• [RussEurope-en-Exil] Quelle démondialisation aujourd’hui ? par Jacques Sapir
    https://www.les-crises.fr/russeurope-en-exil-quelle-demondialisation-aujourdhui-par-jacques-sapir

    Lorsque j’écrivis mon ouvrage La Démondialisation, ouvrage qui fut publié en 2011 aux éditions du Seuil, il était déjà nettement possible de percevoir les signes d’une crise de la mondialisation, et même de l’amorce d’un processus de démondialisation. Le constat minimal que l’on peut tirer des dix dernières années est que cette mondialisation, ou globalisation, […]

    #Économie #Géopolitique


  • GRAIN — The Belt and Road Initiative: Chinese agribusiness going global
    https://www.grain.org/article/entries/6133-the-belt-and-road-initiative-chinese-agribusiness-going-global

    One of the world’s biggest e-commerce companies, Beijing-based JD.com, says it will soon be able to deliver fruit from anywhere in the world to the doorsteps of Chinese consumers within 48 hours. It takes highly integrated global infrastructure—connecting farms to warehouses to transportation to consumers—to achieve a goal like this. China’s new mega-infrastructure plan, the Belt and Road Initiative (BRI), will help make JD.com’s vision a reality. It will also increase the concentration of global food production and distribution, potentially pushing small-scale farmers, fisherfolk, forest peoples and rural communities further to the margins. There are also serious concerns that BRI could worsen land grabs, human rights abuses, indebtedness, and environmental and health impacts in target countries.

    Pas encore regardé #obor #BRI #Chine #commerce #agroindustrie #route_de_la_soie #nouvelle_route_de_la_soie


  • « Gilets jaunes » : le commerce traverse une mauvaise passe
    https://www.latribune.fr/economie/france/gilets-jaunes-le-commerce-traverse-une-mauvaise-passe-807203.html

    A l’issue d’une réunion avec les représentants des commerçants et des artisans ce mercredi soir, la secrétaire d’Etat Agnès Pannier-Runacher a signalé que 3.200 dossiers avaient été déposés par les entreprises pour faire une demande de report de cotisations sociales et fiscales. Elle a précisé que le gouvernement fera un nouveau point dans 15 jours avant d’entamer un déplacement à Toulouse ce jeudi pour faire le point avec les commerces de la ville.


  • Malgré la #guerre au #Yémen, la #France continue de former l’armée saoudienne

    Les autorités françaises restent totalement mobilisées au côté du régime saoudien dans sa guerre au Yémen, malgré des efforts permanents pour dissimuler les conditions concrètes d’un soutien qui se manifeste au-delà des seules ventes d’armes. Revue de détail de ce jeu trouble.

    https://www.mediapart.fr/journal/international/100219/malgre-la-guerre-au-yemen-la-france-continue-de-former-l-armee-saoudienne

    #armement #commerce_d'armes #Arabie_Saoudite #conflit


  • #Turkmenistan, dal 2012 l’Italia ha venduto armamenti per 257 milioni di euro

    Dal 2012 in avanti l’Italia ha contribuito alla corsa agli armamenti del Turkmenistan nonostante il Paese sia considerato da organizzazioni internazionali come Human Rights Watch una dittatura al pari di Corea del Nord ed Eritrea sul piano della libertà di stampa. Secondo la posizione dell’Unione europea sull’export di armamenti, paesi noti per reprimere le libertà individuali non dovrebbero ottenere licenze per le armi europee. Ma il business, da sette anni, fa comodo a entrambe le parti: secondo i report ufficiali dell’Ue, tra il 2010 e il 2017 il Turkmenistan ha comprato da Paesi Ue armi per 340 milioni di euro. Il 76% di queste (257 milioni) provengono dall’Italia.

    Dal punto di vista italiano, il commercio è stato un primo passo per allacciare relazioni politico-commerciali con un Paese ricchissimo di gas. L’Italia ha stretto accordi con l’Azerbaijan per la realizzazione del Corridoio meridionale del gas, di cui il Tap è l’ultimo tratto. Anche il Turkmenistan potrebbe diventare, attraverso il gasdotto transcaspico tra Baku e Turkmenbashi in costruzione, uno dei Paesi esportatori di gas. Dal punto di vista turkmeno, le armi sono servite a tenere il passo dell’escalation militare, cominciata proprio nel 2012. È stato l’inizio di una tensione sotterranea nella regione, dove sette anni dopo, all’inizio 2019, c’è stata la prima esercitazione militare congiunta Russia-Iran, le due indiscusse superpotenze della zona.

    Chi, in Turkmenistan, ha a disposizione le armi italiane? In che occasioni, fino ad oggi, sono state utilizzate? Italian Arms, gruppo di ricercatori e giornalisti, è riuscito tramite fonti aperte a tracciarle durante parate ed esercitazioni. Italian Arms è un’iniziativa dell’agenzia di giornalismo olandese Lighthouse Reports insieme giornalisti e ricercatori dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal), di Report (Rai Tre), del centro italiano di giornalismo investigativo IRPI e di Bellingcat, consorzio di giornalisti d’inchiesta che pubblica il report completo con tutte le armi scoperte da Italian Arms. La ricerca parte dai documenti ufficiali, ossia le esportazioni autorizzate dal ministero dello Sviluppo economico, la relazione al Parlamento sull’export delle armi e i documenti delle dogane dove si rintracciano le vendite effettive di armi. Una mole di documenti spesso difficile da leggere o incompleta.

    Le licenze mancanti per gli elicotteri #Agusta_AW_109

    Agosto 2017. I militari del Turkmenistan stanno svolgendo un’esercitazione militare al confine con l’Iran. Tra i Paesi c’è tensione: si contendono dei pozzi petroliferi sul Caspio. In un montaggio del video della tv di Stato, si vedono almeno tre elicotteri con mimetizazzione militare che sparano. Gli stessi si vedono sorvolare piazza dell’Indipendenza, ad Ashgabat, la capitale, durante la parata dell’ottobre 2016. Gli stessi sono stati trovati da Italian Arms anche due anni dopo. Gli elicotteri sono prodotti dall’italiana AgustaWestland, oggi gruppo Leonardo. Di loro non c’è traccia sulle autorizzazioni alle esportazioni militari dal 2003 al 2016. Possibile, visto che il mezzo è definito multiuso e spesso esportato non per usi militari, come ad esempio il pattugliamento con le forze di polizia. I dati del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), think tank che traccia le esportazioni di tecnologia militare, rintracciano la vendita di almeno tre (di un quarto non c’è una conferma al 100%) di questi velivoli dall’Italia. Evidentemente non sono destinati a un uso civile. Tre di loro, in un video messo online dall’opposizione al governo di Gurbanguly Berdimuhamedow, sparano.

