• Le Mexique bannit le maïs OGM et le glyphosate - Sciences et Avenir
    https://www.sciencesetavenir.fr/nature-environnement/developpement-durable/le-mexique-bannit-le-mais-ogm-et-le-glyphosate_150611

    Le gouvernement mexicain s’est engagé à bannir de son sol en trois ans le #maïs génétiquement modifié ainsi que le très contesté herbicide #glyphosate. Ces décisions sont saluées par les organisations environnementales et décriées par le secteur agro-industriel.

    #ogm #Mexique

  • LE VIRUS FAIT CORPS EN NOUS-MÊME

    Le virus n’est pas un ennemie envahisseur à combattre et à vaincre, car c’est perdu d’avance. Des virus il y en a partout, on en a des millions dans le corps, ils sont en nous-même et on apprend toujours à vivre avec. Vouloir les combattre c’est se détruire.


    Le danger de l’épidémie n’est pas la contagion mais la peur et la psychose mortifère que les médias et les politicards génèrent. Ce n’est pas un problème de vaccins, de prolifération, de gouttelettes, de protection, de distanciation, de confinement, de restriction des libertés, de maintien de l’ordre et de répression, mais bien une question de vitalité, d’environnement propice, de prévention, de médicaments et de soins, de qualité des soins dans de bonnes conditions...


    Il s’agit maintenant de libérer la médecine de la corruption qui la gangrène, de libérer la recherche scientifique de l’emprise de la finance et de la main mise des trusts pharmaceutiques, d’émanciper la population de la dictature de l’État et de la marchandise par sa libération.


    Toujours ingouvernable


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    _#Coronavirus #Covid19 #Vaccins #Soins #Tests #PCR #OGM #Épidémie #Pandémie #Virus #Masques #Distanciation_

  • Le associazioni: «Il governo approfitta del momento per introdurre la coltivazione degli ogm in Italia»

    La denuncia arriva da quattro associazioni molto attive sul versante dell’ambiente e della salute, Isde, European Consumers, Navdanya International e Gruppo Unitario per le Foreste Italiane: «Approfittando della generale attenzione rivolta a ben altro, il Governo è in procinto di emanare quattro decreti legislativi che, di fatto, introducono la coltivazione degli OGM in Italia senza dibattito, senza confronti, ignorando le ragioni di chi con prove sperimentali e scientifiche ha dimostrato la loro pericolosità».

    Isde, European Consumers, Navdanya International e Gruppo Unitario per le Foreste Italiane prendono posizione su quella che annunciano essere una mossa del Governo per introdurre la coltivazione in Italia degli organismi geneticamente modificati.

    «Approfittando del tragico momento attuale e della generale attenzione rivolta a ben altro, il Governo è in procinto di emanare quattro decreti legislativi che, di fatto, introducono la coltivazione degli OGM in Italia contro il volere della generalità dei cittadini, senza dibattito alcuno, senza confronti e approfondimenti con la collettività, ignorando sistematicamente le ragioni di chi con prove sperimentali e scientifiche ha dimostrato la pericolosità degli stessi OGM per la salute umana ed animale e per l’integrità e la salubrità dell’ambiente - si legge nel comunicato stampa delle quattro organizzazioni - Si travolge, in concreto, con inopinate scelte, l’intero assetto agricolo italiano, introducendo, nel silenzio generale, con un colpo di mano degno di miglior causa e con il metodo del fatto compiuto, una rivoluzione copernicana che per gravità ed effetti nocivi nel tempo supera di gran lunga la presente pandemia, considerando l’irreversibilità dell’inquinamento dei terreni che gli OGM producono, rendendo impossibile in futuro ogni coltivazione sia dei vegetali tradizionali che di quelli biologici».

    «Peraltro, nel formulare questi Testi Unici sulla produzione e commercializzazione di ogni specie e varietà vegetali (sementi di cereali, ortive, piante da frutto, viti, ecc.), il Governo, travolgendo il contenuto della delega ricevuta (art. 11, legge n. 117/19), ha rivolto una particolare attenzione non al riordino della indicata materia e della sua disciplina, ma alla produzione e commercializzazione degli OGM, tutt’ora vietati in Italia in forza di un norma comunitaria che permette allo Stato membro UE di decidere in tal senso - si legge ancora nella nota - Aggiungasi, che non solo il Governo ha superato i limiti della delega ricevuta e il richiamato divieto, ma ha anche ignorato e disatteso il contenuto della sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo, del 25 luglio 2018 (vincolante per gli Stati membri UE) che conferma la pericolosità degli OGM e dei nuovi NBT (da assimilare agli OGM) e, implicitamente, la legittimità del menzionato divieto di coltivazione disposto dall’Italia e da altri 20 Stati UE, in attuazione del principio di precauzione».

    «Si provvede, poi, a disciplinare la coesistenza delle coltivazioni OGM con quelle non OGM (art. 56 del D.lgs. sulle piante da frutto; atto del Governo n. 208) facendo riferimento, nel preambolo del citato decreto, alla disciplina sulla coesistenza stessa contenuta nella legge n. 5 del 2005, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 116 del 2006 - proseguono le associazioni - Infine, viene completamente dimenticata la Decisione UE 2019/1904 del Consiglio, 8 novembre 2019, che invita la Commissione UE a presentare uno studio alla luce della citata sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo del 25/7/2018 sui nuovi NBT (parificati agli OGM) e sul loro impatto ambientale, entro il 30 aprile 2021, con ciò rendendo inutile e, comunque, intempestiva la formazione di questi Testi Unici che regolano in modo improvvido anche la produzione degli OGM».

    «In altre parole, prima di introdurre gli OGM nell’ambiente sembra fondamentale attendere il risultato di tali studi, tenendo anche conto dell’esperienza altrui che reiteratamente ha confermato che il polline di tale vegetazione OGM, dominante, inquina le coltivazioni convenzionali e biologiche e, nel contempo, irreversibilmente il terreno utilizzato per la loro produzione - scrivono ancora nella nota - Ora su questo inquinamento irreversibile del suolo, preliminare ad ogni altra indagine, non si è fatta mai luce, pur possedendo, in merito, dati e conferme da molte parti del mondo: USA, Canada, Argentina, Brasile, India, Cina, Spagna. Si vuole con ciò significare che è inutile regolare la materia (compresi gli NBT) se, nel breve, medio e lungo termine di vegetazione convenzionale e biologica non si potrà più parlare, venendo anche meno ogni produzione italiana di qualità, così estesamente richiesta a livello mondiale».

    «In altri termini, questi nuovi prodotti potrebbero risultare del tutto uguali (e/o non dissimili) ad altri coltivati in Paesi esteri, con crollo verticale della biodiversità e della produzione nazionale di qualità, non più in grado di distinguersi dalle produzioni non italiane. Da ricordare, ancora, che molti OGM rendono indispensabile l’uso del glifosato (causa di gravissime malattie) come diserbante, che, tuttavia, si è notato, in breve tempo risulta inefficace oltre a causare la distruzione totale della fecondità dei terreni che, alla fine, diventano sterili - dichiarano le organizzazioni che hanno sottoscritto la denuncia - In concreto, si è seguito con sgomento e incredulità il progressivo avvicinamento del Governo e del Parlamento italiani alle posizioni di chi da sempre ha cercato e cerca di introdurre in Italia la coltivazione degli OGM e non solo di quella del mais e della soia transgenici. Ora dopo più di 20 anni di dibattiti sull’argomento non si è ancora riusciti a comprendere quali siano i vantaggi reali di simili coltivazioni per la agricoltura nazionale e per gli agricoltori».

