• Grano : una guerra globale

    Secondo molti osservatori internazionali, la guerra in corso in Ucraina si esprimerebbe non solo mediante l’uso dell’artiglieria pesante e di milizie ufficiali o clandestine, responsabili di migliaia di morti, stupri e deportazioni. Esisterebbero, infatti, anche altri campi sui quali il conflitto, da tempo, si sarebbe spostato e che ne presuppongono un allargamento a livello globale. Uno di questi ha mandato in fibrillazione gli equilibri mondiali, con effetti diretti sulle economie di numerosi paesi e sulla vita, a volte sulla sopravvivenza, di milioni di persone. Si tratta della cosiddetta “battaglia globale del grano”, i cui effetti sono evidenti, anche in Occidente, con riferimento all’aumento dei prezzi di beni essenziali come il pane, la pasta o la farina, a cui si aggiungono quelli dei carburanti, oli vari, energia elettrica e legno.
    La questione del grano negli Stati Uniti: il pericolo di generare un tifone sociale

    Negli Stati Uniti, ad esempio, il prezzo del grano tenero, dal 24 febbraio del 2022, ossia dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, al Chicago Mercantile Exchange, uno dei maggiori mercati di riferimento per i contratti cerealicoli mondiali, è passato da 275 euro a tonnellata ai circa 400 euro dell’aprile scorso. Un aumento esponenziale che ha mandato in tensione non solo il sistema produttivo e distributivo globale, ma anche molti governi, legittimamente preoccupati per le conseguenze che tali aumenti potrebbero comportare sulle loro finanze e sulla popolazione. In epoca di globalizzazione, infatti, l’aumento del prezzo del grano tenero negli Stati Uniti potrebbe generare un “tifone sociale”, ad esempio, in Medio Oriente, in Africa, in Asia e anche in Europa. I relativi indici di volatilità, infatti, sono ai massimi storici, rendendo difficili previsioni di sviluppo che si fondano, invece, sulla prevedibilità dei mercati e non sulla loro instabilità. Queste fibrillazioni, peraltro, seguono, in modo pedissequo, le notizie che derivano dal fronte ucraino. Ciò significa che i mercati guardano non solo agli andamenti macroeconomici o agli indici di produzione e stoccaggio, ma anche a quelli derivanti direttamente dal fronte bellico e dalle conseguenze che esso determinerebbe sugli equilibri geopolitici globali.
    I processi inflattivi e la produzione di grano

    Anche secondo la Fao, per via dell’inflazione che ha colpito la produzione di cereali e oli vegetali, l’indice alimentare dei prezzi avrebbe raggiunto il livello più alto dal 1990, ossia dall’anno della sua creazione.

    Le origini della corsa a questo pericoloso rialzo sono molteplici e non tutte direttamente riconducibili, a ben guardare, alla sola crisi di produzione e distribuzione derivante dalla guerra in Ucraina. I mercati non sono strutture lineari, dal pensiero algoritmico neutrale. Al contrario, essi rispondono ad una serie molto ampia di variabili, anche incidentali, alcune delle quali derivano direttamente dalle ambizioni e dalle strategie di profitto di diversi speculatori finanziari. I dati possono chiarire i termini di questa riflessione.

    Il Pianeta, nel corso degli ultimi anni, ha prodotto tra 780 e 800 milioni di tonnellate di grano. Una cifra nettamente superiore rispetto ai 600 milioni di tonnellate prodotte nel 2000. Ciò si deve, in primis, alla crescita demografica mondiale e poi all’entrata di alcuni paesi asiatici e africani nel gotha del capitalismo globale e, conseguentemente, nel sistema produttivistico e consumistico generale. Se questo per un verso ha sollevato gran parte della popolazione di quei paesi dalla fame e dalla miseria, ha nel contempo determinato un impegno produttivo, in alcuni casi monocolturale, che ha avuto conseguenze dirette sul piano ambientale, sociale e politico.
    Il grano e l’Africa

