• CERN 2019 WorldWideWeb Rebuild
    https://worldwideweb.cern.ch

    Hello, World

    In December 1990, an application called WorldWideWeb was developed on a NeXT machine at The European Organization for Nuclear Research (known as CERN) just outside of Geneva. This program – WorldWideWeb — is the antecedent of most of what we consider or know of as “the web” today.

    In February 2019, in celebration of the thirtieth anniversary of the development of WorldWideWeb, a group of developers and designers convened at CERN to rebuild the original browser within a contemporary browser, allowing users around the world to experience the rather humble origins of this transformative technology.
    Party like it’s 1989

    Ready to browse the World Wide Web using WorldWideWeb?

    Launch the WorldWideWeb browser.
    Select “Document” from the menu on the side.
    Select “Open from full document reference”.
    Type a URL into the “reference” field.
    Click “Open”.

    #Histoire_numérique #WWW #CERN


  • Alain Badiou | Sinistre comédie d’un raciste habillé en anti-raciste
    https://lemediapresse.fr/idees/alain-badiou-sinistre-comedie-dun-raciste-habille-en-anti-raciste

    La chasse des réseaux sociaux, des complotistes de tout genre, des enragés de l’Occident et de la race blanche est aujourd’hui ouverte contre, en particulier, mon amie de longue date, celle avec qui j’ai longtemps réalisé sur le net l’émission totalement libre « Contre-courant », notamment diffusée par Mediapart, et qui tente aujourd’hui d’échapper, à la direction […]




  • Migranti, ora il business si chiama detenzione e rimpatrio (e a fare i soldi sono i francesi)

    La prefettura di Milano pubblica i bandi di gara per affidare centri e strutture per migranti e mette nero su bianco una realtà: punita economicamente la piccola accoglienza. Spariti i celebri 35 euro. Ma non per tutti: chi si occupa di centri per i rimpatri, detenzione amministrativa e #hotspot vede.

    È ufficiale: i famosi 35 euro per migrante sono stati cancellati. È finita la mangiatoia, direbbe qualcuno. Ma non per tutti. Si sapeva che sarebbe accaduto. A metterlo nero su bianco è ora la Prefettura di Milano. Prima fra le più grandi città italiane (dietro invece a Udine, Gorizia, Chieti, Biella, Catanzaro e Venezia) a pubblicare i bandi per l’accoglienza dei richiedenti asilo nel 2019 e 2020. Lo ha fatto tenendo conto del #decreto_Salvini e sopratutto del nuovo capitolato d’#appalto stilato dal Dipartimento centrale del ministero dell’Interno.

    Le basi d’asta per i 3.200 posti letto complessivi su Milano e area metropolitana, che vengono messi a gara da oggi fino al 15 marzo, racchiudono i timori che negli scorsi mesi hanno invaso la testa di cooperative, onlus, associazioni e i vari attori dediti all’accoglienza degli stranieri. In sintesi: spariscono corsi di lingua, formazione professionale, accompagnamento all’inserimento sociale o lavorativo, avvocati, psicologi. Vengono tagliati i trasporti. Per le strutture da 50 a 300 posti letto sono previsti 21,90 euro per persona al giorno; per le strutture fino a 50 posti 23 euro, mentre per gli appartamenti 18 euro. «Si punisce qualunque struttura che non sia un mero parcheggio – commenta il giurista Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) – Il messaggio politico che si vuole mandare è chiaro: con queste persone non è necessario parlare, non hanno bisogno di muoversi».

    «Penalizzata l’accoglienza diffusa, il contrario di ciò che andava fatto – gli fa eco Alberto Sinigallia, Presidente di Fondazione Progetto Arca, colosso lombardo e nazionale del terzo settore e dell’accoglienza, che annuncia la dismissione di circa metà dei centri/posti letto e il mancato rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato per 30 operatori a partire da fine aprile su Milano, Varese e Lecco. L’unica logica che ci sta dietro è quella della sicurezza: vogliono tenere le persone nelle grandi strutture, non negli appartamenti e nei paesini, per poterle controllare meglio».

