• Schizzano i fatturati delle prime 100 aziende belliche del mondo. C’è anche #Leonardo

    Nel #2024 le più grandi aziende del comparto militare hanno registrato ricavi record pari a 679 miliardi di dollari a livello globale. A guidare la crescita sono le corporation statunitensi impegnate nello sviluppo di sottomarini nucleari e aerei da combattimento per il Pentagono. Così come quelle europee, coinvolte nel sostegno all’Ucraina e nel riarmo. Mentre le società israeliane stanno ancora traendo enormi profitti dall’aggressione contro la Striscia di Gaza. I dati del Sipri

    Le tensioni internazionali e la crescita delle spese militari spingono i fatturati delle principali aziende belliche. Secondo l’ultima analisi dell’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma (Sipri) i ricavi combinati dei primi 100 produttori di armi a livello globale hanno infatti raggiunto il risultato record di 679 miliardi di dollari, un incremento del 5,9% rispetto all’anno precedente e del 26% nell’ultimo decennio.

    La crescita è dovuta principalmente alle aziende statunitensi (tra cui Lockheed Martin, produttore del caccia F-35) ed europee (tra cui l’italiana Leonardo, seconda in Europa) ma che si è osservata in tutte le regioni. “Lo scorso anno i ricavi globali derivanti dalla vendita di armi hanno raggiunto il livello più alto mai registrato dal Sipri, grazie alla forte domanda di cui hanno approfittato i produttori -ha spiegato Lorenzo Scarazzato, ricercatore del programma sulle spese militari e la produzione di armi del Sipri-. Sebbene le aziende abbiano potenziato la loro capacità produttiva, devono ancora affrontare una serie di sfide che potrebbero influire sui costi e sui tempi di consegna”.

    Tra le prime 100 aziende ben 77 hanno incrementato i loro ricavi dovuti alla vendita di armi ed equipaggiamenti militari, con 42 che hanno segnato un aumento superiore al 10%. Due di loro hanno addirittura più che raddoppiato questa cifra; si tratta di Czechoslovak group (proprietaria, tra le altre, anche di Fiocchi munizioni) che occupa la 46esima posizione con una crescita del 193% e SpaceX, fondata da Elon Musk. Quest’ultima ha segnato un incremento dei ricavi dovuto alle commesse militari del 103%, raggiungendo il 77esimo posto e facendo la sua comparsa per la prima volta nei maggiori produttori di armi. Per rispondere all’aumento della domanda almeno 38 aziende hanno espanso la produzione nel corso del 2024 tramite la creazione di nuove filiali e stabilimenti o sotto forma di acquisizioni.

    Il report del Sipri è dominato dalle aziende statunitensi, che occupano ben 39 posizioni. Una macchina bellica fattasi istituzione che nel 2024 ha segnato ricavi complessivi per 334 miliardi di dollari, poco meno della metà del valore globale, con un aumento del 3,8% rispetto al 2023. Ben quattro delle prime cinque aziende a livello globale battono bandiera statunitense: si tratta di Lockheed Martin, che ha registrato ricavi pari a 64,7 miliardi di dollari e un incremento del 3,2% rispetto al 2023, Rtx al secondo posto (43,6 miliardi, un aumento del 4,1%) e Northrop Grumman (terzo posto, 37,9 miliardi, + 3,3%). Chiude in quinta posizione General dynamics con ricavi pari a 33,6 miliardi e un aumento record dell’8,1%. Secondo il Sipri questa crescita è dovuta alla produzione dei sottomarini a propulsione nucleare di classe Columbia e Virginia, anche se nel 2024 sono cresciute le preoccupazioni per i persistenti superamenti dei costi e i ritardi di produzione che hanno interessato entrambi i programmi.

    Secondo i ricercatori, ritardi e superamenti del budget rappresentano un fenomeno endemico nell’industria bellica. Un esempio significativo riguarda i già citati sottomarini nucleari di classe Columbia che hanno registrato un superamento del costo stimato fino a 17 miliardi di dollari, con un ritardo di almeno 16 mesi nella produzione della prima imbarcazione. In modo simile la consegna di 110 aerei da combattimento F-35, prodotti da Lockheed Martin, ha subito un ritardo medio di 238 giorni per aeromobile e un aumento del budget che secondo le stime dello stesso dipartimento della Difesa (ora “della Guerra”) ammonta a 89,5 miliardi. Considerando anche i costi di manutenzione, l’intero “progetto F-35” è arrivato così a costare agli Stati Uniti 1.600 miliardi di dollari, contro i 1.100 stimati nel 2018. “I ritardi e l’aumento dei costi avranno inevitabilmente un impatto sulla pianificazione e sulla spesa militare degli Stati Uniti -ha fatto notare Xiao Liang, del gruppo di ricerca del Sipri-. Ciò potrebbe avere ripercussioni sugli sforzi del governo statunitense volti a ridurre la spesa militare eccessiva e migliorare l’efficienza del bilancio”.

    Delle 26 aziende produttrici di armi presenti nella “Top 100” con sede in Europa, 23 hanno registrato un aumento dei ricavi derivanti dalla vendita di armi: 151 miliardi di dollari, in aumento del 13%. Questo fenomeno è stato determinato dalla domanda derivante dalla guerra in Ucraina e dalla percezione di una minaccia da parte della Russia. A trarne i maggiori benefici è stata la già citata Czechoslovak group grazie alla produzione di proiettili d’artiglieria per l’esercito di Kiev.

    Per quanto riguarda l’Italia il fatturato nel settore degli armamenti delle due aziende presenti nella Top 100 -Leonardo Spa e Fincantieri Spa- ha raggiunto i 16,8 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 9,1% rispetto all’anno precedente. Leonardo come detto si qualifica come la seconda azienda europea nel settore degli armamenti e ha aumentato il proprio fatturato bellico del 10%, raggiungendo i 13,8 miliardi di dollari. Nel 2024 la ex Finmeccanica ha costituito una joint venture con la società tedesca Rheinmetall per sviluppare un carro armato e un nuovo veicolo da combattimento della fanteria per le forze armate italiane. Ha inoltre avviato una seconda collaborazione con Bae Systems e diverse società giapponesi, tra cui Mitsubishi heavy industries e Mitsubishi electric corporation, per sviluppare un aereo da combattimento di sesta generazione.

    Anche per questa edizione del rapporto l’analisi relativa alla Russia incontra forti limitazioni data la mancanza di trasparenza sulle vendite e la produzione bellica. Le due aziende russe presenti nella Top 100, Rostec e United shipbuilding corporation, hanno aumentato i loro ricavi complessivi nel settore degli armamenti del 23%, raggiungendo i 31,2 miliardi di dollari, nonostante le sanzioni internazionali che hanno causato una carenza di componenti. La domanda interna sarebbe stata, infatti, sufficiente a compensare ampiamente il calo delle esportazioni. “Oltre alle sanzioni, le aziende belliche russe stanno affrontando una carenza di manodopera qualificata. Ciò potrebbe rallentare la produzione e limitare l’innovazione -ha precisato Diego Lopes da Silva ricercatore senior del Sipri-. Tuttavia, dobbiamo essere cauti nel fare tali previsioni, poiché l’industria degli armamenti russa ha dimostrato di essere resiliente durante la guerra in Ucraina, contrariamente alle aspettative”.

    Anche il Medio Oriente ha fatto segnare nuovi record. Per la prima volta, nove delle prime 100 aziende produttrici di armi hanno sede nella regione, con un fatturato complessivo pari a 31 miliardi di dollari e una crescita del 14%. In particolare, le tre società israeliane presenti nella classifica, Elbit systems, Israel aerospace industries e Rafael, hanno aumentato il loro fatturato complessivo del 16%, raggiungendo i 16,2 miliardi di dollari.

