• Il futuro del #Pineta_Grande_Hospital: l’intervista al dott. Schiavone
    https://informareonline.com/il-futuro-del-pineta-grande-hospital-lintervista-al-dott-schiavone

    Il futuro del Pineta Grande Hospital è divenuto un tema cruciale nel dibattito regionale. In gioco c’è la tenuta di un presidio sanitario strategico per #castel_volturno, per il Litorale Domizio e, più in generale, per una provincia, quella di Caserta, che continua a fare i conti con una disponibilità di posti letto insufficiente rispetto […] L’articolo Il futuro del Pineta Grande Hospital: l’intervista al dott. Schiavone proviene da Informareonline, scritto da Antonio Casaccio

    #Approfondimenti #Attualità #Magazine_Agosto_2026 #vincenzo_schiavone

  • #quel_che_resta_della_notte – 05/07/2026 – Vinyl Selection/DJ SET@0
    https://radioblackout.org/podcast/quel-che-resta-della-notte-05-07-2026-vinyl-selection-dj-set

    con: Tropicantesimo, Fabio Fabio, The Lost Tapes Record Club EP’s, Alabaster De Plume, Papiro, Golden Cup, Katalin Ladik, Soviet France, Gonzo, Tarquin Manek, Lagoss, Robert Turman, Lucrecia Dalt, Luca Venitucci, Dead Mauriacs, Paulus and Frere…

    #dj_set #vinyls_session
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/07/QCRDN_DJSET_2026.07.05-podcast_1.mp3

  • INTERVISTA. Il consigliere regionale #nino_simeone: «Dalla Regione a Napoli, il mio impegno resta al servizio della Campania»
    https://informareonline.com/intervista-nino-simeone-consigliere-della-regione-campania-dalla-re

    Dal #Consiglio_Comunale_di_Napoli al #Consiglio_Regionale_della_Campania. Nello scorso novembre, in occasione delle elezioni campane, Gaetano Simeone, detto Nino, è stato il più votato della lista “Fico Presidente”, a sostegno dell’attuale presidente Roberto Fico. Ai nostri microfoni, Simeone ha ripercorso la sua storia #Politica, ha parlato della nuova esperienza in consiglio regionale, […] L’articolo INTERVISTA. Il consigliere regionale Nino Simeone: «Dalla Regione a Napoli, il mio impegno resta al servizio della Campania» proviene da Informareonline, scritto da Stefano Errichelli

    #Approfondimenti #EVIDENZA #Magazine_Luglio_2026 #Vincenzo_De_Luca

  • #Premio Letterario Nazionale “Dario Galli”, #vincenzo_russo_traetto protagonista della VII edizione
    https://informareonline.com/premio-letterario-nazionale-dario-galli-vincenzo-russo-traetto-prot

    Sarà Vincenzo Russo Traetto, autore di Racconti da limare. Perché le storie possono solo migliorare, il protagonista della cerimonia di premiazione della VII edizione del Concorso Letterario Nazionale “Dario Galli”. L’appuntamento è fissato per sabato 4 luglio 2026 alle ore 19:00, presso Grafichéditore, in via del Progresso 200 a Lamezia Terme. Un momento dedicato alla […] L’articolo Premio Letterario Nazionale “Dario Galli”, Vincenzo Russo Traetto protagonista della VII edizione proviene da Informareonline, scritto da Redazione Informare

    #Approfondimenti #Attualità

  • Israele spinge il vino del Negev. Negando l’acqua ai palestinesi

    Anche l’enoturismo alla scoperta delle cantine del deserto è uno strumento del governo per perpetrare e normalizzare l’#apartheid. In Italia arriva la proposta di legge per fermare l’import

    La normalizzazione della pratica di apartheid da parte del governo israeliano passa anche per comunicati all’apparenza banali, diffusi in Italia da professionisti che lavorano al servizio dell’Ufficio nazionale del turismo di Tel Aviv occupandosi di ufficio stampa e pubbliche relazioni in lingua italiana.

    L’ultima notizia è il riconoscimento di un’indicazione geografica per i vini prodotti nell’area del Negev, dove sono censite oltre una trentina di cantine costruite nel deserto: l’agricoltura dipende dall’irrigazione e -come evidenzia la mappa pubblicata sul sito di Negev desert wine– in alcuni casi le aziende sono proprio a ridosso della Striscia di Gaza sotto assedio, in un territorio in cui l’acqua negata alla popolazione palestinese è un’arma. Secondo un rapporto di Medici senza frontiere pubblicato a fine aprile sono 2,1 milioni le persone colpite da scarsità idrica.

    Ecco allora che il titolo del comunicato stampa, quello che le agenzie sperano sempre di veder copia-incollato sui media, è grottesco: “Il Negev sulla mappa mondiale del vino”.

    La notizia è stata rilanciata a fine maggio anche dall’account social del governo israeliano e da quello del ministero del Turismo: “Let’s raise a glass to a new chapter in Israeli wine tourism” è il messaggio del reel. “In alto i calici per un nuovo capitolo per l’enoturismo in Israele”. Il copy si chiude con l’espressione “L’Chaim”, il tradizionale brindisi ebraico che si traduce letteralmente con “alla vita”. A quasi tre anni dall’inizio di una guerra che ha fatto almeno 70mila vittime suona grottesco.

    Com’è grottesco il tentativo in corso di collocare Israele nella mappa globale del vino: “Questo riconoscimento è destinato a rafforzare in modo significativo il posizionamento internazionale dei vini israeliani, grazie alla combinazione di una storia affascinante, sapori distintivi e innovazione agricola all’avanguardia. Con questo traguardo il Negev diventa la seconda regione vinicola in Israele a ottenere uno status ufficiale di denominazione, affiancandosi alla Giudea che ha aperto la strada alcuni anni fa. Questa denominazione colloca il Negev accanto ad alcune delle regioni vinicole più prestigiose al mondo, come Champagne, Chianti, Bordeaux e Napa Valley”, spiega il comunicato stampa.

    L’iniziativa è stata guidata dalla Merage foundation Israel, che ha promosso gli sforzi per affermare il Negev come destinazione internazionale per l’enoturismo: si tratta di un processo che ha richiesto circa quattro anni e si è concluso con il riconoscimento ufficiale della regione che si estende da Kiryat Gat, a Nord, fino a Eilat, a Sud. È sempre la fondazione Merage ad aver lavorato per la creazione di un consorzio tra le aziende attive nella regione desertica.

    Il comunicato cita le parole di Nicole Hod Stroh, direttrice dell’organizzazione: “Come persona che ha fatto Aliyah dalla Colombia (il ritorno degli ebrei in Israele, ndr) e che da molti anni si occupa dello sviluppo regionale e della crescita economica del Negev, considero l’enoturismo un’espressione moderna e significativa del sionismo contemporaneo -dice-. Non ho dubbi che nei prossimi anni il Negev diventerà una meta enoturistica ambita, al pari delle principali regioni vinicole del mondo”.