    Per gli ex centri di identificazione ed espulsione (Cie) reintrodotti nel 2017 dal ministro Marco Minniti sono stati estesi i tempi di permanenza fino a 180 giorni. Si chiama detenzione amministrativa: il carcere che non è carcere, dove le persone possono essere trattenute paradossalmente senza le tutele giuridiche dei detenuti

    La “punizione” economica, però, è per molti ma non per tutti. Le uniche strutture per cui i soldi rimangono quasi invariati, se non più alti, sono gli hotspot e #Centri_di_permanenza_per_il_rimpatrio (Cpr). Si tratta degli ex centri di identificazione ed espulsione (Cie) reintrodotti nel 2017 dal ministro Marco Minniti. Qui la maggioranza giallo-verde in Parlamento ha esteso, con il decreto Salvini, i tempi di permanenza fino a 180 giorni. Sei mesi. Si chiama detenzione amministrativa: il carcere che non è carcere, dove le persone possono essere trattenute paradossalmente senza le tutele giuridiche dei detenuti e senza aver commesso reati contro persone o cose ma solo in quanto irregolari.

    A Milano apre il Cpr di via Corelli, estrema periferia orientale della città. Dal primo maggio – scrive la prefettura – saranno disponibili 140 posti. Che non vengono pagati 18 euro ciascuno. Ma 32,15 euro, comprensivi del kit di primo ingresso (cuscini, lenzuola etc.) e in qualche caso scheda telefonica da cinque euro, rilasciati una tantum. Altro paradosso: nel Cpr il gestore deve offrire il “servizio di assistenza psicologica” dal momento dell’ingresso e durante la permanenza nel centro e “il sostegno in considerazione della condizione di privazione della libertà”. Lo psicologo c’è quindi in luoghi dove al 99 per cento delle possibilità le persone recluse vengono poi espulse dall’Italia. Non è previsto invece nei centri di accoglienza con donne vittime di stupri in Libia o malati psichiatrici.

    Nei centri di espulsione infati il costo del personale sale a più del doppio di quello per strutture con all’interno richiedenti asilo. Non è tutto: perché i 32,15 euro non sono comprensivi di spese per sicurezza e vigilanza del centro di detenzione. Queste sono conteggiate a parte. Un’altra fetta di torta che andrà quantificata in futuro. Va ancora meglio a chi dovrà decidere di gestire gli hotspot, cioè dove vengono collocati i migranti appena sbarcati. Non riguarda Milano ma molte aree del sud Italia: si arriva fino a 41,83 euro giornalieri, recitano le tabelle ministeriali, se si ha la fortuna di avere meno di 50 persone all’interno. Le cifre scendono all’aumentare delle presenze, per le economie di scala, fino a 29,63 euro quando si hanno in carico fra 301 e i 600 migranti.

    Chi li prende i Cpr in Italia? Quello di Milano muoverà un giro d’affari da 3,9 milioni di euro, ma questi sono luoghi complicati: molte persone all’interno, arrabbiate, tanto che via Corelli venne chiuso come Cie nel 2014 per le rivolte e gli incendi appiccati dai reclusi in protesta. Avvengono suicidi e atti di autolesionismo. Realtà come Caritas e similari non li gestiscono, e mai si candiderebbero a farlo per ragioni etiche oltre che organizzative. Le piccole cooperative non hanno gli strumenti per prenderli in mano, anche ci fosse la volontà.

    L’unica logica che ci sta dietro è quella della sicurezza: vogliono tenere le persone nelle grandi strutture, non negli appartamenti e nei paesini, per poterle controllare meglio

    I Cpr vengono messi a bando, certo, ma “il business della detenzione amministrativa” nella penisola è stato più simile a un monopolio di fatto. Così a giungere in soccorso dell’Italia è stata in questi anni una società francese. Si chiama #Gepsa, multinazionale del gruppo #Engie – la ex #Gdf_Suez che con le sue società controllate si occupa di energia, gas, rinnovabili, ingegneria, infrastrutture – e che tramite #Gepsa_Oltralpe è specializzata in gestione e logistica di carceri e strutture detentive. Ha in mano 16 prigioni transalpine e presta i suoi servizi in dieci centri di detenzione amministrativa. Suo è anche il Cpr di Corso Brunelleschi a Torino, dopo aver avuto per anni tra le mani quello di Ponte Galeria, a Roma, Brindisi e numerosi altri centri.