    Non sono gli unici elicotteri made in Italy a disposizione delle forze armate turkmene. Nel 2011 il nostro ministero degli Esteri ha concesso una licenza ad AgustaWestland (oggi incorporata in Leonardo) per l’esportazione di cinque elicotteri AW-139 a uso militare verso il Turkmenistan. La transazione commerciale si può confermare incrociando i dati dei ministeri degli Esteri, dell’Economia e quelli dell’Agenzia delle dogane, i quali confermano inoltre l’avvenuto pagamento e l’esportazione dei velivoli per un totale di 64 milioni di euro. Nei documenti governativi non vi è traccia neanche di altri due velivoli made in Italy. Si tratta del caccia da addestramento militare M-346 e dell’aereo da trasporto tattico C-27 Spartan, entrambi di produzione Leonardo. Da siti web dedicati all’industria bellica risulta che il presidente turkmeno Berdimuhamedow abbia ispezionato entrambi i velivoli lo scorso 3 maggio. Da un’attenta analisi delle immagini fotografiche e video possiamo affermare che il luogo dell’ispezione era la base militare di Aktepe.

    Le navi del Caspio

    Ad agosto del 2018, i Paesi affacciati sul Mar Caspio (Turkmenistan, Iran, Kazakhstan, Azerbaijan), su spinta di Mosca hanno introdotto un nuovo accordo. Nessun Paese al di fuori di quelli rivieraschi sarà autorizzato a mettere una base militare nel Caspio. Una situazione che mette in condizione di vantaggio Russia e Iran, le due superpotenze indiscusse della regione. “La Nato avrebbe voluto avere un avamposto, in Azerbaigian ma soprattutto in Kazakhstan, nazione che vanta un rapporto privilegiato con la Ue attraverso l’Enhanced Partneship and Cooperation Agreement”, spiega Fabio Indeo, analista per l’Asia centrale al NATO Defense College Foundation. È l’epilogo di una lunga partita geopolitica cominciata – guarda caso – proprio nel 2012. All’epoca, per la prima volta nella sua storia, il governo turkmeno ha condotto sul Caspio un’esercitazione militare. “La marina del Turkmenistan simula la guerra nel Caspio ricco di gas”, titolava la Reuters a marzo 2012. Turkmenbashi è una città turkmena sulle rive del Caspio. Qui ha sede il principale porto militare turkmeno. Italian Arms ha tracciato qui, a bordo di otto pattugliatori classe Tuzla, cannoni 40L70 prodotti dalla Oto Melara, altra azienda oggi inglobata nel gruppo Leonardo. Anche qui, come nel caso degli elicotteri della AgustaWestland, i documenti delle nostre istituzioni non sono completi. Risulta infatti che il ministero degli Esteri abbia concesso nel 2011 la licenza per la vendita di due cannoni 40L70 al Turkmenistan, per un valore complessivo di 6,9 milioni di euro.
    Un esercito fantoccio

    “Il Turkmenistan è un Paese di cui si conosce pochissimo. Il multipartitismo è una conquista recente e solo di facciata, in quanto i due partiti formalmente “di opposizione” appaiono in realtà filo-governativi”. Il ricercatore del Ndcf Fabio Indeo insiste sull’impenetrabilità del Turkmenistan. Il Paese è ben inserito nelle trattative geopolitiche – in particolare per il gas – ma fuori dai radar di società civile e gruppi di attivisti internazionali. Le notizie che arrivano sono frammentarie e incomplete. Quello che molti analisti dicono, però, è che l’esercito turkmeno “è assolutamente inadeguato a gestire qualunque potenziale situazione di rischio, in particolare al confine con l’Afghanistan”, sottolinea Indeo. Le armi di fabbricazione europea – sofisticate e all’avanguardia – servono allo scopo da un lato di impressionare l’opinione pubblica all’interno e dall’altro come potenziale deterrente per altri Paesi del Caspio dall’attaccare avamposti turkmeni”, sostiene Indeo. Di che armi dispone l’esercito fantoccio? Ci sono – tra le altre – 300 fucili d’assalto ARX 160 e 120 pistole PX4 Storm. Le produce Beretta, che con questa commessa ha incassato 3,8 milioni di euro. Si vedono dispiegate nelle grandi parate trasmesse dalla tv di Stato.
    Armi e trasparenza

    Il modo in cui sono costruiti i documenti governativi non aiuta a capire di che armamenti si tratti. Come visto in precedenza, in alcuni casi sono persino incompleti. Quando Italian Arms ha chiesto chiarimenti all’ufficio del ministero dello Sviluppo economico che si occupa delle licenze per l’export di armamenti per 15 milioni di euro, non chiari, la risposta ottenuta è che in occasione di una richiesta sulle licenze autorizzate da questa Autorità nazionale-UAMA, non forniamo questo genere di informazioni”. Battaglie su regole più chiare nell’export delle armi e stop alla vendita ai Paesi chiaramente in guerra è stata una delle battaglie di vecchi parlamentari a Cinque Stelle, come il sardo Roberto Cotti, proveniente dal mondo dei pacifisti. A settembre 2018 l’argomento ha creato le prime tensioni nella maggioranza giallo-verde, nonostante il “Blocco della vendita di armi ai Paesi in conflitto” sia uno dei punti del Contratto di governo.


    https://irpi.eu/turkmenistan-dal-2012-italia-ha-venduto-armamenti-per-257-milioni-euro
    #Turkménistan #Italie #armes #commerce_d'armes #armement

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  • Deep Routeing and the Making of ‘Maritime Motorways’: Beyond Surficial Geographies of Connection for Governing Global Shipping

    Geography has turned to towards the seas and oceans with much attention being paid to ‘water worlds’ through socio-cultural, political and environmental lenses. Geo-economic analysis, in particular, has considered the role of containerisation, the port, and logistics global flows central to the contemporary shipping industry. However, where routeing enters discussion these debates remain ‘surficial’ with a focus on the rationale of lines of connection which are mapped onto the sea (rather than into the sea, as a liquid, three-dimensional, motionful space). This paper challenges considerations of ship routeing that only skim the surface. This paper adds depth to the discussion. It is argued that ship routeing is not a purely surficial exercise of charting a voyage across seas and oceans. Routes have a geo-politics predicted at times on the water’s depth, the topography of the ocean floor and seabed and marine resources. Drawing on a variety of examples, notably the traffic routeing scheme – or ‘maritime motorway’ – governing the flows of shipping in the Dover Strait, UK, this paper brings a ‘wet ontology’ and three-dimensional analysis to ship routeing. It is contended that such a recognition and discussion of deep routeing is necessary to shed light upon the often invisible processes sea that underscore the global logistics flows vital to society and the economy.

    https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/14650045.2019.1567499?journalCode=fgeo20
    #transport_maritime
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  • #Briançon, capitale des #escartons (1343-1789)

    Signée en 1343, la « #Grande_Charte_des_Libertés » entérinait l’#autonomie du territoire des Escartons, entre #Piémont et #Briançonnais. 675 ans avant que des militants n’y accueillent des migrants, ces vallées transalpines défendaient déjà une organisation basée sur l’#entraide et la #solidarité.

    https://www.franceculture.fr/emissions/la-fabrique-de-lhistoire/une-histoire-des-micro-etats-44-briancon-capitale-des-escartons-1343-1
    #Les_Escartons #histoire #Hautes-Alpes #république_des_Escartons #élevage #commerce #passage #alphabétisme #alpage #biens_communs #communaux #communauté #forêt #propriété_collective #corvées #entretien_du_territoire #solidarité #escarton #répartition_des_impôts #Italie #France #périphérie #Dauphiné #Royaume_de_France #liberté #impôts #monnaie #justice #Traité_d'Utrecht #frontières #ligne_de_partage_des_eaux #frontières_nationales #frontières_nationales #rencontre #nostalgie

