• Le terre alte bruciano //Insostenibili Olimpiadi
    https://radioblackout.org/podcast/le-terre-alte-bruciano-insostenibili-olimpiadi

    Dal sito di APE – Associazione proleteri escursionisti Le terre alte bruciano. Non è una metafora.Lo zero termico a 4200 metri in pieno autunno,i ghiacciai che si sfaldano, il permafrost che si scioglie sono la realtà quotidiana delle nostre montagne. Una realtà che stride con l’ostinazione di chi continua a proporre un modello di sviluppo […]

    #alpi #crisi_climatica #grandi_eventi #milano #olimpiadi_invernali
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/1farina.mp3

  • Le insostenibili olimpiadi
    https://radioblackout.org/2026/02/le-insostenibili-olimpiadi

    Si è svolta a Milano sabato 7 una manifestazione nazionale che non si è limitata a dire no ai Giochi, ma ha messo in discussione l’intero immaginario politico che li accompagna: grandi eventi come acceleratori di trasformazioni urbane, speculazione immobiliare, compressione dei diritti sociali, normalizzazione della precarietà e militarizzazione del territorio. Il corteo è stato […]

    #L'informazione_di_Blackout #comitato_insostenibili_olimpiadi #milano_cortina #olimpiadi_invernali #proteste
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/INFO-09022026-MILANO.mp3

  • Le emissioni climalteranti e gli sponsor fossili delle Olimpiadi “più sostenibili di sempre”

    I Giochi olimpici invernali di Milano Cortina determineranno l’emissione di 930mila tonnellate di anidride carbonica. Lo sostiene una ricerca del Scientists for global responsibility e del New weather institute. Un valore che cresce ulteriormente se si considerano i partner dell’evento che comprendono #Eni, #Stellantis, #Ita. Il tutto mentre la crisi climatica minaccia la sopravvivenza stessi degli sport invernali.

    Le Olimpiadi più sostenibili di sempre causeranno emissioni di gas climalteranti pari a circa 930mila tonnellate di anidride carbonica equivalente. Un simile contributo porterà a una perdita stimata di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso -ovvero circa 1.300 piste olimpiche di hockey su ghiaccio- e di oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio glaciale.

    Sono questi i calcoli di una nuova ricerca realizzata dai think tank Scientists for global responsibility e dal New weather institute che evidenziano come l’impatto climatico delle Olimpiadi invernali potrebbe mettere a rischio nel futuro gli stessi Giochi.

    “Questo rapporto si aggiunge alle prove su come la copertura nevosa si sta perdendo a causa del cambiamento climatico, dimostrando che gli stessi sport invernali contribuiscono a tale impatto sia direttamente attraverso le loro emissioni di carbonio sia promuovendo i principali inquinatori attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni”, ha dichiarato Stuart Parkinson, direttore di Scientists for global responsibility, climatologo e principale autore del rapporto. È bene tenere presente che si tratta comunque di una ricerca che, anche per esigenze di tempo, non è stata pubblicata su una rivista scientifica né valutata da un comitato esterno.

    Responsabili delle emissioni sono soprattutto i viaggi che gli spettatori di tutto il mondo effettueranno per assistere ai giochi, circa 410mila tonnellate. Il resto è diviso più o meno equamente fra l’organizzazione dei Giochi e le sue infrastrutture. Sotto la prima ricadono quei gas prodotti a causa dell’energia usata durante l’evento, la costruzione di infrastrutture temporanee, i viaggi dello staff e il merchandise. Le infrastrutture includono invece le emissioni provocate dalla costruzione di edifici permanenti che non saranno smantellati alla fine. Ma il report fa un passo ulteriore, sottolineando come queste siano solo le cifre conteggiate ufficialmente dagli organizzatori. Se si prendono in considerazione anche quelle degli sponsor, i numeri crescono esponenzialmente.

    I ricercatori hanno infatti sviluppato un metodo per stimare anche quelle emissioni che deriverebbero dall’aumento delle vendite dei prodotti sponsorizzati e che provengono da settori con un alto impatto sul clima. Sotto questo aspetto, Milano Cortina 2026 non fa invidia alle precedenti edizioni: tre dei suoi maggiori sostenitori sono infatti Eni, il gigante fossile italiano; la casa automobilistica Stellantis; e la compagnia aerea nazionale Ita Airways.

    Prendendo in considerazione anche il loro contributo, le emissioni aumentano così di un 40%, aggiungendo fino a 1,3 milioni di tonnellate di CO2. Gli scienziati hanno così stimato che l’impatto complessivo dei Giochi porterà quindi alla perdita di circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso e a oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio.

    Gli autori avvertono comunque che le loro sono stime preliminari con significative incertezze, poiché non esiste un dato ufficiale pubblico sull’ammontare versato dalle singole imprese. Ma “indicano comunque un impatto molto grande degli accordi con sponsor altamente carbonici, che è stato finora completamente negato dal comitato olimpico”, scrivono nel report.

    “Abbiamo guardato a eventi del passato, prendendo in considerazione i dati sulle diverse categorie di sponsorizzazione e facendo una stima -spiega ad Altreconomia Andrew Simms, condirettore del New weather institute e ricercatore associato in Economia politica globale all’Università di Sussex-. Dato che questi numeri non sono disponibili pubblicamente, è l’unico modo per farlo. Ma probabilmente sono stime addirittura conservative”.

    Ad Altreconomia Eni ha però replicato di aver comunicato in modo “trasparente”, il 23 dicembre scorso che il suo supporto è relativo soltanto alla fornitura di prodotti e servizi e non genera attività climalteranti aggiuntive. In particolare, rifornirà i giochi di un bio-Gpl da materie prime rinnovabili per alimentare il bruciatore delle torce olimpiche e paralimpiche e di carburanti provenienti al 90% da materie prime rinnovabili. Di conseguenza, Eni reputa che il report stimi “in modo tendenzioso il valore delle emissioni di anidride carbonica indotte dai principali sponsor dei Giochi. Nel caso specifico di Eni, le stime sono calcolate sulla base dei dati globali relativi all’anno 2024 disponibili online e non possono quindi essere riconducibili al contributo di Eni in qualità di premium partner di Milano Cortina 2026”.

    Altreconomia ha contattato anche Stellantis, Ita e la Fondazione Milano Cortina 2026 per avere la loro versione, ma al momento della pubblicazione (29 gennaio) non è arrivata alcuna risposta. Ad oggi si sa che Stellantis fornirà una flotta di circa tremila veicoli, metà dei quali elettrificati.

    Il paradosso rimane che le prossime Olimpiadi si terranno proprio nel momento in cui il cambiamento climatico sta mettendo a dura prova la presenza della neve sulle Alpi. Uno studio pubblicato dalla rivista Nature climate change nel 2023 rivela come il manto nevoso non fosse mai stato così effimero negli ultimi 600 anni, con la neve che permane oltre un mese in meno rispetto a 20 anni fa. Secondo gli ultimi dati della Fondazione Cima la quantità di acqua presente nella neve a gennaio in tutta Italia era inferiore del 33% rispetto alla media degli anni dal 2011 in avanti. A causa di questi cambiamenti, il New weather institute ricorda che negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso 265 stazioni sciistiche. Mentre la Francia, che ospiterà i Giochi nel 2030, ne ha viste sparire 180.

    L’ultimo rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) ha inoltre sottolineato come delle 94 opere “olimpiche” per Milano Cortina da realizzare solo 15 contenessero il termine “ristrutturazione”. Inoltre, circa il 50% non è mai stato accompagnato da una “valutazione ambientale formale”, come ha già raccontato Altreconomia.

