un affitto che assorbe un terzo di quello che entra. Il condizionatore non c’è. Non per il prezzo dell’apparecchio, che costa meno di una lavatrice, ma perché la casa non è loro. L’unità esterna andrebbe fissata alla facciata, servono il consenso del proprietario e il passaggio in assemblea, e il contatore da tre chilowatt non reggerebbe il carico serale. Si dorme a turno nella stanza che dà sul cortile, dove entra un filo d’aria.

    Nessuna politica climatica degli ultimi dieci anni ha mai incrociato questa famiglia: non ha un tetto su cui installare, non ha capienza fiscale da scontare, non ha la liquidità da anticipare e recuperare in dieci anni di detrazioni. Rispetto alla transizione energetica, questi cittadini semplicemente non esistono.

    Trenta chilometri più a nord, una casa indipendente con giardino. Cappotto termico, infissi sostituiti, pompa di calore aria-acqua, nove chilowatt di fotovoltaico in copertura, una batteria di accumulo in garage, la colonnina per l’auto, l’adesione a una comunità energetica. Tutto realizzato negli ultimi anni, tutto legittimo, tutto incentivato. D’estate la casa resta sotto i ventisei gradi consumando l’energia che il tetto produce, e la bolletta annuale si avvicina allo zero. Questa famiglia ha fatto esattamente ciò che le è stato chiesto: ha ridotto le proprie emissioni, ha anticipato la transizione, ha usato strumenti pubblici previsti per legge. Non c’è nulla da rimproverarle, anzi. Ed è questo il punto.

    Il problema non è dato dalle sue scelte, è l’architettura del dispositivo che ha reso quelle scelte possibili a lei e impossibili all’altra.

    Le due scene non stanno agli antipodi per accidente. Sono il prodotto dello stesso pacchetto di politiche. Un incentivo che opera per detrazione seleziona chi ha imposte da detrarre. Un contributo erogato a lavori conclusi seleziona chi può anticipare la spesa. Un meccanismo che premia l’autoproduzione seleziona chi possiede una superficie su cui produrre. Il risultato è una transizione a doppia velocità, nella quale il denaro pubblico mette ulteriormente al riparo chi era già relativamente al riparo, mentre chi è più esposto resta dove si trovava, con l’unica differenza che nel frattempo il caldo è aumentato.

    Questa asimmetria ha un nome poco frequentato fuori dai rapporti scientifici: maladattamento. L’Ipcc definisce così le risposte al cambiamento climatico che, invece di ridurre il rischio, lo aumentano: perché accrescono le emissioni, perché spostano la vulnerabilità su altri, perché ipotecano le opzioni future. Sono l’esito prevedibile di una forma sociale precisa, l’adattamento organizzato come consumo privato.

    Chi è rimasto fuori, intanto, non sta fermo: si adatta anche lui, con gli strumenti che il mercato gli offre al prezzo che riesce a pagare. Il caso di scuola è il condizionatore. Raffredda l’interno riscaldando l’esterno e alimenta l’isola di calore urbana che rende la città più torrida per tutti, in particolare per chi in strada ci lavora. Fa impennare i picchi estivi della domanda elettrica, con costi di sistema che ricadono su chiunque abbia un contatore. E protegge solo chi può permetterselo, mentre la mortalità da caldo continua a concentrarsi sugli anziani soli, poveri, negli appartamenti mal isolati degli ultimi piani. Il risultato netto non è meno rischio: è lo stesso rischio, spinto verso il basso.

    Lo schema si ripete ovunque. Nelle campagne del bacino del Po in sofferenza idrica, chi ha capitale scava un pozzo più profondo e continua a irrigare: si adatta, e intanto abbassa la falda di tutti. Lungo i fiumi e sulle coste, argini e barriere mettono in sicurezza un tratto scaricando l’acqua su quello successivo. In montagna l’innevamento artificiale prolunga di qualche stagione un modello turistico insostenibile, consumando l’acqua che servirà a valle. E le compagnie assicurative ridefiniscono premi e coperture in funzione dell’esposizione: il mercato non protegge i territori, li seleziona.

    In tutti questi casi l’adattamento è una macchina di stratificazione sociale alimentata dal clima.

    Il limite di questa forma di protezione non è soltanto morale, è fisico. Non esiste una versione universalizzabile del riparo privato. Se tutti accendessero il condizionatore nella stessa ora la rete non reggerebbe. Se tutti scavassero un pozzo più profondo la falda si esaurirebbe. Se ogni comune innalzasse i propri argini, l’acqua non sparirebbe: cambierebbe soltanto indirizzo. L’adattamento individuale funziona a condizione di restare minoritario, e quindi definisce in anticipo una popolazione esclusa. Non è una soluzione parziale in attesa di diventare generale. È una soluzione che smette di funzionare nel momento esatto in cui diventa generale.

    A questo si aggiunge un effetto politico che agisce più lentamente ma più in profondità. Più la protezione diventa privata, più diventa difficile costruire quella collettiva, perché chi si è già messo al riparo perde interesse a finanziarla. È la dinamica che conosciamo dalla sanità e dalla scuola: quando i ceti medi escono dal servizio pubblico, il servizio pubblico non si limita a perdere utenti, perde i suoi difensori. Con il clima il meccanismo è più brutale, perché la fuga non è verso un servizio alternativo, ma verso il proprio appartamento. Ogni impianto installato è anche un voto sottratto all’idea che dal caldo ci si possa difendere insieme.

    L’alternativa non è rinunciare all’adattamento, ma il contrario. È cambiarne la velocità, la scala e il titolare. Un albero non ripara una famiglia, ripara una strada. Una scuola riqualificata non protegge un proprietario, protegge una coorte intera di bambini per trent’anni. Un piano di prevenzione idrogeologica non mette in salvo una casa, mette in salvo un bacino. L’adattamento collettivo ha una proprietà che quello individuale non può avere: i suoi benefici crescono quando il numero delle persone protette aumenta, invece di diminuire.

    È da qui che occorre ripartire. Il rischio climatico ha esattamente le caratteristiche che un secolo fa giustificarono la nascita dello Stato sociale: è prodotto collettivamente, ricade individualmente, ed è di dimensioni tali che nessuna famiglia può assorbirlo con le proprie forze. Infortunio, malattia, vecchiaia, disoccupazione: il Welfare novecentesco nasce quando diventa evidente che i rischi generati dall’industrializzazione non possono essere lasciati alla responsabilità dei singoli. Caldo, siccità e alluvione appartengono oggi alla stessa famiglia. Sono i nuovi rischi sociali, e per ora li trattiamo come sfortune personali.

    Welfare climatico significa allora una cosa precisa: trasformare l’adattamento da bene di consumo a infrastruttura pubblica. Significa riqualificare l’edilizia pubblica e popolare trattandola come politica per la salute, perché una casa isolata salva vite d’estate e d’inverno. Significa il raffrescamento come servizio: alberi, ombra, acqua pubblica, spazi climatizzati nei quartieri e nei paesi, scuole e centri civici accessibili nelle ore critiche. Significa portare la protezione dentro le case di chi non può uscirne, con servizi di prossimità che nelle ondate di calore raggiungano gli anziani soli prima che sia il pronto soccorso a farlo.

    Significa comunità energetiche progettate per redistribuire, e non per far risparmiare chi già risparmia. Significa manutenzione del territorio come politica del lavoro nelle aree fragili, dove la prevenzione è l’unica protezione disponibile. E significa una soglia minima di accesso all’energia e all’acqua sottratta al mercato, perché oltre una certa temperatura interna non si tratta più di comfort ma di sopravvivenza.

    Significa anche riscrivere gli incentivi che abbiamo. Se non abolirli, invertirne il verso: contributi diretti al posto delle detrazioni, priorità di accesso in base alla vulnerabilità e non alla capacità di spesa, misure pensate per chi vive in affitto e non solo per chi possiede. Una politica climatica che raggiunge prima di tutto la casa più fredda d’inverno e più rovente d’estate non è assistenzialismo: è la sola versione efficiente di quella politica, perché è lì che ogni euro speso evita il maggior numero di ricoveri e di morti.

    Ha un costo, e dobbiamo capire come sostenerlo e come distribuire il contributo al problema. Ma il confronto corretto non è tra spendere e non spendere. È tra spesa programmata e spesa d’emergenza, quella che già paghiamo ogni anno a disastro avvenuto e a prezzo maggiorato.

    Resta la posta politica. La domanda di protezione che il clima genera non rimane inevasa: se non la organizza una politica pubblica, la intercetta qualcun altro. L’offerta alternativa circola già: seconde case in montagna come rifugi climatici individuali, assicurazioni private, autosufficienza energetica domestica, la promessa di salvarsi separatamente. È un’illusione tecnicamente fondata per pochi e politicamente efficacissima, perché converte una questione di giustizia in una questione di sicurezza privata. E ha un vantaggio competitivo enorme sulla risposta pubblica: è disponibile subito, si compra in un pomeriggio, non richiede di fidarsi di nessuno.

    Poiché l’adattamento è ormai urgente e necessario, la scelta che abbiamo di fronte è tra un adattamento che moltiplica le disuguaglianze e uno che le riduce; tra una società che si protegge insieme e una che si frammenta in ripari singoli. Il Welfare climatico è il modo in cui decidiamo se l’adattamento diventerà un bene pubblico condiviso o resterà un privilegio.

    https://rivistadissonanze.it/agosto2026/serve-un-welfare-climatico

    #chaleur #pauvreté #habitat #logement #welfare_climatique #privilège #inégalités #adaptation #canicule #politique_climatique #sommeil #invisibilisation #classes_sociales #architecture #choix #maladaptation #changement_climatique #vulnérabilité #vulnérabilité_climatique #aménagement_du_territoire #climatisateur #climatisation #îles_de_chaleur #énergie #risque #individualisme #collectif #climat #eau #protection #risque_climatique #welfare #survie #coût #politique_publique #justice #justice_climatique

  • #Eco-Cooler : un #climatiseur écolo qui fonctionne sans électricité

    Fabriqué à partir de matériaux de récupération, l’Eco-cooler est un rafraîchisseur d’air qui peut être reproduit par n’importe qui pour un prix très dérisoire. Et il fonctionne !