    «Si ricorda l’incessante opera di pressione da parte delle lobby industriali e degli Stati Uniti presso l’UE in particolare dopo il pronunciamento riguardo l’equiparazione di OGM e le nuove tecniche di gene editing. Saranno le grandi multinazionali che brevetteranno le nuove varietà che trarranno gli unici benefici da politiche di questo tipo e non certo i consumatori o i piccoli e medi produttori. Si tratta dello stesso modello industriale che contraddice gli stessi dettami della Commissione Europea in termini di salvaguardia della biodiversità, riduzione dell’uso dei pesticidi, Farm to fork. Non ci sono ritorni economici, perché quand’anche questi ritorni si riuscissero a dimostrare, l’agricoltore dovrà, comunque, pagare direttamente o indirettamente il costo di non meno di 7 (sette!) brevetti, senza considerare i costi di chi vorrà difendersi dagli OGM.
    Non ci sono risparmi sui diserbanti, da utilizzare anche per i motivi sopra evidenziati».

    «Non è garantita la conservazione della biodiversità, che crolla radicalmente come avvenuto nelle aree in cui gli OGM sono coltivati a pieno campo. Neppure è assicurato l’aumento della produzione, come più volte dichiarato dagli agricoltori statunitensi. Non sarà più possibile preservare le aree destinate al convenzionale e al biologico dall’inquinamento di OGM, perché là dove la coesistenza è stata attuata essa è fallita. Non è, inoltre, possibile sollecitare ed ottenere l’intervento delle Assicurazioni, per garantirsi dagli inquinamenti da OGM, perché, in tutti i Paesi, le stesse si sono sempre rifiutate di prestare tali garanzie. Né si potrà accollare il risarcimento del danno ai coltivatori di OGM confinanti, per l’impossibilità di individuare con certezza il colpevole. In sostanza, si rischia di introdurre nel territorio nazionale la guerra tra produttori, combattuta ora a livelli intercontinentali, anche prescindendo dall’azione della natura e dai suoi effetti».

    «Si tenga ancora conto dello stravolgimento del mercato fondiario, non più in grado di garantire la persistenza di aree protette dagli OGM - proseguono le associazioni - Anche il sistema delle distanze da rispettare, nella coesistenza tra OGM e non OGM, travolgerebbe l’uguaglianza e la libertà dei cittadini al confine (art. 3 della Cost.), costretti ingiustamente, a favore di altri, ad un uso limitato del proprio bene. La stessa prelazione del confinante verrebbe, di fatto, riservata al solo coltivatore di OGM, perché chi coltiva OGM può acquistare campi senza OGM, ma chi coltiva campi senza OGM, non potrà, né vorrà, acquistare campi con OGM».

    «Da ultimo è necessario far rilevare che l’eventuale obbligo comunitario nella materia (s’è già visto, peraltro, inesistente) prevale sul limite costituzionale interno solo quando non tocca principi e diritti fondamentali previsti dalla nostra Costituzione (come il diritto alla salute, art. 32 Cost., e il diritto all’integrità dell’ambiente, art. 9 Cost.) intangibili, in quanto tali, anche ad opera di prescrizioni comunitarie, non avendo l’Italia con il Trattato di Roma, rinunciato a tutta la sua sovranità ma solo a parte di essa».

    Le quattro associazioni in questione invitano:
    «-Il Governo a ritirare i decreti legislativi in parola redatti, per quanto riguarda gli OGM, in assenza di delega legislativa;
    –Il Parlamento ad intervenire con legge nazionale per impedire l’introduzione degli OGM in Italia ovvero per promuovere, sempre con legge, un referendum consultivo nazionale sul tema;
    –Il Presidente della Repubblica a non sottoscrivere i citati decreti legislativi per l’evidente superamento dei limiti della delega e, dunque, per l’illegittimità degli stessi;
    le Regioni, ove i richiamati decreti entrassero in vigore, ad impugnarli davanti alla Corte Costituzionale;
    –I cittadini ad attivarsi per impedire che vengano espropriati illecitamente del godimento sano dei beni posseduti e, nel contempo, privati di un vivere salutare e sereno».

    https://www.terranuova.it/News/Agricoltura/Le-associazioni-Il-governo-approfitta-del-momento-per-introdurre-la-colti
    #Italie #OGM #agriculture

  • #Bayer - #Monsanto Celebrates the Law to Promote Native Seed

    On March 24, in the midst of the crisis by Covid-19, the so-called federal law for the promotion and protection of native corn was approved with the unanimous vote of the Senate. With such a title many will have assumed that it would be a rule to stop the assault of transnational GM companies on seeds, indigenous peoples and peasant communities. Unfortunately, this is not the case. Beyond the intention of its promoters, this provision favors key interests of the companies that have wanted to advance in the country with their GM and other high-tech seeds for two decades.

    For this reason, the #Mexican_Seed_Association_AC (#AMSAC), whose board is made up of #Syngenta, #Bayer (now owner of #Monsanto), #Corteva (merger of #Dow and #DuPont-PHI Mexico) and other major global seed companies issued a bulletin the same day congratulating legislators on the approval of the law. They declare that this law “is an important step, (…) because it will give certainty to corn producers throughout the country”. They emphasize that “they will continue working to promote the object of this law (…) taking advantage of technological developments, such as improved seeds”. (https://tinyurl.com/vo9pawr)

    AMSAC is a board member of the National Agricultural Council (CNA), which in turn is a founding member of the #Business_Coordinating_Council. They represent, for the most part, the business sectors that have devastated peasant life, sustainable production and healthy food. The six global transnational companies that own more than 70 percent of the global seed and agrochemical markets (and 100 percent of the transgenic seeds) have been on the AMSAC board of directors for years. It is the main lobbyist for the seed industry, acting in conjunction with the ANC. They are the ones who fought for and obtained privileges for the transnationals in all the existing laws regarding seeds and patents. (https://tinyurl.com/ruoc3ka ; https://tinyurl.com/t6lxfov)

    Before the final vote in the Senate, from which the initiative came, the law to promote native corn was voted, with changes, in the Chamber of Deputies on March 18, with 270 votes in favor. No one opposed it anymore. Could it be that the PRI, PAN, PRD, Morena and all the parties suddenly realized the importance of protecting the corn peoples, their seeds and cultures against the transgenic invasion? Of course not. Because the law does not provide for such a thing. Nor does it prevent the patenting of peasant seeds. But it does separate corn from its peoples, reducing the complex process of thousands of years of many peoples creating milpas, assemblies, forests, and their own forms of government to the promotion of #community_seed_banks, an expression that the majority of the peoples reject, because it comes from the financial system and is alien to their conception of seeds as an element in the integral politics, economy, and worldview of their peoples. Furthermore, it establishes that only native corn is recognized by #Conabio, not by the peoples and communities themselves. It imposes on them a new #National_Maize_Council, which although merely consultative, has 16 members, of which only six are from indigenous communities or agrarian ejidos.

    But the main reason why the transnationals applaud this law is because it will delimit geographical areas, where the authorities will recognize that there are native maize production systems, which means it opens up the rest of the country to plant any other seed, from hybrids to transgenics or the new biotech seeds that the companies call genetic editing.

