• #Dzyunashogh : ricordi infranti dell’Azerbaijan

    I villaggi di #Dzyunashough, in Armenia e #Kerkenj, in Arzebaijan, sono stati protagonisti alla fine degli anni ’80 di un drammatico scambio di popolazioni, in fuga da violenza e persecuzioni. Un reportage.

    La strada per Dzyunashogh è lunga e difficile. I ricordi degli abitanti di questo villaggio remoto, incastonato tra le montagne dell’Armenia e della Georgia, sono come queste strade tortuose.

    Trent’anni fa, quando Dzyunashogh era popolata da azerbaijani, il villaggio veniva chiamato Qizil Shafaq o «Alba Rossa». Ma con l’acuirsi delle tensioni tra Armenia e Azerbaijan nella regione di Nagorno Karabakh, verso la fine degli anni ’80, gli abitanti del villaggio scelsero di scambiare le loro case con quelle di armeni che vivevano nel villaggio di Kerkenj, in Arzebaijan, distante circa 540 chilometri.

    È a seguito del massacro degli armeni nella città di Sumgayit, in Arzebaijan, nel febbraio del 1988, che si diffuse l’idea di abbandonare il paese, racconta un ex abitante di Kerkenj.

    «Un giorno, mentre stavamo lavorando, un azerbaijano arrivò e disse che dovevamo lasciare il villaggio», spiega il 63enne Sashik Vardanyan. «Non potevamo crederci. Tutto è iniziato dopo Sumgayit».

    L’obiettivo era quello di tenere unito il villaggio. Un comitato informale iniziò quindi a cercare dei luoghi disponibili in Armenia, dove stabilire la comunità. Si sperava nella Valle dell’Ararat, una ricca pianura agricola situata ai piedi del Monte Ararat, un simbolo culturale per gli armeni. Ma quei villaggi erano già stati occupati da altri armeni sfollati dalla capitale dell’Azerbaijan, Baku.

    Rimaneva disponibile Qizil Shafaq (Dzyunashogh), situata circa 52 chilometri a nord di Vanadzor, terza città dell’Armenia. Come gli abitanti di Kerkenj, anche gli abitanti di Dzyunashogh, azerbaijani, avevano lo stesso desiderio, vivere uniti e in pace.

    A tutte le 250 famiglie di Kerkenj il comitato propose delle abitazioni in villaggi armeni, ricorda la moglie di Vardanyan, Sonia, 58 anni. In seguito ogni famiglia andò a Qizil Shafaq per parlare direttamente con gli abitanti azerbaijani.

    Per entrambi la priorità era assicurarsi la protezione dei cimiteri. Mostrare rispetto per i defunti è una questione di profonda importanza e di onore. Un impegno di responsabilità collettiva preso dai due villaggi, basato sulla fiducia reciproca.

    «Fino ad oggi ci siamo presi cura dei cimiteri e abbiamo spiegato ai nostri figli che anche loro dovrebbero farlo», racconta Sashik Vardanyan.

    Ora un cimitero di abitanti armeni sorge accanto a un cimitero azero abbandonato.

    Lo scambio degli abitanti avvenne in modo pacifico, tra il maggio e l’agosto del 1989. Governo e partito comunista in carica non svolsero nessun ruolo in questo scambio e non espressero nessun interesse al riguardo, spiega un abitante.

    Con poche automobili, lo scambio non fu una questione semplice. Spesso gli abitanti azerbaijani arrivavano a Kerkenj con la stessa macchina presa in prestito che aveva portato gli abitanti di Kerkenj in Armenia, raccontano alcuni abitanti.

    Nel caso della famiglia di Sonia Vardanyan, un giovane di Kerkenj che già si era trasferito in Armenia ha fatto ritorno in Arzebaijan, «ed è con lui alle 2 del mattino che abbiamo lasciato il villaggio», dice. L’ora è stata scelta per motivi di sicurezza. Lo stesso vale per il percorso, invece di attraversare il confine amministrativo azerbaijano con l’Armenia, i migranti viaggiavano a nord verso la Georgia, passando per la regione azerbaijana occidentale di Qazakh e poi a sud verso il nuovo villaggio.

    «Siamo stati gli ultimi a lasciare il villaggio (Kerkenj) e le cose erano già peggiorate», dice Vardanyan. «Non riuscivamo a trovare un’automobile e i nostri bagagli erano già pronti».

