• Dalla frontiera alpina del Nord-ovest (valle di Susa)

    La situazione alla frontiera nord-ovest in Alta Valle di Susa, dove da mesi #MEDU sta monitorando le condizioni di vita e il rispetto dei diritti umani di uomini, donne e bambini provenienti principalmente dalla rotta balcanica e in transito verso la Francia, è prossima a un collasso programmato che si scarica soprattutto sui più vulnerabili.
    Le principali criticità:
    –Sul versante italiano il sistema di accoglienza si è in pochi mesi ridotto radicalmente. La casa occupata #Chez_Jesuoulx è stata sgomberata il 23 di marzo con procedimenti giudiziari a carico degli attivisti. Il rifugio #Fraternità_Massi ha dovuto sobbarcarsi in toto l’accoglienza con costante sovraffollamento, rischi sanitari e ritmi di lavoro per gli operatori anche di 24 ore. Il finanziamento del progetto di accoglienza, pur approvato, non è mai arrivato. Il risultato è stato che dopo qualche giorno a marzo di apertura 24 ore per tutti, poi l’accoglienza diurna è stata limitata ai più vulnerabili ed infine cancellata. Gli spazi per le famiglie, affittati ai salesiani, troppo onerosi, sono stati definitivamente restituiti. Donne, uomini, bambini, sono costretti a rimanere per strada durante le ore diurne, senza alcun tipo di assistenza e accesso ai servizi essenziali.
    Per converso, in questi mesi è sorto uno spazio aperto a #Claviere che ha svolto il ruolo di presidio solidale in frontiera con cucine ed attenzione medica anche grazie al contributo di #No_Nation_Truck. Il 30 di luglio tale presidio ha cercato di radicarsi con l’occupazione della ex dogana, sgomberata dopo 5 giorni, aprendo la strada a nuovi procedimenti giudiziari.
    Dall’altra parte della frontiera, in Francia, le #Refuge_solidaire ha chiuso i battenti, sfrattato dalle istituzioni, oberato da presenze ormai ingestibili, anche per l’impossibilità di garantire le necessarie misure anti-Covid.
    Le persone in transito sono strette in una morsa da entrambi i lati della frontiera.
    Il clima di criminalizzazione della solidarietà è accompagnato anche da cambiamenti nelle pratiche di controllo da parte delle forze dell’ordine. Dal 20 di luglio al 10 di agosto la polizia è intervenuta un giorno ogni due alle partenze degli autobus a #Oulx per identificare, trasferire alla caserma di #Bardonecchia per schedatura #eurodac e per dissuadere con minacce coloro che erano in partenza. Tre volte è entrata al rifugio Fraternità Massi per portare famiglie a Bardonecchia per identificazione e consegna di fogli di espulsione o per obbligo a presentarsi in questura sotto minaccia di possibile arresto. Non siamo di fronte a prassi irregolari, ma certamente a un cambiamento di atteggiamento che sembrerebbe invalidare quelle prassi concordate a livello inter-istituzionale per cui il rifugio era un luogo neutro, libero da ordinari controlli .
    Di fronte a questo quadro di assenza programmata delle istituzioni, di repressione verso le pratiche di solidarietà, di contrasto agli ingressi e transiti, i flussi crescono e cresceranno sia dai Balcani sia dalla rotta del Mediterraneo centrale. Il compito di stare affianco alle persone in transito ricade su volontari e società civile, esposti per questo al rischio costante di essere denunciati . Il costo di questo atteggiamento pubblico peraltro inefficace quanto crudele, ricade soprattutto sui più vulnerabili, donne, bambini, offesi, quelli che a parole si dichiara sempre pietisticamente di difendere.

    https://mediciperidirittiumani.org/dalla-frontiera-alpina-del-nord-ovest-valle-di-susa
    #Briançon #frontière_sud-alpine #Suse #vallée_de_Suse #Italie #France #frontières #criminalisation #contrôles_frontaliers #asile #migrations #réfugiés #criminalisation_de_la_solidarité #Chez_Jésoulx

