• Inchiesta su BF, il vero “sovrano” dell’agricoltura industriale italiana

    La holding quotata in Borsa ha ormai inglobato i segmenti chiave del comparto -dalle sementi ai consorzi agrari- e tramite #Bonifiche_Ferraresi è anche la prima azienda agricola del Paese. Chi la controlla, come si muove e perché ci riguarda.

    C’è un acronimo che ben riassume i processi di trasformazione in corso nella filiera agroindustriale italiana: è BF, cioè il nome della holding quotata alla Borsa di Milano che con le sue controllate ha inglobato ormai i segmenti chiave del comparto. Dalla selezione, lavorazione e vendita delle sementi (con la Società italiana sementi Spa) alla proprietà dei terreni attraverso la più grande azienda agricola italiana per superficie utilizzata (Bonifiche Ferraresi, cui si affianca la BF agricola Spa), dalla progettazione di contratti di filiera (ad esempio con la Filiera bovini Italia Srl, in partnership con Coldiretti) alla realizzazione di impianti per la macinazione di cereali (Milling hub Spa, tra le altre), dalla trasformazione dei prodotti (BF agro-industriale Srl) alla loro commercializzazione nei canali della Grande distribuzione organizzata anche tramite un marchio di proprietà (come la pasta, le passate o i legumi de “Le Stagioni d’Italia”). Del conglomerato fa parte anche Consorzi agrari d’Italia Spa, che si occupa della commercializzazione, produzione ed erogazione di servizi e prodotti a favore degli operatori agricoli attraverso la rete dei consorzi agrari.

    Non si tratta di un comparto rilevante solo per addetti ai lavori o appassionati dell’azienda con sede a Jolanda di Savoia (FE). L’agricoltura, così come la filiera alimentare, è infatti tra le principali cause della perdita di biodiversità e dei cambiamenti climatici, come ricorda la coalizione #CambiamoAgricoltura lanciata da organizzazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica e biodinamica per una riforma della fallimentare Politica agricola comune (Pac) in vista del ciclo di programmazione 2023-2027. Terra e cibo rappresentano uno snodo decisivo per una non rinviabile svolta agroecologica finalizzata a proteggere la natura, a invertire il degrado degli ecosistemi e le perdite di sostanze dei suoli, a rendere “sana, equa e sostenibile” la produzione del cibo, come tratteggiato dall’Unione europea attraverso la strategia “Farm to fork” e quella sulla biodiversità per il 2030. È in questo delicato terreno che si muove BF. Non lo fa da comparsa ma da “primario operatore nazionale attivo, a livello integrato, nel settore agroindustriale”, per usare la fredda etichetta dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm).

    A metà ottobre 2022 gli “azionisti rilevanti” di BF erano quattro. Il primo, con il 20,13% delle quote, è la Arum Spa, che fa capo a Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF e della sua controllata Bonifiche Ferraresi, che in passato è stato anche presidente della Confederazione generale dell’agricoltura italiana (Confagricoltura). Poi c’è la Dompé holdings Srl (al 20,04%), “contenitore” di partecipazioni finanziarie che fa capo a Sergio Dompé, imprenditore al vertice del gruppo multinazionale biofarmaceutico Dompé. Il terzo azionista è Fondazione Cariplo, che detiene il 19,29% di BF, seguita da Cdp equity Spa (in passato Fondo strategico italiano), investitore pubblico di lungo periodo che acquisisce quote in imprese di “rilevante interesse nazionale” per conto di Cassa depositi e prestiti (controllata per circa l’83% dal ministero dell’Economia e per quasi il 16% da diverse fondazioni bancarie).

    Nell’estate 2022 il campo d’azione di BF si è ulteriormente allargato. A metà luglio ha infatti perfezionato l’acquisizione del 100% della Bia Spa, azienda specializzata nella “produzione e commercializzazione di couscous da filiera italiana”, per 20,5 milioni di euro. “L’operazione si inserisce nel più ampio progetto di sviluppo di un polo cerealicolo attraverso l’integrazione delle società Ghigi 1870 Spa, Milling Hub Spa e Pasta Fabianelli Spa, già parti del Gruppo BF, e Bia, con lo scopo di creare sinergie e garantire, insieme a BF, il presidio sull’intera filiera del frumento italiano”, come ha dichiarato l’amministratore delegato Vecchioni. Lo scopo di “presidiare l’intera filiera” torna spesso nella comunicazione del colosso, che con i 7.750 ettari coltivati da Bonifiche Ferraresi tra le province di Ferrara, Arezzo, Oristano e Grosseto è anche il “primo proprietario terriero in Italia” (riso, mais, grano duro e tenero, orzo, barbabietole da zucchero, erba medica, soia, orticole, piante officinali e frutta).