    L’area dell’Africa centrale, ad esempio, ha visto aumentare la produzione agricola in alcuni casi anche del 70%. Eppure, nel contempo, si è registrato un aumento di circa il 30% di malnutrizione nella sua popolazione. Ciò è dovuto ad un’azione produttiva privata, incentivata da fondi finanziari internazionali e governativi, che ha aumentato la produzione senza redistribuzione. Questa produzione d’eccedenza è andata a vantaggio dei fondi speculativi, dell’agrobusiness o è risultata utile per la produzione occidentale, ma non ha sfamato la popolazione locale, in particolare di quella tradizionalmente esposta alla malnutrizione e alla fame. Un esempio emblematico riguarda l’Etiopia e i suoi 5 milioni circa di cittadini malnutriti. Questo paese dipende ormai interamente dagli aiuti alimentari e umanitari. Allo stesso tempo, migliaia di tonnellate di grano e di riso etiope sono esportate ogni anno in Arabia Saudita per via del land grabbing e degli accordi economici e finanziari sottoscritti. In Sudan si registra il medesimo fenomeno. Il locale governo ha infatti ceduto 1,5 milioni di ettari di terra di prima qualità agli Stati del Golfo, all’Egitto e alla Corea del Sud per 99 anni, mentre risulta contemporaneamente il paese al mondo che riceve la maggiore quantità di aiuti alimentari, con 6 milioni di suoi cittadini che dipendono dalla distribuzione di cibo. Basterebbe controllare i piani di volo degli aeroporti di questi paesi per rendersi conto di quanti aerei cargo decollano giornalmente carichi di verdura fresca e rose, con destinazione finale gli alberghi degli Emirati Arabi e i mercati di fiori olandesi. Come ha affermato l’ex direttore dell’ILC (International Land Coalition), Madiodio Niasse: «La mancanza di trasparenza rappresenta un notevole ostacolo all’attuazione di un sistema di controllo e implementazione delle decisioni riguardo alla terra e agli investimenti ad essa inerenti».

    L’Angola ha varato un piano di investimenti così ambizioso da attrarre sei miliardi di dollari esteri nel solo 2013. Prima dello scoppio del conflitto civile, durato trent’anni, questo paese riusciva a nutrire tutti i suoi abitanti ed esportava caffè, banane e zucchero. Oggi, è costretto a comprare all’estero metà del cibo destinato al consumo interno, mentre solo il 10% della sua superficie arabile è utilizzata. Ciò nonostante, ha ritenuto legittimo incentivare l’accaparramento dei propri terreni agricoli da parte di multinazionali dell’agrobusiness e fondi finanziari di investimento. Ragioni analoghe guidano Khartoum a negoziare migliaia di ettari con i paesi del Golfo. Tra il 2004 e il 2009, in soli cinque paesi, Mali, Etiopia, Sudan, Ghana e Madagascar circa due milioni e mezzo di ettari coltivabili sono finiti nel portafoglio finanziario di multinazionali e dei fondi sovrani.
    Non solo Ucraina

    Quanto descritto serve per superare un’ottica monofocale che tende a concentrarsi, per ciò che riguarda il tema della terra e del grano, esclusivamente sull’Ucraina. Nello scacchiere globale della produzione e dell’approvvigionamento rientrano, infatti, numerosi paesi, molti dei quali per anni predati o raggirati mediante accordi capestro e obblighi internazionali che hanno fatto del loro territorio un grande campo coltivato per i bisogni e i consumi occidentali.
    Il ruolo della Russia

    Anche la Russia, in quest’ambito, svolge un ruolo fondamentale. Mosca, infatti, ha deciso di conservare per sé e in parte per i suoi alleati, a fini strategici, la propria produzione cerealicola, contribuendo a generare gravi fibrillazioni sui mercati finanziari di tutto il mondo. Nel 2021, ad esempio, il paese governato da Putin era il primo esportatore di grano a livello mondiale (18%), piazzandosi sopra anche agli Stati Uniti. Questa enorme quantità di grano esportato non risulta vincolata come quello occidentale, ma riconducibile al consumo interno e al bilanciamento dei relativi prezzi per il consumatore russo che in questo modo paga meno il pane o la carne rispetto ad un occidentale. Non è però tutto “rose e fiori”. Sulla Russia incidono due fattori fondamentali. In primis, le sanzioni occidentali che limitano i suoi rapporti commerciali e impediscono a numerose merci e attrezzature di entrare, almeno in modo legale, per chiudere la filiera produttiva e commerciale in modo controllato. Secondo, l’esclusione della Russia dai mercati finanziari comporta gravi conseguenze per il paese con riferimento alla situazione dei pagamenti con una tensione crescente per il sistema finanziario, bancario e del credito. Non a caso recentemente essa è stata dichiarata in default sui circa 100 milioni di dollari di obbligazioni che non è riuscita a pagare. In realtà, il default non avrà un peso straordinario almeno per due ragioni. In primo luogo perché il paese è da molto tempo economicamente, finanziariamente e politicamente emarginato. Secondo poi, il fallimento sarebbe dovuto non alla mancanza di denaro da parte della Russia, ma alla chiusura dei canali di trasferimento da parte dei creditori. A completare il quadro, c’è una strategica limitazione delle esportazioni di grano da parte ancora della Russia nei riguardi dei paesi satelliti, come ad esempio l’Armenia o la Bielorussia. Ciò indica la volontà, da parte di Putin, di rafforzare le scorte per via di un conflitto che si considera di lungo periodo.
    Il grano “bloccato”