    “La crescente reazione negativa alle azioni di Israele a Gaza sembra aver avuto un impatto minimo sull’interesse per le armi israeliane -ha sottolineato Zubaida Karim del Sipri-. Molti Paesi hanno continuato a effettuare nuovi ordini presso le aziende israeliane nel 2024”. La crescita di queste società viene fatta risalire proprio all’aggressione militare contro Gaza e alla richiesta internazionale di equipaggiamento israeliano, in particolare per quanto riguarda i droni. Ad esempio, nel 2024 Elbit Systems ha riferito che il 65% del suo portafoglio ordini da 22,6 miliardi di dollari proveniva da contratti internazionali, compresi accordi con Paesi europei per droni a lungo raggio. I ricavi dell’azienda nel settore degli armamenti sono aumentati del 14% su base annua, raggiungendo i 6,3 miliardi di dollari. In particolare, Elbit si è aggiudicata nuovi contratti per oltre cinque miliardi dal ministero della Difesa israeliano dopo l’inizio dei bombardamenti contro Gaza nell’ottobre 2023. Risultati simili sono stati ottenuti da Israel aerospace industries con 5,2 miliardi di dollari da commesse militari, un aumento del 13% rispetto al 2023, e da Rafael con una crescita del 23% e 4,7 miliardi in ricavi.

    https://altreconomia.it/schizzano-i-fatturati-delle-prime-100-aziende-belliche-del-mondo-ce-anc

    #armes #industrie_de_l'armement #business #chiffres #statistiques #armée #monde #Lockheed_Martin #Czechoslovak_group #Fiocchi_munizioni #SpaceX #Elon_Musk #Rtx #Northrop_Grumman #General_dynamics #Rheinmetall #Finmeccanica #Bae_Systems #Mitsubishi_heavy_industries #Mitsubishi_electric_corporation #Rostec #United_shipbuilding_corporation
    #Sipri #rapport

  • #Spalloni e #bricolle. Storia sociale del contrabbando al confine tra Italia e Svizzera 1861–1939

    Al confine tra Italia e Svizzera il contrabbando è stato esercitato in passato con un’intensità del tutto straordinaria. Le merci venivano acquistate in Svizzera e introdotte illegalmente in Italia dove, a causa di tributi fiscali e monopoli, erano notevolmente più care. Gli spalloni le trasportavano nottetempo nelle bricolle, in sfiancanti camminate, lungo le vie più discoste e impervie.
    Attingendo a una gamma di fonti particolarmente ampia e diversificata, lo studio ricostruisce i meccanismi, le implicazioni diplomatiche e le funzioni simboliche del contrabbando dall’Unità d’Italia alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Emerge come questa forma di illegalità popolare sia stata una risorsa per sfuggire alla miseria, ma anche una forma di resistenza all’odiato Stato centrale. La figura dello spallone si fissò nell’immaginario popolare come simbolo di coraggio e riscatto.
    Oltre a evidenziare la profonda compenetrazione tra contrabbando e società, la ricerca illustra in che modo, con l’avvento della dittatura fascista, mutarono le funzioni e le percezioni di un confine a maglie sempre più strette.

    https://www.dodis.ch/it/q25
    #histoire #Tessin #contrebande #Suisse #Italie #montagne #pauvreté #résistance #frontières #fascisme

  • #eastriver: uno spazio per restare
    https://scomodo.org/eastriver-uno-spazio-per-restare

    EastRiver occupa un angolo particolare della geografia milanese, dove il centro città sfuma verso il Naviglio Martesana, a #Milano. È un luogo che ha già vissuto molte vite: è stato un rifugio culturale, un circolo ricreativo, una carrozzeria, un centro sportivo all’aperto. L’area di questo spazio è di circa 1500 metri quadrati che per diverso […] L’articolo Eastriver: uno spazio per restare proviene da Scomodo.

    #Uncategorized #spazi

  • Achtjähriger in Berlin angefahren: Autofahrer hält an, lacht und begeht Fahrerflucht
    https://www.tagesspiegel.de/berlin/achtjahriger-in-berlin-angefahren-autofahrer-halt-an-lacht-und-begeht-f.

    Du willst diese ganzen rücksichtslosen Arschlöcher einfach nicht mehr.

    25.10.2025 - Ein Junge wird beim Überqueren der Straße in Berlin-Spandau von einem Autofahrer angefahren. Dieser hält an, schaut aus dem Fenster und lacht, ehe er unerkannt flüchtet.

    Ein Autofahrer hat am Freitag ein Kind im Spandauer Ortsteil Hakenfelde angefahren und ist geflüchtet. Nach bisherigen Erkenntnissen der Polizei überquerte der achtjährige Junge gegen 8.40 Uhr bei grüner Ampel die Neuendorfer Straße an der Kreuzung Askanierring/Havelschanze/Neuendorfer Straße. Dabei fuhr ihn ein bisher unbekannter Mann in einem Mercedes auf der Fahrbahn an.

    Der Autofahrer soll den Angaben zufolge im Bereich einer Haltestelle angehalten, aus dem Fenster herausgeschaut und gelacht haben, bevor er vom Unfallort flüchtete. Der Junge erlitt eine Verletzung der Nase und spürte laut Polizei Schmerzen in seiner linken Körperhälfte.

    Unter Schock ging er vom Unfallort in seinen Hort und berichtete dort einer Erzieherin von dem Unfall. Diese soll jedoch weder die Betreuerin noch medizinische Hilfe alarmiert haben.

    Der Achtjährige blieb trotz andauernder Schmerzen im Kinderhort, bis er schließlich gegen Mittag selbst seine Betreuerin anrief, die ihn sofort abholte. Die beiden fuhren zu einer Polizeiwache und erstatteten Anzeige.

    Dorthin wurden Rettungskräfte der Berliner Feuerwehr alarmiert, die den Jungen in Begleitung seiner Betreuerin zur stationären Behandlung in ein Krankenhaus brachten. Die Ermittlungen laufen. (Tsp)

    #Berlin #Spandau #Hakenfelde #Askanierring #Havelschanze #Neuendorfer_Straße #Verkehr #Unfall #Kinder

  • Lo #spazio_popolare_neruda sotto attacco: la risposta di chi abita e vive lo spazio per la tutela della salute collettiva
    https://radioblackout.org/2025/10/lo-spazio-popolare-neruda-sotto-attacco-la-risposta-di-chi-abita-e-vi

    Da ieri i quotidiani locali hanno alimentato la bufera in merito allo Spazio Popolare Neruda dove si è verificato un caso di #tubercolosi al quale è seguita un’attenta gestione per la tutela della salute collettiva, sia della comunità che vive e attraversa lo spazio sia del quartiere e di chi lo anima con le più varie attività.

    #altavisibilita #L'informazione_di_Blackout #covid #marrone #prevenzione #Sanità #sgombero
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/10/Neruda-tbc-2025_10_23_2025.10.23-09.00.00-escopost.mp3

  • Tischler schlägt Freundin Auge aus und tötet sie mit Kantholz: „Ich habe nichts gemacht“
    https://www.berliner-zeitung.de/mensch-metropole/partnerin-auge-ausgeschlagen-und-mit-einem-kantholz-getoetet-ich-ha

    La misère

    29.9.2025 von Katrin Bischoff - 16 Jahre waren sie ein Paar, in denen Angelo A. im Suff immer wieder gewalttätig geworden sein soll. Nun steht er in Berlin wegen Totschlags vor Gericht.

    Am 21. April 2024 geht kurz vor 17 Uhr bei der Polizei ein Notruf ein. „Hallo, mein Name ist Frau H., ich brauche Hilfe. Mein Freund schlägt mich“, sagt die Anruferin mit verwaschener Stimme. Dann behauptet sie, er habe ihr den Schädel eingeschlagen. Sie wisse nicht, was sie machen solle, sie habe sich auf dem Klo eingeschlossen. Die Frau, die nicht ganz nüchtern zu sein scheint, fängt an zu weinen. Eine Funkstreife wird zu ihr geschickt.

    Die Beamten ermitteln nach dem Fall von häuslicher Gewalt gegen Angelo A., den Freund der Frau, wegen des Verdachts der gefährlichen Körperverletzung. Doch das Ermittlungsverfahren wird in diesem Fall ebenso eingestellt wie schon zweimal zuvor.

    Es gebe keinen hinreichenden Tatverdacht, und Angelo A. habe den Tatvorwurf bestritten, teilt die Berliner Amtsanwaltschaft Angelika H. mit Schreiben vom 10. Juli vorigen Jahres mit. Allein mit den Angaben des Opfers vor Ort sei die Tat nicht nachweisbar, und Angelika H. sei der Aufforderung, umfassender auszusagen, nicht nachgekommen.