    Amnesty international in un report pubblicato a metà giugno sottolinea come “all’interno di Israele, le autorità hanno demolito circa cinquemila abitazioni dei villaggi beduini nella Regione desertica del Negev/Naqab, nel Sud di Israele, secondo il Comitato di governo avanzato per gli arabi del Naqab, un gruppo rappresentativo locale. Le località ebraiche in espansione erano amministrate da autorità separate. Oltre sessanta case sono state demolite nel villaggio di al-Sir, nel Nord-Est del Negev/Naqab, durante i mesi più caldi, lasciando per strada circa 1.500 persone beduine palestinesi con cittadinanza israeliana o sfollandole con la forza in alloggi inadeguati in township per soli beduini prive dei servizi essenziali”. Quello che accade viene definito non a caso apartheid.

    A metà maggio anche in Italia è stata intanto depositata una proposta di legge “finalizzata, in linea con il diritto internazionale, all’adozione di misure volte ad impedire l’importazione di beni e la fornitura di servizi provenienti dagli insediamenti israeliani situati nel Territorio palestinese occupato (Tpo), allo scopo di non favorire il consolidamento della presenza illegale israeliana nel suddetto territorio”, spiega l’articolo 1.

    E il vino è uno dei prodotti più esportati, evidenzia il report della campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali, da cui discende l’iniziativa di legge grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile.

    “Non è stupefacente il fatto che Israele abbia un sistema di denominazioni d’origine e che le usi per aumentare la colonizzazione dei Territori occupati -spiega Michele Antonio Fino, professore di Fondamenti del diritto europeo, food law ed ecologia giuridica all’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo-. Le denominazioni di origine nascono sempre all’interno di uno Stato perché è lì che si forma il primo nucleo di una reputazione: ovviamente il loro riconoscimento internazionale dipende da altro ma la strategia dietro a questa operazione è abbastanza chiara. A me non risulta che ci sia alcuna forma di riconoscimento internazionale, però, per come è scritto il testo dell’accordo Trips (Trade-related aspects of intellectual property rights), il meccanismo è quello di un mutuo riconoscimento delle indicazioni di origine tra gli Stati che hanno aderito all’Organizzazione mondiale del commercio. Se ne deduce che Israele può procedere da sola e poi pretendere il riconoscimento di questa denominazione negli altri Paesi ma questo non è la stessa cosa di dire che Negev è riconosciuta a livello internazionale”. È, insomma, una fuffa sionista.

    https://altreconomia.it/israele-spinge-il-vino-del-negev-negando-lacqua-ai-palestinesi
    #vin #Israël #eau #Palestine #désert_du_Néguev #écotourisme #tourisme #Néguev #irrigation #agriculture #vitictulture #tourisme_viticole #Merage_foundation_Israel #Tourisme_gastronomique #Kiryat_Gat #Eilat #Nicole_Hod_Stroh #sionisme

  • « Le dernier maillon de la chaîne ». Les magasins Relay, ligne de front dans la croisade politique de Vincent Bolloré - Observatoire des multinationales
    https://multinationales.org/fr/enquetes/le-systeme-bollore/le-dernier-maillon-de-la-chaine-les-magasins-relay-ligne-de-front-d

    Contrôlée par Vincent Bolloré, l’enseigne détient le quasi-monopole de la vente de presse et de livres dans les gares françaises, grâce à un contrat avec la SNCF renouvelé en 2023. La forte visibilité des titres d’extrême droite et le récent refus de distribuer un livre-enquête sur Bernard Arnault nourrissent les soupçons d’instrumentalisation politique. Source : Observatoire des multinationales

  • RussoTraetto vince il Premio “Dario Galli”: da Castel Volturno a Lamezia con “Racconti da limare”
    https://informareonline.com/russotraetto-vince-il-premio-dario-galli-da-castel-volturno-a-lamez

    Con “Racconti da limare”, Vincenzo Russo, in arte RussoTraetto, si aggiudica la settima edizione del Premio Nazionale Letterario “Dario Galli”, riconoscimento promosso dalla casa editrice Grafichéditore per omaggiare il poeta nicastrese Dario Galli. A decretare il primo posto è stata la giuria presieduta dal professor Italo Leone, che ha premiato un’opera dal linguaggio audace e […] L’articolo RussoTraetto vince il Premio “Dario Galli”: da Castel Volturno a Lamezia con “Racconti da limare” proviene da Informareonline, scritto da Redazione Informare

    #Comunicati_Stampa #Lamezia_Terme #vincenzo_russo_traetto

  • Arriva “Vesea Experience”: un’idea di #vini autentici, raffinati e femminili
    https://informareonline.com/arriva-vesea-experience-unidea-di-vini-autentici-raffinati-e-femmin

    Si inizia già a respirare nell’aria un clima di grande fermento in attesa del prossimo 26 maggio 2026. Quel giorno infatti, alle ore 18:30, sarà presentato, presso la #Galleria_Gennaro_Regina, sita in via Vittorio Colonna 8, a Napoli, “Vesea Experience“. Un appuntamento imperdibile, che coniuga arte, musica dal vivo e degustazione, nel cuore pulsante […] L’articolo Arriva “Vesea Experience”: un’idea di vini autentici, raffinati e femminili proviene da Informareonline, scritto da Redazione Informare

    #Comunicati_Stampa #donne #Vesea_Experience

  • Clauses de silence : « Splann ! » dénonce le musellement des journalistes qui ont quitté le conglomérat de Vincent Bolloré
    https://splann.org/clauses-silence-vivendi-bollore

    Avant de mettre au pas des pans entiers de l’édition et du cinéma, Vincent Bolloré a transformé des médias en instruments de propagande au service de l’extrême droite. Des centaines de journalistes ont dû signer des clauses de silence qui les empêchent de critiquer ou d’enquêter sur des sujets liés à leur ex-employeur. « Splann ! » s’associe aux syndicats, associations et médias indépendants qui s’élèvent contre cette entrave à la liberté d’informer. L’article Clauses de silence : « Splann ! » dénonce le musellement des journalistes qui ont quitté le conglomérat de Vincent Bolloré est apparu en premier sur Splann ! | Premier média d’enquête indépendant en Bretagne.

    #La_vie_de_« Splann !_ » #Bolloré #clause_de_silence #droit_du_travail #journalisme #liberté_d'expression #liberté_de_la_presse #vincent_bolloré #vivendi

  • Comment les centres de rétention administrative sont devenus une « extension du #milieu_carcéral »

    Le taux d’éloignement des étrangers sans papiers placés en rétention n’a jamais été aussi faible, alors que les durées d’enfermement s’allongent et que les conditions se dégradent.

    Quand Imed Dridah est sorti de la maison d’arrêt de Bonneville (Haute-Savoie), il lui restait deux mois de peine à purger pour une affaire de « recel de choses volées », dit-il. Cet Algérien de 35 ans, déjà condamné pour « des trucs comme de la détention de stupéfiants », a été placé sous bracelet électronique. Début mai, il se rend au service pénitentiaire d’insertion et de probation pour se faire retirer le bracelet. Il est arrêté lorsqu’il en sort.

    Sa carte de résident de dix ans avait expiré pendant son incarcération et faute de l’avoir renouvelée, ce père de trois enfants français se trouvait en situation irrégulière. Il a été envoyé au centre de rétention administrative (CRA) 2 de #Lyon-Saint-Exupéry, où nous l’avons rencontré en accompagnant le sénateur écologiste du Rhône Thomas Dossus qui a exercé son droit de visite parlementaire, mercredi 13 mai.

