• #Iscrizione_anagrafica: dai Comuni un appello per difendere i diritti dei richiedenti asilo

    Con #dirittincomune insieme ai Sindaci di Crema, Siracusa e Palermo le organizzazioni chiedono un impegno per l’iscrizione anagrafica. “A rischio diritti fondamentali”

    Promuovere l’accesso ai diritti essenziali come il diritto all’istruzione, alla salute, alle prestazioni sociali, per i richiedenti asilo nelle nostre città. Con questo obiettivo ActionAid, Asgi e i sindaci di Crema, Siracusa e Palermo promuovono l’appello #dirittincomune a tutti i Sindaci d’Italia affinché sottoscrivano un impegno a iscrivere nei registri anagrafici i richiedenti asilo, anche dopo l’entrata in vigore del cd decreto sicurezza e immigrazione (legge 132/18).

    L’articolo 13 della legge, infatti, prevede delle nuove disposizioni per l’iscrizione anagrafica che sono state oggetto di diverse interpretazioni, anche tra gli amministratori: alla prima lettura è prevalsa l’idea che ai richiedenti asilo fosse preclusa la possibilità di effettuare l’iscrizione all’anagrafe. I promotori dell’appello, invece, basandosi sui pareri di giuristi autorevoli e sulle recenti ordinanze dei Tribunali di Firenze, Bologna e Genova, secondo i quali il diritto all’iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo è tuttora vigente ed esigibile, chiedono ai Sindaci di impegnarsi perché questo diritto sia effettivamente garantito, rendendo così possibile ottenere il rilascio del certificato di residenza e della carta d’identità, nei fatti utile a beneficiare di servizi pubblici come l’asilo, la formazione professionale, l’accesso all’edilizia pubblica, la concessioni di eventuali sussidi, o l’iscrizione a un centro per l’impiego.

    “Sono in gioco diritti essenziali, che nei fatti spesso sono inaccessibili o compromessi in assenza di iscrizione anagrafica”, si legge nel testo dell’appello, che non si rivolge solo agli amministratori, ma anche alle organizzazioni solidali perché si facciano portavoce “in ogni sede utile, della lettura costituzionalmente orientata dall’articolo 13 e a promuovere la corretta applicazione della normativa”.

    “I diritti sono un bene comune irrinunciabile. Tutti noi, singoli cittadini, società civile organizzata, siamo chiamati in causa quando vengono compromessi o resi inaccessibili – dichiara Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid – Con #dirittincomune vogliamo promuovere un’azione ampia e aperta, rivolta sia agli amministratori delle nostre città sia alle organizzazioni solidali, perché i diritti di tutti siano sempre garantiti e si combatta il rischio di esclusione e marginalità sociale. È in discussione la qualità della nostra democrazia”.

    “La persona che chiede protezione ha una condizione giuridica definita dalla normativa italiana, europea ed internazionale ed è regolarmente soggiornante in Italia indipendentemente dall’esito della domanda di asilo – ricorda l’avvocata Daniela Consoli (ASGI).”Il tentativo di negarle visibilità sul territorio sopprime un diritto ed urta con le stesse ragioni di ordine pubblico che motiverebbero la misura”.

    “Noi sindaci all’inizio del nostro mandato giuriamo sulla Costituzione e non si tratta di un rito vuoto e insignificante – spiega la Sindaca di Crema, Stefania Bonaldi – La Costituzione resta la nostra stella polare, così come il suo spirito; mai e poi mai i Padri e le Madri Costituenti, che tanto ci mancano, avrebbero osato formare graduatorie sui diritti e dispensarli secondo le etnie, le provenienze geografiche, la lingua o la religione. L’interpretazione ‘costituzionalmente orientata’ dell’art. 13 della Legge Sicurezza – peraltro la sola che consente a tale articolo di non essere travolto da manifesta incostituzionalità – è anche un imperativo etico per chi prende sul serio proprio quel giuramento”.

    “Nel solco di una tradizione che vuole Siracusa città solidale e contro le discriminazioni, io e la mia Giunta siamo stati tra i primi, con una lettera dai contenuti giuridici ai presidenti Mattarella e Conte, a sollevare il tema della costituzionalità del decreto rispetto al principio di uguaglianza – ricorda il Sindaco di Siracusa Francesco Italia – Ma oltre alle forti ragioni formali, ci sono anche motivazioni politiche che impediscono di non concedere l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo. Di fronte al fallimento del Governo sui rimpatri, non è né corretto né etico privare di diritti universalmente riconosciuti persone che attendono dallo Stato una risposta a una legittima istanza. Lasciare questi uomini e queste donne in un limbo, nella impossibilità di trovarsi un lavoro o di accedere ai livelli minimi di assistenza, significa aumentare l’insicurezza di tutti”.

    “‘Io sono persona, noi siamo comunità”, con queste parole spieghiamo la nostra politica rivolta ai migranti, che è la stessa rivolta a tutti coloro vivono condizioni di difficoltà o disagio, quale che ne sia l’origine, quali che siano la nazionalità, la religione, la provenienza delle persone coinvolte – ha dichiarato il Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – “Io sono persona” sottolinea che ognuno e ognuna è portatore e portatrice di diritti umani inalienabili. Il riconoscimento di tali diritti è elemento imprescindibile che costituisce il nostro essere, tutti insieme, una comunità.

    Oggi i Sindaci si trovano di fronte alla possibilità di escludere, per altro violando la Costituzione, qualcuno, ferendo tutta la comunità, o piuttosto avviare percorsi inclusivi e legali per rafforzare le proprie comunità”.
    Per adesione: dirittincomune.ita@actionaid.org

    https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/actionaid-e-asgi-lanciano-appello-ai-sindaci-per-garantire-i-diritti-dei-richie
    #résistance #appel #décret_salvini #asile #migrations #réfugiés #Italie #diritti_in_comune

    Texte de l’appel:
    https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2019/06/Appello_IscrizioneAnagrafica.pdf

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  • Quando eravamo noi i migranti: mille storie italiane in un archivio da rileggere e rivivere

    Nasce ’Italiani all’estero, i diari raccontano’ (http://www.idiariraccontano.org). Un sito per navigare, anche attraverso una mappa, storie piccole e dimenticate di discriminazioni, dolore, coraggio e forza di ripartire.

    Ci sono i transatlantici entrati nella storia della navigazione e le banchine di porti che oggi vedono solo container. C’è il coraggio di partire e c’è la voglia di raccontare come, alla fine, si è riusciti a farcela, a garantire un futuro a sé stessi e ai propri figli. C’è sofferenza e disperazione, ma anche speranza e spregiudicatezza. Ci sono generosità ed egoismo, amore e violenza.

    Sono mille storie di italiani che al di là dei confini della penisola hanno cercato un po’ di quel benessere che in patria non trovavano. O che hanno soddisfatto il loro desidero di aiutare il prossimo, di vivere un’avventura, di arricchire il proprio bagaglio di esperienze.

    Mille storie che da oggi, lunedì 10 giugno, sono a disposizione di tutti su un sito dal titolo semplice e diretto: “Italiani all’estero. I diari raccontano”. Si tratta di un sito nato dalla collaborazione tra un ministero e un luogo dove da decenni si conservano i diari, le memorie e le lettere che, a oggi, novemila italiani hanno deciso di non tenere per sé ma di mettere a disposizione di chi voglia conoscere, attraverso i percorsi individuali, pezzi di storia del nostro paese.

    Il ministero è quello degli Affari esteri, la Farnesina, in particolare la direzione generale che si occupa degli italiani all’estero e delle politiche migratorie. Il luogo dei diari è l’Archivio diaristico di Pieve Santo Stefano fondato nel 1984 dal giornalista Saverio Tutino, per dieci anni inviato di Repubblica.

    Aprendo il sito, ma verrebbe da chiamarlo scrigno per il senso di intimità e di preziosità trasmesso dai testi che contiene, ci si imbatte subito in quello che è senz’altro il principale strumento di navigazione. La carta geografica del mondo cosparsa di tanti pallini verdi che sono le chiavi per entrare nelle mille storie dello scrigno. Centinaia in Europa e Sud America. Poi il Canada e gli Stati Uniti, l’Australia, l’Estremo oriente, l’Africa, non solo i paesi occupati nel passato dall’Italia, ma anche Congo, Ruanda, Burundi. E ancora: Yemen, Arabia Saudita, Turchia, India, Pakistan…

    Per iniziare ci si può lasciar guidare, nel viaggio di scoperta che si inizia aprendo “I diari raccontano”, dalla densità delle storie. Si arriva subito nel cuore dell’Europa, nel quadrilatero più famoso e più dolente dell’emigrazione italiana: Francia, Belgio, Germania e Svizzera. I brani selezionati tra migliaia e migliaia di pagine conservate a Pieve raccontano le partenze in treni speciali dopo aver fatto tutta la trafila burocratica necessaria per ottenere un posto di lavoro.

    Una volta arrivati si annotano le discriminazioni subite, le piccole e grandi umiliazioni. Ma anche i successi che a molti hanno consentito di tornare a casa meno poveri. Si annotano sul quaderno o solo dentro di sé per ritirarle fuori anni dopo, quando si deciderà di scrivere la storia della propria vita.

    Poi le miniere, il sentiero di sudore e sangue che ha unito l’Italia alle viscere dei paesi ricchi di carbone. Prima di tutto il Belgio, il sentiero più recente, e di cui è emblema la tragedia di Marcinelle, la miniera in cui, nel 1956, morirono, tra gli altri, 136 immigrati italiani. Ludovico Molari era lì e racconta quando si trova davanti alla bara del fratello “dove in un biglietto sopra il coperchio c’è il nome di Molari Antonio riconosciuto per la mancanza della prima falange del dito anulare della mano sinistra e dall’abbigliamento”.

