• Lancement du cycle de #conférence
    « Les #pédagogies de 2021 : enseignons à distance »

    Bonjour à toutes et tous,

    Ce cycle de conférences propose des rendez-vous mensuels, en compagnie de conférenciers ayant initié des #pratiques_pédagogiques variées. Les conférenciers rythment leurs partages d’expériences avec des exemples concrets et proposent un temps d’échanges avec leur public.

    « Pédagogie et #hybridation » : Le Jeudi 25 mars 2021 de 12h30 à 13h15
    Le premier rendez-vous du semestre sera co-animé par Marie Delcroix, enseignante PRAG en russe, et Daniel Frost, maître de conférence en anglais et chercheur en didactique des langues à l’Université Grenoble Alpes.
    Ils partageront leur expérience autour de la question suivante : Comment concevoir des ressources en ligne réexploitables ?
    Ces ressources ont été réalisées en équipe pédagogique au sein du projet HELD.
    >> S’inscrire à la conférence du 25 mars 2021 via le formulaire en ligne : https://www.univ-grenoble-alpes.fr/actualites/agenda/agenda-formation/pedagotalks-pedagogie-et-hybridation--626751.kjsp

    « Pédagogie et #scénarisation » : Le Jeudi 29 avril 2021 de 12h30 à 13h15
    Le second rendez-vous du semestre sera animé par Raphael Lachello, doctorant en histoire de l’éco-système à l’Université Grenoble Alpes.
    Cette année, il a cherché à répondre à la question : Comment captiver ses étudiants dans son cours malgré la #distance ?
    Il a basé ses cours en visioconférence sur un des cadres de référence de ses étudiants : le format « #Twitch » adapté à un #cours_universitaire.
    >> S’inscrire à la conférence du 29 avril 2021 via le formulaire en ligne : https://www.univ-grenoble-alpes.fr/actualites/agenda/agenda-formation/pedagotalks-pedagogie-et-scenarisation--814730.kjsp

    Ces 2 premières conférences auront lieu à distance, sur ZOOM.
    Pour recevoir le lien vers la conférence, inscrivez-vous !

    Toute l’équipe de la DAPI, Direction d’Appui à la Pédagogie et l’Innovation, vous souhaite une bonne journée.

    Reçu via email par la newsletter de l’#Université_Grenoble_Alpes, le 09.03.2021

    #normalisation #distanciel #ESR #enseignement_supérieur #enseignement_à_distance #facs #université #pédagogie

  • Verso un Ente di Decolonizzazione

    Alla Quadriennale d’Arte 2020 a Roma la nuova installazione di Decolonizing Architecture Art Research con dossier fotografico di Luca Capuano.

    Nel 1940 il regime fascista istituì l’Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano, seguendo il modello dell’Ente di Colonizzazione della Libia, e delle architetture coloniali in Eritrea e in Etiopia, e di quanto già sperimentato con i piani di bonifica integrale e di “colonizzazione interna” dell’Agro Pontino negli anni trenta. Utilizzando diverse forme di violenza e oppressione, forme genocidiarie nei confronti dei popoli colonizzati e ingegneria sociale e violenza di classe sul fronte italiano, il fascismo aveva individuato in questi “territori”, uno spazio geografico astratto, uniforme e omogeneo da “modernizzare” e “ripopolare”, in quanto considerato “vuoto”, “sottosviluppato” e “arretrato”. A tale scopo la Sicilia era diventata agli occhi del fascismo, l’ultimo fronte della modernizzazione, il cui mondo rurale, in contrapposizione alla città, era considerato un terreno “vergine” da occupare.

    Prima che il conflitto mondiale lo impedisse il fascismo inaugurò fino al 1943 otto borghi siciliani, mentre altri rimasero incompiuti. Seguendo i principi dell’estetica e di planimetrie moderniste, dell’architettura coloniale fascista, i borghi venivano costruiti attorno al vuoto della piazza, “centro civico” delle istituzioni dello Stato atte a “civilizzare” campagne considerate vuote e senza vita: la Casa del fascio, l’Ente della Colonizzazione, la Chiesa, le Poste, la Scuola sono soltanto alcune delle istituzioni designate a forgiare l’educazione culturale, politica e spirituale del “nuovo colono fascista”. I nuovi borghi di fondazione avrebbero cosi “connesso” tra di loro le varie parti del nuovo Impero italiano.

    Per celebrare questa unità fittizia, molti dei villaggi siciliani tra cui Borgo Bonsignore, Borgo Fazio e Borgo Giuliano presero il nome di martiri fascisti, camice nere, soldati e coloni morti in Etiopia durante la guerra coloniale di occupazione. Allo stesso tempo, il fascismo aveva continuato la “colonizzazione interna” come strumento e strategia di oppressione del dissenso interno. Se da un lato i borghi erano stati pensati come strumento e spazio di trasformazione agricola delle campagne siciliane in chiave estensiva, estrattiva e capitalista, i piani di migrazione forzate verso Sud servivano al regime ad impedire rivolte nelle campagne del Nord, spezzare i legami tra i lavoratori agricoli con i movimenti antifascisti, e trasformare i braccianti in piccoli proprietari terrieri.

    Oggi la maggior parte di questi borghi sono caduti in rovina. Il depopolamento e le migrazioni delle campagne siciliane nel dopoguerra, con il tempo hanno fatto si che gli edifici che ospitavano le istituzioni fasciste cadessero in abbandono, o in alcuni casi venissero trasformate dai residenti in abitazioni. Questi villaggi sono oggi la materializzazione di una sospensione, non la definitiva eliminazione di un percorso storico e politico. Nonostante la caduta del fascismo e la fine del colonialismo storico, la de-fascistizzazione e la decolonizzazione dell’Italia rimangono processi purtroppo incompiuti. Ad oggi il mancato processo di revisione critica ha fatto si che l’apparato culturale e politico del colonialismo e fascismo sia sopravvissuto: tra questi il razzismo istituzionale e un sentimento diffuso della presunta superiorità della civiltà europea, la conseguente deumanizzazione delle popolazioni proveniente dal mondo (post)coloniale, il sopravvivere di monumenti e strade che celebrano l’ideologia e la storia fascista e coloniale, e la carenza di un’educazione alla conoscenza critica del passato all’interno del sistema educativo italiano.