    Autour d’Imed Dridah, ils sont plusieurs à témoigner de situations semblables, parmi les 118 hommes actuellement retenus. D’après la cheffe du CRA, la commandante divisionnaire Sandrine Battin, « tous ont des profils #TOP [#trouble_à_l’ordre_public]. Ils sortent soit de prison, soit de garde à vue ».

    « La menace à l’ordre public l’emporte sur tout »

    Ainsi, Nader Aouini a été contrôlé dans la rue. A cette occasion, la police a découvert que ce Tunisien de 39 ans, marié à une Française, avait une #interdiction_du_territoire_français depuis sa condamnation, en 2024, « à cause d’une bagarre où [il s’est] défendu avec un couteau ». Ramzy (toutes les personnes citées par un prénom ont souhaité conserver leur anonymat), un Algérien de 38 ans – et « neuf condamnations au casier pour stupéfiants, vols ou violences » – faisait, lui, l’objet d’un arrêté d’expulsion depuis 2022, remonté lors d’un contrôle policier.

    Selon le rapport publié le 19 mai par les associations présentes en CRA pour de l’assistance juridique aux retenus, dont Forum réfugiés, La Cimade ou le Groupe SOS Solidarités, 29 % des plus de 16 000 personnes retenues dans l’Hexagone en 2025 sortaient de prison. Un niveau inédit. Après avoir été stable entre 2014 et 2017 (autour de 8 %), cette proportion s’est fortement accrue en 2018 (13 %) et les années suivantes, fruit d’une politique amorcée par Gérard Collomb lorsqu’il était ministre de l’intérieur (2017-2018), en réponse au double meurtre commis par une personne en situation irrégulière à la gare de Marseille Saint-Charles, en octobre 2017.

    Dans une circulaire d’août 2022, Gérald Darmanin, alors ministre de l’intérieur (2020-2024), avait indiqué aux préfets que « la rétention doit être prioritairement destinée aux [étrangers en situation irrégulière] auteurs de troubles à l’ordre public, y compris lorsque l’#éloignabilité ne paraît pas acquise ». Selon le ministère de l’intérieur, 90 % des personnes en rétention relèvent désormais de profils « TOP ».

    Les associations y voient un détournement de la finalité des CRA. En 2025, seules 36 % des personnes enfermées ont été expulsées, contre 39 % en 2024, soit « un niveau historiquement bas, inférieur même à celui observé pendant la période de crise sanitaire ». Certains étrangers sont placés en rétention plusieurs fois « sans aucune perspective d’éloignement, dénonce Elodie Jallais, de Forum réfugiés. La #menace_à_l’ordre_public l’emporte sur tout, sans que cette notion soit définie ». « Les CRA apparaissent de plus en plus comme une extension du milieu carcéral, observe également Cédric Castes, le référent police aux frontières du syndicat Unité. Et l’accumulation de profils à risque complexifie fortement la gestion quotidienne des centres. »

    #Violences

    Au CRA de #Vincennes (Paris 12e), où Le Monde s’est rendu, lundi 18 mai, en accompagnant la députée (ex-La France insoumise) de Paris Danielle Simonnet, une fonctionnaire de police évoque, en outre, « de plus en plus de problèmes psy », tandis qu’un infirmier du service médical aborde des transferts vers les urgences psychiatriques « plusieurs fois par mois » de retenus « qui entendent des voix, ont des hallucinations ou sont schizophrènes ». Dans les espaces du CRA, les retenus témoignent également de ce contexte lourd.

    Un Marocain décrit le cas d’un homme qui urine dans sa chambre et se recouvre d’excréments. Lounis, un Algérien de 38 ans, se plaint, lui, des « jeunes de 20 ans » qui passent leur journée à « manger des cachetons ». Un Ivoirien de 50 ans porte les traces d’une agression par un co-retenu, survenue le 16 avril, qui lui a laissé deux fractures au nez et à l’orbite. Un Chilien, Roberto Vega, dit avoir été changé de bâtiment après avoir été volé et agressé.

    Des hommes se plaignent aussi des violences de la part de policiers. Selon le rapport interassociatif, au CRA de Vincennes, les juristes du Groupe SOS Solidarités ont accompagné, en 2025, « le dépôt de 81 plaintes auprès du procureur de la République ». Parmi elles, « 26 visaient directement les fonctionnaires du CRA ou des escortes, dont 21 avec un certificat médical corroborant les violences ».

    La durée de la rétention, elle, ne cesse de s’allonger, à la fois sous l’effet de l’évolution législative (en 2018, la durée maximale a été portée à quatre-vingt-dix jours) mais aussi des profils des retenus, plus difficilement expulsés. Près d’un tiers d’entre eux sont des Algériens, alors que la brouille diplomatique entre Paris et Alger fait que 6 % à peine sont, in fine, renvoyés. De même, les personnes sortant de prison affichent un taux d’éloignement inférieur à la moyenne et une durée d’enfermement plus longue (environ quarante-huit jours).

    « Enfermer plus longtemps ne permet pas d’éloigner les personnes, constate ainsi Justine Girard, de La Cimade. Les expulsions ont principalement lieu les premiers jours d’enfermement. » Mercredi 20 mai, le Sénat devait pourtant examiner une proposition de loi – portée par les députés Charles Rodwell (Renaissance, Yvelines), Gabriel Attal (Renaissance, Hauts-de-Seine) et Michel Barnier (Les Républicains, Paris) et déjà votée par l’Assemblée nationale en première lecture le 2 décembre 2025 – qui porterait à deux cent dix jours la durée maximale d’enfermement pour les étrangers « les plus dangereux ». Il s’agit de ceux condamnés pour des actes de terrorisme et ceux qui ont été « définitivement condamnés pour des faits d’atteinte aux personnes punis d’au moins trois ans d’emprisonnement ».

    « La prison, c’est mieux »

    « C’est de la pure #démagogie car on mettra moins de personnes en CRA donc on fera moins d’éloignements », prédit un cadre de la police, sous le couvert de l’anonymat. En outre, estime-t-il, « en plaçant des personnes pendant sept mois, ça va devenir plus dangereux pour tout le monde ». « Le travail en CRA, à l’origine, c’est d’identifier quelqu’un et l’éloigner rapidement, rappelle un autre policier, en poste au CRA du Mesnil-Amelot (Seine-et-Marne). On n’est pas formés pour gérer une logique carcérale, mais pour exécuter une procédure administrative. »

    « Les centres n’ont pas été conçus pour des rétentions longues, dénonce à son tour la députée (non-inscrite) du Maine-et-Loire Stella Dupont. Ils s’usent vite, subissent des dégradations. » En avril, l’élue a visité le centre de rétention administrative de #Coquelles (Pas-de-Calais) et dans un courriel adressé au ministre de l’intérieur, Laurent Nuñez, auquel elle demande la fermeture d’une partie des locaux, elle évoque notamment l’« #indignité totale » des douches et l’« #infestation » de chambres par des #punaises_de_lit.

    Au CRA de Vincennes, une partie des retenus ont été installés dans des #préfabriqués. Ils subissent de nombreuses infiltrations d’eau dans les chambres. Dans la partie la plus moderne du centre, lors de notre visite, une seule douche fonctionnait dans des sanitaires prévus pour 58 hommes. Des toilettes étaient bouchées, débordant de matière fécale.

