• Misurare per respirare: la battaglia dei cittadini contro i fumi tossici nei porti d’Europa
    https://lavialibera.it/it-schede-2433-inquinamento_porti_europa_citizen_science_monitoraggio_ci

    "Vedi? Questo è ciò che respiriamo ogni giorno". Mauro, residente del quartiere San Teodoro di Genova, indica il fumo nero che esce dalla ciminiera di una grande nave da crociera in partenza dal porto. Nonostante il molo disti un chilometro in linea d’aria, l’odore dei gas e il rumore incessante dei motori fanno parte della vita quotidiana del quartiere, così come la malattia: "Su 120 famiglie, abbiamo avuto 33 morti per cancro in 35 anni". Da un anno, però, la rassegnazione si è trasformata in azione: Mauro e sua moglie Gabriella, insieme ad altri cittadini e associazioni locali, hanno iniziato a documentare i fumi con fotografie su Facebook e a misurare le emissioni con piccoli dispositivi appesi ai balconi. "Non dovremmo lottare per respirare – dice (...)

    #ECOLOGIA_●_MOVIMENTI

    • Inquinamento, Genova vuole respirare

      Nell’area del porto del capoluogo ligure una rete di associazioni sfrutta la citizen science per denunciare i fumi tossici emessi dalle navi. E chiede alla politica di intervenire

      Alle 6.41 del 27 agosto 2025, il traghetto Allegra della compagnia italiana Grandi navi veloci (Gnv) fa ingresso nel porto di Genova sbuffando un denso fumo grigio, che continua a fuoriuscire dalla ciminiera, virando man mano su toni più chiari, fino all’attracco, avvenuto alle 6.56. Alle 7 di quel giorno, la cabina di monitoraggio della qualità dell’aria di via Buozzi, la più vicina, ricomincia di registrare la concentrazione di biossido di azoto (NO2), una delle sostanze tossiche prodotte dalla combustione del carburante delle navi. Lo stop durava da 23 ore ed era causato da un malfunzionamento, come motiva l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal). A documentare la fumata, come le altre che sono seguite fino a sera, almeno sette da altrettanti grandi navi, sono invece le “Sentinelle dell’aria”: cittadine e cittadini che, dalle finestre e dai balconi delle proprie case, fotografano e misurano le emissioni inquinanti per poi pubblicare su Facebook un bollettino quotidiano.

      «Non è soltanto una mobilitazione rivendicativa – spiega a lavialibera Eliana Pastorino, portavoce della Rete associazioni San Teodoro, di cui fanno parte le Sentinelle –. Vogliamo anche agire fattivamente, contribuire alle soluzioni». La rete, composta da 17 associazioni locali, monitora l’inquinamento nella zona del porto di Genova e fa pressione sulle autorità perché pongano rimedio alla questione. Incontriamo il gruppo nella sede provinciale dell’Anpi, durante la prima riunione dopo l’estate. Dagli interventi emerge un cauto ottimismo, dopo due anni, la mobilitazione dal basso sta iniziando a portare frutti. «Ora però tocca alle amministrazioni e alla politica – puntualizza Pastorino –, non possiamo supplire alle loro mancanze».

      Una finestra sullo smog

      Affacciato sull’area portuale, il quartiere di San Teodoro è tra i più esposti alle emissioni. «Non sarà un caso se su 120 famiglie abbiamo avuto 33 morti di tumore in 35 anni», dice Mauro Burlando, residente e membro delle Sentinelle. Riportati all’intera città, i dati sono allarmanti: secondo uno studio del Barcelona Institute for Global Health finanziato dall’Unione europea, se nella città si rispettassero i limiti raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l’NO2, si potrebbero evitare 302 decessi ogni anno e la metà è imputabile alle emissioni del trasporto marittimo.

      «Quando è crollato il ponte Morandi, abbiamo perso 43 persone perché qualcuno non ha fatto la manutenzione ordinaria – commenta Federico Valerio, chimico ambientale in pensione –. Qui è come se crollassero sette ponti Morandi ogni anno, perché le amministrazioni non hanno fatto ciò che dovevano per portare la qualità dell’aria entro i limiti». I valori registrati dalla cabina Arpal di via Buozzi sforano i limiti di legge ininterrottamente dal 2010, violazioni che, insieme a quelle di altre città, sono costate all’Italia una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, seguita da una condanna da parte della Corte di giustizia. Negli ultimi anni, i valori registrati nel capoluogo ligure sono andati migliorando, ma è presto per festeggiare: dal 2030, con l’entrata in vigore della nuova direttiva sulla qualità dell’aria, i limiti si faranno più stringenti (comunque due volte superiori a quelli raccomandati dall’Oms) e rispettarli sarà una sfida.

      Oltre i limiti

      Nell’ultimo anno, secondo i dati di Arpal, la centralina di via Buozzi ha registrato concentrazioni medie giornaliere di NO2 superiori ai 50 microgrammi per metro cubo, il limite che entrerà in vigore nel 2030, per 67 giorni, mentre sono 277 quelli in cui è stata oltrepassata la soglia raccomandata dall’Oms (25 microgrammi per metro cubo). Di 19, invece, il dato non è disponibile e la maggior parte dei “buchi” è concentrata nel periodo estivo, dove i livelli di inquinamento sono sensibilmente più alti.

      A lavialibera Arpal ha spiegato che la causa è legata a problemi tecnici alle apparecchiature o temperature troppo alte in cabina. All’Agenzia, le associazioni chiedono da tempo di «garantire la piena e costante efficienza di tutte le centraline», di installarne di nuove in area portuale e collinare e di pubblicare giornalmente un bollettino che confronti i valori registrati con i limiti della nuova direttiva europea.

      A metà ottobre è arrivato l’annuncio che verrà aggiunta una stazione di rilevamento in via Dino Col. «In parallelo, si stanno esaminando ulteriori siti, anche indicati dai comitati, per effettuare campagne di approfondimento nell’area retroportuale» dice Massimiliano Pescetto, responsabile del settore qualità dell’aria Ponente di Arpal. Intanto, è la Rete associazioni di San Teodoro a pubblicare un bollettino quotidiano, che confronta i valori registrati con i limiti da rispettare entro il 2030 e riporta le fotografie dei fumi scattate dai cittadini, specificando colorazione e durata.

      Il catalogo ora contiene 1700 immagini, un tesoretto di dati e informazioni. Inoltre, dallo scorso luglio, le associazioni si sono dotate di una ventina di Radielli, campionatori passivi a basso costo che rilevano le concentrazioni di inquinanti nell’aria senza bisogno di elettricità né di manutenzione. Mauro Burlando ne ha appeso uno sul balcone di casa, affacciato sull’area portuale. I risultati, sommati a quelli degli altri disseminati per la città, saranno la base per uno studio indipendente.

      Ad aiutare la rete è, da tempo, il difensore civico della Liguria, il dottor Francesco Cozzi. «Rappresento l’organo di garanzia che ha la funzione di mediare tra i cittadini e la pubblica amministrazione regionale, a qualsiasi livello – afferma a lavialibera. – Sono stato interpellato dagli abitanti del quartiere di San Teodoro e ho dato il supporto necessario». Tra le varie competenze, è garante del diritto alla salute. Proprio per questo, ha sostenuto le richieste del comitato. «Ci sono vari punti su cui stiamo lavorando – aggiunge Cozzi –. In particolare, controlliamo che le fasi di elettrificazione delle banchine avvengano nei tempi stabiliti, che gli enti preposti collaborino per il miglioramento delle condizioni di vita delle persona, e che vengano reperiti i fondi per il monitoraggio.» Quest’ultimo sarà migliorato in due modi: l’installazione di nuove centraline e l’analisi dei dati dei ricoveri e delle dimissioni di pazienti per malattie bronco-respiratorie nelle varie zone di Genova.
      Salute a rischio

      «Non dobbiamo aspettare che la nuova norma diventi esecutiva e che veniamo di nuovo condannati – continua Valerio –. Il danno sanitario è già tangibile, ma non c’è ancora sufficiente consapevolezza». A confermarlo è Gianfranco Porcile, oncologo e referente ligure di Medici per l’ambiente (Isde): «La sfida è dimostrare che la tutela dell’ambiente e della salute non sono necessariamente antitetiche alle esigenze dell’economia e del lavoro», dice intervenendo durante la riunione. E sottolinea: «Non ci si può fermare al calcolo delle morti che si potevano evitare, bisogna considerare le patologie respiratorie dovute all’esposizione agli inquinanti, come bronchiti, broncopolmoniti e allergie».

