• Penser le vivant ou critiquer le #Capitalisme ? Une lecture de Baptiste Morizot
    https://www.terrestres.org/2026/05/11/penser-le-vivant-ou-critiquer-le-capitalisme

    L’opposition entre les pensées du vivant et les critiques du capitalisme a beaucoup agité le champ de l’écologie politique francophone. N’est-il pas temps d’acter l’entrelacement des problèmes sociaux et des problèmes écologiques ? La pensée de Baptiste Morizot, a priori éloignée des critiques du capitalisme, propose de nombreux points de jonction. L’article Penser le vivant ou critiquer le capitalisme ? Une lecture de Baptiste Morizot est apparu en premier sur Terrestres.

    #Animaux #Modernité #Nature #Philosophie #Vivants

  • Le quattro volte

    Dans un vieux village de montagne en Calabre, un berger vit ses ultimes instants de vie. Il meurt entouré par ses chèvres. Au sein du troupeau, naît un chevreau. Mais, un jour celui-ci s’égare, se retrouve seul et grelottant de froid au pied d’un majestueux sapin. C’est cet arbre que choisissent les villageois pour célébrer la fête de la « #Pita » : il est scié puis remis aux #charbonniers pour monter le cœur de la meule. Il se mêlera au charbon de bois pour chauffer les foyers des villageois. À travers quatre récits enchâssés, le film se veut une ode à la vie et ses quatre règnes : ceux de l’#humain, de l’#animal, du #végétal et du #minéral aux correspondances mutuelles intimes et secrètes... Une vision poétique mais très lucide du #cosmos à l’échelle de l’homme[1].

    https://fr.wikipedia.org/wiki/Le_quattro_volte

    Pour voir le film :
    https://www.youtube.com/watch?v=C-lScWsWtOQ


    https://www.youtube.com/watch?v=uyeZPFbYshw

    #film #documentaire #film_documentaire #Calabre #nature #montagne #Michelangelo_Frammartino

  • Quarant’anni dopo, Chernobyl è un laboratorio naturale

    A quarant’anni dal disastro nucleare, flora e fauna selvatica hanno ricolonizzato l’area. L’esposizione prolungata alle radiazioni ha creato un luogo unico per studiare la tossicologia genetica. La rivista di Legambiente «Nuova Ecologia» lancia l’ebook «Figli della nube»

    Oltre alla tragedia umana, le conseguenze immediate dell’incidente del 26 aprile 1986 hanno portato alla distruzione completa della natura e della biodiversità della zona circostante la centrale nucleare di Cernobyl (Ucraina). A lungo termine, l’impatto sulla fauna selvatica e sulla vegetazione ha creato un laboratorio naturale unico nel suo genere per lo studio della tossicologia genetica in condizioni di esposizione cronica alle radiazioni. Con il passare degli anni, però, l’assenza di attività umana ha offerto anche alla flora e alle specie selvatiche l’opportunità straordinaria di ricolonizzare in maniera indipendente la cosiddetta “zona di esclusione”.

    Dal collasso ecologico all’adattamento

    L’esempio più eclatante dei danni generati nella fase acuta del disastro è stata la formazione della Foresta rossa, una pineta situata a circa quattro chilometri dal reattore, che ha ricevuto le dosi di radiazioni dirette più elevate. Nel giro di pochi giorni, gli alberi sono diventati di colore bruno-rossastro: la rappresentazione visiva di un’ecatombe annunciata. Insieme alla pineta hanno perso la vita tutte le specie, compresi i microrganismi del suolo. L’esposizione acuta alle radiazioni ha causato in quei giorni danni genetici diffusi nelle piante e negli animali, come hanno dimostrato le indagini sperimentali rivelando un’alta frequenza di aberrazioni cromosomiche, mutazioni genetiche e irregolarità nella divisione cellulare, oltre che una ridotta vitalità dei semi nella flora locale.

    Alcune specie animali hanno mostrato anche problemi riproduttivi, malformazioni dello sviluppo, insorgenza di cataratta e un aumento della mortalità embrionale. Tutti questi segnali avrebbero fatto credere che l’area di Cernobyl sarebbe rimasta deserta e inabitata per sempre. In un tempo relativamente breve, la natura si è invece ripresa i suoi spazi e sono emerse prove di risposte adattative efficaci. Alcune popolazioni di insetti, anfibi e roditori hanno mostrato segni di tolleranza e adattamenti importanti alle nuove condizioni.

    Vita nuova

    Un caso significativo è quello delle raganelle orientali (rane delle specie Hyla orientalis), che hanno mostrato una pigmentazione cutanea più scura. «I nostri monitoraggi dimostrano che le rane di Cernobyl sono molto più scure di quelle che vivono in altre zone dell’Ucraina – spiega Germán Orizaola Pereda, professore di Zoologia dell’Università di Oviedo, che dal 2016 studia lo sviluppo degli ecosistemi nell’area –. Questa condizione non è legata ai livelli di radiazione attuali, ma a quelli esistenti nel momento dell’incidente. Le rane melaniche si trovano proprio nelle zone che avevano i maggiori livelli di radiazioni nel 1986. Non dobbiamo quindi pensare che siano avvenute mutazioni in conseguenza delle radiazioni, ma che all’interno della variabilità cromatica di questa specie gli individui più scuri sono stati favoriti nella sopravvivenza e nella riproduzione perché la melanina blocca parzialmente il danno delle radiazioni. In poche generazioni, le rane verdi ’normali’ hanno lasciato il posto a queste più scure. Un esempio perfetto di selezione naturale, in piena ottica darwiniana». Sopravvivono, insomma, i più adattabili.