    Monsanto, Syngenta, and other companies have insisted on this point for decades: that areas must be defined, that in reality they are not interested in planting where there are farmers, only in the rest of the country. Against this fallacious and extremely risky position, which would eventually cause GM contamination to reach the entire country, we have insisted that all of Mexico – and Mesoamerica – is the center of origin of maize and therefore the planting of any genetically manipulated seed should be prohibited.

    This position of the so-called law of promotion and other serious errors of it – now approved – were clearly expressed by the Network in Defense of Maize since the publication of the commissions’ opinion, in October 2019 (https://tinyurl.com/vjk8qyl).

    Meanwhile, the #Monsanto_Law, as the current biosafety law passed in 2005 is called, remains untouched by all the now-legislators and officials who promised in the campaign that they would repeal it. Furthermore, Semarnat participated in an online forum on biosafety at the Biodiversity Convention in 2020 and its representative joined the seed industry’s position that there is no need to establish new biosafety frameworks, not even for the highly dangerous genetic promoters, transgenic exterminators.

    Why are none of the officials and legislators doing their job to really guarantee biosafety and that what AMLO announced, that no GM maize will be allowed in the country, is a reality?

    https://schoolsforchiapas.org/bayer-monsanto-celebrates-the-law-to-promote-native-seed

    #appropriation_intellectuelle #maïs #graines #semences #Mexiques #loi #peuples_autochtones #Chiapas #OGM #agriculture #multinationales #industrie_agro-alimentaire #loi #brevets #agriculture_paysanne

  • « Les arguments favorables aux “#OGM” sont soumis à très peu d’esprit critique »
    https://www.lemonde.fr/idees/article/2020/07/18/les-arguments-favorables-aux-ogm-sont-soumis-a-tres-peu-d-esprit-critique_60

    C’est une histoire qui a presque deux décennies, mais elle éclaire toujours, aujourd’hui, la nature des débats sur les #biotechnologies. En 2001, Ignacio Chapela et David Quist, deux chercheurs de l’université de Californie à Berkeley (Etats-Unis) publiaient dans la revue Nature des résultats incommodants : les deux scientifiques assuraient avoir détecté, dans certaines variétés de maïs traditionnels mexicains, des traces de contamination génétique dues aux cultures américaines de maïs transgénique, à plusieurs centaines de kilomètres au nord.

    Au moment même où l’article était publié — et alors que nul n’avait encore pu l’examiner —, un déluge d’indignation s’abattit sur les éditeurs de la revue : les auteurs étaient des militants écologistes déguisés, leur méthode était défectueuse, leurs résultats étaient pourris, etc.

    Quelques mois plus tard, Nature publiait une notice de désaveu, regrettant la publication de l’étude — sans toutefois avoir le moindre élément pour une #rétractation en bonne et due forme. Du jamais-vu. Ces travaux étaient certainement imparfaits, mais sans doute pas plus que la grande majorité de ceux qui sont publiés chaque jour. M. Chapela n’en a pas moins subi, des mois durant, une vindicte si hargneuse, de la part de scientifiques convaincus des bienfaits des biotechs, que son emploi à Berkeley fut un temps menacé.

    Cette bronca était-elle si spontanée ? En novembre 2002, dans une chronique au Guardian, George Monbiot a raconté, preuves irréfutables à l’appui, comment une campagne de dénigrement avait été lancée contre M. Chapela et M. Quist par une #officine dont l’un des clients était une firme agrochimique bien connue. Des années plus tard, le 12 novembre 2008, Nature revenait sur l’affaire dans un bref article d’information : les résultats qu’elle avait désavoués avaient été reproduits par d’autres chercheurs.

    Cet exemple — parmi de nombreux autres — montre l’extraordinaire capacité des industriels à influencer le débat sur « les #OGM » (même si ce terme ne recouvre rien de précis).

    #paywall

    • [...]

      Ce défaut d’esprit critique à l’endroit des biotechno­logies végétales – telles qu’elles sont actuellement utilisées – est général et n’épargne pas le person­nel scientifique au sens large, bien au contraire. Pas plus, d’ailleurs, que l’auteur de ces lignes.

      Dans l’espace de cette chroni­que, il a ainsi déjà été affirmé qu’en #Inde, le #coton #transgénique #Bt (sécrétant une toxine insecticide) avait eu des résultats posi­tifs en termes de baisse du re­cours aux pesticides et d’augmentation des rendements. Cette affirmation est probablement fausse et il n’est jamais trop tard pour manger son chapeau.

      En mars, en pleine crise due au Covid­19, la revue Nature Plants a publié l’étude la plus exhaustive sur les effets de deux décennies de culture du coton transgénique Bt à l’échelle d’un grand pays. Elle est passée complètement inaperçue. Pour ceux qui ont cru au miracle du coton Bt indien, ses conclu­sions sont cruelles.

      Certes, expliquent ses auteurs, Keshav Kranthi (International Cotton Advisory Committee, à Washington) et Glenn Davis Stone (université Washington, à Saint Louis), le coton Bt ne peut être rendu responsable d’une quelcon­que épidémie de #suicides parmi les #agriculteurs indiens – selon une idée répandue chez les détrac­teurs des #biotechs.

      Mais aucun des grands bénéfices que lui attribuent ses supporteurs n’est réel ou n’a tenu sur la durée. Après avoir décortiqué vingt ans de données, M. Kranthi et M. Stone indiquent que l’introduc­tion du coton Bt en Inde s’est bien accompagnée d’une réduction de l’utilisation des #pesticides, mais celle­ci n’a été qu’« éphémère ». Avec l’apparition de résistances à la toxine Bt chez certains #insectes et la prolifération de #ravageurs secondaires non ciblés, « les agri­culteurs dépensent aujourd’hui plus en pesticides qu’avant l’intro­duction du Bt », écrivent les deux auteurs. « Tout indique que la si­uation va continuer à se détério­rer », ajoutent-­ils.

      Ce n’est pas fini. Certaines cour­bes fièrement exhibées par les promoteurs des biotechs sem­blent montrer un lien entre l’arri­vée du coton transgénique Bt et l’augmentation des rendements. Vraiment ? Non seulement corré­lation n’est pas causalité, mais une fois examinée de plus près, à l’échelle de chaque région indienne, la corrélation apparaît el­le-même douteuse. « L’adoption du coton Bt s’avère être un mauvais indicateur de l’évolution des rendements », expliquent les deux chercheurs. « Les augmentations de rendement correspon­dent plutôt à des évolutions dans l’usage des engrais et d’autres intrants », précisent­-ils.

      Dans les années 1990, lors du lancement des premières cultu­res transgéniques, l’autorité de la parole scientifique a été large­ment convoquée, auprès de l’opinion, pour faire de la pédagogie : ces nouvelles plantes – tolérantes à des herbicides ou résistantes à certains ravageurs – allaient aug­menter les rendements, faire baisser le recours aux intrants et bénéficier à l’ensemble de la société.

      Avec deux à trois décennies de recul, tout cela s’est révélé au mieux indémontrable, au pire complètement faux. La transge­nèse ou l’édition du génome peu­vent apporter des innovations utiles dans de nombreux domai­nes, et peut­ être le feront­-elles. Mais il y a fort à parier que, dans leurs principaux usages agricoles, elles n’ont jusqu’à présent pas tenu leurs promesses.

  • Revealed: #Monsanto predicted crop system would damage US farms | US news | The Guardian
    https://www.theguardian.com/us-news/2020/mar/30/monsanto-crop-system-damage-us-farms-documents

    The US #agriculture giant Monsanto and the German chemical giant #BASF were aware for years that their plan to introduce a new agricultural seed and chemical system would probably lead to damage on many US farms, internal documents seen by the Guardian show.