    In Italia, come dimostrato dai villaggi siciliani, questa impasse politica e culturale di lunga durata è molto visibile attraverso la normalizzazione o la noncuranza dell’architettura fascista. Come è stato dibattuto dalla critica e letteratura postcoloniale negli ultimi anni e contestato a gran voce nel 2020 sull’onda dei moti globali contro la presenza dei simboli che celebrano le violenze imperiali e coloniali negli spazi urbani dell’emisfero Nord, in Italia è molto comune trovare edifici coloniali/fascisti (oltre a monumenti, targhe, memoriali e toponomastica) che piuttosto che essere rimossi, smantellati o distrutti, sono stati lasciati intatti. Sin dalla conclusione della Seconda Guerra mondiale, l’architettura fascista (e progetti urbanistici) sono stati riutilizzati o sviluppati dai governi repubblicani per dare una casa alle nuove istituzioni liberal democratiche italiane. Le reliquie del fascismo e del colonialismo sono state progressivamente normalizzate all’interno dei paesaggi urbani, sfuggendo allo sguardo critico della cultura e della politica antifascista.

    Ad oggi, con il “ritorno” dei fascismi su scala globale e il crescente arrivo negli ultimi decenni dei migranti dall’ex mondo coloniale, la necessità di riaprire i processi di decolonizzazione e defascistizzazione si è resa più che mai urgente. E con essi, nuove domande sul “che fare” del “patrimonio” architettonico coloniale fascista. È possibile immaginare un ri-uso, senza correre il rischio di perpetuare eternamente questa stessa ideologia, e contro il pericolo dell’autoassoluzione e della nostalgia?

    Nel 2017 Asmara la capitale dell’Eritrea è stata nominata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. La nomina, intitolata “Asmara – Citta modernista d’Africa”, fa riferimento alla trasformazione architettonica e urbana coloniale fascista e modernista di Asmara avvenuta durante l’occupazione coloniale italiana. Non esente da critiche, l’iscrizione di Asmara pone una serie di elementi problematici: dal rischio di presentare la città coloniale costruita dagli italiani come il modello di patrimonio urbano del continente africano, al pericolo di rinforzare impulsi nostalgici o costituire uno strumento di propaganda per il regime eritreo, fino al rischio di cedere ai paradigmi di conservazione dei beni architettonici e culturali eurocentrici imposti dall’UNESCO.

    Nonostante queste controversie, la nomina di Asmara ha comunque posto per la prima volta una serie di domande fondamentali che riguardano e accomunano entrambi ex-colonizzati ed ex-colonizzatori: chi ha il diritto a preservare, riutilizzare e ri-narrare l’architettura coloniale fascista?

    L’installazione presentata per la Quadriennale d’arte 2020 – FUORI a Palazzo delle Esposizioni a Roma, sede della Prima mostra internazionale d’arte coloniale (1931) e di altre mostre di propaganda del regime, propone di ripensare i borghi costruiti dal fascismo in Sicilia a partire dalla nomina di Asmara come patrimonio dell’umanità. L’installazione è il primo intervento verso la creazione di un Ente di Decolonizzazione che sarà aperto a coloro che avvertono l’urgenza di mettere in discussione un’ampia eredità storica, culturale e politica intrisa di colonialismo e fascismo, ed iniziare dunque un percorso comune verso nuove pratiche di decolonizzazione e defascistizzazione[1].

    L’occasione della mostra vuole dunque contribuire ad ampliare il raggio critico, a partire dal cosiddetto “patrimonio” architettonico. L’architettura a differenza di monumenti e targhe, si erge su delle fondamenta, ponendo cosi questioni di fondazione e di profondità. In questo senso, l’architettura si occupa di un problema strutturale, dando una forma alle fondamenta coloniali e fasciste sui cui si costruisce l’Italia contemporanea, a testimonianza di una continuità storica e politica tra passato e presente. Ora che molti di questi edifici coloniali e fascisti sono in buona parte in rovina, si corre il rischio che cadendo a pezzi, si portino via la memoria, ma lasciando le fondamenta di una lunga storia di violenza, oppressioni e discriminazione, come ultimo atto dell’amnesia italiana.

    Verso un Ente di Decolonizzazione presentato a Roma, è il primo atto di un lungo percorso che intende coinvolgere coloro che sentono l’urgenza di mettere in discussione concetti e pratiche ereditate dal passato e di costruire oggi spazi critici in cui incontrarsi tra uguali. Il secondo atto si svolgerà la prossima estate in Sicilia, nell’ex-ente di colonizzazione di Borgo Rizza, nel comune di Carlentini, dove cittadini, politici, studiosi, artisti e studenti cercheranno di fare i conti con la difficile eredità´ del patrimonio dell’architettura fascista e coloniale.

    La formazione di un Ente della Decolonizzazione vuole così porre la questione della riappropriazione e ri-narrazione degli spazi e simboli del colonialismo e del fascismo all’interno di un ampio percorso decoloniale, e cosi contribuire a invertire la tendenza italiana al racconto auto-assolutorio di un colonialismo “meno peggio” degli altri. In un contesto internazionale in cui le rivendicazioni degli ex-colonizzati ad una vera riparazione e al risarcimento per i crimini del colonialismo e della schiavitù si fanno sempre più forti e trascinanti, l’Ente della Decolonizzazione intende partire da semplici domande che permettano di rivendicare il diritto a re-inquadrare la narrazione storica, cominciando dalla presenza dell’eredità architettonica coloniale e fascista: dato che i borghi sono stati costruiti per dare forma e corpo alla ideologia fascista, in che modo è possibile sovvertirne i principi fondanti, partendo da questi stessi luoghi come nuovo “centro” della lotta ai fascismi contemporanei? Come trasformare questi borghi in un antidoto al fascismo? Chi ha il diritto a ri-narrare e al ri-uso di questi villaggi che vennero costruiti per celebrare i martiri fascisti nelle guerre di occupazione in Africa? È possibile immaginare un ri-uso critico di questi luoghi, che si faccia alleato di un percorso di riparazione dei crimini del passato? È ipotizzabile un ri-uso inteso come riparazione? È forse possibile un percorso di riparazione che vada oltre la sfera dei trattati bilaterali tra governi e stati? In quali forme questa riparazione o risarcimento può prendere forma? Può l’eredità architettonica giocare un ruolo in tutto ciò?

    https://www.lavoroculturale.org/verso-un-ente-di-decolonizzazione/alessandro-petti

