• Francesca Musiani, La politique dans les réseaux. Pouvoirs et infrastructures numériques
    https://journals.openedition.org/edc/20531

    L’un des apports majeurs de l’ouvrage réside dans sa thèse centrale selon laquelle la gouvernance de l’Internet s’exerce « par l’infrastructure ». Cette idée conduit à un déplacement analytique important. Au lieu de se concentrer uniquement sur les institutions ou les politiques publiques, il s’agit d’examiner les couches techniques du réseau pour comprendre comment s’y inscrivent des formes de pouvoir. Les choix techniques, les architectures de réseau et les standards deviennent alors des instruments de régulation, capables d’orienter les comportements et de structurer les relations sociales.

    Au-delà des aspects techniques, l’autrice met en évidence le rôle croissant des infrastructures dans les conflits géopolitiques. Les attaques informatiques, les blocages de services ou les coupures d’Internet illustrent la manière dont les infrastructures deviennent des instruments de pouvoir et de confrontation entre États, mais aussi entre gouvernements et citoyens. Ces pratiques montrent que les infrastructures ne sont pas seulement des supports neutres, mais des leviers d’action politique.

    En définitive, l’ouvrage met en lumière l’existence de deux dimensions politiques des infrastructures. Une première, liée à leur fonctionnement technique et à leurs objectifs initiaux, et une seconde, résultant de leur réappropriation par différents acteurs à des fins de contrôle ou de contestation. Cette double dimension permet de comprendre comment les infrastructures deviennent des espaces stratégiques où se redéfinissent les rapports de pouvoir. L’ouvrage contribue de manière significative aux recherches actuelles sur la gouvernance de l’Internet. Par la solidité de son cadre théorique, la richesse de ses analyses et l’originalité de son approche, ce livre apparaît comme une lecture incontournable pour quiconque s’intéresse aux enjeux numériques actuels. L’intérêt de cet ouvrage dépasse largement le cadre académique. À l’heure où les enjeux de souveraineté numérique, de régulation des plateformes et de protection des données sont au cœur des débats publics, il apporte des clés de lecture essentielles. Il montre que les décisions politiques ne se jouent pas uniquement dans les institutions, mais aussi dans les choix techniques. Cette idée est particulièrement pertinente dans un contexte marqué par la montée en puissance des géants du numérique, les débats sur la régulation des contenus et les tensions géopolitiques autour des infrastructures.

    #Infrastructure #Politique_réseaux #Francesca_Musiani

  • Pompiers en colère « Le sentiment d’être de la chair à canon »
    https://www.off-investigation.fr/pompiers-en-colere-le-sentiment-detre-de-la-chair-a-canon

    UN POMPIER SURVEILLE UN INCENDIE #A CLAOUEY, AU NORD DU BASSIN D’ARCACHON, LE 29 JUILLET 2026. | PHOTOGRAPHIE ROMAIN PERROCHEAU / AFP Copieusement hué ce 17 août au Porge, commune de Gironde ravagée par un incendie en juillet, le Premier ministre Sébastien Lecornu tente de blanchir la responsabilité de son gouvernement dans la gestion des feux qui dévastent le pays. Pas de quoi faire retomber l’immense colère des soldats du feu, comme en témoigne Xavier Boy, porte-parole d’une alliance de neuf syndicats de sapeurs-pompiers, et président du FA/SPP-PATS*. Entretien. Off Investigation : A ce jour, quel bilan tirez-vous de la gestion […]Lire la suite : Pompiers en colère « Le sentiment d’être de la chair à canon »

    #Politique #Société

  • L’adattamento al clima non può essere un privilegio: serve un Welfare climatico

    Periferia nord di Milano, ultimo piano di una palazzina degli anni Sessanta, tetto piano senza isolamento. Alle undici di sera il termometro in cucina segna trentaquattro gradi e il soffitto continua a restituire il calore che ha accumulato per tutto il giorno. La famiglia che ci abita non compare in nessuna statistica sulla povertà. Si dorme a turno nella stanza che dà sul cortile, dove entra un filo d’aria. Nessuna politica climatica degli ultimi dieci anni ha mai incrociato questa famiglia. L’adattamento individuale funziona a condizione di restare minoritario, e quindi definisce in anticipo una popolazione esclusa.

    Periferia nord di Milano, ultimo piano di una palazzina degli anni Sessanta, tetto piano senza isolamento. Alle undici di sera il termometro in cucina segna trentaquattro gradi e il soffitto continua a restituire il calore che ha accumulato per tutto il giorno. La famiglia che ci abita non compare in nessuna statistica sulla povertà: due redditi, uno stabile e uno intermittente, un affitto che assorbe un terzo di quello che entra. Il condizionatore non c’è. Non per il prezzo dell’apparecchio, che costa meno di una lavatrice, ma perché la casa non è loro. L’unità esterna andrebbe fissata alla facciata, servono il consenso del proprietario e il passaggio in assemblea, e il contatore da tre chilowatt non reggerebbe il carico serale. Si dorme a turno nella stanza che dà sul cortile, dove entra un filo d’aria.

    Nessuna politica climatica degli ultimi dieci anni ha mai incrociato questa famiglia: non ha un tetto su cui installare, non ha capienza fiscale da scontare, non ha la liquidità da anticipare e recuperare in dieci anni di detrazioni. Rispetto alla transizione energetica, questi cittadini semplicemente non esistono.

    Trenta chilometri più a nord, una casa indipendente con giardino. Cappotto termico, infissi sostituiti, pompa di calore aria-acqua, nove chilowatt di fotovoltaico in copertura, una batteria di accumulo in garage, la colonnina per l’auto, l’adesione a una comunità energetica. Tutto realizzato negli ultimi anni, tutto legittimo, tutto incentivato. D’estate la casa resta sotto i ventisei gradi consumando l’energia che il tetto produce, e la bolletta annuale si avvicina allo zero. Questa famiglia ha fatto esattamente ciò che le è stato chiesto: ha ridotto le proprie emissioni, ha anticipato la transizione, ha usato strumenti pubblici previsti per legge. Non c’è nulla da rimproverarle, anzi. Ed è questo il punto.

    Il problema non è dato dalle sue scelte, è l’architettura del dispositivo che ha reso quelle scelte possibili a lei e impossibili all’altra.

    Le due scene non stanno agli antipodi per accidente. Sono il prodotto dello stesso pacchetto di politiche. Un incentivo che opera per detrazione seleziona chi ha imposte da detrarre. Un contributo erogato a lavori conclusi seleziona chi può anticipare la spesa. Un meccanismo che premia l’autoproduzione seleziona chi possiede una superficie su cui produrre. Il risultato è una transizione a doppia velocità, nella quale il denaro pubblico mette ulteriormente al riparo chi era già relativamente al riparo, mentre chi è più esposto resta dove si trovava, con l’unica differenza che nel frattempo il caldo è aumentato.

    Questa asimmetria ha un nome poco frequentato fuori dai rapporti scientifici: maladattamento. L’Ipcc definisce così le risposte al cambiamento climatico che, invece di ridurre il rischio, lo aumentano: perché accrescono le emissioni, perché spostano la vulnerabilità su altri, perché ipotecano le opzioni future. Sono l’esito prevedibile di una forma sociale precisa, l’adattamento organizzato come consumo privato.

    Chi è rimasto fuori, intanto, non sta fermo: si adatta anche lui, con gli strumenti che il mercato gli offre al prezzo che riesce a pagare. Il caso di scuola è il condizionatore. Raffredda l’interno riscaldando l’esterno e alimenta l’isola di calore urbana che rende la città più torrida per tutti, in particolare per chi in strada ci lavora. Fa impennare i picchi estivi della domanda elettrica, con costi di sistema che ricadono su chiunque abbia un contatore. E protegge solo chi può permetterselo, mentre la mortalità da caldo continua a concentrarsi sugli anziani soli, poveri, negli appartamenti mal isolati degli ultimi piani. Il risultato netto non è meno rischio: è lo stesso rischio, spinto verso il basso.

    Lo schema si ripete ovunque. Nelle campagne del bacino del Po in sofferenza idrica, chi ha capitale scava un pozzo più profondo e continua a irrigare: si adatta, e intanto abbassa la falda di tutti. Lungo i fiumi e sulle coste, argini e barriere mettono in sicurezza un tratto scaricando l’acqua su quello successivo. In montagna l’innevamento artificiale prolunga di qualche stagione un modello turistico insostenibile, consumando l’acqua che servirà a valle. E le compagnie assicurative ridefiniscono premi e coperture in funzione dell’esposizione: il mercato non protegge i territori, li seleziona.

    In tutti questi casi l’adattamento è una macchina di stratificazione sociale alimentata dal clima.

    Il limite di questa forma di protezione non è soltanto morale, è fisico. Non esiste una versione universalizzabile del riparo privato. Se tutti accendessero il condizionatore nella stessa ora la rete non reggerebbe. Se tutti scavassero un pozzo più profondo la falda si esaurirebbe. Se ogni comune innalzasse i propri argini, l’acqua non sparirebbe: cambierebbe soltanto indirizzo. L’adattamento individuale funziona a condizione di restare minoritario, e quindi definisce in anticipo una popolazione esclusa. Non è una soluzione parziale in attesa di diventare generale. È una soluzione che smette di funzionare nel momento esatto in cui diventa generale.

    A questo si aggiunge un effetto politico che agisce più lentamente ma più in profondità. Più la protezione diventa privata, più diventa difficile costruire quella collettiva, perché chi si è già messo al riparo perde interesse a finanziarla. È la dinamica che conosciamo dalla sanità e dalla scuola: quando i ceti medi escono dal servizio pubblico, il servizio pubblico non si limita a perdere utenti, perde i suoi difensori. Con il clima il meccanismo è più brutale, perché la fuga non è verso un servizio alternativo, ma verso il proprio appartamento. Ogni impianto installato è anche un voto sottratto all’idea che dal caldo ci si possa difendere insieme.

    L’alternativa non è rinunciare all’adattamento, ma il contrario. È cambiarne la velocità, la scala e il titolare. Un albero non ripara una famiglia, ripara una strada. Una scuola riqualificata non protegge un proprietario, protegge una coorte intera di bambini per trent’anni. Un piano di prevenzione idrogeologica non mette in salvo una casa, mette in salvo un bacino. L’adattamento collettivo ha una proprietà che quello individuale non può avere: i suoi benefici crescono quando il numero delle persone protette aumenta, invece di diminuire.

    È da qui che occorre ripartire. Il rischio climatico ha esattamente le caratteristiche che un secolo fa giustificarono la nascita dello Stato sociale: è prodotto collettivamente, ricade individualmente, ed è di dimensioni tali che nessuna famiglia può assorbirlo con le proprie forze. Infortunio, malattia, vecchiaia, disoccupazione: il Welfare novecentesco nasce quando diventa evidente che i rischi generati dall’industrializzazione non possono essere lasciati alla responsabilità dei singoli. Caldo, siccità e alluvione appartengono oggi alla stessa famiglia. Sono i nuovi rischi sociali, e per ora li trattiamo come sfortune personali.

    Welfare climatico significa allora una cosa precisa: trasformare l’adattamento da bene di consumo a infrastruttura pubblica. Significa riqualificare l’edilizia pubblica e popolare trattandola come politica per la salute, perché una casa isolata salva vite d’estate e d’inverno. Significa il raffrescamento come servizio: alberi, ombra, acqua pubblica, spazi climatizzati nei quartieri e nei paesi, scuole e centri civici accessibili nelle ore critiche. Significa portare la protezione dentro le case di chi non può uscirne, con servizi di prossimità che nelle ondate di calore raggiungano gli anziani soli prima che sia il pronto soccorso a farlo.

    Significa comunità energetiche progettate per redistribuire, e non per far risparmiare chi già risparmia. Significa manutenzione del territorio come politica del lavoro nelle aree fragili, dove la prevenzione è l’unica protezione disponibile. E significa una soglia minima di accesso all’energia e all’acqua sottratta al mercato, perché oltre una certa temperatura interna non si tratta più di comfort ma di sopravvivenza.

    Significa anche riscrivere gli incentivi che abbiamo. Se non abolirli, invertirne il verso: contributi diretti al posto delle detrazioni, priorità di accesso in base alla vulnerabilità e non alla capacità di spesa, misure pensate per chi vive in affitto e non solo per chi possiede. Una politica climatica che raggiunge prima di tutto la casa più fredda d’inverno e più rovente d’estate non è assistenzialismo: è la sola versione efficiente di quella politica, perché è lì che ogni euro speso evita il maggior numero di ricoveri e di morti.

    Ha un costo, e dobbiamo capire come sostenerlo e come distribuire il contributo al problema. Ma il confronto corretto non è tra spendere e non spendere. È tra spesa programmata e spesa d’emergenza, quella che già paghiamo ogni anno a disastro avvenuto e a prezzo maggiorato.

    Resta la posta politica. La domanda di protezione che il clima genera non rimane inevasa: se non la organizza una politica pubblica, la intercetta qualcun altro. L’offerta alternativa circola già: seconde case in montagna come rifugi climatici individuali, assicurazioni private, autosufficienza energetica domestica, la promessa di salvarsi separatamente. È un’illusione tecnicamente fondata per pochi e politicamente efficacissima, perché converte una questione di giustizia in una questione di sicurezza privata. E ha un vantaggio competitivo enorme sulla risposta pubblica: è disponibile subito, si compra in un pomeriggio, non richiede di fidarsi di nessuno.

    Poiché l’adattamento è ormai urgente e necessario, la scelta che abbiamo di fronte è tra un adattamento che moltiplica le disuguaglianze e uno che le riduce; tra una società che si protegge insieme e una che si frammenta in ripari singoli. Il Welfare climatico è il modo in cui decidiamo se l’adattamento diventerà un bene pubblico condiviso o resterà un privilegio.

    https://rivistadissonanze.it/agosto2026/serve-un-welfare-climatico

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  • Die Causa Ceuta – Eine Blaupause für europäische Abschottungspropaganda - Lower Class Magazine
    https://lowerclassmag.com/2026/08/14/die-causa-ceuta

    Les événement de Ceuta sont trop pour ma petites tête. Comment est-ce qu’on fait pour pousser des dizaines de milliers de personnes à se jeter dans la mer laissant derrière une centaine de morts puis les fait disparaître pendant qu’un spectacle médiatique impressionnant tourne autour de faits imaginaires.

    Une explication

    Nous vivons au centre d’un monde conspirationniste et nous ne nous en rendons pas compte. Nous croyons vivre en Union Européenne, dans des états de droit, mais ce n’est qu’on monde virtuel imaginé par les meneurs de la conspiration actuelle. Parfois le rideau aux limites de notre petit monde est levé par des forces plus importantes que les conspirationnistes de la maison européenne.

    Ce n’est pas une nouvelle idée. Les artistes nous en avertissent depuis longtemps. Ne citons que Simulacron-3 (1964). Le Monde sur le fil (1973) et Matrix (1999). Depuis mon poste je ne peux pas faire la différence entre la réalité et la grande projection sauf en me rappelant d’une promenade comme enfant sur la jetée de l’aéroport de Tempelhof. Dans mes souvenirs d’enfance j’existe vraiment.

    Sie werden kommen, der Tag ist nicht fern
    Aus den verwahrlosten Städten
    Und reißen uns nachts, in London und Bern
    Aus den Schlaraffiabetten.

    Wir werden erwachen, wie immer zu spät,
    Wenn sie in der Türfüllung stehen,
    Um erbleichend das schärfste Küchengerät
    In ihren Händen zu sehen.

    Europas Armee an der Küste hält stand,
    Verteidigt die Reiche der Reichen,
    Bis zu den Augen im Dünensand,
    Bis zu den Bergen aus Leichen.