    Secondo l’esperto, tornare a vivere oggi nella zona di Cernobyl, con tutte le accortezze necessarie, non sarebbe più pericoloso che vivere in una qualsiasi grande città, inquinata e contraddistinta da diversi fattori di stress. «Quando parliamo di Cernobyl – insiste – ci riferiamo a una regione più grande di qualsiasi parco nazionale in Spagna o in Italia. Con la parte bielorussa al Nord e quella ucraina al Sud, parliamo di circa 4.500 km². Dopo l’incidente, la zona a Nord della centrale ha avuto impatti maggiori a causa del movimento dei venti. Ma oggi la zona sud, circa il 75 per cento della zona di esclusione, mostra livelli di radiazioni non particolarmente elevati. I composti radioattivi sono instabili e con il tempo si trasformano. Alcuni durano migliaia di anni, ma c’è una relazione diretta tra quanto rapidamente si trasforma un composto radioattivo e la sua capacità di generare danni: i più nocivi sono quelli che si trasformano più velocemente. Per questo – continua – a oggi la situazione è di gran lunga migliore di quanto pensavamo. C’è stato un processo di naturalizzazione che ha portato un’abbondanza di specie selvatiche».

    Nell’area di Chernobyl si registrano alci, caprioli, cervi, cinghiali, linci, orsi e altri animali che prosperano in assenza di attività umane, come i cavalli di Przewalski e i lupi. Anche le popolazioni di questi predatori sono state studiate a livello genetico: alcuni marcatori associati alla resistenza a determinati tumori sono risultati maggiori rispetto agli individui che vivono fuori dalla zona. Significa che i lupi con questo tipo di costituzione genetica, più resistenti alle radiazioni, sono quelli che hanno avuto il miglior risultato adattativo. «La natura della zona di Cernobyl è molto complessa: ci sono alcuni punti con radiazioni ancora elevate, che potrebbero influire su soggetti specifici. Ma uno dei problemi maggiori nell’area è che ancora cerchiamo di associare ogni elemento a un fattore negativo, come a voler ricercare una nostra conferma. Così facendo spesso si tende a semplificare – conclude il professore –, quando invece bisognerebbe analizzare bene le situazioni e metterle in prospettiva»

    https://lavialibera.it/it-schede-2632-quarant_anni_dopo_cernobyl_e_un_laboratorio_naturale
    #Tchernobyl #nature #adaptation #nucléaire #faune #flore #toxicologie_génétique #radiations #zone_d'exclusion

  • #Journal du regard : Avril 2026

    https://liminaire.fr/chronique/journal/article/journal-du-regard-avril-2026

    https://www.youtube.com/watch?v=2Z9dBCevKX0

    Chaque mois, un film regroupant l’ensemble des images prises au fil des jours, le mois précédent, et le texte qui s’écrit en creux. « Une sorte de palimpseste, dans lequel doivent transparaître les traces - ténues mais non déchiffrables - de l’écriture “préalable” ». Jorge Luis Borges, Fictions

    (...) #Journal, #Vidéo, #Architecture, #Art, #Écriture, #Voix, #Sons, #Mémoire, #Paysage, #Ville, #Journal_du_regard, #Regard, #Dérive, #Photographie, #Paysage, #Nature, #Paris, #Printemps, #Jardin (...)

  • La viande peut-elle être postcapitaliste ?
    https://lundi.am/Animaux

    Cette semaine dans lundisoir nous recevons Jérôme Baschet et Laurent Jeanpierre pour le pavé qu’ils ont coordonné et viennent de publier à La Découverte : Mondes postcapitalistes. Nous renvoyons à l’entretien pour une présentation complète de l’ouvrage et publions cet extrait qui rend compte de la manière dont le livre a été pensé et élaboré à partir d’une question souvent clivante parmi celles et ceux qui œuvrent à la fin du capitalisme : les poissons rouges et les steaks hachés sont-ils compatibles avec une vie non-capitaliste ?

    Extrait de https://seenthis.net/messages/1166994

    #animaux #nature #débat #capitalisme #post-capitalisme #livre #extrait

  • L’Anthropocène à contre-sens
    https://laviedesidees.fr/L-Anthropocene-a-contre-sens

    Et s’il existait une alternative à la fin catastrophique de l’histoire et au #progrès illimité du « bon #anthropocène » ? Jean-Baptiste Vuillerod propose de prendre l’histoire à contre-sens pour surmonter la crise écologique contemporaine en s’inspirant des rapports passés ou non modernes à la #nature.

    #Philosophie #philosophie_de_l'histoire #écologie #histoire
    https://laviedesidees.fr/IMG/pdf/20260324_vuillerod-anthropocene.pdf

  • Milan-Cortina 2026 : fair-play ? Parlons-en !

    #Neige_artificielle, circulation, #béton et sponsoring des entreprises fossiles : les atteintes à la #nature avant et pendant les Jeux olympiques d’hiver 2026 ont été légions – et ont également fait l’objet d’une couverture médiatique.

    Plusieurs milliards d’euros ont été investis dans l’#économie de la construction pour les Jeux olympiques d’hiver 2026 : malgré toutes les promesses de #durabilité, une nouvelle piste de #bobsleigh a été bétonnée dans la #forêt, une télécabine a été construite dans une zone de glissement de terrain, des pentes ont été creusées à l’aide d’excavatrices et des #forêts ont été sacrifiées pour créer des bassins de stockage. L’un des rares aspects positifs pour la nature : pour la première fois, les Jeux olympiques d’hiver ont été organisés de manière décentralisée afin de réduire le nombre de nouvelles installations sportives. Néanmoins, selon les calculs, Milan-Cortina a produit en 2026 plus de 900 000 tonnes de CO2. La plus grande part revient à l’accueil des spectateur·rice·s, le reste à la planification et à la réalisation des compétitions, ainsi qu’aux projets de construction. En outre, 1,3 millions de tonnes de CO2 proviennent du parrainage d’entreprises issues de l’industrie des #combustibles_fossiles, telles que le groupe pétrolier #ENI, le constructeur automobile #Stellantis ou la compagnie aérienne #ITA_Airways. Le fait que les sports d’hiver creusent leur propre tombe avec des sponsors fossiles a été critiqué dans une pétition adressée au CIO par des athlètes et signée par plus de 20 000 personnes.