    #décolonial #Italie #colonisation #colonialisme #architecture #fascisme #histoire #Ente_di_Colonizzazione_del_Latifondo_Siciliano #Ente di_Colonizzazione_della_Libia #Erythrée #Ethiopie #Agro_Pontino #ingéniérie_sociale #violence #oppression #vide #géographie_du_vide #ressources_pédagogiques #modernisation #Sicile #toponymie #toponymie_politique #colonisation_interne #espace #racisme_institutionnel #monuments #architecture_fasciste #normalisation #patrimoine #Asmara #UNESCO

    #photographie #Luca_Capuano

    #TRUST #master_TRUST

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    ajouté à la métaliste sur le #colonialisme_italien:
    https://seenthis.net/messages/871953

  • How the Pandemic Turned Refugees Into ‘Guinea Pigs’ for Surveillance Tech

    An interview with Dr. Petra Molnar, who spent 2020 investigating the use of drones, facial recognition, and lidar on refugees

    The coronavirus pandemic unleashed a new era in surveillance technology, and arguably no group has felt this more acutely than refugees. Even before the pandemic, refugees were subjected to contact tracing, drone and LIDAR tracking, and facial recognition en masse. Since the pandemic, it’s only gotten worse. For a microcosm of how bad the pandemic has been for refugees — both in terms of civil liberties and suffering under the virus — look no further than Greece.

    Greek refugee camps are among the largest in Europe, and they are overpopulated, with scarce access to water, food, and basic necessities, and under constant surveillance. Researchers say that many of the surveillance techniques and technologies — especially experimental, rudimentary, and low-cost ones — used to corral refugees around the world were often tested in these camps first.

    “Certain communities already marginalized, disenfranchised are being used as guinea pigs, but the concern is that all of these technologies will be rolled out against the broader population and normalized,” says Petra Molnar, Associate Director of the Refugee Law Lab, York University.

    Molnar traveled to the Greek refugee camps on Lesbos in 2020 as part of a fact-finding project with the advocacy group European Digital Rights (EDRi). She arrived right after the Moria camp — the largest in Europe at the time — burned down and forced the relocation of thousands of refugees. Since her visit, she has been concerned about the rise of authoritarian technology and how it might be used against the powerless.

    With the pandemic still raging and states more desperate than ever to contain it, it seemed a good time to discuss the uses and implications of surveillance in the refugee camps. Molnar, who is still in Greece and plans to continue visiting the camps once the nation’s second lockdown lifts, spoke to OneZero about the kinds of surveillance technology she saw deployed there, and what the future holds — particularly with the European Border and Coast Guard Agency, Molnar says, adding “that they’ve been using Greece as a testing ground for all sorts of aerial surveillance technology.”

    This interview has been edited and condensed for clarity.

    OneZero: What kinds of surveillance practices and technologies did you see in the camps?

    Petra Molnar: I went to Lesbos in September, right after the Moria camp burned down and thousands of people were displaced and sent to a new camp. We were essentially witnessing the birth of the Kara Tepes camp, a new containment center, and talked to the people about surveillance, and also how this particular tragedy was being used as a new excuse to bring more technology, more surveillance. The [Greek] government is… basically weaponizing Covid to use it as an excuse to lock the camps down and make it impossible to do any research.

    When you are in Lesbos, it is very clear that it is a testing ground, in the sense that the use of tech is quite rudimentary — we are not talking about thermal cameras, iris scans, anything like that, but there’s an increase in the appetite of the Greek government to explore the use of it, particularly when they try to control large groups of people and also large groups coming from the Aegean. It’s very early days for a lot of these technologies, but everything points to the fact that Greece is Europe’s testing ground.

    They are talking about bringing biometric control to the camps, but we know for example that the Hellenic Coast Guard has a drone that they have been using for self-promotion, propaganda, and they’ve now been using it to follow specific people as they are leaving and entering the camp. I’m not sure if the use of drones was restricted to following refugees once they left the camps, but with the lockdown, it was impossible to verify. [OneZero had access to a local source who confirmed that drones are also being used inside the camps to monitor refugees during lockdown.]

    Also, people can come and go to buy things at stores, but they have to sign in and out at the gate, and we don’t know how they are going to use such data and for what purposes.

    Surveillance has been used on refugees long before the pandemic — in what ways have refugees been treated as guinea pigs for the policies and technologies we’re seeing deployed more widely now? And what are some of the worst examples of authoritarian technologies being deployed against refugees in Europe?

    The most egregious examples that we’ve been seeing are that ill-fated pilot projects — A.I. lie detectors and risk scorings which were essentially trying to use facial recognition and facial expressions’ micro-targeting to determine whether a person was more likely than others to lie at the border. Luckily, that technology was debunked and also generated a lot of debate around the ethics and human rights implications of using something like that.

    Technologies such as voice printing have been used in Germany to try to track a person’s country of origin or their ethnicity, facial recognition made its way into the new Migration’s Pact, and Greece is thinking about automating the triage of refugees, so there’s an appetite at the EU level and globally to use this tech. I think 2021 will be very interesting as more resources are being diverted to these types of tech.

    We saw, right when the pandemic started, that migration data used for population modeling became kind of co-opted and used to try and model flows of Covid. And this is very problematic because they are assuming that the mobile population, people on the move, and refugees are more likely to be bringing in Covid and diseases — but the numbers don’t bear out. We are also seeing the gathering of vast amounts of data for all these databases that Europe is using or will be using for a variety of border enforcement and policing in general.

    The concern is that fear’s being weaponized around the pandemic and technologies such as mobile tracking and data collection are being used as ways to control people. It is also broader, it deals with a kind of discourse around migration, on limiting people’s rights to move. Our concern is that it’ll open the door to further, broader rollout of this kind of tech against the general population.

    What are some of the most invasive technologies you’ve seen? And are you worried these authoritarian technologies will continue to expand, and not just in refugee camps?

    In Greece, the most invasive technologies being used now would probably be drones and unpiloted surveillance technologies, because it’s a really easy way to dehumanize that kind of area where people are crossing, coming from Turkey, trying to claim asylum. There’s also the appetite to try facial recognition technology.

    It shows just how dangerous these technologies can be both because they facilitate pushbacks, border enforcement, and throwing people away, and it really plays into this kind of idea of instead of humane responses you’d hope to happen when you see a boat in distress in the Aegean or the Mediterranean, now entities are turning towards drones and the whole kind of surveillance apparatus. It highlights how the humanity in this process has been lost.

