Il “Biondo” di Caulonia. La bella storia di Ilaria Campisi, visionaria imprenditrice agricola della Locride

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  • Ecco il #biondo_di_Caulonia, sarà il frutto del riscatto?

    La strada che collega Gioiosa Ionica a Caulonia è un susseguirsi di profumi antichi: zagare in fiore, terra arsa dal sole e brezze salmastre che arrivano dal mare. Il paesaggio, in apparenza brullo e quasi inospitale, custodisce però un giardino segreto dove cresce un frutto raro: il Biondo di Caulonia. Qui, a #Focà di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, l’azienda agricola biologica Campisi ha deciso di ridare vita a questo agrume dal colore del sole e dal sapore della memoria. Merito dell’intuizione di un’imprenditrice visionaria, Ilaria Campisi, la quale, in un’epoca dominata dalla standardizzazione che minaccia la biodiversità, ha scelto di andare controcorrente. «Mi avevano suggerito di estirpare quelle piante», racconta. «Ma io sentivo che quella era la mia strada».

    Da questo slancio ostinato e contrario è nato il progetto “Arance in Viaggio”, che ha trasformato un frutto un tempo relegato ai margini del mercato, in un simbolo di rinascita. Abbiamo raggiunta Ilaria Campisi per farci raccontare questa storia di visione, radici e ostinazione.

    L’inizio della storia di Arance in Viaggio sembra un segno del destino, a partire da un taccuino ritrovato in una vecchia soffitta. Ci racconta meglio questa scoperta e come ha influenzato la sua decisione di salvaguardare antiche varietà di agrumi? È stata una scelta consapevole e appassionata. Dopo un po’ di anni che avevo intrapreso questo percorso e dopo che istintivamente nel ripiantare e ammodernare tutti gli agrumeti di famiglia avevo salvato gli alberi di Biondo di Caulonia, in soffitta ho ritrovato dei vecchi taccuini di uno zio di mio padre morto nel 1943. La cosa che subito mi è saltata agli occhi era il modo di appuntare tutti i lavori agricoli che era identico al mio, ho ritrovato così la data di messa a dimora proprio di quell’agrumeto salvato che risaliva ad un secolo prima, il giorno del mio compleanno. Tutto questo può essere inteso come un segno del destino.

    Qual è stata la difficoltà più grande durante il percorso di recupero e valorizzazione del Biondo di Caulonia e, al contempo, quale la soddisfazione più grande? All’inizio era chiaro che l’agrumeto di Biondo di Caulonia sarebbe stata la parte passiva della mia azienda in quanto i frutti non venivano più recepiti dal mercato a causa dei noccioli presenti nella polpa, ma io sapevo che le qualità organolettiche straordinarie di questo frutto antico potevano essere nuovamente apprezzate. Erano in molti che mi consigliavano di estirpare quegli alberi e di piantare nuove cultivar di agrumi, ma per istinto non l’ho mai fatto; la soddisfazione più grande è vedere quanto questo frutto oggi venga apprezzato.

    Nel suo progetto, la rete di collaborazioni gioca un ruolo centrale. In che modo ha costruito la “Comunità di salvaguardia” intorno a questo agrume e quale importanza rivestono ristoratori, musicisti e proprietari terrieri nel sostenerla? Fare rete è essenziale. Nel 2015 insieme ad un gruppo di proprietari e di estimatori abbiamo fondato la Comunità di Salvaguardia del Biondo di Caulonia e di altri Agrumi Antichi, ed ognuno per la propria parte si fa ambasciatore tutelando queste arance facendo si che vengano sempre più conosciute ed apprezzata.

