• Centri d’Italia : il sistema a un bivio

    1. Dall’errore di sistema al fallimento. I contratti dell’accoglienza

    Dopo un anno dall’entrata in carica del governo Conte II e a 2 anni dall’emanazione del decreto sicurezza, le forze di maggioranza si sono finalmente decise a rimettere mano alle regole dell’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Il nuovo provvedimento è stato approvato anche in questo caso per decreto. Il parlamento avrà quindi due mesi di tempo per convertirlo in legge, apportando se necessario alcune correzioni.

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    Centri d’Italia: il sistema a un bivio

    Nel frattempo la crisi dovuta al coronavirus ha fatto emergere carenze e problemi già esistenti, mettendone in luce tutte le criticità.

    Il decreto sicurezza ed il relativo capitolato di gara per l’assegnazione dei posti in accoglienza già avevano manifestato i loro limiti. Sia per quanto riguarda la difficoltà delle prefetture di assegnare i posti in accoglienza, sia per l’incentivo economico a favorire la prevalenza dei centri più grandi a scapito di quelli piccoli e distribuiti sul territorio.

    I problemi, rilevati nel corso del 2019, erano venuti alla luce solo ad un’analisi approfondita con una metodologia complessa e laboriosa, data la penuria di dati. Il sistema non era sottoposto a stress, dato il ridotto numero degli arrivi, in forza degli accordi con la Libia (con il costo anche umano associato). A febbraio 2017, infatti, l’allora ministro Minniti concluse con la Libia il memorandum of understanding (rinnovato nel febbraio 2020) in tema di “contrasto all’immigrazione irregolare” e di lì a poco varò le prime misure avverse alle azioni di salvataggio in mare e alle Ong.

    Sin dal 2018, con il nostro lavoro Centri d’Italia, abbiamo cercato di “recuperare” l’argomento della trasparenza e dell’accountability e di sottrarlo ai detrattori dell’accoglienza. Abbiamo ottenuto un’importante vittoria al Tar che ha imposto al ministero dell’interno il rilascio di dati che permettano analisi indipendenti sullo stato del sistema di accoglienza. Nonostante i passi avanti, anche nel prosieguo delle analisi abbiamo riscontrato scarsa condivisione delle informazioni e abbiamo dovuto procedere mediante Foia. Nel presente numero ci siamo basati sull’analisi dei soli bandi presenti nel database Anac (con dati aggiornati a luglio 2020) e sui siti delle singole prefetture.

    Nella fase attuale, in concomitanza con la crisi sanitaria e sociale a causa della pandemia in atto, le criticità strutturali del sistema di accoglienza diventano lampanti e determinano anche un’ulteriore contrazione dei diritti, nonché una scarsa tutela della salute dei singoli e di quella pubblica.
    Il sistema ordinario che non c’è e le occasioni perse per strutturarlo

    Tra il 2016 e il 2017 l’Italia si è ritrovata a gestire un numero di arrivi considerevole, nonostante non si potesse neanche allora parlare di emergenza.

    A partire dalla seconda metà del 2017 tuttavia il numero di arrivi si è drasticamente ridotto e con questo le presenze nel nostro sistema di accoglienza. Tra il 2017 e il 2018 infatti queste sono diminuite di oltre il 27,6% e poi ulteriormente del 31,3% nel 2019.

    Le presenze nei centri di accoglienza tra il 2014 e il 2020
    Da anni è ormai in costante calo il numero di richiedenti asilo e rifugiati presenti nei centri di accoglienza.


    Questi anni sarebbero potuti essere utilizzati per ripensare in termini ordinari l’accoglienza. Misure di cui si discute da tempo, come ad esempio l’individuazione di meccanismi premiali per far crescere il sistema a titolarità pubblica gestito dai comuni (Sprar/Siproimi) o l’eliminazione del criterio della volontarietà per l’adesione allo stesso.

    Un’occasione persa prima dal governo Conte I, con l’approvazione del decreto sicurezza, e poi dal governo Conte II, che ha lasciato trascorrere un anno prima di decidersi a rivedere la disciplina dell’accoglienza.

    La strutturazione di un sistema ordinario di accoglienza non era tra gli obiettivi del decreto sicurezza, che infatti è andato nella direzione opposta. L’eliminazione della protezione umanitaria ha fatto sì che i richiedenti asilo, che con la normativa precedente avrebbero avuto accesso a una forma di protezione (e quindi a un permesso di soggiorno, condizione imprescindibile di qualsivoglia percorso di integrazione), siano andati ad ampliare il bacino di persone in condizione di soggiorno irregolare.

    D’altra parte il sistema ordinario, lo Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), è stato trasformato in Siproimi (sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati) escludendo da questa forma di accoglienza i richiedenti asilo e i titolari di protezione umanitaria. Riducendo così ulteriormente il numero delle persone ospitate (dal 2018 diminuiscono progressivamente infatti i posti finanziati e i posti occupati).

    In questo modo i Cas (Centri di accoglienza straordinaria gestiti dalle prefetture), da strutture emergenziali, sono stati trasformati ufficialmente in contenitori in cui i richiedenti asilo attendono l’esito della propria domanda di protezione internazionale. Un periodo di tempo vuoto, che può durare anche un anno o addirittura di più, in cui gli stessi migranti sono esclusi dai percorsi di inclusione sociale e lavorativa.

    Nel corso di questi mesi, sono intervenute alcune modifiche alla normativa prevista dal decreto sicurezza, ma sempre con carattere provvisorio. Attraverso il decreto Cura Italia (art.86 bis) e il decreto Rilancio (art.16), ad esempio, si è reintrodotta la possibilità di ospitare richiedenti asilo all’interno dello Sprar/Siproimi. Ma solo per un tempo limitato legato al permanere dello stato di emergenza (ad oggi peraltro esteso fino al 31 gennaio 2021).

    Inoltre, nonostante le strutture del Siproimi siano predisposte per fornire diversi servizi di integrazione, questi non possono essere utilizzati dai richiedenti asilo. I quali possono, stando a queste norme, usufruire dei soli servizi previsti per la prima accoglienza.
    Il capitolato del dicembre 2018: un’accoglienza che esclude

    La normativa introdotta nel dicembre 2018 si propone sostanzialmente di fornire vitto e alloggio agli ospiti e non di concorrere all’accompagnamento all’autonomia.

    In ogni caso, anche senza considerare aspetti legati ai diritti delle persone accolte e alla qualità del servizio fornito, e dunque la logica volta al controllo sociale più che all’inclusione, il decreto e il capitolato hanno prodotto problemi oggettivi e indiscutibili dal punto di vista pratico e amministrativo. Sia per i soggetti gestori che per le stazioni appaltanti.

    Dal punto di vista amministrativo il capitolato ha previsto diversi tipi di contratto, a seconda che i servizi siano resi in un Cas di grandi dimensioni (da 50 a 300 posti), di medie dimensioni (fino a 50 posti) o in unità abitative.

    Stando alle dichiarazioni ufficiali, più che quelle politiche, l’intenzione era quella di favorire l’accoglienza diffusa o comunque quella più adatta a ciascun territorio, delineando nello specifico i servizi da effettuare in ciascun tipo di centro.

    Muovendo poi dall’analisi dell’accoglienza [...] non più caratterizzata dai soli grandi centri collettivi [... ma anche n.d.r] da singole unità abitative [...] si intende rideterminare i servizi assistenziali e le connesse modalità prestazionali calibrandoli alle diverse tipologie di ospitalità a beneficio di più trasparenti ed appropriate attività gestionali.
    – Direttiva del ministero dell’interno - 23/07/2018

    Tuttavia il capitolato del dicembre 2018 prevede tagli di servizi e costi per tutti i tipi di centro con l’effetto di penalizzare l’accoglienza diffusa, a favore dei grandi centri, dove è possibile effettuare economie di scala. Già lo scorso anno infatti era stato possibile rilevare due importanti effetti del nuovo capitolato.

    Da un lato molti gestori hanno deciso di non rispondere al bando per il sistema di accoglienza prefettizio in virtù di una scelta etica. Per molte realtà del privato sociale infatti, limitarsi a fornire servizi di vitto ed alloggio non giustifica la partecipazione al bando. Dall’altro a essere favoriti sono stati proprio i grandi centri. Di conseguenza, soggetti disposti a gestire strutture ridotte a dormitori, enti con dichiarato scopo di lucro o che non hanno competenze ed esperienze su tutela, promozione dei diritti delle persone e accompagnamento all’autonomia, hanno visto crescere la loro importanza all’interno del sistema a discapito degli attori storicamente impegnati nel settore.

    Un’Italia divisa in due: le intenzioni delle prefetture nell’applicazione del capitolato

    A distanza di 2 anni dall’entrata in vigore del decreto Salvini possiamo vedere in che modo le prefetture italiane hanno inteso utilizzare i tre tipi di appalto previsti dal capitolato.

    Non si tratta in questo caso dei posti effettivamente presenti nel sistema di accoglienza ma degli importi messi a bando in prima battuta dalle prefetture per i diversi tipi di centro. Non è quindi detto che tutti i posti siano stati aggiudicati. Come vedremo infatti alcuni di questi bandi, in particolare quelli per l’accoglienza diffusa, sono andati deserti o annullati e altri sono stati aggiudicati per un numero insufficiente di posti.
    Gli importi messi a bando dalle prefetture per i diversi tipi di Cas dopo il decreto sicurezza
    Nelle diverse aree geografiche gli importi destinati all’accoglienza sono stati distribuiti in modo diverso tra i vari tipi di centri di accoglienza straordinaria.

    Dall’analisi degli importi si rileva che le prefetture del centro nord hanno tentato di mantenere l’assetto diffuso dell’accoglienza dapprima prevalente, destinando inizialmente ad unità abitative la metà dei posti messi a bando. Una tendenza particolarmente rilevante nelle prefetture del nord-est.

    59,2% la quota di importi messi a bando dalle prefetture del nord est per centri composti da singole unità abitative.

    A giudicare dai dati quindi sembra che in questi territori le prefetture abbiano cercato di proseguire un percorso che negli anni aveva individuato l’accoglienza diffusa come modello virtuoso, sia per gli ospiti dei centri, che nel rapporto con la comunità del territorio.

    Nel mezzogiorno, al contrario, il modello dell’accoglienza diffusa resta residuale, a vantaggio dei centri collettivi e con ampio ricorso ai centri di grandi dimensioni. Anche prima del decreto sicurezza nelle regioni meridionali i centri di piccole dimensioni erano meno diffusi rispetto ad altre zone del paese. Una tendenza che quindi risulta confermata e un assetto dell’accoglienza in continuità con quanto da sempre viene descritto come terreno fertile per speculazioni e la crescita di un circuito basato su mega centri e mega gestori.
    Repetita iuvant? La ripetizione dei bandi a livello nazionale

    La normativa vigente prevede che le prefetture mettano a bando accordi quadro per la gestione delle tre diverse tipologie di centro. L’accordo quadro è un documento di tipo programmatico, il cui scopo è quello di definire il numero di posti in accoglienza che potrebbero essere necessari sul territorio nel successivo biennio (o nel successivo anno), e di stabilire una graduatoria di operatori a cui questi posti potranno essere assegnati nel momento in cui se ne presenti la necessità.

    Tuttavia non sempre gli accordi quadro vanno a buon fine. I bandi potrebbero andare deserti, o essere partecipati da un numero insufficiente di operatori per coprire i posti necessari.

    Di fronte alla difficoltà delle prefetture di assegnare tutti i contratti necessari a rispondere al fabbisogno, una delle possibili risposte è quella di riproporre il bando, con l’obiettivo di trovare altri operatori disposti a partecipare. Al di là di quale sarà l’esito delle gare successive la conseguenza immediata è quella di ritardare la stipula dei contratti come previsti dalle nuove regole. Di solito con la necessità di dover prorogare contratti in essere o di crearne di nuovi temporanei tramite affidamento diretto.

    Analizzando i dati della Banca dati dei contratti pubblici (Bdncp) di Anac è possibile rilevare quali prefetture abbiano proposto più di una volta lo stesso tipo di bando e individuare in questo modo le difficoltà degli uffici territoriali del governo ad assegnare i posti in accoglienza.

    Lo scorso anno questa analisi aveva fatto emergere criticità su 11 prefetture. Ad oggi il dato è salito a 34, ovvero circa un terzo delle prefetture italiane. Si tenga presente peraltro che non sempre la ripetizione del bando è la soluzione scelta dalla prefettura.

    34 il numero di prefetture che hanno ripetuto i bandi per l’accoglienza dopo il decreto sicurezza.

    In alternativa questa potrebbe decidere di prendere tempo prorogando i contratti in essere, oppure mettere a bando contratti per una diversa tipologia di centro sperando di ricevere una risposta diversa. È molto probabile quindi, che le prefetture dove si sono riscontrate difficoltà, siano di più di quelle rilevate con l’analisi dei contratti pubblici.

    Le regioni in cui il problema si presenta con maggiore frequenza sono l’Emilia-Romagna (27 ripetizioni), la Toscana (25) e la Lombardia (23). Ma più in generale è tutto il centro nord ad essere interessato dal fenomeno, che invece emerge in rari casi nel mezzogiorno.

    Le tipologie di centro che maggiormente presentano difficoltà nell’assegnazione sono quelle in unità abitative. Su queste infatti si concentrano il 47,2% di tutte le ripetizioni registrate a livello nazionale, mentre solo il 13,9% riguarda centri collettivi.

    47,2% delle gare ripetute riguarda centri composti da unità abitative.

    Le ragioni di queste difficoltà di assegnazione vanno imputate ancora una volta al capitolato che rende economicamente insostenibile l’accoglienza diffusa. Inoltre, come già anticipato, parte del terzo settore si è rifiutato di partecipare alle gare proprio a causa del taglio dei servizi previsto dalle nuove regole. In particolare alcuni gestori con una chiara missione sociale hanno ritenuto che non fosse loro compito prendere parte a un sistema che vede l’accoglienza come un mero servizio di vitto e alloggio.

    Chiaramente per tutti si è trattato di una scelta difficile. Sia perché uscire dal sistema significa fare posto a gestori con una visione diversa, magari di tipo più commerciale, sia perché non partecipare alle gare significa anche perdere posti di lavoro. Un elemento tutt’altro che marginale in particolare nelle zone del paese in cui la questione occupazionale si fa sentire in maniera più stringente.
    Il ministero riconosce il problema, ma tutela solo il mercato

    A febbraio 2020, è stato lo stesso ministero dell’interno a riconoscere il problema dei bandi ripetuti, confermando le tendenze che avevamo denunciato. In quel periodo infatti, tramite una circolare, sono state indicate alle prefetture alcune possibili soluzioni. Queste sono state innanzitutto invitate a ricorrere alle procedure negoziate.

    È necessario evidenziare che di recente si era assistito a un fenomeno positivo, ovvero la sistematizzazione dell’utilizzo delle procedure aperte. La circolare di febbraio tuttavia deroga tale procedura in caso di difficoltà rimandando ad assegnazioni più rapide, venendo meno alle intenzioni iniziali di una maggiore trasparenza.

    Già in precedenza alcune prefetture avevano fatto ricorso alle procedure negoziate. Tuttavia la percentuale di lotti messi a bando in questo modo è passata dal 16% (46 procedure su 289) al 27% dopo la circolare del ministero (13 procedure su 48).

    Quanto al contenuto del bando vengono date tre indicazioni. La prima è quella di riproporre il bando cambiando la tipologia di centro. Dunque se le gare per l’accoglienza in unità abitative sono andate deserte mentre quelle per grandi centri sono state assegnate, si proporranno nuove gare per questa seconda tipologia di centro abbandonando ogni tentativo di accoglienza diffusa, magari ribaltando la precedente programmazione dell’accoglienza sul territorio.

    La seconda è quella di modificare i requisiti di accesso alla gara. In questo modo si permette di partecipare a soggetti che in un primo momento non erano considerati idonei. L’effetto prevedibile è un’ulteriore riduzione delle garanzie di qualità e l’affidabilità dei gestori coinvolti nel sistema di accoglienza. Dunque da un lato i piccoli gestori a vocazione sociale escono dal sistema, a causa dell’impossibilità di realizzare forme di micro accoglienza diffusa che siano sostenibili economicamente e per il rifiuto di assecondare un modello che non fornisce ai richiedenti asilo strumenti di integrazione. Dall’altro il ministero facilita l’ingresso di operatori a vocazione commerciale o comunque privi dell’esperienza necessaria, rispondendo in qualche modo alle necessità del mercato ma senza considerare che parliamo di diritti.

    La terza indicazione infine riguarda la possibilità di modificare gli importi previsti nell’allegato B del capitolato. Si tratta in sostanza dei prezzi medi di riferimento per l’acquisto o l’affitto di beni. Il tema riguarda in particolare il diverso costo degli affitti di immobili nelle diverse zone del paese.

    La questione dei prezzi per gli affitti uniformi su tutto il territorio nazionale era effettivamente problematica per i gestori delle aree in cui gli immobili hanno un costo più elevato. Tuttavia queste modifiche vengono permesse senza fornire uno schema di riferimento sui costi medi nelle diverse zone. Alle prefetture invece viene richiesto prima di prendere una decisione su questo punto, considerando generici studi di settore, e poi di controllare che gli importi concordati siano quelli effettivamente sostenuti dall’operatore.

    La richiesta di una verifica dei costi sembra evidenziare che lo stesso ministero si renda conto dei possibili problemi di cattiva gestione che potrebbero derivare da questa modifica. La soluzione individuata però aggrava ulteriormente il lavoro delle prefetture sia in fase previsionale che di controllo.

    Complessivamente possiamo dire che le indicazioni fornite tentano di risolvere il problema della mancata assegnazione dei posti in accoglienza prodotto dal capitolato, senza però affrontare le questioni di fondo. La conseguenza, con tutta probabilità, è di abbassare ulteriormente la qualità del servizio, senza tenere conto delle ripercussioni sulla vita degli ospiti dei centri, sulla capacità del sistema di fornire strumenti per l’autonomia, ma anche sulle piccole realtà del terzo settore che in questi anni hanno sviluppato competenze e professionalità nella tutela e promozione dei diritti. Competenze non più utili in un sistema che non mette al centro le persone, ma il mero controllo.

    Nonostante il tentativo di revisione in corso d’opera, la circolare del ministero non sembra essere stata sufficiente per risolvere il problema delle mancate assegnazioni, anche al netto di valutazioni di merito. Se si analizzano i dati Anac sull’esito delle gare infatti non si assiste a un miglioramento dopo la pubblicazione della circolare, anzi.

    La quota di gare con esito negativo in effetti risulta leggermente maggiore rispetto al periodo precedente, passando dal 12,1 al 12,2% (6 su 49). Un dato che potrebbe facilmente aumentare nei prossimi mesi. Infatti i contratti messi a bando dopo la circolare sono più recenti e per molti di questi l’esito è ancora incerto o comunque il risultato non è stato ancora aggiornato nel database Anac.
    I grandi centri: terreno fertile per il contagio

    Come abbiamo visto nelle regioni meridionali il ricorso da parte delle prefetture a strutture collettive di medie e grandi dimensioni è stato più frequente rispetto al centro nord.

    Quello del ricorso ai grandi centri è un fenomeno problematico da molti punti di vista. In un momento di emergenza sanitaria però le criticità delle grandi strutture emergono con ancora più evidenza.

    La propaganda sui migranti che portano il virus nel nostro paese risulta del tutto infondata visto che questi vengono tutti sottoposti a controlli, al contrario di quello che è avvenuto nel corso dell’estate per i turisti stranieri. Nel corso della crisi sanitaria che stiamo vivendo invece è proprio la struttura del sistema di accoglienza, basato sui grandi centri, a creare l’emergenza. Ammassare centinaia di persone in uno stesso stabile, espone a rischi maggiori prima di tutto gli ospiti, ma anche gli operatori e da ultimo la comunità accogliente.

    Nei centri con tali soluzioni condivise, il maggior rischio di esposizione e di contagio della popolazione ospitata è relativo principalmente ai nuovi arrivi, ma è anche relativo ai contatti tra gli ospiti e con il personale dei servizi.
    – Indicazioni operative ad interim per la gestione di strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità socio-sanitaria nel quadro dell’epidemia di Covid-19

    Rischi che si sarebbero potuti limitare accogliendo i richiedenti asilo in strutture abitative con un numero limitato di posti distribuite in maniera uniforme sul territorio nazionale. Ciononostante anche in questo caso, pensando a quanto accaduto nel sistema a titolarità pubblica, si sarebbe dovuto agire tempestivamente con un piano strutturato e coordinato di intervento, che purtroppo è mancato.

    È mancata, in questi mesi, un’attenzione specifica delle istituzioni sulle strutture di accoglienza e la maggior parte degli enti gestori si è sentita isolata e disinformata. Tutti si sono attivati con buonsenso, e hanno fatto del loro meglio, mettendo in campo soluzioni buone, ma avrebbero gradito una regia da parte delle istituzioni. La risposta non può essere quella delle soluzioni fai da te.
    – Salvatore Geraci su Redattore sociale

    Un tema che ovviamente vale anche per i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) dove in questi mesi si è proseguito con nuovi ingressi, con tutti i rischi connessi, nonostante l’impossibilità di effettuare i rimpatri nel corso della pandemia, le indicazioni della commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa e gli appelli della società civile.

    Eppure il tema delle grandi concentrazioni nel contesto dell’emergenza sanitaria non è stato affrontato dalle frequenti cronache estive. Altrimenti si sarebbe dovuto ammettere un’errata impostazione di partenza e le relative responsabilità istituzionali, a cui difficilmente si poteva porre rimedio nel corso dell’emergenza sanitaria. La maggior parte dei media hanno puntato gli occhi in particolare sui territori di confine.

    In regioni del nord est, come il Friuli Venezia Giulia, o in regioni del mezzogiorno, come la Sicilia, l’accoglienza è stata organizzata in modo molto diverso ed ha affrontato criticità differenti.

    In entrambi i casi tuttavia si tratta di regioni di confine, dove si è fatto ampio ricorso ai centri governativi per ammassare migranti in ingresso senza che la macchina amministrativa dello stato riuscisse a ridistribuirli sul territorio nazionale in tempi ragionevoli. Una situazione che ha prodotto tensioni sociali a livello locale, centri stracolmi e prassi lesive dei diritti delle persone ospitate, in un momento in cui il sistema di accoglienza si trova, a livello nazionale, tutt’altro che sotto pressione, con un’ampia disponibilità di posti liberi.

    https://www.openpolis.it/esercizi/dallerrore-di-sistema-al-fallimento-i-contratti-dellaccoglienza
    #accueil #Italie #hébergement #logement #asile #migrations #réfugiés #statistiques #chiffres #appalti #CAS #SPRAR #Siproimi #decreto_cura_italia #cura_italia #decreto_rilancio #budget

  • #Allison_Hanes : Des pères tuent femmes et enfants
    https://tradfem.wordpress.com/2020/11/04/des-peres-tuent-femmes-et-enfants

    Le 1er septembre 2019, des militantes se sont rassemblées sur la place du Trocadéro devant l’emblématique Tour Eiffel de Paris, certaines portant des pancartes avec des numéros se terminant par 100, pour marquer le 100e féminicide commis au pays en 2019.

    Au total, 121 femmes ont été tuées par leur partenaire ou ancien partenaire en France en 2018, ce qui équivaut à un décès tous les trois jours, selon les chiffres du gouvernement publiés en juillet 2019.

    La semaine dernière, au Québec, c’est arrivé à Jaël Cantin. Cette mère de six enfants, âgée de 33 ans, a été retrouvée gravement blessée à son domicile de Mascouche et est décédée plus tard à l’hôpital.

    Le jour de Noël, c’était Astrid Declerck. Cette mère de deux adolescents, âgée de 48 ans, a été retrouvée blessée par balle dans son appartement de la rue Sherbrooke Ouest, au centre-ville de Montréal. Elle a également succombé à ses blessures.

    Le 4 décembre, c’était Dahia Khellaf. Le corps de cette femme de 43 ans a été découvert dans sa maison de ville de Pointe-aux-Trembles avec ceux de ses deux enfants, Adam, 4 ans, et Askil, 2 ans.

    Il ne s’agit là que d’une poignée de crimes similaires commis à Montréal ou dans ses environs. Et ce que ces récentes tragédies ont en commun, c’est que les femmes semblent être victimes d’homicides conjugaux. Dans ces deux derniers cas, les partenaires des femmes se sont également suicidés, ce qui met fin à toute spéculation sur ce qui s’est passé. Mais dans le cas de Cantin, on possède plus d’éléments pour comprendre ce qui est arrivé.

    Traduction : #Tradfem
    Version originale : https://montrealgazette.com/opinion/columnists/hanes-the-tragic-ubiquity-of-domestic-homicide
    #fémicides #violences_masculines #système_patriarcal #hébergement_d'urgence

    • En 2004, dans Vivre Ensemble, on parlait déjà de ORS...
      Abri PC du #Jaun Pass :

      La logique de la dissuasion

      Le régime d’aide d’urgence imposé aux personnes frappées de non-entrée en matière (NEM) vise à déshumaniser l’individu. Tout est fait pour leur rendre le séjour invivable et les pousser à disparaître dans la clandestinité, comme le montrent les exemples ci-dessous relevés en Suisse allemande, où les personnes frappées de NEM et les requérants déboutés de la procédure d’asile sont placés dans des « centres d’urgence » ou « centres minimaux » (Minimalzentren). Petit tour des lieux dans les cantons de Berne et Soleure.

      Le canton de Berne, pionnier en la matière, avait déjà concrétisé le principe d’assignation à un territoire (art. 13e LSEE) bien avant l’entrée en vigueur de la loi au 1er janvier 2007, en ouvrant deux centres d’urgence, l’un sur le col du Jaun en juin 2004 et l’autre qui lui a succédé en 2005, sur l’alpage du Stafelalp : « Si notre choix s’est porté sur le Col du Jaun », expliquait la Cheffe de l’Office de la population lors d’une conférence de presse le 7 juin 2004, c’est notamment parce que cette solution « (…) n’incite pas à s’attarder en Suisse. » Et que : « D’autres personnes vont l’utiliser également. Il s’agit de personnes qui ont activement empêché leur renvoi ou qui dissimulent leur identité et qui n’ont pas encore fait l’objet d’une décision de refus d’entrer en matière… ».