    Quando gli abitanti di Kerkenj si trasferirono a Qizil Shafaq il nome del villaggio venne cambiato. Non è chiaro il motivo della scelta di Dzyunashogh.

    I pareri in merito al trasferimento erano divergenti. Il clima sulle montagne dell’Armenia del nord era più rigido rispetto a quello di Karkenj. In Armenia erano bestiame, patate e grano - piuttosto che l’uva - le principali fonti di guadagno.

    Sonia Vardanyan ricorda che quando gli abitanti di Kerkenj arrivarono dall’Azerbaijan trovarono i terreni già coltivati, con patate orzo e grano.

    «Ci siamo dati da fare e chiunque sapesse mungere una mucca lo faceva. Io lavoravo nelle stalle d’inverno e portavo al pascolo il bestiame d’estate, sulle montagne».

    Oggi, le 27 famiglie che ancora vivono qui vendono latte per guadagnare. Solo otto di queste sono originarie di Kerkenj.

    Ma a Dzyunashogh il tempo sembra essersi fermato all’epoca dello scambio. La maggior parte delle case sono in rovina o abbandonate.

    I migranti armeni provenienti da Baku «non sapevano fare nulla, erano ex abitanti di città», racconta Sonia. «Quindi le persone iniziarono ad andarsene dal villaggio, una ad una. Sono andati tutti in Russia». Restarsene qui significava affrontare grandi difficoltà. Nessun trasporto pubblico, nessuna fornitura di gas.

    «C’era il servizio di autobus ma non c’è più,» spiega Sonia. «C’era un negozio dove compravamo il pane, chiuso. Tutto è stato privatizzato e spezzettato».

    I nativi di Kerkenj ora vedono Dzyunashogh come casa loro, ma nutrono ancora nostalgia per il villaggio che hanno lasciato.

    A parte quelle portate dai giornalisti che visitano entrambi i villaggi, raccontano di non aver modo di ricevere notizie da Kerkenj.

    «Abbiamo vissuto fianco a fianco per così tanti anni!» esclama Sonia pensando ai suoi ex colleghi e vicini azerbaijani.

    Ricorda i «veri» matrimoni armeni che ogni fine settimana portavano a Kerkenj persone provenienti da ogni parte delle aree vicine. «Il cantante e il batterista erano del nostro paese, il fisarmonicista e il clarinettista di un villaggio armeno vicino. Diventarono amici e ogni settimana suonavano nel nostro villaggio. Ci riunivamo con i vicini e ci divertivamo molto».

    Sashik Vardanyan ricorda la terra. «Kerkenj significa ’più duro della pietra’ nel dialetto armeno che parlano gli abitanti del villaggio, i cui avi provenivano perlopiù dalla città iraniana di Khoy,» spiega Sashik. «Ma non si trovava nemmeno una pietra là. Tutt’intorno c’erano terra nera, vigneti e acqua dalle sorgenti...».

    Tra gli abitanti resta accesa la speranza che un giorno, in qualche modo, vedranno di nuovo il luogo in cui hanno vissuto in Arzebaijan. Per ora rimangono solo i ricordi a legarli a quello che hanno lasciato.

    https://www.balcanicaucaso.org/aree/Azerbaijan/Dzyunashogh-ricordi-infranti-dell-Azerbaijan-189760
    #Arménie #Azerbaïdjan #migrations_forcées #échange_de_populations #Qizil_Shafaq #Nagorno_Karabakh #Sumgayit #massacre #cimetière #toponymie #toponymie_politique #montagne #mémoire

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    L’original en anglais :
    Dzyunashogh : Broken Memories of Azerbaijan

    https://www.chai-khana.org/en/story/670/dzyunashogh-broken-memories-of-azerbaijan
    ping @albertocampiphoto
    #photographie

    ping @neotoponymie

  • Pour Le Pen, le « nomade » se « moque de l’écologie car il n’a pas de terre » - Œil sur le front
    https://oeilsurlefront.liberation.fr/les-pouvoirs/2019/04/14/pour-le-pen-le-nomade-se-moque-de-l-ecologie-car-il-n-a-pa