    Quando si guarda alla maggiore riduzione delle emissioni, è inevitabile però notare come sia avvenuta ai giochi di Pechino in Cina del 2022 a causa della pandemia da Covid-19, che aveva ridotto quasi a zero il numero di spettatori, generando un risparmio di circa 805mila tonnellate di CO2. “I grandi eventi dovrebbero avere attività più localizzate e una chiara preferenza di base per le popolazioni locali, proprio perché le maggiori emissioni provengono dai viaggi”, sostiene quindi Simms.

    Per gli autori del report, la vera differenza sarebbe comunque iniziare a rifiutare le sponsorizzazioni di industrie con un’alta impronta carbonica. Se le cinque maggiori aziende che supportano Milano Cortina fossero sostituite da imprese con le stesse emissioni che ha, ad esempio, il Gruppo Ferrovie dello Stato, si sarebbero potute risparmiare 1,4 milioni di tonnellate di CO2.

    “Ispirate da atleti, esperti di salute e scienziati, i Giochi di Calgary in Canada nel 1988 hanno preso una posizione decisiva contro la pubblicità e le sponsorizzazioni del tabacco -conclude Simms-. Ora che la conta dei morti a causa dell’inquinamento atmosferico causato dai combustibili fossili è ai livelli del tabacco, è il momento che le Olimpiadi seguano quel precedente e mettano fine a quei collegamenti che minacciano non solo i suoi atleti ma la loro stessa esistenza”.

    https://altreconomia.it/le-emissioni-climalteranti-e-gli-sponsor-fossili-delle-olimpiadi-piu-so
    #JO #Milano-Cortina #émissions_de_CO2 #jeux_olympiques #JO2026 #sponsors #CO2

    • The hidden carbon footprint of the Winter Olympics

      Over the past five years, the host of the 2026 Winter Olympics, Italy, lost a reported 265 ski resorts, while France, due to host the next Winter Games in 2030 has seen the loss of over 180 resorts. The disappearance of snow due to global heating is a prime factor undermining winter sports, with the Games increasingly dependent on artificial snow. Yet, through the promotion of high carbon corporations in Olympic sponsorship deals - for example, oil and gas companies, airlines and car-makers - the Winter Games are in danger of torching their own future. This is the main conclusion of a new report by the New Weather Institute (NWI) and Scientists for Global Responsibility (SGR), in association with Champions for Earth.

      The key findings of the report are:

      – Based only on official data - and excluding emissions related to sponsorship deals with major polluters - this report estimates that the 2026 Winter Olympics in Milan Cortina will cause greenhouse gas emissions of about 930,000 tonnes of carbon dioxide equivalent (tCO2e), with the largest contribution – about 410,000 tCO2e – being due to spectator travel.
      – Based on climate research, this total will in the coming years cause a loss of approximately 2.3 square kilometres (km2) of snow cover and over 14 million tonnes (Mt) of glacier ice – major impacts on exactly the environment needed to support winter sports.
      - But, this report estimates that sponsorship deals between the 2026 Winter Olympics at Milan Cortina promoting three major, heavily polluting corporations - oil and gas producer, Eni; car-maker, Stellantis (whose brands include Maserati and Fiat); and ITA Airways - will induce additional greenhouse gas (GHG) emissions of about 1.3 million tCO2e - about 40% more than the rest of the estimated carbon footprint of the event - including emissions due to preparation, infrastructure construction, hosting, and spectator travel. These emissions are not normally included in carbon footprint assessments, but they are a key part of the bigger picture.
      – These extra emissions will lead to additional future losses of 3.2 km2 of snow cover and over 20 Mt of glacier ice. That puts the total impact for the Games and these three sponsorship deals at 5.5 km2 of snow cover loss and over 34 Mt of glacier ice.
      – The additional emissions induced by the sponsorship deal with Eni alone are estimated to be nearly 700,000 tCO2e and will push on its own the estimated losses of 1.7 km2 of snow cover and 11 Mt of glacier ice.
      – Based on an assessment of several Winter Olympics, the most effective actions for reducing GHG emissions would be to: end sponsorship deals with high carbon corporations; avoid construction of new venues and other infrastructure; and markedly reduce the numbers of spectators travelling by air.

      Without change, Milan Cortina will hand a baton of melting snow and ice to the French Alpine hosts of 2030. But, instead of being a billboard for the carbon emissions behind climate breakdown, the Winter Games could draw on its own recent history to be a poster child for progress towards clean, pollution free sport.

      Inspired by athletes speaking out, and medical experts explaining the scientific evidence, it was the Calgary Winter Games in 1988 that took a decisive stand against tobacco advertising and sponsorship that ultimately rid the Olympics, and much of sport more widely, of its lethal influence. With the death toll today from the air pollution alone caused by burning fossil fuels on a par with tobacco, the time has come for the Olympics to end a link that threatens not just its athletes, but its very existence.

      https://www.sgr.org.uk/resources/hidden-carbon-footprint-winter-olympics
      #rapport #empreinte_carbone

  • Dal lager di #caltanissetta a quello di #milano: la sincronia della macchina razzista tra torture e #deportazioni.@0
    https://radioblackout.org/podcast/dal-lager-di-caltanissetta-a-quello-di-milano-la-sincronia-della-macc

    Come più volte è stato ribadito ai microfoni di Harraga – trasmissione in onda ogni venerdì dalle 15 alle 16 su radio Blackout – la decina di #cpr diffusi lungo tutta l’Italia (oltre a quello in Albania) funzionano in una cinica e agghiacciante sincronia. Coordinazione che mira a creare un monito ai liberi, un terrore […]

    #corelli #pian_del_lago
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/02/cpr-caltanissetta.mp3

  • Le risposte del #Ministero_dei_Trasporti_e_delle_Infrastrutture ad alcune nostre domande sulle #Olimpiadi di #Milano-Cortina 2026
    https://scomodo.org/le-risposte-del-ministero-dei-trasporti-e-delle-infrastrutture-ad-alcune-no

    Pubblichiamo integralmente le risposte del Ministero in merito alle nostre richieste di chiarimento sul tema degli extra costi, dei ritardi nella realizzazione di alcune opere considerate strategiche e sulle procedure di valutazione di impatto ambientale per i cantieri a Cortina. L’articolo Le risposte del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ad alcune nostre domande sulle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 proviene da Scomodo.

    #Territori #italia

  • Les Jeux olympiques d’hiver sur un terrain glissant

    Utiliser autant de #béton et d’#acier que possible : telle semble être la stratégie de développement durable des Jeux olympiques d’hiver dans les Alpes italiennes. Les communes de montagne sont particulièrement touchées. Et la cerise sur le gâteau est la construction d’un nouveau #téléphérique sur une pente instable à #Cortina.

    En dépit des réserves d’ordre géologique, la #résistance de la part de la population locale et une étude d’impact négative, un nouveau téléphérique est en train de voir le jour – sur une pente propice aux glissements de terrain. Certaines entreprises de téléphériques n’ont même pas soumissionné pour ce projet de construction problématique, et ce pour une bonne raison : depuis l’été dernier, une fissure de 40 mètres de longueur s’est ouverte à travers la pente. Et jusqu’à récemment, on ne savait toujours pas si le téléphérique serait prêt à temps pour les Jeux olympiques d’hiver.

