• L’#Arena_Santa_Giulia di Milano e la corsia preferenziale del privato. Costi quel che costi

    Mentre la Procura regionale della Corte dei conti della Lombardia indaga per presunto danno erariale, l’impianto della multinazionale #Eventim (#TicketOne) apre i battenti in anticipo rispetto agli accordi, senza le infrastrutture a servizio e a cantieri in corso. Il Comune di Milano a inizio aprile ha firmato la convenzione per versare la prima tranche di copertura pubblica degli “extra-costi” per 21 milioni di euro. Così le Olimpiadi sono diventate il motivo per pretendere altre risorse della collettività. La nostra inchiesta continua

    A Milano inizia a vedersi la vera “#legacy” delle Olimpiadi invernali. È del 5 maggio la notizia che la Procura regionale della Corte dei conti della Lombardia sta indagando sull’Arena di proprietà del gruppo tedesco Eventim (TicketOne) dove si sono disputate alcune gare olimpiche su ghiaccio. L’ipotesi di danno erariale è legata ai cosiddetti “extra-costi” milionari finiti a carico del pubblico. Il nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano avrebbe notificato un ordine di esibizione di documenti chiave presso gli uffici della Direzione generale di Palazzo Marino.

    Diamo conto da anni di questo scandalo: un palazzetto privato dichiarato di “interesse pubblico” con il pretesto dello sport pur se progettato per i concerti, che per poche settimane ha ospitato una pista temporanea di hockey e che però si è visto stanziare solo nel 2025 ben 51 milioni di euro di contributi pubblici a copertura di cosiddetti “extra-costi”. Il tutto in aggiunta a uno svincolo autostradale da 12 milioni di euro che collega l’impianto alla tangenziale pagato da Regione Lombardia, strade provvisorie a servizio del palazzo anticipate dal Comune di Milano per oltre 7,3 milioni, sconti sugli oneri di urbanizzazione per oltre cinque milioni di euro e il pagamento “light” di un contributo pari al 10% del costo di costruzione dichiarato di 177 milioni di euro e non invece quello reale di 320 milioni. A proposito di rischio d’impresa.

    In attesa che la magistratura contabile accerti quanto dovuto è utile però aggiungere alcuni dettagli alla vicenda dell’Arena, che il 6 maggio ospita il suo primo concerto dal vivo, con Ligabue, seguito da una seconda esibizione, quella di Annalisa, sabato 9.

    Il Comune di Milano e l’azienda dei trasporti Atm in queste ore stanno comunicando a tamburo battente misure straordinarie per raggiungere la “Unipol Dome – Milano Santa Giulia” (come è stata rinominata l’Arena dopo l’accordo commerciale tra Eventim e il suo main sponsor Unipol): metropolitane M3 e M4 con orario prolungato, tram 27 potenziato, navette “Arena Shuttle” che collegano il palazzetto alla stazione del metro di Rogoredo, la più vicina, che si trova però a più di due chilometri e almeno 35 minuti a piedi.

    Mossa ardita, specie se considerato che l’Arena Santa Giulia avrebbe dovuto aprire il primo gennaio 2027, come era stato del resto previsto nella Convenzione che ne regola l’utilizzo post Olimpiadi invernali e che è stata stipulata il 10 maggio 2023 tra Palazzo Marino e la succursale italiana di Eventim-TicketOne, la Evd Srl (del particolare equilibrio tra benefici pubblici e privati dell’accordo 35ennale abbiamo scritto qui).

    Poi però è successo qualcosa. Nel corso del 2025 Eventim -insieme a Risanamento Spa e Lendlease, gli sviluppatori del maxi intervento immobiliare a Santa Giulia- ha prospettato al Comune e alla Segreteria tecnica per l’Accordo di programma Montecity-Rogoredo di anticipare l’apertura al pubblico dell’Arena di sette mesi.

    Le cose dovevano andare in modo diverso. Lo dimostra la Convenzione “madre” in vigore sul Piano integrato d’intervento di Santa Giulia stipulata il 16 giugno 2022 dal Comune di Milano, l’allora Milano Santa Giulia Spa ed Esselunga. L’apertura al pubblico dell’Arena era stata “necessariamente condizionata” alla realizzazione di infrastrutture pubbliche finanziate proprio con i proventi della variante urbanistica. Tra queste spicca il collegamento tramviario verso Santa Giulia dal valore stimato allora in 55 milioni di euro, tra armamento della linea e materiale rotabile.

    Il Comune aveva “assicurato” in sede di Convenzione l’entrata in esercizio “della tramvia in concomitanza con l’apertura dell’Arena e comunque entro l’evento olimpico”. Le Olimpiadi sono finite, del tram non c’è l’ombra ma l’Arena dei privati può aprire. A Milano è la regola (basti pensare che la M4 era stata inserita nel dossier di candidatura di Expo 2015, l’hanno aperta 10 anni dopo).

    Stando alle carte di Palazzo Marino, Eventim avrebbe “confermato” al Comune la propria volontà di utilizzare l’Arena anticipatamente rispetto all’originario termine del primo gennaio 2027 solo il 24 novembre 2025. Ma prima ancora che il Comune deliberasse formalmente alcunché, i proprietari del palazzetto sono “usciti” in anticipo sulla stampa il 3 dicembre 2025 con la data di inaugurazione della “nuova attesissima Arena Milano a Santa Giulia”: 6 maggio 2026, “la prima notte”.

    “Aprire il nostro palco con Ligabue è una dichiarazione d’intenti -spiegò allora ai media Luca Martinazzoli, già direttore generale di Milano&Partners, agenzia ufficiale di Milano creata dal Comune e dalla Camera di Commercio, ex capo ufficio marketing di Palazzo Marino e poi nominato direttore dell’impianto-. La sua energia e il suo impatto culturale rappresentano alla perfezione ciò che Arena Milano vuole essere: momenti straordinari, identità forti e live entertainment di livello internazionale”.

    L’official preseller partner, manco a dirlo, è Unicredit, azionista di Risanamento e parte in causa nell’affare immobiliare rilanciato anche grazie al palazzo di Eventim.

    Dovrà passare oltre un mese da quella “tappa bruciata” sui giornali prima che la Giunta Sala deliberi il via libera, sancendo l’8 gennaio 2026 l’ennesimo (e incredibile) interesse pubblico al che un’Arena privatissima apra per soli quattro giorni i battenti prima che vi fosse l’infrastruttura di trasporto pubblico prevista da Convenzione per poi richiudere per quattro mesi di lavori (così almeno risulterebbe dal calendario a inizio maggio). L’ulteriore dimostrazione di chi detta l’agenda a chi. Resta da capire dove stia l’interesse pubblico nell’apertura di un palazzo privato per un lasso di tempo così limitato. Ma tant’è.

    Torniamo alla vicenda degli extra-costi su cui sta facendo luce la Procura della Corte dei Conti lombarda perché ci sono novità importanti.

    La prima: il 7 aprile di quest’anno il Comune di Milano ed Evd Srl hanno stipulato la convenzione per l’erogazione del contributo statale previsto ai sensi del “Decreto Sport” dell’estate 2025. Sono i primi 21 milioni di euro pubblici, trasferiti dal governo a Palazzo Marino.

    Dallo schema di convenzione emergono i particolari dell’accordo e alcune “chicche” che danno la misura della famigerata organizzazione olimpica. Tipo quella per la quale l’Arena sarebbe stata materialmente consegnata alla Fondazione Milano Cortina (con un cantiere aperto tutto intorno, pure all’interno) solo il 4 febbraio 2026, 48 ore prima dell’inizio dei Giochi, e solo il 6 febbraio sarebbe stato sottoscritto il “Venue agreement” che disciplinava le condizioni e i termini della “messa a disposizione” dell’impianto per lo svolgimento del “grande evento”. Il giorno dell’inizio.

    Ma veniamo all’accordo firmato tra il Comune ed Evd a inizio aprile. Nelle premesse viene esplicitato l’ammontare delle “voci di costo aggiuntive” quantificate da Evd per concludere in tempo l’Arena, per un ammontare complessivo monstre di 134 milioni di euro “al netto di Iva”.

    Riportiamo integralmente le quattro macro-categorie portate come “giustificazione” dal privato. Tenersi forte.

    “a) costi addizionali dovuti all’accelerazione dei lavori richiesti per l’evento olimpico dagli organizzatori;
    b) costi addizionali degli interventi tecnici e strutturali aggiuntivi, necessari ad ospitare le gare olimpiche;
    c) costi addizionali causati dall’incremento dei prezzi di mercato;
    d) costi addizionali generati dal mancato introito delle attività economiche dell’Arena per la durata dell’evento olimpico”.

    Ma come? Ma l’interesse pubblico (con vantaggi economici annessi per il privato a spese della collettività) non era stato deliberato proprio per fare le Olimpiadi? Il palazzo è stato progettato per i Giochi e per essere messo a disposizione nelle settimane clou o per altri motivi? L’incremento dei prezzi di mercato non si chiama rischio di impresa?

    Il quarto punto indicato da Eventim lascia interdetti. La multinazionale lamenta una sorta di lucro cessante sostenendo che l’Arena non avrebbe fatto incassi durante le Olimpiadi, cioè proprio quel pretesto grazie al quale è stata realizzata e ha beneficiato dell’apposizione del bollino “interesse pubblico”. Senza contare poi che in quei giorni l’impianto non avrebbe mai potuto essere aperto, avendo fissato inizialmente l’inaugurazione al primo gennaio 2027 (poi come detto anticipata in tutta corsa, seppur per 96 ore, al 6 maggio 2026).

    Il Comune di Milano, piuttosto che far valere le Convenzioni già firmate e respingere al mittente “richieste” del genere, è stato in grado di spendere (o in alcuni casi di prevedere di farlo a breve) 800.000 euro tra “consulenza ed assistenza legale in tema di aiuti di Stato”, “attività legate alla valutazione di aspetti tecnici estimativi degli extracosti” e “consulenza tecnico specialistica per l’assessment e la congruità dei costi sostenuti”. Solo per poter garantire la copertura degli “extra-costi” ai privati.

    Spesi o da spendere, perché la convenzione per l’erogazione del contributo statale è stata firmata prima che un non ben precisato “soggetto terzo esterno” a Comune e Regione effettui “l’assessment e la congruità dei costi sostenuti” da Eventim (lato Arena) e Coima (lato Villaggio olimpico di Porta Romana, altra partita che non smetteremo di seguire).

    Il Comune si sarebbe “impegnato a effettuare le procedure di evidenza pubblica per l’individuazione del/dei soggetto/i che deve/devono svolgere il servizio di consulenza tecnico specialistica entro il mese di ottobre 2026”.

    Intanto però l’accordo con Eventim per i primi 21 milioni di euro è stato chiuso e firmato, qualificando la copertura pubblica di “extra-costi” privati quale “compensazione di obblighi di servizio pubblico”. Senza necessità di notificare preventivamente “tale intenzione” alla Commissione europea ai sensi della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato. Non svegliare il can che dorme. Ma qualcuno, forse, un occhio lo ha aperto.

    https://altreconomia.it/larena-santa-giulia-di-milano-e-la-corsia-preferenziale-del-privato-cos
    #JO #JO2026 #Milano-Cortina #jeux_olympiques #coûts #montagne #Alpes #budget #Milan #privatisation #infrastructure

  • Olimpiadi Milano-Cortina, finita la festa restano i debiti e i cantieri
    https://lavialibera.it/it-schede-2663-olimpiadi_milano_cortina_dopo_giochi_debiti_cantieri_foto

    Sono passati due mesi dalla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Per le società organizzatrici e il governo è stata "una straordinaria occasione di dimostrare al mondo di cosa è capace l’Italia quando lavora di squadra, con serietà, concretezza e visione", come ha ricordato qualche giorno fa il vicepremier e ministro dei trasporti Matteo Salvini rispondendo a un’interrogazione parlamentare. Una volta spenti i riflettori e consegnate le ultime medaglie, però, sui territori interessati dai Giochi del tricolore è rimasto solo il rosso dei debiti e la desolazione delle opere più costose e dibattute. Li abbiamo visitati: a Cortina la pista da bob è abbandonata e la cabinovia Apollonio-Socrepes è ancora un cantiere. A Livigno, i cumuli di neve (…)

    #ECOLOGIA_●_MOVIMENTI

  • Olimpiadi, il flop della cabinovia Apollonio-Socrepes: uno spreco da 35 milioni di euro

    L’infrastruttura che doveva spostare 2500 atleti e spettatori all’ora ai Giochi di Milano-Cortina 2026 è ancora ferma, nonostante sul portale delle opere risulti conclusa. Anche in Lombardia due cantieri simili non sono pronti.

    Doveva essere una delle infrastrutture cardine delle Olimpiadi di Milano-Cortina, insieme alla pista da bob. Invece, la cabinovia di Apollonio-Socrepes non è mai entrata in funzione. Mentre per la Società infrastrutture (Simico) che ne ha gestito la realizzazione la cabinovia è pronta, le immagini mostrano una realtà molto differente, con il cantiere aperto e una frana che, sotto, continua a muoversi. La Corte dei Conti ha aperto un fascicolo, dopo aver messo in guardia, a novembre scorso, sulle diverse criticità dell’impianto.

    Intanto, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali (Ansfisa) ha risposto a una richiesta di chiarimenti della deputata Luana Zanella (Avs), confermando che “i funzionari hanno effettuato un sopralluogo preliminare, rilevando la necessità di ulteriori completamenti, propedeutici alle operazioni di collaudo finale”. Per ora, a salire sono stati soltanto i costi, lievitati da 22 a 35 milioni. Di questi, mezzo milione di euro è stato chiesto al commissario paralimpico.
    Non va meglio in Lombardia: secondo i dati pubblicati da Simico, la realizzazione delle due linee della cabinovia Carosello-Freita-Valfin è iniziata il 15 aprile, e il nuovo impianto a fune dello “Stelvio alpine centre” di Bormio è ancora in esecuzione. Data di consegna: 15 febbraio 2027, un anno dopo i Giochi olimpici.
    Cabinovia Apollonio-Socrepes, l’opera infinita che poggia sulla frana

    La cabinovia Apollonio-Socrepes è una delle opere più complesse da realizzare tra quelle inserite dal governo nel “Piano complessivo delle opere olimpiche di Milano-Cortina” a settembre 2023. Il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di un nuovo impianto di risalita che sarebbe partito dal parcheggio Apollonio e sarebbe arrivato alla località di Socrepes. I lavori dovevano essere svolti attraverso un “partenariato pubblico-privato”, che è una forma di cooperazione a lungo termine tra enti pubblici e privati per finanziare, costruire e gestire opere e servizi di interesse collettivo. Oltre alla cabinovia, il progetto prevedeva un parcheggio interrato con servizi commerciali e un “people mover”, ossia una navetta che avrebbe collegato i due versanti delle Tofane e della Faloria. A detta di molti, è proprio il parcheggio il vero affare della struttura.

    Il programma ha subìto quasi immediatamente degli aggiustamenti, perché partissero i lavori. Lo stesso progetto di fattibilità tecnica ed economica pubblicato da Simico a febbraio 2025 sottolineava che i tempi per la realizzazione del cantiere ,per come pensato inizialmente, non erano “compatibili con quelli imposti dall’evento olimpico”. Per questo, il progetto è stato scorporato in due parti: il parcheggio (rimandato a data da destinarsi) e l’impianto a fune.

    Per accelerare ancora, il Consiglio dei ministri ha assegnato all’amministratore delegato di Simico Fabio Saldini i poteri di commissario straordinario e ciò ha permesso di indire la gara d’appalto a fine maggio 2025.
    Quindici giorni dopo, alla scadenza del bando, la gara è andata deserta. Doppelmayr e Leitner, i più grandi operatori del settore, non si sono presentati, visti i tempi ristretti e i problemi tecnici presentati dalla realizzazione dell’opera su un terreno in movimento. Un “dettaglio” non trascurabile: una frana, che si muove proprio sotto i piloni, tanto da prevedere dei lavori annuali di riallineamento delle stazioni. La precarietà del terreno aveva preoccupato i cittadini, che avevano presentato alcuni ricorsi al Tar, anche sui possibili rischi idrogeologici.

