• #Belmonte_Calabro, come studenti e migranti hanno contribuito a ripopolare un borgo della Calabria: “Noi ora lo chiamiamo #Belmondo

    A Belmonte Calabro l’aria ha lo stesso profumo di quella di Madaripur, in Bangladesh. Se ne è accorto Rajib Hossain, 20 anni e un lungo viaggio alle spalle. Ha lasciato il suo Paese quattro anni fa, è in Italia da febbraio 2017. La prima volta a Belmonte ancora se la ricorda: “Mi guardai intorno, osservando il mare, e pensai che quello era il posto perfetto per godersi bene il mondo. L’aria era più dolce. Ho sentito gli stessi profumi di casa mia. Non mi era mai successo, da quando me ne ero andato”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Per capire il percorso che ha portato lì Rajib bisogna fare un passo indietro.

    https://www.youtube.com/watch?v=AU1dGl9dFik&feature=emb_logo

    Arroccato su una collina che guarda il mare, Belmonte conta poco più di mille abitanti. Nel 2016 il suo centro storico rischia lo spopolamento: i telefoni non prendono la linea e la gente del posto preferisce vivere vicino alla marina, dove si trova la ferrovia. Per le strade non c’è quasi nessuno. Sembra un luogo destinato a essere dimenticato. Eppure, c’è ancora chi se lo ricorda: nello stesso anno Rita Adamo sta studiando architettura alla London Metropolitan University. Originaria di Potenza, ha passato le estati della sua infanzia proprio a Belmonte. Racconta a compagni e professori londinesi l’isolamento in cui sta cadendo il borgo storico: “Quella stessa estate abbiamo deciso di passare qualche giorno lì. Io conoscevo l’ex Convento dei Cappuccini, ora gestito da operatori culturali, e sapevo che potevamo soggiornarci”, racconta. “Era il periodo dei grandi sbarchi sulle coste italiane. Ad #Amantea, poco distante, c’è un centro di accoglienza migranti. Ci siamo rivolti a loro per sapere se qualcuno fosse interessato a passare del tempo con noi. Hanno accettato in dieci. Non ci era ancora chiaro cosa volessimo fare: all’inizio pensavamo a conoscerci e a conoscere meglio il posto, riscoprendo luoghi considerati vecchi. Io stessa non andavo a Belmonte da molto tempo e quell’anno sono tornata con una nuova coscienza”.

    In quell’occasione Rita e altri studenti fondano La #Rivoluzione-delle_Seppie, che si occupa di riattivare le aree calabresi a rischio spopolamento. È un inizio. Poco dopo l’università di Londra organizza una classe di ricerca: ogni anno, in novembre, un gruppo di studenti va in visita a Belmonte Calabro. “Restano una settimana. Entrano in contatto con la comunità di migranti, conoscono meglio il contesto locale. Ognuno di loro, mentre è sul posto, sceglie il luogo che lo ha colpito di più. Poi progetta strutture o edifici utili a incoraggiare l’inclusione sociale e a contrastare lo spopolamento”, continua Rita. Sono opere di studio, non vengono realizzate, precisa. Ma spesso servono da spunto.

    Il tempo passa e nasce #Crossings, il festival estivo che unisce sotto lo stesso ombrello diverse realtà: La Rivoluzione delle Seppie, il collettivo di architettura #Orizzontale, l’associazione culturale Ex Convento, la #London_Metropolitan_University, l’#Università_Mediterranea_di_Reggio_Calabria e il Centro di solidarietà “Il Delfino”. Protagonista Belmonte Calabro, sottratto all’isolamento di anni prima. Partecipa anche l’amministrazione comunale, con il proprio patrocinio.

    A ogni edizione seminari e workshop diversi, che richiamano l’attenzione di esperti e professionisti. Studenti di Londra e migranti partecipano agli incontri fianco a fianco. In inverno invece c’è un’altra spedizione: “L’Università londinese prevede che gli studenti di architettura vadano nelle campagne inglesi, ospiti di fattorie, a sperimentare materiali nuovi. Costruiscono strutture che poi smontano a esperimento concluso. Abbiamo deciso di organizzare la stessa cosa a Belmonte. Qui gli studenti possono realizzare strutture che poi rimarranno nel tempo, aiutati dal collettivo di architetti Orizzontale”, racconta Rita.

    Nel 2019 nasce BelMondo, la comunità virtuale che vuole mantenere connessi tutti i partecipanti a Crossings. Il nome lo ha trovato Rajib, che quell’anno aveva partecipato a un workshop organizzato dal festival: “Ho scelto questo nome perché era simile al nome originario del posto, Belmonte, e perché il paese è un posto bellissimo dove vivere, soprattutto per la natura e i paesaggi”, racconta. “Il ricordo più bello che ho è la condivisione con gli studenti di Londra”. Fotografie, disegni, lavoro. Ma anche balli e chiacchiere: “Io non ho mai studiato, ma loro non mi hanno mai fatto sentire diverso perché migrante. Siamo diventati amici”. Rajib lavora a Cosenza come mediatore culturale. Aiuta i nuovi arrivati, che come lui non sanno cosa fare né dove andare. “Il progetto segue le fasi politiche: con il Decreto Sicurezza molti migranti sono stati costretti ad andarsene”, spiega Rita. “Ma tutti quelli che coinvolgiamo vogliono tornare anche gli anni successivi, perché a Belmonte hanno trovato una dimensione umana che manca nelle grandi città”.

    Tra i progetti più recenti c’è la ristrutturazione dell’ex Casa delle Monache, ora diventata Casa BelMondo. Sarà un punto di ritrovo e condivisione. Per ora sono stati rifatti i pavimenti di tre stanze: il programma originario prevedeva di proseguire i lavori quest’estate in occasione di Crossings 2020, ma non è stato possibile a causa della pandemia. L’edizione di quest’anno sarà quindi digitale e virtuale, come è successo per molti altri eventi.

    Il segnale di rete è ancora incerto per le vie del centro storico, a Belmonte Calabro. Ma non è più un’isola: “Molti ragazzi dei territori vicini, per esempio di Cosenza, hanno scelto di visitarlo. La comunità locale all’inizio ci guardava con un po’ di diffidenza, ma ora ci conosce e interagisce con noi, soprattutto nei momenti di convivialità”, spiega Rita. “Ora vogliamo pensare a come crescere per il futuro”. E poi ci sono i migranti, per i quali questo borgo storico calabrese è diventato una seconda casa, come dice Rajib: “Per me, c’è il mio paese natale. Subito dopo c’è BelMondo”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/07/25/belmonte-calabro-come-studenti-e-migranti-hanno-contribuito-a-ripopolare-un-borgo-della-calabria-noi-ora-lo-chiamiamo-belmondo/5874467

    #migrations #asile #réfugiés #Calabre #Italie #accueil #étudiants #villes-refuge #dépeuplement #démographie #architecture #urbanisme #imaginaire

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    Ajouté au fil de discussion "I paesi che rinascono grazie ai migranti":
    https://seenthis.net/messages/534262

  • Trump soll Assange Begnadigung angeboten haben | DW | 19.02.2020
    https://diasp.eu/p/10470201

    Trump soll Assange Begnadigung angeboten haben | DW | 19.02.2020

    Menschenrechtler und Mediziner verweisen auf den kritischen Zustand, in dem sich Wikileaks-Gründer Assange in der Haft befindet. Derweil werden Informationen über einen Deal bekannt, den die USA angeboten haben sollen. Trump soll Assange Begnadigung angeboten haben | DW | 19.02.2020 #USA #Großbritannien #US-Präsident #DonaldTrump #Wikileaks #JulianAssange #London #Anhörung

  • Deliveroo driver murder: Calls for more protection for delivery workers after deadly London stabbing | The Independent
    https://www.independent.co.uk/news/uk/crime/deliveroo-driver-murder-finsbury-park-stabbing-london-ubereats-corbyn

    4 days ago - by Eleanor Busby - ‘More members of public are treating delivery drivers with utter contempt,’ union says

    The fatal stabbing of a man in London has prompted calls for better protection for delivery drivers.

    The 30-year-old victim – who is believed to have worked as a delivery rider for UberEats and Deliveroo – was found in the Finsbury Park area on Friday night after reports of a knife attack.

    The Metropolitan Police said the incident appears to have occurred as a result of an isolated traffic altercation.

    But Labour leader Jeremy Corbyn and delivery drivers have called for greater protection from attacks following the death of the delivery driver from Algeria.

    Speaking from the scene of the knife attack on Saturday, Mr Corbyn, whose Islington North constituency includes Finsbury Park, said: “There are a lot of people working as delivery drivers, they must have better conditions of employment and employers must take more responsibility for their safety too.”

    “Police cuts have meant fewer officers on the streets and this raises issues of safety in the community in general,” he added. “Delivery drivers do a great job in London all of the time. Yet they are vulnerable.”

    Alex Marshall, chair of the couriers and logistics branch of the Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB), said the union had noticed a rise in delivery drivers facing abuse when out on the road.

    He told The Independent: “More members of the public are treating delivery drivers with utter contempt. The companies they work for treat them awfully.

    “If the companies, who are supposed to be the ones looking after them, are treating riders with a lack of respect then it sets an example to so many other people to treat them in exactly the same way.”

    Mr Marshall believes employers could do more to improve the safety of drivers – such as providing onboard cameras and cars rather than bikes – and the police could provide more support.

    “When it comes to keeping them safe, a lot of the time the police are nowhere to be seen,” he added.

