• RimanDATI!: negli ultimi cinque anni raddoppiati i Comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati
    https://lavialibera.it/it-schede-2817-beni_confiscati_negli_ultimi_cinque_anni_raddoppiati_i_co

    La quarta edizione di RimanDATI! conferma il cambio di passo importante già registrato nello scorso report, a riprova che gli enti locali di prossimità, dai piccoli Comuni fino alle Regioni, possono avanzare nella strada verso la trasparenza completa e aumentare il loro grado di protagonismo nell’intera filiera della confisca e del riuso. Quest’ultima edizione ci restituisce un quadro in continua crescita, con circa l’80 per cento dei Comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati. Migliorano i formati di pubblicazione, che si spostano sempre di più verso una tipologia di file aperto, che consente di poter analizzare e lavorare i dati, anche comparandoli tra loro. Altrettanto significativo è che il 56 per cento dei Comuni ha scelto di usare il format predisposto dall’Agenzia (…)

    #DIAMO_LINFA_AL_BENE

  • Nel 2026 sono diminuiti gli #incendi in #campania
    https://informareonline.com/nel-2026-sono-diminuiti-gli-incendi-in-campania

    Secondo quanto emerso dal report della Protezione Civile della Regione Campania, gli incendi divampati nella nostra regione sono notevolmente diminuiti rispetto all’anno scorso e a diminuire è stata anche la superficie interessata dai roghi. Un dato positivamente sorprendente, se si considera il rischio che le elevate temperature, come quelle registrate negli ultimi mesi, costituiscono per […] L’articolo Nel 2026 sono diminuiti gli incendi in Campania proviene da Informareonline, scritto da Ilaria Morlando

    #Approfondimenti #Attualità #EVIDENZA #diminuzione #Napoli

  • « Grand remplacement » : Aurore Bergé critiquée jusque dans son camp après avoir refusé de qualifier l’expression de raciste
    https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/09/10/grand-remplacement-aurore-berge-critiquee-jusque-dans-son-camp-apres-avoir-r

    « Grand remplacement » : Aurore Bergé critiquée jusque dans son camp après avoir refusé de qualifier l’expression de raciste
    La ministre chargée de la lutte contre les discriminations a estimé que le débat sur ce sujet « fait partie de la liberté d’expression ».
    Le Monde avec AFP
    Aurore Bergé s’est attirée, jeudi 10 septembre, des critiques jusque dans son propre camp pour avoir invoqué la « liberté d’expression » au sujet de la théorie complotiste d’extrême droite du « grand remplacement », refusant de la qualifier de « raciste ».
    Pressée mercredi sur CNews de dire si cette théorie était selon elle raciste, la ministre chargée de la lutte contre les discriminations a éludé la question à plusieurs reprises, avant de répondre : « Non, je ne pense pas que ce soit une théorie… », laissant sa phrase en suspens. Elle a précisé « combattre » cette théorie, selon laquelle une immigration de masse voulue par certaines élites remplace la population blanche et chrétienne d’Europe. Elle est « fausse factuellement », « même mensongère, parce que cherchant à créer un terreau de peur dans notre pays », a-t-elle ajouté, considérant néanmoins que les partisans de cette théorie ont « le droit de l’exprimer dans l’espace public ». « Je considère que c’est un débat politique sur la question de l’immigration », souligne la ministre.
    Jeudi, sur Franceinfo, elle a également estimé que le débat sur ce sujet « fait partie de la liberté d’expression ». « Et donc je crois que le ranger sur le caractère raciste voudrait dire qu’on n’a pas le droit d’en débattre. Moi, je préfère combattre », a-t-elle plaidé.
    « Hein ? Aurore Bergé, tu expliques qu’une théorie raciste, ça se débat comme une opinion politique ? Le racisme est un DÉLIT », l’a interpellée sur le réseau X la députée Prisca Thevenot, membre comme elle du parti présidentiel Renaissance. « Le “grand remplacement” n’est pas un débat : c’est une théorie complotiste, qui a motivé des attentats terroristes », a ajouté cette proche du candidat à la présidentielle Gabriel Attal.
    La réaction de l’élue attaliste a suscité une vague de soutiens à gauche. « C’est rare. Mais, sur ce coup, Prisca Thevenot a totalement raison. Comment Mme Bergé peut-elle rester ministre des discriminations en disant que le grand remplacement n’est pas une théorie raciste ? », a appuyé le coordinateur de La France insoumise, Manuel Bompard, toujours sur X.Le député Aurélien Rousseau, proche du candidat social-démocrate à la présidentielle Raphaël Glucksmann, a aussi partagé cette « indignation ». « C’est une coupable complaisance de banaliser la pseudo-théorie du “grand remplacement” qui est un racisme sans fard », a-t-il estimé. Le banquier d’affaires Matthieu Pigasse, qui caresse aussi une candidature à gauche, a prévenu qu’« à force de courir derrière l’extrême droite ils en banalisent les mots, les obsessions et désormais le racisme »

    #Covid-19#migration#migrant#grandremplacement#racisme#xenophobie#immigration#discrimination#sante#droit

  • Il porno «rimpicciolisce il cervello». Testimonianze sull’educazione sessuo-affettiva di Teen Star
    https://irpimedia.irpi.eu/educazione-sessuo-affettiva-nelle-scuole-teen-star

    Nuovi documenti e testimoni rivelano cosa insegna il programma accreditato al ministero. E allungano ombre sulla tutela della #Privacy dei minori nelle scuole e sulla trasparenza delle comunicazioni con le famiglie in merito all’associazione L’articolo Il porno «rimpicciolisce il cervello». Testimonianze sull’educazione sessuo-affettiva di Teen Star proviene da IrpiMedia.

    #Diritti_e_Lavoro #Donne #Religione #Scuola

  • la #Valle_del_Sacco tra produzione bellica, #inquinamento_ambientale e resistenza
    https://radioblackout.org/2026/09/la-valle-del-sacco-tra-produzione-bellica-inquinamento-ambientale-e-r

    il 13 agosto esplode a #Colleferro una parte dello stabilimento dell’ex Simmel Difesa, attualmente di proprietà della KNDS Ammo Italy. Un’azienda specializzata nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro. Ma questa esplosione è solo uno degli aspetti che preoccupa la cittadinanza del territorio. #Disarmiamoli e Rete per la Tutela della Valle del Sacco […]

    #altavisibilita #L'informazione_di_Blackout #industria_bellica
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/09/2026_09_10_2026.09.10-09.00.00-disarmiamoli.mp3

  • L’asilo politico negli Stati Uniti nel 2026
    https://www.meltingpot.org/2026/09/lasilo-politico-negli-stati-uniti-nel-2026