    A caratterizzare questa “battaglie globale del grano” ci sono anche altri fattori. Da febbraio 2020, ad esempio, circa 6 milioni di tonnellate di grano ucraino sono bloccati nel porto di Mikolaiv, Odessa e Mariupol. È una quantità di grano enorme che rischia di deperire nonostante lo stato di crisi alimentare in cui versano decine di paesi, soprattutto africani. Sotto questo profilo, i paesi occidentali e vicini all’Ucraina dovrebbero trovare corridoi speciali, militarmente difesi, per consentire l’esportazione del cereale e successivamente la sua trasformazione a tutela della vita di milioni di persone. D’altra parte, sui prezzi intervengo fattori non direttamente riconducibili all’andamento della guerra ma a quelli del mercato. Ad esempio, l’aumento del costo delle derrate cerealicole si deve anche all’aumento esponenziale (20-30%) dei premi assicurativi sulle navi incaricate di trasportarlo, attualmente ferme nei porti ucraini. Su questo aspetto i governi nazionali potrebbero intervenire direttamente, calmierando i premi assicurativi, anche obtorto collo, contribuendo a calmierai i prezzi delle preziose derrate alimentati. Si consideri che molti industriali italiani del grano variamente lavorato stanno cambiando la loro bilancia di riferimento e relativi prezzi, passando ad esempio dal quintale al chilo e aumentando anche del 30-40% il costo per allevatori e trasformatori vari (fornai e catene dell’alimentare italiano).
    Le ricadute di una guerra di lungo periodo

    Una guerra di lungo periodo, come molti analisti internazionali ritengono quella in corso, obbligherà i paesi contendenti e i relativi alleati, a una profonda revisione della produzione di grano. L’Ucraina, ad esempio, avendo a disposizione circa 41,5 milioni di ettari di superficie agricola utile, attualmente in parte occupati dai carri armati russi e da un cannoneggiamento da artiglieria pesante e attività di sabotaggio, vende in genere il 74% della sua produzione cerealicola a livello globale. Non si tratta di una scelta politica occasionale ma strategica e di lungo periodo. L’Ucraina, infatti, ha visto aumentare, nel corso degli ultimi vent’anni, la sua produzione di grano e l’ esportazione. Si consideri che nel 2000, il grano ucraino destinato all’esportazione era il 60% di quello prodotto. La strategia ovviamente non è solo commerciale ma anche politica. Chi dispone del “potere del grano”, infatti, ha una leva fondamentale sulla popolazione dei paesi che importano questo prodotto, sul relativo sistema di trasformazione e commerciale e sull’intera filiera di prodotti derivati, come l’allevamento. Ed è proprio su questa filiera che ora fa leva la Russia, tentando di generare fibrillazioni sui mercati, azioni speculative e tensioni sociali per tentare di allentare il sostegno occidentale o internazionale dato all’Ucraina e la morsa, nel contempo, delle sanzioni.

    Esiste qualche alternativa alla morsa russa su campi agricoli ucraini? Il terreno ucraino seminato a grano e risparmiato dalla devastazione militare russa, soprattutto lungo la linea Sud-Ovest del paese, può forse rappresentare una speranza se messo a coltura e presidiato anche militarmente. Tutto questo però deve fare i conti con altri due problemi: la carenza di carburante e la carenza di manodopera necessaria per concludere la coltivazione, mietitura e commercializzazione del grano. Su questo punto molti paesi, Italia compresa, si sono detti pronti ad intervenire fornendo a Zelensky mezzi, camion, aerei cargo e navi ove vi fosse la possibilità di usare alcuni porti. Nel frattempo, il grano sta crescendo e la paura di vederlo marcire nei magazzini o di non poterlo raccogliere nei campi resta alta. Ovviamente queste sono considerazioni fatte anche dai mercati che restano in fibrillazione. Circa il 70% dei carburanti usati in agricoltura in Ucraina, ad esempio, sono importanti da Russia e Bielorussia. Ciò significa che esiste una dipendenza energetica del paese di Zelensky dalla Russia, che deve essere superata quanto prima mediante l’intervento diretto dei paesi alleati a vantaggio dell’Ucraina. Altrimenti il rischio è di avere parte dei campi di grano ucraini pieni del prezioso cereale, ma i trattori e le mietitrici ferme perché prive di carburante, passando così dal danno globale alla beffa e alla catastrofe mondiale.