    Les systèmes les plus rudimentaire sont parfois les plus surprenants. L’exemple qui va suivre en est la parfaite illustration : des ingénieurs du Bangladesh ont mis au point un climatiseur 100 % écolo… qui n’a besoin d’aucune électricité pour fonctionner ! Surtout que les climatiseurs sont l’un des appareils électriques les plus énergivores.

    Cette invention s’appelle l’Eco-cooler et a été créé par #Grameen_Intel_Social_Business, une entreprise qui cherche des solutions technologiques accessibles à toute la population.

    Pourquoi avoir travaillé sur une clim’ low cost ? Parce que le Bangladesh est régulièrement soumis à de grandes chaleurs (jusqu’à 45°) et que les gens en souffrent beaucoup : la plupart des habitations sont en tôle et la température peut rapidement devenir insoutenable.

    Le cahier des charges était donc simple, mais très ambitieux ! Il fallait mettre au point un rafraîchisseur d’air à la fois écologique, efficace… et bon marché ! Quelques temps plus tard, le défi est remporté haut la main : l’Eco-cooler remplit toutes ces conditions…

    A partir d’une simple planche et de quelques #bouteilles_en_plastique, on peut désormais faire chuter la température de 5° en quelques minutes seulement !

    https://sain-et-naturel.ouest-france.fr/eco-cooler-climatiseur-ecolo-electricite.html
    #low-tech #technologie #alternative #climatisation #fraîcheur #recyclage #bouteilles_en_PET #chaleur #canicule #astuce

    • Low Tech : construire un climatiseur écologique

      Et s’il y avait un climatiseur qui pourrait fonctionner sans électricité ? C’est exactement ce qu’un inventeur a réussi à mettre sur pied en créant un climatiseur « zéro électricité » fabriqué à partir de bouteilles en plastique recyclées.

      [Edit 06/2021] la vidéo et le site internet du créateur ayant disparus, on peut s’interroger sur l’efficacité de ce système !!

      https://www.youtube.com/watch?v=rFIpmhVJZCg

      Ashis Paul, l’inventeur de cette installation a trouvé un moyen facile de créer un climatiseur. Son invention se nomme « Eco-Cooler » et elle est basée sur une idée très simple à partir de la façon dont l’air se refroidit lorsqu’elle se dilate.

      La majeure partie du Bangladesh connaît des étés très chauds avec des températures atteignant jusqu’à 45 °C. Certaines de ces zones rurales n’ont même pas accès à l’électricité. L’éco-cooler, étant sans électricité, incroyablement bon marché et facile à fabriquer, est une bénédiction pour tout le monde. À ce jour, plus de 25 000 refroidisseurs écologiques ont été installés au Bangladesh par les employés de Grameen Intel et les bénévoles de Grey Dhaka.

      https://www.build-green.fr/low-tech-construire-un-climatiseur-ecologique

    • Eco-cooler : fabriquer un #climatiseur écologique avec des bouteilles en plastique
      https://www.geekmaispasque.com/2017/08/eco-cooler-fabriquer-un-climatiseur-ecologique-sans-electricite-grat ?

      Le goulot de la bouteille joue l’effet d’un tunnel qui compresse l’air. Cela permet ainsi de rafraichir l’air à la sortie du goulot (expansion ou détente rapide) suivant le même principe. Cet effet de rafraichissement suite à une détente rapide est connu sous le nom d’effet Joule-Thomson. L’Eco-Cooler permettrait ainsi, dans les zones connaissant de fortes chaleurs, de faire baisser la température jusqu’à 5°C .

      [...]

      Vous pouvez aussi fabriquer votre propre Eco-cooler en mode Do It Yourself en téléchargeant le guide au lien ci-après Eco-Cooler : HowToMake.
      https://www.geekmaispasque.com/blog/wp-content/uploads/2017/08/Eco-Cooler.HowToMake.pdf

      Suite à mes recherches, deux courants de pensées existent : « c’est génial » VS « c’est une arnaque ». Les deux courants étant soutenus par des approches physiques et thermodynamiques, une expérimentation s’impose donc. A noter que les résultats vont sûrement dépendre des conditions climatiques extérieures.

      #air #effet_Joule-Thomson

    • Evaluating the effectiveness of the ‘eco-cooler’ for passive home cooling

      Constructed with used plastic bottles, the eco-cooler has been widely adopted in resource-poor communities in Bangladesh and other countries. We tested the eco-cooler under controlled conditions using a scientific wind tunnel in a climatic chamber. In our tests, we used seven eco-cooler designs in 27 climate conditions typical of Bangladesh (temperatures of 40 °C, 35 °C, and 30 °C; humidity levels of 70%, 60%, and 40%; and wind speeds of 4.0 m s−1, 2.0 m s−1, and 0.2 m s−1) in 92 experiments (N = 7686 measurements in 87 short experiments and N = 23,428 measurements in five long experiments). We found no significant temperature reductions with eco-cooler use, except at low wind speeds, where temperature reduced by up to 0.2 °C. In theoretical calculations extending our empirical findings, the greatest temperature drop was 0.85 °C at 4.0 m s−1 with a 40 °C static air inflow temperature. However, this temperature drop did not extend beyond the nozzles of the bottles in the eco-cooler. The eco-cooler did not work effectively as an indoor air cooler.

      https://www.nature.com/articles/s44168-024-00165-7

    • Hey mais où donc auraient pu passer ces calories ??

      En tout cas bonne rigolade, mention spéciale pour la vignette de la vidéo avec le système monté sur paravent ajouré :))
      Et pour le fait qu’on les aurait laissé en installer « 25000 »
      Et pour les auteurices de l’étude, qui se sont dit allez on va quand même tester et publier tout ça sérieusement parce que bon les lois de base de la physique, on sait jamais...

      (les sources étaient douteuses, sain-et-naturel ça sent l’IA à plein nez, Build-Green (aka Pascal Faucompré) idem ça ne vole pas haut… je cite un de ses commentaires éclairés en réponse à un lecteur qui lui expliquait pourquoi ça ne pouvait fonctionner :

      Bonjour M. L’ingénieur,
      Cet inventeur ne reprend ni plus ni moins que le principe des rafraîchisseurs d’air, issu du biomimétisme, tels que peuvent le faire les abeilles et d’autres animaux.

      (sic)

    • En matière d’évapotranspiration, si quelqu’un a entendu parler d’utiliser le principe du « frigo du désert » appliqué à l’architecture...

  • Pourquoi les canicules se répètent-elles en France ? Les questions suscitées par une succession inédite de vagues de chaleur
    https://www.lemonde.fr/planete/article/2026/08/14/pourquoi-les-canicules-se-repetent-elles-en-france-les-questions-posees-par-

    La récurrence de ces situations de « blocage », où un anticyclone stationne pendant une longue période sur une zone et y entrave l’arrivée des vents d’ouest, est au centre de nombreux travaux. Parmi d’autres, une étude conduite en 2025 par les climatologues Michael Mann et Xueke Li (université de Pennsylvanie) a mis en évidence les liens entre l’installation de ces « dômes de chaleur » et la déstabilisation du courant-jet (ou jet-stream) de l’hémisphère Nord – un « fleuve d’air » qui souffle d’ouest en est à une dizaine de kilomètres d’altitude, et qui sépare les masses d’air froid des hautes latitudes à celles, plus chaudes, des zones tempérées.

    Or le réchauffement plus rapide de l’Arctique contribue à « détendre » ce courant-jet, qui forme alors de grands méandres. Sous certaines conditions, ces ondulations peuvent devenir stationnaires et stagner au-dessus de l’Europe ou de l’Amérique du Nord, favorisant l’installation d’un anticyclone de blocage. Et les calamités qui vont avec. Pour Michael Mann, « de nombreux événements météorologiques estivaux parmi les plus persistants et extrêmes, mais pas tous, sont de cette nature ». Or, ajoute le chercheur américain, « les modèles actuels ne parviennent pas à capturer correctement ce genre d’événements ».

    D’autres équipes associent ces « ondulations » du courant-jet de l’hémisphère Nord à la présence d’une anomalie froide de l’Atlantique, en mer du Labrador, l’une des seules zones de la planète qui se refroidit malgré le réchauffement. L’interprétation de ce cold blob (bulle froide) est discutée. Pour certains chercheurs, c’est le signe d’un ralentissement du système de #courants_marins de l’Atlantique nord, qui transfère d’immenses quantités de chaleur du golfe du Mexique vers le nord de l’Europe de l’Ouest. Avec l’affaiblissement de ces courants – attendu dans un monde plus chaud –, la température des eaux au sud-est de l’Islande serait engagée dans une baisse tendancielle. Or, dit le climatologue Stefan Rahmstorf, « des études ont mis en évidence une forte corrélation entre ce cold blob de l’#Atlantique et les fortes chaleurs estivales en Europe ». « Compte tenu de ce lien, ajoute-t-il, on peut s’attendre à ce que l’#Europe continue de connaître des #vagues_de_chaleur plus fréquentes que les autres régions terrestres des latitudes moyennes. »

    Dans un célèbre article publié en 1987, par la revue Nature, le grand géophysicien et océanographe Wallace Broecker (1931-2019), de l’université Columbia, alertait ses pairs d’une sous-estimation des liens entre le climat et l’océan, montrant que les perturbations des courants marins pouvaient être associées à des changements du climat « abrupts plutôt que graduels ».

    https://justpaste.it/g7k98

    #climat #changement_climatique #océans #canicules #dômes_de_chaleur #jet_stream #anticyclone_de_blocage #cold_blob

  • Silbernetz: Ehrenamtliche sollen Senioren bei Hitze helfen
    https://www.berliner-zeitung.de/article/silbernetz-ehrenamtliche-sollen-senioren-bei-hitze-helfen-10282612

    12.6.2026 von Cedric Rehman - Der Verein unterstützt ältere Berliner bereits seit Juni am Telefon bei hohen Temperaturen.

    Der nächste kühle Ort war nicht barrierefrei, doch das ältere Ehepaar gehbehindert. Margret Hampel vom Verein Silbernetz erinnert sich an das Telefonat während des ungewöhnlich heißen Wochenendes Ende Juni.