    SIMONE BERTOLLINI Chiedere asilo politico negli Stati Uniti è, sulla carta, un diritto. Nella pratica, nel 2026, è una procedura che costa, che può concludersi senza che il richiedente venga mai ascoltato e che a chi arriva dalla frontiera col Messico è di fatto preclusa. Conviene spiegare come funziona davvero. Chi ha diritto all’asilo L’Immigration and Nationality Act considera rifugiato chi non può o non vuole tornare nel proprio Paese a causa di una persecuzione subita, o del timore fondato di subirla, per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. Sono cinque motivi,

    #Notizie #Confine_tra_Messico_e_Stati_Uniti #Diritto_di_asilo #Stati_Uniti_d'America

  • Omicidio Diabolik, arrestati i mandanti. Tra di loro, il boss Michele Senese
    https://lavialibera.it/it-schede-2814-omicidio_diabolik_arrestati_i_mandanti_tra_di_loro_il_bos

    Quattro uomini sono stati arrestati quali mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, avvenuto il 7 agosto 2019 al parco degli Acquedotti, a Roma. A pochi mesi di distanza dalla sentenza con cui la Corte d’assise d’appello di Roma ha assolto Musumeci (conosciuto anche come Raul Esteban Calderon), presunto esecutore materiale dell’omicidio, il giudice per le indagini preliminare ha firmato ieri l’ordinanza di custodia cautelare in carcere di sette uomini, quattro dei quali ritenuti i mandanti dell’omicidio. Tra di loro, ci sono Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan di camorra nella Capitale, sotto le cui ali è cresciuto criminalmente l’ex leader degli ultras della Lazio, Leandro Bennato, Giuseppe Molisso e Alessandro Capriotti, tutti già detenuti. Altri tre (…)

    #MAFIE_●_RESISTENZE

  • Coltiviamo il futuro a Caserta: il rosmarino di #parent_project
    https://informareonline.com/coltiviamo-il-futuro-a-caserta-il-rosmarino-di-parent-project

    Dal 5 al 13 settembre, in occasione della Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla distrofia muscolare di Duchenne, Parent Project sarà presente in 22 piazze italiane con Coltiviamo il futuro. A fronte di una donazione minima di 10 euro, sarà possibile ricevere il Rosmarino di Parent Project, pianta simbolo della campagna nazionale, e sostenere concretamente la ricerca e i servizi […] L’articolo Coltiviamo il futuro a Caserta: il rosmarino di Parent Project proviene da Informareonline, scritto da Maria Grazia Canzano

    #Comunicati_Stampa #Daniela_Argilli #distrofia_di_Becker #distrofia_di_Duchenne

  • #Aung_San_Suu_Kyi, #Rohingya et extrémistes bouddhistes

    Le phénomène de l’#extrémisme_bouddhiste en Birmanie, incarné par le #bonze_Wirathu, a surpris tous ceux qui n’envisagent le bouddhisme que comme une #religion de paix ou une simple spiritualité.

    Pour l’expliquer, Frédéric Debomy et Benoît Guillaume se sont rendus en Birmanie, dévoilant au fil des déplacements et des rencontres les ressorts d’une société brisée par des décennies de #dictature_militaire et obsédée par les questions d’#identité.

    On y découvre que l’#intolérance des #moines extrémistes est largement partagée par la société et que les musulmans, cibles privilégiées, n’en font pas seuls les frais : les chrétiens ne sont pas toujours épargnés et les femmes largement discriminées.

    Dans ce contexte, la plus célèbre des opposantes à la dictature, parvenue partiellement au pouvoir, déçoit, ce qui semble s’expliquer à la fois par un contexte miné et son évolution personnelle.

    Le lecteur découvrira ainsi dans les pas des auteurs combien il reste à parcourir pour que ce pays connaisse véritablement la démocratie.

    https://www.massot.com/products/aung-san-suu-kyi-rohingya-et-extremistes-bouddhistes

    #BD #bande_dessinée #bande-dessinée #livre #generation_Wave #droits_humains #Birmanie #minorités_religieuses #haine_raciale #Wirathu #chasse_aux_musulmans #racisme #camps_de_réfugiés #Ma_Ba_Tha #discriminations #nationalisme #armée #mouvement_969 #Arakan #démocratie #camps_de_travail #USDF #préjugés #islam #bouddhisme #Ligue_nationale_pour_la_démocratie (#LND) #islamophobie #cronies #christianisme #Tatmadaw #Gouvernement_birman_en_exil (#NCGUB)

  • Découvrez les #Enquêtes_publiques et projets d’aménagement en cours en Bretagne en septembre 2026
    https://splann.org/enquetes-publiques-septembre-2026

    Des centaines d’enquêtes publiques sont organisées chaque année en Bretagne. Elles concernent des opérations susceptibles de porter atteinte à l’environnement. Bien souvent, les habitants en prennent connaissance trop tardivement. Chaque mois, la rédaction de « Splann ! » met en avant des projets d’aménagement du territoire, d’ouvrages et de travaux afin d’encourager le débat, la participation et la mobilisation citoyenne. L’article Découvrez les #enquêtes_publiques et projets d’aménagement en cours en Bretagne en septembre 2026 est apparu en premier sur Splann ! | Premier média d’enquête indépendant en Bretagne.

    #agriculture #arzon #assainissement #audierne #Bourg-Blanc #breal-sous-montfort #bretagne_romantique #carquefou #consultations_publiques #deniveau #dessalement #dinard #douarnenez #eau #élevage #élevage_avicole #élevage_bovin #éolien #éoliennes #erdeven #guichen #industrie #la_motte #landunvez #loctudy #méthanisation #morlaix #musoir #plan_local_d'urbanisme #plouguenast-langast #porcherie #pornichet #port #saint_malo #saint-brandan #saint-nazaire #Saint-Thégonnec_Loc-Éguiner #station_d'épuration #tinténiac #urbanisme #vallet

  • Mbour : Le combat d’Aminata Boye, mère de disparu et porte-voix des victimes de la migration | Seneweb
    https://www.seneweb.com/fr/news/Societe/mbour-le-combat-daminata-boye-mere-de-disparu-et-porte-voix-des-victimes-de