      A questo fine, lo scorso febbraio il consiglio comunale di Genova ha approvato all’unanimità una mozione che chiede l’avvio di un’indagine epidemiologica, come sollecitano da tempo dalle associazioni. Contattata da lavialibera, l’Azienda sociosanitaria ligure (Asl 3) fa sapere che la richiesta è oggetto di valutazione tra le varie istituzioni coinvolte, mentre è in fase di elaborazione «un modello di monitoraggio basato sui dati epidemiologici degli ultimi dieci anni e sull’andamento delle affezioni respiratorie acute, teso ad attivare un sistema di allerta precoce». «È una prospettiva completamente nuova ed innovatrice», dice Giacomo Zappa, direttore di igiene e sanità pubblica dell’azienda sanitaria.
      Alleanze per la città

      Tra i risultati ottenuti dalle associazioni c’è l’avvio di un dialogo costruttivo con la Capitaneria di porto, a cui spetta il compito di verificare il rispetto delle norme nazionali e internazionali in materia di navigazione, tra cui quelle sulle emissioni. «Il lavoro dei comitati ci ha aiutato a targettizzare le navi da ispezionare – spiega il capitano di fregata Alessandro Russo, capo-sezione ambiente –. Disponiamo di sistemi informatici che ci indicano su quali imbarcazioni eseguire controlli, ma possiamo andare a bordo anche sulla base di un “clear ground”, cioè un motivo fondato, che può essere anche il fumo segnalato dai cittadini». Nel 2024, la capitaneria ha eseguito 120 ispezioni su navi battenti bandiera straniera e 35 su quelle italiane, di cui 30 traghetti.

      Solo nei primi otto mesi di quest’anno, i controlli sono stati 150: su 110 navi straniere ispezionate, dieci avevano delle mancanze e quattro sono state sottoposte a fermo. Sulle 40 imbarcazioni italiane sottoposte a indagine, dieci non rispettavano alcuni parametri NOX e una è stata sottoposta a fermo. Russo sottolinea lo sforzo per controllare le imbarcazioni che arrivano a Genova. «Abbiamo a disposizione sei o sette ispettori e il bacino portuale sta diventando sempre più importante e profondo, a causa dei megadragaggi che consentono anche a navi grandi come palazzi di entrare. Questo crea da una parte dei vantaggi economici, ma anche delle esternalità».

      La Capitaneria è stata anche all’origine del Genoa blue agreement, firmato nel 2021 e rinnovato lo scorso aprile, un accordo volontario con cui le compagnie di navigazione si impegnano a utilizzare carburanti più puliti. Un passo importante, ma non sufficiente per i comitati: serve elettrificare le banchine, cioè permettere alle navi ormeggiate di alimentarsi tramite la rete a terra invece che mantenere i motori accesi continuando a emettere inquinanti. Il progetto richiede adeguamenti infrastrutturali importanti. Quelli al bacino portuale di Pra’, destinato alle portacontainer, sono stati parzialmente completati, mentre al terminal passeggeri sono state gettate solo le basi. I lavori, di cui è responsabile l’Autorità di sistema portuale, sono finanziati con 20 milioni di euro del decreto Genova del 2018 e altri 32 del Pnrr, ma hanno accumulato un ritardo di due anni. Secondo l’Autorità a fine dicembre saranno installate le cabine, mentre le prime prove verranno avviate a marzo 2026. Sarà Terna a elettrificare le banchine del porto passeggeri. Compagnie navali e cittadini aspettano di sapere a quale tariffa.

      «Vigileremo e faremo tutto quello che è in nostro potere per fare pressione politica sull’avanzamento dei lavori», promette il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile. Come dice Eliana Pastorino, dopo anni di «muro di gomma» da parte dell’amministrazione dell’ex sindaco Marco Bucci, oggi presidente della Regione, il dialogo con il Comune, ora guidato da Silvia Salis, sta riprendendo. Terrile ha presenziato ad alcuni incontri della Rete San Teodoro e rilancia: «Stiamo cercando di instaurare un tavolo che si occupi del tema in modo continuativo». Un segnale positivo per le associazioni, che sottolineano come quella dell’inquinamento «non è solo una questione di salute, ma anche di classe». «D’estate, quando le emissioni sono ai massimi, chi le subisce? – chiede retorica Pastorino – Chi non può permettersi di andare altrove. Noi invece vorremmo che le persone possano rimanere a Genova e ricominciare a respirare».

      https://lavialibera.it/it-schede-2461-inquinamento_genova_vuole_respirare

  • « Le #droit_au_tourisme, ça n’existe pas »

    #Barcelone est devenue au fil des années un symbole du #tourisme_de_masse, de ses impacts sur le #logement, et des résistances contre un phénomène qui détruit la ville. Un mouvement local appelle à une #décroissance du tourisme.

    Le 15 juin, alors que la saison touristique en était à ses débuts, des manifestations ont eu lieu à travers l’Europe du Sud, de Gênes à Majorque, pour défendre les droits des habitants permanents face à l’#afflux nocif de touristes dans leurs #villes.

    Le mouvement est particulièrement actif à Barcelone, où l’image de locaux brandissant des pistolets à eau contre les touristes a fait le tour du monde. « L’exploitation touristique de la ville est devenue l’un des problèmes majeurs pour les gens qui l’habitent », résume Daniel Pardo Rivacoba, membre de l’Assemblée des quartiers pour la #décroissance_touristique (#ABDT), une initiative née en 2015 dans la ville catalane.

    « Les premières #contestations face aux effets de la #touristification de Barcelone ont commencé dès le début des années 2000, mais de façon plus isolée et moins politisée, retrace le militant. Jusqu’à il n’y a pas si longtemps, le #discours_dominant était que le tourisme était bon pour tout le monde, qu’il n’y avait rien à redire, que le tourisme était une “usine sans fumée” », une activité économique sans #impacts négatifs.

    Un quart de salaire en moins dans le tourisme

    Aujourd’hui, ce #discours ne passe plus. Les #effets_négatifs du tourisme sur l’#accès_au_logement, notamment, sont au centre des débats. « Mais il y a des impacts négatifs à tous les niveaux, autant sociaux qu’environnementaux, climatiques, et au niveau du #travail, défend Daniel Pardo Rivacoba. Le mantra de l’#industrie_touristique et de l’administration publique pro-tourisme, c’est de dire que le tourisme rapporte de l’argent et des #emplois. Mais l’argent reste entre les mains de ceux qui sont déjà riches », accuse l’homme.

    Quant au travail, le tourisme concentre certes 13 % des emplois de Barcelone, selon le rapport annuel des autorités locales sur le secteur, mais « il s’agit d’emplois avec des #conditions_de_travail et de #salaires parmi les plus basses dans la ville », dénonce le militant. En effet, selon les chiffres municipaux, le #salaire_moyen dans le tourisme à Barcelone est de 26 515 euros bruts par an contre 35 813 pour le reste de l’#économie. En résumé, on est payé un quart de moins dans le tourisme.

    Ces « fumées » de l’industrie touristique sont de plus en plus visibles, si l’on en croit les sondages d’opinion réalisés par les autorités locales. Ceux-ci montrent que 31 % des habitants de Barcelone jugent aujourd’hui le tourisme plutôt nocif, contre seulement 7 % en 2007. Et 59 % le jugent plutôt bénéfique, contre 89 % en 2007. Trois quarts pensent que Barcelone a atteint la limite de sa #capacité_d’accueil de touristes.

    Fermer les terminaux de #croisière

    Pour l’ABDT, il faut faire reculer le tourisme au plus vite. « On lutte pour la réduction de l’activité touristique dans la ville et pour la réduction de la #dépendance_économique de la ville au tourisme. Cette idée était encore impensable il y a 15 ans. Aujourd’hui, le concept de décroissance touristique est discuté au-delà des seuls milieux activistes », constate Daniel Pardo Rivacoba.

    Mais comment faire refluer le tourisme ? L’ABDT propose une série de mesures tout à fait concrètes pour y parvenir. Parmi elles : réduire l’activité de l’#aéroport, fermer tous les terminaux de croisière de Barcelone, interdire tout nouvel hébergement de tourisme dans la ville, récupérer toutes les locations touristiques existantes pour les destiner à nouveau à du logement de long terme, soumettre l’organisation de tout grand événement qui accueille une masse de visiteurs à un plan d’impact et à une concertation publique. Il faut aussi, défend l’association, que les pouvoirs publics cessent de faire la #promotion du tourisme.