    Il recupero del Biondo di Caulonia non è solo la riscoperta di un frutto raro, ma anche un gesto di tutela della biodiversità del territorio. Come ritiene che l’esperienza di Caulonia possa essere replicata altrove e quali elementi reputa indispensabili per il successo di iniziative simili? Tutelare la biodiversità non vuol dire solo coltivare frutti antichi, coltivare la biodiversità è prendersi cura di un pezzetto di mondo nel rispetto della fauna della flora e delle comunità umane e questo rispetto si può attuare in ogni angolo della terra; noi siamo natura, la sostenibilità ambientale è l’unica via che può portare benessere, salute e vita. E prendendo spunto dalle parole di Vandana Shiva sono convinta che «l’intensificazione della fotosintesi, la tutela della biodiversità, la produzione biologica, sono le strade da seguire per contrastare i cambia menti climatici» e per attuare un «imperativo di sopravvivenza».

    Ha ricevuto il Premio prestigioso “Economia del Futuro” per il suo impegno nell’agricoltura sostenibile. Cosa rappresenta per lei questo riconoscimento e quali prospettive apre per la promozione di eccellenze come il Biondo di Caulonia in Italia e in Europa? Quando sono stata chiamata dalla segreteria del Polo del Gusto pensavo di essere stata inserita nella rosa dei candidati al premio, invece con emozione ho scoperto di essere la premiata 2023; stentavo a credere di essere stata selezionata ed è stato incredibile che una realtà così lontana geograficamente si fosse accorta del mio operato; i valori che guidano chi mi ha premiata sono gli stessi di quelli che pratico ogni giorno, ho visto riconosciuto il mio impegno e il lavoro di tanti anni e da lì è stato un susseguirsi di riconoscimenti fino alla segnalazione nelle 100 Eccellenze Forbes di quest’anno. Questi riconoscimenti danno luce alle nostre produzioni di nicchia che sono sempre più richieste in Italia ed in Europa. Quale messaggio vorrebbe tramandare a chi desidera intraprendere un cammino simile, soprattutto alle nuove generazioni? Il lavoro a stretto contatto con la natura è sicuramente faticoso, ma se lo si fa con la giusta passione e molto impegno, dà molte soddisfazioni.

    Caulonia godeva fino alla metà degli anni ’70 di una fama internazionale legata ai propri agrumi tipici: dall’arancio biondo al chinotto, sino ad arrivare alla “Limoncella”, una particolare varietà di limetta. Sui mercati di Parigi, negli anni ’60 e ’70, si racconta che per invogliare all’acquisto si usasse lo slogan «Comprate i gustosi agrumi di Caulonia», a riprova dell’alta qualità organolettica e della forte identità territoriale di queste produzioni. Merito del microclima ideale, della specificità delle acque e della peculiare composizione dei terreni che, a tutt’oggi, consentono di ottenere frutti eccellenti.

    Fu con l’introduzione, in alcuni casi imposizione, di nuove varietà provenienti soprattutto dalla Spagna, che gli agricoltori locali hanno iniziato ad abbandonare progressivamente le pregiate varietà autoctone, a favore di cultivar più facili da vendere. Il Biondo di Caulonia o Biondo della Spina, è il frutto che più ne ha risentito, rischiando di estinguersi completamente. Si tratta di un’arancia tardiva dalla buccia sottile color giallo-arancio chiaro, la polpa finissima e gusto dolce e succoso. Proprio la buccia sottile e la presenza di noccioli stavano per decretarne la fine della coltivazione. Basta però soffermarsi sulle qualità uniche di questo frutto per comprendere l’ostinazione di Ilaria Campisi.

    La maturazione del Biondo di Caulonia è, infatti tardiva, tanto che lo si può gustare da metà marzo a fine maggio, periodo in cui la maggior parte delle altre arance ha già lasciato il mercato. Questa caratteristica lo rende ancor più prezioso per i consumatori, che possono assaporarlo fresco, in macedonie, insalate o come guarnizione per dolci. Altro punto di forza sono le sue dimensioni: un frutto può arrivare a pesare sino a 180 grammi, e che riporta prepotentemente all’attenzione la forza di un’agricoltura biologica e identitaria. Si tratta poi di un frutto molto succoso e prodotto in poche quantità. Si parla di 530.000 frutti prodotti, una quantità che non raggiunge grandi numeri in termini di quintali, ma che racchiude un valore autentico.

