• #Fimmine_fimmine
      –-> Tradizionale canto di lavoro femminile salentino con numerose varianti nel numero e nel contenuto ‎delle strofe.‎
      https://www.youtube.com/watch?v=IdPkZKLw2zM&feature=emb_logo


      Per buona parte del 900 la coltivazione del tabacco fu fonte di ricchezza e sostentamento per tante ‎famiglie di contadini del Salento. ‎
      Oggi non ce n’è quasi più traccia. L’ultima fabbrica, la Manifattura Tabacchi di Lecce, ha chiuso il ‎‎1 gennaio del 2011. ‎
      Nella prima metà del secolo scorso – e anche oltre – il lavoro era in gran parte manuale e per la ‎foglia del tabacco c’era bisogno di mani esperte, veloci, abili e fini, come quelle delle donne e dei ‎bambini. Tanto più che le donne e i bambini potevano essere pagati molto di meno e sfruttati molto ‎di più degli uomini…‎

      ‎“Fimmine fimmine” è un canto di lavoro e di denuncia delle condizioni delle “tabacchine”, le ‎lavoratrici del tabacco, una categoria molto sfruttata ma per ciò stesso anche molto attiva e ‎combattiva. Fin dal 1925, all’inizio dell’era fascista, si ha già notizia di una manifestazione delle ‎tabacchine a Trepuzzi, dove un corteo di 500 operaie sfilò per il paese protestando. ‎

      A Tricase il 25 maggio del 1935 una manifestazione di lavoratori del tabacco venne repressa nel ‎sangue (cinque morti, tre donne e due uomini) dai fascisti e dalla forza pubblica. A Lecce, nel 1944, ‎con il paese ed il mondo ancora in guerra, le tabacchine di nuovo scesero in piazza contro il ‎caporalato, per rivendicare salari sufficienti per vivere, per il rinnovo e l’applicazione dei contratti ‎nazionali e per sussidio di disoccupazione: la polizia sparò e tre tabacchine rimasero uccise. Si aprì ‎allora una stagione di lotte molto lunga che culminò nello sciopero generale del 1961 che ebbe ‎come epicentro il paese di Tiggiano, in provincia di Lecce.‎

      Lascio parlare Alfredo Romano e Giovanni De Francesco, rispettivamente introduttore ed autore ‎della ricerca storica contenuta nel libro ‎‎“Le operaie tabacchine di Tiggiano e lo ‎sciopero generale del 1961”, edito nel 2005 e ristampato nel 2011.‎


      Mi sono reso subito conto dell’importanza che riveste il volume che dà ‎testimonianza non solo di uno straordinario sciopero delle tabacchine di Tiggiano nel 1961, ma ‎anche delle gravose condizioni di lavoro delle tabacchine. Tutti i paesi salentini hanno avuto a che ‎fare col tabacco e in tanti sono emigrati nel secondo dopoguerra in varie parti d’Italia, tra cui Civita ‎Castellana, per esportare, per così dire, la lavorazione. Perfino a Collemeto, una frazione di Galatina ‎che contava nel dopoguerra appena 500 abitanti, c’era una fabbrica di tabacco che durante l’inverno ‎occupava quasi tutte le donne del paese. Perciò ho il ricordo delle tabacchine che, come gregge, ‎attraversava la via principale per arrivare alla fabbrica Mongiò, alla periferia del paese, alle sette in ‎punto. E tornavano a casa dieci ore dopo. Di storie di sfruttamento e duro lavoro perciò ne ho ‎sentite tante, a cominciare da mia madre Lucia, tabacchina essa stessa… (Alfredo Romano)