    Per il capoluogo piemontese, alla gara d’appalto di settembre 2014, Gepsa si presentò come mandatario in un raggruppamento temporaneo d’impresa con l’associazione culturale Acuarinto come mandante, una realtà del terzo settore di Agrigento che da 26 anni lavora in sei diverse regioni d’Italia. Questi ultimi gestivano la mediazione culturale e quei servizi che devono esserci anche in un carcere che non è carcere. A Gepsa invece va in mano la sicurezza e la logistica. Furono gli unici a partecipare, offrendo il prezzo di 37,86 euro giornalieri più Iva a persona trattenuta, su una base d’asta di 40 euro con procedura al ribasso. Così si è aggiudicata la gestione del centro. E proprio da Torino è arrivato tre mesi fa a Milano il prefetto Renato Saccone, insediatosi in corso Monforte a novembre 2018.

    Potrebbero non avere vita facile a questa tornata i francesi. Perché gli affari dietro rimpatri e espulsioni ora fanno gola a molti. La gara milanese è europea, la concorrenza pure. Un lungo dossier di articoli pubblicato da Valori, testata giornalistica di Fondazione Finanza Etica, prova a raccontare le conseguenze economiche del decreto Salvini e delle politiche migratorie sovraniste. A chi fanno gola i nuovi affari? Ad esempio c’è la svizzera #ORS – ipotizza Valori – con il suo giro di fondi di investimento da tutto il mondo che conducono dritti nel cuore della City di Londra e al mondo dell’alta finanza. Proprio il 25 luglio scorso ORS ha deciso di registrare la propria filiale italiana alla Camera di Commercio di Roma, nelle settimane in cui il governo dell’Austria, dove la società operava da anni con un vasto mercato, annuncia di cambiare rotta per chiudere il sistema degli appalti privati e dare il là a una nuova agenzia pubblica per l’assistenza ai rifugiati. È solo un esempio. Se ne vedranno altri. Perché gli affari, come la natura, detestano il vuoto e non guardano al colore della pelle.

    https://www.linkiesta.it/it/article/2019/02/14/migranti-ora-il-business-si-chiama-detenzione-e-rimpatrio-e-a-fare-i-s/41082
    #business #rétention #détention_administrative #asile #migrations #réfugiés #Italie #renvois #expulsions #CIE #Milan #accueil_diffus #décret_salvini #decreto_sicurezza #privatisation #multinationales



  • 5 philosophies de vie scandinaves qui pourraient vous faire un bien fou
    https://www.crashdebug.fr/international/15685-5-philosophies-de-vie-scandinaves-qui-pourraient-vous-faire-un-bien

    Vous le savez probablement, mais la Scandinavie est régulièrement citée comme un des endroits les plus optimisés pour vivre. Plus heureux, plus de tranquillité et moins de stress, voici les trois éléments les plus intéressants qu’offre la Scandinavie par rapport à nos sociétés européennes. Danemark, Norvège, Suède ou Finlande, tous figurent parmi les 10 pays les plus heureux au monde. S’en aspirer pourrait être une bonne idée, et le Daily Geek Show vous propose aujourd’hui 5 philosophies scandinaves susceptibles de vous apporter un plus de joie dans votre vie.

    Hygge

    Pouvant se traduire “par le confort de l’âme”, c’est à l’origine un concept danois. Pour faire simple, il s’agit du sentiment que vous ressentez lorsque vous êtes en couple, entrain de vous faire des papouilles, sous la couette par un hiver très (...)

    #En_vedette #Actualités_internationales #Actualités_Internationales


  • Open Screen
    https://www.nova-cinema.org/prog/2019/170-a-fabrica-de-nada/varia/article/open-screen

    Depuis le début du cinéma Nova, l’Open Screen vous invite à venir montrer librement vos films sur grand écran. Que ce soit votre première œuvre cinématographique ou le fruit de longues années d’expérience, tous les films proposés, quelque soient leur genre et format, seront projetés à condition que leur durée ne dépasse 15 minutes. Vingt deux ans que cette opportunité existe et qu’elle est accessible gratuitement pour un public souvent nombreux qu’il ne tient qu’à vous de surprendre ! Alors n’hésitez plus, et envoyez vos films accompagnés d’une fiche technique au moins une semaine à l’avance à openscreen@nova-cinema.org .

    jeudi 28 février 2019 à (...)