    Rendez-vous important dans la campagne du RN (ex-FN) pour les élections européennes. Ce lundi, au Parlement de Strasbourg, où se tient la dernière session plénière de la législature en cours, Marine Le Pen présente le « manifeste » de son parti, ainsi que son programme pour les élections de mai. Ce dernier, qui insiste sur le « désastreux bilan de l’UE », a été écrit par Nicolas Bay, eurodéputé, vice-président du groupe Europe des nations et des libertés (ENL) au Parlement européen. Quant au texte, il s’agit d’un document de 76 pages intitulé « Manifeste pour une nouvelle coopération : l’alliance européenne des nations », rédigé par l’intellectuel Hervé Juvin, nouvelle tête pensante de Marine Le Pen et inspirateur du projet frontiste depuis le départ de Florian Philippot. L’homme de 63 ans, à la crinière blanche et à l’idéologie « identitaire écolo », est un adepte de la théorie du « grand remplacement », du genre à écrire dans ses livres qu’il faut « défendre son biotope contre les espèces invasives ». Selon nos informations, le manifeste du RN appelle logiquement à l’émergence d’une « civilisation écologique européenne », à contre-courant d’une prétendue « idéologie du nomadisme », décrite comme une « arme de destruction contre l’Europe ».

    #enracinement #rassemblement_national #écologie #extrême-droite
    #le_pen #nomade #terre

  • Les zadistes et le mouvement qui vient

    http://lavoiedujaguar.net/Les-zadistes-et-le-mouvement-qui

    Car c’est un mouvement qui vient des zadistes et qui quelques fois peut comporter des personnes qui sont étrangères.
    François Hollande le 17 mai sur Europe 1.

    Le gouvernement fait face depuis plus de deux mois à une fronde d’ampleur contre la casse sociale et les politiques libérales incarnées par la loi travail. Il passe en force avec le 49.3, les interdictions individuelles et collectives de manifester, les blessé·e·s par les armes de la police et les arrestations par centaines. Pourtant le mouvement en cours a l’air de ne pas vouloir se donner de fin : des dizaines de milliers de personnes restent dans les rues lors des manifs, des nuits debout, les blocages et grèves s’amplifient...

    À chaque fois qu’un gouvernement se sent menacé par la rue, les mêmes fictions politiques et médiatiques s’énoncent (...)

    #LoiTravail #ZAD #intox

  • Mongolia: Harsh Winter Wiping Out Livestock, Stoking Economic

    Crisis for Nomads | EurasiaNet.org

    http://www.eurasianet.org/node/78061

    Spécialement pour @simplicissimus

    When Dogoono’s only horse died early in the winter, she cried for days. But now the Mongolian herder keeps losing so many of her animals she does not have any tears left.

    “I think how long can I cry for them? I have to be strong,” she said.

    The 72-year-old lives in Undurkhangai district, Uvs Province in western Mongolia. Her family is one of an estimated 70,000 herder households – totaling roughly 400,000 people, or about one-seventh of Mongolia’s overall population – that have lost a significant portion of their livestock to a slow moving disaster called a dzud, a draught followed by a harsh winter, a natural phenomenon unique to the Mongolian Steppe.

    #mongolie

  • RTS, Histoire vivante | Les réfugiés
    http://asile.ch/2015/12/04/rts-histoire-vivante-les-refugies

    Témoignages et expertises « Histoire Vivante » s’intéresse à la question à la fois très ancienne et extrêmement contemporaine des réfugiés. En janvier 2013, paraissait un numéro de la revue « Pouvoirs » spécialisée dans les questions juridiques et de sciences politiques, un numéro consacré au thème des réfugiés. Nous rencontrons quelques auteurs qui ont contribué à ce numéro. […]

    • Citation tirée de cet épisode, entretien avec #Dzovinar_Kevonian :
      http://www.rts.ch/docs/histoire-vivante/7097045-les-refugies-3-5.html

      Kevonian (minute 50’00) : « Stefan Zweig disait : ’Tous les chevaux de l’apocalypse ont traversé mon existence’ dans Les mémoires d’un Européen. Et c’est ce sentiment d’une intrusion de l’histoire, comme si la violence de l’histoire pénètre et traverse l’individu dans son corps humain, dans son unicité. C’est pour cela qu’étudier les réfugiés c’est étudier les points d’impact ultimes des processus idéologiques, des modélisations, des tentatives d’appropriations, d’identification, d’essentialisation. C’est pour cela que le réfugié est l’aporie des droits de l’homme, l’aporie de l’Etat-nation, parce qu’il est le point ultime d’impact de ces processus »

    • Entretien avec #Olivier_Bossa (1/5)

      Frédéric Pfyffer s’entretient avec Olivier Bossa. Ce demandeur dʹasile togolais qui vit depuis plus dʹune année au Foyer des Tattes, près de lʹaéroport de Genève a publié récemment à compte dʹauteur un livre intitulé : « Journal dʹun exilé ».