      L’abri PC du Jaun

      Un des journalistes présents le décrit ainsi dans le Journal du Jura du 8 juin 2004 :

      « A l’extérieur, des grillages ont été installés afin que le lieu soit un peu isolé, et pour protéger les requérants d’éventuels importuns. (…) Les gens sont répartis dans des chambres de quatre à douze personnes (…) les requérants ne touchent pas d’argent liquide, mais des prestations en nature. Ce sont des bons qu’ils peuvent échanger contre de la marchandise au kiosque tenu par l’ORS (Organisation pour mandats spéciaux et en régie SA) qui gère le centre (…) ».

      Très peu de requérants s’y rendirent ; d’autres s’enfuirent, telle une mère avec une petite fille de deux ans qui vint chercher de l’aide à… Soleure ! Une jeune femme fut hospitalisée, suite à une grève de la faim.

      Sur l’alpage

      A l’abri de protection civile du col du Jaun fermé en novembre 2004, succéda le centre d’urgence du Stafelalp. En 2005, les NEM et d’autres personnes désignées comme des « NIKOS », abréviation de « Nichtkooperativ », ont été logés dans une ancienne colonie de vacances isolée, située sur l’alpage de Stafelalp. Dans ce centre, comme auparavant dans celui du Jaun, les requérants ont été cantonnés dans un périmètre de 2 km autour du centre, avec interdiction formelle de franchir ces « frontières ». Le centre de Stafelalp plus fréquenté que celui du Jaun était considéré comme « trop attractif » pour les autorités, et la durée moyenne de séjour des NEM (52 jours) trop longue. Il fallait trouver autre chose.

      En janvier 2006, le centre fut fermé et les NEM ont été réintégrés dans un centre de transit. Ils ne touchent pas d’argent mais ont droit à trois repas par jour. Ils s’y déplacent plus librement, du moins à pied. Mais le fait qu’ils ne disposent d’aucun pécule pour payer les transports publics restreint leur liberté de mouvement aux alentours et dans la commune de Lyss où est situé le centre.

      Soleure ne fait pas mieux

      Depuis mai 2006 (auparavant ils bénéficiaient d’aide en espèce et aucun hébergement n’avait été mis à leur disposition), les « NEM » soleurois sont logés dans le centre d’accueil pour requérants d’asile situé sur la montagne du Balmberg, mais ils n’y sont pas nourris. Ils y touchent 8 fr. par jour pour leur entretien, versés sur place tous les jeudis par le responsable du centre. Le contrôle de présence est journalier et ceux qui s’absentent perdent leur pécule pour les jours d’absence, voire leur droit à l’hébergement en cas de récidive. Les occupants n’ont pas le droit d’y accueillir des amis pour la nuit. Le visiteur externe doit demander une autorisation au responsable (qui lui est parfois refusée sous divers prétexte) pour y entrer.

      Là-haut sur la montagne !

      Le lieu est isolé. On y trouve trois téléskis et un restaurant, mais aucun magasin, si bien que les requérants frappés de NEM sont obligés d’utiliser l’autobus circulant de Soleure au Balmberg (prix du billet aller et retour : 11 fr.!) pour faire leurs achats et se procurer le nécessaire. Si les requérants d’asile encore en procédure, également logés dans ce centre, bénéficient de tickets de bus gratuits, ce n’est pas le cas des personnes frappées d’une NEM. Ils n’ont le droit de consulter un médecin qu’en cas d’urgence et c’est un des responsables du centre, sans formation médicale, qui prend la décision. Depuis quelques mois, les NEM doivent débourser quelques centimes pour des comprimés : antidouleurs, aspirine etc. (obtenus gratuitement auparavant) distribués sur place par le préposé à la pharmacie.

      Une stratégie efficace

      Le régime drastique, l’isolement et le nombre de descentes de police qui les terrorisent fait qu’au bout de quelques semaines, les NEM soleurois « disparaissent » dans la clandestinité. La méthode, il faut le reconnaître, est efficace et la stratégie de découragement sur laquelle l’Office des réfugiés (actuellement l’Office fédéral des migrations) avait misé dans un rapport de mars 2000 pour se débarrasser des indésirables, a l’air de se réaliser. Les six NEM qui sont encore au Balmberg ne pèsent pas lourd, en regard des centaines de ces « disparus volontaires », soumis dans les centres d’urgence « à une pression psychique insupportable » au point qu’ils ont préféré la clandestinité. Beau résultat pour un pays qui se vante d’être un Etat de droit.

      https://asile.ch/2007/02/05/suisse-allemandecentres-d%e2%80%99urgence-pour-nemla-logique-de-la-dissuasion

    • RTS | Des voix s’élèvent contre la prise en charge des migrants par des entreprises privées

      Amnesty International dénonce la situation dans le centre de migrants de Traiskirchen en #Autriche. L’organisation pointe du doigt la surpopulation et les conditions d’hygiène déplorables qui y règnent. Or ce centre est géré par la filiale autrichienne de l’entreprise privée zurichoise ORS. Une nouvelle qui relance le débat sur l’encadrement des requérants par des privés.

      https://seenthis.net/messages/402089

    • The Corporate Greed of Strangers
      –-> ORS Service AG in Austria and Switzerland

      Other international players like the Swiss company ORS Service AG are also expanding into Germany. ORS in 2015 had five reception centres in Munich.

      ORS Service is based in Zurich in Switzerland and was set up as a private company to work with the Swiss federal government from 1991 to house asylum seekers. For twenty years, through to 2011, although the contract should have been retendered every five years the Swiss government did not put the contract out to tender.

      In 2011 ORS Service outbid European Homecare for the federal contract in Austria for reception centres under the responsibility of the ministry of interior. By the end of 2014, they were providing twelve reception centres including tent camps in Salzburg and Linz and being paid around 22 million euros by the federal government. ORS runs Austria’s main initial reception centre in the town of Traiskirchen, near Vienna, which was designed for around 1700 refugees. By the summer of 2015 over 3,000 refugees were living there, Amnesty International called the ORS camp ‘shameful’, with 1,500 people forced to sleep outside on lawns and nearby roads.

      On its home territory ORS Service works in partnership with the Swiss Securitas private security company in delivering a very controversial reception and accommodation policy which has included remote locations and housing asylum seekers underground in wartime military bunkers. Reception and detention policies have been influenced by Swiss politics which over the past few years have been dominated by the anti-immigrant Swiss People’s Party (UDC) which has become the largest party at the federal level. Currently refugees arriving in Switzerland have to turn over to the state any assets worth more than 1,000 Swiss francs (£690) to help pay for their upkeep, a practice that has drawn sharp rebukes for Denmark.

      https://seenthis.net/messages/465487

    • Quand l’accueil des personnes en exil devient un bizness

      A l’origine, il s’agit d’une agence d’intérim lausannoise créée en 1977 nommée ORS Services SA. En 1992, la société devient ORS Service AG et déménage à Zurich. En 2005, le fondateur de l’entreprise la revend à #Argos_Soditic qui la revend à #Invision en 2009, qui finalement la revend à #Equistone en 2013. Equistone Partners Europe est un fond d’investissement international avec des antennes dans 4 pays européens. ORS déclare un chiffre d’affaires de 65 millions de francs suisses pour 2014, essentiellement en provenance de fonds publics. Selon plusieurs médias, celui-ci atteint 85 millions en 2015 mais son bénéfice n’a jamais été divulgué. Alors quand Claude Gumy, directeur opérationnel à Fribourg dit dans le journal Le Temps « Notre but n’est pas de gagner de l’argent pour le compte d’investisseurs. Nous nous occupons avant tout d’êtres humains », de qui se moque-t-il ? Pour faire des économies l’État suisse délègue la gestion de « l’accueil » a des investisseurs qui après avoir spéculé sur les marchandises et dépouillé les pays pauvres spéculent sur les flux migratoires qu’ils ont ainsi engendrés. Leur entreprise est d’ailleurs réputée pour sa collaboration inconditionnelle avec les services étatique et la police dont les pratiques répressives ne font aucun doute.

      https://seenthis.net/messages/573420

    • Gestion de l’asile | ORS Fribourg : Quand l’État fait la sourde oreille. Business is Business ?

      Pour faire la lumière sur les agissements d’ORS, le mouvement solidaritéS et le collectif Droit de rester ont rédigé un rapport d’une trentaine de pages. Il recense les témoignages de quelques dizaines de personnes : usagèr.e.s d’ORS, bénévoles et travailleurs/euse sociaux/ales. Le groupe s’est confronté à la réticence de certain.e.s témoins potentiels. ORS interdit à ses employé.e.s de parler de l’entreprise à des personnes externes, sous peine de sanctions, même après la fin du contrat.

      https://seenthis.net/messages/786789
      #rapport

  • Finally, Good News for Asylum Seekers in Italy. New Decree Rolls Back Some of the Worst Aspects of Immigration Policy

    It pledged last year to do so, and now the Italian government has restored some humanity to its immigration and asylum system. This week, the council of ministers adopted a decree that reverses many of the worst policies imposed by the previous interior minister and current leader of the anti-immigrant League Party, Matteo Salvini.

    The decree isn’t perfect, but it’s a step in the right direction.

    The decree, adopted October 5, essentially re-establishes in Italian law the residency permit on humanitarian grounds that Salvini abolished in 2018, now called “special protection.” This two-year permit is for people who don’t qualify for asylum, but who shouldn’t be sent away because they would face a risk of torture or inhuman or degrading treatment. The permit is also for people who have family and social links in Italy, or who suffer from serious physical or mental health issues. By one estimate, more than 37,000 people became undocumented since 2018 because humanitarian permits were abolished.

    Crucially, the decree allows people to convert this and other short-term residency permits into longer-term residency permits based on employment. This will help prevent people falling into undocumented status. The decree reduces detention pending deportation to three months from six.

    While the previous government restricted the nation’s reception system to recognized refugees and unaccompanied children, the new decree opens the doors to asylum seekers awaiting a decision. It also ensures asylum seekers have the right to register with the city hall where they live, since a Constitutional Court ruling this past July found the denial of this right made it “unjustifiably difficult for asylum seekers to access the services to which they are entitled.”

    One large blot on the decree is the failure to take a clear stand against criminalization of humanitarian activities. The government chose to reduce from 1 million to 50,000 euros, rather than eliminate, the noxious fines on ships that perform search-and-rescue at sea. Last year, six United Nations human rights authorities called on Italy to incentivize rather than discourage shipmasters from fulfilling their moral and legal obligation to respond to ships in distress. The current government has delayed disembarkations and impounded rescue vessels on administrative grounds.

    Parliament will have a chance to correct that, and make other improvements, when the decree is submitted for parliamentary oversight.

    https://www.hrw.org/news/2020/10/07/finally-good-news-asylum-seekers-italy

    #nouveau_décret #décret_salvini #Italie #asile #migrations #réfugiés #Italie #130/2020 #decreto_immigrazione #décret #SPRAR #accueil #permis_de_séjour #protection_internationale #travail #protection_spéciale #protection_humanitaire #réfugiés_environnementaux #réfugiés_climatiques #sauvetage #Méditerranée #citoyenneté #naturalisation #SIPROIMI #hébergement

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    • In vigore il nuovo decreto in materia di immigrazione (D.L. n. 130 del 21 ottobre 2020): luci e ombre

      Oggi, 22 ottobre, è entrato in vigore il Decreto-legge n. 130/2020, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 21 ottobre 2020 e recante “Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis,391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all’utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

      Atteso da svariati mesi e noto all’opinione pubblica come “decreto immigrazione”, il decreto interviene in svariate materie, modificando anzitutto i c.d. decreti sicurezza del 2018 e 2019, che avevano a loro volta modificato alcune norme contenute nel Testo unico sull’immigrazione (D. Lgs. n. 286/1998), nonché la legge n. 91/1992 in materia di cittadinanza e i D. Lgs. n. 25/2008 e D. Lgs. n. 142/2015 (attuativi della direttiva UE c.d. Procedure e della direttiva UE c.d. Accoglienza del Sistema europeo comune di asilo).

      In altre parole, il c.d. nuovo decreto immigrazione prevede una serie di modifiche, apportate a diverse fonti normative, su tematiche sensibili, che non si limitano alla disciplina in materia d’immigrazione, ma riguardano anche la protezione internazionale e nuove ipotesi di protezione speciale, il soccorso in mare, degli aspetti relativi alla disciplina in materia di cittadinanza e all’accoglienza dei richiedenti asilo.

      In materia di immigrazione, il decreto è intervenuto, anzitutto, sui permessi di soggiorno per motivi di lavoro. Alle categorie di permessi già convertibili, sono state aggiunte le nuove ipotesi permesso per protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.

      Quanto poi alla protezione internazionale, il nuovo decreto ha stabilito delle modifiche procedurali e sostanziali alla previgente disciplina. Le prime hanno modificato le modalità di svolgimento degli esami prioritari, delle procedure accelerate, nonché della gestione delle domande reiterate in fase di esecuzione di un provvedimento di allontanamento. Sul piano sostanziale

      Inoltre, sono estese le categorie di soggetti che possono beneficiare di permessi di soggiorno per protezione speciale, che costituirà una sorta di nuova categoria residuale di protezione rispetto alle due forme di protezione internazionale (lo status di rifugiato e la protezione internazionale), tanto da far parlare, nei primi commenti, di un sostanziale ritorno alla categoria della precedente protezione umanitaria, pur sotto altra veste terminologica.

      Nella specie, la nuova normativa prevede che non possa essere espulso o respinto e piuttosto meriti protezione, per l’appunto speciale, non solo, come già era previsto sino ad oggi, la persona che rischiava di subire torture, ma anche due nuove ipotesi: i) chi rischia di subire trattamenti inumani o degradanti nel paese d’origine e ii) chi rischia la violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare nel territorio nazionale. Inoltre la durata del permesso di soggiorno per protezione speciale è stata ampliata da 1 anno a 2 anni.

      Infine, sempre in materia di protezione complementare, è stata ampliata la nozione del permesso di soggiorno per calamità naturale: attuale presupposto per la concessione del permesso è adesso la semplice esistenza di una situazione di “grave” calamità. In altre parole, non si richiede più che lo stato di calamità sia eccezionale e transitorio come in precedenza, in un probabile tentativo di apertura alla protezione dei c.d. migranti ambientali (normando quanto già preconizzato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione).

      Tra le note positive, viene altresì espressamente prevista l’iscrizione del richiedente protezione internazionale nell’anagrafe della popolazione residente.

      Quanto alla questione del soccorso in mare, in seguito alle pesanti critiche ricevute sul punto dal secondo decreto sicurezza, la nuova disciplina è intervenuta modificando il quadro dei divieti e dei limiti di navigazione per le imbarcazioni delle ONG. In particolare, il Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa e dei trasporti ed informato il Presidente del Consiglio, può ancora limitare o vietare l’ingresso e il transito in acque territoriali a navi non militari o governative non commerciali. Tuttavia, il decreto prevede una deroga a tale divieto o limite di navigazione, nell’ipotesi di navi che abbiano effettuato soccorsi a norma delle convenzioni internazionali, e che abbiano comunicato le operazioni alle autorità competenti nazionali o del loro stato di bandiera.

      Negli altri casi, invece, di “inosservanza del divieto o del limite di navigazione”, è prevista la comminazione di multe che vanno da 10mila a 50mila euro. Si ricorda che, precedentemente al nuovo decreto, in caso di violazione del divieto di cui sopra, era prevista un’ammenda amministrativa, con un limite superiore all’attuale multa (fino a un milione per chi avesse salvato i migranti in mare). Infine, con il nuovo decreto, non è più previsto il sequestro dell’imbarcazione entrata in acque territoriali in maniera irregolare.

      Per quanto riguarda la normativa in materia di cittadinanza, il decreto ha modificato la legge n.91 del 1992, riducendo il tempo di attesa della risposta alla domanda per l’acquisto della cittadinanza italiana da quattro a tre anni, un risultato comunque insoddisfacente alla luce del fatto che la formulazione originaria della legge del 1992 stabiliva una durata di due anni (ed era stato aumentato a quattro anni dal decreto sicurezza del 2018 sopramenzionato). Inoltre non è abrogata la norma che prevede la revoca della cittadinanza per chi l’ha acquisita, in caso di condanna definitiva per reati collegati al terrorismo, creando una discriminazione odiosa rispetto a chi è cittadino italiano iure sanguinis.

      Infine, in materia di accoglienza, è stato creato il nuovo Sistema di accoglienza e integrazione, che sostituisce il SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati), ritornando a un sistema simile ai vecchi SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Tuttavia, le funzioni di prima assistenza o soccorso verranno gestite nei centri governativi ordinari e straordinari istituiti dal Ministro dell’Interno, quindi attraverso i grandi e largamente disfunzionali centri di prima accoglienza che abbiamo imparato a conoscere. La successiva fase di accoglienza, invece, viene affidata agli enti locali e si articolerà in due livelli di servizi, distinti a seconda che si tratti di soggetti richiedenti protezione internazionale (per i quali la normativa torna appunto a prevedere forme di accoglienza in precedenza eliminate dal decreto sicurezza del 2018) ovvero titolari della stessa. Nel primo caso sono previsti servizi di assistenza sanitaria, sociale e psicologica nonché di mediazione linguistico-culturale, nel secondo caso si aggiungono servizi di integrazione del soggetto, tra cui l‘orientamento al lavoro e la formazione professionale. Inoltre, il decreto ha reso potenziali beneficiari dei suddetti servizi anche i titolari di una serie di permessi di soggiorno speciali (protezione speciale, protezione sociale, violenza domestica, calamità, particolare sfruttamento lavorativo, atti di particolare valore civile, casi speciali).

      Il nuovo decreto ha dunque nuovamente inciso sul precedente impianto normativo in materia di immigrazione e asilo riformando e, per lo più, abrogando le modifiche introdotte dai cosiddetti “decreti sicurezza”, pur mantenendone alcuni profili criticabili. I tempi di attesa per l’ottenimento della cittadinanza sopra evidenziati, così come il mantenimento della criminalizzazione del soccorso marittimo sono tra questi. In ogni caso, il contenuto può ritenersi complessivamente soddisfacente e il decreto è indubbiamente un passo verso l’apertura e un trattamento della politica migratoria quale evento strutturale e non meramente emergenziale.

      https://www.unionedirittiumani.it/in-vigore-il-nuovo-decreto-in-materia-di-immigrazione-d-l-n-130-d

  • La géographie du programme d’hébergement des demandeurs d’asile « #ESTIA » à Athènes

    A partir de 2015, avec l’arrivée massive de populations réfugiées en Grèce, toute une série de programmes destinés aux demandeurs d’asile et aux réfugiés ont été élaborés et mis en œuvre par divers acteurs, principalement dans l’espace urbain athénien. Ces programmes recouvrent (directement ou indirectement) différents aspects de la problématique d’implantation socio-spatiale des demandeurs d’asile et des réfugiés dans le cadre de la ville, ce qui soulève des questions concernant les tendances à l’œuvre, ainsi que les actions institutionnelles visant à favoriser la cohabitation des différentes communautés au niveau local.

    Cet article analyse les dimensions socio-spatiales et la géographie du programme d’hébergement « ESTIA » pour les demandeurs d’asile à Athènes. En dépit du fait que ces dimensions n’aient pas été strictement et publiquement déterminées au cours de l’élaboration du programme, elles seront ici explorées de façon sélective à travers : a) les critères de localisation des structures de l’ESTIA (appartements et bâtiments) au sein du tissu urbain, et b) le discours et la vision des acteurs compétents en matière de diversité ethnique, de répartition et de ségrégation socio-spatiale à Athènes. En outre, nous commenterons le cadre d’élaboration de l’ESTIA, entre « urgence » et « intégration », ainsi que l’importance d’un certain nombre d’actions urbaines qui ont été réalisées. Les aspects ainsi analysés sont liés à l’interaction entre les différents groupes ethniques au sein de la ville, ils entrent en résonance avec les conceptions véhiculées par les études urbaines et la cohabitation interethnique comme processus inextricablement dépendant de l’espace, et rappellent le caractère fondamental de questions telles que la diversité ethnique, la mixité et la ségrégation socio-spatiales.

    Cette recherche a été menée dans le cadre de la thèse de doctorat de l’auteure. La méthodologie suivie consiste en une analyse de la législation relative au sujet, d’un suivi systématique des politiques menées, du rassemblement, traitement et cartographie de données quantitatives, et d’interviews semi-formelles de représentants des structures impliquées.

    https://www.athenssocialatlas.gr/fr/article/la-geographie-du-programme-estia
    #asile #migrations #réfugiés #hébergement #logement #Athènes #Grèce #cartographie #visualisation

  • Migrants mineurs isolés : « Si ces jeunes ne dorment pas là, ils dorment dehors » - InfoMigrants
    https://www.infomigrants.net/fr/post/27786/migrants-mineurs-isoles-si-ces-jeunes-ne-dorment-pas-la-ils-dorment-de

    Pour sensibiliser les autorités au sort de ces jeunes en attente de leur audience devant le juge, plusieurs associations et ONG (Utopia 56, Médecins sans frontières , la Timmy, les Midis du Mie et le Comité pour la santé des exilé.e.s) avaient installé fin juin un campement avec 65 jeunes dont la minorité avait été contestée, en plein Paris.En avril, des avocats, ONG et associations avaient également envoyé un signalement au procureur de la République de Paris, pour l’alerter de la situation de ces mineurs « livrés à eux-mêmes » et exposés à un « danger grave » faute d’hébergement pendant le confinement.Le camp de jeunes du square Jules Ferry a été évacué le 4 août et ses occupants ont été relogés dans un gymnase puis à l’hôtel mais les associations continuent à réclamer une solution pérenne. Début août, la mairie de Paris avait déclaré qu’un site pouvant permettre l’hébergement de ces jeunes avait « été trouvé » et que l’État discutait avec une association susceptible de le gérer.Interrogée sur la concrétisation de ce projet, la mairie de Paris n’a pas répondu aux questions d’InfoMigrants.

    #Covid-19#migrant#migration#france#mineur#sante#vulnerabilité#hebergement#camp

  • UN official: Bosnia authorities expose migrants to suffering

    With harsh weather fast approaching, the number of migrants and refugees who are sleeping rough in Bosnia keeps rising because of the persistent refusal by authorities at different levels of government in the country to coordinate their work and embrace “rational” solutions, a U.N. migration official said Thursday.

    Peter Van der Auweraert, the Western Balkans coordinator and Bosnia representative of the International Organization for Migration, told The Associated Press that instead of helping the U.N. agency to expand accommodation for migrants, some local authorities in the country are now even restricting access to housing that is already available.

    Of around 8,500 migrants stuck in Bosnia, 2,500 are forced to sleep outside “in squats, forests, streets (and) abandoned buildings,” mostly in the northwestern Krajina region, which shares a highly porous 1,000-kilometer (620-mile) border with European Union member Croatia.

    “What is the sad part of this is that this is absolutely unnecessary in the sense that we have financial resources, provided mostly by the European Union, to provide (for) and take care of all those people,” Van der Auweraert told the AP in an interview.

    “I have a center (in Krajina) for 1,500 people. Local authorities only allow me to have 500. I could get 1,000 people tomorrow from the street, inside this center, but I am not allowed to do so,” he added.

    Bosnian authorities weren’t immediately available for comment.

    In 2017, Bosnia became a bottleneck for thousands of migrants from the Middle East, Asia and North Africa seeking better lives in Europe when other nations closed off their borders.

    The EU has so far provided Bosnia with 60 million euros ($70 million) in emergency funding, most notably for seven migrant centers, including six in Krajina, which can house more than 7,000 people.

    For its part, Bosnia has repeatedly promised, and failed, to identify additional suitable public properties for temporary accommodation of migrants. Instead, decrying an alleged failure by other parts of the country to share the load of the lingering crisis, Krajina authorities recently begun emptying some of the existing reception centers there. They pushed people on the move out of urban areas and abandoned them in forests to fend for themselves. In response, police forces of adjacent regions started blocking migrants from walking back to their areas.

    The sight of thousands of homeless people, with no access to medical care or sometimes even food, increases a sense of insecurity among the local population and has apparently led to a proliferation of vigilante groups that are threatening the migrants with violence.

    Van der Auweraert said Bosnia had “a few weeks to come together” to decide “in a rational manner” to deal with the migration situation at hand.

    “If we do not do that, we will have a humanitarian crisis in a month’s time ... we will have people sleeping in the snow, including this time families and children,” he said.

    Forced to stay in a makeshift camp set up by some 300 migrants and refugees in a forest not far from the northwestern town of Velika Kladusa, where they had been dropped off and abandoned by local police, Amin Hasan Han, a migrant from Bangladesh, echoed those concerns.

    “Winter is coming, people are living under tents,” Han said, adding: “Also, we are starving … people cannot get food.”

    https://apnews.com/article/europe-united-nations-d60adc0b6742c3c1299cee4308312adb
    #Bosnie #Bosnie-Herzégovine #route_des_Balkans #Balkans #asile #migrations #réfugiés #logement #hébergement #SDF #sans-abri #Krajina #aide_financière

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  • ’We pick your food’ : migrant workers speak out from Spain’s ’Plastic Sea’

    In #Almería’s vast farms, migrants pick food destined for UK supermarkets. But these ‘essential workers’ live in shantytowns and lack PPE as Covid cases soar.

    It is the end of another day for Hassan, a migrant worker from Morocco who has spent the past 12 hours under a sweltering late summer sun harvesting vegetables in one of the vast greenhouses of Almería, southern Spain.

    The vegetables he has dug from the red dirt are destined for dinner plates all over Europe. UK supermarkets including Tesco, Sainsbury’s, Asda, Lidl and Aldi all source fruit and vegetables from Almería. The tens of thousands of migrant workers working in the province are vital to the Spanish economy and pan-European food supply chains. Throughout the pandemic, they have held essential worker status, labouring in the fields while millions across the world sheltered inside.

    Yet tonight, Hassan will return to the squalor and rubbish piles of El Barranquete, one of the poorest of 92 informal worker slums that have sprung up around the vast farms of Almería and which are now home to an estimated 7,000-10,000 people.

    Here, in the middle of Spain’s Mar del Plastico (Plastic Sea), the 31,000 hectares (76,600 acres) of farms and greenhouses in the region of Andalucía known as “Europe’s garden”, many of El Barranquete’s inhabitants don’t have electricity, running water or sanitation.