  • Mercredi ! Les #volcans // 20.02.2019
    http://www.radiopanik.org/emissions/mercredi-/mercredi-les-volcans-20-02-2019-

    Au programme ce mercredi !

    Après cette émission, vous saurez tout ce qu’il y a savoir sur les volcans. Découvrez le #magma et le chant des volcans avec Marine et Marina qui nous font le plaisir d’animer cette émission ! Que c’est palpitant !

    Les #musiques de l’émission :

    « Meo Blodnasir » de Sigur Ros

    « Somewhere over the rainbow » de Iz - Israel Kamakawiwo’le

    « Picnic chemin volcan » de Oussanoussava

    « O Fortuna » de Carmina Burana (version de la série 300)

    « ETNA » de Doménico Vicinanza

    « Magma » de Gojira

    « Les neiges du Kilimanjaro » de Pascal Daniel

    Crédit photo :

    Marine Lejamtel

    #jeune_public #musiques,jeune_public,magma,volcans
    http://www.radiopanik.org/media/sounds/mercredi-/mercredi-les-volcans-20-02-2019-_06224__1.mp3


  • Pour sauver les forêts, il faut sauver les forestiers
    https://la-bas.org/5410

    Le « grand débat national » qu’a lancé Emmanuel Macron pour répondre à la colère des « gilets jaunes » pose la question de but en blanc : « faut-il supprimer certains services publics qui seraient dépassés ou trop chers par rapport à leur utilité ? » Le biais idéologique assez flagrant de cette question et sa formulation rhétorique ont provoqué quelques sourires. Mais prenons au sérieux une minute ce vœu du président déguisé en question, et tâchons de comprendre ce qu’il voulait nous dire en réalité : indiquez-nous le prochain service public à démanteler. Ce qu’il ne dit pas, c’est que les pouvoirs publics ont déjà choisi leurs prochaines cibles, et le massacre est en cours : parmi elles, l’Office national des forêts, l’ONF, le service public en charge de la gestion des forêts françaises depuis 1964.Continuer la (...)

    #Vidéo #Environnement #Mondialisation_libérale #Le_Fond_De_L'Air_Est_Vert



  • Facebook tracks people who are potential threats to its employees
    https://www.cnet.com/news/facebook-reportedly-keeps-a-list-of-people-who-are-potential-threats-to-its-em

    Nous sommes mercredi 20 février de l’ Anno Orwelli 35 (« apr. G.-O. ») . La technologie de surveillance totale prend forme sous des aspects toujours renouvelés.

    February 14, 2019 by Queenie Wong - The social network sometimes monitors the location of users and ex-employees if the threat appears credible.

    Facebook keeps a list of people, including users and ex-employees, who have made threats against the social media company and its employees.

    The company uses data from those people’s Facebook accounts and sometimes tracks their location through the app if threats appear credible, CNBC reported earlier on Thursday. Some former employees who spoke to CNBC questioned the company’s ethics, but others said the tech giant is keeping its employees safe.

    A Facebook spokesman confirmed the company keeps a list of people who might pose a threat, but said the practice is “standard in terms of corporate security.” He declined to say how many people are on this list, but CNBC reported there are hundreds.

    Revelations about how Facebook tracks the location of security threats comes as the world’s largest social network faces criticism that it isn’t doing enough to protect the privacy of its 2.3 billion users. At the same time, Facebook and other tech giants have also had to deal with real threats against their employees.

    “We have strict processes designed to protect people’s privacy and adhere to all data privacy laws and Facebook’s terms of service,” a Facebook spokesperson said in a statement. “In cases where there is a credible threat of physical violence against a Facebook employee, we use a combination of publicly available data and industry-standard practices to assess their physical proximity to an at-risk employee or Facebook location.”