    Administration forcée au lieu de compatibilité environnementale

    Au départ, la fondation « Milano Cortina 2026 » avait invité différentes organisations environnementales à participer à des discussions afin d’évaluer la compatibilité environnementale de tous les projets de construction. Mais il y a eu une rupture et la fondation a placé les chantiers sous administration forcée : plus de la moitié de ces projets de construction ont été exemptés d’une étude d’#impact sur l’environnement. En réaction à cette procédure opaque, le réseau « #Open_Olympics_2026 » a été créé, regroupant vingt ONG partenaires, dont CIPRA Italie. Selon le réseau, plus de la moitié des 98 projets prévus ne seront finalisés qu’après la fin des Jeux olympiques d’hiver et rentrent dans la catégorie « #héritage » pour la société exploitante. Il s’agit pour la plupart de projets de construction routière. Une enveloppe totale de 3,5 milliards d’euros sera investie, les trois quarts de tous les #chantiers ne seront pas finis dans les délais, certains avec jusqu’à trois ans de retard. Le dernier chantier devrait être achevé en 2033. En revanche, la piste de #bobsleigh controversée de Cortina, d’un coût de 118 millions d’euros, a été construite en un temps record pour éviter que les débats sur son coût de construction ne continuent. Même scénario à #Anterselva, haut lieu du biathlon et du ski de fond du Haut-Adige, où, malgré l’opposition de la population, 2,5 hectares de #forêt ont été défrichés dans une zone de loisir pour créer un #bassin_de_retenue destiné à l’#enneigement des pistes de ski de fond. « Milan-Cortina 2026 illustre le grand fossé entre les exigences et la réalité lors des Jeux olympiques d’hiver. Au lieu d’un développement durable, seule l’industrie du bâtiment et les travaux publics en profitent au détriment des populations locales, de l’environnement et de la nature sur place. N’oublions pas que les Alpes sont un habitat sensible et non un terrain de jeux pour les intérêts à court terme », dit Jakob Dietachmair, directeur de CIPRA International. Dans sa nouvelle prise de position, la CIPRA demande des réformes approfondies au Comité international olympique (CIO) et aux pays qui les accueillent.

    https://www.cipra.org/fr/nouveautes/les-jeux-olympiques-dhiver-sur-un-terrain-glissant

    #JO2026 #Milano-Cortina #jeux_olympiques #Italie

  • Investire nei grandi eventi non è quello di cui le città hanno bisogno
    https://scomodo.org/investire-nei-grandi-eventi-non-e-quello-di-cui-le-citta-hanno-bisogno

    “And the host is… #Milano-Cortina!” Così Thomas Bach, ormai ex presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), dopo un po’ di doverosa suspance, a giugno 2019 annunciava la vittoria di Milano e #cortina d’Ampezzo, che avrebbero ospitato le Olimpiadi Invernali del 2026, che si terranno dal 6 al 22 febbraio.Da quel momento la macchina Milano si […] L’articolo Investire nei grandi eventi non è quello di cui le città hanno bisogno proviene da Scomodo.

    #Territori #ambiente #olimpiadi_cortina

  • Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026. Il «libro bianco» delle Olimpiadi invernali

    Olimpiadi 2026: facciamo il tifo per gli atleti ma anche per l’ambiente! Un libro che non fa sconti a chi – come sempre – sfrutta i “grandi eventi” per i propri affari e interessi, senza curarsi dei bisogni reali del territorio e di chi lo abita. Un invito a informarsi e ribellarsi, nel nome della montagna.

    Un’inchiesta sui Giochi olimpici di Milano-Cortina 2026. Perché si può amare lo sport ma raccontare come questo “grande evento” – al pari di altri in passato – abbia un impatto devastante sul territorio alpino e i suoi abitanti.

    Questo libro, infatti, con la forza dei fatti e dei numeri, smentisce la favola dell’Olimpiade “a costo zero e sostenibile” e denuncia l’assenza di una valutazione ambientale complessiva a livello nazionale e di un confronto aperto con cittadini e associazioni ambientaliste.

    E inoltre l’invadenza di infrastrutture insostenibili come le opere stradali inquinanti, i palazzetti-cattedrali nel deserto e gli ampliamenti dei domini sciistici che coinvolgono tre Regioni, Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia, oltre alla città di Milano.

    L’alternativa? Un’etica che dia una nuova dignità alla montagna e combatta davvero lo spopolamento, con piccole opere che hanno una ricaduta sociale positiva sul territorio, rispettando i valori identitari delle alte quote – come la sobrietà – e i reali bisogni: servizi, sanità, lavoro, un turismo diverso.

    Con la prefazione di Vanda Bonardo, naturalista, insegnante, attivista e responsabile nazionale Alpi di Legambiente e membro del direttivo Cipra Italia.

    https://altreconomia.it/prodotto/ombre-sulla-neve
    #Milano-Cortina #JO2026 #Alpes #jeux_olympiques #Italie #montagne #livre #territoire #environnement #infrastructures #dignité #alternative

  • #Comitato_Insostenibili_Olimpiadi

    Chi siamo, chi vorremmo essere, cosa vorremmo fare.


    Qualche mese fa a Milano sono nati i semi di una rete, speriamo in espansione, che ha messo insieme diverse collettività della metropoli e che vorremmo rimanesse aperta. Tante realtà eterogenee che hanno al centro della loro azione ambiti diversi e differenti pratiche; siamo principalmente realtà dello sport popolare, collettività politiche di spazi occupati, collettività che si occupano delle trasformazioni della città, soggetti e gruppi che frequentano la montagna da una certa prospettiva, reti e organizzazioni di intervento politico, sociale ed ecologico. Lo scopo è quello di contestare l’operazione Milano-Cortina 2026 consapevolə che la questione delle Olimpiadi Invernali 2026 è evidentemente complessa e tocca una molteplicità di aspetti: da quello sportivo a quello abitativo, passando per lo sfruttamento lavorativo, il cambiamento e la gentrificazione della città così come il consumo di suolo, ma anche quanto accade all’ambiente e contesto montano. In sostanza, le Olimpiadi sono paradigmatiche di un modello di sviluppo che quotidianamente proviamo a contrastare e modificare, in quanto insostenibile sul piano economico, climatico, ambientale e sociale.

    Per affrontare e lottare contro un processo che impatta in maniera così vasta e a differenti livelli, riteniamo necessario innanzitutto lo scambio di saperi e pratiche che le varie collettività hanno sviluppato finora, senza dimenticare l’esperienza di chi in passato ha già vissuto una trasformazione simile nei propri territori, così da sviluppare un pensiero e un’azione critica, una narrazione che smonti la propaganda mediatica. Parimenti crediamo che solo la costruzione di un fronte ampio, intersezionale, che coinvolga tutti i territori e tutte le popolazioni che già oggi sono interessate e danneggiate dalle opere realizzate o in via di realizzazione per i Giochi - o con la scusa di questi -, dalle infrastrutture connesse e dalle loro conseguenze sociali, possa opporsi alla macchina olimpica.
    Chi vuole le Olimpiadi?

    Le Olimpiadi 2026, come tutti i mega eventi, sono figlie di una prassi consolidata che vede utilizzare questi eventi per creare una sorta di “ambito protetto” e stato d’eccezione in cui concentrare opere e progetti (anche non necessariamente indispensabili all’evento stesso e altrimenti spesso non realizzabili), beneficiando di finanziamenti pubblici straordinari, deroghe alle norme che regolano appalti e cantieri, procedure semplificate e governance d’emergenza. Il tutto generando di fatto una gestione privatistica di risorse pubbliche che sfugge ai normali organismi di controllo amministrativo, contabile e ambientale. Nel caso di Milano-Cortina 2026, le spinte sono venute soprattutto dal blocco di potere economico-finanziario che, da oltre un decennio, sta beneficiando della trasformazione di Milano e della sua corsa sfrenata allo sviluppo immobiliare, alimentato da politiche urbane attente solo ad attrarre capitali e nuovi abitanti ad alto reddito e a far crescere i flussi turistici e il posizionamento globale della città a colpi di eventi. Esaurito l’effetto Expo serviva un nuovo volano; mancando a Milano l’elemento indispensabile, le montagne, si è allargata a Cortina l’organizzazione, alimentando sul piano del turismo montano le stesse dinamiche che caratterizzano oggi le metropoli globali nel modello neoliberista, estrattivo e predatorio, del capitalismo fossile, noncuranti della insostenibilità sociale ed ambientale di queste politiche. A supporto sono arrivati i blocchi sociali e di potere che da decenni governano Lombardia e Veneto e che trovano nello sviluppo di infrastrutture viabilistiche e autostradali (funzionali a un sistema economico e di imprese che sta trasformando la Pianura Padana in un enorme polo logistico) il loro sbocco di interessi da garantire. Attraverso un modello di sviluppo tipicamente urbano, le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 alimentano un rapporto sempre più conflittuale fra città e montagna. La montagna come fabbrica del divertimento, concepita per soddisfare esclusivamente l’attrattività turistica, è l’essenza del pensiero uniforme di chi sta governando questo processo, secondo logiche impattanti, esclusive ed escludenti.
    Chi non le sostiene?