    Hassan’s house, like all the others in El Barranquete, is constructed from whatever he could find on rubbish dumps or the side of the road; pieces of plastic foraged from the greenhouses, flaps of cardboard and old hosing tied around lumps of wood. Under Spain’s blazing sun, the temperature can reach 50C – at night the plastic sheeting releases toxic carcinogenic fumes while he sleeps.

    When he first arrived in Spain, Hassan was stunned by how the workers were treated on the farms. Like other workers in El Barranquete, Hassan says he earns only about €5 (£4.50) an hour, well under the legal minimum wage. “The working conditions are terrible,” he says. “Sometimes we work from sunup to sundown in extreme heat, with only a 30-minute break in the whole day.”

    Now, as Almería faces a wave of Covid-19 infections, workers say they have been left completely unprotected. “We pick your food,” says Hassan. “But our health doesn’t matter to anyone.”

    In August, the Observer interviewed more than 45 migrants employed as farm workers in Almería. A joint supply chain investigation by Ethical Consumer magazine has linked many of these workers to the supply chains of UK supermarkets including Tesco, Sainsbury’s, Asda, Lidl and Aldi.

    All claimed to be facing systemic labour exploitation before and throughout the pandemic such as non-payment of wages and being kept on illegal temporary contracts. Many described being forced to work in a culture of fear and intimidation. Some of those who complained about conditions said they had been sacked or blacklisted.

    Workers employed by Spanish food companies linked to UK supermarkets also claimed that throughout the pandemic they have been denied access to adequate personal protective equipment (PPE) that under Spanish law they are entitled to as essential workers. Many said they were not given enough face masks, gloves or hand sanitiser and have been unable to socially distance at work.

    One man employed at a big food company supplying the UK says that he has only been given two face masks in six months.

    In response to the investigation, the British Retail Consortium – members of which include Sainsbury’s, Asda, Lidl and Aldi – released a statement calling on the Spanish government to launch an inquiry.

    Commenting on the Observer’s findings, Olivier De Schutter, the United Nations special rapporteur on extreme poverty, says the situation facing migrant workers in southern Spain is a human tragedy.

    “The pandemic has exacerbated the unacceptable conditions facing migrant workers and the Spanish government must urgently act. But two-thirds of all fruit and vegetables consumed across Europe and the UK come from these greenhouses and all the companies and retailers up these supply chains have a responsibility to these workers as well,” he says.

    Spain is experiencing the highest numbers of new Covid-19 infections in Europe, with the province of Almería recording more than 100 new cases a day.

    Despite the local government in Almería claiming that the virus has not reached the plastic settlements, there have been multiple outbreaks on farms across the province and in the cortijos, the dilapidated housing blocks near the farms in which workers live.

    As Covid-19 infections rise, medical charities such as as Médicos del Mundo are supplying masks, gloves and temperature checks in the settlements in scenes more reminiscent of a disaster zone than one of the richest countries in the world.

    “People want to protect themselves, but they cannot”, says Almudena Puertas from the NGO Cáritas. “They are here because there is work and we need them.”

    In the past month, the local government in Andalucía has allocated €1.1m to create better health and safety conditions, but critics say they have yet to see any significant improvements.

    “I do not understand why these people are not being rehoused in better accommodation. Do we have to wait for them to get Covid instead of looking for a much more dignified place, with adequate hygienic conditions?” says, Diego Crespo, a Forward Andalucía party MP.

    Hassan knows that his work and living conditions make him vulnerable to becoming infected with Covid-19. When asked whether he is supplied with PPE at work, Hassan laughs. “Gloves and face masks in the greenhouse? Temperature checks?” he says. “They don’t give you anything.”

    Like many of the people living in the settlements, he say he is more scared of not being able to work than they of becoming ill. If he can’t send money home, his children don’t eat.

    One groups of workers say that they lost their jobs after testing positive for Covid-19 and quarantining at home. Muhammad, a farm worker from Morocco, said that when he and others had recovered and returned to work, some of them were told there was no work for them.

    “When I contracted Covid-19, I’d already spent two years working for this company without papers and two years on a temporary contract, but when I came back they said there is nothing for me here,” he says. He says he and the other workers who did not get their jobs back also did not receive the sick pay they were entitled to as essential workers.

    The Soc-Sat union, which represents agricultural workers across Almería, says the failure to provide farm workers with basic PPE speaks to the culture of impunity that surrounds the mistreatment of Spain’s migrant workforce.

    “Around 80% of fruit companies in Almería are breaking the law,” says José García Cuevas, a Soc-Sat union leader. The union says that across the region, widespread fraud is being perpetrated on the farm workers. “People will work 25 days but their employers will only count 10,” he says. “Or when you look at the payslips, it says €58 a day, which is minimum wage but that’s not what the worker is receiving.” He says that according to figures from the General Union of Workers, workers lose out on up to €50m of wages every year.

    For decades, the exploitation and abuse of migrant workers in Spain has been widely condemned by UN officials and human rights campaigners, but to little effect.

    Soc-Sat says that in 2019 it dealt with more than 1,000 complaints from migrant workers about exploitation and working conditions. This year it also says it has helped workers file legal complaints against food companies in Almería for breaching labour laws and not providing adequate PPE.

    “If, under normal conditions, health and safety regulations are not followed, you can imagine what’s happening in the current situation with a pandemic,” says García Cuevas.

    In its statement, the British Retail Consortium (BRC) says its members have zero tolerance for labour exploitation: “Many grocery members have funded and supported the Spain Ethical Trade Supplier Forums ... We call on the Spanish government to launch an investigation into labour conditions in the Almería region to help our members stamp out any exploitative practices.”

    In a separate statement, Tesco says it was aware of the issues surrounding migrant workers in Southern Spain and that the company worked closely with growers, suppliers and Spanish ethical trade forums to ensure good standards.

    The Andalucían Ministry for Labour, Training and Self-Employment in Andalucía said that it had delivered training for businesses on how to protect workers against Covid-19. In a statement it says, “You cannot criminalise an entire sector that is subject to all kinds of controls by the labour, health and other authorities and that must also abide by strict regulations regarding the protection of workers’ rights and prevention and occupational health.”

    In two weeks, the greenhouses of Almería will be at their busiest as the high season for tomatoes, peppers and salad begins. Ali, a farm worker who has been in Spain for more than 15 years, doesn’t expect his situation to improve.

    “If you complain, they will say: ‘If you don’t want to work here then go home,’” he says. “Every worker here has a family, a wife and children, but the only thing that matters is that we work to get the vegetables to Germany or the UK. It’s like they have forgotten we are also human beings.”

    https://www.theguardian.com/global-development/2020/sep/20/we-pick-your-food-migrant-workers-speak-out-from-spains-plastic-sea
    #Espagne #agriculture #exploitation #asile #migrations #travail #alimentation #plastique #supermarchés #grande_distribution #migrants_marocains #serres #légumes #Tesco #Sainsbury’s #Asda #Lidl #Aldi #El_Barranquete #Mar_del_Plastico #Andalucía #Andalucia #travail #conditions_de_travail #esclavage_moderne #covid-19 #coronavirus #logement #hébergement #Soc-Sat #British_Retail_Consortium (#BRC) #Spain_Ethical_Trade_Supplier_Forums

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  • Outbreak reported at Athens children’s home

    Teams of health workers were dispatched on Monday to a home for unaccompanied refugee children in Athens in a bid to contain an outbreak of #Covid-19.

    According to the General Secretariat for Civil Protection, the outbreak at the shelter in the eastern suburb of #Vyronas was detected on Monday after an unnamed individual presented symptoms of the highly contagious novel coronavirus, the Athens-Macedonian News Agency (ANA-MPA) reported.

    By Monday night, 20 children and eight workers at the facility had tested positive for the virus and just five tested negative, while more results were expected, indicating that the outbreak is quite severe.

    The shelter has been put under strict quarantine and tracing has commenced to identify any other people its workers and residents come into contact with.

    https://www.ekathimerini.com/256423/article/ekathimerini/news/outbreak-reported-at-athens-childrens-home
    #coronavirus #contamination #asile #migrations #réfugiés #MNA #mineurs_non_accompagnés #hébergement #Athènes #Grèce #contaminations #covid-19

    –—

    Contaminations dans 2 autres centres d’accueil pour migrant·es :
    – Lesbos : https://seenthis.net/messages/872979
    – Chios (#Vial) : https://seenthis.net/messages/871934

    • IRC calls for urgent evacuation of the most vulnerable refugees, as first Coronavirus case confirmed in Moria

      The first case of COVID-19 has been confirmed in Moria camp, on the Greek island of Lesvos, where over 12,000 refugees remain crammed inside and around the camp, despite numerous demands for evacuation.

      Overcrowding and limited access to clean water and washing facilities have left tens of thousands of people across the Greek islands vulnerable and exposed to the virus. COVID-19 could spread rapidly and those at risk, including the elderly, pregnant women and those with underlying health conditions, must be urgently evacuated to safety before it is too late. In the meantime, they should be ensured access to all measures of protection and medical assistance that Greek people have.

      The International Rescue Committee (IRC) is working to provide hygiene materials and sanitation facilities to asylum seekers on Lesvos, and has installed a COVID-19 triage centre outside Moria. Our teams also provide mental health support to asylum seekers living in reception facilities across three Aegean islands, where clients have reported a sense of abandonment as a result of the continuous lockdown measures since March, and the undignified conditions they live in.

      Dimitra Kalogeropoulou, IRC Greece Director, said:

      “By now, we know the devastating impact this virus can have on individuals, families and whole communities. People across the globe have been urged to distance themselves from each other in order to prevent its spread, but social distancing and basic hygiene measures like handwashing are simply impossible to adhere to in Moria, where thousands of people live in close proximity to each other with inadequate access to running water and soap.

      “As many people can be carrying the virus but not show any symptoms, it is possible there are more cases of coronavirus that have not been diagnosed. An urgent increase of healthcare and sanitation services is required, including sufficient space for isolation and quarantine.

      “For too long people have been forced to live in camps with severe overcrowding and poor sanitation, waiting for months for the decision on their asylum claims. The ultimate answer to preventing the spread of COVID-19 is through the immediate evacuation of the most vulnerable cases from the camps to safe accommodation. It is untenable that even now, people are forced to live on top of each other.”

      Our experience has shown that the COVID-19 outbreak has amplified the vulnerabilities of people seeking protection. Their dire situation during this public health crisis highlights the need to move away from ‘business as usual’, in order to promote long-term and humane solutions. European leadership is required more than ever before, whether when cooperating on health issues or to ensure those in need are protected and empowered in these difficult times.

      The IRC has provided mental health support to asylum seekers living in Lesvos, Samos and Chios since 2018. Since the outbreak of Covid-19, the IRC has scaled up its presence in Lesvos in direct response to the coronavirus outbreak, and a team of new staff members now responsible for key hygiene and health initiatives in Moria, including regular garbage collection and the installation of 24 portable toilets and water points.

      https://reliefweb.int/report/greece/irc-calls-urgent-evacuation-most-vulnerable-refugees-first-coronavirus-ca

    • #Moria camp placed under quarantine after Covid-19 case

      Moria camp on the eastern Aegean island of Lesvos was placed under quarantine on Wednesday after officials confirmed the first coronavirus case in the notoriously overcrowded facility.

      The patient, a 40-year old refugee from Somalia, has been put in isolation, officials said.

      Meanwhile, a team of experts from Greece’s National Organization of Public Health (EODY) were trying to trace the people he had contacted.

      Greece’s total number of confirmed coronavirus cases on Tuesday stood at 10,524, with 271 dead.

      https://www.ekathimerini.com/256484/article/ekathimerini/news/moria-camp-placed-under-quarantine-after-covid-19-case
      #Lesbos

    • Les premiers résultats de tests Covid-19 effectués sur les personnes vivant aux alentours de la tente du réfugié somalien hospitalisé montrent deux autres cas infectés sur les 500. 1500 tests supplémentaires ont été effectués et sont actuellement en cours d’analyse. Voir (en grec) https://www.stonisi.gr/post/11161/alla-dyo-kroysmata-koronoioy-sto-kyt-ths-morias-realtime

      Au même moment les résidents du camp de #Moria ont refusé pendant deux jours de prendre les plateaux repas qui leur sont distribués, en signe de protestation contre la quarantaine imposée. Ils dénoncent aussi leur impossibilité de se procurer de quoi se nourrir dans les supérettes improvisées qui fonctionnent dans le camp ainsi que la très mauvaise qualité de la nourriture distribuée. Ils protestent également contre la baisse de leur allocation mensuelle qui est passé de 90 à 75 euros. Aux dernières nouvelles les réfugiés ont cessé cette forme de protestation en prenant part à la distribution du repas du soir

      Source en grec https://www.stonisi.gr/post/11170/diamartyries-sth-moria

      Mail de Vicky Skoumbi via la mailing-list Migreurop, le 06.09.2020

    • 243 Covid-19 cases detected at #Kara_Tepe facility

      A total of 243 coronavirus cases have been detected at the new temporary facility on the Greek island of Lesvos, government spokesman Stelios Petsas said Monday.

      He said authorities have conducted a total of 7,064 rapid tests at the tent camp – set up at Kara Tepe near the port of Mytilene after a blaze destroyed the Moria camp – which currently accommodates 9,200 people according to government estimates.

      The average age of the Covid-19 patients at Kara Tepe is 24 years old and most are asymptomatic, he said.

      A total 160 police and administrative staff all tested negative, he said.

      Petsas said the positive cases from Kara Tepe would be added to the country’s official Covid-19 figures released later in the day.

      https://www.ekathimerini.com/257196/article/ekathimerini/news/243-covid-19-cases-detected-at-kara-tepe-facility

    • Plus de 240 exilés positifs au Covid dans le camp provisoire de #Lesbos

      Sur les 7 000 demandeurs d’asile testés au coronavirus ces derniers jours à Lesbos en Grèce, plus de 240 sont contaminés, selon une agence sanitaire publique. Un nouveau camp de fortune érigé après que Moria a été réduit en cendres il y a dix jours compte déjà plus de 9 000 personnes pour une capacité totale de 10 000.

      Le nombre de demandeurs d’asile testés positifs au nouveau coronavirus est en forte augmentation ces derniers jours sur l’île grecque de Lesbos : plus de 240 exilés résidant dans un camp provisoire érigé à la hâte la semaine dernière après les incendies du centre d’hébergement pour migrants de Moria ont été contaminés, a annoncé lundi 21 septembre l’agence sanitaire publique Eody, citée par l’AFP.

      Sur les 7 000 personnes testées, « 243 nouvelles infections ont été découvertes », a révélé cet organisme dans un communiqué. Les tests effectués sur 120 policiers et 40 membres du personnel présents sur place ont en revanche été négatifs, selon la même source.

      Chassés de Moria par les flammes des incendies survenues les 8 et 9 septembre, des milliers de personnes ont d’abord trouvé refuge au bord des routes, dans des champs ou encore des bâtisses abandonnées. Sous la pression policière menaçant de ne pas traiter leur dossier de demande d’asile, les sans-abri ont accepté à partir de jeudi dernier de se réinstaller dans un nouveau camp de fortune situé sur un ancien champ de tir à trois kilomètres du port de Mytilène, le chef-lieu de Lesbos.
      D’une capacité maximale de 10 000, ce camp censé être provisoire compte déjà 9 000 personnes. On estime qu’au moins 12 700 exilés ont perdu leur logement de fortune depuis les incendies de Moria. Selon les autorités, le nouveau complexe souffre déjà d’un manque de couchages et est équipé d’installations sanitaires rudimentaires.

      Jusqu’à présent le nombre de contaminations dans le camp de Moria était resté relativement faible au regard des conditions de surpopulation et d’insalubrité des lieux. Pour autant, les camps de migrants et de réfugiés en Grèce sont strictement confinés depuis la mi-mars pour cause du Covid-19 alors que le reste de ce pays est retourné à la normalité début mai. Une situation dénoncée à maintes reprises par des ONG comme Amnesty International.

      Le ministre grec des Migrations Notis Mitarachi a promis lundi devant le parlement qu’un nouveau camp, « moderne » et « sûr », verrait le jour à Lesbos. Et que les responsables des incendies seraient expulsés. Six jeunes demandeurs d’asile afghans, accusés d’en être à l’origine, ont été placés en détention provisoire. Ils sont inculpés d’"incendie volontaire".

      https://www.infomigrants.net/fr/post/27451/plus-de-240-exiles-positifs-au-covid-dans-le-camp-provisoire-de-lesbos

    • Υγειονομικός αποκλεισμός στη ΒΙΑΛ της Χίου μόνο για πρόσφυγες

      Σε καραντίνα δεν τέθηκαν οι εργαζόμενοι που είχαν έρθει σε επαφή με τα δύο κρούσματα κορονοϊού στις έγκυες.

      « Καραντίνα μόνο για πρόσφυγες » εφαρμόζει το Υπουργείο Μετανάστευσης και Ασύλου στη ΒΙΑΛ της Χίου, εξαιρώντας από τα μέτρα τους εργαζόμενους που δουλεύουν σε ευαίσθητους τομείς, όπως τους υπαλλήλους της Υπηρεσίας Πρώτης Υποδοχής, της Υπηρεσίας Ασύλου αλλά και τις δύο μαίες που χθες συνέχιζαν να εργάζονται κανονικά προτού διακόψουν και μάλιστα αιφνιδιαστικά, υπό το πρόσχημα της απεντόμωσης.

      Τα δύο κρούσματα κορονοϊού στις έγκυες και τα πολλαπλά στις επαφές τους έθεσαν το ΚΥΤ σε υγειονομικό αποκλεισμό, αλλά και εξέθεσαν πλήρως την αδυναμία διαχείρισης της κατάστασης έκτακτης ανάγκης στη ΒΙΑΛ.

      Χαρακτηριστικό παράδειγμα οι δύο μαίες που έχει διαθέσει ο ΕΟΔΥ, οι οποίες συνέχισαν να δέχονται επισκέψεις εγκύων, παρά το γεγονός ότι είχαν έρθει σε επαφή με τις ήδη διεγνωσμένες γυναίκες, εκθέτοντας έτσι τον εαυτό τους αλλά και το σύνολο των εγκύων σε κίνδυνο.

      Ξαφνικά οι έγκυες που περίμεναν τη σειρά τους στο ιατρείο πήραν εντολή να βγουν από τον χώρο προκειμένου, όπως τους είπαν, να γίνει « απεντόμωση ». Σύμφωνα με πληροφορίες, τελικά επρόκειτο για απολύμανση, όπως ήταν φυσικό.

      Πλήρης ασυνεννοησία επικράτησε και στην Υπηρεσία Ασύλου, αφού η πλειονότητα αν όχι το σύνολο των εργαζομένων, έχοντας υπόψη τους από χθες την ΚΥΑ περί υγειονομικού αποκλεισμού, δεν πήγαν στην εργασία τους.

      Ωστόσο, μόλις στις 7.20 το πρωί ενημερώθηκαν ότι θα συνεχίσουν να εργάζονται κανονικά και έτσι σταδιακά από το μεσημέρι οι εργαζόμενοι άρχισαν να εμφανίζονται στις θέσεις τους, την ώρα που είχαν περάσει πια τα προγραμματισμένα ραντεβού για συνεντεύξεις με πρόσφυγες. Εννοείται ότι κανείς μέχρι χθες δεν ήταν σε θέση να πει με βεβαιότητα πότε και αν θα πραγματοποιηθούν οι συγκεκριμένες συνεντεύξεις.

      Στο μεταξύ, μόλις χθες το μεσημέρι το υπουργείο αποφάσισε να υπογράψει τελικά την παροχή των 300.000 ευρώ προς την Περιφέρεια Βορείου Αιγαίου, ώστε να ανοίξει η κάνουλα του Γενικού Λογιστηρίου και να εκταμιευθούν τα χρήματα που προορίζονται για προσλήψεις του απαραίτητου ιατρικού προσωπικού στα ΚΥΤ των νησιών της Περιφέρειας Βορείου Αιγαίου καθώς και για προμήθειες υλικού αντιμετώπισης της πανδημίας.

      Παρόλο που το σχετικό ΦΕΚ είχε υπογραφεί εδώ και καιρό και επιπλέον το ποσό αυτό είχε εγγραφεί στον προϋπολογισμό της Περιφέρειας, ο περιφερειάρχης Κώστας Μουτζούρης είχε αρνηθεί να προχωρήσει στις προσλήψεις και τις προμήθειες προτού να δει το ρευστό στους τραπεζικούς λογαριασμούς της οικονομικής του υπηρεσίας. Με αποτέλεσμα να στερούνται τα ΚΥΤ την παρουσία γιατρών όλο αυτό το κρίσιμο, όπως αποδείχθηκε, διάστημα.

      https://www.efsyn.gr/ellada/koinonia/264424_ygeionomikos-apokleismos-sti-bial-tis-hioy-mono-gia-prosfyges

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      Traduction reçu via la mailing-list Migreurop :

      Les employées entrées en contact avec les deux femmes enceintes porteuses de coronavirus n’ont pas été mis en quarantaine.

      La « Quarantaine uniquement pour les réfugiés » est appliquée par le Ministère de l’Immigration et de l’Asile au hot-spot de VIAL à Chios : les mesures de confinement ne concernent pas les employés du camp qui travaillent dans les secteurs sensibles, comme les employés du Premier Service d’Accueil, du Service d’Asile, mais aussi les deux sages-femmes qui avaient continué à travailler hier normalement avant qu’ils ne s’arrêtent, et même brusquement, sous prétexte de désinfestation.

      Les deux femmes enceintes dépistées positives au coronavirus et les multiples cas parmi leurs contacts placent le Centre de Réception et d’Identification en quarantaine sanitaire, mais le manque de mesures appropriées concernant les employés du camp ont mis en évidence l’incapacité des autorités de gérer la situation d’urgence à VIAL.

      Un exemple typique est cela est le fait que les deux sages-femmes qui avaient été en contact avec les femmes enceintes déjà diagnostiquées, ont continué à recevoir des visites de femmes enceintes, exposant ainsi toutes les femmes enceintes mais aussi s’exposant ainsi elles-mêmes au risque de contamination.

      Le dispensaire gynécologique a fini par fermer pour une opération de désinfestation, mais bien après avoir fonctionné plusieurs heures d’affilés.

      Une incompréhension totale a également prévalu au sein du Service d’Asile, puisque la majorité sinon la totalité des salariés, ayant en tête la décision gouvernementale de confinement sanitaire, ne sont pas allés travailler.

      Cependant, ce n’est qu’à 7 h 20 du matin qu’ils ont été informés qu’ils devraient continuer à travailler normalement et donc progressivement à partir de midi les employés ont commencé à apparaître à leur poste de travail, au moment où les rendez-vous prévus pour les entretiens avec les réfugiés étaient passés. Il va sans dire que jusqu’à hier, personne n’était en mesure de dire avec certitude quand et si les entretiens spécifiques auront lieu.

      En attendant, hier à midi, le ministère a finalement décidé de signer la provision de 300.000 euros à la Région Nord-Égée, afin d’ouvrir la voie à la Comptabilité Générale de débourser l’argent destiné au recrutement du personnel médical nécessaire aux hot-spots des îles de la Région nord de la mer Égée ainsi qu’à la fourniture de matériel de protection contre la pandémie.

    • Chios camp in quarantine after at least 30 test positive for COVID-19

      The Vial camp on the Greek island of Chios has been placed under strict quarantine measures again after it was reported that at least 30 migrants had tested positive for COVID-19.

      The Greek Migration Ministry announced on Wednesday, October 14 that it would be placing the migrant camp at Vial on the Greek island of Chios under quarantine again, after at least 30 migrants reportedly tested positive for COVID-19.

      According to the news agency dpa, the quarantine measures will be in place until at least October 21. The ministry said it was now carrying out “extensive health checks.”

      This is the second time the camp on Chios has been placed under quarantine. In August the camp was placed under quarantine after first a Yemeni man and a female employee were reported to have tested positive and then three more residents found they had the virus.

      Unable to leave camp

      In August this year, the UN Refugee Agency UNHCR confirmed that there were some 121,400 migrants and refugees in Greece. About 27,700 of those were on the Greek islands and about 3,000 people were thought to be in the Chios camp at the time. At that point the camp was holding about two thirds more than its capacity.

      According to Daily Sabah, a Turkish newspaper, all migrants in the camp will be prevented from leaving its confines and only a “small number of staff members may enter the camp.” Daily Sabah estimates that there are currently “over 3,800 asylum seekers living at the Vial camp.”

      Coronavirus in Greece

      Greece has so far had relatively few cases of coronavirus compared with many other countries in Europe. According to World Health Organization data, between January 3 and October 14 this year, there were 23,060 confirmed cases of COVID-19 and 462 deaths.