    Noch haben Europas Armeen nicht geschossen. Aber was an den letzten Tagen des Juli 2026 in der spanischen Exklave Ceuta an der Nordspitze Marokkos vor sich ging, kommt diesem dystopischen Szenario aus dem Lied „Sie werden kommen“, das der linke Musiker Hans-Eckardt Wenzel und der Autor Steffen Mensching (beide stammen aus DDR) bereits im Jahr 1990 verfasst haben, schon sehr nahe. Schwer bewaffnete Soldaten am Strand und „Berge aus Leichen“ – soweit sind wir immerhin schon!

    Schätzungsweise mehr als 100 Menschen sind ertrunken, als in den letzten Tagen des Juli 2026 zehntausende Verzweifelte versuchten, die knapp sechs Kilometer lange Strecke von Marokko nach Ceuta schwimmend zu überwinden, um die mit hohen Zäunen, Stacheldraht und Sensoren gesicherte Grenze auf dem Festland zu umgehen. Es waren vor allem junge Männer, aber auch Frauen und Kinder. Sie alle riskierten ihr Leben, um Not und Elend in Marokko und anderen Ländern Afrikas zu entkommen und ihren Traum von Europa wahrzumachen, von einem menschenwürdigen Leben.

    In den EU-Staaten brach umgehend Hysterie aus, aber nicht etwa wegen der schockierend hohen Zahl von ertrunkenen Geflüchteten. Die politische Klasse in den europäischen Metropolen rastete angesichts der Nachrichten und Bilder aus Ceuta aus – als wäre der Tag gekommen, den Wenzel und Mensching vor fast vier Jahrzehnten prophezeit hatten, der Tag, an dem die Armen und Ausgebeuteten nicht mehr bitten und betteln, sondern sich den ihnen zustehenden Teil gewaltsam nehmen, wie es in dem Lied heißt:

    Sie weisen uns stumm, die Rechnungen vor
    Für die Zeche, um die wir sie prellten
    Und schlafen vor unserm Garagentor
    In Deckenburgen und Zelten.

    Den Stuhl für sie vor die Türe gestellt,
    Den werden sie grinsend zerschlagen.
    Sie holen sich endlich das Brot für die Welt
    Ohne zu bitten, zu fragen.

    EU-Kommissionspräsidentin Ursula von der Leyen geiferte: „Die Bilder aus Ceuta sind inakzeptabel.“ Man könne nicht zulassen, dass „jemand in die EU kommt, ohne sich an unsere Regeln zu halten“. Die „gefährlichen Grenzübertritte“ müssten „unverzüglich“ aufhören. Italiens protofaschistische Ministerpräsidentin Giorgia Meloni sprach von „schockierenden“ Bildern, tönte: „Italien wird nicht tatenlos zusehen“ und forderte Spaniens Ausschluss aus dem Schengen-System. Der rechte tschechische Ministerpräsident Andrej Babiš schloss sich der Forderung an, beklagte die „skandalöse“ Migrationspolitik Madrids.

    Dazu hier ein kleiner Exkurs: In den vergangenen Tage wurde eine These debattiert, die einer gewissen Plausibilität nicht entbehrt. Diese besagt, dass ein geopolitisches Bündnis aus den USA, Israel und Marokko die spontane Wanderung der Migranten auf die Ceuta inszeniert oder gesteuert habe. Ziel wäre demnach, die linke, israelfeindliche Regierung und die EU zu spalten. Die deutschen Konzernmedien und öffentlich-rechtlichen Sender verdammten diese These postwendend als Verschwörungstheorie. Und den ARD-Journalisten Georg Restle traf der Bannstrahl der versammelten Presse, weil er einen Post geteilt hatte, in dem diese Theorie vertreten wurde.

    Aber über die möglichen Auslöser der spontanen Wanderungsbewegung soll es in diesem Beitrag nicht gehen, sondern um das, was sie im In- und Ausland ausgelöst haben. Also weiter im Text:

    Der CSU-Mann Manfred Weber, Chef der Konservativen im EU-Parlament, verlangte, Spanien müsse „umgehend für Ordnung sorgen“. Die Grenzschutzorganisation Frontex müsse „vor Ort das Kommando übernehmen“, sollte Spaniens Regierungschef Pedro Sánchez „nicht in der Lage sein, die Lage zu kontrollieren“. Frankreich verschärft seine Grenzkontrollen zu Spanien. Der französische Präsident Emmanuel Macron sagte Spanien Unterstützung zu.

    Litauens Außenminister Kęstutis Budrys nannte die Lage in Ceuta einen „Weckruf für Europa“, schrieb in den sozialen Medien: „Europas Sicherheit beginnt an seinen Außengrenzen.“ Der polnische Ministerpräsident Donald Tusk forderte, die Grenze von Ceuta militärisch zu sichern und die Asylverfahren zu verschärfen. Madrid solle sich am polnischen Vorgehen an der Grenze zu Belarus orientieren (zur Info: Dort baute Polen eine hohe, mit Stacheldraht bewehrte Mauer, Grenztruppen machen Jagd auf Geflüchtete, dutzende Migranten sind im sumpfigen Grenzgebiet bereits an Unterkühlung, Hunger und Erschöpfung gestorben).

    Das ist nur ein Ausschnitt der politischen Reaktionen auf die Vorgänge in Ceuta. Unnötig zu erwähnen, dass keine einzige Regierung auch nur ansatzweise daran dachte, die Migranten, die Ceuta erreicht hatten, aufzunehmen, ihnen Asyl zu gewähren und sie auf die EU-Staaten zu verteilen. Völlig undenkbar!

    Die absurde Hysterie demonstrierte aufs Neue, dass der Friedensnobelpreisträger EU mittlerweile praktisch keine Skrupel mehr kennt, wenn es darum geht die „Festung Europa“ abzuschotten gegen die Habenichts vom afrikanischen Kontinent, die vermeintlich „unseren“ Wohlstand und inneren Frieden bedrohen.

    Die Reaktionen der EU-Staaten illustrierten auch aufs Neue die moralische Verkommenheit und Verlogenheit der europäischen Bourgeoisien, denen das Schicksal der Underdogs außerhalb der europäischen Grenzen völlig egal ist. Über die Menschen, die auf der Flucht im Mittelmeer ertrinken – in diesem Jahr waren es nach Schätzungen bereits etwa 1000 -, wird ohnehin kaum noch ein Wort verloren. Wenn die Medien entsprechende Nachrichten bringen, dann höchstens noch in den Meldungsspalten.

    Vollends grotesk erscheint der Hype um die Vorgänge in Ceuta, wenn man sich anschaut, wie bescheiden die Reaktionen der deutschen Öffentlichkeit auf das Inkrafttreten des Gemeinsamen Asylsystems Europas (GEAS) am 12. Juni ausfielen. Dieses für die europäische Asylpolitik einschneidende Ereignis ging nämlich so gut wie unter, wurde von den Konzernmedien höchstens pflichtgemäß referiert und weithin als überfällige Einigung der EU-Staaten auf gemeinsame Regeln interpretiert.

    Kritik am GEAS kam nur von den „üblichen Verdächtigen“, also Pro Asyl, Flüchtlingsräte, Diakonie, Caritas et cetera. Dabei handelte es sich bei dieser „Reform“, wie Pro Asyl treffend feststellte, um den „historischen Tiefpunkt für den Flüchtlingsschutz in Europa“. So können zum Beispiel Geflüchtete jetzt an den Außengrenzen in geschlossenen Lagern festgehalten werden, während sie Schnellverfahren durchlaufen, bei denen von sorgfältiger Prüfung und rechtsstaatlichen Standards nicht mehr die Rede sein kann.

    Für von der Leyen und die Mehrzahl der EU-Regierungschef*innen waren die Vorgänge von Ceuta jedenfalls eine günstige Gelegenheit, Spanien und seinen Ministerpräsidenten, deren Migrationspolitik ihnen als zu liberal gilt, nach Kräften zu diffamieren. Bevor überhaupt geklärt war, was die spontane Wanderung ausgelöst hatte, klagten 22 EU-Staats und RegierungschefInnen, inklusive Bundeskanzler Friedrich Merz (CDU), in einem offenen Brief Spanien an.

    Sie bezeichneten in dem Schreiben die „Legalisierung einer sehr großen Zahl irregulärer Migranten“ in Spanien als falschen Anreiz, sich auf den Weg nach Europa zu machen. Der Hintergrund: Vor kurzem hatte die Regierung Sánchez mehreren Hunderttausend Menschen im Land ohne Papiere die Möglichkeit gegeben, ihren Aufenthalt zu legalisieren. Dazu gehören übrigens die vielen Erntehelfer, die europäische Supermärkte mit Obst und Gemüse versorgen.

    Dass ihre Migrationspolitik im „Ernstfall“ gar nicht so liberal ist, bewies die spanische Regierung allerdings in Ceuta. Die spanische Verteidigungsministerin Margarita Robles erklärte, die Armee halte „3.000 Soldaten bereit“, um Guardia Civil, Polizei und die Bevölkerung in Ceuta zu unterstützen. Medien berichteten, Soldaten der spanischen Armee sperrten den Zugang zum Strand von Ceuta für Migranten, ließen sie nicht an Land. In der spanischen Zeitung El País hieß es wenig später: „Spanische Soldaten helfen den Jugendlichen, wieder in ihr Land zurückzukehren“. Gemeint war, dass mit Pistolen und Schlagstöcken bewaffnete Soldaten die Geflüchteten bedrohen, um sie zum Umdrehen zu zwingen.

    Auch sonst wurden die Menschen, die es nach Ceuta geschafft hatten, mit perfiden Mitteln zur Rückkehr nach Marokko genötigt. Die Stadt ließ alle Bars, Restaurants und Geschäfte flächendeckend schließen, Einheimische verweigerten den Verkauf von Lebensmitteln und Trinkwasser. Spanien entsandte Soldaten und schwere Militärfahrzeuge, um die Hafenpromenaden, Grenzen und Supermärkte abzuriegeln. Wer versuchte, Asyl zu beantragen, dem wurde klargemacht, dass das aussichtslos sei, weil Marokko im Zuge der neuen EU-Asylregeln als sicheres Herkunftsland eingestuft ist.

    Natürlich ließ es sich auch der deutsche Bundesinnenminister Alexander Dobrindt (CSU) nicht nehmen, eine scharfe Reaktion auf die Ereignisse zu simulieren. Er kündigte an, die Binnengrenzkontrollen über den September hinaus zu verlängern. Madrid müsse „umgehend“ dafür sorgen, dass der europäische Außengrenzschutz gewährleistet ist und die „illegal eingereisten Migranten“ nach Marokko zurückgebracht werden. Die Erfolge beim Zurückdrängen der „illegalen Migration“ müssten erhalten und ausgebaut werden. „Wir setzen die Migrationswende mit Kontrolle, Kurs und klarer Kante fort“, tönte der Minister.

    All diese Reaktionen der europäischen Politiker war letztlich nicht überraschend und am Ende war man sich bei allen Differenzen auch wieder einig, frei nach der Devise „Pack schlägt sich, Pack verträgt sich“. Bei einer Dringlichkeitssitzung am 4. August wurde die scharfe Kritik an Madrid zurückgenommen, stattdessen das Krisenmanagement Spaniens in Kooperation mit Marokko gelobt und festgehalten, dass keiner der rund 72.000 Geflüchteten, die es nach Ceuta geschafft hatten, den Schengen-Raum, also das europäische Festland erreicht habe. Alles wieder in Butter, die „Festung Europa“ hatte standgehalten.

    Erheblich folgenreicher und schädlicher, aber zugleich auch aufschlussreicher als die Reaktionen der Politiker auf die Vorgänge in der Exklave ist letztlich aber die Berichterstattung deutscher Medien über die Ereignisse, wobei das nüchterne Wort „Berichterstattung“ hier nicht ganz passend ist. Die deutschen Konzernmedien, allen voran das faschistoide Boulevardblatt Bild, entfachten einen Hype um den „Ansturm der Migranten“, der die Hysterie und Hetze der EU-Politiker weit übertraf und keinen anderen Zweck hatte, als Angst und Panik zu verbreiten und Erinnerungen an den „Flüchtlingsstrom“ von 2015/16 zu provozieren.

    „Migranten überrennen spanische Hafenstadt“ hieß es in Bild in reißerischer Aufmachung, „Tausende Migranten stürmen Ceuta – Jetzt kommt das Militär“ oder „Ceuta: Offenbar radikale Islamisten unter eingereisten Migranten“. Illustriert waren die Texte online und in den gedruckten Ausgaben immer wieder mit Bildern von hunderten auf die Kamera zustürmender junger Männer. Der stellvertretende Bild-Chefredakteur Paul Ronzheimer interviewte in seinem Podcast den „Migrationsforscher“ Gerhard Knaus, der zu den Stichwortgebern der restriktiven deutschen Asylpolitik gehört.

    Der Bild-Mann entblödete sich nicht, Knaus zu fragen, was er den vielen Menschen zu sagen habe, „die sich an die Flüchtlingskrise von 2015 und ihre Folgen erinnern“. „Wenn wir etwas gelernt haben in den letzten zehn Jahren, dann ist es die Macht dieser Bilder und die politische Macht dieser Ängste, auf die man antworten muss. Nicht mit Phrasen, sondern mit Handeln“, war die Antwort von Knaus. Anders als damals drohe aber „kein neuer Flüchtlingsstrom“, fügte er hinzu: „Aber die Bilder machen Angst.“

    Perfider geht es nicht! Die Bilder machen keine Angst – mit den Bildern wird Angst gemacht und das sehr gezielt. Dass Knaus eine solche Aussage ausgerechnet gegenüber einem Vertreter der Bild-Zeitung tätigt, die bei dieser Panikmache ganz vorn dabei ist, kann nur noch als grotesk bezeichnet werden.

    Die Tageszeitung junge Welt brachte den ganzen Wirbel so auf den Punkt: „Bild, das ist das Geschäft in dieser Mediengosse, schürt Angst und Ekel vor den Fremden, die, so geht die Erzählung, unseren Wohlstand bedrohen.“ Und weiter: „Die Bedrohung, die hiermit mehr als nur insinuiert wird, verkehrt die wahren Verhältnisse. Menschen setzen aus purer Verzweiflung ihr Leben aufs Spiel, um spanisches Territorium in Afrika zu erreichen, in der Hoffnung, in der EU Asyl zu erhalten.“

    Bild schreckte wie üblich auch vor Verdrehungen und frechen Lügen nicht zurück. „So einfach könnten die Migranten jetzt nach Deutschland kommen“, schlagzeilte das Schmutzblatt zu einem Zeitpunkt, als die meisten bereits nach Marokko zurückgekehrt waren und fügte hinzu, „der Großteil“ der Geflüchteten „dürfte früher oder später auf das europäische Festland gelangen“. Genau das hatte übrigens AfD-Chefin Alice Weidel am Tag zuvor behauptet: „Ihr Ziel dürfte mutmaßlich Deutschland sein“, behauptete sie ohne jeden Beleg über die Migranten in Ceuta.

    Bild machte als „Beleg“ für seine Behauptung folgende Rechnung auf: „Von Gibraltar in Südspanien bis Stuttgart sind es weniger als 2.700 Kilometer. Mit dem Auto dauert die Fahrt rund 22 Stunden. Mit Bussen über Madrid und Paris dauert sie mindestens 40 Stunden.“ Die Migrant*innen waren allerdings gar nicht in Gibraltar, was bekanntlich an der Südspitze Spaniens liegt. Von Ceuta aus käme man dorthin nur mit einem Boot oder Hubschrauber, zudem wird bei einer Ausreise streng kontrolliert. Und wie gesagt versicherten die spanischen Behörden ebenso wie die der EU inzwischen längst, kein einziger der Geflüchteten, die es in die Exklave geschafft hatten, sei aufs spanische Festland gelang.