    Non le sostiene lo sport popolare che da anni cerca di sottrarsi alle logiche di un certo tipo di sport, quello dei grandi eventi, a scopo prevalentemente commerciale, uno sport che sfrutta i lavoratori e le lavoratrici e che ci sottrae spazi in città.

    Non le sostiene chi dice basta all’attuale modello di sfruttamento turistico della montagna e pensa sia necessario una nuova prospettiva per le Terre Alte.

    Non le sostiene chi pensa che la città sia in primis uno spazio pubblico, che deve includere e ampliare diritti sociali e civili, e non un territorio da spartire fra gli interessi dei grandi investitori e da cui estrarre valore a discapito della collettività.

    Non le sostiene chi ritiene necessario un radicale cambiamento di rotta e di sistema a fronte dei cambiamenti climatici e della crisi ambientale che l’attuale modello di sviluppo neoliberista ed estrattivista, basato sul “capitalismo fossile”, sta rendendo irreversibili.

    Non sosteniamo la narrazione, che spesso accompagna i Giochi olimpici, di un momento in cui si propone la retorica dell’avvicinamento di nuove persone agli sport, anche nuovi. Un momento magari tramite cui coinvolgere bambini e bambine (oggetto politico metafora di orizzonte futuro, un orizzonte di benessere) o chi non ha possibilità di accedere alle strutture per via di barriere architettoniche, sociali o economiche. Gli sport che ci lasciano in eredità le Olimpiadi invernali sono al contrario inaccessibili allə più, svolti in impianti economicamente cari nella costruzione e con elevati costi di accesso o fruizione (skipass o biglietti che siano), che escludono la maggior parte delle persone. Ma anche nella metropoli Milano, lo sport per tutte e tutti è sempre più negato dalla privatizzazione dei centri sportivi e ricreativi comunali. A questo ci opponiamo e rivendichiamo invece uno sport accessibile da diversi punti di vista, prima di tutto quello economico.

    Vogliamo sottrarci anche a una narrazione delle Olimpiadi come un evento di “orgoglio nazionale” e allo stesso tempo un momento di pace, si diceva koinonia tra le nazioni, e di grande armonia. Come già abbiamo visto solo nelle più recenti vicende dei giochi di Rio e Londra, espulsioni e sfratti di massa e repressione delle proteste hanno mostrato il lato violento del grande evento sportivo. Ci sottraiamo a quella narrazione di un’Olimpiade pacificata e pacificante, “la pace per fare quello che voi volete”: non la stavamo aspettando, non batteremo le mani al passaggio della fiaccola olimpica, non saremo parte dell’olimpiade diffusa, non accoglieremo lə turistə, non lucreremo sulla città e chi vi abita. Non saremo ingranaggio della macchina del consenso.

    Sin dalla candidatura il tandem Milano-Cortina si è distinto per l’assenza di trasparenza e condivisione dei progetti con le popolazioni locali e per la mancanza di qualsiasi tipo di dibattito pubblico. Una narrazione accattivante, nel solco della solita “economia della promessa”, infarcita di retorica green e social, per costruire il consenso e far passare nell’opinione pubblica che i miliardi stanziati dai vari decreti legge siano “spesi a fin di bene”. Nell’ipocrisia di un evento venduto come “a costo zero”, abbiamo ormai superato i tre miliardi di euro di fondi pubblici allocati (fine novembre 2023); sebbene promosse sin dall’inizio come le “Olimpiadi della sostenibilità”, la maggior parte degli investimenti riguardano invece consumo di suolo, spreco di acqua in tempo di siccità sistemica, cementificazione e incentivi al traffico su gomma - non è un caso che Eni sia tra i maggiori finanziatori dell’evento. Il “pacchetto olimpico" esplode così di opere calate dall’alto, là dove i bisogni e i desideri di chi vive realmente quei luoghi sono tutt’altri e restano inascoltati. Un esempio su tutti è Cortina, dove si era scelto di espropriare e abbattere un lariceto secolare e spendere oltre 120 milioni di euro per ricostruire una pista da bob, in un’area montana con servizi pubblici in crisi e le unità socio-sanitarie che chiudono i bilanci con perdite milionarie. Un’eredità di debiti e opere inutili si distribuisce così sul territorio, per rispondere a nient’altro che un istinto predatorio di consumo della montagna.

    E cosa dire della continua promessa di benefici mirabolanti sul piano economico (siamo arrivati a 4,5 mld di euro di ritorni economici a detta loro) quando di fronte abbiamo ancora l’esempio dei debiti delle Olimpiadi di Torino 2006 che hanno destinato il capoluogo piemontese a una depressione economica e sociale permanente? O della retorica sul piano occupazionale, quando sappiamo benissimo quali lavori e a quali condizioni l’organizzazione del grande evento genera: precariə e malpagatə nelle filiere del turismo e della ristorazione, con scarsa sicurezza e tutele nei cantieri e nella logistica, gratuito per chi presterà servizio nelle settimane dei Giochi nei vari staff per biglietti, ricevimento, stewards e hostess secondo un modello di volontariato per i grandi eventi privati, sdoganato con Expo 2015 e destinato a intossicare in modo permanente il mercato del lavoro.

    Che cosa sosteniamo?

    Oltre la monocultura dello sci su pista: reimmaginare l’inverno

    La vorace macchina olimpica non trova dialogo con le comunità, lasciando in eredità opere costose da gestire e destinate all’abbandono, come già accaduto per i Giochi invernali di Torino 2006. Tra gli interventi, oltre all’ampliamento di impianti e piste da sci, si assisterà all’aumento di altre strutture funzionali alla pratica dello sci di massa (alberghi, parcheggi, impianti a fune, ristoranti, strade…). Tutto questo in un contesto di crisi profonda dell’industria sciistica, ormai giunta a un punto di non ritorno e incapace di stare in piedi dal punto di vista ecologico, energetico e non ultimo economico. Trovare una risposta alla crisi della montagna come divertimentificio non è semplice ma di sicuro sosteniamo un ripensamento del turismo invernale montano. Il modello proposto dal ticket Milano-Cortina ricalca invece traiettorie opposte, insostenibili e indesiderabili.

    Al culmine di una crisi idrica senza precedenti, il 2023 ha visto la prima grande mobilitazione diffusa contro la opere nocive e imposte dalle Alpi agli Appennini: per “reimmaginare l’inverno”, in diversi territori sono nati comitati per opporsi alla costruzione di nuovi impianti a fune, bacini per l’innevamento artificiale e altri interventi di ampliamento e collegamento tra comprensori sciistici esistenti. A fronte di un cambiamento climatico, che rende sempre più insensato sciare al di sotto di certe quote e che anche ad alte quota palesa la sua insensatezza con piste tracciate scavando ghiacciai perenni, desideriamo un futuro diverso per la montagna, mettendo in discussione l’offerta di servizi e divertimento ad ogni costo che non possiamo più permetterci, rivolta per lo più alle classi più ricche della popolazione urbana. L’opposizione e la critica ai Giochi olimpici invernali pone dunque le basi anche per un cambiamento non solo economico e ambientale, ma anche culturale del nostro sguardo sulle Terre Alte.