    Anne-Marie Granet-Abisset, minute 30’35 :

    « 1713 est une date capitale pour le fonctionnement de l’Escarton, parce que c’est une décision liée à un traité qui est prise très loin, à Utrecht, et qui va décider de ce qui apparaît comme une zone de périphérie, une zone des marges, et donc, dans les négociations, la France ce qui lui paraît important, c’est la #vallée_de_Barcelonnette, et laisse au Duc de Savoie, ce qu’on va appelé les #vallées_cédées, c’est-à-dire l’escarton de Valcluse, Pragelato, l’#escarton_de_Château-Dauphin, et l’#escarton_de_Oulx. C’est le début de ce qui va être une évolution qui démarre au 18ème, mais qui va s’accentuer au 19ème, où la frontière va se marquer. ça va casser ce qui faisait la force d’un territoire qui fonctionnait de façon presque autonome, en tout cas qui fonctionnait dans une organisation, ce qui ne veut pas dire qu’ils s’aimaient tous, mais en tout cas ils s’entendaient tous pour défendre leurs intérêts. C’est aussi le moment où les militaires arrivent et vont redessiner la frontière : on partage, on dessine, on installe des fortifications en un temps où la frontière va se marquer. »

    Colette Colomban :

    "Puisqu’on va pour la première fois, en Europe, penser les frontières à partir de limites géographiques. Donc on va placer la frontière sur la ligne de partage des eaux, ce qui correspond à la volonté du #Pré_Carré_de_Vauban, c’est-à-dire, délimiter le territoire, les frontières de la France, de façon la plus régulière possible afin qu’elle soit plus facile à défendre et éviter ainsi des bouts de territoires qui s’enfoncent trop en territoire ennemi et beaucoup plus difficiles à défendre. On va du coup border des frontières à des cours d’eau, à des limites de partage des eaux. Les cols qui jusqu’alors étaient vraiment des passages, là deviennent des portes, des fermetures, des frontières. Mongenèvre se ferme à ce moment-là. Il faut imaginer que ça a été vraiment vécu comme un traumatisme, ce traité d’Utrecht, avec vraiment une #coupure de #liens familiaux, de liens amicaux, de liens commerciaux.

    Anne-Marie Granet-Abisset, minute 39’35 :

    Il y a une redécouverte des Escartons, parce que la charte est revenue dans la mairie de Briançon en 1985. Et dans ce cadre-là, les Escartons ont servi de légitimité pour refonder à la fois une #mémoire et une histoire qui a commencé d’abord du point de vue patrimonial, on a mis une association sur les anciens escartons, et puis maintenant, d’or en avant, les escartons sont même les noms de la recréation du Grand briançonnais qui reprend le Queyra, le Briançonnais, mais qui adhèrent des territoires qui ne faisaient pas partie de des anciens escartons. On est en train de reconstituer, en utilisant ce qui a été une avance sur l’histoire... on re-fabrique, on re-bricole une histoire en mettant en avant ce qui était la tradition, c’est-à-dire l’habitude d’#autonomie, la façon de s’auto-administrer, la volonté de garder la maîtrise du territoire, en même temps avec véritablement l’idée de fonctionner avec les vallées qui étaient les anciennes Vallées cédées. Donc les Escartons vont devenir un élément qui caractérise et qui redonne une #fierté à ces territoires considérés, pendant longtemps et notamment au 19ème, comme des territoires enclavés, comme des territoires arcaïques. Ces territoires ont souffert de cette vision qu’ils ont d’ailleurs totalement intégrée et qui fait que, les Escartons étaient un moyen de réaffirmer leur avance sur l’histoire. Leur avance sur l’histoire c’est le fait de constituer un territoire transfrontalier, qui fonctionne comme une région des Alpes à l’intérieur d’une Europe qui serait une Europe des régions"

    Gérard Fromm, 46’20 :

    "Ici on a été une zone de passage, beaucoup d’Italiens sont venus, ont passé le col de Mongenèvre et sont venus s’installer en France à une période où la vie était difficile en Italie. Donc il y a beaucoup de familles qui sont d’origine italienne. On est ici une zone de passage depuis longtemps. On est une zone de migration, donc, naturellement, on a retrouvé un certain nombre de choses. Les Italiens de l’autre côté, beaucoup parlent français, et puis il y a une culture qui est identique : regardez les églises, les clochers ont la même forme, les peintures murales dans les églises ont les mêmes origines. On a vraiment une continuité. Ces éléments-là font qu’aujourd’hui on a d’ailleurs une proximité avec nos amis italiens. On ne se rend pas compte, on est un peu au bout du monde pour les Français, sauf que leur bout du monde il est beaucoup plus loin... les Italiens c’est la porte à côté. Des Briançonnais vont à Turin, Turin c’est à une heure et quart d’ici. Aujourd’hui on a d’ailleurs une proximité avec nos amis italiens dans le cadre des programmes européens, mais aujourd’hui aussi par exemple avec les problèmes des migrants, ce sont des problèmes qu’on partage avec les communes de l’autre côté. On travaille en permanence avec les Italiens.

    Elsa Giraud, guide conférencière et historienne, 49’13 :

    « C’est le milieu dans lequel on vit, qui peut être un milieu hostile, qui est un milieu qui nécessite des connaissances, une habitude. Et si les Escartons sont nés et ont perduré pendant des siècles, c’est parce que nous sommes dans un territoire de passage, parce que nous sommes dans un territoire où on a des populations et des ressources différentes d’un côté et de l’autre. Donc il fallait des passages, des migrations saisonnières pour vivre dans ces montagnes qui ne vous nourrissent pas l’hiver, pour aller en plaine, pour échanger les produits d’un versant et de l’autre de la montagne. Et le point commun c’est ce besoin de se déplacer, de migrer. La géographie et le climat font qu’on est obligé de s’entraider et venir au secours de celui qui est en pleine montagne. Ici, si on ne connaît pas la montagne, en plein hiver on ne passe pas, on y reste. »

    #hostile_environment #environnement_hostile #entraide

    #tur_tur

    #ressources_pédagogiques



  • [Flowdata] “WIOD : World Input-Output Database”

    Tableau entrées-sorties sur le commerce international, couvrant 56 thèmes pour 43 pays (dont les 28 UE) sur 2000-2014 (un modèle décrit le reste du monde sur la période).
    Données en millions de dollars US.

    Références :
    Timmer, M. P., Dietzenbacher, E., Los, B., Stehrer, R. and de Vries, G. J. (2015), “An Illustrated User Guide to the World Input–Output Database: the Case of Global Automotive Production”,
    Review of International Economics., 23: 575–605.