    «Noi consideriamo l’arancia come arte – dice Ilaria – osservando la buccia ruvida o liscia, i profumi, le sfumature che la rendono un oggetto di ‘design’ naturale». Il Biondo di Caulonia, in fondo, è una lezione di bellezza e lentezza, un invito a rispettare i tempi della natura e a mettere in contatto le persone con la ricchezza del paesaggio. La vera novità sta nell’approccio di alcuni giovani imprenditori che, come Ilaria Campisi, hanno deciso di tornare alla terra di origine scommettendo su cultivar ritenute fuori mercato. Grazie al progetto “Arance in Viaggio” e all’impegno per un’agricoltura sostenibile, Ilaria Campisi, ha ad esempio trasformato i suoi agrumeti in veri e propri giardini botanici, mettendo al centro la biodiversità. Alberi centenari rappresentano un paesaggio simbolo di storia e identità che comprende la flora e la fauna delle comunità umane.

    «Le mie arance viaggiano, in Italia e in Europa e attraverso questo viaggio cerchiamo di regalare dei viaggi sensoriali - racconta Ilaria Campisi - perchè gli agrumi non sono lo cibo, ma filosofia, saggezza contadina, bellezza e racchiudono una parte di umanità». Salvare il Biondo di Caulonia significa quindi molto di più che conservare una specie di agrume tardivo: vuol dire preservare il paesaggio, la cultura e la storia secolare di un’area geografica che fu culla della Magna Grecia.

    Recuperare la coltivazione biologica di questo “sole ovoidale” da 150-180 grammi significa anche sostenere un mercato di nicchia dal forte valore simbolico: è un invito a riscoprire la bellezza di un’agricoltura etica e a «gustare la legalità», come sottolineano i produttori di GOEL Bio. In questo cammino, la difesa e la promozione del Biondo di Caulonia si pongono come esempio concreto di come l’innovazione possa nascere dalla tutela delle radici, offrendo nuove prospettive economiche e sociali per tutto il territorio.

    https://www.avveniredicalabria.it/ecco-il-biondo-di-caulonia-sara-il-frutto-del-riscatto
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    • Il “Biondo” di Caulonia. La bella storia di Ilaria Campisi, visionaria imprenditrice agricola della Locride

      Tra la frescura della Valle delle fiumare Stilaro e dell’Allaro e le splendide coste ioniche calabresi, sorge Caulonia. Καυλωνία fu colonia greca della Magna Grecia, fondata verso la fine del sec. VII a.C. sulla costa orientale della Calabria (antico Bruzio), presso il promontorio Cocynthus (oggi Capo o Punta di Stilo). Un vero e proprio cucuzzolo collinare, che rende la città simile a una roccaforte, circondata da dirupi, detti timpi.

      L’abitato di Caulonia si spinge dal mare fin sulle serre calabresi dell’Aspromonte, a 300 metri di altezza. Comune del Parco Nazionale dell’Aspromonte, Caulonia superiore può contare su uno splendido centro storico medievale con viuzze romantiche, dette “vinedi”, piazze e palazzi signorili di grande pregio architettonico.

      Ilaria Campisi nasce qui a Caulonia, nella casa di campagna di famiglia, perchè in quegli anni non si usava partorire in ospedale. La sua vita è un esempio tangibile di passione, impegno e dedizione alla terra e alla comunità che la circonda.

      La sua storia ha destato anche la mia proverbiale curiosità quando ho letto che recentemente la rivista Forbes l’ha premiata tra le 100 Eccellenze Italiane con questa motivazione: “una donna che sta dedicando la sua vita e la sua attività lavorativa al recupero di varietà di agrumi ormai scomparsi e riesce a coniugare arte e cultura, insieme con la sua attività economica, senza dimenticare un grande senso di accoglienza verso i migranti che lavorano nella sua azienda”.