    Nicht wenigen dürften die Ereignisse kurz vor den wichtigen Wahlen in Berlin und ostdeutschen Flächenländern hoch willkommen gewesen sein, waren sie doch eine erneute Steilvorlage für die AfD. Natürlich gehörte die Bundessprecherin der Partei, Alice Weidel, zu den ersten, die sich Ende Juli äußerten. Es müsse „schnellstmöglich dafür gesorgt werden, dass jene, die illegal in Ceuta eingefallen sind, direkt abgeschoben werden“, hetzte sie in einer Erklärung: „Sie dürfen nie den europäischen Kontinent betreten.“

    Eines haben die Vorgänge der vergangenen Tage in dankenswerter Deutlichkeit aufs Neue demonstriert: Die Bild-Zeitung und ihr publizistisches Umfeld, der Springer-Verlag insgesamt, gehören zu den großen Treibern der Rechtsentwicklung in Deutschland. Sie sind die mächtigsten Unterstützer der AfD und wenn in Sachsen-Anhalt demnächst ein Politiker dieser Partei zum Ministerpräsidenten gewählt wird, haben sie ihr Etappenziel erreicht.

    Angesichts solcher Aussichten könnte man sich fast nach der Erfüllung der Dystopie sehnen, die Wenzel und Mensching in ihrem eingangs zitierten Lieder „Sie werden kommen“ ausmalen. Hier noch Verse daraus:

    Sie werden mit langen Stangen aus Stahl
    Die glänzenden Schränke zerhauen,
    Um für den nächsten Cholerafall
    Sich Kindersärge zu bauen.

    Sie schleppen die toten Säuglinge mit
    Und all ihre Infektionen
    Und öffnen mit einem gewaltigen Tritt
    Die Tür’n der Fernsehstationen.

    Gebt uns, schrein sie, die Bilder her,
    Die unsere Träume besetzten.
    Die Augen sind voll, die Bäuche sind leer.
    Wir waren die allerletzten.

    Sie wurden im Radio, Barbaren genannt,
    Verbrecher, Vertierte, Verführer,
    Sie stecken die Galerien in Brand,
    Mit Werken von Goya und Dürer.

    Quittons le cauchemar et rentrons dans la réalité, la vraie. La photo de Tempelhof date de 1928 quand mon père avait quatre ans. Elle a été prise dans le terminal qui n’existe plus qui se trouvait à l’endroit de la pompe à essence de l’armée de l’air états-unienne. La jetée est constituée par les tribunes sur le toît de l’énorme bâtiment nazi mais elles ne sont accessibles que dans les années 2010 après la fin des vols á partir de THF, la construction de l’aéroport n’ayant été accomplie que des les années 1960. Pourtant le hall et les guichets sur la photo ressemblent à ceux qu’on fréquentait.

    https://de.wikipedia.org/wiki/Flughafen_Berlin-Tempelhof

    #migration #politique #manipulation #THF #Berlin #Ceuta

  • Royaume-Uni : près de 100 mineurs détenus à tort dans le cadre de l’accord franco-britannique « one in, one out » - InfoMigrants
    https://www.infomigrants.net/fr/post/73092/royaumeuni--pres-de-100-mineurs-detenus-a-tort-dans-le-cadre-de-laccor

    Royaume-Uni : près de 100 mineurs détenus à tort dans le cadre de l’accord franco-britannique « one in, one out »
    Par La rédaction Publié le : 14/08/2026 Dernière modification : 16/08/2026
    Selon un organisme chargé de surveiller les prisons et les centres de rétention, en l’espace de neuf mois, 94 migrants mineurs ont été détenus au Royaume-Uni dans le cadre de l’accord franco-britannique « one in one out ». Il s’agissait de personnes impliquées dans des procédures de reconnaissance de minorité, qui se sont finalement avérées être des mineurs. Les enfants sont normalement exclus de ce dispositif de renvoi d’exilés vers la France. Près d’une centaine d’enfants exilés détenus au Royaume-Uni. Du 15 août 2025 au 1er mai 2026, 94 migrants ont été identifiés à tort comme étant des adultes et placés en détention dans le cadre de l’accord franco-britannique « one in one out » ["un pour un"], alors qu’ils étaient en réalité mineurs. C’est ce que révèle une lettre adressée le 13 août à Anna Turley, la ministre d’État à la Sécurité des frontières et à l’Asile, par Jane Leech, présidente par intérim des comités de surveillance indépendants (IMB), chargés de contrôler les prisons et les centres de rétention.
    D’après ce document et les données fournies par le Home Office à l’IMB, sur 304 cas de litiges concernant l’âge des migrants détenus au cours de ces neuf mois, 94 (soit 31%) ont finalement été reconnus comme étant mineurs. L’accord « one in, one out » "place en détention des personnes très vulnérables et nouvellement arrivées, notamment des enfants et des victimes d’abus", a ainsi signalé Jane Leech.
    Les mineurs sont en effet censés être exclus de ce dispositif, qui prévoit depuis août 2025 le renvoi en France de migrants arrivés à bord de « small-boats » au Royaume-Uni, en échange de l’accueil par ce pays d’exilés se trouvant sur le sol français. Comme le rappelle le journal britannique The Guardian, le gouvernement britannique limite en outre la détention des mineurs non accompagnés à 24 heures. « L’IMB s’inquiète donc de l’inefficacité des mécanismes de protection des enfants et estime qu’il faudrait prendre davantage de mesures pour garantir que les personnes dont l’âge fait l’objet d’un litige ne soient pas placées en détention dès le départ », considère la présidente de l’organisation. Toutefois, dans sa lettre, l’IMB remarque « qu’une fois qu’un litige relatif à l’âge est engagé, les personnes concernées se voient rapidement attribuer un hébergement individuel, à l’écart de la population carcérale générale, et qu’une fois reconnues comme mineures, elles sont remises à la charge des services sociaux. » En réaction, un porte-parole du Home Office a assuré au Guardian que « des évaluations rigoureuses de l’âge sont essentielles pour préserver l’intégrité de nos frontières, garantir que les migrants bénéficient d’une protection adéquate et aient accès aux services. » Avant d’ajouter : « Nous continuerons à renforcer et à moderniser ce processus, notamment grâce au déploiement, dès l’année prochaine, d’une technologie d’intelligence artificielle de pointe pour faciliter l’évaluation de l’âge ».
    Dans son courrier, l’IMB dénonce également la longueur des délais pris par les autorités pour mener les évaluations de minorité des étrangers détenus en vue de leur renvoi en France. « Dans deux cas examinés par le Conseil de Heathrow, il a fallu 40 jours, voire plus, entre l’arrivée au centre de rétention pour immigrants (IRC) et l’évaluation de l’âge », souligne Jane Leech. « Trop souvent, les enfants réfugiés sont traités comme des adultes et placés dans des situations dangereuses, exposés à des risques d’abus et de négligence, et confrontés à des risques importants en matière de protection », a de son côté réagi Imran Hussain, directeur exécutif des affaires extérieures au Refugee Council, cité par The Guardian.
    Face à ces chiffres, le Refugee Council appelle en outre « le gouvernement britannique à donner la priorité aux évaluations professionnelles menées par des travailleurs sociaux qualifiés, ce qui s’est avéré être le moyen le plus précis de déterminer l’âge et, par conséquent, d’éviter ces risques. » Les observations de l’IMB ne s’arrêtent pas à l’âge des migrants détenus. D’après l’organisation et la lettre de Jane Leech, certains exilés placés en détention dans le cadre de l’accord attendent leur expulsion vers la France depuis plus de six mois, alors qu’ils n’étaient censés être détenus que pendant 28 jours au maximum, et ce « dans des cas exceptionnels » uniquement. Elles notent également le cas de migrants sur le point d’être renvoyés en France alors qu’ils souffrent de tuberculose ou nécessitent un traitement hospitalier. L’IMB cite aussi certains étrangers qui risquent d’être expulsés après avoir été séparés de leur famille, avec laquelle ils étaient arrivés, ce qui a un « impact particulièrement néfaste » pour les exilés concernés, déplore Jane Leech.
    Ce n’est pas la première fois qu’un organisme pointe du doigt les conditions de détention et les abus subis par des exilés détenus dans le cadre de l’accord franco-britannique. Depuis sa signature, le traité est notamment contesté par de nombreuses associations, qui dénoncent « un marchandage cynique de vies humaines ». En février, l’ONU a elle-même appelé les deux pays à mettre fin à l’accord, avertissant qu’il pourrait y avoir de « graves violations du droit international des droits de l’Homme ». L’organisation avait mentionné le cas d’un Érythréen, « contraint de rester pieds nus lors de son arrestation, la tête recouverte d’une cagoule et plaqué au sol, les bottes des gardes appuyées sur sa nuque ». Interrogé, le Home Office s’était défendu de toute dérive.
    Autre exemple : début janvier, The Guardian avait de son côté déjà révélé que 85 migrants placés en centre de rétention au Royaume-Uni en vue de leur renvoi en France affirmaient avoir subi des traitements dégradants de la part des autorités britanniques. Les exilés, originaires du Soudan, d’Afghanistan et d’Iran notamment, dénonçaient un accès limité à des soins médicaux, le refus d’accès à un avocat et des préjudices psychologiques, notamment dans le centre d’Harmondsworth, en périphérie de Londres. Selon les dernières données officielles, entre le 4 août 2025 et le 30 juin 2026, 1 087 personnes ont été renvoyées en France dans le cadre de l’accord franco-britannique. Dans l’autre sens, ce sont 1 117 personnes qui ont été transférées de la France vers le Royaume-Uni. Un chiffre qui représente seulement 4% des arrivées de migrants en small boat. Depuis le début de l’année, environ 15 500 personnes ont rejoint clandestinement la Grande-Bretagne par la Manche, selon les chiffres officiels des autorités britanniques. Un nombre en baisse de plus de 40% par rapport à la même période en 2025.

    #Covid-19#migrant#migration#royaumeuni#france#politiquemigratoire#accordmigratoire#mineur#sante#santementale

  • Le système Tate : du terrorisme international MGTOW

    L’implication de la Rapporteuse spéciale des Nations unies sur les violences contre les femmes confirme la dimension internationale du système Tate. Pourtant, la France continue d’aborder cette affaire comme un phénomène exogène, alors même que des ressortissants français participent à la diffusion de l’idéologie MGTOW

    Alors que la procédure d’extradition d’Andrew et Tristan Tate se poursuit aux États-Unis, l’affaire fait relativement peu l’objet de débats en France. Pourtant, elle constitue aujourd’hui l’une des plus importantes procédures internationales liées aux violences terroristes masculinistes : les deux frères sont détenus aux États-Unis dans l’attente de leur extradition vers le Royaume-Uni, où ils font face à un total de 5 chefs d’accusation concernant sept victimes, tandis que des poursuites distinctes restent en cours en Roumanie pour des faits présumés de traite des êtres humains, y compris de mineurs.

    https://entreleslignesentrelesmots.wordpress.com/2026/08/17/le-systeme-tate-du-terrorisme-international-mg

    #politique

  • Brochure : Qu’est-ce que l’IA ? Pourquoi s’y opposer ?

    Cette brochures vous est proposée par la NELA Alliance for Democracy, affiliée à Indivisible, afin d’être distribuée dans des lieux publics tels que les bibliothèques, les marchés marchés de producteurs/productrices et les écoles, ainsi que lors de réunions, d’actions et d’événements.

    https://socialistfeminism.org/brochure-what-is-ai-why-resist-it

    #politique

  • 1992: »Wir haben euch was mitgebracht: Hass, Hass, Hass«
    http://protest-muenchen.sub-bavaria.de/artikel/2873

    1 . Mai 1985 - Transparent „Ich kann nichts, ich bin nichts, gebt mir eine Uniform“ mit Autonomie- oder Anarchie-Symbol und mit fünfzackigem Stern im Kreis mit Aufschrift „AVC“; Zürich
    https://www.bild-video-ton.ch/bestand/objekt/Sozarch_F_5107-Na-07-053-019

    Qielques revendications à scander quand bon il vous semble.

    Materialien 1992

    Demovorbereitung
    Zur Demo? Nie ohne gute Sprüche!

    Auf der Rückfahrt von den Anti-WWG-Aktionen im Juli 1992 erinnerten wie uns an die schönen Tage in München und an die Sprüche. Geschichtsbewusst notierten wir die besten, damit sie nicht verloren gehen. Rhythmen und Noten überlassen wir weitgehend Eurer Phantasie. Eine politische Zensur – auch blöder Sprüche – fand nicht statt. D. Red.

    1 »Der Gipfel der Reichen geht über Leichen«

    2 »Nie, nie, nie wieder Deutschland«

    3 »Hopp, hopp, hopp – Schweine im Galopp«

    4 »Jetzt geht’s los!« (phonetisch: »Loohooos«)

    5 »Deutsche Waffen, deutsches Geld, morden mit in aller Welt«

    6 »Gegen die herrschende Ordnung der Welt – Bleiberecht für alle – bis hier jede Grenze fällt« (wäre ein Zensurfall gewesen, »Offene Grenze« fehlt)

    7 »Abschiebung ist Folter, Abschiebung ist Mord, Bleiberecht für alle, jetzt sofort« s.o.

    8 »Feuer und Ramme für diesen Staat«

    9 »Feuer und Ramme für das Patriarchat, der größte Zuhälter ist der Staat!«

    10 »Antifaschismus muß praktisch werden, Feuer und Flamme den Ausländerbehörden«

    11 »Der Bulle ist ein Hampelmann, an dem der Bonze ziehen kann«

    12 »Marionetten ha ha ha, für die reichen Bonzen steht ihr da«

    13 »Hoch die internationale Solidarität«

    14 »Ich bin nichts, ich kann nichts, gebt mir eine Uniform«

    15 »Ich bin was, ich kann was, ich brauche keine Uniform«

    16 »USA – internationale Völkermordzentrale«

    17 »Weltbank, IWF und GATT machen nur die Reichen satt«

    18 »Viva, viva la revolución« (Mensch achte gelegentlich auf die klassisch spanische Aussprache manches/r DemonstrantIn)

    19 »Nur für Arbeit gibt es Lohn, Bullen in die Produktion«

    20 »Wir sind die wilden Horden, wir plündern und wir morden, wir waschen uns nie – hoch die Anarchie«

    21 »Wir sind die wilden Horden, wir plündern und wir morden, wir waschen uns nur, wenn’s sein muß: für den Kommunismus« (das also ist der Unterschied …)

    22 »Wir haben euch was mitgebracht: Haß, Haß, Haß«

    23 »Gewalt kommt nur von der Polizei«

    24 »Wir sind friedlich« (potentieller Fall für die Zensur wg. Blödheit)

    25 »Bullen verpißt euch, keiner vermißt euch«

    26 »Freiheit für alle politischen Gefangenen«

    27 »Stoiber zu Strauß – Nazis raus«

    28 »Haut ab, haut ab« (wirkt sogar manchmal)

    29 »Eins, zwei, drei, laßt die Leute frei, vier, fünf, sechs, sonst komm’wir mit der Flex«

    30 »Bullen aus der Demo raus« (Lyrik-Platz 1)

    31 »Solidarität heißt Widerstand – Kampf dem Faschismus in jedem Land«

    32 »Hinter dem Faschismus steht das Kapital, der Kampf um Befreiung ist international«

    33 »Wehrt euch, leistet Widerstand, gegen [den/die/das… nach Belieben ergänzen ] (hier) im Land!«

    34 »Widerstand ist angesagt, auch wenn der Gipfel nicht mehr tagt«

    35 »Aufruhr, Widerstand, es gibt kein ruhiges Hinterland« Alternativ: »… Bayernland« oder ..Hessenland«

    36 »Wir sind Frauen, wir sind viele, wir haben die Schnauze voll« (sehr überzeugend)

    37 »Wir sind nicht alle, es fehlen die Gefangenen« Alternativ: »Wir sind nicht alle, raus mit den Gefangenen«

    38 »Wir sind nicht alle, alle kriegt Ihr nie!« (Knastschrei)

    39 »Wir wollen raus! Wir wollen Klopapier« (pragmatische Forderung aus Frauenzelle »Rote Zora«)

    40 »Nazis raus«

    41 »Giftgas, Völkermord, das ist BRD-Export!«

    42 »Für ein herrschaftsfreies Leben, muß der Münchner Gipfel beben«

    43 »WWG – gegen G 7: die Bank wird gesprengt und das Geld wird verschenkt« (Beliebter Kanon aus München, rhythmisch etwa so: "WeWeGe/gegen Ge sieben/die Bank wird gesprengt/und das Geld wird verschenkt« )

    44 »Zivis raus«

    45 »USK, SA, SS« (schön wütend, aber analytisch blind)

    46 »EI Salvador, Iran, Irak, Türkei – bei jeder Schweinerei ist die BRD dabei«

    47 »Los pueblos unidos, jamás serán vencidos« (siehe Chile September 1973)

    48 »Voller Power durch die Mauer, bis sie bricht«

    49 »Gebt den Linken mehr zu trinken« (Knastschrei)

    50 »Ausländer bleiben, Nazis vertreiben«

    51 »BRD – Bullenstaat – wir haben dich zum Kotzen satt«

    52 »Wer das Geld hat, hat die Macht, bis es unterm Auto kracht«

    53 »No pasaran«

    54 »Die Freiheit, die sie meinen, ist die der Deutschen Bank!«

    55 »Tod dem Faschismus, Tod dem Staatsterrorismus!« (rhythmisch kompliziert, etwa so: »Tod dem Faschismus – Tod – dem – Staatsterrorismus«)

    56 »Helm ab« bei Erfolg dann: »Schuhe aus«

    57 »Kameramann – Arschloch« (eine ebenso differenzierte wie treffende Medienkritik)

    Ökolinx 8/9 vom Dezember 1992, 44.