    Timmer, M. P., Los, B., Stehrer, R. and de Vries, G. J. (2016),
    “An Anatomy of the Global Trade Slowdown based on the WIOD 2016 Release”, GGDC research memorandum number 162, University of Groningen

    En savoir plus : http://www.wiod.org/home

    #flowdata #monde #commerce #pays #data #flux


  • The Gambia River bridge set to end ’centuries’ of trade chaos with Senegal - BBC News
    https://www.bbc.com/news/world-africa-46973684

    The Gambia is a thin sliver of land either side of the eponymous river, surrounded on three sides by Senegal.

    The 1.9km (1.2 miles) Senegambia bridge near Farafenni links the two halves of The Gambia, as well as allowing people from the north of Senegal to reach the southern Senegalese province of Casamance with ease.

    #gambie #sénégal #transport #commerce #mobilité


  • Les marchés de la drogue (1/4) : Les guerres économiques de l’opium
    https://www.franceculture.fr/emissions/entendez-vous-leco/entendez-vous-leco-du-lundi-21-janvier-2019

    Mais d’abord, notre premier épisode s’ouvre dans l’obscurité d’une fumerie d’#opium… « Grâce à l’opium, la joie pouvait être achetée pour un penny, et transportée dans la poche d’un gilet », voilà ce que relate l’écrivain anglais Thomas de Quincey dans ses Confessions publiées en 1821… l’opium dont le commerce provoquera deux affrontements entre le #Royaume-Uni et la #Chine au XIXème siècle, obligeant l’empire du Milieu à ouvrir ses ports aux bateaux étrangers...

    #drogue #commerce #domination #histoire



  • Pas d’effet « gilets jaunes » sur le e-commerce Le Figaro.fr avec Reuters - 10 Décembre 2019 _
    http://www.lefigaro.fr/flash-eco/2019/01/10/97002-20190110FILWWW00262-pas-d-effet-gilets-jaunes-sur-le-e-commerce.php

    Le e-commerce n’a finalement pas profité des perturbations provoquées par le mouvement des « gilets jaunes », qui a lourdement pénalisé le commerce pendant les fêtes de fin d’année en France, selon une enquête publiée jeudi. Le montant moyen dépensé sur internet s’est élevé à 289 euros en moyenne, un budget resté stable par rapport à 2017 pour 51% des personnes interrogées, indiquent les chiffres compilés par la Fédération du e-commerce et de la vente à distance (Fevad) et l’institut de sondage CSA.

    Par ailleurs, le nombre d’acheteurs en ligne est lui aussi resté stable par rapport à l’an dernier, 73% des "cyber-acheteurs" ayant fait leurs courses de Noël sur internet, contre 75% l’an dernier. Les résultats de l’enquête montrent aussi qu’il n’y a pas eu de report des achats depuis les magasins physiques vers internet.

    "Si 32% des e-acheteurs déclarent avoir acheté une plus grande part de leurs cadeaux sur internet pendant le mouvement des « gilets jaunes », en parallèle, 27% disent avoir acheté une plus grande part de leurs cadeaux en magasin". La grande distribution a quant à elle évalué entre 300 et 500 millions d’euros la perte de chiffre d’affaires liée aux blocages d’entrepôts ou d’accès aux magasins en novembre et décembre derniers.

    Les commerçants attendent maintenant beaucoup des soldes qui viennent de commencer pour écluser des stocks pléthoriques, en particulier dans l’habillement.

    #e-commerce #internet #amazon 

     #commerce #économie #commerce_électronique #GiletsJaunes #web


  • US makes an offer to Turkey for the sale of Patriot #missiles

    The United States has formally made an offer to Turkey for the sale of multibillion dollar Patriot air defense systems, the Anadolu Agency has reported, in a bid to increase its pressure on the latter’s purchase of Russian-made S-400 systems.

    http://www.hurriyetdailynews.com/us-makes-an-offer-to-turkey-for-the-sale-of-patriot-missiles-1402

    #armes #commerce_d'armes #USA #Etats-Unis #Turquie #armement
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  • Comment réguler l’exploitation de notre attention ? | InternetActu
    http://internetactu.blog.lemonde.fr/2018/12/27/comment-reguler-lexploitation-de-notre-attention

    Dans Les marchands d’attention (The Attention Merchants, 2017, Atlantic Books, non traduit), le professeur de droit, spécialiste des réseaux et de la régulation des médias, Tim Wu (@superwuster), 10 ans après avoir raconté l’histoire des télécommunications et du développement d’internet dans The Master Switch (où il expliquait la tendance de l’industrie à créer des empires et le risque des industries de la technologie à aller dans le même sens), raconte, sur 400 pages, l’histoire de l’industrialisation des médias américains et de la publicité de la fin du XIXe siècle à aujourd’hui. En passant d’une innovation médiatique l’autre, des journaux à la radio, de la télé à l’internet, Wu tisse une très informée histoire du rapport de l’exploitation commerciale de l’information et du divertissement. Une histoire de l’industrialisation des médias américains qui se concentre beaucoup sur leurs innovations et leurs modèles d’affaires, c’est-à-dire qui s’attarde à montrer comment notre #attention a été convertie en revenus, comment nous avons été progressivement cédés à la logique du #commerce – sans qu’on n’y trouve beaucoup à redire d’ailleurs.

    La compétition pour notre attention n’a jamais cherché à nous élever, au contraire

    Tout le long de cette histoire, Tim Wu insiste particulièrement sur le fait que la #capture_attentionnelle produite par les médias s’est faite par-devers nous. La question attentionnelle est souvent présentée comme le résultat d’une négociation entre l’utilisateur, le spectateur, et le service ou média qu’il utilise… mais aucun d’entre nous n’a jamais consenti à la capture attentionnelle, à l’#extraction de son attention. Il souligne notamment que celle-ci est plus revendue par les médias aux annonceurs, qu’utilisée par les médias eux-mêmes. Il insiste également à montrer que cette #exploitation vise rarement à nous aider à être en contrôle, au contraire. Elle ne nous a jamais apporté rien d’autre que toujours plus de contenus insignifiants. Des premiers journaux à 1 cent au spam publicitaire, l’exploitation attentionnelle a toujours visé nos plus vils instincts. Elle n’a pas cherché à nous élever, à nous aider à grandir, à développer nos connaissances, à créer du bien commun, qu’à activer nos réactions les plus instinctives. Notre exploitation commerciale est allée de pair avec l’évolution des contenus. Les journaux qui ont adopté le modèle publicitaire, ont également inventé des rubriques qui n’existaient pas pour mieux les servir : comme les faits divers, les comptes-rendus de procès, les récits de crimes… La compétition pour notre attention dégrade toujours les contenus, rappelle Tim Wu. Elle nous tourne vers « le plus tapageur, le plus sinistre, le plus choquant, nous propose toujours l’alternative la plus scandaleuse ou extravagante ». Si la publicité a incontestablement contribué à développer l’économie américaine, Wu rappelle qu’elle n’a jamais cherché à présenter une information objective, mais plutôt à déformer nos mécanismes de choix, par tous les moyens possibles, même par le mensonge. L’exploitation attentionnelle est par nature une course contre l’éthique. Elle est et demeure avant tout une forme d’exploitation. Une #traite, comme disait le spécialiste du sujet Yves Citton, en usant volontairement de ce vocabulaire marqué au fer.