    Avendo i poteri per farlo, l’Ad Saldini ha dunque affidato direttamente i lavori a tre aziende: Graffer, Dolomiti strade ed Ecoedile, che secondo i dati Simico hanno iniziato a lavorare il 10 luglio. Tutte imprese che non si erano mai occupate di impianti così grandi e complessi dal punto di vista ingegneristico. Altri nove subappaltatori si sono aggiunti alla costruzione.
    A fine agosto, però, la terra ha cominciato a franare, aprendosi in uno squarcio di oltre 40 metri e provocando un abbassamento del terreno di più di 50 centimetri, deformando anche parte del muro di contenimento di cemento armato in un altro cantiere che insiste a poche decine di metri di distanza.

    I timori che il terreno potesse cedere si sono avverati due mesi dopo l’inizio dei lavori. Tra chi aveva sollevato incertezze sui lavori si è aggiunta la voce della Corte dei conti, che a novembre aveva ribadito i “dubbi sulla fruibilità dell’impianto a fune di Socrepes, a Cortina, per il quale, a seguito di rilevati problemi di ordine geologico, si è resa necessaria una variante su cui persiste una fase di incertezza”.
    Il 6 novembre sono arrivate anche le risposte ai ricorsi al Tar dei cittadini, che ha bocciato le richieste presentate da alcuni privati contro gli atti e i provvedimenti sulla valutazione di impatto ambientale e sulla fattibilità tecnica ed economica dell’opera. Così la costruzione della cabinovia è andata avanti.

    Apollonio-Socrepes, ferma durante le olimpiadi e senza nullaosta per l’apertura

    Poi è arrivato il periodo dei Giochi. Fino a metà gennaio, Simico e Graffer avevano continuato a garantire l’apertura dell’impianto prima della cerimonia di apertura. A inizio febbraio, il commissario Saldini ha invece commentato al Corriere Veneto che l’opera sarebbe entrata in funzione “a fine mese, pronta per le Paralimpiadi. Escludendo, quindi, anche il Super G previsto per il 12 febbraio.
    Anche durante l’evento paralimpico la cabinovia è però rimasta ferma. Intanto, la Società infrastrutture ha chiesto al commissario paralimpico 500mila euro per la “gestione della nuova cabinovia sia nel periodo transitorio tra fine Olimpiadi e inizio Paralimpiadi, nonché nell’intero periodo delle Paralimpiadi”.
    A inizio aprile, dopo 66 giorni di silenzio, Simico ha pubblicato i nuovi dati sull’andamento delle opere. Nella scheda del progetto ci sono due date di conclusione dei cantieri: “fine dei lavori” il 6 marzo, mentre il 31 luglio è prevista “l’ultimazione dei lavori di finitura”.

    In realtà l’impianto non potrà essere aperto al pubblico, perché oltre le finiture manca il nullaosta di Ansfisa, l’agenzia nazionale che si occupa di sicurezza e infrastrutture. Rispondendo alle richieste di chiarimento della capogruppo di Avs alla Camera, l’organo ha fatto sapere che il 2 marzo, l’ingegnere e direttore dei lavori Michele Titton ha “redatto e consegnato il certificato di ultimazione lavori”, ma che il 10,11 e 12 marzo i funzionari dell’ente hanno “effettuato un sopralluogo preliminare sull’impianto, rilevando la necessità di ulteriori completamenti, propedeutici alle operazioni di collaudo finale”.

    Zanella ha quindi presentato un esposto alla Procura veneta della Corte dei conti, “sperando - scrive in un post su Facebook - che si possa far luce sulle risorse economiche impegnate in un inutile mega progetto”.
    Pochi giorni dopo è arrivata la risposta di Simico, che ha ribadito di aver operato nel rispetto delle norme e contesta la stima dell’aumento dei costi: “Il progetto dell’impianto a fune ha superato il vaglio degli enti preposti, dapprima in sede di valutazione di impatto ambientale e di conferenza di servizi decisoria, parere tecnico di Ansfisa e del parere di immunità da frane da parte della Regione Veneto”. Chiosando: “Il valore dell’investimento pubblico infrastrutturale [...] è ampiamente riconosciuto dalle istituzioni locali e dalla comunità, rappresentando quindi uno dei lasciti più importanti”.
    Per ora, a terra.

    https://lavialibera.it/it-schede-2658-olimpiadi_il_flop_della_cabinovia_apollonio_socrepes_uno_
    #JO2026 #Jeux_olympiques #Milano-Cortina #infrastructure #montagne #Alpes #Apollonio-Socrepes #cour_des_comptes #prix #coût #Bormio #Stelvio_alpine_centre #Doppelmayr #Leitner #Ad_Saldini #Graffer #Dolomiti_strade #Ecoedile #sous-traitance #Socrepes #Cortina #Simico

  • IL PIANO DELLE OPERE OLIMPICHE PER OPEN MILANO CORTINA 2026

    #SIMICO ha posto al centro della propria strategia l’impegno concreto verso la trasparenza e la condivisione delle informazioni con tutti gli attori coinvolti nel percorso verso Milano Cortina 2026. È in questa prospettiva, e in collaborazione con gli stakeholder territoriali, che nasce #Open_Milano_Cortina: una piattaforma dedicata a garantire un accesso chiaro, aggiornato e verificabile alle informazioni relative alla realizzazione del Piano delle Opere Olimpiche.

    Attraverso Open, intendiamo fornire un quadro trasparente dello stato di avanzamento dei progetti, accompagnato da contenuti che ne documentano gli sviluppi e gli effetti concreti sui territori. Milano Cortina 2026 rappresenta un evento di rilevanza internazionale, ma anche e soprattutto un’occasione per generare valore pubblico duraturo. Il nostro obiettivo è costruire questo percorso in modo aperto, responsabile e accessibile a tutti.

    https://www.simico.it/piano-delle-opere
    #Milano-Cortina #jeux_olympiques #jo2026 #Alpes #montagne #base_de_données #liste #cartographie #visualisation #infrastructure #travaux #projets

    • Open Olympics 2026

      100 giorni senza aggiornamenti sul portale delle opere olimpiche

      Trasparenza in standby e aggiornamenti mancati: a lanciare l’allarme è l’iniziativa Open Olympics 2026, promossa da Libera insieme a una rete di ventiassociazioni nazionalie locali. A cento giorni dall’ultimo aggiornamento del portale Open Milano Cortina, il sito ufficiale pensato per informare cittadini e cittadine sullo stato delle opere legate ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026, nulla si muove.

      Il portale, attivo da ottobre 2024 anche grazie alla pressione della stessa campagna, prevedeva un aggiornamento “ogni 45 giorni”. Ma l’ultimo aggiornamento risale al 22 aprile 2025. Da allora, silenzio.

      «Due scadenze di aggiornamento sono ormai saltate. Ci aspettavamo un potenziamento della qualità e completezza dei dati, ma l’attesa si è fatta troppo lunga.»

      Così denunciano i promotori della campagna, che da mesi chiedono trasparenza sui costi, cantieri, appalti, così come previsto dalla legge. “Contro il malaffare e la deregulation, la vera sfida olimpica oggi è il diritto di sapere”. Con l’avvicinarsi dell’evento, previsto per il febbraio 2026, le associazioni ribadiscono l’urgenza di informazioni accessibili, aggiornate e verificabili. È questo l’unico modo per garantire un vero monitoraggio civico e contrastare i rischi di corruzione e sprechi. «Invitiamo Simico S.p.A., soggetto responsabile della piattaforma, a riprendere al più presto le pubblicazioni, rendendo disponibili dati completi e coerenti con gli impegni assunti e con le richieste di Open Olympics 2026».

      Nel frattempo, restano irrisolte alcune criticità informative. Il numero delle opere censite si ferma a 94, come previsto dall’ultima riformulazione del Piano delle Opere, ma mancano le opere connesse, funzionalmente legate all’evento ma non più incluse formalmente. Inoltre, i dati economici si riferiscono ai valori abase d’asta del decreto del 2023, senza tenere conto dei costi reali aggiornati o delle eventuali variazioni di spesa.

      Alla luce delle recenti indagini e inchieste giudiziarie che coinvolgono anche opere legate alle Olimpiadi, la richiesta delle associazioni è chiara:

      «Ogni ente coinvolto a vario titolo nell’organizzazione dei Giochi garantisca piena rendicontabilità e trasparenza. La posta in gioco non è solo l’efficienza dell’evento, ma la fiducia pubblica e il rispetto dei diritti dei cittadini.»

      https://www.libera.it/it-schede-2767-open_olympics_2026

  • Milan-Cortina 2026 : fair-play ? Parlons-en !

    #Neige_artificielle, circulation, #béton et sponsoring des entreprises fossiles : les atteintes à la #nature avant et pendant les Jeux olympiques d’hiver 2026 ont été légions – et ont également fait l’objet d’une couverture médiatique.

    Plusieurs milliards d’euros ont été investis dans l’#économie de la construction pour les Jeux olympiques d’hiver 2026 : malgré toutes les promesses de #durabilité, une nouvelle piste de #bobsleigh a été bétonnée dans la #forêt, une télécabine a été construite dans une zone de glissement de terrain, des pentes ont été creusées à l’aide d’excavatrices et des #forêts ont été sacrifiées pour créer des bassins de stockage. L’un des rares aspects positifs pour la nature : pour la première fois, les Jeux olympiques d’hiver ont été organisés de manière décentralisée afin de réduire le nombre de nouvelles installations sportives. Néanmoins, selon les calculs, Milan-Cortina a produit en 2026 plus de 900 000 tonnes de CO2. La plus grande part revient à l’accueil des spectateur·rice·s, le reste à la planification et à la réalisation des compétitions, ainsi qu’aux projets de construction. En outre, 1,3 millions de tonnes de CO2 proviennent du parrainage d’entreprises issues de l’industrie des #combustibles_fossiles, telles que le groupe pétrolier #ENI, le constructeur automobile #Stellantis ou la compagnie aérienne #ITA_Airways. Le fait que les sports d’hiver creusent leur propre tombe avec des sponsors fossiles a été critiqué dans une pétition adressée au CIO par des athlètes et signée par plus de 20 000 personnes.

    Utilisation de neige artificielle malgré le manque d’#eau

    La crise climatique complique encore l’organisation des jeux d‘hiver : d’ici le milieu du siècle, seuls 52 des 93 sites actuels pourront encore être pris en considération, et sans l’utilisation de neige artificielle, il n’en restera plus que quatre. Rien que pour Milan-Cortina 2026, quatre nouveaux bassins de stockage ont été construits et un total de 2,4 millions de mètres cubes de neige artificielle ont été produits. L’eau déjà rare dans les #Alpes du sud provenait de sources alpines et de rivières. Le #coût de ces jeux d’hiver est passé de 1,5 à 5,7 milliards d’euros, une somme que les contribuables finiront par payer. En outre, la hausse des prix de l’#immobilier à Cortina et à Milan par exemple renforce les #inégalités_sociales. En 2030, les Jeux olympiques d’hiver auront lieu dans les Alpes françaises. Les ONG y réclament plus de transparence et la participation des citoyen·ne·s.

    Podcast sur Milan-Cortina 2026

    Quel impact les Jeux olympiques d’hiver 2026 ont-ils eu sur les Alpes italiennes ? Quel est leur héritage pour les communes locales ? Et qu’en attendent les prochains organisateur·rice·s des prochains Jeux d’hiver dans les Alpes françaises en 2030 ? Ces questions sont abordées dans la dernière édition de notre podcast :

    https://soundcloud.com/cipra_international/100-en-the-legacy-of-milano

    https://www.cipra.org/fr/nouveautes/milan-cortina-2026-fair-play-parlons-en
    #Milano-Cortina #JO #jeux_olympiques #JO2026

  • The Olympics May Soon Embrace Private Equity
    https://jacobin.com/2026/02/olympics-private-equity-ioc-revenue

    Coubertin fut un personnage bizarre. Là on assiste à la dernière (?) phase de la tranaformation perverae des jeux olympiques .

    19.2.2026 by Veronica Riccobene - The International Olympic Committee, the body that oversees the Olympics, is hunting for more revenue. It may soon open the door to private equity, which has been increasingly reshaping sports to squeeze every last dollar out of athletes and fans.

    For more than a century, the modern Olympic Games have elevated the world’s top athletes in service of peace, diversity, and shared dignity. But the Milan Cortina Winter Games are also highlighting a less celebrated reality: The Olympics are a multibillion-dollar business — one now flirting with private equity, the profit-driven investment firms that are reshaping sports and squeezing every last dollar out of athletes and fans.

    Now, as Los Angeles grapples with the economic potential — as well as financial risks — of hosting the 2028 Summer Olympics, vulture capitalists seem poised to make a play.

    The International Olympic Committee (IOC), the nongovernmental body that oversees the games, primarily relies on television broadcast licensing for revenue. NBCUniversal holds exclusive US broadcast rights under a multibillion-dollar long-term agreement, while the Worldwide Olympic Partner program grants global marketing rights to major corporations.

    Created in 1985, the Worldwide Olympic Partner program has become a major pillar of Olympic financing, generating billions of dollars in recent cycles and now accounting for more than a third of IOC revenue between 2021 and 2024, up from 19 percent between 2013 and 2016. Between 2021 and 2024, the program generated $3 billion in revenue, according to IOC financial data, compared to $96 million in its first three years. This year, corporate sponsors included Airbnb, Deloitte, and Visa.
    Investors Enter the Picture

    Still, the IOC is exploring new sources of financing to help cover the enormous costs of mounting its events, and it appears to be zeroing in on private equity. A 2022 paper commissioned by the organization argued that while private equity investment is “not cheap, and their tools are not particularly novel,” it could provide “much-needed financial resources, expertise, and excellence in execution” and help professionalize sports operations through a more “commercial mindset.”

    The idea gained prominence last year during the IOC presidential race, when investment banker and current vice president Juan Antonio Samaranch proposed partnerships with major private equity firms such as Carlyle Group and CVC Capital Partners to bolster the Olympics’ long-term financial footing

    Samaranch — whose father served in Franco’s fascist government and later led the IOC for more than two decades — said such deals could prove highly lucrative, according to the German outlet Börsen-Zeitung.

    “Sport is becoming an asset class,” he said. “I have tested the idea with people, and we would have no shortage of companies that would try to partner with us.”

    Samaranch’s plans included an IOC-advised private equity fund to invest in sports-related businesses such as equipment manufacturers and training programs — which he claims could raise as much as $1 billion in its first funding round.

    Investors took notice. The following month, the Germany-based trading platform Finexity noted that private equity “could participate in financing the Olympic Games, the development of athletes, or marketing rights.”
    The Private Equity Playbook

    Previous Lever investigations into private equity’s expansion into minor league baseball and bowling alleys have documented similar dynamics, revealing how firms take advantage of minimal regulatory oversight and taxpayer subsidies to turn beloved American pastimes into get-rich-quick investor schemes.

    Even youth sports aren’t safe: the Lever’s reporting recently prompted a private-equity-backed youth hockey conglomerate to reverse a policy that banned filming during games and forced parents to pay for a streaming service.

    Private equity’s money-first, people-last mentality has alienated sports novices, superfans, and professionals alike — suggesting the industry’s inclusion in the Olympics could undermine the humanist values it exists to uphold.

    The IOC did not respond to the Lever’s request for comment.

    #jeux_olympiques #capitalisme

  • #Jeux_olympiques : la fête au #travail_gratuit
    https://lvsl.fr/jeux-olympiques-la-fete-au-travail-gratuit

    Un grand succès des Jeux olympiques d’hiver comme d’été, outre leurs cérémonies d’ouverture tant vantées, est leur capacité à enrôler sans encombres des dizaines de milliers bénévoles pour faire tourner leur machine lucrative. Dans son livre d’enquête, la sociologue #Maud_Simonet documente cette mise au travail systématique ainsi que ses contestations. Elle parcourt l’histoire de la campagne des « involontaires », portée par le collectif « Saccage 2024 », invitant les bénévoles à se désister et des mobilisations du syndicat des inspecteurs du travail de la CGT, dénonçant le recours systématique au bénévolat parfois support d’une forme salariat déguisé. Horaires et plannings, uniformes, supervision et contrôle… autant d’éléments susceptibles de motiver une requalification en contrat de travail. Toutefois, le conflit (...)