    Mbour : Le combat d’Aminata Boye, mère de disparu et porte-voix des victimes de la migration
    Auteur : Lucie PEYTERMANN (AFP)
    De sa douleur, elle a fait un combat : Aminata Boye, dont le fils aîné a disparu après un naufrage, est devenue le pilier et la porte-voix des familles de migrants sénégalais disparus en mer et de leur calvaire, encore tabou dans son pays. Ce jour-là, elle vient comme régulièrement rendre visite à des familles endeuillées dans le quartier Tefees de Mbour, sur la côte sénégalaise. Tefees est emblématique de ces drames de la migration clandestine dans lesquels meurent ou disparaissent depuis des années des milliers d’Africains, notamment au Sénégal, un des points de départ de cette route Atlantique très périlleuse vers l’Europe.L’atmosphère y est lourde : environ une maison sur trois a perdu quelqu’un dans la migration, essentiellement des jeunes. « Ils ont emmené avec eux l’âme du quartier... », se désole auprès de l’AFP Anna Diop, 43 ans, dont Aminata est passée prendre des nouvelles. Dans la seule rue d’Anna, ils sont 43 à avoir disparu.
    Dans un récit poignant, Anna raconte son calvaire : en 2024, elle a perdu ses deux fils, de 17 et 15 ans, Gora et Mame Doudou. « C’était des enfants courageux, pas des délinquants ; ils étaient dans le travail et ils étaient la joie du quartier », lance-t-elle. Ses fils lui avaient raconté qu’ils partaient quelques jours en Gambie pour faire du commerce car « la pêche ne marchait pas beaucoup ».
    Mais la pirogue - qui en fait les transportait vers l’Europe - sera retrouvée à la dérive et ses 34 passagers morts. Une hécatombe familiale : Anna y a aussi perdu deux frères et deux neveux. Secouée par l’émotion, Aminata Boye, 48 ans, réconforte Anna. Elle ne connaît que trop cette détresse : en 2020, elle a vécu la même tragédie et ce deuil qui l’a d’abord brisée. Cette année-là, deux de ses fils ont embarqué au Sénégal dans des pirogues clandestines, à trois jours d’intervalle : l’un, âgé de seulement 14 ans, est arrivé en Espagne où il fait des études mais son fils aîné Waly, qui avait 19 ans, est porté disparu depuis. Dans la cour de sa maison d’un quartier de pêcheurs de Mbour, où Aminata élève seule ses cinq autres enfants, des portraits de Waly et son sourire conquérant sont affichés dès l’entrée.
    Jeune pêcheur, Waly s’était résolu à migrer face à la crise du secteur.
    « Waly m’a caché son départ », confie Aminata. « Je ne ressens pas de colère contre lui, il n’était pas parti pour mourir mais pour aider sa famille... ».Après une semaine sans nouvelles, elle entame des recherches et apprend qu’il a pris une pirogue, repérée en difficulté au large de la Mauritanie. « Je suis aussitôt tombée malade... Je ne voulais plus sortir, ni entendre les gens parler de pirogues ».Elle enverra même des proches vivant en Mauritanie dans des hôpitaux pour chercher son fils. En vain.
    Aminata, une commerçante déjà investie dans le social avant la disparition de son fils, s’est depuis forgé une carapace. Ce qui lui a « donné la force de se relever », c’est sa décision d’agir pour honorer la mémoire de Waly et « pour toutes les autres mères ». Au Sénégal, où les autorités ont surtout une approche répressive face à la migration clandestine et où les souffrances des proches de disparus restent un tabou, elle s’est engagée dans un travail pionnier. L’année de la disparition de son fils, elle fonde le Collectif des victimes de l’émigration irrégulière au Sénégal (Coves), après avoir constaté que ces familles « étaient livrées à elles-mêmes et qu’elles ne bénéficiaient d’aucun soutien des autorités ». L’association assiste aujourd’hui plus de 100 femmes ayant perdu leurs enfants ou leurs maris dans la migration. Elle organise des collectes pour les fêtes, la rentrée des classes ou des ateliers de couture, source de revenus pour ces femmes.
    « Des fois, je vais voir Aminata qui me donne du riz pour que je puisse préparer quelque chose pour mes enfants... », explique ainsi à l’AFP Fatou Ngom, mère de trois enfants, dont le mari a disparu en mer en 2022. Aminata est devenue la personne-ressource d’organisations comme le Comité international de la Croix-Rouge (CICR), la Délégation diocésaine des migrations du Sénégal, qui a un rare programme d’accompagnement du deuil et de suivi psychologique d’orphelins de disparus, et l’association sénégalaise « Boza Fii ». Elle se déplace aussi à l’étranger, à la recherche de disparus, en travaillant avec le réseau d’aide aux migrants « Alarm Phone ». Désormais, « les familles viennent vers moi en amenant des photos de leurs enfants pour que j’entame des recherches », dit-elle.
    Aminata raconte qu’en se rapprochant des veuves et des mères « pour les sensibiliser et les aider à traverser ces moments difficiles », elle a réalisé qu’elle parvenait à « les calmer ». « Aminata m’a appelée chez moi pour discuter et me ramener à la raison », témoigne Ndeye Ndiaye, une habitante de Mbour dont la fille Awa, âgée d’une trentaine d’années, a perdu la vie au Maroc en 2024 après le naufrage d’une pirogue, laissant deux jeunes orphelins. « C’est grâce à Aminata que je suis encore là à vous parler, parce que j’avais presque perdu la tête... », salue Mme Ndiaye. Malgré la disparition de son fils, Aminata « a oublié sa propre personne et s’est mise à nous aider », souligne-t-elle. Le caractère d’Aminata, dont le visage souvent grave laisse parfois échapper un lumineux sourire communicatif, a été forgé dès l’enfance : jusqu’à ses 20 ans, elle a été l’une des seules filles de sa région à pratiquer la pêche.
    Son frère ayant été envoyé à l’école coranique, elle était le seul enfant restant. « J’étais très proche de mon père, alors il m’a initié à la pêche, contre la volonté de ma mère. » Après des années d’engagement, elle a un discours sans concession : « L’Etat doit s’employer à sensibiliser les jeunes et à leur offrir des perspectives pour les maintenir au Sénégal ! » Elle fustige la politique restrictive des visas et de fermeture des frontières en Europe, jugeant que « c’est cela qui explique en partie que les jeunes prennent la mer et qu’aujourd’hui, beaucoup sont morts... » Omniprésent dans sa vie, le sujet de la migration l’est jusqu’à son environnement immédiat : sa rue donne sur une plage connue pour être un lieu de départ, au point que le quartier a été surnommé « l’aéroport ». En rentrant chez elle après la visite rendue à Anna, Aminata croise un jeune de sa famille, les yeux rivés sur la mer. Une vive discussion s’engage : deux jours avant, il a pris une pirogue mais à cause d’une panne de moteur, lui et ses compagnons sont rentrés. « Quand ils veulent partir, c’est difficile de les retenir... Son frère a tenté à trois reprises et c’est moi qui suis allée le récupérer dans les pirogues à chaque fois », lance Aminata, le regard assombri par la détresse

    #Covid-19#migration#migrant#senegal#emigration#migrationirreguliere#sante#mortalite#disparition#mbour#santementale

  • Trump faces Iran war nightmare as diesel hits record $5.85 and prices threaten to soar | The Independent
    https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/trump-iran-diesel-fuel-prices-b3044706.html

    Fuel costs hit an unprecedented high in the U.S. on Friday, with #diesel soaring to a record national average of $5.85 a gallon as an ongoing six-month war with Iran continues to disrupt global fuel flows.

    Because freight and delivery networks rely heavily on diesel, these rising expenses mean higher transportation costs for a vast array of everyday consumer goods.