      However, cases in Greece, like in many other countries, are rising. The country recorded the highest number of daily deaths so far this year on October 12, with 13 people dying from or with COVID-19.

      https://www.infomigrants.net/en/post/27938/chios-camp-in-quarantine-after-at-least-30-test-positive-for-covid-19

  • #Hautes-Alpes : le collectif dit du #Césaï et les migrants expulsés ce mercredi ont élu domicile sur la place St-Arnoux à Gap

    Le #squat dit du Césaï a été évacué ce mercredi tôt le matin par les forces de l’ordre à Gap. Ce squat qui accueillait des migrants en attente de régularisation a donc fait l’objet d’une intervention des services de Police sur décision du tribunal de Grenoble, une action autorisée par les #préfecture. Les membres du collectif du Césaï dénoncent fermement les conditions de cette expulsion, qu’ils jugent injuste et dangereuse. Sur 52 personnes expulsées du bâtiment, une quarantaine a dormi dehors, sur la #place_Saint-Arnoux, juste devant la préfecture. Cette dernière a d’ailleurs publié un communiqué ce jeudi rappelant que cette #expulsion a été faite suite à une décision de justice, et que des moyens sont déployés pour venir en aide à ces personnes en détresse. Par ailleurs, il est à noter que 17 personnes issues du squat ont été dépistées pour la Covid-19 et ont toutes eu des résultats négatifs. En attendant une solution, les expulsés du Césaï veulent être vus, c’est la raison pour laquelle ils ont choisi d’établir #campement devant la préfecture, aux yeux de tous. Nous avons rencontré des membres du collectif du Césaï qui viennent en aide à ces migrants, et ils comptent bien ne pas en rester là, eux qui dénoncent notamment l’attitude de la municipalité dans cette affaire :
    https://vimeo.com/449741639

    Le communiqué de la préfecture des Hautes-Alpes :

    52 personnes au total ont été évacuées du 20 rue de l’imprimerie à Gap mercredi matin, bâtiment occupé illégalement depuis octobre 2018. Cette évacuation a eu lieu en application d’une décision de justice de la Cour d’Appel de Grenoble, en date du 10 décembre 2019, et du droit en vigueur.
    Chaque occupant a eu la possibilité de rencontrer les agents de la Direction départementale de la cohésion sociale et de la protection des populations pour une prise en charge sociale, ainsi que les agents de la Direction de la citoyenneté et de la légalité pour une analyse individuelle de leur situation administrative. Pour rappel, depuis octobre 2018, aucune des propositions d’enquête sociale formulée par les services de l’État n’avait été acceptée par les occupants du bâtiment.
    Sur les 52 personnes présentes, 7 disposaient d’une adresse pérenne, 7 autres n’ont pas souhaité de prise en charge, pour certaines déclarant être hébergées par un tiers et 21 personnes sont actuellement prises en charge au titre de l’hébergement d’urgence par l’État.
    Parmi ces dernières, les plus vulnérables (4 familles avec enfants – soit 9 personnes - et 1 personne malade) ont été prises en charge dès leur sortie du bâtiment. Au vu des disponibilités à l’hébergement d’urgence, la prise en charge a également été proposée à 11 demandeurs d’asile en situation régulière.
    Il est à noter que l’État finance plusieurs dispositifs d’hébergement :
    • 115 places en Centre d’accueil de demandeurs d’asile (CADA) à Gap et 60 au CADA de Briançon
    • 40 places en Hébergement d’urgence pour demandeurs d’asile (HUDA)
    • 105 places en hébergement d’urgence généraliste (HU).
    En outre, au regard de la situation sanitaire actuelle, la capacité d’accueil a été augmentée et des places supplémentaires exceptionnelles créées : 15 en HUDA et 80 en HU.
    Sur l’aspect sanitaire, tous les occupants ont reçu des masques de la part des services de l’État et un dépistage du Covid 19 auprès des équipes mobiles SDIS/ARS dépêchées sur place a été proposé à tous : 17 personnes ont accepté de s’y soumettre. Les résultats de ces tests sont tous négatifs.
    Agnès CHAVANON, secrétaire générale de la préfecture, a reçu une délégation d’associations ce mercredi pour expliquer la situation. « Au vu des vulnérabilités, des situations administratives et sociales des occupants du squat, nous avons pu, dans la limite des capacités de l’hébergement d’urgence dans le département, mettre à l’abri de nombreux occupants du squat sans solution d’hébergement. »

    https://www.dici.fr/actu/2020/08/20/hautes-alpes-collectif-dit-cesai-migrants-expulses-mercredi-ont-elu-domicile-pl

    #Gap #évacuation #hébergement #migrations #asile #réfugiés #France #Cesai

    ping @isskein @karine4

  • #Italie : #démantèlement du #camp de migrants de #Vintimille, les associations appellent à l’aide

    Sur décision préfectorale, le camp de migrants de Vintimille, géré par la Croix Rouge, a été démantelé lundi. Actif depuis 2016, il venait encore en aide à des dizaines de personnes.

    Le camp de transit pour migrants Roya à Vintimille, en Italie, n’est déjà plus qu’un souvenir. Sur ordre de la #préfecture d’Imperia, ce camp implanté en 2016, au plus fort de la crise migratoire, près de la frontière avec la France et géré par la Croix-Rouge italienne a cessé ses activités le 31 juillet. La trentaine de migrants restants dans les lieux ont été transférés vers d’autres centres d’accueil de la région. Quelques jours plus tard, lundi 3 août, les bâtiments en préfabriqués qui pouvaient accueillir environ 300 personnes ont commencé à être démantelés.

    « Nous avons tout tenté pour éviter ça », commente Jacopo Colomba, consultant juridique pour les ONG Caritas et We World, parlant au nom des membres des différentes associations d’aide aux migrants présentes sur place. « Nous avons essayé de discuter avec le maire de Vintimille et avec la préfecture pour leur faire comprendre que le camp devait rester ouvert. Mais cela n’a servi à rien », dit-il, démoralisé.

    Auparavant, l’enceinte du camp était ouverte aux migrants présents dans les environs de Vintimille, étape bien connue de celles et ceux souhaitant rejoindre le nord de l’Europe en venant du sud de l’Italie ou de la route des Balkans. La structure accueillait aussi les personnes qui voulaient entreprendre une demande d’asile en Italie.

    Peu enclines à s’exprimer sur le sujet, les autorités italiennes concernées ont mis en avant la crise du #coronavirus pour justifier cette fermeture, rapportent différentes associations. Depuis le 18 avril dernier, déjà, les lieux étaient fermés aux nouveaux arrivants en raison du contexte sanitaire.

    « On est revenus à la situation de 2016 »

    « Je comprends que la crise sanitaire ait représenté un défi et je sais aussi que cette structure n’était pas bien encadrée au point de vue juridique, mais des solutions auraient pu être mises en place. Cette #fermeture est irrationnelle », regrette Jacopo Colomba, estimant que la préfecture s’est servie de l’#urgence_sanitaire comme d’un #prétexte pour fermer un camp peu populaire en Ligurie à l’approche d’élections régionales en septembre.

    D’autant plus irrationnelle, selon Maurizio Marmo, le président de Caritas Vintimille, que le « campo » rendait service à la municipalité en sortant les sans papiers de la rue. « Avoir des personnes qui dorment dans les rues, ce n’est pas génial… Ce camp était fondamental pour gérer une situation qui ne s’est pas arrêtée », tonne-t-il.

    À Vintimille, il n’est pas rare de voir des migrants trouver refuge dans des bâtiments abandonnés, au bord du fleuve qui traverse la ville ou sur les plages, pour passer la nuit. Selon les associations, entre 100 et 200 personnes sont dans ce cas chaque jour. « Au mois de juillet, les arrivées de migrants ont été les plus nombreuses de ces deux dernières années », assure de son côté Jacopo Colomba. « On est revenus à la situation de 2016. »

    « Les années passent et la situation perdure »

    À ceci près que le mouvement de solidarité, porté par une vague d’activistes en 2016, semble depuis s’être estompé. Dans la région, les associations présentes sur le terrain déplorent une faible mobilisation et, pour certaines, une baisse des dons. « Les années passent et la situation perdure, donc les gens se fatiguent », analyse Jacopo Colomba. « On est un peu désespérés. »

    Face à la fermeture du camp, une poignée d’ONG et de collectifs locaux - Kesha Niya, Caritas, We World, Diaconia Valdese et Progetto 20K - ont uni leurs forces pour trouver des solutions.

    « Nous avons créé un réseau pour fournir des hébergements d’urgence, pour quelques jours seulement, aux familles qui tentent de passer la frontière », explique encore Jacopo Colomba. Les migrants concernés sont hébergés dans l’#église San Nicola, où des locaux ont été mis à disposition par le prêtre. Une famille d’Irakiens avec deux bébés y a été logée dans la nuit de dimanche à lundi, avant de parvenir à rejoindre la France. « Nous allons chercher d’autres personnes à héberger dans la ville. »

    https://www.infomigrants.net/fr/post/26423/italie-demantelement-du-camp-de-migrants-de-vintimille-les-association
    #destruction #campement #migrations #asile #réfugiés #frontière_sud-alpine #logement #hébergement #SDF #sans-abri #covid-19 #frontières

  • Hébergement | Témoignage : “l’épidémie aurait été plus facile à gérer si les personnes migrantes avaient été logées en appartement…”
    https://asile.ch/2020/08/10/temoignage-lepidemie-aurait-ete-plus-facile-a-gerer-si-les-personnes-migrantes

    Comment le confinement a-t-il été vécu dans les foyers collectifs, où sont hébergées la plupart des personnes en procédure d’asile, voire ayant déjà obtenu un statut, comme c’est le cas dans les cantons de Vaud et de Genève ? Qu’est-ce que cette situation, extraordinaire, a révélé de la prise en charge des personnes relevant de […]

  • Exilé⋅es à la rue. Combien de morts faudra-t-il encore ?

    Le 10 juillet 2020, un exilé soudanais a été retrouvé noyé dans le #canal_Saint-Denis près de #Paris, non loin du #campement où il vivait avec des centaines d’autres.

    Ce n’est pas la première fois et, si l’État et les collectivités locales ne déploient pas les moyens nécessaires au respect des droits fondamentaux des personnes exilé⋅es, ce ne sera certainement pas la dernière fois qu’un tel drame se produit.

    Pourtant, les exilé⋅es, les collectifs et les associations dénoncent depuis des années ces conditions de vie désastreuses, inhumaines et dégradantes auxquelles sont soumises les personnes en procédure d’asile. Régulièrement, ils rappellent à l’État son obligation de leur octroyer un hébergement et celle de mettre à l’abri toute personne en situation de précarité.

    Le 2 juillet 2020, la Cour européenne des droits de l’homme a d’ailleurs condamné la France pour son manque d’assistance aux demandeurs d’asile, contraints de vivre « dans la rue » et « privés de moyens de subsistance », constitutif d’un traitement inhumain et dégradant contraire à l’article 3 de la Convention européenne de sauvegarde des droits de l’Homme et des libertés fondamentales.

    Plus la situation se dégrade, plus la réponse de l’État est grotesque, inaudible et dangereuse.

    Quand les personnes exilé⋅es demandent un hébergement, l’État répond en expulsant les campements qui constituent leurs seuls lieux de vie possibles, les dispersent et détruit leurs biens. Que ce soit à Paris, à Aubervilliers, à Calais ou ailleurs, ces opérations s’accompagnent, de surcroît, d’une violence systématique et extrême de la part de la police.

    Pourtant, ces opérations sont inutiles et fragilisent chaque fois davantage la situation des exilé⋅es, déjà contraintes de vivre dans une situation de très grande précarité, « dans la rue, sans ressources, sans accès à des sanitaires, ne disposant d’aucun moyen de subvenir à leurs besoins essentiels et dans l’angoisse permanente d’être attaqués et volés. », ce qui induit des « sentiments de peur, d’angoisse ou d’infériorité propres à conduire au désespoir » (Arrêt CEDH, 2 juillet 2020, N.H. et a. c/ France, §184).

    Par ailleurs, même lorsque l’État français héberge des personnes en procédure d’asile, ce n’est que temporairement. La liste des personnes en attente est longue, de sorte que certaines sont expulsées pour que d’autres puissent, pour quelques jours, être mises à l’abri. En somme, on chasse les uns pour faire de la place aux autres.

    En ne réglant rien, cette situation ubuesque s’inscrit dans la logique de dissuasion qui caractérise depuis de longues années la politique française à l’égard des personnes en demande d’asile. Cette politique ira-t-elle jusqu’à l’annihilation des exilé⋅es, jusqu’à les faire sombrer dans la folie ?

    À ce jour, l’État français est responsable du désespoir, des blessures et des morts des personnes exilé⋅es.

    Cette politique meurtrière doit s’arrêter !

    http://www.gisti.org/spip.php?article6443
    #décès #mort #SDF #asile #migrations #réfugiés #France #hébergement #logement

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  • Victoire devant le Tribunal de Marseille : l’État doit loger 23 jeunes migrants isolés

    Par une #requête_en_référé_liberté auprès du #Tribunal_administratif de Marseille, les associations Tous Migrants, Réseau Hospitalité et Médecins du Monde ont demandé à la justice d’organiser la mise à l’abri immédiate de 23 mineurs isolés dans des locaux adaptés à leurs besoins spécifiques, si nécessaire par la réquisition de lieux d’hébergement, de façon à permettre le respect des règles de prévention de la pandémie liée au Covid-19. Le Tribunal administratif de Marseille enjoint au préfet des Hautes-Alpes d’assurer l’hébergement d’urgence des 23 jeunes migrants isolés.

    https://tousmigrants.weebly.com/sinformer/victoire-devant-le-tribunal-de-marseille-letat-doit-loger-23-je
    #Marseille #justice #hébergement #logement #asile #migrations #réfugiés #France #MNA #mineurs_non_accompagnés #enfants #enfance

  • Ce jour-là à #Vintimille. Retour d’un lieu d’exil sans cesse confiné

    Chaque nuit, des dizaines de personnes en situation d’exil dorment dans les rues de Vintimille. Laissées à l’abandon par les pouvoirs publics depuis la fermeture du principal camp d’hébergement, elles sont repoussées du centre-ville par les forces de police. De retour de cette frontière, nous publions ce texte de témoignage afin d’alerter sur la mise en danger institutionnelle des personnes en migration.

    Chaque nuit, des dizaines de personnes en situation d’exil dorment dans les rues de Vintimille. Laissées à l’abandon par les pouvoirs publics depuis la fermeture du principal camp d’hébergement, elles sont repoussées du centre-ville par les forces de police alors que la municipalité prépare la reprise des activités touristiques au lendemain du confinement. De retour de cette frontière franco-italienne, nous publions ce texte de témoignage afin d’alerter sur la mise en danger institutionnelle des personnes en migration.

    Depuis la fin du confinement en Italie, on peut estimer que 200 personnes en migration sont quotidiennement livrées à elles-mêmes à Vintimille. La plupart sont originaires d’Afghanistan, d’Iran, du Pakistan, dans une moindre mesure de pays africains. Nous avons également rencontré une famille kurde accompagnant une femme enceinte. "Bonjour, ça va ?". Suivant les mots que nous adressons à leur rencontre, les discussions s’ouvrent sur les projets passés et présents. La principale destination évoquée à cette étape des parcours est la France. Marseille, Porte de la Chapelle... Certains ont passé plusieurs années dans le pays d’où nous venons, avant de se faire renvoyer vers l’Italie. "Ništa !" : au détour d’une conversation en Pachtoune, on reconnait une expression ramenée des routes balkaniques, qui signifie qu’il n’y a rien à trouver ici. "Racist", "police", "violent" sont d’autres mots transparents que nous glanons en parcourant les rues de Vintimille, ce jeudi 11 juin.

    Surimpressions

    À la veille de la reprise officielle de la saison touristique, plusieurs réalités se superposent. Les arrivées de touristes tant attendues par la municipalité coïncident avec celles de groupes considérés comme irréguliers. Les usagers des terrasses à nouveau animées côtoient les déambulations quotidiennes des personnes exilées pour trouver une stratégie de passage. Les camions de nettoyage sillonnent les rues ; les fourgons des marchands du célèbre marché de Vintimille reprennent place. Cette soudaine effervescence économique est traversée par le ballet des forces de l’ordre : militaires, police municipale, guardia di finanza et carabinieri quadrillent la ville. Nous nous étonnons de voir la police nationale française stationnée devant la gare. La stratégie des autorités italiennes semble moins correspondre à une logique de contrôle de l’immigration qu’à un impératif de tenir à l’écart du centre-ville les migrant-tes indésirables. C’est-à-dire celles et ceux qu’il ne faut pas voir dans ce paysage renaissant de la consommation.

    Ce jour-là, le 12 juin, alors que les interdictions liées aux rassemblements dans les centres commerciaux et lieux de restauration sont progressivement levées, le maire a explicitement interdit aux ONG présentes à la frontière de fournir toute aide matérielle aux personnes exilées.

    Invisibilisations

    Sur cette portion du territoire transalpin, le confinement décidé en mars 2020 a signifié l’arrêt des activités humanitaires, en raison de la fermeture officielle de la frontière et des interdictions de rassemblement en Italie. Les volontaires du collectif Kesha Niya et de Roya Citoyenne ont dû mettre fin aux distributions alimentaires groupées — une activité essentielle pour les personnes exilées en transit dans les rues de Vintimille, assurée quotidiennement depuis trois ans. Alors que de nouvelles arrivées ont été constatées depuis la fin du confinement, les distributions doivent s’effectuer en discrétion.

    Les paquets alimentaires, kits d’hygiène et masques sont fournis aléatoirement, en fonction du nombre de personnes exilées rencontrées au cours des maraudes. Cette situation délétère n’est pas sans rappeler le contexte de l’année 2016, alors qu’un arrêté municipal de la commune de Vintimille interdisait les distributions de repas pour cause de risques sanitaires[I]. Inique autant que cynique, l’argument de la salubrité publique est à nouveau le levier d’une mise en danger des personnes exilées. Bien que l’ONG Médecins du Monde ait constaté en juin des besoins médicaux auprès des personnes en errance dans la ville (tels que des problématiques respiratoires connues pour leur propension à entrainer une forme grave de COVID-19), aucun accès aux soins n’est organisé par les institutions locales ou nationales. Sur la seule après-midi du 18 juin 2020, deux patients ont été admis en hospitalisation d’urgence suite à des signalements de l’ONG (urgence obstétricale et détresse cardiaque).

    Cette nuit-là, le vent est levé. Venus pour assurer une distribution de sacs de couchage et de masques, mis en difficulté dans cet acte simple, nous ressentons l’hypocrisie d’une frontière qui crée ses propres marges. Avec quelques autres volontaires qui tentent d’assurer un relai social et médical, nous devons nous aussi nous cacher, nous rendre invisibles.

    Épuisements

    Il y a quelques semaines, le camp de la Croix-Rouge assurait encore la mise à l’abri d’individus sans papiers. Institué comme bras humanitaire de la Préfecture d’Imperia en 2016, cet établissement situé à 4 kilomètres du centre-ville centralisait l’hébergement des personnes en transit, autant que leur contrôle[II]. Depuis la détection d’un cas de coronavirus le 18 avril, le campo a été fermé aux nouvelles arrivées[III]. Seuls les petits-déjeuners et un service de douche délivrés par Caritas sont assurés aux personnes recalées, ainsi qu’une assistance juridique répartie entre plusieurs associations locales[IV].

    Désormais, pour celles et ceux qui arrivent sur ce territoire, les rares lieux de répit se situent à l’abri des regards, dans quelques marges urbaines tolérées. Corollaire du droit à la mobilité, le droit à la ville est mis à mal dans les interstices urbains de Vintimille. Ces rues sont le théâtre d’un nouveau « game », selon le nom donné dans les Balkans aux tentatives répétées de traversée des frontières, suivies de refoulements violents[V].

    À cette étape des parcours, la France demeure le seul horizon envisageable : tous et toutes parviennent finalement à passer, mais au prix d’épuisements multiples et de nouveaux dangers.

    Ce jour-là, sous le pont de Vintimille, une laie ballade ses marcassins à la recherche de nourriture, à proximité immédiate d’un lieu de campement régulièrement sujet aux déguerpissements policiers. Les voyages nous sont contés avec des mots et des blessures, souvent ramenées de la traversée des Balkans. À cette frontière intérieure de l’Europe, aucun moyen médical institutionnel n’est disponible pour les soigner.

    Des corps confinés

    Confiner, c’est aussi étymologiquement toucher une limite. Bloquées à la frontière italo-française, les personnes exilées se heurtent à des confins au cœur de l’espace Schengen dit « de libre circulation ». Seuls les chiffres de l’activité policière communiqués par la Préfecture des Alpes-Maritimes permettent d’évaluer numériquement l’évolution des arrivées ces derniers mois : alors que 107 refus d’entrée[VI] ont été enregistrés côté français entre le 15 mars et le 15 avril, ce sont environ cinquante personnes qui seraient refoulées chaque jour de la France vers l’Italie, depuis la fin du confinement officiel. Toutefois, ces statistiques n’intègrent ni les tentatives de traversées répétées par une même personne, ni les refoulements non enregistrés par la police française, en dépit des lois en vigueur[VII]. C’est pourquoi le regard d’acteurs non étatiques s’avère nécessaire dans cette phase de déconfinement. Salariée humanitaire, universitaire ou volontaire bénévole, notre présence à Vintimille tient à des raisons diverses, mais nos mots dessinent une même idée : « impératif de mise à l’abri », « inégalité des vies »[VIII], « acharnement dissuasif » …

    Ces deux derniers mois ont fourni l’opportunité de comprendre le caractère essentiel du droit à la mobilité — en particulier pour les personnes qui ont pu se confiner dans des conditions dignes et qui retrouvent depuis le mois de mai les délices de la liberté de circulation[IX]. Que reste-t-il de cette expérience collective ?

    La période post-confinement signale plutôt le renforcement des inégalités à la mobilité. Non seulement la « crise sanitaire » n’a pas amené de véritable réflexion sur la précarité des personnes bloquées aux frontières, mais elle a de plus permis la poursuite des activités de contrôle mortifères à l’écart de l’attention médiatique. C’est le cas en Libye et en Méditerranée[X], mais aussi au cœur de l’Union européenne, à cette frontière franco-italienne.

    Ce jour-là, le train de voyageurs internationaux Vintimille-Cannes fait à nouveau vibrer les rails, à côté du campement improvisé pour la nuit par les exilé-e-s. Le lendemain, nous rejoindrons le bivouac de notre choix sans le moindre contrôle, reconnus à nouveau aptes à circuler, contrairement à ces corps confinés.

    https://blogs.mediapart.fr/mdmonde/blog/240620/ce-jour-la-vintimille-retour-d-un-lieu-d-exil-sans-cesse-confine
    #campement #asile #migrations #réfugiés #frontières #Italie #France #frontière_sud-alpine #SDF #sans-abrisme #in/visibilité #invisibilisation #écart #solidarité #Kesha_Niya #Roya_Citoyenne #distributions_alimentaires #salubrité_publique #accès_aux_soins #hypocrisie #Croix-Rouge #camp #campement #mise_à_l'abri #hébergement #campo #marges #droit_à_l'abri #interstices_urbains #game #the_game #épuisement #droit_à_la_mobilité #libre_circulation #liberté_de_mouvement #liberté_de_circulation #post-covid-19 #post-confinement

  • The Fourth Overview of Housing Exclusion in Europe 2019

    Since 2015, FEANTSA and the Fondation Abbé Pierre have released a yearly Overview of Housing Exclusion in Europe. These annual reports look at the latest #Eurostat data (EU-SILC) and assess EU countries’ capacity to adequately house their populations.

    The 2020 deadline is approaching for the European Union’s cohesion policy, yet it’s objective – the fight against poverty and social exclusion by 2020 - remains unattainable. With this 4th report on homelessness and housing exclusion, FEANTSA and the Fondation Abbé Pierre ask: what is meant by "European cohesion” when another Europe, deprived of a home or even a shelter, is being left behind? This report explores the state of emergency housing in Europe, in order to attract the attention of all decision-making bodies in Europe on the overcrowding, precariousness and inadequacy our shelter systems are confronted with.

    https://www.feantsa.org/en/report/2019/04/01/the-fourth-overview-of-housing-exclusion-in-europe-2019?bcParent=27

    Pour télécharger le rapport en pdf :
    https://www.feantsa.org/download/rapport_europe_2019_def_web_06659524807198672857.pdf

    #rapport #SDF #sans-abri #sans-abrisme #Europe #FEANTSA #statistiques #chiffres #urgence #mal-logement #Fondation_Abbé_Pierre #2019 #hébergement_d'urgence #inconditionnalité #dortoirs

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    • A Foot In The Door: Experiences of the #Homelessness_Reduction_Act (2020)

      Key findings:

      - Two years into its implementation, the research has found the change in law has significantly expanded access to homelessness assistance particularly for single people.
      - The research findings suggest that this is one of the most substantial changes observed since the introduction of the HRA and that the change in legislation has had a noticeable impact on widening access to single homeless people.
      – Overwhelmingly people reported a more positive experience when first approaching Housing Options for assistance.
      – Seventy-five per cent of people reported they were treated with respect and were able to communicate confidentially with staff.
      - Despite the majority of participants reporting positive experiences there is still clear examples of people having poor assessments.
      – The intention and ambition of the HRA is being constrained by the housing market, welfare system and funding.
      – Whilst there has been a broadly positive experience of initial contact and engagement with Housing Options staff, the research has shown significant barriers and issues with the support on offer and people’s housing outcomes.
      - Overall only 39 per cent of respondents agreed when asked whether the local authority had helped them to resolve their housing issue.
      - A further 31 per cent of participants reported that they had either supported themselves or with the help of family or friends, and 30 per cent reported that their issue was still ongoing.
      - Overall 56 per cent of survey respondents reported a more positive housing situation when asked to compare their current position with the night before they presented at Housing Options.
      – The research found the most common form of intervention offered is information on accessing the private rented sector.
      – Lack of affordable housing both social and PRS means that local authorities are increasingly constrained in the realistic outcomes that they can achieve.

      Pour télécharger le rapport:
      https://www.crisis.org.uk/media/241742/a_foot_in_the_door_2020.pdf

      https://www.crisis.org.uk/ending-homelessness/homelessness-knowledge-hub/services-and-interventions/a-foot-in-the-door-experiences-of-the-homelessness-reduction-act-2020

      #UK #Angleterre

  • Exilia | Anna : 10 années d’aide d’urgence en centre collectif d’hébergement – Podcast
    https://asile.ch/2020/06/26/exilia-anna-10-annees-daide-durgence-en-centre-collectif-dhebergement-podcast

    Anna vit depuis 13 années en Suisse. Elle est requérante d’asile déboutée. Elle reçoit l’aide d’urgence pour se nourrir, qui est une aide extrêmement précaire, distribuée en nature. Elle n’a aucune autonomie économique, est dans l’incapacité de se constituer un réseau social, d’entreprendre des activités et de mener sa vie. Elle n’a pas le droit […]

  • #Sans-papiers, mais pas sans #droits

    Sans-papiers, mais pas sans droits s’adresse aux sans-papiers et aux personnes qui les accompagnent.

    Contrairement à ce que l’on croit trop souvent, les étrangers et étrangères en situation irrégulière ou précaire sur le territoire français ont des #droits_fondamentaux.

    Cette note pratique recense et explicite ces droits.

    Elle est constituée de #fiches_synthétiques et thématiques réunies par catégorie de droits ou de thèmes : #Citoyenneté (aide aux sans-papiers, contrôle d’identité, droit d’association et droit syndical), #Santé (assurance maladie, AME, dispositif soins urgents et vitaux, lieux de soins, IVG), #Vie_quotidienne (domiciliation, compte bancaire, services postaux, impôt, aide juridictionnelle, culture), #Couples (mariage, pacs, concubinage), #Enfants (naissance et reconnaissance, ASE, PMI, école, bourses scolaires, cantine et activités périscolaires), Aides diverses (collectivités locales, transports), #Hébergement, #Logement, #Travail (accident du travail, emploi illégal, régularisation, conseil de prud’hommes).