    #Féminisme_et_lutte_des_classes #Société #_In_volontaires_aux_JO #féminisme #Féminisme_matérialiste

  • Echi e tracce. Le vene aperte dietro il paesaggio olimpico di Milano Cortina 2026

    #Michela_Vanda_Caserini, ricercatrice del Politecnico di Milano e illustratrice, ha curato un racconto visivo a carattere di inchiesta sull’impatto ambientale delle infrastrutture legate alle Olimpiadi invernali nei paesaggi montani. Utilizzando il disegno a mano come strumento di analisi e racconto critico, denuncia processi di trasformazione e di progressivo depauperamento ambientale indotti dagli interventi infrastrutturali. Un omaggio attualissimo a Eduardo Galeano

    https://altreconomia.it/echi-e-tracce-le-vene-aperte-dietro-il-paesaggio-olimpico-di-milano-cor
    #paysage #dessin #paysage_olympique #JO #JO2026 #jeux_olympiques #Milano-Cortina #infrastructure #matérialité #montagne

  • La retorica delle olimpiadi sostenibili. No Milano-Cortina 26
    https://radioblackout.org/podcast/la-retorica-delle-olimpiadi-sostenibili-no-milano-cortina-26

    I giornali, le radio e le televisioni ne sono piene, si parla solo di olimpiadi. Ma a parte nelle solite testate, pochissimo si parla delle tantissime criticità che queste olimpiadi portano con sè. La stessa storia di tutte le olimpiadi moderne, sicuramente non solo di queste di Cortina/Milano. Sabato 6/02 a Milano oltre 10.000 persone hanno […]

    #lotta_per_la_casa #olimpiadi_2026 #speculazione
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/La-retorica-delle-olimpiadi-sostenibili.-No-Milano-Cortina-26.mp3

  • Il costo dell’#Arena_Santa_Giulia di Milano è il vero mistero delle Olimpiadi. Ecco perché

    L’impianto doveva essere realizzato a proprie spese da #Eventim (#TicketOne) per 177,3 milioni di euro. Il colosso, però, ha sostenuto da tempo di aver sborsato più del previsto ottenendo così dal pubblico lo stanziamento di 51 milioni di euro. A sorpresa, però, il Comune di Milano ci ha fatto sapere che il costo di costruzione risulterebbe in realtà “invariato” rispetto a tre anni fa. Per quale motivo allora sono stati coperti gli “extra-costi” del privato?

    Iniziate le Olimpiadi c’è ancora una domanda senza risposta: quanto è costata davvero l’Arena Santa Giulia di Milano, quella dal preventivo iniziale di 177 milioni di euro interamente a carico, in teoria, del colosso privato Eventim (TicketOne)?

    La questione non è secondaria, atteso che i proprietari tedeschi dell’impianto (ancora in costruzione) beneficeranno di contributi pubblici a copertura di cosiddetti “extra-costi” già stanziati nel corso del 2025 nell’ordine di 51 milioni di euro.

    Il tutto per un palazzetto privato dichiarato di “interesse pubblico” ma progettato per i concerti e che solo per quattro settimane ospiterà una pista temporanea di hockey. A detta degli stessi manager dell’Arena, il ghiaccio “sparirà” appena dopo i Giochi.

    Sul costo reale di costruzione si assiste da anni a un balletto. Intervistato da Claudia Di Pasquale di Report a inizio gennaio 2026, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha dichiarato che Eventim ci avrebbe “messo 400 milioni di euro”. Al New York Times il presidente della Commissione Olimpiadi e Paralimpiadi del Comune di Milano, Alessandro Giungi, ha parlato poco dopo di un costo cresciuto a “292 milioni di dollari”. In un piano economico e finanziario elaborato in occasione del procedimento di verifica del “bilanciamento” tra benefici pubblici e privati derivanti dalla costruzione dell’Arena, Eventim ha a sua volta scritto che il costo di costruzione sarebbe stato di 320 milioni di euro, 150 milioni in più del preventivato.

    Pubblicamente però la multinazionale si è sempre rifiutata di comunicare il costo effettivo, limitandosi a confermare per vie indirette solo la cifra degli extra-costi pretesi dal pubblico: 60 milioni di euro (anche se Il Sole 24 Ore dell’8 febbraio ne prefigura addirittura 90 milioni).

    Qualcosa non torna. Per fare chiarezza abbiamo chiesto al Comune di Milano di comunicarci il costo di costruzione dell’opera aggiornato, segnalando eventuali incrementi rispetto alla rilevazione del maggio 2023. La risposta ricevuta a fine gennaio dalla Direzione Rigenerazione urbana di Palazzo Marino lascia interdetti.

    Il costo di costruzione dell’opera al 31 maggio 2023 risultava pari a 177.304.937,80 euro. A metà dicembre 2025, quindi dopo il can-can mediatico sui presunti extra-costi patiti dal privato e soprattutto dopo il doppio intervento normativo (Decreto Sport e Decreto Anticipi) che ha garantito lo stanziamento dei 51 milioni di euro pubblici sui 60 richiesti, il costo di costruzione dichiarato al Comune risulterebbe testualmente “invariato”.

    Ma come? E i 400 milioni di euro dichiarati dal ministro Abodi? E i 292 milioni di dollari riferiti da Giungi? E i 320 riportati a un certo punto da Eventim?

    Se il costo di costruzione dell’Arena è davvero “invariato”, come sostiene oggi il Comune di Milano, di quali extra-costi si è parlato fino ad oggi? E perché il governo, d’intesa con il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ha stanziato 51 milioni di euro pubblici a beneficio dell’operatore privato? Dov’è che quest’ultimo ha speso di più e per fare che cosa?

    Il punto non riguarda soltanto gli extra-costi ma anche il contributo commisurato al costo di costruzione che il privato è tenuto per legge (articolo 48 comma 5 della legge regionale lombarda 12/2005 sul “governo del territorio”) a versare al Comune di Milano nell’ordine del 10%, “rapportato unicamente al costo degli edifici posti al servizio o annessi all’intervento”. Quello tarato sul costo iniziale di 177,3 milioni di euro è stato infatti liquidato a metà maggio 2023 in 17,3 milioni.

    Poniamo che il Comune ci abbia comunicato un dato sballato o di fatto incompleto -ci sono i computi metrici estimativi ma manca ad esempio la Lista categorie e forniture (Lcf)- e che il costo di costruzione finale dell’Arena sia in effetti cresciuto. Qualcuno ha chiesto al privato di parametrare quel 10% da versare a Palazzo Marino? Questo sì che è un autentico interesse pubblico.

    https://altreconomia.it/il-costo-dellarena-santa-giulia-di-milano-e-il-vero-mistero-delle-olimp

    #coût #Milano-Cortina #JO2026 #jeux_olympiques #Milan

  • Il grande gioco. Milano Cortina: il rovescio delle medaglie

    Le Olimpiadi Milano Cortina 2026: il grandioso #show che promette di portare milioni di visitatori all’insegna di sostenibilità e inclusione. E che invece sottrae risorse alle comunità a beneficio di pochi. Con Il grande gioco Off Topic e il CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) smontano il modello di questi giochi olimpici invernali e la logica predatoria di risorse sociali e ambientali che accomuna tutti i grandi eventi. Sportivi e non.

    https://openddb.it/film/il-grande-gioco
    #film #documentaire #Milano-Cortina #JO2026 #jeux_olympiques #ressources #modèle #montagne #environnement #soutenabilité #film_documentaire

  • Le terre alte bruciano //Insostenibili Olimpiadi

    Le terre alte bruciano. Non è una metafora.Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno,i ghiacciai che si sfaldano, il permafrost che si scioglie sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi continua a proporre un modello di sviluppo anacronistico e predatorio.

    Gli scienziati ci dicono chel’ultimo turista sugli sci arriverà nel 2040. Eppure si continuano a costruire nuovi impianti di risalita, a scavare bacini per l’innevamento artificiale, a devastare versanti perinutili collegamenti tra comprensori. Dalle Alpi agli Appennini, dalla Val di Susa alla Basilicata, assistiamo allo stesso copione: opere nocive imposte dall’alto, trivellazioni, cementificazione, spopolamento.
    Lo sci di massa è morto (e continuare a investirci è follia)

    I ghiacciai alpini hanno perso oltre il 60% della loro massa dall’inizio del secolo. Il permafrost si scioglie provocando frane e instabilità sempre più frequenti. Le stagioni sciistiche si accorciano anno dopo anno: ciò che trent’anni fa durava 120 giorni oggi ne dura 80, e la tendenza è in accelerazione.

    L’innevamento artificiale è un cerotto su un’emorragia. Servono temperature sotto lo zero per produrre neve artificiale, ma quelle temperature sono sempre più rare. Servono quantità enormi di acqua – fino a3000 metri cubi per una singola pista da bob – in un momento di crisi idrica strutturale. Serve energia elettrica in quantità industriali, con costi economici ed ambientali insostenibili.

    Il risultato? Piste che sono nastri bianchi circondati da prati verdi, paesaggi lunari che nulla hanno a che fare con l’esperienza della montagna innevata. Impianti che funzionano poche settimane l’anno a costi sempre più alti. Comprensori sciistici sotto i 2000 metri che stanno chiudendo uno dopo l’altro perché economicamente insostenibili.

    https://radioblackout.org/podcast/le-terre-alte-bruciano-insostenibili-olimpiadi
    #JO2026 #JO #jeux_olympiques #Milano-Cortina #montagne #changement_climatique #climat #podcast #audio #ski #ski_de_masse #tourisme

  • 500 larici in corteo: chiamata alle montagne e alle terre alte per il 7 febbraio 2026

    La montagna non si arrende ai giochi olimpici del debito, dell’asfalto e del vuoto di politiche per le #terre_alte: chiamata alle arti verso il corteo di sabato 7 febbraio 2025. Una proposta dalla sezione di Milano.

    Sabato 7 febbraio 2026 saremo in piazza a Milano a fianco del CIO (Comitato Insostenibili Olimpiadi) per dire che quelli di Milano-Cortina sono, come ampiamente denunciato in questi anni, giochi d’azzardo. Tra le molte promesse di partenza dei XXV Giochi olimpici invernali ricordiamo: gratuità, sostenibilità, rilancio delle politiche per le aree montane. Questi Giochi drenano almeno sette miliardi di risorse per lo più pubbliche ai bisogni dei territori alpini e pedemontani coinvolti, e mortificano l’intero arco sud delle alpi all’insegna di un’esperienza turistica poco accessibile, disinteressata allo sport di base, del tutto inadeguata ai cambiamenti che la crisi climatica ci impone.

    Se anche tu muovi alla montagna non citius, altius, fortius, ma più lentamente, più in profondità e più dolcemente, sabato 7 febbraio 2026 cammina con noi nello spezzone delle terre alte.

    Portiamo in corteo i 500 larici di Cortina

    Diamo vita insieme a uno spazio attraversabile da attivist* e famiglie, alpinist* e movimenti ecologisti, amanti e abitanti delle montagne. Uno spazio dove camminare insieme domandandoci: che montagna vogliamo? Che futuro progettiamo? Lo faremo con una caratterizzazione scenografica potente: portare in piazza i 500 larici abbattuti a Cortina per l’inutile pista di bob, insieme a bob, vecchi sci, slittini, tute e occhialoni da sci.

    Centinaia di alberi, alcuni con oltre 200 anni di vita, sopravvissuti a due guerre mondiali e alla tempesta Vaia, sono stati sacrificati per 90 secondi di gara sulla pista da bob. Una colata di cemento da 124 milioni di euro che sarà utilizzata da una manciata di atleti, per poi essere probabilmente abbandonata come il trampolino di Cesana di Torino 2006.

    Come rendere visibile l’invisibile? Come creare un contro-immaginario che squarci il velo sulla reale natura di queste Olimpiadi? Proviamo così: 500 persone, 500 larici, 500 alberi che marciano per le strade di Milano. Non solo per denunciare, ma per sollevare domande. La natura che accusa, il rimosso che riemerge.

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    Costruisci il tuo larice


    Abbiamo preparato un tutorial per costruire i larici in autonomia. Si tratta di una guida, ma sbizzarrisciti con la fantasia e personalizzalo come vuoi!

    Porta il tuo larice in corteo insieme a bob, vecchi sci, slittini, vecchie tute e occhialoni da sci!

    Clicca sull’immagine sotto per ingrandirla o scaricarlo o guarda il video tutorial a fianco per costruire il tuo larice:
    https://www.youtube.com/shorts/vm2fgMrdlU4

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    https://ape-alveare.it/ape-alle-utopiadi
    #résistance #contre-manifestation #JO2026 #JO #jeux_olympiques #utopiades #Milano-Cortina #montagne #utopiadi

  • Le emissioni climalteranti e gli sponsor fossili delle Olimpiadi “più sostenibili di sempre”

    I Giochi olimpici invernali di Milano Cortina determineranno l’emissione di 930mila tonnellate di anidride carbonica. Lo sostiene una ricerca del Scientists for global responsibility e del New weather institute. Un valore che cresce ulteriormente se si considerano i partner dell’evento che comprendono #Eni, #Stellantis, #Ita. Il tutto mentre la crisi climatica minaccia la sopravvivenza stessi degli sport invernali.

    Le Olimpiadi più sostenibili di sempre causeranno emissioni di gas climalteranti pari a circa 930mila tonnellate di anidride carbonica equivalente. Un simile contributo porterà a una perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso -ovvero circa 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio- e di oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.

    Sono questi i calcoli di una nuova ricerca realizzata dai think tank Scientists for global responsibility e dal New weather institute che evidenziano come l’impatto climatico delle Olimpiadi invernali potrebbe mettere a rischio nel futuro gli stessi Giochi.

    “Questo rapporto si aggiunge alle prove su come la copertura nevosa si sta perdendo a causa del cambiamento climatico, dimostrando che gli stessi sport invernali contribuiscono a tale impatto sia direttamente attraverso le loro emissioni di carbonio sia promuovendo i principali inquinatori attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni”, ha dichiarato Stuart Parkinson, direttore di Scientists for global responsibility, climatologo e principale autore del rapporto. È bene tenere presente che si tratta comunque di una ricerca che, anche per esigenze di tempo, non è stata pubblicata su una rivista scientifica né valutata da un comitato esterno.

    Responsabili delle emissioni sono soprattutto i viaggi che gli spettatori di tutto il mondo effettueranno per assistere ai giochi, circa 410mila tonnellate. Il resto è diviso più o meno equamente fra l’organizzazione dei Giochi e le sue infrastrutture. Sotto la prima ricadono quei gas prodotti a causa dell’energia usata durante l’evento, la costruzione di infrastrutture temporanee, i viaggi dello staff e il merchandise. Le infrastrutture includono invece le emissioni provocate dalla costruzione di edifici permanenti che non saranno smantellati alla fine. Ma il report fa un passo ulteriore, sottolineando come queste siano solo le cifre conteggiate ufficialmente dagli organizzatori. Se si prendono in considerazione anche quelle degli sponsor, i numeri crescono esponenzialmente.

    I ricercatori hanno infatti sviluppato un metodo per stimare anche quelle emissioni che deriverebbero dall’aumento delle vendite dei prodotti sponsorizzati e che provengono da settori con un alto impatto sul clima. Sotto questo aspetto, Milano Cortina 2026 non fa invidia alle precedenti edizioni: tre dei suoi maggiori sostenitori sono infatti Eni, il gigante fossile italiano; la casa automobilistica Stellantis; e la compagnia aerea nazionale Ita Airways.