      Ilaria si occupa dell’azienda agricola di famiglia da circa 25 anni. Prima di lei, i nonni e suo padre Carmelo che l’ha condotta fino agli anni’90, quando, con l’introduzione delle normative europee in agricoltura, la concorrenza divenne stringente, tanto da abbandonare la produzione. Gli agrumeti ultra centenari furono comunque preservati nell’attesa che qualcuno tornasse a occuparsi di loro…

      A proposito di papà Carmelo, Ilaria mi racconta che in uno degli agrumeti si è verificata una mutazione spontanea, detta “chimera”, che ha prodotto una nuova qualità di agrumi: una piccola arancia rossa, un “moro” per il quale è stato avviato l’iter, lungo e costoso, per il riconoscimento e sarà chiamato “Moro Carmelo”.

      Ilaria, piglio volitivo e occhi azzurri come il mare di Caulonia, ha respirato aria agricola sin dalla nascita. Da ragazza però, voleva intraprendere la carriera teatrale e frequentare l’Accademia di Arte Drammatica a Roma, riuscì a lavorare persino con Albertazzi. Negli anni ’80 tuttavia, di teatro non si “campava” e i suoi genitori le suggerirono di assicurarsi il futuro con una laurea: Giurisprudenza le sembrò la strada più pratica, ma una volta laureata, il forte richiamo della terra si fece sentire e, contro la volontà di tutti, senza l’aiuto di nessuno, Ilaria decise di dedicarsi anima e corpo al recupero dell’azienda agricola di famiglia.

      Grazie a contributi europei, rimette in sesto gli agrumeti e, proprio quando stava per estirpare e ripiantare tutto, decise invece, contro il parere di tutti, di non toccare gli antichi alberi di arancio “Biondo di Caulonia” e di altre vecchie varietà che erano le più difficili da coltivare. Da lì nacque la passione per la ricerca degli agrumi antichi: oggi Ilaria ne ha una piccola collezione, non solo “Biondo di Caulonia”, ma anche, limette, tarocchi e sanguinelli antichi dal gusto molto più articolato e complesso rispetto a quello delle arance moderne.

      Si tratta di piante ultra centenarie, espressione di un paesaggio che si è fatto storia e della biodiversità che resiste. Inoltre, questi sanguinelli e tarocchi hanno un particolare corredo di antociani che fa sì che, anche dopo parecchi giorni dalla raccolta, il frutto conservi intatta la freschezza del gusto. Ciò si deve al fatto che si tratta di piante che hanno conservato integro il proprio patrimonio genetico, senza successive alterazioni o innesti.

      Il Biondo di Caulonia è un’arancia a polpa gialla, di fatto il suo nome è “Biondo di Spina” perché i rami presentano delle piccole spine. La varietà era stata surclassata dall’arancia Navel, soprattutto perché aveva i noccioli, non erano graditi ai consumatori. Da un po’ di anni il “problema” dei semini è stato superato, poiché il ventaglio di sapori unico e variegato che va dalla fragola al mandarino, con punte di pesca, ha conquistato il pubblico. Il gusto è molto equilibrato tra acidità e dolcezza. Matura dai primi di marzo fino a giugno. La polpa è compatta e croccante. La sua buccia è profumatissima e molto ricercata da famosi pasticcieri italiani.

      L’iter per il riconoscimento della De.Co. per gli agrumi di Caulonia è iniziato, ma l’attuazione fa fatica a concretizzarsi. Esiste una Comunità di Salvaguardia del Biondo di Caulonia e degli agrumi antichi che ha, tra i diversi progetti, quello di far funzionare la De.Co. (Denominazione Comunale di Origine). La De.Co. è un marchio di garanzia nato in seguito alla Legge n. 142 dell’8 giugno 1990, che consente ai Comuni la facoltà di disciplinare in materia di valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali. La De.Co., pertanto, dimostra l’origine locale del prodotto, ne fissa la sua composizione e ne garantisce gli ingredienti ai produttori del territorio e ai consumatori. Con il passare degli anni, le De.Co. sono diventate anche uno strumento di marketing territoriale, comunicando e promuovendo il patrimonio culturale e ambientale presente in una determinata zona, oltre i propri confini locali e regionali. Attraverso la certificazione De.Co. il “prodotto territoriale” agroalimentare e/o enogastronomico acquista un’identità sul mercato.

