#polycentrisme

  • À la recherche du #polycentrisme francilien
    https://metropolitiques.eu/A-la-recherche-du-polycentrisme-francilien.html

    Et si la révision du Schéma directeur d’aménagement de la région #Île-de-France (SDRIF-E) faisait fausse route ? Jacqueline Lorthiois et Harm Smit appellent à un véritable polycentrisme, fondé sur la superposition des bassins d’emploi et des bassins de vie afin de réduire les temps de transport et les #inégalités entre territoires franciliens. L’objectif du schéma directeur de la Région Île-de-France (SDRIF) est de définir « la planification stratégique afin d’encadrer la croissance urbaine, l’utilisation de #Débats

    / #planification_urbaine, inégalités, #emploi, Île-de-France, #transports, centralité, polycentrisme, (...)

    #centralité #mobilité
    https://metropolitiques.eu/IMG/pdf/smit-lorthiois.pdf

  • Carlos Moreno. Una soluzione per la vita urbana

    “La città dei 15 minuti” promuove un’idea di policentrismo a basso impatto, per garantire l’accesso diffuso ai servizi essenziali ripensando la pianificazione urbanistica. Un processo che il cambiamento climatico impone.

    Tra il 2012 e il 2022, oltre 300 milioni di persone hanno abbandonato la vita rurale per trasferirsi nelle città, da quelle piccole e medie alle metropoli e megalopoli. Nel 2022, il 56,9% della popolazione globale, che ha ormai superato quota otto miliardi, è urbana. Per questo, anche se rappresentano un “attentato” alla qualità delle risorse naturali, consumano oltre i tre quarti dell’energia e sono un serio problema per quanto riguarda la concentrazione di emissioni climalteranti e di inquinanti nell’aria, “le città sono il cuore della soluzione”, come scrive Carlos Moreno nel libro “La città dei 15 minuti”, pubblicato in Italia da add editore.

    È in questo testo che Moreno, direttore scientifico del laboratorio di ricerca “Entrepreneurship territory innovation” presso la Iae Paris Sorbonne Business School (Università Paris 1 Panthéon Sorbonne) e professore all’Accademia internazionale di Architettura, descrive le basi teoriche di un nuovo paradigma, capace di costruire città viventi e di riconoscere un nuovo diritto di viverle, allargando l’idea di diritto alla città, che ha portato in passato a rivendicare una (non affatto scontata) dignità abitativa. Necessaria ma insufficiente.

    Che cosa manca per cambiare il paradigma?
    CM Per offrire soluzioni che siano allo stesso tempo realizzabili e durevoli sono necessari almeno tre elementi. Il primo è relativo al ruolo di chi è al governo, sia un sindaco o il presidente di una città metropolitana, che deve saper offrire una visione “pionieristica” capace di uscire dalla logica del breve periodo, che è la cosa più difficile per chi amministra ed è abituato a rispondere a bisogni immediati. Concetti come decentralizzazione e policentrismo, per essere applicati, hanno però bisogno di tempo. Da qui l’esigenza di seguire logiche di medio periodo, per poter sviluppare piani per un’organizzazione territoriale con carattere strutturale e strategico.

    Si tratta, cioè, di ridefinire il modo di vivere le città, aspetto che evidenzia, ed è il secondo elemento chiave, l’importanza che i cittadini siano coscienti delle sfide che abbiamo di fronte, in particolare quelle legate al cambiamento climatico, perché accettino la necessità di cambiare un modello di vita urbana che ha quasi un secolo e oggi non è più valido. Parlo, in particolare, del modello fondato sulle auto private alimentate da combustibili fossili, usate per spostamenti che spesso non arrivano ai sei chilometri. Limitare la presenza e l’uso delle auto non significa togliere libertà individuali ma offrire un miglior modo di usare lo spazio pubblico. Il terzo punto è invitare i settori economici a trasformare il proprio modello di business, uscendo da una segmentazione delle attività concentrate in singoli quartieri verso un modello più decentralizzato.