      Entretiens avec Danièle Lochak et Virginie Guiraudon (2/5)

      Danièle Lochak est professeure émérite de droit public à lʹuniversité Paris-Ouest. Nous nous entretenons avec elle sur lʹarticle quʹelle a écrit dans la revue Pouvoirs n°144 sur la question de la construction politique de la notion de réfugié.

      En deuxième partie, nous rencontrons #Virginie_Guiraudon, politologue et directrice de recherche au CNRS, pour évoquer son article « LʹEurope et les réfugiés : une politique peu solidaire ».

      Entretien #Dzovinar_Kevonian (3/5)

      Dans cet épisode, rencontre avec Dzovinar Kevonian, historienne et spécialiste des relations internationales, autour de lʹhistoire mondiale des migrations. Dzovinar Kevonian est maitre de conférence à lʹuniversité Paris-Ouest.

      Entretiens avec #Luc_Cambrezy et #Michel_Agier (4/5)

      Entretien avec Luc Cambrésy, géographe et professeur à lʹInstitut de recherche pour le développement. Nous évoquons avec lui la question qui apparaît avec le réchauffement climatique, celle des « #éco-réfugiés » ou des « #réfugiés_climatiques ».

      En deuxième partie, entrevue avec Michel Agier qui nous raconte lʹhistoire de lʹintervention humanitaire auprès des réfugiés et déplacés depuis les années 70. Michel Agier est ethnologue et anthropologue, directeur de recherche à l’Institut de recherche pour le développement et Directeur d’Études à l’École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS).

      Entretien avec le réalisateur #Philippe_Picard (5/5)

      Rencontre avec Philippe Picard, réalisateur du #documentaire « Les Déracinés – L’Europe en 45 » que vous pouvez découvrir dimanche 27 septembre 2015 sur RTS Deux :

      « Du printemps 45, l’Histoire n’a retenu que la liesse du 8 mai, pourtant la fin de la #Seconde_Guerre mondiale ne se résume pas à l’immense euphorie de la victoire. Pour des millions d’anonymes, la paix a été synonyme d’espoirs déçus, de misère et d’exil.

      Aux conférences de Yalta, puis de Potsdam, les alliés vont se partager le continent d’Est en Ouest, et provoquer le plus grand déplacement de population de toute l’histoire. Plus de quinze millions d’hommes, de femmes et d’enfants seront chassés de leurs terres natales, coupés de leurs racines, à jamais. Aujourd’hui, des Pays Baltes à l’Ukraine, les frontières de l’Europe orientale, longtemps figées par la Guerre froide, se retrouvent à nouveau prises en tenailles entre la géographie et l’histoire… »

  • Extreme winter conditions threaten Mongolian herders - IFRC
    http://www.ifrc.org/en/news-and-media/news-stories/asia-pacific/mongolia/extreme-winter-conditions--threaten-mongolian-herders--69694

    Hundreds of thousands of nomadic herder families who live on the vast grasslands of Mongolia are under threat with the onset of severe winter weather, or what is called ‘Dzud’ in Mongolian language. Dzud is heralded by a dry summer resulting in a poor harvest of hay for winter feed. In many places temperatures have dropped below -30C and pasture land is being covered with up to 45 cm of snow. In the worst affected areas half-starving herds of livestock are already struggling to cope with the cold weather.

    The Red Cross is deeply concerned about the situation, and we are now preparing for the possibility that we may need to launch a large emergency operation,” said Ms. Nordov Bolormaa, Secretary General of the Mongolian Red Cross Society after a long contingency planning meeting with her disaster management staff.