      ‎ ‎‎
      Quello che è successo a Tiggiano nel 1961 non ha precedenti nella storia ‎del paese. Anzi, veste una rilevanza che oltrepassa il circondario comunale se si pensa ai 28 giorni ‎di sciopero generale, con il paese bloccato, la popolazione tutta mobilitata in difesa delle operaie ‎della fabbrica di tabacco, fino alla vittoria, senza resa alle intimidazioni nemmeno alle armi ‎dell’esercito.
      Sono nato nel dicembre del 1962, circa due anni dopo i fatti dello sciopero del 1961. Sono cresciuto ‎nel clima che ha ripercorso le condizioni delle operaie tabacchine e la vita della fabbrica, ed ho ‎respirato i ritmi degli avvenimenti della lotta grazie ai miei genitori. Mia madre, Anna Marzo, è ‎entrata in fabbrica come operaia all’età di 14 anni, nel 1946, e vi ha lavorato, sempre come operaia, ‎sino al 1975. Mio padre, Vincenzo De Francesco, è stato un attivista e promotore di iniziative di ‎lotta insieme alle operaie tabacchine, protagonista delle battaglie a partire proprio dallo sciopero del ‎‎1961.
      Il primo accesso all’informazione dei fatti è avvenuta, quindi, dai loro racconti, riferimenti, ‎discussioni, critiche sull’andamento degli eventi, ho ascoltato sin da piccolo.
      Poi c’è il contesto del paese. Tiggiano era un paese prettamente agricolo composto da poco più di ‎‎2000 abitanti. La fabbrica di tabacco occupava 200 operaie. Perciò, quanto riguardava la fabbrica, la ‎vita delle operaie, le condizioni dei lavoratori agricoli, lo sciopero del 1961, era di dominio ‎pubblico.
      Pertanto, la presente pubblicazione riguarda fatti riferiti oralmente dai protagonisti, da chi pativa lo ‎sfruttamento dei padroni, da chi subiva le ingiustizie delle istituzioni, da chi si è reso attivo per la ‎conquista delle rivendicazioni.
      Alcuni episodi sono stati integrati con dei documenti rinvenuti nell’archivio sezionale e zonale delle ‎Acli di Tiggiano e di Tricase. I documenti delle forze dell’ordine e della prefettura mi risultano ‎ancora secretati. (Giovanni De Francesco)

      Sulla “rivolta di Tricase” e la storia del lavoro del tabacco nel Salento, si veda anche il ‎fondamentale volume ‎‎“Tabacco e ‎tabacchine nella memoria storica. Una ricerca di storia orale a Tricase e nel Salento”, a cura di ‎Vincenzo Santoro e Sergio Torsello, con una introduzione di Alessandro Portelli (2002)

      –---

      Fimmine fimmine ca sciati allu tabaccu
      ne sciati ddoi e nne turnati quattru.‎

      Fimmine fimmine ca sciati allu tabaccu
      lu sule è forte e bbu lu sicca tuttu.‎

      Fimmine fimmine ca sciati allu tabaccu
      la ditta nu bbu dae li talaretti.‎

      Fimmine fimmine ca sciati a vindimmiare
      e sutta allu cippune bu la faciti fare.‎

      Fimmine fimmine ca sciati alle vulie
      ccugghitinde le fitte e le scigghiare.‎

      https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=39803&lang=it

      #chant #chant_populaire #chanson #musique #musique_populaire #chants_populaires

    • Alan Lomax - Salento, Puglia - Fimmene fimmene chi scjiati a lu tabaccu

      Fimmene fimmene chi scjiati a lu tabaccu
      e scjati dhoi e ne turnati quattro
      e scjati dhoi e ne turnati quattro

      Ci te lu disse cu chianti zagovina
      e cu chianti zagovina
      passa lu duca e te manda alla rovina
      passa lu duca e te manda alla rovina

      Ci te lu disse cu chianti lu saluccu
      passa lu duca e te lu tira tuttu
      passa lu duca e te lu tira tuttu.

      TRAD: Donne donne che andate al tabacco/ andate in due e ne tornate in quattro/Chi te l’ha detto di piantare Zagovina/ passa il duca e ti manda in rovina/Chi te l’ha detto di piantare Salucco/ passa il duca e te lo tira tutto.

      https://www.youtube.com/watch?v=A2idZQ_VHaU&feature=youtu.be

  • 八国联军 - Boxer rebellion (1976)
    https://www.schnittberichte.com/news.php?ID=13127

    Aufstand in Peking
    八国联军 (Bā Guó Lián jūn) 八國聯軍 Eight-Nation Alliance
    Boxer rebellion
    神拳三壮士 (Shén quán sān zhuàngshì) God Fighters Three Heroes, Spiritual Fists

    C’est un filme historique de deux heures et demi produit par les frères Shaw de Hong Kong. Ce qui est intéressant ici c’est la représntation des invahisseurs. Le titre chinois évoque huit nations mais sur l’écran on ne montre que les Allemands et les Japonais. Le chef militaire des troupes étrangères est le très chevaleresque Conte de Waldersee qui accepte un accord avec la jeune héroïne chinoise et fait cesser les pillages et exactions, parce qu’il la connaît comme fille de diplomates chinois à Berlin. Ses troupes allemandes se comportent d’abord mal avec les chinois, pourtant le film se termine avec une scène où un groupe de soldats allemands rend hommage a une jeune fille tuée par des soldats japonais et à son ami qui vient d’essayer en vain de la protéger. Les Japonais par contre sont représentés comme des brutes sanglantes qui violent et massacrent sans différence hommes, femmes et enfants.