    Facebook’s data policy states the company collects information from the device settings a user turns on, which includes GPS location. The policy also mentions that Facebook uses the data it gathers about its users to promote safety and security on and off the social network.

    In December, police evacuated buildings at Facebook’s Menlo Park, California, headquarters following an anonymous bomb threat. The San Mateo County Sheriff’s Office bomb squad swept the buildings but didn’t find suspicious packages or devices. In April, a suspected female shooter opened fire on employees at YouTube’s San Bruno headquarters, wounding three workers before taking her own life, according to police.

    On Thursday, a Netflix office in Los Angeles was locked down after reports of an armed person at the site. The man was detained and Netflix said there was no immediate threat or danger posed to its employees.

    Facebook created a “be on lookout” list in 2008 and it’s updated every week, according to former employees who spoke to CNBC.

    When a person is added to the list, security professionals receive a report that includes their name, photo, location and why they were added, according to the news outlet. In 2018, Facebook tracked the location of an user who made a public threat against one of Facebook’s Europe office.

    One Facebook user discovered he was on the list after he tried to enter Facebook’s campus for lunch with a friend who worked at the company. Security guards showed up when he tried to register as a guest, and he reportedly was on the list because of messages he sent to Facebook CEO and co-founder Mark Zuckerberg. The user was removed from the list after his friend complained to the company.

    Sometimes, Facebook will also add former employees to the list if they’ve made threats against the company, CNBC reported.

    Other tech companies also reportedly keep lists. Facebook uses the social network to find threats against its employees, according to CNBC.

    Facebook can track people’s location through its own service. That has included Facebook users and even its own interns if they go missing.

    A former employee told CNBC that the social network only tracks a person’s location when a threat appears credible.

    First published Feb. 14, 12:50 p.m. PT.
    Update, 1:35 p.m. PT: Includes more background. Update, 1:49 p.m. PT: Includes statement from Facebook. Update, 4:40 p.m. PT: Includes additional comment from Facebook and information about its data policy. Update, 5:27 p.m. PT: Adds news of Netflix lockdown.


  • Hacker Noon Dev Stories at #github’s SF HQ on Feb 28
    https://hackernoon.com/hacker-noon-dev-stories-at-githubs-sf-hq-on-feb-28-44cfbcba7d63?source=r

    But first, shout out to our investors of the week: Steve Konves, Nick Caldwell, and Margus Eha 🙂Our equity crowdfund is up to $1.01M from 1,060 investors, and is ending soon.Lets share dev stories! Join us Thursday Feb 28 at GitHub’s San Francisco HQ. These 5 minute talks will be loaded with technical details, cleverness and real world applications. This event wouldn’t be possible without PubNub’s and GitHub’s support of San Francisco’s developers, makers, and free thinking tech professionals.Hacker Noon Dev Stories at GitHub HQEvent Schedule6:30–7:00 Meet and Greet7:00–8:15 Awesome Dev Storytelling Time. Introduction by Hacker Noon Founder/CEO David Smooke and MCed by COO Linh Dao Smooke.8:15–8:45 Talk and LeaveTech Talks (5 minutes each):“How Humans Create Technology and How Technology Creates (...)

    #dev-storytelling-time #github-hackernoon #dev-story



  • La France et l’Allemagne concluent un accord pour sauver l’effroyable #CopyrightDirective de l’UE — Démolissant la liberté sur Internet.. (Sott) Cory Doctorow,BoingBoing – Traduction Sott.net - 20 Février 2019 - Le Vilain Petit Canard
    https://www.levilainpetitcanard.be/la-france-et-lallemagne-concluent-un-accord-pour-sauver-leffroya

    La directive de l’UE sur le droit d’auteur continue de sombrer sous son propre poids : d’un côté, vous avez des politiciens allemands qui estimaient qu’il était politiquement impossible de forcer chaque plate-forme en ligne à dépenser des centaines de millions d’euros pour acheter des filtres ayant un copyright afin de prévenir une violation du copyright par un utilisateur, même pour un instant, et donc des changements mineurs, largement cosmétiques pour satisfaire les petites entreprises allemandes ; d’un autre côté, vous avez les politiques français qui comprennent que les CEO des multinationales de divertissement ne supporteront aucun compromis, ni même l’apparence du compromis et c’est ainsi le processus a échoué.