    –-

    ajouté à la métaliste sur le Briançonnais :
    https://seenthis.net/messages/733721

    Et plus précisément ici :
    https://seenthis.net/messages/733721#message925945

    • La frontiera alpina del nord ovest

      Approfondimento monografico di Piero Gorza (antropologo e responsabile MEDU Piemonte)

      Continua l’azione di cura e testimonianza di Medici per i diritti umani (MEDU) sulla frontiera alpina nord-occidentale. Poche settimane fa è stato pubblicato un rapporto sulle attività svolte dal team clinico di MEDU a Oulx nei primi quattro mesi del 2022, nell’ambito del progetto “Frontiera solidale” (link al rapporto).

      Il rapporto descrive le difficoltà affrontate dalle persone in fuga lungo il cammino, tra cui numerose famiglie con neonati e minori non accompagnati. Sono stati riscontrati e denunciati i respingimenti messi in atto in maniera sistematica dalle autorità francesi, molto spesso anche nel caso di minori. Il rapporto si chiude con delle raccomandazioni e con la richiesta alle istituzioni italiane ed europee di tutelare i diritti fondamentali delle persone migranti e richiedenti asilo nei paesi di transito e in particolare nelle zone di frontiera, a prescindere dalla loro condizione giuridica.

      Oggi pubblichiamo un approfondimento monografico (https://mediciperidirittiumani.org/medu/wp-content/uploads/2022/06/La-frontiera-alpina-del-Nord-Ovest-23-giugno.pdf), firmato dall’antropologo e referente di Medu Piemonte Piero Gorza.

      Piero Gorza ci consegna un’analisi che si snoda attraverso oltre un anno di ricerca e attivismo solidale, da gennaio 2021 ad aprile 2022. Ricorrendo a dati, approfondimenti e testimonianze ci fa conoscere la vita dei migranti che giungono ad Oulx dopo anni di viaggio, il loro “abitare il cammino”, e offre uno sguardo sulle politiche di frontiera e sulle responsabilità dei diversi attori coinvolti nella promozione o violazione dei diritti umani.

      Piero ci invita a ripensare la dimensione del cammino: “Un viaggio che può essere descritto come un abitare il cammino ossia come una dimensione che non può essere pensata come un trasferimento tra un polo di fuga e uno d’attrazione, ma come un tempo dell’esistenza capace di modellare personalità e favorire cambiamenti relazionali”.

      Ne è un esempio la storia del ragazzo curdo iracheno partito dal Kurdistan a dodici anni e arrivato a Oulx con la sua famiglia all’età di diciotto anni: “la sua adolescenza, o forse sarebbe meglio dire la sua scuola, è stata il cammino”.

      Con uno sguardo sempre vicino alle persone e alle loro storie questo approfondimento permette di addentrarsi nella complessità della frontiera, non solo quella dell’Alta Valle di Susa, ma anche di quelle attraversate prima di arrivare in Italia. Un documento importante che contribuisce a fare luce su un fenomeno sociale e umano che riguarda tutti noi.

      https://mediciperidirittiumani.org/la-frontiera-alpina-del-nord-ovest

  • [PBG] Parce qu’on vous aime, voici en cadeau-bonus « LFO - FREAK » - Pour l’amour du Freak
    http://www.radiopanik.org/emissions/pbg/pour-l-amour-du-freak

    Cette émission de la Police du Bon Goût est entièrement dédiée à des gens splendides, étranges, mystérieux. Inadaptés au monde moderne (voire au monde tout court) ou cachant cette inadaptation sous une carapace dévelopée avec le temps (un savoir empirique et assurément fragile), les #freaks sont parmi nous. Belles, beaux, tendres, fous, cruels, acides, mais avant tout uniques, voilà des spécimens d’humains hors du moule.

    Pour leur rendre hommage, l’équipe de PBG s’est intéressée à la façon dont l’injure « FREAK ! » est retournée en étendard, à un label totalement freak de la Cité Ardente, à un self-made-man afro-américain probablement mythomane et absolument freak, à un folkeux apocalyptique qui va influencer souterrainement toute la scène folk freak gothique, et surtout à la vie digestive des #méduses.