    Prendendo in considerazione anche il loro contributo, le emissioni aumentano così di un 40%, aggiungendo fino a 1,3 milioni di tonnellate di CO2. Gli scienziati hanno così stimato che l’impatto complessivo dei Giochi porterà quindi alla perdita di circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso e a oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio.

    Gli autori avvertono comunque che le loro sono stime preliminari con significative incertezze, poiché non esiste un dato ufficiale pubblico sull’ammontare versato dalle singole imprese. Ma “indicano comunque un impatto molto grande degli accordi con sponsor altamente carbonici, che è stato finora completamente negato dal comitato olimpico”, scrivono nel report.

    “Abbiamo guardato a eventi del passato, prendendo in considerazione i dati sulle diverse categorie di sponsorizzazione e facendo una stima -spiega ad Altreconomia Andrew Simms, condirettore del New weather institute e ricercatore associato in Economia politica globale all’Università di Sussex-. Dato che questi numeri non sono disponibili pubblicamente, è l’unico modo per farlo. Ma probabilmente sono stime addirittura conservative”.

    Ad Altreconomia Eni ha però replicato di aver comunicato in modo “trasparente”, il 23 dicembre scorso che il suo supporto è relativo soltanto alla fornitura di prodotti e servizi e non genera attività climalteranti aggiuntive. In particolare, rifornirà i giochi di un bio-Gpl da materie prime rinnovabili per alimentare il bruciatore delle torce olimpiche e paralimpiche e di carburanti provenienti al 90% da materie prime rinnovabili. Di conseguenza, Eni reputa che il report stimi “in modo tendenzioso il valore delle emissioni di anidride carbonica indotte dai principali sponsor dei Giochi. Nel caso specifico di Eni, le stime sono calcolate sulla base dei dati globali relativi all’anno 2024 disponibili online e non possono quindi essere riconducibili al contributo di Eni in qualità di premium partner di Milano Cortina 2026”.

    Altreconomia ha contattato anche Stellantis, Ita e la Fondazione Milano Cortina 2026 per avere la loro versione, ma al momento della pubblicazione (29 gennaio) non è arrivata alcuna risposta. Ad oggi si sa che Stellantis fornirà una flotta di circa tremila veicoli, metà dei quali elettrificati.

    Il paradosso rimane che le prossime Olimpiadi si terranno proprio nel momento in cui il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova la presenza della neve sulle Alpi. Uno studio pubblicato dalla rivista Nature climate change nel 2023 rivela come il manto nevoso non fosse mai stato così effimero negli ultimi 600 anni, con la neve che permane oltre un mese in meno rispetto a 20 anni fa. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Cima la quantità di acqua presente nella neve a gennaio in tutta Italia era inferiore del 33% rispetto alla media degli anni dal 2011 in avanti. A causa di questi cambiamenti, il New weather institute ricorda che negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso 265 stazioni sciistiche. Mentre la Francia, che ospiterà i Giochi nel 2030, ne ha viste sparire 180.

    L’ultimo rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) ha inoltre sottolineato come delle 94 opere “olimpiche” per Milano Cortina da realizzare solo 15 contenessero il termine “ristrutturazione”. Inoltre, circa il 50% non è mai stato accompagnato da una “valutazione ambientale formale”, come ha già raccontato Altreconomia.

    Quando si guarda alla maggiore riduzione delle emissioni, è inevitabile però notare come sia avvenuta ai giochi di Pechino in Cina del 2022 a causa della pandemia da Covid-19, che aveva ridotto quasi a zero il numero di spettatori, generando un risparmio di circa 805mila tonnellate di CO2. “I grandi eventi dovrebbero avere attività più localizzate e una chiara preferenza di base per le popolazioni locali, proprio perché le maggiori emissioni provengono dai viaggi”, sostiene quindi Simms.

    Per gli autori del report, la vera differenza sarebbe comunque iniziare a rifiutare le sponsorizzazioni di industrie con un’alta impronta carbonica. Se le cinque maggiori aziende che supportano Milano Cortina fossero sostituite da imprese con le stesse emissioni che ha, ad esempio, il Gruppo Ferrovie dello Stato, si sarebbero potute risparmiare 1,4 milioni di tonnellate di CO2.

    “Ispirate da atleti, esperti di salute e scienziati, i Giochi di Calgary in Canada nel 1988 hanno preso una posizione decisiva contro la pubblicità e le sponsorizzazioni del tabacco -conclude Simms-. Ora che la conta dei morti a causa dell’inquinamento atmosferico causato dai combustibili fossili è ai livelli del tabacco, è il momento che le Olimpiadi seguano quel precedente e mettano fine a quei collegamenti che minacciano non solo i suoi atleti ma la loro stessa esistenza”.

    https://altreconomia.it/le-emissioni-climalteranti-e-gli-sponsor-fossili-delle-olimpiadi-piu-so
    #JO #Milano-Cortina #émissions_de_CO2 #jeux_olympiques #JO2026 #sponsors #CO2

    • The hidden carbon footprint of the Winter Olympics

      Over the past five years, the host of the 2026 Winter Olympics, Italy, lost a reported 265 ski resorts, while France, due to host the next Winter Games in 2030 has seen the loss of over 180 resorts. The disappearance of snow due to global heating is a prime factor undermining winter sports, with the Games increasingly dependent on artificial snow. Yet, through the promotion of high carbon corporations in Olympic sponsorship deals - for example, oil and gas companies, airlines and car-makers - the Winter Games are in danger of torching their own future. This is the main conclusion of a new report by the New Weather Institute (NWI) and Scientists for Global Responsibility (SGR), in association with Champions for Earth.

      The key findings of the report are:

      – Based only on official data - and excluding emissions related to sponsorship deals with major polluters - this report estimates that the 2026 Winter Olympics in Milan Cortina will cause greenhouse gas emissions of about 930,000 tonnes of carbon dioxide equivalent (tCO2e), with the largest contribution – about 410,000 tCO2e – being due to spectator travel.
      – Based on climate research, this total will in the coming years cause a loss of approximately 2.3 square kilometres (km2) of snow cover and over 14 million tonnes (Mt) of glacier ice – major impacts on exactly the environment needed to support winter sports.
      - But, this report estimates that sponsorship deals between the 2026 Winter Olympics at Milan Cortina promoting three major, heavily polluting corporations - oil and gas producer, Eni; car-maker, Stellantis (whose brands include Maserati and Fiat); and ITA Airways - will induce additional greenhouse gas (GHG) emissions of about 1.3 million tCO2e - about 40% more than the rest of the estimated carbon footprint of the event - including emissions due to preparation, infrastructure construction, hosting, and spectator travel. These emissions are not normally included in carbon footprint assessments, but they are a key part of the bigger picture.
      – These extra emissions will lead to additional future losses of 3.2 km2 of snow cover and over 20 Mt of glacier ice. That puts the total impact for the Games and these three sponsorship deals at 5.5 km2 of snow cover loss and over 34 Mt of glacier ice.
      – The additional emissions induced by the sponsorship deal with Eni alone are estimated to be nearly 700,000 tCO2e and will push on its own the estimated losses of 1.7 km2 of snow cover and 11 Mt of glacier ice.
      – Based on an assessment of several Winter Olympics, the most effective actions for reducing GHG emissions would be to: end sponsorship deals with high carbon corporations; avoid construction of new venues and other infrastructure; and markedly reduce the numbers of spectators travelling by air.

      Without change, Milan Cortina will hand a baton of melting snow and ice to the French Alpine hosts of 2030. But, instead of being a billboard for the carbon emissions behind climate breakdown, the Winter Games could draw on its own recent history to be a poster child for progress towards clean, pollution free sport.

      Inspired by athletes speaking out, and medical experts explaining the scientific evidence, it was the Calgary Winter Games in 1988 that took a decisive stand against tobacco advertising and sponsorship that ultimately rid the Olympics, and much of sport more widely, of its lethal influence. With the death toll today from the air pollution alone caused by burning fossil fuels on a par with tobacco, the time has come for the Olympics to end a link that threatens not just its athletes, but its very existence.

      https://www.sgr.org.uk/resources/hidden-carbon-footprint-winter-olympics
      #rapport #empreinte_carbone

  • Les Jeux olympiques d’hiver sur un terrain glissant

    Utiliser autant de #béton et d’#acier que possible : telle semble être la stratégie de développement durable des Jeux olympiques d’hiver dans les Alpes italiennes. Les communes de montagne sont particulièrement touchées. Et la cerise sur le gâteau est la construction d’un nouveau #téléphérique sur une pente instable à #Cortina.

    En dépit des réserves d’ordre géologique, la #résistance de la part de la population locale et une étude d’impact négative, un nouveau téléphérique est en train de voir le jour – sur une pente propice aux glissements de terrain. Certaines entreprises de téléphériques n’ont même pas soumissionné pour ce projet de construction problématique, et ce pour une bonne raison : depuis l’été dernier, une fissure de 40 mètres de longueur s’est ouverte à travers la pente. Et jusqu’à récemment, on ne savait toujours pas si le téléphérique serait prêt à temps pour les Jeux olympiques d’hiver.

    Administration forcée au lieu de compatibilité environnementale

    Au départ, la fondation « Milano Cortina 2026 » avait invité différentes organisations environnementales à participer à des discussions afin d’évaluer la compatibilité environnementale de tous les projets de construction. Mais il y a eu une rupture et la fondation a placé les chantiers sous administration forcée : plus de la moitié de ces projets de construction ont été exemptés d’une étude d’#impact sur l’environnement. En réaction à cette procédure opaque, le réseau « #Open_Olympics_2026 » a été créé, regroupant vingt ONG partenaires, dont CIPRA Italie. Selon le réseau, plus de la moitié des 98 projets prévus ne seront finalisés qu’après la fin des Jeux olympiques d’hiver et rentrent dans la catégorie « #héritage » pour la société exploitante. Il s’agit pour la plupart de projets de construction routière. Une enveloppe totale de 3,5 milliards d’euros sera investie, les trois quarts de tous les #chantiers ne seront pas finis dans les délais, certains avec jusqu’à trois ans de retard. Le dernier chantier devrait être achevé en 2033. En revanche, la piste de #bobsleigh controversée de Cortina, d’un coût de 118 millions d’euros, a été construite en un temps record pour éviter que les débats sur son coût de construction ne continuent. Même scénario à #Anterselva, haut lieu du biathlon et du ski de fond du Haut-Adige, où, malgré l’opposition de la population, 2,5 hectares de #forêt ont été défrichés dans une zone de loisir pour créer un #bassin_de_retenue destiné à l’#enneigement des pistes de ski de fond. « Milan-Cortina 2026 illustre le grand fossé entre les exigences et la réalité lors des Jeux olympiques d’hiver. Au lieu d’un développement durable, seule l’industrie du bâtiment et les travaux publics en profitent au détriment des populations locales, de l’environnement et de la nature sur place. N’oublions pas que les Alpes sont un habitat sensible et non un terrain de jeux pour les intérêts à court terme », dit Jakob Dietachmair, directeur de CIPRA International. Dans sa nouvelle prise de position, la CIPRA demande des réformes approfondies au Comité international olympique (CIO) et aux pays qui les accueillent.

    https://www.cipra.org/fr/nouveautes/les-jeux-olympiques-dhiver-sur-un-terrain-glissant

    #JO2026 #Milano-Cortina #jeux_olympiques #Italie

  • Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026. Il «libro bianco» delle Olimpiadi invernali

    Olimpiadi 2026: facciamo il tifo per gli atleti ma anche per l’ambiente! Un libro che non fa sconti a chi – come sempre – sfrutta i “grandi eventi” per i propri affari e interessi, senza curarsi dei bisogni reali del territorio e di chi lo abita. Un invito a informarsi e ribellarsi, nel nome della montagna.

    Un’inchiesta sui Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. Perché si può amare lo sport ma raccontare come questo “grande evento” – al pari di altri in passato – abbia un impatto devastante sul territorio alpino e i suoi abitanti.

    Questo libro, infatti, con la forza dei fatti e dei numeri, smentisce la favola dell’Olimpiade “a costo zero e sostenibile” e denuncia l’assenza di una valutazione ambientale complessiva a livello nazionale e di un confronto aperto con cittadini e associazioni ambientaliste.

    E inoltre l’invadenza di infrastrutture insostenibili come le opere stradali inquinanti, i palazzetti-cattedrali nel deserto e gli ampliamenti dei domini sciistici che coinvolgono tre Regioni, Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia, oltre alla città di Milano.

    L’alternativa? Un’etica che dia una nuova dignità alla montagna e combatta davvero lo spopolamento, con piccole opere che hanno una ricaduta sociale positiva sul territorio, rispettando i valori identitari delle alte quote – come la sobrietà – e i reali bisogni: servizi, sanità, lavoro, un turismo diverso.

    Con la prefazione di Vanda Bonardo, naturalista, insegnante, attivista e responsabile nazionale Alpi di Legambiente e membro del direttivo Cipra Italia.

    https://altreconomia.it/prodotto/ombre-sulla-neve
    #Milano-Cortina #JO2026 #Alpes #jeux_olympiques #Italie #montagne #livre #territoire #environnement #infrastructures #dignité #alternative

  • #Comitato_Insostenibili_Olimpiadi

    Chi siamo, chi vorremmo essere, cosa vorremmo fare.


    Qualche mese fa a Milano sono nati i semi di una rete, speriamo in espansione, che ha messo insieme diverse collettività della metropoli e che vorremmo rimanesse aperta. Tante realtà eterogenee che hanno al centro della loro azione ambiti diversi e differenti pratiche; siamo principalmente realtà dello sport popolare, collettività politiche di spazi occupati, collettività che si occupano delle trasformazioni della città, soggetti e gruppi che frequentano la montagna da una certa prospettiva, reti e organizzazioni di intervento politico, sociale ed ecologico. Lo scopo è quello di contestare l’operazione Milano-Cortina 2026 consapevolə che la questione delle Olimpiadi Invernali 2026 è evidentemente complessa e tocca una molteplicità di aspetti: da quello sportivo a quello abitativo, passando per lo sfruttamento lavorativo, il cambiamento e la gentrificazione della città così come il consumo di suolo, ma anche quanto accade all’ambiente e contesto montano. In sostanza, le Olimpiadi sono paradigmatiche di un modello di sviluppo che quotidianamente proviamo a contrastare e modificare, in quanto insostenibile sul piano economico, climatico, ambientale e sociale.

    Per affrontare e lottare contro un processo che impatta in maniera così vasta e a differenti livelli, riteniamo necessario innanzitutto lo scambio di saperi e pratiche che le varie collettività hanno sviluppato finora, senza dimenticare l’esperienza di chi in passato ha già vissuto una trasformazione simile nei propri territori, così da sviluppare un pensiero e un’azione critica, una narrazione che smonti la propaganda mediatica. Parimenti crediamo che solo la costruzione di un fronte ampio, intersezionale, che coinvolga tutti i territori e tutte le popolazioni che già oggi sono interessate e danneggiate dalle opere realizzate o in via di realizzazione per i Giochi - o con la scusa di questi -, dalle infrastrutture connesse e dalle loro conseguenze sociali, possa opporsi alla macchina olimpica.
    Chi vuole le Olimpiadi?