    Au CRA 2 de Lyon-Saint-Exupéry, Gérald Darmanin avait vanté l’édification d’un bâtiment modèle lors de son inauguration en 2022. Depuis, la Contrôleuse générale des lieux de privation de liberté y a épinglé, en 2023, des #conditions_indignes. Les cours de promenade ne sont plus que des grandes cages vides : les tables de ping-pong ont été enlevées, les ballons retirés. Deux après-midi par semaine, une association organise ici des jeux de société et des activités artistiques. « On regarde pour [faire venir] un intervenant pour des activités physiques », explique la cheffe de l’établissement, alors que la durée moyenne de rétention est de cinquante jours.

    « La prison, c’est mieux », affirme Omar, un retenu algérien. « En prison, on est plus autonome, on peut se faire à manger sans dépendre de la gamelle, on vous donne des produits d’hygiène pour nettoyer votre cellule », ajoute Abdoulaye, un retenu sénégalais. « Les gens s’ennuient et surtout, l’incertitude sur ce qui va se passer les angoisse », prolonge Elodie Jallais. Le 12 avril, un Algérien s’est pendu dans une chambre d’isolement. Il avait été placé en rétention pour la troisième fois en deux ans au CRA de Lyon.

    https://www.lemonde.fr/societe/article/2026/05/19/comment-les-centres-de-retention-administrative-sont-devenus-une-extension-d

    #migrations #sans-papiers #détention_administrative #rétention #CRA #France #enfermement #violence #inefficacité #efficacité #renvois #expulsions #ennui #santé_mentale

    ping @_kg_ @karine4

  • #VAS, #VIA E #VINCA: procedure per i cittadini ridotte a iter burocratici
    https://informareonline.com/vas-via-e-vinca-procedure-per-i-cittadini-ridotte-a-iter-burocratic

    APPROFONDIMENTO TECNICO SULLA #valutazione_di_incidenza AMBIENTALE Sono due i riferimenti normativi principali: il d.P.R. n° 357/1997 e il d.P.R. n° 120/2003. Citiamo prima di tutto quanto contenuto sul sito ufficiale del Ministero: “La Valutazione di Incidenza ha la finalità di valutare gli effetti che un piano/programma/progetto/intervento/attività (P/P/P/I/A) può generare sui siti della rete Natura 2000, […] L’articolo VAS, VIA E VINCA: procedure per i cittadini ridotte a iter burocratici proviene da Informareonline, scritto da Angelo Morlando

    #Ambiente #Approfondimenti #Magazine_Maggio_2026 #Pubblicazioni_Scientifiche #ambiente

  • Limogeage d’Olivier Nora par Bolloré : les fruits et les fleurs de la #concentration_éditoriale
    https://lvsl.fr/limogeage-dolivier-nora-par-vincent-bollore-les-fruits-et-les-fleurs-de-la-conc

    Le 15 avril, #olivier_nora, PDG des éditions #grasset, propriété de Vincent Bolloré, a été limogé. Cette décision a provoqué la prise de conscience d’une centaine d’auteurs : leurs idées et leurs œuvres sont, depuis trois ans, la propriété de Vincent Bolloré. Et donc au service de son idéologie. Un pas de plus doit être fait : cette situation est une conséquence prévisible de la concentration qui, en France, fait d’une poignée de patrons les maîtres de l’édition française. Par Thierry Discepolo, directeur des éditions Agone.

    #Culture #Bolloré #édition_française #qui_possède_quoi #vincent_bolloré

  • #quel_che_resta_della_notte – 22/03/2026@0
    https://radioblackout.org/podcast/quel-che-resta-della-notte-22-03-2026

    con: France, Robin stewart & Sunum, OSVMVSM, Kinlaw & Franco Franco, Dijit, Jabu, Tropicantesimo, Fabio Fabio Alfio antico & Go Dugong, Coil, Kangding Ray “Sirat OST”, Party dozen, Dijit, Maria Violenza, Vox Populi! Ensemble Economique, Clipping, Pufuleti, Kinlaw & Franco Franco, Swans, The Dwarvs of East Agouza, Ondakeiki, Magazzini Criminali, La Festa delle Rane, African […]

    #ambient #experimental #vinyls_session
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/04/2026_03_22_QCRDN_PODCAST_parte_1.mp3

  • Cadavere sui binari a Ventimiglia, sarebbe un migrante. Riaperta la linea ferroviaria

    Secondo le prime informazioni emerse, il corpo apparterrebbe a un uomo, probabilmente di origine nordafricana

    È stata riaperta intorno alle 13.30 la circolazione ferroviaria tra Ventimiglia e la Francia, sospesa in mattinata dopo il rinvenimento di un cadavere sui binari nei pressi dei Balzi Rossi. Lo stop ai treni si è protratto per alcune ore per consentire gli accertamenti dell’autorità giudiziaria e il primo esame esterno della salma da parte del medico legale.

    Secondo le prime informazioni emerse, il corpo apparterrebbe a un uomo, probabilmente di origine nordafricana. Non si esclude che possa essere stato investito da un treno durante la notte mentre tentava di oltrepassare il confine con la Francia lungo la linea ferroviaria.

    Il cadavere sarebbe stato notato soltanto in mattinata da un macchinista in transito, che ha immediatamente fermato il convoglio e dato l’allarme ai soccorsi.

    Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, il personale sanitario del 118 e gli agenti della Polizia Ferroviaria, che hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. Le indagini sono in corso per chiarire le circostanze della morte e identificare lo straniero.

    https://www.riviera24.it/2026/03/cadavere-sui-binari-a-ventimiglia-sarebbe-un-migrante-riaperta-la-linea-fe

    #Vintimille #asile #migrations #réfugiés #frontière_sud-alpine #Italie #France #Alpes_Maritimes #décès #mort #mourir_aux_frontières

    –—

    ajouté au fil de discussion sur les morts à la frontière de Vintimille :
    https://seenthis.net/messages/784767

    lui-même ajouté à la métaliste sur les morts aux frontières alpines :
    https://seenthis.net/messages/758646

    • Morto sui binari a Ventimiglia, identificato dalla Polfer il giovane straniero


      Si chiamava #Meher_Naffouti e aveva 25 anni. Il ricordo degli amici: «Era un ragazzo generoso, sognava una vita in Francia»

      Sognava di vivere in Francia ed è morto per raggiungerla, Meher Naffouti: il ragazzo tunisino di 25 anni il cui corpo è stato trovato sabato mattina lungo i binari della linea ferroviaria che collega Ventimiglia a Mentone, in località Balzi Rossi.

      Il giovane, che per un lungo periodo aveva vissuto in Germani, era nato il 22 agosto 1999 a La Marsa, in Tunisia, dove vivono i suoi familiari. «Era una persona molto gentile, sempre disponibile per tutti; condivideva tutto ciò che aveva. Amava le motociclette e desiderava stabilirsi definitivamente in Francia», lo ricordano gli amici.