    C’était jusqu’à ce que la chancelière Merkel et le président Macron s’assoient pour négocier un accord, dans lequel Merkel a cédé sur chaque mesure qui semblait en fait protéger les petites entreprises, coopératives, organisations sans but lucratif et particuliers, pour finir avec un accord qui garantit que chaque petite plateforme existante sera détruite et aucune nouvelle ne pourra être lancée, laissant l’Europe dans les mains du US Big Tech, pour toujours.

    En vertu de la nouvelle entente, toute plate-forme où le public peut communiquer devra acheter des filtres de droit d’auteur pour intercepter toutes les communications publiques et les comparer à une base de données d’ « œuvres protégées par le droit d’auteur » (à laquelle n’importe qui peut ajouter n’importe quoi), puis bloquer toute communication qui semble correspondre.

    Non seulement leur développement et leur entretien coûteront des centaines de millions d’euros, mais ils bloqueront aussi des myriades de textes légitimes – des textes qui utilisent des œuvres protégées par le droit d’auteur mais qui relèvent de la notion d’utilisation équitable, des textes dont on a mal identifié le contenu protégé, qui sont volontairement réprimés par des trolls, censures et fraudeurs qui s’approprient des œuvres dans le domaine public ou dont des tiers sont les ayants droit.

    Le « compromis » que Merkel a accepté est le suivant : les plates-formes n’ont pas besoin d’ajouter les filtres jusqu’à ce qu’elles soient en activité depuis trois ans, ou jusqu’à ce qu’elles réalisent 10 millions € au cours de la même année. Cela signifie que chaque forum en ligne existant qui existe depuis trois ans ou plus doit immédiatement acheter des filtres, même s’il s’agit d’une petite communauté en ligne gérée par des bénévoles, ou d’un site commercial avec une petite niche – comme cette petite communauté de longue date pour les gens qui aiment pêcher. Même Patreon — qui n’existe que pour que les artistes soient payés ! — devrait acheter des filtres ou se retirer d’Europe.

    Mais ce n’est pas tout : selon les termes de cet accord, une fois qu’une plate-forme aura gagné 5 millions d’euros en un an, elle sera obligée de mettre en place un système de « notification et d’atténuation », c’est-à-dire des filtres de copyright sous un autre nom.

    Et ce n’est pas fini : le nouveau pacte exige que chaque site, aussi petit soit-il, qu’il soit non commercial ou d’intérêt public, démontre qu’il a fait » tous les efforts possibles » pour concéder une licence à ses utilisateurs, ce qui signifie que chaque fois qu’un titulaire vous offre une licence pour un contenu que vos utilisateurs pourraient utiliser, vous êtes obligé de la leur acheter et ce, à tout prix indiqué dans leur offre.

    C’est la fin d’Internet tel que nous le connaissons et le début d’une ère où toutes nos communications, toutes nos relations familiales, nos engagements politiques, nos activités éducatives, notre travail lié à l’emploi, nos quêtes romantiques, tout est subordonné à la transformation d’Internet en un système de télévision par câble, où les seuls matériaux qui soient disponibles sont ceux dont les sociétés multinationales du spectacle ont approuvé. Vous vous souvenez de l’époque où les câblodistributeurs promettaient un avenir numérique où l’ »univers des 500 chaînes » de divertissement seraient disponibles sur le marché ? Elle est arrivée. Il ne nous restait plus qu’à tuer le web, « l’univers des deux milliards de chaînes », pour y parvenir.

    Tout n’est pas perdu : la prochaine étape sera l’approbation de l’accord par les négociateurs nationaux des États membres de l’UE, puis il sera soumis au vote du Parlement européen, qui aura le dernier mot, juste avant leur réélection aux élections européennes de mai prochain.

    En d’autres termes, de tous les moments où un plan catastrophique pourrait être présenté au Parlement, c’est le meilleur (ou le moins pire) : le moment où les parlementaires sont le plus sensibles aux souhaits de leurs électeurs.