    Quasi 50 anni prima un’altra miniera e altri morti, al di là dell’Atlantico, a Cherry, Illinois, Stati Uniti d’America. Antenore Quartaroli ha seguito il sentiero del carbone ed è lì nel novembre del 1909 quando un incendio nelle gallerie uccide 259 minatori tra cui 73 italiani, per buona parte emiliani come Antenore che è arrivato nell’Illinois dalla provincia di Reggio Emilia. Antenore resta sepolto vivo per otto giorni e racconta così il suo ritorno alla vita: “Sempre all’oscuro si siamo incaminati di nuovo fatto una cinquantina di metri vi era una volta via e arrivati in quella posizione con gran gioia abbiamo scoperto che vicino al pozzo d’usita vi era Gente che lavorava... il primo che io conobi fu mio Cognato Giulio Castelli che quel giorno era a lavorare nel lavoro di Salvattaggio”.

    Lasciarsi trasportare dai pallini verdi della mappa dei “Diari raccontano” porta anche ai giorni e ai luoghi segnati nel calendario della storia. A piazza Tienanmen il giorno della rivolta contro il regime. In Kuwait nei giorni dell’invasione irachena. A Bruxelles quando i tedeschi la invadono nel 1914. In Francia il 10 giugno del 1940 quando gli italiani che lavoravano là da amici diventano, in un minuto, i “nemici”. In Vietnam con la divisa della Legione straniera. Ma anche più indietro nel tempo. Tutto da leggere il racconto di un garibaldino nato a Vicenza che si imbarca per gli Stati Uniti e combatte la guerra di secessione americana in un reggimento di cavalleria.

    La storia di emigrazione più antica conservata a Pieve è quella di Angelo Rebay, nato sulla riva del lago di Como nel 1788. Di lui non ci sono fotografie ma un ritratto fatto da una nuora. Per 11 anni, dal 1800 al 1811 cercò fortuna in Germania insieme a suo fratello per poi tornare a vivere nel suo paese, Pognana Lario.

    Prima di “Gli italiani all’estero. I diari raccontano”, ideato da Nicola Maranesi e di cui chi scrive è consulente editoriale, l’archivio di Pieve Santo Stefano aveva realizzato, con L’Espresso e i quotidiani locali del gruppo, un sito che ne è sicuramente il genitore, o il prototipo: “La Grande Guerra 1914-1918”.

    E così come quello dedicato alla guerra anche questo dà il via a un progetto aperto. Utilizzando un’apposita pagina del sito si potrà arricchirlo inviando le testimonianze di emigrazione personali o di propri antenati. Testimonianze che verranno pubblicate ed entreranno a far parte del patrimonio dell’archivio diaristico di Pieve Santo Stefano.

    https://www.repubblica.it/cronaca/2019/06/10/news/quando_eravamo_noi_i_migranti_mille_storie_italiane_in_un_archivio_da_ril

    #quand_eux_c'était_nous #Italie #émigration #histoire #i_diari_raccontano #migrations
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  • Procès de l’ex-maire d’une petite ville calabraise qui secourait les migrants
    10 juin 2019 - rts.ch
    https://www.rts.ch/info/monde/10498809-proces-de-l-ex-maire-d-une-petite-ville-calabraise-qui-secourait-les-mi

    Cinq ans environ après le terrible naufrage au large de Lampedusa, qui avait poussé le gouvernement italien à mettre sur pied l’opération « Mare Nostrum », s’ouvre le procès du maire de Riace, en Calabre, qui est très engagé pour la cause des migrants.

    Ce procès fait figure de symbole du virage opéré par l’Italie sur la question migratoire. Il se tient dès mardi à Locri, en Calabre.

    Le parquet a inculpé l’ex-maire, Domenico Lucano, pour deux chefs d’accusation. Le premier est celui de fraude aux dépens de l’Etat : Domenico Lucano se se serait passé d’appel d’offres pour attribuer la gestion des ordures de son village à des coopératives liées aux migrants.

    Il est par ailleurs soupçonné d’avoir favorisé des « mariages de convenance », afin d’aider des femmes déboutées du droit d’asile, à rester en Italie.

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    Italie : ouverture du procès de l’ex-maire de Riace qui accueillait des migrants
    Par RFI - Publié le 11-06-2019 - Avec notre correspondante à Rome, Anne Le Nir
    http://www.rfi.fr/europe/20190610-italie-ouverture-proces-ex-maire-riace-accueillait-migrants-domenico-lu

    Le village calabrais de Riace (extrême sud de l’Italie), qui est administré par un maire de la Ligue de Salvini depuis les élections municipales du 26 mai, retourne sous le feu des projecteurs. C’est en effet ce mardi 11 juin que s’ouvre le procès contre l’ancien édile, Dominico Lucano, dit « Mimmo » et 25 autres personnes qui collaboraient avec lui. Mis en examen en octobre 2018, l’homme symbole de l’accueil des réfugiés à échelle humaine, est notamment accusé d’aide à l’immigration illégale.

    #DomenicoLucano #Riace


  • Boom di lavoratori italiani in Spagna, secondi solo a romeni e marocchini

    Strappata ai cinesi la terza posizione. L’incremento è stato del 71% in 10 anni.

    Il numero di italiani che lavorano in Spagna è cresciuto del 71% negli ultimi 10 anni e ha strappato alla Cina la terza posizione nella classifica che vede i nostri connazionali preceduti sono da romeni e marocchini.

    Sono più di 46.000 gli italiani arrivati a lavorare in Spagna dal 2008, concentrandosi soprattutto in Catalogna, a Madrid, sulle isola canarie e nella Comunidad Valenciana, per un totale oggi di 110.691 associati alla Seguridad Social (la copertura sanitaria spagnola, indispensabile per avere un lavoro).

    L’Italia è passata quindi dall’ottava alla terza posizione, anche se gran parte della forza lavoro italiana è di origini argentine o uruguaiane. La Romania conta 333.406 occupati in Spagna, mentre il Marocco ne conta 253.018. La Cina è scivolata in quarta posizione, ma comunque in rialzo rispetto alla sesta occupata nel 2018.

    https://www.agi.it/estero/lavoratori_emigrati_italiani_in_spagna-5630198/news/2019-06-10
    #émigration #Italie #migrants_italiens #Espagne #chiffres #statistiques #migrations #travail #travailleurs_étrangers

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  • VELENO

    Il paese dei bambini perduti

    Vent’anni fa, in provincia di #Modena, sedici bambini tra i comuni di #MassaFinalese e #Mirandola furono allontanati per sempre dalle loro famiglie, accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili. Ma questa storia, proprio come le vecchie audiocassette, ha due lati. In quale dei due si nasconde la verità ?
    di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli
    con la collaborazione di Gipo Gurrado, Marco Boarino, Debora Campanella

    https://lab.gedidigital.it/repubblica/2017/veleno/?refresh_ce

    #servicessociaux #DiavoliDellaBassaModenese #pédophilie #satanisme #enfants #psychologie #interrogatoire


  • Une nouvelle mobilité est possible
    http://carfree.fr/index.php/2019/06/07/une-nouvelle-mobilite-est-possible

    Voici un texte écrit par Fabio Maria Ciuffini, un ingénieur italien de 86 ans, auteur du rapport « Città senza auto » (Ville sans voiture) en 1991. A partir de Lire la suite...

    #Alternatives_à_la_voiture #Etalement_urbain #Vie_sans_voiture #Ville_sans_voitures #critique #dépendance #italie #mobilité #périurbain #société



  • Pour une #ville #sans_voiture
    http://carfree.fr/index.php/2019/06/04/pour-une-ville-sans-voiture

    Nous avons l’honneur de publier ici même un rapport de 201 pages qui a fait date dans l’histoire de la mobilité. Ce rapport, réalisé en 1991 par un bureau d’études Lire la suite...

    #Alternatives_à_la_voiture #Fin_de_l'automobile #Livres #Quartiers_sans_voitures #Ressources #Transports_publics #Vie_sans_voiture #Ville_sans_voitures #2000 #Belgique #Europe #france #histoire #italie #mobilité #Québec #recherche #Suisse


  • Segre: «Cancellare il nome di #Vittorio_Emanuele_III dalle scuole, firmò le leggi razziali»

    La senatrice ha fatto questa proposta incontrando la professoressa Dell’Aria di Palermo, che lavora proprio in una scuola intitolata al sovrano.

    È sicuramente destinata a sollevare parechcie polemiche la proposta della senatrice a vita Liliana Segre di eliminare l’intitolazione di scuole e istituti al re Vittorio Emanuele III, ossia il sovrano che promulgò le leggi razziali nel 1938. La senatrice ha fatto la sua proposta incontrando a palazzo Giustiniani la professoressa Rosa Maria Dell’Aria e i suoi studenti dell’Iti ’Vittorio Emanuele III’ di Palermo, dopo la vicenda del video realizzato dai ragazzi e per il quale la docente ha subito una sospensione di 15 giorni.
    «Cancellare quel ’Vittorio Emanuele III’ - ha affermato - non deve essere un lavoro difficile, basterebbe togliere un numero romano... Se dopo tanti anni - ha proseguito - sono ancora molti gli istituti intestati a Vittorio Emanuele III vuol dire che c’è un preoccupante vuoto di memoria e di sentimenti».
    Nella mia vita tutti gli occhi delle persone a cui ho visto fare del male erano segnati dall’indifferenza. E quando mi si chiede se ho perdonato, rispondo ’no’, e non dimentico. Quello che ho visto era assolutamente troppo, a cominciare dalla freddezza di chi compiva certe azioni".
    «Tuttavia - ha aggiunto la senatrice - non vado nelle scuole a parlare di odio e di vendetta. Anche per questa ragione sto tentando di presentare un disegno di legge contro l’hate speech, cioé quelle parole di odio che oggi fanno ancora più paura. Anche nel vostro filmato sui migranti (nel corso dell’incontro è stato proiettato il video realizzato dagli studenti in cui si parlava delle leggi razziali e del decreto Salvini, alla base del provvedimento disciplinare nei confronti della professoressa Dell’Aria, ndr) è l’indifferenza a regnare sovrana. Ma oggi - ha osservato ancora Liliana Segre - c’è libertà di parola e il vostro caso anche per questo è diventato importante».