    Questo potere (o “presidio”) si riproduce anche nel segmento dei semi. Come detto, BF ha in mano quasi il 42% della Società italiana sementi (Sis): controlla cioè, dal 2017, l’azienda leader nel settore del frumento e che tratta qualcosa come 600 varietà, 116 delle quali attraverso “diritti di esclusiva”. È Sis ad avere in mano l’esclusiva per la moltiplicazione e la vendita di una nota varietà denominata grano “Cappelli”. Quella stessa varietà di cui l’azienda controllata da BF, come ha denunciato più volte la Rete Semi Rurali, che si occupa di promuovere una gestione davvero dinamica della biodiversità agricola, ne avrebbe “limitato la vendita del seme solo a quegli agricoltori disposti a restituire il raccolto e ha diffuso la voce che chi non compra il loro seme certificato non può più usare il nome ‘Cappelli’ nell’etichetta del prodotto”.

    La rete di vendita su cui si appoggia Sis è prevalentemente quella dei consorzi agrari, un altro ganglio decisivo che porta, nuovamente, a BF. La società guidata da Vecchioni è infatti il primo azionista (con il 35,89%) della Consorzi agrari d’Italia (Cai Spa), veicolo che dal 2019 vorrebbe raccogliere parte di quel che resta dei 72 iniziali consorzi del nostro Paese (oggi poco più di 20), nati oltre un secolo fa sotto forma di cooperative di agricoltori. Gli altri azionisti della Cai sono il Consorzio agrario dell’Emilia-Romagna (4.300 soci), il Consorzio dell’Adriatico (oltre 3mila), il Consorzio del Tirreno (circa mille) e quello del Centro-Sud (284 soci). L’ultimo che si è aggregato in ordine di tempo è stato il Consorzio agrario del Nord-Est, attivo in Lombardia e Veneto e che nel 2021 ha realizzato un fatturato di circa 474 milioni di euro. A fine luglio 2022 il Consorzio del Nord-Est è entrato ufficialmente in Cai con il 23,58% delle quote, ricevendo il benestare dell’Antitrust che in agosto non ha ravvisato “significativi effetti verticali di restrizione della concorrenza sui mercati interessati” e ha dunque dato luce verde. BF ha festeggiato anche perché “le dimensioni raggiunte da Cai con l’ingresso di Consorzio Nord-Est conferiscono al Gruppo capacità competitiva e apportano una ancor più significativa presenza territoriale”.

    Maggiore “presenza territoriale” significa del resto “maggiori ricavi”, come dimostra il fatturato consolidato di BF che include i cosiddetti “apporti” della Cai. Al 30 giugno 2022 i ricavi dalle vendite ammontano a oltre 433,2 milioni di euro contro i 32,5 del primo semestre 2021. L’esplosione (più 1.200% in un anno) è dovuta in larga parte alla vendita all’ingrosso di carburanti per autotrazione e agricoltura (135 milioni) svolta dalla Eurocap Petroli, seguita dalla vendita di concimi antiparassitari (91,2 milioni), dalla vendita di cereali da granella (65,9), di sementi (39,1), o introiti da colture foraggere e mangimi (27,3). Tradotto: l’apporto della Consorzi agrari d’Italia “pesa” sul fatturato di BF per il 91%. È il suo core business.