    Dalla città a misura di eventi (privati) al diritto alla città

    La Milano a misura di Olimpiadi è la versione amplificata e futura della città che già viviamo da due decenni a questa parte, che alimenta sé stessa in maniera bulimica con eventi per rimanere attrattiva a chi non vi abita, ma sempre più insostenibile per chi deve viverla nella quotidianità. Sosteniamo una città diversa: sosteniamo gli spazi dello sport popolare e, attraverso questa pratica, sosteniamo la costruzione di uno sport inteso come socialità, come benessere psicofisico, come pratica antifascista, antirazzista e transfemminista. Sosteniamo uno sport accessibile a tuttə, sosteniamo la pratica dell’autogestione e della costruzione di collettività resistenti. Mentre continuano gli sgomberi in città, sosteniamo il moltiplicarsi di questi spazi liberati.

    A Milano le Olimpiadi stimoleranno i già preoccupanti processi di privatizzazione, finanziarizzazione e cementificazioni di grandi aree pubbliche verdi. A livello di nuovi servizi e nuove strutture pubbliche e accessibili, per esempio nel campo della pratica sportiva, non vi sarà alcuna integrazione a quanto già presente. Anzi, la privatizzazione di ex strutture di MilanoSport, la partecipata del Comune di Milano che dovrebbe garantire un’accessibilità diffusa alla pratica sportiva a basso costo, è divenuta una realtà sempre più rilevante con cui confrontarsi (in particolare richiamiamo alla memoria il Lido, la più grande piscina all’aperto ora non più di MilanoSport). Il PalaItalia è un’operazione di privati che stimolerà i circuiti commerciali di questi e come lascito ci porterà non sport, ma extracosti (di denaro pubblico) e grandi concerti, su cui ad essere positivi possiamo sperare si calino nuove orde di autoriduttori.

    Ciò che più spaventa, poi, è la prospettiva per il diritto all’abitare e l’accessibilità più in generale alla vita urbana in un contesto in cui il valore immobiliare delle zone che vedranno svolgersi gran parte delle attività urbane dell’evento sportivo sta aumentando, con una ricaduta a livello metropolitano e conseguente espulsione di abitanti a medio e basso reddito. Corvetto, quartiere popolare del sud della città, e tutto il quadrante della periferia sud est che scende fino a Rogoredo, è la zona che promette di acquisire valori inaspettati (ad oggi si parla di una crescita di circa il doppio della media cittadina), sfruttando il basso valore iniziale rispetto al resto della città. Nuovamente lo sfruttamento del territorio offerto in pasto a finanza e costruttori peserà in maniera ancora più drammatica sui costi dell’abitare ormai insostenibili per chi vive attualmente in questi quartieri. Sullo sfondo l’approssimarsi di una possibile bolla immobiliare con prossima ormai nuova crisi che in questo contesto avrebbe effetti esplosivi. A chi quindi il grande evento fa comodo, se non agli interessi del settore turistico e quello delle grandi società del settore immobiliare che sempre di più si impossessano della città? Le Olimpiadi a Milano sembrano rientrare oggi a pieno in quel modello che produce grandi narrazioni e nuove immagini, promuovendo marketing e spettacolarizzazione, i cui costi saranno pagati da tantə a favore dei pochissimə.

    Siamo consapevoli che a poco più di due anni di distanza dalle Olimpiadi 2026 chiederne l’annullamento e l’azzeramento di tutte le opere previste, per quanto resti l’opzione più logica e sensata, è concretamente molto difficile; ma allo stesso tempo riteniamo necessario e possibile mettere in campo a Milano, in Valtellina, nelle valli dolomitiche, tutte le iniziative e le azioni possibili per ostacolare, bloccare, cancellare la realizzazione di tante opere inutili, siano infrastrutture o impianti di gara, previste dal dossier olimpico, evitando inutili sprechi di denaro (come per i palazzetti del ghiaccio temporanei in Fiera a Rho o la ristrutturazione della pista da bob a Cesana), ulteriori devastazioni ambientali o consumo di suolo. Così come riteniamo necessario che si attivi nella città di Milano un moto di rivolta verso il modello urbano che le Olimpiadi contribuiscono ad alimentare e che nega il diritto all’abitare e alla città ai suoi stessi abitanti. E, guardando al futuro, nel solco di quanto già sta accadendo in altri Paesi con Olimpiadi in fase di organizzazione o appena svolte, riteniamo importante che cresca e si consolidi un movimento globale che superi l’attuale modello organizzativo non più sostenibile dei grandi eventi sportivi. Che da qui al 6 febbraio 2026 e per tutta la durata delle Olimpiadi i territori interessati dalle opere per i Giochi Milano-Cortina rompano la “pax olimpica”: ribadiamo che le nostre vite non sono un gioco e diciamo basta allo sfruttamento senza limiti di montagne, territori, acqua, beni comuni urbani e ambientali per estrarre profitti a beneficio di pochi.

    https://cio2026.org
    #Milano-Cortina #JO2026 #Alpes #jeux_olympiques #Italie #montagne #résistance

  • Les JO d’hiver de Milan-Cortina vont accélérer la fonte de la #neige et des #glaciers

    C’est ce qu’il s’appelle scier la branche sur laquelle on est assis. À moins de trois semaines des Jeux olympiques d’hiver, un #rapport (https://www.newweather.org/wp-content/uploads/2026/01/Olympics_Torched_report_18-01-2026.pdf) publié le 18 janvier montre que la compétition risque d’accélérer la fonte de la neige et des glaciers de #montagne.


    D’après les deux organisations autrices — Scientists for Global Responsibility et le New Weather Institute — les Jeux d’hiver de 2026 à Milan-Cortina devraient générer environ 930 000 tonnes d’émissions d’équivalent CO₂, entraînant la disparition estimée de 2,3 km² de couverture neigeuse et la fonte de plus de 14 millions de tonnes de glace glaciaire.

    Des #sponsors très polluants

    Le rapport souligne également le poids des partenariats commerciaux : trois accords de sponsoring avec des entreprises fortement émettrices — le pétrolier #Eni, le constructeur automobile #Stellantis et la compagnie aérienne #ITA_Airways — pourraient à eux seuls provoquer environ 1,3 million de tonnes supplémentaires d’équivalent CO₂ équivalent, soit 40 % de plus que l’empreinte directe des Jeux.

    Au total, l’événement et ses contrats de sponsoring entraîneraient une perte d’environ 5,5 km² de neige et la fonte de plus de 34 millions de tonnes de glace, concluent les auteurs. Les auteurs appellent donc les organisateurs des Jeux olympiques à renoncer aux partenariats avec des entreprises polluantes.

    Au-delà du poids climatique, plusieurs #chantiers — piste de bobsleigh, retenue d’eau, projets routiers — sont lourdement critiqués par des associations et des habitants. Quatre ans avant les JO d’hiver 2030 en France, l’Italie était pourtant censée montrer l’exemple, avec des Jeux olympiques et paralympiques d’hiver promus comme les plus écolos de l’histoire.

    https://reporterre.net/Les-JO-d-hiver-de-Milan-Cortina-vont-accelerer-la-fonte-de-la-neige-et-d
    #JO #jeux_olympiques #JO2026 #Milano-Cortina #CO2

  • #Milano-Cortina, investire nei #grandi_eventi non è ciò di cui abbiamo bisogno
    https://scomodo.org/milano-cortina-investire-nei-grandi-eventi-non-e-cio-di-cui-abbiamo-bisogno

    L’avanzamento delle opere, più o meno connesse ai giochi olimpici, procede con gravi ritardi rispetto alle tempistiche prefissate e la maggioranza delle opere, dal valore di 3 miliardi di euro, corrono il rischio di rimanere incompiute. L’articolo Milano-Cortina, investire nei grandi eventi non è ciò di cui abbiamo bisogno proviene da Scomodo.