    Wu souligne que l’industrie des contenus a plus été complice de cette exploitation qu’autre chose. La presse par exemple, n’a pas tant cherché à contenir ou réguler la publicité et les revenus qu’elle générait, qu’à y répondre, qu’à évoluer avec elle, notamment en faisant évoluer ses contenus pour mieux fournir la publicité. Les fournisseurs de contenus, les publicitaires, aidés des premiers spécialistes des études comportementales, ont été les courtiers et les ingénieurs de l’#économie_de_l’attention. Ils ont transformé l’approche intuitive et improvisée des premières publicités en machines industrielles pour capturer massivement l’attention. Wu rappelle par exemple que les dentifrices, qui n’existaient pas vraiment avant les années 20, vont prendre leur essor non pas du fait de la demande, mais bien du fait de l’offensive publicitaire, qui s’est attaquée aux angoisses inconscientes des contemporains. Plus encore que des #ingénieurs de la demande, ces acteurs ont été des fabricants de #comportements, de mœurs…

    • Elle ne nous a jamais apporté rien d’autre que toujours plus de contenus insignifiants. Des premiers journaux à 1 cent au spam publicitaire, l’exploitation attentionnelle a toujours visé nos plus vils instincts. Elle n’a pas cherché à nous élever, à nous aider à grandir, à développer nos connaissances, à créer du bien commun, qu’à activer nos réactions les plus instinctives.


  • Le géant bancaire HSBC se désengage d’un fabricant d’armes israélien suite aux pressions des militants des droits humains
    War on Want, le 27 décembre 2018
    https://www.bdsfrance.org/le-geant-bancaire-hsbc-se-desengage-dun-fabricant-darmes-israelien-suite-

    Plus de 24 000 personnes ont communiqué par mail avec HSBC pour s’inquiéter de ses investissements dans Elbit Systems et d’autres sociétés vendant des armes à l’armée israélienne, et 40 succursales de la HSBC au Royaume-Uni ont été piquetées chaque mois pour la même raison.

    « Toutefois, HSBC continue de traiter avec plus d’une douzaine de sociétés vendant du matériel et des technologies militaires, notamment Caterpillar, dont les bulldozers sont utilisés pour la démolition de maisons et de biens palestiniens, et BAE Systems, dont les armes sont utilisées pour les crimes de guerre par Israël, l’Arabie saoudite et d’autres régimes répressifs. »

    #Palestine #HSBC #BDS #Désinvestissement #Elbit



  • L’économie française donne des signes de faiblesse | ARTE
    https://www.arte.tv/fr/afp/actualites/leconomie-francaise-donne-des-signes-de-faiblesse

    Une croissance finalement moins forte et une dette publique en hausse cet été, la consommation qui fléchit et un climat des affaires dégradé par les « gilets jaunes » : les chiffres officiels publiés vendredi compliquent encore la tâche du gouvernement face à la crise sociale et budgétaire.
    Après avoir révisé mardi de 1,6% à 1,5% la prévision de croissance pour l’année 2018, l’Insee a annoncé que la hausse du produit intérieur brut (PIB) n’avait finalement atteint que 0,3% au troisième trimestre, contre 0,4% calculé précédemment.
    […]
    Le gouvernement insiste de son côté sur un « effet CICE » exceptionnel alourdissant de 0,9 point le déficit public. Ce crédit d’impôt sera encore versé, pour environ 20 milliards d’euros, aux entreprises l’an prochain, lesquelles bénéficieront en même temps d’un allègement de charges pour un montant équivalent.

    Formulation malheureuse du premier paragraphe, les mauvais chiffres du 3ème trimestre ne résultent pas des GJ ; les mauvais résultats noircissent encore le paysage économique, alors que le 4ème trimestre subit l’impact de la crise des GJ.
    C’est assez clair dans l’article, pas dans le chapeau…

    • « Gilets jaunes » : le chiffre d’affaires du #commerce en baisse de 25%

      La secrétaire d’#Etat à l’#Economie, Agnès Pannier-Runacher, a estimé samedi que le recul moyen des ventes sur un an causé par les #manifestation des #gilets_jaunes est de 25%, « mais avec des très grands écarts ». Pour les commerçants les plus touchés, les baisses des ventes ont atteint 70%. [...] On a 43.000 personnes en chômage partiel [...]

    • Interview sur BFMTV samedi 22 vers 14h
      https://www.bfmtv.com/mediaplayer/video/priorite-au-decryptage-du-samedi-22-decembre-2018-1127413.html

      retranscription de la séquence (à partir de 35’50")
      « Gilets jaunes » : le chiffre d’affaires du commerce en baisse de 25%
      https://www.latribune.fr/economie/france/gilets-jaunes-le-chiffre-d-affaires-du-commerce-en-baisse-de-25-802074.htm

      La secrétaire d’Etat à l’Economie, Agnès Pannier-Runacher, a estimé samedi que le recul moyen des ventes sur un an causé par les manifestation des gilets jaunes est de 25%, « mais avec des très grands écarts ». Pour les commerçants les plus touchés, les baisses des ventes ont atteint 70%.

      À aucun moment il n’est dit sur quelle période de temps se fait la comparaison. sur un an ne veut pas dire grand chose, voire laisse entendre que la comparaison porte sur l’année entière (2018 par rapport à 2017). Il faut comprendre probablement, sur une période comparable de 2017.

      Laquelle ? le mois, la semaine, le samedi ? Pour certains commerces, le chiffre d’affaires de décembre peut représenter jusqu’à la moitié du CA annuel.

      Par ailleurs, on peut penser qu’une partie de la baisse n’est pas liée à la crise GJ, mais aussi à la crise du pouvoir d’achat, moteur de la crise GJ. Enfin, y a-t-il report partiel du samedi vers le dimanche, l’immense majorité des commerces (en particulier ceux dont le CA se fait en décembre étant aussi ouverts le dimanche) ? Réponse quand on disposera des chiffres de l’Insee, dépassant la remontée des ressentis, collectée et diffusée par des anti-GJ.


  • Pacé (Ille-et-Vilaine) : des voix s’élèvent contre le projet de centre commercial Valérie Chopin - 20 Décembre 2018 - France 3 Régions
    https://france3-regions.francetvinfo.fr/bretagne/ille-et-vilaine/pace-voix-s-elevent-contre-projet-centre-commercial-159

    Après cinq recours en justice, le Conseil d’État a levé le dernier obstacle qui s’opposait à la construction centre commercial « Open Sky » à Pacé. Mais le complexe de 40 000 mètres carrés est pointé du doigt par les écologistes qui dénoncent une perte de terres agricoles. Une pétition circule.

    C’est un projet de centre commercial qui fait beaucoup parler, depuis des années. 40 000 mètres carrés et 1 400 places de parking. La future zone commerciale de Pacé devrait sortir de terre pour 2020. 