    Some of the delivery drivers gathered at the scene of the fatal stabbing criticised the companies they worked for and the police for not doing enough to protect them from attacks.

    Deliveroo and Uber driver Zakaria Gherabi, who knew the victim as “Taki”, said he has been attacked on multiple occasions while working as a delivery driver and says he no longer feels safe.

    In October last year, Mr Gherabi said an attacker punched him in the eye and dislocated his socket. “My attackers are still on the streets. The police do nothing. It happens. Nobody is going to save you. The company does not care, we are self-employed, but the food we are carrying is insured,” he said.

    Mr Gherabi added: “I knew the victim. He did not do anything, he was a good guy. He was stabbed to death on these busy streets. The job is not safe. I don’t feel safe doing it.”

    One driver said they felt unsafe “100 per cent” of the time. Another said: “I was attacked here by people with a big machete and now this man has been killed for no reason. The police do nothing.

    “They just come, take a statement and then they go.”

    Gulcin Ozdemir, a Labour councillor in Islington, north London, tweeted: “The lack of protection delivery drivers have where many of them have been physically abused, mugged at knifepoint and feel like easy targets. They shouldn’t be going to work in a constant state of fear.

    “My condolences to the family and Algerian community who are so heartbroken.”

    Detective Chief Inspector Neil John, who is leading the investigation, confirmed the victim’s next of kin have been informed, but that a post-mortem and formal identification have yet to take place.

    DCI John said: “The investigation is at a very early stage. It would appear at this time that an altercation has taken place between the victim, who was riding a motorcycle, and the driver of another vehicle in the vicinity of Lennox Road and Charteris Road, Finsbury Park.“

    He added: “The incident itself appears at this early stage to have been spontaneous and not connected to, or as a result of, anything other than a traffic altercation.

    “Specialist officers are working extremely hard to build a clear picture of what happened and I would encourage anyone who may have seen the incident or has information to come forward.

    “A forensic examination of the scene has been undertaken and I expect the road to reopen very soon.”

    #Großbritannien #London #Rassismus #Arbeit #Gigworking #disruption #Kriminalität

  • Nach Ubers Lizenzverlust in London: ähnliche Maßnahmen für Deutschland gefordert
    https://www.taxi-times.com/nach-ubers-lizenzverlust-in-london-aehnliche-massnahmen-fuer-deutschland

    Steve McNamara (LTDA) war mit dem Beschluss sehr zufrieden: Der Bürgermeister habe definitiv die richtige Entscheidung getroffen, in dem er eine erneute Zulassung Ubers verweigerte.“Die Londoner werden dadurch sicherer transportiert. Ungeeignete Beförderungsunternehmen wie Uber können ihrer Verantwortung nicht entgehen.”

    McNamara zeigte wenig Mitleid mit dem US-Vermittler: “Uber hatte 17 Monate Zeit, um die Bedingungen ihrer professionellen Lizenz zu erfüllen, und doch haben sie die Sicherheit von Londonern ständig gefährdet, in dem sie von Fahrern gefahren wurden die nicht den richtigen Führerschein, Genehmigung oder Versicherung hatten.”

    Kurz nach Bekanntwerden des Uber-Verbots meldete sich auch Michael Oppermann, Geschäftsführer des Deutschen Taxi und Mietwagenverbandes zu Wort: „Uber ist eine Gefahr für die Fahrgäste! Die Londoner Behörden habe ihre Entscheidung unter anderem damit begründet, dass die Fahrer nicht über die notwendige Qualifikation für die Beförderung verfügen. Dieses Problem haben wir auch in Deutschland. Erst in der vergangenen Woche wurde dies bei Kontrollen in Frankfurt/M. wieder deutlich.“

    #Uber #London

  • Why London wants to suspend Uber over driver impersonation
    https://www.fastcompany.com/90436157/why-its-so-difficult-for-uber-to-crack-down-on-driver-impersonators

    11.27.19 - Transport for London officials say they “cannot be confident that similar issues won’t happen again in [the] future.”

    Officials in London said on Monday they won’t renew Uber’s license to operate in the city, citing a “pattern of failures,” such as unauthorized drivers taking the wheel in at least 14,000 trips. Driver impersonation is a recurring problem for the company around the world, one that has proven difficult to solve.

    The problem came from a “change to Uber’s systems” that allowed people to upload their own photos to authorized drivers’ accounts, Transport for London officials said, effectively letting them bypass Uber’s checks to make sure the right person is driving the vehicle and making it impossible for passengers to see that anything was amiss. That meant the trips weren’t covered by insurance and some drivers weren’t licensed at all, with at least one having previously had a license revoked by the transport agency, according to officials.

    Uber has vowed to appeal, calling the decision “extraordinary and wrong,” and is allowed to continue operating during that process.

    “Over the last two months, we have audited every driver in London and further strengthened our processes,” said Jamie Heywood, Uber’s regional general manager for Northern and Eastern Europe, in a statement shared with Fast Company. “We have robust systems and checks in place to confirm the identity of drivers and will soon be introducing a new facial matching process, which we believe is a first in London taxi and private hire.”

    Transport for London officials say the problem took place in late 2018 and early 2019, and while one incident of driver impersonation was reported only three weeks ago, the actual ride took place in the early part of this year. Still, the agency remains concerned that Uber’s systems might allow similar problems in the future.

    “While we recognize Uber has made improvements, it is unacceptable that Uber has allowed passengers to get into minicabs with drivers who are potentially unlicensed and uninsured,” said Helen Chapman, director of licensing, regulation, and charging at Transport for London, in a statement. “It is clearly concerning that these issues arose, but it is also concerning that we cannot be confident that similar issues won’t happen again in [the] future.”

    An Uber spokesperson didn’t respond to a request for more detail about the “new facial matching process” described in Heywood’s statement.

    Uber has been working for years to combat multiple issues around driver impersonation. One problem involves unauthorized people simply claiming to be Uber drivers picking up distracted or inebriated passengers, then robbing or assaulted them. Uber has combatted that by reminding passengers to verify driver’s license plates and confirm drivers’ names when getting picked up. The company is also rolling out an optional feature where drivers would need to enter a PIN number displayed in the passenger’s app to start a ride, which would ensure the right drivers and passengers are matched, Fortune reported in September.

    But those measures wouldn’t protect against an unauthorized person using a friend or relative’s account to drive for Uber, unless passengers carefully compared driver photos against faces. For years, Uber has announced additional steps to prevent people from driving under other people’s names, whether with authorized drivers’ consent or through compromised accounts, but the problem has seemingly continued to pop up around the world. In 2016, the company announced that it had begun requiring drivers to periodically take selfies, which would be algorithmically compared with their photos on file to verify they were the right driver. (Uber rival Lyft, which didn’t respond to an inquiry from Fast Company, uses similar measures.)

    The selfie system came under recent scrutiny after an unauthorized Uber driver in Melbourne, Australia, was convicted in September of raping a passenger after using a photo of an authorized driver, rather than a selfie, to confirm his identity. In a statement reported by Business Insider Australia at the time, Uber denied that vulnerability was still an issue, with a spokesperson saying the company had added technology and human reviews to detect people using a photo in lieu of a selfie. The company also told Fortune it is rolling out a “liveness detection tool” that would require drivers make facial movements like blinking or smiling to verify their selfies aren’t just photos of photos.

    Uber’s face recognition separately drew concern last year from some transgender drivers, who said the automated system wasn’t able to recognize their faces as their appearances changed over time. In general, commercial facial recognition systems have faced criticism in recent years over their limited ability to recognize people from racial and gender minorities.

    Even a more accurate selfie-based system alone, though, seemingly wouldn’t have stopped the problem reported in London, where unauthorized drivers were allegedly able to substitute their own photos for the ones on file, since any selfies would match the uploaded photo of the illicit driver. Both Uber and Transport for London say Uber has taken steps to address that issue, although Transport for London officials still expressed concern that such a problem could arise again in declining to renew Uber’s license.

    “If they choose to appeal, Uber will have the opportunity to publicly demonstrate to a magistrate whether it has put in place sufficient measures to ensure potential safety risks to passengers are eliminated,” Chapman said in her statement.

    London Mayor Sadiq Khan said in a statement that he supported Transport for London’s decision on Uber’s license. Officials in London, where operators of the city’s celebrated but costly black cabs study London geography and other facts for years to pass a notoriously difficult licensing exam, had previously sought to ban Uber in 2017, citing, among other things, “a lack of corporate responsibility” and Uber’s “approach to reporting serious criminal offenses.” Last year, after hearing of changes at Uber, a judge allowed the company to obtain a new London license.

    My statement on TfL’s Uber decision. pic.twitter.com/h8tiQeFQBH

    — Sadiq Khan (@SadiqKhan) November 25, 2019

    Safety issues have at times hampered Uber’s legal authority to operate in other cities as well. Uber and Lyft both departed the Austin market in 2016, after city officials refused to back down from a requirement they fingerprint their drivers for background checks, which the companies called costly and unnecessary. Ultimately, Texas state legislators shifted ride-hailing regulation to the state level, where the fingerprint requirement was dropped. A spokesperson for the Texas Department of Licensing and Regulation, which now governs ride-hailing services, said the department hasn’t encountered issues with unauthorized drivers on Uber accounts.

    “To date, we have not received any complaints regarding unauthorized drivers using Uber or other TNC accounts, nor has the issue come up with any of our staff,” writes communication specialist Jeff Copas in an email to Fast Company. “We would certainly investigate any complaint we received along these lines.”