  • Qasim Rashid, Esq. - mastodon
    https://mastodon.social/@QasimRashid/117202345397033343

    BREAKING: On a 212-205 party line vote the #US House passes #anti-BDS (#Boycott, #Divestment & #Sanctions) measure to federally defund any #college or #university that boycotts the apartheid state of #Israel.

    FYI! People have rights. States do not have rights! Boycotting Israel is just as valid as boycotting Saudi Arabia as was boycotting apartheid South Africa.

    Boycott is protected free speech. Banning boycott of apartheid Israel is an indefensible First Amendment violation.

    #bds

  • « Leur absence pèse chaque minute » : au Sénégal, le deuil impossible des proches de migrants disparus - InfoMigrants
    https://www.infomigrants.net/fr/post/73428/leur-absence-pese-chaque-minute--au-senegal-le-deuil-impossible-des-pr

    « Leur absence pèse chaque minute » : au Sénégal, le deuil impossible des proches de migrants disparus
    Par FRANCE 24 Publié le : 02/09/2026
    Au Sénégal, des familles ont rendu hommage lundi à leurs proches disparus en mer en tentant de rejoindre l’Europe, à l’occasion de la Journée internationale des personnes disparues. Entre quête de réponses et impossibilité de faire leur deuil, elles réclament davantage de soutien des autorités.
    « Ils ne sont plus là. Leur absence pèse lourdement, chaque minute, dans nos vies. » Sur une pancarte affichée à Dakar, ces mots résument une attente qui dure parfois depuis près de vingt ans. Une autre aligne des dizaines de visages de jeunes hommes sous un même titre : « Des jeunes en partance pour l’Espagne ». À l’occasion de la Journée internationale des personnes disparues, des familles sénégalaises se sont rassemblées lundi 31 août pour rendre hommage à leurs proches disparus en mer en tentant de rejoindre l’Europe et réclamer davantage de soutien des autorités.
    « J’ai deux frères qui ont disparu : l’un en 2006 – nous n’avons aucune nouvelle de lui –, l’autre en 2024 – nous ne savons pas non plus où il se trouve », témoigne Ibrahima Diop, interrogé par France 24. « S’ils étaient décédés et que nous avions au moins leur corps, nous saurions où ils reposent et nous pourrions faire notre deuil. Mais lorsqu’une personne disparaît sans laisser aucune nouvelle, c’est psychologiquement très difficile. »
    Des associations se mobilisent pour préserver la mémoire des disparus tout en mettant en lumière la détresse des familles confrontées à cette attente sans fin. De son côté, le Comité international de la Croix-Rouge (CICR) les accompagne pour leur permettre d’obtenir une déclaration d’absence ou de disparition. « On soutient directement les familles à travers un programme d’accompagnement administratif et juridique », explique Bettina Bauer, coordinatrice du CICR."On soutient également les familles à travers leurs associations. C’est très important de suivre tous ces besoins des familles concernées par la disparition, car elles font face à une souffrance extrême. La disparition ne permet pas de clore ou de faire le deuil." La traversée entre les côtes ouest-africaines et les îles Canaries reste l’une des routes migratoires les plus meurtrières vers l’Europe. Selon l’Organisation internationale pour les migrations (OIM), près de 3 000 personnes y ont disparu ces dernières années. Un chiffre que les ONG estiment largement sous-évalué.

    #Covid-19#migration#migrant#senegal#disparu#sante#santementale#mortalite#routemigratoire

  • #Sénégal : l’Union européenne construit deux centres pour les exilés interceptés ou secourus dans l’Atlantique

    Deux centres pour personnes migrantes au Sénégal, dont l’ouverture est prévue pour l’un en 2026, pour l’autre en 2027, sont financés par l’Union européenne. L’objectif affiché est de garantir le bon déroulement des procédures administratives post-interceptions et post-sauvetages, avec la protection des publics les plus vulnérables. Mais des risques de transformation à des fins de #détention, dans le cadre des enquêtes sur les #passeurs, existent.

    Un premier #centre_d'accueil_temporaire_pour_migrants au Sénégal financé par l’Union européenne (UE), en cours de construction, va être rendu opérationnel d’ici la fin de l’année. Un second va suivre dans le courant de l’année 2027. Les deux visent à recevoir les personnes exilées secourues ou interceptées en mer par les autorités du pays.

    Le premier centre, dont les travaux sont en cours « depuis début 2026 », sera situé à #Dakar même. Le second est prévu dans la région de #Saint-Louis, au nord du pays, proche de la frontière avec la Mauritanie, selon les informations du site spécialisé Africa Intelligence, confirmées par InfoMigrants auprès de la Commission européenne. Les travaux débuteront très prochainement.

    Si l’UE ne participera pas à la gestion quotidienne des lieux, il s’agit bien d’un projet de la #Direction_générale_de_la_migration_et_des_affaires_intérieures (#DG_Home) de l’Union européenne, avec une enveloppe financière dédiée. Le partenariat opérationnel mis en œuvre au Sénégal, qui comprend la construction de ces centres mais aussi d’autres types de soutien matériel, est « doté d’une enveloppe totale de 35,75 millions d’euros », précise la Commission.

    Des centres qui aident les autorités à retenir les migrants #post-interceptions

    Mais à quoi servent ces deux centres, et pourquoi cet intérêt de l’Union européenne dans leur financement ? Pour le comprendre, il faut s’intéresser à ce qu’il se passe dans les suites des #interceptions et #secours en mer menés par les autorités sénégalaises. En théorie, les autorités ont le droit de détenir pendant 72 à 96 heures les passagers secourus ou interceptés dans l’#Atlantique. Dans la pratique, les autorités locales n’ont pas d’espace suffisant pour héberger les gens dans les locaux de police, explique une analyse de l’ONG StateWatch parue fin 2025 sur ce sujet.

    D’autant que les embarcations contiennent parfois plus d’une centaine, voire plusieurs centaines, de passagers. Échappant aux locaux de police, « les migrants se fondent souvent dans la population locale, ce qui ralentit l’enquête et empêche d’apporter un soutien adapté aux victimes », observait l’Organisation internationale des migrations (OIM) dans un rapport de 2022. Les autorités ont parfois recouru à des infrastructures informelles comme des salles de classe, note l’OIM.

    La construction de ces deux centres financés par l’UE répond donc, d’abord, à « un besoin exprimé par les autorités sénégalaises, qui souhaitaient disposer d’un mécanisme national capable d’assurer une meilleure organisation de l’accueil et de l’orientation des personnes secourues en mer », assume le porte-parolat de la Commission européenne.

    La durée d’hébergement y sera limitée à « 72 heures », indique encore la même source. Une durée pouvant cependant être prolongée « par l’autorité sénégalaise compétente dans certaines circonstances exceptionnelles liées à des vulnérabilités spécifiques, à des besoins en matière de santé ou de protection. »

    Mais que se passe-t-il ensuite, à l’intérieur de ces centres ? La Commission, qui qualifie bien ces infrastructures de centres d’accueil, met en avant un objectif #humanitaire : « Venir en aide aux migrants dès leur #débarquement sur le territoire sénégalais ». Avec une attention particulière portée aux mineurs non accompagnés, femmes enceintes, victimes de traite ou encore demandeurs d’asile.