    Utilisation de neige artificielle malgré le manque d’#eau

    La crise climatique complique encore l’organisation des jeux d‘hiver : d’ici le milieu du siècle, seuls 52 des 93 sites actuels pourront encore être pris en considération, et sans l’utilisation de neige artificielle, il n’en restera plus que quatre. Rien que pour Milan-Cortina 2026, quatre nouveaux bassins de stockage ont été construits et un total de 2,4 millions de mètres cubes de neige artificielle ont été produits. L’eau déjà rare dans les #Alpes du sud provenait de sources alpines et de rivières. Le #coût de ces jeux d’hiver est passé de 1,5 à 5,7 milliards d’euros, une somme que les contribuables finiront par payer. En outre, la hausse des prix de l’#immobilier à Cortina et à Milan par exemple renforce les #inégalités_sociales. En 2030, les Jeux olympiques d’hiver auront lieu dans les Alpes françaises. Les ONG y réclament plus de transparence et la participation des citoyen·ne·s.

    Podcast sur Milan-Cortina 2026

    Quel impact les Jeux olympiques d’hiver 2026 ont-ils eu sur les Alpes italiennes ? Quel est leur héritage pour les communes locales ? Et qu’en attendent les prochains organisateur·rice·s des prochains Jeux d’hiver dans les Alpes françaises en 2030 ? Ces questions sont abordées dans la dernière édition de notre podcast :

    https://soundcloud.com/cipra_international/100-en-the-legacy-of-milano

    https://www.cipra.org/fr/nouveautes/milan-cortina-2026-fair-play-parlons-en
    #Milano-Cortina #JO #jeux_olympiques #JO2026

  • Tuer les animaux « #nuisibles » ne réduit pas les #dégâts_agricoles

    Autrefois appelées “nuisibles”, les #espèces_susceptibles_d’occasionner_des_dégâts (#ESOD) peuvent être tuées pour protéger cultures et élevages. Mais une nouvelle étude basée sur 7 ans de données montre que cette mesure est inefficace.

    Les "nuisibles", c’est comme cela qu’on appelait autrefois ces animaux, maintenant elles portent le nom d’ESOD pour Espèces Susceptibles d’Occasionner des Dégâts. Ce changement de vocabulaire n’est pas anodin, on parle bien de possibilité de destruction.

    Ainsi, la réglementation prévoit donc qu’on puisse réguler - comprenez tuer certaines espèces - selon 3 catégories avec 3 réglementations bien distinctes. Première catégorie : les espèces introduites et envahissantes, c’est le #ragondin, le #raton_laveur, le #chien_viverrin ou la #bernache_du_Canada. Catégorie à part, la troisième, avec le #sanglier et le #pigeon_ramier. Et puis, au milieu, la deuxième catégorie, celle qui nous intéresse aujourd’hui, avec en moyenne 1,7 million d’animaux à être tués chaque année. Neuf espèces sont concernées : quatre mammifères, le #renard, la #fouine, la #martre et la #belette et cinq oiseaux, principalement des #corvidés comme les #corneilles, les #corbeaux ou les #pies, auxquels s’ajoute l’#étourneau_sansonnet.

    Selon le biologiste de la conservation Frédéric Jiguet, la notion de #dégâts n’est pas définie de manière très précise, ce qui peut poser problème mais de façon générale ce sont des dégâts agricoles. "Par exemple, pour les renards et les fouines, la majorité des dégâts qui sont déclarés vont être des attaques sur des #élevages de #volailles en plein air ou sur des #poulaillers. Et pour les cultures, on va se retrouver plus avec des corvidés, des corbeaux et des corneilles qui vont dévaster un #semis au moment de la mise en terre des semences ou quand les jeunes pousses sortent et qui vont nécessiter pour l’agriculteur de re-semer son champ. Donc tout ça, ça a un coût en temps, en semences, qui peut être chiffré et qui peut être déclaré dans le cadre de cette réglementation"

    Cette mesure est-elle vraiment efficace ? C’est-à-dire est-ce que tuer ces espèces lorsqu’il y a des dégâts permet de prémunir les agriculteurs ou les éleveurs contre des dégâts ultérieurs ? Ça n’avait jamais été réellement exploré, et c’est ce qu’a fait cette nouvelle étude parue dans Biological Conservation.

    Pour cela, il fallu croiser deux jeux de données. Chaque département doit faire remonter tous les 3 ans au ministère de l’écologie d’un côté, les sommes de dégâts déclarés, et puis de l’autre, le nombre d’animaux tués pour limiter donc les pertes économiques. Ce sont les chasseurs et les piégeurs qui se chargent de supprimer ces ESOD. Notez d’ailleurs qu’aucun pays autour de nous ne fonctionne comme cela. Ils privilégient souvent des systèmes d’assurances, ou alors ils se réservent la possibilité de tuer ces animaux mais plutôt en dernier recours. Résultat de cette étude menée 7 ans de données entre 2015 à 2022 : la mesure est inefficace. Frédéric Jiguet explique que la relation entre dégâts et animaux tués est plate, c’est-à-dire qu’il n’y a pas de lien entre les deux. “Aucun lien, ça veut dire, si on régule beaucoup plus, il n’y a pas moins de dégâts l’année suivante, mais aussi, si on régule beaucoup moins ou qu’on arrête les destructions, il n’y a pas plus de dégâts l’année suivante."