    Other cities have taken their own approaches to ensuring only authorized drivers are behind the wheel of Uber vehicles. In New York City, the Taxi and Limousine Commission logs individual trips and has field agents who can conduct spot checks to make sure only properly licensed people and cars are on the road.

    “We’re confident that the checks and balances New York City has help ensure passengers are serviced by vetted and licensed drivers that are a requirement for companies like Uber to continue operating here,” acting TLC Commissioner Bill Heinzen said in a statement shared with Fast Company on Monday.

    #Uber #London #Betrug #Fahrer

  • Le « sale petit secret » d’Uber | korii.
    https://korii.slate.fr/et-caetera/vtc-uber-londres-perte-licence-partage-comptes-chauffeurs-securite

    ’utilisation de comptes par des personnes non autorisées est un casse-tête que l’entreprise peine à résoudre.
    Repéré par Barthélemy Dont sur Wall Street Journal, Fast Company

    02/12/2019 à 7h05

    La perte par Uber, le 25 novembre, de sa licence pour opérer à Londres lève le voile sur une pratique qui donne des migraines à l’entreprise : le partage de comptes par des conducteurs et conductrices.

    À cause de ce qu’elle appelle une « série de défaillances », l’agence Transport for London (TfL) estime qu’en quelques mois, 14.000 courses Uber ont été effectuées par des personnes non autorisées à le faire.

    Ce problème est loin d’être cantonné à Londres : de l’aveu même d’Uber, il est présent partout où la société opère. Le phénomène est même qualifié de « sale petit secret » par Bryant Greening, cofondateur de LegalRideshare, LLC, un cabinet d’avocats dédié à la défense des passagèr·es et des riders de VTC, interrogé par le Wall Street Journal.

    Les motivations pour ces échanges de comptes varient : un conducteur se fait remplacer pendant qu’il prend des vacances ; deux chauffeurs partagent un compte ; d’autres se contentent d’en ouvrir un puis de le proposer à la location pour quelques dizaines d’euros, afin de réaliser un petit profit sans avoir à conduire.

    Le souci réside dans les raisons pour lesquelles des individus préfèrent louer un compte plutôt que d’en créer un eux-mêmes. Selon le Wall Street Journal, certains n’ont pas de carte professionnelle ou savent qu’ils ne pourraient pas passer les vérifications préalables obligatoires (à cause de graves infractions routières commises par le passé, par exemple). Parfois, ils n’ont tout simplement pas de permis de conduire.

    Sécurité renforcée
    Uber lutte contre ce fléau depuis des années mais ne réussit pas à le résoudre. Depuis 2016, l’entreprise demande aux conducteurs et conductrices de prendre un selfie pour vérifier que la personne derrière le volant est bien celle qui est titulaire du compte. Le dispositif peut néanmoins être berné par une simple photo.

    Uber assure avoir amélioré sa technologie et va introduire un nouveau mécanisme qui supposera de faire un mouvement spécifique afin de renforcer la sécurité.

    Dans le cas de Londres, cela ne changera pas grand-chose, puisque les fraudeurs et fraudeuses parvenaient à uploader leur photo dans un compte ne leur appartenant pas, avant de l’utiliser sans encombre.

    Uber affirme être à l’affût des signes indiquant un partage. Changement du numéro de téléphone lié au compte, accès via de multiples appareils, modification des modalités de paiement et volumes horaires trop importants sont autant d’indices qui peuvent lui mettre la puce à l’oreille. Malheureusement, ce n’est visiblement pas suffisant, et cela pourrait coûter cher à la plateforme de VTC.

    #Uber #London #Betrug #Fahrer

  • Uber Loses License in London - Shelly Palmer
    https://www.shellypalmer.com/2019/11/uber-loses-license-london

    Uber was stripped of its license to operate in London today. The governing body, TfL (Transport for London), stated that Uber does not meet the “fit and proper” requirements for private hire operators. Uber immediately appealed, so it’s business as usual for Uber drivers and riders today, but both sides are gearing up for a fight.

    Uber does not have a stellar reputation. There have been all kinds of claims against the company. Some warranted, others not. All in, this is the second time in two years that the company’s license renewal has been rejected. The London Cab Drivers also hate — and I do mean hate — Uber and everything it stands for. I spend a fair amount of time in London, and the cabbies universally want Uber off the roads.

    At first, it was a pride thing. It used to take a remarkable amount of education to be a London cabbie. You may call it “street smarts,” but they had to take a test that the average Londoner might well fail. Unlike many planned cities (even NYC), London evolved over time, and the only way to know your way around is (was) by memory. In the age of Waze, Google Maps, Apple Maps, and other apps, all you need to do is be able to drive. That’s the main point. The cabbies and private car services in London are getting destroyed by Uber (and by other ride-sharing companies). They want them gone.

    Then, there’s the other “European” strategy. Don’t invest in tech. Just fine it. I’m not sure that one fully applies here, but it’s a disturbing pattern emerging across the whole of Western Europe.

    Uber tweeted, “We have fundamentally changed our business over the last 2 years, setting the standard for safety in the industry. TfL’s decision on our London licence is wrong and we will appeal,” which will let Uber’s 3.5 million customers and 45,000 driver breathe a little easier today.

    My guess is that Uber will work this out. Clearly, Uber has room for improvement, and this may just be the government putting them on notice (again). I can’t imagine a major city without Uber. That said, Lyft certainly can.

    #Uber #London

  • London und die gekauften Mietwagenprüfungen
    https://www.taxi-times.com/london-und-die-gekauften-mietwagenpruefungen

    12. November 2019 von Wim Faber - Die Zahl der Londoner Mietwagenfahrer ist in den letzten Jahren explosionsartig gewachsen. Viele von Ihnen scheinen ihre Fahrerlaubnis allerdings illegal erworben zu haben. Das deckten Recherchen der BBC auf.

    Mietwagenfahrer arbeiten meist für Apps wie Uber. Sie müssen obligatorische Prüfungen ablegen, um eine Private Hire Fahrer-Genehmigung zu erhalten. Bei einer verdeckten Untersuchung der BBC wurden jedoch Schulungszentren entdeckt, die mit den erforderlichen Tests schummelten. Der Lizenzgeber Transport for London (TfL) sagte dass er mit diesem BBC-Beweis sofort mindestens 1.667 Anträge storniert hat und nachprüfen wird. TfL sagte, „es war zutiefst besorgt“ über die Ergebnisse.

    Wohl auch deshalb, weil Mietwagenfahrer auch zunehmend in schwere Unfälle verwickelt sind, beispielsweise letzte Woche, als ein Mietwagenfahrer – unter dem Einfluss von Drogen – zwei Busse im Londoner Stadtteil Orpington rammte. Der Busfahrer starb bei dem Unfall, viele Busreisende wurden verletzt.

    Unternehmen wie Uber haben die Zahl der Mietwagen-Konzessionen zwischen 2011 und 2018 um 86 Prozent explosiv in die Höhe getrieben: von 61.200 auf 113.645. Die Anzahl von Taxis in der Britischen Hauptstadt verharrt dagegen konstant bei etwa 25.000.

    In London müssen Taxifahrer die Prüfung für ‘The Knowledge’ ablegen, eine topografische Prüfung, die drei bis vier Jahre intensive Vorbereitung mit regelmäßigen Prüfungen erfordert.

    Um eine Fahrgenehmigung für Mietwagen zu erhalten, wird das Strafregister des Bewerbers überprüft und ein medizinischer Test durchgeführt. Außerdem müssen die Bewerber in einem der acht offiziellen Tfl-Testzentren eine topografische Prüfung und einen (kürzlich verschärften) Englischtest ablegen.

    Der Nachweis dieser Prüfungen kann auch über andere (oft private) Schulungszentren erbracht werden. Über diese sogenannte BTec-Qualifikation kann jemand mit einer Fahrergenehmigung eine Private Hire (Mietwagen)Konzession beantragen. Nicht nur in London, sondern auch in vielen anderen Städten des Vereinigten Königreichs.

    Eines dieser Schulungszentren, Vista Training Solutions in Newham, East London, bot an, die Tests für verschiedene verdeckte Ermittler der BBC für 500 Pfund (580 Euro) pro BTec durchzuführen. Personenbezogene Daten wurden verfälscht und die Online-Prüfungen von den Schulungsleitern abgenommen.

    Der BBC-Journalist, der nicht am Unterricht teilgenommen oder eine Prüfung abgelegt hatte, erhielt ein BTec-Zertifikat, mit dem er Mietwagen oder (außerhalb von London) auch Taxifahrer hätte werden können.

    Ein anderer Undercover-BBC-Mitarbeiter, der ebenfalls nur bezahlt hatte, erhielt daraufhin auch ein BTec-Zertifikat. Vista war eines der verschiedenen Zentren, von denen die BBC erfuhr, dass es betrügerische Qualifikationen ermöglichte. Während der Undercover-Aufnahmen gab der dortige Ausbildungsleiter an, „mehr als 300 Schülern“ betrügerisch dabei geholfen zu haben, die erforderliche Qualifikation zu erlangen. Seit über zwei Jahren können Fahrer so einfach TfL-Fahrergenehmigungen beantragen, sagte der Manager. Er warnte die Schüler, „niemandem zu sagen, dass jemand den Test für Sie durchführt“. Vista Training Solutions erhielt seit 2018 mehr als 1,5 Millionen Pfund (1,7 Millionen Euro) für diese Art von Schulung.