    Du (...)

    #priscilla #freaksville #ru_paul #la_beauté #simon_finn #william_h._ellis #freaks,méduses,priscilla,freaksville,ru_paul,la_beauté,simon_finn,william_h._ellis
    http://www.radiopanik.org/media/sounds/pbg/pour-l-amour-du-freak_08409__0.mp3

  • Le vieil homme et la mer Isabelle Paré - 2 Aout 2019 - Le devoir

    Depuis 50 ans, il observe les mers se vider et combat l’océan de mensonges servi par une industrie des pêches toujours plus gourmande. Les requins qu’il décrie n’ont pas d’ailerons, mais pourchassent les derniers poissons jusqu’en Antarctique. Lanceur d’alertes, Daniel Pauly se bat contre la mer de notre indifférence.

Il est peu connu du grand public, mais ce Jacques Cousteau de l’ombre a érigé des systèmes qui permettent aujourd’hui de mesurer le piteux état de santé des océans, siphonnés jusque dans leurs plus profonds abysses.

    Après avoir sillonné les mers de la planète, Daniel Pauly, expert mondial des ressources marines, a aujourd’hui jeté l’ancre à Vancouver, où il dirige le Fisheries Center de l’Université de la Colombie-Britannique. Arête dans la gorge, ce vigile des milieux marins peine à penser que l’humanité n’aura bientôt plus que du plancton à se mettre sous la dent si elle continue de raboter les fonds océaniques.

    Ses combats répétés contre de nobles instituts maritimes ont de quoi laisser muet comme une carpe. Si le fléau de la surpêche est maintenant sur l’écran radar, c’est parce que Daniel Pauly y a attaché un grelot il y a déjà plus de 30 ans. Ses travaux ont démontré que l’industrie noyait le poisson avec de faux chiffres sur ses captures et prouvé que les stocks de poissons étaient en chute libre depuis le tournant du XIXe siècle.

    « Il ne reste que 1 % de l’état des stocks de #morue par rapport au milieu du XXe siècle, et 2 à 3 % des stocks de #thon. En gros, 90 % de la biomasse des grands poissons a disparu en 100 ans », affirme d’une douce voix à la Henri Salvador celui qui fait rager les plus grands armateurs de la planète.

    Toujours plus loin
    La surpêche n’est pas née d’hier, raconte Daniel Pauly. Depuis l’ère des bateaux à vapeur, la course vers les mers plus lointaines, partie en vrille depuis, n’a jamais cessé. On a longtemps perçu chaque effondrement des stocks de façon isolée. Au cas par cas, les experts ont observé l’affaire, sans longue-vue pour venir voir l’incendie. « C’est comme tenter de prédire le temps en regardant les nuages au-dessus de votre tête. Pour prévoir le temps, il faut analyser sur de longues périodes l’évolution des systèmes partout dans le monde. C’est pareil pour les poissons », affirme-t-il.

    Pauly a mis une paire de lunettes sur la cécité et le #déni généralisés qui aveuglaient l’industrie de la pêche jusqu’au début des années 1980.

    En créant d’abord #FishBase, puis #Sea_Around_Us, la première banque mondiale colligeant des millions de données récoltées par des scientifiques pour quantifier l’état et l’évolution des stocks de poissons et autres animaux marins. En 1996, son premier brûlot publié dans Science a fracassé le mythe de l’océan inépuisable.

    L’anguille sous la roche
    Alors que l’Organisation des Nations unies pour l’alimentation et l’agriculture (FAO) évalue à 86 millions de tonnes la totalité des poissons pêchés dans les océans, l’équipe de Pauly l’établit plutôt à 130 millions de tonnes, si on tient compte des prises accidentelles, des rejets et des pêches illégales et artisanales, occultées par l’ONU. Du nombre, 10 millions de tonnes de crustacés rejetées en pure perte à l’échelle de la planète. L’industrie hurle, et Pauly la compare à un malade suicidaire courant à sa propre perte en réclamant sans cesse plus de corde.