    #Territori #italia #Olimpiadi #trasparenza

  • Costruire #Milano
    https://scomodo.org/costruire-milano

    a cura di Gabriele Puglisi, Valentina Ricci, b.c. pellegrini, Micol Buffo, Carlo Capalbo, Gianni Lacchini, Cecilia Branciforti, Lorenzo Milana, Matteo Eleuteri «Milano oggi ti offre opportunità, ma ti chiede tanto in cambio, forse troppo». È così che Martino, trasferitosi da Napoli a Milano 13 anni fa, ha concluso la nostra chiacchierata sulle trasformazioni che […] L’articolo Costruire Milano proviene da Scomodo.

    #Territori #cantieri #redazione_milano

  • Macerie su Macerie – PODCAST 12/01/25 – Storie di straccivendoli a #torino e a #milano
    https://radioblackout.org/podcast/macerie-su-macerie-podcast-12-01-25-storie-di-straccivendoli-a-torino

    Maurizio Marrone torna all’attacco nella sua decennale battaglia contro il mercato di carabattole, il cosiddetto “suk” . Un continuo repulisti che non lo vede solo, ma a cui hanno partecipato tutti i partiti di potere della città, sin da quando quello che è ora in via Carcano veniva tenuto ogni domenica in Piazza della Repubblica […]

    #balon #cuoco #portapalazzo #riqualificazione #suk
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/01/macerie12gen25.mp3

  • FREE ALL ANTIFAS ! CORTEO A #milano IL 24
    https://radioblackout.org/2026/01/free-all-antifas-corteo-a-milano-il-24

    Prosegue il processo aperto per i fatti di Budapest contro compagnx #antifa provenienti da tutta Europa. Lx imputatx rischiano, nei peggiori dei casi, fino a 24 anni di #carcere, con l’accusa di aver partecipato in forma considerata violenta alle contromanifestazioni della “Giornata dell’onore”, raduno annuale dell’estrema destra e dei movimenti neofascisti europei. A quasi 3 […]

    #L'informazione_di_Blackout #germania #repressione #Ungheria
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2026/01/COMITATO-ANTI-REP-MILANO-FINALE.mp3

  • Olimpiadi Milano-Cortina, neve (artificiale) a tutti i costi. Ma c’è il rischio che non sia abbastanza

    Per innevare artificialmente le piste sono state approvate nuove opere sui fiumi, spesso senza valutazioni ambientali e senza pubblicare i piani di risparmio promessi. Alcune però non saranno pronte per l’inizio dei Giochi.

    Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, si dice. Quella che separa le promesse degli organizzatori delle Olimpiadi di Milano-Cortina e la realtà che si presenta a poco più di un mese dall’inizio dei Giochi, però, è acqua dolce: quella dei fiumi e dei torrenti delle Alpi lombarde, venete e trentine, già sotto stress per effetto del cambiamento climatico, che verrà prelevata al ritmo di centinaia di litri al secondo per innevare artificialmente le piste. Secondo gli organizzatori ne serviranno 836mila metri cubi: rapportato ai 27 giorni di durata dei Giochi olimpici e paralimpici, significa svuotare 12 piscine olimpioniche ogni giorno.

    #Livigno, corsa contro il tempo

    Per soddisfare questo fabbisogno, di molto superiore a quello delle stagioni sciistiche «normali», il dossier di candidatura prevedeva nuove opere di presa e accumulo dell’acqua. A oggi, però, solo due dei quattro bacini previsti sono stati ultimati. Prima di Natale, il presidente della Federazione internazionale di sci Johan Eliasch ha lamentato «ritardi inspiegabili», parlando di una «situazione in cui non avremmo mai dovuto trovarci». Gli occhi sono puntati in particolare su Livigno (Sondrio), comune di meno di 7mila abitanti a un passo dalla Svizzera, che per ospitare le gare di sci acrobatico e snowboard avrà bisogno di circa mezzo milione di metri cubi d’acqua.

    Qui, il dossier di candidatura prevedeva la costruzione di due nuovi bacini di accumulo, uno da 200mila metri cubi nell’area di Mottolino e uno da 120mila in zona Carosello. Il primo, costato quasi 22 milioni di euro, è stato inaugurato solo a inizio dicembre, mentre il secondo sarà pronto per le Olimpiadi, ma quelle giovanili del 2028. Parlando con lavialibera la scorsa estate, il sindaco di Livigno Remo Galli li aveva definiti interventi vantaggiosi, che permetteranno di «gestire le risorse idriche in maniera più attenta all’ambiente» anche dopo le Olimpiadi: «Potremo raccogliere l’acqua nei periodi in cui ce n’è di più, cioè da maggio a luglio, invece che prelevarla in inverno quando ce n’è molta di meno». A causa dei ritardi, però, l’unico bacino realizzato è stato riempito solo nelle scorse settimane.

    L’acqua arriva dal torrente Spöl, conosciuto anche come Aqua Granda, al centro di una controversia decennale: la società A2A, che tra l’altro figura tra i partner dei Giochi, preleva a monte 90 milioni di metri cubi all’anno per produrre energia idroelettrica, acqua che poi viene deviata nell’Adda, tributario del Po. Risultato: «Da vent’anni a questa parte lo Spöl è prosciugato», dice a lavialibera Nicola Faifer, fondatore del comitato L’acqua è tua, che da tempo lotta perché l’azienda rilasci il deflusso ecologico, cioè la quantità d’acqua minima per garantire la salute dell’ecosistema fluviale. «Abbiamo presentato un esposto alla Commissione europea che ci ha dato ragione e presentato una denuncia per disastro ambientale, ma nulla è cambiato». Oltre ai bacini, per i Giochi sono state presentate due domande di attingimento eccezionale da 40 litri al secondo ciascuna, valide per il solo periodo olimpico.

    Anterselva, il nuovo bacino tra ritardi e impatto ambientale

    Gli altri due bacini per l’innevamento artificiale erano previsti a Bormio, in Valtellina, dove si svolgeranno le gare di sci alpino maschile, e ad Anterselva, in Alto Adige, dove gareggeranno gli atleti di biathlon. Il primo, da 88mila metri cubi, è entrato in funzione poco prima di Natale. Per il secondo, invece, dal volume previsto di 31mila metri cubi, il portale della Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico) fissa la data di fine lavori al 10 maggio 2026, due mesi dopo la fine dell’evento olimpico. L’iter è stato rallentato dal ricorso di cinque associazioni, respinto dal Tar di Bolzano lo scorso agosto. "Contestiamo i danni all’ambiente e la totale assenza di trasparenza e partecipazione nel processo decisionale», dice a lavialiberaLuigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, tra le realtà dietro l’iniziativa. Il progetto del bacino non è stato sottoposto a una valutazione di impatto ambientale, che è stata ritenuta non necessaria come per il 60 per cento delle opere olimpiche, stando all’ultimo report di Open Olympics. «Riteniamo che l’evento olimpico abbia fallito tanto sul profilo ambientale quanto su quello della trasparenza e della democrazia – continua Casanova –. Tutte le opere sono state imposte, e di tempo per organizzare un confronto con le comunità interessate ce n’è stato».