    Ceci étant, dans la pratique, les 72 heures de #rétention permettent aux autorités de procéder à des #interrogatoires de passagers pour savoir, par exemple, qui était le pilote du bateau, ou dans quelles circonstances a eu lieu la tentative de traversée, explique l’analyse de StateWatch.

    Entre passeurs et migrants, une frontière floue dans la loi sénégalaise

    Dès lors, les ONG craignent que ces centres servent, au-delà de leur objectif initial d’accueil affiché, de lieux d’enquête sur les passeurs voire de détention prolongée. Le Sénégal pénalise l’acte de « #migration_illégale », via une #loi adoptée en mai 2005. L’article 4 spécifie : « Est punie de 5 à 10 ans d’emprisonnement et d’une amende de 1 000 000 à 5 000 000 [de francs CFA] la migration clandestine organisée par terre, mer ou air ; que le territoire national serve de zone d’origine, de transit ou de destination. »

    Or, ce terme de « #migration_clandestine » a une acception large - voire floue, selon plusieurs ONG et enquêtes journalistiques. Le média d’investigation Follow the money a par exemple démontré comment cette loi sénégalaise de 2005 pouvait aboutir à des condamnations de personnes exilées elles-mêmes. Un rapport de Human Rights Watch (HRW) détaille la même problématique avec le recours à des centres d’un modèle similaire, financés par l’UE, développés en Mauritanie.

    Comme le rappellent régulièrement plusieurs ONG, à l’instar du réseau PICUM (Plateforme pour la coopération internationale sur les migrants sans papiers), les poursuites engagées à l’encontre des migrants enfreignent « les articles 5 et 16 du Protocole des Nations Unies contre le trafic illicite de migrants, qui interdisent le recours à la législation anti-trafic à l’encontre des migrants eux-mêmes ».

    Mais dans le texte, la loi sénégalaise de 2005 « n’empêche pas la pénalisation de migrants, en contradiction avec ce protocole des Nations Unies », souligne Leonie Jegen, doctorante pour la recherche en sciences politiques à l’Université d’Amsterdam, jointe par InfoMigrants.

    C’est que ce type de convention internationale n’est pas contraignant juridiquement. « Il y a eu des tentatives de réformer la loi depuis 2018, afin de l’aligner davantage sur ce protocole des Nations Unies. Il existe même un avant-projet de loi relatif à la lutte contre le trafic illicite de migrants adopté au niveau technique. Mais cette réforme n’a pas encore été conclue », retrace la chercheuse, qui travaille depuis plusieurs années sur l’externalisation des politiques migratoires européennes, notamment en Afrique de l’Ouest.

    « Possibilité de détention »

    « Replacés dans leur contexte », les centres d’accueil financés par l’UE dans des pays tiers « révèlent un risque très élevé que les ’interceptions à des fins de recherche et de sauvetage’ se transforment en ’interceptions à des fins de détention’ », estime l’analyse de StateWatch. Il existe selon l’ONG un « risque important » que ces nouveaux centres d’accueil temporaire « se transforment de facto en centres de détention ».

    De fait, la note conceptuelle de la Commission européenne datée d’octobre 2024 à l’origine du projet, révélée par StateWatch, mentionne « une zone distincte pour les passeurs / trafiquants présumés ». Une zone dédiée aux « #auditions » et à la « possibilité de détention », selon la note.

    Interrogée à ce sujet, le porte-parole de la Commission ne confirme pas spécifiquement l’existence de ces zones, mais laisse aux autorités sénégalaises la latitude de la gestion administrative des lieux. « L’objectif de ces centres est de garantir que, pendant le déroulement des procédures administratives habituelles, les personnes bénéficient d’une protection, d’une assistance et d’un enregistrement dans des conditions dignes et sûres », explique la Commission.

    De plus, l’instance européenne invoque la signature d’un « contrat spécifique signé début 2026 avec la Commission nationale des droits de l’Homme, une tierce partie indépendante », afin de garantir que les activités de gestion de ces centres « respectent et préservent les droits de l’Homme ». « Ces centres ne sont pas destinés à offrir un hébergement à long terme et ne sont liés à aucune procédure de retour », réaffirme le porte-parole.

    Externalisation du contrôle migratoire

    La note conceptuelle d’octobre 2024 indique que l’UE a initialement prévu de financer la construction de quatre centres d’accueil du même type. Interrogée aux sujets des deux autres centres potentiels, la Commission n’a pas apporté d’éléments de réponse.

    Le site spécialisé Africa Intelligence rappelle que ces structures s’inscrivent dans une « stratégie d’#externalisation du contrôle migratoire promue par Bruxelles dans la région ». Ce média évoque une « discussion élargie entre Dakar et Bruxelles en vue d’un #partenariat plus global » notamment « lors de la venue d’une mission de haut niveau de l’UE au Sénégal en mars ». Ainsi qu’un #investissement matériel : le Sénégal a réceptionné 11 vedettes neuves et six reconditionnées en ce même mois de mars, pour mener les opérations de secours et d’interception en mer.

    Le nouveau Pacte migratoire européen, entré en vigueur en juin, accélère ces dynamiques d’externalisation du contrôle migratoire européen. « L’un des changements principaux prévus, c’est la création de ’#hubs_de_retours'. Selon le MMC [Centre sur la migration mixte, un centre de recherche internationale basé à Dakar, ndlr], le Sénégal était évoqué par plusieurs sources comme partenaire potentiel pour la mise en place de ces centres de retour », commente Leonie Jegen.

    « Sénégal, Ghana, Mauritanie, Rwanda, Ouzbékistan... De nombreuses pistes d’États partenaires circulent, sans confirmation à ce stade », précisait à ce sujet FranceInfo, citant la spécialiste Ravenna Sohst, analyste au centre de recherche Migration Policy Institute Europe. Interrogé sur l’existence ou non de négociations avec le Sénégal à ce sujet, le porte-parolat de la Commission européenne n’a pas répondu.

    Quoi qu’il en soit, cette externalisation du contrôle migratoire « bénéficie à beaucoup d’acteurs, puisqu’elle va de pair avec de l’argent débloqué pour des projets de #développement », rappelle la chercheuse.

    En revanche, pour la société civile sénégalaise, cette politique reste « très opaque ». Ces dernières années, des manifestations publiques ont déjà eu lieu contre les restrictions mises par l’UE sur les délivrances des visas, qui sont un levier fort de négociations pour les Européens face à l’État sénégalais. Ou encore, contre la présence de Frontex.