    Hampel leitet bei der 2014 gegen Einsamkeit unter Senioren gegründeten Berliner Initiative den im Juni an den Start gegangenen Hitze-Service am Info-Telefon. Ältere Berliner können sich unter der Telefonnummer 030 544 533 0 533 registrieren. Das achtköpfige Team warnt vor Hitze, sobald der Deutsche Wetterdienst (DWD) eine entsprechende Meldung veröffentlicht. Auch bei Glatteis oder Unwetter erfolgt eine Benachrichtigung durch das Info-Telefon.

    Hampel und ihre Mitstreiter halten auch während einer Hitzewelle den Kontakt mit den bei ihnen registrierten Senioren. Laut Hampel haben sich inzwischen 18 Berliner für den Service angemeldet. Hampels Team berät am Telefon, wie ältere Menschen Wohnungen und sich selbst kühl halten können. Dazu zählen Tipps wie das Auflegen feuchter Tücher auf Arme und Beine. Sie senken wie bei Fieberwickeln die Körpertemperatur.
    Das Team gibt Tipps zum Abkühlen

    Das Hitze-Telefon informiert auch über Regeln fürs Lüften. Die Fenster sollten an heißen Tagen nur am frühen Morgen und am Abend geöffnet werden. „Wichtig ist auch, den Arzt nach der Lagerung von Medikamenten bei Hitze und einer möglichen Anpassung der Dosis zu fragen“, sagt Hampel.

    Die Berater von Silbernetz verließen sich nicht nur auf Schilderungen ihrer Gesprächspartner, sondern versuchten herauszuhören, wie es den Senioren mit der Hitze gehe, erklärt Hampel. Ist etwa am Ende der Leitung ein Keuchen zu hören, könnte das ein Hinweis auf Atemnot sein, erklärt Hampel.

    Die Senioren erfahren in den Gesprächen auch, wo sie bei hohen Temperaturen in der Nähe ihres Wohnorts kühle Räume etwa in Büchereien, Rathäusern oder Kirchen finden. Sie sind auf der Landes-Internetseite „Bärenhitze“ zu finden. Doch wie im Fall des gehbehinderten Ehepaars sind nicht alle auf der sogenannten Erfrischungskarte verzeichneten Orte für Rollstuhlfahrer und andere in ihrer Mobilität eingeschränkte Menschen geeignet.
    Mitarbeiter können Rettungsdienst alarmieren

    „Ich habe an dem heißen Wochenende Ende Juni dann mehrmals mit dem Ehepaar telefoniert und ihnen erklärt, wie sie sich abkühlen können“, sagt Hampel. Sie hätte bei einer Verschlechterung auch sofort die Rettungssanitäter informieren können.

    Der Verein Silbernetz greift auf eine Idee zurück, mit der Frankreich nach dem Jahrhundertsommer 2003 auf eine Katastrophe reagierte. 15.000 meist ältere Franzosen starben in wenigen Wochen. Die Notaufnahmen füllten sich mit unter Hitzeschlag leidenden Patienten meist hohen Alters. Vielerorts mussten Tote in Kühllastern aufbewahrt werden, weil in den Leichenhallen der Platz fehlte.

    Hitze gefährdet ältere Menschen besonders. Sie schwitzen weniger. Damit ist bei ihnen die nach dem Verdunstungsprinzip arbeitende Klimaanlage des Körpers eingeschränkt funktionstüchtig. Zudem trinken ältere Menschen im Durchschnitt weniger. Hohe Temperaturen überfordern ihren Organismus schneller. Hinzu kommen Vorerkrankungen und die Auswirkungen von Medikamenten, die Ältere in der Regel häufiger einnehmen als Jüngere.

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    Margret Hampel von Silbernetz erklärt älteren Menschen aus Berlin, wie sie sich an heißen Tagen zum Beispiel mit feuchten Tüchern an Armen und Beinen abkühlen können. © Silbernetz e.V.

    Frankreich registriert Senioren

    Frankreich reagierte auf die Überlastung des Gesundheitssystems im Sommer 2003. Seit 2004 erfassen die Rathäuser alleinstehende Senioren. Sobald nach dem nationalen Hitzeplan die Warnstufe Orange gilt, rufen Mitarbeiter der Kommunen und ehrenamtliche Helfer die registrierten Senioren an. Sie erkundigen sich etwa danach, ob sie genug trinken und wie sie sich fühlen.

    Wird eine Person nicht erreicht, oder klagt sie über starke Beschwerden, statten die Mitarbeiter oder Freiwilligen einen Hausbesuch ab, um nach dem Rechten zu sehen. Sie alarmieren, wenn es nötig scheint, auch den Rettungsdienst.

    Silbernetz will ein solches Konzept in Berlin umsetzen. Im vergangenen Sommer erprobte der Verein das Info-Telefon in Neukölln. Nun steht es Senioren in ganz Berlin zur Verfügung. Derzeit schult Silbernetz ehrenamtliche Helfer. Sie sollen nach französischem Vorbild Senioren zu Hause besuchen, sich persönlich nach ihrem Befinden erkundigen oder auch Einkäufe übernehmen, erklärt Margret Hampel.

    Der Verein sucht Mitstreiter

    Laut Amt für Statistik Berlin-Brandenburg sind rund eine Million Berliner älter als 60 Jahre. Silbernetz könne natürlich nicht allen Berliner Senioren am Telefon oder voraussichtlich ab Sommer 2027 auch persönlich mit Ehrenamtlichen bei Hitze zur Seite stehen. „Wir versuchen im Moment, uns auch mit anderen Organisationen zu vernetzen“, erklärt Hampel. Ziel seien möglichst wohnortnahe Angebote der Unterstützung bei Hitze, fügt sie hinzu.

    Helfer könnten die Gesundheitsrisiken bei Hitze für Senioren aber nur durch Aufklärung und Unterstützung abmildern, betont die Leiterin des Info-Telefons. Die Verwaltung stehe in der Pflicht, den Ende 2025 beschlossenen Hitzeschutzplan konsequent umzusetzen und voranzubringen.

    Er sieht unter anderem die Klimaanpassung von Seniorenheimen mit Sonnenschutzsegeln, Jalousien und Ventilatoren vor, und das Erstellen von Lüftungskonzepten sowie die Kontrolle der Flüssigkeitszufuhr in den Einrichtungen. In ihnen soll es auch kühle Gemeinschaftsräume geben.

    Politik soll Klimaanpassung voranbringen

    Solche Räume seien auch in größeren Mietshäusern dringend notwendig, findet Hampel. Als es in Berlin fast 40 Grad waren, habe es ein Ehepaar kaum noch in der Wohnung ausgehalten. Es sei ein Notfall gewesen, erzählt Hampel. „Wir mussten ihnen raten, mit dem Aufzug ins Erdgeschoss oder gegebenenfalls in die Tiefgarage zu fahren, weil es in der Umgebung keinen kühlen Ort gab, der rollstuhlgeeignet war. Das hat uns sehr leidgetan“, sagt Hampel.

    Zudem sei alles, was die Stadt bei hohen Temperaturen kühle, zu fördern, erklärt die Leiterin des Info-Telefons. Sie meint damit ausdrücklich mehr Stadtbäume. Der Berliner Verein Baumentscheid äußerte Anfang August Kritik an der Umsetzung des Ende 2025 beschlossenen Baum-Plus-Gesetzes. Es sieht eine Million Straßenbäume bis 2040 vor. Sie sollen bei Hitze stark belastete Kieze um bis zu zwei Grad abkühlen.

    Laut der Initiative verschleppt die Senatsverwaltung unter anderem die Finanzierung des Projekts. Margret Hampel rät der Politik dazu, die Klimaanpassung auch nach dem Ende des Hitze-Sommers in diesem Jahr nicht aus dem Auge zu verlieren. „Die hohen Temperaturen sind nicht für Senioren, sondern für alle zunehmend eine Belastung“, sagt sie.

    #Berlin #canicule #personnes_agées

  • #Crise_climatique : vous ne souffrez pas d’éco-anxiété, mais de lucidité

    https://www.liberation.fr/societe/sante/crise-climatique-vous-ne-souffrez-pas-deco-anxiete-mais-de-lucidite-20260

    Chaque jour, je constate les conséquences de cette #canicule sur les humains. Les conséquences physiques, les conséquences psychiques. Et le gouvernement, enfermé dans le déni pervers de son inaction qui lui permet de s’absoudre de toute responsabilité, pond, non pas un numéro vert cette fois-ci, mais un laïus délirant sur sa page Instagram pour faire face aux angoisses face au changement climatique. « Comprendre cette souffrance, repérer les signaux d’alerte, agir. » On est au-delà de 1984, on est au-delà d’Orwell. Les mots n’ont plus aucun sens. « L’éco-anxiété est une réponse légitime au regard de la crise environnementale. Le problème apparaît lorsque cette inquiétude devient envahissante. » Traduit en français, cet élément de langage infect signifie : oui, vous avez raison de vous inquiéter parce que nous n’avons rien fait pour lutter contre le changement climatique, à part tirer au LBD sur des écoterroristes et gazer des pompiers que nous vous demandons aujourd’hui d’applaudir à vingt heures, MAIS cette inquiétude ne doit en aucun cas vous paralyser et affecter votre rendement au service du système qui vous envoie tous dans le mur en klaxonnant.

    Et le décompte qui suit est aussi lunaire que cet aveu de je-m’en-foutisme : 6,3 millions de Français seraient moyennement éco-anxieux, « avec de premiers symptômes à ne pas laisser s’aggraver » ; 2,1 millions seraient fortement éco-anxieux « avec des symptômes commençant à menacer leur santé mentale » ; 2,1 millions supplémentaires seraient « très fortement éco-anxieux, avec des symptômes intenses et chroniques, à risque fort pour leur santé mentale » ; enfin 420 000 « ont leur santé mentale en réel danger ». Je ne sais pas si on mesure le niveau scientifique et médical risible de cette énonciation probablement pondue par ChatGPT.

    https://justpaste.it/f3al4

    edit quoi qu’en ait le docteur, il arrive que le pessimisme de la raison ne s’abouche pas à l’optimisme de la volonté, que la lucidité accroisse l’anxiété, mécanique que ni l’oubli du présent (ça revient lorsqu’en ce moment on apprécie quelques degrés celsius en moins) ni le déni ne parviennent plus guère à éviter.