      Ilaria Campisi fonda la Comunità di Salvaguardia nel 2015, in seguito all’introduzione dell’IMU anche sui terreni agricoli. Poiché nel territorio comunale si contavano circa settanta ettari con alberi di Biondo di Caulonia, i proprietari cominciarono a estirpare per pagare meno tasse. Da quel momento, per strappare all’abbandono quanti più ettari di agrumeto possibile, nasce la Comunità di Salvaguardia, costituita oggi da venti soggetti: non solo aziende di produzione, ma, anche semplici cittadini, che nell’orto hanno qualche pianta di Biondo di Caulonia. La produzione a oggi si attesta su circa 530.000 frutti, si tratta dunque di un’arancia rara, poiché nasce solo a Caulonia e perché è coltivata su una superficie veramente limitata. Della Comunità di Salvaguardia fanno parte anche gli estimatori, ovvero gli Ambassador: musicisti, ristoratori e pasticcieri.

      Inoltre sono in corso contatti con Slow Food per riconoscere il Presidio del Biondo di Caulonia. Ilaria ha raccontato la storia degli agrumi di Caulonia a Carlo Petrini che ha raccolto con interesse le istanze di questa comunità agricola.

      Grazie anche al riconoscimento ricevuto da Forbes, tra le 100 Eccellenze Italiane, alcuni produttori hanno mostrato interesse verso la ripresa della coltivazione del Biondo di Caulonia. L’obiettivo è di crescere e mettere in produzione tutti gli ettari abbandonati, il che non ha solo un valore economico, ma, soprattutto, una valenza paesaggistica e turistica.

      La difficoltà di reperimento di manodopera agricola specializzata ha spinto Ilaria, negli anni, a dare lavoro e formare migranti. La visionaria imprenditrice agricola calabrese è riuscita a preservare la biodiversità trasformando gli agrumeti in giardini botanici.

      Dal contatto con gli immigrati, si è resa conto del loro bisogno di integrazione con la comunità locale. Ilaria ha cercato di coniugare esigenze imprenditoriali con istanze sociali. A tal fine ha dato vita al progetto “Orti in Giardino”. La Campisi ha creato tanti piccoli orti in regime biologico, da affittare a chi non ha possibilità di averne uno proprio. Gli affittuari che vengono a raccogliere i frutti o, semplicemente a godersi il tramonto, con l’occasione, socializzano con gli operai migranti, che hanno così cominciato a parlare meglio l’italiano e persino, il dialetto calabrese. Negli anni, gli orti sono diventati anche luogo per iniziative culturali, conferenze, spettacoli musicali e di teatro. Si è creata così una rete di coltura e di cultura. Gli Orti in Giardino sono anche strumento per avvicinare le persone e i bambini alla terra e all’agricoltura. Attraverso la salvaguardia di antichi saperi agricoli e la promozione di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente, Campisi ha dimostrato che è possibile preservare la biodiversità, offrendo opportunità di lavoro e, al tempo stesso, promuovendo l’inclusione sociale e territoriale. Il lavoro torna a caricarsi di valore esistenziale e di respiro etico, diventando costruzione, solidarietà, crescita personale e comunitaria, un fatto davvero raro in questi tempi…tanto che nel 2019 gli Orti sono stati distrutti da un incendio doloso. La comunità creata da Ilaria Campisi non si è avvilita e gli orti sono rinati più belli e rigogliosi di prima.

      Non è facile far appassionare i giovani al lavoro agricolo: Ilaria ha cominciato a incontrare gli studenti degli istituti agrari e, in qualcuno di loro, ha intravisto quella luce negli occhi propria di chi ama la sua terra e vuole rimanerci. Per Campisi il tempo trascorso a parlare con i giovani è prezioso. Mi racconta che circa 20 anni fa, andò in una scuola elementare a parlare del suo lavoro in Agricoltura. A distanza di 20 anni, selezionando un giovane trattorista si sente dire “lei non si ricorda di me? Io sono quel bambino di 20 anni fa, ho deciso di fare questo lavoro grazie alle sue parole di allora, perché mi ha fatto capire la bellezza di lavorare la terra.”.