    Neun Monate nach diesem Schreiben ist die 56-jährige Mutter von drei erwachsenen Kindern tot.

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    Seit diesem Montag muss sich der Lebensgefährte von Angelika H. wegen Totschlags vor einer Schwurgerichtskammer des Berliner Landgerichts verantworten. Auf der Anklagebank sitzt ein sehr kleiner Mann: Angelo A. ist Italiener und vielleicht 1,50 Meter groß. Gelernt hat er das Tischlerhandwerk und lange Zeit in der Gastronomie gearbeitet.

    16 Jahre waren er und Angelika H. ein Paar, es war eine Beziehung, die offenbar von Alkohol und Gewalt geprägt war. Seit der Bluttat Anfang April dieses Jahres sitzt der Angeklagte in Untersuchungshaft.

    Laut Anklage soll Angelo A. am Nachmittag des 3. April seiner Partnerin in deren Wohnung im Falkenhagener Feld in Spandau mit einem ein Meter langen Kantholz „vielfach heftig vorwiegend gegen den Kopf“ geschlagen und dabei tödliche Verletzungen billigend in Kauf genommen haben. Angelika H. starb an einer Schädelfraktur und einem Schädel-Hirn-Trauma.
    Fall von schwerer Misshandlung vom Verfahren abgetrennt

    Eine zunächst mitangeklagte schwere Misshandlung der Frau vom Frühjahr vorigen Jahres, bei der Angelo A. seiner Lebensgefährtin das rechte Auge ausgeschlagen haben soll, wurde von dem Verfahren abgetrennt.

    Bisherige Ermittlungen belegen wohl nicht sicher, dass die Verletzung und die einhergehende Erblindung der Frau wirklich auf eine Körperverletzung Anfang Juni vorigen Jahres zurückzuführen sind. Die Tat könne demnach bereits Anfang Mai geschehen sein. Aufgrund der Verletzungen musste Angelika H. der rechte Augapfel entfernt werden.

    In diesem Haus starb Angelika H. im April dieses Jahres.

    In diesem Haus starb Angelika H. im April dieses Jahres.Pressefoto Wagner

    Der Angeklagte schüttelt wegen des Vorwurfs, seine Partnerin getötet zu haben, den Kopf. Er fuchtelt mit den Händen, während er bei seiner Aussage immer wieder abschweift. Der Verteidiger verweist auf eine minimale Konzentrationsfähigkeit seines Mandanten, die Angelo A. im vorläufigen Gutachten bescheinigt worden sei.

    Der Angeklagte leugnet, seine Partnerin umgebracht zu haben. „Ich habe nichts gemacht“, sagt der Mann, der vor seiner Inhaftierung wohnungslos war und wohl auch viel Alkohol getrunken hatte. Dann erzählt er seine Version des Geschehens.

    Pflegestufe 1 soll abgeschafft werden – und die Schwächsten können sich nicht wehren

    Drei Tage habe er nicht mehr geschlafen. Dann sei er völlig übernächtigt zu Angelika H. gegangen. Sie habe die Tür geöffnet, er noch eine geraucht, bevor er sich zum Schlafen auf die Couch legen durfte. Alkohol habe er nur ganz wenig am Morgen getrunken, beteuert er. „Einen kleinen Schnaps.“ Eine Atemalkoholmessung bei seiner Festnahme vor Ort ergab einen Wert von 0,59 Promille.

    Was in der Wohnung geschah, beschreibt der Angeklagte so: Als er nach einer Stunde erwachte, lag Angelika H. auf dem Boden. Sie atmete nicht mehr und hatte keinen Puls. Die im sechsten Geschoss gelegene Ein-Raum-Wohnung konnte er nicht verlassen, weil sie abgeschlossen und der Schlüssel nicht zu finden war. Also ging er auf den Balkon. „Hilfe, Hilfe, meine Freundin ist tot“, rief er. Ein aufmerksam gewordener Nachbar alarmierte die Polizei.

    Er habe keine Verletzungen bei Angelika H. bemerkt, sagt der Angeklagte. „Kein Blut, keine blauen Flecke?“, fragt der Vorsitzende Richter noch einmal skeptisch. Angelo A. schüttelt den Kopf. „Haben Sie die Tür abgeschlossen?“, will der Richter dann wissen. „Nein“, sagt der Angeklagte. Der Schlüssel war später von der Polizei auf der Couch gefunden worden.
    Angeklagter hatte Blut an Händen und Schuhen

    „Es wurden mehrere Holzknüppel mit Blutanhaftungen in der Wohnung gefunden. Einer war so voller Blut, dass man ihn nicht mehr anfassen konnte“, sagt der Richter mit fragendem Blick. Das habe er gar nicht bemerkt, behauptet Angelo A. Ein Foto, das dann auf dem Bildschirm des Saals erscheint, zeigt das zertrümmerte Gesicht der Toten – es ist voller Blut.

    Martin S. war damals kurz vor 20 Uhr als Streifenbeamter zu der Wohnung von Angelika H. beordert worden. Als Zeuge gibt der 27-jährige Polizist an, dass die Adresse schon vorher immer wieder eine Rolle gespielt habe. Wegen häuslicher Gewalt.

    Der Polizeibeamte musste die Tür zu der völlig vermüllten Wohnung von Angelika H. eintreten, weil der Angeklagte nicht in der Lage war, sie von innen zu öffnen. Angelo A. hatte Blut an den Händen und den Schuhen.

    Aufruhr in Berlin-Spandau: Warum Hunderte Gartenlauben und eine Badestelle in Gefahr sind

    Die Notärztin konnte nur noch den Tod der im Wohnzimmer liegenden Mieterin feststellen. Daraufhin wurde der Mann, der nach Angaben des Zeugen durchaus einen alkoholisierten Eindruck machte, festgenommen. „Er verstand das alles nicht“, erzählt Martin S. „Ich war das nicht, ich weiß nicht, was los ist“, habe Angelo A. immer wieder gesagt.

    Für das Verfahren, in dem es keine Nebenkläger gibt, sind noch drei weitere Verhandlungstage geplant. Am nächsten Prozesstag soll die Ermittlungsführerin gehört werden. Ein Urteil könnte demnach am 16. Oktober gesprochen werden.

    Heinrich Zille à propos de la mort misérable
    https://image.invaluable.com/housePhotos/Historia/89/747589/H4174-L331176877_original.jpg

    #Berlin #Spandau #Falkenhagener_Feld #fémicide #HLM #misère

  • L’album Wish You Where Here de Pink Floyd est sorti il y a 50 ans, le 12 septembre 1975.

    [Pour le coup, ça ne me file pas vraiment un coup de vieux, parce que les Floyd, c’est la génération d’avant moi. En 75 je n’avais que cinq ans. The Wall j’avais 9 ans. Le Live de Pompeii j’étais à peine né. Ce qui fait que certes c’est un groupe qui m’a toujours accompagné, mais dès mon adolescence c’était déjà dans les « classiques » au même titre que Hendrix ou Janis Joplin.]

    • « Bah, c’est de la variété. » (Syd Barret, passant par là).
      https://fr.wikipedia.org/wiki/Wish_You_Were_Here_(album)

      edit "les jeunes se droguent [ à la conso ] l’État se renforce."

      cela fait un moment déjà que l’expérimentation et l’exploitation sixities des possibilités offertes par le travail en studio a le plus souvent tourné au fabriqué. et ce disque en est un exemple impeccable avec ses 6 mois de studio 4 jours par semaine.
      on ne s’imagine pas la fatigue et la colère que l’industrie musicale dont le Floyd prétendait se démarquer pouvait susciter. il y avait de grandes choses (Can, Soft machine) noyées sous un fond sonore partout rencontré (Yes, ELP, Pink Floyd)

      cette même année, du neuf apparait ou se prolonge : Kraftwerk, Patti Smith, Suicide, Neon Boys, Modern Lovers, Dogs, Television, The Stranglers, Talking Heads, Pere Ubu Pistols, et des installés tiennent la route tels Brian Eno, Robert Fripp, Lou Reed, par exemple ; et The Clash arrive en 1976.