    #manifestation #slogans #auf_deutdch #cultute #politique

  • Der Homo Politicus : Anleitung zum Aufstieg in der Politik
    https://www.berliner-zeitung.de/article/trauen-sie-sich-die-politische-ochsentour-zu-es-winken-bis-zu-30-wo

    Comment préparer sa cartière politique et finir chancelier d’Allemagne. Un guide réaliste à peine cynique. J’ai vu pas mal de jeunes gens suivre l’itinéraire. C’est une affaire qui marche. On ne perd que rarement.

    16.8.2026 von Matthias Hochstätter - Sie wollen Bundeskanzler werden? Oder wenigstens in den Bundestag kommen? Dann müssen Sie lediglich die politische Ochsentour bewältigen, und schon winken üppige Diäten und bis zu 30 Wochen Urlaub im Jahr. Aber Vorsicht: Der Weg ist meist lang und beschwerlich. Und nicht jeder ist für den Typus des Politikers gemacht. Wer denkt, dass Politiker faul seien, hat recht und irrt zugleich. Denn die Politik fördert eine ganz eigene Art Mensch zutage.

    Der Homo politicus benötigt weniger Sachverstand und gefestigte Überzeugungen, sondern vielmehr Wendigkeit, Cleverness, Zeit, Geduld und vor allem: ein gut trainiertes Sitzfleisch. Letzteres ist wohl das Wichtigste, denn schon als politischer Lehrling werden sie die ersten Jahre viele Abende in schier endlosen Sitzungen und Versammlungen verbringen. Sollten Sie eher zu einem umtriebigen bis lebhaften Wesen neigen, dann ist die Politik wohl der falsche Karriereweg für Sie. Ansonsten: Probieren Sie es aus, dann könnten Sie innerhalb von 20 Jahren das Bundeskanzleramt Ihr Eigen nennen. Los geht’s!

    Die richtige Partei für eine erfolgreiche Ochsentour

    Rein statistisch gesehen ist es auf den ersten Blick am einfachsten, in der AfD Karriere zu machen. Die AfD hat bundesweit nur 75.000 Mitglieder, hat aber in den Parlamenten der Länder, des Bundes und der EU derzeit 480 Mandate. Um ein Mandat rangeln sich also theoretisch nur 156 Mitglieder. In der CDU hingegen kommen auf über 350.000 Mitglieder 740 Mandate – hier sind es also pro Mandat 473 Mitglieder. Bei der SPD sind es 611. Doch die Zahlen trügen.

    Denn in einer jungen Partei wie der AfD gibt es noch nicht so viele „Karteileichen“ wie etwa bei CDU und SPD. Die inaktiven Mitglieder, die ihre Partei lediglich ideell unterstützen, haben bei den beiden alten Volksparteien einen höheren Anteil. Zudem liegt das Durchschnittsalter bei CDU und SPD laut einer Studie der FU Berlin bei über 60 Jahren. Die meisten Mitglieder können Ihnen also hier nicht mehr ernsthaft in die Quere kommen. Gehen Sie daher behutsam bei der Wahl Ihrer Partei vor und ordnen Sie gegebenenfalls Ihre Überzeugungen neu. Sie werden sehen: So schwer ist das gar nicht.

    Nehmen wir daher die SPD mit einem Durchschnittsalter von 62. Sollten sie etwas jünger sein und dazu noch weiblich, dann haben sie wegen der quotierten Listen in der SPD die besten Chancen.
    Clevere Parteiarbeit und das Delegierten-Prinzip

    Wer also seine Parteikarriere in der SPD startet, findet sich an seinem ersten Tag als frisch gebackener Sozialdemokrat im Ortsverein wieder. Das ist die unterste Parteigliederung. In Großstädten oder in einem westdeutschen Landkreis kann es bis zu 40 Ortsvereine geben. Zwischen Ortsverein und Landesverband gibt es noch eine oder zwei Zwischenebenen, je nachdem, ob man in einem Stadtstaat oder einem Flächenland wohnt.

    Im Osten fehlen der SPD mangels Mitglieder meist diese Zwischenebenen. Ein Ortsverein (OV) umfasst dort teilweise mehrere 100 Quadratkilometer. Oftmals bekommt die SPD hier nicht mal Kandidaten für die Gemeinderatswahlen zusammen. Parteistrukturen existieren teils gar nicht. Es empfiehlt sich daher für den Homo politicus eine Großstadt als Startpunkt. Die sozialdemokratische Diaspora hingegen könnte Ihren Karrieredrang empfindlich hemmen.

    In einem ordentlichen Ortsverein werden Sie innerhalb von zwei Jahren als Delegierter in die nächsten Ebenen hochgelobt. Denn auch in der darbenden SPD herrscht chronischer Fachkräftemangel. Erste Voraussetzung für Ihren ersten Sprung: Sie integrieren sich in die Parteiarbeit, gehen regelmäßig zu den OV-Sitzungen, nehmen an den Treffen der Arbeitsgemeinschaften (Jusos, Frauen, Arbeitnehmer etc.) und den angebotenen Arbeitskreisen (Kommunales, Wirtschaft, Soziales etc.) teil. Auch diese AG und AK delegieren wieder Personal nach oben. In irgendeinem dieser Gremien landen Sie dann eher früher als später im Vorstand – als Schriftführer, Beisitzer oder als stellvertretender Vorsitzender. So sind sie im Handumdrehen Parteifunktionär. Zweite Voraussetzung dafür: Sie fallen nicht unangenehm durch endlose Monologe oder allzu extreme Ansichten oder übermäßigen Alkoholkonsum auf.

    Gut integriert winkt das erste Mandat

    Mittlerweile haben Sie intuitiv gemerkt, welche Vokabeln oder Redewendungen man in der SPD sagen oder nicht nutzen darf. Sie haben fehlerfrei zu gendern gelernt. Werfen sie der CDU regelmäßig „neoliberales Denken“ und „soziale Kälte“ vor. Reden Sie niemals von „Kernenergie“ (zu lieb), sondern von „Atomkraft“ (sehr böse). Und loben Sie ja nicht Gerhard Schröders vermeintliche Leistungen als Kanzler! Hingegen darf man mittlerweile in der SPD bedenkenlos auch von einem „Polizeistaat“ sprechen und zum „gemeinsamen Kampf gegen Arbeitgeber“ aufrufen. Als Juso (unter 35 Jahre) dürfen Sie sich ohnehin des gesamten kommunistischen Vokabulars bedienen. Sie werden von den meisten Älteren dann ein väterlich wohlwollendes bis nachsichtiges Nicken ernten.

    Ihr parteipolitisches Zeitbudget nimmt nun etwa drei Abende pro Woche ein. Dazu kommen am Wochenende ab und an Parteitage, Delegiertensitzungen oder Wahlkampfveranstaltungen. Sie stehen am Samstagvormittag hin und wieder in einer verregneten Fußgängerzone am Infostand oder hängen und kleben des Nachts Plakate auf. Doch inzwischen kennen Sie alle wichtigen Genossen Ihres Landesverbands, haben Netzwerke geknüpft, wissen, wer auf Ihrer Seite ist und wer nicht, und wen es zu fördern und wen zu verhindern gilt. Sie beginnen sich jetzt langsam für Machiavelli und politische Biografien zu interessieren und wissen, wann es an der Zeit ist, politische Freundschaften abrupt zu beenden oder neue zu knüpfen.

    Und dann ist es so weit: Sie werden in den Kreistag oder die Bezirksverordnetenversammlung (BVV) oder in den Stadtrat gewählt. Sie sind erstmals Mandatsträger. Je nach Funktion bekommen Sie eine Aufwandspauschale, die auch mal über 1500 Euro im Monat betragen kann. Sollten Sie Mitglied einer der zwölf Berliner BVV sein, dann ist Ihre Aufwandsentschädigung deutlich höher als die eines gewöhnlichen Kreistagsabgeordneten etwa aus Niedersachsen oder Brandenburg – und noch dazu komplett steuerfrei.
    Parkbank oder Asylbewerber: Erste politische Profilierung

    Ihr Zeitbudget für Politik erhöht sich weiter. Möglicherweise lohnt es sich, in Ihrem regulären Job die Arbeitszeit etwas herunterzufahren. Klar im Vorteil sind zeitreiche Studenten, Lehrer, Teilzeitarbeitende und Beamte. Dagegen können sich Handwerker, Arbeiter, leitende Angestellte oder Selbstständige kaum die Zeit nehmen, um werktags zwischen 18 und 24 Uhr Politik zu machen – oder etwa unter der Arbeitszeit mal schnell was zu organisieren oder zu schreiben.

    Echte „Arbeiter“ kennt die SPD deshalb meist nur noch vom Hörensagen. Das Proletariat muss eben morgens zu früh aufstehen. Auch wenn die „Arbeiter“ laut Wahlanalyse zwar seit 2017 zumeist AfD wählen, gehört Politik für die Arbeiterschaft weiter zu Tradition und Folklore der Sozialdemokraten.

    Denn Traditionen sind wichtig. Sie stiften Gemeinschaft, Identität, Zugehörigkeit. Und Sie wollen dazugehören. Sie spüren immer stärker das politische Adrenalin aufwallen – auch wenn nur die Nachwahl zum Kassier des Ortsvereins ansteht. Sie können nicht mehr ruhig schlafen, wenn der Parteifreund Ihnen im Vertrauen etwas von einem möglichen Gegenkandidaten zugeflüstert hat. Sie bekommen einen Dopamin-Kick, wenn sie während des Parteitags beim Kaffeeholen hinter Lars Klingbeil in der Schlange warten dürfen. Sie sind so stark von der Politik-Droge angefixt wie ein angehender Heroin-Junkie nach dem ersten Schuss. Und jetzt wird es zum ersten Mal ernst.

    Denn als Abgeordneter in Kreistag oder Bezirk haben Sie es nicht mehr nur mit Parteisoldaten, sondern auch vermehrt mit echten Menschen zu tun: Sozialverbände, Handwerk, Sportvereine oder Schulvertreter kommen auf Sie zu – je nachdem, in welchem Ausschuss Sie sitzen und mit welchen Themen Sie sich beschäftigen. Von der viel zitierten Parkbank über die neue Flutlichtanlage für den Sportplatz bis hin zu neuen Schulen, Wohngebäuden oder Asylbewerberheimen – es wird äußerst lebendig und Sie können nun Ihre soziale Kompetenz als Politiker erstmals unter Beweis stellen: Was Ihnen und Ihrer Fraktion nicht in den Kram passt, nicken Sie freundlich weg. Wo Sie Punkte sammeln und Ihr politisches Profil stärken können, müssen Sie beherzt rangehen: Klemmen Sie sich mit viel Elan dahinter und nutzen Sie Ihr mittlerweile breites Netzwerk, um der lahmen Verwaltung Beine zu machen. Ihr Engagement und Ihre Linientreue werden spätestens dann belohnt, wenn es um die wirklich interessanten Posten geht.
    Irgendeiner muss ja Verantwortung übernehmen

    Es gibt nur zwei gerade Wege zur Kanzlerschaft: über den Bundestag (Schmidt, Merkel, Merz) oder über eine Landesregierung (Kiesinger, Kohl, Schröder). Oft hängt es davon ab, welche Möglichkeiten sich gerade ergeben. Dann heißt es zuzugreifen: Vielleicht gibt es gute Listenplätze für Sie bei der anstehenden Landtagswahl; vielleicht ist ein honoriger Bundestagsabgeordneter zurückgetreten oder ein jüngerer zum Landesminister befördert worden; oder das letzte Wahldebakel hat den gesamten Landesvorstand weggefegt und der neue Vorstand wird mit Leuten aus der zweiten Reihe besetzt. Das politische Schicksal zeigt sich auf die wundersamsten Arten. Manchmal zeigt es sich auch gar nicht.

    Nur eines ist sicher: Wer die Biografien von Landtags- oder Bundestagsabgeordneten durchstöbert, stellt fest, dass die meisten in der Kommunalpolitik angefangen haben. Und: Egal, ob fleißig oder nicht – ohne ein verlässliches Netzwerk, eine stabile Seilschaft, gute Kontakte und ein hilfreiches Team ist keiner von Ihnen zu seiner Kandidatur und einem aussichtsreichen Listenplatz gekommen. Der eine hat für seine Poleposition mehr in den parteiinternen Hinterzimmern gemauschelt, der andere hat sich für seine Direktwahl vor Ort bei den Menschen engagiert.

    Wie auch immer: Nun bietet sich ein aussichtsreicher Wahlkreis oder ein vorderer Listenplatz für Bundestag oder Landtag an. Sie haben sich natürlich nicht aufgedrängt, sondern lassen sich drängen, und greifen dann schweren Herzens zu: Irgendeiner muss ja Verantwortung übernehmen.

    Variante 1: Das ruhige Landtagsmandat

    In Landtagen geht es gemütlich zu. Die meiste Zeit verbringen Sie zuhause im Wahlkreis. Das haben Sie sich nach dem anstrengenden Wahlkampf für die nächsten fünf Jahre auch redlich verdient. Einmal im Monat geht es in die Landeshauptstadt für meist zwei, selten drei Plenartage. Im Magdeburger Landtag sind für dieses Jahr beispielsweise exakt 18 Tage fürs Plenum vorgesehen, verteilt auf neun Wochen im Jahr. Wenn man etwa Mitglied im Wirtschaftsausschuss wäre, kämen nochmals maximal zehn Tage dazu. Beschränken Sie sich daher auf nur einen Ausschuss, wie es viele der erfahrenen Kollegen praktizieren. Schärfen Sie so Ihr Profil als versierter Fachpolitiker, statt sich als Hans Dampf in allen Gassen zu verlaufen.