    Selon le chercheur, qui est premier auteur de cette étude, cela va à l’encontre de ce qui était pensé jusqu’à présent, et cela s’explique par plusieurs raccourcis, notamment sur le fait que si on tue plus d’animaux il y en aura forcément moins. "Alors évidemment, si on en tue un, il y en a un de moins à l’instant T, mais ce sont des populations qui se régénèrent très vite. Les corvidés, par exemple, au moment où il y a des dégâts sur les cultures, sont très mobiles. C’est surtout les jeunes de l’année précédente qui sont en mouvement, qui sont en recherche de territoire et qui peuvent parcourir jusqu’à 100 km par jour et en moyenne deux ou trois kilomètres. Donc un corbeau qui est sur un champ un jour ne sera pas forcément sur le même champ le lendemain. Et si on l’a tué, il y en a un autre qui viendra."
    "Réguler" ne régule pas... et coûte cher

    Et puis, est-ce qu’on cible vraiment les animaux responsables ? Bien sûr que non, et c’est aussi ce qui rend le dispositif inefficace. Réguler ces animaux ne régule rien du tout et cela vaut pour les 9 espèces de cette seconde catégorie des ESOD.

    L’autre résultat de l’étude, c’est l’analyse économique. Les dégâts déclarés chaque année oscille entre 8 et 23 millions d’euros. Les auteurs estiment que le coût de l’élimination de ces animaux se situe entre 103 et 123 millions d’euros par an. La mesure coûte 8 fois plus cher que les dommages qu’elle est censée éviter, et ce sont les chasseurs et piégeurs qui majoritairement supportent ce coût ! On ne parle même pas ici du prix en vie animale. Et dernière limite de cette mesure : tuer trop d’animaux a aussi un impact écologique, car les renards chassent les petits rongeurs… qui eux aussi peuvent détruire des récoltes.

    Il faut donc d’autres solutions pour les agriculteurs et les éleveurs, Il existe déjà des pistes : par exemple pour les oiseaux, enrober les semences d’oléorésine de poivre noir ou encore plus classique, l’effarouchement, donc, leur faire peur, mais parce que les corvidés sont des animaux très intelligents, ce n’est pas si simple, et c’est pourquoi les techniques pour repousser ces animaux loin de cultures est un sujet de recherche à part entière.

    https://www.radiofrance.fr/franceculture/podcasts/avec-sciences/tuer-les-animaux-nuisibles-ne-reduit-pas-les-degats-agricoles-2892481
    #animaux #nature #animaux_nuisibles #agriculture #régulation #efficacité #écologie #éthologie

    • Ecological and economic assessments of native vertebrate pest control in France

      1.7 million foxes, mustelids and corvids are culled in France annually to reduce sanitary risks and economic losses to human activities and properties. The efficiency of the implemented lethal control strategy has never been assessed. We analyzed seven years of data reporting damage costs and lethal control effort across the country, and failed to find a link between control effort and change in reported damage costs, and reducing even cancelling control effort does not boost damage. We further report that the control effort does not drive breeding numbers in corvids. We also provide the first economic assessment of native vertebrate pest control in France. The monetary valuation of lethal control effort was estimated at 103–123 million euros annually, while official annual damage costs sum to 8–23 million euros. There is no evidence of any benefit from control effort. Lethal control does not drive population numbers, and possibly reduces ecosystem services associated with these species, including rodent predation and seed dispersal.

      https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0006320726000273?via%3Dihub

    • Y’a un gros beauf au village, ancien flic reconvertit dans les ovins et les poules. On entend parfois sur son terrain résonner ses coups de fusil en pleine journée, il aime à tuer les renards et autres prédateurs, et s’en vante ensuite.
      Chaque fois je pleure pour le renard ou la fouine, et me dis que ce courtermiste se tire une balle dans le pied, vu que sans prédateurs les rongeurs vont pulluler et bouffer le grain de ses poules.

  • “Incroyablement #dangereux” : #ChatGPT #Santé rate une #urgence #vitale sur deux, des #chercheurs sonnent l’alarme - Les Numériques
    https://www.lesnumeriques.com/intelligence-artificielle/incroyablement-dangereux-chatgpt-sante-rate-une-urgence-vitale-sur-de

    Quand l’#IA rassure ceux qu’elle devrait envoyer aux #urgences

    Vous avez mal, vous êtes essoufflé, vous tapez vos symptômes dans ChatGPT. Une fois sur deux, l’IA vous dit que ce n’est pas grave, même quand ça l’est. C’est ce que révèle avec fracas la première étude indépendante de l’outil santé d’OpenAI, publiée dans la revue scientifique #Nature Medicine.

    Par Aymeric Geoffre-Rouland - Publié le 02/03/26 à 08h07

  • Rendre l’écologie irrécupérable
    https://lundi.am/Rendre-l-ecologie-irrecuperable

    Quant à l’écologie à laquelle je me sens appartenir, si elle s’appuie sur cette conception environnementale de la nature, elle ne s’y réduit pas. En effet, elle est largement redevables des idées de Jacques Ellul et de Bernard Charbonneau, qui affirmaient que la défense de la nature et la défense de la liberté doivent marcher de pair, et non s’opposer. Selon ces deux intellectuels, l’écologie politique est à la fois une prise de conscience environnementale, un rapport de compagnonnage au monde vivant et une résistance collective à tous les projets d’incarcération dans une prison sociale.

    Souscrire à une telle vision de l’écologie implique trois choses : refuser toute approche basée sur une sacralisation de la nature et l’apologie d’un « ordre naturel » ; mais également ne pas réduire l’écologie à l’environnementalisme ; enfin, la nécessité d’une révolution non seulement philosophique mais aussi très matérielle contre les structures de la domination qui détruisent et contraignent la nature et les êtres humains. L’écologie est révolutionnaire par nature, elle s’oppose point par point au capitalisme et à l’autoritarisme.