    Una catastrofe in realtà già prevista.
    Un uragano di fame

    Le Nazioni Unite, attraverso il suo Segretario generale, Antonio Guterres, già il 14 marzo scorso avevano messo in guardia il mondo contro la minaccia di un “uragano di fame” che avrebbe potuto generare conflitti e rivolte in aree già particolarmente delicate. Tra queste ultime, in particolare, il Sudan, l’Eritrea, lo Yemen, e anche il Medio Oriente.

    Gutierres ha parlato addirittura di circa 1,7 miliardi di persone che possono precipitare dalla sopravvivenza alla fame. Si tratta di circa un quinto della popolazione mondiale, con riferimento in particolare a quarantacinque paesi africani, diciotto dei quali dipendono per oltre il 50% dal grano ucraino e russo. Oltre a questi paesi, ve ne sono altri, la cui tenuta è in tensione da molti anni, che dipendono addirittura per il 100% dai due paesi in guerra. Si tratta, ad esempio, dell’Eritrea, della Mauritania, della Somalia, del Benin e della Tanzania.

    In definitiva, gli effetti di una nuova ondata di fame, che andrebbe a sommarsi alle crisi sociali, politiche, ambientali e terroristiche già in corso da molti anni, potrebbero causare il definitivo crollo di molti paesi con effetti umanitari e politici a catena devastanti.
    Il caso dell’Egitto

    Un paese particolarmente sensibile alla crisi in corso è l’Egitto, che è anche il più grande acquirente di grano al mondo con 12 milioni di tonnellate, di cui 6 acquistate direttamente dal governo di Al Si-si per soddisfare il programma di distribuzione del pane. Si tratta di un programma sociale di contenimento delle potenziali agitazioni, tensioni sociali e politiche, scontri, rivolte e migrazioni per fame che potrebbero indurre il Paese in uno stato di crisi permanente. Sarebbe, a ben osservare, un film già visto. Già con le note “Primavere arabe”, infatti, generate dal crollo della capacità di reperimento del grano nei mercati globali a causa dei mutamenti climatici che investirono direttamente le grandi economie del mondo e in particolare la Cina, Argentina, Russia e Australia, scoppiarono rivolte proprio in Egitto (e in Siria), represse nel sangue. L’Egitto, inoltre, dipende per il 61% dalla Russia e per il 23% dall’Ucraina per ciò che riguarda l’importazione del grano. Dunque, questi due soli paesi fanno insieme l’84% del grano importato dal paese dei faraoni. Nel contempo, l’Egitto fonda la sua bilancia dei pagamenti su un prezzo del prezioso cereale concordato a circa 255 dollari a tonnellata. L’aumento del prezzo sui mercati globali ha già obbligato l’Egitto ad annullare due contratti sottoscritti con la Russia, contribuendo a far salire la tensione della sua popolazione, considerando che i due terzi circa dei 103 milioni di egiziani si nutre in via quasi esclusiva di pane (chiamato aish, ossia “vita”). Secondo le dichiarazioni del governo egiziano, le riserve di grano saranno sufficienti per soddisfare i relativi bisogni per tutta l’estate in corso. Resta però una domanda: che cosa accadrà, considerando che la guerra in Ucraina è destinata ad essere ancora lunga, quando le scorte saranno terminate?

    Anche il Libano e vari altri paesi si trovano nella medesima situazione. Il paese dei cedri dipende per il 51% dal grano dalla Russia e dall’Ucraina. La Turchia di Erdogan, invece, dipende per il 100% dal grano dai due paesi coinvolti nel conflitto. Ovviamente tensioni sociali in Turchia potrebbero non solo essere pericolose per il regime di Erdogan, ma per la sua intera area di influenza, ormai allargatasi alla Libia, Siria, al Medio Oriente, ad alcuni paesi africani e soprattutto all’Europa che ha fatto di essa la porta di accesso “sbarrata” dei profughi in fuga dai loro paesi di origine.
    Anche l’Europa coinvolta nella guerra del grano