    #changement_climatique #contestation #écologie #psychiatrisation (douce)

  • La #France sous les flammes : la faillite criminelle du #néolibéralisme

    La France brûle, et nos dirigeants ne font qu’aggraver une situation qu’ils connaissent pourtant parfaitement. Sont-ils totalement irrationnels ? Non, répond cet éditorial, ils appliquent juste le #dogme_néolibéral qui nous entraîne dans l’abîme.

    Nos dirigeants sont-ils devenus totalement irrationnels ? Sinon, comment expliquer qu’ils s’acharnent à faire l’inverse de tout ce que les scientifiques recommandent ? Pourquoi, alors que les rapports sur les catastrophes climatiques à venir s’empilent sur leurs bureaux depuis des décennies, font-ils tout pour ne pas nous protéger de ces cataclysmes ?

    Si on leur fait crédit d’une certaine capacité de raisonnement, une autre hypothèse serait celle de l’#aveuglement_dogmatique. Ce que viennent souligner les #canicules et #incendies catastrophiques de l’été 2026, c’est l’#échec patent du néolibéralisme que nos élites pratiquent assidûment.

    Commençons par le constat. Les meilleurs climatologues du monde préviennent, via le Giec notamment, de la forte hausse des risques d’incendies, partout en Europe, liée au #changement_climatique. On sait que l’augmentation des canicules et sécheresses accroît fortement les risques de feux.

    Une politique d’#anti-adaptation

    Pourtant, on ne cesse de planter et replanter des #monocultures de #résineux, plus rentables que de vraies #forêts mais que l’on sait être ultra-inflammables.

    Pourtant, l’#Office_national_des_forêts, chargé d’entretenir et protéger nos forêts, notamment contre les incendies, a perdu 40 % de ses effectifs entre 2000 et 2022, et le gouvernement ne cesse de menacer de nouvelles coupes dans les effectifs.

    Pourtant, en 2024, le Premier ministre Gabriel Attal supprimait le #budget qui aurait permis d’acheter deux #Canadair supplémentaires.

    Pourtant, sur les 16 nouveaux Canadair promis par Emmanuel Macron après les incendies dévastateurs de 2022, seuls 4 ont été commandés, et seront livrés avec beaucoup de retard.

    Les Services départementaux d’incendie et de secours sont au bord de la rupture et les départements alertent en vain depuis des années sur le manque de #moyens.

    Le bilan est tout aussi accablant concernant les canicules. La France a déjà subi quatre vagues de chaleur extrême en 2026 ; les scientifiques alertent depuis des années sur la multiplication de ces évènements, mais nous ne nous y sommes pas préparés.

    En juin, le Haut Conseil pour le climat taclait sévèrement le retard de la France, par exemple dans l’isolation des bâtiments, et des budgets pour les politiques écologiques qui sont coupés drastiquement alors même qu’il faudrait les augmenter rapidement.

    Encore plus surréaliste : le gouvernement agit pour aggraver notre vulnérabilité. En pleine canicule du mois de juin, nos dirigeants ont décidé de remettre sur le marché locatif les pires #passoires_thermiques, où étouffent les locataires les plus précaires. En pleine sécheresse extrême, la loi d’urgence agricole, surnommée « nouvelle #loi_Duplomb », prévoit d’augmenter l’#accaparement_de_l’eau par l’#agro-industrie.

    La fuite en avant du #néolibéralisme_zombie

    Pourquoi cet acharnement à foncer dans le mur ? « Parce que nos dirigeants sont prisonniers d’un modèle », répond l’économiste Cédric Durand, coauteur de Comment bifurquer. Les principes de la planification écologique (ed. Zones, 2024).

    « La France est coincée dans ce que l’on appelle le néolibéralisme zombie. La croyance qu’il faut toujours baisser le coût du capital, baisser le coût du travail, taxer moins, et que c’est ça qui va produire de la #croissance et du PIB. On fait toujours ce pari alors que la période où cela pouvait fonctionner est révolue — si ça a fonctionné un jour », dit-il.

    Le terrible bilan politique énuméré ci-dessus répond à deux logiques propres au néolibéralisme : un affaiblissement massif des #services_publics et une foi inébranlable placée dans les vertus du #marché, qu’il convient de déréguler autant que possible. Via ces politiques, la finalité de l’État est de permettre au capital d’accumuler toujours plus de richesse.

    Au nom de l’#austérité_budgétaire, et du refus catégorique de taxer davantage le capital ou les plus hauts revenus, le gouvernement coupe les budgets publics partout où cela n’est pas jugé favorable au marché. Or, le changement climatique ne répond précisément pas aux logiques de marché.

    « En Gironde, je suis sûr que les entreprises auraient aimé que l’État dépense plus pour l’achat de Canadair. C’est le paradoxe du capitalisme qui veut payer toujours moins de taxes mais réclame ensuite que l’État le protège », dit Cédric Durand.

    Nous touchons là à ce que l’économiste marxiste James O’Connor appelait « la seconde contradiction du capitalisme ». Celui-ci, pour se développer, doit exploiter toujours plus les ressources naturelles et les écosystèmes, mais il détruit, ce faisant, ses propres conditions d’existence. Il en vient donc, autre contradiction, à appeler l’État à l’aide, ce dernier s’étant pourtant volontairement affaibli et ayant détruit ses services publics, au nom du soutien au capital.

    Derrière la stratégie néolibérale, c’est le moteur fondamental du capitalisme qui est en jeu : il lui faut accumuler toujours plus de capital dans une course infernale et complètement irrationnelle.

    « Cette tendance à élargir sans cesse les domaines d’#accumulation_du_capital, et les sources de profit, par exemple à de nouvelles dimensions de la nature comme les gènes et les microorganismes, est vitale pour le capitalisme. Il meurt s’il arrête », souligne l’économiste Hélène Tordjman, autrice notamment de La croissance verte contre la nature (éd. La Découverte, 2021).

    « Je m’interroge sur la vision de nos élites qui persévèrent dans cette voie. C’est une #rationalité de très #court_terme, qui vise à accumuler très vite jusqu’à la catastrophe, et après moi, le déluge », dit-elle.

    Pour la chercheuse, l’hypothèse d’un aveuglement dogmatique de nos dirigeants n’est pas suffisant. L’accumulation des catastrophes ces dernières années est telle qu’elle aurait dû faire éclater n’importe quelles œillères idéologiques. Si l’on continue de foncer dans le mur, ce serait donc en toute connaissance de cause.

    « On est dans une logique d’intérêt de classe bien comprise, d’une classe dominante qui s’est autonomisée, et qui assume que seuls les plus puissants et les plus forts pourront survivre et vivre dignement », dit Hélène Tordjman.

    Le milliardaire étasunien Warren Buffet le disait déjà en 2006, dans une célèbre formule : «  Il y a une #guerre_des_classes, c’est un fait. Mais c’est ma classe, la classe des riches, qui mène cette guerre et qui est en train de la gagner . »

    De guerre des classes à guerre contre l’ensemble du vivant

    Rien de nouveau sous le soleil ? Sauf que la séculaire guerre des classes est devenue, dans l’Anthropocène, une guerre contre l’ensemble du vivant, qui ne menace plus seulement l’essentiel de la population d’#exploitation mais de #destruction. En toute connaissance de cause.

    « Si nous persistons dans cette voie, l’avenir de notre espèce est sombre », alertaient déjà plus de 1 000 scientifiques français dans une tribune en 2020, qui dénonçait « l’inconséquence et l’#hypocrisie de politiques […] promouvant un #consumérisme débridé et un libéralisme économique inégalitaire et prédateur ».

    Six ans plus tard, le pays est à sec tandis que l’on prévoit de multiplier les #mégabassines pour l’agro-industrie, les forêts brûlent tandis que les #pompiers épuisés sont en manque d’effectifs et les budgets des politiques environnementales fondent comme neige au soleil.

    « Nous avons besoin de transformations structurelles, capables de penser au temps long que les mécanismes de marché sont incapables de prendre en compte », dit Cédric Durand. Pour y parvenir, l’économiste propose de nombreux outils de planification dans son ouvrage, à l’instar de nombreux penseurs des mondes postcapitalistes.

    Reste à trouver le moyen d’opérer la bascule. Un prérequis semble être de savoir nommer les responsables. Lorsque nos dirigeants néolibéraux apportent sous un cynisme à peine voilé leur solidarité aux victimes des incendies, ils méritent plus que jamais leur étiquette de #pompiers_pyromanes.

    https://reporterre.net/La-France-sous-les-flammes-la-faillite-criminelle-du-neoliberalisme
    #incendie #incendies #feu #feux #rationalité #irrationalité

  • 200 000 personnes évacuées à cause des #incendies : un #exode_climatique, premier du genre en France

    Sous nos yeux se dessine brutalement, en cet été 2026, une préfiguration effrayante de notre avenir. Le #changement_climatique est passé des concepts des rapports du Giec à la réalité du quotidien.

    L’air au souffle infernal les jours interminables de #canicule, l’interruption du vol familier des insectes et des oiseaux, la #sécheresse qui rend arides les paysages et les inondations qui lui succèdent au gré de pluies et grêles diluviennes. Et, désormais, les #feux sans cesse plus monstrueux, dévastateurs, grands comme dix fois Paris cette année, et dont la fumée s’est répandue ce week-end du Var, des Landes et de la Gironde à plus de 500 kilomètres, jusqu’en Auvergne et dans le Val de Loire.

    Lueur d’espoir au milieu du désastre, le dévouement sans limite des pompiers et des gendarmes a permis l’évacuation de plus de 200 000 personnes en dépit des conditions dantesques. Ce mouvement de population, jamais vu en France depuis la défaite de 1940, a un nom : il s’agit d’un exode climatique, le premier du genre dans cette ampleur, avec ses colonnes de réfugiés sur les routes abandonnant tout derrière eux.