    L’agence des gardes-frontières européens n’opère plus dans le pays depuis 2018. Mais selon des documents produits par l’UE en juin 2022 et analysés notamment par la presse sénégalaise, les autorités européennes cherchent à redéployer Frontex au Sénégal. Pour l’heure, l’organisation déploie des vols de surveillance au-dessus des eaux voisines du Cap-Vert, afin de garder un œil sur la route de l’Atlantique. Les premières opérations ont été officiellement lancées en novembre 2025.

    https://www.infomigrants.net/fr/post/73331/senegal--lunion-europeenne-construit-deux-centres-pour-les-exiles-inte

    #centres #UE #EU #route_atlantique #union_européenne #migrations #réfugiés

  • Autistici sotto attacco!
    https://radioblackout.org/2026/08/autistici-sotto-attacco

    Il 26 agosto il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato di aver deciso di applicare sanzioni antiterrorismo nei confronti del collettivo Autistici/Inventati, che hasede in Italia. La legge federale americana conferisce al Dipartimento del Tesoro ampia discrezionalità nell’attribuire l’etichetta di “organizzazione terroristica” a gruppi stranieri. Nel medesimo pacchetto di misure restrittive, applicate nell’ambito di una […]

    #altavisibilita #L'informazione_di_Blackout #cyber_sicurezza #diritti_digitali #mediattivismo #repressione #Trump #USA
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/08/autistiche.mp3

  • À l’occasion de la Journée internationale des victimes de disparitions forcées
    30 août 2026 | Addameer
    https://www.addameer.ps/news/5732

    • Troisième année de disparitions forcées à Gaza visant des milliers de Palestiniens
    • Organisations de défense des prisonniers : la disparition forcée, un moyen systématique de dissimuler des crimes de torture et de meurtre, qui exige que les responsables rendent des comptes sans délai

    Ramallah, Palestine occupée – À l’occasion de la Journée internationale des victimes de disparitions forcées, les organisations de défense des prisonniers palestiniens affirment que les autorités d’occupation israéliennes continuent, pour la troisième année consécutive, de recourir à la « disparition forcée » comme politique systématique à l’encontre de milliers de détenus palestiniens enlevés dans la bande de Gaza, qui ont été arrêtés au cours des années où le crime de génocide a été commis. Le sort et le lieu de détention d’un grand nombre d’entre eux restent inconnus à ce jour.

    Ces organisations soulignent que le fait que l’occupant continue de dissimuler des informations sur les détenus, qu’il refuse de divulguer leurs noms, leurs lieux de détention et leur état de santé, et qu’il leur interdisent de communiquer avec leurs familles, leurs avocats et les organisations de défense des droits humains ne constitue pas simplement des violations isolées des droits des détenus. Elles forment au contraire un système intégré de disparitions forcées, utilisé pour priver les détenus de toute protection juridique et créer des conditions propices à la torture, aux mauvais traitements, aux crimes médicaux et à d’autres violations, à l’abri de tout contrôle et de toute obligation de rendre des comptes.

    La disparition forcée : un crime à part entière et un moyen de dissimuler d’autres crimes
    La disparition forcée est absolument interdite par le droit international et ne peut en aucun cas être justifiée, y compris en cas de guerre ou de conflit armé. La Convention internationale pour la protection de toutes les personnes contre les disparitions forcées la définit comme la privation de liberté suivie d’un refus de reconnaître cette privation ou de la dissimulation du sort ou du lieu où se trouve la personne disparue, ce qui place cette personne hors de la protection de la loi.

    Le droit international reconnaît également le droit des victimes et de leurs familles à connaître la vérité et le sort de leurs proches, ainsi que leur droit à un recours et à une indemnisation. Le Statut de Rome de la Cour pénale internationale qualifie la disparition forcée, lorsqu’elle est commise dans le cadre d’une attaque généralisée ou systématique dirigée contre une population civile, de crime contre l’humanité.

    Depuis le début du crime de génocide dans la bande de Gaza occupée, les autorités d’occupation ont recouru à des mesures juridiques et militaires pour consolider cette politique, notamment la détention de milliers de civils sans garanties adéquates, le recours à la loi sur les « combattants illégaux » et la création de camps de détention spéciaux, en plus d’imposer des restrictions importantes à l’accès des avocats, du Comité international de la Croix-Rouge et des organisations de défense des droits humains aux détenus.

    Des milliers de personnes ont été victimes de disparitions forcées… tandis que le sort de centaines d’autres reste inconnu
    À ce jour, il n’existe aucune statistique précise et exhaustive sur le nombre de Palestiniens victimes de disparitions forcées dans la bande de Gaza occupée, en raison de la difficulté à recenser les cas et à déterminer le sort des détenus et des personnes disparues. Cette difficulté a été aggravée par l’ampleur des destructions, des meurtres et des déplacements forcés, par le fait que les équipes de recherche et de sauvetage ont été prises pour cible ou entravées dans leur action, ainsi que par la politique délibérée de l’occupant consistant à dissimuler les informations concernant les détenus et les personnes disparues.

    Au cours des trois dernières années, les associations de défense des prisonniers ont déployé des efforts pour enquêter et obtenir des informations sur le sort de milliers de Palestiniens enlevés dans la bande de Gaza occupée. Les autorités d’occupation ont répondu qu’elles ne disposaient d’aucune information concernant des centaines de personnes portées disparues. Par la suite, des photographies ont fait surface de certaines de ces personnes dont les autorités d’occupation avaient auparavant nié l’arrestation ou la détention. Dans d’autres cas, à la suite d’actions en justice et de requêtes adressées à la Cour suprême de l’occupation, l’armée d’occupation a été contrainte de reconnaître qu’elle détenait les dépouilles de détenus, sans toutefois fournir de dates ni de précisions sur les circonstances de leur martyre.

    Dans ce contexte, le cas du journaliste et martyr Ehab Diab, originaire de la bande de Gaza occupée, se distingue particulièrement . Au cours de la période écoulée, plusieurs institutions ont poursuivi leurs efforts pour faire la lumière sur son sort et ont reçu plusieurs réponses des autorités indiquant qu’aucune information n’était disponible à son sujet. Finalement, une organisation de défense des droits humains des territoires occupés de 1948 a saisi la Cour suprême, et il a ensuite été révélé que son corps était détenu par l’armée. Les institutions ont ensuite annoncé ce qu’il était advenu de lui le 9 août 2026, précisant qu’il avait été tué dans les prisons de l’occupant, sans toutefois préciser la date exacte de son martyre.

    La disparition forcée comme outil de torture et d’assassinat
    La disparition forcée d’un détenu du monde extérieur ne peut être dissociée du système de violations auquel il est soumis au sein des centres de détention. L’absence d’informations, ainsi que de contrôle juridique et en matière de droits humains, crée un environnement propice à la perpétration de crimes à l’abri des regards du monde.