    And the normalization of it all. Now it is so normal to use drones — everything is about policing Europe’s shore, Greece being a shield, to normalize the use of invasive surveillance tech. A lot of us are worried with talks of expanding the scope of action, mandate, and powers of Frontex [the European Border and Coast Guard Agency] and its utter lack of accountability — it is crystal clear that entities like Frontex are going to do Europe’s dirty work.

    There’s a particular framing applied when governments and companies talk about migrants and refugees, often linking them to ISIS and using careless terms and phrases to discuss serious issues. Our concern is that this kind of use of technology is going to become more advanced and more efficient.

    What is happening with regard to contact tracing apps — have there been cases where the technology was forced on refugees?

    I’ve heard about the possibility of refugees being tracked through their phones, but I couldn’t confirm. I prefer not to interact with the state through my phone, but that’s a privilege I have, a choice I can make. If you’re living in a refugee camp your options are much more constrained. Often people in the camps feel they are compelled to give access to their phones, to give their phone numbers, etc. And then there are concerns that tracking is being done. It’s really hard to track the tracking; it is not clear what’s being done.

    Aside from contact tracing, there’s the concern with the Wi-Fi connection provided in the camps. There’s often just one connection or one specific place where Wi-Fi works and people need to be connected to their families, spouses, friends, or get access to information through their phones, sometimes their only lifeline. It’s a difficult situation because, on the one hand, people are worried about privacy and surveillance, but on the other, you want to call your family, your spouse, and you can only do that through Wi-Fi and people feel they need to be connected. They have to rely on what’s available, but there’s a concern that because it’s provided by the authorities, no one knows exactly what’s being collected and how they are being watched and surveilled.

    How do we fight this surveillance creep?

    That’s the hard question. I think one of the ways that we can fight some of this is knowledge. Knowing what is happening, sharing resources among different communities, having a broader understanding of the systemic way this is playing out, and using such knowledge generated by the community itself to push for regulation and governance when it comes to these particular uses of technologies.

    We call for a moratorium or abolition of all high-risk technology in and around the border because right now we don’t have a governance mechanism in place or integrated regional or international way to regulate these uses of tech.

    Meanwhile, we have in the EU a General Data Protection Law, a very strong tool to protect data and data sharing, but it doesn’t really touch on surveillance, automation, A.I., so the law is really far behind.

    One of the ways to fight A.I. is to make policymakers understand the real harm that these technologies have. We are talking about ways that discrimination and inequality are reinforced by this kind of tech, and how damaging they are to people.

    We are trying to highlight this systemic approach to see it as an interconnected system in which all of these technologies play a part in this increasingly draconian way that migration management is being done.

    https://onezero.medium.com/how-the-pandemic-turned-refugees-into-guinea-pigs-for-surveillance-t

    #réfugiés #cobaye #surveillance #technologie #pandémie #covid-19 #coroanvirus #LIDAR #drones #reconnaissance_faciale #Grèce #camps_de_réfugiés #Lesbos #Moria #European_Digital_Rights (#EDRi) #surveillance_aérienne #complexe_militaro-industriel #Kara_Tepes #weaponization #biométrie #IA #intelligence_artificielle #détecteurs_de_mensonges #empreinte_vocale #tri #catégorisation #donneés #base_de_données #contrôle #technologies_autoritaires #déshumanisation #normalisation #Frontex #wifi #internet #smartphone #frontières

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  • Les origines répressives du capitalisme

    François Jarrige

    https://lavoiedujaguar.net/Les-origines-repressives-du-capitalisme

    Peter Linebaugh
    Les Pendus de Londres

    L’ouvrage classique de Peter Linebaugh sur les pendus de Londres est enfin traduit en français. Il montre comment au XVIIIe siècle le capitalisme industriel s’est adossé à la justice répressive pour criminaliser un prolétariat attaché à des coutumes jugées dangereuses pour le nouvel ordre social.

    Historien états-unien et marxiste engagé, Peter Linebaugh n’a cessé de militer contre la peine de mort et les ravages du capitalisme, tout en défendant les biens communs comme alternatives au néolibéralisme. Sa trajectoire et son œuvre restent pourtant assez mal connues en France. Traduit une première fois via son travail avec Marcus Rediker sur l’histoire de l’Atlantique révolutionnaire, la publication en français de son premier livre constitue un événement éditorial.

    Fruit d’une collaboration entre deux éditeurs indépendants, Lux, éditeur basé au Canada, et le CMDE (Collectif des métiers de l’édition) à Toulouse, l’ouvrage éclaire trois questions majeures de l’historiographie du XVIIIe siècle : l’histoire sociale et populaire de Londres, devenue une grande métropole commerciale qui atteint le million d’habitants à la fin du XVIIIe siècle ; l’histoire du crime et de la justice et de ses reconfigurations à l’heure de la répression des communs ; mais aussi celle de l’avènement du capitalisme industriel au moyen d’un arsenal normatif qui remodèle en profondeur les rapports sociaux au travail. (...)

    #Peter_Linebaugh #Philippe_Minard #E.P._Thompson #capitalisme #origines #Grande-Bretagne #Londres #prolétariat #rébellions #Mandrin #normalisation #libéralisme_autoritaire

  • Le retrait d’une série palestinienne par MBC interroge sur une #normalisation saoudienne avec Israël | Middle East Eye édition française
    https://www.middleeasteye.net/fr/actu-et-enquetes/retrait-serie-palestinienne-mbc-normalisation-israel-arabie-saoudite

    Riyad n’entretient aucune relation diplomatique officielle avec Israël et le ministre saoudien des Affaires étrangères, le prince Fayçal ben Farhan al-Saoud, a déclaré en septembre que la position de son gouvernement en faveur d’un État palestinien avec Jérusalem pour capitale n’avait pas changé.

    Cependant, la récente décision de l’Arabie saoudite d’autoriser le premier vol entre Israël et les Émirats arabes unis à traverser son espace aérien a été saluée comme une « énorme avancée » par le Premier ministre israélien Benyamin Netanyahou.

    Le prince saoudien Bandar ben Sultan ben Abdelaziz a également suscité l’indignation la semaine dernière après avoir vilipendé les dirigeants palestiniens lors d’une interview télévisée.