    Tout cela serait déjà grave et inquiétant si notre pays était prêt à affronter ces nouveaux périls. C’est peu de dire qu’il ne l’est pas. À part les masques FFP2, héritage de la dernière crise sanitaire, la France manque de tout, à commencer par les avions bombardiers d’eau et les effectifs de soldats du feu professionnels.

    Au-delà, où que les yeux se tournent, l’#inadaptation est globale, conséquence d’un #sous-investissement endémique. On ferme des lits d’hôpitaux ; les passoires thermiques restent le lot commun des logements, des écoles comme des Ehpad ; la climatisation des lieux publics est l’exception ; les villes étouffent, faute de moyens pour revoir l’#urbanisme ; le réseau ferré est hors d’âge ; l’électrification du parc automobile est repoussée.

    Si gouverner c’est prévoir, la #faute des gouvernants est inexcusable. N’importe quel travailleur convaincu d’une telle négligence serait renvoyé sur-le-champ. En 2027, le chantier sera titanesque et le besoin de changement immense. La gauche a neuf mois pour convaincre qu’elle est à la hauteur.

    https://www.humanite.fr/environnement/austerite/200-000-personnes-evacuees-a-cause-des-incendies-un-exode-climatique-premie
    #déplacés_internes #évacuation #incendie #feu #France #réfugiés #réfugiés_climatiques

  • Avec les #canicules, « des dégradations importantes des fonctions physiologiques et cognitives apparaissent »
    https://www.lemonde.fr/planete/article/2026/08/02/canicule-82-des-europeens-se-disent-prets-a-changer-d-horaires-en-fonction-d

    Par exemple, une étude parue en 2022 dans la revue Science of the Total Environment a montré qu’à New York, chaque degré supplémentaire au-delà de 26,1 °C génère 1,58 % d’accidents de la route supplémentaires en moyenne par vingt-quatre heures – et c’est exponentiel. Mais pourquoi y a-t-il plus d’accidents quand il fait chaud alors qu’a priori, la voiture roule toujours de la même manière ? La réponse, justement, c’est cette perte de concentration induite par la chaleur.

    Concrètement, quels sont les réflexes ou les compétences que l’on peut perdre quand il fait chaud ?

    Les premières fonctions à se dégrader sont celles qui ne paraissent pas indispensables à l’humain pour son fonctionnement vital. En premier lieu, la mémoire à court terme. Ce que vous avez mangé au petit déjeuner ce matin, ce n’est pas si important, et vous pouvez faire l’impasse. Mais quand il s’agit de se souvenir de certaines fonctions un peu plus complexes, cela peut devenir embêtant.

    Ensuite, ce sont les fonctions sociales qui vont être mises en retrait. Parler, écouter, regarder l’autre, ses expressions faciales, interagir requiert du #cerveau qu’il traite une quantité d’informations considérable. Avec, à la clé, un risque de « surchauffe ». Tout ceci explique pourquoi, lors de fortes chaleurs, on peut se sentir plus irritable, moins sociable et avoir des réactions surprenantes. Assez logiquement, quand ces fonctions de mémoire, de concentration, d’interactions sociales sont dégradées, on est moins attentif à ce qui nous entoure, et le risque d’accidents potentiels augmente.

    https://justpaste.it/b4hxx

    #chaleur #physiologie #santé

  • More women die in heatwaves, but biology ’isn’t main cause’
    https://www.dw.com/en/more-women-die-in-heatwaves-but-biology-isnt-main-cause/a-78187451

    Across the board, he says, women spend 30% to 50% more of their working time above heat-stress thresholds than men. In construction, when comparing men and women doing the same job, the figure rises to around 50%.

    The reasons, he says, are structural. Women often wear more clothing for the same job. Men are more confident asking for breaks. And where men’s work is visibly strenuous, it’s recognized as a heat risk and rewarded with rest. But women’s work is steadier, less obviously punishing, and gets no such relief.

    Parsons compares it to the difference between a plane crash and asbestos exposure: One is a sudden, visible catastrophe, the other a slow, constant harm that’s easy to miss. “Male heat stress tends to be this taller risk, where you get relatively visible moments of physical distress that can be managed,” he says. “Female heat stress is constantly there, but much less visible, because it doesn’t have those same obvious peaks in the working day.”

  • Serge Joncour, romancier : « Depuis 2026, l’été n’a plus rien de léger, quelque chose a changé. L’été nous a été volé »
    https://www.lemonde.fr/idees/article/2026/08/01/serge-joncour-romancier-depuis-2026-l-ete-n-a-plus-rien-de-leger-quelque-cho

    En temps normal, une telle grisaille un 26 juillet, un jour frisquet de plein été, ce devrait être une journée foutue, une journée ratée, un crève-cœur pour qui avait prévu d’aller à la plage ou au bord d’une rivière. Mais, aujourd’hui, ce mauvais temps se vit comme un don du ciel, un pur bienfait où tout le monde souffle, enfin les corps respirent. La journée pourrie devient la journée bénie. D’autant qu’on le sait tous, la météo l’a dit, dès demain ça repart, les cartes repasseront au rouge dans presque tous les départements, une fois de plus on dépassera 40 °C, on battra tous les records de la semaine d’avant.

    [...]

    Pour 2026, on s’est tous trouvé un job d’été, tous le même : survivre. Quel que soit l’âge ou notre rang dans le règne animal, l’été ne propose qu’une seule activité : tenir. Parce que tout autour de nous des aînés meurent de chaud dans leurs appartements bouilloires, des forêts partent en fumée, des rivières s’assèchent et des terres se fissurent. En plus de ça, dans ce qu’il reste d’eau les noyés se comptent par centaines, presque 1 000 noyades à ce jour et près de 300 qui y sont restés. On fait déjà les comptes alors que l’été n’en est qu’à son premier mois.

    https://justpaste.it/dtsgb

    Alors ? Encore heureux qu’on va vers l’été ?

    #climat #canicules #été #fraîcheur

  • Après la #canicule : quelle #révolution ?
    https://frustrationmagazine.fr/canicule-revolution-2

    La troisième #vague #caniculaire est en train de faire de nouvelles #victimes. On meurt chez soi, on meurt dans les transports, on meurt au travail et on meurt dans des hôpitaux en surchauffe. Dans les prisons, c’est un enfer, avec 50 degrés dans les cellules et l’indifférence complète. Du côté de la faune et de la flore, c’est l’hécatombe. Dans les élevages industriels, des millions d’animaux crèvent dans d’atroces souffrances, dans l’indifférence générale. Nous sommes en train de vivre l’une des plus grandes catastrophes naturelles de notre histoire récente mais, sur les plateaux TV et à l’Assemblée nationale, c’est business as usual : il ne faudrait pas freiner la marche du capitalisme estival. En dehors de ces cercles climatisés, on s’interroge : qui est responsable de ce qui nous arrive ? Est-ce nous-mêmes, avec notre appétit “consumériste” et technologique ? Ou bien les usagers des #yachts, des résidences secondaires, les mêmes qui influencent nos lois et notre économie ? Et que faire ? Signer une énième pétition pour espérer d’autres effets que ceux enregistrés par le mouvement climat au cours de la dernière décennie ? Ou monter en radicalité ? Mais pour aller vers quoi ? Le retour à la bougie ? Le repli local ? Et pourquoi pas le communisme, mais lequel ?

  • Les soignants à l’épreuve de la canicule : entre système D et scènes d’horreurs
    https://www.revolutionpermanente.fr/Entre-systeme-D-et-scenes-d-horreurs-temoignages-de-soignants-a

    Un quotidien entre « Système D » et scènes d’horreur : le récit des soignants

    Les témoignages du terrain décrivent une réalité insoutenable où la chaleur transforme nos lieux de soin en de véritables fournaises.
    Il y a quelques jours, un étudiant infirmier rapportait dans nos colonnes que la température dans les chambres atteignait régulièrement 35 °C.
    Dans de telles conditions, les soignants sont contraints de pratiquer une forme de « tri » par manque de moyens : faute de brumisateurs en nombre suffisant, ils doivent choisir quels patients, parmi les plus fragiles, en bénéficieront : « Presque tous les patients présentent une élévation de leur température. Mais nous sommes souvent incapables de déterminer si elle est due à la chaleur insupportable dans les chambres, au début d’une infection ou à une mauvaise réaction à un traitement ».

    Une autre soignante du Havre dénonce : « Le problème aussi c’est la difficulté d’avoir des lits d’hospitalisation, cela augmente le temps passé aux urgences. On se sentait désarmé. Malgré la présence de spray, de bouteilles ou d’une organisation de renforts de soignants, du personnel ayant des contrats à temps partiel […] C’était dur. On n’était pas préparé à cette canicule ».

    https://www.revolutionpermanente.fr/local/cache-vignettes/L880xH495/33152a0fa6596ff3e89d25fda41374-5bbc4.jpg

    #hôpital #santé #infirmières #canicule

  • 5 764 décès en excès en France durant la période de canicule du 17 juin au 2 juillet | Santé publique France
    https://www.santepubliquefrance.fr/presse/5-764-deces-en-exces-en-france-durant-la-periode-de-canicule-du-

    Santé publique France publie les données relatives à l’excès de #mortalité toutes causes, observé durant la période de #canicule du 17 juin au 2 juillet 2026 exposant la quasi-totalité de la population à de très fortes chaleurs dans une période encore importante d’activités scolaires et professionnelles. 5 764 décès toutes causes en excès (+ 36 %) ont été estimés pour les périodes et départements concernés par des records de températures historiques. Mercredi 24 et jeudi 25 juin ont été les journées les plus chaudes jamais enregistrées en France, atteignant pour la première fois les 30 °C en moyenne sur 24h selon Météo France. La chaleur a ainsi atteint des niveaux extrêmes avec des valeurs de températures maximales record dans plusieurs régions (42,5 °C à Bordeaux, 40,1 °C à Paris, 42,7 °C à Niort, 43 °C à Brive, 43,8 °C à Saintes …).