    Risks were downplayed even while they planned how to profit off farmers who would buy Monsanto’s new seeds just to avoid damage, according to documents unearthed during a recent successful $265m lawsuit brought against both firms by a Missouri farmer.

    #etats-unis #pesticides #ogm

  • 85 % des endives sont des #OGM, dénonce la Confédération paysanne
    https://reporterre.net/85-des-endives-sont-des-OGM-denonce-la-Confederation-paysanne

    « Depuis vingt ans les semenciers vendent des OGM sans le dire, sous prétexte qu’ils ne sont pas issus de transgenèse, a dénoncé la Confédération paysanne dans un communiqué. 85 % des endives cultivées en France sont des OGM issus de techniques de modification génétique, comme la fusion cellulaire. » Faute de contrôle par des autorités indépendantes, ces endives sont pourtant commercialisées sans mention particulière, alors qu’elles « devraient être évaluées et étiquetées comme des OGM », a précisé le syndicat, vent debout contre les « OGM cachés » qui se répandent dans les champs et dans les assiettes.

  • Les Français consomment des endives génétiquement modifiées sans le savoir
    https://www.bastamag.net/OGM-endives-semences-etiquetage-Limagrain-confederation-paysanne

    Les endives garnissent les étals de légumes durant tout l’hiver. Rien n’indique pourtant sur l’étiquetage qu’une partie d’entre elles sont génétiquement modifiées (OGM). C’est ce qui a poussé le syndicat Confédération paysanne à interpeller, le 14 janvier, des représentants des firmes de semences présentes au salon des productions végétales dans le Maine-et-Loire. Parmi elles, le groupe français Limagrain-Vilmorin se présente comme le numéro un mondial de l’endive. Sur dix variétés d’endives cultivées dans le (...) En bref

    / OGM , #Agriculture, Quelle agriculture pour demain ?, #Politique

    #OGM_ #Quelle_agriculture_pour_demain_ ?

  • Face aux nouveaux OGM : « Préservons la nature contre ceux qui prétendent la maîtriser »
    https://www.bastamag.net/OGM-caches-plantes-transgeniques-pesticides-sante-etiquetage-lanceur-d-ale

    Des organismes génétiquement modifiés « cachés » continuent d’être cultivés en France sans étiquetage, malgré une décision de la Cour de justice de l’Union européenne. Les partisans des #OGM_prétendent que, avec ces manipulations génétiques, l’être humain ne fait rien d’autre que ce que fait déjà la nature. Le chercheur et lanceur d’alerte Christian Vélot démonte leurs arguments. Les nouveaux OGM (produits des nouvelles techniques de manipulation #Génétique) sont, depuis une décision de la Cour de Justice de l’Union (...) #Débattre

    / OGM , #Agriculture, Génétique, #Sciences, #Lanceurs_d'alerte, A la une, Quelle agriculture pour demain (...)

    #Quelle_agriculture_pour_demain_ ?

  • Expérience des #moustiques génétiquement modifiés : les premiers résultats
    https://www.futura-sciences.com/planete/actualites/insectes-experience-moustiques-genetiquement-modifies-premiers-resu

    Ici encore, un nouvel échec. L’étude de l’Université de Yale montre que les moustiques se sont reproduits et que la population de moustiques de Jacobina est maintenant un mélange génétique entre la population initiale, les moustiques Aedes Aegypti, et la souche mexico-cubaine.

    Selon les chercheurs, cela a conduit à former des populations plus robustes encore. Cependant, cette affirmation ne semble pas étayé par leur article scientifique, vivement critiqué par leurs pairs et menacé de rétractation

    Après un déclin significatif de la population de moustiques, on assiste à un rebond 18 mois après. L’hypothèse des investigateurs est que les femelles évitent désormais de s’accoupler avec les mâles génétiquement modifiés.

    Finalement, l’impact d’une telle population de moustiques sur la #santé publique reste à ce jour inconnue. Affaire à suivre.

    #ogm

  • The United Nations backs seed sovereignty in landmark small-scale farmers’ rights declaration

    On Dec. 17, the United Nations General Assembly took a quiet but historic vote, approving the Declaration on the Rights of Peasants and other People Working in Rural Areas by a vote of 121-8 with 52 abstentions. The declaration, the product of some 17 years of diplomatic work led by the international peasant alliance La Via Campesina, formally extends human rights protections to farmers whose “seed sovereignty” is threatened by government and corporate practices.

    “As peasants we need the protection and respect for our values and for our role in society in achieving food sovereignty,” said #Via_Campesina coordinator Elizabeth Mpofu after the vote. Most developing countries voted in favor of the resolution, while many developed country representatives abstained. The only “no” votes came from the United States, United Kingdom, Australia, New Zealand, Hungary, Israel and Sweden.

    “To have an internationally recognized instrument at the highest level of governance that was written by and for peasants from every continent is a tremendous achievement,” said Jessie MacInnis of Canada’s National Farmers Union. The challenge, of course, is to mobilize small-scale farmers to claim those rights, which are threatened by efforts to impose rich-country crop breeding regulations onto less developed countries, where the vast majority of food is grown by peasant farmers using seeds they save and exchange.
    Seed sovereignty in Zambia

    The loss of seed diversity is a national problem in Zambia. “We found a lot of erosion of local seed varieties,” Juliet Nangamba, program director for the Community Technology Development Trust, told me in her Lusaka office. She is working with the regional Seed Knowledge Initiative (SKI) to identify farmer seed systems and prevent the disappearance of local varieties. “Even crops that were common just 10 years ago are gone.” Most have been displaced by maize, which is heavily subsidized by the government. She’s from Southern Province, and she said their survey found very little presence of finger millet, a nutritious, drought-tolerant grain far better adapted to the region’s growing conditions.

    Farmers are taking action. Mary Tembo welcomed us to her farm near Chongwe in rural Zambia. Trained several years ago by Kasisi Agricultural Training Center in organic agriculture, Tembo is part of the SKI network, which is growing out native crops so seed is available to local farmers. Tembo pulled some chairs into the shade of a mango tree to escape the near-100-degree Fahrenheit heat, an unseasonable reminder of Southern Africa’s changing climate. Rains were late, as they had been several of the last few years. Farmers had prepared their land for planting but were waiting for a rainy season they could believe in.

    Tembo didn’t seem worried. She still had some of her land in government-sponsored hybrid maize and chemical fertilizer, especially when she was lucky enough to get a government subsidy. But most of her land was in diverse native crops, chemical free for 10 years.

    “I see improvements from organic,” she explained, as Kasisi’s Austin Chalala translated for me from the local Nyanja language. “It takes more work, but we are now used to it.” The work involves more careful management of a diverse range of crops planted in ways that conserve and rebuild the soil: crop rotations; intercropping; conservation farming with minimal plowing; and the regular incorporation of crop residues and composted manure to build soil fertility. She has six pigs, seven goats, and 25 chickens, which she says gives her enough manure for the farm.

    She was most proud of her seeds. She disappeared into the darkness of her small home. I was surprised when she emerged with a large fertilizer bag. She untied the top of the bag and began to pull out her stores of homegrown organic seeds. She laughed when I explained my surprise. She laid them out before us, a dazzling array: finger millet; orange maize; Bambara nuts; cowpea; sorghum; soybeans; mung beans; three kinds of groundnuts; popcorn; common beans. All had been saved from her previous harvest. The contribution of chemical fertilizer to these crops was, clearly, just the bag.