    L’ancien chef de l’espionnage et ambassadeur aux États-Unis a fait ces remarques sur la chaîne saoudienne al-Arabiya, qui fait également partie du réseau MBC.

    « Shahid.net a effacé la série L’#Exode palestinien moins d’une semaine après l’attaque de Bandar ben Sultan contre la cause palestinienne », a fait observer l’activiste saoudien Turki Shalboub.

    « Les outils d’Israël dans la région fonctionnent avec une remarquable accélération chaque jour pour effacer les faits à propos de la #Palestine de l’esprit du public. Voilà la main tendue vers la normalisation. »

    #Al-Taghreba_al-Falastenya

  • Un argumentaire pointu contre la normalisation
    BDS MALAYSIA, New Straits Times le 6 septembre 2020
    https://www.bdsfrance.org/un-argumentaire-pointu-contre-la-normalisation

    la meilleure façon d’aider le peuple palestinien est de s’abstenir de normaliser les relations avec Israël et de continuer à boycotter et à imposer des sanctions contre l’État d’apartheid qui a ignoré d’innombrables lois, conventions et résolutions internationales lui demandant de respecter les droits humains des Palestiniens.

    #Palestine #Emirats_arabes_unis #Malaisie #BDS #Boycott #normalisation

    • Et si les Palestiniens, abandonnés par leurs alliés naturels, les pays arabes et musulmans, depuis longtemps, sans aucune ambiguïté, à commencer par la Jordanie, où ils sont en majorité, un comble ; pensaient à entrer dans la danse de la paix pour s’y faire valoir autre chose que le titre de groupuscule-s terroriste-s et lanceurs de roquettes ?
      Et s’ils ne le faisaient pas, ce serait parce que toute leur stratégie est celle du blocage, et jamais de la négociation, ce qui leur permet de se faire plaindre, en permanence, pour qu’on ne pose pas sur la table les cartes des abus et crimes des « deux côtés » ?
      Et s’ils comprenaient, eux aussi, qu’on ne fait la paix qu’avec des ennemis, au lieu de refuser d’être partie prenante de ce processus inédit ?

  • Le Soudan noyé sous les eaux du Nil
    https://www.courrierinternational.com/article/catastrophe-le-soudan-noye-sous-les-eaux-du-nil

    Et ces derniers jours, c’est du jamais-vu, le Nil a atteint “17,57 mètres, selon le ministre de l’Eau et de l’Irrigation, son plus haut niveau depuis que les mesures ont commencé, il y a plus d’un siècle”, explique le journal The National.

    Ces inondations records ont fait au moins 100 morts, noyé des quartiers entiers d’habitations, détruit des maisons et coupé l’approvisionnement en eau et en électricité. Au moins 500 000 personnes ont été affectées, selon les autorités qui ont décrété trois mois d’état d’urgence. “Le ministre de l’Eau prévoit que les inondations actuelles seront pires que celles de 1998, qui ont détruit des centaines de milliers d’habitations et fait plus d’un million de déplacés”, écrit The National.
    Inquiétudes autour du barrage

    “Beaucoup craignent que le pire soit encore à venir, poursuit le quotidien d’Abou Dhabi, de fortes pluies sont prévues pour septembre, tant au Soudan qu’en Éthiopie voisine.” Si c’est à Khartoum que le Nil Bleu et le Nil Blanc se rejoignent pour ensuite poursuivre leur route via l’Égypte jusqu’à la Méditerranée, c’est bien vers l’Éthiopie, en amont, que les regards se tournent. Alors que le Nil Bleu fournit 80 % des eaux du Nil en contrebas, Addis-Abeba vient de mettre en service son grand barrage de la Renaissance (GERD). Une infrastructure sans précédent située à moins de 20 kilomètres de la frontière soudanaise et qui suscite l’inquiétude du Soudan et de l’Égypte.

    Mais pour les USA la vraie question c’est l’éventuelle #normalisation du Soudan avec Israël...

  • Israël et les Emirats arabes unis annoncent une normalisation de leurs relations diplomatiques
    https://www.lemonde.fr/international/article/2020/08/13/israel-et-les-emirats-arabes-unis-annoncent-une-normalisation-de-leurs-relat

    Que vont faire les très nombreux artistes et intellos arabes qui bénéficiaient des aides généreuses de leurs très nombreuses institutions culturelles maintenant que les Emirats arabes unis ont « normalisé » leurs relations avec Israël ? Je crains que le #boycott fasse long feu...

    #émirats #normalisation

  • #Malakoff touchée par la vidéosurveillance
    https://souriez.info/Malakoff-touchee-par-la

    À peine élue, en plein état d’urgence sanitaire, la nouvelle équipe municipale de Malakoff ne trouve rien de mieux que de voter l’installation de caméras de surveillance dans l’espace public, tout en supprimant des bancs publics sur la place du marché au profit de l’extension d’une terrasse de café. Le vote est unanime, l’opposition soutenant les choix de la majorité. Le projet n’est cependant pas du goût de tout le monde. Après une action d’occupation de l’espace public, le 21 juin, le collectif En marge (...) #Vidéosurveillance

    / #Urbanisme, #Vidéosurveillance, #Normalisation, Malakoff

    https://www.mesopinions.com/petition/social/videosurveillance-malakoff-place-marche-nos-quartiers/95827

  • الميادين | ممالك التّطبيع من السرّ إلى العلن.. كيف وصلنا إلى هنا؟
    https://www.almayadeen.net/articles/blog/1398238/%D9%85%D9%85%D8%A7%D9%84%D9%83-%D8%A7%D9%84%D8%AA%D8%B7%D8%A8%D9%8A%D8%B

    Utile récapitulatif des petis pas (publics) de la normalisation entre les pays du Golfe et Israël. (Les dates manquent malheureusement).

    - التعاون بين الكيان الإسرائيلي وحكومات بعض دول الخليج، لتطويع وسائل الإعلام العربية من أجل شَرْعَنة التطبيع، من خلال استضافة ناطقين من الكيان الإسرائيلي ومشاركة إعلاميين أو باحثين عرب.

    – الترويج من خلال مراكز الأبحاث والدراسات لضرورة التطبيع مع الكيان الصهيوني وإقامة علاقات طبيعية معه.

    – تبادُل الزيارات بين عددٍ من الصحافيين العرب والإسرائيليين. وقد شارك صحافيون إسرائيليون في المؤتمر الاقتصادي في البحرين.