      à l’écoute, je suis frappé non par les nappes synthé dont je savais qu’elles me rebuteraient, mais par l’arrivée de la voix, so Beatles, mais sans jamais un morceau de 3mn (≠ Ibiza bar etc.). Pas tout à fait My favorite things (21mn).

      #space_rock #industrie_musicale #1975

    • Syd Barrett, en 75 aux studio Abbey Road pendant l’enregistrement de Shine On You Crazy Diamond autre titre de cet album en son hommage.
      https://www.rollingstone.fr/pink-floyd-wish-you-were-here

      Quand Barrett débarqua à Abbey Road durant une écoute de “Shine On”, il était en si mauvais état que personne ne le reconnut. “Il s’est levé et a dit : ‘OK, quand est-ce que j’ajoute la guitare ?’, a raconté Wright, des années après. On lui a répondu : ‘Désolé, Syd, la guitare est déjà enregistrée…

      https://www.arte.tv/fr/videos/115032-000-A/l-histoire-de-syd-barrett-des-pink-floyd
      https://seenthis.net/messages/1043631

      Syd Barrett s’est-il volontairement soustrait à la pression énorme d’une célébrité devenue mondiale, intolérable pour sa nature hypersensible, perfectionniste et farouchement singulière ? A-t-il été submergé par des troubles mentaux latents, exacerbés à la fois par les exigences du star-system et l’abus de drogues ? A-t-il choisi plutôt que subi la solitude qui a été la sienne pendant plus de trente ans ? Cet hommage infusé de l’immortelle musique des Pink Floyd (avec, puis sans Syd Barrett) se garde de trancher. Mais par les voix de celles et ceux qui l’ont aimé, il dévoile la figure émouvante d’un petit prince fantasque, doté par le destin, comme dans les contes, de multiples dons – beauté, humour, générosité, curiosité, ingénuité, intense appétit de vivre et inventivité bouillonnante –, qui ont résonné trop fort avec la puissance explosive des sixties.

  • Dennenesch Zoudé: „Ich habe jede Ferien in Ost-Berlin verbracht“
    https://www.berliner-zeitung.de/panorama/dennenesch-zoude-ich-habe-jede-ferien-in-ost-berlin-verbracht-li.23

    Einmal Funktionselite immer Funktionselite, perfekte Ackulturation könnte man sagen, oder der Teufel scheißt immer auf den größten Haufen. Hier scheißt nur ein ganz kleiner Kleinbürgerteufel. Der macht brav ins Klo der Paris-Bar.

    Regionalliga, kein Trumpteufel. Der defäkiert auf den ganz großten Faschohaufen. Die südafrikanischen Aushilfsteufel karren seine Scheiße dann zur Digitalmünze. Egal wie du strampelst, aus Scheße Gold machen bleibt Privileg der Großteufel.

    31.8.2025 von Anne Vorbringer - Die Schauspielerin Dennenesch Zoudé hat ihre Kindheit und Jugend im geteilten Berlin verbracht – zwischen Spandauer Hochhaus und Staatsbürgerkunde. Wie blickt sie heute auf die Stadt?

    Die Schauspielerin Dennenesch Zoudé hat eine spannende Biografie – und die ist eng mit Berlin verbunden, obschon die 58-Jährige mehr als 5000 Kilometer Luftlinie entfernt in Addis Abeba geboren wurde. Die Tochter eines Ingenieurs stammt aus einer äthiopischen Aristokratenfamilie und wuchs ab ihrem zweiten Lebensjahr in West-Berlin auf.

    Doch auch im Osten der geteilten Stadt war Zoudé regelmäßig, erlebte dort eine sehr intensive Zeit, wie sie in unserem Stadtfragebogen erzählt. Unter anderem lernte die Schauspielerin in Ost-Berlin ihre Jugendliebe kennen.

    Stichwort Liebe: Am 9. September, im Jahr des 250. Geburtstags von Jane Austen, erscheint der wohl größte Liebesroman aller Zeiten als Hörspiel bei Audible. In „Stolz und Vorurteil“ sind Emilia Schüle als Elizabeth Bennet, Aaron Altaras als Mr. Darcy und Dennenesch Zoudé als Mrs. Bennet zu hören.

    1. Frau Zoudé, Sie sind 1966 im äthiopischen Addis Abeba zur Welt gekommen. Wie hat es Sie und Ihre Familie nach Berlin verschlagen?

    Mein Vater hat ein Stipendium an der Technischen Universität in Berlin bekommen. Er fühlte sich sehr einsam, deshalb sind meine Mutter und ich ihm nachgefolgt. Es war allerdings nie geplant, hier zu bleiben.

    2. Welche Erinnerungen haben Sie noch an Ihre ersten Jahre in West-Berlin, was hat sich besonders eingeprägt?

    Mit drei Jahren der Umzug in den Erstbezug eines Hochhauses, ich nenne es „West-Platte“. Es war total aufregend, alles neu, hochmodern, Müllschlucker auf der Etage und ein Ausblick, so weit das Auge reichte.

    3. Wann waren Sie das erste Mal im Ostteil der Stadt?

    Mit knapp 15 Jahren, ich lernte dort meine Jugendliebe kennen. Und habe jede Ferien in Ost-Berlin verbracht. Es war eine sehr intensive Zeit. Ich ging sogar teilweise in den Schulunterricht. Das war nur möglich, weil ich von der Äthiopischen Botschaft eingeladen wurde und mit den Kindern der Botschafter befreundet war. Von Chemie und Mathe bis hin zu Staatsbürgerkunde war fast alles dabei. Das war sehr spannend für mich. In der Freizeit hingen wir am Alexanderplatz ab. Auf der großen Fläche konnten wir Skateboard und Rollschuh fahren, dazu blies der Ghettoblaster. Wir waren eine gemischte Gruppe Jugendlicher aus Mali, Kolumbien, Venezuela, Sudan, Nigeria, Kongo und Deutschland, jeder war irgendwie willkommen, sich dazuzugesellen.

    4. In welchen Berliner Stadtteilen haben Sie schon gewohnt?

    Die erste Station war Charlottenburg, damals noch mit Kohleofen und Außentoilette auf halber Treppe. Die war allerdings nur für unsere Familie, und meine Mutter hübschte sie auf mit rosa Toilettenvorleger und rosa Toilettendeckelbezug. Aber es war immer sehr kalt und dunkel im Winter. Dann ging es nach Spandau, in das Hochhaus, von dem ich bereits erzählte. Ab dem Gymnasium wohnten wir dann in Wilmersdorf, im Grünen am Volkspark. Jetzt wohne ich wieder in Charlottenburg, zum Glück ohne Außentoilette!

    Zwischenzeitlich habe ich auch mal für vier Jahre in Mitte direkt am Hackeschen Markt gewohnt, das war mir aber zu trubelig: Reisebusse und Touristen, die sich durch die Straßen drängelten und direkt vor einem immer wieder stehen blieben.

    5. Ihr neues Hörspiel basiert auf einem der bekanntesten Liebesromane der Welt. Empfinden Sie Ihre Heimatstadt Berlin auch als romantisch?

    Berlin würde ich eher als vibrierend bezeichnen, aber die vielen Seen und Wasserwege haben wundervolle romantische Plätzchen. Eine Dampferfahrt auf der Spree, in der Berliner Abendsonne, in passender Begleitung – das hat doch sicherlich etwas Romantisches.

    6. Welcher ist Ihr Lieblingsort in der Stadt?

    Ich gehe gerne im Wald spazieren und bin gerne an den Seen. Berlin ist eine ganz große grüne Oase – ein schöner Kontrast zu den Zentren.

    Chris Kraus über Berlin: „Die Billigarchitektur um den Hauptbahnhof herum ist schrecklich“

    7. Wo in Berlin wollten Sie immer schon mal hin, haben es aber noch nie geschafft?

    Da gibt es so einiges, zum Beispiel ins Planetarium (ist einfach sehr lange her – dort werden auch außergewöhnliche Filme gezeigt). Außerdem in die Berliner Unterwelten: die Fluchttunnel und verborgenen U-Bahn-Schächte. Und als Kind war ich auf der Pfaueninsel, die würde ich gerne nochmal besuchen.