    Sono numerosi, dunque, i paesi che stanno cercando nuovi produttori di cereali cui fare riferimento. Tra le aree alle quali molti stanno guardando c’è proprio l’Unione europea che, non a caso, il 21 marzo scorso, ha deciso di derogare temporaneamente a una delle disposizioni della Pac (Politica Agricola Comune) che prevedeva di mettere a riposo il 4% dei terreni agricoli. Ovviamente, questa decisione è in funzione produttivistica e inseribile in uno scacchiere geopolitico mondiale di straordinaria delicatezza. Il problema di questa azione di messa a coltura di terreni che dovevano restare a riposo, mette in luce una delle contraddizioni più gravi della stessa Pac. Per anni, infatti, sono stati messi a riposo, o fatti risultare tali, terreni non coltivabili. In questo modo venivano messi a coltura terreni produttivi e fatti risultare a riposo quelli non produttivi. Ora, la deroga a questa azione non può produrre grandi vantaggi, in ragione del fatto che i terreni coltivabili in deroga restano non coltivabili di fatto e dunque poco o per nulla incideranno sull’aumento di produzione del grano. Se il conflitto ucraino dovesse continuare e l’Europa mancare l’obiettivo di aumentare la propria produzione di grano per calmierare i prezzi interni e nel contempo soddisfare parte della domanda a livello mondiale, si potrebbe decidere di diminuire le proprie esportazioni per aumentare le scorte. Le conseguenze sarebbero, in questo caso, dirette su molti paesi che storicamente acquistano grano europeo. Tra questi, in particolare, il Marocco e l’Algeria. Quest’ultimo paese, ad esempio, consuma ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di grano, di cui il 60% importato direttamente dalla Francia. A causa delle tensioni politiche che nel corso degli ultimi tre anni si sono sviluppate tra Algeria e Francia, il paese Nord-africano ha cercato altre fonti di approvvigionamento, individuandole nell’Ucraina e nella Russia. Una scelta poco oculata, peraltro effettuata abbassando gli standard di qualità del grano, inferiori rispetto a quello francese.
    L’India può fare la differenza?

    Un nuovo attore mondiale sta però facendo il suo ingresso in modo prepotente. Si tratta dell’India, un paese che da solo produce il 14% circa del grano mondiale, ossia circa 90 milioni di tonnellate di grano. Questi numeri consentono al subcontinente indiano di piazzarsi al secondo posto come produttore mondiale dopo la Cina, che ne produce invece 130 milioni. L’India del Presidente Modhi ha usato gran parte della sua produzione per il mercato interno, anch’esso particolarmente sensibile alle oscillazione dei prezzi del bene essenziale. Nel contempo, grazie a una produzione che, secondo Nuova Delhi e la Fao, è superiore alle attese, sta pensando di vendere grano a prezzi vantaggiosi sul mercato globale. Sotto questo profilo già alcuni paesi hanno mostrato interesse. Tra questi, ad esempio, Iran, Indonesia, Tunisia e Nigeria. Anche l’Egitto ha iniziato ad acquistare grano dall’India, nonostante non sia di eccellente qualità per via dell’uso intensivo di pesticidi. Il protagonismo dell’India in questa direzione, ha fatto alzare la tensione con gli Stati Uniti. I membri del Congresso statunitense, infatti, hanno più volte sollevato interrogativi e critiche rispetto alle pratiche di sostegno economico, lesive, a loro dire, della libera concorrenza internazionale, che Nuova Delhi riconosce da anni ai suoi agricoltori, tanto da aver chiesto l’avvio di una procedura di infrazione presso l’Organizzazione mondiale per il Commercio (Omc). Insomma, le tensioni determinate dal conflitto in corso si intersecano e toccano aspetti e interessi plurimi, e tutti di straordinaria rilevanza per la tenuta degli equilibri politici e sociali globali.

    https://www.leurispes.it/grano-una-guerra-globale

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  • A l’encontre » Grèce. La trajectoire du #PIB grec et celle du QI des journalistes économiques
    http://alencontre.org/europe/grece/grece-la-trajectoire-du-pib-grec-et-celle-du-qi-des-journalistes-economi

    Dans le monde des médias français, la #croissance grecque semble vivre dans un monde séparé des plans d’#austérité et des #excédents budgétaires. C’est d’ailleurs bien ce que sous-entendait cet extraordinaire éditorial du Monde du 22 avril dernier titré majestueusement « la bonne surprise grecque » qui se réjouissait avec emphase de l’excédent budgétaire primaire grec, largement supérieur aux attentes, et y voyait la certitude pour la Grèce d’une #restructuration de la dette. La nouvelle #récession du pays est pourtant bien le fruit de cet excédent qui n’est rien d’autre qu’une ponction de la richesse nationale pour le seul bénéfice de ses créanciers, alors même que l’outil productif du pays est inexistant. Ce sont les hausses d’impôts, les baisses de retraites, les coupes budgétaires diverses qui ont causé cet excédent dont Le Monde se réjouissait tant et qui, partant, ont détruit l’#économie grecque. Mais qu’importe, dans le monde des #médias français, l’excédent budgétaire n’a que des vertus.