    – مُشاركة وزير النقل الإسرائيلي في مؤتمر الاتحاد الدولي للنقل البري في سلطنة عُمان، وعرض مشروع إنشاء خط للسكة الحديدية يربط بلاده بدول الخليج من ميناء حيفا، مروراً بالأردن، ثم الخليج.

    – زيارة زعيم المعارضة في الكيان الإسرائيلي ورئيس حزب “العمل” لعاصمة الإمارات العربية المتحدة أبوظبي، والتقاؤه مسؤولين إماراتيين بارزين.

    – زيارة رئيس أركان جيش الكيان للإمارات أكثر من مرة، والاتفاق على بيعها أسلحة حربية (الموقع الإلكتروني لهيئة البث الإسرائيلية - مكان).

    – زيارة وزير الاتصالات الإسرائيلي لدبي، للمشاركة في مؤتمر دولي بشأن أمن المعلوماتية.

    – استقبال وزيرة الثقافة والرياضة الإسرائيلية في أبوظبي للمشاركة في بطولة الجودو، وعَزْف نشيد “إسرائيل” الوطني، وزيارة مسجد الشيخ زايد.

    – استقبال قطر وفداً رياضياً إسرائيلياً.

    – إعلان رئيس وزراء الكيان بعد عودته من مؤتمر وارسو 2019 أنه قام بزيارة 4 دول عربية (بما فيها سلطنة عُمان). وقد حضر المؤتمر المُخصّص للضغط على إيران ممثلو 9 دول عربية.

    – بناء الجناح الإسرائيلي في معرض أكسبو دبي 2020.

    – سماح الكيان الإسرائيلي رسمياً لمواطنيه بالسفر إلى السعودية للحجّ والتجارة.

    – الضغط الإسرائيلي على الولايات المتحدة الأميركية من أجل الاعتراف بمغربيّة الصحراء، مقابل تطبيع العلاقات بين المغرب و"إسرائيل".

    – موقع “أنتيلجنس أونلاين” الفرنسي يعلن استلام الجيش المغربي 3 طائرات من دون طيّار إسرائيلية الصنع ضمن صفقة بين الرباط وتل أبيب بقيمة 48 مليون دولار، تمّ شراؤها خصيصاً للتجسّس على أراضي الصحراء الغربية.

    – حضور أمين عام رابطة العالم الإسلامي احتفالات إحياء الذكرى الـ75 لتحرير معسكرات الموت النازي “أوشفيتز” في بولندا، وترحيب نتنياهو بتغيير موقف الهيئات الإسلامية والدول العربية.

    – عقد رئيس مجلس السيادة في السودان اجتماعاً مع رئيس وزراء الكيان الإسرائيلي في أوغندا، والسماح للطيران الإسرائيلي بالتحليق فوق الأجواء السودانية، تمهيداً للتطبيع، مقابل إزالة العقوبات الأميركية عنها، ورَفْعها من قائمة الدول الداعِمة للإرهاب.

    – إعلان نادي “سايكلينك أكاديمي” الإسرائيلي عن انضمام الدرّاج المغربي مهدي شكري إلى فريق ركوب الدراجات في “إسرائيل”.

    – قدوم لاعبي مُنتخب “الصقور” وفريق “الأخضر” السعودي إلى الأراضي الفلسطينية دعماً لخطوات التطبيع.

    – زيارة رئيس بورصة دبي للألماس أحمد بن سليم إلى “إسرائيل” للمُشاركة في فعاليّات أسبوع الماس العالمي في تل أبيب.

    – زيارات أسر بعض الأمراء الخليجيين إلى الكيان الإسرائيلي.

    – تصريح وليّ العهد السعودي لمجلة “أتلانتيك” الأميركية بعدم وجود أيّ اعتراض ديني على وجود “إسرائيل”، وأن يتعايشوا مع الفلسطينيين جنباً إلى جنب (بالرغم من عدم التزام “إسرائيل” بكل اتفاقياتها)، وأن بلاده تتقاسم المصالح مع “إسرائيل”.

    – حضور سفراء كل من سلطنة عُمان والإمارات والبحرين مؤتمر الإعلان عن خطة ترامب “صفقة القرن”.

    – دعوة وزير خارجية الإمارات العربية، في مقال له، الفلسطينيين إلى عدم رفض “صفقة القرن”، ونشره مقالاً في حسابه على “تويتر” لـ"نيويورك تايمز" يحمل عنوان “الفلسطينيون يخسرون في كل مرة يقولون فيها (لا)”.

    ومع غياب الرؤية والاستراتيجية العربية، وحدوث انقسام عربي هائل، أخذ منحى التطبيع مع الكيان الإسرائيلي في التصاعُد والارتفاع، للوصول إلى قبول الشارع بـ"صفقة القرن"، وإنهاء القضية الفلسطينية وحقوق الشعب الفلسطيني، مُعتقدين أن التطبيع سيحميهم من أيّ تهديدٍ أو تحرّك داخلي، وأن هذا الدرب سيُثبّت وجودهم وحُكمهم إلى الأبد، غير مُدركين أن التطبيع سيُقصيهم عن عروشهم، وسيفرض هيمنة إسرائيلية شاملة على حساب العروبة والإسلام، بعد أن يقضي على مفهوم الأمن القومي العربي ومشاريع التكامل الاقتصادي والسياسي للدول العربية، واستبدال حلم السوق العربية المشتركة بواقع السوق الشرق أوسطي، خدمة للمصالح الاقتصادية والسياسية لـ"إسرائيل"، وهو ما سعت إليه منذ أن فرضت كيانها على أرض فلسطين.

    وأمام هذه المُعطيات وخطوات التطبيع المُمَنْهَجة والمدروسة بعناية، استطاع أخيراً الرئيس الأميركي دونالد ترامب أن يُعلن عن “صفقة القرن” التي استبدل فيها قيام الدولة الفلسطينية بأرخبيل فلسطيني تربطه جسور وأنفاق تكوّن الدولة الفلسطينية، وأن يجعل القدس عاصمة غير مُقسَّمة لـ"إسرائيل".