    Jeune scientifique embarqué à bord d’un #navire-usine, c’est à Terre-Neuve qu’il a constaté de visu les ravages causés par la pêche industrielle. « Les chalutiers raclaient les fonds à 200 mètres, arrachant poissons et cailloux. Des blocs erratiques aussi gros que des Volkswagen atterrissaient sur le pont », rappelle-t-il dans la biographie que lui consacre l’océanologue David Grémillet.

    Vidées, les côtes ont été délaissées au profit de mers toujours plus lointaines. Armés comme des engins militaires, les chalutiers vont traquer les poissons jusqu’en Antarctique, à plus de 600 mètres de profondeur. « La pêche locale n’existe pratiquement plus », dit encore Daniel Pauly. Dans l’insouciance généralisée, le chalutage ratisse 150 fois l’équivalent de la surface déforestée chaque année sur la planète. Une coupe à blanc sous-marine et invisible de la taille de la superficie des États-Unis, où plusieurs zones sont ratiboisées jusqu’à huit fois l’an.

    Daniel Pauly dénonce cette #razzia. « Et dans bien des cas, les pays riches bouffent les poissons des pays pauvres », affirme le Franco-Canadien, né après la guerre d’une mère française et d’un G.I. afro-américain, révolté du pillage éhonté des mers de l’Afrique de l’Ouest par des bateaux occidentaux et asiatiques. Sa solution : interdire la pêche en haute mer, protéger 20 % des océans et abolir les subventions aux industries qui encouragent la sur pêche. Car c’est le bacon qui fait le poisson, affirme ce chercheur. Grâce aux subventions allant jusqu’à 30 % en Chine, pêcher demeure rentable là où les ressources sont déjà anémiées, martèle-t-il.

    L’or blanc
    « En Antarctique, ceux qui pêchent la #légine de façon illégale peuvent perdre un bateau sur cinq tellement ils gagnent de #fric. Pour ne pas être attrapés, des capitaines coulent eux-mêmes leurs bateaux. Et ça reste rentable ! » décrie l’écologiste, considéré parmi les 50 scientifiques les plus influents de la planète par le magazine Scientific American en 2003. La légine, cet or blanc recherché des gourmets occidentaux, se vend jusqu’à 40 $ la livre.

    « Après avoir vidé les plaines marines, les bateaux vident les canyons des océans où se terrent les derniers poissons », relance Pauly. À elle seule, la Chine déploie 3400 navires-usines qui pompent 4 millions de tonnes de poissons dans les eaux de 93 États, dont 75 % dans les eaux africaines.

    Noyer le poisson
    Daniel Pauly rage aussi contre l’autre grand « mensonge » du siècle : l’#aquaculture, parfois présentée comme un remède à la faim dans le monde. Or, selon lui, l’aquaculture de poissons carnivores accélère le sac des océans. « En Mauritanie et au Sénégal, 40 usines sont plantées sur les côtes pour faire de la farine de sardinelles, qui étaient avant pêchées, fumées et mangées en Afrique. Là, on produit de la farine pour engraisser des cochons ou du saumon. C’est un truc innommable ! »

    Le maître de la #biomasse parle en connaissance de cause. Produire une seule livre de saumon dépouille l’océan de trois ou quatre livres de petits poissons. « C’est une perte sèche de protéines, c’est révoltant ! Dire que ça nourrit le monde, c’est une fraude intellectuelle. Ceux qui s’alimentaient de sardinelles n’ont pas l’argent pour acheter ce saumon. C’est un vol global. J’appelle ça l’aquaculture B, pour bad. Cette aquaculture ne produit pas de poissons, elle bouffe du poisson ! »

    Médusé par la surpêche
    Un jour, un étudiant de Daniel Pauly a mesuré l’explosion des populations de #méduses partout dans le monde. En mer de Namibie, ces invertébrés ont complètement remplacé les poissons : 14 millions de tonnes de méduses ont évincé 10 millions de tonnes de poissons. « Les poissons qui mangeaient les larves de méduses ont disparu, laissant leurs proies sans prédateurs », explique Daniel Pauly.