    […]

    Les luttes intersectionnelles, héritières des post modernes, accordent leur attention aux rapports de pouvoirs qui traversent le quotidien. Elles prétendent lutter contre des systèmes, mais bien souvent, en fait, ciblent seulement les individus. Au delà de leurs grandes ambitions affichées, leur seul but semble être en fait de reconfigurer les rapports internes des groupes militants. Comme tout le monde, les postmodernes se prétendent aujourd’hui « écologistes ». Mais c’est une écologie qui a jeté par-dessus bord toute critique sérieuse de la technologie : elle se contente de dénoncer ses prétendues dérives. Ayant renoncé à toute perspective d’ensemble – à toute vision politique – c’est un environnementalisme d’extrême gauche qui se contente de chercher des bricolages idéologiques, cherchant à imaginer une « IA éthique » (revue La déferlante n°12, 2023), un « cyber-éco-socialisme (Cédric Durand), quand ce ne sont pas des « technologies émancipatrices » (TransHackFeminist Convergence, 2013) ou même des « cyborgs anticapitalistes » (Donna Haraway) qui permettraient de « sortir de la mono-humanité » (Emma Bigé) !

    Cette drôle d’« écologie » prétend simultanément que « nous sommes la nature qui se défend » et que « la nature n’existe pas ». Inspirée par les thèses de l’anthropologue Philippe Descola, une partie de l’extrême gauche préfère ainsi se référer au « vivant » : le terme de nature étant évité par crainte de collusions avec les courants réactionnaires. Mais il est là question d’une troisième acception du mot, l’ensemble des éléments qui font qu’une chose est ce qu’elle es, sa substance, son essence, son principe, sa définition. Ainsi, au delà même des questions tactiques, c’est sur un plan philosophique que les post-modernes rejettent toute idée de « nature » pour éviter l’« essentialisation » des sujets.

    […]

    Fondamentalement, la conception antinaturaliste, 100 % culturaliste, promeut une vision du changement social comme table rase totale. Avec deux conséquences : d’une part, le risque de devenir une idéologie d’accompagnement du système technologique, qui a lui aussi tout intérêt à la table rase pour réaliser ses projets de contrôle cybernétique ; d’autre part, elle produit une phobie épidermique pour toute pensée politique divergente qui se revendiquerait des idées universelles de nature, d’humanité ou de dignité humaine – comme le fait justement l’écologie politique.

    Ainsi, ces militants qui oublient bien souvent de cibler ceux qui détiennent réellement le pouvoir (Etats et grandes entreprises) semblent parfois intraitables envers d’autres secteurs de l’extrême gauche qui ne partagent pas leur cadre idéologique. Ces dernières années, on assiste en particulier à une violente campagne de dénigrement visant une partie non-négligeable de l’écologie politique, l’accusant d’être « réactionnaire » – autrement dit, de convergences idéologiques et pratiques avec l’extrême droite. Ces attaques, qui ne reposent sur rien de sérieux, visent à disqualifier ceux qui cherchent à nourrir des luttes écologistes alliant anti-capitalisme, anti-productivisme et anarchisme. Quel paradoxe ! Sont qualifiés de « réactionnaires » (donc d’ennemis de la révolution) les partisans d’une révolution sociale, qui se battent pour le renversement des structures actuelles de la domination, et la mise en place d’autres institutions, d’autres valeurs, d’autres structures. Sans doute payent-ils là à la fois leur attachement à la nature, mais aussi leur volonté de sortir de l’impuissance, de changer le monde, de bouleverser les rapports sociaux, d’en finir radicalement avec ce système qui génère des inégalités sociales, c’est à dire changer la vie de tout le monde y compris des gens que nous ne connaissons pas ; de ne pas se contenter pas de micro-politique, de micro-changements, ou de refuser de chercher des utilisations pseudo-émancipatrices à toutes les avancées du techno-capitalisme.

    Par delà les désaccords tactiques et philosophiques bien réels mais interne au camp anticapitaliste et anti-autoritaire, les vrais fascistes et les vrais réactionnaires doivent bien s’amuser à nous voir nous déchirer ainsi !

    […]

    Les propositions radicalement anti-capitalistes de l’écologie politique peuvent rencontrer les aspirations d’une grande partie de la population. Bien sûr, elles sont incompatibles avec des vies remplies de lave-vaisselles, de notifications Facebook, d’accumulation de marchandises et de stimulations électroniques. Mais elles promeuvent une vie simple, consciente de son inscription dans le vivant, où l’être humain cherche la satisfaction à ses besoins, ses fantasmes et ses douleurs en lui-même et dans son environnement proche, sans se lancer dans une course à la puissance pour s’oublier lui-même. À condition de ne prendre nos contemporains ni pour des moutons, des zombies, des alliés narcissiques d’un système pervers, ni pour des débiles, ni pour des racistes complices d’un système de domination, à condition d’aller à leur rencontre en cherchant ce que leurs vies et leurs combats peuvent avoir de commun avec les nôtres (c’est à dire en les considérant comme nos semblables), les objecteurs de croissance, écologistes radicaux et anti-industriels peuvent à mon avis bâtir, dans les temps troublés qui sont les nôtres, de grands mouvements. Notre époque est propice aux basculements : à nous de faire que ceux-ci s’accomplissent dans des directions honorables.

    #écologie #politique #nature #anarchisme #Nicolas_Bonanni #interview #décroissance

  • « Printemps silencieux » en URSS : dans les marges de l’agriculture industrielle russe
    https://www.terrestres.org/2026/02/17/printemps-silencieux-en-urss

    Années 1980. Alors que l’agriculture soviétique s’industrialise et que les intrants chimiques inondent les champs russes, l’écrivain Ivan Filonenko dénonce un désastre écologique. Dans son livre “Qui suis-je sur Terre ?”, il chronique les alternatives au modèle productiviste tout en s’émerveillant de la beauté du vivant. En route pour les kolkhozes écolo ! L’article « Printemps silencieux » en URSS : dans les marges de l’agriculture industrielle russe est apparu en premier sur Terrestres.