    A gennaio 2025, su richiesta della Fondazione Milano-Cortina, Simico ha avviato l’iter per la costruzione di un ulteriore invaso, non previsto inizialmente, vicino a quello già esistente in località Po’ Drusciè a Cortina, inserendolo all’interno di un intervento di «aggiornamento degli impianti di alimentazione elettrica e attrezzature». L’opera è stata però bloccata dal parere negativo della Soprintendenza del Veneto, che l’ha giudicata «incompatibile con i valori paesaggistici che qualificano il contesto di riferimento»: si procederà quindi con il «potenziamento dell’approvvigionamento del bacino esistente», aumentando quindi la pressione sulla falda da cui i pozzi attingono per il riempimento.

    Nuovi prelievi in Val di Fiemme

    Servirà acqua, e in abbondanza, anche per innevare artificialmente gli impianti di Tesero e Predazzo, località della Val di Fiemme, in Trentino, che ospiteranno rispettivamente le gare di fondo e salto con gli sci. Qui, il fabbisogno idrico stimato dagli organizzatori è di 72mila metri cubi, più del doppio del consumo medio registrato negli ultimi anni per il mantenimento degli impianti. L’acqua verrà prelevata dal torrente Avisio, come già avviene durante la stagione sciistica, ma in volumi molto maggiori in virtù di una nuova concessione della portata massima di 100 litri al secondo e grazie a un’opera di presa aggiuntiva a Tesero. «Aumentare i prelievi da corsi d’acqua già ampiamente sfruttati significa causare ulteriori squilibri all’ecosistema», dice a lavialibera Tommaso Bonazza, portavoce del comitato Acque trentine, che ha presentato una serie di osservazioni critiche nei confronti del progetto, rimaste inascoltate. Non solo: l’opera ricade parzialmente in un’area protetta dove vige il divieto di costruzione, ma è stata comunque ritenuta «compatibile».

    Nella relazione ambientale della Fondazione Milano Cortina si parla anche dell’utilizzo, per l’innevamento artificiale a Tesero, di «acqua potabile di 54 pozzi». «Non è raro che succeda – prosegue Bonazza –. In passato, alcuni sindaci si sono quasi trovati a scegliere se dare l’acqua ai cittadini o alle piste. Prima che si arrivi allo scontro sociale, che è inevitabile man mano che la coperta si fa più corta, bisognerebbe ripensare questo modello di sfruttamento intensivo dei nostri territori».
    Consumi idrici, trasparenza a secco

    Sulla carta, il tema è al centro dell’attenzione degli organizzatori: già il dossier di candidatura del 2019 prevedeva il calcolo della water footprint (impronta idrica) dei giochi secondo gli standard internazionali, impegno ribadito nel 2024 nel rapporto ambientale insieme alla promessa di sviluppare un «piano di riduzione dei consumi idrici». Di nessuno dei due strumenti, però, si trova traccia. Contattata da lavialibera la scorsa estate, Fondazione Milano Cortina ha assicurato che entrambi «sono oggetto di confronto con il Comitato olimpico internazionale», ma non è detto che vengano resi pubblici perché «sicuramente verrebbero strumentalizzati». Si ipotizza anche che possano essere diffusi dopo la fine dei Giochi in forma consuntiva, il che impedirebbe – come già sta accadendo – qualsiasi forma di collaborazione e monitoraggio da parte delle comunità interessate. «I dati dettagliati su volumi idrici, fonti di approvvigionamento e strategie di gestione non sono stati resi pubblici in modo organico – dice a lavialiberaFabio Tullio, presidente di Legambiente Treviso –. Queste mancanze impediscono una valutazione indipendente e un dibattito pubblico informato sull’effettiva sostenibilità idrica dei Giochi».

    Rischio reflui

    A preoccupare chi abita lungo i torrenti delle valli che ospiteranno i Giochi non è solo quanta acqua ne uscirà, ma anche cosa potrebbe entrare. «C’è un rischio enorme legato alla gestione dei reflui – dice Bonazza –. Già adesso, nelle località maggiormente interessate dal turismo di massa invernale, i depuratori non riescono a far fronte ai picchi di affluenza e spesso permettono alle acque sporche di finire nei fiumi. Immaginiamo cosa potrebbe succedere durante le Olimpiadi». Nella relazione di sintesi di dicembre 2024, gli organizzatori hanno dichiarato che gli scarichi liquidi verranno gestiti attraverso serbatoi, escludendo quindi immissioni nella rete fognaria e nei torrenti, ma «non è ad oggi disponibile il progetto del sistema di gestione (modalità e frequenza di raccolta, siti di destinazione, modalità di smaltimento e di trasporto)». Nello stesso documento, e in apparente contraddizione, si evoca l’eventualità di «scarichi di reflui nei corpi idrici superficiali», che verrà gestita con l’implementazione di un «piano di monitoraggio». Anche di questo, però, non si trova traccia pubblica.

    https://lavialibera.it/it-schede-2353-olimpiadi_milano_cortina_neve_artificiale_impatto_idrico_

    #JO2026 #jeux_olympiques #Alpes #neige #neige_artificielle #eau #Mottolino #Carosello #coût #prix #Spöl #Aqua_Granda #A2A #Anterselva #Bormio #environnement #Po_Drusciè #paysage #Tesero #Predazzo #Val_di_Fiemme #Avisio #eau_potable #water_footprint #Milano-Cortina

  • Lombardia, Olimpiadi di cemento

    Le promesse di sostenibilità dei Giochi nella regione guidata da Fontana si scontrano con la realtà. A Milano i privati fanno affari, in #Valtellina associazioni e comitati cercano di bloccare opere invasive

    Per le feste natalizie tutto in piazza del Duomo è stato progettato sotto il segno delle Olimpiadi di #Milano-Cortina 2026. L’albero di quasi trenta metri è addobbato con 100mila luci a led messe a disposizione da #Tcl, #sponsor dei Giochi, che si è occupato anche della realizzazione del villaggio di Natale. Parte della zona pedonale è occupata dal #Cubo_olimpico, la struttura temporanea che ospiterà gli studi televisivi internazionali da dove verranno trasmesse le gare.

    Al piano terra, è possibile comprare i gadget nello store ufficiale della manifestazione (pagando unicamente con Visa, altro megasponsor dell’evento), mentre l’uscita della metro è tappezzata di loghi della kermesse. Fino a pochi mesi fa l’unico simbolo che ricordava a meneghini e turisti l’inizio dei Giochi era un grande orologio posto davanti a Palazzo Reale, alla destra del Duomo. Dal 6 febbraio 2025 segna il conto alla rovescia verso la data della cerimonia di apertura, che avverrà allo stadio San Siro.

    Mentre regione Lombardia e comune di Milano sono pronti a festeggiare, meno contenti sono i residenti di alcuni quartieri della città e della Valtellina. Le promesse contenute nel dossier di candidatura hanno lasciato il posto a cementificazione, speculazione edilizia e progetti ancora in corso. Associazioni e giornalisti chiedono chiedono conto di ritardi e spese extra, ma la risposta degli enti fatica ad arrivare: si conoscerà il vero costo della manifestazione solo quando le luci si saranno spente, sperando che l’eredità non lasci troppi debiti.
    Milano da costruire

    Saranno quattro i luoghi principali della kermesse a Milano e nei comuni vicini: il villaggio olimpico, l’arena Santa Giulia, alcuni padiglioni della Fiera di Rho e il forum di Assago. I primi due sono stati costruiti di sana pianta e basta allontanarsi un poco dal centro per vedere come questi edifici abbiano cambiato fisionomia ai quartieri che li ospitano. Solo quattro fermate di metro dividono piazza Duomo dallo Scalo di Porta Romana ed è qui che è stato costruito il villaggio olimpico.