    Réduire l’#hypermobilité

    Que répond l’organisation à celles et ceux qui mettent en avant le « droit » pour les visiteurs de l’Europe et du monde entier à visiter Barcelone, Paris ou Venise ? « Il n’y a pas de droit au tourisme, défend Daniel. Ça n’existe pas. Il y a un droit au repos et aux congés. Et ça, c’est quelque chose auquel on tient énormément, c’est une conquête sociale. Mais le type de tourisme à la mode aujourd’hui est au contraire un tourisme frénétique qui ne permet pas de se reposer. »

    Depuis plusieurs années, les pouvoirs publics de Barcelone annoncent des mesures pour lutter contre les effets du #surtourisme : interdiction progressive des locations touristiques et réduction du nombre des terminaux de croisière, décidée ce mois-ci. C’est largement insuffisant, dénonce Daniel : « La fin des #locations_touristiques, c’est annoncé pour 2028 seulement. »

    Pour l’ABDT, face aux masses de touristes qui s’entassent à la Sagrada Família, il faut plus radicalement « réduire l’hypermobilité globale ». Et pour le cas de la Catalogne, promouvoir les emplois dans les services publics, la transition énergétique, et la relocalisation industrielle.

    https://basta.media/le-droit-au-tourisme-ca-n-existe-pas-surtourisme-Barcelone

    #tourisme #overtourism #résistance #ressources_pédagogiques

  • « Tout est pris en charge, on ne réfléchit plus à rien, on se laisse porter » : le succès fou des vacances en croisière
    https://www.lemonde.fr/series-d-ete/article/2025/07/15/tout-est-pris-en-charge-on-ne-reflechit-plus-a-rien-on-se-laisse-porter-le-s

    .... l’industrie de la #croisière connaît une santé insolente. Les bateaux n’ont jamais attiré autant de monde – dans les Caraïbes comme en Méditerranée, les deux principaux terrains de jeux des armateurs. Dès 2023, le secteur dépasse sa performance historique de 2019. En 2024, les records sont encore battus, avec 34,6 millions de passagers, selon la Cruise Lines International Association (CLIA) – une croissance de 9 % en un an. En dix ans, le nombre de croisiéristes a bondi de 88 %. Aucun autre secteur du #tourisme ne peut s’enorgueillir d’une telle progression. Et rien n’indique que la fête soit finie : la CLIA table sur plus de 40 millions de passagers en 2027. Trente nouveaux bateaux seront mis en service d’ici à 2028, portant leur nombre à 340 dans le monde.

    [...]

    Un événement va propulser ce concept [du fun boat]. Le 24 septembre 1977, la chaîne ABC diffuse en prime time le premier épisode de The Love Boat (La croisière s’amuse), une série télévisée devenue un immense succès aux Etats-Unis et en Europe. « Et l’un des plus gros placements de produit de toute l’histoire », remarque le journaliste Kristoffer Garin, dans son livre Devils on the Deep Blue Sea (« démons en haute mer », Penguin Publishing Group, 2015, non traduit). The Love Boat donne à la croisière, concept peu connu du public, ce qui lui manquait : des images, du glamour. Grâce à Hollywood, la dynamique est lancée. Entre 1978 et 1988, le nombre de passagers explose et s’internationalise, passant de 825 000 à 3 millions par an.

    C’est à cette époque que le paquebot France, un des plus beaux au monde, est racheté par Norwegian Carribean Lines. Ce fleuron de l’industrie française, lancé trop tard (1962) pour des liaisons transatlantiques, fut un gouffre financier. Transformé, en 1974, en navire de croisière, et rebaptisé le Norway, « il est devenu l’un des plus rentables, et ce jusqu’au début des années 1990 », raconte Clément Mousset, expert de la croisière, fondateur de la compagnie CFC.

    Aujourd’hui la croisière est installée dans le paysage touristique. Même quand il y a des accidents tragiques, comme le naufrage du Costa-Concordia (32 morts), en 2012. « De manière habile, le capitaine a été mis en cause, mais pas la compagnie, ni le concept », observe Clément Mousset.

    Parmi les onze navires inaugurés en 2025, sept dépassent 3 000 passagers. Voire beaucoup plus, comme le World-America, construit pour la compagnie suisso-italienne MSC aux Chantiers de l’Atlantique, qui peut accueillir 6 700 passagers et 2 000 membres d’équipage. Ce dernier est à peine plus petit que l’Icon-of-the-Seas, mis en service en 2024 par Royal Caribbean, à ce jour le plus gros du monde : il peut transporter jusqu’à 10 000 personnes.

    Dans un monde anxiogène, les vacances sur l’eau et en vase clos rassurent. Surtout, ce sont des vacances « low cost » : la vraie raison de leur succès, c’est leur popularité chez les classes moyennes. Chez Costa ou MSC, on trouve des croisières d’une semaine en Méditerranée ou dans les Antilles pour 800 euros par personne, tous les repas compris. Voire moins lors des périodes creuses, ou lorsque l’on réserve au dernier moment : la croisière étant une industrie de coûts fixes, les armateurs ont intérêt à remplir à 100 % les bateaux.


    Le « Costa-Smeralda », avec ses 20 ponts, amarré au port de #Marseille, le 3 mai 2025. SANDRA MEHL POUR « LE MONDE »

    Les employés des cuisines, du ménage ou du pont, majoritairement issus des pays du Sud (Inde, Philippines…), travaillent à bord sept jours sur sept, dix heures à onze heures par jour, pour un salaire d’environ 1 000 dollars (865 euros) mensuels. De quoi permettre aux compagnies de dégager des marges colossales : 2,9 milliards de dollars de revenus nets pour Royal Caribbean en 2024.


    Un des toboggans, sur le pont le plus élevé du « Costa-Smeralda », à Marseille, le 3 mai 2025. SANDRA MEHL POUR « LE MONDE »

    https://archive.ph/7GhJC

    #société_de_loisirs

  • Des paquebots de croisière financés au nom de la transition écologique - #Splann ! | ONG d’enquêtes journalistiques en Bretagne
    https://splann.org/des-paquebots-de-croisiere-finances-au-nom-de-la-transition-ecologique

    Le premier #paquebot de #croisière propulsé au gaz naturel liquéfié (#GNL) a été mis à l’eau dans le port de Saint-Nazaire (44) fin 2022. Les Chantiers de l’Atlantique en livreront trois autres d’ici 2027. Un projet en partie financé par l’Ademe au nom de la « transition énergétique dans l’économie ».

    https://seenthis.net/messages/1042857
    #MSC #climat

  • HA là la dis donc ! C’est l’histoire d’un « #mal_blanchi » qui insulte un « #nègre_de_maison » ... Je vais me la mordre !... #humour_noir

    Ah ! La différence entre les bons noa, et les mauvais noa... :-D :-D :-D

    « Nègre de maison » : quand le député LFI Jean-Philippe Nilor insulte le député LR Mansour Kamardine

    https://www.marianne.net/politique/gauche/negre-de-maison-quand-le-depute-lfi-jean-philippe-nilor-insulte-le-depute-

    #politique #France #colonies #DOM_TOM #bamboula #comique #société #intérêts #indépendance #Afrique #Antilles #croisière #banania #vangauguin

  • En #Antarctique, des #croisières « luxe, calme et #écocide » | Mediapart
    https://www.mediapart.fr/journal/ecologie/180623/en-antarctique-des-croisieres-luxe-calme-et-ecocide

    Le« Le paradis blanc vous accueille en son sanctuaire. Atteignez l’absolu au cours d’une odyssée polaire consciente et respectueuse de l’environnement », peut-on lire sur le site de la Compagnie du Ponant, entre des photos de banquises immaculées et de suites prestigieuses.

    Depuis deux ans, l’entreprise croisiériste de luxe, détenue en majorité par #Artemis, une holding de la famille #Pinault, propose des voyages haut de gamme en Antarctique. La promesse du #Ponant : un service à la française cinq étoiles pour partir à la découverte du dernier continent vierge de la planète.

    La compagnie a conçu un brise-glace dernier cri, le Commandant Charcot, doté d’un spa, de suites de plus de cent mètres carrés avec jacuzzi et de deux restaurants, dont un sous la signature d’Alain Ducasse. L’équipage dénombre plus de deux cents membres pour autant de passagers et passagères.

    L’objectif est de donner aux croisiéristes le « sentiment de voyager sur un yacht privé ». Et pour vivre cette expérience « créatrice d’émotions », il faudra débourser la bagatelle de 22 000 euros minimum, pour quatorze jours de voyage au départ d’Ushuaïa, à la pointe sud de l’Argentine.

    Toutefois, derrière ce luxe, la Compagnie du Ponant se veut aussi « animée par la science ». Chaque croisière antarctique accueille à son bord plus d’une dizaine de guides-naturalistes pour aller observer la faune en canot pneumatique, éduquer les passagers et passagères à la protection du monde polaire et en faire des « éco-ambassadeurs » des pôles.