    Wie damals zu Schulzeiten genießen Sie nun wieder 13 Wochen Ferien pro Jahr. Außerdem werden Sie zwar nicht fürstlich, aber immerhin richterlich vergütet: In Sachsen-Anhalt beträgt die Grundvergütung Ihrer Diäten 9138,55 Euro pro Monat, genauso viel wie ein Richter (R1) am Amtsgericht bekommt. Dazu kommt eine monatliche Unkostenpauschale in Höhe von 2372,27 Euro etwa für Bleistifte oder Ihr Wahlkreisbüro. Und der Steuerzahler finanziert Ihnen auch noch einen Mitarbeiter nach Entgeltgruppe 10, Stufe 6 des Tarifvertrags der Länder, also mit monatlich 5644,20 Euro. Beschäftigen Sie am besten Ihren Partner oder Ihren Vater, dann bleibt das Geld in der Familie. Schließlich sind Diäten und Mitarbeiterentgelt steuerpflichtig!
    Diäten, Ferien, Altersvorsorge – die gerechte Entlohnung

    Gut, dass Sie in Sachsen-Anhalt ein Mandat ergattern konnten. In Berlin etwa würden Sie nur 8161 Euro an Diäten bekommen. Allerdings wäre die monatliche Unkostenpauschale für Ihre Bleistifte in der Hauptstadt mit 3304 Euro pro Monat wesentlich höher und Sie können 8057 Euro monatlich für Mitarbeiter beanspruchen, zuzüglich der gesetzlichen Lohnnebenkosten. Hm – so gesehen schneidet der Berliner besser ab, die Unkostenpauschale ist nämlich immer steuerfrei. Allerdings ist ein guter Listenplatz bei der Landtagswahl in Sachsen-Anhalt Gold wert, während das komplizierte Berliner Wahlsystem je nach Partei und Art der Liste überwiegend auf den Gewinn eines Wahlkreises setzt. Das kommt für die SPD zwar eh nicht mehr in Frage, aber sicher ist sicher.

    Und auch gut, dass Sie nicht in einem der bevölkerungsreichen Flächenländer wie etwa Niedersachsen gelandet sind. Dort hätte Sie für weniger Geld wesentlich mehr Anwesenheitspflicht erwartet: In Hannover sind dieses Jahr 26 Plenartage und für einen Hauptausschuss auch schon mal 22 Sitzungen vorgesehen. Die armen Westkollegen!

    Ruhige Kugel schieben oder Regierungsamt anvisieren?

    Sie haben nun als MdL die Wahl: Wollen Sie eine ruhige Kugel schieben und es lediglich auf zwei, drei Wiederwahlen anlegen und sich dann mit einer üppigen Pension ganz und gar Ihren Hobbys widmen? Nach drei Legislaturperioden stehen Ihnen immerhin etwas mehr als 4100 Euro zu. Ja? Dann nehmen Sie die Pflichtveranstaltungen im Landtag brav als Hinterbänkler wahr, beschwichtigen Sie Ihre Gremien und die wichtigsten Stakeholder im Wahlkreis ab und an mit einem Lebenszeichen und beschränken sich ansonsten auf die Pflege Ihrer Seilschaften, bis in vier Jahren wieder Listenaufstellung und Wahlkampf in Sicht kommen.

    Wollen Sie sich hingegen für einen Posten in der Landesregierung empfehlen, dann müssen Sie etwas Gehirnschmalz investieren und sich detailliert in Ihr Fachgebiet einarbeiten. Falls die Suche nach einem Experten für das Ministeramt beginnt, dann sollten Sie die logische Antwort auf alle Gebete sein. Da Sie Ihre soziale Kompetenz und Linientreue längst bewiesen haben, mit mehreren Funktionärsposten und stabilen Seilschaften gesegnet sind, rutschen Sie vielleicht auch ohne Fach-Expertise in ein Ministerium. Schließlich hatte Lars Klingbeil von Finanzen auch kaum Ahnung. Aber noch sind Sie nicht Parteivorsitzender wie Genosse Lars und müssen daher etwas Fachwissen büffeln.

    Variante 2: Die politische Elite im Bundestag

    Der MdL im Landtag ist eher der solide, aber langweilige VW Golf unter den politischen Mandaten. Mit dem Bundestag und dem MdB winkt hingegen die Mercedes S-Klasse. Ruhm, Status, Geld – und Mama wird unendlich stolz auf Sie sein. Ihre besten Freunde werden hingegen vor Neid erblassen:

    Monatliche Diäten in Höhe von 11.833,47 Euro, steuerfreie Aufwandspauschale von monatlich 5467,27 Euro, monatliche Mitarbeiter-Pauschale in Höhe von 27.396 Euro, jährlich 12.000 Euro aus dem „Sachleistungskonto“ und gratis BahnCard 100 (Netzkarte). Jetzt können Sie endlich die schlecht sitzende provinzielle Landtagstracht gegen Designer-Mode tauschen, um Ihrem neuen Status auch bei der nächsten Ortsvereinssitzung zuhause gebührend Ausdruck zu verleihen.

    33 Wochen harte Wahlkreisarbeit

    Allerdings: Sie sind jetzt 22 von 52 Wochen im Jahr in Berlin und benötigen dort wohl eine Wohnung. Doch sogar in der gammeligen Hauptstadt erreichen die Immobilienpreise langsam Münchener Niveau – das wird teuer. Doch die restlichen 30 Wochen können Sie sich dann wieder mit harter Wahlkreisarbeit beschäftigen. Immerhin organisiert der Ältestenrat des Bundestags den Sitzungskalender großzügig. Dabei wird laut Bundestagsverwaltung insbesondere darauf geachtet, „dass Abgeordnete aus allen Bundesländern gemeinsame Ferienwochen mit ihren Kindern haben können“.

    Falls es die schwarzen Kollegen von der Union mit ihrem „Abriss des Sozialstaats“ nicht übertreiben, könnte die Legislatur ohne Explosion ordentlich vier Jahre lang laufen. An den Sozis soll’s nicht liegen. Dann hätten Sie schon zehn Prozent Ihrer Diäten für später als Pension gesichert: fast 1200 Euro. Nach der zweiten Amtszeit wären es bereits fast 2400. Halten Sie sich ran.

    Höchste Zeit, im Willy-Brandt-Haus anzuklopfen

    Sie sind jetzt oben angekommen. Um nach ganz oben zu gelangen, benötigen Sie eine multiple Strategie – egal ob Bundestag oder Landtag: Sie sollten zum einen engagiert Politik machen und sich ernsthaft um Themen, Ihren Wahlkreis und die Menschen kümmern und gegen faule Kompromisse kämpfen, aber sich nicht verkämpfen. Zum anderen dürfen Sie die Partei-Organisation und die diversen Funktionärsebenen nicht außer Acht lassen, auch Ihre Homebase nicht. Denn hier werden Sie auch nach Erfolg und Engagement beurteilt und wieder für die nächsten Wahlen nominiert. Und falls Sie noch nicht bei Lars im Bundesvorstand angekommen sind, wird es jetzt höchste Zeit, im Willy-Brandt-Haus anzuklopfen.

    Unverzichtbar ist zudem eine gute Medienarbeit. Seit Ihren Anfängen als Kommunalpolitiker haben Sie sich ein stetig wachsendes Netzwerk an verlässlichen Journalisten-Kontakten aufgebaut. Gleichzeitig sind Sie regelmäßig und authentisch in den sozialen Medien unterwegs – da hapert es bei den meisten Kollegen gewaltig. Ebenso bei der freien Rede oder Auftritten vor der Kamera. Von Öffentlichkeitsarbeit und Merchandising gar nicht zu reden. Ein verlässliches und kompetentes Team ist daher unerlässlich – genug Geld für Mitarbeiter und Fortbildung haben Sie ja. Nur Zeit fehlt Ihnen immer mehr.

    Viel Glück und Erfolg – trotz SPD-Parteibuch

    So. Jetzt haben Sie aber alles getan und die besten Voraussetzungen geschaffen. Doch nicht nur Sie. Die innerparteiliche Konkurrenz schläft nicht. Politik und Machterwerb sind schwer zu kalkulieren: Vielleicht war die SPD die falsche Partei für Sie. Oder Sie haben Ihre Polit-Karriere in der falschen Region begonnen. Jemand anderes war womöglich zur rechten Zeit schneller am rechten Ort als Sie. Vielleicht klappt es aber auch. Wir wünschen Ihnen jetzt auf alle Fälle viel Glück und Erfolg und – trotz SPD-Parteibuch – eine zeitnahe Kanzlerschaft!

    P.S.: Falls es nicht klappt: Hoffentlich haben Sie neben Ihrer politischen Karriere einen ordentlichen Beruf erlernt. Denn sonst müssten Sie sich in die Schlange der mandatsabhängigen Profipolitiker einreihen. Das wäre traurig.

    #Allemagne #politique #carrière

  • Le muskisme est l’idéologie libérale couplée avec la volonté d’anéantir l’homme ordinaire.
    https://en.wikipedia.org/wiki/Muskism_(book)


    Si vous avez encore des doutes quant à la qualité des changements dans le système politique états-unien sous Trump II , le texte suivant devrait vous convaincre de sa radicalité inhumaine. Après l’accession d’Adolf Hitler au pouvoir une des premières des nazis mesures furent des purges dans l’administration et l’installation de nazis croyants aux postes clé.

    Trump et Musk ont fait pareil mais ils n’ont pas d’armée comme la SA allemande ou la Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS) de Modi en Inde. La transformation de l’ICE en Gestapo d’immigration ressemble davantage à l’exemple nazi.

    DOGE sought to automate, media researcher Eryk Salvaggio noted, was “not paperwork but democratic decision-making.” Efficiency became the alibi for centralization. This centralization took material form in DOGE’s approach to data, which aimed to put all of the government’s information into a single repository.

    Washington had pursued the dream of data integration since the PATRIOT Act; in March 2025, Trump gave another push in this direction with an executive order about “Stopping Waste, Fraud, and Abuse by Eliminating Information Silos.”

    But the kind of total digital unification envisioned by DOGE was unprecedented. It found its most ambitious expression in the attempt to build a “mega API” at the IRS, which would make all taxpayer data—including names, addresses, Social Security numbers, tax returns, and employment information—accessible from one portal. The analogy to Silicon Valley platforms was deliberate. Uber had its “God view,” letting employees watch every ride in real time.

    When Musk was buying Twitter, he demanded access to the platform’s “firehose”— the unfiltered stream of all user activity.36 Now the same principle was being applied to the state. Palantir was a major partner in this undertaking. The company received over $113 million in government contracts in the first months of the Trump administration for work that included making it easier to integrate information from different agencies.

    Pooling data meant eliminating the legal and privacy guardrails that existed throughout the federal government. Silos are not necessarily bad things. They are spaces of privileged information. The barriers between them can be safeguards—checks against overreach, misuse, and surveillance. But from the perspective of DOGE, they were obstacles to integration.

    Such integration also served the purpose of facilitating the wider introduction of AI software, another priority for DOGE. To train AI models, and to use them to replace federal workers, data needed to be centralized and standardized. At the Department of Veteran Affairs, DOGE deployed an AI script to cancel unnecessary contracts. (The model hallucinated, mistaking contracts worth thousands for those worth millions of dollars.)

    DOGE also used AI to locate diversity, equity, and inclusion (DEI) language in government policies and programs. Most startlingly, in July 2025 DOGE’s operatives announced the rollout of the “DOGE AI Deregulation Decision Tool,” which they promised would cut 100,000 federal regulations within six months. In particular, they vowed to save 93 percent of the human labor involved in eliminating regulations by automating away the most time-consuming aspect: namely, reviewing comments submitted by American citizens.

    They boasted that hundreds of thousands of comments could be analyzed by AI almost instantly. DOGE’s endpoint was governance by AI: the state not as a space of deliberation but as lines of executable code.

    As the sociologist Zeynep Tufekci observed, Musk cast himself as the “sysadmin” keeping the servers running. He reinforced the conceit with a “Tech Support” T-shirt at cabinet meetings, presenting his role in apolitical terms. But the project was deeply political. DOGE’s dream of data omniscience went beyond cost-benefit analysis or software modernization—those had been mantras of earlier administrations. For DOGE, the hunt for “waste, fraud, and abuse” blurred seamlessly into the hunt for illegitimate people: irregularities to be deleted.

    Muskism was not just about trimming budgets. Scaled to society, it meant purging those deemed out of place.

    #USA #politique #Uber #DOGE #administration

  • « Tous ces migrants illégaux qui arrivent sur nos côtes prennent les emplois des Britanniques » : dans la station balnéaire de Jaywick, le vote pour Nigel Farage est nourri par la peur de l’étranger
    https://www.lemonde.fr/international/article/2026/08/12/tous-ces-migrants-illegaux-qui-arrivent-sur-nos-cotes-prennent-les-emplois-d