    Le Olimpiadi 2026, come tutti i mega eventi, sono figlie di una prassi consolidata che vede utilizzare questi eventi per creare una sorta di “ambito protetto” e stato d’eccezione in cui concentrare opere e progetti (anche non necessariamente indispensabili all’evento stesso e altrimenti spesso non realizzabili), beneficiando di finanziamenti pubblici straordinari, deroghe alle norme che regolano appalti e cantieri, procedure semplificate e governance d’emergenza. Il tutto generando di fatto una gestione privatistica di risorse pubbliche che sfugge ai normali organismi di controllo amministrativo, contabile e ambientale. Nel caso di Milano-Cortina 2026, le spinte sono venute soprattutto dal blocco di potere economico-finanziario che, da oltre un decennio, sta beneficiando della trasformazione di Milano e della sua corsa sfrenata allo sviluppo immobiliare, alimentato da politiche urbane attente solo ad attrarre capitali e nuovi abitanti ad alto reddito e a far crescere i flussi turistici e il posizionamento globale della città a colpi di eventi. Esaurito l’effetto Expo serviva un nuovo volano; mancando a Milano l’elemento indispensabile, le montagne, si è allargata a Cortina l’organizzazione, alimentando sul piano del turismo montano le stesse dinamiche che caratterizzano oggi le metropoli globali nel modello neoliberista, estrattivo e predatorio, del capitalismo fossile, noncuranti della insostenibilità sociale ed ambientale di queste politiche. A supporto sono arrivati i blocchi sociali e di potere che da decenni governano Lombardia e Veneto e che trovano nello sviluppo di infrastrutture viabilistiche e autostradali (funzionali a un sistema economico e di imprese che sta trasformando la Pianura Padana in un enorme polo logistico) il loro sbocco di interessi da garantire. Attraverso un modello di sviluppo tipicamente urbano, le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 alimentano un rapporto sempre più conflittuale fra città e montagna. La montagna come fabbrica del divertimento, concepita per soddisfare esclusivamente l’attrattività turistica, è l’essenza del pensiero uniforme di chi sta governando questo processo, secondo logiche impattanti, esclusive ed escludenti.
    Chi non le sostiene?

    Non le sostiene lo sport popolare che da anni cerca di sottrarsi alle logiche di un certo tipo di sport, quello dei grandi eventi, a scopo prevalentemente commerciale, uno sport che sfrutta i lavoratori e le lavoratrici e che ci sottrae spazi in città.

    Non le sostiene chi dice basta all’attuale modello di sfruttamento turistico della montagna e pensa sia necessario una nuova prospettiva per le Terre Alte.

    Non le sostiene chi pensa che la città sia in primis uno spazio pubblico, che deve includere e ampliare diritti sociali e civili, e non un territorio da spartire fra gli interessi dei grandi investitori e da cui estrarre valore a discapito della collettività.

    Non le sostiene chi ritiene necessario un radicale cambiamento di rotta e di sistema a fronte dei cambiamenti climatici e della crisi ambientale che l’attuale modello di sviluppo neoliberista ed estrattivista, basato sul “capitalismo fossile”, sta rendendo irreversibili.

    Non sosteniamo la narrazione, che spesso accompagna i Giochi olimpici, di un momento in cui si propone la retorica dell’avvicinamento di nuove persone agli sport, anche nuovi. Un momento magari tramite cui coinvolgere bambini e bambine (oggetto politico metafora di orizzonte futuro, un orizzonte di benessere) o chi non ha possibilità di accedere alle strutture per via di barriere architettoniche, sociali o economiche. Gli sport che ci lasciano in eredità le Olimpiadi invernali sono al contrario inaccessibili allə più, svolti in impianti economicamente cari nella costruzione e con elevati costi di accesso o fruizione (skipass o biglietti che siano), che escludono la maggior parte delle persone. Ma anche nella metropoli Milano, lo sport per tutte e tutti è sempre più negato dalla privatizzazione dei centri sportivi e ricreativi comunali. A questo ci opponiamo e rivendichiamo invece uno sport accessibile da diversi punti di vista, prima di tutto quello economico.

    Vogliamo sottrarci anche a una narrazione delle Olimpiadi come un evento di “orgoglio nazionale” e allo stesso tempo un momento di pace, si diceva koinonia tra le nazioni, e di grande armonia. Come già abbiamo visto solo nelle più recenti vicende dei giochi di Rio e Londra, espulsioni e sfratti di massa e repressione delle proteste hanno mostrato il lato violento del grande evento sportivo. Ci sottraiamo a quella narrazione di un’Olimpiade pacificata e pacificante, “la pace per fare quello che voi volete”: non la stavamo aspettando, non batteremo le mani al passaggio della fiaccola olimpica, non saremo parte dell’olimpiade diffusa, non accoglieremo lə turistə, non lucreremo sulla città e chi vi abita. Non saremo ingranaggio della macchina del consenso.

    Sin dalla candidatura il tandem Milano-Cortina si è distinto per l’assenza di trasparenza e condivisione dei progetti con le popolazioni locali e per la mancanza di qualsiasi tipo di dibattito pubblico. Una narrazione accattivante, nel solco della solita “economia della promessa”, infarcita di retorica green e social, per costruire il consenso e far passare nell’opinione pubblica che i miliardi stanziati dai vari decreti legge siano “spesi a fin di bene”. Nell’ipocrisia di un evento venduto come “a costo zero”, abbiamo ormai superato i tre miliardi di euro di fondi pubblici allocati (fine novembre 2023); sebbene promosse sin dall’inizio come le “Olimpiadi della sostenibilità”, la maggior parte degli investimenti riguardano invece consumo di suolo, spreco di acqua in tempo di siccità sistemica, cementificazione e incentivi al traffico su gomma - non è un caso che Eni sia tra i maggiori finanziatori dell’evento. Il “pacchetto olimpico" esplode così di opere calate dall’alto, là dove i bisogni e i desideri di chi vive realmente quei luoghi sono tutt’altri e restano inascoltati. Un esempio su tutti è Cortina, dove si era scelto di espropriare e abbattere un lariceto secolare e spendere oltre 120 milioni di euro per ricostruire una pista da bob, in un’area montana con servizi pubblici in crisi e le unità socio-sanitarie che chiudono i bilanci con perdite milionarie. Un’eredità di debiti e opere inutili si distribuisce così sul territorio, per rispondere a nient’altro che un istinto predatorio di consumo della montagna.

    E cosa dire della continua promessa di benefici mirabolanti sul piano economico (siamo arrivati a 4,5 mld di euro di ritorni economici a detta loro) quando di fronte abbiamo ancora l’esempio dei debiti delle Olimpiadi di Torino 2006 che hanno destinato il capoluogo piemontese a una depressione economica e sociale permanente? O della retorica sul piano occupazionale, quando sappiamo benissimo quali lavori e a quali condizioni l’organizzazione del grande evento genera: precariə e malpagatə nelle filiere del turismo e della ristorazione, con scarsa sicurezza e tutele nei cantieri e nella logistica, gratuito per chi presterà servizio nelle settimane dei Giochi nei vari staff per biglietti, ricevimento, stewards e hostess secondo un modello di volontariato per i grandi eventi privati, sdoganato con Expo 2015 e destinato a intossicare in modo permanente il mercato del lavoro.

    Che cosa sosteniamo?

    Oltre la monocultura dello sci su pista: reimmaginare l’inverno

    La vorace macchina olimpica non trova dialogo con le comunità, lasciando in eredità opere costose da gestire e destinate all’abbandono, come già accaduto per i Giochi invernali di Torino 2006. Tra gli interventi, oltre all’ampliamento di impianti e piste da sci, si assisterà all’aumento di altre strutture funzionali alla pratica dello sci di massa (alberghi, parcheggi, impianti a fune, ristoranti, strade…). Tutto questo in un contesto di crisi profonda dell’industria sciistica, ormai giunta a un punto di non ritorno e incapace di stare in piedi dal punto di vista ecologico, energetico e non ultimo economico. Trovare una risposta alla crisi della montagna come divertimentificio non è semplice ma di sicuro sosteniamo un ripensamento del turismo invernale montano. Il modello proposto dal ticket Milano-Cortina ricalca invece traiettorie opposte, insostenibili e indesiderabili.

    Al culmine di una crisi idrica senza precedenti, il 2023 ha visto la prima grande mobilitazione diffusa contro la opere nocive e imposte dalle Alpi agli Appennini: per “reimmaginare l’inverno”, in diversi territori sono nati comitati per opporsi alla costruzione di nuovi impianti a fune, bacini per l’innevamento artificiale e altri interventi di ampliamento e collegamento tra comprensori sciistici esistenti. A fronte di un cambiamento climatico, che rende sempre più insensato sciare al di sotto di certe quote e che anche ad alte quota palesa la sua insensatezza con piste tracciate scavando ghiacciai perenni, desideriamo un futuro diverso per la montagna, mettendo in discussione l’offerta di servizi e divertimento ad ogni costo che non possiamo più permetterci, rivolta per lo più alle classi più ricche della popolazione urbana. L’opposizione e la critica ai Giochi olimpici invernali pone dunque le basi anche per un cambiamento non solo economico e ambientale, ma anche culturale del nostro sguardo sulle Terre Alte.

    Dalla città a misura di eventi (privati) al diritto alla città

    La Milano a misura di Olimpiadi è la versione amplificata e futura della città che già viviamo da due decenni a questa parte, che alimenta sé stessa in maniera bulimica con eventi per rimanere attrattiva a chi non vi abita, ma sempre più insostenibile per chi deve viverla nella quotidianità. Sosteniamo una città diversa: sosteniamo gli spazi dello sport popolare e, attraverso questa pratica, sosteniamo la costruzione di uno sport inteso come socialità, come benessere psicofisico, come pratica antifascista, antirazzista e transfemminista. Sosteniamo uno sport accessibile a tuttə, sosteniamo la pratica dell’autogestione e della costruzione di collettività resistenti. Mentre continuano gli sgomberi in città, sosteniamo il moltiplicarsi di questi spazi liberati.

    A Milano le Olimpiadi stimoleranno i già preoccupanti processi di privatizzazione, finanziarizzazione e cementificazioni di grandi aree pubbliche verdi. A livello di nuovi servizi e nuove strutture pubbliche e accessibili, per esempio nel campo della pratica sportiva, non vi sarà alcuna integrazione a quanto già presente. Anzi, la privatizzazione di ex strutture di MilanoSport, la partecipata del Comune di Milano che dovrebbe garantire un’accessibilità diffusa alla pratica sportiva a basso costo, è divenuta una realtà sempre più rilevante con cui confrontarsi (in particolare richiamiamo alla memoria il Lido, la più grande piscina all’aperto ora non più di MilanoSport). Il PalaItalia è un’operazione di privati che stimolerà i circuiti commerciali di questi e come lascito ci porterà non sport, ma extracosti (di denaro pubblico) e grandi concerti, su cui ad essere positivi possiamo sperare si calino nuove orde di autoriduttori.

    Ciò che più spaventa, poi, è la prospettiva per il diritto all’abitare e l’accessibilità più in generale alla vita urbana in un contesto in cui il valore immobiliare delle zone che vedranno svolgersi gran parte delle attività urbane dell’evento sportivo sta aumentando, con una ricaduta a livello metropolitano e conseguente espulsione di abitanti a medio e basso reddito. Corvetto, quartiere popolare del sud della città, e tutto il quadrante della periferia sud est che scende fino a Rogoredo, è la zona che promette di acquisire valori inaspettati (ad oggi si parla di una crescita di circa il doppio della media cittadina), sfruttando il basso valore iniziale rispetto al resto della città. Nuovamente lo sfruttamento del territorio offerto in pasto a finanza e costruttori peserà in maniera ancora più drammatica sui costi dell’abitare ormai insostenibili per chi vive attualmente in questi quartieri. Sullo sfondo l’approssimarsi di una possibile bolla immobiliare con prossima ormai nuova crisi che in questo contesto avrebbe effetti esplosivi. A chi quindi il grande evento fa comodo, se non agli interessi del settore turistico e quello delle grandi società del settore immobiliare che sempre di più si impossessano della città? Le Olimpiadi a Milano sembrano rientrare oggi a pieno in quel modello che produce grandi narrazioni e nuove immagini, promuovendo marketing e spettacolarizzazione, i cui costi saranno pagati da tantə a favore dei pochissimə.

    Siamo consapevoli che a poco più di due anni di distanza dalle Olimpiadi 2026 chiederne l’annullamento e l’azzeramento di tutte le opere previste, per quanto resti l’opzione più logica e sensata, è concretamente molto difficile; ma allo stesso tempo riteniamo necessario e possibile mettere in campo a Milano, in Valtellina, nelle valli dolomitiche, tutte le iniziative e le azioni possibili per ostacolare, bloccare, cancellare la realizzazione di tante opere inutili, siano infrastrutture o impianti di gara, previste dal dossier olimpico, evitando inutili sprechi di denaro (come per i palazzetti del ghiaccio temporanei in Fiera a Rho o la ristrutturazione della pista da bob a Cesana), ulteriori devastazioni ambientali o consumo di suolo. Così come riteniamo necessario che si attivi nella città di Milano un moto di rivolta verso il modello urbano che le Olimpiadi contribuiscono ad alimentare e che nega il diritto all’abitare e alla città ai suoi stessi abitanti. E, guardando al futuro, nel solco di quanto già sta accadendo in altri Paesi con Olimpiadi in fase di organizzazione o appena svolte, riteniamo importante che cresca e si consolidi un movimento globale che superi l’attuale modello organizzativo non più sostenibile dei grandi eventi sportivi. Che da qui al 6 febbraio 2026 e per tutta la durata delle Olimpiadi i territori interessati dalle opere per i Giochi Milano-Cortina rompano la “pax olimpica”: ribadiamo che le nostre vite non sono un gioco e diciamo basta allo sfruttamento senza limiti di montagne, territori, acqua, beni comuni urbani e ambientali per estrarre profitti a beneficio di pochi.

    https://cio2026.org
    #Milano-Cortina #JO2026 #Alpes #jeux_olympiques #Italie #montagne #résistance

  • Les JO d’hiver de Milan-Cortina vont accélérer la fonte de la #neige et des #glaciers

    C’est ce qu’il s’appelle scier la branche sur laquelle on est assis. À moins de trois semaines des Jeux olympiques d’hiver, un #rapport (https://www.newweather.org/wp-content/uploads/2026/01/Olympics_Torched_report_18-01-2026.pdf) publié le 18 janvier montre que la compétition risque d’accélérer la fonte de la neige et des glaciers de #montagne.


    D’après les deux organisations autrices — Scientists for Global Responsibility et le New Weather Institute — les Jeux d’hiver de 2026 à Milan-Cortina devraient générer environ 930 000 tonnes d’émissions d’équivalent CO₂, entraînant la disparition estimée de 2,3 km² de couverture neigeuse et la fonte de plus de 14 millions de tonnes de glace glaciaire.

    Des #sponsors très polluants

    Le rapport souligne également le poids des partenariats commerciaux : trois accords de sponsoring avec des entreprises fortement émettrices — le pétrolier #Eni, le constructeur automobile #Stellantis et la compagnie aérienne #ITA_Airways — pourraient à eux seuls provoquer environ 1,3 million de tonnes supplémentaires d’équivalent CO₂ équivalent, soit 40 % de plus que l’empreinte directe des Jeux.

    Au total, l’événement et ses contrats de sponsoring entraîneraient une perte d’environ 5,5 km² de neige et la fonte de plus de 34 millions de tonnes de glace, concluent les auteurs. Les auteurs appellent donc les organisateurs des Jeux olympiques à renoncer aux partenariats avec des entreprises polluantes.

    Au-delà du poids climatique, plusieurs #chantiers — piste de bobsleigh, retenue d’eau, projets routiers — sont lourdement critiqués par des associations et des habitants. Quatre ans avant les JO d’hiver 2030 en France, l’Italie était pourtant censée montrer l’exemple, avec des Jeux olympiques et paralympiques d’hiver promus comme les plus écolos de l’histoire.

    https://reporterre.net/Les-JO-d-hiver-de-Milan-Cortina-vont-accelerer-la-fonte-de-la-neige-et-d
    #JO #jeux_olympiques #JO2026 #Milano-Cortina #CO2

  • Que viennent faire en Italie les agents de la police américaine de l’immigration ?

    Alors que l’agence américaine impliquée dans une répression brutale de l’immigration aux États-Unis nie mener des opérations à l’étranger, le déploiement prochain en Italie de son service de sécurité intérieure (#HSI) pour les JO d’hiver en février provoque un tollé. Il suscite aussi des inquiétudes à quelques mois de l’ouverture de la Coupe du monde de football co-organisée par les États-Unis.

    Que vont faire les agents de la police américaine de l’immigration (ICE) à Milan pour les JO d’hiver qui se tiennent à partir du 6 février ? Alors que l’agence américaine impliquée dans une répression brutale de l’immigration aux États-Unis s’est défendue de mener des opérations en matière d’immigration à l’étranger, le déploiement prochain de son service de sécurité intérieure (HSI) en Italie a suscité un tollé et le lancement de nombreuses pétitions.