    Ce refus entêté de faire le lien entre #réforme, austérité et récession est évidemment symptomatique du biais idéologique du traitement de l’actualité économique. Et, dès lors, le silence de nos chroniqueurs et éditorialistes de tous poils, toujours prompts à nous vendre la lessive austéritaire si bonne pour nous, se comprend. Certes, l’intérêt de la chronique économique devrait être de faire le lien entre des faits liés que l’on voudrait voir séparés. Mais, plus que jamais, la Grèce est la mauvaise conscience de la « magie des réformes », alors même que les ondes et les pages françaises débordent de louanges pour ces mêmes réformes qui régleront tout. Il est donc plus simple d’éviter de parler de cas gênant. Et si l’on y revient dans les jours qui viennent, gageons que ce sera pour insister sur la magnanimité des créanciers qui acceptent de renoncer à des intérêts futurs qu’ils sont certains de ne pas toucher, compte tenu de la politique qu’ils imposent à la Grèce, et non pour dénoncer et démonter cette politique.

  • Comment la France est devenue déficitaire : 25 ans d’échanges commerciaux
    http://www.xerficanal-economie.com/emission/Comment-la-France-est-devenue-deficitaire-25-ans-d-echanges-com

    https://player.vimeo.com/video/180720330

    On l’a peut-être oublié mais le commerce extérieur français n’a pas toujours été déficitaire. La preuve. Si le début des années 90 commence mal, le solde se redresse rapidement, atteint l’équilibre en 1992, et redevient positif en 1993. Il faut remonter avant le premier choc pétrolier de 1973 pour trouver un tel niveau ! [...]

    #Déficit #Commerce_extérieur #Exportations #Importations #Excédent #visualisation_de_données

    http://zinc.mondediplo.net/messages/44928 via BoOz

  • Excédent budgétaire grec : démontage d’une nouvelle manipulation - regards.fr
    http://www.regards.fr/web/excedent-budgetaire-grec-demontage,7709

    Tricherie à la grecque

    Mais même sans cette manipulation bruxelloise, les finances publiques grecques devraient quand même afficher un important déficit primaire. Car en amont du trucage bruxellois, il y a les trucages grecs. Ils ont été décortiqués par l’économiste Yanis Varoufakis actuellement professeur à l’université d’Austin au Texas et supporter d’Alexis Tsipras pour les élections au Parlement européen.

    Il souligne d’abord qu’il faudrait soustraire du prétendu excédent d’un milliard et demi d’euros, les arriérés de paiement de l’État au secteur privé pour 2013, soit environ 4 milliards d’euros, car le gouvernement avait une obligation contractuelle de payer ces sommes d’argent en 2013 et il ne l’a pas fait. Surtout, il a découvert, cachées, d’invraisemblables réévaluations des ressources des collectivités locales, pour 700 millions, et de 4 milliards pour les caisses de retraite qui ne proviennent évidemment pas de rentrées miraculeuses de cotisations et d’impôts. Il s’agit d’argent que l’État a emprunté auprès de l’Europe, qu’il a mis sur les comptes des collectivités et des caisses de retraite et qu’il a comptabilisé non comme une dette, mais comme faisant partie de ses avoirs.

    Comment Yannis Varoufakis a-t-il eu la curiosité d’explorer les comptes des assurances retraites et des collectivités locales grecques pour découvrir le pot aux roses ? Tout simplement, explique-t-il, parce que dans les années 1990 un collègue de l’université d’Athènes, Yannis Stournaras, qui était le président du Conseil des conseillers économiques de la Grèce et qui négociait l’entrée de la Grèce dans la Zone euro lui avait expliqué qu’il avait pratiqué une telle manipulation des comptes des assurances retraites. L’objectif était de faire croire que la Grèce était plus proche du critère des 3% de déficit public qu’elle ne l’était en réalité. Or, il se trouve que Yannis Stournaras ... est l’actuel ministre des Finances du gouvernement grec. C’est ce qu’on appelle être informé de source sûre.......