    Che consiglio darebbe a un amministratore che desideri “cambiare le città, modificando il nostro modo di viverle”?
    CM Deve sentire la responsabilità di preservare o incrementare la qualità di vita, che è basata sul bene comune, un concetto che io calo nella definizione che ne ha dato Elinor Ostrom (la prima donna a ricevere il Nobel per l’Economia nel 2009, ndr), e comprende tutte le risorse materiali e immateriali necessarie per preservare il benessere generale. Questo all’interno di un’economia di mercato significa identificare un itinerario, ridefinendo il concetto di qualità di vita e garantire una maggiore accessibilità ai servizi locali. Ciò può permettere ai cittadini di “cambiare il chip”, perché ormai da novant’anni sono abituati a un modello insostenibile.

    “La città ideale non esiste”, spiega nel libro. Ciò che descrive è un percorso di trasformazione. Che ruolo hanno in questo processo di adattamento gli elementi naturali?
    CM Le città hanno sempre vissuto in una osmosi con le risorse naturali. La qualità di vita dipende da aria, acqua, suolo e vegetazione, che sono elementi indispensabili. Da un secolo, da quando le auto sono diventate popolari, in particolare dopo la Seconda guerra mondiale, con la costruzione delle strade e delle autostrade, di quartieri dedicati all’impresa, si è rotto l’equilibrio tra questi elementi naturali e le nostre città. Le nuove distanze urbane percorse in auto portano alla produzione di inquinamento permanente, ossidi di azoto e particolato fine, con la contaminazione dell’aria, l’occupazione del suolo l’interruzione di processi naturali e la possibilità offerta degli ambienti naturali di assorbire le emissioni. La perdita di questa armonia si è tradotta in un’emergenza: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’80% delle metropoli ha aria contaminata e l’impermeabilizzazione dei suoli fa sì che le piogge più intense non siano assorbite. Accettando questa rottura tra la coerenza della natura e l’ambito urbano, abbiamo messo in pericolo la nostra salute, con malattie sempre più diffuse in città che hanno origine da questi elementi di inquinamento.

    “È importante che i cittadini siano coscienti delle sfide legate alla crisi climatica e accettino di cambiare un modello di vita urbana che ha quasi un secolo e oggi non è più valido”

    Ecco che dal diritto alla città si passa al diritto di vivere nelle città.
    CM Facciamo uno zoom su ciò che significa un modello di vita urbano. Le città in cinquanta anni hanno avuto uno sviluppo enorme, che inizialmente ha generato un movimento legato al problema della casa, cui le città risposero producendone in massa, anche legate all’edilizia residenziale pubblica, realizzate sempre più in periferie, costruite in cemento e lontane dai servizi pubblici essenziali. Questo ha creato una forte dipendenza dall’auto e una segregazione sociale importante nei quartieri popolari. Qualcosa che era indispensabile, è diventata un’arma a doppio taglio: perché una casa senza accesso alle funzioni sociali urbane fondamentali -vivere, lavorare, rifornirsi, curarsi, imparare e divertirsi- produce problemi, all’interno di zone di dis-integrazione. Credevamo bastasse una casa, ma non è così. È per questo che serve un nuovo modello policentrico, che è il diritto di vivere in città e avere una buona qualità di vita, senza limitazioni. Di questo si parlerà a novembre al World urban forum promosso dall’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di insediamenti umani e intitolato “Tutto inizia a casa. Azioni locali per città e comunità sostenibili”. La casa non è solo un tetto sulla testa.

    E diventa fondamentale progettare la vita urbana, non solo le città con i loro edifici: che cosa significa “la città dei 15 minuti”?
    CM Dobbiamo uscire da un modello insostenibile. Non si può continuare a costruire centri commerciali in periferia che disintegrano le economie locali, né parcheggi che attraggono grandi quantità di auto. Questa è la sfida, prima che sia troppo tardi. Nell’ottobre 2023 a città di Acapulco, in Messico, lungo la costa pacifica nello Stato del Guerrero, è stata distrutta in poche ore dall’uragano Otis, che in breve tempo è passato da tempesta tropicale a pericolosa tempesta di categoria cinque. Il costo della ricostruzione è pari a 3,4 miliardi di dollari. Oggi ciò che è successo ad Acapulco può accadere ovunque. E in Europa stiamo producendo un’intensificazione degli effetti del cambiamento climatico, continuando a scegliere l’impermeabilizzazione permanente del suolo.