    She explained that some would be sold for seed. There is a growing market for these common crops that have all but disappeared with the government’s obsessive promotion of maize. Some she would share with the 50 other farmer members of the local SKI network. And some she and her family happily would consume. Crop diversity is certainly good for the soil, she said, but it’s even better for the body.
    Peasant rights crucial to climate adaptation

    We visited three other Kasisi-trained farmers. All sang the praises of organic production and its diversity of native crops. All said their diets had improved dramatically, and they are much more food-secure than when they planted only maize. Diverse crops are the perfect hedge against a fickle climate. If the maize fails, as it has in recent years, other crops survive to feed farmers’ families, providing a broader range of nutrients. Many traditional crops are more drought-tolerant than maize.

    Another farmer we visited already had planted, optimistically, before the rains arrived. She showed us her fields, dry and with few shoots emerging. With her toe, she cleared some dirt from one furrow to reveal small green leaves, alive in the dry heat. “Millet,” she said proudly. With a range of crops, she said, “the farmer can never go wrong.”

    I found the same determination in Malawi, where the new Farm-Saved Seed Network (FASSNet) is building awareness and working with government on a “Farmers’ Rights” bill to complement a controversial Seed Bill, which deals only with commercial seeds. A parallel process is advancing legislation on the right to food and nutrition. Both efforts should get a shot in the arm with the U.N.’s Peasants’ Rights declaration.

    The declaration gives such farmers a potentially powerful international tool to defend themselves from the onslaught of policies and initiatives, led by multinational seed companies, to replace native seeds with commercial varieties, the kind farmers have to buy every year.

    Kasisi’s Chalala told me that narrative is fierce in Zambia, with government representatives telling farmers such as Tembo that because her seeds are not certified by the government, they should be referred to only as “grain.”

    Eroding protection from GMOs

    As if to illustrate the ongoing threats to farm-saved seed, that same week in Zambia controversy erupted over two actions by the government’s National Biosafety Board to weaken the country’s proud and clear stance against the use of genetically modified crops. The board quietly had granted approval for a supermarket chain to import and sell three products with GMOs, a move promptly criticized by the Zambian National Farmers Union.

    Then it was revealed that the board secretly was drawing up regulations for the future planting of GM crops in the country, again in defiance of the government’s approved policies. The Zambian Alliance for Agroecology and Biodiversity quickly denounced the initiative.

    The U.N. declaration makes such actions a violation of peasants’ rights. Now the task is to put that new tool in farmers’ hands. “As with other rights, the vision and potential of the Peasant Rights Declaration will only be realized if people organize to claim these rights and to implement them in national and local institutions,” argued University of Pittsburgh sociologists Jackie Smith and Caitlin Schroering in Common Dreams. “Human rights don’t ‘trickle down’ — they rise up!”

    https://www.greenbiz.com/article/united-nations-backs-seed-sovereignty-landmark-small-scale-farmers-rights-
    #ONU #semences #déclaration #souveraineté #souveraineté_semencière (?) #agriculture #paysannerie #Zambie #OGM #climat #changement_climatique
    ping @odilon

  • GM fungus rapidly kills 99% of malaria mosquitoes, study suggests - BBC News
    https://www.bbc.com/news/health-48464510

    Un champignon pour tuer les moustiques vecteurs du paludisme - Top #Santé
    https://www.topsante.com/medecine/sante-et-voyage/paludisme/un-champignon-pour-tuer-les-moustiques-vecteurs-du-paludisme-632089

    Les chercheurs de l’université du Maryland, aux États-Unis, ont identifié un #champignon appelé Metarhizium pingshaense, qui infecte naturellement les #moustiques qui propagent le #paludisme. Dans un essai mené au Burkina Faso, ce champignon génétiquement modifié a fait disparaître 99% des populations de moustiques en 45 jours.

    Pour renforcer les pouvoirs de ce champignon, les chercheurs se sont tournés vers une toxine trouvée dans le venin d’une espèce d’araignée australienne. Ils ont génétiquement modifié le champignon pour qu’il fabrique cette toxine à l’intérieur du moustique.

    #ogm

  • L’OGM est dans le pré - Isabelle Paré - 24 Mai 2019 - Le devoir(Canada)
    https://www.ledevoir.com/societe/environnement/555114/l-ogm-est-dans-le-pre

    Près de 25 ans après l’introduction des premières cultures OGM au Canada, les plantes trans-géniques règnent en maîtres dans les champs. Or, l’histoire démontre que leur dispersion dans l’environnement n’est pas sans risque pour tout le secteur agricole.

    Dans son coin du Lac-Saint-Jean, le producteur de grains biologiques Guillaume Dallaire, de la ferme Tournevent, est un des rares producteurs de canola biologique au Québec, encore suffisamment isolé pour pouvoir produire une récolte sans traces d’OGM.

    « On a été cherché nos grains dans un coin reculé de l’Ouest. Les variétés traditionnelles de la région ont été contaminées par le pollen qui se diffuse très facilement par le vent ou les insectes. Il faut s’éloigner de plusieurs kilomètres pour cultiver, se concentrer dans des zones forestières », explique ce producteur, le seul à opérer une huilerie de canola bio au Québec.

    Comme le village gaulois encerclé par l’armée romaine, les producteurs bio sont de plus en plus isolés au sein d’une mer de maïs, de soja et de canola transgéniques, et à risque de perdre leur certification en cas de contamination.

    Selon un rapport du Réseau canadien d’action sur les biotechnologies (RCAB), la contamination par des cultures génétiquement modifiées (GM) a rendu presque impossible celles d’espèces non GM dans certaines régions.

    En Saskatchewan, en sept ans, la presque totalité des cultures de canola naturelles a été contaminée par pollinisation croisée. En raison de son fin pollen transporté par le vent, les insectes et les animaux, le canola GM pose un risque accru de contamination.

    Encerclés
    Ici, de petits producteurs comme Guillaume Dallaire essaient tant bien que mal de résister à cette invasion.

    « On aimerait faire plus, car la demande pour le bio est là, mais il existe peu d’espaces libres de cultures GM. La contamination, c’est notre préoccupation constante. C’est le futur de notre huilerie qui est en jeu », soutient ce dernier.

    En 2016, pas moins de 90 % du canola cultivé au Québec était génétiquement modifié, ainsi que 84 % du maïs-grain et 64 % du soja, selon des chiffres du gouvernement.

    La superficie destinée aux cultures GM au Québec est cinq fois plus grande que dans l’Europe tout entière, affirme Guillaume Rehn, coordonnateur de Vigilance OGM, un organisme qui milite pour un suivi plus serré des OGM au Canada.

    Entre 2000 et 2018, la superficie des terres dédiées à la culture du maïs GM a triplé, et celle dévolue à la culture du soja GM a été multipliée par 10, totalisant 600 000 hectares de terres au Québec.

    D’un champ à l’autre
    Le maïs GM pose aussi un risque particulièrement élevé pour les producteurs de grains non GM ou bios, compte tenu de la volatilité de son pollen. « C’est difficile de m’isoler de mes voisins qui ont des cultures GM. Il faut des brise-vent, des bandes tampons d’autres plantes le long de mes champs », explique le producteur de grains bios Pierre Labonté.