    Après cinq recours en justice, le Conseil d’État vient de donner son feu vert. Une décision qui réjouit Rennes Métropole, propriétaire des terrains, pour qui le projet est justifié notamment parce qu’il ne date pas d’hier : "Cela fait une dizaine d’années déjà qu’on a repéré qu’il n’y avait pas d’offre à l’ouest du pays rennais, explique André Crocq, Vice-Président Rennes Métropole à la planification urbaine.

    https://www.youtube.com/watch?v=-m3YLTMDTpE

    « Un projet inutile et néfaste »
    Le centre commercial s’étendra sur dix hectares, le long de la Nationale 12. Objectif : implanter 35 magasins et 5 restaurants mais pas de boutiques de meubles ni d’alimentaire afin de ne pas concurrencer les commerces déjà sur place. 

    Les écologistes dénoncent un projet inutile et néfaste pour l’environnement. "C’est une aberration parce que l’on va consommer dix hectares de terres agricoles ! se révolte Loïc Le Hir, Porte-parole Europe-Écologie-Les Verts Rennes sud et ouest. 

    Le maire de Pacé, lui, parle d’une obligation pour accueillir la population toujours croissante de sa commune. « Il y a un certain nombre de dispositions qui ont été prises, rassure Paul Kerdraon, Maire de Pacé. Notamment celle d’économiser l’espace et de placer l’essentiel des places de parking en souterrain. » 950 places de stationnement seront donc enterrées, sous le futur centre commercial devrait créer plus de 300 emplois.

    Une pétition contre le projet
    Emballement climatique, épuisement des ressources, rupture irréversible d’équilibres biologiques vitaux... Les opposants à ce projet ne manquent pas d’arguments. S’appuyant sur les prévisions des scientifiques sont de plus en plus alarmantes, ils dénoncent les risques encourrus par « Open Sky ».

    « Mise en danger du commerce de proximité au profit de grandes enseignes et de promoteurs immobiliers, menace générée par ces grandes zones commerciales périphériques sur la vitalité des centres-villes, quartiers et bourgs environnants, les risques pour l’emploi existant... » Une pétition https://www.change.org/p/non-%C3%A0-l-extension-du-centre-commercial-de-pac%C3%A9 a déjà récolté sur internet plus de 2 500 signatures.

    #urbanisme #maires #élus_locaux #corruption #centres_commerciaux #france #accaparement_des_terres #terres_agricoles #commerce #centre_commercial #grande_distribution #villes #immobilier #immobilier_commercial #destruction


  • Le déclin inéluctable des grandes surfaces _ Alexandre Mirlicourtois - 17 Décembre 2018 - XERFI Canal
    https://www.xerficanal.com/economie/emission/Alexandre-Mirlicourtois-Le-declin-ineluctable-des-grandes-surfaces_37466

    Conséquence sur le commerce du mouvement des gilets jaunes, le e-commerce a fait un nouveau bond en avant. A l’opposé, c’est la chute pour la grande distribution, plus précisément pour les hypers et les supermarchés en région situés en périphérie des petites villes ou des villes moyennes. Ce destin croisé, c’est l’image à peine déformante d’une tendance de fond : les hypers et les supermarchés ne sont plus totalement en phase avec les attentes des consommateurs, les technologies et de ce qu’est devenue la concurrence.

    https://www.youtube.com/watch?v=T6pUo7bQuCc


    
De prime abord cela ne se voit pas dans l’évolution du nombre de magasins : à plus de 8 400 unités, jamais le maillage du territoire n’a été aussi dense, avec un parc en hausse de 19% sur un peu moins de 10 ans. Autant dire que la majorité des Français dispose d’une, ou plusieurs, grandes surfaces à proximité de leur lieu de vie. Le nombre de m² a suivi, en hausse de près de 20% sur la période pour un total approchant les 20 millions de m², un record. Cette bonne santé apparente de l’offre n’est pourtant rien d’autre que le symptôme d’une lutte sans merci aux parts de marché, une fuite en avant avec à la clé un recul du chiffre d’affaires par magasin, une érosion de la rentabilité et finalement un affaiblissement général. Il faut d’abord partir de ce constat : la demande traditionnelle adressée à la grande distribution s’épuise structurellement.

    
En partant de la répartition du chiffre d’affaires des grandes surfaces, il est possible de calculer un « proxy » de la demande qui leur est adressée en partant de l’évolution de la consommation des ménages par grands postes. Très forte au milieu des années 60, date de l’apparition des premiers hypermarchés, elle reste vigoureuse au cours des années 70 même si elle perd en intensité. Après une parenthèse ente 2000 et 2008, la tendance est à nouveau au ralentissement. Ce n’est pas une surprise, c’est en partie la loi d’Engel qui joue et qui veut que la part de revenu consacrée à l’alimentaire diminue au fur et à mesure que le niveau de vie s’élève. C’est vrai pour l’alimentaire (cœur de métier des grandes surfaces) et par extension de toute une série de biens dits « inférieurs » qui correspondent aux besoins indispensables à la vie courante comme l’habillement Il y a ensuite l’impact du passage du primo équipement à celui du renouvellement dans l’électroménager et l’électronique grand public.

    
Enfin, la pression démographique liée à l’évolution même de la population française s’est réduite au fil du temps. A cet affaiblissement de la demande s’ajoutent des évolutions sociétales. La réduction de la taille des ménages, des familles rend moins nécessaire d’effectuer de « grosses courses ». Les interrogations du consommateur sur la qualité des produits alimentaires, notamment vendus en grande surfaces, sont également un frein même si sondages après sondages, c’est bien le prix qui reste de loin le principal déterminant du choix dans l’alimentaire. En plus de l’affaiblissement de leur demande, les grandes surfaces vont subir une double attaque, principalement dans le non-alimentaire.

    
Au début des années 2000, c’est la montée de la concurrence des réseaux spécialisés et pour la première fois depuis 40 ans de conquête, les supers et hypers perdent des parts de marchés, près de deux points de cédés entre 1999 et 2005. Puis, c’est à partir de 2010 le boum du e-commerce avec l’arrivée de concurrents, des pure players qui ne cessent de prendre de l’importance. D’abord cantonné au non-alimentaire, l’offensive sur l’alimentaire est en marche. Finalement, c’est le cœur même du business model qui est remis en question. Ce modèle repose d’abord sur une consommation de masse en accélération. Même si les marges sont réduites, les volumes sont là. Ce n’est plus le cas. C’est ensuite le jeu des décalages financiers entre délais de paiement fournisseurs, longs, et des clients qui paient cash et donc l’apparition d’une ressource en fond de roulement dont le rendement dépend de l’évolution des taux d’intérêt. Or concernant, les délais de paiement, l’un des objectifs de loi de modernisation sur l’économie de 2008 a été de les raccourcir. Quant aux taux d’intérêt, ils sont nuls ou presque depuis plus de 5 ans.

    
Et enfin, c’est une implantation en périphérie, où le coût du foncier est faible, alors même que les citadins, en quête d’immédiateté privilégient de plus en plus les achats de proximité. Bref, harcelé de tous les côtés, le concept originel de tout le monde et de toutes choses sous le même toit de l’hyper et supermarché va continuer de s’épuiser.