    A rinforzare la rete del Gruppo BF c’è anche l’alleanza con Coldiretti, la più importante associazione di rappresentanza dell’agricoltura italiana nata nel 1944 che dichiara 1,6 milioni di soci ed è presieduta da Ettore Prandini (da leggere a proposito il saggio “La Coldiretti e la storia d’Italia” di Emanuele Bernardi per Donzelli editore). Questa partnership ha anche risvolti societari. È il caso della Filiera bovini Italia Srl, nata per “sviluppare progetti e contratti di filiera che assicurino una giusta ed equa remunerazione agli allevatori negli anni”. I soci sono due: BF, al 51%, e la Filiera agricola italiana Spa, al 49%. Quest’ultima è una “struttura economica di Coldiretti” -come tra le altre la Germina Campus o la Fondazione Campagna Amica- che detiene quote anche della Società italiana sementi (4,96%).

    Ma Coldiretti non è l’unico alleato di BF. A fine 2021 la capogruppo ha infatti annunciato un accordo strategico “di ampio respiro” con Eni -che è entrata nel capitale di BF- “per lo sviluppo di prodotti agricoli sostenibili per la produzione di biocarburanti”. Eni si è impegnata dal 2030 a non usare più olio di palma nelle sue raffinerie di Gela e Marghera e punterebbe a sostituirlo con “sementi di piante oleaginose da utilizzare come feedstock”. BF dovrebbe occuparsi quindi della ricerca presso i terreni che ha in Sardegna (chiamati nel patto “Laboratori a cielo aperto”), lasciando poi a Eni la “valutazione della possibilità di produrre economicamente le stesse sementi” in alcuni Paesi in cui la multinazionale fossile è presente: Ghana, Congo, Costa d’Avorio e Kenya.

    E poi c’è l’accordo con Intesa Sanpaolo: nel 2021 la banca ha investito in BF circa 20 milioni di euro, garantendosi il 3,32% del capitale, andando a sostenere un “operatore di mercato focalizzato sulla filiera agroalimentare, settore fondamentale per l’economia italiana e il made in Italy”. È la logica del “campione nazionale” che sovrasta qualsiasi altra riflessione, anche critica, sugli impatti di un modello agricolo intensivo e industriale opposto a una gestione dinamica, biologica e collettiva della diversità agricola. Tanto che qualsiasi richiamo alla biodiversità, alla tutela degli impollinatori, alla riduzione dei pesticidi chimici o dei fertilizzanti è vissuto come un attacco al “made in Italy” o alla sovranità alimentare.

    Ne è l’emblema il discorso che Giorgia Meloni ha tenuto al “Villaggio Coldiretti” di Milano a inizio ottobre 2022, in occasione della sua prima uscita pubblica post voto. Dopo aver garantito di non voler “disturbare chi vuole fare e chi vuole creare ricchezza”, la presidente di Fratelli d’Italia, tra applausi e bandiere gialle, si è scagliata contro “l’approccio ideologico spesso assurdo” dell’Unione europea che “non aiuta la sostenibilità e la produttività”. Perché “noi vogliamo difendere l’ambiente ma con l’uomo dentro”, ha detto, salutando con favore la “pausa di riflessione” presa allora dal Consiglio europeo sul “tema dei fitofarmaci”. Come se l’Italia fosse solo la culla, leggera e priva di impatti, di un’eccellenza “minacciata” da fuori e non invece il Paese che vede oltre il 10% dei suoli già classificato come “molto vulnerabile” alla degradazione (fonte Ispra), che ha perso circa 400mila aziende agricole tra 2010 e 2020 (-30%) mentre la superficie si è ridotta del 2,5% (fonte Istat) e che al 30 giugno 2022 ha già importato in valore più prodotti agroalimentari di quanti ne abbia esportati (29,8 miliardi di euro contro 29,4, fonte Ismea): il pesce e l’olio extravergine di oliva dalla Spagna, i bovini vivi e il frumento tenero dalla Francia, i formaggi dalla Germania o i semi di soia dal Brasile.
    Uno strano concetto di “sovranità”.

    https://altreconomia.it/inchiesta-su-bf-il-vero-sovrano-dellagricoltura-industriale-italiana