      A dare un nome a quel corpo straziato dall’impatto con un treno, sono stati gli agenti della Polizia Ferroviaria, diretti dall’ispettore della Polizia di Stato Roberto Scionti. Dietro all’identificazione, tutt’altro che semplice, c’è stato un lavoro lungo e delicato, condotto con professionalità e umanità dagli agenti della Polfer. Il giovane, infatti, non aveva con sé alcun documento: una circostanza che ha reso necessario avviare accertamenti complessi, estesi anche oltre i confini nazionali. Le verifiche hanno coinvolto più Paesi, incrociando informazioni e contatti fino a risalire alla sua identità e, soprattutto, alla sua famiglia in Tunisia, che è stata infine rintracciata.

      Un impegno investigativo che non si è limitato agli aspetti tecnici, ma che ha avuto anche una forte componente umana: restituire un nome a quel corpo e dare una risposta ai familiari del giovane.

      Nelle ore precedenti alla tragedia, Meher si era messo in contatto con gli amici in Germania. Erano circa le 23 della sera prima del ritrovamento del corpo, e aveva detto loro chiaramente quale fosse il suo obiettivo: raggiungere la Francia, il Paese in cui desiderava costruire il proprio futuro. Dopo la Germania, invece, era stato trasferito in Svizzera, ma il suo desiderio era rimasto sempre lo stesso: arrivare in Francia e stabilirsi lì definitivamente.

      Gli amici, sconvolti dalla notizia, non riescono a spiegarsi come sia potuto accadere. Raccontano di un ragazzo prudente, attento, lontano da comportamenti rischiosi. «Non aveva né documenti né soldi – dichiarano – Forse è per quello che ha provato a oltrepassare il confine a piedi». Lo ha fatto lungo i binari, al buio: impossibile per il macchinista accorgersi di quel ragazzo che camminava da solo sui binari. E’ morto con addosso il giubbotto che amava: lo stesso piumino nero che indossa nella foto sorridente scattata dai suoi amici.
      https://www.riviera24.it/2026/03/morto-sui-binari-a-ventimiglia-identificato-dalla-polfer-il-giovane-strani

  • Grappoli amari. Lo sfruttamento sistemico nelle Langhe. Tra i vigneti più pregiati d’Italia

    In questo dossier curato dal giornalista Luca Rondi per la prima volta in Italia viene ricostruito attraverso dati inediti il “peso economico” dello sfruttamento lavorativo nelle Langhe, territorio a cavallo tra le province di #Cuneo e #Asti.

    Tra i filari dei vigneti, patrimonio dell’Unesco dove si producono i pregiati #Barolo e #Barbaresco, si celano soprusi e ingiustizie. Dopo l’inchiesta “Uva nera” pubblicata nel settembre del 2024, Altreconomia ha portato avanti un lungo lavoro di analisi a partire dalle informazioni relative ai contratti attivati dalle aziende vitivinicole del territorio ai cosiddetti “#braccianti”.

    Attraverso la collaborazione con Davide Castelnovo, già assegnista di ricerca presso le Università di Pisa e Padova dove si è occupato di teoria dei grafi e modelli di sistemi concorrenti, i dati sono stati rielaborati potendo così per la prima volta fotografare molte informazioni sui lavoratori stagionali impiegati nella raccolta dell’uva: quanti sono, da dove provengono, quanto durano I loro contratti e molto altro ancora.

    Inoltre è stato possibile confrontare le ore dei braccianti necessarie alla coltivazione nei vigneti e l’ammontare totale di quelle relative ai contratti attivati dalle aziende. Emerge una differenza tra 2,3 e 3,6 milioni di ore in due anni. Convertendo il tempo “mancante” in denaro, si tratta di una forbice tra 26,3 e 39,8 milioni di euro di lavoro nero nel 2023 e 2024. Una voragine per un territorio considerato eccellenza del Made in Italy.

    https://altreconomia.it/prodotto/grappoli-amari
    #vin #exploitation #Italie #Langhe #livre #saisonniers #travail

  • #Pierre_Conesa, #Vincent_Ortiz : #Guerre_en_Iran, #impérialisme américain, suivisme européen
    https://lvsl.fr/pierre-conesa-vincent-ortiz-guerre-en-iran-imperialisme-americain-suivisme-euro

    Alors que les bombes pleuvent sur Téhéran, le monde occidental s’aligne sur Donald #Trump. Avant même l’agression israélo-américaine, l’Iran vivait sous un embargo financier intégral, frappé par les sanctions économiques les plus dures que les #Etats-Unis aient jamais imposé - avec l’assentiment des Européens. Pour analyser les ressorts de cet impérialisme radicalisé et du suivisme des Européens, Le Vent Se Lève revient sur ces enjeux géopolitiques avec Pierre Conesa, haut-fonctionnaire et auteur (Vendre la guerre. Le complexe militaro-intellectuel, L’Aube, 2023), et Vincent Ortiz, rédacteur en chef adjoint du Vent Se Lève et chercheur en économie. Cet entretien a été mené par Lotfi El Othmani.

    #International #Les_États-Unis,une_puissance_menacée ? #Complexe_militaro-industriel #Israël

  • Diffusion et mutations de la Bossa Nova.

    https://lhistgeobox.blogspot.com/2026/03/diffusion-et-mutations-de-la-bossa-nova.html

    "En mars 1963, en association avec Tom Jobim, Gilberto et sa femme Astrud, Stan Getz enregistre « Getz Gilberto ». João peine à enregistrer la version anglaise de Garota de Ipanema. Qu’à cela ne tienne, Astrud s’y colle et propose une version qui propulsera le disque aux premières places des hits parades mondiaux. Non contente de lui souffler la vedette, elle le plante pour Getz. C’est ballot. En 1967, Jobim enregistre un album avec Sinatra (Guys and Dolls), ce qui accroît encore la popularité de la bossa aux Etats-Unis, quitte à édulcorer le genre. Ainsi, le crooner américain jazzifie la mélodie et utilise sa puissance vocale, les trémolos, une manière de chanter aux antipodes du canto falado."

  • La Bossa Nova, une déferlante musicale.
    https://lhistgeobox.blogspot.com/2026/02/la-bossa-nova-une-deferlante-musicale.html

    « Vinicius de Moraes et Tom Jobim, qui poursuivent leur collaboration tombent sous le charme d’un jeune guitariste bahianais, João Gilberto. Né dans l’État de Bahia, ce dernier est un guitariste autodidacte surdoué dont le caractère ombrageux a longtemps freiné l’éclosion artistique. Il chante doucement, sans vibrato. Perfectionniste, il cherche pendant des années sa batida, une nouvelle manière de jouer de son instrument, de façon décalée par rapport au chant, tout en retenue et en pudeur. (3) Il y parvient ce jour de 1957, lorsqu’il réussit à reproduire le balancement des blanchisseuses marchant le long de la rivière San Francisco, le linge juché sur leurs têtes. Sa composition se nomme Bim bom. La mélodie est simple, tout comme les paroles, le résultat prodigieux. »

  • Le Triomphe des égoïsmes - Mon blog sur l’écologie politique
    https://blog.ecologie-politique.eu/?post/Le-Triomphe-des-egoismes

    Peugny décrit bien les conditions matérielles de la lutte des places et l’importance des stratégies individuelles dans un monde social plus dur et compétitif mais ce n’est que dans le deuxième chapitre et la conclusion qu’il répond véritablement à Tiberj.