    La contamination génétique menace non seulement les récoltes bios, mais aussi les semenciers, qui voient parfois leurs lots contaminés lors du stockage dans des silos ou lors du transport.
    Selon La Terre de chez nous, 50 % des échantillons non OGM testés en Montérégie par des producteurs bios contenait plus de 0,5 % d’OGM, alors que de 5 à 10 % en contenaient plus de 1 %. Un seuil suffisant pour « être déclassé » de la certification bio, ajoute M. Labonté, président du Syndicat des producteurs de grains biologiques du Québec.

    Ces producteurs doivent redoubler de prudence et faire analyser leurs semences avant les semis pour éviter l’introduction inopinée d’intrus GM dans leurs terres. Sinon, c’est toute leur production qui pourrait être vendue à un prix deux à trois fois inférieur.

    Aucun seuil de « traces d’OGM » à ne pas dépasser n’a été établi pour maintenir la certification bio, mais tous s’accordent pour dire que ces traces ne doivent pas excéder la barre de 0,9 %.

    « Quand on vend notre soja au Japon ou en Corée pour la consommation humaine, ils sont très exigeants. C’est l’acheteur qui a le dernier mot », affirme Pierre Labonté.

    Malgré la hausse de la demande pour les grains bios, la production demeure limitée par l’omniprésence des cultures GM sur le territoire, dit-il. « On n’est que 300 au Québec. On n’a pas un gros poids pour forcer les autres producteurs à faire attention à la contamination. Tout ce qu’on peut faire, c’est se protéger », dit-il.

    Un enjeu d’avenir
    Pour l’organisme Vigilance OGM, c’est toute la filière des cultures GM qu’il faudrait surveiller de plus près. Des lacunes survenues au fil des ans ont mené à de lourdes pertes, notamment pour les producteurs de lin canadiens qui ont perdu dans les années 2000, après une contamination, une part de leurs débouchés en Europe, où la culture de grains GM est interdite.

    L’approbation récente de la luzerne GM par le Canada, une vivace qui n’aurait plus besoin d’être plantée chaque année, fait aussi craindre le pire.

    « Ça veut dire une perte d’autonomie importante pour les producteurs qui cultivent leur propre luzerne pour nourrir leurs bêtes, croit M. Rehn. Sans compter le risque d’introduction dans la chaîne alimentaire, et celui que la luzerne naturelle finisse par être éradiquée. »

    #ogm #agriculture #monsanto #alimentation #semences #agrobusiness #santé #quelle_agriculture_pour_demain_ #environnement #multinationales #nature_/_ecologie #europe #agrochimie #génétique #agro-industrie #contamination

  • En Provence, Gilets jaunes et écologistes unis contre Monsanto
    https://reporterre.net/En-Provence-Gilets-jaunes-et-ecologistes-unis-contre-Monsanto

    ette fois-ci, parce que « c’est la saison des foins et que les paysans sont occupés à faucher », la Confédération paysanne n’a pas envoyé de représentant. Mais le syndicat d’agriculteurs a laissé un texte à une responsable régionale d’EELV, qui l’a lu au micro. « Pour sortir des pesticides, il faut que nous pensions la transformation des conditions économiques des paysans, la fin des accords de libre-échange et une politique agricole et alimentaire qui soutienne les paysans en les rétribuant correctement », lit Hélène Haensler, habillée d’un t-shirt des Faucheurs volontaires, ce mouvement opposé aux OGM. « Plutôt que de favoriser les grosses exploitations, la politique agricole commune doit accompagner vers une agriculture sans pesticides

    #monsanto #OGM

  • Pourquoi le paysan argentin a raison de dire que le soja OGM est « méchant » | Terrestres
    https://www.terrestres.org/2019/05/06/pourquoi-le-paysan-argentin-a-raison-de-dire-que-le-soja-ogm-est-mechant

    Je dirais que ça a commencé aux États-Unis, il y a une vingtaine d’années, avec les alliances entre activistes et populations indigènes dans les mouvements altermondialistes. Et je crois d’ailleurs que des propositions comme celles des zapatistes y ont été pour beaucoup. Parce que les zapatistes pensent dans leur milieu et pas au nom de l’universel. Donc je pense qu’effectivement dans toute cette culture altermondialiste, il y avait cette nécessité d’hybrider les histoires de luttes sociales et les histoires de luttes contre la dévastation écologique. Quand on dit « Un autre monde est possible », alors le monde n’est plus seulement humain. Il implique aussi d’autres rapports avec tous les êtres vivants.

    De plus, ces relations nouvelles entre activistes et peuples traditionnels fabriquent des modes de résurgence, des manières de faire et d’exister qui s’appuient avant tout sur ce qui a été détruit. Et ça, c’est pour moi l’un des grands changements de perspective qui vient après la domination par le mythe du progrès. C’est cette idée que nous sommes toutes et tous issu.e.s de désastres coloniaux, et ici en Europe aussi. Parce que la colonisation a commencé en s’en prenant aux mêmes choses ici et ailleurs : faire régner un droit de propriété qui est avant tout un droit d’exploiter, d’extraire, d’abuser et de détruire. Et pour moi, l’écologie, par conséquent, a toujours été une étho-écologie. C’est-à-dire que les êtres vivants qui composent un milieu sont issus de ce milieu, et donc des problèmes, des risques et des opportunités proposées par ce même milieu. De fait, on ne doit pas considérer que leur comportement, leur ethos, est déterminé par leur milieu, mais bien qu’ils se déterminent par rapport à leur milieu. Nous, vivants, ne sommes pas déterminés : on se détermine par rapport à ce à quoi on à affaire. Et donc, l’ethos, la manière de se comporter, est une des composantes intrinsèques de l’écologie. Avec l’écologie, on ne peut pas parler des espèces en général. Notre propos doit toujours être situé.

    #stengers #ogm #multiplicité_des_natures

  • Lionel Astruc : « À travers sa fondation, Bill Gates contourne l’État et s’achète du pouvoir »
    https://www.franceinter.fr/emissions/l-interview/l-interview-16-mars-2019

    Le journaliste a enquêté sur la fondation du patron de Microsoft et de sa femme. La fondation Bill et Melinda Gates, dont l’intention affichée est de lutter contres les inégalités, investirait dans des activités "peu éthiques" et "nourrirait les fléaux contre lesquels elle prétend lutter". Écoutez cette interview... #ogm et produits phyto de #monsanto, investissement dans le pétrole, la malbouffe,... — Permalink

    #capitalisme

  • OGM : les faucheurs volontaires de plantes mutées relaxés
    https://www.bastamag.net/OGM-les-faucheurs-volontaires-de-plantes-mutees-relaxes

    « C’est confirmé, nous avons fauché des plantes illégales ! » Annick Bossu se réjouit de cette décision de #Justice. Elle fait partie des 38 faucheurs volontaires relaxés le 17 janvier dernier par le tribunal de grande instance de Dijon. Annick et 37 autres faucheurs étaient poursuivis pour « dégradation ou détérioration du bien d’autrui commise en réunion ». Le 28 novembre 2016, ils ont fauché à visage découvert trois essais de colza Clearfeald cultivés par la société Dijon-Céréales en Côte d’Or. Ces colzas, (...)

    En bref

    / OGM , Justice, Quelle agriculture pour demain ?

    #OGM_ #Quelle_agriculture_pour_demain_ ?