    Des océans « gélifiés », c’est la vision d’horreur qui hante le biologiste, qui a signé en 2013 Manges tes méduses. Ces masses gélatineuses sont, en effet, faites sur mesure pour survivre aux zones lessivées de poissons que laisse la surpêche dans son sinistre sillage, explique le scientifique couronné en 2005 du prix Cosmos, l’équivalent du Nobel en écologie.

    « Pour que les poissons puissent se repeupler en haute mer et revenir ensuite vers les côtes, il faut dès maintenant créer des zones protégées. Avant, on n’avait pas les moyens techniques de pêcher jusqu’au dernier poisson. Aujourd’hui, plus rien n’est impossible », déplore-t-il.

    Cet éternel indigné, rescapé d’une enfance douloureuse vécue au sein d’une famille adoptive abusive, Pauly en connaît long sur la capacité de résilience des hommes, comme des autres espèces. « C’est toujours possible de renverser la vapeur, assure-t-il, si l’on réagit à temps. »

    Source : https://www.ledevoir.com/societe/environnement/559908/le-vieil-homme-et-la-mer
    Tiré de la revue de Presse : https://www.les-crises.fr/revue-de-presse-du-06-08-2019

    #surpêche #mer #alimentation #poissons #pêche_industrielle #pêche_illégale #aquaculture #Daniel_Pauly #ressources_marines

    • « Il ne reste que 1 % de l’état des stocks de morue par rapport au milieu du XXe siècle, et 2 à 3 % des stocks de thon. En gros, 90 % de la biomasse des grands poissons a disparu en 100 ans »

  • La DGST figure sur les fichiers fuités d’une firme néo-zélandaise de logiciels espions
    https://ledesk.ma/2016/10/23/la-dgst-figure-sur-les-fichiers-fuites-dune-firme-neo-zelandaise-de-logiciels

    Après les révélations sur les systèmes de surveillance acquis auprès de Amesys et de Hacking Team, la DGST, le service de renseignement intérieur marocain est de nouveau cité dans la fuite de documents d’Endace, une société néo-zélandaise qui commercialise un logiciel espion destiné à la traque sur Internet Des dizaines de documents internes et de courriels fuités d’Endace, une entreprise néo-zélandaise méconnue dans le milieu de la surveillance et de l’espionnage et obtenus par le site d’investigation The (...)

    #AMESys #Hacking_Team #malware #web #surveillance #DGST_(Maroc) #Endace #surveillance #surveillance (...)

    ##DGST__Maroc_ ##Medusa

  • The Little-Known Company That Enables Worldwide Mass Surveillance
    https://theintercept.com/2016/10/23/endace-mass-surveillance-gchq-governments

    It was a powerful piece of technology created for an important customer. The Medusa system, named after the mythical Greek monster with snakes instead of hair, had one main purpose : to vacuum up vast quantities of internet data at an astonishing speed. The technology was designed by Endace, a little-known New Zealand company. And the important customer was the British electronic eavesdropping agency, Government Communications Headquarters, or GCHQ. Dozens of internal documents and emails (...)

    #Endace #GCHQ #DGST_(Maroc) #Medusa #algorithme #surveillance #surveillance #web (...)

    ##DGST__Maroc_

  • Une nouvelle méduse filmé à 3700 m de fond.

    https://www.youtube.com/watch?v=QGFh3UNvuCQ

    This stunningly beautiful jellyfish was seen during Dive 4 of the 2016 Deepwater Exploration of the Marianas expedition on April 24, 2016, while exploring Enigma Seamount at a depth of ~3,700 meters.

    Scientists identified this hydromedusa as belonging to the genus Crossota. Note the two sets of tentacles — short and long. At the beginning of the video, you’ll see that the long tentacles are even and extended outward and the bell is motionless. This suggests an ambush predation mode. Within the bell, the radial canals in red are connecting points for what looks like the gonads in bright yellow.

    Video courtesy of the NOAA Office of Ocean Exploration and Research, 2016 Deepwater Exploration of the Marianas.