    Dans « Le virage à droite des classes moyennes supérieures » (allusion au « virage à gauche » qui s’était opéré dans les classes les plus aisées à la fin des années 1970), il analyse les attitudes des Français·es vis-à-vis des politiques de redistribution. Selon lui, les données manquent pour établir avec Tiberj que les demandes de redistribution se maintiennent dans le temps et si les conclusions de politiste sont crédibles, c’est seulement sur les questions sociétales. Et de fait, Peugny a lui aussi peu de matière, par exemple il exploite les questions sur le mérite individuel ou la redistribution directe (à travers des aides à la personne) et montre ainsi que la société s’est grandement droitisée. Enfin, le mouvement vient surtout des classes les plus prescriptrices, celles qui votent le plus, les CSP+. Pire, ce sont les cadres du secteur public qui se sont le plus vite (vingt points en vingt ans) converti·es aux idées moisies selon lesquelles l’État ne devrait pas entretenir la paresse des personnes sans emploi ou on doit sa position sociale avant tout à son mérite (alors que tant de travaux, comme ceux de Peugny, montrent que la position sociale des parents est déterminante dans la plupart des cas (3)). Mais j’aurais aimé que l’auteur abordât la question de la redistribution indirecte. Car si la redistribution directe coince (et encore, pas tout le temps, voir le consensus contre les réformes des retraites de 2019 et 2023), la demande de services publics me semble néanmoins toujours forte et il s’agit d’une forme de redistribution. Ces derniers temps les analyses sur l’électorat RN sont nombreuses et celles dont j’ai connaissance montrent que si la critique des « parasites » est assez commune en leur sein, elle ne se porte pas contre les services publics, qui restent toujours largement plébiscités hors des libertariens purs et durs. C’est un bon point de levier.

    […]

    Alors, Peugny ou Tiberj pour nous aider à penser cette situation ? Les deux, et on aimerait assister à leurs échanges.

    #politique #France #droitisation #Vincent_Tiberj #Camille_Peugny #débat #recension #livre #sociologie #gauche #droite #Aude_Vidal

  • Vieni via con me

    “Raccontare come stanno le cose vuol dire non subirle”

    Otto capitoli, otto storie, un ritratto unico dell’Italia di oggi firmato dall’autore del bestseller internazionale Gomorra. Roberto Saviano scava dentro alcune delle ferite vecchie e nuove che affliggono il nostro Paese: il mancato riconoscimento del valore dell’Unità nazionale, il subdolo meccanismo della macchina del fango, l’espansione della criminalità organizzata al Nord, l’infinita emergenza rifiuti a Napoli, le troppe tragedie annunciate. Accanto alla denuncia c’è anche il racconto – commosso e ammirato – di vite vissute con onestà e coraggio: la sfida senz’armi di don Giacomo Panizza alla ’ndrangheta calabrese, la lotta di Piergiorgio Welby in nome della vita e del diritto, la difesa della Costituzione di Piero Calamandrei. Esempi su cui possiamo ancora contare per risollevarci e costruire un’Italia diversa.
    Ideato e condotto da Roberto Saviano e Fabio Fazio, Vieni via con me è stato l’evento televisivo degli ultimi anni, più seguito delle partite di Champions League e dei reality show. Ora è anche un libro che racconta queste storie in una forma ampiamente rivista e arricchita. Facendole diventare, ancora una volta, storie di tutti.

    https://www.feltrinellieditore.it/opera/vieni-via-con-me-1
    #livre #Roberto_Saviano
    #démocratie #macchina_del_fango #démocratie #délégitimation #martiri_di_Cerace #Locride #mafia #liberté_d'expression #Giovanni_Falcone #Rocco_Chinnici #honneur #baptême #picciotto_d'onore #fratelli_di_sangue #contrasto_onorato #rites #giuramento #hiérarchie #Polsi #bunker #déchets #écomafia #sous-sol #Compare_Nuzzo #Carmelo_Novella #mariages #Aspromonte #Madonna_delle_Montagne #Domenico_Oppedisano #Vincenzo_Mandalari #Pino_Neri #Pasquale_Zappia #Carlo_Antonio_Chiriaco #contrôle_du_territoire #Gianfranco_Miglio #répression #restauration #aménagement_du_territoire #sous-traitance #appels_d'offre #Naples #Terra_dei_Fuochi #Naples #ecoballe #Impregeco #Ce4 #Casalesi #Na1 #Na3 #Fibe #Impregilo #Nicola_Cosentino #camorra #écomafia #Villaricca #Operazione_Mosca #Sergio_Orsi #Michele_Orsi #Eco4 #Caserta #santé_publique #cancer #Parco_del_Vesuvio #Terzigno #Giacomo_Panizza #Don_Giacomo #Torcasio #Giampà #Giovanni_Torcasio #Lamezia_Terme #Progetto_Sud #Antonio_Torcasio #L'Aquila #tremblement_de_terre #Casa_dello_Studente #élections

  • La guerre de l’#eau, un conflit explosif dans les #Pyrénées-Orientales

    Face à la #sécheresse dans les Pyrénées-Orientales, les pouvoirs publics misent sur l’#irrigation. Au risque de provoquer une #guerre_de_l’eau. #Omerta, #pressions politiques, maraîchers inquiets... Le sujet est explosif.

    « Vous voulez nous piquer notre eau ! » Ce mercredi de novembre, l’élégante salle des fêtes de #Latour-de-France bruisse d’indignation. Jardiniers ou paysans, ils sont venus en nombre exprimer leurs craintes. En face, représentants de la #FNSEA, le syndicat agricole majoritaire et productiviste, et services de l’État peinent à cacher leur impatience. « C’est une des premières guerres de l’eau du département », commente un des participants.

    Au cœur de la discorde hydraulique : un #tuyau de 10 km qui permettrait d’amener davantage d’or bleu aux #vignes et #abricotiers de la plaine de #Rivesaltes. « Un projet qui va bénéficier à toute la vallée », selon Jean Bertrand, salarié de la chambre d’agriculture catalane, dirigée par la FNSEA. Mais pour les habitants de l’amont, chez qui la précieuse ressource va être puisée, l’inquiétude est palpable : « Avec le peu d’eau que vous allez nous laisser, c’est la mort pour nous. »

    Tous les ingrédients sont réunis pour rendre le sujet explosif. Une ressource en chute libre et une demande en eau qui explose, des agriculteurs exsangues et des petits jardiniers inquiets... Le tout saupoudré d’omerta et enrobé de #pressions_politiques.

    La #rivière disparaît sous terre

    Pour bien comprendre le problème, il faut remonter deux ans en arrière. Les Pyrénées-Orientales traversaient alors une sécheresse historique. Entre avril 2023 et mars 2024, le déficit de pluie a atteint jusqu’à 70 % dans l’est du département. Avec des conséquences catastrophiques pour l’#agriculture : des abricotiers morts sur pied, des vignes desséchées… En pleine mobilisation agricole, l’État a redouté une crise potentiellement explosive. Il fallait répondre, vite et fort.

    Le 22 mai 2024, le ministre de la Transition écologique de l’époque, #Christophe_Béchu, lançait en grande pompe un #plan_de_résilience pour l’eau, assorti d’un chèque de 10 millions d’euros. Dans la foulée, il annonçait soutenir « sept projets concrets faisant consensus » dans le département, dont plusieurs portés par la chambre d’agriculture. Parmi eux, la « priorité des priorités », selon la directrice du plan eau, #Christine_Portero-Espert : « La sécurisation de l’alimentation des #réseaux_d’irrigation de l’#Agly aval. » Notre fameux tuyau.