    Quel sera le rôle exact de l’ICE ?

    « Aux Jeux olympiques, le service de sécurité intérieure (HSI) de l’ICE soutiendra le Service de sécurité diplomatique du département d’État américain, ainsi que le pays hôte, afin d’évaluer et d’atténuer les risques liés aux organisations criminelles transnationales », a déclaré l’agence dans un communiqué, mardi 27 janvier.

    « Bien évidemment, l’ICE ne mène pas d’opérations en matière d’immigration à l’étranger », a précisé l’agence. Et « toutes les opérations de sécurité restent placées sous l’autorité de l’Italie ».

    Les spéculations en Italie sur la participation de l’ICE aux Jeux couvaient depuis plusieurs jours. Elles se sont intensifiées lundi après que le président de la région de Lombardie, #Attilio_Fontana, a déclaré que le vice-président américain, J. D. Vance, et le secrétaire d’État Marco Rubio seraient protégés par des « #gardes_du_corps » de l’ICE pendant les Jeux olympiques. J. D. Vance dirigera une délégation qui assistera à la cérémonie d’ouverture. La délégation comprendra également la deuxième dame Usha Vance et le secrétaire d’État Marco Rubio, a annoncé la Maison Blanche au début du mois.

    Des sources à l’ambassade américaine à Rome citées par le quotidien britannique The Guardian ont confirmé le communiqué de l’ICE, indiquant que des agents fédéraux soutiendraient les mesures de sécurité diplomatique pendant les Jeux de Milan-Cortina, mais ne mèneraient aucune opération de maintien de l’ordre.
    Quelles sont les réactions en Italie ?

    La confirmation du rôle de l’ICE dans la sécurité des Jeux olympiques intervient après que la chaîne de télévision publique RAI a diffusé dimanche une vidéo montrant des agents de l’ICE menaçant de briser la vitre du véhicule d’une équipe de la RAI en reportage à Minneapolis.

    Cette annonce a provoqué une vague d’indignation en Italie, alors que deux citoyens américains ont été tués par des agents de l’ICE à Minneapolis. Le maire de Milan, Giuseppe Sala, a déclaré à la radio RTL que les agents ne seraient pas les bienvenus dans la ville « car ils ne garantissent pas qu’ils s’alignent sur nos méthodes démocratiques de gestion de la sécurité ».

    « C’est une milice qui tue », a-t-il déclaré. « Il est clair qu’ils ne sont pas les bienvenus à Milan, cela ne fait aucun doute. Ne pouvons-nous pas simplement dire non à Trump pour une fois ? »

    Lundi, le ministre italien de l’Intérieur, Matteo Piantedosi, a souligné que « l’ICE en tant que telle n’opérera jamais en Italie, car la gestion de l’ordre public, de l’immigration et de la sécurité relève de nos forces de police ».

    Alessandro Zan, député européen du Parti démocrate (de centre-gauche), a déclaré que la présence d’agents de l’ICE serait inacceptable. « En Italie, nous ne voulons pas de ceux qui bafouent les droits humains et agissent en dehors de tout contrôle démocratique », a-t-il écrit sur X.

    Le quotidien La Repubblica a affirmé que le gouvernement d’extrême droite italien, qui entretient des relations amicales avec l’administration de Donald Trump, avait brièvement envisagé d’empêcher la participation des agents de l’ICE à la délégation. Mais cela aurait nécessité de s’écarter de la manière dont les responsables américains sont généralement protégés lors de visites similaires de haut niveau à l’étranger.
    Quelles sont les missions d’ICE lors des grands événements sportifs aux États-Unis ?

    Pendant que le service de sécurité intérieure de l’ICE sera déployé en Italie, ses agents mèneront des opérations lors de la finale du Super Bowl à Santa Clara, en Californie, le dimanche 8 février.

    Les autorités fédérales ont confirmé que des agents seraient présents dans le Levi’s Stadium pendant le match opposant les New England Patriots et les Seattle Seahawks. Une présence voulue par Donald Trump, qui a récemment annoncé qu’il boycotterait le match. Le président américain a critiqué à plusieurs reprises le choix de la Ligue nationale de football (NFL) de confier le show de la mi-temps à l’artiste portoricain Bad Bunny, qui a précédemment annulé des dates de tournée aux États-Unis par crainte de raids de l’ICE contre son public. Un mouvement de protestation croissant exhorte la NFL à empêcher la présence de l’ICE, alors que des athlètes et des militants dénoncent de multiples incidents liés aux interventions brutales de l’ICE dans différentes villes des États-Unis.

    Des agents de l’ICE avaient déjà été déployés à l’été 2025 lors de la Coupe du monde des clubs de la Fifa, afin d’assurer la sécurité du tournoi organisé aux États-Unis. L’ICE avait émis un avertissement à l’intention des spectateurs, leur recommandant d’avoir sur eux, lors des matchs, un document prouvant leur statut légal. L’arrestation et le renvoi d’un demandeur d’asile qui avait emmené ses enfants à la finale de la Coupe du monde des clubs de football le 13 juillet 2025 avait soulevé de sérieuses inquiétudes quant à la sécurité des ressortissants étrangers qui assisteront à la Coupe du monde 2026 aux États-Unis.

    Si les États-Unis ont confirmé de nouvelles mesures de sécurité pour la Coupe du monde de football qu’ils coorganisent du 11 juin au 19 juillet 2026 avec le Mexique et le Canada, aucune annonce de déploiement de l’ICE pendant la compétition n’a été faite pour le moment.

    https://www.france24.com/fr/europe/20260127-que-viennent-faire-italie-agents-police-am%C3%A9ricaine-ice-immig
    #ICE #JO #jeux_olympiques #USA #police #sécurité

    • Piantedosi assicura: “Ice non opererà mai alle Olimpiadi in Italia. I morti in Usa? Metodologie diverse dalle nostre”

      Il ministro dell’Interno dopo la rivelazione del Fatto Quotidiano: «In questo momento gli americani non hanno comunicato le tipologie di presenze che ci saranno qui in Italia. Polemica sul nulla»

      “Ice non opererà mai in Italia, chiaro?”. Lo assicura il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, rispondendo alle domande dei giornalisti, prima di presentare il libro scritto con Annalisa Chirico ‘Dalla parte delle divise’ al Mondadori Bookstore di Roma. L’argomento ha agitato la giornata politica dopo la rivelazione del Fatto Quotidiano sulla presenza ai Giochi olimpici della famigerata United States Immigration and Customs Enforcement americana. “Semmai dovesse essere che singole unità di personale, che sono formalmente ed organicamente appartenenti a qualsiasi articolazione degli organismi di sicurezza americana, dovessero arrivare in Italia espleteranno misure di protezione ravvicinata – spiega il capo del Viminale – Ice in quanto tale non è stato comunicato e né sarà presente in Italia”. Si vedrà. Ma quindi Ice potrebbe arrivare in Italia a scorta degli atleti statunitensi o delle autorità (come il segretario di Stato Marco Rubio o il vicepresidente JD Vance? “Non lo so e non è dato di presumere che questo accada, poi se succede vedremo”. Il governo italiano farà richiesta che Ice non faccia neppure la scorta delle autorità, come richiesto dalle opposizioni? “Questo si chiede se il problema si pone. Questo, almeno per il momento, non si pone”. E conclude con una valutazione su quanto sta accadendo negli Stati Uniti, vicende che hanno portato anche all’uccisione di due persone da addetti dell’Ice nel giro di 20 giorni. “Si tratta di metodologie che non fanno parte del nostro bagaglio professionale e culturale nella gestione dell’ordine pubblico e della sicurezza. Le autorità di quel Paese hanno la responsabilità di quello che sta accadendo: non ci riguarda, noi abbiamo un’altra cultura”

      https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/26/ice-olimpiadi-piantedosi-milano-cortina-notizie/8269928

    • Il Qatar “invade” Milano: la sfilata dei suoi blindati. L’Italia ha previsto seimila uomini e 114 milioni per la sicurezza, ma non bastano

      Domenica scorsa il centro città di Milano è stato attraversato da blindati scortati dalla polizia, con l’insegna dello “State of Qatar”. Una passerella di quel che sarà la sicurezza olimpica dal 4 al 22 febbraio. Il corteo è transitato da piazza del Duomo al Castello Sforzesco, dall’Arco della Pace a San Siro; il traffico è […]

      (#paywall)
      https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/27/il-qatar-invade-milano-la-sfilata-dei-suoi-blindati-litalia-ha-previsto-seimila-uomini-e-114-milioni-pe-la-sicurezza-ma-non-bastano/8270163
      #Qatar

  • (In)volontaires aux JO. Récit d’un #conflit du #travail_gratuit

    À distance des hommages officiels, cet ouvrage propose une analyse critique du #bénévolat aux Jeux olympiques et paralympiques de Paris 2024 par ses conflits.

    Documentant la contestation autour du statut des 45 000 «  volontaires des Jeux  », #Maud_Simonet restitue les mobilisations écologistes et syndicales qui ont dénoncé le recours massif au «  #travail_dissimulé  », éclaire leur originalité, les obstacles politiques rencontrés et les clivages qu’ils révèlent à l’intérieur du champ syndical. Au fil de l’enquête menée pour qualifier sociologiquement ce travail bénévole aux JOP, elle donne à entendre les interrogations critiques formulées par des volontaires et des salarié·espourtant enthousiastes de «  faire les Jeux  ».
    Ces #contestations montrent à quel point les JOP incarnent un stade suprême d’institutionnalisation du travail gratuit ; mais elles ouvrent également des brèches dans ce processus. En racontant une autre histoire du bénévolat aux JOP de #Paris_2024, (In)volontaires aux JO nous confronte au caractère politique des frontières du travail.

    https://www.editionstextuel.com/livre/involontaires_aux_jo
    #JO #jeux_olympiques #travail #livre #JO2024

  • Olimpiadi Milano-Cortina, neve (artificiale) a tutti i costi. Ma c’è il rischio che non sia abbastanza

    Per innevare artificialmente le piste sono state approvate nuove opere sui fiumi, spesso senza valutazioni ambientali e senza pubblicare i piani di risparmio promessi. Alcune però non saranno pronte per l’inizio dei Giochi.

    Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, si dice. Quella che separa le promesse degli organizzatori delle Olimpiadi di Milano-Cortina e la realtà che si presenta a poco più di un mese dall’inizio dei Giochi, però, è acqua dolce: quella dei fiumi e dei torrenti delle Alpi lombarde, venete e trentine, già sotto stress per effetto del cambiamento climatico, che verrà prelevata al ritmo di centinaia di litri al secondo per innevare artificialmente le piste. Secondo gli organizzatori ne serviranno 836mila metri cubi: rapportato ai 27 giorni di durata dei Giochi olimpici e paralimpici, significa svuotare 12 piscine olimpioniche ogni giorno.

    #Livigno, corsa contro il tempo

    Per soddisfare questo fabbisogno, di molto superiore a quello delle stagioni sciistiche «normali», il dossier di candidatura prevedeva nuove opere di presa e accumulo dell’acqua. A oggi, però, solo due dei quattro bacini previsti sono stati ultimati. Prima di Natale, il presidente della Federazione internazionale di sci Johan Eliasch ha lamentato «ritardi inspiegabili», parlando di una «situazione in cui non avremmo mai dovuto trovarci». Gli occhi sono puntati in particolare su Livigno (Sondrio), comune di meno di 7mila abitanti a un passo dalla Svizzera, che per ospitare le gare di sci acrobatico e snowboard avrà bisogno di circa mezzo milione di metri cubi d’acqua.

    Qui, il dossier di candidatura prevedeva la costruzione di due nuovi bacini di accumulo, uno da 200mila metri cubi nell’area di Mottolino e uno da 120mila in zona Carosello. Il primo, costato quasi 22 milioni di euro, è stato inaugurato solo a inizio dicembre, mentre il secondo sarà pronto per le Olimpiadi, ma quelle giovanili del 2028. Parlando con lavialibera la scorsa estate, il sindaco di Livigno Remo Galli li aveva definiti interventi vantaggiosi, che permetteranno di «gestire le risorse idriche in maniera più attenta all’ambiente» anche dopo le Olimpiadi: «Potremo raccogliere l’acqua nei periodi in cui ce n’è di più, cioè da maggio a luglio, invece che prelevarla in inverno quando ce n’è molta di meno». A causa dei ritardi, però, l’unico bacino realizzato è stato riempito solo nelle scorse settimane.

    L’acqua arriva dal torrente Spöl, conosciuto anche come Aqua Granda, al centro di una controversia decennale: la società A2A, che tra l’altro figura tra i partner dei Giochi, preleva a monte 90 milioni di metri cubi all’anno per produrre energia idroelettrica, acqua che poi viene deviata nell’Adda, tributario del Po. Risultato: «Da vent’anni a questa parte lo Spöl è prosciugato», dice a lavialibera Nicola Faifer, fondatore del comitato L’acqua è tua, che da tempo lotta perché l’azienda rilasci il deflusso ecologico, cioè la quantità d’acqua minima per garantire la salute dell’ecosistema fluviale. «Abbiamo presentato un esposto alla Commissione europea che ci ha dato ragione e presentato una denuncia per disastro ambientale, ma nulla è cambiato». Oltre ai bacini, per i Giochi sono state presentate due domande di attingimento eccezionale da 40 litri al secondo ciascuna, valide per il solo periodo olimpico.

    Anterselva, il nuovo bacino tra ritardi e impatto ambientale

    Gli altri due bacini per l’innevamento artificiale erano previsti a Bormio, in Valtellina, dove si svolgeranno le gare di sci alpino maschile, e ad Anterselva, in Alto Adige, dove gareggeranno gli atleti di biathlon. Il primo, da 88mila metri cubi, è entrato in funzione poco prima di Natale. Per il secondo, invece, dal volume previsto di 31mila metri cubi, il portale della Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico) fissa la data di fine lavori al 10 maggio 2026, due mesi dopo la fine dell’evento olimpico. L’iter è stato rallentato dal ricorso di cinque associazioni, respinto dal Tar di Bolzano lo scorso agosto. "Contestiamo i danni all’ambiente e la totale assenza di trasparenza e partecipazione nel processo decisionale», dice a lavialiberaLuigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, tra le realtà dietro l’iniziativa. Il progetto del bacino non è stato sottoposto a una valutazione di impatto ambientale, che è stata ritenuta non necessaria come per il 60 per cento delle opere olimpiche, stando all’ultimo report di Open Olympics. «Riteniamo che l’evento olimpico abbia fallito tanto sul profilo ambientale quanto su quello della trasparenza e della democrazia – continua Casanova –. Tutte le opere sono state imposte, e di tempo per organizzare un confronto con le comunità interessate ce n’è stato».

    A gennaio 2025, su richiesta della Fondazione Milano-Cortina, Simico ha avviato l’iter per la costruzione di un ulteriore invaso, non previsto inizialmente, vicino a quello già esistente in località Po’ Drusciè a Cortina, inserendolo all’interno di un intervento di «aggiornamento degli impianti di alimentazione elettrica e attrezzature». L’opera è stata però bloccata dal parere negativo della Soprintendenza del Veneto, che l’ha giudicata «incompatibile con i valori paesaggistici che qualificano il contesto di riferimento»: si procederà quindi con il «potenziamento dell’approvvigionamento del bacino esistente», aumentando quindi la pressione sulla falda da cui i pozzi attingono per il riempimento.