    Learn more about the expedition here: http://oceanexplorer.noaa.gov/okeanos...

    #méduse #abysses #zoologie

  • TESTEZ VOTRE COMPETENCE A DISTINGUER ENTRE PROPAGANDE ET PARODIE AVEC LES JOURNALISTES RUSSES DE MEDUZA EXILES EN LETTONIE

    https://meduza.io/en/quiz/did-sputnik-really-tweet-that

    Qui tweet vraiment derrière « Spoutnik » ?

    Testez votre capacité à distinuer la parodie et la propagande

    22h12, le 27 Novembre 2015 Meduza

    Plus tôt ce mois-ci, le service de nouvelles internationales multimédia "Spoutnik" a célébré le premier anniversaire de son lancement.

    Entièrement détenu et exploité par le gouvernement russe, Spoutnik a été décrit dans l’Ouest comme la "BuzzFeed de la propagande."

    Héritant de l’auditoire Twitter de son prédécesseur, RIA Novosti, Spoutnik avait une suite importante à partir du moment où il a émergé.

    En Juillet 2015, sa notoriété a engendré un compte parodie.

    Aujourd’hui en ligne, il n’est pas rare de voir des gens confondant les tweets satiriques de @Sputnik_Intl pour de nouvelles infos avec les messages de @SputnikInt .

    @meduza_en a rassemblé un mélange de tweets à partir des deux comptes, avec des captures d’écran de spoilers, et maintenant vous êtes mis au défi de les distinguer."

    #Lettonie, #Presse #Meduza, #propagande_russe

  • #Move_or_die

    Too often in Italy the arrival of migrants and refugees is perceived as “the” invasion “of a blurred crowd. Statements such as “let’s help them in their country” or its more xenophobic variant “They have to remain in their homeland” or even “we welcome refugees but illegal immigrants must be rejected” are often the legacy of politicians and stereotypes. This report, based on the stories and testimonies of hundreds of forced migrants from West Africa and the Horn of Africa, is an effort to provide data and information to foster better understanding this complex phenomenon, beyond dangerous and misleading simplifications.

    Move or die. Migratory Routes from Sub-Saharan Countries to Europe summarises the information and testimonies collected by Medici per i Diritti Umani (Doctors for Human Rights) – #MEDU during the first 6 months of activities of the project “ON TO: Stopping the torture of refugees from Sub-Saharan countries along the migratory route to Northern Africa” in the Special Reception Centres for asylum seekers in Ragusa Province and in the Reception Centre for Asylum Seekers of Mineo, in Catania Province. Moreover, it reports the data and evidence gathered in 11 months of activities in informal settlements in Rome: squats, shanty towns, railway stations.

    This report focuses in particular on the knowledge gained about migration routes, smuggling and trafficking on the way to Northern Africa and on the kind of violence and tortures migrants suffer during this long journey. The testimonies collected inside the reception centres in Sicily confirm that the business of migration across the Sahara Desert, Libya and the Mediterranean Sea appears to be increasingly a multiform network run by a combination of highly organized smugglers and non professional individuals or groups acting alone. The report also provides an overview of the psychological and physical consequences of the #trauma experienced by migrants in their country of origin or en-route.

    According to the testimonies collected in Sicily and in Rome, the most common forms of torture and cruel and inhuman treatment were: beatings and other forms of blunt trauma; deprivation of water and food; beatings of the feet (Falaka); suspension and stress positions (handcuffing, standing up for long periods etc); threats of harm and death to migrants or their families; sexual or religious offences and other forms of degrading treatment; deprivation of medical treatment when needed; bearing witness to torture and cruel treatment. The violence occurred particularly in Libya.

    From the analysis of individual stories it’s clear that the traditional dichotomy between refugees and economic migrants proves to be more an abstract concept than a tool able to adequately understand such a complex reality. It’s undeniable for example that asylum seekers from West Africa may migrate in search of a better life but at the same time a large part of them –the same as many Eritreans who are escaping a brutal dictatorship – are escaping from a multitude of unbearable circumstances which pose a threat to their lives. Regardless of country of origin, many of them must therefore undoubtedly be considered as forced migrants.