    8. Ein Abend mit Freunden – in welchem Restaurant wird reserviert?

    In der Paris Bar, und das schon seit 25 Jahren. Es war das Wohnzimmer meines Ehemannes, und das habe ich übernommen.

    9. Der beste Stadtteil Berlins?

    Der, in dem ich wohne!

    10. Was nervt Sie am meisten an der Stadt?

    Die vielen Baustellen und es scheint dort nie einer zu arbeiten. Wer kennt es nicht.

    11. Kommen vs. Gehen: Nach Berlin ziehen oder es lieber bleiben lassen?

    Für mich keine Frage. Ich bin mit dem Herzen Berlinerin und werde es auch immer bleiben.

    Zur Person

    Dennenesch Zoudé wurde Mitte der 90er-Jahre mit der TV-Serie „Gegen den Wind“ bekannt. Ihr Theaterdebüt gab sie im Bühnenstück „Lysistrata“ von Jürgen Benecke. Sie war die Buhlschaft bei den Berliner „Jedermann“-Festspielen und die Wilhelmina Makhubela in der RTL-Erfolgsserie „Hinter Gittern“. Unter der Regie ihres 2016 verstorbenen Mannes Carlo Rola übernahm sie die Hauptrolle in der Romanverfilmung „Und Jimmy ging zum Regenbogen“. Ab 2018 spielte Zoudé eine durchgehende Rolle in der TV-Reihe „Die Inselärztin“, zuletzt war sie in Sebastian Fitzeks „Der Heimweg“ zu sehen. Ihr neues Audible Original-Hörspiel „Stolz und Vorurteil“ erscheint am 9. September.

    #Äthiopien #Berlin #Geschichte #Spandau #Charlottenburg #Wilmersdorf #Mitte #Kantstraße #DDR #Alexanderplatz

  • Da Roma ad #Asmara, quando il riflesso del colonialismo italiano si chiama “#Cinema_Impero

    Nel 1937 a Tor Pignattara i fascisti costruiscono il “Cinema Impero” con l’intento di fare propaganda anche nei luoghi della cultura. Ma il regime ne fa uno gemello anche nella capitale eritrea, a quel tempo colonia. Dagli anni Settanta i due edifici hanno preso strade diverse: tra chi è ancora in piedi e chi invece è stato abbattuto per far posto alla “rigenerazione urbana”. Un pezzo di storia sociale e coloniale che rischia di rimanere sepolto e sconosciuto.

    (#paywall)
    https://altreconomia.it/da-roma-ad-asmara-quando-il-riflesso-del-colonialismo-italiano-si-chiam
    #histoire #historicisation #fascisme #architecture #impérialisme #Italie #Italie_coloniale #colonialisme_italien #architecture #Erythrée #Rome #Mario_Messina #démolition #Spazio_Impero #rénovation #Tor_Pignattara #cinéma #cinéma_Hamasien #Unesco #Combishtato #Cinéma_Odeon #cinéma_Dante #cinéma_Croce_rossa

    –-

    ajouté à la métaliste sur le colonialisme italien:
    https://seenthis.net/messages/871953

    • Autobiografie africane. Il colonialismo nelle memorie orali

      Gli africani hanno lasciato pochi documenti su se stessi durante il colonialismo europeo. La maggior parte della documentazione esistente è esterna all’Africa, di origine occidentale. Questo lavoro intende invece fare parlare in prima persona gli africani colonizzati. Attraverso brevi memorie autobiografiche trascritte si ricostruisce un periodo interessante per lo storico. Le registrazioni originali dei materiali pubblicati sono conservate presso l’’Archivio dell’Institute of Ethiopian Studies dell’Università di Addis Abeba.

      Autobiografie africane è composto da una prima parte introduttiva, tematica. La seconda parte consiste nella trascrizione di una trentina di testi autobiografici. Le memorie sono state registrate dal 1986 ad oggi: l’ambito geografico è quello dell’ex Africa italiana, con particolare riguardo all’Etiopia e all’Eritrea.

      E’ difficile trarre delle costanti dal contenuto delle interviste, molto varie e articolate. Forse l’originalità che emerge con fermezza, e inaspettatamente, è che il colonialismo non ha creato solo opposizione, ribellione da parte dei colonizzati, ma anche adattamento e consenso. E’ questo un lato ben presente nella vita dei colonizzatati che l’autrice sottolinea nell’introduzione, con alcuni commenti critici. La parte iniziale del lavoro spiega il senso da attribuire a queste memorie autobiografiche e la loro collocazione nella ricostruzione storica del colonialismo, finora molto frammentaria per quanto riguarda l’Africa italiana. Il colonialismo è stato studiato da una prospettiva europea, con fonti occidentali.

      Questo lavoro vuole porre in primo piano la storia dell’Africa stessa e demistificare alcuni miti sul fenomeno coloniale, frutto più di ideologie che di una ricerca storica puntuale.

      #Irma_Taddia insegna Storia dei paesi africani nel sec. XX presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna.

      https://www.francoangeli.it/Libro/Autobiografie-africane.-Il-colonialismo-nelle-memorie-orali

    • Roma | Torpignattara – Il nuovo #Spazio_Impero

      Il #Cinema_Impero è una delle icone moderniste presenti fuori dalla cerchia delle Mura Aureliane e rappresenta quella che è stata l’età aurea del cinema italiano.

      Era il 1937 quando si inaugurò questa imponente costruzione, la terza sala più grande a Roma all’interno di un quartiere periferico e popolare. La facciata si presentava nei classici e inconfondibili elementi del Razionalismo italiano.

      Negli anni ’70 si presenta la crisi che condanna la struttura a una chiusura di oltre 40 anni, mentre si fanno programmi e progetti per donare una seconda opportunità a questa icona del quartiere.

      Si arriva così al 2014, quando parte un accordo per fornire nuovi spazi polifunzionali alla collettività, dotando il quartiere di alcune variegate iniziative culturali.

      Il risultato può essere interpretato in una duplice maniera: da un lato si è stravolta quella che era la struttura originaria del vecchio Cinema Impero, con una facciata lineare e un corpo laterale molto vasto anche se decisamente brutto, dall’altro lato si sta recuperando l’intera struttura, ma questo sta facendo si che ci sia una modifica impattante delle vecchie volumetrie.

      Il cambiamento più evidente per ora è sulla facciata principale, dove si è aggiunta una loggetta sopra il vecchio e ultimo piano dell’edificio, mentre è stato inserito al lato un nuovo corpo per aumentare il volume del palazzo e per eliminare il muro a vista, legandosi in modo più naturale al basso edificio adiacente.

      Anche sul retro ci sono ancora dei vistosi lavori, in questo caso si è demolita la vecchia palazzina di tre piani per realizzare un nuovo stabile molto più alto, di circa sette piani, anche se non si capisce se sarà legato al nuovo Spazio Impero o se sarà parte di un’iniziativa immobiliare separata.

      https://blog.urbanfile.org/2018/06/25/roma-torpignattara-il-nuovo-spazio-impero

  • Kaja Kallas: the most dangerous woman in Europe?

    via https://diasp.eu/p/17743484

    #geopolitics #EU #NATO #war

    Technically, the High Representative’s role is to reflect the consensus of the member states as an extension of the Council, not to freelance as a supranational policymaker. Yet, Kallas interprets her role otherwise, repeatedly acting as though she speaks on behalf of all Europeans — a top-down, anti-democratic approach that is symptomatic of a broader authoritarian trend supercharged by von der Leyen.

    https://www.thomasfazi.com/p/kaja-kallas-the-most-dangerous-woman

    • https://unherd.com/2025/07/kaja-kallas-is-the-real-threat-to-europe

      July 11, 2025 6 mins

      While Ursula von der Leyen may have survived yesterday’s vote of no confidence, the result has laid bare growing cross-party discontent with her increasingly authoritarian leadership. Support for the European President is eroding.

      The most notable shift was from the right-wing #ECR group, which includes #Meloni’s Brothers of Italy. Previously, these MEPs had supported von der Leyen on several key proposals, but few voted against this motion, with most opting to desert it altogether. Also revealing was the support the motion received beyond its Right-populist sponsors: several MEPs from The Left group as well as non-affiliated Left-populist deputies from #Germany and elsewhere, also backed it.