    https://www.globalist.it/news/2019/05/31/segre-cancellare-il-nome-di-vittorio-emanuele-iii-dalle-scuole-firmo-le-le
    #histoire #toponymie #lois_raciales #Italie #Liliana_Segre #seconde_guerre_mondiale #WWII #deuxième_guerre_mondiale #fascisme #mémoire
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    • 08.09.2018
      Ventimiglia: migrante travolto da un treno in località La Mortola. E’ vivo. Soccorsi in atto e traffico ferroviario bloccato

      Torna improvvisamente d’attualità la questione migranti a Ventimiglia. Dopo i due che ieri si sono arrampicati nelle rocce di ponte San Luigi, oggi un altro, cercando di varcare il confine è stato travolto da un treno Thello, in località #La_Mortola


      http://www.sanremonews.it/2018/09/08/leggi-notizia/argomenti/cronaca/articolo/ventimiglia-migrante-travolto-da-un-treno-in-localita-la-mortola-e-vivo-

    • 05.12.2018
      Ventimiglia: nuova tragedia dell’immigrazione, giovane rimane folgorato sul tetto di un treno diretto in Francia

      Il migrante si era sistemato sul tetto di un convoglio con la speranza di poter attraversare il confine. Ora è ricoverato in gravissime condizioni al centro grandi ustionati di Pisa.
      Ventimiglia: nuova tragedia dell’immigrazione, giovane rimane folgorato sul tetto di un treno diretto in Francia

      Un altro tentativo di passare il confine di Ventimiglia si è trasformato in tragedia. E’ accaduto ieri sera poco prima della mezzanotte, nei pressi della stazione ferroviaria della città frontaliera.

      Un giovane, del quale al momento non si conoscono le generalità e nemmeno la nazionalità, è salito sul tetto di un treno diretto in Francia ed è entrato in contatto con i cavi dell’alta tensione che alimentano i convogli, rimanendo folgorato.

      E’ subito scattato l’allarme e, sul posto è intervenuto il personale medico del 118, i Vigili del Fuoco, un’ambulanza e gli agenti della Polizia Ferroviaria. Il traffico ferroviario è stato anche momentaneamente sospeso per consentire i soccorsi del giovane immigrato.

      Le cure dei medici sono andate avanti per diversi minuti ed il giovane è sopravvissuto. Le sue condizioni, secondo i primi riscontri medici, sono gravissime ma è stato comunque deciso il trasporto immediato al centro grandi ustionati di Pisa, dove è arrivato in nottata.

      http://www.sanremonews.it/2018/12/05/mobile/leggi-notizia/argomenti/cronaca/articolo/ventimiglia-nuova-tragedia-dellimmigrazione-giovane-rimane-folgorato-sul

    • 07.10.2016
      Frontière italienne : une jeune migrante meurt sur l’autoroute A8

      Une jeune fille faisant partie d’un groupe de migrants qui tentaient de gagner la France depuis Vintimille en Italie est morte percutée par un poids-lourds sur l’autoroute A8 à la frontière franco-italienne. La victime est une Erythréenne de 17 ans, selon le site italien Riviera24.it, qui diffuse des images de l’intervention des secours après l’accident.

      « La victime est une femme à ma connaissance. Quatre autres personnes, des femmes, ont été hospitalisées en état de choc à Bordighera mais ne sont pas blessées », a indiqué la police italienne de Vintimille. Le drame s’est produit « au niveau du tunnel de la Giraude, côté italien, un poids-lourd a percuté un migrant », a-t-on précisé au centre opérationnel de la gendarmerie de Nice.

      Ils prennent tous les risques

      Début septembre, un jeune Africain avait été retrouvé mort sous un viaduc autoroutier près de Menton, dans le même secteur, et une enquête a été ouverte pour déterminer s’il a pu se tuer après avoir paniqué à la vue d’une patrouille de gendarmes et enjambé la glissière de sécurité.

      Vintimille est un cul-de-sac pour les migrants africains en route pour la France. L’Italie, notamment l’ONG catholique Caritas et la Croix-Rouge, continuent d’apporter une aide humanitaire. Les opérations de police se multiplient aussi.

      Les migrants prennent des risques importants pour gagner l’Hexagone, par la montagne, l’autoroute ou le train tout en tentant d’échapper aux contrôles. Plus de 24 000 migrants ont été interpellés depuis janvier dans les Alpes-Maritimes, selon le dernier décompte de la préfecture fin septembre.

      http://www.leparisien.fr/faits-divers/frontiere-italienne-une-jeune-migrante-meurt-sur-l-autoroute-a8-07-10-201

    • C’était 1995...
      #Sospel : un mort, le Gisti seul coupable

      Traverser une frontière pour demander l’asile politique peut, aux termes de la convention de Genève, se faire sans titre de circulation ni de séjour. Ce n’est cependant pas sans risque. Un enfant l’a appris à ses dépens, en 1995 : il est mort sous les balles d’un policier. Accident ? Bavure ? Le policier a été acquitté. Le Gisti, qui avait dénoncé les excès de la surveillance aux frontières, a, lui, été condamné.
      Coups de feu mortels sur des demandeurs d’asile

      Il faisait beau sans doute, et la nuit devait être étoilée sur les Alpes quand, le 20 août 1995 vers 3h30 du matin, quarante-deux Tziganes du Monténégro (l’autre composante, avec la Serbie, de la République fédérale de Yougoslavie), dont dix-huit mineurs, franchissent la frontière franco-italienne dans quatre véhicules.

      Échappés d’une guerre que les accords de Dayton gèleront seulement dans quelques mois, enfin à l’abri de la ségrégation et des mauvais traitements qui frappent les Tziganes dans leur pays, peut-être goûtaient-ils les charmes d’une paisible nuit estivale de montagne. En faction sur le bord de la petite route sinueuse, près du col de Brouis, à une dizaine de kilomètres de l’Italie, deux policiers de la Direction centrale du contrôle de l’immigration et de la lutte contre l’emploi clandestin (Diccilec, ex-Police de l’air et des frontières) veillent. Les deux premiers véhicules des Tziganes — un Combi Volkswagen immatriculé aux Pays-Bas suivi d’une Passat immatriculée en ex-Yougoslavie — défilent devant les policiers sans s’arrêter. Le sous-brigadier Christian Carenco tire alors trois coups de son fusil à pompe sur l’arrière de la voiture. L’enquête établira qu’il fait feu « à environ 1,80 mètre de la Passat ». Une balle en caoutchouc d’abord, puis deux balles Brennecke utilisées pour la chasse aux sangliers. Ça doit encore sentir la poudre quand les deux derniers véhicules du convoi passent à leur tour sans être interceptés.

      Au petit matin, le médecin de Sospel, petite commune des environs, avertit la gendarmerie qu’on lui a amené un enfant ensanglanté. Il est mort de ses blessures. Todor Bogdanovic avait sept ans. Il dormait à l’arrière de la voiture visée.

      Sans un mot de regret, le préfet explique aussitôt que « le département [des Alpes-Maritimes] est un lieu de passage très fréquenté par les clandestins. Depuis le début de l’année, les policiers ont arrêté 120 passeurs, alors que 8 664 personnes en situation irrégulière, toutes nationalités confondues, ont été reconduites à la frontière ». Tout est donc pour le mieux dans le meilleur des mondes policiers. Ce que confirme le ministre de la justice de l’époque, Jacques Toubon, pour lequel le tir au fusil à pompe sur les Tziganes est « un travail qui a été fait par les policiers normalement ». Todor Bogdanovic a eu ce qu’il méritait.

      Tel n’est pas l’avis du Gisti. Au risque calculé de troubler la quiétude estivale, il ne peut tolérer que la mort du petit Todor passe inaperçue.

      Dès le 21 août, il publie un communiqué dans lequel il observe qu’à en croire les pouvoirs publics, « il paraît presque normal d’ouvrir le feu sur toute voiture qui ne s’arrêterait pas à l’occasion d’un contrôle ». « Assisterions-nous, en cette circonstance, s’interroge le Gisti, à l’éclosion d’une nouvelle pratique administrative autorisant parfois la DICCILEC et la police en général à abattre les étrangers supposés clandestins quand il ne se prêtent pas docilement à leur interpellation ? »

      Après avoir dénoncé les « trésors d’imagination » dépensés, de façon générale, par les douaniers, les policiers et les préfectures « pour éviter d’enregistrer les demandes d’asile présentées par des arrivants démunis de papiers » et observé que « la France compte moins de 20 000 exilés d’ex-Yougoslavie sur son territoire, alors que l’Allemagne en accueille plus de 350 000 », le Gisti se demande, pour finir : « La France ne fait-elle pas le jeu du gouvernement serbe en plaçant des snippers [sic] sur la route de leur exil ? ».

      Dans les heures qui suivent le drame, les Tziganes de Sospel manifestent la volonté de demander l’asile à la France.

      Ceci n’empêche pas l’administration de notifier des arrêtés de reconduite à la frontière (APRF) aux dix-huit adultes du groupe en invitant simplement l’Office français de protection des réfugiés et apatrides (OFPRA) à examiner en urgence leur requête du statut de réfugié. Avec complaisance, l’Office se met au travail.

      Avant même d’avoir communiqué sa décision aux intéressés, le directeur de l’OFPRA fait savoir au tribunal administratif de Nice, qui s’en prévaut le 24 août pour refuser d’annuler les APRF, que les demandes d’asile seront rejetées, notamment parce que les Tziganes ne sont pas bosniaques mais serbes et que le Sandzac — leur région d’origine — ne serait pas affecté par la guerre. La belle affaire !

      Le Gisti n’a pas beaucoup de mal à retrouver un document tout frais (31 janvier 1995) du Haut Commissariat des Nations unies pour les réfugiés (HCR), selon lequel « la situation des Musulmans du Sandzak n’a cessé de se détériorer au cours des six derniers mois [...]. Des rapports font état de torture », précise-t-il, avant de conclure que « le HCR continue de penser que l’éligibilité des demandeurs d’asile originaires du Kosovo et du Sandzak doit être évaluée au cas par cas » et qu’il y a « impérative nécessité » à procéder à « un examen très attentif des demandes individuelles au cours d’une procédure complète et équitable ».