    #Grèce
    #Excédent-budgétaire
    #manipulation
    #finances-publiques
    #Troïka
    #Bruxelles

  • L’Europe s’attaque aux excédents allemands
    http://www.huffingtonpost.fr/2013/11/12/excedents-allemands-europe-merkel-balance-commerciale-exportations_n_

    ÉCONOMIE - En Europe, il y a deux types de pays. Ceux qui accusent des déficits, comme la France ou l’Italie, et ceux qui dégagent des excédents, comme l’Allemagne. Et dans un cas comme dans l’autre, si les valeurs sont excessives, la Commission européenne a enclenché mercredi une procédure pouvant aboutir à une amende représentant 0,1% du PIB.

    Depuis quand avoir une économie compétitive peut-il être sanctionné par Bruxelles ? L’Allemagne est actuellement en pleine forme, alimentée par l’excédent de sa balance commerciale, qui vient de battre un record mensuel en septembre, à 18,8 milliards d’euros. Depuis 2007, son excédent courant est supérieur à 6% du PIB et devrait continuer d’afficher de telles performances jusqu’en 2015. Sauf que selon les textes européens, il y a « déséquilibre » si un Etat affiche des excédents au-dessus de 6% pendant trois années de suite.

    Interrogé sur le sujet lundi 11 novembre, José Manuel Barroso a annoncé son intention de faire une analyse en profondeur du cas allemand. « C’est vrai que l’excédent de l’Allemagne est au-dessus de ce qui est normal », a ajouté sur LCI le président de la Commission européenne, qui a prévenu que ce ne serait pas une enquête « au sens judiciaire du terme ».

    #Économie
    #Europe
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    #International
    #Salaire-Minimum
    #Salaire-Minimum-Allemagne

  • Excédents allemands : pourquoi la zone euro marche sur la tête
    http://www.alternatives-economiques.fr/excedents-allemands---pourquoi-la-z_fr_art_633_65850.html

    La Commission européenne vient d’entamer une procédure contre l’Allemagne à cause de ses excédents extérieurs excessifs : ils frisent en effet les 200 milliards d’euros cette année. Et dépassent donc les 6 % du PIB allemand, la limite maximale fixée dans le six pack, l’ensemble de règles de bonne conduite macro-économique au sein de la zone euro adopté en 2011 pour réformer le pacte de stabilité. Alors que jusque-là on ne s’intéressait qu’aux déficits et aux dettes publics, on surveille désormais également les déficits extérieurs et l’endettement privé, et c’est une très bonne chose même si, concernant les excédents extérieurs, la limite prévue a été placée trop haut (à la demande du gouvernement allemand à l’époque).

    Ces excédents monstrueux sont en effet le signe que l’Allemagne ne fait pas ce qu’elle pourrait pour soutenir sa demande intérieure. Ni même en réalité ce qu’elle devrait dans son propre intérêt si l’idéologie n’aveuglait pas ses dirigeants (et pour une large part son opinion publique sur ce terrain) compte tenu de la pauvreté très importante qui s’est répandue suite aux réformes menées par Gerhard Schröder au début des années 2000 - près de 16 % de la population en 2012, un record – du fait notamment de l’absence de salaire minimum, compte tenu également de la dégradation des infrastructures publiques très peu entretenues depuis quinze ans par volonté de comprimer les dépenses publiques, compte tenu enfin de l’insuffisance des dépenses en matière en particulier de crèches et de structure d’accueil des enfants scolarisés ce qui entretient un grave déficit démographique… Un soutien accru de la demande intérieure allemande sur ces terrains permettrait en effet aux autres pays de la zone euro - et notamment à la France - d’exporter davantage vers l’Allemagne. A l’issue des dernières élections générales de septembre dernier, la grande coalition en cours de formation entre la CDU d’Angela Merkel et les sociaux-démocrates du SPD semble (enfin) prête à aller quelque peu dans cette direction. Mais compte tenu de la tendance très forte dans l’opinion allemande à considérer que seule l’austérité est possible et souhaitable, il n’est certainement pas inutile que la Commission européenne et les autres gouvernements européens exercent (enfin) également une pression suffisante sur le gouvernement allemand à ce sujet.