    Toutes les classes d’âge à partir de 15 ans sont également concernées. Cet excès de mortalité toutes causes, souligne l’impact sanitaire lié à l’intensité remarquable et la durée de l’exposition à la chaleur de la population sur le territoire hexagonal, sans toutefois atteindre celui de 2003. Ces données constituent une première estimation de l’impact de la canicule sur la mortalité toutes causes, réalisée et publiée 3 semaines après la fin de la vague de chaleur et sont donc non consolidées. Elles devront être confirmées par les analyses plus précises du bilan de fin de période de surveillance estivale, à l’automne.

  • Et si, #Grenoble se réconciliait (enfin) avec l’#eau ?

    Dans cet épisode, habitant-es, associations, professionnel-les interrogent notre rapport à l’eau et imaginent comment Grenoble pourrait renouer avec ses cours d’eau à horizon 2040. À travers les expériences de baignade urbaine dans l’Isère et le Drac, les #initiatives_citoyennes ou encore les réflexions autour de l’urbanisme et de l’#aménagement, les intervenant-es questionnent la place que nous accordons aujourd’hui à l’eau dans la ville.

    Comment transformer des rivières longtemps perçues comme dangereuses ou repoussantes en espaces de fraîcheur, de #santé et de #lien_social ?
    Cet épisode explore aussi les grands enjeux climatiques, sociaux et politiques liés au partage de l’eau : adaptation aux canicules, gestion des crues, accès gratuit à la fraîcheur, justice sociale ou reconnexion au vivant.

    Au fil des témoignages, une conviction émerge : renouer avec l’eau, c’est aussi transformer nos imaginaires et notre manière d’habiter la ville.

    Entre culture du risque, gouvernance collective et désir de réappropriation des rivières, cet épisode esquisse le futur d’une ville où l’eau redevient un bien commun, vivant et accessible à toutes et tous.

    https://podcast.ausha.co/ville-de-grenoble/et-si-grenoble-se-reconciliait-enfin-avec-l-eau
    #baignade_urbaine #réconciliation #rivière #gouvernance_de_l'eau #baignade_citoyenne #collectif_des_gens_qui_ont_chaud #les_gens_qui_ont_chaud #Drac #Isère #chaleur #fraîcheur #canicule #villes #urbanisme #urban_matter #qualité_de_l'eau #podcast #audio

  • 30 000 morts en cinq jours : en #Inde, le coût humain exorbitant des #canicules
    https://www.lemonde.fr/planete/article/2026/07/18/30-000-morts-en-cinq-jours-en-inde-le-cout-humain-exorbitant-des-canicules_6

    Le pays le plus peuplé au monde est aussi l’un des plus exposé aux chaleurs humides extrêmes. Une étude vient de calculer pour la première fois la surmortalité liée aux chaleurs extrêmes en Inde, de plus en plus fréquentes.

    On ignorait jusqu’à présent le coût humain des vagues de #chaleur en Inde, le pays le plus peuplé au monde, avec 1,4 milliard d’habitants. Le gouvernement indien ne livre quasiment aucune donnée fiable dans nombre de domaines, en particulier dans celui de la santé. Une étude scientifique de l’India Energy and Climate Center de l’université de Californie à Berkeley aux Etats-Unis, publiée dans la revue Frontiers in Environmental Health, vient de calculer, pour la première fois, la mortalité liée aux canicules, définies en Inde lorsque les températures franchissent les 40 °C dans les plaines, 37 °C dans les régions côtières et 30 °C en montagne. Une seule journée de chaleur extrême en Inde entraîne 3 400 décès excédentaires. Cinq jours de canicule se soldent par 30 000 morts.

    #ministère_du_futur #ksr

  • Les refuges climatiques seront utiles s’ils n’oublient pas de faire de la chaleur un objet politique

    Alors que la France a déjà connu trois vagues de chaleur en quelques semaines à peine, le concept de refuge climatique, qui s’institutionnalise dans un certain nombre de pays, cristallise les espoirs des citoyens en surchauffe. Il peut s’agir d’une réponse prometteuse, mais uniquement à certaines conditions, notamment de les concevoir et de les déployer en gardant en tête des critères d’accessibilité, d’hospitalité et de justice socioécologique. En bref, d’en faire des objets politiques.
    Notre maison brûle et nous la regardons (enfin) en face. Alors que la France vient de connaître deux séquences caniculaires précoces et intenses, la chaleur semble s’imposer comme un problème public majeur. Le mois de juin 2026 a été le plus chaud jamais enregistré par Météo France et une nouvelle vague de chaleur touche désormais une grande partie du pays.

    Le traitement médiatique immédiat de la canicule s’est largement détourné des enjeux de fond, privilégiant des réponses à court terme et individuelles au détriment d’une réflexion collective sur l’atténuation et l’adaptation au changement climatique. Plan massif de climatisation, mise en cause des scientifiques, légitimation de la débrouille au sein des foyers…

    Ce cadrage tend à occulter une réalité bien documentée : celle des inégalités socioécologiques. L’exposition aux fortes chaleurs, la vulnérabilité face à leurs conséquences et les capacités d’adaptation varient selon les conditions de logement, l’état de santé, les ressources économiques, l’âge ou encore l’accès aux espaces publics. Les enquêtes sociologiques, à commencer par celle d’Eric Klinenberg sur la canicule de Chicago en 1995, montrent aussi que l’isolement social constitue un facteur majeur de surmortalité.

    Contre toute solution hâtive qui pourrait participer d’une maladaptation, les sciences sociales nous invitent à politiser la chaleur, en saisissant la canicule comme un problème social collectif permettant d’articuler les enjeux d’adaptation et ceux d’atténuation.

    Ainsi, ouvrir des refuges climatiques ne suffit pas : encore faut-il que ceux qui en ont besoin les connaissent, puissent s’y sentir à l’aise et s’en saisissent pour construire collectivement les conditions d’un « bien-vivre » dans un monde plus chaud.

    Refuges climatiques : de quoi parle-t-on ?

    Le concept de refuge climatique s’institutionnalise. De Buenos Aires à Bologne, en passant par Porto et Londres, de nombreuses villes l’adoptent pour adapter leur tissu urbain à la crise climatique et protéger leurs habitants de la chaleur.

    Barcelone fait figure de référence, avec un réseau de plusieurs centaines de refuges : écoles, bibliothèques, musées, parcs et jardins, répondant à des critères de confort thermique, d’accessibilité, de repos et d’accès à l’eau.

    Le contour des refuges climatiques varie pourtant d’une ville à l’autre. Certains réseaux privilégient les parcs et jardins, d’autres des équipements climatisés. En réaction, une définition minimale s’esquisse peu à peu dans la littérature scientifique : le refuge climatique conjugue rafraîchissement et hospitalité afin d’offrir un « réconfort thermique » limitant la vulnérabilité face aux aléas climatiques pour tenter de se protéger de l’aléa météorologique.

    Mais faire du confort thermique un enjeu politique suppose de mesurer le stress thermique vécu par les habitants, en tenant compte non seulement de l’îlot de chaleur urbain, mais aussi de l’ombre, de la ventilation, de la morphologie des rues et de la qualité des logements.

    Parce qu’il résulte des interactions entre expériences de chaleur, conditions de logement, ressources socio-économiques et accès aux refuges climatiques, le confort thermique appelle des politiques d’universalisme proportionné, bénéficiant à tous, tout en accordant une attention prioritaire aux plus vulnérables.

    Comment configurer les refuges climatiques ?

    Les villes font face à plusieurs défis. Le premier porte sur les infrastructures : faut-il créer de nouveaux espaces refuges ou bien adapter les services existants ?

    Le choix des techniques de rafraîchissement soulève en outre des enjeux environnementaux et politiques. La climatisation en est l’exemple emblématique : si son rôle dans l’accentuation de l’îlot de chaleur urbain est bien documenté, un usage ciblé reste indispensable pour les publics les plus vulnérables (seniors, enfants, SDF…).

    La recherche souligne aussi la nécessité d’adopter des pratiques architecturales favorisant le confort d’été : matériaux biosourcés, protections solaires (volets, stores) et solutions passives de rafraîchissement, comme les réseaux de froid urbain. Autant de leviers pour concevoir des refuges climatiques et adapter les villes.

    Ainsi, un réseau de refuges climatiques ne se réduit pas à des lieux frais. Ceux-ci doivent aussi proposer des services (eau, wifi, etc.) et être pensés, dès leur conception, comme des espaces d’hospitalité, ce qui suppose une animation et des personnels formés à ces nouveaux usages.

    L’enjeu de l’accessibilité

    La question de l’accessibilité du refuge est un élément clé à intégrer dans une perspective de justice socioécologique.

    - Cette accessibilité est d’abord temporelle : fréquemment, les équipements publics sont fermés lors des pics de chaleurs, et les espaces verts restent inaccessibles aux heures nocturnes les plus fraîches.

    - Elle est également spatiale : ignorer les frontières physiques ou symboliques limitant l’accès à ces infrastructures revient à renforcer les inégalités socioécologiques.

    - Elle est, enfin, territoriale : l’exemple de Bologne, en Italie, montre que les refuges climatiques gagnent à être pensés comme un réseau, relié par des cheminements rafraîchis. En Émilie-Romagne, le projet « Green Cells » s’appuie ainsi sur les coursives historiques ombragées pour rendre ce maillage praticable.

    Une question également culturelle

    Mais le défi à relever est également culturel. Concevoir des refuges climatiques suppose d’abord de les penser comme des lieux d’hospitalité et d’entraide.

    Les recherches montrent que leur conception mérite d’être pensée à partir des quartiers et des communautés concernées afin d’identifier les besoins des habitants et de favoriser leur appropriation. Dès leur conception, l’implication des réseaux de proximité est essentielle, comme à Porto, où le design et localisation des refuges climatiques s’inscrivent dans une méthodologie participative qui tient compte de la connaissance préexistante des lieux par les habitants.

    Autre changement culturel complémentaire : la diffusion d’une culture de rafraîchissement des corps. Au Japon, la démarche « Cool Biz » adapte les normes vestimentaires en été ; à Genève, l’interdiction du travail en extérieur l’après-midi en période de canicule s’accompagne de pédagogie quant aux gestes de rafraîchissement.

    Veut-on vraiment parler de « refuges » climatiques ?

