• #Veneto. L’accoglienza finisce in caserma. Un posto letto, un po’ di cibo e nessun futuro (Parte prima)

    Un piatto di pasta e un letto. L’accoglienza nella Regione Veneto è tutta qua. Nessun percorso inclusivo, nessun accompagnamento, niente corsi di lingua o avviamenti al lavoro. Solo qualcosa sul piatto e un tetto sopra la testa. Chiuse le esperienze di accoglimento diffuso, i richiedenti asilo del Veneto sono stati ammassati in grandi centri senza futuro. Nel trevisano sono state utilizzate due caserme in disuso. Una si trova a #Oderzo e l’altra, la #caserma_Serena, a #Treviso. “In quest’ultima c’erano già 350 persone. Ora sono raddoppiate. In compenso, sono diminuiti gli operatori” spiega Monica Tiengo, dello sportello migranti dell’Adl Cobas. Con i nuovi bandi emessi dalle prefetture, le cooperative che gestivamo l’accoglienza prima dell’entrata in vigore del decreto Salvini, hanno deciso di disertare l’asta, denunciando come fosse impossibile garantire i pur minimi requisiti di accoglienza con le nuove regole. “Le conseguenze si vedono di già sul territorio. Tantissimi migranti stipati tutti insieme senza che nessuno dica loro cosa debbono fare o quale sarà il loro futuro, e poi controlli delle polizia e dell’esercito… tutto questo, per la Lega, si traduce in tanti voti in più – continua Monica -. Per i richiedenti asilo, tutto questo significa dover abbandonare tutto quello che erano riusciti a conquistare. Dentro queste enormi strutture è impossibile fare qualsiasi cosa. Anche i nostri Talking Hands (un gruppo di migranti specializzati in sartoria che ha avviato una collaborazione con alcune case di moda. ndr) hanno dovuto rinunciare a partecipare ad un importante vernissage a Milano perché non gli è stato consentito di rincasare dopo le 20 di sera”.

    Questi sono gli effetti più evidenti del decreto Salvini e che riguardano i richiedenti asilo, ma ci sono pericolose conseguenze anche per chi ha già ,ottenuto il permesso umanitario. “I ragazzi con l’umanitario si sentono tranquilli e non sanno che non gli verrà più rinnovato! Per il rinnovo infatti è richiesto un contratto di lavoro – e qui ci sono pochi problemi perché nel nord est qualcosa trovi – ma serve anche un passaporto!” Chi scappa dal suo Paese, il passaporto non ce l’ha. Questo è chiaro a tutti tranne a chi ha redatto il decreto Sicurezza. Chiedere al proprio consolato è solo una perdita di tempo. “Il più delle volte, i funzionari non li stanno neppure a sentire. Capita anche che non gli aprono la porta. Così i ragazzi sono costretti a tornare nel loro Paese d’origine per chiedere il documento. Insomma siamo alla follia. Gli viene riconosciuto l’umanitario perché a casa loro c’è la guerra e hai riconosciuto che ha fatto bene a scappare e poi lo rimandi indietro per chiedere un documento! Cosa è questa se non cattiveria bella e buona?” A Treviso, si sono costituiti gruppi di persona che accompagnano i migranti al loro consolato. “Se si presentano con qualcuno che ha la pelle bianca, perlomeno li stanno a sentire. Ma, in ogni caso, Paesi come la Nigeria, il Gambia, la Guinea e tanti altri, il passaporto non te lo concedono tramite consolato”.

    Una follia anche l’allungamento di pratiche per la cittadinanza. “Qui allo sportello arrivano casi davvero al limite dell’assurdo. Un esempio? Una coppia, lei rumena lui italiano, sposata da 15 anni. Un matrimonio, vero quindi. Lei fa domanda di cittadinanza ma il marito si ammala e viene a mancare proprio a pochi mesi dall’ottenimento della cittadinanza. Ora è tutto da rifare! Per non parlare dell’innalzamento del reddito richiesto, in particolare per chi ha congiunti a carico. Una signora che vive in Italia da 16 anni, che parla bene l’italiano e con un lavoro regolare, è rimasta fuori per poco centinaia di euro perché ha due gemelli! Insomma, la richiesta della cittadinanza è diventata una corsa ad ostacoli. Eppure, se davvero volessero mandare via i migranti, riconoscere la cittadinanza a tutti sarebbe la soluzione migliore! Il Paese si svuoterebbe. Chi ha un documento europeo in regola, se ne va subito nei Paesi del Nord”.

    https://www.lasciatecientrare.it/veneto-laccoglienza-finisce-in-caserma-un-posto-letto-un-po-di-cib
    #accueil #hébergement #logement #caserne #asile #migrations #réfugiés #Italie #Italie_du_Nord #décret_salvini #Vénétie

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  • Alla fine del viaggio: il disagio psichico dei migranti nel nord Italia

    Traumi e torture che è difficile superare, ancor più nell’incertezza del futuro che accompagna l’attesa dopo aver fatto richiesta di asilo. Soprusi subiti, ricordi incancellabili, nevrosi, sindrome da stress post traumatico, autolesionismo e tentativi di suicidio. Se ne parla poco, ma rappresentano una parte importante del disagio delle persone migranti. Matteo Congregalli ha parlato con le persone che li assistono nel nord Italia nell’ambito della psichiatria ed etnopsichiatria, e che a volte non riescono a salvarli.