    Caroline Pidgeon, stellvertretende Vorsitzende des Verkehrsausschusses in London, sagte der BBC: „Fahrgäste steigen in diese Fahrzeuge ein und müssen wissen, dass sie in Sicherheit sind. Zu hören, dass Teile dieser Kurse in London betrügerisch sind, ist wirklich beunruhigend und TfL muss das dringend in den Griff bekommen.“

    Helen Chapman, eine für Taxi- und Mietwagengenehmigungen zuständige TfL-Direktorin, sagte: „Es ist sehr besorgniserregend zu hören, dass einige Schulungskurse illegal Zertifikate ausstellen können. Wir werden die Behörden bei weiteren Ermittlungen gegen diese Organisationen unterstützen und unverzüglich gegen jeden Fahrer vorgehen, der bei der Erlangung eines Führerscheins als betrügerisch eingestuft wurde. „

    TfL sagte auch, dass alle neuen Anträge, bei denen die topografische Prüfung auf einem privaten Kurs statt auf einem der acht offiziellen Prüfungszentren abgelegt worden war, nun zurückgestellt worden seien.

    Vista Training Solutions sagte, man sei schockiert über die Vorwürfe, dass es sich um einen Verstoß gegen seine Richtlinien sowie ein Verbrechen handele, und dass es seine eigenen internen Ermittlungen einleiten werde. Zwei Manager, unter anderem der in diesem Beitrag zitierte, die laut Unternehmensangaben für den BTec-Taxikurs verantwortlich waren, arbeiten nicht mehr bei Vista. Beide wurden von der BBC kontaktiert, lehnten jedoch eine Stellungnahme ab.

    #Taxi #Uber #London #Ortskunde

  • Taxi Leaks: The Last Post Of 2018 ... Coming Soon, The Taxi Trade’s Winter Of Discontent.
    https://taxileaks.blogspot.com/2018/12/the-last-post-of-2018-coming-soon-taxi.html

    As we approach the New Year, it has become obvious the Mayors transport strategy for Central London will see our trade relegated from being the best Taxi service in the world. We are now moving at incredible speed, closer to the Project Horizon goal of a trade half the size (cut down to 13,000) integrated into a one-tier system with Private Hire.

    I remember, many years ago, the Metropolitan Public Carriage Office, writing to every licensed Taxi driver saying “their must be no, ’no go areas’ in London for Taxis”.

    “You will be expected to go to any destination, anywhere within a six mile radius (now extended to twelve) or within one hour in duration and their must be no exceptions”.

    Yet these past two years we’ve been afforded no protection from the mob wreaking havoc around the Lisson Grove area, which is fast becoming a ’no-go area’.

    Mayor Khan is bent on our destruction after four centuries of our iconic Taxi trade, as he sanctions the creation of more ’no go areas’.

    We’ve had 9 years of protest, demonstration...consultation after consultation, engagement and negotiation and yet our representatives have learn nothing. Our largest org alleged to be too friendly with the commissioner (on-side Mike), recently referred to protesting drivers as loonies.

    This year, after six demonstrations, two bouts of negotiations, followed by an extended period of waiting and seeing, we lost access to the Bank Junction.
    The system was financed by TfL in order to speed up bus times. But on closer inspection, once through the junction the busses hit more of Khans chaos which negates any advantage made by the ban.

    This is soon to be followed by a traffic ban along a new two way Tottenham Court Road leaving just busses and cycles, with access to Oxford Street/Baker Street in consultation and eTaxi only bus lanes still to come.

    Caught up in the middle of these attack on our trade, are the unfortunates, the disabled and less mobile members of the public. Mayor Khan is stealing freedom of movement from the disabled to shop wherever they like, in order to give-away and make more room for able bodied shoppers who he hopes will be traveling back-and-forth with Crossrail’s new Elizabeth line (when it’s eventually finished, but that’s another past the buck scandal).

    Amazingly, we’ve had virtually no help from disabled group lobbyists (probably worried about losing their funding should they go against TfL) and the wheelchair users -past and present- on the board of TfL have said nothing in defence of the disabled’s right of access and the freedom to shop on Tottenham Court Road, Oxford Street and Baker Street.

    There is (as always), a hidden agenda...’Project Horizon’, plus Khan obviously feels he can usurp many extra passengers onto the new line by making it as difficult as possible for taxis to get to popular destinations around the capital.

    PROJECT HORIZON:
    Taxi Leaks has been speaking of Project Horizon for several years now after it was discovered by accident published on the Internet (now removed) and TfL have always denied it ever existed.

    We predicted back in 2009, that under this agenda, there would be no-go Taxi areas, followed by Private Hire rest ranks where drivers would be allowed to rank and wait to be hired. On top of this, we now predict that PH WAVs will soon be allowed to rank at major venues and mainline stations.

    With no current regulation on Taxi apps, it seems we could be sharing virtual ranks with on demand private hire, sooner rather than later.
    (This could change though as Chris Johnson has now reached his total to take his case against the apps forward)

    WE ALWAYS SAID TFL WERE NO MORE THAN A BUNCH OF COWBOYS:
    With Country Boy Rett Russell (Garrett Emerson) in charge of London’s Ambulance service, it’s only a matter of time before we see Uber on-demand immediate hire ranks at hospitals around Greater London.

    We are supposed to learn from past history, but it seems our trade representatives have learned nothing.

    After years of negativity and deterioration, fighting the unfair and elitist United Trade Group (UTG), did we not all cheer when Val Shawcross announced the group itself would be scrapped and the gagging order known as the engagement policy would be assigned to the shredder.

    But then, the old United Trade Group was replaced by the new United Trade Group. Another lesson not learned.

    To further the progression of Project Horizon, TfL has placed the trade in the predicament of struggling to afford new replacement vehicles, by authorising just the one highly expensive vehicle and giving our work to a non-domicile company which pays little to no tax here in the UK.
    We have also recently learned from the Mayor’s statement at City Hall, that the subsidy on new Taxis will only be available for the next 250 vehicles off the production line, many of which are already on order to larger garages.

    The Worm Is Finally Turning....Its Time To Put Up The Fight Of Your Lives...If The Trade Is To Survive.

    The trade’s rank and file drivers will be disregarding weak leadership and fighting back on a scale never before seen on our streets. If the trade orgs leaders won’t support the coming actions, they will be deemed part of the problem and dealt with accordingly.

    No longer lions led by sheep...
    The Independent Taxi Alliance (ITA)
    Coming later this month, no more waiting and seeing.

    Keep an eye on social media for updates later this month.

    TAXI LEAKS EXTRA BIT :
    As we say farewell to 2018, we were greeted with the insulting news of an OBE for the man, under who’s watch we saw
    • The licensing and expansion of an illegally operating on demand car service app, decimating the livelihood of many Taxi and private hire drivers. (Question: why was the Deloitte’s report silenced??? Why wasn’t the meter verdict challenged when it became apparent that Bertram had lied under oath??? In the Uber licensing appeal, why did TfL only appear as an interested party??? )
    • The standard of passenger safety on buses went through the floor, with KSI stats from Bus collisions going through the roof. (17 serious injuries from collision per day in the first quarter of 2018)
    • London’s roads ground to a halt... in gridlock caused by incredibly bad planning and a complete lack of understanding in the capitals traffic needs. TfL commissioner went on recorded saying the segregated cycle lanes were rolled out to quickly without adequate planning!

    Leon Daniels is to be awarded an OBE for his services to London’s Transport....He’s better known to our trade as ’Leon the Liar’ after allegedly misleading the GLA transport committee twice with lies that supported the ongoing licensing of the Uber platform.
    Lie 1. ’Uber drivers have special on off insurance’... completely unsupported by the Association of British Insurers.
    Lie 2. ’I have with me the contact number for Uber passenger help line’. The number he gave the GLA was in fact Jo Bertram’s personally ex-directory number.
    TfL then changed the licensing requirements to make a passenger contact landline unnecessary.

    Leaving TfL facing a £1bn budget deficit, Leon was awarded a £500,000 bonus for having his employment ’terminated’.

    #London #Taxi #Uber #Politik

  • Londoner Behörde verlängert Uber-Lizenz nur um zwei Monate
    https://www.taxi-times.com/londoner-behoerde-verlaengert-uber-lizenz-nur-um-zwei-monate
    Alles sehr schön, aber damit geht es keinen Zentimeter in Richtung einer Modernisierung des Taxigewerbes im Sinne von Verbesserung der Arbeits- und Einkommenbedingungen der aktiven Fahrerinnen und Fahrer. Das System Auto ist am Ende, und wenn es nicht gelingt, kommunale Umstiegsszenarien vor dem Ausstieg aus der individuelen Masse-Personenbeförderung zu entwickeln, dann werden Autobranche und Fahtenvermittler sich durchsetzen, früher oder später. Taxi sollte als kommunaler Service innovative Signale setzen.

    Es ist das zweite Mal in zwei Jahren, dass TfL den Antrag von Uber auf eine Vollbetriebslizenz abgelehnt hat. Im September 2017, am Ende seiner ersten fünfjährigen Zulassungsperiode, erklärte TfL, Uber sei kein “fit and proper” (taugliches) Unternehmen, und verwies auf Bedenken hinsichtlich der Sicherheit der Passagiere. Im Berufungsverfahren wurde Uber eine vorläufige Lizenz mit einer Laufzeit von 15 Monaten erteilt.