    #israël #normalisation

  • Entretien avec Françoise Vergès | Radio Informal
    http://www.rybn.org/radioinformal/antivirus

    À propos d’inégalités invisibilisées, de normalité du confinement, de vulnérabilités et de racisme, de solidarité et d’auto-organisation comme contre-pouvoir, d’intersectionalité des luttes, de la métaphore du bateau négrier. Durée : 57 min. Source : Pi-node

    www.rybn.org/radioinformal/antivirus/audio/ANTIVIRUS18-FrancoiseVerges.mp3

  • La politique des putes

    Océan réalise, avec « La #Politique_des_putes », une enquête en immersion dans laquelle il tend le micro à des travailleuses·rs du sexe. Elles disent le stigmate, la marginalisation, la précarité, les violences systémiques mais aussi les ressources et l’empowerment. Pour elles, l’intime est résistance. Dix épisodes de 30 mn pour briser les préjugés.



    La Politique des putes (1/10) - Travailler
    La Politique des putes (2/10) - Stigmatiser
    La Politique des putes (3/10) - Militer
    La Politique des putes (4/10) - Choisir
    La Politique des putes (5/10) - Désirer
    La Politique des putes (6/10) - Migrer
    La Politique des putes (7/10) - Soigner
    La Politique des putes (8/10) - S’échapper
    La Politique des putes (9/10) - Agir
    La Politique des putes (10/10) - Construire

    http://www.nouvellesecoutes.fr/podcasts/intime-politique

    #sex_work #prostitution #patriarchy #capitalism #feminism #wage_labor #whorephobe #whorephobia #pimping #stigma #bias #prejudice #stigmatization #discrimination #systemic_violence #instiutional_violence #heterosexual_concept #sexual_education #normalisation #abolotionism #black_and_white #subventions #decriminalisation #penalty #laws #rights #transphobia #domination #marginalisation #vulnerability #invisbility #undocumented #isolation #fear #police_harassment #physical_violence #rape #precarity #affirmation #empowerment #dignity #trust #solidarity #network #community #choice #perception #society #associations #seropositive #access_to_healthcare #suicidal_thought #debt #menace #voodoo #exploitation #trafficking #migration #borders #family_pressure #clients_image #mudered #testimony #interview #podcast #audio #France #Paris

    “sex work is not dirty - dirty are all the representations about sex work” (La politique des putes 7/10, min 7).

  • « مرشحة » هيفاء المنصور في « إسرائيل »
    https://al-akhbar.com/Literature_Arts/279594

    Une si jolie petite bicyclette ! Haifaa al-Mansour, réalisatrice saoudienne du très acclamé Wadjda, ouvrira le prochain Festival du film féminin à... Jérusalem (annexée par les Israéliens) avec The Perfect Candidate ("Une jeune femme médecin se présente aux élections municipales dans une société conservatrice dominée par les hommes.") L’article de Al-Akhbar précise que la réalisatrice n’a pas jugé bon de réfuter des informations allant dans le même sens (normalisation avec l’Etat israélien sur le dos des Palestiniens) parues dans la presse israélienne l’année dernière.

    https://www.youtube.com/watch?v=UqikWGerUsc

    #arabie_saoudite #normalisation

  • Maroc : Une annonce de l’ambassade de France invite des Israéliens à Essaouira
    https://www.yabiladi.com/articles/details/85209/maroc-annonce-l-ambassade-france-invite.html

    Prévu à Essaouira du 15 au 17 novembre par l’ambassade de France au Maroc et l’Institut français, le cinquième Forum euro-méditerranéen des Jeunes Leaders est d’ores et déjà dans le viseur des organisations anti-normalisation. Parmi eux, le réseau Moroccan campaing for academic and cultural boycott (MACBI) et son homologue tunisien (TACBI) ont alerté, dimanche, sur les manœuvres de l’ambassade française à Rabat pour inviter des associatifs israéliens, âgés de 18 à 25 ans.

    « Vous êtes animés d’un engagement citoyen fort ? Vous êtes bénévole dans une association (…) ou en cours de réflexion sur un projet ? Lors de ce Forum, vous aurez la possibilité de participer à des tables rondes (…) pour consolider vos projets et acquérir de nouvelles compétences », peut-on lire sur l’annonce du site de l’ambassade de France au Maroc.

    Dans un communiqué parvenu à Yabiladi, le mouvement BDS Maroc dont le MACBI est membre préconise de boycotter l’évènement, qui aura pour thème cette année « engagement et partage pour une nouvelle citoyenneté », si les invitations sont maintenues. Ainsi, il « appelle toutes les parties concernées à faire pression pacifiquement pour l’annulation de l’appel israélien et à boycotter le forum si cette demande n’est pas satisfaite. Il appelle également les autorités marocaines officielles à empêcher les Israéliens d’entrer sur le territoire national ».

    MACBI, à travers BDS Maroc, dénonce en effet que cette annonce « constitue une nette normalisation et une tentative de présenter un Etat d’occupation comme un partenaire régulier au Maroc, où la majorité de la population rejette nettement la normalisation ». « Par cette invitation, l’ambassade de France s’accorde le droit, même si elle est invitée au Maroc, de réunir des jeunes en âge de servir dans une armée colonisatrice qui pratique quotidiennement des crimes de guerre contre le peuple palestinien, notamment à Gaza et à Al-Qods, et pour laquelle ils ont déjà servi ou seront mobilisés bientôt en première ligne de front », écrit encore la plateforme.

    #maroc #israël #normalisation #bds

  • Lettre du cinéaste marocain Nadir Bouhmouch aux organisateurs du Festival de film documentaire DocAviv (Tel Aviv) - [UJFP]
    http://www.ujfp.org/spip.php?article7466

    Par Nadir Bouhmouch. Publié le 28 octobre 2019 sur le site TACBI (Tunisian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel).

    Aux organisateurs de DocAviv,

    Je tiens à vous remercier pour votre invitation, et pour avoir envisagé de projeter notre film « Amussu » à l’occasion de votre prochaine édition. Cependant, je dois décliner votre invitation à nous voir soumettre notre film.