  • *A question of consent: Exterminator mosquitoes in Burkina Faso", ETC group

    Target Malaria, a research consortium funded largely by the Bill and Melinda Gates Foundation and the Open Philanthropy Project, aims to introduce ’gene drive’ mosquitoes in Burkina Faso supposedly to eliminate malaria. Gene drives are new gene-editing tools that can force genetically engineered traits, including extinction traits, through entire populations of insects, plants, animals and other organisms. As a first stage in their experiment, Target Malaria will release 10 000 genetically engineered mosquitoes in two villages in Burkina Faso. The film, “A Question of Consent: Exterminator Mosquitoes in Burkina Faso” documents conversations with residents of the areas where Target Malaria is conducting tests, as well as opposition from civil society groups in the region.

    Here is a link to the film:
    https://www.youtube.com/watch?v=nD_1noCf2x8

    And more context on the topic:
    https://www.project-syndicate.org/commentary/target-malaria-gene-drive-experiments-lack-of-consent-by-zahra-mo
    http://etcgroup.org/content/target-malarias-gene-drive-project-fails-inform-local-communities-risks-ne

    We are trying to share the film widely (especially given the well funded PR by Target Malaria), so please do feel free to share with those who might be interested.

  • Le Burkina teste les moustiques mutants pour mater le palu
    Célian Macé, Libération, le 18 novembre 2018
    https://www.liberation.fr/planete/2018/11/18/le-burkina-teste-les-moustiques-mutants-pour-mater-le-palu_1692844

    Gene drives could end malaria. And they just escaped a UN ban.
    Dylan Matthews, Vox, le 7 décembre 2018
    https://www.vox.com/future-perfect/2018/12/7/18126123/gene-drive-malaria-convention-biological-diversity

    Méfiance... les occidentaux utilisent l’Afrique comme terrain d’expérimentation... Voir par exemple :

    Forcer les gènes et l’Afrique Enquête sur le forçage génétique des moustiques
    Zahra Moloo, Jef Klak, le 26 septembre 2018
    https://seenthis.net/messages/724717

    et autres liens sur ce post

    #Science #Afrique #Burkina_Faso #Colonialisme #Malaria #Moustiques #OGM #Paludisme #Génétique

  • Un « principe d’innovation » porté par l’industrie chimique pourrait entrer dans le droit européen
    https://www.lemonde.fr/planete/article/2018/12/10/un-principe-d-innovation-porte-par-l-industrie-chimique-pourrait-entrer-dans

    Instaurer un « principe d’innovation ». L’idée sonne comme une belle promesse, innocente comme le bon sens. Elle pourrait pourtant gravement saper la protection de l’environnement et de la santé publique. Car ce concept qui s’apprête à faire une entrée officielle dans la législation européenne n’a pas été élaboré par des responsables publics. Il a été imaginé par des industriels soumis à des réglementations très strictes : tabac, pesticides, substances chimiques ou pétrole.

    Ce « #principe_d’innovation » figure en effet en préambule du texte établissant le prochain programme de recherche de l’UE qui distribuera près de 100 milliards d’euros en six ans. Appelé « Horizon Europe », il doit être discuté et mis au vote mercredi 12 décembre au Parlement européen en séance plénière. Que dit ce « principe » ? En des termes très généraux, que « l’impact sur l’#innovation devrait être pleinement évalué et pris en compte » à l’occasion de chaque initiative législative.

    « Aucune personne sensée ne pourrait s’y opposer. C’est le génie de cette opération de lobbying », décrypte Kathleen Garnett, une chercheuse indépendante, coauteure d’un article sur le sujet dans une revue académique de droit. Mais ce que ce concept, flou et consensuel en apparence, cible en réalité, explique-t-elle, ce sont les réglementations environnementales de l’UE, et en particulier celles qui encadrent l’usage des produits chimiques – comme le règlement Reach –, des #pesticides, des #OGM ou encore des nano et biotechnologies. Intégré à la loi, le « principe d’innovation » permettrait de faire contrepoids à ce que ces industriels estiment être un obstacle majeur à leurs affaires : le principe de précaution.

    et #paywall

    https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/17579961.2018.1455023?journalCode=rlit20

    • Un « principe d’innovation » porté par l’industrie chimique pourrait entrer dans le droit européen

      En apparence anodin, le concept a été imaginé pour neutraliser le principe de précaution par un think tank issu de la pétrochimie et du tabac.

      Instaurer un « principe d’innovation ». L’idée sonne comme une belle promesse, innocente comme le bon sens. Elle pourrait pourtant gravement saper la protection de l’environnement et de la santé publique. Car ce concept qui s’apprête à faire une entrée officielle dans la législation européenne n’a pas été élaboré par des responsables publics. Il a été imaginé par des industriels soumis à des réglementations très strictes : tabac, pesticides, substances chimiques ou pétrole.

      Ce « principe d’innovation » figure en effet en préambule du texte établissant le prochain programme de recherche de l’UE qui distribuera près de 100 milliards d’euros en six ans. Appelé « Horizon Europe », il doit être discuté et mis au vote mercredi 12 décembre au Parlement européen en séance plénière. Que dit ce « principe » ? En des termes très généraux, que « l’impact sur l’innovation devrait être pleinement évalué et pris en compte » à l’occasion de chaque initiative législative.

      « Aucune personne sensée ne pourrait s’y opposer. C’est le génie de cette opération de lobbying », décrypte Kathleen Garnett, une chercheuse indépendante, coauteure d’un article sur le sujet dans une revue académique de droit. Mais ce que ce concept, flou et consensuel en apparence, cible en réalité, explique-t-elle, ce sont les réglementations environnementales de l’UE, et en particulier celles qui encadrent l’usage des produits chimiques – comme le règlement Reach –, des pesticides, des OGM ou encore des nano et biotechnologies. Intégré à la loi, le « principe d’innovation » permettrait de faire contrepoids à ce que ces industriels estiment être un obstacle majeur à leurs affaires : le principe de précaution.
      « Porte dérobée »

      Pour Geert Van Calster, professeur de droit à l’Université de Louvain (Belgique) et coauteur de l’article, « il est tout simplement extraordinaire de voir les institutions européennes se faire complètement avoir par un lobby de l’industrie pour introduire cela dans le droit communautaire ». A ce jour, ce « principe d’innovation » n’est rien qu’un slogan de lobbying : contrairement au principe de précaution, inscrit, lui, dans les traités européens, il n’a aucune existence légale. Or son entrée dans un texte officiel « par une porte dérobée » le « légitimerait ». « Et c’est là le véritable danger : si, en tant que fait accompli, il acquiert le statut de principe, il sera alors très difficile de revenir en arrière », déplore M. Van Calster.

      Le « cerveau » de cet outil d’influence est un think tank bruxellois au fonctionnement opaque, l’European Risk Forum. Créé en 1996 par British American Tobacco (Lucky Strike, Dunhill…), il avait pour objectif initial d’entraver la mise en place de l’interdiction de fumer dans les lieux publics, en intervenant sur la conception des politiques de gestion des risques par l’UE. La science documentait alors la nocivité du tabagisme passif. En 2010, le minutieux travail d’enquête d’une équipe de politologues de l’université de Bath (Grande-Bretagne) avait montré comment le cigarettier s’était entouré d’autres industriels, alliés naturels dans la vente de produits dangereux, en particulier le secteur chimique.

      Article réservé à nos abonnés Lire aussi Comment le lobby des implants médicaux a fait plier la Commission européenne
      Au début de l’année, le Risk Forum comptait une vingtaine de membres, comme le numéro un mondial de la chimie, BASF, Bayer (qui vient de racheter Monsanto), le fabricant de détergents Henkel, Philip Morris ou encore les organisations de lobbying des secteurs des énergies fossiles et du plastique. A ses membres, le Forum propose de « contribuer à l’élaboration des règles et procédures utilisées par les institutions de l’UE pour déterminer comment les décisions réglementaires sont prises », en ciblant « les leaders d’opinion et les décideurs » au sein des institutions, ainsi que l’indique son site.