    « Tous ces migrants illégaux qui arrivent sur nos côtes prennent les emplois des Britanniques » : dans la station balnéaire de Jaywick, le vote pour Nigel Farage est nourri par la peur de l’étranger
    Par Julie Zaugg (Jaywick [Royaume-Uni], envoyée spéciale)
    Pour Michelle (qui n’a donné que son prénom), 54 ans, la décision de déménager à Jaywick, sur la côte de l’Essex, n’a pas été prise à la légère. « J’ai consulté les statistiques officielles pour trouver l’un des endroits au Royaume-Uni avec la population la plus blanche », relate-t-elle, le 5 août, assise devant le Sunspot, un minicentre commercial abrité dans des bâtiments de tôle qui a ouvert en 2023 sur le front de mer de cette station balnéaire isolée, située à un peu plus d’une centaine de kilomètres à l’est de Londres. « Je ne me sens plus en sécurité dans les grandes villes avec tous ces groupes de migrants illégaux qui rôdent », poursuit-elle.Jeudi 13 août, lorsque les résidents de Clacton-on-Sea, la circonscription dont fait partie Jaywick, se rendront aux urnes pour élire leur député, elle votera pour Nigel Farage, le dirigeant du parti d’extrême droite Reform UK.
    Les chalets bordant la plage de Jaywick, communauté fondée en 1928 comme village de vacances pour la classe ouvrière, sont progressivement devenus des résidences principales pour les personnes défavorisées fuyant la capitale. En ce mercredi après-midi de début août, des résidents sillonnent la rue principale sur des scooters pour personnes à mobilité réduite. La plage est parsemée de tentes érigées par des personnes sans domicile fixe. Trois jeunes femmes assises à même le trottoir versent de la vodka dans une bouteille de cola. Sur les balcons, des pancartes munies du slogan « Je suis avec Nigel » signalent l’allégeance politique du lieu.
    L’élection de Clacton-on-Sea a été déclenchée par la démission de Nigel Farage, qui occupe ce siège parlementaire depuis 2024. Placé sous enquête en raison d’un don non déclaré de 5 millions de livres (5,8 millions d’euros) provenant du cryptomilliardaire Christopher Harborne, il a choisi de démissionner et de se représenter à son propre poste, décrivant le scrutin du 13 août comme un vote « du peuple contre l’establishment ». Les principaux partis ont choisi de boycotter le scrutin pour ne pas rentrer dans son jeu.
    Cette décision a ouvert la voie à une série de candidats fantaisistes, dont Count Binface (« le comte à tête de poubelle »), qui a promis de maintenir le prix des croissants à 1 livre et de renvoyer à l’école les climatosceptiques. L’acteur Laurence Fox, qui représente le parti d’extrême droite Reclaim, est aussi sur les rangs. La réélection de Nigel Farage semble toutefois assurée. Un sondage de Mandate Research, publié le 3 août, lui attribue 73 % des intentions de vote.
    Les façades des hôtels à la peinture fanée ornant le front de mer témoignent des jours meilleurs qu’a connus cette station balnéaire avant que les classes ouvrières londoniennes ne découvrent les séjours tout compris en Espagne dans les années 1980. La fête foraine installée sur la jetée en bois était l’une des plus connues du pays. Des touristes journaliers en habit de plage fréquentent désormais les manèges brinquebalants et les échoppes vendant du sucre d’orge et des bulots. « Il n’y a qu’une seule personne qui aura mon vote, c’est Nigel », glisse Steve Devaux, 58 ans. Sa bête noire, ce sont les gens qui vivent de l’aide sociale. « Je possède plusieurs logements, et mes locataires ont des télés à écran plat et des meubles neufs sans avoir jamais travaillé un seul jour de leur vie », déplore-t-il.
    L’immigration l’inquiète aussi. « Tous ces migrants illégaux qui arrivent sur nos côtes prennent les emplois des Britanniques », lâche-t-il. La population de la cité est pourtant à 96 % blanche, selon le dernier recensement réalisé en 2021. Le 1er juillet, une embarcation de fortune contenant six migrants est arrivée sur l’une des plages locales, mais il s’agissait d’une première. « Clacton-on-Sea compte de nombreux retraités issus de la classe ouvrière, relève Peter Klotz, un élu travailliste au conseil municipal. On leur a vendu l’idée que tous leurs maux avaient été causés par les migrants. » Les plus de 65 ans représentent 32 % de la population, contre 19 % à l’échelle nationale.
    Le pasteur Stephen Clayden, qui prêche pour l’église Le Pain de vie, dans une halle blanche en face d’un supermarché Lidl, fait partie des orateurs affiliés à la droite dure qui ont influencé le discours politique à Clacton-on-Sea. « Les gens sont inquiets, lance-t-il. Des groupes d’hommes asiatiques ont été vus à proximité de certaines écoles. » Il dit vouloir « [se] battre pour éviter que les hôtels de la cité ne servent à héberger des demandeurs d’asile, comme ailleurs au Royaume-Uni ». Interdit de prêche dans la ville voisine de Colchester en raison du contenu homophobe et islamophobe de ses sermons, Stephen Clayden a reçu le soutien de Nigel Farage dans une vidéo mise en ligne en mai.
    Siégeant dans un ancien théâtre néoclassique, le chef (non élu) du conseil municipal de Tendring (qui comprend Clacton-on-sea et Jaywick), Ian Davidson, est préoccupé par le cirque médiatique qui s’est abattu sur la commune de 53 200 habitants. « Cette élection n’est pas une blague, soupire-t-il. Nous élisons notre représentant parlementaire. » Il a préparé une présentation d’une trentaine de pages à l’intention des candidats pour les informer des enjeux locaux. « Clacton-on-Sea souffre d’un profond dénuement, détaille-t-il. Le nombre de jeunes qui obtiennent un diplôme d’études secondaires est plus bas que la moyenne nationale. L’espérance de vie est dix-huit ans plus basse qu’à Saffron Walden [une riche commune de l’Essex]. » Il y voit un effet du manque d’emplois dans cette station balnéaire qui ne parvient guère à attirer les touristes. « C’est un cercle vicieux, poursuit-il. Comme les logements sont bon marché, les personnes défavorisées et les séniors déménagent ici, faisant pression sur les ressources publiques. »
    Sur la place centrale de Clacton-on-Sea, on sent poindre ces défis. Un groupe d’habitués sirote des canettes de bière en lançant des grossièretés aux passants. Une dame âgée en minijupe et en haut très court se promène en marmonnant, une poupée dans les bras. Un garçon d’une douzaine d’années tente d’écouler des parfums de contrefaçon qu’il trimballe dans un cabas en papier.« L’absence de perspectives pousse de nombreux électeurs dans les bras de Reform UK », juge Ben Lattimore, un résident de 39 ans qui prend le soleil dans un parc au bord de l’eau. Il pense toutefois que le scrutin déclenché par Nigel Farage va entamer sa popularité. « Nous avons bien compris qu’il cherche juste à détourner l’attention de ses problèmes financiers », dit-il. Reform UK, qui caracolait en tête des sondages il y a un an, avec 34 % des intentions de vote au niveau national, a vu cette part chuter à 26 %, selon le baromètre Ipsos de juin.

    #Covid-19#migration#migrant#royaumeuni#extremedroite#migrationirreguliere#politiquemigratoire#sante

  • INTERVISTA. Luca Trapanese: «Il welfare è al centro della nostra visione di Regione»
    https://informareonline.com/intervista-luca-trapanese-il-welfare-e-al-centro-della-nostra-visio

    Una vita dedicata al sociale, l’esperienza da assessore a Napoli e oggi il ruolo di Vicepresidente del Consiglio regionale della #campania. Nell’intervista a Informare, Luca Trapanese racconta il suo percorso, le sfide della Regione e le battaglie legislative che intende portare avanti: dai caregiver al fine vita, passando per autismo, disabilità e inclusione. L’impegno nel […] L’articolo INTERVISTA. Luca Trapanese: «Il welfare è al centro della nostra visione di Regione» proviene da Informareonline, scritto da Stefano Errichelli

    #Approfondimenti #EVIDENZA #Magazine_Agosto_2026 #attualità #politica #Una_Voce_Dalla_Regione

  • Les sociétés minières creusent leurs trous. Cet hiver, on se déterre, on les y enterre !
    https://ricochets.cc/Les-societes-minieres-creusent-leurs-trous-Cet-hiver-on-se-deterre-on-les-

    Appel à actions contre l’industrie minière #Les_Articles

    / #Politique,_divers, #Ecologie, #Catastrophes_et_atrocités_climatiques,_écocide_et_destructions_écologiques, #Technologie, #La_civilisation,_la_civilisation_industrielle, #Guerres

  • Gewohnheit
    https://www.jungewelt.de/artikel/527766.gewohnheit.html

    Luigi Pantisano im ZDF- »Sommerinterview« am 9. August 2026

    La trahison du projet socisliste et sa compromission par de multiplrs.mesures antisociales ont fait du parti de gauche (Die Linke) un accélérsteur de la montée du parti cryptofasciste AfD.

    12.8.2026 von Arnold Schölzel - Am Sonntag lobte Linken-Kochef Luigi Pantisano im ZDF seine Partei. Sie habe »in den letzten Jahren« gezeigt, »dass wir Verantwortung für dieses Land übernehmen«. Gemeint war: der CDU in Sachsen-Anhalt beim Regieren helfen. Das ist Gewohnheit. Die »letzten Jahre« begannen 1994 in Sachsen-Anhalt, als die PDS eine Landesregierung aus SPD und Bündnis 90/Die Grünen tolerierte. Beide Parteien hatten geschworen: Nie mit denen! Im Vergleich ist da die »Brandmauer« ein Maschendrahtzaun. Die Medien wüteten, die Mächtigen aber wussten, was sie an der PDS hatten: eine zweite Sozialdemokratie. Gut für Erpressung der SPD. So begann die Krise der alten BRD-Parteien und der Aufstieg der AfD.

    Hinzu kommt die verlässliche Passivität der PDS-Mitglieder. Allein das Verscherbeln eines Großteils der städtischen Wohnungsbestände in Berlin, das zu der heutigen Notlage mit Obdachlosigkeit und 54.000 Wohnungslosen führte, hätte für die sofortige Selbstauflösung der Partei reichen sollen. Das war den meisten der früheren Mitglieder so egal wie den damaligen Parteioberen das soziale Geschwätz von gestern. Die neu Hinzugekommenen kämpfen erst recht nicht. Das wird in Berlin zu erleben sein, wenn die Verheißung der Koparteichefin Ines Schwerdtner, mit ihrer Partei im Senat werde es Vergesellschaftung geben, sich nach den Abgeordnetenhauswahlen in Luft auflöst. Allein schon wegen Verantwortung: Denn mit der AfD steht ja der Faschismus vor der Tür, nicht etwa bei Waffenkooperation mit Bandera-Verehrern. Bodo Ramelow wollte schon auf schweren Waffen gen Osten reiten, als er 2022 noch Thüringens Ministerpräsident war.

    Er meldete sich folgerichtig am Dienstag zu Wort, um seine Partei zur Zusammenarbeit mit der CDU nach den Landtagswahlen in Sachsen-Anhalt am 6. September aufzufordern. Und er hat recht, wenn er meint: »Es ist die CDU, die rumeiert, statt zu sagen: Wir arbeiten bei Themen zusammen, bei denen wir zusammenarbeiten können.« Bei Ramelows erster Wahl zum Thüringer Regierungschef 2014 war schon von einem »Klo-Deal« die Rede: Einige CDU-Abgeordnete verschwinden einfach bei Abstimmungen. In Sachsen und in Thüringen funktioniert das mit der Linkspartei geräuschlos. Was ab 1994 richtig war, kann 2026 nicht falsch sein. Irgendwie muss die AfD doch stärkste Partei werden.

    #Allemagne #politique #gauche #extrême_droite #AfD

  • L’étrange disparition de l’extrême gauche française
    https://lvsl.fr/letrange-disparition-de-lextreme-gauche-francaise

    Jointe aux scores de la #France_Insoumise, la régularité des mouvements sociaux qui agitent le pays conduit régulièrement nombre de commentateurs à s’inquiéter d’une poussée de l’extrême gauche. L’étude des deux dernières décennies de vie #Politique française invite pourtant à formuler un constat rigoureusement différent : sous quelque angle qu’on l’envisage – organisationnel, électoral ou idéologique, l’extrême gauche semble au contraire avoir pratiquement disparue dans l’hexagone. Différentes hypothèses pourraient permettre d’expliquer l’évaporation d’un espace politique qui agrège des forces considérables au seuil des années 2000.

    #extrême_gauche #Jospin #LCR #Lutte_ouvrière #NPA #POI #PRCF #Révolution_permanente #Trotskisme

    • Content d’apprendre que que si le courant anarchiste s’est affaibli depuis 2020, une organisation, l’OCL, a été créée. Sauf que l’anarchisme prospère, en particulier chez « les autonomes », et que l’OCL est une scission, en 1976, de l’ORA, squattée par les trotskisants de ce qui deviendra l’UTCL (puis l’UCL). Bref, si la truelle convoque l’intelligence de la main, pour la plume, il n’en est pas de même.

      Aucune espèce d’analyse sociale (quid de la classe ouvrière ? d’un quelconque sujet révolutionnaire ?) ni des luttes dans ce papier. Indigent.

      Et on y chute sur la sempiternelle question « réforme ou révolution », alors même que LFI cherche, sans autre boussole qu’un populisme spectaculaire, une tension révolutionnaire qui viendrait abonder dans les urnes une sortie de son rôle vaguement patrimonial... Tout comme le font nombre d’orgas gauchistes, moins électoralistes sans doute, mais tout aussi confuses.

  • Les étudiants marocains touchés de plein fouet par la hausse des frais d’inscription en France
    https://www.lemonde.fr/afrique/article/2026/08/10/les-etudiants-marocains-touches-de-plein-fouet-par-la-hausse-des-frais-d-ins

    Les étudiants marocains touchés de plein fouet par la hausse des frais d’inscription en France
    Un décret, pris le 19 mai, restreint les possibilités d’exonération des droits d’inscription différenciés pour les étudiants non européens. Parmi eux, les Marocains sont les plus nombreux à étudier dans les facultés françaises.
    Par Nada Didouh (Fès [Maroc], correspondance)
    Manutentionnaire dans un dépôt de poids lourds à Toulouse, Yassine (son prénom a été changé), 18 ans, soulève des colis de 50 kilos pour 60 euros la journée. « Je travaille tout l’été au lieu de rentrer au Maroc voir mes parents », confie cet étudiant en classe préparatoire intégrée dans une école d’ingénieurs, arrivé en France en 2025. « En travaillant les deux mois d’été, je peux économiser environ 2 000 euros. Mais ça reste trop peu par rapport aux frais qui arrivent. »
    En quelques mois, l’équation financière des étudiants extra-européens en France s’est en effet considérablement compliquée. Hausse des droits d’inscription, fin de l’aide personnalisée au logement (APL) pour les étudiants non boursiers et renforcement des conditions de ressources pour obtenir un titre de séjour, autant de mesures qui suscitent des inquiétudes.
    Les Marocains sont particulièrement concernés. Avec plus de 42 000 étudiants inscrits dans l’enseignement supérieur français sur l’année scolaire 2024-2025, selon Campus France, le Maroc constitue le premier pays d’origine des étudiants étrangers en France. Mais cette mobilité historique entre les deux pays est aujourd’hui fragilisée par un coût croissant des études.Un décret, pris le 19 mai, restreint désormais les possibilités d’exonération des droits d’inscription différenciés pour les étudiants non européens. Instaurés en 2019 dans le cadre du plan « Bienvenue en France », les frais d’inscription pour ces étudiants peuvent atteindre 2 895 euros par an en licence et 3 941 euros en master, contre une inscription chiffrée à respectivement 178 et 254 euros pour les étudiants français et européens. L’objectif affiché était de renforcer l’attractivité de l’enseignement supérieur français et de faire davantage contribuer les étudiants internationaux au financement de leur formation.
    Jusqu’ici, les universités avaient largement contourné la mesure, qu’elles jugeaient inégalitaire. Selon le ministère de l’enseignement supérieur, en 2024-2025, 90 % des 111 500 étudiants concernés bénéficiaient encore d’une exonération totale ou partielle. Mais le nouveau décret prévoit une baisse progressive de ces exonérations : 30 % d’étudiants exonérés à la rentrée 2026, puis 25 % en 2027 et 20 % en 2028. Le flou demeure sur les profils d’étudiants qui se verront exonérés partiellement ou entièrement de ces frais, mais « leurs ressources » seront prises en compte dans l’examen des demandes, d’après le texte.
    Amina Bentayeb devait faire sa rentrée en septembre à Aix-Marseille Université. La jeune Marocaine de Fès pensait avoir sécurisé son projet après avoir obtenu une exonération de 75 % de ses droits d’inscription. Elle a appris en juillet qu’elle devrait finalement s’acquitter de la totalité des frais. « J’avais construit tout mon projet autour de cette exonération. Aujourd’hui, je me demande si je vais pouvoir continuer. Je ne peux pas payer », confie la jeune étudiante.
    Pourtant, selon le ministère de l’enseignement supérieur, les étudiants ayant obtenu une exonération avant l’entrée en vigueur du décret, le 21 mai, sont censés en conserver le bénéfice. Alors, à Aix-Marseille, comme dans plusieurs universités, des syndicats étudiants se mobilisent pour faire valoir les droits des concernés et contester une application stricte du texte.
    Yassine, déjà engagé dans son cursus, ne sera pas concerné directement par cette hausse des frais de scolarité. La mesure s’applique uniquement aux nouveaux étudiants, ou à ceux qui changent d’établissement ou de cycle universitaire. Excellent élève, major de sa promotion, il bénéficie grâce à ses résultats d’une exonération partielle et paie environ 1 200 euros par an au lieu des 3 000 euros environ prévus. Mais la suppression des APL, entrée en vigueur le 1er juillet, modifie son équilibre.« Avant de venir en France, on m’a parlé des avantages financiers, notamment des APL. Après un an ici, je me retrouve face à une décision politique comme celle-là, franchement c’est choquant. » L’étudiant, originaire d’Oujda, envisage désormais d’autres options. « Mon frère est en Allemagne. Là-bas, les frais sont beaucoup plus bas et c’est plus facile de trouver du travail. » Il prévoit d’apprendre l’allemand à la rentrée.
    A Lyon, Ibrahim (il n’a pas souhaité donner son nom de famille), 19 ans, en deuxième année de bachelor universitaire de technologie informatique, a lui aussi vu son budget se réduire. « Je recevais 200 euros d’APL par mois. Je viens de vérifier sur mon compte de la CAF [Caisse d’allocations familiales], c’était bien mon dernier versement », raconte l’étudiant marocain, dont le loyer s’élève à 600 euros, sans les charges. « Ma mère va essayer de m’aider un peu plus, mais ça va être compliqué. Pour le reste, je vais devoir me débrouiller. » Ancien étudiant au lycée français Lyautey à Casablanca, il raconte que, dans son entourage, « de plus en plus de personnes regardent vers d’autres destinations. Au Maroc, on commence à délaisser la France ».
    Pour le sociologue Hicham Jamid, ces mesures s’inscrivent dans un durcissement plus large de la politique migratoire française. Selon lui, la hausse des frais s’ajoute à des démarches administratives plus complexes et à une précarité accrue : « La mobilité étudiante va devenir une affaire de classe sociale. La France essaie d’attirer les enfants de riches qui sont là juste pour avoir un diplôme français. »
    A ce jour, les données de Campus France Maroc ne montrent pas encore de recul du nombre de candidats. Pour la rentrée 2026-2027, les candidatures marocaines progressent même de 8 %, et le taux d’admission atteint 41 %. Ces chiffres restent toutefois difficiles à interpréter, les candidatures ayant été déposées bien avant l’annonce de ces mesures.