     #consommation #grande_distribution #hypermarché #supermarché #hypermarchés #alimentation #auchan #carrefour #Casino #Intermarché #Leclerc #monoprix #géant #lidl #aldi #mulliez #économie #France #pollution #exploitation #pauvreté #e-commerce #ecommerce #commerce #capitalisme #villes #drive

    • . . . . .
      Côté pile, l’hypermarché demeure le circuit le plus fréquenté : 91 % des Français s’y rendent (vs 83 % pour le super, 68 % pour les SDMP ou encore 39 % pour la proximité). Côté face, le trafic est en baisse régulière. 2018 ne fait que le confirmer. Seuls échappent au marasme les « petits hypers » de moins de 5 000 m2 dont la fréquentation mesurée par Nielsen progresse de 0,4 %.

      Pour les plus grandes unités, la chute du trafic est violente : – 2,6 % en moyenne pour les hypers de plus de 11 000 m2. Les plus grandes surfaces sont à la fois victimes du désamour des clients pour les magasins XXL, du transfert du off-line vers le on-line pour le non-alimentaire mais également de l’agressivité des supermarchés, à la fois par le choix alimentaire (souvent proche des hypers) et les prix (Intermarché est par exemple 4 à 5 % moins cher qu’Auchan).

      Conséquence : 2018 va se solder par une baisse des ventes en hypers. De janvier à octobre, selon Nielsen, le chiffre d’affaires tous produits est en recul de 1,6 % dans les grandes unités. Comme il s’agit d’évolution à magasins globalement comparables, l’effet sur la rentabilité sera violent. Auchan et Carrefour seraient ainsi sur leur étiage historique.

      Pire : 2019 ne fera qu’empirer la situation. . . . . .

      Source : https://www.olivierdauvers.fr/2018/12/18/deja-malade-lhyper-sera-la-1ere-victime-des-ega

    • Le commentaire de PJULIEN, sur l’article d’Olivier Dauvers, bonne description des conditions de travail dans la grande distribution.

      Et c’est reparti ! En voilà une nouvelle couche ! la grand’messe française de l’hyper malade !
      Toujours les mêmes mots pour illustrer les mêmes maux !
      Argument Question 1 : A qui appartiennent à 95 % les Hypers en France !
      Réponse 1 : Aux grands distributeurs français ayant de “grosse société” = Carrefour, Auchan, Casino, les petites sociétés propriétaires d’hypers sont marginales –

      Argument Question 2 :
      Quelles sociétés parlent tout le temps de #Digital ?
      Quelles sociétés ont le plus de personnels salariés qui ont plus de 45 ans en age et plus de 10 Ans d’ancienneté ?
      Quelles sociétés ont le plus de contraintes sociales avec des syndicats bien Organisés ?
      Réponse Argument 2 : Les Mémes = Carrefour, Auchan, Casino …

      Conclusion :
      Quelles société gémissent depuis 8 Ans en “déshabillant” les Hypermarchés les rendant à la limite de l’impopularité, en stressant continuellement le personnel, en ne communicant plus en proximité, et en se “foutant” du Client avec de Grands concepts novateurs sans intérêt pour la masse de clientèle ( = des bornes, écrans digitaux qui n’intéressent et ne sont utilisés que par 0,2 Client sur 100 ?

      — les mémes = Carrefour, Auchan, Casino qui n’ont pas eu d’autres idées pour se “débarrasser” de salariés qu’ils jugent “vieillissants” donc plus performants …

      NON les Hypers ne sont pas malades, juste contaminés par une “élite perverse” contaminée par une certaine nullité qui squatte la France et qui suivant certains gilets jaunes risqueraient forts la guillotine avec les futurs Hypers IKEA, GRAND FRAIS, LECLERC, dont les plus grands magasins ne sont pas malades et deviendront vite hypers….

      Ces gens M Dauvers n’ont rien découverts, rien inventés, méme le plus basique = “Quand on veut abattre son chien on lui donne la gale” c’est très basique et très …. courant chez les “héritiers” incompétents –

      Quand à EGA elle ne ruinera en rien les Hypers (sauf pour les pervers !) car en lieu et place de promotions devenues “vulgaires et communes” il suffit de remettre l’Hyper en Ambiance de vente, par le soucis de la Proximité, du Plaisir Shopping, et par l’ingéniosité-événement commercial = juste une solution de communication !
      Pour faire simple rendre à l’Hyper son attractivité en fonction de son environnement et de sa cible Humaine ….

      Cordialement,
      PJULIEN / Consultant Expert GD depuis 40 Ans -


  • Les « travailleuses pauvres » sont de plus en plus nombreuses - La Croix
    https://www.la-croix.com/Economie/Social/travailleuses-pauvres-sont-nombreuses-2018-12-17-1200990100
    https://img.aws.la-

    [...]« La France compte plus de deux millions de #travailleurs_pauvres et traverse une crise sans précédent de son modèle social. La situation est préoccupante pour les #femmes », souligne Pauline Leclère, responsable de campagne « justice fiscale et inégalités » chez Oxfam France, à l’initiative du rapport Travailler et être pauvre  : les femmes en première ligne, publié lundi 17 décembre, et qui présente notamment le cas de Daphné.

    La limite de l’exercice est que le rapport s’appuie sur des données issues de sources multiples, voire contradictoires… « Sur un sujet aussi important, il faudrait pouvoir disposer d’indicateurs #statistiques permettant d’évaluer avec précision l’ampleur des #inégalités », reconnaît Pauline Leclère.

    78 % des #emplois_à_temps_partiel occupés par des femmes

    Selon Eurostat, l’office statistique de l’Union européenne, la part de femmes en activité professionnelle et pauvres dans l’hexagone est passée de 5,6 % à 7,3 % entre 2006 et 2017 (1). Les femmes se retrouvent principalement dans des secteurs qui proposent de nombreux emplois à temps partiel, correspondant aux métiers les moins valorisés et rémunérés. Par exemple les métiers du #nettoyage, du #commerce et du #service_à_la_personne. Parmi les employés non qualifiés, 49 % des femmes sont à temps partiel, contre 21 % des hommes.

    En 2017, les femmes occupaient 70 % des #CDD et des emplois intérimaires et 78 % des emplois à temps partiel. Ce type d’emplois « provoque une insertion discontinue sur le marché du travail et une dégradation des #conditions_de_vie des femmes (#horaires_atypiques, #emplois_pénibles …). Cela entrave la consolidation de l’expérience professionnelle ou conduit même à une dépréciation des compétences », souligne le rapport.

    Difficulté à combiner vie professionnelle et vie de famille

    Les emplois précaires affectent l’articulation entre vie professionnelle et vie familiale. Dans les métiers peu qualifiés comme l’aide à la personne ou la #garde_d’enfants, les #travailleuses ont souvent des horaires courts et combinent plusieurs employeurs. Ainsi, 85 % des salariés ayant plus d’un employeur sont des femmes.

    « Pourtant, parmi les actifs souhaitant travailler plus, 75 % sont des travailleuses, souligne Claire Hédon, présidente d’ATD Quart Monde France. Il y a beaucoup d’idées reçues sur ces mères de famille vivant des #aides_sociales. La réalité est toute autre, puisqu’elles préfèrent exercer un #emploi même s’il ne leur permet pas de subvenir à leurs besoins. »

    Un million de travailleuses à la tête d’une famille monoparentale vit sous le seuil de pauvreté

    « À la faiblesse du #revenu du travail peut s’ajouter un facteur démographique, car pour mesurer les niveaux de vie, on tient compte des revenus de l’ensemble du ménage. Ainsi, une femme qui doit faire vivre une famille avec un seul smic se situe largement en dessous du seuil de pauvreté », constate l’Observatoire des inégalités.