    Le terme de « refuges climatiques » mérite qu’on s’y arrête : il est très largement associé à des représentations liées à la catastrophe, en lien avec les notions de « refuges » et de « réfugiés ». Or, si l’on veut penser ces lieux comme des espaces de solidarité, d’entraide et de soutien, il importe de dépasser cet imaginaire.

    Ils comportent aussi un potentiel effet repoussoir, lié à l’imaginaire néolibéral d’un individu autonome et puissant, peinant à se reconnaître comme vulnérable et interdépendant. Qui souhaite se dire « réfugié » climatique ? Et comment désigner ceux qui le sont réellement ? Les enquêtes montrent que les plus vulnérables, notamment les personnes âgées ou malades, sous-estiment leur propre vulnérabilité tout en l’identifiant plus facilement chez les autres. Faut-il y voir le signe du refus d’un potentiel stigmate associé à cette vulnérabilité ?

    Le choix des mots n’a rien de neutre au moment de concevoir des dispositifs d’action publique : faut-il parler de « haltes fraîcheurs », se limiter à la chaleur, intégrer aussi la protection contre le froid en hiver, ou viser plus largement des « lieux du bien vivre » ?

    La qualification retenue oriente les usages auxquels ces espaces sont destinés : simples réponses à une crise ou lieux de solidarité, de convivialité et de délibération sur nos manières d’habiter un monde où de nombreux seuils socioécologiques ont déjà été franchis. Plus qu’un changement de vocabulaire, elle engage un projet politique : faire de ces lieux des espaces où se renforcent les liens socioécologiques et où se construit, à partir des réalités locales, une conception partagée du bien vivre.

    Ainsi, les refuges climatiques ne seront à la hauteur du problème qu’à condition d’être plus que des points frais sur une carte : des lieux accessibles, intégrés aux pratiques habitantes, capables d’accueillir des publics vulnérables sans les stigmatiser, et de soutenir des apprentissages collectifs face à la crise socioécologique.

    https://theconversation.com/les-refuges-climatiques-seront-utiles-sils-noublient-pas-de-faire-d

    #villes #urbanisme #politique #refuges_climatiques #chaleur #urban_matter #canicule #accessibilité #hospitalité #justice_socioécologique #changement_climatique #atténuation #adaptation #climatisation #vulnérabilité #inégalités #isolement #isolement_social #surmortalité #politisation #politisation_de_la_chaleur #rafraîchissement #fraîcheur #réconfort_thermique #stress_thermique #îlots_de_chaleur #logement #infrastructure #architecture #entraide #corps

  • Towards a Commons of Urban Microclimates: Thermal Communities in Berlin

    The climate crisis is the most urgent planetary threat and presents specific challenges for urban planning and governance. European cities are particularly affected by rising temperatures, and there is a growing necessity to adapt them to warming summer conditions while retaining their capacity to withstand cold winters (IPCC 2022). This project argues that access to microclimatic commons and ‘thermal communities’ – a new concept that will be used to define informal communities constructed around thermal conditions – are important and overlooked elements driving both city-led responses and bottom-up initiatives that form part of climate adaptation. The project combines theoretical and ethnographic methods to examine the Heat Network (Netzwerk der Wärme), a municipal initiative for public heated spaces launched in Berlin during the energy crisis of winter 2022, as a case study. The Network, which included over 400 facilities, provided warm public spaces for residents who could not afford to heat their homes and led to the foundation of a civil-society crisis association (Krisenstab der Zivilgesellschaft Berlin) which aims to strengthen the city’s resilience to the climate crisis. While research on microclimates usually focuses exclusively on exteriors, this project highlights the continuity between indoor and outdoor spaces (Roesler 2022) and focuses on interior microclimates. Based on this case study, the project suggests that access to shared comfortable microclimates should be guaranteed to all, and especially to vulnerable residents, who are often most affected by the changing climate conditions (Saverino et all 2021, Hsu et all 2021, Li 2018). By considering microclimates as commons, departing from the idea of the urban commons as a collective practice and social relation rather than a resource (Harvey 2012, Federici 2019), the project demonstrates the crucial role of thermal communities in equitable urban climate adaptation processes.

    https://cmb.hu-berlin.de/events/thermal-communities-in-times-of-climate-crisis-a-berlin-case-study

    #Berlin #chaleur #canicule #villes #urbanisme #micro-climat_urbain #communautés_thermiques #microclimatic_commons #communs_micro-climatiques #communs #commun #adaptation #changement_climatique #Netzwerk_der_Wärme

    voir aussi:
    Rifugi climatici a Napoli: dalla mappatura civica alla rete cittadina
    https://seenthis.net/messages/1181883

  • Rifugi climatici a Napoli: dalla mappatura civica alla rete cittadina

    Habemus mappam!

    Ieri è stata pubblicata sul sito del Comune di Napoli la mappatura dei rifugi climatici potenziali della città. Finalmente. Ovviamente c’è anche il nostro zampino.

    Per questo vogliamo ripercorrere brevemente questa piccola grande storia che oggi è, per noi, una fonte di soddisfazione: una vittoria concreta di advocacy civica e vogliamo ringraziare l’assessore Di Pietro per aver sposato l’iniziativa.

    Un anno fa abbiamo deciso di lavorare su un tema che sentivamo urgente e ancora poco visibile: il caldo urbano e la necessità di individuare spazi di sollievo in città.

    Da lì è nata la prima mappatura civica dei rifugi climatici di Napoli, costruita con open data, lavoro sul territorio e il contributo di cittadine e cittadini. Una mappa indipendente che ha censito 38 luoghi tra biblioteche, parchi, cortili e spazi pubblici. La inviammo immediatamente via PEC al Comune con l’immediata messa a disposizione, ma purtroppo non ricevemmo riscontri.

    Non era pensata come un esercizio tecnico, né di ricerca ma come uno strumento semplice e di cura sviluppato da noi pro bono per rendere visibile un bisogno già evidente nella città.

    La mappa ha iniziato a circolare, è stata ripresa dai media, discussa pubblicamente e portata anche all’attenzione del Consiglio Comunale, grazie al Consigliere Carbone (Grazie Luigi!). Nel tempo abbiamo attivato un confronto con ENEA fino ad entrare in un percorso più ampio legato alla citizen science e al microclima urbano con il progetto Girls4Climate (a proposito, l’11 luglio passeggiate climatiche, stay tuned)
    Le novità della mappatura 2026

    La nuova rete amplia il numero di punti potenzialmente utilizzabili come rifugi climatici e introduce alcune funzionalità aggiuntive.

    Tra queste:

    – Informazioni sulla presenza di fontanelle pubbliche nelle vicinanze dei rifugi, con indicazione della distanza dal punto segnalato, in continuità con il progetto Acquamat di Cleanap
    – Un livello di comfort climatico orientativo individuato dall’Università Federico II, che supporta la scelta del luogo più adatto, basato su una metodologia sviluppata su indicatori di rischio climatico del Centro Studi PLINIVS e contributi scientifici internazionali nell’ambito di un progetto Horizon, in coerenza con il PAESC cittadino

    Per ogni punto (indoor e outdoor) sono disponibili informazioni sintetiche sul tipo di spazio, accessibilità, condizioni di comfort e presenza di servizi essenziali.
    Una mappa che nasce da un processo

    La mappa è oggi anche uno strumento aperto: attraverso un form dedicato, cittadine e cittadini possono lasciare feedback, segnalare nuovi luoghi e contribuire al miglioramento continuo dei dati.

    Vi invitiamo a farlo. Perché una mappa è utile solo se resta viva e partecipata.
    Da qui si riparte

    Questo risultato rappresenta per noi una piccola grande vittoria dell’advocacy civica: una proposta nata dal basso che entra nei processi pubblici e contribuisce a rendere più concreta l’azione di adattamento climatico della città.

    Ma è anche un punto di partenza.

    Perché il caldo urbano non si affronta con una mappa, ma con trasformazioni reali dello spazio pubblico: più verde, più acqua, più ombra e più cura dei luoghi che viviamo ogni giorno.

    La mappa serve a vedere.
    Le politiche servono a cambiare.

    E oggi, più che mai, questo è un lavoro collettivo che continua.

    https://www.cleanap.org/mappa-rifugi-climatici-napoli

    #Naples #cartographie #visualisation #villes #urban_matters #refugiés_climatiques #refuges_climatiques #fraîcheur #canicule #chaleur

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    voir aussi:
    Towards a Commons of Urban Microclimates: Thermal Communities in Berlin
    https://seenthis.net/messages/1182089

  • France : trois #réacteurs nucléaires à l’arrêt et huit à puissance réduite en raison de la canicule
    https://www.rfi.fr/fr/france/20260712-france-trois-r%C3%A9acteurs-nucl%C3%A9aires-%C3%A0-l-arr%C3%AAt-et-huit

    Trois réacteurs nucléaires sont à l’arrêt, situés au bord de fleuves, et huit autres fonctionnent à puissance réduite, en raison de la chaleur qui règne sur la France dimanche 12 juillet, a indiqué l’exploitant EDF à l’AFP.

    Canicule : l’Autorité de Sûreté Nucléaire et de Radioprotection autorise la #centrale de #Bugey à maintenir sa production
    https://www.enviscope.com/canicule-lautorite-de-surete-nucleaire-et-de-radioprotection-autorise-la-

    Après autorisation de l’#ASNR, les réacteurs 4 et 5 de Bugey peuvent maintenir leur puissance malgré la canicule.