    S’il y a urgence, c’est que la #vallée_de_l’Agly est la zone la plus affectée par la sécheresse. À Rivesaltes, les habitants n’ont pas vu couler le fleuve de décembre 2022 à octobre 2024. Une situation exceptionnelle, mais pas surprenante : en un demi-siècle, « le débit des fleuves côtiers méditerranéens a diminué de 30 à 40 %, dont au moins 20 % directement lié au changement climatique », explique l’hydrologue Wolfgang Ludwig, qui prévoit la quasi-disparition de ces #cours_d’eau d’ici la fin du siècle, dans les pires scénarios climatiques.

    Un séisme hydrologique au pays catalan. « Historiquement, il y a de l’eau dans les Pyrénées-Orientales, grâce à la fonte des neiges, rappelle le chercheur. Il y a donc ici une #culture_de_l’irrigation très développée, qui a été une chance, mais qui est aujourd’hui une grande vulnérabilité. » Car l’abondance hydrique a retardé l’adaptation au #changement_climatique — et poussé une partie des agriculteurs du Rivesaltais à miser sur l’#abricot, une culture très gourmande en eau.

    Dans la vallée de l’Agly, le #fleuve alimente tout un #réseau_d’irrigation, dont une partie héritée du Moyen-Âge. Autour de Latour-de-France et d’#Estagel, quelque 280 hectares — de petits potagers comme des exploitations viticoles — sont ainsi arrosés. À Rivesaltes, près de 400 hectares en bénéficient.

    Cerise sur le gâteau aride, le cours d’eau traverse — entre Latour-de-France et Rivesaltes — une zone rocheuse comparable à un gruyère : le #karst des #Corbières. En clair, une grande partie de la rivière disparaît sous terre. En période de sécheresse, le karst pourrait absorber jusqu’à 3 000 litres par seconde, selon le Bureau de recherches géologiques et minières (BRGM). Résultat, en aval, les canaux d’irrigation alimentés par l’Agly sont régulièrement vides.

    Jusqu’ici, la parade consistait à lâcher d’importantes quantités d’eau depuis le #barrage_de_Caramany, à 30 km en amont, pour « passer le karst ». Sauf que la réserve se vidait à vue d’œil. D’où l’idée — apparemment simple — des élus de la chambre d’agriculture : court-circuiter la zone poreuse grâce à un tuyau. « On aura besoin de lâcher moins d’eau en période sèche pour assurer les besoins agricoles », se réjouit Jean Bertrand.

    Selon les calculs du cabinet BRL Ingénierie — mandaté pour étudier le projet —, entre 1 et 4 millions de m3 seraient ainsi « économisés » les années sèches, sauvegardés dans le barrage. Et le tour est joué ! Pas si simple, mettent en garde plusieurs experts — qui souhaitent tous rester anonymes, signe que le sujet est tendu. Car le karst alimente les nappes du #Roussillon — précieuses réserves d’eau douce pour le littoral catalan, menacées par l’intrusion saline —, mais également l’étang de #Salses-Leucate. Pour « sécuriser » son #accès_à_l’eau, la métropole de #Perpignan projette aussi de multiplier par quatre ses prélèvements dans cette zone calcaire décidément très convoitée.

    « Qui pourra se payer l’eau ? »

    Interrogés par Reporterre quant aux incidences de ce projet sur l’alimentation en #eau_douce du territoire, les acteurs locaux bottent en touche. La métropole ne nous a pas répondu. Le syndicat de l’étang de Leucate indique qu’« à ce stade, la commission locale de l’eau [qui réunit élus et usagers] n’a pas été consultée sur ce dossier ». Pour le syndicat du bassin de l’Agly, « de nombreux points techniques et opérationnels doivent encore être étudiés et précisés » avant qu’il puisse « s’exprimer publiquement ». Rien d’officiel donc, mais en coulisses, plusieurs acteurs publics de l’eau nous ont fait part de leur « vive inquiétude ».

    « Il s’agit d’un système complexe et fragile, qui n’a pas du tout été pris en compte dans sa globalité », nous indique un connaisseur du dossier. Les interactions du karst avec les #nappes et des cours d’eau catalans sont encore mal connues. « On joue aux apprentis sorciers. »

    Côté préfecture et chambre d’agriculture, on se veut rassurant : si le besoin s’en fait sentir, on lâchera davantage d’eau du #barrage pour renflouer les réseaux souterrains. Circulez, il n’y a rien à voir.

    Mais le problème ne s’arrête pas là. Car construire un #adducteur — et toutes les infrastructures autour — coûte cher, très cher. Entre 12 et 18 millions d’euros selon BRL Ingénierie. Sans oublier quelque 200 000 euros annuels pour faire fonctionner l’ouvrage. Un #prix potentiellement insoutenable pour les quelque 1 400 propriétaires reliés aux différents canaux et organisés en Association syndicale autorisée (ASA).

    D’où la volonté des porteurs du projet d’étendre le réseau d’irrigation. 250 hectares supplémentaires — de la vigne principalement, selon la chambre d’agriculture — pourraient ainsi être reliés et abreuvés. Ainsi qu’une centaine d’hectares, notamment des abricotiers, aujourd’hui arrosés grâce à des forages. « Pour atteindre la soutenabilité économique, il est en effet nécessaire d’ouvrir le réseau à de nouveaux enjeux et à un plus grand nombre d’agriculteurs pour augmenter le nombre de cotisants », indique Jean Bertrand.

    Mais même dans ce scénario, il est probable que le prix de l’eau s’envole de plusieurs centaines d’euros : qui pourra encore se la payer ? « Le risque, c’est que seuls les plus grands arboriculteurs ou viticulteurs puissent avoir accès à l’irrigation », craint Jacques de Chancel, vigneron et membre de la Confédération paysanne.

    Et c’est là que le bât blesse. « Tant qu’il s’agissait de soutenir les réseaux existants, pourquoi pas, mais là, on a l’impression d’un projet qui va profiter surtout à l’agriculture industrielle », soulève-t-il. D’autant que pour pouvoir satisfaire tous les besoins, les porteurs du projet envisagent également de réduire le robinet des petits agriculteurs et des jardiniers en amont du tuyau.

    C’est le cas de Luc, maraîcher installé depuis cinq ans à Estagel. Il cultive aujourd’hui 3 hectares de légumes, vendus ensuite localement, via une Amap. Pour arroser ses parcelles, il utilise notamment l’eau du canal voisin — qui pourrait donc diminuer voire disparaître en période sèche. « Avec ce projet, je risque de fermer boutique », alerte-t-il.

    Côté chambre d’agriculture et services de l’État, on fait valoir un projet « global », qui consiste également à moderniser les réseaux, colmater les fuites, automatiser la distribution d’eau… Autant d’économies qui « bénéficieront à tout le monde », assure Christine Portero-Espert. Pour elle, 250 hectares irrigués en plus — comparés aux 1 100 ha déjà reliés aux canaux — ce n’est pas « déraisonnable », surtout si ça permet de « sécuriser des filières », et donc de préserver des emplois.