      L’OFPRA n’en a que faire, pas plus que d’autres rapports, articles et témoignages édifiants que le Gisti se procure en quelques heures de recherches [1]. Les demandes d’asile sont rejetées, et les Tziganes refoulés en Italie. Le 26 août, le Gisti s’insurge contre cette exécution administrative dans un communique intitulé « Tous les dés étaient pipés », tandis que l’Association nationale d’assistance aux frontières pour les étrangers (ANAFÉ) constate « Un mort et dix-huit reconduits à la frontière : la dérive de la politique d’immigration ».

      De toute évidence, nous avons eu raison trop tôt puisque, le 2 juin 1997, le Conseil d’état annulera à la fois les APRF pour excès de pouvoir et le jugement du tribunal administratif de Nice.

      Sur le plan pénal, après une enquête menée par l’Inspection générale de la police nationale, le parquet a ouvert une information judiciaire qui a abouti, dès le 21 août 1995, à la mise en examen de Christian Carenco pour « coups et blessures volontaires ayant entraîné la mort sans intention de la donner ».

      Juste après les faits, le procureur de la République adjoint de Nice avait déclaré : « on ne peut pas accréditer la thèse de la légitime défense sans réserve. Il y a présomption d’utilisation d’une arme à feu dans des conditions qui peuvent paraître anormales... D’après les premiers éléments de l’enquête de l’IGPN, il semble qu’il y a eu des coups de feu intempestifs ».

      Mais, six mois plus tard, le juge d’instruction conclut à un non-lieu. Saisie en appel, la chambre d’accusation d’Aix-en-Provence renvoie, quant à elle, le 18 décembre 1997, le policier devant la cour d’assises des Alpes-Maritimes, tout en déclarant irrecevables les constitutions de parties civiles de la Cimade, de France Terre d’asile, de la Ligue des droits de l’homme et du Gisti, qui entendaient ainsi éviter l’enterrement de l’affaire [2].

      Christian Carenco s’étant pourvu en cassation contre son renvoi devant la cour d’assises, les associations ont également formé un pourvoi. Ces pourvois ont été rejetés par la Cour de cassation et l’affaire a été renvoyée devant la Cour d’assises.
      Plainte pour diffamation contre le Gisti

      Quant au Gisti, dont des extraits du communiqué ont été repris par l’Agence France Presse, il est poursuivi en diffamation. Le ministre de l’intérieur a, en effet, déposé plainte, le 5 septembre 1995, contre la présidente, responsable ès-qualités, pour diffamation publique envers une administration publique, estimant que les propos reproduits par l’AFP contiennent des allégations portant atteinte à l’honneur et à la considération de la police nationale.

      L’affaire vient devant la 17e Chambre correctionnelle du tribunal de grande instance de Paris, le 2 mai 1997. Henri Leclerc assure la défense de Danièle Lochak. Alfred Grosser est cité comme témoin.

      L’audience est l’occasion de refaire le procès de Sospel, mais aussi, de façon plus inattendue, d’entendre célébrer les louanges du Gisti, y compris par le représentant du ministère public, qui rend hommage au travail accompli par l’association, utile et nécessaire car civique, et qui reconnaît sa légitimité à intervenir dans cette histoire dramatique qu’on ne peut pas considérer comme un incident sans gravité.

      Le jugement reprend à son compte ces éloges : « le Gisti mène, pour la défense des droits de l’homme, une action salutaire et reconnue par tous et le soutien que cette association apporte particulièrement aux travailleurs immigrés et aux réfugiés est d’autant plus méritoire qu’il s’effectue, de nos jours, dans un climat politique et social difficile ».

      Le tribunal n’en estime pas moins que le délit de diffamation est constitué — par l’emploi des termes « purification ethnique » et « snipper » — et condamne la présidente du Gisti à 5 000 F d’amende.

      Les arguments de la défense n’ont donc pas été entendus. Ils consistaient, pour l’essentiel, à soutenir :

      que la police n’était mise en cause qu’indirectement par le communiqué, en tant qu’instrument d’une politique gouvernementale critiquable, de sorte que ses membres ne pouvaient se sentir diffamés ;

      que le caractère particulièrement dramatique et révoltant de l’affaire justifiait, de la part d’une organisation qui défend les droits de l’homme et entend alerter l’opinion publique lorsqu’ils sont violés, une expression particulièrement véhémente de son indignation ;

      que les poursuites reposaient sur un texte dont on pouvait se demander s’il était conforme à l’article 10 de la Convention européenne des droits de l’homme qui n’admet de limites à la liberté d’expression que lorsque celles-ci sont nécessaires, dans une société démocratique, à la protection de la sécurité nationale, à la défense de l’ordre, ou à la réputation d’autrui.

      L’affaire est venue en appel devant la 11e Chambre des appels correctionnels en novembre 1997. La cour a confirmé le jugement de première instance mais a considéré « qu’eu égard aux circonstances de l’espèce il convient de faire une application particulièrement modérée de la loi » : elle a donc condamné la présidente du Gisti à 1 000 F d’amende avec sursis.

      https://www.gisti.org/spip.php?article3477

    • Ventimiglia, cadavere recuperato in mare vicino al porto: è di un migrante

      Ventimiglia. Il corpo senza vita di un migrante, probabilmente di origine nordafricana, è stato recuperato ieri pomeriggio dalla Capitaneria di Porto sulla parte esterna della diga foranea del costruendo porto di Ventimiglia. Il cadavere si trovava incagliato tra gli scogli a circa 3 metri di profondità.

      Il migrante, di cui al momento non si conosce ancora l’identità, sarebbe morto annegato, probabilmente dopo una caduta dalla diga. Al momento è esclusa l’ipotesi di morte violenta. Sulla base di una prima ispezione del corpo, compiuta ieri dal medico legale, il pm ha infatti liberato la salma, ritenendo più probabile che il migrante sia scivolato in acqua accidentalmente.

      A dare l’allarme è stato il bagnino di un vicino stabilimento balneare che, a bordo di una piccola imbarcazione, ha avvistato il corpo sul fondale intorno alle 13 di ieri e avvertito la capitaneria. Quando il cadavere è stato recuperato, era ancora in rigor mortis: segno che il decesso era avvenuto da poco tempo. La vittima indossava ancora i vestiti, ma non aveva documenti. Il corpo si trova ora all’obitorio di Bordighera.

      https://www.riviera24.it/2018/09/ventimiglia-cadavere-recuperato-in-mare-vicino-al-porto-e-di-un-migrante-5


  • Comment Salvini a pris le contrôle de l’agenda politique italien
    https://www.mediapart.fr/journal/international/020619/comment-salvini-pris-le-controle-de-l-agenda-politique-italien

    En Italie, le triomphe électoral de la Ligue de Matteo Salvini ravive la polémique sur l’idéologie du parti. Mouvement néofasciste, populiste, ou simplement souverainiste ? Comment Salvini a-t-il réussi à imposer son agenda aux médias traditionnels ? Quel rôle attribuer aux réseaux sociaux et aux algorithmes dans son irrésistible ascension ?

    #EUROPE #Italie,_Ligue,_Matteo_Salvini


  • Le HCR évacue des centaines de réfugiés vulnérables depuis la Libye vers des lieux en sécurité

    Dans un contexte d’affrontements violents et de détérioration de la situation sécuritaire à Tripoli, 149 réfugiés et demandeurs d’asile vulnérables ont été évacués aujourd’hui vers Rome.

    Les personnes évacuées sont originaires d’Érythrée, de Somalie, du Soudan et d’Éthiopie. Parmi elles se trouvent 65 enfants, dont 13 de moins d’un an. L’un d’entre eux est né il y a tout juste deux mois.

    De nombreuses personnes évacuées ont besoin de soins médicaux et souffrent de malnutrition.

    Ce groupe avait été transféré depuis le Centre de rassemblement et de départ (GDF) qui est géré par le HCR, l’Agence des Nations Unies pour les réfugiés, après avoir survécu pendant des mois dans des conditions difficiles au sein de centres de détention situés dans d’autres quartiers de la ville. L’évacuation a été menée en collaboration avec les autorités libyennes et italiennes.

    « D’autres évacuations humanitaires sont nécessaires », a déclaré Jean-Paul Cavalieri, chef de mission du HCR en Libye. « Elles s’avèrent une bouée de sauvetage vitale pour les réfugiés dont la seule autre alternative est de remettre leur vie entre les mains de passeurs et de trafiquants sans scrupules pour traverser la mer Méditerranée. »

    En début de semaine, 62 réfugiés originaires de Syrie, du Soudan et de Somalie et vivant en milieu urbain ont également été évacués depuis Tripoli vers le Centre de transit d’urgence du HCR à Timisoara, en Roumanie. Ils y recevront de la nourriture, des vêtements et des soins médicaux avant de partir pour la Norvège. L’Organisation internationale pour les migrations (OIM) a fourni un appui pour leur transport.

    Le HCR est reconnaissant envers les Etats qui ont proposé et mis en place des lieux d’évacuation, mais les nouveaux détenus arrivent à un rythme plus rapide que les personnes sur le départ. Plus de 1000 réfugiés et migrants ont été évacués ou réinstallés hors de la Libye par le HCR en 2019. Par ailleurs, plus de 1200 autres ont été renvoyés en Libye par les garde-côtes libyens durant le seul mois de mai, après avoir été secourus ou interceptés lors d’une tentative de traversée par bateau après avoir fui la Libye.

    Les combats à Tripoli ne montrent aucun signe de ralentissement, et les risques que des détenus soient pris au piège dans les affrontements augmentent. Le HCR réitère son appel aux Etats pour qu’ils présentent d’urgence de nouvelles offres de couloirs humanitaires et de places de réinstallation pour les personnes évacuées, afin de pouvoir mettre en sécurité les réfugiés détenus en Libye.