    Le Maréchal von Waldersee historique est un personnage réactionnaire qui oeuvrait pour une guerre préventive contre la Russie et pour des mesures draconiennes contre les socia-démocrates. Ses positions politiques le conduisaient dans une impasse d’où l’amitié de sa femme avec l’impératrice ne pouvait le sortir.

    Il est connu pour son expression Navigare necesse est, vivere non necesse est qui ressemble à la conclusion de Goebbels dans ses notes sur le film Morgenrot

    „Zu leben verstehen wir Deutschen vielleicht nicht; aber sterben, das können wir fabelhaft.“

    https://de.wikipedia.org/wiki/Alfred_von_Waldersee

    1900/01 erhielt er den Oberbefehl über die europäischen Interventionstruppen zur Niederschlagung des Boxeraufstandes im Kaiserreich China. Im deutschen Volksmund wurde er auch – teils spöttisch, teils bewundernd – „Weltmarschall“ genannt. Da bei seinem Eintreffen im September 1900 Peking bereits erobert war, übernahm Waldersee dort die Rolle des Besatzungsoffiziers, der einerseits Plünderungen stoppte und andererseits zwischen den acht Besatzungsmächten vermittelte. Obwohl ihn alle Besatzungsmächte achteten, unterstellten sich die amerikanischen und französischen Truppen nie seinem Befehl. Auch der deutsche Gesandte in Peking Alfons Mumm von Schwarzenstein hatte in den erforderlichen Abstimmungen mit Waldersee diplomatischen Einsatz aufzubringen. Gegen „Widerstandsnester“ der „Boxer“ unternahm er teils blutige Strafexpeditionen und setzte somit die von Kaiser Wilhelm II. in seiner „Hunnenrede“ geforderten Vergeltungsmaßnahmen in die Tat um.

    Der Aufstand von Peking erscheint uncut (Schnittberichte.com)

    Die Shaw Brothers-Produktion Der Aufstand der Shaolin aka Der Aufstand von Peking (Original: Ba Guo Lian Jun, 1976) war in Deutschland nur um ca. 50 Minuten gekürzt auf VHS erhältlich. Von 1983 bis 2007 war diese sogar indiziert. Eine legale DVD-Veröffentlichung gab es bisher noch nicht.

    Aufstand in Peking (1976) - Full Cast & Crew - IMDb
    http://www.imdb.com/title/tt0075031/fullcredits?ref_=tt_ov_st_sm

    Directed by: Cheh Chang
    Writing Credits:
    Kuang Ni ... (screenplay) &
    Cheh Chang ... (screenplay)

    Cast (in credits order)
    Li Hua Li ... Dowager Empress
    Sheng Fu ... Tseng Hsien-Han / Tsang Hin Hon
    Ka-Yan Leung ... Chen Chang (as Liang Chia-jen)
    Kuan-Chun Chi ... Shui Feng-Yun / Shuai Fang Yun
    Yen Tsan Tang ... Chang Chen-Chiang / Chang Chun Jiang
    Lung Wei Wang ... Li Chung-Ching / Li Jung Ching
    Jenny Tseng ... Hsiao Cho / Xiao Jiu
    Chin Hu ... Master Cai / Sai Chin-hua
    Richard Harrison ... General Waldersee / Von Waldersee, the German Commander

    Richard Harrison
    http://www.imdb.com/name/nm0365835/bio?ref_=nm_ov_bio_sm

    Musclebound actor Richard Harrison was one of a slew of handsome young American pectoral hunks of the late 50s whose career in Hollywood amounted to little more than brawny bits until being lured to Italy and churning out the sword-and-sandal pictures that became an early 60s craze. Harrison would end up making over 100 films due to this lucky trek abroad.
    ...
    Frustrated at not being able to secure meatier roles in Hollywood, Richard jumped at the chance when offered the lead role in Il gladiatore invincibile (1961).
    ...
    Once Italy closed down film production after the Herculean craze had died down, he, like others, found himself unemployed. He did manage to scrape up work in Hong Kong, but a large portion of them were bottom-of-the-barrel Ninja movies.