    Des guides en plein désarroi
    Guide-naturaliste ayant navigué deux semaines à bord du Commandant Charcot, Pierrick* témoigne auprès de Mediapart : « Nous donnons des conférences selon notre spécialité : ornithologie, glaciologie, océanologie. Nous parlons à un public composé de dirigeants d’entreprises ou de retraités qui possèdent des fondations. Si nous en sensibilisons ne serait-ce qu’une cinquantaine, cela peut avoir un fort impact. »

    Mais Pierrick demeure dubitatif quant à l’attention portée à son discours par certain·es croisiéristes. « Question public, certains s’en foutent et sont là pour prendre des photos en buvant du champagne », affirme Nicolas*, également guide-naturaliste pour la Compagnie du Ponant.

    « Quand on part à dix Zodiacs à moteur diesel pour emmener des riches touristes voir les glaces, on se demande ce qu’on fait là, confie Julie*, qui a travaillé sur le Commandant Charcot. On arrive parfois à leur faire prendre conscience du lien entre leur mode de vie et la fragilité des écosystèmes. Mais à quel prix ? »

  • New Zealand welcomes back first cruise ship since Covid-19 pandemic began | South China Morning Post
    https://www.scmp.com/news/asia/australasia/article/3188608/new-zealand-welcomes-back-first-cruise-ship-covid-19-pandemic

    New Zealand welcomes back first cruise ship since Covid-19 pandemic beganThe Pacific Explorer docked in Auckland with about 2,000 guests and crew as part of a 12-day return trip to Fiji that left from Sydney. Tourism Minister Stuart Nash said it is a ‘step closer to resuming business as usual’ after the country lifted all remaining Covid curbs two weeks ago
    Published: 8:59am, 12 Aug, 2022
    New Zealand on Friday welcomed the first cruise ship to return since the coronavirus pandemic began, signalling a long-sought return to normalcy for the nation’s tourism industry.New Zealand closed its borders in early 2020 as it sought at first to eliminate Covid-19 entirely and then later to control its spread. Although the country reopened its borders to most tourists arriving by plane in May, it wasn’t until two weeks ago that it lifted all remaining restrictions, including those on maritime arrivals. Many in the cruise industry question why it took so long. The end of restrictions allowed Carnival Australia’s Pacific Explorer cruise ship to dock in Auckland with about 2,000 passengers and crew Friday morning as part of a 12-day return trip to Fiji that left from Sydney.Nash said it would take some time for international tourist numbers and revenues to return to their pre-pandemic levels, when the industry accounted for about 20 per cent of New Zealand’s foreign income and more than 5 per cent of GDP.“I think there’s been many people in the tourism sector who have done it hard over the last two years,” Nash said. “But we’ve always taken an approach where we need to ensure that we get the health response right. Because if we don’t, we know the consequences are dire.”Not everybody is happy with the return of tourists. A sail boat carrying protesters upset about the industry’s impact on the environment followed the Pacific Explorer into the harbour on Friday, before passengers were greeted with an Indigenous Māori welcome and a visit by Prime Minister Jacinda Ardern.

    #Covid-19#migrant#migration#nouvellezelande#tourisme#croisière#sante#pandemie#frontiere#economie

  • La colère monte à Marseille face à la pollution des géants des mers oang
    https://www.rts.ch/info/sciences-tech/environnement/12984643-la-colere-monte-a-marseille-face-a-la-pollution-des-geants-des-mers.htm

    Face à la pollution engendrée par les navires de croisière, la mobilisation citoyenne se renforce à Marseille. Chiffres à l’appui, les habitants les plus touchés dénoncent le manque d’activisme du monde politique sur ce dossier.

    En arrivant par l’autoroute à Marseille, on plonge sur le Grand Port maritime (GPPM) et ses immenses navires de croisière à quai. Ce trafic est estimé à deux millions de passagers par an et c’est une manne importante pour la ville.
    https://www.youtube.com/watch?v=7bpSM0mrHu8


    Mais cette activité génère aussi une gigantesque pollution. En 2017, les 57 navires qui ont fait escale à Marseille auraient émis autant de NOx que le quart des 340’000 voitures qui ont sillonné la ville.

    Treize paquebots immobilisés moteurs allumés
    Et la pandémie a relancé la polémique autant qu’elle a renforcé ces émissions nocives. Selon une étude d’AtmoSud (observatoire de la qualité de l’air en Région Sud Provence-Alpes-Côte d’Azur, agréé par le gouvernement), les treize paquebots immobilisés à quai pendant plus d’un an ont continué à faire tourner leurs moteurs à cause des équipages à bord.

    Les émissions d’oxyde d’azote auraient ainsi été multipliées par six, selon son directeur Dominique Robin, cité par Franceinfo. Ces bateaux auraient ainsi pollué autant que tout le trafic automobile enregistré sur la ville durant cette période.

    Pollution bien supérieure au seuil fixé par l’OMS
    Habitante des quartiers nord de Marseille qui subissent de plein fouet les conséquences de ces navires de croisière, Michèle Rauzier a témoigné jeudi dans l’émission Forum de la RTS. Elle tient des chambres d’hôtes et a installé des capteurs de mesures des particules fines. Elle observe une pollution en moyenne une fois et demie supérieure au seuil préconisé par l’Organisation mondiale de la santé (OMS).

    "Il faut savoir qu’un bateau qui arrive dans le port de Marseille, soit il va en réparation et ses moteurs vont tourner 24h sur 24, soit il va au terminal croisières où ils vont tourner toute la journée", a-t-elle expliqué. "Et ce sont des bateaux très énergivores, donc on a une pollution permanente".
    https://www.youtube.com/watch?v=pWhLYoKhi08


    Des "usines à cancers" pour les habitants
    Les habitants des quartiers les plus proches subissent de plein fouet, notamment, les particules fines et ultrafines avec des risques de cancers ou de maladies cardio-vasculaires. La maire-adjointe de Marseille Michèle Rubirola (EELV) parle du reste "d’usines à cancers". Mais "sur l’échéancier de notre maire, M. Gaudin, il n’y a jamais rien eu, au contraire", souligne Michèle Rauzier. "On a souhaité le développement de cette activité au détriment de la santé des quartiers nord".

    Partisans et détracteurs des croisières s’écharpent, pendant que le GPMM, entité publique, promet de gros efforts en matière d’électrification. L’établissement public a voté un plan d’investissement de 20 millions d’euros pour accélérer la mise en place de branchements électriques pour les navires à quai, avec pour objectif de "faire de Marseille-Fos le premier port de Méditerranée 100% électrique d’ici 2025".

    Mais Michèle Rauzier n’y croit pas : "C’est aberrant que, face l’électrification que nous demandons depuis 2012, le port ne bouge pas. Ils font des promesses, des communications, mais derrière rien ne se fait". Ce qu’on attend, enchaîne-t-elle, "c’est une volonté politique. On a l’impression qu’on nous balade depuis des années et qu’on ne peut pas continuer comme ça".


    "Une économie qui fait la course au gigantisme"
    Théo Challande-Névoret, membre d’Europe Ecologie Les Verts (EELV) à Marseille, est sur la même longueur d’onde. "La maison brûle et on regarde ailleurs", a-t-il relevé. "Ici, pour les habitants, ce sont leurs poumons qui brûlent. Et on est dans une économie de tourisme de masse qui fait la course au gigantisme alors que notre ville cherche probablement un autre tourisme, plus durable et qui va pouvoir bénéficier aux quartiers".

    Le journaliste Philippe Pujol, lauréat du prix Albert-Londres, a signé deux ouvrages marquants sur Marseille ("La fabrique du monstre" en 2016 et "La chute du monstre" en 2019). Il déplore surtout le fait que ces croisières n’apportent pratiquement rien au tourisme local en matière d’emplois. "Ce sont deux millions de touristes qui viennent et qu’on amène en car dans le Lubéron et dans la région aixoise mais qui restent assez peu à Marseille ».o

    #co2 #souffre #oxyde_d_azote #particules_fines #pollution #paquebots #croisiéres #Marseille #quartiers_nord

    • Pas d’étude épidémiologique
      « La réponse est toujours la même ! C’est trop compliqué, il faudrait définir une zone précise, etc., etc… Or nous, les habitants, on sait ! Il n’y a qu’à voir dans nos jardins.

      Quand on coupe une branche d’arbre, elle est toute noire, remplie de suie. Et quand on nettoie les tables, ça mousse, c’est le soufre. Surtout, il y a six cancers du sein dans un rayon de 200 mètres autour de chez moi. Il y a des tumeurs au cerveau chez plusieurs enfants dans l’arrondissement. On pourrait au moins comparer avec d’autres quartiers de Marseille pour avoir une idée. Mais les pouvoirs publics se refusent à le faire. » Élisabeth Pelliccio n’appartient pas à la mouvance complotiste. Elle s’étonne pourtant de l’attitude très en retrait de l’État sur ce dossier. Il y a trois capteurs sur l’ensemble du secteur concerné qui abrite plus de 100 000 habitants. Et aucun derrière les grilles du port, à proximité des navires.