    Plus de 83 000 Libyens ont été contraints de fuir leur foyer depuis début avril, les forces rivales continuant de s’engager dans des combats et des bombardements violents. Les administrations municipales locales et les communautés d’accueil ont joué un rôle crucial dans l’assistance aux personnes déplacées, dont beaucoup ont trouvé abri à l’intérieur des écoles ou d’autres bâtiments publics. D’autres sont hébergés chez des amis et des proches dans les villes et villages voisins.

    Le HCR a fourni une aide d’urgence et des articles de secours à plus de 9000 personnes déplacées et a fait don de matériel médical et d’ambulances aux hôpitaux par l’intermédiaire du Ministère de la santé et du Croissant-Rouge libyen.

    Selon l’Organisation mondiale de la santé (OMS), près de 600 personnes ont perdu la vie lors des récents affrontements. La semaine dernière, deux ambulanciers sont morts après avoir été pris au piège dans des bombardements. Le HCR réaffirme que le fait de prendre pour cible des civils et des travailleurs humanitaires constitue une violation du droit international et appelle à ce que tous les auteurs de ces attaques en répondent.

    https://www.unhcr.org/fr/news/press/2019/5/5cf0d99ea/hcr-evacue-centaines-refugies-vulnerables-libye-vers-lieux-securite.html

    #évacuation #Italie #Libye #asile #migrations #réfugiés #réinstallation #HCR

    Alors que Salvini dit que les ports sont fermés (je ne vais pas rentrer dans les détails de cela)... les aéroports semblent, eux, ouverts... même si pour une petite minorité des personnes qui auraient besoin d’être évacuées de Libye...

    ping @karine4 @isskein



  • Italian academics fear for freedom after League attack on book

    Author concerned about lack of pushback after Italy’s far-right governing party demanded removal of critical book from reading list

    https://www.timeshighereducation.com/news/italian-academics-fear-freedom-after-league-attack-book
    #censure #Italie #université #liberté_académique #livres #

    malheureusement #paywall

    Le titre du livre n’apparaît pas dans l’extrait, mais il s’agit peut-être de celui-ci ?


    https://seenthis.net/messages/775403


  • ’I had pain all over my body’: Italy’s tainted tobacco industry

    Three of the world’s largest tobacco manufacturers, #Philip_Morris, #British_American_Tobacco and #Imperial_Brands, are buying leaves that could have been picked by exploited African migrants working in Italy’s multi-million euro industry.

    Workers including children, said they were forced to work up to 12 hours a day without contracts or sufficient health and safety equipment in Campania, a region that produces more than a third of Italy’s tobacco. Some workers said they were paid about three euros an hour.

    The Guardian investigation into Italy’s tobacco industry, which spanned three years, is believed to be the first in Europe to examine the supply chain.

    Italy’s tobacco market is dominated by the three multinational manufacturers, all of whom buy from local producers. According to an internal report by the farmers’ organisation ONT Italia, seen by the Guardian and confirmed by a document from the European Leaf Tobacco Interbranch, the companies bought three-fifths of Italian tobacco in 2017. Philip Morris alone purchased 21,000 tons of the 50,000 tons harvested that year.

    The multinationals all said they buy from suppliers who operate under a strict code of conduct to ensure fair treatment of workers. Philip Morris said it had not come across any abuse. Imperial and British American said they would investigate any complaints brought to their attention.

    Italy is the EU’s leading tobacco producer. In 2017, the industry was worth €149m (£131m).

    Despite there being a complex system of guarantees and safeguards in place for tobacco workers, more than 20 asylum seekers who spoke to the Guardian, including 10 who had worked in the tobacco fields during the 2018 season, reported rights violations and a lack of safety equipment.

    The interviewees said they had no employment contracts, were paid wages below legal standards, and had to work up to 12 work hours a day. They also said they had no access to clean water, and suffered verbal abuse and racial discrimination from bosses. Two interviewees were underage and employed in hazardous work.

    Didier, born and raised in Ivory Coast, arrived in Italy via Libya. He recently turned 18, but was 17 when, last spring, a tobacco grower in Capua Vetere, near the city of Caserta, offered him work in his fields. “I woke up at 4am. We started at 6am,” he said. “The work was exhausting. It was really hot inside the greenhouse and we had no contracts.”

    Alex, from Ghana, another minor who worked in the same area, said he was forced to work 10 to 12 hours a day. “If you are tired or not, you are supposed to work”, otherwise “you lose your job”.

    Workers complained of having to work without a break until lunchtime.

    Alex said he wasn’t given gloves or work clothes to protect him from the nicotine contained in the leaves, or from pesticides. He also said that when he worked without gloves he felt “some sickness like fever, like malaria, or headaches”.

    Moisture on a tobacco leaf from dew or rain may contain as much nicotine as the content of six cigarettes, one study found. Direct contact can lead to nicotine poisoning.

    Most of the migrants said they had worked without gloves. Low wages prevented them from buying their own.

    At the end of the working day, said Sekou, 27, from Guinea, who has worked in the tobacco fields since 2016: “I could not get my hands in the water to take a shower because my hands were cut”.

    Olivier added: “I had pain all over my body, especially on my hands. I had to take painkillers every day.”

    The migrants said they were usually hired on roundabouts along the main roads through Caserta province.

    Workers who spoke to the Guardian said they didn’t have contracts and were paid half the minimum wage. Most earned between €20 and €30 a day, rather than the minimum of €42.

    Thomas, from Ghana, said: “I worked last year in the tobacco fields near Cancello, a village near Caserta. They paid me €3 per hour. The work was terrible and we had no contracts”.

    The Guardian found African workers who were paid €3 an hour, while Albanians, Romanians or Italians, were paid almost double.

    “I worked with Albanians. They paid the Albanians €50 a day,” (€5 an hour), says Didier. “They paid me €3 per hour. That’s why I asked them for a raise. But when I did, they never called back.”

    Tammaro Della Corte, leader of the General Confederation of Italian Workers labour union in Caserta, said: “Unfortunately, the reality of the work conditions in the agricultural sector in the province of Caserta, including the tobacco industry, is marked by a deep labour exploitation, low wages, illegal contracts and an impressive presence of the caporalato [illegal hiring], including extortion and blackmailing of the workers.

    “We speak to thousands of workers who work in extreme conditions, the majority of whom are immigrants from eastern Europe, north Africa and sub-Saharan Africa. A large part of the entire supply chain of the tobacco sector is marked by extreme and alarming working conditions.”

    Between 405,000 and 500,000 migrants work in Italy’s agricultural sector, about half the total workforce. According to the Placido Rizzotto Observatory, which investigates worker conditions in the agricultural sector, 80% of those working without contracts are migrants.

    Multinational tobacco companies have invested billions of euros in the industry in Italy. Philip Morris alone has invested €1bn over the past five years and has investment plans on the same scale for the next two years. In 2016, the company invested €500m to open a factory near Bologna to manufacture smokeless cigarettes. A year later, another €500m investment was announced to expand production capacity at the factory.

    British American Tobacco declared investments in Italy of €1bn between 2015 and 2019.

    Companies have signed agreements with the agriculture ministry and farmers’ associations.

    Since 2011, Philip Morris, which buys the majority of tobacco in Campania, has signed agreements to purchase tobacco directly from ONT Italia.

    Philip Morris buys roughly 70% of the Burley tobacco variety produced in Campania. Approximately 900 farmers work for companies who supply to Philip Morris.

    In 2018, Burley and Virginia Bright varieties constituted 90% of Italian tobacco production. About 15,000 tons of the 16,000 tons of Italian Burley are harvested in Campania.

    In 2015, Philip Morris signed a deal with Coldiretti, the main association of entrepreneurs in the agricultural sector, to buy 21,000 tons of tobacco a year from Italian farmers, by investing €500m, until 2020.

    Gennarino Masiello, president of Coldiretti Campania and national vice-president, said the deal included a “strong commitment to respect the rights of employees, banning phenomena like caporalato and child labour”.

    Steps have been taken to improve workers’ conditions in the tobacco industry.

    A deal agreed last year between the Organizzazione Interprofessionale Tabacco Italia (OITI), a farmers’ organisation, and the ministry of agriculture resulted in the introduction of a code of practice in the tobacco industry, including protecting the health of workers, and a national strategy to reduce the environmental impact.

    But last year, the OITI was forced to acknowledge that “workplace abuses often have systemic causes” and that “long-term solutions to address these issues require the serious and lasting commitment of all the players in the supply chain, together with that of the government and other parties involved”.

    Despite the code, the migrants interviewed reported no change in their working conditions.

    In 2017, Philip Morris signed an agreement with the UN’s International Organization for Migration (IOM) to hire 20 migrants as trainees within the Campania tobacco producing companies, to “support their exit from situations of serious exploitation”. Migrants on the six-month trainee scheme receive a monthly salary of €600 from Philip Morris.

    But the scheme appears to have little impact.

    Kofi, Sekou and Hassan were among 20 migrants hired under the agreement. Two of them said their duties and treatment were no different from other workers. At the end of the six months, Sekou said he was not hired regularly, but continued to work with no contract and low wages, in the same company that signed the agreement with Philip Morris.

    “If I didn’t go to work they wouldn’t pay me. I was sick, they wouldn’t pay me,” he said.

    In a statement, Huub Savelkouls, chief sustainability officer at Philip Morris International, said the company is committed to ensuring safety and fair conditions in its supply chain and had not come across the issues raised.

    “Working with the independent, not-for-profit organisation, Verité, we developed PMI’s Agricultural Labor Practices (ALP) code that currently reaches more than 350,000 farms worldwide. Farmers supplying PMI in Italy are contractually bound to respect the standards of the ALP code. They receive training and field teams conduct farm visits twice a month to monitor adherence to the ALP code,” he said.

    “Recognising the complex situation with migrant workers in Italian agriculture, PMI has taken supplementary steps to gain more visibility and prevent potential issues through a mechanism that provides direct channels for workers to raise concerns, specifically funding an independent helpline and direct engagement programme with farm workers.”

    On the IOM scheme, he said: “This work has been recognised by stakeholders and elements are being considered for continued action.”