    http://openmigration.org/analisi/alla-fine-del-viaggio-il-disagio-psichico-dei-migranti-nel-nord-italia/?platform=hootsuite
    #Italie #Italie_du_nord #santé_mentale #asile #migrations #réfugiés #après_l'arrivée #traumatisme #trauma #torture #incertitude

  • Lo schiavismo nascosto agli occhi dei consumatori

    Si potrebbero citare molte ricerche e decine di storie. L’ultima ha riguardato il Nord Italia e precisamente le colline del moscato albese. A fine settembre le forze dell’ordine hanno trovato, in un cascinale di #Mango, in #Piemonte, circa 70 lavoratori stagionali stipati in locali che a fatica avrebbero potuto accoglierne una decina. Altri 20 lavoratori sarebbero stati trovati in un’altra cascina tra i Comuni di #Barbaresco e #Neive, anch’essi in pessime condizioni igienico-sanitarie. Sarebbero quasi tutti macedoni e rumeni arrivati in #Langa per l’annuale vendemmia. Solo pochi giorni prima, un lavoratore rumeno di 66 anni è deceduto mentre lavorava con altri connazionali reclutati da una cooperativa rumena, in una vigna di #Erbusco, nel bresciano. Nella prima settimana di agosto, 49 persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza di Montegiordano, nel cosentino, al termine di un’indagine finalizzata al contrasto del #caporalato. Le indagini hanno identificato un migrante, di nazionalità pakistana, considerato l’intermediario, nella piana di Sibari, per imprenditori agricoli che domandavano manodopera illegale e a basso costo. Il «caporale», nella gestione dell’attività illecita, aveva rapporti con due italiani in regime di protezione e affiliati ad una ‘ndrina locale, con 19 migranti irregolarmente soggiornanti e con un latitante.

    http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:3500
    #Italie #esclavage #néo-esclavage #exploitation #travail #agriculture #vin #viticulture #migrations #Roumanie #Pakistan #Inde

    • Investigators found around 30 migrants, each paid 15-20 euros a day off the books for 10-hour shifts picking potatoes and strawberries

      ROME, May 5 (Reuters) - Six people were arrested on Friday, suspected of taking part in a scheme to recruit migrants from reception centres and put them to work illegally in the fields of southern Italy, police said.

      http://news.trust.org/item/20170505160043-8mbcq

    • Ridotti in schiavitù per lavorare a 1,70 euro all’ora nelle campagne trentine. Alcuni messi nel bagagliaio per essere portati nell’azienda agricola

      L’operazione della Guardia di Finanza è iniziata nel 2017 dopo aver individuato 25 migranti con vestiti a brandelli e scarpe rotte che si stavano recando a lavorare in una campagna di Tenno. Tre persone sono indagate e le indagini hanno portato alla luce una rete di sfruttamento che ha coinvolto oltre 200 migranti


      https://www.ildolomiti.it/cronaca/2019/ridotti-in-schiavitu-per-lavorare-a-170-euro-allora-nelle-campagne-trenti
      #trentino

    • Lavoro nero nei campi del Mantovano per 56 braccianti: 5 arresti

      I carabinieri controllano un’azienda agricola a #Ostiglia: paga oraria di 5 euro, nessuna protezione e niente visita medica. Finiscono in manette quattro caporali e il proprietario del fondo

      Prosegue il lavoro della task force dei carabinieri mantovani per debellare il fenomeno del lavoro nero e del caporalato. A finire sotto la lente dei controlli dell’Arma stavolta è stata un’azienda agricola che opera nella zona di Ostiglia al confine con il Veneto.

      Di buon mattino i militari con gli specialisti del Nucleo ispettorato del lavoro, gli ispettori dell’Inps e dell’Inail, hanno eseguito un controllo a tappeto nei campi al confine con il Veneto dove attualmente è fiorente la coltivazione del radicchio rosso e dove ha sede un’azienda agricola con sede legale a Legnago che a sua volta si avvale della manodopera fornita da una cooperativa che gestisce braccianti agricoli (tutti stranieri extracomunitari) con sede legale nel modenese.

      Sono stati controllati 56 braccianti e le loro posizioni retributive e assicurative. Tutti i braccianti sono risultati in regola con il permesso di soggiorno, ma è emerso che la paga oraria era all’incirca di 5 euro. Inoltre nessuno degli operai indossava dispositivi di protezione e non erano mai stati sottoposti alla preventiva e prevista visita medica.

      Sono stati quindi arrestati 4 caporali (tre pakistani e un marocchino) che avevano il compito, per conto della cooperativa, di gestire i braccianti, nonché il committente dei lavori e proprietario del fondo agricolo, un italiano 72enne. Per i primi quattro si sono aperte le porte del carcere, mentre per il committente sono stati disposti gli arresti domiciliari. Oltre alla sospensione dell’attività dell’azienda agricola, sono stati sottoposti a sequestro i tre furgoni utilizzati per il trasporto dei braccianti e sono state elevate contravvenzioni amministrative per un ammontare di 48.800 euro.

      Il prefetto Carolina Bellantoni ha espresso il suo vivo apprezzamento per la brillante operazione di servizio e per i positivi obiettivi conseguiti finalizzati a contrastare le situazioni lavorative irregolari.

      https://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2019/06/15/news/lavoro-nero-nei-campi-del-mantovano-per-56-braccianti-3-ar

      #Italie_du_Nord #Mantoue