    Anscheinend haben diesmal die Proteste des Taxigewerbes – die noch vor einigen Tagen 3.000 Bittschriften bei Bürgemeister Sadiq Kahn ablieferten – und die vielen Klagen(laut Medienberichten mehr als 800) über Sicherheitsmängel bei der US-App einen Einfluss gehabt.

    Noch im Juli dieses Jahres wurde Uber mit einer Geldstrafe von 28.800 Pfund (31.680 Euro) belegt, weil zwei seiner Fahrer ohne Versicherung arbeiteten und keine ordnungsgemäßen Aufzeichnungen führten. Ein Sprecher des Londoner Bürgermeisters, Sadiq Khan, sagte, er unterstütze die Entscheidung von TfL. Er sagte: „Sadiq war sich völlig klar, dass es in London egal ist, wie mächtig und wie groß Sie sind, Sie müssen sich an die Regeln halten.“

    Steve McNamara der Licensed Taxi Drivers Association (LTDA) kommentierte: „Die Gewährung einer zweimonatigen befristeten Lizenz für Uber zeigt deutlich, dass die Firma ihre Bewährung nicht bestanden hat und nach wie vor eine große Bedrohung für die öffentliche Sicherheit darstellt.“

    #Uber #Taxi #London #disruption

  • Das Ende der „Black Cabs“: Der Londoner Wendekreis - taz.de
    https://taz.de/Das-Ende-der-Black-Cabs/!5080215

    Ende des Jahres 2010 hat der Londoner Bürgermeisters Boris Johnson neue Abgasrichtlinien veröffentlicht. Bis 2020 soll die Taxi-Flotte der britischen Hauptstadt kein Kohlendioxid mehr ausstoßen. Derzeit sind die Londoner Taxis für über dreißig Prozent der durch Fahrzeuge verursachten Luftverschmutzung verantwortlich und übersteigen die EU-Grenzwerte stark. Gerade im Stadtzentrum und an Hauptverkehrsadern seien die Abgaskonzentrationen so hoch, dass sie gesundheitsschädlich sind.

    Nach Messungen der Weltgesundheitsbehörde WHO ist der Stickoxidgehalt in der Londoner Luft höher als in jeder anderen europäischen Stadt. Zusätzlich zur Luftverschmutzung beschweren sich viele Londoner über die schlecht gedämpften Motoren der alten Taxis. Sie seien so laut, dass man sie schon aus der Ferne höre. Deshalb hat der Bürgermeister 2011 auch ein Fahrverbot für Taxen, die älter als fünfzehn Jahre sind, verfügt.

    Ab Januar 2013 also werden keine der alten schwarzen Taxen der vor 1997 gebauten FX-Modelle mehr auf Londons Straßen fahren, und auch die nachfolgende Baureihe wird langsam verschwinden. Denn sowohl das Mercedestaxi als auch das von Nissan haben deutlich niedrigere Abgaswerte.

    Vereinigtes_Königreich #Großbitannien #London #Taxi #Umwelt

  • Write to Julian Assange (https://writejulian.com)
    https://diasp.eu/p/9072400

    Write to Julian Assange

    Mr Julian Assange DOB: 3/07/1971 HMP Belmarsh Western Way London SE28 0EB UK

    Short personal notes only. include an action you’ve taken to #ProtectJulian

    You may send mail to the address above (you must include Julian’s date of birth) You must include your first & last name AND address on the back of the envelope or else the letter will not be delivered, as per https://www.prisonadvice.org.uk/hmp-belmarsh Please include blank paper and a blank envelope with your letter. If you are in the UK, include additional stamps inside the envelope. all letters are read by belmarsh & security. do not send letters containing sensitive matters, instead please contact mr. Assange’s lawyers for any sensitive matters.

    #London #UK #USA #EU #news #politics (...)

  • Uber Drivers in four UK cities to protest ahead of company’s IPO · IWGB
    https://iwgb.org.uk/post/5cd28b1260b6f/uber-drivers-in-four-uk

    8 May 2019 - Uber drivers in London, Birmingham, Nottingham and Glasgow to log off app and protest outside Uber offices in each city
    Drivers condemn Uber for large payouts to founder, venture capitalists and executives despite failure to resolve pay issues

    Drivers call on public to not cross “digital picket line” on 8 May
    8 May: Hundreds of Uber drivers will log off the app and stage protests in London, Birmingham, Nottingham and Glasgow today, as part of an international day of action taking place in dozens of cities around the world ahead of the company’s IPO.

    UK drivers are expected to log off the app between 7am and 4pm and the United Private Hire Drivers (UPHD) branch of the Independent Workers Union of Great Britain (IWGB), is calling for drivers to protest outside of Uber’s offices in London, Birmingham, Nottingham and Glasgow.

    The IWGB’s UPHD branch is asking the public to not cross the digital picket line by using the app to book Uber services during these times. Thousands of other drivers are expected to take action around the world, from the United States to Brazil, as part of an international day of action.

    Drivers are protesting against the IPO, which will value the company at tens of billions of dollars and lead to massive payouts for investors, while driver pay continues to be cut.

    Despite the expected massive payout for a few at the top, Uber’s business model is unsustainable in its dependence upon large scale worker exploitation. Since 2016, successive judgements from the UK’s Employment Tribunal, Employment Appeal Tribunal and Court of Appeal have all said Uber drivers are being unlawfully denied basic worker rights, such as the minimum wage and holiday pay. The IWGB is expected to face Uber at the Supreme Court later this year.

    Uber’s own prospectus recently filed with the US Securities and Exchange Commission admits that being forced to respect worker rights and pay VAT as a result of the IWGB’s legal challenge would be a material risk to its business model. It also says that driver pay and job satisfaction will fall as Uber seeks to cut costs to become profitable.

    Analysis by UPHD shows that Uber drivers currently earn on average £5 per hour and work as much as 30 hours per week before breaking even.

    The drivers are demanding:

    Fares be increased to £2 per mile

    Commissions paid by drivers to Uber be reduced from 25% to 15%

    An end to unfair dismissals*

    Uber to respect the rulings of the Employment Tribunal, The Employment Appeal Tribunal and the Court of Appeal confirming ’worker’ status for drivers

    IWGB UPHD branch secretary Yaseen Aslam said: “Since Uber arrived to the UK in 2012, it has progressively driven down pay and conditions in the minicab sector to the point where many drivers are now being pushed to work over 60 hours a week just to get by. Now, a handful of investors are expected to get filthy rich off the back of the exploitation of these drivers on poverty wages. We are protesting today demanding that the company pay drivers a decent wage and that government authorities tackle Uber’s chronic unlawful behaviour.”

    IWGB UPHD branch chair James Farrar said: “Uber’s flotation is shaping up to be an unprecedented international orgy of greed as investors cash in on one of the most abusive business models ever to emerge from Silicon Valley. It is the drivers who have created this extraordinary wealth but they continue to be denied even the most basic workplace rights. We call on the public not to cross the digital picket line on 8 May but to stand in solidarity with impoverished drivers across the world who have made Uber so successful.”

    The protests are expected to take place at:

    London 1pm - Uber UK Head Office,1 Aldgate Tower, 2 Leman St, London E1 8FA

    Birmingham 1pm -100 Broad St, Birmingham B15 1AE

    Nottingham 1pm - King Edward Court Unit C, Nottingham NG1 1EL

    Glasgow 2pm - 69 Buchanan St, Glasgow G1 3HL

    #Uber #Streik #London #Birmingham #Nottingham #Glasgow

  • Uber strike: Drivers around the world turn off app ahead of IPO - CNN
    https://www.cnn.com/2019/05/08/tech/uber-strike/index.html

    Uber drivers around the world are logging out of the company’s app to protest its compensation policies ahead of a blockbuster public offering.

    Strikes are scheduled for Wednesday in major US cities, as well as parts of the United Kingdom, Australia and South America. The message from participants: Uber needs to offer its drivers job security and higher wages.
    Uber is expected to go public Friday on the New York Stock Exchange. The debut could raise roughly $10 billion for the ride-hailing company.
    Uber and its rival Lyft (LYFT) have long argued their drivers are independent contractors. That status means workers in many countries don’t get the same rights as employees.

    “Drivers are at the heart of our service — we can’t succeed without them,” Uber said in a statement.

    “Whether it’s more consistent earnings, stronger insurance protections or fully-funded four-year degrees for drivers or their families, we’ll continue working to improve the experience for and with drivers,” it added.
    The strike action kicked off in London at 7 a.m. local time and will last until 4 p.m., according to James Farrar, a spokesperson for the Independent Workers Union of Great Britain, which advocates for people working in the gig economy.

    Uber and Lyft drivers strike for better pay

    The union wants UK drivers and customers to avoid the Uber app during the protest. It expects thousands of drivers to participate, based on the numbers that have joined its private drivers’ branch, Farrar said.

    One driver on strike in London, Muhumed Ali, said he wants Uber to boost fares and take a smaller cut of sales.

    “The drivers are the ones who are running the business,” said Ali, who’s been driving for Uber for four years and says it’s his primary source of income. “We are collecting pennies.”

    Backing from politicians in Britain’s Labour Party, including opposition leader Jeremy Corbyn, could help encourage customers to stay away, according to Farrar.

    Uber cannot be allowed to get away with huge payouts for their CEOs while refusing to pay drivers a decent wage and respect their rights at work. Stand with these workers on strike today, across the UK and the world, asking you not to use Uber between 7am and 4pm. #UberShutDown
    — Jeremy Corbyn (@jeremycorbyn) May 8, 2019

    Other cities are expected to join the protests. Drivers are pushing for better treatment and improved conditions, but the specific demands vary by organizing group.