    Simon Cleverly, group head of corporate affairs at British American Tobacco, said: “We recognise that agricultural supply chains and global business operations, by their nature, can present significant rights risks and we have robust policies and process in place to ensure these risks are minimised. Our supplier code of conduct sets out the minimum contractual standards we expect of all our suppliers worldwide, and specifically requires suppliers to ensure that their operations are free from unlawful migrant labour. This code also requires suppliers to provide all workers, including legal migrant workers, with fair wages and benefits, which comply with applicable minimum wage legislation. To support compliance, we have due diligence in place for all our third-party suppliers, including the industry-wide sustainable tobacco programme (STP).”

    He added: “Where we are made aware of alleged human rights abuses, via STP, our whistleblowing procedure or by any other channel, we investigate and where needed, take remedial action.”

    Simon Evans, group media relations manager at Imperial Tobacco, said: “Through the industry-wide sustainable tobacco programme we work with all of our tobacco suppliers to address good agricultural practices, improve labour practices and protect the environment. We purchase a very small amount of tobacco from the Campania region via a local third party supplier, with whom we are working to understand and resolve any issues.”

    ONT said technicians visited tobacco producers at least once a month to monitor compliance with contract and production regulations. It said it would not tolerate any kind of labour exploitation and would follow up the Guardian investigation.

    “If they [the abuses] happen to be attributable to farms associated with ONT, we will take the necessary measures, not only for the violation of the law, but above all to protect all our members who operate with total honesty and transparency.”

    https://www.theguardian.com/global-development/2019/may/31/i-had-pain-all-over-my-body-italys-tainted-tobacco-industry?CMP=share_b
    #tabac #industrie_du_tabac #exploitation #travail #migrations #Caserta #Italie #néo-esclavagisme #Pouilles #Campania

    ping @albertocampiphoto @marty @reka @isskein


  • Italie : La capitaine Pia Klemp menacée de 20 ans de prison - Secours Rouge
    https://secoursrouge.org/Italie-La-capitaine-Pia-Klemp-menacee-de-20-ans-de-prison


    Pia Klemp

    Pia Klemp a participé au sauvetage de réfugiés dans la méditerranée avec l’association Sea-Watch. Elle est maintenant accusée par la justice italienne d’aide à l’immigration illégale. Le parquet exige une peine de prison de 20 ans. Pour ses investigations, le parquet a eu recourt à des écoutes téléphoniques et à des agents infiltrés. Dans le cadre de ses six missions en tant que capitaine des bateaux de sauvetage Sea-Watch 3 et Iuventa, Pia Klemp dit avoir pu sauver les vies de 5000 personnes.

    • German boat captain Pia Klemp faces prison in Italy for migrant rescues

      Pia Klemp stands accused of aiding illegal immigration after she saved people from drowning in the Mediterranean. The Bonn native has accused Italian authorities of organizing “a show trial.”

      Nearly 60,000 people had signed a petition by Saturday afternoon demanding that Italy drop criminal proceedings against German boat captain Pia Klemp and other crew members who have rescued thousands of migrants in the Mediterranean Sea.

      In an interview with the Basler Zeitung daily on Friday, Klemp said that a trial against her was due to begin soon after she and some of her compatriots were charged in Sicily with assisting in illegal immigration.

      She said that she was told by her Italian lawyer that she could be looking at “up to 20 years in prison and horrendous fines.”

      Klemp added, however, that she intended to fight the case up to the European Court of Human Rights in Strasbourg, France, if she had to.

      The 35-year-old Bonn native has been under investigation in Italy since her ship, the Iuventa, was impounded in the summer of 2017, and the government has moved to ban her from sailing around the Italian coast. According to German public broadcaster WDR, through the work on that ship and the Sea-Watch 3, Klemp has personally assisted in the rescue of more than 1,000 people at risk of drowning in unsafe dinghies as they attempted to cross to Europe in search of a better life.

      Read more: Italy’s Matteo Salvini wants hefty fines for migrant rescue vessels

      Salvini’s crackdown

      An already immigrant-unfriendly government in Rome became even more so in June 2018, when newly appointed Interior Minister and Deputy Prime Minister Matteo Salvini of the far-right League party promised a crackdown the likes of which modern Italy had never seen.

      Since assuming office, Salvini has sought to put a stop to migrant rescue ships docking on Italian shores and allowing refugees to disembark. In January, the nationalist leader made headlines with the forced evacuation of hundreds of asylum-seekers from Italy’s second-largest refugee center and his refusal to clarify where the people, many of whom had lived in Castelnuovo di Porto for years and become integrated into town life, were being taken.

      Shortly thereafter, Sicilian prosecutors ruled that Salvini could be charged with kidnapping more than 177 migrants left stranded on a ship he had ordered impounded.

      ’A yearslong show trial’

      What frustrates Klemp the most, she told the Basler Zeitung, is that the costs — amounting to hundreds of thousands of euros — that she has had to prepare to cover from her own savings and some new donations “for what is likely to be a yearslong show trial” require money that could have been spent on rescue missions.

      “But the worst has already come to pass,” she said. “Sea rescue missions have been criminalized.”

      For this, the captain blames not only the Italian government but what she sees as a failure of the European Union “to remember its avowed values: human rights, the right to life, to apply for asylum, and the duty of seafarers to rescue those in danger at sea.”

      Klemp added that “demagogues” such as Salvini, former Austrian Chancellor Sebastian Kurz and German Interior Minister Horst Seehofer were effectively allowing thousands to perish in the Mediterranean each year.

      She pushed back at criticism that rescue missions encouraged more people to attempt the highly dangerous crossing. “There are scientific studies that disprove the idea that sea rescues are a so-called pull factor,” she said. “The people come because, unfortunately, there are so many reasons to flee.” And if countries close their borders, “they come via the Mediterranean because there is no legal way to get here,” she added.

      To cover her potentially exorbitant legal costs, a bar in Bonn has announced a fundraising campaign to help Klemp. Cafe Bla has announced that for every patron who orders the “Pia beer,” 50 euro cents will be donated to their former waitress.


      https://www.dw.com/en/german-boat-captain-pia-klemp-faces-prison-in-italy-for-migrant-rescues/a-49112348?maca=en-Twitter-sharing

    • Mobilisation pour la capitaine d’un navire humanitaire

      L’ancienne capitaine du « #Iuventa », immobilisé depuis 2017, encourt vingt ans de prison en Italie. Accusée de complicité avec les passeurs, elle affirme n’avoir fait que respecter le droit international, qui impose de porter secours à toute personne en détresse.

      https://www.liberation.fr/planete/2019/06/11/mobilisation-pour-la-capitaine-d-un-navire-humanitaire_1732973


  • #Italie, #Espagne, #Royaume-Uni : les #européennes bousculent les échiquiers nationaux
    https://lemediapresse.fr/international/italie-espagne-royaume-uni-les-europeennes-bousculent-les-echiquiers-n

    Victoire de la #Lega, de l’abstention et recomposition #Politique en Italie, chute de la #Gauche radicale en Espagne et triomphe de l’indépendantisme en #Catalogne, polarisation pro ou anti-Brexit au Royaume-Uni... Dans cette article collectif, la rédaction du Média Presse analyse les enjeux nationaux des résultats des élections européennes.

    #International #Angleterre #Brexit #Di_Maio #Elections #Europe #Farage #Iglesias #indépendantisme #Junqueras #M5E #M5S #May #nationalisme #Podemos #Puigdemont #Renzi #Salvini #Sanchez #UE #UKIP



  • La casa dov’è: viaggio a Roma fra le occupazioni dei rifugiati

    Selam Palace, viale del Policlinico, via Collatina: occupazioni storiche di rifugiati e richiedenti asilo a Roma, una capitale europea dove l’emergenza casa non riguarda soltanto gli immigrati. Sempre col timore di essere sgomberate, sono comunità con una storia e un’identità, che attendono un futuro migliore. Eleonora Camilli e Federica Mameli sono riuscite a visitarle e a farsi raccontare le storie degli occupanti.


    https://openmigration.org/analisi/la-casa-dove-viaggio-a-roma-fra-le-occupazioni-dei-rifugiati
    #squat #occupation #logement #hébergement #Rome #Italie #asile #migrations #réfugiés #viale_del_Policlinico #Policlinico #via_Collatina #Selam_Palace


  • Européennes : des gauches critiques éclatées, et qui peinent à se coordonner
    https://www.mediapart.fr/journal/international/230519/europeennes-des-gauches-critiques-eclatees-et-qui-peinent-se-coordonner

    Les gauches critiques se retrouvent aujourd’hui dans un environnement beaucoup plus hostile qu’au moment des dernières élections européennes, il y a cinq ans. Davantage dispersées, elles voient aussi certaines forces sociales-démocrates ou écologistes reprendre des couleurs. Tour d’horizon.

    #EUROPE #Italie,_Syriza,_social-démocratie,_Grèce,_Podemos,_gauches,_Espagne,_UE,_LFI



  • Decreto sicurezza-bis. Antigone scrive a Conte: «preoccupati per l’ulteriore compressione dei diritti. Il Premier lo blocchi»

    «Il sistema giuridico e i diritti, per loro intrinseca natura, non possono essere continuamente intaccati sulla base di presunte ed indimostrate emergenze criminali e sociali». E’ quanto si legge nella lettera che l’associazione Antigone ha indirizzato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per richiamare l’attenzione sull’ulteriore compressione dei diritti e delle garanzie che il decreto sicurezza-bis, che domani sarà discusso in Consiglio dei Ministri, potrebbe produrre nell’ordinamento italiano.

    Diversi sono i motivi di preoccupazione che Antigone ha riscontrato nel testo del decreto. Innanzitutto riguardo al ricorso allo strumento della decretazione d’urgenza. «Più volte - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - abbiamo sentito il ministro degli Interni vantarsi pubblicamente della riduzione del numero di flussi di migranti o del calo degli indici di delittuosità. Questo fa cadere la straordinarietà ed urgenza che giustifichi l’adozione di un decreto-legge che va ad intervenire su quei terreni».