    Sans-papiers, mais pas sans droits a aussi pour vocation d’inciter à faire valoir ces droits, notamment au moyen d’actions collectives, à ne pas s’arrêter aux éventuels risques encourus et, surtout, à ne pas céder aux abus commis, notamment par les autorités administratives.

    Cette publication est une invitation à un #combat_citoyen.

    A télécharger ici :
    http://www.gisti.org/spip.php?article6247#tele
    #manuel #guide #migrations #Le_Gisti #Gisti #France

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  • Le gouvernement grec s’apprête à expulser 10 000 réfugiés des appartements et autres structures d’accueil où ils sont logés.

    –-> source en grec : https://www.efsyn.gr/ellada/dikaiomata/244153_shedio-exosis-10000-prosfygon

    Traduction reçue par Vicky Skoumbi via la mailing-list Migreurop, le 21.05.2020 :

    Comment les réfugiés expulsés du #squat occupé de la rue Thémistokleous (centre-ville d’#Athènes) se sont retrouvés dans la rue, toujours dans le quartier d’#Exarchia, mais cette fois comme #SDF ?

    Des sources policières pointe le ministère de l’Immigration et de l’Asile comme responsable de fait que sept familles de réfugiés reconnus comme tels, n’ont pas été transférés vers des structures d’hébergement appropriées, mais se sont retrouvées jetées dans la rue, étant obligés de passer la soirée du lundi sur la place d’Exarcheia.

    Il s’agit d’une cinquantaine de personnes, parmi lesquelles des bébés et de très jeunes enfants, dont un avec un grave problème cardiaque nécessitant une intervention chirurgicale. On craint même que l’incident ne soit en fait une sorte de répétition générale, le prélude à échelle réduite de ce qui va suivre bientôt et notamment dans deux semaines. Notis Mitarakis, ministre de la politique migratoire, a décidé d’expulser fin mai plus de 10 000 réfugiés des logements et des appartements de la Grèce continentale, ce qui fait craindre le pire : nous allons revoir très probablement les places et les parcs d’Athènes et d’autres grandes villes de nouveau se remplir de réfugiés désespérés sans abri.

    Commençons par le commencement. Jusqu’à lundi matin, les sept familles vivaient dans le squat pour réfugiés du 58 Thémistokleous à Exarchia. La police en tenue anti-émeute a pris d’assaut lundi matin l’immeuble, en forçant les portes des chambres ils ont menacé les réfugiés en pointant leur arme contre leur tête. Ceux-ci n’ont eu que dix minutes pour faire leurs valises et ont été emmenés à #Petrou_Ralli (La section ‘étrangers’ de la Préfecture d’Athènes) pour vérification d’identité. Douze d’entre eux n’avaient pas de papiers et sont actuellement détenus en vue d’une expulsion, par ailleurs fort improbable, du pays.

    Décision prise

    Les sept familles des réfugiés reconnus comme tels avaient des papiers en règle et ont été "libérées", selon des sources policières. La vérité est, bien sûr, qu’elles ont été « laisséss sans abri ». À la question de "Ef.Syn." pour quelles raisons ce qui se faisait dans le passé à savoir le relogement des réfugiés expulsés d’un squat à une structure d’accueil, n’a pas été fait dans ce cas, où les familles n’avaient nulle part où se loger ni les moyens de subvenir à leurs besoins, les sources policières ont répondu que cela "était une question de politique d’immigration" et ont pointé le Ministère comme responsable.

    Les familles sont revenues à Exarchia, le quartier qu’elles connaissaient un peu. Elles ont été repérées tard lundi soir par des passants assis sur la place, à côté des valises avec leurs affaires, affamées et désespérées. Un réseau de solidarité a été rapidement mis en place et des solutions d’hébergement temporaire ont été trouvées chez des familles athéniennes et sur le terrain de jeu d’un autre immeuble occupé, toujours à Exarchia.

    Mais une question urgente s’impose : quelle est cette politique qui, après avoir jeté dans la rue les personnes dans le besoin, les abandonne à leur sort à la recherche des places et des parcs pour y passer la nuit ? Est-ce une politique juste ? Est-ce une politique conforme à la législation ? Et surtout, quels résultats crée-t-elle ?

    Ces questions nous concernent tous, et non seulement les réfugiés laissés sans toit. Fin mai, la menace de l’’expulsion de structures et d’appartements plane au-dessus de la tête de plus de 10 000 réfugiés, reconnus comme tels un mois auparavant, car, selon une décision récente du Ministère, les réfugiés après la fin de la procédure d’asile ne peuvent continuer à vivre à des structures et des appartements alloués à eux que pendant un mois, au lieu de six auparavant. Cette décision a été prise par le Ministère il y a quelques mois, mais a été reportée à fin mai en raison de la pandémie.

    Selon les ONG, l’expulsion locative concerne 300 réfugiés d’#Eleonas (un camp en #Attique), 2 200 d’autres camps, 600 des hôtels et 7 400 des appartements du programme #ESTIA et d’autres programmes d’hébergement comme #HELIOS. Étant donné que l’aide financière –les allocations aux réfugiés- devrait également être coupée, étant donné aussi que les programmes de préparation à l’accès au marché du travail, à l’inclusion sociale et à l’inscription aux programmes de protection sociale n’ont pas été mis en application, le résultat de telles expulsions devrait être vraiment désastreux. Et non seulement pour les réfugiés eux-mêmes. La mise en œuvre de cette décision d’expulsion va faire réapparaître en plein centre-ville les images de la période d’avant la création des structures d’hébergement, pendant laquelle les réfugiés laissés sans abri étaient obligés de dormir sur les places publiques et les parcs.

    Frénésie xénophobe

    Bien entendu, personne ne s’attendrait à ce qu’un gouvernement qui s’enorgueillit de la généralisation des opérations de détention, de dissuasion et de refoulement et qui dégrade le processus d’asile puisse se soucier du sort des réfugiés. Cependant, on s’attendrait à ce que sa frénésie xénophobe ne la conduise pas à un point tel qu’elle mette en danger la cohésion sociale, l’image et la paix civile des villes. Parce qu’on n’arrive pas à croire que ce gouvernement mettrait en œuvre une stratégie de tensions et viserait précisément à créer des tensions sociales en alimentant le sentiment d’insécurité afin de les exploiter politiquement.

    Peu importe à quel point M. Mitarakis essaie de présenter sa décision comme preuve d’une politique audacieuse, en réalité c’est tout le contraire. C’est un mouvement de panique face à l’impasse dans laquelle il est arrivé. D’une part, s’impose en toute urgence la nécessité des décongestionner des îles où se situe sa circonscription. D’autre part, la mansuétude du gouvernement face à des groupes xénophobes d’extrême-droite les laisse faire et notamment leur donne libre cours à empêcher par des actions violentes la création de nouvelles places d’hospitalité dans la Grèce continentale. Le ministre choisit donc de libérer des places vacantes à tout prix. Il semble que M. Mitarakis ait décidé de tout sacrifier pour assurer sa réélection dans sa circonscription à Chios.

    Mobilisation solidaire

    Face à cette politique désastreuse, la municipalité d’Athènes, les collectifs et organisations antiracistes actifs en faveur des réfugiés se mobilisent. Lundi, lors d’une réunion entre KEERFA (Mouvement Unissons contre le Racisme et la Menace Fasciste) et Melina Daskalaki, présidente du Conseil municipal pour l’intégration des immigrants et des réfugiés. Mme Daskalaki a informé les organisations que la municipalité discutait avec les organismes impliqués dans les programmes de logement ESTIA et HELIOS et notamment UNHCR et IOM. Elle a également déclaré qu’elle transmettrait au maire la demande de KEERFA d’utiliser les immeubles vides de la municipalité et les bâtiments repris par l’Etat à cause d’impayés d’impôts.

    #Grèce #migrations #asile #réfugiés #expulsions #logement #hébergement #camps_de_réfugiés #hôtels

    • On refugees to be soon evicted from offered housing

      In an interview to Sto Kokkino, young Afghan boy Soai, whose 7-member family will be asked to leave their offered accommodation on May 31, spoke in perfect Greek – as a result of his school attendance - about their ordeal as nobody is willing to rent them a house as his father cannot work due to a health problem, also inherited to one of Soai’s siblings. Also present in the interview, Vasiliki Katrivanou, coordinator of social policy at the Greek Council for Refugees, raised the alarm over a lack of planning and alternative solutions adding that this decision will affect some 8,000 refugees.

      In an op-ed at Efimerida ton Syntakton, Katrivanou noted that 8,000 recognized refugees will be on the streets by end of May, explaining that the number of affected refugees could reach 16,000 by the end of June. She stressed that things will be tragic for them without any support, knowledge of Greek, integration policies, access to public services, health system, and UNHCR’s cash assistance that helped them for six months to find a house and work, while noting that Helios, the only available program that could be of some help to some 5,000 to learn Greek and be assisted in finding a job and a house, has encountered many challenges with less than 2,000 refugees being able to use its services since June 2019. She stressed the climate of violence, xenophobia, and racism that could be raised in such a situation. Islands should be decongested, she claimed, but at what cost, adding that this should not be achieved by letting refugees on the streets. At the same time, EU funding could be used for integration programs rather than the construction of closed centers.

      Avgi argued that the said eviction was postponed by two months’ time due to coronavirus with the Migration Minister having announced back in March that 10,000 recognized refugees will be affected, but no progress has been made since as concerns integration issues faced by refugees. Many issues arise (such as where these people will go amidst the coronavirus pandemic, how will they manage to rent a house which depends on the bank, on AFM, on bureaucratic obstacles, when will they have access to welfare as part of their integration, what will happen with refugees suffering from incurable illnesses or disabilities), for which solutions must be found in just a week when exits will start. The ministry’s plan to have exits of recognized refugees each month to help with the decongestion of the islands will lead to thousands of homeless recognized refugees filling the mainland. It is noted that in order to avoid that, municipalities and organizations are asking for a transitional plan. Speaking to Avgi, Nikoletta Kyrana, ESTIA program coordinator in ARSIS NGO on the islands, stressed that Helios integration program has not succeeded in solving integration issues, such as issuing AFM to recognized refugees in order to be able to find a house and a legal job. UNHCR running ESTIA program with the assistance of NGOs reportedly estimates that in the first phase, this month, exits will affect 7,500 recognized refugees, stressing that it is not clear yet which vulnerable cases will be exempted, an issue that is still under discussion between organizations and the Ministry.

      According to sources, Avgi noted that a meeting is expected between UNHCR and the Labor Ministry to solve some bureaucracy issues relating to access of recognized refugees to benefits that are foreseen by law and could help refugees with serious disabilities to make ends meet. Kyrana noted that there is no extension provided any more for families with children at school until the end of the school year, with 45% of refugees staying in apartments managed by ARSIS being children going to school. According to UNHCR sources, exits will affect disproportionately some municipalities, for example in Tripoli the 40% of hosted refugees. The situation will also be difficult in Attica, as 300 need to leave Elaionas until Sunday. In Athens, 139 refugees will need to leave from apartments managed by ARSIS.

      stokokkino.gr: https://www.stokokkino.gr/article/3383/B.-Katribanoy:-H-kybernhsh-tha-petaksei-ston-dromo-8.000-prosfyges.html, Avgi, Efimerida ton Syntakton, 25 May: https://www.efsyn.gr/stiles/apopseis/244936_ston-dromo-hiliades-anagnorismenoi-prosfyges)

      Migration Minister meets with Athens Mayor Bakoyannis in view of exit of thousands of refugees

      Migration and Asylum Minister Notis Mitarakis met on Tuesday (26/6) with Athens Mayor Kostas Bakoyannis. According to Mitaraki’s post on the social media, the meeting focused on ways to limit the repercussions of the migration crisis in Athens as well as issues related with asylum seekers hosting issues and integration of those granted asylum. The related press release notes that they met to discuss “ways to mitigate the impact of the migration crisis in the capital, as well as issues around accommodation of asylum-seekers and integration of those who have received international protection.”

      As Efimerida ton Syntakton reports the meeting was held in light of the programmed exit in the coming week of 300 recognized refugees from Elaionas site and some 2,500 from ESTIA apartments in the capital, and of 10,000 in total in the mainland. The daily comments on the vagueness of the press release, adding that no more information on what was discussed has been made public. According to the daily, following the latest evacuation of a squat in Exarchia that left seven refugee families in the streets, Elaionas site offered in the aftermath to provide them with accommodation.

      (amna.gr, amna.gr/en, ekathimerini.com, efsyn.gr, gr.euronews.com, newsbeast.gr, mitarakis.gr, 26 May:
      https://www.amna.gr/ota/article/460719/Sunantisi-tou-NMitaraki--me-ton-K-Mpakogianni
      https://www.amna.gr/en/article/460678/Migration-Min-Mitarachi-meets-with-Athens-mayor-Bakoyannis
      https://www.ekathimerini.com/253057/article/ekathimerini/news/mitarakis-bakoyannis-discuss-migration
      https://www.efsyn.gr/ellada/dikaiomata/245130_synantisi-mitaraki-mpakogianni-enopsei-tis-exosis-hiliadon-prosfygon
      https://gr.euronews.com/2020/05/26/synanthsi-mitaraki-mekosta-mpakogianni
      https://www.newsbeast.gr/politiki/arthro/6321539/tet-a-tet-mitaraki-mpakogianni-gia-ton-periorismo-ton-synepeion-tis-metana
      https://www.mitarakis.gr/gov/migration/6145-%CF%83%CF%85%CE%BD%CE%AC%CE%BD%CF%84%CE%B7%CF%83%CE%B7-%CF%85%CF%80%C

      Reçu via la mailing-list de Migreurop, le 27.05.2020

    • 11,000 of recognized refugees in Greece face eviction as of June 1

      The Greek government is proceeding with its plan to stop hosting asylum-seekers with recognized refugee status in camps and EU subsidized apartments and hotels. Some 11,000 refugees will have to leave the facilities as of next Monday, June 1, 2020. As little has been done regarding the social integration of recognized refugees, Greece is to face one more social problem in an economic environment struck by the pandemic crisis.

      In line with the Greek Asylum legislation in February 2020, people who have had recognized refugee status for more than one month must leave camps and subsidized facilities and find their own accommodation – and a job. And thus in a country economically suffering from the effects of the coronavirus lockdown.

      This announcement has been put up in the camp on the island of Kos, in the eastern Aegean Sea.

      The idea for the eviction is that recognized refugees make place for so that new waves of refugees coming from the overcrowded camps on the Greek islands to the mainland get housed.

      https://twitter.com/teacherdude/status/1265921868873306115?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E12

      According to media, some 6,500 refugees are currently living in subsidized apartments or hotels, another 2,500 are in reception facilities on the mainland and 1,500 are still living in island camps despite having secured asylum.

      It is thought that some refugees obliged to move out of subsidized accommodation will leave Greece. But there are fears that many others might end up on the street. The key problem is that the response to the refugee crisis has focused on boosting reception capabilities and the processing of asylum claims and little has been done for the social inclusion of migrants who are granted asylum.

      Closing down facilities of ESTIA program

      On Thursday, Migration Minister, Notis Mitarakis, announced that 60 out of the current 93 hospitality openings created in hotels for asylum seekers on the mainland will be closed in 2020.

      The residents will be transferred to other facilities or will be included in the the UN Refugee Agency’s ESTIA integration program,

      Program ESTIA, that is the Emergency Support to Integration and Accommodation program – offers urban accommodation and financial aid to refugees and asylum-seekers in Greece and is co-funded by the Asylum, Migration and Integration Fund of the European Union.

      The Asylum Service has issued 40,000 decisions during the lockdown and they will have to be distributed to the applicants, the minister said.

      As of 25 May 2020, the total number of accommodation for refugees and asylum-seekers created through the ESTIA program was 25,503.

      Background

      In February the Greek government has announced it will start asking people with refugee status or subsidiary protection to leave camps and UNHCR accommodation, starting with people who got their status before August 2017. Eventually, it will also end their access to cash assistance.

      The Greek government said it was not creating a new policy, just enforcing an existing policy. Under the policy, people lose access to camps and UNHCR accommodation and cash 6 months after they get refugee status or subsidiary protection.

      That policy was reportedly made to meet the requirements of the European Union, which funds both the cash program and the UNHCR accommodation scheme. Under the European Union’s rules, cash and accommodation are meant for asylum-seekers — people who don’t yet have a decision on their asylum application.

      Up to now the government had not enforced the 6-months policy strictly, recognizing that for many refugees in Greece, it was very difficult to find a place to stay and a way to support themselves financially.

      But the policy enforcement changed allegedly because Greece was still facing high numbers of new arrivals and there were not enough places in the overcrowded camps to meet the needs of asylum-seekers.

      The decision came from the Greek Directorate for the Protection of Asylum Seekers, the General Secretariat for Migration Policy and the Ministry of Migration Policy.

      https://www.keeptalkinggreece.com/2020/05/28/greece-11000-recognized-refugees-asylumseekers-eviction

    • Προπαγάνδα αντί απαντήσεων για τις εξώσεις προσφύγων

      Τη γνωστή προπαγάνδα του Υπουργείου Μετανάστευσης και Ασύλου ξανασέρβιραν κυβερνητικές πηγές εν είδει ενημερωτικού σημειώματος, χωρίς ωστόσο να παρέχουν κανένα νέο στοιχείο και χωρίς να δίνουν καμία απάντηση στα σοβαρά ερωτήματα για την έλλειψη πολιτικής και την υποκατάστασή της από ανεδαφικές εξαγγελίες και προπαγάνδα ερήμην της πραγματικότητας.

      Φαίνεται ότι ο Νότης Μηταράκης επιχειρεί μέσω της ατέρμονης επανάληψης των ίδιων ισχυρισμών να διασκεδάσει τις εντυπώσεις από τις έντονες αντιδράσεις, ακόμα και του φιλοκυβερνητικού Τύπου, που προκαλεί η εμμονή του να πετάξει στο δρόμο περισσότερους από 11.000 αναγνωρισμένους πρόσφυγες από την 1η Ιουνίου, με ορατό κίνδυνο να γεμίσουν οι πλατείες και τα πάρκα της Αθήνας και των άλλων πόλεων από άστεγους πρόσφυγες, στους οποίους δεν παρέχεται εναλλακτική.

      Και αναζητά χείραν βοηθείας σε κυβερνητικές πηγές μπροστά στον πανικό που του προκαλούν οι αποκαλύψεις του Τύπου, μεταξύ των οποίων τα τελευταία δημοσιεύματα της « Καθημερινής » που τον επικρίνουν για κακοδιαχείριση, οικονομικές ατασθαλίες, έλλειψη σχεδιασμού και προπαγάνδα ερήμην της πραγματικότητας (βλ. « Και κακοδιαχείριση και ατασθαλίες και παραπλανητικές "εικόνες", κ. Μηταράκη », « Εφ.Συν. », 30-31/5/2020). Γιατί βέβαια ούτε τον ίδιο δεν πείθει η απόπειρά του να διαψεύσει τα δημοσιεύματα, επικαλούμενος άγνοια του εγγράφου, την ίδια στιγμή που αποδίδει το περιεχόμενό του σε... « διαφορετικές απόψεις ».

      Αλλά το απολογιστικό κείμενο των κυβερνητικών πηγών εκθέτει περαιτέρω τον υπουργό, καθώς αναδεικνύει τη γύμνια των επιχειρημάτων, που δεν έχουν αντίκρισμα στην πραγματικότητα. Το ενημερωτικό σημείωμα του Μαξίμου κάνει λόγο για... μείωση των μεταναστευτικών ροών, χωρίς να αναφέρει ότι οφείλεται κυρίως στη συγκυρία του κορονοϊού και βέβαια χωρίς λέξη για τις καταγγελίες για παράνομες πρακτικές αποτροπής και παράνομες επιχειρήσεις επαναπροώθησης. Μιλά για... περιορισμό των επιπτώσεων της μεταναστευτικής κρίσης, αναφερόμενο όμως στα μελλοντικά σχέδια του Υπουργείου για κλείσιμο δομών και ξενοδοχείων, σχέδια που έχουν επικριθεί ως ανεδαφικά.

      Μιλά για... αποσυμφόρηση των νησιών κατά 15% από τον Ιανουάριο με πραγματοποίηση 13.000 μεταφορών, παραβλέποντας τη συγκυρία του κορονοϊού, κάνοντας ότι δεν αντιλαμβάνεται το τεράστιο πρόβλημα που παραμένει στα νησιά και αποσιωπώντας ότι δεν έχει πραγματοποιηθεί η μεταφορά περίπου 2.300 ιδιαίτερα ευπαθών στον κορονοϊό προσφύγων από τα ΚΥΤ, που είχε εξαγγελθεί αρχικά για τον Απρίλιο και στη συνέχεια για τον Μάιο. Επαίρεται για... επιτάχυνση των διαδικασιών ασύλου, όταν για δύο μήνες ήταν κλειστή για το κοινό η υπηρεσία Ασύλου και όταν η επαναλειτουργία της σημαδεύτηκε από παράταση χιλιάδων εκκρεμοτήτων και περαιτέρω ταλαιπωρία των προσφύγων.

      Το πιο εξωφρενικό, μιλά για... « 11.237 νέες θέσεις φιλοξενίας στην ενδοχώρα σε υπάρχουσες δομές, χωρίς να κατασκευαστούν νέες ». Αυτό θα επιτευχθεί, ισχυρίζεται, με τη σταδιακή αποχώρηση αναγνωρισμένων προσφύγων από τις δομές, σύμφωνα με νόμο του Νοεμβρίου, η εφαρμογή του οποίου παρατάθηκε μέχρι 31 Μαΐου λόγω κορονοϊού. « Άρα υπήρξε επαρκής χρόνος προετοιμασίας », ισχυρίζονται οι κυβερνητικές πηγές.

      Μα ακριβώς ! Αν και υπήρξε επαρκής χρόνος, το Υπουργείο δεν έκανε καμία έγκαιρη προετοιμασία για να υπάρξουν εναλλακτικές και να μη βρεθούν οι άνθρωποι στο δρόμο. Μόλις την περασμένη Παρασκευή έγινε διευρυμένη σύσκεψη του υπουργείου με φορείς, όπου αποφασίστηκε η αναθεώρηση του προγράμματος επιδότησης στέγης και ενταξιακής προετοιμασίας HELIOS και η καλύτερη διασύνδεση των προσφύγων με τον ΟΠΕΚΑ και τον ΟΑΕΔ (βλ. « Πρώτα οι εξώσεις, μετά... λύσεις », « Εφ.Συν. », 30-31/5/2020).

      Μόλις την Παρασκευή δόθηκαν οδηγίες στους νέους διοικητές των προσφυγικών δομών για την έξωση, όταν επικρατεί άγνοια μεταξύ των εμπλεκόμενων φορέων ποιος και πώς θα την επιβάλλει, με δεδομένη την άρνηση των απεγνωσμένων προσφύγων να βρεθούν στο δρόμο. Θα κληθεί η αστυνομία να τους βγάλει έξω από τα διαμερίσματα και τα κοντέινερ των καμπ μαζί με τα υπάρχοντά τους ; Για να τους μεταφέρει πού ;

      Οργανώσεις και φορείς έθεσαν την Παρασκευή σοβαρά πρακτικά ερωτήματα στον κ. Μηταράκη. Κι αυτός τους ευχαρίστησε, αλλά απάντηση δεν έδωσε. Γιατί η απάντηση προϋποθέτει προετοιμασία, την οποία δεν έχει κάνει ο κ. Μηταράκης. Προϋποθέτει μια ευρύτερη αντίληψη του ζητήματος, αντί της κοντόθωρης πολιτικής που ενδιαφέρεται μόνο για να μεταθέσει το πρόβλημα και τις ευθύνες αλλού, στην τοπική αυτοδιοίκηση, στους διεθνείς οργανισμούς και στις οργανώσεις, έστω και με κίνδυνο να διαταραχθεί σοβαρά η κοινωνική συνοχή και η εικόνα των πόλεων. Εκτός αν αυτή είναι η επιδίωξη του κ. Μηταράκη. Αλλά η στρατηγική της έντασης δεν αποτελεί σοβαρή πολιτική ευνομούμενου κράτους και έχει αποδειχτεί ιστορικά εξαιρετικά επικίνδυνη.
      Αντιδράσεις

      Έντονες είναι η αντιδράσεις κατά του σχεδίου εξώσεων από κόμματα, συλλογικότητες και οργανώσεις που δραστηριοποιούνται στο προσφυγικό.
      « Ραντεβού στις πλατείες » από το ΣΥΡΙΖΑ

      Για ιδεοληπτική και βαθιά ρατσιστική και ανακόλουθη πολιτική στο προσφυγικό κατηγορεί την κυβέρνηση το τμήμα Προσφυγικής και Μεταναστευτικής Πολιτικής του ΣΥΡΙΖΑ.

      Η ανακοίνωση του ΣΥΡΙΖΑ

      Σύμφωνα με το τελευταίο νομοθέτημα της κυβέρνησης, οι αναγνωρισμένοι πρόσφυγες υποχρεούνται από την 1η Ιούνη να εγκαταλείψουν τις δομές φιλοξενίας οδηγούμενοι στην αστεγία. Το μέτρο αυτό αποτελεί συνέχεια της ιδεοληπτικής βαθειά ρατσιστικής και ανακόλουθης κυβερνητικής πολιτικής στο μεταναστευτικό – προσφυγικό που εκφράστηκε με την αρχική κατάργηση του υπουργείου Μεταναστευτικής Πολιτικής, το « σπρώξιμο » των αρμοδιοτήτων από υπουργείο σε υπουργείο και τέλος την επανασύσταση υπουργείου με τελείως διαφορετική οπτική και κατεύθυνση. Εθελοτυφλώντας απέναντι στην πραγματική ανάγκη των ανθρώπων να ξεφύγουν από τις εμπόλεμες ζώνες και την αθλιότητα, θεώρησαν ότι η επιδείνωση όλων των συνθηκών ζωής, απονομής ασύλου, κράτησης κλπ. των αιτούντων άσυλο θα λειτουργούσε αποτρεπτικά, ότι έτσι θα πάψει να είναι η Ελλάδα πέρασμα προς την Ευρώπη.