    Uber drivers protest outside the Uber offices in London.
    In San Diego and Los Angeles, drivers are slated to cease working for 24 hours. In Atlanta, workers plan to log off for 12 hours. And in New York City, a two-hour strike was planned for the morning commute.
    In addition to powering off their apps, drivers will hold rallies held in strategic locations such as outside local Uber offices.
    In the United Kingdom, protests are scheduled to take place outside Uber offices in London, Birmingham, Nottingham and Glasgow.

    Independent Workers Union of Great Britain
    https://iwgb.org.uk

    #Uber #Streik #London #USA

  • Sound system et résistance : la bande-son des émeutes noires de Brixton en 1981

    À l’occasion de l’anniversaire des émeutes de #Brixton du 10 au 12 avril 1981 (Brixton riots), PAM explore l’impact de la culture #sound_system à travers les événements qui ont transformé le paysage multiculturel britannique.

    http://pan-african-music.com/sound-system-et-resistance-la-bande-son-des-emeutes-noires-de-bri

    Et la #playlist https://www.youtube.com/watch?v=dGt21q1AjuI&list=PLi5Wq55_9apMlGS3ssN60jvsRUpP1-otE

    #Angleterre #Londres #musique

  • #Eels in #Thames ’left hyperactive due to high levels of #cocaine in water’ | #London Evening Standard
    https://www.standard.co.uk/news/london/eels-in-thames-left-hyperactive-due-to-high-levels-of-cocaine-in-water-a

    London’s water treatment plants are failing to filter out the class A drug, while downpours are overwhelming waste plants and carry sewage into the river.

    "Increases in #caffeine, cocaine and #benzoylecgonine were observed 24 hours after #sewer #overflow events,” the reseachers said.

    "Concentrations of cocaine and benzoylecgonine remained high in wastewater across the week with only a minor increase over the weekend, which is not consistent with other cities, “ the reseachers said in a paper.

    “London is known as one of the highest consumers of cocaine.”

    • Ca me rappelle cet article :

      Estimation of illicit drugs consumption by wastewater analysis in Paris area (France).
      Karolak S, Nefau T, Bailly E, Solgadi A, Levi Y. Forensic. Sci. Int. 200:153-160 (2010)
      https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20447786

      Cocaine and its major metabolite benzoylecgonine (BZE), amphetamine, 3,4-methylenedioxymethamphetamine (MDMA) and buprenorphine were measured in raw water and WWTP effluent using HPLC-MS/MS after SPE extraction. Amphetamine was rarely detected. Cocaine and BZE were quantified at levels from 5 to 282 ng L(-1) and 15 to 849 ng L(-1), respectively. MDMA and buprenorphine concentrations remained under 20 ng L(-1). Cocaine consumption was estimated from cocaine or BZE concentrations measured in raw water and the results showed significant difference in drug taking during week or weekend. The estimated doses observed in this study are lower than those reported for others countries, especially Spain and Italy. MDMA consumption was estimated at lower levels than cocaine.

      #cocaine #MDMA #drogues #France #Mass_spectrometry

  • All We Need Is #acid, | Episode 1
    http://www.radiopanik.org/emissions/all-we-need-is-acid/all-we-need-is-acid-episode-1

    Chicago, fin des années 1980’, le groupe #phuture diffuse son Acid Tracks dans les clubs et c’est parti. La fête s’enflamme, les esprits s’échauffe et le son aigu de la TB 303 va faire le tour de monde et se tailler une place à part dans l’Histoire de la musique électronique.

    Notre premier épisode vous entraine sur les traces des pionniers de l’acid qu’ils soient musiciens, ingénieurs ou fêtards.

    #london #house #music #chicago #tb303 #london,acid,house,phuture,music,chicago,tb303
    http://www.radiopanik.org/media/sounds/all-we-need-is-acid/all-we-need-is-acid-episode-1_05674__1.mp3

  • Julian now has No Internet, No Phone and No Visitors Allowed (https...
    https://diasp.eu/p/7148733

    Julian now has No Internet, No Phone and No Visitors Allowed

    We really should be doing what we can to support this guy.

    He’s a #political #prisoner in a situation where he doesn’t even have a #sentence. He has no idea when his time is going to be up.

    Also, if he gets forced out of the #embassy, and they #convict him of some #crime, it’s unlikely he’ll be given time served for the time he spent in the embassy.

    RT:

    #JulianAssange has been hit with new rules #limiting his #communications by officials at the #EcuadorianEmbassy in #London. The new measures include #bans on using the #phone and having #visitors, according to #WikiLeaks.

    The founder of the #whistleblowing website has reportedly found himself isolated within the embassy recently. In March, he had his #internet #access curtailed (...)

  • Pourquoi il faudrait raser les écoles de commerce par #Martin_Parker - 27 avril 2018 - © The Guardia https://www.theguardian.com/news/2018/apr/27/bulldoze-the-business-school?CMP=share_btn_tw
    Un article du Guardian. Merci à Frédéric Durand pour la traduction !
    https://www.pauljorion.com/blog/2018/05/07/pourquoi-il-faudrait-raser-les-ecoles-de-commerce-par-martin-parker

    Il existe 13.000 écoles de commerce dans le monde, c’est 13.000 de trop. Je sais de quoi je parle puisque j’ai enseigné dans ces écoles pendant 20 ans.

    Si vous vous rendez sur le campus d’une #université ordinaire il y a des chances que le bâtiment le plus récent et le plus tape à l’œil soit l’#école-de-commerce. C’est elle qui occupe le meilleur bâtiment parce qu’elle dégage les plus gros profits (par euphémisme « contribution » ou « surplus ») ce qui n’est pas surprenant de la part d’une forme de savoir qui enseigne à réaliser des bénéfices.

    Les écoles de commerces exercent une grande influence mais elles sont aussi considérées par beaucoup comme étant des lieux où la #supercherie intellectuelle règne, encourageant la culture du court-termisme et la #cupidité. (On trouve un tas de blague sur la réelle signification de Maîtrise en administration des entreprises-MBA en anglais- : « #Médiocre et #arrogant », Maitrise et accidents », « Mauvais avis et #duperies », « Maîtrise en #art_foireux » et ainsi de suite. Les critiques des écoles de commerces, sous toutes ses formes, ne manquent pas : les employeurs déplorent le manque d’expérience des diplômés, les conservateurs raillent les #arrivistes, les européens se plaignent de l’américanisation, les radicaux protestent contre la concentration du pouvoir entre les mains des tenants du capitalisme de meute. Beaucoup depuis 2008 ont avancé l’idée selon laquelle les écoles de commerces sont responsables dans l’avènement de la crise.

    Pour avoir enseigné pendant 20 ans dans les écoles de commerce j’en suis venu à la conclusion que la meilleure solution pour faire face à ces problèmes consiste à fermer définitivement ces écoles, une position peu répandue parmi mes collègues. Toutefois depuis ces dix dernières années il est remarquable de constater que la masse de critiques formulées à l’encontre des écoles de commerces proviennent de ces écoles mêmes. De nombreux professeurs des écoles de commerce, notamment en Amérique du Nord, affirment que leurs établissements se sont terriblement détournée du droit chemin. Selon eux les écoles de commerce sont corrompues par les #doyens guidés par l’argent, les #professeurs qui se plient aux attentes des clients, des chercheurs qui débitent des #poncifs dans des revues que personne ne lit et des étudiants qui espèrent obtenir un diplôme à la hauteur de leur investissement (ou plutôt celui de leurs parents). A la fin des fins la plupart des diplômés de toute manière ne deviendront pas des cadres de haut niveau mais occuperons des postes #précaires de petits soldats travaillant dans des boxes à l’intérieur d’une tour aseptisée.

    Ces critiques ne proviennent pas de professeurs de sociologie, de responsables politiques ou même d’activistes anticapitalistes indignés mais de livres écrits par des gens bien informés, des employés d’école de commerce qui eux même ressentent un malaise voire du dégout par rapport à ce qu’ils font. Bien sur ces vues divergentes appartiennent à une minorité. La plupart des écoles de commerce restent complètement indifférentes aux manifestations de doutes, les acteurs étant trop occupés à huiler les rouages pour s’inquiéter de la direction que prend la locomotive. Malgré tout la critique interne résonne de manière importante.

    Le problème c’est que cette contestation des initiés est tellement institutionnalisée dans l’épais velours des couloirs qu’elle passe désormais inaperçue comme simple contrepoint au « #business as usual ». Certains par le truchement de livres ou de journaux font carrière en déplorant vigoureusement les problèmes liés aux écoles de commerce. Deux personnes appartenant au milieu ont décrit l’école de commerce comme « une machine cancérigène produisant des #déchets inutiles et toxiques ». Même des titres tels que : Contre le management, #Management-de-merde et Le guide des salauds #cupides pour les affaires, ne semblent pas exposer leurs auteurs à quelque problème que ce soit. J’en sais quelque chose puisque je suis l’auteur des deux premiers. Franchement qu’on m’ait laissé écrire cela en toute impunité en dit long sur la totale innocuité de ce genre de critiques. En vérité c’est gratifiant car le fait de publier est plus important que ce qui est publié.

    Dans la réponse aux problèmes posées par les écoles de commerce on évite d’avoir recours à des restructurations radicales pour leur préférer un retour à de prétendues pratiques commerciales plus traditionnelles ou alors à une forme de réarmement moral enjolivé de termes comme « #responsabilité » ou « #éthique ». Toutes ces idées n’abordent pas le vrai problème à savoir que les écoles de commerce n’enseignent qu’une forme d’organisation : l’encadrement gestionnaire du marché.