    #Covid-19#migrant#migration#france#politiquemigratoire#etudiant#allemagne#université#sante

  • The Syllabus
    https://www.the-syllabus.com/about

    The good content is already here; it’s just not evenly distributed

    Comme #Seenthis en plus grand ?
    C’est un projet de Evgeny Morozov et c’est payant.

    We are a non-profit knowledge curation platform committed to defending and strengthening a well-informed public sphere. To do that, we strive to unearth, disseminate, and highlight high-quality information – without deepening public dependence on opaque algorithmic solutions pushed by Big Tech. We do so both by offering individual subscribers a “clean” feed of high-quality content – and by working with institutions (think-tanks, foundations, media, companies) who have their own bespoke information needs.

    How We Do It

    Artisanal automation? Yes, that’s us. Curation done right. With humans and machines. Every day, we find hundreds of intellectual gems. The gems that vanish in social media noise. We vet them. Carefully. And you only get to see the best. No noise, no distraction, no clickbait. Only the serious stuff you miss.
    1.

    Monitor

    We start by tracking our sources. Thousands of them. Some famous. Others obscure. All of them fascinating. And we keep adding new ones. Across 60 topics. Climate and AI. Literature and populism. Migration and cities. In depth. You won’t be bored.
    2.

    Review

    Our curators step in here. They examine everything. Thoroughly. To find refreshing voices. Voices that go against the grain. On topics that matter. Topics that everyone should be talking about. And certainly will be. For years. But you read it here first.
    3.

    Curate

    That’s where we make your syllabus. Yes, yours. Finetune it as you want. Topics, media types, languages. You can tweak it all. Plus, our curators make editions of their own. So that you can stop wasting time on Twitter. Everything you need is here.

    “The Syllabus turned up material I just never would have come across otherwise...
    It’s bloody magic.”
    Brian Eno
    Musician and artist

    “Having limited time to read means that The Syllabus is a life-saver in seeking information, keeping up on societal creativity and finding research and analysis to base future policy on.”
    Li Andersson
    MEP and Chair of the European Parliament’s Committee on Employment and Social Affairs

    “I don’t know how I’ve lived so long without this service. The Syllabus is a fantastic resource, delivering an embarrassment of intellectual riches.”
    Kaiser Kuo
    Writer, musician, podcaster

    Fondateur de 唐朝 (Táng Cháo)
    https://en.wikipedia.org/wiki/Kaiser_Kuo

    https://www.youtube.com/watch?v=gE95GulBfNo


    L’Internationale version hard rock chinoise. On ne sait jamais si ca peut encore servir. ;-)

    C’est comme Star Sprangled Banner par Jimi Hendrix vingt ans avant.

    https://www.youtube.com/watch?v=sjzZh6-h9fM

    #internet #information #news #politique #

  • Le Rwanda dit discuter avec des pays européens pour recevoir en transit des migrants expulsés - InfoMigrants
    https://www.infomigrants.net/fr/post/72984/le-rwanda-dit-discuter-avec-des-pays-europeens-pour-recevoir-en-transi

    Le Rwanda dit discuter avec des pays européens pour recevoir en transit des migrants expulsés
    Par La rédaction Publié le : 10/08/2026
    Des « discussions préliminaires » sont en cours entre Kigali et des États européens pour que le Rwanda serve de pays de transit à des migrants expulsés d’Europe, a annoncé le gouvernement rwandais qui n’a pas précisé les pays avec qui il discutait. « Nous avons entamé des discussions préliminaires avec certains pays européens, mais rien n’a encore été décidé », a indiqué vendredi 7 oaût à l’AFP la porte-parole du gouvernement rwandais Yolande Makolo. Même si la porte-parole n’a pas précisé de quels pays il s’agissait, cela montre que le Rwanda se montre enclin à devenir un pays de transit pour les migrants expulsés d’Europe. Questionnée jeudi sur la radio rwandaise Royal FM au sujet d’un accord spécifique avec l’Italie - pays qui dispose déjà d’un accord avec l’Albanie -, Yolande Makolo avait répondu qu’il n’y avait « pas d’accord » à ce sujet, mais des « discussions ».
    Depuis plusieurs années, le Rwanda dispose du centre de transit de Gashora. Il accueille les migrants évacués de Libye dans le cadre d’un programme onusien appelé « Mécanisme de transit d’urgence » (ETM). Mis en place par le Haut-commissariat aux réfugiés des Nations unies (HCR) en 2019, ce programme vise à évacuer les publics vulnérables des centres de détention libyens, de les installer dans le centre rwandais, puis de les transférer dans un pays occidental – où leur dossier d’asile est accepté.
    C’est ce dispositif qui est mis en avant par la porte-parole. « L’une des idées dont nous discutons concerne le (centre) de transit d’urgence que nous avons à Gashora » (est), où des milliers de migrants bloqués en Libye avaient été envoyés à partir de 2019 et dont beaucoup sont partis, permettant de sauver « de nombreuses vies », a-t-elle expliqué. Dans un tel lieu, des « familles » pourraient « recevoir des soins médicaux, suivre une forme de formation, se reposer », a plaidé Yolande Makolo. Et d’ajouter : « C’est aussi là que les demandes d’asile sont traitées » et ces personnes « peuvent soit retourner dans leur pays d’origine si c’est sûr et si elles le souhaitent, soit être réinstallées dans d’autres pays ».
    Ce n’est pas la première fois que le Rwanda se prépare à potentiellement accueillir des migrants expulsés d’Europe. Un accord d’externalisation de l’asile avait déjà été conclu entre le pays africain et le Royaume-Uni en 2022. Mais face à de nombreuses contestations judiciaires, il avait rapidement tourné au fiasco puis avait été abandonné par le gouvernent de Keir Starmer. Les choses pourraient être bien différentes aujourd’hui étant donné que le Parlement européen a approuvé, en juin, un règlement sur les retours de migrants déboutés du droit d’asile, incluant la possibilité pour ses pays membres de conclure des accords afin d’installer des centres de rétention hors des frontières de l’Union, suscitant des inquiétudes de défenseurs de droits humains. Une poignée d’États européens - le Danemark, l’Autriche, la Grèce, l’Allemagne et les Pays-Bas – ont déjà signifié qu’ils étudiaient la possibilité de tels accords avec une dizaine de pays, dont le Rwanda.

    #Covid-19#migrant#migration#rwanda#UE#expulsion#politiquemigratoire#asile#externalisation#transit#HCR#sante#droit

  • Crise de Ceuta : en Espagne, début des contrôles aux frontières pour les voyageurs venant d’Italie, en réponse aux mesures similaires prises par Rome
    https://www.lemonde.fr/international/article/2026/08/08/crise-de-ceuta-en-espagne-debut-des-controles-aux-frontieres-pour-les-voyage

    Crise de Ceuta : en Espagne, début des contrôles aux frontières pour les voyageurs venant d’Italie, en réponse aux mesures similaires prises par Rome
    Le Monde avec AFP
    L’Espagne a commencé, samedi 8 août, à effectuer des contrôles temporaires aux frontières à ses ports et aéroports pour les voyageurs en provenance d’Italie. Il s’agit de la première journée d’application de cette décision annoncée la veille, en réponse aux mesures similaires imposées par Rome après l’afflux massif de migrants à Ceuta. Les autorités effectueront ces contrôles sur les liaisons aériennes et maritimes « de manière aléatoire » jusqu’au 7 septembre, en se concentrant particulièrement « sur les passagers qui sont ressortissants de pays tiers, afin de vérifier le respect des exigences prévues par le code frontières Schengen », a précisé, samedi, le ministère de l’intérieur. Lors des vols contrôlés, les agents effectuent les vérifications à la sortie de la passerelle menant hors de l’avion, a-t-il ajouté.Cette rare brouille entre deux alliés de l’Union européenne (UE) et de l’OTAN intervient après que 72 000 personnes ont franchi la frontière depuis le Maroc vers le territoire espagnol de Ceuta, en Afrique du Nord, la semaine dernière, lors d’un mouvement d’une ampleur sans précédent, au cours duquel au moins 77 d’entre elles sont mortes.
    Des scènes vivement critiquées par d’autres pays de l’UE, partisans d’une ligne intransigeante sur l’immigration irrégulière et la protection des frontières extérieures du bloc, parmi lesquels la première ministre italienne d’extrême droite, Giorgia Meloni.
    Une mesure « contraire aux intérêts de l’UE »Rome a assuré, vendredi, n’avoir « en aucun cas l’intention de revenir sur la décision de suspendre l’application de l’accord de Schengen [de libre circulation des personnes] aux ressortissants de pays tiers en provenance d’Espagne, au moins jusqu’au 15 août ». Le gouvernement espagnol a fustigé cette mesure, qu’il a qualifiée « d’inéquitable, contraire aux intérêts de l’UE et discriminatoire pour la population espagnole ». « Les autorités espagnoles suivent avec attention l’évolution de la situation migratoire dans l’espace Schengen et, en particulier, la pression migratoire constatée sur la route de la Méditerranée centrale qui affecte la République italienne et ses effets sur différents Etats membres », a affirmé samedi le ministre de l’intérieur espagnol, Fernando Grande-Marlaska.
    Magnus Brunner, commissaire de l’Union européenne aux affaires intérieures et aux migrations, a confirmé avoir été en contact, samedi, avec les ministres de l’intérieur espagnol et italien. « Tous deux ont confirmé que les contrôles aux frontières intérieures étaient temporaires », a-t-il affirmé.« J’ai souligné les progrès que nous avons accomplis dans la lutte contre l’immigration clandestine et le fait que la confiance entre les États membres est notre atout le plus précieux », a écrit M. Brunner sur X. Il a également souligné que les autorités espagnoles avaient donné l’assurance que les événements de Ceuta « n’auraient pas d’effet durable sur l’espace Schengen ». « L’Italie laisse entendre que les contrôles pourraient être levés prochainement », a-t-il soutenu, se disant confiant.

    #Covid-19#migrant#migration#espagne#italie#ceuta#UE#schengen#frontiere#crisemigratoire#sante#politiquemigratoire

  • Repenser la gauche au 21e siècle : entre l’héritage de la lutte et le défi du renouveau

    La crise que traverse aujourd’hui la gauche ne se mesure pas seulement à l’aune du déclin de sa popularité, de ses résultats électoraux ou de son état organisationnel. C’est avant tout une crise d’adaptation : l’écart se creuse de plus en plus entre les structures de pensée dont la gauche a hérité et les réalités d’un monde en mutation rapide.

    Les réponses d’hier ne suffisent plus à expliquer les réalités d’aujourd’hui, et encore moins à concevoir les possibilités de demain. La mondialisation, les technologies numériques, le capitalisme financier et les nouvelles formes de travail ont profondément transformé les sociétés, suscitant des inégalités et des défis sociaux qui n’entrent plus exactement dans les schémas politiques traditionnels.

    Or, cette crise n’en est pas une de principes. La liberté, la justice sociale, l’égalité et la dignité humaine demeurent des enjeux plus essentiels que jamais, dans la mesure où ce sont des valeurs dont le besoin se fait sentir de manière plus aiguë à une époque marquée par des inégalités croissantes, une précarité de l’emploi, un affaiblissement des services publics et une influence grandissante du pouvoir financier sur la politique démocratique. Ce n’est pas la vision morale de la gauche qui a perdu de sa vitalité ; ce sont plutôt les cadres de pensée et les modes organisationnels à travers lesquels cette vision s’est longtemps exprimée qui se sont sclérosés.

    https://entreleslignesentrelesmots.wordpress.com/2026/08/10/repenser-la-gauche-au-21e-siecle-entre-lherita

    #politique

  • BVTM kritisiert Evaluationsbericht und legt Positionspapier vor
    https://taxi-times.com/bvtm-kritisiert-evaluationsbericht-und-legt-positionspapier-vor

    Dieser Artikel bestätigt unsere Erkenttnisse zu zwei entscheidenden Ursachen der aktuellen Taxikrise. Sie beruht vorvallem auf der Kooptierung des Bundesberkehrsministeriums durch Uber und andere Konzerne. Die Taxiunternehmer und ihre Verbände stehen dem eigenen Untergang hilf- und verstândnislos gegenüber.

    23.7.2026 von Axel Rühle - Die Bundesregierung hat gestern den Evaluationsbericht zur Modernisierung des Personenbeförderungsgesetzes vorgelegt. Michael Oppermann beklagt „wenig Erkenntnisgewinn“ und bilanziert: „Bericht geht an den eigentlichen Problemstellungen vorbei.“

    Das Ende der Fünf-Jahres-Frist zur Evaluation der Novelle des Personenbeförderungsgesetzes (PBefG) ist fast erreicht. Die Bundesregierung hat pünktlich ihren Evaluationsbericht vorgelegt. Dieser bringt nach Einschätzung des Bundesverbandes Taxi und Mietwagen e. V. (BVTM) insgesamt wenig Erkenntnisgewinn. So heißt es dort unter anderem: „Eine zentrale Erkenntnis der Evaluation ist, dass die vorhandene Datenlage zur Bewertung des Umsetzungsstands beim § 64c PBefG derzeit unzureichend ist.“ Positiv hebt der Bundesverband aber hervor, dass in einem Exkurs das Betreibermodell ÖPNV-Taxi Eingang in den Bericht gefunden hat. Dies unterstreiche die große Bedeutung des Taxigewerbes auch im Bereich der Poolingverkehre und zeige auf, dass hier große Potenziale liegen.

    Insgesamt stellt BVTM-Geschäftsführer Michael Oppermann dem Bericht aber mit außergewöhnlich kritischen Worten ein geradezu vernichtendes Zeugnis aus: „Der Evaluationsbericht der Bundesregierung ist ein Offenbarungseid. Auf insgesamt 205 Seiten kommt die Bundesregierung nach fünf Jahren zu der Erkenntnis, dass ihr die Daten fehlen, um die Auswirkungen ihres Gesetzes valide zu beurteilen. An den eigentlichen Problemstellungen im Markt geht der Bericht zudem komplett vorbei, denn das Spannungsfeld zwischen Plattformen auf der einen und dem Taxigewerbe auf der anderen Seite – schon bei der Reform 2021 der wesentliche Punkt der Auseinandersetzung – wird gar nicht beleuchtet.“

    Das PBefG war 2021 nach langem politischem Ringen novelliert worden: Der Bundestag beschloss die Reform am 5. März 2021, ihre wesentlichen Teile traten zum 1. August desselben Jahres in Kraft. Mit der Novelle wurden unter anderem der Tarifkorridor für Taxis, die Möglichkeit kommunaler Mindestbeförderungsentgelte für Mietwagen sowie mit dem gebündelten Bedarfsverkehr eine dritte „Verkehrsart“ eingeführt. Schon zum vierten Jahrestag des Gesetzes hatte der BVTM eine ernüchternde Bilanz gezogen: Außer den Taxi-Festpreisen sei in der Praxis kaum etwas von den neuen Regeln angekommen. Dass die Bundesregierung nun einen Evaluationsbericht vorlegt, ist gesetzlich vorgegeben: Paragraf 66 PBefG verpflichtet das Bundesverkehrsministerium, die Wirkung der Novelle fünf Jahre nach deren Inkrafttreten zu evaluieren.