      Pas de capteurs sur le port
      Autre étonnement des riverains, aussi incroyable que cela puisse paraître, aucun capteur n’a été déployé à proximité des cheminées des paquebots. « Le port nous dit que ça n’a pas de sens. Que c’est comme si on mettait des capteurs sur la Corniche à hauteur des pots d’échappements des voitures », regrette Patrick Borg de l’association de défense de la qualité de vie Cap au Nord. https://marseille-cap-au-nord.blogspot.com « Or, cela permettrait de savoir la nature des polluants et leur importance. Et surtout mettrait un terme à l’argument du port qui explique qu’on ne peut pas discerner dans la pollution de l’air que l’on respire, nous les riverains, ce qui relève des navires, des voitures ou du chauffage ».

      Des comparaisons abracadabrantesques
      Un paquebot équivaut à un million de véhicules en marche.  Quand en 2018, avant les autres, France Nature Environnement a fait claquer ce chiffre, https://fne.asso.fr/dossiers/l-insoutenable-pollution-de-l-air-du-transport-maritime les professionnels du maritime ont dénoncé le règne du n’importe quoi ! Un rapport publié il y a deux ans par l’ONG américaine Transport et Environnement https://www.transportenvironment.org/discover/one-corporation-pollute-them-all l’a pourtant confirmé et majoré. Il affirme que le leader mondial de la croisière de luxe, Carnival Corporation, asphyxie les côtes européennes en émettant à lui seul, avec ses 94 paquebots de croisière, plus d’oxyde de soufre que l’ensemble des véhicules du continent. Soit 260 millions de voitures.

      Source : https://marcelle.media/pollution-de-air-la-croisiere-constat-accablant-revolution-verte

    • Ça fait penser aux dizaines de milliers d’avions que l’union européenne a fait voler à vide, afin qu’ils conservent leurs créneaux horaires, tout en nous faisant la morale sur la pollution.

    • Les fondations du parc de éolien de #Fécamp dévoilent un chantier pharaonique 71 #éoliennes !
      https://lemarin.ouest-france.fr/secteurs-activites/energies-marines/42834-les-fondations-du-parc-de-fecamp-devoilent-un-chantier
      Le chantier des fondations gravitaires mobilise en moyenne 600 personnes avec des pics allant jusqu’à 1 000.
      Une visite du chantier a été organisée à la mi-février à l’occasion de l’achèvement de la première des 71 fondations.
      L’intérieur des fondations sera rempli de ballast pour lester les structures.
      Le top ring, de couleur jaune comme toutes les pièces de transition, fait partie intégrante de la fondation gravitaire. 




      Le top ring, de couleur jaune comme toutes les pièces de transition, fait partie intégrante de la fondation gravitaire. (Photo : Éric Houri)

    • En conflit avec P&O Ferries, Londres impose un salaire minimum
      https://investir.lesechos.fr/marches/actualites/en-conflit-avec-p-o-ferries-londres-impose-un-salaire-minimum-2009

      LONDRES, 28 mars (Reuters) - Le Royaume-Uni a annoncé lundi qu’il obligerait les exploitants de ferries accostant au Royaume-Uni à payer un salaire minimum alors que les efforts s’intensifient pour que P&O Ferries renonce au licenciement surprise de 800 salariés et à leur remplacement par une main d’œuvre moins onéreuse.


      La compagnie maritime, détenu par la société portuaire Dubaï DP World, s’apprête à enfreindre la loi en remplaçant des salariés par du personnel intérimaire moins payé, après avoir perdu 100 millions de livres l’année dernière en raison des restrictions liées à la pandémie de COVID-19.
      Le gouvernement a condamné cette initiative et a exhorté l’entreprise à revenir sur sa décision au moment où les Britanniques sont confrontés à une hausse de l’inflation et des impôts.
      Alors que P&O a indiqué que ses nouveaux équipages gagneraient quelque 5,50 livres par heure, Grant Shapps, le ministre britannique des Transports, a annoncé un projet de loi « vouant à l’échec » le plan du directeur général de P&O, Peter Hebblethwaite.
      Ce projet de loi prévoit de porter dès le mois prochain à au moins 9,50 livres - le minimum national - le salaire de la plupart des salariés des opérateurs de ferries opérant à partir des ports britanniques. (Reportage de Kate Holton ; version française Dina Kartit, édité par Jean-Michel Bélot)

  • Actualité des #bétaillères : Un bateau de croisière échoué sur la côte dominicaine Jerome Wiss
    https://www.lessentiel.lu/fr/story/un-bateau-de-croisiere-echoue-sur-la-cote-dominicaine-753053418450

    Le Norwegian Escape, qui transporte 3 000 touristes et 1 600 membres d’équipage, s’est échoué lundi après avoir quitté le port de Puerto Plata en raison de vents puissants.

    Un bateau de croisière géant s’est échoué lundi sur la côte nord de la République dominicaine après avoir quitté le port de Puerto Plata (200 km de Saint-Domingue), ont confirmé les autorités. Selon la presse locale, il s’agit du Norwegian Escape qui transporte 3 000 touristes et 1 600 membres d’équipage. « Pour le moment, il n’y a pas de risques pour les passagers ou les membres de l’équipage », a assuré à la presse le vice-amiral Ramon Gustavo Betances Hernandez, indiquant que le navire s’était échoué en raison de « forts vents de 30 nœuds ».
    . . . . . .
    Selon le site de l’armateur, le Norwegian Escape mesure plus de 300 m pour un tonnage de 165 000 tonnes. Il peut accueillir jusqu’à 4 200 passagers et 1 700 membres d’équipage.

    #tourisme #croisière #covid-19 #coronavirus #croisières #pollution #croisiere #ennui

    • Les obèses ont des droits eux aussi ! Un fan russe de McDonald’s s’enchaîne à un restaurant
      https://www.lessentiel.lu/fr/story/un-fan-russe-de-mcdonalds-s-enchaine-a-l-entree-de-l-etablissement-684380
      Pour tenter d’empêcher la fermeture de son restaurant favori, un Moscovite a employé les grands moyens, dimanche.


      . . . . .
      Dimanche, un Russe répondant au nom de Luka Safronov s’est enchaîné devant un restaurant de Moscou dans l’espoir d’empêcher sa fermeture. « Fermer est un acte d’hostilité contre moi et mes camarades citoyens ! » a martelé l’habitant, tandis que d’autres clients entraient dans l’établissement pour profiter d’un dernier Big Mac.

      L’action de Luka n’a pas eu l’effet escompté : la plupart des passants ont rigolé et la police a fini par l’embarquer. « La situation est extraordinairement difficile pour une marque mondiale comme la nôtre et il y a de nombreuses considérations à prendre en compte », avait indiqué mardi dernier le patron de McDonald’s, Chris Kempczinski. « Dans le même temps, respecter nos valeurs signifie que nous ne pouvons pas ignorer les souffrances humaines inutiles qui se déroulent en Ukraine », avait-il ajouté.
      Pendant ce temps, des petits malins profitent de la situation en revendant des repas McDo en ligne à des prix exorbitants.
      . . .

      #obésité #malbouffe #bêtise #alimentation #santé #junk_food #sucre #beurk #nutrition #mcdonald's #Russie

    • Faute d’approvisionnement, Volkswagen et BMW ferment temporairement des usines RTBF
      https://www.rtbf.be/article/guerre-en-ukraine-direct-la-production-de-milliers-de-vehicules-mercedes-bmw-et

      Après la pénurie de puces électroniques, la guerre en Ukraine risque d’avoir de lourdes conséquences sur l’industrie automobile européenne. Il devrait y avoir 700.000 voitures produites en moins en raison de fermetures d’usines en Ukraine, selon des estimations de l’analyste Colin Langan de Wells Fargo. L’Ukraine est un important producteur de faisceaux de câbles.

      En raison de problèmes d’approvisionnement, Volkswagen et BMW ont fermé temporairement des usines. L’usine VDL Nedcar à Born, où des voitures sont fabriquées pour BMW, a aussi été fermée pour les mêmes raisons. Mercedes-Benz a ralenti sa production dans une usine allemande.

  • Werftenpleite: Regierung gibt Eignern Schuld - ZDFheute
    https://www.zdf.de/nachrichten/wirtschaft/mecklenburg-vorpommern-mv-werften-insolvenzantrag-100.html

    https://nrodlzdf-a.akamaihd.net/none/zdf/22/01/220110_kapinos_h17/1/220110_kapinos_h17_2128k_p18v15.webm

    10.01.2022 - Vergeblich wurde um ein Rettungspaket gerungen: Die MV Werften sind insolvent. Betroffen sind fast 2.000 Mitarbeiter. Die Regierung gibt den Eignern aus Hongkong die Schuld.