    Qui plus est, les Européens détestent cela : à tel point que la pétition qui s’y oppose est aujourd’hui la plus grande pétition https://boingboing.net/2019/01/25/nein-nein-nein.html de l’histoire européenne, et à deux doigts d’être la plus grande pétition de l’histoire de la race humaine.

    Il y a encore beaucoup d’autres choses à faire à ce sujet, amener les gens à contacter leurs députés européens avant le vote. C’est une situation déplorable, mais au moins c’est maintenant tellement évident, tellement visible, que c’est devenu beaucoup plus facile à expliquer aux gens en retrait. Mobilisez vos amis et votre famille dès maintenant : l’avenir de notre système nerveux électronique à l’échelle planétaire et à l’échelle de l’espèce est en jeu.

    #gafa


  • ODrive is a No-Frills Google Drive Client for Linux
    https://www.omgubuntu.co.uk/2019/02/odrive-google-drive-linux-client

    With no official Google Drive Linux client available, it’s left to third-party apps, devs services to fill the file-syncing void. And boy are there are a lot of options. I could easily compile a list of various Google Drive Linux clients available for Linux, ranging from those with a GUI to those using a CLI. […] This post, ODrive is a No-Frills Google Drive Client for Linux, was written by Joey Sneddon and first appeared on OMG! Ubuntu!.


  • Notre sublime crise de la communication
    http://www.dedefensa.org/article/notre-sublime-crise-de-la-communication

    Notre sublime crise de la communication

    Il n’y a pas aujourd’hui de sujet plus passionnant et intrigant à la fois que celui de l’information dans le cadre du système de la communication, qui constitue la principale ressource d’affirmation de pouvoirs représentant le Système, qui ne cessent d’être de plus en plus discrédités et délégitimés. Par conséquent, tout ce qui concerne les manœuvres de communication de ces pouvoir et, d’autre part, tout ce qui concerne les journalistes, leurs sources d’information, leur comportement, etc., sont des sujets également “passionnant et intrigant”. On précisera aussitôt que l’on entend parler ici de considérations et d’affirmations qui sont essentiellement à considérer au sein de ce que nous nommons bloc-BAO, c’est-à-dire l’ensemble des nations adhérant “de leur plein gré” (...)


  • Les relations diplomatico-militaires entre la France et le Tchad : un mariage géostratégique solide
    Par Julien Durand de Sanctis
    Date de publication : Lundi 18 février 2019 - 18:20 | Dernière mise à jour : il y a 4 heures 32 min
    https://www.middleeasteye.net/fr/news/les-relations-diplomatico-militaires-entre-la-france-et-le-tchad-un-m

    (...) La récente intervention aérienne française n’est donc pas en soi exceptionnelle. Elle révèle bien plutôt une certaine forme de routine stratégique fondée sur la nécessité, pour Paris, de conserver son implantation militaire au Tchad et en particulier sa base aérienne de Kossei, à N’Djaména, qui confère aux forces terrestres et surtout aériennes française un important rayon d’action dans toute l’Afrique centrale et sahélienne.

    Au cœur de l’actuelle force Barkhane, l’implantation tchadienne de l’armée française est donc indispensable et ne saurait être remise en cause. Mais une telle présence ne peut être possible sans la bonne volonté du président Déby qui a très bien su tirer profit de cette situation pour faire jouer l’ancien accord de coopération et de défense qui le lie à la France afin qu’elle détruise, avec ses propres moyens militaires, ses ennemis en provenance du nord. (...)


  • Attention, ceci est potentiellement le début d’une bonne nouvelle à venir. Vu la rareté, vaut mieux se préparer.
    La Forêt de #Hambach a gagné un répits. ET les cabanes de cette #ZAD se sont consolidées & sécurisées suite à la mort de Steffen M. en septembre dernier. ET l’Allemagne semble prendre la voie de l’abandon du #charbon après avoir abandonné le #nucléaire...
    Explication :

    Allemagne : pas d’extraction minière dans la forêt de Hambach avant 2020
    http://www.lefigaro.fr/flash-eco/allemagne-pas-d-extraction-miniere-dans-la-foret-de-hambach-avant-2020-2019

    Le groupe énergétique allemand #RWE a apporté la garantie qu’il ne déboiserait pas avant fin 2020 la forêt de Hambach pour pouvoir y exploiter une mine de charbon, a déclaré aujourd’hui le ministre-président du Land de Rhénanie du Nord-Westphalie, Armin Laschet.