    #Agriculture #Communisme #Ecologie Politique #Nature #Vivants

  • Lecture d’un extrait du livre « Recours à la nuit » de Virginie Gautier, paru aux Éditions Nous, en 2026.

    https://liminaire.fr/creation/radio-marelle/article/recours-a-la-nuit-de-virginie-gautier

    Dans ce livre qui se situe à la croisée du journal, de l’essai, de la poésie et du récit sensible, Virginie Gautier n’explore pas la nuit pour la dissiper, mais pour y entrer pleinement, en éprouver les textures, les sons, les puissances discrètes. Fragment après fragment, l’autrice déplace notre manière de percevoir : moins voir, davantage sentir, toucher, écouter. La nuit devient un territoire à part entière, poétique et politique, qui résiste à la surveillance, à la vitesse et à la domination du visible. En interrogeant la lumière artificielle, la pollution lumineuse et notre besoin de maîtrise, le livre ouvre une réflexion profonde sur nos façons d’habiter le monde. Recours à la nuit est une invitation exigeante à ralentir et à retrouver, dans la pénombre, une attention plus juste au vivant.

    (...)

    #Radio_Marelle, #Écriture, #Livre, #Lecture, #En_lisant_en_écrivant, #Podcast, #Littérature, #Histoire, #Temps, #Art, #Poésie, #Nuit, #Nature, #Création (...)

    https://liminaire.fr/IMG/mp4/en_lisant_recours_a_la_nuit_virginie_gautier.mp4

    https://www.editions-nous.com/main.html

  • La #guerre contre la #nature : penser l’#Anthropocène avec #Marcuse
    https://www.terrestres.org/2026/01/26/la-guerre-contre-la-nature-penser-lanthropocene-avec-marcuse

    La guerre contre la nature : penser l’Anthropocène avec Marcuse
    Souhaitable, la réindustrialisation ? Déroutées par la course impériale à la puissance, les élites ultralibérales chantent le retour de l’industrie en Europe. Et si on réfléchissait plutôt à la #dynamique_technologique_incontrôlable et à ses effets de #domination ? Pour cette sixième rencontre Terrestres, retour sur la pensée du philosophe #Herbert_Marcuse.

    La rédaction de #Terrestres
    26 janvier 2026

  • Haies, champs de blé et mégaprojet en Ile-de-France
    https://www.terrestres.org/2026/01/31/champs-de-ble-et-megaprojet-en-ile-de-france

    Une balade naturaliste au nord du Grand Paris, parmi les fauvettes et les églantiers, ça vous dit ? Dans son livre “Sauver les terres agricoles”, l’ethnologue Stéphane Tonnelat raconte la lutte du Collectif pour le Triangle de Gonesse contre l’artificialisation des terres agricoles en général et le mégaprojet EuropaCity en particulier. Extrait. L’article Haies, champs de blé et mégaprojet en Ile-de-France est apparu en premier sur Terrestres.

    #Grands_projets_inutiles_et_imposés #Luttes #Nature #Récits #Vivants

  • Poétique de l’obscurité : Recours à la nuit, de Virginie Gautier, aux Éditions Nous

    https://liminaire.fr/creation/livre-lecture/article/poetique-de-l-obscurite

    Recours à la nuit de Virginie Gautier se déploie à la croisée du journal intime, de l’essai poétique et de l’enquête sensible. Loin de chercher à percer les secrets de l’obscurité, l’autrice s’y immerge pour en éprouver la matière, les textures et les résonances. Elle déplie l’espace nocturne pour en révéler les multiples dimensions poétiques, géographiques, mais aussi éminemment politiques. Le livre se présente ainsi comme une invitation vivifiante à se déprendre d’un monde dominé par le visible et la maîtrise pour retrouver, dans l’expérience de la nuit, une relation à la fois plus intense et plus humble au monde. Un appel à une nouvelle écologie de la perception.

    (...)
    #Écriture, #Livre, #Lecture, #VendrediLecture, #Littérature, #Paysage, #Poésie, #Art, #Temps, #Nuit, #Silence, #Nature (...)


    https://www.virginiegautier.com/recours-a-la-nuit

  • Les Giacometti

    La rude vallée des montagnes suisses de Bregaglia a donné naissance à toute une dynastie d’artistes : les Giacometti. Alberto a révolutionné le monde de l’art avec ses sculptures élancées. Avant lui, son père était un impressionniste de la première heure. Qu’est-ce qui fait que cette vallée est le lieu de naissance de tant d’artistes ? Le film part sur les traces de cette famille extraordinaire.

    https://www.film-documentaire.fr/4DACTION/w_fiche_film/67028_0
    #Val_Bregaglia #Bregaglia #art #histoire_familiale #film #documentaire #film_documentaire #sculpture #Suisse #Alberto_Giacometti #paysage #montagne #nature #Stampa #Giovanni_Giacometti #Cuno_Amiet #peinture #Giovanni_Segantini #Annetta_Stampa #Diego_Giacometti #Ottilia_Giacometti #Bruno_Giacometti #architecture

  • Border Report Live : Environmentalist decries miles of planned border buoys, new border wall

    A South #Texas environmentalist who studies water quality in the #Rio_Grande says waterborne barriers and new border wall will hurt #wildlife and the river’s flow.

    Elsa Hull, a member of the #No_Border_Wall_Coalition, owns borderlands on the Rio Grande in #San_Ygnacio, in Zapata County. In the latest episode of Border Report Live, Hull discusses a recent study she participated in to inspect border buoys that the State of Texas put in 2023 in #Eagle_Pass and what effect they are having on the river now.