    #économie
    #excédents
    #Allemagne
    #zone-euro
    #austérité
    #crise

  • #Chine : L’ #excédent #commercial #dépasse largement les #attentes, le #gouvernement se déclare confiant au sujet de l’objectif de croissance 2013

    L’excédent commercial chinois s’est en effet affiché en hausse à 28,52 Mds USD pour le mois d’août, après 17,82 Mds USD le mois précédent, alors que le consensus des économistes avait anticipé un excédent bien moins important de 20 Mds USD.

    Perspective et analyse plus précise suite à l’article précédent sur la reprise économique chinoise.

    http://www.professeurforex.com/2013/09/chine%c2%a0-lexcedent-commercial-depasse-largement-les-attentes-le-gouvernement-se-declare-confiant-au-sujet-de-lobjectif-de-croissance-2013/#sthash.NcolCXuU.dpuf

    Revue de Presse Hebdomadaire sur la Chine du 04/11/2013

  • La Commission européenne reproche à l’Allemagne ... son excédent commercial - LExpansion.com
    http://lexpansion.lexpress.fr/economie/la-commission-europeenne-reproche-a-l-allemagne-son-excedent-com

    La Commission européenne a souligné mardi le problèmes des excédents allemands, au moment où Berlin est de plus en plus sous pression pour mener une politique plus favorable à la demande intérieure. Selon les prévisions de la Commission européenne, l’excédent des comptes courants de l’Allemagne, grand pays exportateur, devrait être de 7% du PIB cette année, avant de diminuer légèrement à 6,6% en 2014 et 6,4% en 2015. De même, la balance commerciale devrait être largement au dessus de 6% au cours de ces trois années.

    Or, dans les critères retenus par la Commission européenne pour évaluer les déséquilibres macroéconomiques, figure celui des excédents s’ils sont au-dessus de 6% pendant trois années de suite. Dans ce cas, la Commission est en droit d’ouvrir une procédure pour inciter l’Etat concerné à revenir dans les clous. Cette procédure peut porter sur des sujets aussi divers que les déséquilibres du marché immobilier ou du secteur bancaire.

    Lors d’une conférence de presse mardi, le commissaire européen chargé des affaires économiques, Olli Rehn, a souligné que l’Allemagne, première économie européenne, avait dégagé un excédent de ses comptes courants supérieur à 6% depuis 2007. « Manifestement, les recommandations faites à l’Allemagne restent pleinement valables », a-t-il dit en rappelant la nécessité pour ce pays de faire sauter « ce qui bloque la croissance de la demande intérieure ».

    L’Allemagne pourrait être sanctionnée pour ses excédents
    Interrogé sur l’ouverture d’une « enquête approfondie » contre Berlin, M. Rehn a renvoyé à la semaine prochaine, lorsque la Commission présentera sa revue des déséquilibres économiques et annoncera éventuellement le lancement de procédures si certains seuils sont dépassés. La semaine dernière, l’hebdomadaire Die Zeit avait indiqué que la Commission européenne s’apprêtait à lancer une telle procédure, qui peut à terme déboucher sur des sanctions.

    Comme avant eux le FMI et des pays européens, les Etats-Unis ont fustigé la semaine dernière « la croissance anémique de la demande intérieure » de l’Allemagne et « sa dépendance envers les exportations », sources de « déséquilibre ».

    Ces critiques sont intervenues au moment où les chrétiens-démocrates de la chancelière Angela Merkel et les sociaux-démocrates sont en train de négocier un accord de grande coalition qui pourrait se traduire notamment par la création d’un salaire minimum.....

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    #Allemagne
    #excédent-commercial
    #PIB

  • #Chine : forte réduction de l’ #excédent #commercial, #repli des #exportations

    La Chine a vu son excédent commercial se réduire de près de 45% sur un an en septembre, tombant à 15,2 milliards de dollars, en raison d’un repli inattendu des exportations, selon des chiffres des douanes publiés samedi.

    http://www.lepoint.fr/auto-addict/actualites/chine-forte-reduction-de-l-excedent-commercial-repli-des-exportations-12-10-

    Revue de Presse Hebdomadaire sur la Chine du 7/10/2013

  • Le système de santé allemand affaibli par les scandales
    http://fr.myeurop.info/2013/09/03/le-syst-me-de-sant-allemand-affaibli-par-les-scandales-12164

    Quentin Bisson

    En #Allemagne, une caisse d’#assurance_maladie sur deux accentue l’importance des maladies prises en charge pour percevoir davantage de subventions publiques. Un scandale qui met à mal l’exemplarité du sytéme de santé germanique.

    lire la (...)

    #Social #excédent #fraude #infarctus #prestations #sanction #sécurité_sociale