      Άφησαν στον αυτόματο πιλότο όλα τα προγράμματα για την στέγαση και την ένταξη στην εκπαίδευση και την εργασία που είχε σχεδιάσει η κυβέρνηση του ΣΥΡΙΖΑ και οδήγησαν σταδιακά στην λήξη, στην μη ανανέωση και στην μη διεκδίκηση νέων προγραμμάτων και κονδυλίων από την ΕΕ.

      Τραγική συνέπεια των παραπάνω είναι ότι το αμέσως επόμενο διάστημα θα βρεθούν χιλιάδες άνθρωποι κυριολεκτικά στο δρόμο. Στο όνομα της επιβεβλημένης (και καθυστερημένης) αποσυμφόρησης των νησιών, στερούν την στέγη από πρόσφυγες που έχουν πάρει άσυλο και μένουν σε ξενοδοχεία ή διαμερίσματα.

      Εν μέσω πανδημίας η κυβέρνηση αντί να διεκδικήσει λόγω εκτάκτων συνθηκών περισσότερα κονδύλια από την ΕΕ για την συνέχιση παραμονής αυτών των ανθρώπων σε ασφαλείς συνθήκες, προτιμά να γεμίσουν οι πλατείες άστεγες οικογένειες προσφύγων. Με ότι αυτό θα συνεπάγεται για την εκ νέου εξαθλίωσή τους αλλά και τους κινδύνους εξάπλωσης του κορονοϊού. Έτσι θα υποκινήσουν νέο κύμα ξενοφοβίας ακριβώς με την απειλή της πανδημίας.

      Ταυτόχρονα αντί με τα χρήματα που έχουν ήδη δοθεί από την ΕΕ να διευρυνθούν και να συνεχιστούν τα ενταξιακά προγράμματα όπως το Ήλιος, καταγγέλλεται από διεθνή οργανισμό η « κακοδιαχείριση και διασπάθιση των κονδυλίων » από μηχανισμούς μετακλητών του κ. Μηταράκη.

      Και όλα αυτά εν μέσω της τεράστιας κρίσης του τουρισμού και της ανάγκης ενίσχυσης των ανά την χώρα καταλυμάτων που βλέπουν στην στέγαση των προσφύγων, με άμεσα καταβλητέα ευρωπαϊκά κονδύλια, μια λύση για την επιβίωση των επιχειρήσεων τους και την διατήρηση των θέσεων εργασίας.

      Οι ιδεοληψίες δεν είναι μόνο απάνθρωπες, βλάπτουν σοβαρά την υγεία και την οικονομία. Ελπίζουμε να μην τολμήσουν να βγάλουν στο δρόμο χιλιάδες ανθρώπους. Ο κ. Μηταράκης και ο κ. Χαρδαλιάς πρέπει όμως να ξέρουν ότι αν χρειαστεί, η ανθρωπιά και η αλληλεγγύη δεν θα μείνουν σπίτι. Το ραντεβού μας θα είναι στις πλατείες.
      Κινητοποιήσεις ΚΕΕΡΦΑ κατά της έξωσης

      Σε συγκέντρωση διαμαρτυρίας έξω από τη δομή στον Ελαιώνα και άλλες περιοχές της Ελλάδας κάλεσε εργαζόμενους, πρόσφυγες και αλληλέγγυους η ΚΕΕΡΦΑ με αίτημα να μην βρεθούν στο δρόμο οι πρόσφυγες που απειλούνται με έξωση από την 1η Ιουνίου.

      Σε συνέντευξη τύπου έξω από τον Ελαιώνα την Πέμπτη, η ΚΕΕΡΦΑ επισήμανε τον κίνδυνο να γεμίσουν χιλιάδες άστεγοι πρόσφυγες τους δρόμους, τις πλατείες και τα πάρκα των μεγάλων πόλεων και ιδίως της Αθήνας σε μια εποχή όπου πριμοδοτείται από την κυβέρνηση όχι η αλληλεγγύη αλλά ο ρατσισμός και η ξενοφοβική βία.

      « Η μόνη λύση να βρεθούν μέσα σε σπίτια σε πόλεις οι πρόσφυγες, να δοθούν άμεσα τα διαθέσιμα κτήρια του ΕΦΚΑ, να υπάρξει πρόγραμμα κοινωνικής στέγασης για πρόσφυγες, άστεγους και Ρομά. Να επιταχθούν ξενοδοχεία που δεν λειτουργούν και έχουν τους υπαλλήλους απλήρωτους, αντί να σπαταλώνται χρήματα για ρατσιστική αστυνόμευση και παράνομες επαναπροωθήσεις μέχρι και μέσα από δομές, όπως αυτή των Διαβατών », σημείωσε ο συντονιστής της ΚΕΕΡΦΑ και δημοτικός σύμβουλος της Αθήνας Πέτρος Κωνσταντίνου.

      Εκ μέρους της καμπάνιας « Εκκενώστε τα κάμπ, οι πρόσφυγες σε σπίτια και ξενοδοχεία », η καθηγήτρια Αρχιτεκτονικής Ελένη Πορτάλιου σημείωσε ότι η καμπάνια συγκέντρωσε 11.000 υπογραφές ενάντια στο ρατσιστικό αφήγημα ότι είναι φορείς του κορονοϊού οι πρόσφυγες και υπέρ της μεταφοράς τους σε διαθέσιμους ακατοίκητους χώρους. « Το σχέδιο των εξώσεων είναι δώρο στην ακροδεξιά και στους φασίστες των νησιών που είχαν πολεμήσει να διώξουν αυτούς τους ανθρώπους. Θα έρθουν οι πρόσφυγες από τα νησιά και θα διωχτούν οι χιλιάδες που βρίσκονται στο πρόγραμμα ESTIA. Θα βρεθούν στους δρόμους και τις πλατείες σε εποχή που πριμοδοτείται από την κυβέρνηση ο ρατσισμός. Υπάρχουν αδιάθετα σπίτια και μικρά ξενοδοχεία, υπάρχουν ευρωπαϊκά χρήματα που πρέπει να ζητηθούν και να δοθούν. Πρέπει να υπάρξουν πολιτικές που να μην κλείνουν το μάτι στο ρατσισμό », σημείωσε

      Ο Μασούντ, πρόσφυγας από το καμπ του Ελαιώνα, σημείωσε ότι η κυβέρνηση κόβει τη χρηματική βοήθεια τη στιγμή ποιυ δεν προσφέρει ούτε σπίτια ούτε προετοιμασία για δουλειά. « Τι θ’ απογίνουμε ; Δεν έχουμε να πάμε πουθενά », είπε.

      Στις παράνομες επιχειρήσεις επαναπροώθησης στον Έβρο και στην παράνομη κράτηση ασυνόδευτων ανηλίκων στην Αμυγδαλέζα και σε κρατητήρια αναφέρθηκε ο Τζαβέντ Ασλάμ, πρόεδρος της Πακιστανικής Κοινότητας "η Ενότητα".

      « Αν θα βρεθούν στο δρόμνο, θα βγούμε εμείς από τα σπίτια μας και θα τους βάλουμε στα δικά μας και θα βρεθούμε εμείς στο δρόμο. Δεν θα βγάλετε αυτούς στο δρόμο. Θα έχετε εμάς έξω, θα είμαστε μαζί με τους πρόσφυγες, και έτσι θα αναμετρηθούμε και θα κερδίσουμε », είπε ο καθηγητής Παιδαωγωγικής του ΑΠΘ Γιώργος Τσιάκαλος.
      Ένταξη, όχι αστεγία ζητούν οκτώ οργανώσεις

      Δεν είναι δυνατό να επιτραπεί να μείνουν άστεγοι και χωρίς άμεση έμπρακτη υποστήριξη επίσημα αναγνωρισμένοι πρόσφυγες, υπογραμμίζουν σε κοινή τους ανακοίνωση οκτώ οργανώσεις ανθρωπίνων δικαιωμάτων και ανθρωπιστικής βοήθειας (Διοτίμα, ΕλΕΔΑ, ΕΣΠ, Ελληνικό Φόρουμ Προσφύγων, Help Refugees / Choose Love, HumanRights360, Κέντρο Ημέρας Βαβέλ, Terre des hommes Hellas).
      Η ανακοίνωση των οργανώσεων

      "Με πήραν τηλέφωνο πριν από 15 ημέρες και με ρώτησαν αν έχω φύγει από το σπίτι. Τους είπα ότι δεν έχω που να πάω. Αν μας διώξουν, το μόνο που σκέφτομαι είναι ότι θα πάρω ένα σχοινί και θα κάτσω στη πόρτα του σπιτιού. Δεν έχω τίποτα ! Πώς θα ταΐσω την οικογένειά μου ; Είμαι άρρωστος, δε μπορώ να δουλέψω."
      Πατέρας τριών παιδιών, αναγνωρισμένος πρόσφυγας από τη Συρία

      "Άρχισα να βγαίνω στους δρόμους και να ψάχνω [σπίτι]. Έχω πάρει τηλέφωνα παντού. Κάποιοι, όταν τους έλεγα από που είμαι, μου έλεγαν συγγνώμη, δεν μπορούμε να δώσουμε το διαμέρισμα. Την Δευτέρα πρέπει να φύγω και την ίδια μέρα τα παιδιά ξαναξεκινάνε το σχολείο. Τι θα κάνω ; Πού θα τα βάλω να κοιμηθούν ;"
      Μητέρα δυο παιδιών, αναγνωρισμένη πρόσφυγας από το Αφγανιστάν

      "Ενημερωθήκαμε ότι στις 30/05 πρέπει να βγούμε. Δεν έχω ούτε δουλειά, ούτε λεφτά για να ταΐσω την οικογένειά μου. Πώς θα βρω δουλειά ; Που να ψάξω για δουλειά ; Μας πετάνε έξω χωρίς τίποτα."
      Πατέρας δυο παιδιών, αναγνωρισμένοι πρόσφυγες από τη Συρία

      Τέλος διαδρομής για χιλιάδες αναγνωρισμένους πρόσφυγες/ προσφύγισσες και δικαιούχους επικουρικής προστασίας, που σε λίγες ημέρες θα βρεθούν στο δρόμο άστεγοι/άστεγες, στερούμενοι μέχρι και το οικονομικό βοήθημα, που έως τώρα λάμβαναν με ευρωπαϊκούς πόρους.

      Συγκεκριμένα, τη Δευτέρα, 1 Ιουνίου 2020, κατόπιν παράτασης 2 μηνών, λόγω των μέτρων πρόληψης της εξάπλωσης της πανδημίας, έρχεται η ώρα της εφαρμογής των προβλεπόμενων ρυθμίσεων για την διακοπή των παροχών προς όσες και όσους αναγνωρίζονται ως δικαιούχοι διεθνούς προστασίας στην Ελλάδα.

      Καλούνται, πλέον, να ενταχθούν, να βρουν δουλειά και σπίτι, να μάθουν ελληνικά, να πάνε στο σχολείο, να ανακτήσουν την αυτόνομη ζωή που εγκατέλειψαν στις φλόγες του πολέμου και των διώξεων. Αλλά μπορούν ;

      Πολλοί είναι ευάλωτοι, σωματικά και ψυχικά και χρήζουν υποστήριξης για να προσπελάσουν τα γλωσσικά, γραφειοκρατικά και άλλα προσκόμματα, που διαχρονικά τους στερούν την πρόσβαση σε απαραίτητες υπηρεσίες και αγαθά. Πολλές είναι γυναίκες με μικρά παιδιά, ακόμη και μηνών. Πώς θα ψάξουν για δουλειά, όταν δε θα έχουν καν μια στέγη για να προστατεύσουν το παιδί τους ; Πώς θα συνεχίσουν τα παιδιά το σχολείο ; Πολλές γυναίκες είναι επιζώσες ενδοοικογενειακής, έμφυλης βίας ή/και trafficking. Πώς θα υποστηριχθούν αν μείνουν άστεγες και εκτεθειμένες σε πολλαπλούς κινδύνους ;

      Η διαδικασία της ένταξης, η προετοιμασία για τη μετάβαση στη « βιοπάλη », ξεκινάει από τη στιγμή της υποδοχής, και σε καμία περίπτωση δεν μπορεί η έξωση να θεωρηθεί σημείο εκκίνησης για μια εν δυνάμει και χωρίς καμία απολύτως υποστήριξη διαδικασία ένταξης.

      Προϋποθέτει την κατάρτιση και υλοποίηση μιας μακροπρόθεσμης ενταξιακής πολιτικής, με ολιστικά προγράμματα υποστήριξης των προσφύγων, ώστε να έχουν ισότιμη πρόσβαση στην αγορά εργασίας, στην ελληνομάθεια και στην εύρεση στέγης. Η ισονομία των αναγνωρισμένων προσφύγων με τους Έλληνες πολίτες, τουλάχιστον σε τυπικό/ θεσμικό επίπεδο χωρίς την απαιτούμενη ενταξιακή πολιτική, ακυρώνει στην πράξη την ισονομία και παράγει ανισότητες, διακρίσεις ως προς μια σειρά θεμελιώδη δικαιώματα όπως είναι η στέγη, η ασφάλεια, η υγεία, κ.λπ.

      Δεν είναι δυνατόν η πολιτεία, οι θεσμοί, η κοινωνία των πολιτών και κάθε δημοκρατικός πολίτης αυτής της χώρας να επιτρέψει να μείνουν άστεγοι και χωρίς άμεση έμπρακτη υποστήριξη άνθρωποι που είναι επίσημα αναγνωρισμένοι πρόσφυγες.
      Έντονη ανησυχία από την ΑΡΣΙΣ

      Επιστολή στο Υπουργείο Μετανάστευσης και Ασύλου έστειλε η οργάνωση ΑΡΣΙΣ, εκφράζοντας την ανησυχία της για την έξωση των προσφύγων την ερχόμενη εβδομάδα.
      Η επιστολή της ΑΡΣΙΣ

      « [...] Με την παρούσα επιστολή μας θέλουμε να εκφράσουμε την αυξανόμενη ανησυχία μας ότι από τη Δευτέρα 1/6/2020 θα βρεθούμε όλες και όλοι αντιμέτωποι με μία νέα επείγουσα κατάσταση που πρέπει να αποφύγουμε συντεταγμένα και ομόψυχα.

      Η συντριπτική πλειοψηφία των ατόμων που θα υποχρεωθούν να εγκαταλείψουν τα διαμερίσματα του προγράμματος « ESTIA II » είναι εξαιρετικά ευάλωτοι πρόσφυγες και αιτούντες άσυλο, άτομα με δυσίατες ή ανίατες ασθένειες, άτομα με σημαντικά προβλήματα ψυχικής υγείας, άτομα με σοβαρότατες ευαλωτότητες, καθώς και πυρηνικές ή και μονογονεϊκές οικογένειες με μικρά παιδιά. Οι άνθρωποι αυτοί θα αναγκαστούν στη μεγάλη τους πλειοψηφία να μείνουν άστεγοι σε μεγάλα αστικά κέντρα όπως η Αθήνα και η Θεσσαλονίκη, χωρίς υποστηρικτικό περιβάλλον και χωρίς χρήματα, αφού με την έξοδό τους από τα διαμερίσματα διακόπτεται και η οικονομική τους ενίσχυση από το πρόγραμμα.

      Ταυτόχρονα, εκατοντάδες παιδιά θα υποχρεωθούν να διακόψουν τη φοίτησή τους στα σχολεία τους, με ανυπολόγιστες συνέπειες για το ψυχισμό τους.

      Αξίζει να σημειωθεί ότι ενώ από τις 30/4/2020 έχουμε αποστείλει εξειδικευμένες και τεκμηριωμένες κοινωνικές εκθέσεις στην Ύπατη Αρμοστεία του ΟΗΕ για τους Πρόσφυγες αναφορικά με πρόσφυγες που πρέπει να εξαιρεθούν των εξόδων, οι οποίες έχουν περιέλθει σε γνώση του Υπουργείου Μετανάστευσης και Ασύλου, μέχρι σήμερα ουδέν γνωρίζουμε για την αποδοχή ή την απόρριψή τους.

      Η συμμετοχή στο πρόγραμμα « ESTIA II » αναγνωρίζουμε ότι είναι αδύνατον να έχει διάρκεια φιλοξενίας επ’ αόριστον, εν τούτοις, η χρονική περίοδος φιλοξενίας χρειάζεται να στοχεύει και να ολοκληρώνεται όταν επιτυγχάνεται η πρόσβαση και συμμετοχή στην κοινωνική και οικονομική πραγματικότητα της χώρας, σε μια ομαλή κοινωνική ένταξη.

      Αξιότιμε κύριε Υπουργέ, είναι χρέος της Ελληνικής Πολιτείας να διασφαλίσει ότι η έξοδος των ωφελουμένων από το πρόγραμμα και από τα διαμερίσματα που έγιναν « τα σπίτια τους » για πολλούς μήνες θα γίνει με ασφάλεια και θα τους οδηγήσει στο επόμενο βήμα τους, στην ανεξαρτησία και την ένταξή τους στην ελληνική κοινωνία με τα ίδια δικαιώματα και τις υποχρεώσεις που απολαμβάνουν οι Έλληνες πολίτες.

      Προς το σκοπό αυτό επιβάλλεται από τις τρέχουσες συνθήκες η παράταση της παραμονής των αιτούντων άσυλο και προσφύγων που πρέπει να εξέλθουν από τα διαμερίσματα για χρονικό διάστημα ικανό ώστε η Κυβέρνησή σας να λάβει τα απαιτούμενα μέτρα που θα καταστήσουν ασφαλή και επιτυχημένη την έξοδο των συγκεκριμένων ανθρώπων από το πρόγραμμα και θα αποκαταστήσουν την άμεση πρόσβασή τους σε στοιχειώδη δικαιώματα στέγασης, ιατροφαρμακευτικής περίθαλψης, εργασίας και εκπαίδευσης.

      Θα πρέπει να συνεκτιμηθεί το γεγονός ότι η χώρα μας προσπαθεί να εξέλθει από μία τρίμηνη περίοδο καραντίνας λόγω της πανδημίας του κορωναϊού, κατά την οποία ήταν αδύνατη η αναζήτηση νέων διαμερισμάτων για τη διαμονή των ανθρώπων που ολοκληρώνεται η φιλοξενία τους στο πρόγραμμα « ESTIA II ». Ταυτόχρονα, γραφειοκρατικές αγκυλώσεις κατέστησαν αδύνατη τη χορήγηση ΑΦΜ ή το άνοιγμα τραπεζικών λογαριασμών για μερίδα των προσφύγων.

      Πιστεύουμε ότι είναι η ώρα η ελληνική πολιτεία με αποφασιστικότητα να τροποποιήσει προηγούμενες αποφάσεις της και να δώσει το δικαίωμα στους πρόσφυγες που εξέρχονται του προγράμματος « ESTIA II » :

      Να καταστούν δικαιούχοι του Κοινωνικού Εισοδήματος Αλληλεγγύης
      Να αποκτήσουν πρόσβαση σε σειρά επιδομάτων (παιδικής προστασίας, ψυχικής υγείας)
      Να ενεργοποιηθεί το πρόγραμμα « Στέγαση και επανένταξη » στο οποίο θα μπορούν να συμμετάσχουν οι συγκεκριμένοι πληθυσμοί ώστε να επιτευχθεί η ουσιαστική ένταξή τους στην ελληνική κοινωνία.
      Να δοθούν οι κατάλληλες ευκαιρίες πιστοποιημένης εκπαίδευσης, που θα τους δώσουν τη δυνατότητα να αποκτήσουν πρόσβαση στην αγορά εργασίας ώστε να μπορέσουν σε σύντομο χρονικό διάστημα να αυτονομηθούν πλήρως, καθώς και ευκαιρίες επαγγελματικής κατάρτισης.
      Να υλοποιηθεί το πρόγραμμα επιδοτούμενης εργασίας αναγνωρισμένων προσφύγων που είχε εξαγγελθεί από το Υπουργείο το 2019 και μέχρι σήμερα δεν έχει υλοποιηθεί.
      Να γίνουν οι απαραίτητες ενέργειες ώστε οι άνθρωποι αυτοί να έχουν λάβουν όλα τα απαραίτητα έγγραφα (άδεια παραμονής, ταξιδιωτικά έγγραφα), πριν την έξοδο τους από το πρόγραμμα.
      Να δοθεί στους αναγνωρισμένους πρόσφυγες οι οποίοι αποχωρούν οικειοθελώς από το πρόγραμμα κατά τη λήξη της ορισθείσας περιόδου φιλοξενίας συγκεντρωτικά η χρηματική βοήθεια (cash Assistance) 3 μηνών, όπως συνέβαινε το προηγούμενο έτος, προκειμένου οι άνθρωποι αυτοί στη συνέχεια να ενταχθούν στο πρόγραμμα ΗΛΙΟΣ, το οποίο έχει ως σκοπό να ενισχυθούν οι προοπτικές ανεξαρτησίας και αυτονομίας των ωφελούμενων καθιστώντας τους ενεργά μέλη της ελληνικής κοινωνίας και να αποτελέσει ένα εκ περιτροπής μηχανισμό στέγασης στο ήδη υπάρχον προσωρινό σύστημα στέγασης της Ελλάδας.

      Θεωρούμε ότι είναι κοινός τόπος η διαπίστωσή μας ότι χωρίς τις ανωτέρω πρόνοιες οι συγκεκριμένοι πληθυσμοί που θα αναγκαστούν (για μία ακόμη φορά) να εγκαταλείψουν τις οικίες του θα βρεθούν αντιμέτωποι με την αστεγία, την περαιτέρω φτωχοποίησή τους, την εκμετάλλευση, την αδήλωτη εργασία και την εν γένει παραβατικότητα. Κατανοείτε ότι μία τέτοια κατάσταση θα έχει άμεσο κοινωνικό αντίκτυπο στη ζωή των μεγάλων αστικών κέντρων που μοιραία θα φιλοξενήσουν τους εξερχόμενους και τις εξερχόμενες του προγράμματος « ESTIA II ».

      Είναι χρέος όλων μας να δράσουμε άμεσα ώστε να προστατέψουμε αποτελεσματικά και καίρια τους αδύναμους αυτούς πληθυσμούς από το φάσμα της κοινωνικής αφάνειας και εξαθλίωσης που τους επιφυλάσσει η 1/6/2020. Ταυτόχρονα, οφείλουμε να περιφρουρήσουμε όσα έχουμε καταφέρει 4 και πλέον χρόνια οπότε και υλοποιείται το πρόγραμμα « ESTIA ». Η Ευρωπαϊκή Επιτροπή έχει δαπανήσει εκατομμύρια για τη στέγαση και υποστήριξη των αιτούντων άσυλο και προσφύγων στην Ελλάδα. Χιλιάδες Έλληνες και μετανάστες έχουν εργαστεί στο πλαίσιο του συγκεκριμένου προγράμματος και είναι αδήριτη η ανάγκη να καταδείξουμε ότι το
      συγκεκριμένο πρόγραμμα ήταν και είναι εξαιρετικά επιτυχημένο και μέσω εθνικών αυτή τη φορά πολιτικών και εργαλείων, μπορεί να οδηγήσει τους ωφελούμενους του που παραμένουν στη χώρα μας σε εξίσου επιτυχημένη ένταξη και ενσωμάτωσή τους στην ελληνική κοινωνία.

      Λαμβάνοντας υπόψη τα παραπάνω αναμένουμε από την Ελληνική Πολιτεία τις δέουσες ενέργειες, που διασφαλίζουν για τους πρόσφυγες και δικαιούχους διεθνούς προστασίας το επόμενο στάδιο της ζωής τους με σεβασμό στα ανθρώπινα δικαιώματα και στις ανάγκες της ελληνικής κοινωνίας.

      https://www.efsyn.gr/ellada/koinonia/245833_propaganda-anti-apantiseon-gia-tis-exoseis-prosfygon

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      Trad en français :
      Au lieu d’apporter de réponses adéquates aux problèmes urgents que crée l’éviction des réfugiés de leur logement, le gouvernement grec continue la propagande anti-migrants

      Des sources gouvernementales ont encore une fois recouru aux ritournelles de la propagande bien connue du Ministère de l’immigration et de l’asile sous la forme d’une note d’information, sans toutefois fournir aucune nouvelle informations et sans apporter de réponses sérieuses à l’absence d’une politique juste et efficiente sur la question migratoire. Au lieu et place d’une politique sérieusement planifiée, le ministère avance des annonces irréalisables et sans fondement et un discours qui relève de la propagande.

      Il semble que Notis Mitarakis tente, par la répétition sans fin des mêmes allégations, de détourner l’attention des fortes réactions, même de la presse progouvernementale, provoquées par son obsession de jeter plus de 11000 réfugiés reconnus dans la rue le 1er juin, ce qui ne manquera pas de emplir les places et les parcs d’Athènes et d’autres villes de réfugiés sans abri, faute d’alternatives réelles.

      Le Ministre de la politique migratoire cherche de l’aide auprès de sources gouvernementales, paniqué par les révélations de la presse même de la presse progouvernementale, notamment le rapport confidentiel porté à la connaissance du public par le quotidien Kathimerini, qui l’accuse de mauvaise gestion, mauvaise conduite financière, manque de planification et de tenir un discours propagandiste bien loin de toute réalité.( Ef.Syn. , 30-31 / 5/2020 et ekathimerini). Car, il va de soi que même lui-même ne saurait être convaincu par sa tentative de réfuter ce rapport, en prétendant ignorer tout de ce document, tandis qu’il attribue les accusations graves contre les agissements de son ministère à ... « des vues différentes ».

      Mais la note d’information du gouvernement expose davantage le ministre, car elle met en évidence la nudité des arguments sans aucun fondement réel. Cette note d’information parle d’une supposée réduction des flux d’immigration, sans mentionner que celle-ci est principalement due à la conjoncture, et bien sûr sans souffler un mot sur les dénonciations concernant les pratiques de dissuasion illégales et les opérations de refoulement illégal. Elle évoque une prétendue restriction de la crise migratoire, se référant uniquement aux futurs plans du ministère de fermer les structures et les hôtels, des plans qui ont été critiqués comme étant complètement fantaisistes.