    八国联军 (电影) - 维基百科,自由的百科全书
    https://zh.wikipedia.org/zh-hans/%E5%85%AB%E5%9C%8B%E8%81%AF%E8%BB%8D_(%E9%9B%BB%E5%BD%B1)

    《八国联军》(英文:Boxer Rebellion),或名《神拳三壮士》(Spiritual Fists),为1976年香港邵氏公司发行,张彻执导,以清末庚子拳乱为背景的一部武打电影。

    #fim #Chine #histoire

  • Der lachende Mann - Bekenntnisse eines Mörders (sous-titres en anglais)
    https://www.youtube.com/watch?v=NB9gyyVrbxk

    Kongo-Müller était le Bob Denard teuton.
    https://fr.wikipedia.org/wiki/Siegfried_M%C3%BCller

    Siegfried Müller, né le 26 octobre 1920 à Crossen an der Oder (aujourd’hui Krosno Odrzańskie, en Pologne), mort d’un cancer le 17 avril 1983 à Boksburg (Afrique du Sud)1, également connu sous le nom de Kongo Müller était un officier allemand, qui a combattu dans la Wehrmacht pendant la Seconde Guerre mondiale, puis comme mercenaire aux côtés du major Mike Hoare pendant la crise congolaise.

    D’après des enquêtes plus récentes Siegfried (!) Müller était un nul qui n’a jamais eu d’impact significatif dans les affaires africaines. Dans l’interview avec Gerhard Scheumann et Walter Heynowski il se présente en héro. Le film était interdit en Allemagne de l’Ouestpar la censure anti-communiste.

    cf. Verbringungsgesetz
    https://de.wikipedia.org/wiki/Verbringungsgesetz

    Als der Pazifist Helmut Soeder aus Freiburg den Film Der lachende Mann am 11. September 1966 ein zweites Mal Freunden in Emmendingen zeigen wollte, war die Kriminalpolizei anwesend und machte Soeder darauf aufmerksam, dass er nach dem Verbringungsgesetz verpflichtet sei, Filme aus sozialistischen Ländern dem Frankfurter Bundesamt für gewerbliche Wirtschaft respektive dem Interministeriellen Ausschuss für Ost-West-Filmfragen zur Überprüfung vorzulegen. Dieser klagte vor dem Bundesverfassungsgericht gegen das Gesetz wegen Verstoßes gegen das Zensurverbot. Das Gericht wies die Klage aber ab.

    #Allemagne #Afrique #histoire #fim #documentaire #DDR #censure

  • The Cars of Breaking Bad – And what they symbolise | India.com
    http://www.india.com/auto/car-features/the-cars-of-breaking-bad-and-what-they-symbolise-15229


    Walter White – Pontiac Aztek

    The Aztek – one of the most boring cars ever made was one of the first vehicles established right in the pilot episode of Breaking Bad – much before the birth of ’Heisenberg’. It was chosen to depict the ’baby boomer’, lame and pathetic side of Walter White. The Pontiac Aztek stood up as a beacon of failed dreams.

    Pontiac Aztek
    https://en.wikipedia.org/wiki/Pontiac_Aztek

    The Pontiac Aztek is a mid-size crossover that was marketed by General Motors from model years 2001 to 2005, along with its corporate cousin, the Buick Rendezvous.

    As a 4-door crossover with a front engine and four-wheel drive, the Aztek featured a four-speed automatic transmission with a V-6 engine. Marketed by Pontiac as a “sport recreational vehicle,” the Aztek used a shortened platform shared with GM’s minivans (e.g., the Pontiac Montana) featuring 94 cubic feet of cargo room capable of carrying a 4’ x 8’ sheet of plywood with its rear seats removed. The design employed conventional rear swing-open kammback rather than sliding doors and a bi-parting rear tailgate, the lower section formed with seat indentations and cupholders. Other features included a rear center console that doubled as a removable cooler, rear stereo controls in the cargo area, a sliding cargo floor with grocery compartments and an available camping package with an attachable tent and inflatable mattress.

    While a commercial failure that is commonly cited as one of the worst automobiles ever produced, the Aztek has seen a resurgence in popularity and public interest in the late 2000s and early 2010s thanks to its association with Breaking Bad as the car driven by main protagonist Walter White. When filming ended in 2013, one of the Azteks used in filming, which was wrecked and undrivable, was put up for auction and sold for US$7,800.