    Nella sua riflessione lei inserisce anche l’invito a concentrarsi sulle relazioni tra città e campagna. Perché è così importante?
    CM Negli ultimi settant’anni abbiamo accettato anche di veder disintegrato il modello economico che ci legava alla terra, essenziale per la catena alimentare, indispensabile per vivere bene. Il modello economico dei centri commerciali, che sono uno stile di vita e non semplicemente negozi, ha invece bisogno di centrali d’acquisto che hanno il potere di “strangolare” il piccolo produttore. Una delle questioni che evoco nel mio libro è così la necessaria rigenerazione del “vincolo” che esiste tra la produzione nelle campagne, e il consumo, in città, attraverso modelli di filiera corta, che prevedono la nascita di cooperative agricole e mercati all’aria aperta all’interno di spazi multifunzionali, come potrebbero essere le stazioni dei treni. È un modello che in Francia è fondato sulle Associations pour le maintien d’une agriculture paysanne (Amap) e valorizza chi fa un uso non intensivo delle superfici agricole, senza usare in modo massiccio prodotti fertilizzanti, un pericolo per la salute. Tutto questo si collega alla salute urbana, perché il consumo di cibo di scarsa qualità ottenuto grazie all’uso di pesticidi ci intossica.

    https://altreconomia.it/carlos-moreno-una-soluzione-per-la-vita-urbana

    #ville_du_quart_d'heure #15_minutes #villes #urban_matter #urbanisme #aménagement_du_territoire #polycentrisme #Carlos_Moreno

    • La città dei 15 minuti. Per una cultura urbana democratica

      Le città sono sopravvissute a regni e imperi, a rivoluzioni e guerre, alle più diverse crisi e a ogni altra circostanza avversa: come espressione degli abitanti alle sfide del presente e del futuro, si sono dimostrate più resistenti di qualsiasi altra struttura socio-territoriale. La città di domani dovrà essere sempre più funzionale e interattiva, costruita e pensata con immaginazione e creatività, in modo da trovare nuovi modi di tessere relazioni tra le due componenti essenziali della vita cittadina: il tempo e lo spazio.

      Da qui prende avvio il progetto “Città dei 15 minuti” di Carlos Moreno, che prevede un cambio di prospettiva: non più raggiungere punti distanti tra loro nel minor tempo possibile, ma avvicinarli in modo che gli aspetti essenziali del vivere – abitare, lavorare, rifornirsi, curarsi, studiare, divertirsi – possano compiersi in un tempo ragionevole e in uno spazio sensibile. Per questo occorrerà passare dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita in città, ricollegando l’elemento umano con il tessuto urbano, trasformando così un’entità millenaria, mutevole e tenace, in una vera e propria città vivente.

      https://www.addeditore.it/catalogo/carlos-moreno-la-citta-dei-15-minuti
      #livre

  • Il 3 settembre 1982 l’omicidio di Carlo Alberto #Dalla_Chiesa

    "Chiunque pensasse di combattere la #Mafia nel «pascolo» palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo". E’ una delle riflessioni più note e importanti del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso in un agguato mafioso assieme alla moglie e a un agente di scorta il 3 settembre 1982. A Palermo, dove arrivò ufficialmente nel maggio dello stesso anno, lamentò più volte il mancato rispetto degli impegni assunti dal governo e la carenza di sostegno da parte dello Stato nella lotta alla mafia. Da Palermo a Milano, a 36 anni di distanza dall’omicidio, molte le iniziative per ricordare la sua figura. A Roma ci saranno il capitano Ultimo, e con lui anche la figlia del generale, Rita Dalla Chiesa. Ricordiamo Carlo Alberto Dalla Chiesa in questa scheda di Stefano Corradino