      La note mentionne une décongestion des îles de l’ordre de 15% depuis janvier, en se vantant d’avoir effectué 13.000 transferts vers la Grèce continentale, en ignorant le calendrier de coronavirus, et en faisant semblant qu’il ne comprend pas l’énorme problème qui reste sur les îles tandis que le transfert initialement annoncé pour avril et puis pour mai de quelque 2.300 réfugiés particulièrement vulnérables des RIC (hot-spots dans les îles) n’a pas été réalisé. Le ministre se vante de... accélérer les procédures d’asile, tandis que le Service d’asile a été fermé au public à cause de la pandémie pendant deux mois, et que sa réouverture a été marquée par la prolongation supplémentaire de de milliers de problèmes en suspens (entretiens en attente, demandes qui n’ont pas pu être déposées, appels des déboutés etc.) et par de files d’attente interminables et des bousculades aux portes du service.

      Le plus scandaleux est qu’il est question de ... « 11 237 nouveaux logements dans la Grèce continentale ; dans des structures existantes, sans que de nouvelles ne soient construites ». Cet objectif sera atteint, affirme-t-il, avec le départ progressif des réfugiés reconnus comme tels des structures, selon une loi de novembre, dont la mise en œuvre a été reportée au 31 mai en raison du coronavirus. « Il y a donc eu suffisamment de temps pour se préparer », ont indiqué des sources gouvernementales.

      Mais justement ! Bien qu’il y ait eu suffisamment de temps, le Ministère n’a préparé en temps opportun aucune alternative pour que les gens évincés de structures ne soient pas dans la rue. Ce n’est que vendredi dernier, que le ministère a tenu une réunion élargie avec les organismes, où il a été décidé de revoir le programme de subventions pour la préparation au logement et de l’intégration de l’IOM HELIOS et de mieux intégrer les réfugiés à l’Organisme pour les Allocations Sociales et la Solidarité (OPEKA) et à l’Agence Nationale pour l’Emploi (OAED).

      Ce n’est que vendredi que les nouveaux administrateurs des structures pour réfugiés ont été sommés d’évacuer des milliers de réfugiés, à un moment où les administrations impliquées ignorent toujours qui exactement est concerné et par quel moyen elles pourraient imposer une telle décision, étant donné le refus des réfugiés désespérés de quitter les structures et les appartements qu’ils occupent. La police sera-t-elle appelée pour les faire sortir des appartements et des conteneurs des camps avec leurs effets personnels ? Pour les emmener où ?

      Vendredi, des organismes internationaux et des organisations ont soulevé de sérieuses questions pratiques à M. Mitarakis. Tout en les remerciant, il n’a pas apporté la moindre réponse. Parce que la réponse adéquate suppose une préparation, ce que M. Mitarakis n’a point fait. Cela suppose aussi une compréhension plus large de la question, au lieu d’une politique de court terme qui ne cherche qu’à déplacer le problème et les responsabilités ailleurs, vers les autorités locales, les organismes et les organisations internationales, même au risque de troubler gravement la cohésion sociale et de nuire à l’image des villes. . À moins que ce ne soit justement cela le véritable but de M. Mitarakis. Mais la stratégie qui consiste à attiser des tensions, n’est pas une politique sérieuse d’un État géré par le droit ; le long de l’histoire, elle s’est toujours avérée extrêmement dangereuse.

      Les réactions des partis, des collectifs et des organisations de réfugiés contre ce plan d’évacuation ont été très vives et ne cessent de s’amplifier.

    • Τέλος διαδρομής για 11.237 αναγνωρισμένους πρόσφυγες

      Ολοταχώς προς τον δρόμο οδεύουν χιλιάδες αναγνωρισμένοι πρόσφυγες που υποχρεούνται από την 1η Ιούνη να εγκαταλείψουν τις δομές φιλοξενίας στο πλαίσιο της αναθεώρησης του προγράμματος στέγασης και ένταξης προσφύγων « Ήλιος ».

      Η διευρυμένη σύσκεψη της πολιτικής ηγεσίας του υπουργείου Μετανάστευσης και Ασύλου με τους επικεφαλής του Διεθνούς Οργανισμού Μετανάστευσης και της Ύπατης Αρμοστείας, εκπροσώπους της Ευρωπαϊκής Επιτροπής, του υπουργείου Εσωτερικών, του Δήμου Αθηναίων και διοικητές του ΟΑΕΔ και του ΟΠΕΚΑ αποφάσισε τη διασύνδεση των προσφύγων με τον ΟΠΕΚΑ και τον ΟΑΕΔ εν όψει της σταδιακής έξωσης 11.237 προσφύγων από τα διαμερίσματα, τα ξενοδοχεία και τις δομές των νησιών και της ενδοχώρας μετά την 1η Ιουνίου.

      Τα νέα δεδομένα που προκύπτουν από την απόφαση αυτή αυξάνουν τις αντιδράσεις αλλά και την ανησυχία χιλιάδες άνθρωποι να βρεθούν στο δρόμο γεμίζοντας τα πάρκα και τις πλατείες των πόλεων. Σε μια απόπειρα αναζήτησης κάποιων λύσεων, το υπουργείο εξετάζει τη δυνατότητα να δοθεί εφάπαξ χρηματικό βοήθημα πριν από την υπογραφή συμβολαίου ενοικίασης στέγης.

      Από τις εξώσεις εξαιρούνται

      Για διάστημα δύο μηνών οικογένειες με μέλος που αντιμετωπίζει πολύ σοβαρά προβλήματα υγείας, οικογένειες με έγκυο -σε προχωρημένη ή επαπειλούμενη εγκυμοσύνη- και γυναίκα σε κατάσταση λοχείας για διάστημα δύο μηνών από τον τοκετό.
      Για τρεις μήνες ασυνόδευτοι ανήλικοι, όταν συντρέχουν λόγοι συνέχισης σπουδών ή ευάλωτης κατάστασης.

      Αντιδράσεις

      « Το μέτρο αυτό αποτελεί συνέχεια της ιδεοληπτικής βαθειά ρατσιστικής και ανακόλουθης κυβερνητικής πολιτικής στο μεταναστευτικό – προσφυγικό που εκφράστηκε με την αρχική κατάργηση του υπουργείου Μεταναστευτικής Πολιτικής, το ’’σπρώξιμο’’ των αρμοδιοτήτων από υπουργείο σε υπουργείο και τέλος την επανασύσταση υπουργείου με τελείως διαφορετική οπτική και κατεύθυνση » σχολιάζει το Τμήμα Προσφυγικής και Μεταναστευτικής Πολιτικής/Τομέας Δικαιωμάτων του ΣΥΡΙΖΑ.

      Σε συγκέντρωση διαμαρτυρίας έξω από τη δομή στον Ελαιώνα καλεί εργαζόμενους, πρόσφυγες και αλληλέγγυους η ΚΕΕΡΦΑ με αίτημα να μην βρεθούν στο δρόμο οι 300 πρόσφυγες της δομής που απειλούνται με έξωση από την 1η Ιουνίου.

      Η Κίνηση επισημαίνει τον κίνδυνο να γεμίσουν χιλιάδες άστεγοι πρόσφυγες τους δρόμους, τις πλατείες και τα πάρκα των μεγάλων πόλεων και ιδίως της Αθήνας « σε μια εποχή όπου πριμοδοτείται από την κυβέρνηση όχι η αλληλεγγύη αλλά ο ρατσισμός και η ξενοφοβική βία ».
      « Δεν είναι δυνατό να επιτραπεί να μείνουν άστεγοι και χωρίς άμεση έμπρακτη υποστήριξη επίσημα αναγνωρισμένοι πρόσφυγες », υπογραμμίζουν σε κοινή τους ανακοίνωση οκτώ οργανώσεις ανθρωπίνων δικαιωμάτων και ανθρωπιστικής βοήθειας (Διοτίμα, ΕλΕΔΑ, ΕΣΠ, Ελληνικό Φόρουμ Προσφύγων, Help Refugees / Choose Love, HumanRights360, Κέντρο Ημέρας Βαβέλ, Terre des hommes Hellas).

      Επιστολή στο υπουργείο Μετανάστευσης και Ασύλου έστειλε η οργάνωση ΑΡΣΙΣ, εκφράζοντας την ανησυχία της για την έξωση των προσφύγων την ερχόμενη εβδομάδα.


      https://www.efsyn.gr/ellada/koinonia/245620_telos-diadromis-gia-11237-anagnorismenoys-prosfyges

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      Trad en français :

      Fin du parcours pour 11 237 réfugiés reconnus

      Des milliers de réfugiés reconnus se dirigeant vers la rue le 1er juin sont contraints d’abandonner leurs structures d’hébergement dans le cadre d’une révision du programme de logement et de réinstallation « Helios ».

      La réunion élargie des dirigeants politiques du ministère de l’Immigration et de l’Asile avec les chefs de l’Organisation internationale pour les migrations et le Haut-commissariat, des représentants de la Commission européenne, du ministère de l’Intérieur, de la municipalité d’Athènes et des dirigeants de diverses administrations ont décidés l’intégration des réfugiés expulsés à l’Agence Nationale pour l’Emploi (OAED) et à l’Organisme pour les allocations sociales et la solidarité (OPECA) en vue de l’expulsion progressive de 11 237 réfugiés des appartements, hôtels et structures des îles et de l’arrière-pays après le 1er juin.

      Les nouvelles données de cette réunion alimentent encore plus les inquiétudes de voir bienôt de milliers de personnes être dans la rue, remplissant les parcs et les places publiques des villes. Afin de trouver des solutions, le ministère envisage de leur accorder une aide financière non réitérable avant qu’ils ne signent un bail de logement.

      Quelques rares catégories seront seulement épargnées

      • Pour une période de deux mois, les familles dont un membre a des problèmes de santé très graves, les familles avec une femme enceinte - en grossesse avancée ou menacée - et une femme en état de travail pendant une période de deux mois après l’accouchement.

      • Pendant trois mois, les mineurs non accompagnés, lorsqu’il existe des raisons de poursuivre leur formation ou une situation vulnérable.

      Les réactions

      « Il n’est pas possible que des réfugiés qui ont été officiellement reconnus comme tels se retrouvent sans abri et sans soutien matériel immédiat », ont déclaré huit organisations de défense des droits humains et d’organisations humanitaires dans un communiqué conjoint (Diotima, Ligue hellénique des droits de l’homme, Conseil grec pour les réfugiés, Forum grec des réfugiés, Human Rights360, Choose Love / Help Refuge). Centre de jour Babel, Terre des hommes Hellas).

      L’organisation ARSIS a envoyé une lettre au ministère de l’Immigration et de l’Asile, exprimant sa préoccupation face à l’expulsion des réfugiés la semaine prochaine.

    • Lettre au ministre et aux commissaires signée par 60 organisations

      8,300 refugees to be evicted from their homes in Greece – Joint Letter to EU and Greek officials

      29TH MAY 2020TABITHA ROSS NEWS

      Thousands of refugees in Greece are about to be evicted from their homes. 8,300 people, many of whom are families with children, are now facing an increased risk of homelessness amidst a global pandemic.

      Just one of these people is B. She is a single mother of three children after losing her husband in their country of origin, Iraq. She now has until the end of this month to leave her home, but with nowhere else to go, the family risk ending up on the streets.

      Today, alongside 60 organisations, we released a statement to EU and Greek officials, calling on them to urge the Greek government to reconsider. The human rights to dignity, equality, and inclusion must be respected.

      The full Joint Letter is below.

      Joint letter to:

      The Minister of Migration and Asylum, Notis Mitarachis

      The European Commissioner for Migration and Home Affairs, Ylva Johansson

      The European Vice-President for Promoting our European Way of Life, Margaritis Schinas

      The undersigned organisations express their grave concern about the upcoming exits of at least 8,300 recognised refugees from accommodation and cash assistance schemes in Greece by the end of May 2020. A considerable number of these people, of which a large proportion are families with children, are facing an increased risk of homelessness amidst a global pandemic.

      Refugees who have received international protection are being forced to leave apartments for vulnerable people in the Emergency Support to Integration & Accommodation programme (ESTIA), hotels under the Temporary Shelter and Protection programme (FILOXENIA), Reception and Identification Centres (RICs) and refugee camps. Almost simultaneously, financial assistance in the form of EU implemented and supported cash cards will stop. These upcoming measures will affect the livelihood of at least 4,800 people who need to leave ESTIA accommodation, 3,500 people who need to leave RICs and hosting facilities, as well as 1,200 refugees who are self-accommodated and receive cash assistance.

      The Hellenic Integration Support for Beneficiaries of International Protection programme (HELIOS) provides integration courses and contribute towards rental costs up to a maximum of twelve months for those that have to leave accommodation. In practice, out of 8,752 people enrolled in the HELIOS programme, only 1,590 people receive rental subsidies. 82 percent of people who enrolled in HELIOS since 2019 do not yet receive rental subsidies. To benefit from the HELIOS programme beneficiaries need to have a high level of independence and self-sufficiency. Beneficiaries need to provide a tax number, a bank account and procure a rental agreement to receive HELIOS support. As the Greek bureaucratic system is difficult to navigate, doubly so for non-Greek speakers, people face enormous challenges in finding accommodation, paying deposits, and enrolling in HELIOS. Other than the HELIOS programme which is only available to recognised refugees, apart from a few fragmented municipal and NGO initiatives there is no alternative social support, especially at the reception stage, which in Greece can last up to three years.

      The COVID-19 pandemic has affected everyone in Greece but restrictions on movement and measures to halt the spread of COVID-19 have disproportionately affected the population that now needs to leave accommodation. Lockdown has also meant that people have had no possibility to search for alternative housing, find employment or arrange the necessary requirements to enter the HELIOS programme. Even now that restrictions are slowly being lifted throughout the whole of Greece, life is far from returning to normal, especially for those in Reception and Identification Centres on the Aegean islands and the hosting facilities Ritsona, Malakasa and Koutsohero where restrictions on movement are extended until 7 June 2020.

      At least 8,300 people need to leave their accommodation by the end of May and only a small percentage are provided with integration support (including rental subsidies) through the HELIOS programme. The situation is exacerbated by the fact that people are almost simultaneously losing cash assistance from the cash card assistance programme. Although both ESTIA and HELIOS programmes are funded by DG HOME and implemented by the Greek Ministry of Migration and Asylum, there is no linkage between them to ease the transition from one to the other. As a result, a considerable number of vulnerable people will be left without any support or prospect of integration and will have to face a severely increased risk of becoming homeless. Bureaucratic obstacles have meant that many of these people do not have a tax number or a bank account, both necessary to get a job or rent an apartment. Indeed, according to UNHCR, only 7 percent of recognised refugees in the ESTIA programme have a bank account and 75 percent have a tax number. To make matters worse, the COVID-19 pandemic has made it impossible for people to find employment, alternative housing or arrange documentation for the HELIOS integration programme.

      Therefore, we urgently request you to ensure that:

      The deadline of exits from ESTIA, FILOXENIA, RICs and refugee camps are extended beyond the end of May so that people have adequate time to find alternative accommodation, search for employment and fully enrol in the HELIOS integration programme after being under restrictive measures since 13 March 2020. No one should face the risk of homelessness amid an ongoing global pandemic.
      The monthly financial support under the EU implemented (and supported) cash card assistance programme is extended for those who need to exit accommodation and face the risk of homelessness.
      Elderly people, people with serious medical problems and single parents, are included in the extension of exits from accomodation in addition to those already deemed extremely vulnerable such as women in the last terms of their pregnancy and women with high-risk pregnancies.
      A bridge is created between ESTIA and other reception accommodation to the HELIOS program which also includes self-accommodated people. Currently self-accommodated people cannot enrol in the HELIOS programme but still need integration support and financial assistance after receiving international protective status.
      Bureaucratic barriers are removed so that asylum seekers have access to all the legal documents they are entitled to, such as a social security number, a tax number, and a bank account, so that people are able to seek employment and accommodation, to guarantee the right to housing.
      A coherent and long term strategy on integration and housing is created as recent legislation requires newly recognised refugees to leave accommodation within 30 days instead of six months, significantly reducing the time for people to prepare themselves.

      https://helprefugees.org/news/8300-refugees-to-be-evicted-from-their-homes-in-greece-joint-letter-to

    • Why thousands of refugees in Greece face eviction — and where they can turn

      In Greece, over 11,000 refugees could soon be evicted. They have been living in reception facilities for asylum seekers where they are no longer allowed to stay. Many worry that they could face homelessness. Here’s what you need to know — and where affected refugees can get help.

      Thousands of refugees in Greece have been asked to leave their accommodation this month. As of June 1st, all refugees who received international protection before May 1, 2020 are no longer eligible to stay at reception facilities.

      Many of those affected by the evictions are considered vulnerable – families with small children, elderly refugees, people struggling with mental or physical health problems. A report by news agency AFP mentions that among those affected is an Iraqi family where the father is in a wheelchair and his five-year-old daughter requires assisted feeding through a gastric tube.

      A total of 11,237 people are set to be evicted from reception and identification centers, camps and hotels, according to NGO Refugee Support Aegean (RSA). This includes people in housing provided through the program ESTIA (European Emergency Support to Integration and Accommodation), which is supported by the European Union and UNHCR.

      AFP reported on June 1 that dozens of affected refugees had already left. But there have been no reports of forced evictions being carried out thus far. The Greek migration ministry did not respond to our request asking whether, when and how the authorities would carry out evictions, and whether alternative accommodation would be provided to those evicted.

      Why have 11,000+ refugees been asked to leave?

      There are an estimated 115,600 migrants, asylum seekers and refugees currently living in Greece (according to UNHCR data for January 2020). This number by far exceeds its accommodation capacities, leaving many homeless or stuck in completely overcrowded camps.

      Greece is hoping that by evicting recognized refugees from the reception system, it can transfer asylum seekers from overcrowded camps, such as Moria on the island of Lesbos, into those facilities.

      Once someone receives international protection in Greece, they are no longer entitled to reception services for asylum seekers, including accommodation. “There is a wildly different system of support and set of rights for a person who is an asylum seeker, whose application is still pending, and a beneficiary of international protection,” Minos Mouzourakis, legal officer for RSA, told InfoMigrants. As soon as a person receives international protection, “because their legal status changes, their legal entitlements are completely different,” he said.

      And the transitional grace period was recently reduced significantly: Since March of this year, people can no longer stay in the reception system for six months after they were officially recognized as refugees — they only have 30 days.

      Among the roughly 11,000 refugees who have now been asked to leave the reception system are both people whose grace period expired recently and some who were allowed to stay long past their grace period. According to Greek newspaper Ekathimerini, some of the affected refugees had their asylum applications accepted three years ago.

      Why refugees struggle to find housing

      Theoretically, officially recognized refugees should have access to most of the social services that Greek nationals have. They are also allowed to work. But in practice, the transition out of the asylum reception system is incredibly difficult for many. The bureaucratic hurdles to receive state support are high, many refugees cannot yet communicate effectively in Greek, and many face discrimination in the job and housing market. So they have a hard time paying for housing and finding an apartment or house.

      A refugee from Ghana, who is among those who have been asked to leave their accommodation, told us about his apartment search via Facebook. He lives in Mytilene, Greece. He said it has been incredibly difficult for him, even though he holds a job and would have no problem paying for an apartment:

      “I have been searching … for more than two months. I make a minimum of two calls calls per day. The landlords always reject me. When I make calls, the landlords sometimes ask where I come from. Some are rude [and] say they don’t rent to migrants. Others say ’no to me’ without an explanation. Sometimes I’m able to make an appointment with some landlords, [but] they refuse to show me the house when they see my skin color. Others get angry and ask me why I didn’t inform them that I’m a migrant from Africa.”

      Refugee advocacy groups and the UNHCR have expressed concern that the people evicted could end up homeless. “Forcing people to leave their accommodation without a safety net and measures to ensure their self-reliance may push many into poverty and homelessness,” UNHCR spokesperson Andrej Mahecic said last week.

      Program that helps refugees navigate life in Greece

      Where can refugees turn if they are about to be evicted and don’t have anywhere to stay?
      The UN migration agency #IOM runs a program called HELIOS. It supports people who have received international protection in Greece and who have to leave their reception facilities. One of the services they offer is help with housing: They assist people in finding an apartment or house. They also pay rent subsidies for six to twelve months. The program currently still has spots available, though its maximum capacity (3,500 people at a time) is far smaller than the number of people about to be evicted.

      You can find out more about the #HELIOS program here: https://greece.iom.int/en/hellenic-integration-support-beneficiaries-international-protection-heli.

      https://www.infomigrants.net/en/post/25209/why-thousands-of-refugees-in-greece-face-eviction-and-where-they-can-t
      #OIM

    • Πετούν τους πρόσφυγες έξω από καμπς και σπίτια

      Ψήφισμα Δημοτικού Συμβουλίου Χανίων σχετικά με εξώσεις προσφύγων από καμπς και από σπίτια

      Κατακεραυνώνει το δημοτικό συμβούλιο Χανίων τις καταγεγραμμένες εξώσεις προσφύγων από καμπς και σπίτια που διαχειρίζεται η Ύπατη Αρμοστεία του ΟΗΕ και όπου φιλοξενούνται. Με ψήφισμά της καταδικάζει τις ενέργειες αυτές και αναθέτει στο δήμαρχο τις νόμιμες ενέργειες που πρέπει να ακολουθηθούν.

      Το ψήφισμα

      Το Δημοτικό Συμβούλιο Χανίων κατά τη συνεδρίαση της 27ης Μαΐου 2020, που πραγματοποιήθηκε με τηλεδιάσκεψη, με την υπ΄ αριθμ. 268 ομόφωνη απόφασή του εξέδωσε το ακόλουθο ψήφισμα :

      “Το δημοτικό συμβούλιο Χανιών εκφράζει την αντίθεσή του με τις εξώσεις προσφύγων από τα καμπς και από τα σπίτια, στα οποία φιλοξενούνται.

      Οι άνθρωποι αυτοί θα βρεθούν στο δρόμο χωρίς τη δυνατότητα στέγασης και επιβίωσης.

      Ανάμεσά τους άτομα που ανήκουν σε ευπαθείς ομάδες όπως ανάπηροι και γυναίκες μόνες με παιδιά, πολλά από τα οποία φοιτούν σε σχολεία.

      Ακόμη περισσότεροι θα πεταχτούν έξω από σπίτια που διαχειρίζεται η Ύπατη Αρμοστεία του ΟΗΕ σε συνεργασία με ΜΚΟ.

      Η ένταξη των προσφύγων σημαίνει πρόσβαση στο δικαίωμα στην εργασία, την παιδεία και την υγεία και όχι εγκατάλειψη στο δρόμο.

      Διεκδικούμε να ακυρωθούν οι μαζικές εξώσεις.

      Να εξασφαλιστεί στέγαση για όλους σε σπίτια και σε δομές μέσα στις γειτονιές.

      Οι δήμοι μπορούμε να ανοίξουμε προγράμματα κοινωνικής κατοικίας για τους πρόσφυγες.

      Οι πρόσφυγες και οι μετανάστες να πάρουν χαρτιά και άσυλο. Να έχουν δικαίωμα στην εργασία.

      Χωράμε όλοι !.

      Αναθέτει στον κ. Δήμαρχο τις παραπέρα ενέργειες σύμφωνα με το νόμο.”

      https://www.cretalive.gr/kriti/petoyn-toys-prosfyges-exo-apo-kamps-kai-spitia

      –-----

      Commentaire de Eirini Markidi via la mailing-list Migreurop, le 14,06.2020 :

      Résolution du Conseil municipal de #Chania (#Crète) sur les expulsions de réfugiés des camps et des maisons.

      Le conseil municipal de Chania dénonce les expulsions enregistrées de réfugiés des camps et des maisons gérés par le #HCR et où ils sont logés. Dans sa résolution, il condamne ces actions et confie au maire les démarches en justice à entreprendre.

      La résolution

      Le conseil municipal de Chania lors de la réunion du 27 mai 2020, tenue par téléconférence, par la No. 268 décision unanime a adopté la résolution suivante :
      « Le Conseil municipal de Chania exprime son opposition aux expulsions de réfugiés des camps et des maisons, dans lesquels ils sont hébergés. Ces gens vont se retrouver dans la rue sans possibilité de logement et de survie. Parmi eux, des personnes appartenant à des groupes vulnérables tels que des handicapés et des femmes seules avec des enfants, dont beaucoup fréquentent l’école. D’autres encore seront expulsés des foyers gérés par le HCR en coopération avec des ONG. L’intégration des réfugiés signifie l’accès au droit au travail, à l’éducation et à la santé, et non pas l’abandon dans la rue. Nous exigeons l’annulation des expulsions massives. Assurons l’hébergement pour tous dans les maisons et les structures dans les quartiers. Les municipalités peuvent ouvrir des programmes de logement social pour les réfugiés. Que les réfugiés et les migrants obtiennent des documents et l’asile. Qu’ils aient le droit au travail. Il y a de la place pour tout le monde. Le Conseil confie au maire les actions à entreprendre conformément à la loi ».

    • Άστεγες οικογένειες προσφύγων στην πλατεία Βικτωρίας

      Οικογένειες αναγνωρισμένων προσφύγων από τη Μόρια ήρθαν στην Αθήνα και καθώς αδυνατούσαν να βρουν στέγη μέσω του προγράμματος « ΗΛΙΟΣ » του Διεθνούς Οργανισμού Μετανάστευσης, πέρασαν το βράδυ της Πέμπτης προς Παρασκευή στην πλατεία Βικτωρίας.

      Σύμφωνα με αλληλέγγυους, οι οποίοι έστειλαν φωτογραφίες στην « Εφ.Συν. », κάποιες από αυτές τις οικογένειες με παιδιά παρέμεναν στην πλατεία Βικτωρίας μέχρι το μεσημέρι της Παρασκευής.

      Το πρόγραμμα ΗΛΙΟΣ προβλέπει την επιδότηση ενοικίου για αναγνωρισμένους πρόσφυγες για 6 μήνες, πρέπει όμως πρώτα να έχουν βρει οι ίδιοι το διαμέρισμα που θα νοικιάσουν.

      Κάποια από τα έγγραφα που απαιτούνται ώστε να ενταχθούν στα προγράμματα του ΟΑΕΔ είτε στα προγράμματα κοινωνικής πρόνοιας, ζητούν διεύθυνση κατοικίας με αποτέλεσμα να δημιουργείται φαύλος κύκλος.