    Ad essere evidenziato inoltre è come il decreto difetti di omogeneità, un criterio che la Corte Costituzionale ha ritenuto necessario per affermare la legittimità della decretazione di urgenza. Nel decreto in esame si giustappongono norme contrarie al senso di umanità in materia di immigrazione, norme in materia penale che criminalizzano il dissenso, norme che cambiano l’organizzazione interna allo Stato, norme che sottraggono competenze ai ministeri della Giustizia e dei Trasporti per affidarle pretestuosamente e pericolosamente al ministero dell’Interno, norme che riguardano le prossime Universiadi. Disomogeneità che mettono a rischio la costituzionalità del decreto, anche alla luce dei precedenti giurisprudenziali, ed in particolare della sentenza n.32 del 2014.

    «La norma che modifica il Testo Unico sull’immigrazione introducendo l’illecito amministrativo del trasporto irregolare di migranti in acque internazionali, introducendo una multa elevata per ogni vita salvata, evoca momenti bui della storia novecentesca - scrive il Presidente di Antigone nella lettera indirizzata al Premier. L’attribuzione di competenze al ministero dell’Interno, anziché al Ministero delle Infrastrutture e trasporti, del potere di limitare o vietare il transito o la sosta di imbarcazioni determina una degenerazione di tutto ciò che accade nello spazio marittimo in questione di ordine pubblico. La criminalizzazione della solidarietà, che fino a oggi ha visto naufragare qualsiasi inchiesta penale, non avrà adesso bisogno di indagini ma sarà agibile senza alcun controllo giurisdizionale».

    «Le norme in materia di manifestazioni pubbliche - si legge ancora nella lettera - che prevedono aumenti di pena o nuove circostanze aggravanti, andando addirittura a irrigidire il testo unico di Polizia del 1931 di epoca fascista, costituiscono una forma di criminalizzazione del dissenso che non è giustificabile con la necessità di garantire manifestazioni pacifiche. Prevedere che l’organizzatore di una riunione, seppur non autorizzata, risponda di danneggiamenti o saccheggi operati da altri, contraddice il principio costituzionale della responsabilità penale personale».

    A preoccupare molto Antigone è infine l’istituzione di un Commissario governativo che si sostituisca alla magistratura nel potere di decidere l’ordine da attribuire alla esecuzione di sentenze penali. «Questa disposizione - si sottolinea ancora nella lettera - significa minare alla radice quella separazione dei poteri che è alla base di ogni ordinamento democratico. È pericolosissimo prevedere che possa essere l’autorità governativa a poter operare una selezione nei reati da perseguire effettivamente».
    «In una recente pubblicazione in onore di Guido Alpa, il Premier Conte ha scritto come il criterio ultimo e determinante di ogni ricerca giuridica, e dunque della stessa produzione normativa, non può non essere ‘la centralità della persona’. Un rispetto dell’altro che il decreto in questione mette fortemente in discussione e che per questo ci auguriamo il Presidente del Consiglio bloccherà» conclude Patrizio Gonnella.

    http://www.antigone.it/news/antigone-news/3220-decreto-sicurezza-bis-antigone-scrive-conte-compressione-diritti-premi
    #decreto_sicurezza_bis #Italie #décret_sécurité_bis #asile #droits #démantèlement #migrations

    • Cosa prevede il decreto sicurezza bis, approvato dal Consiglio dei ministri

      Tra le misure, contrasto ai trafficanti di esseri umani, stretta sugli episodi di violenza durante le pubbliche manifestazioni e inasprimento di pene per chi aggredisce gli operatori di polizia.

      E’ stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto sicurezza bis. L’approvazione è stata resa nota da fonti governative leghiste al termine della riunione durata circa un’ora.

      «Nel contrasto ai trafficanti di esseri umani potranno essere usati agenti sotto copertura, anche ricorendo allo strumento delle intercettazioni». Lo ha detto il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri che ha approvato il decreto sicurezza bis.

      «Sia sul primo che sul secondo decreto sulla sicurezza siamo tranquilli», ha continuato Salvini, ribadendo che non ci sono profili di incostituzionalità riguardo i decreti sulla sicurezza varati dal governo.
      «Questi decreti sono rispettosi di qualunque norma vigente in Italia e all’estero», ha spiegato il ministro dell’Interno.

      «Gli episodi di violenze durante pubbliche manifestazioni debbono prevedere un concreto pericolo per le persone. La libertà di pensiero degli italiani» non viene messa in discussione, osserva il ministro.

      «Il decreto sicurezza bis prevede, tra l’altro, la confisca della nave per coloro che ripetutamente non ottemperano ai divieti di ingresso nelle acque territoriali e una multa da 10 a 50 mila euro per comandante, proprietario e armatore». «Un altro capitolo del decreto - ha aggiunto - prevede l’inasprimento di pene per chi aggredisce gli operatori di polizia nel corso di manifestazioni. Un altro passaggio (la cosiddetta norma spazza-clan, ndr) è quella che prevede l’assunzione di 800 unita’ di personale amministrativo per la notifica delle sentenze a carico di condannati ancora liberi: solo a Napoli sono 12 mila».

      https://www.agi.it/politica/decreto_sicurezza_bis-5638245/news/2019-06-11

    • Tutte le critiche al decreto sicurezza bis

      Nell’ultima settimana il governo ha discusso diverse bozze di un decreto sicurezza bis su immigrazione e sicurezza pubblica proposto dal ministro dell’interno Matteo Salvini a pochi giorni dalle elezioni europee del 26 maggio. La misura, che prevede un’ulteriore criminalizzazione del soccorso in mare, la riforma del codice penale, maggiori finanziamenti per i rimpatri e l’estensione dei poteri delle forze di polizia, ha diviso i due alleati di governo: Movimento 5 stelle e Lega.

      Il consiglio dei ministri del 21 maggio ha portato a un nulla di fatto, e il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha detto che il Quirinale aveva sollevato dubbi di costituzionalità in particolare sulla prima parte del decreto, quella sul soccorso in mare. Il 22 maggio il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha incontrato sia Conte sia il ministro dell’interno Salvini, e in seguito agli incontri si è deciso di rinviare l’esame del decreto a dopo il voto. Nel frattempo la misura – articolata in 18 punti – è stata criticata da organizzazioni e associazioni. Ecco cosa prevede in linea di principio (stiamo parlando di bozze) e quali critiche sono emerse durante la discussione.

      Il soccorso in mare
      La prima bozza del decreto sicurezza bis prevedeva multe da 3.500 a 5.500 euro per ogni straniero soccorso e trasportato in Italia da navi di soccorso e addirittura la revoca o la sospensione della licenza per navi che battono bandiera italiana; il trasferimento della competenza a limitare o vietare il transito e la sosta nel mare territoriale italiano dal ministero delle infrastrutture al ministero dell’interno; l’affidamento alle procure distrettuali anche delle ipotesi non aggravate di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; l’estensione dell’uso delle intercettazioni per questo tipo di reati; lo stanziamento di tre milioni di euro per il finanziamento di poliziotti di origine straniera per indagini sotto copertura.

      Questa prima bozza è stata modificata diverse volte, essendo una delle parti più controverse e giudicate in contrasto con diverse normative nazionali e internazionali. Nell’ultima bozza sparisce il riferimento alle multe, ma rimane una sanzione da diecimila e cinquantamila euro per chi trasgredisce il divieto di oltrepassare le acque territoriali italiane, con il rischio accessorio di confisca della nave. Ma secondo i giuristi la parte che rimane in ogni caso problematica è quella che prevede che sia lo stesso ministro dell’interno a “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza”. Per i giuristi, al di là del fatto che questo articolo è in contrasto con le norme che regolano il soccorso in mare, si registra il tentativo di portare sul piano amministrativo quello che è un problema di ordine penale e che quindi è di competenza della magistratura.

      Per Gianfranco Schiavone dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) “il problema è che il ministro dice di poter vietare l’ingresso in acque italiane quando c’è una violazione delle leggi sull’immigrazione ed evidentemente si riferisce al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che però è un reato penale e per essere accertato deve essere oggetto d’indagine da parte di una procura. Su che base un prefetto deciderà che c’è stata una violazione di una norma nazionale sull’immigrazione?”. A questo si aggiunge che, nel caso di soccorso in mare, il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è difficilmente imputabile a una nave umanitaria che ha soccorso in mare persone che erano in uno stato di necessità. “Lo scopo è quello di aggirare le procure, procedere per via amministrativa bloccando le navi e i soccorsi. Il ministero sa benissimo che queste sono misure che vanno contro la legge e non possono durare a lungo”, conclude Schiavone.

      Riforma del codice penale e norme sulla sicurezza
      Una seconda parte del decreto riguarda la gestione della pubblica sicurezza e la riforma del codice penale e prevede per esempio l’inasprimento delle sanzioni in seguito ai reati di devastazione, saccheggio e danneggiamento commessi nel corso di riunioni pubbliche; maggiori tutele per le forze dell’ordine attraverso l’introduzione di nuove fattispecie di reato per colpire più severamente coloro che si oppongono ai pubblici ufficiali; modifiche al codice penale che prevedono sanzioni per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale e il reato di violenza, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale; più militari per le Universiadi di Napoli del 2019. Tre norme sono particolarmente gravi e illegittime, secondo i giuristi.

      “Al di là degli aumenti di pena per alcune tipologie di reato, che ormai sono diventati la norma, una delle novità che mi sembra più grave è quella che prevede che ci sia una responsabilità penale per chi organizza una manifestazione non autorizzata nella quale qualcun altro compie un qualsiasi reato di danneggiamento. In questo caso chi ha organizzato una manifestazione non autorizzata deve rispondere per il saccheggio e il danneggiamento compiuto da altri, venendo meno al principio secondo cui la responsabilità penale è personale. La stessa cosa vale per l’articolo che prevede un ulteriore aumento di pena per reati che accadono durante le manifestazioni pubbliche, irrigidendo il testo unico di polizia che risale agli anni trenta, di epoca mussoliniana. Non certo un testo lassista”, afferma Patrizio Gonnella dell’Associazione Antigone.