    #industrie_agro-alimentaire #Italie #BF #agriculture #agriculture_industrielle #semences #Società_italiana_sementi #BF_agricola #Coldiretti #Milling_hub #BF_agro-industriale #Le_Stagioni_d’Italia #supermarchés #grande_distribution #Consorzi_agrari_d’Italia #Arum #Federico_Vecchioni #confagricoltura #Dompé_holdings #Sergio_Dompé #Dompé #Fondazione_Cariplo #Cdp_equity #Fondo_strategico_italiano #Cassa_depositi_e_prestiti #Bia #Ghigi_1870 #Pasta_Fabianelli #Gruppo_BF #blé #terres #graines #Società_italiana_sementi (#Sis) #senatore_cappelli #consorzi_agrari #Consorzi_agrari_d’Italia #Ettore_Prandini #Filiera_bovini_Italia #Eni #biocarburants #Intesa_Sanpaolo

  • Les « stories » de Twitter risquent-elles de devenir un nouvel outil de cyberharcèlement ?
    https://www.20minutes.fr/high-tech/2911319-20201119-stories-twitter-risquent-elles-devenir-nouvel-outil-cyber

    Voici pour moi un cas d’école :
    – est-ce que les menaces soulevées de cyberharcèlement sont bien réelles ?
    – ou bien s’agit-il d’une nième "panique morale" : à chaque fois qu’une nouvelle techno se met en place, les gens voient le pire en découler.

    Seul le temps nous dira... mais c’est quand même surprenant d’avoir un article sur les menaces avant que ces mêmes menaces aient eu lieu. Mais c’est dans la logique actuelle : les menaces sont partout, les solutions nulle part. Il va falloir sortir de cette spiirale mortifère.

    Une nouvelle fonctionnalité sur Twitter permet aux utilisateurs de publier pour une durée de 24 heures, des photos, des vidéos, des textes ou encore les tweets d’un autre compte.
    Un outil qui, pour certains, pourrait faciliter le cyberharcèlement.
    La disparition des preuves, les problèmes de blocage de compte ou encore les délais trop courts pour signaler les posts sont notamment pointés par les utilisateurs.
    C’est non sans enthousiasme que Twitter a annoncé ce mardi le déploiement progressif d’une toute nouvelle option sur sa plateforme : les « fleets ». Rien de particulièrement innovant puisque cette option ressemble de loin comme de près aux stories Instagram. En cliquant sur le « + » sur la vignette de son compte, un utilisateur peut désormais publier des photos, des vidéos, des textes ou encore les tweets d’un autre compte. Ces posts ne resteront visibles que 24 heures (oui, tout pareil que sur Instagram, on vous dit !).

    Les Fleets de Twitter - capture @Twitter
    Twitter présente cet outil comme un moyen de partager des pensées et des opinions sans engendrer de longs débats et des réactions agressives sur le réseau social. Une réponse positive, au premier abord, « pour permettre à tout le monde, notamment les militantes féministes ou LGBT+, de s’exprimer sans pour autant avoir le risque d’un déferlement des commentaires haineux en chaîne », commente le Centre Hubertine Auclert, qui lutte notamment contre les cyberviolence faites aux femmes. En effet, il n’est pas possible de partager le fleet, ce qui limite sa diffusion virale. Et si l’on peut y répondre par message privé, Twitter propose de masquer les commentaires des fleets.

    Perte des preuves en cas de cyberharcèlement
    La nouvelle fonctionnalité est pourtant loin de faire l’unanimité auprès des internautes. Jugés « inutiles » ou encore « anxiogènes », les fleets ont rapidement essuyé de vives critiques sur la plateforme. Des voix se sont élevées pour alerter sur le fait qu’ils pourraient devenir un outil très pratique pour les cyberharceleurs, les trolls et les comptes malveillants. « Vous avez créé une méthode que les gens peuvent utiliser pour des campagnes de harcèlement ciblé et dans lesquelles les preuves du harcèlement disparaissent », s’indigne une internaute.

    Car une photo ou un message malveillant avec une durée de vie de seulement 24 heures complique la défense des victimes pour diverses raisons. « Une capture d’écran suffit pour porter plainte, mais s’il y a un procès ensuite, il faut un constat d’huissier. Dans un délai aussi court, c’est quasiment impossible », souligne Stéphanie de Vanssay, professeure des écoles et conseillère nationale au syndicat enseignant de l’Unsa sur les questions numériques et éducation. « Cela accroît l’impunité de ceux qui voudraient diffuser un contenu haineux ou comportant des violences sexistes ou sexuelles », ajoute le Centre Hubertine Auclert.