    Grâce aux témoignages et aux déclarations qu’elles ont réussi à recueillir, les institutions ont établi que les détenus enlevés dans la bande de Gaza ont été soumis à des pratiques brutales dès le moment de leur arrestation et tout au long des interrogatoires et de leur transfert vers les prisons et les camps de détention. Ces pratiques comprennent notamment la torture systématique, les mauvais traitements et les crimes médicaux, qui ont entraîné le martyre de dizaines de détenus.

    Dans ce contexte, les autorités d’occupation ont mis en place des camps et des centres de détention spécialement destinés aux détenus enlevés à Gaza, notamment le camp militaire de « Sde Teiman », ainsi que les camps militaires d’« Anatot », d’« Ofer » et de « Naftali ». Elles ont également rouvert la section « Rakefet », située au sein de la prison de Ramla. Après avoir pu rendre visite aux détenus originaires de la bande de Gaza occupée incarcérés dans ces établissements, les organisations ont rapporté des témoignages et des récits choquants et effroyables.

    La rétention des corps : une extension du crime consistant à dissimuler le sort des personnes
    La politique de dissimulation ne s’arrête pas aux personnes vivantes. Les autorités d’occupation continuent de retenir les corps de Palestiniens de la bande de Gaza, y compris ceux de détenus tombés en martyrs dans les prisons et les camps de détention, tout en continuant à conserver les corps d’autres Palestiniens dans des morgues et dans ce que l’on appelle les « cimetières des numéros ».

    La rétention des corps et le refus de les restituer à leurs familles constituent une violation du droit des victimes et de leurs familles à connaître la vérité, à récupérer les corps de leurs proches et à les enterrer dans le respect de leur dignité humaine. Cela soulève également de graves préoccupations quant aux circonstances et aux causes du décès et entrave la conduite d’enquêtes indépendantes et transparentes.

    Un système juridique et militaire visant à ancrer la disparition forcée
    Les institutions de défense des prisonniers palestiniens affirment que le crime de disparition forcée n’a pas été commis de manière aléatoire ni à la suite d’abus individuels. Il a au contraire été ancré par un système d’ordres militaires et judiciaires, de législations et de pratiques qui ont fourni un cadre à la détention et à la disparition de milliers de Palestiniens.

    Le système judiciaire de l’occupation a contribué à ancrer cette politique en utilisant la loi sur les « combattants illégaux » comme cadre pour la détention des Palestiniens de la bande de Gaza, tandis que les autorités d’occupation ont refusé de divulguer des informations suffisantes concernant le nombre, l’identité et les lieux de détention des personnes détenues. Des organisations de défense des droits de l’homme ont également déposé des requêtes auprès de la Cour suprême israélienne afin d’obtenir la divulgation de l’identité et du lieu de détention des détenus ; toutefois, ces procédures judiciaires n’ont pas mis fin à la politique de disparitions forcées.

    Selon les chiffres publiés par l’administration pénitentiaire de l’occupation jusqu’au début du mois d’août 2026, le nombre de personnes classées par celle-ci comme « combattants illégaux » s’élevait à 1 358. Par ailleurs, le nombre de Palestiniens identifiés, enlevés dans la bande de Gaza et tombés en martyre pendant leur détention s’élève à 53, sur un total de 99 prisonniers et détenus tombés en martyre à la suite du génocide et dont l’identité est connue.

    La responsabilité internationale s’intensifie face au crime de génocide en cours
    La poursuite des disparitions forcées de détenus palestiniens, parallèlement au crime de génocide en cours, fait peser sur la communauté internationale une responsabilité juridique et morale directe, d’autant plus que les familles continuent d’être privées de leurs droits les plus fondamentaux : connaître le sort de leurs proches et savoir où ils se trouvent.

    En conséquence, les institutions de défense des prisonniers palestiniens appellent la communauté internationale, les Nations unies et ses mécanismes de défense des droits de l’homme à assumer leurs responsabilités juridiques et morales et à aller au-delà du silence et des condamnations formelles pour adopter des mesures contraignantes visant à révéler le sort des personnes victimes de disparitions forcées, à garantir l’accès international et celui des avocats aux détenus, à ouvrir des enquêtes indépendantes sur les crimes de disparition forcée, de torture et d’assassinat, à traduire les responsables en justice et à contraindre les forces d’occupation à remettre les corps des martyrs qui sont détenus.

    Le fait de continuer à dissimuler le sort de centaines de personnes n’est pas simplement un manque d’informations ; il s’agit d’un crime systématique commis sous les yeux du monde entier, tandis que l’échec et le silence du système international des droits de l’homme sont devenus un prétexte à l’impunité.

    Limiter la réponse à la documentation et aux déclarations alors que les crimes se poursuivent fait de ce système un complice dans la perpétuation de l’absence de responsabilité. Par conséquent, mettre fin aux disparitions forcées et révéler le sort des détenus n’est pas une exigence humanitaire qui peut être reportée ; c’est un véritable test de l’engagement de la communauté internationale à faire respecter la loi et à sauver l’humanité de la voie du génocide sur laquelle elle s’est engagée.
    (fin)

    #disparitions_forcées #Prisonniers #prisonniers_palestiniens

  • Trita Parsi: Why the World Is Quietly Taking Iran’s Side in the War

    via https://diaspora.psyco.fr/p/12688845

    https://www.youtube.com/watch?v=sX74ItwSjew

    2026-08-29 — 40 min.

    ♲ Trita Parsi - 2026-08-29 17:16:00 GMT

    also via Twi_X - https://x.com/tparsi/status/2093749729729364221

    Talked to @glenn\_diesen both about why there is more bark than bite behind Trump’s latest Iran sanctions, and why so many foreign leaders - who are squarely in the US camp generally - secretly root for Iran and for Trump to get stuck in the Persian Gulf.

  • En Allemagne, un designer crée une chemise hawaïenne qui brouille les systèmes de détection de personnes pilotés par l’IA — RT en français
    https://francais.rt.com/news/137514-allemagne-designer-cree-chemise-hawaienne-qui-brouille-systemes-

    Le designer Simon Weckert a conçu « Digital Camouflage », une chemise dont les motifs colorés perturbent les systèmes de surveillance. Testé face à des détecteurs, l’imprimé brouille les indices visuels associés à la silhouette humaine. Le projet, conçu en réaction au déploiement de caméras à Berlin, entend illustrer les limites de ces technologies.

    • SIMON WECKERT — Digital Camouflage
      https://simonweckert.com/digitalcamouflage.html

      #Digital_Camouflage is a garment designed to “trick” the computer-vision systems that increasingly watch public space. At first glance it reads as clothing with an abstract, almost hypnotic pattern. In fact, the textile is engineered to confuse the #object-recognition algorithms used in surveillance—the class of technology now switching on at Berlin’s Kottbusser Tor, and already humming on streets from London to Los Angeles.

      In Berlin, what is being switched on is more than a camera. It is a behaviour scanner: software that sorts what every passer-by does into “normal” and “suspicious”—the first camera legally allowed to film the city’s public space without any specific cause. To isolate a punch, sister systems have to classify dancing, hugging and countless other harmless gestures too; everyone is read, all the time, under a quiet reversal of the presumption of innocence. And Kottbusser Tor is only the template: three more locations across the city are next.