    Zusätzlichen politischen Druck hatte zuvor bereits das Abgeordnetenhaus von Berlin aufgebaut, der Stadt, die mit München und dem Ballungsraum Köln/Ruhrgebiet am stärksten vom Mietwagenproblem betroffen ist: Auf Antrag der Koalitionsfraktionen CDU und SPD forderte das Landesparlament den Berliner Senat einstimmig auf, sich auf Bundesebene dafür einzusetzen, dass im Rahmen der PBefG-Evaluierung nötige Anpassungen im Gesetz sowie in der Verordnung über den Betrieb von Kraftfahrunternehmen im Personenverkehr (BOKraft) vorgenommen werden. Zu den Forderungen, die die Handschrift von Tino Schopf tragen, zählten unter anderem ein öffentlich einsehbares, zentrales Register konzessionierter Mietwagenunternehmen, eine Konkretisierung der Voraussetzungen für eine Gefährdung öffentlicher Verkehrsinteressen in § 51a PBefG, die Ausweitung der behördlichen Aufsicht nach § 54 PBefG auf app-basierte Vermittlungsplattformen, digitale Übermittlungspflichten für deren Fahrtendaten nach § 54a PBefG, vom Bundesministerium zu erarbeitende „Allgemeine Grundsätze zum PBefG“ sowie die Streichung der Ausnahmemöglichkeit von der Wegstreckenzählerpflicht für plattformbasierten Mietwagenverkehr in der BOKraft.

    Gleichzeitig mit der Vorlage des Evaluationsberichts durch die Bundesregierung hat der BVTM gestern ein Positionspapier für Anpassungen am Rechtsrahmen vorgestellt. Oppermann: „Wir brauchen endlich klare Verhältnisse. Seit der Reform sind fünf Jahre vergangen, und noch immer sind die neuen Regeln auf der Straße nicht vollständig angekommen. Der Gesetzgeber muss nochmal nachsteuern, um seiner Reform von 2021 zu voller Wirksamkeit zu verhelfen.“

    In dem Acht-Punkt-Papier mit dem Titel „Klare Verhältnisse bei Taxi und Mietwagen“ fordert der Bundesverband zunächst eine schärfere Abgrenzung der beiden Verkehrsformen: Wer Fahrgäste ad hoc befördere, benötige eine Taxigenehmigung samt Tarif-, Betriebs- und Beförderungspflicht, alle anderen Geschäftsmodelle seien dem Mietwagen zuzuordnen. Beim Instrument der Mindestbeförderungsentgelte sieht der Verband weiterhin Konkretisierungsbedarf: Zwar erlaube das PBefG deren Festlegung zum „Schutz der öffentlichen Verkehrsinteressen“, doch mache gerade dieser unbestimmte Rechtsbegriff es Kommunen schwer, die Einführung rechtssicher zu begründen. Als Orientierung verweist der BVTM auf ein Urteil des Verwaltungsgerichts Leipzig, wonach es bereits ausreicht, dass „eine nachvollziehbare Tatsachenbasis dafür, dass ohne Tätigwerden mit einiger Sicherheit eine Beeinträchtigung von öffentlichen Verkehrsinteressen eintreten würde“ – dieser Maßstab solle künftig ausdrücklich ins Gesetz aufgenommen werden.

    Zudem fehle bislang ein Referenzwert für die Höhe der Entgelte selbst: „Kommunen haben ein Werkzeug, aber keine Bedienungsanleitung. Sie brauchen einen Regelfall, an dem sie sich orientieren können“, heißt es im Positionspapier. Um die Einführung in der Praxis voranzubringen, soll zudem eine Befassungspflicht für Großstädte verankert werden: „Manchmal hilft es, wenn man weiß, was von einem erwartet wird. Deshalb wollen wir, dass alle Großstädte […] sich obligatorisch mit dem Thema Mindestbeförderungsentgelte befassen müssen und diese einführen ‚sollen‘. […] ‚Soll‘ statt ‚Kann‘ für Großstädte schafft Klarheit.“

    Weitere Forderungen betreffen eine verbesserte Anwendbarkeit der PBefG-Instrumente für kommunale Behörden, eine flächendeckende, verpflichtende Kartenakzeptanz im gesamten Gewerbe sowie einheitliche bundesweite Standards bei Festpreisen.

    Auch zu autonomen Fahrzeugen bezieht der Verband Stellung: „Die Robotaxis kommen. Sie sind keine Bedrohung für das Taxigewerbe, sondern eine Weiterentwicklung – wenn auch die Robotaxis nach den Taxiregeln spielen“, heißt es im Papier; sie sollten kommunal über Kontingente, Tarife und Bediengebiete steuerbar sein.

    Fazit des BVTM: „Es braucht keine grundlegende, weitere Novelle des Personenbeförderungsrechts. Vielmehr muss es jetzt darum gehen, die 2021 beschlossenen Ideen und Regeln so nachzubessern, dass sie auch in der Realität ankommen“, erläutert Oppermann. Wörtlich heißt es hierzu im Positionspapier: „Schon durch wenige, minimalinvasive Verbesserungen ist es möglich, dem Grundgesetz der Mobilität zu mehr Wirkung zu verhelfen. Die vorgeschlagenen Veränderungen verbessern deutschlandweit spürbar das Leistungsangebot für die Fahrgäste, schaffen Klarheit für die Unternehmen und geben den Kommunen mehr Souveränität in der Gestaltung des Mobilitätsangebots.“ ar

    Beitragsbild: Titelseiten eines Teils des Evaluationsberichts (BAST) und das Positionspapiers (BVTM); Collage: Taxi Times

    #Taxi #Uber #Politik #Personenbeförderungsgesetz #Lobbying

  • L’Afrique en première ligne du durcissement de la politique migratoire de Donald Trump
    https://www.lemonde.fr/afrique/article/2026/08/07/l-afrique-en-premiere-ligne-du-durcissement-de-la-politique-migratoire-de-do

    L’Afrique en première ligne du durcissement de la politique migratoire de Donald Trump
    Par Morgane Le Cam
    Pour les Africains, voyager aux Etats-Unis tient de plus en plus du parcours du combattant. Après l’ajout, en janvier et en avril, de 23 nouveaux pays du continent sur la liste des Etats dont les ressortissants doivent désormais verser une caution au moment de déposer leur demande de visa, l’administration américaine a augmenté, lundi 3 août, le montant de cette garantie.
    La mesure, qui doit entrer en vigueur le 20 août, concerne les demandeurs de visa touriste ou affaires, ressortissants de 50 Etats à travers le monde, dont 30 en Afrique. Auparavant établie entre 5 000 et 15 000 dollars (entre 4 340 et 13 000 euros), cette caution s’élève désormais à 10 000, 15 000 ou 20 000 dollars « en fonction de la situation du demandeur telle qu’évaluée par le fonctionnaire consulaire », précise le règlement publié par le département d’Etat.
    Washington généralise ainsi son programme de demande de caution pour obtenir un visa, lancé en août 2025 pour un an, après avoir constaté le succès de ce dernier « pour réduire les abus en matière de visas et les séjours illégaux » sur le sol américain, précise le même document. Avec ce nouveau durcissement des conditions d’accès au territoire américain, Washington renforce sa lutte contre l’immigration irrégulière – l’une des priorités de l’administration de Donald Trump depuis son retour à la Maison Blanche, en 2025. Et, une nouvelle fois, l’Afrique figure parmi les principales cibles.
    Un durcissement de la politique migratoire de Donald Trump, notamment en Afrique
    D’après un rapport adressé au Congrès par le département de la sécurité intérieure en juillet 2025, les Africains ne représentaient que 4,8 % des voyageurs étrangers aux Etats-Unis en 2024, soit 584 000 personnes sur les 12,1 millions de titulaires de visa touriste ou affaires cette année-là. Mais ils sont plus nombreux que la moyenne à dépasser la durée de séjour autorisée sur le sol américain. Selon le même document, 5,6 % des voyageurs africains aux Etats-Unis en 2024 se sont maintenus illégalement sur le territoire à l’issue de la date d’expiration de leur visa (33 000 personnes), tandis que le taux moyen de dépassement de séjour était de 2,3 % cette même année.
    Parmi les pays sujets à des restrictions de visa, vingt-six sont africains
    Les expulser coûte cher à l’administration américaine : 18 042 dollars en moyenne par étranger, selon le règlement du département d’Etat cité plus haut. D’où l’augmentation du montant de la caution qui, en cas de dépassement de la durée de séjour autorisée, n’est pas restituée au ressortissant. Washington s’assure ainsi de pouvoir compenser l’ensemble des coûts liés à l’expulsion de ces migrants.
    Selon une estimation du centre d’études Migration Policy Institute, 15 000 des voyageurs restés illégalement sur le territoire américain ont été expulsés en 2025 vers des pays tiers, c’est-à-dire vers des Etats dont ils ne sont pas originaires, mais dont Washington se sert comme sous-traitants. Là encore, l’administration Trump a ciblé les Etats africains : 14 d’entre eux ont conclu des accords avec Washington en 2025 et 2026 – sur 35 pays au total –, acceptant d’accueillir des ressortissants issus de pays tiers en échange d’argent, d’aide au développement ou de facilités de visas pour leurs propres ressortissants.
    Les 30 et 31 juillet, des dizaines de migrants, bénéficiant pourtant pour la plupart de mesures de protection de la part de la justice américaine pour empêcher leur expulsion, ont ainsi été envoyés vers la Guinée équatoriale, la Sierra Leone, le Ghana et la République centrafricaine. Trente-six autres migrants, expulsés contre leur gré des Etats-Unis vers le Cameroun, entre janvier et mai, ont saisi la justice camerounaise pour demander la protection juridique dans le pays et la suspension de l’accord migratoire conclu entre Washington et Yaoundé, a annoncé leur avocat, mercredi 5 août. Ils espèrent bloquer leur expulsion vers leur pays d’origine.
    Alors que de plus en plus d’Etats africains acceptent d’accueillir les migrants expulsés par l’administration Trump, Washington a restreint ou interdit de voyage sur le sol américain les ressortissants de certains de ses sous-traitants. En décembre 2025, la Maison Blanche a publié une liste de 24 nouveaux pays – parmi lesquels 17 pays africains –, dont les citoyens sont tantôt interdits, tantôt soumis à des restrictions de visa aux Etats-Unis. Sur celle-ci figure la Sierra Leone et le Soudan du Sud, pourtant signataires d’accords migratoires avec Washington. Au total, 26 Etats du continent sont soumis à des restrictions ou à une interdiction de voyage outre-Atlantique.
    Quant aux citoyens africains qui, eux, conservent sur le papier la possibilité de demander un visa, ils ne sont pas au bout de leurs peines. Outre la caution dont la plupart doivent désormais s’acquitter – d’un montant exorbitant au regard du niveau de vie moyen dans les pays concernés –, certains doivent aussi voyager… pour déposer leur demande de visa.Le 15 juillet, le département d’Etat a annoncé dans un communiqué la suppression de ses services consulaires dans 25 capitales et grandes villes africaines dans le cadre d’une « réorganisation des services de visas en Afrique autour de pôles régionaux ». Les ressortissants de ces 25 pays devront désormais se rendre dans l’un des 20 Etats ayant conservé leur capacité à délivrer le précieux sésame.

    #Covid-19#migrant#migration#etatsunis#afrique#politiquemigratoire#visas#paystiers#expulsion#droit#sante

  • Aus dem Häuschen
    https://www.nd-aktuell.de/artikel/1201665.leipzig-dohne-aus-dem-haeuschen.html

    Schon lange ein Dorn im Auge grüner Kulturkämpfer: Die Drohne von Leipzig ist für sie Anlass, mal wieder die Schließung des Russischen Hauses in Berlin zu fordern. Foto: IMAGO/Schöning

    Après un événement qui a tout d’une provocation false flag ukrainienne les vois russophobes atteignent un volume inconnu. On assiste à une nouvelle tentative de fermer l’institut culturel maison russe à Berlin. L’amitié entre les peuples est la première victime des fanatiques belliqueux.

    7.8.2026 vin Daniel Säwert - Nach dem Drohnenfund von Leipzig überbieten sich Politiker mit Strafforderungen. Dabei ist nicht mal der Täter bekannt.

    Die Drohne von Leipzig hält die Republik weiter auf Trab. Obwohl noch immer nicht geklärt ist, wer hinter dem Fluggerät mitsamt Sprengstoff steht, überbieten sich Medien und Politik mit Spekulationen und Forderungen nach möglichst harten Reaktionen. Zurückhaltung scheint keine Option mehr zu sein.

    Erst spät, eigentlich zu spät, besannen sich viele Medien auf den Grundsatz, niemanden fälschlicherweise zu beschuldigen. Das pflichtbewusste »mutmaßlich« bezüglich der Täterschaft, wie es in beinahe jedem Text zum Anschlag auf den CSD in Berlin zu finden war, ließ lange auf sich warten. Viele werden es gar nicht gelesen haben. Ist aber auch egal, es passte einfach zu gut.

    Sicher, die Umstände sprechen dafür, dass einer der russischen Geheimdienste (vulgo auch »Putins Geheimdienst«) verantwortlich sein könnte. Nur: Solange nichts bewiesen ist, gilt die Unschuldsvermutung. Sogar für Russland.

    Doch abseits der Bundesregierung, die sich einigermaßen bemüht, den Ball noch flach zu halten, schert sich die Politik nicht um dieses juristische Prinzip. Dass CDU-Rechtsaußen Roderich Kiesewetter gleich die Nato konsultieren will, klingt dabei schon fast wie ein Sprung in der Schallplatte. Schließlich möchte er bei jeder Gelegenheit losschlagen.

    Angefeuert durch eine fragwürdige Berichterstattung des WDR haben vor allem die Grünen jegliche Scham abgelegt und endlich den casus destructio für eines ihrer Lieblingsprojekte gefunden. Das Russische Haus in Berlin, schon lange ein tiefer Dorn im Auge grüner Kulturkrieger, muss weg, so die Forderung. Die Drohne soll nun schaffen, was jahrelange Agitation und Überlegungen, wie man denn den Russen aus dem Bau in der Friedrichstraße herausbekommt, nicht vermochten. Dass damit bilaterale Verträge gebrochen und die Zukunft der Goethe-Institute in Russland aufs Spiel gesetzt werden, spielt keine Rolle. Ebenso wenig wie das Abwarten auf Untersuchungsergebnisse. Jetzt oder nie. Wer braucht da noch Recht und Gesetz.

    #Berlin #Mitte #Friedrichstraße #Allemagne #Russie #politique_culturelle #russophobie

  • Dans les sombres temps (de la normalisation)
    https://lundi.am/Dans-les-sombres-temps-de-la-normalisation

    Or le geste des cinéastes ne venait pas de l’extérieur du cinéma. Il venait du cinéma lui-même, de celles et ceux dont les films étaient invités, exposés, programmés, sollicités, et qui ont décidé que leur participation, dans ces conditions, contribuerait à reconduire ce qu’ils tentaient de combattre. Le retrait n’était donc pas l’intrusion de la politique dans le cinéma, mais la manifestation d’une pensée politique du cinéma par les cinéastes eux-mêmes.

    #cinéma #Palestine #Israël #symétrisation #politique #le_cinéma_est_politique