    C’est pourquoi je pense que l’on devrait en appeler aux bulldozers et exiger une toute autre manière de penser le management, les affaires et les marchés. Si nous voulons que les gens du pouvoir deviennent plus responsables alors nous devons arrêter d’apprendre aux étudiants que les dirigeant héroïques dédiés aux œuvres de la transformation sont la réponse à tous les problèmes ou que le but de connaître la #fiscalité est d’échapper à l’impôts ou que la visée de la #stratégie_commerciale est de créer des nouveaux désirs Dans tous les cas l’école de commerce agit par la #propagande en vendant une #idéologie sous les habits de la #science.

    Les universités existent depuis un millénaire mais la grande majorité des écoles de commerce n’est apparue qu’au siècle précédent de commerce. En dépit de la vive et persistante affirmation qu’elles ont été inventé par les Etats-Unis il semble que la première fut L’Ecole Supérieure de Commerce créée en 1819 afin de tenter de façonner une grande école commerciale financée par des fonds privés. Un siècle plus tard des centaines d’écoles de commerces ont émergé dans toute l’Europe et les Etats-Unis pour se répandre rapidement partout ailleurs à partir de 1950.

    En 2011 « Association to Advance Collegiate Schools of Business » estimait à 13000 le nombre d’écoles de commerce dans le monde. L’#Inde à elle seule compterait 3000 écoles de commerces privées. Arrêtons-nous un moment pour se pencher sur ce chiffre. Imaginez le nombre considérable de personnes employées par ces établissements, l’armée de jeunes qui en sortent avec un diplôme en commerce, des sommes gigantesques qui circulent au nom de l’enseignement du monde des affaires. (En 2013, les vingt meilleures écoles de commerce coûtaient an moins 100 000$ (80 000€). En ce moment la #London_Business_School fait campagne en proposant une inscription à 84 5000£ (96 000€) pour son #MBA Pas étonnant dans ces conditions que la tendance continue à gagner du terrain.

    La plupart des écoles de commerces adopte des formes identiques. L’#architecture est moderne sans originalité composée de verre, de panneaux et de briques. A l’extérieur on trouve un affichage dispendieux présentant un #logo anodin, il y a des chances qu’il soit bleu et qu’il comporte un carré. Les portes sont automatiques, à l’intérieur on trouve une réceptionniste bien mise dans un code habit de bureau. Quelques créations d’art abstrait sont accrochées aux murs et il y a un bandeau comportant un ou deux slogans au contenu prometteur “We mean business”, “Teaching and Research for Impact.” On trouvera quelque part au-dessus du hall d’entrée un grand écran diffusant un téléscripteur #Bloomberg, la promotion de conférenciers de passage et des discussions sur la manière de bien formuler son #CV. Des dépliants publicitaires en papier glacé sont à disposition sur des présentoirs, on y voit sur la couverture toutes sorte de visages innocents d’étudiants. Shiny marketing leaflets sit in dispensing racks, with images of a diverse tableau of open-faced students on the cover. Sur les prospectus on trouve la liste des diplômes : MBA, MSc Management, MSc Accounting, MSc Management and Accounting, MSc Marketing, MSc International Business, MSc Operations Management.

    On y trouvera une somptueuse salle de conférence à la moquette épaisse, qui tirera peut-être son nom d’une société ou de donateurs privés. De fait on retrouve empreinte du logo imprimé presque partout comme quelqu’un qui marquerait de son nom ses affaires de peur qu’elles soient volées. Contrairement aux bâtiments défraichis des autres parties de l’université l’école de commerce s’efforce de donner une image d’efficacité et de confiance. L’école de commerce sait ce qu’elle fait et son visage bien poli est fermement tournée vers le futur plein de promesse. Il lui importe de savoir ce que les gens pensent d’elle.

    Même si la réalité n’est pas toujours aussi reluisante, un toit qui fuit des toilettes bloquées, c’est ce que les doyens aiment à penser à quoi ressemble leur école ou telle qu’ils voudraient qu’elle soit. Une rutilante machine qui transforme l’argent des étudiants en bénéfices.

    Mais qu’enseignent réellement les écoles de commerce ? C’est une question plus compliquée qu’il n’y parait. On a beaucoup écrit sur la façon dont « un programme dissimulée » serait dispensé aux étudiants de manière implicite. A partir des années 70 les chercheurs ont étudié la manière dont les catégories comme la classe sociale, le genre, les origines ethniques, la sexualité et d’autres encore étaient enseignées implicitement dans les salles de classes. Cela peut se traduire par la différenciation des étudiants comme mettre les #filles à l’économie domestique et les garçons à la métallurgie d’où découle par la suite une #norme qui’ s’impose aux différents groupes de la population. Ce programme dissimulé peut être aussi dispensé par d’autres manières, par la façon d’enseigner et d’évaluer ou par le contenu même du programme. Il nous dit également ce qui importe, quelles sont les #personnalités importantes, quels sont les lieux les plus influents et quels sont les sujets qui peuvent être écartés.

    Il y a eu de nombreux travaux sur ces sujets dans beaucoup de pays. La documentation est désormais très répandue sur l’histoire des noirs, la place de la femme dans le monde scientifique ou de la chanson populaire et la poésie. Cela ne signifie pas que le programme dissimulé ne pose plus de problème mais qu’au moins dans les systèmes d’éducation les plus progressistes il est communément admis qu’il existe un récit, un groupe d’acteurs, une manière de raconter l’histoire.

    Mais dans les écoles de commerce le programme implicite et explicite ne font qu’un. Le contenu et la forme des enseignements sont telles qu’ils riment avec la #pensée qui tient pour acquis que les vertus de l’encadrement du marché capitaliste représentent la seule vision du monde possible.

    Si l’on enseigne à nos étudiants que le caractère prédateur du #capitalisme est incontournable il ne faut pas s’étonner que l’on finisse par justifier les #salaires démesurés de ceux qui prennent des risques importants avec l’argent des autres. Si l’on enseigne que seul le résultat compte alors des notions comme la viabilité, la #diversité, la responsabilité et autres ne deviennent plus que de simples ornements. Le message souvent dispensé par la recherche en management et l’enseignement sous-tend que le capitalisme soit incontournable et que les techniques financières et légales qui dirigent le capitalisme fassent parties d’une science. Cette conjonction d’idéologie et de technocratie explique le fait que l’école de commerce soit devenue une institution si efficace et dangereuse.

    On peut analyser son fonctionnement en s’intéressant de près à son programme et la façon dont il est enseigné. Prenons la finance par exemple, ce champ qui s’intéresse à la manière dont les gens qui ont du capital investissent leur argent. Elle repose sur le principe que les détenteurs d’argent ou de capitaux peuvent être utilisés comme garantie et suppose donc des différences importantes de revenus ou de richesses. Plus les #inégalités sont importantes dans un pays donné plus les #opportunités s’ouvrent pour la finance comme pour le marché de luxe des yachts. Les universitaires enseignant la finance considèrent que le retour sur le capital (sans se soucier de son acquisition) est une activité légitime et même louable au point d’aduler les investisseurs pour leurs compétences techniques et succès. La forme de ce savoir consiste à maximiser la #rente d’un capital, le plus souvent en développant les mathématiques ou des mécanismes légaux qui permettent de le multiplier. Les stratégies performantes en finances sont celles qui fournissent un retour maximal sur investissement en un temps le plus court, et qui du même coup aggrave d’autant plus les inégalités qui les rendaient au préalable possibles.

    Ou penchons-nous sur le management des #ressources_humains. Ce champ met en mouvement les théories de l’égoïsme rationnel- c’est-à-dire en gros l’idée selon laquelle les hommes agissent en fonction de calculs rationnels qui maximiseront leurs propres intérêts- pour l’appliquer à l’organisation des êtres humains. Le nom de ce champ est en lui-même révélateur en ce sens qu’il laisse entendre que les êtres humains sont semblables à des ressources technologiques ou financières dans la mesure où ils sont utilisés en tant que paramètre par le mangement dans le but de produire une organisation efficace. Malgré l’utilisation du mot humain, les ressources humaines font très peu de cas de ce que signifie être humain. Son intérêt se fixe sur les catégories comme les femmes, les minorités ethniques, les employés qui n’atteignent pas les objectifs, et leur rapport avec le fonctionnement de l’organisation. Cela rentre souvent dans les attributions des écoles de commerces que de s’intéresser aux formes d’organisations, incarnées habituellement par les syndicats, qui s’opposent aux stratégies du management. Et s’il était nécessaire de le rappeler le management des ressources humaines n’est pas du côté des syndicats, ce serait être partisan. Sa fonction, sous sa manifestation la plus ambitieuse, cherche à être stratégique dans le but d’aider les responsables du management à l’élaboration de l’ouverture d’une usine ici ou de la fermeture d’un bureau là.

    On pourrait appliquer la même analyse sur les autres modules d’enseignement que l’on trouve dans la plupart des écoles de commerce, la comptabilité, la mercatique, le commerce international, l’#innovation, la #logistique. Mais je finirai par l’éthique dans les affaires et la responsabilité social de l’entreprise, ce sont pratiquement les seuls domaines dans lesquels s’est développé une critique constante des conséquences de l’enseignement du management et de ses pratiques. Ces domaines se targuent d’être la mouche du coche des écoles de commerce et insistent sur la nécessité à réformer les formes dominantes de l’enseignement et de la recherche. Les griefs qui motivent les écrits et les enseignements de ces spécialités sont prévisibles mais n’en demeurent pas moins importantes, il s’agit du développement durable, les inégalités, la fabrique d’étudiants à qui l’on enseigne que la cupidité est bénéfique.