      Σε αυτό τον φαύλο κύκλο απειλεί το υπουργείο Μετανάστευσης και Ασύλου να ρίξει περισσότερους από 11.000 αναγνωρισμένους πρόσφυγες, που καλούνται να βγουν από τις δομές χωρίς εξασφάλιση στέγης, χωρίς χρήματα και χωρίς συμμετοχή σε προγράμματα ένταξης.

      https://www.efsyn.gr/node/247437

      #Victoria_Square #SDF #sans-abri

      –—

      Commentaire de Vicky_Skoumbi via la mailing-list migreurop, 12.06.2020 :

      –-> voilà ce quels résultant donne la méthode de #décongestion (???) des îles de M. #Mitarakis (Ministre grec de la politique migratoire)

      Familles de réfugiés sans abri à Victoria Square (centre d’Athènes)

      Des familles de réfugiés reconnus sont arrivées à Athènes du camp de Moria, à Lesbos, et comme elles n’ont pas pu trouver d’abri grâce au programme "HELIOS’ de l’Organisation internationale pour les migrations, elles ont passé le jeudi soir et la journée du vendredi sur la place Victoria, à Athènes.

      Selon des solidaires qui ont envoyé des photos à Ef.Syn., certaines de ces familles avec enfants étaient toujours à la Victoria Square vendredi à midi.
      Le programme HELIOS prévoit la subvention du loyer pour les réfugiés reconnus pendant 6 mois, mais ils doivent d’abord avoir trouvé l’appartement à louer.
      Parmi des documents requis pour s’intégrer aux programmes de l’Agence pour l’Emploi ou aux programmes de protection sociale nécessitent un certificat de domicile, ce qui crée un cercle vicieux.
      Dans ce cercle vicieux, le ministère de l’Immigration et de l’Asile menace de jeter plus de 11 000 réfugiés reconnus, qui sont invités à quitter les structures d’accueil, se retrouvant ainsi sans logement, sans ressource et sans possibilité de s’inscrire aux programmes d’intégration.

    • Crète, GRECE : On jette les réfugiés hors des camps et des maisons
      Le 12/06

      Résolution du Conseil municipal de Chania (Crète) sur les expulsions de réfugiés des camps et des maisons.

      Le conseil municipal de Chania dénonce les expulsions enregistrées de réfugiés des camps et des maisons gérés par le HCR et où ils sont logés. Dans sa résolution, il condamne ces actions et confie au maire les démarches en justice à entreprendre.

      La #résolution

      Le conseil municipal de Chania lors de la réunion du 27 mai 2020, tenue par téléconférence, par la No. 268 décision unanime a adopté la résolution suivante :
      « Le Conseil municipal de Chania exprime son opposition aux expulsions de réfugiés des camps et des maisons, dans lesquels ils sont hébergés. Ces gens vont se retrouver dans la rue sans possibilité de logement et de survie. Parmi eux, des personnes appartenant à des groupes vulnérables tels que des handicapés et des femmes seules avec des enfants, dont beaucoup fréquentent l’école. D’autres encore seront expulsés des foyers gérés par le HCR en coopération avec des ONG. L’intégration des réfugiés signifie l’accès au droit au travail, à l’éducation et à la santé, et non pas l’abandon dans la rue. Nous exigeons l’annulation des expulsions massives. Assurons l’hébergement pour tous dans les maisons et les structures dans les quartiers. Les municipalités peuvent ouvrir des programmes de logement social pour les réfugiés. Que les réfugiés et les migrants obtiennent des documents et l’asile. Qu’ils aient le droit au travail. Il y a de la place pour tout le monde. Le Conseil confie au maire les actions à entreprendre conformément à la loi ».

      Reçu via la mailing-list Migreurop, le 14.06.2020

    • Ministry taking over UN accommodation program

      The European Union-funded ESTIA program for asylum seekers in Greece, which has been run by the United Nations refugee agency since 2016, is to come under the control of the Migration Ministry by the end of the year as part of efforts to reduce costs and increase transparency, the ministry said on Thursday.

      There had been rumors that the ESTIA program would be discontinued following the government’s announcement last month that more than 11,000 recognized refugees living in state facilities, many in ESTIA-funded apartments, will be obliged to leave.

      However, according to the ministry, the ESTIA scheme will continue next year with a 91.5-million-euro budget to which regional and local authorities and non-government organizations can apply.

      The ministry also said it has signed two contracts: one to speed up the transfer of migrants from the Aegean islands to the mainland and one for the recruitment of interpreters.

      https://www.ekathimerini.com/253846/article/ekathimerini/news/ministry-taking-over-un-accommodation-program

    • Ripe for #Corruption? The Greek Migration Ministry.

      The Greek Migration Ministry has announced that The European Union-funded ESTIA (Emergency Support to Integration and Accommodation) program for asylum seekers, which has been run by UNHCR since 2016, will come under the control of the ministry by the end of the year. By October 2019, the UNHCR had created 25,545 places in the accommodation scheme as part of the ESTIA programme. These were in 4,475 apartments and 14 buildings, in 14 cities and 7 islands across Greece. Since November 2015, more than 60,000 have benefitted from the ESTIA scheme now set to be taken over by the Greek Ministry.

      Whilst this move has been defended by the government as part of efforts to reduce costs and increase transparency, due to previous allegations of the misconduct within refugee accommodation management this move to centralise the control of the ESTIA programme should be seriously questioned.

      As previously reported by Are You Syrious, it was discovered last month that a newly appointed manager of a refugee accommodation centre in Pyrgos has extensive affiliation with far-right and Nazi groups and has previously published a book titles ‘Minarets: The Speeches of Islam in Europe’. Upon questioning, the Minister of Immigration and Asylum has failed to make pubic this person’s CV or necessary qualifications for his position as head of a refugee accommodation centre, leading many people to express concern as to why this person has received such an important appointment.

      In addition to the appointment of accommodation managers with far-right and Nazi affiliation, the Greek newspaper Efsyn alleged that it was common for the commanders of refugee structures to be persons with close relations with the ruling N.D. party. Efsyn’s preliminary investigation had shown that the commanders of at least six refugee structures had extensive links with the party.

      As well as allegations being made of questionable appointments of management as commanders of these refugee structures, the Greek migration ministry was mired in controversy last month with the creation of a so-called “black fund” for secret payments. The “black fund” was implemented as part of the new asylum law, but due to the anger of opposition lawmakers, was introduced after the period of public consultation had ended.

      Balkan Insight reported that “Mitarakis will control spending from the “black fund” with the oversight of three public servants from his own ministry. All documentation will be destroyed every six months and, in a change to the original proposal to appease critics, information on payments over 25,000 euros must be submitted to a special committee of the Greek parliament”.

      In response to this “black fund” Tasos Kostopoulos, a researcher on the history of far-right links to the state apparatus, said, “In the case of the Migration Ministry there might be a need for flexibility to handle emergencies but not at all a need for secret funds. There is no defensible reason for destroying the evidence and this covering up points to the fact that its purpose is internal, which raises questions regarding its democratic credentials”.

      The ability of any ministry to destroy all documentation of its actions, especially within a programme with no independent or impartial oversight, is a matter of grave concern. Given the aforementioned, the justification for reducing costs and increasing transparency is questionable at best and thus the government’s motives for taking over this programme, which will extensively expand their current operations, should seriously be called into question. If this programme is absorbed by the Ministry, a clear and transparent recruitment selection must be made, and the ability to misappropriate funds should be limited with the introduction of independent and impartial oversight.

      https://medium.com/are-you-syrious/ays-daily-digest-19-06-20-ripe-for-corruption-the-greek-migration-ministry-a

    • Refugees, Migrants Moved Out of Makeshift Camps in Athens’ Center

      Greek police evicted migrants who had set up camps in central squares in the Greek capital after they’d gone there when they were previously booted from other shelters to make way for new waves of replacements.

      A new law adopted in March 2020 reduces the grace period for recognized refugees from six months to 30 days to transition from organized accommodation and essential support to independent living.

      The United Nation’s refugee arm, the UNHCR urged Greece to increase the national reception capacity at sites, apartments, hotels and provide cash for shelter as droves were being put onto the streets and stripped of benefits with few work prospects.

      The New Democracy government said that thousands of people who have secured asylum had to leave the state-funded accommodations and make it on their own during the still-running COVID-19 pandemic that has put many businesses in peril.

      Police moved out migrants and refugees from Victoria Square to state facilities at Elaionas and Amygdaleza, but it remained unclear what their fate would be or if such police operations will continue, said Kathimerini.

      The departures from centers and subsidized hotels started earlier this month but was progressing slowly until it picked up this month when more than 800 refugees have left facilities on the islands, chiefly from Lesbos’ overcrowded Moria camp.

      Masses of migrants, with no other option, moved to Athens and returned to Victoria Square which had become an outdoor camp during the early days of a refugee and migrant crisis that began in 2015.

      Local residents said who families and children were sleeping in tents and on benches before the police cleared them out while volunteers working in Moria said refugees given asylum were being forced out.

      When stories circulated that authorities were planning deportations, many, including economic migrants who have little chance of being granted sanctuary, boarded ferries to Athens. Five islands near Turkey are holding more than 34,000 people.

      With Greece moving out of accommodations refugees given asylum to make way for others seeking it, Turkey’s pro-government newspaper The Daily Sabah said they are being dumped on the streets of Athens.

      Many were expelled from the notorious Moria detention camp on the island of Lesbos, the report said of a facility holding more than 18,000 in a space designed for only one-third that many.

      With European Union funding ending for some programs, the report said, “They were abandoned by the Greek authorities,” without mentioning Turkey has repeatedly violated an essentially-suspended 2016 swap deal with the EU by letting human traffickers keep sending more to the Greek islands.

      https://www.thenationalherald.com/archive_general_news_greece/arthro/refugees_migrants_moved_out_of_makeshift_camps_in_athens_center-4

    • Déferlement de #violences_policières contre des réfugiés et de solidaires à la #place_Victoria à #Athènes

      https://www.efsyn.gr/ellada/dikaiomata/250792_orgio-astynomikis-bias-stin-plateia-biktorias

      Des scènes de brutalités policières contre des réfugiés et des immigrants, principalement des mères de jeunes enfants se sont déroulées samedi soir. Nouvelle opération policière ce dimanche.

      EL.AS (Police hellénique) a montré son visage dur encore une fois ce week-end contre des familles de réfugiés et de migrants qui ont trouvé un abri temporaire à la place Victoria,principalement en raison de la décision du gouvernement d’évincer massivement de leur logement des réfugiés à la fin des programmes d’hébergement. Samedi vers minuit, les forces de MAT (les CRS grecs) ont fait irruption à la place Victoria, menaçant d’embarquer les personnes rassemblées au centre de détention fermé d’Amygdaleza, soi-disant pour leur propre sécurité et pour la protection de la santé publique.

      Lorsque les réfugiés et les migrants ont refusé, la police a attaqué la foule et a commencé à traîner violemment les gens vers les fourgons. Selon nos informations, ils ont d’abord emmené des enfants mineurs en les transportant vers les voitures de police, afin d’obliger leurs mères de suivre. Les vidéos, qui ont enregistré lors de l’attaque, montrent de nombreuses femmes hurlant.

      vidéos

      https://www.facebook.com/victoria.solidarity/videos/140508107663916/?t=1

      https://www.facebook.com/100051141831444/videos/pcb.140704300977630/140703910977669

      https://www.facebook.com/100051141831444/videos/pcb.140704300977630/140704197644307

      https://www.facebook.com/watch/?v=943218992790454&t=0

      Des dizaines de soutiens se sont également précipités sur les lieux pour protester contre les violences policières. Cependant, après la fin de l’opération, les forces du MAT ne semblaient pas en avoir assez de la violence et soudain, les lumières éteintes dans plusieurs rues, elles ont attaqué les solidaires et les réfugiés restés sur place. En conséquence, plusieurs personnes qui n’ont pas réussi à s’échapper par les rues étroites ont été atrappées. La police a procédé à l’arrestation de 22 personnes, dont un grièvement blessé, qui ont été transférées au poste de police de Kypseli (quartier d’Athènes). Quatre personnes parmi les interpellées ont été placées en arrestation.

      Malgré les vidéos qui attestent la brutalité de la police, la police prétend que des groupes solidaires ont attaqué les forces de l’ordre sans bâtons ni pierres, mais …à mains nues. Une nouvelle opération policière a été menée cet après-midi sur la place Victoria et, selon les informations, les personnes interpellées ont été transférés à la structure d’accueil Schistou à Pérama, en Attique. Le nouvel incident de brutalité policière survient quelques heures seulement après les images de honte d’Exarcheia, où, vendredi soir, les forces de police ont frappé sans discrimination des personnes pendant des heures dans le quartier, et les policiers ont même fait irruption dans des magasins de divertissement, causant des dégâts considérables.

      Message reçu de Vicky Skoumbi via la mailing-list Migreurop, le 05.07.2020

    • Recognised but unprotected: The situation of refugees in #Victoria_Square

      Over the summer, Refugee Support Aegean (RSA) has documented the cases of several vulnerable families (42 persons including 22 children) from Afghanistan granted international protection on Lesvos, who were informed they had to leave the Moria hotspot and subsequently ended up homeless in Victoria Square, Athens. Among those were three new-born babies, women in advanced pregnancy, victims of torture, a child with autism, a child with a rare genetic disorder and a child suffering from cancer. Their stories, involving destitution, police violence, transfers to and poor living conditions in reception and detention facilities, starkly illustrate the severe impact of Greece’s decision to evict refugees from its reception system without any concrete plan to enable them to exercise their rights as protection holders.

      Amid the COVID-19 pandemic, the Greek government announced the eviction of over 11,000 recognised refugees from reception places they occupied during their asylum procedures. Evictions would start as of 1 June 2020 based on the enforcement of recent legislation foreseeing an obligation on international protection holders to leave their accommodation in camps, apartments and hotels within one month of receiving status.

      Refugees were informed they had to leave their reception places and to autonomously integrate in the host society under conditions equal to Greek citizens. The move, however, has been imposed without any measures to mitigate longstanding obstacles faced by status holders in obtaining the necessary documentation for access to key rights in Greece.

      Specifically, persons seeking to rent property and to open a bank account need a Tax Identification Number (Αριθμός Φορολογικού Μητρώου, AFM). To obtain it, they need to provide a certified residence address to the tax authorities. Beneficiaries of international protection who do not hold a residence certificate and/or are homeless are unable to receive an AFM.

      The only official integration programme for beneficiaries of international protection in Greece, HELIOS, offers support including rental subsidies to assist people in covering running housing expenses, provided they already hold a rental contract and a bank account; both are dependent upon AFM and involve expenses. Still, finding accommodation itself remains extremely difficult for most due to high rent prices, scarcity of spare flats, lack of language knowledge, and discrimination in the housing market.

      The Greek authorities’ stance towards recognised refugees, however, appears to be primarily geared towards decongesting the hotspots on the Eastern Aegean islands. The government has consistently declared that status holders can and should seek assistance through HELIOS, without acknowledging the limitations of the programme. An analysis made by RSA and PRO ASYL in June 2020 showed that less than 4% of people granted status in Greece since the beginning of 2018 had been able to access rental subsidies under HELIOS. By the end of June 2020, a total of 2,484 status holders had accessed rental subsidies through the programme. This is far below the 11,000 beneficiaries requested to leave their accommodation that month, while more people continue to be granted international protection.

      https://rsaegean.org/en/recognised-but-unprotected-the-situation-of-refugees-in-victoria-square

      https://www.youtube.com/watch?v=PLVUiPceYu0&feature=emb_logo

    • ’How can I find a home?’ Promise of Athens turns to despair for refugees

      Arrivals from Lesbos are stuck in poor conditions at the city camp, with those granted asylum left to fend for themselves

      The only refugee camp in Athens is barely a mile south-west of the Acropolis as the crow flies. Officials speak of Elaionas as a model reception centre, one that has blended decent living conditions with clockwork efficiency.

      A collection of colourfully painted cabins, set either side of concrete pathways, Elaionas was built on former wasteland off the Sacred Way, ancient Greece’s oldest road. It opened in 2015, at the height of the refugee crisis. But in the rush to house families ordered to leave Moria, the infamous holding centre on Lesbos, authorities have turned the facility’s football ground into a tent city that has become synonymous with desperation and despair.

      “We are 30 families in these nylon tents and there is no electricity and it is very, very hot,” says Murat Shahi, a burly father of four, explaining how the new arrivals are forced to spend “every hour of every day” looking for respite from the sun. “They say ‘leave Moria’, they stop our cash card, but I have no work, I don’t speak Greek. How can I find a home?”

      The former teacher lies awake at night wondering how he will feed and house his children. “In Afghanistan I’m a dead man. I made this journey for a better life. Moria was very bad but then they moved me to a place where I receive no breakfast, no lunch. Why? I’m human with feelings.”

      Mobin Azimi, in the next tent, arrived with his wife and two daughters from Lesbos. Food is a problem because there is never enough. At night women try to cook over a fire of sticks on top of terracotta bricks. “In Moria we had electricity but here it is very difficult to cook. I can control my hunger but what do you say to a child who can’t?” the furniture maker asks.

      The scenes in Elaionas are replicated at the Skaramangas and Schisto reception centres on the outskirts of the Greek capital. People are told to fend for themselves after being accepted for asylum.

      “When you get a blue card [as a protected refugee] everything stops,” says Azimi, who has spent weeks scouring Athens for a flat to rent.

      “Other people in Elaionas, who haven’t got asylum, live in containers with electricity and air-conditioning. It’s crazy but they are in a much better situation. In Moria there was a lot of fighting. Here there is peace but life is so difficult,” he says.

      The plight of refugees forced to leave camps as the centre-right government tries to ease the pressures on a vastly overcrowded reception system has led to growing concern. Volunteers working with refugees speak of hunger and dehydration. Yet Greece currently chairs the Council of Europe, the EU’s leading human rights organisation.

      Around 11,000 people who were granted asylum since entering Greece have been asked to leave managed accommodation in island camps, hotels and apartments under the Estia scheme run by the UN refugee agency.

      Citing the need to free up space in migrant facilities, officials describe the exit strategy as the long overdue “shock” that will shake the system into action.

      Families have ended up in the street in Athens, gathering under the mulberry trees in Victoria Square. Critics claim Greece’s problem-plagued migration system is simply not up to the job.

      “The problem is there is no system to shock, it’s so disorganised, so dysfunctional, it’s like trying to reboot a broken PC,” says Lefteris Papagiannakis, the former vice-mayor of Athens who helped set up Elaionas. “So these poor people, who should have been integrated long ago, end up on the street, collateral damage in a system whose solution will be to move them from one camp to another before they are moved again.”

      This summer, about 1,600 refugees have arrived in Athens from Lesbos, mainly Afghans.

      Among those recently transferred from Victoria Square to Schisto with her husband and baby daughter is Somayeh Hashemi. “It’s very cramped. We are many families but they have put us in the cinema room and not in a tent,” she said through her husband, Saeed. “Now we are sleeping on the floor but we worry about the future. We don’t have a tax number or a bank account. We don’t speak the language. How will we find a home?”

      Since Greece’s prime minister Kyriakos Mitsotakis assumed power on a tough law and order platform, integration “even as a word” had barely been mentioned, says Papagiannakis, who now works for the humanitarian organisation, Solidarity Now.

      “The rationale would seem to be to get them out of the camps, out of the system and push them politely out of Greece because once they have papers they are free to travel abroad and, as we know, most never come back.”

      Although the flow of arrivals has been reduced dramatically by reinforced land and sea border patrols, a surge is expected later this year when coronavirus restrictions are relaxed in Turkey.

      The International Organization for Migration (IOM) concedes there are problems. “We are dealing with a system that got up and running late,” its mission chief, Gianluca Rocco, says. “All this time there have not been regular exits [from camps] and now we’re seeing big groups leaving all at once and that is creating challenges.”

      Among the lucky few is Laila Mohammadi, from Kabul, who found a home “by chance and in minutes”. She had enough money to pay the deposit with the monthly cash instalments she, her mother and seven siblings had been given in Moria.

      “I was out looking at this little house when the police came and put my mother and brothers and sisters on the bus for Elaionas,” says the 24–year-old. “My mother called and I went straight there. After 20 minutes completing documents the staff said ‘you can go’. I told them I had found a house with a little garden and it was our dream home.”

      https://www.theguardian.com/global-development/2020/jul/23/how-can-i-find-a-home-promise-of-athens-turns-to-despair-for-refugees

  • Making Heimat. Germany, Arrival Country. #Atlas of Refugee Housing

    The refugee situation in the autumn of 2015 was the starting point for the controversial exhibition Making Heimat: Germany, Arrival Country for the German Pavilion at the 15th Venice Biennial of Architecture. The Flüchtlingsbautenatlas (Atlas of Refugee Housing) expands upon the observations made about the German arrival cities in the first volume. What roles are played by architects and urban planners when it comes to executing sustainable solutions for housing new arrivals in Germany? Which construction projects could serve as prototypes for affordable housing? Through about fifty-five exemplary construction projects, we take a look at the future of German cities. Photographs by Anja Weber and extensive descriptions of the projects written after site visits provide insight into the everyday life in German refugee accomondations.


    https://www.hatjecantz.de/making-heimat-germany-arrival-country-7033-1.html

    #hébergement #logement #Allemagne #réfugiés #migrations #asile #architecture #livre

  • Covid-19 and housing struggles: The (re)makings of austerity, disaster capitalism, and the no return to normal

    Seemingly overnight, the use value of #housing as a life-nurturing, safe place is at the center of political discourse, policy-making, and new governmentalities. The right to suitable and secure shelter has shifted from the “radical” margins to the object of unprecedented public policy interventions worldwide. Writing collectively from the relative privilege of our (often precarious) homes, we sketch out a space to reflect on the centrality of housing and home to the Covid-19 crisis, to disentangle the key nexus between housing, the aftermath of the 2008 crisis, austerity, and the current pandemic, and connect current responses to longer-term trajectories of dispossession and disposability, bordering, ethno-nationalism, financialization, imperialism, capitalism, patriarchy, and racism. We argue that much is to be learned from collective organizing and mutual aid in the context of previous moments of disaster capitalism.


    https://radicalhousingjournal.org/2020/covid-19-and-housing-struggles
    #logement #hébergement #home #droit_au_logement #covid-19 #coronavirus #austérité #pandémie #épidémie #capitalisme #racisme #patriarcat #solidarité

  • German court: #COVID-19 protection ’inadequate’ at refugee home

    A pregnant woman appealed to be released from the shelter, saying it was impossible to socially distance in the crowded facility. The court in #Münster agreed — criticizing the double standard in rules at refugee homes.

    A pregnant woman and her husband living at a shared accommodation for asylum seekers not adequately protected from contracting COVID-19, a German court ruled on Monday.

    The couple will no longer be required to live at the facility for asylum seekers, located in the town of #Rheine in the western state of North Rhine-Westphalia.

    In their emergency appeal to the court, the couple raised numerous health concerns, arguing that it wasn’t possible to adhere to social distancing rules inside the cramped facility.

    They reported having to share sanitary facilities with other residents, noting that the residents weren’t provided with enough cleaning supplies.

    “They feared that they would become infected with the coronavirus by continuing to stay at the reception center,” the Administrative Court in Münster said.

    Refugees at risk

    In its decision, the court said that local authorities were unable to disprove the couple’s claims, leading the court to assume “the hygienic conditions were inadequate in this area.”

    The court also appeared to admonish the treatment of asylum seekers, noting that the conditions that they’re being asked to live in go against the COVID-19 social distancing rules set out by the state.

    “It would be inconsistent with the rules in the [coronavirus] regulations if accommodations for asylum seekers were treated differently,” the court said.

    Under current coronavirus regulations, people are advised to remain at least 1.5 meters (5 feet) apart and to wear face masks in shops and on public transportation.

    Asylum seekers in Germany are required to live in “reception centers” or shared accommodations during their asylum application. Many live with several hundred other inhabitants, with some sharing rooms with strangers.

    The conditions and lack of privacy in Germany’s facilities for asylum seekers have long been criticized by refugee and immigrant rights groups.

    The coronavirus outbreak has increased these concerns. Outbreaks at refugee centers have already reported in Berlin, Bonn and other towns and cities across Germany.

    https://www.infomigrants.net/en/post/24671/german-court-covid-19-protection-inadequate-at-refugee-home
    #Allemagne #justice #asile #migrations #réfugiés #logement #hébergement #coronavirus #distanciation_sociale #protection

    ping @thomas_lacroix @karine4 @isskein @_kg_

  • Special Report: #COVID-19 and Border Violence along the Balkan Route

    The #Border_Violence_Monitoring_Network are publishing a feature report on the intersection of the current health crisis and border management. This new report shares first hand testimony of people-on-the-move who are experiencing the COVID-19 lockdown in transit. Its scope looks at the way restrictive measures disproportionately affect vulnerable persons in camps and at borders. Further, analysis of various countries from the region shows how COVID-19 measures have also been utilised to shape and erode the fundamental rights of these communities. Approaching the topic of COVID-19 as a period used to stage rights suspensions, some of the developments explored in this report include:

    –The deployment of military forces at borders and camps is a core feature of the securitised response to COVID-19. This was seen with proposals made by the Slovenian government to increase the army’s remit in the border area and the garrisoning of camps in Serbia.

    –The development of pushback practice in countries such as Croatia has shown a disturbing turn. Augmentation of border violence as a result of the pandemic appeared with the crude paint tagging of transit groups near Velika Kladusa. Meanwhile two officers actively involved in pushbacks in the Topusko area were tested positive for COVID-19, putting people-on-the-move at direct risk of contracting the virus at the hand of perpetrating officers..

    –Collective expulsions from camps has rapidly become a new concern for people in centres in Greece and Serbia. The lockdown measures were used on multiple occasions as an excuse to perform large scale pushbacks from inner city camps and centres hosting asylum seekers.

    –Inadequate accommodation facilities are an ongoing concern for transit groups denied the basic means to exercise relevant health protocols. Across the Balkan Route and Greece, the sealing of centres marked disproportionate deprivations of liberty and wilful neglect of hygienic standards by states and the European Union.

    https://www.borderviolence.eu/special-report-covid-19-and-border-violence-along-the-balkan-route
    #violence #frontières #Balkans #route_des_Balkans #migrations #asile #réfugiés #violent_borders #violence_aux_frontières #rapport #armée #militarisation_des_frontières #Serbie #Slovénie #push-back #push-backs #refoulement #refoulements #Velika_Kladusa #Topusko #Grèce #confinement #camps_de_réfugiés #hébergement

    ping @luciebacon