    #série #télévision #fim #voitures

  • In ricordo di #Biljana_Garvanlieva, regista macedone che ha dato voce alle donne emarginate

    Gli utenti macedoni dei social media appassionati della cultura alternativa hanno reagito con stupore alla notizia della morte della regista Biljana Garvanlieva, 43 anni, avvenuta a Berlino a causa di una malattia.

    La Garvanlieva, che risiedeva in Germania, è conosciuta soprattutto come regista di documentari pluripremiati focalizzati sulle vite delle donne svantaggiate in Macedonia. È stata anche la sceneggiatrice del lungometraggio “#The_Golden_Five”, la cui prima si terrà tra una settimana, in chiusura del Manaki Film Festival [en, come tutti i link a seguire salvo diversa indicazione] a Bitola.


    https://it.globalvoices.org/2016/09/in-ricordo-di-biljana-garvanlieva-regista-macedone-che-ha-dato-voce
    #films #Macédoine #cinéma #femmes

  • Les allégories politiques de Jan Švankmajer
    http://www.centrevox.ca/exposition/jan-svankmajer-3

    « Jan Švankmajer est un cinéaste d’animation expérimentale qui a entrepris sa carrière dans une structure socialiste rigide et dont l’œuvre est profondément marquée par les changements politiques radicaux qui ont eu cours en Tchécoslovaquie après la Deuxième Guerre mondiale

    Dans son univers filmique, les choses s’animent de manière à produire des environnements étranges et impossibles qui, sur le plan théorique du surréalisme tchèque, visent à restituer la dimension subconsciente de la subjectivité souvent réprimée dans les contextes totalitaires. Byt / The Flat (1968) est exemplaire de cette approche : un homme est jeté à l’intérieur d’un appartement qui se transforme en un environnement hostile. L’homme est ainsi peu à peu réduit à l’impuissance par des objets qui s’animent et mettent en échec toute tentative de retrouver le monde extérieur, lequel demeure par ailleurs inconnu tout comme la raison de sa présence dans ce lieu. Le monde concret de la substance et de la raison perd toute forme d’évidence.

    Ses films sont intrinsèquement liés au thème de la liberté et à tous les aspects de l’indignation ou de la rébellion qui y sont subordonnés. À une époque d’agitation sociale et politique, où les grandes structures de pouvoir sont une fois de plus contestées et où la génération émergente tente d’imaginer de nouveaux scénarios sociaux, les allégories politiques de Jan Švankmajer demeurent, encore aujourd’hui, d’une grande actualité. »

    http://vimeo.com/81875587

    https://www.youtube.com/watch?v=ZpYPr_ppf7w&list=RDZpYPr_ppf7w#t=0

    http://www.festival-larochelle.org/taxonomy/term/185

    GUY DEBORD ET LE SURRÉALISME http://www.oeuvresouvertes.net/autres_espaces/breton_debord.htm

    #fim #animations #allegorie #politique #enfermement #pouvoir #surrealisme

  • ARC Ratings : l’agence de notation alternative se lance aujourd’hui
    http://www.huffingtonpost.fr/2013/11/20/arc-ratings-agence-notation-sp-mooody-fitch_n_4307720.html

    FINANCE - Fini la toute-puissance des trois agences mondiales qui font trembler les gouvernements (Standard & Poor’s, Fitch et Moody’s) ? Pour peser dans le jeu mondial, cinq agences de notation financière ont en effet uni leurs forces et lancent ce mercredi 20 novembre à Londres une agence de notation d’envergure. Baptisée ARC Ratings, elle est destinée à concurrencer les trois gros acteurs qui dominent actuellement le marché : Standard & Poor’s, Moody’s et Fitch. Un détail qui fait la différence, ARC est portée par des pays émergents.

    ARC s’organisera comme une coentreprise, regroupant la portugaise Companhia Portuguesa de Rating (CPR), l’indienne Credit Analysis and Research (CARE), la sud-africaine Global Credit Rating (GCR), la malaisienne Malaysian Rating Corporation (MARC) et la brésilienne SR Rating. « Le monde a changé radicalement depuis l’effondrement du marché des subprimes aux États-Unis en 2008, qui a entraîné la crise du crédit », a déclaré José Poças Esteves, le directeur général de ARC.

    #Économie
    #ARC-Ratings
    #Crise
    #dette
    #Fitch-Ratings
    #Moody's
    #Roland-Berger
    #Standard_&_Poor's
    #Triple-A
    #Agence-de-notation
    #Subprimes
    #Fimalac
    #Fitch
    #Michel-Barnier