    Hull says last week they collected sediment and water samples from the 1,000-foot-long string of border buoys that were put by Texas’ Operation Lone Star border security initiative in the Rio Grande in Eagle Pass.

    They also are testing for micro plastics because the buoys are plastic and they want to know if particles are breaking apart and traveling in the river.

    The study comes as the federal government recently announced that dozens of miles of new border wall, as well as waterborne barrier and advanced technology will soon go up on the South Texas border in Laredo and Del Rio.

    DHS calls it “Smart Wall” and says it is necessary for national security.

    The new contracts announced Thursday include a total of 56 miles of new border wall to be built in Laredo and 66 miles of waterborne barrier to be put in the Rio Grande there.

    Hull also says she will not allow federal officials onto her land, which currently is in the path where new border wall is to be built.

    https://www.borderreport.com/border-report-live/border-report-live-environmentalist-decries-miles-of-planned-border-buoys-new-border-wall/amp
    #frontières #murs #USA #Etats-Unis #Mexique #migrations #réfugiés #nature #eau #environnement #rivière #micro-plastique

    –-

    ajouté à la métaliste sur le lien entre la construction de barrières frontalières et les impacts sur l’environnement/nature...
    https://seenthis.net/messages/515608

  • La randonnée est-elle un truc de bourgeois ? – Mondes Sociaux
    https://sms.hypotheses.org/55092

    Au tournant du XXᵉ siècle, les ouvriers et ouvrières de Berlin commencent à consacrer leurs rares jours de repos à la marche en forêt. En un peu plus d’un demi-siècle, la population berlinoise a été multipliée par cinquante et la promenade « au vert » devient un moyen d’échapper à la grande métropole, mais aussi de transformer le regard porté sur les espaces naturels.

    C’est ce qu’étudie l’historienne Claire Milon dans son article publié en 2023 dans la revue Mil neuf cent, « Trouver son chemin. Les premières randonnées de la population ouvrière berlinoise (1891-1914) ». En exploitant les archives des associations issues du mouvement des Naturfreunde, la presse socialiste, et une vaste enquête de l’époque auprès d’ouvriers, elle reconstitue ces sorties dominicales et montre comment elles façonnent une nouvelle manière, pour les classes populaires urbaines, d’habiter et de percevoir leur environnement.

    L’article met ainsi en lumière la construction sociale des espaces naturels et la diversité des manières de lire un même paysage. Les ouvriers socialistes et les bourgeois nationalistes ont en effet une interprétation radicalement différente d’un même environnement, révélant ainsi la construction sociale et culturelle de ce qu’on appelle « la nature ».

    https://www.youtube.com/watch?v=hVw6Wk-rm0E&t

    #randonnée #marche #loisirs #classes_sociales #nature #militantisme #ouvriers

  • #eau et #privatisation... la vision de #Peter_Brabeck, ancien patron de #Nestlé
    –-> ça date (2019), mais je remets ici pour archivage.

    “L’accès à l’eau devrait être privatisé” : une interprétation de vieux propos de l’ancien PDG de Nestlé

    ​"L’accès à l’eau ne fait pas partie des droits de l’homme. Il devrait être privatisé". Cette #citation, très largement partagée sur Internet, est attribuée à l’ex-PDG de Nestlé, mais il n’a pourtant pas prononcé cette phrase. Il s’agit en réalité d’une interprétation de propos tenus en 2005 et précisés depuis par M. Brabeck.
    La citation attribuée à l’ancien patron de Nestlé est apparue récemment via un visuel publié le 02 août dans le groupe Facebook de gilets jaunes “La France en colère - Carte des rassemblements”. Il a alors été partagé près de 700 fois.
    Mais cette supposée citation n’est pas récente : elle est très régulièrement partagée sur Internet. Le 21 août 2017, le site sante-nutrition.org avait publié un article l’évoquant, suscitant au moins 26 000 partages sur les réseaux sociaux, selon l’outil de mesure des réseaux sociaux Crowdtangle.
    Sur le site astucesnaturelles.net, un article comparable datant d’il y a deux ans a aussi été partagé plus de 3 500 fois depuis.
    Qu’a dit M. Brabeck ?

    Si la citation n’est pas tout à fait exacte, elle fait directement écho aux propos tenus par l’ancien patron du groupe alimentaire en 2005 lors d’une interview réalisée pour le documentaire “We feed the world”, comme l’ont aussi vérifié nos confrères de 20 minutes.

    Peter Brabeck y disait alors que la nationalisation de l’alimentation en eau était une solution extrême et qu’il était préférable, selon lui, de donner à l’eau une valeur marchande.

    Voici ce qu’il déclarait :

    "La question est de savoir s’il faut privatiser l’alimentation en eau. Deux points de vue s’affrontent à ce sujet. Le premier, que je qualifie d’extrême, est représenté par les ONG pour qui l’accès à l’eau devrait être nationalisé. Autrement dit, tout être humain doit avoir accès à l’eau. C’est une solution extrême. Et l’autre qui dit que l’eau est une denrée alimentaire, et que, comme toute denrée, elle a une valeur marchande. Il est préférable, selon moi, de donner une valeur à une denrée afin que nous soyons tous conscients qu’elle a un #coût", a-t-il déclaré.
    https://www.youtube.com/watch?v=Q86rClH5WJs


    Peter Brabeck prône par ailleurs dans le même extrait vidéo "des mesures adaptées pour les franges de la population qui n’ont pas accès à cette eau. Il existe des solutions qu’on doit mettre en place".