      A key point of convergence between these otherwise divergent forces is their shared opposition to the Commission’s belligerent stance on the #Russia - #Ukraine conflict. Indeed, the no-confidence motion also referenced the Commission’s proposal of using an emergency clause in the EU treaty to shut MEPs out of approving a €150 billion loan scheme to boost the joint procurement of weapons by EU countries, mainly to increase military support for Ukraine.

      It’s important to note that the motion of #censure wasn’t just directed at von der Leyen but at her entire Commission — in particular, her second-in-command, Kaja Kallas, Commission Vice-President and High Representative for Foreign Affairs, the closest thing the EU has to a foreign minister.

      #Kallas, the former Prime Minister of #Estonia — a country of just 1.4 million people, fewer than reside in Paris — was confirmed as the #EU’s new High Representative for Foreign Affairs in December of last year. Since then, she has come to personify, more vividly than anyone else, the EU’s toxic blend of incompetence, irrelevance and outright stupidity.

      At a time when the war in Ukraine is unquestionably #Europe’s foremost foreign policy challenge, it is difficult to imagine anyone less suited to the role than Kallas, whose deep-seated hostility towards Russia borders on obsession. On her very first day in the job, during a trip to Kyiv, she tweeted: “The European Union wants Ukraine to win this war” — a statement that immediately caused unease in Brussels, where officials viewed it as out of step with settled EU language two years into the war. “She is still acting like a prime minister”, one diplomat commented.

      Just months before her appointment, she proposed breaking Russia into “small states” and, since then, has repeatedly demanded the full restoration of Ukraine’s 1991 borders, including #Crimea — a position that effectively rules out negotiations. While even Donald Trump has acknowledged that Ukrainian #Nato membership is a non-starter, Kallas insists it remain a goal — despite it having been a red line for #Russia for nearly two decades. Kallas has even declared that “if we don’t help Ukraine further, we should all start learning Russian”. Never mind that Russia has no strategic, military or economic reason to attack the EU. Earlier this year, she denounced Trump’s efforts to negotiate an end to the war, dismissing them as a “dirty deal”, which explains why US Secretary of State Marco Rubio abruptly cancelled a scheduled meeting with her in February.

      Kallas’s single-minded fixation on Russia has rendered her virtually silent on every other foreign policy issue. As former UK diplomat Ian Proud, who served at the British Embassy in Moscow from 2014 to 2019, observed, she comes across as a “single-issue High Representative” who is “intent only on sustaining the decade-long European policy on non-engagement with Russia, whatever the economic cost”.

      Her aggressive, unilateral rhetoric — often delivered without prior consultation with member states — has alienated not only openly Euro- and Nato-sceptic governments in Hungary and #Slovakia, but also countries like #Spain and #Italy, which, while broadly aligned with Nato’s Ukraine policy, don’t share Kallas’s assessment of #Moscow as an imminent threat to the EU. “If you listen to her it seems we are at war with Russia, which is not the EU line”, one EU official complained.

      Technically, the High Representative’s role is to reflect the consensus of the member states as an extension of the Council, not to freelance as a supranational policymaker. Yet, Kallas interprets her role otherwise, repeatedly acting as though she speaks on behalf of all Europeans — a top-down, anti-democratic approach that is symptomatic of a broader authoritarian trend supercharged by von der Leyen.

      Despite her proclamations about defending democracy, Kallas herself has no democratic mandate. Not only was she never elected to her current office, but her party — the Estonian Reform Party — received fewer than 70,000 votes in the last European Parliament elections, representing less than 0.02% of the European population. Von der Leyen, though, has packed her Commission with these like-minded Baltic officials — hailing from a region of just over six million people — to fill key defence and foreign policy posts. These appointments reflect a strategic alignment between von der Leyen’s centralising ambitions and the ultra-hawkish worldview of the #Baltic political class. Both share an unwavering commitment to the Nato line and a deep hostility to any diplomacy with Moscow.

      Kallas’s anti-Russian zeal made her a natural choice for the job. But rarely mentioned is the fact that Kallas’s own family, far from being the victim of Soviet oppression, actually lived a relatively comfortable life as part of the Soviet establishment — or what may very well be considered the Soviet middle class.

      In fact, Kaja Kallas was born into one of Estonia’s most powerful political families — a family whose rise was facilitated, in no small part, by the very Soviet system she now demonises. Her father, Siim Kallas, was an influential member of the Soviet nomenklatura and then a key figure in Estonian post-Soviet politics, eventually becoming Prime Minister before serving as a European Commissioner for over a decade. Few will be surprised to learn that immediately after completing her studies, in 2010, Kaja decided to enter politics and joined the Reform Party — her father’s own party — nor that she followed his footsteps in moving to Brussels after serving as Prime Minister from 2021 to 2024. It’s hard to shake the idea that elite continuity and inherited privilege had a helping hand. One is also left wondering, given her upbringing, whether her aggressive anti-Russian posture is a sincerely held conviction, or a cover for personal ambition.

      One story sheds particularly interesting light on her geopolitical attitude. In 2023, when Kallas was still Prime Minister, three major Estonian newspapers called for her resignation after it emerged that her husband’s transport company had continued to do business with Russia following its invasion of Ukraine. However, Kallas dismissed the scandal and refused to resign, claiming no wrongdoing, sparking accusations of hypocrisy: demanding the total economic isolation of Russia on one hand, while turning a blind eye to her own family’s business ties with the country.

      All things considered, Kallas is dramatically ill-suited for the job — stumbling from one blunder to the next. Only recently, she managed to offend nearly every Irish citizen by suggesting that Ireland’s neutrality stems from not having experienced atrocities such as “mass deportations” or “suppression of culture and language” — a bizarre statement, given Ireland’s long history of British colonial rule and the bloodshed of the Troubles.
      “Kallas’s anti-Russian zeal made her a natural choice for the job.”

      Some blunders are far more consequential. In a recent meeting with Chinese Foreign Minister Wang Yi, Kallas demanded that China condemn Russia’s actions in Ukraine and fall in line with the “rules-based international order”. Yi, usually soft-spoken, responded sharply, noting that China had not supported Russia militarily — but also had no intention of seeing Moscow defeated, since that would simply bring the West’s wrath upon China next. He may have been alluding to Kallas’s earlier remark: “If Europe cannot defeat Russia, how can it take on China?”. That a senior EU official would frame global affairs in such stark, confrontational terms reflects an astonishing lack of diplomatic nuance.

      The fact that Kallas felt comfortable lecturing China on international law and the “rules-based order” reveals not only a striking blindness to Europe’s diminished global standing, but also a profound lack of self-awareness about how the EU’s double standards are viewed in Beijing and across the Global South. While loudly condemning Russian attacks on civilians, Kallas has consistently whitewashed — or outright endorsed — Israel’s atrocities in Gaza. A recently leaked EU report confirmed that Brussels acknowledged a long time ago that Israel was committing war crimes in Gaza, including “starvation, torture, indiscriminate attacks and apartheid” — yet Kallas has neither condemned Israel nor questioned EU-Israel ties. Similarly, she said nothing about US threats to annex Greenland and supported the US-Israeli bombing of Iran — a clear violation of international law.

      This selective #moralism has done lasting damage to the EU’s credibility, particularly in the eyes of the Global South. But to lay the blame solely at Kallas’s feet would be a mistake. In the end, it’s not Kallas who should concern us most, but the system that made her possible — a system that rewards the loudest #hawks, holds scant regard for democracy, and replaces statesmanship with social media posturing. If Europe continues on this path, it won’t just lose its place in the world; it will become the most vivid expression of the West’s broader slide into kakistocracy — government by the worst, the least qualified and the most unscrupulous.