    Nuovi prelievi in Val di Fiemme

    Servirà acqua, e in abbondanza, anche per innevare artificialmente gli impianti di Tesero e Predazzo, località della Val di Fiemme, in Trentino, che ospiteranno rispettivamente le gare di fondo e salto con gli sci. Qui, il fabbisogno idrico stimato dagli organizzatori è di 72mila metri cubi, più del doppio del consumo medio registrato negli ultimi anni per il mantenimento degli impianti. L’acqua verrà prelevata dal torrente Avisio, come già avviene durante la stagione sciistica, ma in volumi molto maggiori in virtù di una nuova concessione della portata massima di 100 litri al secondo e grazie a un’opera di presa aggiuntiva a Tesero. «Aumentare i prelievi da corsi d’acqua già ampiamente sfruttati significa causare ulteriori squilibri all’ecosistema», dice a lavialibera Tommaso Bonazza, portavoce del comitato Acque trentine, che ha presentato una serie di osservazioni critiche nei confronti del progetto, rimaste inascoltate. Non solo: l’opera ricade parzialmente in un’area protetta dove vige il divieto di costruzione, ma è stata comunque ritenuta «compatibile».

    Nella relazione ambientale della Fondazione Milano Cortina si parla anche dell’utilizzo, per l’innevamento artificiale a Tesero, di «acqua potabile di 54 pozzi». «Non è raro che succeda – prosegue Bonazza –. In passato, alcuni sindaci si sono quasi trovati a scegliere se dare l’acqua ai cittadini o alle piste. Prima che si arrivi allo scontro sociale, che è inevitabile man mano che la coperta si fa più corta, bisognerebbe ripensare questo modello di sfruttamento intensivo dei nostri territori».
    Consumi idrici, trasparenza a secco

    Sulla carta, il tema è al centro dell’attenzione degli organizzatori: già il dossier di candidatura del 2019 prevedeva il calcolo della water footprint (impronta idrica) dei giochi secondo gli standard internazionali, impegno ribadito nel 2024 nel rapporto ambientale insieme alla promessa di sviluppare un «piano di riduzione dei consumi idrici». Di nessuno dei due strumenti, però, si trova traccia. Contattata da lavialibera la scorsa estate, Fondazione Milano Cortina ha assicurato che entrambi «sono oggetto di confronto con il Comitato olimpico internazionale», ma non è detto che vengano resi pubblici perché «sicuramente verrebbero strumentalizzati». Si ipotizza anche che possano essere diffusi dopo la fine dei Giochi in forma consuntiva, il che impedirebbe – come già sta accadendo – qualsiasi forma di collaborazione e monitoraggio da parte delle comunità interessate. «I dati dettagliati su volumi idrici, fonti di approvvigionamento e strategie di gestione non sono stati resi pubblici in modo organico – dice a lavialiberaFabio Tullio, presidente di Legambiente Treviso –. Queste mancanze impediscono una valutazione indipendente e un dibattito pubblico informato sull’effettiva sostenibilità idrica dei Giochi».

    Rischio reflui

    A preoccupare chi abita lungo i torrenti delle valli che ospiteranno i Giochi non è solo quanta acqua ne uscirà, ma anche cosa potrebbe entrare. «C’è un rischio enorme legato alla gestione dei reflui – dice Bonazza –. Già adesso, nelle località maggiormente interessate dal turismo di massa invernale, i depuratori non riescono a far fronte ai picchi di affluenza e spesso permettono alle acque sporche di finire nei fiumi. Immaginiamo cosa potrebbe succedere durante le Olimpiadi». Nella relazione di sintesi di dicembre 2024, gli organizzatori hanno dichiarato che gli scarichi liquidi verranno gestiti attraverso serbatoi, escludendo quindi immissioni nella rete fognaria e nei torrenti, ma «non è ad oggi disponibile il progetto del sistema di gestione (modalità e frequenza di raccolta, siti di destinazione, modalità di smaltimento e di trasporto)». Nello stesso documento, e in apparente contraddizione, si evoca l’eventualità di «scarichi di reflui nei corpi idrici superficiali», che verrà gestita con l’implementazione di un «piano di monitoraggio». Anche di questo, però, non si trova traccia pubblica.

    https://lavialibera.it/it-schede-2353-olimpiadi_milano_cortina_neve_artificiale_impatto_idrico_

    #JO2026 #jeux_olympiques #Alpes #neige #neige_artificielle #eau #Mottolino #Carosello #coût #prix #Spöl #Aqua_Granda #A2A #Anterselva #Bormio #environnement #Po_Drusciè #paysage #Tesero #Predazzo #Val_di_Fiemme #Avisio #eau_potable #water_footprint #Milano-Cortina

  • Lombardia, Olimpiadi di cemento

    Le promesse di sostenibilità dei Giochi nella regione guidata da Fontana si scontrano con la realtà. A Milano i privati fanno affari, in #Valtellina associazioni e comitati cercano di bloccare opere invasive

    Per le feste natalizie tutto in piazza del Duomo è stato progettato sotto il segno delle Olimpiadi di #Milano-Cortina 2026. L’albero di quasi trenta metri è addobbato con 100mila luci a led messe a disposizione da #Tcl, #sponsor dei Giochi, che si è occupato anche della realizzazione del villaggio di Natale. Parte della zona pedonale è occupata dal #Cubo_olimpico, la struttura temporanea che ospiterà gli studi televisivi internazionali da dove verranno trasmesse le gare.

    Al piano terra, è possibile comprare i gadget nello store ufficiale della manifestazione (pagando unicamente con Visa, altro megasponsor dell’evento), mentre l’uscita della metro è tappezzata di loghi della kermesse. Fino a pochi mesi fa l’unico simbolo che ricordava a meneghini e turisti l’inizio dei Giochi era un grande orologio posto davanti a Palazzo Reale, alla destra del Duomo. Dal 6 febbraio 2025 segna il conto alla rovescia verso la data della cerimonia di apertura, che avverrà allo stadio San Siro.

    Mentre regione Lombardia e comune di Milano sono pronti a festeggiare, meno contenti sono i residenti di alcuni quartieri della città e della Valtellina. Le promesse contenute nel dossier di candidatura hanno lasciato il posto a cementificazione, speculazione edilizia e progetti ancora in corso. Associazioni e giornalisti chiedono chiedono conto di ritardi e spese extra, ma la risposta degli enti fatica ad arrivare: si conoscerà il vero costo della manifestazione solo quando le luci si saranno spente, sperando che l’eredità non lasci troppi debiti.
    Milano da costruire

    Saranno quattro i luoghi principali della kermesse a Milano e nei comuni vicini: il villaggio olimpico, l’arena Santa Giulia, alcuni padiglioni della Fiera di Rho e il forum di Assago. I primi due sono stati costruiti di sana pianta e basta allontanarsi un poco dal centro per vedere come questi edifici abbiano cambiato fisionomia ai quartieri che li ospitano. Solo quattro fermate di metro dividono piazza Duomo dallo Scalo di Porta Romana ed è qui che è stato costruito il villaggio olimpico.

    Gli slogan affissi sui cartelloni dei cantieri inneggiano a un «quartiere che ripensa il suo futuro». «Non è così, a ripensarlo sono state le imprese private – dice Stefano Nutini, del circolo Perucchini-Tiberio di Rifondazione Comunista e membro del Comitato insostenibili olimpiadi (Cio), rete di gruppi, associazioni e collettivi che vuole mostrare l’insostenibilità dell’evento –. Qui è in corso una colossale speculazione economico-finanziaria che ha cambiato completamente la faccia della città».

    Nella presentazione della rete è precisata la motivazione della mobilitazione: «Milano-Cortina 2026 è paradigmatica di un modello di sviluppo che quotidianamente proviamo a contrastare e modificare, in quanto insostenibile sul piano economico, climatico, ambientale e sociale». Il Villaggio con le stanze degli atleti diventerà uno studentato che, secondo l’impresa costruttrice Coima, coprirà nel post Olimpiadi il 6 per cento del fabbisogno dei posti letto per studenti in città, circa 1.700.

    I lavori sono terminati a luglio, in anticipo rispetto a quanto previsto, con extracosti pari a 40 milioni di euro che i privati chiedono siano coperti da fondi pubblici. Il terreno, comprato da Coima a Ferrovie dello Stato nel 2022, era costato 180 milioni di euro. A otto fermate da piazza Duomo si arriva a Rogoredo. Camminando una decina di minuti, il cantiere comincia a prendere spazio, mentre il PalaItalia Santa Giulia si staglia sullo sfondo. Costo iniziale dell’opera: 176,4 milioni di euro di investimento privato di Evd Milano, succursale di Eventim, multinazionale tedesca dell’intrattenimento dal vivo e sponsor. Il viavai dei camion è continuo.

    Durante la passeggiata monitorante organizzata da Libera Milano a metà dicembre alcuni abitanti del quartiere hanno raccontato che l’evoluzione degli interessi nel quartiere sta portando le persone più povere ad andarsene, spostandole sempre più in periferia. «L’abbiamo già visto con Expo 2015, dove lo sviluppo è stato solo immobiliare, all’insegna della privatizzazione e della turistificazione – racconta a lavialiberaLuca Trada del collettivo Off Topic –. Ci sono tante questioni che si intersecano. Se il diritto all’abitare viene negato e lo sport diventa una pratica esclusiva, che tipo di eredità potranno mai dare questi Giochi?». La rete Cio ha raccolto le testimonianze nel docufilm Il grande gioco, attraversando gli spazi urbani e quelli montani.
    Valtellina, disagi e attese

    Circa 220 chilometri separano Milano da Livigno che, insieme a Bormio, è uno dei due comuni della Valtellina dove si terranno 34 gare per le Olimpiadi e nessuna per le Paralimpiadi. Ma tutta la valle è stata inondata di investimenti, e la maggior parte ha il colore del cemento: strade, tangenziali, rotatorie. Secondo gli organizzatori, alcune di queste sarebbero state necessarie per l’evento olimpico, ma non verranno completate entro quella data.

    Per il cavalcavia di Montagna di Valtellina (chiamata tangenziale sud di Sondrio), ad esempio, il budget previsto è passato in un anno da 30 a più di 43,5 milioni e solo a fine novembre ha superato la procedura autorizzativa, bypassando anche il parere negativo della Soprintendenza. Secondo quanto riportato dal portale Open Milano Cortina, pubblicato da Società infrastrutture Milano Cortina (Simico) in seguito alle richieste della rete di monitoraggio civico Open Olympics 2026, l’inizio dei lavori è previsto per inizio agosto 2026, cinque mesi dopo la fine dei Giochi.

    Da alcuni anni, associazioni e comitati denunciano i ritardi e l’arroganza nella gestione dei processi decisionali. «Alcuni interventi vanno fatti – ha sostenuto Barbara Baldini, ex sindaca di Montagna di Valtellina –, ma non sono state trovate soluzioni condivise col territorio: l’opera contestata prevede solo il superamento di un passaggio a livello su cui si chiude la tangenziale Sud di Sondrio, mentre il comitato ribadisce la necessità di riprendere il progetto previsto sin dai primi anni 2000. Ancora più grave che la legacy dei giochi non contempli riflessioni su questioni urgenti come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e il diritto alla salute».

    Anche per Emanuele Capelli, segretario provinciale di Rifondazione comunista a Sondrio, «le criticità alla viabilità e alla mancanza di servizi si stanno intensificando con l’avvicinarsi della data delle gare». Neppure le zone patrimonio Unesco vengono risparmiate dalle opere viarie. È il caso dello svincolo della Sassella, dove si trova anche il santuario quattrocentesco della Madonna della Sassella. Budget: 21 milioni. I lavori dovrebbero iniziare a fine maggio, ma gli abitanti sperano che non comincino mai.

    Stessa cosa per la “tangenzialina” dell’Alute: 800 metri di strada in un territorio a rischio idrogeologico. A Livigno, in località Bondi, è in programma la realizzazione del parcheggio interrato Mottolino, che offrirà circa 500 posti auto su tre livelli. Secondo quanto scritto da Simico, «la copertura dell’autorimessa fungerà da base per le piste da sci durante le competizioni olimpiche».

    A realizzare l’opera, 27 ditte subappaltatrici. «Hanno venduto questa operazione come un modo per ridurre le tasse agli abitanti di Livigno grazie agli stalli a pagamento», incalza Alberto Maspero, consigliere di minoranza di Sinistra per Sondrio. Il problema è che la fine del cantiere è prevista per il 30 settembre 2026, anche se da qualche mese è subentrata un’altra scadenza, quella provvisoria entro cui consegnare l’opera: il 15 dicembre 2025.

    «Non siamo contro la manifestazione sportiva – dice Michele Iannotti, coordinatore provinciale del Pd – ma questi eventi devono essere utilizzati per progettare insieme ai territori. Su questo fronte, le aspettative sono state ampiamente disattese»
    Dati parziali

    Per sapere quanto spenderà realmente la Lombardia per l’evento olimpico bisogna incrociare più fonti. Due sono le banche dati sulle opere pubbliche: il portale Open Milano Cortina 2026 e il sito Oltre i Giochi 2026, che raccoglie e descrive gli interventi sul territorio, ma non è chiara la data di aggiornamento delle informazioni contenute. A queste si sono aggiunte due richieste di accesso civico generalizzato da parte di Libera Lombardia e Libera Milano a Comune e Regione per conoscere gli interventi connessi ai Giochi finanziati dagli enti.

    Partiamo dai dati restituiti da Simico. Le opere riportate sono 29, per un valore economico di 1,39 miliardi di euro, 32 milioni in più rispetto alla spesa prevista alla fine dell’anno scorso. A fare una fotografia dei dati disponibili (e di quelli mancanti) è la rete Open Olympics 2026 nel suo terzo report, pubblicato alla metà di dicembre.

    «Confrontando i dati del portale Simico con quello regionale, apprendiamo che ci sono ulteriori 44 opere che prevedono 3,82 miliardi di euro di spesa – commenta Elisa Orlando, curatrice del report e membro di Common (Comunità monitoranti di Libera) –. Sono inclusi gli investimenti privati, come il villaggio olimpico e il PalaItalia Santa Giulia, ma si tratta di una quota minima pari a 342 milioni di euro, mentre i finanziamenti pubblici da Unione europea, Stato, regioni, comuni sono il 91 per cento».

    In totale, considerando tutti e 78 gliinterventi, la spesa complessiva ammonterebbe a 5,17 miliardi di euro. Nella risposta della Regione all’accesso civico, si menzionano l’aumento dei costi totali delle opere (+2 per cento della spesa pubblica complessiva), ma anche una diminuzione dei finanziamenti lombardi inizialmente stanziati (-4 per cento). In ogni caso, la comparazione è complessa: le informazioni hanno date di aggiornamento diverse e non esiste un portale unico dove reperirle. C’è una parte, poi, che rimane opaca e riguarda le spese in più che gli enti pubblici hanno dovuto affrontare.
    Sugli extracosti nessuno deve sapere

    La Regione ha inviato alcuni documenti. Diversa è stata la risposta del comune di Milano. All’interno dell’accesso civico, Libera Lombardia e Libera Milano avevano chiesto i dati su variazioni, incrementi e rimodulazioni di costi rispetto a quelli previsti, con i provvedimenti comunali e la ripartizione delle coperture finanziarie utilizzate per far fronte a tali extracosti.

    L’amministrazione guidata da Giuseppe Sala ha sottolineato che la richiesta non poteva essere accolta perché gli iter sono ancora in corso e serve «evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati»: la proprietà intellettuale, il diritto di autore e i segreti commerciali. Dopo il ricorso, il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza Marco Ciacci ha dichiarato che il villaggio olimpico e l’Arena Santa Giulia «non essendo state inserite nel piano delle opere [...] non hanno beneficiato per ora di finanziamenti pubblici nell’ambito di quelli disposti per l’evento olimpico».

    Ciacci ha poi sottolineato che, grazie ad alcuni articoli contenuti nel decreto Sport di quest’estate, al comune di Milano sono stati assegnati dal governo ulteriori 21 milioni di euro per garantire lo svolgimento dei Giochi all’Arena Santa Giulia. Il responsabile ha concluso che nonostante l’accoglimento dell’istanza di riesame, la consegna dei documenti avverrà solo in un futuro imprecisato: sarà possibile sapere «al momento della conclusione dell’iter procedimentale in corso».