    Le problème c’est que l’éthique des affaires et la responsabilité sont des sujets de façades pour la promotion des écoles de commerce semblable à une feuille de figuier qui recouvrerait la conscience du doyen de l’école de commerce, comme si évoquer l’éthique et la responsabilité équivalait à agir. Ils ne s’attaquent pratiquement jamais à la simple idée que si les relations économiques et sociales actuelles produisent les problèmes qui sont traités par les cours d’éthique et de responsabilités sociale des entreprises alors ce sont ces mêmes relations sociales et économiques qui doivent être changées.

    Vous pourriez penser que chacune de ces spécialités d’enseignement et de recherche sont en elles même inoffensives et qu’ensemble ils ne font que traiter des différents aspects du monde des affaires, de l’argent, de la population, de la technologie, du transport, de la vente et ainsi de suite. Mais il est indispensable d’exposer les présupposés partagés par chacun des sujets étudiés en école de commerce.

    Tous ces champs partagent d’abord l’idée profondément ancrée que les formes managériales du marché qui organisent l’ordre sociale sont requises. L’accélération de commerce mondialisé, l’utilisation des mécanismes de marché et des techniques managériales, le développement des technologies comme dans la comptabilité, la finances et son fonctionnement ne sont jamais remis en cause. Il s’agit du récit progressif du monde moderne fondé sur la promesse technologique, le choix, l’opulence et la richesse.

    Au sein de l’école de commerce, le capitalisme est considéré comme marquant la fin de l’histoire, un modèle économique qui a pris le pas sur tous les autres, et qui est maintenant enseigné en tant que science, plutôt que comme une idéologie.

    La seconde est l’hypothèse selon laquelle le comportement humain, des employés, des clients, des gestionnaires et ainsi de suite, est mieux compris si nous considérons que nous sommes tous des égoïstes rationnels. Cela fournit un ensemble d’hypothèses de base qui permettent de développer des modèles qui conçoivent la façon dont les êtres humains pourraient être dirigés dans l’intérêt de l’organisation de l’entreprise. Motiver les employés, corriger les défaillances du marché, concevoir des systèmes de gestion allégée ou persuader les consommateurs de dépenser de l’argent sont tous des cas qui font partie de la même problématique. L’intérêt majeur réside ici pour celui qui cherche le contrôle, et ceux qui sont objets de cet intérêt, deviennent alors des personnes qui peuvent être manipulées.

    La dernière similitude que je voudrais souligner concerne la nature des connaissances produites et diffusées par l’école de commerce elle-même. Parce qu’il emprunte la robe et le mortier de l’université, et qu’il cache ses connaissances dans l’attirail de la science – revues, professeurs, jargon – il est relativement facile d’imaginer que le savoir prôné par l’école de commerce et la façon dont elle le vend apparaît en quelque sorte moins vulgaire et stupide qu’il ne l’est réellement

    Pour résumer simplement ce qui précède, et qui permettrait à la plupart des gens de comprendre ce qui se passe à l’école de commerce, c’est de les appréhender comme des lieux qui enseignent les méthodes pour prendre de l’argent aux gens ordinaires et de le s’approprier. Dans un certain sens, c’est une description du capitalisme, mais il y a aussi le sentiment que les écoles de commerce enseignent que « l’avidité est bonne ». Comme Joel M Podolny, ancien doyen de la Yale School of Management, a pu déclarer un jour : « La façon dont les écoles de commerce sont aujourd’hui en concurrence amène les étudiants à se demander : » Que puis-je faire pour gagner le plus d’argent ? et la forme de l’enseignement prodigué par les professeurs conduit les étudiants à ne considérer qu’après coup les conséquences morales de leurs actions.

    Cette image est, dans une certaine mesure, étayée par la #recherche, bien qu’une partie soit d’une qualité douteuse. Il existe diverses enquêtes auprès des étudiants des écoles de commerce qui suggèrent qu’ils ont une approche instrumentale de l’éducation, c’est-à-dire qu’ils veulent ce que le marketing et le #branding leur disent qu’ils veulent. En ce qui concerne les cours, ils attendent de l’enseignement des concepts et des outils simples et pratiques qu’ils jugent utiles pour leur future carrière. La philosophie c’est pour les imbéciles.

    Comme j’ai enseigné dans des écoles de commerce pendant des décennies, ce genre de constatation ne me surprend pas, bien que d’autres proposent des constats plus virulents. Une enquête américaine a comparé des étudiants en MBA à des personnes emprisonnées dans des prisons de basse sécurité et a constaté que ces dernières étaient plus éthiques. Un autre a laissé entendre que la probabilité de commettre une forme quelconque de délit d’entreprise augmentait si la personne concernée avait fait des études supérieures en administration des affaires ou si elle avait servi dans l’armée. (Les deux carrières impliquent probablement la dissolution de la responsabilité au sein d’une organisation). D’autres sondages montrent que les étudiants arrivent en croyant au bien-être des employés et à la satisfaction de la clientèle et qu’ils partent en pensant que la valeur actionnariale est la question la plus importante, et également que les étudiants des écoles de commerce sont plus susceptibles de tricher que les étudiants des autres disciplines.

    Je doute que les causes et les effets (ou même les résultats) soient aussi nets que le suggèrent des enquêtes comme celle-ci, mais il serait tout aussi stupide de suggérer que l’école de commerce n’a pas d’effet sur ses diplômés. Avoir un MBA peut ne pas rendre un étudiant cupide, impatient ou contraire à l’éthique, mais les programmes explicites et cachés de l’école de commerce enseignent des leçons. Non pas que ces leçons sont reconnues quand quelque chose ne va pas bien, parce qu’alors l’école de commerce nie habituellement toute responsabilité. C’est une position délicate, car, comme le dit un éditorial d’Economist de 2009, » Vous ne pouvez pas prétendre que votre mission est d’éduquer les leaders qui changent le monde » et de vous laver les mains des actes de vos anciens élèves lorsque leur changement a un impact nuisible. »

    Après la crise de 2007, il y avait comme un jeu à se renvoyer la balle, Il n’est donc pas surprenant que la plupart des doyens des écoles de commerce essayaient aussi de blâmer les consommateurs d’avoir trop emprunté, les banquiers d’avoir un comportement si risqué, les #brebis_galeuses d’être si mauvaises et le système d’être, eh bien, le système. Qui, après tout, voudrait prétendre qu’ils n’ont fait qu’enseigner la cupidité ?

    Dans les universités les sortes de portes qui ouvrent sur le savoir sont basées sur des exclusions. Un sujet est constitué par l’enseignement de ceci et non pas de cela, de l’espace (géographie) et non du temps (histoire), des collectifs (sociologie) et non des individus (psychologie), etc. Bien sûr, il y a des fuites et c’est souvent là que se produisent les pensées les plus intéressantes, mais cette partition du monde est constitutive de toute discipline universitaire. On ne peut pas tout étudier, tout le temps, c’est pourquoi il y a des noms de départements au-dessus des portes des immeubles et des couloirs.

    Cependant, l’école de commerce est un cas encore plus extrême. Elle est bâtie sur le principe qui isole la vie commerciale du reste de la vie, mais subit ensuite une spécialisation supplémentaire. L’école de commerce assume le capitalisme, les entreprises et les managers comme forme d’organisation par défaut, et tout le reste comme histoire, anomalie, exception, alternative. Du point de vue du programmes d’études et de recherche, tout le reste est périphérique.

    La plupart des écoles de commerce sont intégrées dans des universités, et celles-ci sont généralement appréhendées comme des institutions ayant des responsabilités envers les sociétés qu’elles servent. Pourquoi, dans ce cas, supposons-nous que les filières d’études commerciales ne devraient enseigner qu’une seule forme d’organisation – le capitalisme – comme si c’était la seule façon d’organiser la vie humaine ?

    Ce n’est pas un monde agréable celui qui est produit par la gestion de marché et que l’école de commerce professe. C’est une sorte d’#utopie pour les riches et les puissants, un groupe que les étudiants sont encouragés à s’imaginer rejoindre, mais ce privilège est acheté à un coût très élevé, entraînant des catastrophes environnementales, des #guerres de ressources et des migrations forcées, des inégalités à l’intérieur et entre les pays, l’encouragement de l’#hyperconsommation ainsi que des pratiques #antidémocratiques persistantes au travail.

    Promouvoir l’école de commerce fonctionne en passant outre de ces problèmes, ou en les mentionnant comme des défis et ne pas les prendre en considération ensuite dans les pratiques d’enseignement et de recherche. Si nous voulons être capables de répondre aux défis auxquels est confrontée la vie humaine sur cette planète, nous devons faire des recherches et enseigner autant de formes d’organisation différentes que nous sommes capables d’imaginer collectivement. Pour nous, supposer que le capitalisme mondial peut continuer tel qu’il est c’est prendre la responsabilité d’emprunter la voie qui mène à la destruction. Donc, si nous voulons nous écarter du business as usual, nous devons également ré-imaginer radicalement l’école de commerce telle qu’elle est. Et cela signifie plus que des murmures pieux sur la responsabilité sociale des entreprises. Cela signifie en finir avec ce que nous avons érigé, et reconstruire.