  • Torino: pubblicate le motivazioni della sentenza in primo grado del processo per #associazione_a_delinquere
    https://radioblackout.org/2025/07/torino-pubblicate-le-motivazioni-della-sentenza-in-primo-grado-del-pr

    A marzo scorso il Tribunale di Torino faceva cadere il capo di imputazione per associazione a delinquere nei confronti di #Askatasuna, Movimento #no_tav e #spazio_popolare_neruda a seguito di un lungo e tortuoso processo. Il teorema di Procura e Questura di Torino nelle motivazioni dei giudici viene spacchettato pezzo per pezzo e vengono […]

    #L'informazione_di_Blackout #associazione_a_resistere

  • #Starship Was Doomed From The Beginning
    https://www.planetearthandbeyond.co/p/starship-was-doomed-from-the-beginning

    Mars 2025

    #Musk’s impotent attempts to get his giant shiny phallus to work are the perfect metaphor for the man. Indeed, Starship seemed promising at first if you didn’t ask too many questions. But, after back-to-back failures and having never come close to completing its design brief (including actually landing Starship and making the #spacecraft fully #reusable), as well as a litany of painful design flaws, such as only being able to take 50% of its promised payload capacity to orbit, many are starting to question the viability of this idiotic machine and its “iterative design process.”. And so they should. Indeed, with the most recent launch failure as context, it becomes evident that Starship was doomed from the get-go and that SpaceX might never be able to rectify this mess.

  • Cinque storie di chi ha già creduto in Scomodo
    https://scomodo.org/cinque-storie-di-chi-ha-gia-creduto-in-scomodo

    Scomodo è una realtà Under 30 ma non è mai stata una realtà giovanilista. Non abbiamo mai pensato che essere giovani fosse una posa da rivendicare come un valore di per sé. Il progetto è stato pensato e costruito da persone della nostra generazione, ma è stato possibile anche grazie a un dialogo intergenerazionale che […] L’articolo Cinque storie di chi ha già creduto in Scomodo proviene da Scomodo.

    #Uncategorized #spazi_che_cambiano_la_vita

  • Berlin-Staaken: Leiche nach Brand in Villa von Feinkost-König entdeckt
    https://www.berliner-zeitung.de/mensch-metropole/berlin-leiche-nach-brand-villa-von-feinkost-koenig-entdeckt-li.2326

    In der Villa der Familie Rogacki hat es gebrannt.

    20.5.2025 von Andreas Kopietz - Die Berliner Feuerwehr wurde am Montagnachmittag nach Staaken gerufen. In einer Villa eines bekannten Feinkostunternehmers war ein Feuer ausgebrochen.

    Bei einem Brand in einem Einfamilienhaus in Spandau ist am Montag ein Mann ums Leben gekommen. Die Berliner Feuerwehr wurde gegen 12 Uhr in den Finkenkruger Weg im Ortsteil Staaken alarmiert.

    Nach Angaben eines Feuerwehrsprechers war der Brand im Wintergarten des Hauses ausgebrochen. Die Flammen griffen dann auf das Haus und das Dach über.

    Als die Feuerwehr eintraf, habe das Haus im Vollbrand gestanden. „Wir hatten die Meldung, dass sich Menschen im Haus befinden würden“, sagte der Feuerwehrsprecher. „Deshalb wurde eine Personensuche eingeleitet.“ Dabei sei eine männliche Leiche gefunden worden. Rund 80 Feuerwehrleute waren nach Angaben des Feuerwehrsprechers im Einsatz.
    Identität der Leiche weiter unklar

    Nach Informationen aus Ermittlerkreisen gehört das Haus einem alteingesessenen Feinkosthändler aus Charlottenburg, der „Spezialitäten aus aller Welt“ anbietet. Eine offizielle Bestätigung lag am Dienstagabend allerdings nicht vor.

    Auch zur Identität des Toten gab es zunächst keine gesicherten Angaben. Der Leichnam soll obduziert werden. Ob es sich dabei um den 68-jährigen Firmeninhaber handelt, war bis zum Abend unklar. Die Ursprünge des Familienunternehmens reichen bis ins Jahr 1928 zurück.

    Rogacki - Delikatessen seit 1928 in Berlin
    https://www.rogacki.de

    Bei uns gibt es Spezialitäten aus aller Welt · Eigene Importe · Frische und lebende Fische · Aal- und Fischräucherei · Fischbraterei · Hähnchenbraterei · Imbissabteilung · Wild und Geflügel · Feinste Wurstwaren · Frischfleisch · Salat- und Marinadenherstellung · Schlemmerecke · Pastaecke · Frische Brote · Käse · Erlesene und ausgesuchte Weine

    Was uns auszeichnet

    Meine Großeltern, Paul und Lucia Rogacki, eröffneten 1928 einen Räucherwarenhandel im Bezirk Wedding. Seit 1932 sind wir hier in der Wilmersdorfer Straße als erste Charlottenburger Aal- und Fischräucherei ansässig geworden. Seitdem ist die Herstellung von geräuchertem Fisch unsere Spezialität.

    Unser Angebot entwickeln wir kontinuierlich weiter. Inzwischen umfasst unserer Sortiment auch Wild, Geflügel, Wurst und Fleisch. Besonders stolz bin ich auf unser Fischsortiment mit ca. 70 Sorten frischen sowie lebenden Fischen. 2018 feierten wir unser 90. Firmen-Jubiläum.

    Lesen Sie mehr über uns in der Chronik oder besuchen Sie uns einfach einmal und schauen sich um.

    Ramona und Dietmar Rogacki

    Unsere Tradition

    Von der Räucherfisch-Bude bis zum modernen attraktiven Feinkost- und Delikatessen-Geschäft sind genau 45 Jahre vergangen. Die renommierte “Erste Charlottenburger Aal- und Fischräucherei”, wie sich das eingesessene Unternehmen heute noch nennt, ist mit der Zeit gegangen und scheute sich nicht, eine gewisse Diversifikation zu praktizieren. Man ist mit dem Sortiment so in die Breite gegangen, dass heute dem verwöhnten Feinschmecker wie dem Freund eines deftigen Happens alles offeriert werden kann. Mehr zu unserer Geschichte >

    Unser Geschäft befindet sich zwischen der Bismarck- und Zillestraße am U-Bahnhof Bismarckstraße

    Bitte nutzen Sie auch das Parkhaus der Deutschen Oper in der Zillestraße 51 (2 Minuten Fußweg von hier)

    Öffnungszeiten

    Montag
    Geschlossen
    Di - Do
    10:00 - 18:00
    Freitag
    09:00 - 18:00
    Samstag
    08:00 - 14:00
    Sonntag
    Geschlossen

    Unser Backstand ist Dienstag - Samstag täglich ab 8:00 Uhr für Sie geöffnet.

    Rogacki GmbH & Co. Einzelhandels KG
    Wilmersdorfer Straße 145, 10585 Berlin, Deutschland
    030 3438250
    info@rogacki.de

    https://www.rogacki.de/ueber-uns#Chronik

    #Berlin #Spandau #Finkenkruger_Weg #Charlottenburg #Wilmersdorfer_Straße #Einzelhandel #Geschichte

  • France : le Conseil d’État enjoint le gouvernement à prendre en charge les frais de transport de tous les demandeurs d’asile - InfoMigrants
    https://www.infomigrants.net/fr/post/64473/france--le-conseil-detat-enjoint-le-gouvernement-a-prendre-en-charge-l