    Una risposta simile a quella data al direttore di AltreconomiaDuccio Facchini, che aveva fatto ricorso al Tar. Così, per sapere quanto costeranno le Olimpiadi ai cittadini, bisognerà aspettare la fine dei lavori. L’ultima in programma è prevista per il 2033. «Il monitoraggio proseguirà dopo il marzo 2026 – conclude Leonardo Ferrante, referente Common e portavoce della rete Open Olympics – e continuerà per capire quale sarà il futuro delle infrastrutture che dovrebbero diventare eredità di tutti».

    https://lavialibera.it/it-schede-2528-lombardia_olimpiadi_di_cemento_milano_cortina_2026
    #JO #JO2026 #Milan #jeux_olympiques #montagne #Italie #Lombardie #béton #bétonisation #Alpes #VISA #coût #spéculation #Coima #Evd_Milano #Eventim #Livigno #Bormio #Montagna_di_Valtellina #Bondi #budget #transparence #Milano-Cortina

  • Prima e dopo Milano Cortina. L’impatto delle opere visto dall’alto, da Cortina a Livigno

    La “#legacy” dei Giochi invernali è fatta di cemento, sbancamenti e alberi tagliati. In collaborazione con PlaceMarks, Altreconomia aggiorna il progetto “L’impronta olimpica” (febbraio 2025) e attraverso scatti satellitari mostra la situazione impressionante nel #Cadore, in #Valtellina, in #Alto_Adige e anche a Milano. Le fotografie dei cantieri (integralmente a spese del pubblico) spazzano via la retorica del “grande evento sostenibile”

    https://altreconomia.it/impronta-olimpica-2026
    #JO #jeux_olympiques #JO_2026 #Milano-Cortina #Livigno #Cortina #Italie #impact #images_satellitaires #empreinte #images #Alpes #montagne

  • Au prétexte des Jeux olympiques 2030, l’Assemblée prolonge la #surveillance_algorithmique au moins jusqu’en 2027

    #Vidéosurveillance algorithmique, interdiction de paraître… L’Assemblée nationale a adopté mercredi le volet sécuritaire du projet de loi sur l’organisation des Jeux olympiques d’hiver de 2030 dans les Alpes françaises. Au grand dam de députés de gauche qui ont dénoncé des mesures liberticides.

    Les événements sportifs, toujours un bon prétexte à la surveillance de masse pour le gouvernement. L’Assemblée nationale a adopté mercredi le volet sécuritaire du projet de loi sur l’organisation des Jeux olympiques d’hiver de 2030 dans les Alpes françaises.

    L’examen du texte, qui contient également des #mesures_dérogatoires, par exemple en matière d’#urbanisme, devrait se poursuivre jusqu’à jeudi ou vendredi. Un vote solennel sur l’ensemble du texte est prévu le 6 janvier. Les députés ont adopté mercredi la prolongation jusqu’en 2027 de l’expérimentation d’un dispositif de #vidéosurveillance_algorithmique (#VSA), testé notamment lors des Jeux olympiques de Paris-2024, mais qui a pris fin en mars 2025.

    Concrètement, une analyse des #images est réalisée par un #algorithme, censée permettre de détecter plus facilement certains #comportements comme un #mouvement_de_foule, la présence d’une personne dans une zone interdite, ou encore un objet abandonné. Il s’agit d’aider « nos agents de la force de sécurité derrière les écrans à repérer ces situations », a expliqué la rapporteure du texte, Véronique Riotton (Renaissance).

    La vidéosurveillance algorithmique jusqu’à 2027, au moins

    Mais plusieurs députés ont pointé les résultats mitigés de l’#expérimentation jusqu’ici, et le fait que le texte prévoit qu’elle soit réalisée en 2026 et 2027, soit bien avant les JO. « L’étape d’après cette vidéosurveillance algorithmique, c’est la #reconnaissance_faciale à la chinoise », a également lancé la députée insoumise Gabrielle Cathala.

    La ministre des sports, Marina Ferrari, a elle défendu le « besoin » de récolter « davantage de données ». Le gouvernement avait tenté de prolonger l’expérimentation dans un texte sur la sécurité dans les transports, mais la disposition avait été retoquée par le Conseil constitutionnel, considérant qu’elle ne présentait pas de lien avec le texte.

    Les députés avaient auparavant adopté mardi d’autres dispositions sécuritaires, notamment la possibilité pour les agents privés de sécurité de procéder à l’inspection visuelle des véhicules et leur coffre, avec le consentement de leur propriétaire.

    Également adoptée : une « #interdiction_de_paraître » sur les lieux d’un grand évènement ou rassemblement, qui pourra être prononcée envers toute personne pour laquelle il existe « des raisons sérieuses de penser que son comportement constitue une menace d’une particulière gravité pour la #sécurité_publique ».

    Cette interdiction, limitée à deux mois, serait prononcée par le ministre de l’Intérieur « aux seules fins de prévenir la commission d’actes de #terrorisme ». Mais des députés à gauche ont assuré que cette mesure pourrait être utilisée par exemple contre des militants écologistes.

    « Cette mesure sera permanente et applicable à tout grand rassemblement », et représente « une atteinte disproportionnée aux #libertés_publiques », a lancé le député écologiste Jean-Claude Raux.

    https://www.humanite.fr/politique/cybersurveillance/au-pretexte-des-jeux-olympiques-2030-lassemblee-prolonge-la-surveillance-al
    #JO #JO_2030 #Alpes #France #jeux_olympiques #surveillance

  • Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, 157 mln di costi in più. Enti locali, fondazione e commissario ancora opachi

    Nel terzo rapporto della campagna Open Olympics 2026, il punto sulle spese per realizzare i prossimi Giochi olimpici invernali, al via il 6 febbraio. Molte le opere da completare. Tante le informazioni che mancano, a partire dall’impatto ambientale

    Dei 3,54 miliardi di euro spesi da Simico per le Olimpiadi di Milano-Cortina, al via il 6 febbraio prossimo con la cerimonia di apertura, soltanto il 13 per cento riguarda opere strettamente connesse a gare ed eventi sportivi, mentre l’87 per cento rientra tra le infrastrutture permanenti destinate ai territori, la cosiddetta legacy. “Per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per opere di legacy”, si legge nel terzo rapporto di Open Olympics 2026, la rete civica composta da 20 organizzazioni capitanate da Libera, tra le quali Wwf Italia, Italia Nostra, Legambiente, Cai, Mountain Wilderness Italia, Cipra Italia, realizzata per portare trasparenza sull’impatto finanziario e ambientale della rassegna sportiva. Nonostante lo sforzo di lavoro di questo gruppo di attivisti ed esperti, e nonostante gli appelli alla trasparenza, molti aspetti restano ancora arcani.

    La campagna – partita nel 2024 – aveva ottenuto dalla Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A (Simico) un importante risultato: la pubblicazione di una raccolta di dati sui progetti, che sarebbero stati aggiornati periodicamente. Questo ha permesso a Open Olympics di monitorare l’andamento dei lavori e dei costi delle opere, sia quelle realizzate e riqualificate appositamente per gli eventi sportivi, sia quelle collaterali, come strade e collegamenti ferroviari. Ed è da questo dataset che si evince innanzitutto come soltanto il 13 per cento delle strutture riguardi i Giochi invernali, mentre le restanti siano catalogate come “legacy”, cioè in eredità.

    L’eredità dei cantieri

    La maggior parte di queste opere, però, non sarà conclusa in tempo per le olimpiadi e le paralimpiadi invernali di Milano e Cortina e l’aumento dei loro costi delle opere della legacy incide di più sulla spesa olimpica per oltre 133 milioni di euro, “superiore di oltre cinque volte rispetto a quello relativo agli interventi per l’evento olimpico (+ 23 milioni)”, è scritto sul rapporto.

    In eredità rimarranno dei progetti e dei cantieri: “16 opere risultano concluse; 51 in esecuzione; 3 in gara; 28 ancora in progettazione – si legge nel rapporto –. Solo 42 hanno una data di fine lavori collocata prima dell’inizio dei Giochi. Significa che il 57 per cento degli interventi sarà completato dopo l’evento, con l’ultimo cantiere previsto nel 2033”. Alcune opere, come la pista da bob o il villaggio olimpico a Cortina, saranno completati definitivamente soltanto a Giochi terminati.

    I costi in aumento: + 157 milioni

    Sommando gli aumenti, il conteggio del costo delle opere è presto fatto: le spese sono cresciute di 157 milioni di euro (+4,6%), legate soprattutto agli incrementi registrati dai lavori per 34 opere.

    Le cinque variazioni più significative in valore assoluto sono:

    - la variante di #Longarone, in provincia di #Belluno (+43 milioni);

    - la circonvallazione di #Perca, nella provincia autonoma di #Bolzano (+31 milioni, cresciuta del 22,14 per cento rispetto al valore iniziale);

    – la tangenziale sud di #Sondrio (+13,3 milioni), che ha anche la variazione percentuale più alta;

    - l’impianto a fune di #Socrepes, nei pressi di #Cortina (+13 milioni);

    - il collegamento sciistico di #Livigno, in provincia di #Sondrio (+8,5 milioni).

    Gli aumenti non sono stati compensati dai risparmi su altri lavori, che hanno riguardato soltanto due progetti.

    Ambiente e subappalti, informazioni ancora “top secret”

    Su molti aspetti, però, la campagna non è stata in grado di mettere nero su bianco informazioni rilevanti. Il rapporto Open Olympics è anche una maniera per denunciare le opacità e le mancanze.

    Ad esempio, poco si sa sulle conseguenze che i Giochi e le opere avranno sull’ambiente. Per il 64 per delle opere non è stata fatta nessuna valutazione dell’impatto ambientale. Non ci sono informazioni sull’impronta di CO2 per ogni singola opera: “La somma di ogni singola impronta di anidride carbonica avrebbe pertanto fornito quanto e se la realizzazione dei Giochi abbia contribuito o meno al cambiamento climatico e come stia andando a mutare un ambiente di per sé molto fragile”, si legge nel documento.

    Si conosce soltanto quella della Fondazione Milano-Cortina, le cui emissioni – stimate nel 2024 – supererebbero di poco il milione di tonnellate di CO₂ equivalente per l’intero ciclo dell’evento, sarebbero pari a quelle prodotte per portare tutti gli abitanti di Milano su un volo Roma-New York, andata e ritorno. Ma questo riguarda soltanto gli eventi, e non le opere. A Parigi 2024, “l’impronta complessiva comunicata e riportata in specifici report è stata compresa tra 1,6 e 2,1 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente”, mentre alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di PyeongChang nel 2018, secondo alcune stime, si arrivava a 1,56 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

    E mancano ancora alcuni dati per assicurarsi su chi stia pagando e quanto ricevano i subappaltatori (che sono 516 ditte, a fronte delle 101 ditte aggiudicatarie). “Guardare con attenzione ai subappalti è essenziale per garantirla, perché è proprio nei livelli secondari delle filiere che si concentrano i maggiori rischi”, quelle legati ai diritti e alla sicurezza dei lavoratori, o le infiltrazioni criminali, per esempio. Alcuni dati sono disponibili, “risultato importante, frutto della buona disponibilità di Simico S.p.A. e di una spinta fornita anche dalle Commissioni congiunte Antimafia e Olimpiadi del Comune di Milano nel corso di confronti pubblici”. Però mancano informazioni sui valori economici, non facili da fornire dalla società e da ricercare per Open Olympics.

    Difficile la ricognizione sulle opere degli enti locali

    La campagna ammette di aver fallito – non per colpa sua – nel raggiungere uno dei suoi obiettivi, cioè ottenere un’unica piattaforma contenente tutti i dati di tutti gli enti coinvolti nella realizzazione delle opere. Ci sono quelli di Simico, ma mancano i dati di Anas o gli interventi di enti locali quali Regioni, Province e Comuni.

    Alle richieste di accesso civico presentate da Libera, la Regione Lombardia ha risposto, mentre il Comune di Milano ha prima replicato con un diniego, e poi con un differimento a data ignota. Quelle fatte in Trentino Alto Adige e in Veneto sono ancora senza risposta.

    Open Olympics 2026 pone alcune domande di principio: “È davvero necessario che la società civile, per veder riconosciuto il suo diritto di sapere circa le opere connesse ai Giochi e il loro costo, debba ‘giocare a braccio di ferro’ con le istituzioni? Anche correndo il rischio di finire contro muri burocratici o vedendosi le porte dei dati sbattute in volto, come nel caso del Comune di Milano?”. E così “resta un grosso margine di incertezza”: “Esiste, in conclusione, un’asimmetria di dati che, come rete Open Olympics 2026, non riusciamo a risolvere. Questa impossibilità non dipende da un limite di analisi, ma da una assenza strutturale di un luogo unico che raccolga in modo unitario tutte le opere, del Piano e fuori dal Piano – è scritto nel report –. L’informazione è di fatto asimmetrica: con dettaglio dove opera Simico S.p.A., frammentata o assente altrove. Ogni proposta utile a superare questa asimmetria, in tutte le interlocuzioni intercorse nell’ultimo anno e mezzo fino a ora, non ha ottenuto esito”.

    Le organizzazioni aderenti alla campagna non disperano e non chiudono le porte: “A ogni modo, come rete Open Olympics 2026 restiamo a disposizione per confrontarci pubblicamente circa ogni soluzione che abiliti appieno il nostro diritto di sapere”.

    I buchi neri: Fondazione e commissario straordinario alle Paralimpiadi

    Non si hanno poi dati sui costi dell’organizzazione dei Giochi, in capo alla Fondazione che – per un decreto del governo – è stata inquadrata come organismo privato (la questione sarà vagliata dalla Corte costituzionale). Di certo si sa che 43 milioni arrivano dal fondo per le vittime di mafia e usura e per gli orfani di femminicidio, come ha rivelato lavialibera.

    Né si conosce l’andamento della spesa legati ai 328 milioni di euro assegnati al commissario straordinario alle Paralimpiadi, cifra decisamente più alta dei 71,5 milioni previsti per le paralimpiadi. Il 16 dicembre scatteranno i tre mesi dalla nomina del commissario Giuseppe Fasiol, data in cui dovrà essere presentata la prima relazione al ministero dello Sport sul suo operato. “La figura del Commissario alle Paralimpiadi appare poco definita, sia rispetto al ruolo effettivo, sia rispetto all’ambito di intervento, e allo stato dell’arte non si hanno informazioni sufficienti all’esercizio del diritto di sapere circa come il Commissario stia operando e spendendo”.

    “Le Paralimpiadi possono costituire uno strumento utile a promuovere inclusione sociale e abbattimento delle barriere, ma va ricordato che tali barriere vanno abbattute nel quotidiano, con investimenti continuativi e non per un solo singolo evento”, prosegue Open Olympics, ricordando come il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità sia passato da oltre 552 milioni di euro per l’anno 2024 a poco meno di 232 milioni di euro annui a decorrere dal 2025 (con una riduzione riduzione di 320 milioni di euro), “uno scenario preoccupante”.

    La campagna continua. Fari accesi sul post-olimpico e l’edizione francese del 2030

    Se questo rappresenta l’ultimo rapporto prima dell’avvio dei Giochi, la rete Open Olympics 2026 promette che il suo lavoro non finisce qui, ma proseguirà “fino alla realizzazione dell’ultima opera e finché le domande poste in questo report non avranno risposta”: “Ci aspettiamo inoltre dati puntuali di rendicontazione finale, tanto sull’evento e sulle spese sostenute, quanto sulle opere correlate” perché “in caso di disavanzi di cassa di Fondazione Milano Cortina, a pagare sarà lo Stato”.

    Si lavora anche per esportare questo modello di monitoraggio civico avanti e oltralpe, in vista dei Giochi invernali del 2030 sulle Alpi Francesi: “L’obiettivo è semplice: fare in modo che i risultati dell’azione civica italiana (l’ottenimento del primo portale di dati per un’Olimpiade e Paralimpiade, su spinta civica) diventi uno standard minimo, un punto di partenza da cui partire”.

    https://lavialibera.it/it-schede-2508-olimpiadi_di_milano_cortina_2026_157_mln_di_costi_in_piu_
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