      Berlin is the beginning of a curve whose end is already visible elsewhere. In the United States, automated surveillance arrived years ago: well over a hundred thousand networked cameras log vehicles and movements across thousands of towns, their data flowing into databases that police—and federal agencies—can search without a warrant. And 2026 has become the year of the pushback: dozens of communities have voted to cancel their camera contracts, civil-rights organizations are campaigning to take the networks down, and the question of who is allowed to read the public street has entered the mainstream. This work stands in that moment, on both sides of the Atlantic.

      The pattern of Digital Camouflage is built on what is known as an #adversarial_attack: a way of manipulating the #visual_data a machine receives so that it fails to interpret what is in front of it. Worn on the body, it targets exactly the features these systems look for when searching for a human figure. The #algorithm no longer registers a person. The wearer becomes, in effect, invisible to the machine—present to every human eye, absent to the model. Whether any specific government system reacts the same way, no one outside can verify—and that opacity is precisely part of what the work makes visible: cities are deploying systems that cannot be independently tested, while the same class of technology is undone by a piece of fabric. The work was documented on site at Kottbusser Tor, in photo and video.

      What does a city get in return? Decades of research suggest that cameras rarely prevent crime—they displace it into the next street, or produce a feeling of safety rather than safety itself. A camera cannot step in when something happens; worse, it teaches bystanders not to step in either—someone official is watching, so no one has to. Meanwhile, the manufacturer of Berlin’s system is being kept secret.

      Digital Camouflage is not a tool for evading the police, and it is not a promise of anonymity. No pattern can promise to defeat every system under every condition—but worn in public, it is a visible signal that being read by machines is not something everyone consents to. A watched square changes people before any alarm ever fires. When systems that cannot be publicly tested can be undone by a piece of fabric, how much trust should we place in them before we hand them the public square—in Berlin, or anywhere else?

      A share of the proceeds from every shirt goes to organizations defending digital civil rights and fighting the expansion of #surveillance.

      #video_surveillance #surveillance_algorithmique #surveillance_de_masse
      #vêtement #motif #camouflage

  • MARAD Activates SUNY Maritime Training Ship Empire State VII for Undisclosed National Mission
    https://gcaptain.com/marad-activates-suny-maritime-training-ship-empire-state-vii-for-undisclos


    SUNY Maritime’s classroom at sea, Empire State VII, docked in Albany
    News10ABC

    dans le cadre du conflit israélo-états-unien avec l’Iran etdes pénuries de moyens logistiques, une première réquisition probablement à destination de #Diego-Garcia

    The U.S. Maritime Administration is preparing to activate SUNY Maritime College’s training ship Empire State VII for a federal mission expected to last approximately 170 days, potentially taking the vessel away from the academy for much of the coming academic year.

    SUNY Maritime President Rear Admiral John A. Okon announced Friday that he had received a decision memorandum from Maritime Administrator Stephen M. Carmel outlining plans to terminate the ship’s current assignment to the college and prepare it for federal service beginning around September 1.

    The nature and destination of the mission have not been officially disclosed.

    The activation comes amid heightened U.S. military logistics requirements connected to operations in the Middle East, including the ongoing conflict with Iran. Unconfirmed reports have suggested Empire State VII could be used to support logistics operations involving Diego Garcia, the strategically important U.S.-British military base in the Indian Ocean.

    gCaptain has not independently confirmed those details.

    “There is still much that we do not know, but over the next week our obligation is to prepare the vessel for federal use and remain focused on our efforts on what we do every day: educate and develop the next generation of maritime leaders,” Okon wrote.

    The move would mark the first activation of a National Security Multi-Mission Vessel, which were specifically designed to give the federal government a modern fleet capable of serving both as maritime academy training ships and national response assets.

    Empire State VII was delivered to MARAD in September 2023 and assigned to SUNY Maritime College in the Bronx as the first of five new NSMVs built for the nation’s state maritime academies.

    The ships are owned by the federal government rather than the academies.

    While their primary mission is training future U.S. Merchant Marine officers, the vessels were designed with extensive capabilities for humanitarian assistance, disaster response and other national emergencies.

    Each NSMV can accommodate up to 600 cadets during training missions and as many as 1,000 people during emergency operations. They are equipped with hospital facilities, a helicopter landing pad, roll-on/roll-off ramps and container capacity, allowing them to transport personnel, vehicles and relief supplies without relying on fully developed port infrastructure.

    The approximately 170-day activation would represent a considerably longer federal deployment than the short-term disaster response missions historically performed by maritime academy training ships.

    It would also leave SUNY Maritime without its primary training vessel for an extended period.

    Okon acknowledged the uncertainty surrounding the deployment while saying the college would work to minimize its impact on students.

    “What we do know is that we will face whatever comes next together, with our students first and our mission always at the forefront,” he wrote.

    “I know this message is likely to cause anxiety and stress,” Okon added, pointing students toward Student Affairs and reminding faculty and staff of available employee assistance resources.

    SUNY Maritime has previously supported federal emergency operations with its training ships, including responses to Hurricanes Katrina, Harvey and Sandy.

    The NSMV program was conceived in part because the aging vessels previously assigned to the state maritime academies were increasingly difficult to maintain and lacked many of the capabilities needed for modern emergency response.

    Philly Shipyard was selected to build all five vessels under a vessel construction management program overseen by TOTE Services.

    The first ship, Empire State VII, arrived at SUNY Maritime in September 2023. Subsequent NSMVs have been assigned to Massachusetts Maritime Academy, Maine Maritime Academy and Texas A&M Maritime Academy, with the fifth vessel intended for California’s maritime academy.

    If Empire State VII enters federal service around September 1 as indicated, a 170-day mission would extend into approximately February 2027.

    Neither MARAD nor SUNY Maritime has publicly disclosed where the ship will operate or what specific federal mission it will perform.

  • Dalle foreste di #Atlanta fino alla Val di Susa: ri-creare le reti dell’abbondanza
    https://radioblackout.org/2026/08/dalle-foreste-di-atlanta-fino-alla-val-di-susa-ri-creare-le-reti-dell

    Dalla fine di agosto a metà settembre l’attivista trans apache #Abundia_Alvarado sarà in Italia per condividere progetti e riflessioni elaborate negli ultimi anni all’interno dei movimenti per la giustizia sociale ed ambientale nel Sud degli Stati Uniti. Abundia è attivista ambientale, per la causa lgbtq+, per la restituzione della terra alle comunità native, per […]

    #altavisibilita #L'informazione_di_Blackout #difesa_dei_territori #difesa_della_biodiversità #ecologia #lgbtqai+ #resistenza_indigena #stop_cop_city
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/08/2026_08_27_2026.08.27-10.00.00-Abundia.mp3