    France : le Conseil d’État enjoint le gouvernement à prendre en charge les frais de transport de tous les demandeurs d’asile
    Par Leslie Carretero Publié le : 09/05/2025
    Dans une décision du 6 mai, le Conseil d’État a enjoint le Premier ministre d’assurer la prise en charge des frais de transports pour les convocations à l’Ofpra et à la CNDA des demandeurs d’asile non hébergés par les autorités. Actuellement, 25% de personnes ne sont pas prises en charge dans le dispositif national d’accueil et doivent donc payer à leur frais pour leurs rendez-vous administratifs. Une mesure jugée contraire au principe d’égalité de traitement.
    Les associations le dénoncent depuis plusieurs années. Le Conseil d’État vient de leur donner raison. Il avait été saisi par plusieurs associations, dont La Cimade et le Gisti (Groupe d’information et de soutien aux immigrés), au sujet du financement des frais de transports pour se rendre aux rendez-vous de l’Office français de protection des réfugiés et apatrides (Ofpra) et de la Cour nationale du droit d’asile (CNDA).
    Dans les faits, les personnes accueillies en centre d’accueil pour demandeurs d’asile (CADA) et dans les hébergements d’urgence pour demandeurs d’asile (HUDA) - gérés par opérateurs mandatés par l’État - bénéficient d’une prise en charge de leurs frais de déplacements pour leurs convocations liées à leur dossier de protection.
    Ce qui n’est pas le cas des personnes hébergées dans des structures de premier accueil des demandeurs d’asile (SPADA) – gérées par l’Office français de l’intégration ou de l’immigration (Ofii) – ou celles vivant chez des proches, voire à la rue. Selon Didier Leschi, directeur de l’Ofii, 25% des demandeurs d’asile ne sont pas logés par l’État.
    Ces exilés doivent alors payer à leur frais leurs titres de transport, le plus souvent grâce à l’allocation pour demandeurs d’asile - pour rappel, les demandeurs ne sont pas autorisés à travailler pendant les six premiers mois de leur arrivée en France.
    Et le montant de l’ADA, qui peut aller de 190 euros/mois pour une personne seule à 660 euros/mois pour une famille de six personnes, couvre tout juste leurs frais quotidiens. « Ce n’est pas normal que les plus précarisés soient pénalisés et payent plus que les autres », souligne Claire Rodier du Gisti. Dans sa décision du 6 mai, le Conseil d’État estime que « le fait de réserver (…) la prise en charge des frais de déplacement liés aux convocations à l’Ofpra et à la CNDA aux seuls demandeurs d’asile hébergés en CADA et en HUDA constitue une différence de traitement (…) et porte une atteinte illégale au principe d’égalité ». Et ce alors que le fait de ne pas être hébergé dans ces structures « ne dépend pas de la situation ou du choix des intéressés mais procède du nombre de places disponibles dans un contexte de saturation du dispositif national d’accueil », assure la juridiction.
    Ainsi, le Conseil d’État « enjoint au Premier ministre, dans un délai de neuf mois (…), de prendre toutes mesures utiles afin de remédier aux différences de traitement constatées et d’assurer une prise en charge des frais de transport des demandeurs d’asile en vue de réaliser les déplacements nécessaires à l’examen de leur demande d’asile dans le respect des principes d’égalité et d’effectivité du droit d’asile ». Une décision non contraignante.

    #COvid-19#migrant#migration#france#OFII#CNDA#GISTI#CADA#asile#OFPRA#SPADA#droit#sante#egalite

    • https://www.esa.int/Applications/Observing_the_Earth/FutureEO/Biomass

      [...]

      This groundbreaking mission will offer unprecedented insights into the state and evolution of the world’s forests. By mapping the woody material in Earth’s forests, this revolutionary satellite will play a crucial role in deepening our understanding of how forests influence the global carbon cycle.

      ESA’s #Biomass Project Manager, Michael Fehringer, said, “After years of innovation and cooperation with the scientific community and the space industry, we’re more than excited to see the satellite ready for launch. This new mission will advance our ability to quantify forest carbon stocks and fluxes, which is key to understanding and assessing the impacts of climate change.

      [...]

  • Cosa vuol dire vivere in un Paese senza #spazi
    https://scomodo.org/cosa-vuol-dire-vivere-in-un-paese-senza-spazi

    Nel nostro Paese il numero di spazi socio-culturali dedicati alle persone più giovani è del tutto insufficiente, soprattutto se si parla di spazi aperti e indipendenti, dove lo scopo dello spazio è l’incontro e la trasformazione e non il consumo. Il rapporto tra fruizione di uno spazio e commercializzazione di questo non è una questione […] L’articolo Cosa vuol dire vivere in un Paese senza spazi proviene da Scomodo.

    #Uncategorized #italia

  • Editoriale n. 65
    https://scomodo.org/editoriale-n-65

    Scomodo è una storia di #spazi. La prima assemblea, la prima rivista, la prima festa non sarebbero esistite senza uno spazio. Siamo nati nel 2016 occupando spazi abbandonati per cercare un perimetro in cui poter stare insieme, per esprimere una voce generazionale, per trovare la nostra strada. Gli spazi li abbiamo costruiti, sistemati, ci […] L’articolo Editoriale n. 65 proviene da Scomodo.

    #Uncategorized #editoriale_n_65 #spazi_che_cambiano_la_vita

  • Processo sovrano: cadono le accuse di associazione a delinquere@0
    https://radioblackout.org/2025/04/processo-sovrano-cadono-le-accuse-di-associazione-a-delinquere

    Con l’udienza del 31 Marzo cade ufficilmente l’accusa di associazione a Delinquere. In questa data si è tenuto il #primo_grado del Processo Sovrano ai danni di 28 militati dello #spazio_popolare_neruda, Centro Sociale #Askatasuna e Movimento No Tav, nel quale i pm Pedrotta e Gatti, coadiuvati dal capo della DIGOS Ambra, avevano redatto […]

    #L'informazione_di_Blackout #associazione_a_resistere #Proesso_Sovrano
    https://cdn.radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/04/DanaProcessoSovrano-1.mp3

  • Wieder Ärger auf der A100: Auffahrt Spandauer Damm wird gesperrt
    https://www.berliner-zeitung.de/news/sperrung-der-a100-auffahrt-spandauer-damm-richtung-wedding-wird-ges

    Sperrung der A100: Auffahrt Spandauer Damm Richtung Wedding wird gesperrt

    31.3.2025 von Eva Maria Braungart - Die Sperrung der Ringbahnbrücke in Charlottenburg sorgt bei den Autofahrern für mächtig Ärger. Nun gibt es eine weitere Hiobsbotschaft. Eine Auffahrt muss gesperrt werden.

    Die Sperrung der Ringbahnbrücke auf der Autobahn A100 in Charlottenburg sorgt seit knapp zwei Wochen für Ärger bei Berlins Autofahrern. Wie die Verkehrsinformationszentrale (VIZ) am Montagnachmittag auf der Plattform X mitteilte, müssen sich die Verkehrsteilnehmer auf eine weitere Sperrung einstellen.

    Aufgrund von Reparaturarbeiten musste zunächst auf der A100 in Richtung Wedding die rechte Fahrbahn bei der Auffahrt Spandauer Damm gesperrt werden. Wenige Stunden später stand dann fest: Die gesamte Auffahrt Spandauer Damm muss wegen der Arbeiten gesperrt werden. Wann die Reparaturen abgeschlossen sein werden, ist offenbar noch unklar.

    #Bauarbeiten auf der #A100 Richtung Wedding. In der #Auffahrt Spandauer Damm ist der rechte Fahrstreifen gesperrt.
    — Verkehrsinformationszentrale Berlin (VIZ Berlin) (@VIZ_Berlin) March 31, 2025

    Die Sperrung der Ringbahnbrücke an dem wichtigen Verkehrsknoten kam überraschend. Mittlerweile rollt der Verkehr Richtung Norden wieder auf einer Spur über die Gegenfahrbahn – Lkw müssen den Bereich allerdings weiträumig umfahren. Auf der A100 kommt es vor allem im Berufsverkehr regelmäßig zu Verzögerungen.

    Die Sperrung sorgt auch bei Fahrgästen der S-Bahn für Ärger. Wegen der Einsturzgefahr der Brücke ist auch der Ringbahnverkehr für S-Bahnen für unbestimmte Zeit zwischen Halensee und Westend gestoppt worden.

    #Berlin #Charlottenburg #Spandauer_Damm

  • Di fronte all’accusa di #associazione_a_delinquere siamo tutti/e “Associazione a Resistere”! Lunedì 31 marzo presidio al Tribunale
    https://radioblackout.org/2025/03/di-fronte-allaccusa-di-associazione-a-delinquere-siamo-tutti-e-associ

    Lunedì 31 marzo sarà emessa la sentenza di primo grado nel processo contro 26 compagni e compagne del centro sociale #Askatasuna, dello #spazio_popolare_neruda e del movimento #no_tav, con condanne richieste per un totale di 88 anni. 16 tra loro sono accusati di “associazione e delinquere”, dopo una lunga e costosa inchiesta della […]

    #L'informazione_di_Blackout #associazione_a_resistere
    https://cdn.radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/03/neruda.mp3