    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/omicidio-Carlo-Alberto-Dalla-Chiesa-3-settembre-1982-36e956e6-cc76-44b3-832e

    Extrait:

    Chiunque pensasse di combattere la Mafia nel «pascolo» palermitano e non nel resto d’Italia non farebbe che perdere tempo"

    #Italie #histoire #polycentrisme #andreotti #giulio_andreotti #Sicile

  • Hubert Védrine : « Il n’y a plus de centre du monde mais un jeu multiple et instable », Interview
    http://www.lesechos.fr/economie-politique/monde/interview/0203186371977-hubert-vedrine-ancien-ministre-des-affaires-etrangeres-il-n-y

    Les Etats-Unis ne vont pas, ne peuvent pas se « désintéresser » du monde même si un courant « isolationniste » réapparaît chez eux ! Certes ils ne sont plus l’hyperpuissance des années 1990, mais ils sont toujours la première puissance même si leur leadership, face à la Chine et à tous les autres pays, n’est plus que relatif. Devaient-ils rester engagés de la même façon et aux mêmes endroits que pendant la guerre froide ? Bien sûr que non. Pour autant ils ne remettront pas en cause l’Alliance Atlantique et son article 5. Le parti Républicain est écartelé entre isolationnistes farouches et interventionnistes excités mais l’idée du repliement est une illusion d’optique, et une crainte européennes. Les Etats-Unis vont rester la puissance militaire mondiale numéro 1 (nucléaire, aérienne, maritime et technologique), mais s’engager avec plus de parcimonie. Il est de bon ton à Paris de douter d’Obama ou de le dénigrer. En réalité, même si sa conduite de la politique étrangère américaine peut parfois déconcerter, je pense qu’il a une vue juste du monde de demain et une vraie stratégie, à défaut de tactique....

    #géopolitique
    #Hubert-Védrine

  • Zéropolaire
    http://www.franceculture.fr/emission-mot-a-mot-zeropolaire-2013-11-30

    Avec la fin du monde bipolaire et l’érosion de l’hyper puissance américaine on pouvait croire que s’établirait un monde multipolaire.
    #Etats-Unis, #Russie, #Union_Européenne et les grands émergents -#Chine #Inde #Brésil- allaient assurer en collaboration la direction d’un nouvel équilibre planétaire plus juste.
    Dans son discours de clôture de la conférence des ambassadeurs, Laurent Fabius doucha cette espérance. 
    Ni « Uni » ni « bi » ni « multi » notre monde était devenu a-polaire ou zéro-polaire !
    (...)
    Quelle différence y a-t-il entre un monde a-polaire et un monde zéro-polaire ?
    La première expression renvoie à une absence complète de pôle.
    La seconde à des pôles qui auraient été ramenés à zéro.
    Ils existeraient encore mais seraient réduits à l’#impuissance.
    Des pôles dépolarisés.
    Comme si les #Etats nationaux avaient définitivement perdu la direction des affaires communes.
    Mais les pôles ont-ils complètement disparus ?
    Et le monde se gouverne-il seul désormais ?

    (...)

    Le groupe Doux s’est séparé de son pôle "poulet frais" pour se recentrer sur sa filière "poulet export".
    Alstom annonce son intention de vendre une participation minoritaire dans son pôle Transport et de supprimer dans un premier temps 1.300 postes, renvoyant leurs titulaires à #Pôle_emploi.
    Le nouveau tramway T7 desservira le pôle d’emploi Orly-Rungis, premier pôle économique du sud francilien, en reliant Villejuif à Athis-Mons.
    Les universités ont maintenant leurs pôles d’excellence.
    Et l’on parle tous les jours des pôles de compétitivité.
    Indubitablement les pôles ont désertés le champ du politique pour réapparaître dans celui de l’économie..
    Le monde se polarise autour du principe de concurrence.
    Monde zéropolaire signifie donc « degré zéro de la #politique ».