    Faisant l’objet d’attaques de la part d’internautes indignés, Nestlé a réagi à plusieurs reprises. Dans une vidéo publiée en août 2013 par le géant alimentaire, le PDG se défend : "Il existe apparemment quelques fausses interprétations concernant mes idées sur l’eau (…) j’ai toujours soutenu le droit humain à l’eau. Chacun devrait disposer d’eau potable en quantité suffisante pour les besoins quotidiens".
    https://www.youtube.com/watch?v=-dMA0_cLdeE&t=1s


    Sur Twitter, le groupe alimentaire a de nouveau répondu à la polémique en 2017, affirmant que ces propos avaient été sortis de leur contexte.
    Sur le site web du groupe, une page intitulée “Peter Brabeck-Letmathe croit-il que l’eau est un droit humain ?” est une autre réponse à la polémique. "Notre ancien Président Peter Brabeck-Letmathe croit fermement que l’eau est un droit humain. (…) Ses critiques utilisent une interview vidéo donnée en 2005 pour affirmer qu’il pense que toutes les sources d’eau devraient être privatisées. C’est tout simplement faux", peut-on lire sur cette page.

    La communication du groupe, tout en réfutant l’interprétation donnée à cette citation, insiste sur les efforts affichés par Nestlé pour une meilleure gestion des ressources en eau. Leader mondial sur le marché de l’eau avec sa division Nestlé Waters, la firme alimentaire a généré en 2018 un chiffre d’affaires de 6,8 milliards d’euros pour le secteur de l’eau.

    Après douze ans à la tête du groupe, Peter Brabeck a quitté son poste en avril 2017, mais il conserve le titre de président émérite pour ses 50 années de service au sein de l’entreprise.

    L’Assemblée générale des Nations Unies reconnaît le droit à l’eau potable comme un droit fondamental et son accès nécessaire à la réalisation des droits humains depuis le 28 juillet 2010. L’approvisionnement en eau est au coeur de nombreux conflits dans le monde et fait l’objet de plusieurs fausses informations. AFP Factuel avait déjà traité des polémiques de ce type relatives à l’Algérie ou à l’Amérique latine.

    https://factuel.afp.com/lacces-leau-devrait-etre-privatise-une-interpretation-de-vieux-propos-d
    #droits_humains
    Et aussi : #nature #ogm #bio #agriculture_biologique

    voir aussi cet extrait du film #We_feed_the_world :
    https://www.youtube.com/watch?v=sZQhjfZYIYk

    –-

    Déjà mentionné ici par @reka et @grommeleur :
    https://seenthis.net/messages/132395
    https://seenthis.net/messages/628888

  • #Carbone_de_sang : comment un programme de #compensation des #émissions_de_carbone rapporte des millions grâce aux #terres autochtones du nord du #Kenya (2023)

    Depuis la création du premier parc national aux États-Unis il y a 150 ans, des “Aires protégées” ont été créées par les colonisateurs et les élites qui ont volé les terres des #peuples_autochtones et des communautés locales, au nom de la “#conservation”. Aujourd’hui, malgré les terribles violations des droits humains commises dans ces zones, et en l’absence de preuves solides attestant qu’elles contribuent à enrayer la perte de biodiversité, les grandes ONG de conservation (telles que #WWF et #WCS) continuent de présenter les Aires protégées comme la "solution" aux problèmes environnementaux bien réels auxquels nous sommes confrontés.

    Affublées d’une appellation en apparence innocente, “Solutions fondées sur la Nature”, les #Aires_protégées sont désormais proposées comme un moyen d’atténuer le #changement_climatique. On prétend que ces Aires peuvent “protéger” contre la #déforestation et d’autres activités qui libèrent du #carbone, et qu’elles pourraient donc être utilisées pour “compenser” les émissions de carbone produites ailleurs. En pratique, cela signifie que les Aires protégées peuvent être utilisées pour générer des "#crédits_carbone" que les pollueurs – qu’ils soient des entreprises, des gouvernements ou des particuliers – peuvent acheter sur les marchés pour “compenser” leurs émissions. En théorie, tout le monde est gagnant : plus il y a d’Aires protégées, plus le changement climatique est atténué. La biodiversité et le climat sont tous les deux sauvés !

    Mais la réalité est bien différente.

    "Ces personnes ont vendu notre air." Emanuel, peuple rendille, nord du Kenya

    La #compensation par les crédits carbone fait partie d’un nouveau courant de #marchandisation de la #nature. Ces projets fixent un prix à la nature, traitant les terres des communautés autochtones et locales comme un stock de carbone à échanger sur le marché afin que les pollueurs puissent continuer à polluer, que l’industrie de la conservation puisse mettre la main sur des milliards de dollars et que les spéculateurs puissent en tirer des profits. Les peuples autochtones et les communautés locales se retrouvent ainsi dépossédés et privés de leurs moyens de subsistance. Les mécanismes de compensation des #Solutions_fondées_sur_la_Nature sont du #colonialisme par le carbone et n’arrêteront pas la crise climatique.

    #Survival fait campagne pour mettre fin aux projets de compensation carbone dans les Aires protégées où les droits des peuples autochtones sont violés.

    La meilleure façon de protéger notre planète est de reconnaître et de respecter les #droits_territoriaux des peuples autochtones.

    https://www.survivalinternational.fr/campagnes/carbone-de-sang
    #éco-blanchissement #protection_de_la_nature #green-washing

  • In #Tanzania i Masai vengono espropriati con la scusa di proteggere la natura
    https://irpimedia.irpi.eu/tanzania-espropriazione-terre-masai

    Nell’area protetta di Ngorongoro, vicino al parco del Serengeti, le popolazioni indigene vengono private della terra per fare spazio al #Turismo di lusso L’articolo In Tanzania i Masai vengono espropriati con la scusa di proteggere la natura proviene da IrpiMedia.

    #Diritti #Mondo #Africa