      Queste modifiche avrebbero l’obiettivo di scoraggiare la partecipazione delle persone alle manifestazioni pubbliche. L’ultima questione, secondo Antigone, è l’eccesso di protezione che è costruito intorno a chi ha un ruolo di polizia: “Abbiamo per tre-quattro volte depenalizzato l’oltraggio e poi lo abbiamo reintrodotto a seconda delle circostanze politiche. L’idea che chi oltraggia le forze dell’ordine rischia una pena più alta rompe con il principio dell’uguaglianza”.

      La costituzionalità del decreto
      Per Gonnella il decreto non ha i requisiti di urgenza e necessità che sarebbero previsti per emanare una misura di questo tipo, e inoltre si occupa di materie troppo disomogenee tra loro per essere affrontate con un unico decreto. “La corte costituzionale già nel 2014 ha specificato che sin dal titolo e poi nell’articolazione del decreto ci deve essere una omogeneità nel contenuto, non si possono mettere insieme cose che hanno poco a fare l’una con l’altra. In questo caso ci sono norme che hanno a che fare con l’immigrazione, norme che hanno a che fare con la riforma del codice penale e poi ci sono norme sulla sicurezza alle Universiadi di Napoli. Stiamo costruendo un decreto legge scriteriato, disomogeneo e quindi per vizi formali illegittimo”, afferma Gonnella. Tra l’altro, secondo Antigone, anche il primo decreto immigrazione e sicurezza presentava un problema simile.

      Le direttive per la chiusura dei porti
      Oltre alla discussione sul decreto sicurezza bis, nelle ultime settimane si è tornato a parlare delle due direttive emanate dal ministero dell’interno per impedire l’attracco in Italia delle navi umanitarie che hanno soccorso migranti.

      Il 19 maggio in diretta tv il ministro dell’interno Matteo Salvini ha scoperto che i 47 migranti a bordo della nave SeaWatch 3, bloccati da giorni al largo delle coste italiane, stavano arrivando a Lampedusa a bordo di un mezzo della guardia di finanza dopo che il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio aveva disposto un sequestro probatorio per la nave, aprendo un’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Salvini, sempre in diretta, ha minacciato di denunciare il procuratore.

      Secondo il parere dei giuristi, i porti non sono affatto chiusi e le direttive emanate dal Viminale negli ultimi mesi sul soccorso in mare sono in contrasto con la normativa internazionale sul diritto del mare. La pensa così anche l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani che con una lettera di dodici pagine il 18 maggio ha chiesto all’Italia di ritirare le direttive di marzo e aprile sul soccorso in mare.

      “La direttiva di marzo è una seria minaccia ai diritti dei migranti, inclusi i richiedenti asilo e le persone vittime di tortura, sequestri, detenzioni illegali. Ci sono ragionevoli elementi per ritenere che sia stata emanata per colpire direttamente la Mare Jonio (la nave dell’Ong Mediterranea), vietandole l’accesso alle acque e ai porti italiani”, è scritto nella lettera. “Nella direttiva del 15 aprile la si accusa esplicitamente di favorire l’immigrazione clandestina. Siamo profondamente preoccupati per queste direttive, che non sono basate su alcuna sentenza della competente autorità giuridica”.

      Contrarie al diritto
      L’esperta di diritto del mare dell’università Sacro Cuore di Milano, Francesca de Vittor, spiega che i porti non sono mai stati chiusi: “Se ci atteniamo ai documenti che abbiamo in mano i porti sono aperti, ci sono delle procedure anomale di sbarco ultimamente, ma un atto ufficiale di chiusura dei porti non esiste”. Per l’esperta, se la nave si trova particolarmente vicina alle coste italiane, oppure quando la centrale operativa che ha coordinato i soccorsi è l’Italia, allora non è strano che sia l’Italia a predisporre un porto di sbarco: “Dopodiché non è escluso che anche altri stati cooperino nelle operazioni di sbarco e di redistribuzione delle persone: l’obbligo dei soccorsi è di tutti gli stati non solo dell’Italia. Ma questa cooperazione invece non può riguardare la Libia che non è un paese sicuro”, chiarisce.

      Secondo De Vittor le due direttive ministeriali di marzo e aprile contro le navi umanitarie che compiono soccorsi in mare sono contrarie al diritto internazionale del mare: “Entrambe le direttive obbligano le navi umanitarie ad attenersi alle indicazioni date dalla guardia costiera libica, tuttavia questo punto è in contrasto con la Convenzione Sar che invece attribuisce al capitano la responsabilità di valutare nella situazione in cui si trova quale sia la scelta migliore per garantire la sicurezza e la salvaguardia della vita umana in mare. Se le indicazioni chiedono di portare le persone in un porto non sicuro come la Libia, il capitano ha tutte le ragioni di rifiutarsi”.

      https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2019/05/24/decreto-sicurezza-bis-critiche


  • In Sardegna, il carcere diventa un #Cpr. La casa circondariale di Macomer era stata chiusa perche inadatta ad ospitare anche i detenuti di massima sicurezza

    Un carcere trasformato in Cpr. La principale conseguenza dei cosiddetti “decreti sicurezza e immigrazione” (Minniti-Orlando e Salvini) in Sardegna sarà la ristrutturazione dell’ex casa circondariale di #Macomer, in provincia di #Nuoro, in un centro di permanenza per il rimpatrio. La struttura, finiti i lavori di sistemazione, dovrebbe ospitare un centinaio di “ospiti”, ma forse dovremmo scrivere “detenuti”. Secondo le direttive del ministero dell’Interno, già quest’anno dovrebbe entrare in funzione per una cinquantina di migranti. “I bandi di gestione sono già stati emessi – spiega Francesca Mazzuzi, referente per la campagna lasciateCIEntrare dell’isola -. Nelle intenzioni del ministro Matteo Salvini, come di chi l’ha preceduto e degli amministratori regionali e locali, questo dovrebbe fungere da deterrente per chi sbarca in Sardegna lungo la rotta algerina ma sappiamo bene che non ci sono deterrenti che reggono per chi non ha alternative a quella di scappare da fame e guerre e per chi, come gli algerini, desidera fortemente un futuro migliore. Proprio come è stato per i Cie, questa struttura non servirà a nulla se non a raccattare facili consensi in campagna elettorale ed a calpestare i diritti di chi ha già sofferto troppo”.

    Contro il Cpr di Macomer si sono levate molte voci tra le quali quella dell’ex cappellano della casa circondariale, don Mario Cadeddu, che ha sottolineato come la struttura sia stata chiusa proprio perché non rispondeva ai parametri minimi di legge previsti per la detenzione. “Un suo impiego come centro di rimpatrio mi sembra assurdo. – Ha dichiarato don Mario alla Nuova Sardegna –. La struttura non va bene per questo tipo di utilizzo e non è neppure adattabile. Le celle sono state considerate troppo strette anche per questo che doveva diventare un carcere di massima sicurezza. Pure gli spazi esterni sono ristretti. Non riesco a immaginare come vivrebbero queste persone che, oltre a tutto, scappano dai loro Paesi per disperazione. Diventerebbe una specie di lager”. Il parere negativo arrivato anche dalla Regione e dai Comuni interessati riguardo le condizioni peggiorative di detenzione previste dal nuovo decreto sicurezza non ha comunque fermato il ministro che ha ribadito la sua intenzione di farne un Cpr a qualunque costo. “Prima i sardi”, per l’appunto!

    “Il bando per l’affidamento è in corso – continua Francesca -. Sette ditte hanno concorso. Tre sono locali e quattro vengono dal continente. Tra queste c’è quella dal curriculum non esattamente promettente che ha gestito il Cara di Mineo, ed è anche quella che ha più probabilità di vincere la gara. Staremo a vedere. Nel frattempo come Campagna LasciateCIEntrare prepariamo la mobilitazione”.

    Cpr a parte, gli effetti del decreto “sicurezza” devono ancora sbarcare in Sardegna. A dispetto di chi urla di “invasione”, le presenze di rifugiati nell’isola è molto bassa ed in diminuzione. I dati del Viminale parlano di 2 mila 101 richiedenti asilo al 13 maggio di quest’anno. Poco più della metà delle presenze dell’anno precedente: 4 mila 155.

    “La nostra Regione non offre grandi attrattive occupazionali, a anche il settore agricolo non ha prospettive, così anche i migranti che presentano ricorso preferiscono andarsene prima di attendere la sentenza – continua Francesca -. Inoltre, l’isola è stata coinvolta in ritardo nella distribuzione dei flussi e nuovi arrivi praticamente non ce ne sono”.

    La contrazione del numero di Cas – 106 a fine 2018 contro 17 Sprar – è dovuta quindi più alla diminuzione delle presenze che al decreto Salvini, al quale sono comunque ascrivibili casi, difficilmente quantificabili, di revoca dell’accoglienza per i titolari della “vecchia” protezione umanitaria.

    “Gli effetti del decreto li sentiremo tra non molto, quando entrano in funzione i nuovi gestori. Attualmente sono in corso le procedure di affido per le provincie di Sassari e di Cagliari che sono quelle con la più alta percentuale di presenze. I tagli sono stati drammatici e dubitiamo che, con i nuovi capitolati di appalto, si riesca a garantire quei servizi come i corsi di lingua, la preparazione al colloquio con la commissione, gli accompagnamenti e l’assistenza sanitaria che già per le passate gestioni erano un punto dolente”.

    Altro punto dolente, la questione anagrafica. Nonostante le recenti sentenze dei tribunali, nessun Comune sardo ha concesso l’iscrizione ai richiedenti asilo. “Gli ufficiali dell’Anagrafe non vogliono esporsi e le amministrazioni fanno orecchie da mercante. Teniamo presente che in molti Comuni siamo prossimi alle elezioni – conclude Francesca -. A Cagliari inoltre, dopo il passaggio del sindaco Massimo Zedda al Consiglio Regionale, il Comune è stato commissariato e qualsiasi presa di posizione in merito è praticamente impossibile. L’unica strada sarà quella dei ricorsi al giudice”.

    https://www.lasciatecientrare.it/in-sardegna-il-carcere-diventa-un-cpr-la-casa-circondariale-di-mac
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