    RWE, qui est l’un des plus gros émetteurs de dioxyde de carbone d’Europe, veut déboiser la forêt de Hambach, qu’il a achetée il y a plusieurs dizaines d’années, afin d’agrandir une mine de lignite dans le secteur. Ce projet a été en partie retoqué par la justice en octobre dernier.

    Après le nucléaire, l’Allemagne abandonne le charbon
    https://www.la-croix.com/Economie/Monde/nucleaire-lAllemagne-abandonne-charbon-2019-02-01-1200999661

    L’Allemagne se donne dix-neuf ans pour fermer toutes ses centrales électriques qui fonctionnent au charbon. En 2018, 38 % de l’électricité du pays était produite avec cette source d’énergie très polluante.

    La commission d’experts préconise une sortie par étapes du charbon. La première prévoit la baisse d’un peu plus du quart de la production d’électricité issue du charbon d’ici à 2022, soit une réduction de 12,5 gigawatts. La forêt de Hambach pourrait ainsi être sauvée, alors qu’elle risquait d’être abattue pour agrandir une mine de charbon, à la grande colère des écologistes. La deuxième étape prévoit une réduction supplémentaire de 13 GW d’ici à 2030, avant la sortie définitive en 2038 ou 2035.

    Les photos ci dessus et ci après sont de Tim Wagner, #photographe, qui vient de mettre en ligne une série de photo des cabanes d’occupation :
    https://www.flickr.com/photos/110931166@N08/albums/72157705345508251


    Kontakt Fotos : kontakt@ti-wag.de / Twitter : @Ti_Wag
    et sur son site https://www.ti-wag.de/gallery-category/fotoprojekte/#hambacher-forst

    Il y a un résumé assez complet et rapide à lire sur le site d’infos de la fondation Goodplanet que je découvre pour l’occasion : https://www.goodplanet.info/actufondation/2019/02/19/une-notre-dame-des-landes-en-allemagne

    #transition #energie #ecologie #industrie


  • Le Conseil constitutionnel censure l’accès des douanes aux données de connexion
    https://www.laquadrature.net/2019/02/20/le-conseil-constitutionnel-censure-lacces-des-douanes-aux-donnees-de-c

    Retour sur la petite victoire du 15 février dernier : La Quadrature du Net et les FAI associatifs Franciliens.net, Rézine, FAImaison et Midway’s Network sont intervenus fin décembre devant le Conseil constitutionnel afin de lui…

    #Surveillance




  • HPX V1.2.1 released—STE||AR Group
    http://isocpp.org/feeder/?FeederAction=clicked&feed=All+Posts&seed=http%3A%2F%2Fisocpp.org%2Fblog%2F2

    The STE||AR Group has released V1.2.1 of HPX — A C++ Standard library for parallelism and concurrency.

    HPX V1.2.1 Released

    The newest version of HPX (V1.2.1) is now available for download! Please see here for the release notes. This release is a pure bug fix release that addresses a couple of compatibility problems (in particular with Boost V1.69). We have also included some important improvements that were merged since the previous release.

    HPX is a general purpose parallel C++ runtime system for applications of any scale. It implements all of the related facilities as defined by the C++ Standard. As of this writing, HPX provides the only widely available open-source implementation of the new C++17 parallel algorithms. Additionally, HPX implements functionalities proposed (...)

    #News,_Product_News,


  • Rail Baltica, le train qu’il ne faut pas rater - REGARD SUR L’EST

    http://regard-est.com/rail-baltica-le-train-quil-ne-faut-pas-rater

    Rail Baltica, la liaison ferroviaire entre Tallinn et la frontière lituano-polonaise, est sans aucun doute l’un des projets les plus importants de ce début de 21e siècle en matière d’infrastructures de transport dans les États baltes, visant au désenclavement des trois pays et à leur intégration au réseau ouest-européen.

    #transport #train #voies_ferrées #pays_baltes #infrastructures