    The reception systems in Italy and Europe need to take into account the many vulnerabilities of asylum seekers who experienced this journey, as these factors remain upon their arrival.


    http://www.mediciperidirittiumani.org/en/move-or-die
    #itinéraires_migratoires #parcours_migratoires #flux_migratoires #Afrique #cartographie #visualisation #smugglers #passeurs #migrations #asile #réfugiés #torture #violence #migrations_économiques #migrants_économiques #Libye #vulnérabilité
    cc @reka

    Lien vers le rapport :
    http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/MOVE_OR_DIE_summary.pdf

  • Bientôt des couches-culottes à base de chair de méduse - Le Point
    http://www.lepoint.fr/innovation/bientot-des-couches-culottes-a-base-de-chair-de-meduse-19-05-2014-1825110_19

    De la méduse pour le derrière du nourrisson. Ce pourrait être pour bientôt. Du moins si l’on en croit le P-DG de Cine’al, une start-up spécialisée dans les nanoparticules. Tout a commencé avec des travaux effectués par une équipe de scientifiques de l’université de Tel-Aviv. Ces chercheurs ont d’abord découvert la capacité ultra-absorbante des méduses. Il faut savoir que ces créatures marines, que tout le monde déteste, avec leur aspect gélatineux, leurs filaments urticants et leur façon de s’agglutiner au bord des plages durant les vacances d’été, sont composées à 90 % d’eau. Leur organisme peut absorber un très gros volume de liquide en quelques secondes, sans pour autant se désintégrer ou se dissoudre. Les chercheurs ont donc eu l’idée d’en prélever la chair puis de la mélanger à des nanoparticules antibactériennes. C’est ainsi que fut créé l’Hydromash. Un composant qui, grâce à ses incroyables pouvoirs d’imprégnation, peut, en toute sécurité, garnir couches jetables, serviettes hygiéniques, tampons, éponges médicales et même papier toilette.

    Ce n’est pas tout. Biodégradable en moins d’un mois, il pourrait être la réponse la plus écologique au problème de déchets qui encombrent les décharges à ciel ouvert et mettent des centaines d’années à se décomposer : les couches-culottes pour bébés. Durant sa première année, un nourrisson en utilise pas moins de 70 kilos. En France, et selon l’Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’énergie, cela représente plus de trois milliards de couches chaque année. Et ces produits faits de polymères super absorbants (les PSA) ne se désintègrent qu’en un ou deux siècles, contre un mois pour l’Hydromash à base de méduse...

    #couches-culottes
    #méduses
    #chair-de-méduse

  • Des bataillons de #robots pour stopper la prolifération des méduses | Big Browser
    http://bigbrowser.blog.lemonde.fr/2013/10/01/medusator-des-bataillons-de-robots-pour-stopper-la-prolifera
    Surtout, de pas stopper la #surpêche, mais détruire tout ! Parce que la moulinette, elle ne va pas engloutir que les #méduses surnuméraires

    Les méduses sont parfaitement intégrées à de nombreux écosystèmes océaniques, mais lorsqu’elles deviennent trop nombreuses, ces prédateurs gélatineux contribuent à dépeupler les eaux des poissons, dont elles gobent les œufs, avalant aussi au passage plus que leur part de plancton.

    Or, la population des méduses a explosé ces dix dernières années. La surpêche a en effet fragilisé des écosystèmes, leur ouvrant de nouveaux territoires de chasse, selon un rapport de Yale Environment 360 publié en 2011 et cité par Popular Science.

    Elles posent particulièrement problème en Asie du Nord-Est – Chine, Taïwan, Japon, les deux Corées. Ainsi, en Corée du Sud, elles coûteraient chaque année au secteur de la pêche plus de 200 milliards d’euros, selon l’Institut supérieur coréen des sciences et technologies (plus connu sous son acronyme anglais KAIST). Pour remédier à ces invasions, une équipe de chercheurs de cette grande université sud-coréenne travaille depuis 2010 à la mise au point de robots aquatiques tueurs de méduses.