    Ein großer Verlust für den Schiffbau in Mecklenburg-Vorpommern: Die MV Werften haben Insolvenz beantragt. An drei Standorten mit fast 2.000 Beschäftigten droht nun das Aus.

    Schlechte Nachrichten für den deutschen Schiffbau: Die MV Werften in Mecklenburg-Vorpommern und die Bremerhavener Lloyd-Werft haben Insolvenz angemeldet. Beide Unternehmen gehören zum Mischkonzern Genting aus Hongkong, der in Schwierigkeiten steckt. Der Handel mit Genting-Aktien ist in Hongkong seit Freitag ausgesetzt.

    Bei den MV Werften geht es um rund 1.900 Beschäftigte, bei dem Bremerhavener Schiffbaubetrieb um etwa 300. Bundeswirtschaftsminister Robert Habeck und Mecklenburg-Vorpommerns Ministerpräsidentin Manuela Schwesig hätten am Freitag vergeblich versucht, einen Ausweg zu finden, sagte ein MV-Werften-Sprecher.

    Bund: Eigentümer haben Angebot ausgeschlagen

    Die Schuld für die Insolvenz sieht Habeck bei Genting: „Als Bundesregierung haben wir alle Hebel in Bewegung gesetzt, um die Insolvenz der MV Werften zu vermeiden und so die Arbeitsplätze zu retten. Allerdings haben die Eigentümer unser Hilfsangebot ausgeschlagen“, sagte der Grünen-Politiker. Das sei eine bittere Nachricht.

    Ähnlich äußerte sich die neue Koordinatorin der Bundesregierung für Maritime Wirtschaft und Tourismus, Claudia Müller: Der Bund sei bereit gewesen, sich deutlich stärker als bisher zu engagieren - mit einem Volumen von 600 Millionen Euro für den Fertigbau des Kreuzfahrtschiffs „Global Dream“.

    #Allemagne #Mecklembourg-Poméranie-Occidentale #Wismar #travail #industrie #faillite #multinationales #chantier_naval #crise #tourisme #croisière

  • „Die jungen Leute brauchen eine Perspektive“ – KATAPULT MV
    https://katapult-mv.de/artikel/interview-daniel-friedrich

    17.2.2022 von Peter Scherrer - Ein klassischer Antrittsbesuch, wie nach einer Regierungsbildung üblich, war das sicherlich nicht: MVs neuer Wirtschaftsminister Reinhard Meyer (SPD) traf am Mittwoch Gewerkschaftsfunktionär Daniel Friedrich. Die Pleite der MV-Werften beschäftigt Gewerkschaften, Wirtschaftsverbände und die Politik seit Wochen. Direkt danach sprach KATAPULT MV mit dem Leiter des Bezirks Küste der IG Metall über die Transfergesellschaft, die Zukunft von Angestellten und Auszubildenden und die industriellen Kerne von MV.

    KATAPULT MV: Herr Friedrich, Sie hatten einen Termin mit Wirtschafts- und Arbeitsminister Meyer. Sicherlich ging es auch um die Werften. Können wir davon ausgehen, dass die Beschäftigten ab dem 1. März bei den Transfergesellschaften in Lohn und Brot stehen?

    Daniel Friedrich: Zum heutigen Zeitpunkt tun wir alles dafür, dass uns das gelingt. Aber da müssen noch Finanzierungen sichergestellt und letzte rechtliche Unklarheiten beseitigt werden. Und dann hoffen wir, dass wir diese Nachricht, dass die Beschäftigten bei den Transfergesellschaften angestellt sind, am Ende der nächsten Woche bekommen. Ansonsten heißt es am ersten März: Arbeitslosigkeit.

    Wird es gelingen, die Auszubildenden in der Transfergesellschaft zu halten?

    Die Auszubildenden werden erst einmal nicht in die Transfergesellschaft gehen. Unser Ziel ist es, im März eine Lösung zu finden, wie und wo sie ihre Ausbildung beenden können. Das ist ein großes Thema – neben der Transfergesellschaft. Auch daran wird hart gearbeitet, weil die jungen Leute eine Perspektive brauchen.

    Wird es gelingen, das Know-how und die hochqualifizierten Beschäftigten über ein, zwei, drei Jahre zu halten?

    Das ist schon eine lange Zeit. Wir haben jetzt erst mal eine Transfergesellschaft, bei der reden wir von vier Monaten. Da sehen wir, wie weit ein, zwei, drei Jahre davon weg sind.

    Ich glaube, wir müssen Investoren erst mal zeigen: Die Mannschaft bleibt zusammen. Und wenn wir Investoren haben, für die wir dann auch die Beschäftigten zusammenhalten können – auch über diese vier Monate hinaus –, dann brauchen wir sowieso die Verlängerung der Transfergesellschaft. Und am Ende des Tages müssen wir natürlich wissen, wo dauerhafte Beschäftigung entstehen kann, und dahin müssen wir die zeitliche Brücke bauen. Aber drei, vier Jahre wird keine Transfergesellschaft gehen.

    Die Frage ist: Wie können wir trotzdem Perspektiven aufzeigen? Wie können wir peu à peu wieder Arbeit schaffen, Leute wieder übernehmen? Klar ist, wer erst mal weg ist – in Hamburg, Baden-Württemberg oder Bayern –, kommt schwer zurück. Was wir doch alle gemeinsam nicht wollen, ist, dass die Arbeitskräfte Mecklenburg-Vorpommern verlassen. Das können wir nicht wollen.

    Die IG Metall sagt: Wir müssen die industriellen Kerne sichern. Was sind die industriellen Kerne von Mecklenburg-Vorpommern?

    Der stärkste Kern ist die maritime Wirtschaft mit den Werften und den Zulieferern. Darüber hinaus haben wir natürlich ein bisschen Mischindustrie. Wir haben ein wenig Automobilindustrie: In Laage mit „ZF“ ein großes Werk, in Wismar mit „Lear“, „Webasto“ in Neubrandenburg; da geht es um die Frage der Transformation. Und wir haben das Thema Luftfahrt mit „Flamm“ in Schwerin, wo man sich auch hinentwickeln kann.

    Wir haben also nicht so eine geballte Kraft wie Baden-Württemberg mit der Automobilindustrie. Hier verteilt sich die Industrie mehr, aber das Rückgrat ist und waren die Werften und da haben wir auch die Ausbildung und Qualifizierung. Daran hängen auch technische Hochschulen et cetera. Wenn die Werften ihre Beschäftigung verlieren, stellt sich die Frage, wie wir insgesamt industrielle Beschäftigung langfristig sichern können.

    Es wird immer davon geredet, dass erneuerbare Energien Arbeitsplätze schaffen können, besonders in einem deutschen Küstenland. Wer wäre da Ihrer Meinung nach möglicher Investor?

    Wir haben ein großes Interesse an dem Thema „Offshore-Industrie“. Die Energieunternehmen haben schon im Sommer sehr deutlich gesagt: Wir wollen eigentlich, dass in Deutschland unsere Plattformen gebaut werden. Und wir wissen, dass das an der Ostsee – in Wismar, in Warnemünde, in Stralsund – schon gelungen ist. Da müssen wir ansetzen. Die Amprions dieser Welt suchen Firmen, die das mit ihnen gemeinsam machen, und da gibt es eine Perspektive.

    Aber selbst, wenn wir heute damit anfangen, würde die Produktion erst in zwei Jahren beginnen. Die Zeit davor würde erst mal Konstruktion bedeuten. Das ist zwar eine lange Zeit, aber das sind die Firmen, die wir hierherholen müssen.

    Und der Bundeswirtschaftsminister hat bei seinem Besuch in Wismar gesagt: Deutschland braucht einen Offshore-Standort. Und der müsste aus meiner Sicht in Mecklenburg-Vorpommern liegen.

    #Allemagne #Mecklembourg-Poméranie-Occidentale #Wismar #travail #industrie #faillite #multinationales #chantier_naval #crise #tourisme #croisière

  • De véritables photos de croisières afin d’y réfléchir à deux fois avant de réserver ses vacances !
    https://tops.easyvoyage.com/photos-croisieres/4

    Avez-vous déjà fait une croisière ? Cela peut certainement être très amusant. Et ces dernières années, les bateaux de croisière ont beaucoup à offrir aux gens qui choisissent de passer leurs vacances sur l’eau. Ce n’est plus seulement une piscine sur le pont, mais il y a des #restaurants, des #cinémas, des #spectacles et des #concerts, et beaucoup d’activités à bord.