      « Aversion au risque »

      L’histoire publique du « principe d’innovation » a commencé en octobre 2013, quand, à l’initiative du Risk Forum, une vingtaine de PDG de grandes firmes adressaient une lettre aux présidents de la Commission, du Parlement et du Conseil européen. Bruxelles était alors le théâtre d’une offensive de grande ampleur menée par les lobbys des pesticides et de la chimie contre la réglementation des perturbateurs endocriniens. Offensive à laquelle le think tank avait participé.
      Dans ses rapports et livrets publiés au fil des années, les mots du Risk Forum ne trompent pas. Il s’agit bien de systématiquement « soumettre le principe de précaution à une étude d’impact », expliquait-il en 2011. La manière de procéder en Europe actuellement, précisait-il quatre ans plus tard, est « empreinte d’une aversion au risque » et aurait empêché le développement de « la locomotives à vapeur, du four à micro-ondes, du téléphone mobile et de la radiographie ».
      Depuis 2013, le Risk Forum a multiplié les actions de lobbying pour imposer son idée dans les cercles du pouvoir européen. C’est ce que montre un rapport de recherche publié lundi 10 décembre par l’ONG Corporate Europe Observatory. Par le biais d’une demande d’accès aux documents administratifs à la Commission, cette ONG spécialisée dans la surveillance du lobbying à Bruxelles s’est procuré de nombreux documents que Le Monde a pu consulter. « Cet exemple montre bien de quelle manière les intérêts des firmes essaient de capturer les processus de décision européens, analyse Nina Holland, auteure de ce travail. Il fait ressortir un niveau exceptionnel d’accès privilégié » auprès des décideurs.

      « Evangéliste de l’innovation bien encadrée »

      Les courriels et notes internes ont permis à la chercheuse-militante de retracer précisément le parcours du « principe » : essentiellement des rendez-vous et interactions avec les hauts fonctionnaires de plusieurs directions générales (DG) de la Commission (recherche, industrie et santé). En juin 2015, la démarche était soutenue par Carlos Moedas, le commissaire à la recherche, et en février 2017 une « Task Force » dédiée était créée au sein de la DG recherche. Le Risk Forum a également ciblé les Etats membres ayant assumé la présidence de l’UE comme Malte, la Bulgarie ou les Pays-Bas. En janvier 2016, la présidence néerlandaise a même coorganisé une conférence sur le sujet avec le Risk Forum et les deux principales organisations industrielles, BusinessEurope et European Roundtable of Industrialists.

      Tous ces efforts d’influence ont également bénéficié de la bienveillance d’un homme-clé. Robert Madelin a exercé plusieurs fois la fonction de directeur général, poste parmi les plus importants dans la hiérarchie administrative de la Commission, avant de devenir conseiller spécial pour l’innovation du président Juncker en 2015. Le Britannique produisait l’année suivante une « note stratégique » faisant la promotion d’un « principe d’innovation ». Trois mois après sa publication, il basculait vers une activité de lobbyiste : M. Madelin est désormais consultant pour Fipra, un cabinet influent dont il est aussi président et qui est également… membre du Risk Forum. « Je suis un évangéliste de l’innovation bien encadrée, explique Robert Madelin, interrogé par Le Monde. Alors je pense que ce serait tragique d’oublier qu’on doit la soutenir en Europe à cause de l’historique d’un think tank. »

  • #Burkina : controverse autour de #moustiques #OGM contre le #paludisme
    http://www.burkinaonline.com/wp/burkina-controverse-autour-de-moustiques-ogm-contre-le-paludisme

    Le Collectif citoyen pour l’agro-écologie, regroupant une soixantaine d’organisations, est radicalement contre le projet, estimant que « le risque zéro n’existe pas, surtout avec des manipulations génétiques ».

    « Le lâcher des moustiques génétiquement modifiés comporte un risque de catastrophe #sanitaire effroyable. La modification du #génome d’une espèce vivante peut entraîner un changement de comportement de cette espèce. La #technologie à laquelle #TargetMalaria veut in fine arriver est un forçage #génétique qui va amener les moustiques à disséminer un trait de caractère qui va descendre et contaminer toute la descendance de l’espèce ».

  • CETA : un an après, la France laisse encore entrer des produits canadiens toxiques RTL - 21/09/2018
    https://www.rtl.fr/actu/international/ceta-un-an-apres-la-france-laisse-encore-entrer-des-produits-canadiens-toxiques-

    Cela fait un an, jour pour jour, que l’Europe a ouvert ses portes aux produits canadiens dans le cadre du CETA. La France s’était promise de ne pas laisser entrer n’importe quoi. C’est raté !

    Bienvenue aux céréales canadiennes produites avec de l’atrazine ! C’est un herbicide qui a été interdit en Europe, car il perturbe nos hormones et donnerait le cancer. Mais les Canadiens l’utilisent. En tout, là-bas, 42 pesticides interdits chez nous sont encore autorisés.



    Le gouvernement français pourtant l’avait promis : « Pas question d’ouvrir nos frontières aux produits cultivés avec des pesticides jugés toxiques chez nous ». Ce n’est pas le cas. Les Canadiens peuvent toujours nous les vendre et sans taxe.

    Car c’est le but de l’accord commercial : supprimer les taxes. Et sans ces taxes, leurs produits sont désormais moins chers que ceux des agriculteurs français.

    La Fondation pour la nature et l’homme (ex-Fondation Hulot) dresse un bilan assez accablant de l’application de l’accord avec le Canada. Nous acceptons aussi sur notre sol du colza OGM sans que ce soit indiqué sur l’étiquette, alors que la mention « contient des OGM » est en principe obligatoire. Pas pour les Canadiens !

    Saumon transgénique
    Rien n’a été fait non plus pour repérer d’éventuelles importations de saumon transgénique. Là-bas ils ont créé un saumon qui grandit deux fois plus vite. Il est interdit en Europe, mais il n’y a pas de contrôles pour le repérer.



    La Fondation pour la nature et l’homme demande donc au gouvernement de suspendre l’application de cet accord commercial qui était sensé n’avoir aucun impact sur notre santé, et qui risque, selon elle, de transformer nos frontières en passoire à produits toxiques.

    #CETA #OGM #atrazine #blé #saumon

    Source : La revue de Presse Les Crises https://www.les-crises.fr/revue-de-presse-du-25-11-2018

  • A vaccine that could block mosquitoes from transmitting malaria
    http://theconversation.com/a-vaccine-that-could-block-mosquitoes-from-transmitting-malaria-105

    For some decades, researchers have being working on a novel idea called a “transmission-blocking vaccine.” This vaccine is different from traditional vaccines that protect the recipient from getting the disease. Here, the vaccine blocks the transmission of the parasite that causes malaria from an infected human host to mosquitoes.

    When a human receives such a vaccine, specific antibodies are generated in the blood. When a mosquito bites and ingests the blood of an infected human, both the parasite and antibody are taken up into the mosquito’s stomach. Once inside the mosquito, the antibody attaches to the parasite and inhibits its development. This prevents the mosquito from transmitting the disease to another person.

    The concept is bold but has not yet been tested in large-scale trials.

    #paludisme #vaccin #moustiques