    Les machines, appelées Jellyfish Elimination Robotic Swarm, ou Jeros, sont désormais opérationnelles et peuvent même travailler par équipes de trois. Elles ont été conçues pour parcourir une zone en broyant toutes les méduses sur leur passage. Elles réduisent les invertébrés en bouillie en les absorbant au rythme de 400 kilos par heure.

  • Zoologie pétrolière

    Avec les forages pétroliers qui sont de plus en plus profonds on découvre de nouvelles espèces, juste le temps de les éteindre. En voici quelques exemples spectaculaires :

    La créature Cascade
    http://www.youtube.com/watch?v=YOyBSKNQj2w


    Il semblerait qu’il s’agisse d’une nouvelle famille de méduses. A la 5ème minute du film on peut mieux comprendre la configuration de la bête. Je ne sait pas si j’ai bien compris les indications, mais il semblerait que la créature cascade se promène à 5000m de fond.

    Le calamar Magnapinna sp.
    http://www.youtube.com/watch?v=IPRPnQ-dUSo


    J’ai trouvé très peu d’information sur ce calamar invraisemblable. Il fait parti d’une famille de calamars à longs tentacules (les Magnapinnidae) et les siens s’étireraient jusqu’à 60m. Les indications sur l’écran disent 7800m de profondeur, est-ce possible ?

    Le Siphonophore
    http://www.youtube.com/watch?v=KT1TSbarW1U


    Un genre de méduse très étrange. Le siphonophore est un organisme formé d’une colonie d’organismes qui se complètes les uns les autres. Les uns sachant se mouvoir, d’autres capturer des proies, d’autres capables de les digérés ou généré de la bioluminescence. C’est un animal composé de plusieurs animaux, je trouve cela démentiel. Celui présenté ici semble particulièrement énorme mais je n’ai pas d’indication de sa taille. La vidéo indique qu’il se trouve à 770m de fond.

    Je suis preneuse de toute info sur ces animaux et toute vidéo de ce genre.

    #Abysses #ForagesPetroliers #Siphonophores #Calamar #Meduse

    • Pour le calmar, c’est 7800 pieds. Ce qui fait tout de même 2400 mètres…

      Wikipédia http://fr.wikipedia.org/wiki/Calmar donne 1800 mètres en 2007 en mer de Ross, mais les références citées ne mentionnent pas de profondeur (ou j’ai mal lu…)

      Un reportage sur la pêche en Basse Californie : http://www.youtube.com/watch?v=WUtW5Euu_hM

      Au Pérou, à Païta, c’est la pêche à la « pota ».

      Un exemple de point d’entrée sur le calmar : http://www.tonmo.com/science/public/giantsquidfacts.php

    • De nouvelles images de la creature cascade
      https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&v=s8LuZD4Klbg

      During these first ever ROV dives in Revillagigedo Archipelago, the Nautilus team has encountered some truly otherworldly organisms. This Deepstaria jelly awed us with its shapeshifting abilities as its bag-like bell inflated and undulated with current created by movement of ROV Hercules. Capturing prey in its voluminous bell, a strikingly geometric network of canals delivers nutrients throughout this large jelly’s body. This close encounter was captured with both our normal ROV Hercules HD camera and a low light camera for bioluminescence designed by Dr. Brennan Phillips at University of Rhode Island’s Graduate School of Oceanography and David Gruber at the City College of New York/Baruch College.

      Cette creature cascade à un nom maintenant :
      Deepstaria enigmatica
      et une fiche wikipédia :
      https://en.wikipedia.org/wiki/Deepstaria_enigmatica

      Deepstaria enigmatica, is a jellyfish of the family Ulmaridae first described in 1967 by F.S. Russel. The bell of this jellyfish is very thin and wide (up to approx. 10 m), and resembles a translucent, undulating sheet or lava lamp as the animal moves. They are usually found in Antarctic and near-Antarctic seas but have been spotted in waters near the United Kingdom, at depths of 829 to 1830 meters.