    Signalement encore plus compliqué
    Stéphanie de Vanssay, autrice du livre Manuel d’autodéfense contre le harcèlement en ligne – #DompterLesTrolls, note également que les utilisateurs cités ou retweetés dans les fleets n’en sont pas notifiés. « On peut donc exposer quelqu’un sans qu’il le sache. » Un aspect qui complique sérieusement le processus de signalement. « C’est un point sur lequel nous travaillons », nous assure un porte-parole de Twitter, qui affirme que le réseau est « en permanence à l’écoute des retours » pour améliorer la sécurité de la plateforme.

    Parmi les nombreuses réactions à l’annonce de Twitter, un internaute interpelle le réseau en expliquant qu’avec les fleets, il est actuellement possible de mentionner une personne qui nous a bloqué. Là encore, le réseau social assure travailler en ce moment pour que la fonction « bloquer » s’applique également aux stories.

    La durée de vie des posts est également pointée du doigt, jugée assez longue pour faire du mal, mais trop courte pour réagir. « Par exemple, un fleet avec une vidéo volée et le nom de la jeune fille qui apparaît dessus. 24 heures, c’est suffisant pour que tout le monde voie bien ce contenu, mais pas assez pour le signaler par celle qui est directement concernée et qui l’apprend après coup », analyse le Centre Hubertine Auclert.

    Efficacité suffisante des signalements ?
    Concernant les signalements, le compte « Twitter Support », géré par le réseau social, indique que « n’importe quel fleet peut être signalé, tout comme les tweets ». « Si vous souhaitez nous signaler un fleet, appuyez sur la flèche en haut à droite et sélectionnez l’option "Signaler le fleet" », explique-t-il.

    Reste à voir si la modération de la plateforme sera assez rapide pour agir sur des messages visibles seulement 24 heures. Un engagement pris par Twitter : « Notre équipe Trust & Safety utilise son expertise et connaissance en matière de comportement observé sur la plateforme, ainsi que des études en continu pour adresser une réponse à toute infraction. » Le réseau n’a toutefois pas précisé s’il allait augmenter le nombre de modérateurs en prévision du plus grand nombre de posts à traiter avec les fleets.

    Régulièrement prise à partie sur Twitter, la militante pédagogique Stéphanie de Vanssay souligne que sur les nombreux signalements qu’elle a pu faire sur des tweets classiques ou des comptes, seuls 1 % ont été pris en compte et « jamais pour des cas de harcèlement ».

    « La violence reste la même pour les victimes »
    Malgré tout, l’éphémérité des fleets peut être un atout pour le droit à l’oubli. « Cela évite que des trolls aillent déterrer des vieux tweets, que vous aviez postés à une période de votre vie et que vous n’auriez pas publiés aujourd’hui », souligne Stéphanie de Vanssay, faisant notamment référence à l’affaire Mennel Ibtissem, dont d’anciens tweets avec lesquels elle n’était plus en phase avait été ressortis après sa participation à « The Voice ».

    Enfin, le Centre Hubertine Auclert appelle à ne pas minimiser l’impact d’un harcèlement, d’un message violent ou d’une photo malveillante qui serait visible « seulement » une journée. « Les conséquences d’un tweet au contenu insultant ou haineux sont toutes aussi importantes, même s’il disparaît. La violence reste la même pour les victimes. » Difficile de faire, pour l’heure, des prévisions sur la manière dont sera utilisé l’outil, qui sera accessible à tous d’ici les prochains jours.

    #Fllets #Cyberharcèlement #Modération #Panique_morale

    • De toute façon, cette prétendue « disparition » des fleets après 24h n’est-elle pas un leurre ? Ne disparaissent-ils pas pour tout le monde sauf la plateforme qui pourra toujours les déterrer ? Encore une asymétrie de pouvoir / d’accès au savoir...