    La #réglementation prévoit que Réseau de Transport d’Electricité, en charge de l’équilibre du réseau électrique national puisse demander dans des conditions climatiques exceptionnelles à EDF, exploitant des centrales nucléaires de maintenir un niveau de production entrainant un niveau de rejets thermiques dans les eaux des fleuves ou de la mer. #EDF doit à son tour demander une dérogation à l’Autorité de Sûreté Nucléaire et de Radioprotection (ASNR)

    On t’en parlait le mois dernier. Les niveaux de température pour les rejets des centrales sont faits pour être relevés, jusqu’au #pic de chaleur qui fera que plus rien de sain ne sera présent dans les cloaques que seront devenus nos rivières pleines de cyanobactéries.

    https://seenthis.net/messages/1178701

    #oups #nucléaire #edf #intermittence #canicule #énergie #rte #asnr #réglementation

  • Contre le « chacun sa #clim », planifier la #fraîcheur
    https://lvsl.fr/contre-le-chacun-sa-clim-planifier-la-fraicheur

    À chaque #canicule meurtrière, le débat public s’enferme dans un cadre étriqué : « faut-il s’acheter une clim ? ». En réduisant l’enjeu vital de l’adaptation à une question d’équipement individuel, la question est dépolitisée et déléguée au marché. Pourtant, ces hécatombes silencieuses le rappellent : rester au frais ou suffoquer n’est pas une fatalité météorologique, mais un fait social et politique, brutalement déterminé par les inégalités. La fraîcheur ne peut plus être abandonnée au marché du chacun-pour-soi ; elle doit devenir un bien commun, à planifier et à partager, un véritable droit à la fraîcheur. Car derrière le mirage de la fuite privée, qui refroidit les salons tout en réchauffant la rue, c’est une infrastructure sociale et publique qu’il faut désormais construire.

    #Écologie #climatisation #réseaux_de_froid #végétalisation

  • #Canicule : « Si on ne s’adapte pas, on va créer des exodes climatiques en #France »
    https://www.parismatch.com/actu/societe/canicule-si-on-ne-sadapte-pas-on-va-creer-des-exodes-climatiques-en-fran

    Mehrez Zribi, directeur de l’Observatoire Midi-Pyrénées (OMP) et chercheur du CNRS, rattaché au centre d’études spatiales de la biosphère (CESBIO) à Toulouse, tire la sonnette d’#alarme sur la #sécheresse qui frappe actuellement la France et ses conséquences. Entretien.

    Oups, Paris Match qui interviewe les gens que France Info n’interviewe pas... A la limite, c’est dans l’ordre des choses... mais quand il s’agit de #dooming, c’est bizarre...

    (où je découvre que le tag #dooming n’a encore jamais été utilisé... étonnant. OK, on est plutôt #it_has_begun par ici, mais quand même...)

    #exode_climatique

  • Dans la Sarthe, les agriculteurs abandonnés face à la canicule
    https://www.off-investigation.fr/dans-la-sarthe-les-agriculteurs-abandonnes-face-a-la-canicule

    Dans la ferme de la Davière à Dureil (72270), la chaine d’alimentation des animaux est coupée à 8h du matin, afin qu’ils soient à jeun et supportent mieux la chaleur. | Photographie prise le 1er juillet 2026 par Thomas Lefèvre Les cadavres d’animaux se sont entassés dans les fermes de la Sarthe pendant la canicule extrême du mois de juin. En cause : une mortalité massive dans les élevages liée à la chaleur et des services d’équarrissage débordés. Face au silence de la préfecture - et alors même qu’une nouvelle canicule débute - agriculteurs et maires sont entrés en résistance à […]Lire la suite : Dans la Sarthe, les agriculteurs abandonnés face à la canicule

    #Société #A

  • Midea PortaSplit: Warum die mobile Klimaanlage aus China plötzlich überall ausverkauft ist
    https://www.berliner-zeitung.de/article/hitzewelle-mobile-klimaanlage-china-10167110

    5.7.2026 von Alexander Schmalz - Nach der Hitzewelle sind Klimaanlagen in vielen Ländern Mangelware. Besonders ein Modell aus China entwickelt sich zum Verkaufsschlager – aus einem ungewöhnlichen Grund.

    Die Hitzewelle mit Temperaturen von teils mehr als 40 Grad hat den Markt für Klimaanlagen in Europa kräftig durcheinandergewirbelt. Besonders gefragt ist derzeit ein mobiles Gerät des chinesischen Herstellers Midea. Das Modell PortaSplit ist laut der South China Morning Post inzwischen in mehreren europäischen Ländern ausverkauft. Die Zeitung berichtet zudem, dass einzelne Geräte auf Onlineplattformen mit deutlichen Preisaufschlägen weiterverkauft werden und das Modell in sozialen Netzwerken große Aufmerksamkeit auf sich zieht.

    Der Erfolg des Geräts hat vor allem einen praktischen Grund. Anders als klassische Split-Klimaanlagen muss die PortaSplit nicht dauerhaft an der Hausfassade montiert werden. Stattdessen wird die Außeneinheit mit einer Halterung außen am Fenster befestigt. Nach Angaben des Herstellers ist dafür weder eine Bohrung noch eine dauerhafte Veränderung der Fassade erforderlich.

    Gerade in Europa ist das ein entscheidender Vorteil. In vielen Städten erschweren Denkmalschutzauflagen oder Vorgaben von Eigentümergemeinschaften bauliche Veränderungen an Fassaden. Hinzu kommt, dass nach Daten der europäischen Statistikbehörde Eurostat fast jeder dritte EU-Bürger zur Miete lebt, in Deutschland sogar mehr als die Hälfte der Bevölkerung. Für viele Mieter kommen fest installierte Klimaanlagen deshalb gar nicht infrage. Ein mobiles System, das sich beim Umzug einfach mitnehmen lässt, ist dadurch besonders attraktiv.

    PortaSplit: Käufer fahren quer durchs Land

    Die hohe Nachfrage hat die Geräte innerhalb weniger Wochen knapp werden lassen. Im vergangenen Jahr kostete die PortaSplit noch rund 900 Euro. Inzwischen liegt der offizielle Verkaufspreis bei etwa 1200 Euro. Auf Gebrauchtplattformen werden einzelne Geräte nach Berichten der South China Morning Post sogar für mehrere tausend Euro angeboten.

    In sozialen Netzwerken berichten Käufer davon, durch mehrere Städte gefahren zu sein, um noch ein Exemplar zu ergattern. Andere vergleichen das Gerät scherzhaft mit seltenen Sammelkarten. Inzwischen gibt es sogar eigene Internetseiten, die den Lagerbestand der Klimaanlage bei verschiedenen Händlern in Echtzeit verfolgen.

    Auch Deutschland spürt den Ansturm

    Der Boom macht sich auch hierzulande bemerkbar. Der Onlinehändler Galaxus teilte nach der jüngsten Hitzewelle mit, die Lager für Klimaanlagen und Ventilatoren seien inzwischen größtenteils leer. Nachschub aus Asien werde voraussichtlich erst nach dem Sommer erwartet.

    Allein im Juni verkaufte das Unternehmen nach eigenen Angaben 38 Prozent mehr Klimaanlagen als im bisherigen Rekordmonat Juni 2025. Im ersten Halbjahr stieg der Absatz von Klimaanlagen um 36 Prozent, bei Ventilatoren sogar um 72 Prozent.

    Chinas Lieferketten reagieren

    Der Nachfrageboom beschäftigt inzwischen auch chinesische Logistikunternehmen. Nach Angaben der South China Morning Post werben einige Anbieter bereits mit speziellen Luftfrachtverbindungen für Klimaanlagen nach Europa. Ein Logistikunternehmen aus Shenzhen berichtete von stark gestiegenen Bestellungen aus Frankreich, Belgien und Großbritannien. Das Lager sei inzwischen „voll mit Klimaanlagen“, erklärte ein Mitarbeiter.

    Klimaanlagen: Warum Europa jetzt aufrüstet

    Lange galt eine fest eingebaute Klimaanlage in Europa eher als Ausnahme. Viele Wohnhäuser wurden auf kalte Winter ausgelegt. Dicke, gut gedämmte Wände halten im Winter die Wärme im Gebäude – bei immer häufigeren Hitzewellen können sie jedoch dazu beitragen, dass sich Wohnungen über Tage stark aufheizen.

    Nach Angaben der Europäischen Kommission wurden rund 85 Prozent aller Gebäude in der EU vor dem Jahr 2000 errichtet. Sie entstanden überwiegend für ein gemäßigtes Klima und verfügen häufig über keine fest installierten Kühlsysteme.
    Vorsicht vor Fakeshops und leeren Versprechen

    Mit der stark gestiegenen Nachfrage wächst auch die Zahl unseriöser Onlineangebote. Verbraucherschützer warnen vor Internetseiten, die angeblich revolutionäre Klimaanlagen für 70 bis 140 Euro anbieten und mit Schlagworten wie „Raumfahrttechnologie“, angeblichen Testberichten oder KI-generierten Werbevideos werben. Tatsächlich erhalten Käufer nach Angaben des Verbraucherschutzportals „Watchlist Internet“ häufig lediglich einfache Ventilatoren mit geringer Kühlleistung – oder im schlimmsten Fall gar keine Ware.
    Woran Käufer unseriöse Angebote erkennen

    Unrealistische Versprechen: Eine mobile Klimaanlage, die große Räume innerhalb weniger Minuten herunterkühlt, dabei kaum Strom verbraucht und nur rund 100 Euro kostet, gibt es nach Einschätzung von Verbraucherschützern nicht.
    Emotional aufgeladene Werbung: Geschichten über angebliche Erfinder oder Wundertechnologien sollen häufig Vertrauen schaffen, lassen sich aber oft nicht belegen.
    Fehlendes oder zweifelhaftes Impressum: Ein Blick auf den Firmensitz lohnt sich. Wirbt ein Anbieter mit deutscher Qualität, sitzt das Unternehmen aber im Ausland, sollten Käufer genauer hinschauen.
    Negative Bewertungen: Vor dem Kauf empfiehlt es sich, Erfahrungsberichte auf unabhängigen Bewertungsplattformen zu lesen – insbesondere die kritischen Stimmen.

    Was Betroffene tun können

    Wer statt einer Klimaanlage ein minderwertiges Gerät erhält, sollte sich möglichst schnell an den Zahlungsdienstleister oder die Bank wenden. Bei Kreditkartenzahlungen kann unter Umständen ein Chargeback beantragt werden. Wurde über einen Zahlungsdienst mit Käuferschutz bezahlt, lässt sich häufig auch eine Rückerstattung beantragen. Zusätzlich empfehlen Verbraucherschützer, den Fakeshop-Finder der Verbraucherzentralen zu nutzen, um unseriöse Anbieter vor dem Kauf zu überprüfen.

    #climat #logement #canicule #commerce