    Mais parfois, la publicité peut être un peu fausse. Bien sûr, certains bateaux sont énormes et luxueux au-delà des rêves les plus fous, mais d’autres peuvent être plus petits, et beaucoup moins glamour que annoncé. S’il y a une chose que les gens qui ont fait des croisières savent, c’est que parfois les attentes ne sont pas tout à fait à la hauteur de nos espérances. Avant de partir en croisière, regardez ces photos et assurez-vous de choisir le bon type de bateau.

    #Croisières #imaginaire #rêve #réalité #fantasme #images #bateaux #luxe #tourisme #visualisation #croisiere #visualisation #représentation #publicité #humour

    Croisières : Embarquement – ce que nous imaginons
    Quand nous aurons clôturer notre valise avec tous nos vêtements, nos appareils électroniques, et à peu près tout ce que vous pouvez avoir besoin pour un voyage fou comme celui-ci, la première chose que nous devons faire est d’attendre dans la file d’attente pour pouvoir monter sur le bateau de croisière. Comme vous pouvez le voir ici, les sourires sur les visages de ces jeunes femmes laissent entendre que chaque moment d’embarquement est simplement pêche et crème. Mais pour ceux d’entre vous qui songent à partir en croisière, nous vous recommandons de ne pas faire confiance à l’image que vous voyez devant vous, parce que monter à bord d’un bateau de croisière n’est pas toujours amusant.

    https://tops.easyvoyage.com/wp-content/uploads/3/2019/04/1b-boarding-1.jpg

    Croisières : Embarquement à bord du navire – comment c’est vraiment
    C’est le jour et de nuit, non ? Lorsque vous considérez la dernière image que vous avez vue et que vous la comparez à ce que vous constatez maintenant, vous pourriez être choqué de la réalité. Comme vous pouvez le voir ici, monter à bord du bateau de croisière n’est pas toujours une expérience si agréable. N’oubliez pas, vous devez embarquer avec des centaines d’autres personnes, et cela signifie que vous devez faire la queue. La patience est vraiment une vertu dans ces types de scénarios, et bien que se tenir en ligne n’est pas la pire chose que vous pouvez faire !

    https://tops.easyvoyage.com/wp-content/uploads/3/2019/04/2a-boarding-2.jpg

    #attente

  • Le plus grand paquebot au monde sort en mer pour la première fois
    https://www.lefigaro.fr/societes/le-plus-grand-paquebot-au-monde-sort-en-mer-pour-la-premiere-fois-20210820

    Le Wonder of the Seas doit s’élancer depuis le port de Saint-Nazaire ce vendredi.

    362 mètres de long pour 66 mètres de large, près de 2800 cabines, une capacité à bord de plus de 8000 personnes... tous les chiffres qui décrivent le Wonder of the Seas , le plus grand paquebot au monde à ce jour, donnent le tournis. En construction depuis 2019 dans le port de Saint-Nazaire (Loire-Atlantique), celui-ci devait sortir en mer pour la première fois ce vendredi, vers 16 heures, afin de réaliser une série d’essais avant d’être livré au mois de novembre à son propriétaire, l’armateur américain Royal Caribbean Cruise Line.

    Conçu aux Chantiers de l’Atlantique, comme ses prédécesseurs Harmony of the Seas et Symphony of the Seas, ce navire doit donc prendre le large « pour des essais en mer et reviendra mardi matin vers 4h30 », explique-t-on à la communication des Chantiers de l’Atlantique. Le constructeur va effectuer une soixantaine de tests, notamment de vitesse et de capacité giratoire, mais aussi de confort des passagers avec des mesures de bruits et de vibrations.

    2000 employés en simultané sur le paquebot
    « La livraison du paquebot a été un peu retardée par la crise sanitaire, mais il quittera Saint-Nazaire en octobre de cette année, et est prévu pour naviguer ensuite en Asie », poursuit-on aux chantiers de l’Atlantique. . . . . .

  • Covid case cuts short Singapore ’cruise to nowhere’ - Asia Times
    https://asiatimes.com/2021/07/covid-case-cuts-short-singapore-cruise-to-nowhere

    Covid case cuts short Singapore ‘cruise to nowhere’
    The ship’s 1,646 passengers and 1,249 crew have been asked to remain in their cabins as the vessel is disinfected. An ocean liner on a “cruise to nowhere” was forced to make an earlier-than-scheduled return to Singapore Wednesday after a coronavirus case was detected on board, authorities said.The Dream Cruises ship’s 1,646 passengers and 1,249 crew members have been asked to remain in their cabins as the vessel is disinfected and contact tracing completed, the Singapore Tourism Board’s director for cruises said. “The passenger was identified as a close contact of a confirmed case on land, and was immediately isolated as part of onboard health protocols,” said Annie Chang.The 40-year-old passenger, who had tested negative before boarding, was taken to hospital for further tests and the health ministry later confirmed the passenger had the virus.
    Chang said that as part of onboard health protocols, the passenger’s three traveling companions were identified and isolated. All have tested negative for the virus.The cruises – starting and ending in Singapore, with no stops – were launched last year as part of the travel industry’s attempt to bounce back from a pandemic-induced crunch.They have proved popular among those seeking an escape from the tiny city-state, which has only had a mild outbreak but largely kept its borders closed.The ship, owned and operated by Malaysian conglomerate Genting Group, left Singapore on Sunday evening for the four-day cruise and returned to port several hours earlier than scheduled.Genting’s Dream Cruises said it canceled a voyage scheduled to depart later Wednesday, and that there had been no virus infections on any of its previous cruises.A Royal Caribbean “cruise to nowhere” was also cut short in December after an elderly man tested positive. However, that case proved to be a false alarm, with subsequent results coming back negative. The cruise industry worldwide is struggling to get back on its feet after voyages were halted at the start of the pandemic and several vessels were hit by outbreaks.

    #Covid-19#migrant#migration#sante#singapour#croisiere#cascontact#economie#tourisme

  • À Venise, tensions après la réouverture de la lagune aux croisières

    Après 17 mois d’interruption pour cause de pandémie de Covid-19, un premier navire de croisière a levé les amarres samedi à Venise, réveillant la polémique entre partisans et opposants à la présence de ces monstres des mers dans la célèbre lagune italienne.
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    Le MSC Orchestra, arrivé vide jeudi en provenance du port grec du Pirée, est reparti avec environ 650 passagers, qui ont dû présenter un test négatif datant de moins de 4 jours et se soumettre à un nouveau test pour pouvoir embarquer.
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    Le MSC Orchestra n’est autorisé à embarquer au total que la moitié de sa capacité de 3.000 passagers, pour respecter les mesures anti-Covid. Il doit faire étape à Bari (sud de l’Italie), Corfou (Grèce), Mykonos (Grèce) et Dubrovnik (Croatie).
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    #variant #Costa_Croisières #croisière #tourisme #croisières #méditerranée #covid-19 #coronavirus #pandémie #contamination

    L’intégrale : https://www.lefigaro.fr/culture/a-venise-tensions-apres-la-reouverture-de-la-lagune-aux-croisieres-20210606

  • Costa Croisières reprend la mer après une longue pause due au Covid 1 er Mai 2021 - afp/ther

    Le groupe italien Costa Croisières a repris la mer samedi soir depuis le port de Savone (nord-ouest) avec son navire amiral Costa Smeralda, après plus de quatre mois de pause forcée due à la pandémie de coronavirus.

    Maintes fois reporté, le départ de ce navire amiral du groupe italien Costa Croisières, numéro un en Europe, a finalement eu lieu à 18h00, avec à son bord environ 1500 passagers, soit un quart de sa capacité d’accueil théorique.

    Ce périple en Méditerranée durera de trois à sept jours, selon les formules, avec des escales sur la côte italienne à La Spezia, Civitavecchia, Naples, Messine et Cagliari. . . . .