  • Parution en février du livre de Stéphanie de Vanssay, « Manuel d’auto-défense contre le harcèlement en ligne ». L’auteure, malheureusement, sait de quoi elle parle, ayant été fréquemment victime de #harcèlement sur Twitter et ailleurs. Sans surprise, les trolls s’attaquaient à son physique, la menaçaient de viol…

    http://www.2vanssay.fr/situationsmotivantes/?p=6266

    #misogynie #DompterLesTrolls

  • #ONU : Antonio Guterres hérite de dossiers qui font la honte des Nations Unies
    http://geopolis.francetvinfo.fr/onu-antonio-gutteres-herite-de-dossiers-qui-font-la-honte-des-

    Adoubé en octobre 2016 par l’Assemblée générale, le nouveau patron de l’ONU, Antonio Guterres, prête serment avant sa prise de fonction le 1er janvier 2017. Ancien premier ministre du Portugal, il a réussi à faire l’unanimité au Conseil de sécurité, mais hérite de dossiers tels la #guerre en #Syrie ou la crise des migrants, sur lesquels les Nations Unies ont fait preuve et aveu d’impuissance.

    #migrations #casques_bleus #domp #Russie

  • #Soudan_du_Sud : Ban Ki-moon affligé par les conclusions de l’enquête sur la réaction de la #MINUSS aux violences à #Juba en juillet

    Le Secrétaire général de l’#ONU, Ban Ki-moon, s’est déclaré profondément affligé mardi par les conclusions de l’enquête sur les violences qui ont eu lieu à Juba, au Soudan du Sud, en juillet 2016, et sur la réponse de la Mission des Nations Unies au Soudan du Sud (MINUSS).

    « Le Secrétaire général a reçu le rapport du général à la retraite Patrick Cammaert concernant l’enquête spéciale indépendante sur les violences à Juba en juillet 2016 et sur les actions de la Mission des Nations Unies au Soudan du Sud, y compris sa réponse aux actes de violence sexuelle dans et autour des sites de protection de civils à la Maison des Nations Unies et à l’attaque contre le camp Terrain », a dit son porte-parole dans une déclaration à la presse.

    L’enquête spéciale révèle que la MINUSS n’a pas réagi efficacement aux violences en raison « d’un manque général de leadership, de préparation et d’intégration parmi les différentes composantes de la mission ». L’enquête spéciale révèle également que « les dispositions en matière de commandement et de contrôle étaient inadéquates, alors que les soldats de la paix maintenaient une attitude hostile au risque ».

    Selon l’enquête, ces facteurs ont contribué à l’incapacité de la MINUSS à répondre à l’attaque des soldats du gouvernement sur le camp Terrain le 11 juillet et à protéger les civils menacés. L’enquête spéciale n’a pas été en mesure de vérifier les allégations selon lesquelles les forces de maintien de la paix n’ont pas réagi aux actes de violence sexuelle commis directement devant eux les 17 et 18 juillet.

    http://www.un.org/apps/newsFr/storyF.asp?NewsID=38413

    Synthèse du rapport (en) : http://www.un.org/News/dh/infocus/sudan/Public_Executive_Summary_on_the_Special_Investigation_Report_1_Nov_2016.pdf

    #domp #dpko #maintien_de_la_paix

    • L’ONU fait son autocritique au Soudan du Sud

      http://www.lemonde.fr/afrique/article/2016/11/02/l-onu-fait-son-autocritique-au-soudan-du-sud_5024038_3212.html

      Ses conclusions « accablantes » pour l’organisation ont fait une première victime : le commandant de la force des Nations unies au Soudan du Sud, qui compte 13 500 casques bleus sous ses ordres, le lieutenant-général kényan Johnson Mogoa Kimani Odienki, dont le secrétaire général a demandé la tête dans un geste très rare et symbolique pour l’ONU. La représentante spéciale du secrétaire général Ellen Margrethe Loj avait déjà pris les devants en annonçant sa démission dès la semaine dernière
      [...]
      Alexandra Novosseloff, chercheuse invitée au centre de la coopération internationale à l’université de New York, estime que « ces défaillances sont aujourd’hui la réalité du maintien de la paix ». Pour elle, la situation s’explique entre autres par « un Conseil de sécurité qui donne des mandats trop ambitieux au regard des moyens alloués, des Etats membres qui envoient des soldats qui n’ont souvent pas pris la mesure des situations dans lesquelles ils se retrouvent, et un secrétariat qui fait ce qu’il peut dans ces circonstances. »

    • http://www.lopinion.fr/blog/secret-defense/sangaris-c-est-fini-l-armee-francaise-reste-a-bangui-113329

      350 militaires français resteront présents dans le pays, répartis en trois composantes. Une partie d’entre eux servira au sein des casques bleus de la Minusma, notamment pour y mettre en oeuvre des drones tactiques SDTI qui ne sont pas sortis depuis le retour d’Afghanistan en juin 2012. Environ 80 militaires serviront au sein de l’EUTM-RCA, l’opération européenne de formation de l’armée locale. Enfin, un élément de soutien national restera présent. En cas de dégradation de la situation, des forces prépositionnées à Abidjan (43ème Bima) pourront intervenir.