    En tant que cinéaste, je suis un parmi des centaines d’artistes, d’universitaires et d’intellectuels marocains qui ont signé le manifeste du Boycott Académique et Culturel d’Israël au Maroc (MACBI). Et j’ai soutenu activement l’appel des Palestiniens lancé en 2005, appel au Boycott, au Désinvestissement et aux Sanctions (BDS) contre l’État d’Israël. Mon soutien au BDS et mon adhésion au MACBI font partie d’une obligation morale. Ils résultent de ma conviction politique inébranlable du devoir d’agir directement : contre l’occupation militaire terrifiante de l’État sioniste en Cisjordanie, à Gaza et à Jérusalem-Est ; contre un système raciste d’apartheid qui place les Ashkenazim au sommet, les Juifs Mizrahim et Éthiopiens au centre et les Palestiniens au bas ; contre un processus colonial actif d’expropriation de maisons et de terres ; contre l’exclusion des réfugiés palestiniens de leurs propres terres ; et aussi contre la destruction de la culture palestinienne - y compris les films brûlés lors du bombardement par Israël des archives de la Palestine Film Unit à Beyrouth. (...)

    https://www.youtube.com/watch?v=8RQqrG0tTDc


    #BDS

  • Sur le plancher des vaches (IV/I)
    Symboles (et plus si affinités)

    Natalie

    https://lavoiedujaguar.net/Sur-le-plancher-des-vaches-IV-I-Symboles-et-plus-si-affinites

    Paris, le 7 octobre 2019
    Amis,

    « Le plancher des vaches » inaugural jouait avec quelques pseudo-vérités concernant ce que l’on a nommé la « technontologie ». La principale question posée était celle-ci : Notre genre d’humain n’aurait-il pas une certaine propension à recycler sans fin le divin Un ? Si tel était le cas, Dieu ne serait pas mort, mais où s’cache t’El crénom ?

    Le champ d’investigation proposé pour tenter de répondre à cette question est celui du monde du travail. « Le plancher des vaches II » a brossé à grand traits quelques dispositifs structurants mis en place à l’échelon mondial depuis les années 1980, dispositifs dont on a affirmé, dans « le plancher des vaches III », qu’ils dessinent un mouvement progressif de chosification du vivant.

    Ce mouvement n’est pas récent, mais on fait ici l’hypothèse qu’après la prise de corps opérée par la division scientifique du travail, puis le remplacement de bien des corps par des machines, l’époque actuelle est à la prise de tête. Nous avons réduit celle-ci au seul vocable de normalisation — nom proposé pour les tables de la loi —, soit un état de normalité, ce qui pourrait sembler à d’aucuns rassurant. Mais dans ce terme, au-delà de la norme, il y a un caractère de procédé, une proactivité et, sous-jacentes à celle-ci, des nécessités de vérifier ladite normalité. (...)

    #Dieu #normalisation #loi #Florence_Parly #intelligence_artificielle #symbole #cercle #Terre #religion #flèches #projet #développement_durable #trinité #génome #borroméen #plan #parousie #entreprise #objectif #stratégie #Hannah_Arendt

  • For the first time in my life, I’m frightened to be Jewish | openDemocracy
    https://www.opendemocracy.net/en/opendemocracyuk/first-time-my-life-im-frightened-be-jewish

    I am 58 years old, and for the first time in my life, I am frightened to be Jewish.

    We live in a time when racism is being normalized, when Nazis parade in the streets in Europe and America; Jew baiters like Hungary’s Orban are treated as respectable players on the international scene, “white nationalist” propagandist Steve Bannon can openly coordinate scare-mongering tactics with Boris Johnson in London at the same time as in Pittsburg, murderers deluded by white nationalist propaganda are literally mowing Jews down with automatic weapons. How is it, then, that our political class has come to a consensus that the greatest threat to Britain’s Jewish community is a lifelong anti-racist accused of not being assiduous enough in disciplining party members who make offensive comments on the internet?

    For almost all my Jewish friends, this is what is currently creating the greatest and most immediate sense of trepidation, even more than the actual Nazis: the apparently endless campaign by politicians like Margaret Hodge, Wes Streeting, and Tom Watson to weaponize antisemitism accusations against the current leadership of the Labour party. It is a campaign – which however it started, has been sustained primarily by people who are not themselves Jewish – so cynical and irresponsible that I genuinely believe it to be a form of antisemitism in itself. And it is a clear and present danger to Jewish people.

    #normalisation #racisme #antisémitisme #inversion #extrême_droite #europe #royaume_uni #Corbyn #états-unis

  • Syrian truckers fear for jobs as Turkish drivers cross border
    https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2019/03/syria-bab-al-salama-crossing-turkey-trucks-goods.html

    Turkey has reopened the Bab al-Salam/Oncupinar border crossing with Syria to Turkish truck traffic, effectively cutting half a workday off some truckers’ delivery times. Turkish trucks had not entered Syria through the gate for nearly eight years for security reasons following the outbreak of the Syrian civil war.

    On March 5, Turkish authorities gave trucks laden with goods the green light to cross into Syria’s Aleppo province via the Bab al-Salam/Oncupinar crossing. Their cargoes now can be driven through the Syrian area controlled by the Turkish-backed Free Syrian Army (FSA). Previously, once Turkish trucks reached the crossing, their goods were transferred onto Syrian trucks.

    Turkey’s official news provider, Anadolu Agency, reported that about 50 Turkish trucks crossed the border March 5.

    Anadolu quoted a truck driver as saying, “We had [previously] unloaded trucks in the buffer zone to be loaded onto Syrian trucks, but now we cross the border and unload the trucks directly where we need to.”

    The alternative to this unloading-loading process had been to use al-Rai crossing, which allowed trucks to enter Syria, but this then required a lengthy drive to reach their destinations in al-Bab, Azaz, Marea and other FSA-controlled areas.

    Anadolu quoted a Turkish official in the transport sector as saying, “Thanks to the opening of [Bab al-Salam/Oncupinar crossing] for direct transit, the drivers and transport companies can shorten their distance and time. We needed four hours to reach Azaz, and now it only takes us 15 minutes.”

    Not everyone is pleased with the change, however. The development has angered Syrian truck drivers, owners of shipping companies and employees.

    #syrie #normalisation (enfin, si on veut)

  • Russia, Turkey enter talks to reopen important Aleppo-Gaziantep Highway
    https://www.almasdarnews.com/article/russia-turkey-enter-talks-to-reopen-important-aleppo-gaziantep-highway

    The Russian and Turkish forces met in the northern city of ‘Azaz on Sunday to discuss the reopening of the imperative Aleppo-Gaziantep Highway. (...) If the Aleppo-Gaziantep Highway is reopened, this would be a major boost for the Syrian economy because it will allow residents to once again resume trade and commerce in Turkey.

    #syrie #normalisation