    La suite : https://www.rts.ch/info/monde/12166232-costa-croisieres-reprend-la-mer-apres-une-longue-pause-due-au-covid.htm

     #covid-19 #coronavirus #pandémie #contamination #variant #Costa_Croisières #croisière #tourisme #croisières #méditerranée

  • Retenus en mer, chômeurs à terre : la double peine des employés de croisières
    https://www.lemonde.fr/economie/article/2021/04/10/retenus-en-mer-chomeurs-a-terre-la-double-peine-des-employes-de-croisieres_6

    « Cruise to Nowhere », c’est aussi la vie depuis un an des employés des géants des mers, dont les deux tiers (selon la dernière étude en date, qui remonte à 2005) proviennent de pays en voie de développement d’Asie du Sud-Est et d’Amérique latine. Serveurs, cuisiniers, animateurs, femmes de ménage, membres d’équipage… Le personnel des croisières vit de contrats à durée déterminée, de trois à neuf mois, et selon un droit du travail très favorable à l’employeur. Tous se sont retrouvés sans filet de sécurité quand les croisières se sont arrêtées, en mars 2020.Il a d’abord fallu survivre aux nombreux mois d’isolement à bord, au transbordement d’un bateau à l’autre, au manque d’information sur la circulation du virus à bord. Rares ont été les pays pressés d’organiser le rapatriement de leurs concitoyens coincés sur des bateaux alors considérés comme des foyers d’infection au SARS-Cov-2. D’une compagnie à l’autre, l’attitude a varié : certaines ont facilité le rapatriement et continué de payer leurs employés bloqués ; d’autres ont interrompu tout versement et freiné le départ de leur main-d’œuvre. En août 2020, cinq mois après l’arrêt des voyages, la Fédération internationale des salariés du transport annonçait la fin du rapatriement des quelque 250 000 employés de croisières.
    Malgré les conséquences psychologiques durables de ce confinement en mer, revenir à bord semble une priorité pour les employés. Une équipe de chercheuses singapouriennes a enquêté auprès de 45 Philippins, la nationalité la plus représentée sur les bateaux, représentant près de 30 % de la force de travail. « La pire de leurs angoisses, ce n’est pas de rester coincés en mer par de nouveaux clusters, mais d’être une fois de plus retenus à terre », assure Yasmin Ortiga, professeure de sociologie à la Singapore Management University.L’économie philippine vit en partie des envois de fonds par les travailleurs immigrés – notamment des marins –, qui représentent environ 10 % du produit intérieur brut national. Leur retour massif au pays a eu deux conséquences : l’augmentation très nette du chômage et la baisse de la consommation, du fait de la contraction des ressources des foyers.
    « Les marins philippins sont souvent considérés comme des héros de la nation, de par leur rôle dans l’économie, explique Karen Liao, doctorante en géographie à l’université nationale de Singapour. La pandémie a changé cela : ils ont été stigmatisés, considérés comme ceux qui ramenaient le virus à terre. Et eux-mêmes disent qu’ils se sentent davantage en sécurité sur le bateau. »L’aide ponctuelle de 10 000 pesos (173 euros) accordée par le gouvernement aux migrants de retour n’est arrivée que tardivement et correspond à vingt jours du salaire minimum à Manille : très insuffisant pour les foyers vivant des salaires, plus confortables, des employés de l’industrie des croisières.

    #Covid-19#migrant#migration#philippines#marin#croisiere#sante#santementale#economie#stigmatisation#travailleurmigrant#transfert

  • A Singapour, un cas de Covid-19 interrompt une « croisière vers nulle part »
    https://www.lemonde.fr/international/article/2020/12/09/a-singapour-une-croisiere-vers-nulle-part-interrompue-apres-un-cas-de-covid-

    Ce type de croisières, au départ et à l’arrivée de la cité-Etat d’Asie du Sud-Est, uniquement réservées aux Singapouriens, ont commencé le mois dernier après des mois d’immobilisation des paquebots. Mais, mercredi matin, Royal Caribbean a fait savoir qu’« un passager du Quantum of the Seas avait été testé positif au coronavirus après vérification de l’équipe médicale ». Le bateau qui transportait la croisière a alors été contraint de retourner à quai, au troisième jour du « voyage » qui en prévoyait quatre, selon le quotidien Strait Times. L’autorité du tourisme singapourienne a précisé que les près de 1 700 passagers à bord sont restés confinés dans leurs cabines pendant plus de quatorze heures et ont subi des tests avant de pouvoir quitter le terminal.
    « Nous avons identifié et isolé tous les passagers et membres d’équipage qui ont été en contact rapproché avec ce passager [testé positif] », âgé de 83 ans, et ils ont tous été testés négatifs, a encore précisé l’opérateur dans un communiqué. Le bateau transportait également 1 148 membres d’équipage.Suivant le retraçage des contacts étroits avec le cas de contamination en question, les passagers seront placés en quarantaine ou sous surveillance sanitaire, a déclaré le ministère de la santé de Singapour dans un avis envoyé aux passagers.« Nous comprenons bien que ce n’est pas ainsi que vous aviez prévu de passer votre croisière et, encore une fois, mesdames et messieurs, j’en suis terriblement désolé », a déclaré le capitaine du Quantum of the Seas, dans un enregistrement entendu par Reuters. Ces croisières avaient rencontré un franc succès auprès des Singapouriens frustrés de ne pas pouvoir voyager à l’étranger après la fermeture de nombreuses frontières en raison de la pandémie de Covid-19. Les croisiéristes avaient prévu des mesures sanitaires très strictes, avec des tests obligatoires avant de laisser les passagers ou les membres d’équipage monter à bord et des désinfections fréquentes pour éviter tout nouveau foyer de propagation du virus.

    #Covid-19#migrant#migration#singapour#tourisme#croisiere#sante#economie#frontiere#mesuresanitaire

  • One of the first Caribbean cruises since pandemic began sees suspected Covid case | World news | The Guardian
    https://www.theguardian.com/world/2020/nov/12/caribbean-cruise-ship-coronavirus-seadream
    https://i.guim.co.uk/img/media/4b10a28dad71e96781d07b38a9b64f0b08c903ff/0_63_4176_2506/master/4176.jpg?width=1200&height=630&quality=85&auto=format&fit=crop&overlay-ali

    One of the first cruise ships to ply through Caribbean waters since the pandemic began ended its trip early after one passenger fell ill and is believed to have Covid-19, officials said on Thursday.The SeaDream is carrying 53 passengers and 66 crew, with the majority of passengers hailing from the US, according to Sue Bryant, a cruise ship reporter who is aboard the ship.She told the Associated Press that one passenger became sick on Wednesday and forced the ship to turn back to Barbados, where it had departed from on Saturday. However, the ship had yet to dock in Barbados as local authorities tested those on board.
    The incident marked the first time SeaDream had resumed its West Indies voyages since the pandemic, with the ship originally scheduled to return to Barbados on Saturday, according to an online itinerary. The ship had made several stops in St Vincent and the Grenadines before turning back.
    Bryant said passengers were required to have a negative PCR test to enter Barbados and underwent another test on the dock administered by the ship’s doctor.“We all felt very safe,” she said, adding that the ship had been implementing strict hygiene protocols. “Yet somehow, Covid appears to have got on board.”Neither SeaDream nor Barbados government officials immediately returned messages for comment.Waters around the Caribbean have been largely bereft of cruise ships this year, with the US Centers for Disease Control and Prevention suspending cruise ship operations at US ports in mid-March. The no-sail order expired on 31 October

    #Covid-19#migrant#migration#barbades#caraibes#etatsunis#croisiere#tourisme#test#contamination

  • Stranded Mauritian cruise workers finally begin journey home | Environment | The Guardian
    https://www.theguardian.com/environment/2020/sep/14/stranded-mauritian-cruise-ship-workers-begin-journey-home-coronavirus
    https://i.guim.co.uk/img/media/aee4ef50acda57e9c272f6006fc123b17369d3d3/588_576_2912_1748/master/2912.jpg?width=1200&height=630&quality=85&auto=format&fit=crop&overlay-ali

    Dozens of Mauritian cruise ship workers who were stranded off the coast of Brazil throughout the pandemic have finally started their journey home after desperate appeals to return.A crew member representing the 101 workers, who have been at anchor on three ships off Santos in southern Brazil, said they had not been paid for over six months by the cruise line MSC, one of the companies leading the industry’s return to operations.
    But over the weekend, crew workers on one of the liners posted photos on social media of their preparations to disembark and being their journey home. Workers had told the Guardian their physical and mental health were deteriorating. “We are stranded on board for seven months without any salary, and it’s very tough for us because many of us have children, old parents to look after who are also desperately waiting for us,” one of the workers said.
    Some of the crew had started a protest on the deck of the luxury cruise ship MSC Poesia to demand their repatriation, with banners that read “Enough is enough” and “Send us home, our lives matter”. Dozens of Mauritian crew also remain stranded on the MSC Musica and the MSC Seaview off the Brazilian port near São Paulo.MSC said it was working hard to repatriate the cruise workers and had provided accommodation, food and medical support to everyone on the ships. It did not comment on the allegations about pay.
    The group were among tens of thousands of cruise ship workers who were left stranded at sea when the pandemic struck, even after passengers were allowed back to land.
    The Mauritian crew have been awaiting repatriation after the island nation reopened its borders at the beginning of June. They fear they have been caught in a blame game between their government, the cruise company and their agency over their repatriation costs.

    #Covid-19#migrant#migration#bresil#maurice#croisiere#sante#santementale#rapatriement#frontiere