  • Le #Canada contribue aux Nations unies avec 600 #casques_bleus supplémentaires
    http://www.lemonde.fr/ameriques/article/2016/08/27/le-canada-contribue-aux-nations-unis-avec-600-casques-bleus-supplementaires_

    En campagne pour un siège au Conseil de sécurité de l’ONU, le Canada a confirmé vendredi 26 août son retour sur la scène internationale en mettant 600 soldats à disposition des opérations de maintien de la paix des Nations unies. Ottawa va consacrer en outre 450 millions de dollars (310 millions d’euros) sur trois ans pour la prévention et la résolution des conflits.

    #domp #ONU #maintien_de_la_paix

  • #Choléra en #Haïti : l’#ONU admet ses fautes du bout des lèvres | Le Devoir
    http://www.ledevoir.com/international/actualites-internationales/478116/cholera-en-haiti-l-onu-admet-ses-fautes-du-bout-des-levres

    C’est une première : les Nations unies ont admis leur responsabilité dans l’épidémie de choléra en Haïti qu’elles étaient accusées d’avoir déclenchée. C’est un « pas dans la bonne direction », disent les défenseurs des droits de la personne, mais cette reconnaissance du bout des lèvres devra être suivie d’excuses publiques et d’un réel processus de justice et réparation.

    #casques_bleus #DOMP #santé

  • « Nette augmentation » des cas d’abus sexuels commis par des #casques_bleus
    http://www.lemonde.fr/international/article/2016/03/04/soixante-neuf-cas-d-abus-sexuels-commis-par-des-casques-bleus-recenses-par-l

    Les Nations unies ont recensé en 2015 69 cas d’#abus_sexuels qui auraient été commis par ses casques bleus dans 10 missions de #maintien_de_la_paix. Selon un rapport annuel de l’Organisation de Nations unies (#ONU), ce chiffre édifiant montre « une nette augmentation » par rapport à 2014, où 52 cas avaient été recensés, et davantage aussi qu’en 2013 (66 cas).

    #domp

  • Prescrire - Tous les articles en Une ’’#Dompéridone (Motilium° ou autre) : trop de morts subites injustifiées en France ’’, 02 avril 2015
    http://www.prescrire.org/fr/3/31/49921/0/NewsDetails.aspx

    En 2015, cette démarche d’estimation a fait l’objet d’une publication détaillée dans une revue internationale spécialisée dans l’épidémiologie des effets nocifs des médicaments, Pharmacoepidemiology and Drug Safety (1). Cette publication a fait l’objet du processus classique de relecture critique par des spécialistes du domaine, avec réécriture tenant compte de ces critiques ("peer review").

    Signée en particulier par l’épidémiologiste Catherine Hill, cette estimation est cette fois d’ environ 200 morts subites liées à la dompéridone en France en 2012 .

    En avril 2015, la dompéridone est encore en vente et remboursable en France. Suite à une décision européenne, les formes orales dosées à plus de 10 mg ont été retirées du marché à l’automne 2014, mais les patients sont encore exposés au dosage à 10 mg le plus couramment utilisé dans les nausées-vomissements. Le danger mortel de la dompéridone est injustifié par son efficacité, symptomatique et incertaine au-delà d’un effet placebo.

    Les médicaments tels que la #métopimazine (Vogalène° ou autre) et le #métoclopramide (Primpéran° ou autre) sont voisins de la dompéridone et sont dangereux aussi.

    En pratique, sans attendre un « déremboursement » par l’assurance maladie et surtout un retrait du marché européen, les patients ont intérêt à être informés des dangers de la dompéridone et des médicaments voisins.

    #anti-vomitif #industrie_pharmaceutique #effet_secondaire_mortel