    En France, les femmes à la tête d’une famille monoparentale sont particulièrement touchées par ce phénomène  : parmi celles qui travaillent, près d’un quart vit sous le seuil de pauvreté, soit un million de femmes.

    Romane Ganneval


    (1) Eurostat fixe le seuil de pauvreté à 60 % du niveau de vie médian, soit 1 026 € en 2016. En France, le seuil de pauvreté est fixé par l’Insee à la moitié du revenu médian, soit 855 € par mois pour une personne seule.

    #travail #intérim #précarité #droit_au_chômage #chômeurs_en_activité_à_temps_réduit #prime_d'activité


  • Scandale aux Pays-bas : des morceaux de corps humains vendus à prix d’or Pascale Bollekens - 14 Décembre 2018 - RTBF
    https://www.rtbf.be/info/societe/onpdp/sante/detail_scandale-aux-pays-bas-des-morceaux-de-corps-humains-vendus-a-prix-d-or?i

    C’est un business juteux que nos collègues de la télévision publique néerlandaise viennent de dénoncer dans « Nieuwsuur » un magazine d’actualité. Nos confères ont mené l’enquête jusqu’aux Etats-Unis. Là-bas, chaque année, des milliers d’Américains, acceptent de donner, après leur mort, leur corps à des entreprises privées. Ces sociétés proposent aux familles des donneurs de prendre en charge les frais de funérailles. Elles revendent ensuite des parties de corps à des centres de recherche ou des facultés d’anatomie.

    Jusque là, tout est légal. Mais nos confrères ont poussé la porte de l’une d’entre elles. Et là, les règles de ce business semblent pour le moins floues. Chez Science Care, ces morceaux de corps rapportent des millions de dollars. Selon, les journalistes de « Nieuwsuur », une tête rapporterait 500 dollars, un avant-bras 250 dollars et un torse, pas moins de 2000 dollars.

    Un journaliste de Reuters, aurait même réussi à acheter en ligne, deux têtes après quelques échanges de mails. Apparemment, les familles des défunts n’avaient pas été prévenus de ces découpes de corps et du commerce que l’on en ferait. Ils sont sous le choc.

    En 10 ans, 500 têtes arrivées aux Pays-Bas
    L’exportation de corps humains est légale, en 10 ans, 500 têtes sont ainsi arrivées aux Pays-Bas, par bateau ou par avion dans des containers réfrigérés comme des marchandises classiques pour être distribuées dans toute l’Europe. 

    Selon la télé néerlandaise, leur pays joue un rôle important dans ce commerce. Deux centres universitaires, L’hôpital AMC d’Amsterdam et l’hôpital Erasmus de Rotterdam en auraient acheté pour certains cours aux étudiants de médecine.

    Morceaux de corps à vendre en Belgique ?
    En Belgique, les facultés de médecine ont-elles ou ont-elles eu recours à ce type d’achats. Pierre Bonnet, Professeur d’anatomie à la faculté de médecine de l’université de Liège et chirurgien urologue au CHU du Sart-Tilman, affirme avec force, qu’il n’a jamais vendu ou acheté de morceaux de corps pour former ses étudiants. « Une question d’éthique et de déontologie » poursuit-il « chez nous, les corps qui servent aux cours pratiques des futurs médecins ou chirurgiens, proviennent de dons de corps pour la science. Ils ne quittent jamais la faculté et encore moins en morceaux, ils sont ensuite restitués à la famille si elle le demande ».

    Mais il a déjà entendu parler de recours à des corps reconstitués entre autres à l’Ircad, un centre de recherche en cancérologie digestive à Strasbourg ou en Allemagne. La pratique semble exister. Il sait qu’il a été possible d’acheter des morceaux de corps pour étudier, par exemple, des fractures maxilo-faciales.

    Aux Pays-Bas, le gouvernement vérifie toutes les règles douanières. Il s’engage à renforcer ces règles si de graves manquements sont constatés. Un projet de loi est sur les rails pour protéger nos voisins du nord de telles pratiques. Dans le reportage, l’hôpital d’Amsterdam annonce avoir arrêté d’acheter de nouvelles têtes.

    #violence_médicale #corps #capitalisme #fric #commerce #mort #médecine #médecine #cadavre #beurk #Pays_Bas (trés bas) #nécrophilie


  • Des véhicules blindés et des munitions fournis par la #France sont au cœur de la répression sanglante des manifestations en 2013 en #Egypte

    Nous avons des preuves - Amnesty International France

    https://www.amnesty.fr/controle-des-armes/actualites/nous-avons-des-preuves

    Des véhicules blindés et des munitions fournis par la France sont au cœur de la répression sanglante des manifestations en 2013. Retour sur une enquête de longue haleine dans ce nouvel épisode d’ « Eclairage ».

    #armement


  • Les raisons de la colère

    Raoul Vaneigem

    https://lavoiedujaguar.net/Les-raisons-de-la-colere

    On est en droit de s’étonner du temps qu’il a fallu pour que sortent de leur léthargie et de leur résignation un si grand nombre d’hommes et de femmes dont l’existence est un combat quotidien contre la machine du profit, contre une entreprise délibérée de désertification de la vie et de la terre.

    Comment a-t-on pu tolérer dans un silence aussi persistant que l’arrogance des puissances financières, de l’État dont elles tirent les ficelles et de ces représentants du peuple, qui ne représentent que leurs intérêts égoïstes, nous fassent la loi et la morale.

    Le silence en fait était bien entretenu. On détournait l’attention en faisant beaucoup de bruit autour de querelles politiques où les conflits et les accouplements de la gauche et de la droite ont fini par lasser et sombrer dans le ridicule. On a même, tantôt sournoisement, tantôt ouvertement, incité à la guerre des pauvres contre plus pauvres qu’eux, les migrants chassés par la guerre, la misère, les régimes dictatoriaux. Jusqu’au moment où l’on s’est aperçu que pendant cette inattention parfaitement concertée la machine à broyer le vivant tournait sans discontinuer. (...)

    #gilets_jaunes #Raoul_Vaneigem #colère #État #profit #commerce


  • Bouc-Bel-Air : les “gilets jaunes” sont venus soutenir les salariés d’Amazon en grève

    Il y a actuellement 60.000 colis en attente dans cet entrepôt. Ironie de cette histoire, Amazon vend aussi des « gilets jaunes » et comme rien n’arrête ce géant du commerce en ligne, le prix du « gilets jaunes » vendu sur Amazon a augmenté de 22% entre le 1er et le 30 novembre.

    https://france3-regions.francetvinfo.fr/provence-alpes-cote-d-azur/bouches-du-rhone/aix-en-provence/bouc-bel-air-gilets-jaunes-sont-venus-soutenir-salaries

    #giletsjaunes #gilets_jaunes #amazon #grève #commerce_en_ligne #GAFA

    déniché par @colporteur sur Twitter et republié par Albertine sur FB....