      Ilaria ha rivestito anche incarichi nazionali in Confagricoltura. Nel 2010, ai tempi della rivolta dei migranti a Rosarno, era presidente di Confagricoltura Calabria e si trovò a combattere con imprenditori poco etici.

      Il cambiamento climatico: oggi è davvero un problema, già in passato bastava una grandinata per perdere tutto. Oggi la siccità estrema è un problema gravissimo, in Calabria d’estate non piove. Le acque irrigue si attingono dalla fiumara d’Allaro che è molto ricca di calcio ed è perfetta per gli agrumeti. Nonostante ciò, grano e vigneti sono andati distrutti.

      Il Biondo di Caulonia viene impiegato in cucina, pasticceria e gelateria, ~ Dal Biondo di Caulonia si producono marmellate, canditi, e succhi biologici. L’azienda insiste su 30 ettari. La quotazione attuale è di circa 4 euro al kg. incluso il trasporto per ordini di 20 kg. 4,50 euro per quantità inferiori. Il prodotto arriva in tutta Europa con E – Commerce, o si vende in campo, ma, soltanto a chi ne apprezza e comprende il valore, pagando il giusto prezzo, remunerativo per tutta la filiera.

      Caulonia e la Locride scontano errori e ritardi annosi: “Come cittadini della Locride siamo il posto più lontano d’Italia… mancano le infrastrutture, è molto difficile fare impresa in questo modo. Dalla Sicilia fanno meno fatica ad esportare il prodotto. Tra l’altro il progetto della variante della statale 106 che dovrebbe colmare un gap, ha un impatto deflagrante sul territorio. Ci preoccupa molto perché è una strada che corre parallela alla 106 esistente e lascia isolati i borghi. Anas ne ha progettata un’altra che scorre più a monte e sarebbe meno impattante e più opportuna per collegare i territori. Quella variante incide sulle produzioni, noi vogliamo essere collegati al mondo con una strada che non sia calata dall’alto, ma sia efficiente e moderna. Non ha senso costruire oggi un’altra strada a due corsie che sventra il territorio. Speriamo di poter riuscire a colloquiare con Anas per far capire le esigenze di noi locridei”.

      Il Biondo di Caulonia è diventato ambasciatore della Calabria, perché chi lo consuma è curioso di venire a conoscere i luoghi di produzione. Tra l’altro, il mare di Caulonia è anche Bandiera Blu. Il turismo agricolo è un sogno nel cassetto, Ilaria non ha il tempo di occuparsene. Per la struttura ricettiva ci vorrebbero troppe risorse, sarebbe oneroso e difficile adattare un fabbricato rurale di fine ‘800.

      Ilaria ama delegare e spera di trovare dei giovani che vogliano affiancarla e proseguire in questo lavoro: “Ognuno faccia la propria parte. Evitiamo quei discorsi secondo cui in Calabria non c’è niente. La nostra regione è ricchissima e ognuno, per la propria parte, la valorizzi”.

      Non a caso la sua impresa si chiama “Arance in viaggio”, ad indicare non solo un’attività imprenditoriale, ma un impegno a preservare un patrimonio prezioso e a promuovere l’identità culturale e territoriale. In un’epoca in cui il cambiamento climatico rappresenta una minaccia concreta, l’approccio olistico di Ilaria Campisi offre un raggio di speranza. La sua missione non solo promuove la sostenibilità ambientale, ma crea un ponte tra passato e futuro, contribuendo a preservare l’eredità agricola e culturale della Calabria per le generazioni future. La storia di Ilaria è un monito che rimarca l’importanza di una visione lungimirante e di un impegno incessante per la conservazione e la valorizzazione delle radici culturali e ambientali della sua terra, Caulonia.

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      #arance_in_viaggio