    The Mongolian National State Emergency Committee has warned that over the coming weeks there is strong likelihood of a ‘Dzud’ disaster similar to that witnessed in the winter of 2009 – 2010 when snowstorms and extreme cold killed millions of animals, depriving poor herder families in the worst affected areas of their only source of income. Tens of thousands of households lost all or more than half of their animals and many were forced to move to slum areas on the outskirts of Ulaan Baatar and other urban centres. Large scale migration to the cities exacerbates social problems such as unemployment, alcoholism and extreme poverty.

    At the end of November the Mongolian Information and Research Institute of Meteorology and Environment forecast that extreme winter conditions will affect 40% of the country in the coming weeks. In the period from mid-December to mid-January temperatures are expected to remain far below what is normal for this season and snowfall is likely to be much more than in an average winter.

    Photo du #dzud blanc de 2012…

  • After Parliamentary elections in Latvia there have been opened six cases about vote buying. There are evidence that this year there has been bigger activity in vote buying than other years. Unfortunately it looks like inevitable problem only this time it is more visible.

    Latvijā - Balsu pirkšanas lietas saistītas vairāk nekā ar divām partijām
    http://www.tvnet.lv/zinas/latvija/530532-balsu_pirksanas_lietas_saistitas_vairak_neka_ar_divam_partijam

    Drošības policija strādā šobrīd kopumā ar sešiem kriminālprocesiem, kas ierosināti par balsu pirkšanu. Tās ierosinātas ne tikai saistībā ar ceturto sarakstu un Latgali, bet arī pārkāpumiem, kas saistīti ar citu partiju sarakstiem, ziņo Latvijas Televīzijas raidījums « De facto ». Tas ir vairāk nekā par divām partijām, kuru vārdi izskanējuši publiski (« Vienotība » un « No sirds Latvijai »).

    #Latvia #Elections2014 #Parliament #VoteBuying #Latgale #DzintarsZakis #Vienotība

  • Dzintars Zaķis, now already the former chairman of the party “Unity” (Vienotība), has been involved in vote buying scandal in Latgale (the region in Latvia) were he suppossedly has bought votes. Investigation has begun but yet without accussing him directly.
    Before elections there were wide discussions if Dzintars Zaķis will be elected as he was involved in taxpaying scandal two years ago.

    TVNET :: Viedokļi - Vai Latgalē būs jārīko atkārtotas vēlēšanas?
    http://www.tvnet.lv/zinas/viedokli/529951-vai_latgale_bus_jariko_atkartotas_velesanas

    Viņš šorīt intervijā Latvijas radio sacīja, ka partijai šajā gadījumā ir ļoti nepārprotama un strikta pozīcija, ka šādas situācijas ir jāizmeklē un jāsoda. Tā kā šādas aizdomas parādījušās par partijas Saeimas frakcijas vadītāju, viņš ir atkāpies no šī amata.

    « Vienotība » ar interesi gaidīs, kā beigsies izmeklēšana. Zaķis pats rosinās arī papildu izmeklēšanu.

    #Vienotība #DzintarsZaķis #Latvia #Elections2014 #Latgale #Fraud

  • @simplicissimus : une mission pour toi, qu’@albertocampiphoto n’ose pas te proposer !
    Alberto est en train de faire un travail sur les spomenik (monuments) en ex-Yougoslavie (dont en voici un extrait : http://blog.albertocampiphoto.com/?p=1716). On est à la chasse de ces monuments. On en a déjà trouvés pas mal (@reka en est témoin), mais est-ce que tu aurais des sites secrets où les trouver ? Ou une méthodologie particulière ?
    Pour l’instant on fouille les sites internet, et on en trouve toujours de nouveaux, mais peut-être tu peux nous suggérer une recherche plus systématique (merci de ne pas suggérer de tout faire via GoogleEarth, car l’ex-Yougoslavie est grande !!)

    Attention, c’est une mission « secrète »... ;o

  • #Algérie #algeria #DZ : le grand échec de la #diplomatie.

    http://www.argotheme.com/organecyberpresse/spip.php?article1457

    L’Algérie officielle apparaît désormais comme source du #terrorisme en #Africa .

    Invraisemblable le #ministre des affaires algériennes évite, lors de la 67ème assemblée générale de l’ #ONU, la question essentielle qui secoue et angoisse la région d’Afrique du Nord. A savoir la crise malienne, pays voisin du sud où s’est replié l’ #AQMI, depuis des années commandée par des algériens venant du nord, et contrôle de vastes zones frontalière par le sud avec l’Algérie.