    Omerta

    Face au flou, les relations se tendent entre habitants de l’amont et de l’aval. Rares sont les personnes qui acceptent de prendre publiquement position pour ou contre le projet. Nous avons pu contacter un des viticulteurs qui pourrait être raccordé au tuyau — aujourd’hui, il n’irrigue pas. « On touche aux limites de ce qu’on peut faire sans arroser, raconte-t-il de manière anonyme. Alors je me dis qu’avec un peu d’eau, on pourrait retrouver un équilibre économique. » S’il accueille le projet avec un œil plutôt bienveillant — « il a le mérite d’exister » —, il met aussi en garde : « Au-delà de 500 euros par hectare et par an, le prix de l’irrigation sera trop cher. »

    Interrogée sur le prix final pour les usagers, la chambre d’agriculture élude — les calculs sont toujours en cours. Mais une chose paraît certaine : « Ce sera de l’eau chère, reconnaît Jean Bertrand. La part du #coût de l’eau dans les budgets des exploitations augmente et va augmenter, il ne faut pas ignorer cette réalité. » Façon d’admettre que certains seront laissés sur le bas-côté de l’adducteur ? « C’est le risque des #solutions_techniques, souvent coûteuses, souligne Wolfgang Ludwig. Elles peuvent favoriser une #agriculture_intensive, très spécialisée, seule capable de produire les ressources financières pour payer cette eau. »

    Les questions s’accumulent, mais le projet progresse, coûte que coûte. Une des chevilles ouvrières du projet nous a fait part de « grosses pressions pour que le dossier avance vite ». « Il faut bien que les services de l’État et la chambre parviennent à sortir quelque chose pour montrer qu’ils agissent », remarque Joseph Genebrier, de la #Frene_66, une association environnementale. Quitte à prendre des décisions avant que toutes les études ne soient réalisées. Quitte à établir un « rapport de force » avec les plus réfractaires, selon les participants de la réunion publique.

    Des arguments qui ne convainquent pas les opposants, dont certains pointent une « #mal_adaptation ». Comme l’expliquait l’économiste Marielle Montginoul à propos d’un autre mégaprojet de tuyau occitan, « on assiste à une sécurisation de l’accès à la ressource plus qu’à une réflexion sur un nouveau modèle plus économe en eau ». Une « #course_en_avant, sans se poser les bonnes questions, comme le choix du type de cultures qu’on irrigue ». On se retrouve ainsi à arroser des vignes, en pleine crise de surproduction du #vin. Ou à faire perdurer la culture d’abricots, très exigeante en eau.

    « Si les #solutions_techniques permettent de se protéger contre les aléas, un peu comme le camion de pompiers qu’on ne sort qu’en cas d’urgence, pourquoi pas, indique Wolfgang Ludwig. Mais si on les utilise pour développer des #pratiques_agricoles, alors on augmente notre #dépendance et notre #vulnérabilité. » Le risque, pour le chercheur, est de louper le coche essentiel de l’adaptation : « Tant qu’on se repose sur des #outils_techniques, on ne s’adapte pas à la ressource qui baisse. »

    Penser la #transition_agricole vers des cultures de climat semi-aride, diversifier les fermes pour les rendre plus résilientes, encourager le travail des sols… Autant de pistes « explorées aussi par la chambre d’agriculture », assure Jean Bertrand. Mais qui ne font pas partie des sept projets « prioritaires » du plan de résilience pour l’eau.

    https://reporterre.net/La-guerre-de-l-eau-un-conflit-explosif-dans-les-Pyrenees-Orientales

  • #Vaisselle_ancienne : une mode dangereuse pour votre santé (et celle de vos convives)

    Assiettes et plats vintage décorent nos tables. Mais ils peuvent contenir des #métaux_lourds. Doit-on arrêter de les utiliser ? Ce qu’il faut savoir.


    C’est une tendance forte. Les assiettes, #plats et saucières de nos grands-mères font leur grand retour sur nos tables, y compris de fêtes. Problème : ils peuvent contenir des niveaux de métaux lourds dangereux pour la santé. « Une centaine d’échantillons de vaisselle nous sont envoyés chaque année pour analyse, expliquent Éric Swanet, ingénieur chimiste et spécialiste en émaux alimentaires, et sa femme Joëlle Swanet, professeure de technologie céramique, spécialisée en santé et sécurité. Nous ne prétendons pas que toutes les pièces anciennes sont problématiques, mais une bonne partie le sont. »

    La vaisselle concernée est celle qui date du début du XXe siècle jusqu’en 1950 environ, époque à laquelle la cuisson à basse température de la #faïence nécessitait l’emploi de métaux lourds dans l’#émail.

    Des #intoxications sévères au #plomb signalées

    Du #cadmium, cancérogène, toxique pour la reproduction, est présent dans certains #coloris d’émail, rouge-orangé. Du plomb a, quant à lui, été massivement utilisé pour obtenir de belles #couleurs à basse température. « Contrairement à d’autres métaux, le plomb ne s’épuise pas : tant que l’émail est présent, il peut migrer dans les aliments. L’état de la vaisselle (ébréchée, fêlée ou non) ne change rien au phénomène », rappellent les spécialistes, qui ont suivi plusieurs cas d’intoxications sévères au plomb du fait de l’utilisation de #céramique ancienne.

    Côté marques, les experts citent #Bosch, marque belge bien connue des brocanteurs et dont « nous sommes effarés par les cahiers de laboratoire ».

    Alors que faire ? Ne pas utiliser cette vaisselle au quotidien, d’autant que tous les aliments acides favorisent la migration des métaux lourds. « Vous pouvez à la rigueur utiliser votre belle assiette comme compotier, mais uniquement pour y déposer des fruits que vous allez éplucher », précise le duo d’experts.

    On trouve dans le commerce des tests à réaliser soi-même : « Il en existe deux types, précise Éric Swanet. Les premiers renseignent sur la présence de plomb dans l’émail sans évaluer le potentiel de migration, ils ont donc peu d’intérêt. les seconds évaluent le taux de métaux ayant migré, mais nécessitent un équipement adapté pour obtenir une précision suffisante. » Ces tests sont un premier indice, à confirmer en laboratoire si vous tenez à votre vaisselle. Comptez une centaine d’euros environ.

    https://www.60millions-mag.com/2025/12/31/vaisselle-ancienne-une-mode-dangereuse-pour-votre-sante-et-celle-de-
    #vaisselle #danger #santé #vintage #assiettes #verres #toxicité

  • Face à l’empire Bolloré, aidez un irréductible média d’enquête breton
    https://splann.org/face-bollore-irreductible-media-enquete

    Vincent Bolloré et d’autres magnats des #médias étendent leur contrôle sur l’information, mais un petit média breton résiste encore et toujours aux oppresseurs.‌ L’article Face à l’empire Bolloré, aidez un irréductible média d’enquête breton est apparu en premier sur Splann ! | ONG d’enquêtes journalistiques en Bretagne.

    #La_vie_de_« Splann !_ » #cnews #data_for_good #désinformation #hubert_coudurier #journalisme #liberté_de_la_presse #milliardaires #nicolas_legendre #presse #quota_climat #Science_Feedback #vincent_bolloré