    Gli slogan affissi sui cartelloni dei cantieri inneggiano a un «quartiere che ripensa il suo futuro». «Non è così, a ripensarlo sono state le imprese private – dice Stefano Nutini, del circolo Perucchini-Tiberio di Rifondazione Comunista e membro del Comitato insostenibili olimpiadi (Cio), rete di gruppi, associazioni e collettivi che vuole mostrare l’insostenibilità dell’evento –. Qui è in corso una colossale speculazione economico-finanziaria che ha cambiato completamente la faccia della città».

    Nella presentazione della rete è precisata la motivazione della mobilitazione: «Milano-Cortina 2026 è paradigmatica di un modello di sviluppo che quotidianamente proviamo a contrastare e modificare, in quanto insostenibile sul piano economico, climatico, ambientale e sociale». Il Villaggio con le stanze degli atleti diventerà uno studentato che, secondo l’impresa costruttrice Coima, coprirà nel post Olimpiadi il 6 per cento del fabbisogno dei posti letto per studenti in città, circa 1.700.

    I lavori sono terminati a luglio, in anticipo rispetto a quanto previsto, con extracosti pari a 40 milioni di euro che i privati chiedono siano coperti da fondi pubblici. Il terreno, comprato da Coima a Ferrovie dello Stato nel 2022, era costato 180 milioni di euro. A otto fermate da piazza Duomo si arriva a Rogoredo. Camminando una decina di minuti, il cantiere comincia a prendere spazio, mentre il PalaItalia Santa Giulia si staglia sullo sfondo. Costo iniziale dell’opera: 176,4 milioni di euro di investimento privato di Evd Milano, succursale di Eventim, multinazionale tedesca dell’intrattenimento dal vivo e sponsor. Il viavai dei camion è continuo.

    Durante la passeggiata monitorante organizzata da Libera Milano a metà dicembre alcuni abitanti del quartiere hanno raccontato che l’evoluzione degli interessi nel quartiere sta portando le persone più povere ad andarsene, spostandole sempre più in periferia. «L’abbiamo già visto con Expo 2015, dove lo sviluppo è stato solo immobiliare, all’insegna della privatizzazione e della turistificazione – racconta a lavialiberaLuca Trada del collettivo Off Topic –. Ci sono tante questioni che si intersecano. Se il diritto all’abitare viene negato e lo sport diventa una pratica esclusiva, che tipo di eredità potranno mai dare questi Giochi?». La rete Cio ha raccolto le testimonianze nel docufilm Il grande gioco, attraversando gli spazi urbani e quelli montani.
    Valtellina, disagi e attese

    Circa 220 chilometri separano Milano da Livigno che, insieme a Bormio, è uno dei due comuni della Valtellina dove si terranno 34 gare per le Olimpiadi e nessuna per le Paralimpiadi. Ma tutta la valle è stata inondata di investimenti, e la maggior parte ha il colore del cemento: strade, tangenziali, rotatorie. Secondo gli organizzatori, alcune di queste sarebbero state necessarie per l’evento olimpico, ma non verranno completate entro quella data.

    Per il cavalcavia di Montagna di Valtellina (chiamata tangenziale sud di Sondrio), ad esempio, il budget previsto è passato in un anno da 30 a più di 43,5 milioni e solo a fine novembre ha superato la procedura autorizzativa, bypassando anche il parere negativo della Soprintendenza. Secondo quanto riportato dal portale Open Milano Cortina, pubblicato da Società infrastrutture Milano Cortina (Simico) in seguito alle richieste della rete di monitoraggio civico Open Olympics 2026, l’inizio dei lavori è previsto per inizio agosto 2026, cinque mesi dopo la fine dei Giochi.

    Da alcuni anni, associazioni e comitati denunciano i ritardi e l’arroganza nella gestione dei processi decisionali. «Alcuni interventi vanno fatti – ha sostenuto Barbara Baldini, ex sindaca di Montagna di Valtellina –, ma non sono state trovate soluzioni condivise col territorio: l’opera contestata prevede solo il superamento di un passaggio a livello su cui si chiude la tangenziale Sud di Sondrio, mentre il comitato ribadisce la necessità di riprendere il progetto previsto sin dai primi anni 2000. Ancora più grave che la legacy dei giochi non contempli riflessioni su questioni urgenti come lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e il diritto alla salute».

    Anche per Emanuele Capelli, segretario provinciale di Rifondazione comunista a Sondrio, «le criticità alla viabilità e alla mancanza di servizi si stanno intensificando con l’avvicinarsi della data delle gare». Neppure le zone patrimonio Unesco vengono risparmiate dalle opere viarie. È il caso dello svincolo della Sassella, dove si trova anche il santuario quattrocentesco della Madonna della Sassella. Budget: 21 milioni. I lavori dovrebbero iniziare a fine maggio, ma gli abitanti sperano che non comincino mai.

    Stessa cosa per la “tangenzialina” dell’Alute: 800 metri di strada in un territorio a rischio idrogeologico. A Livigno, in località Bondi, è in programma la realizzazione del parcheggio interrato Mottolino, che offrirà circa 500 posti auto su tre livelli. Secondo quanto scritto da Simico, «la copertura dell’autorimessa fungerà da base per le piste da sci durante le competizioni olimpiche».

    A realizzare l’opera, 27 ditte subappaltatrici. «Hanno venduto questa operazione come un modo per ridurre le tasse agli abitanti di Livigno grazie agli stalli a pagamento», incalza Alberto Maspero, consigliere di minoranza di Sinistra per Sondrio. Il problema è che la fine del cantiere è prevista per il 30 settembre 2026, anche se da qualche mese è subentrata un’altra scadenza, quella provvisoria entro cui consegnare l’opera: il 15 dicembre 2025.

    «Non siamo contro la manifestazione sportiva – dice Michele Iannotti, coordinatore provinciale del Pd – ma questi eventi devono essere utilizzati per progettare insieme ai territori. Su questo fronte, le aspettative sono state ampiamente disattese»
    Dati parziali

    Per sapere quanto spenderà realmente la Lombardia per l’evento olimpico bisogna incrociare più fonti. Due sono le banche dati sulle opere pubbliche: il portale Open Milano Cortina 2026 e il sito Oltre i Giochi 2026, che raccoglie e descrive gli interventi sul territorio, ma non è chiara la data di aggiornamento delle informazioni contenute. A queste si sono aggiunte due richieste di accesso civico generalizzato da parte di Libera Lombardia e Libera Milano a Comune e Regione per conoscere gli interventi connessi ai Giochi finanziati dagli enti.

    Partiamo dai dati restituiti da Simico. Le opere riportate sono 29, per un valore economico di 1,39 miliardi di euro, 32 milioni in più rispetto alla spesa prevista alla fine dell’anno scorso. A fare una fotografia dei dati disponibili (e di quelli mancanti) è la rete Open Olympics 2026 nel suo terzo report, pubblicato alla metà di dicembre.

    «Confrontando i dati del portale Simico con quello regionale, apprendiamo che ci sono ulteriori 44 opere che prevedono 3,82 miliardi di euro di spesa – commenta Elisa Orlando, curatrice del report e membro di Common (Comunità monitoranti di Libera) –. Sono inclusi gli investimenti privati, come il villaggio olimpico e il PalaItalia Santa Giulia, ma si tratta di una quota minima pari a 342 milioni di euro, mentre i finanziamenti pubblici da Unione europea, Stato, regioni, comuni sono il 91 per cento».

    In totale, considerando tutti e 78 gliinterventi, la spesa complessiva ammonterebbe a 5,17 miliardi di euro. Nella risposta della Regione all’accesso civico, si menzionano l’aumento dei costi totali delle opere (+2 per cento della spesa pubblica complessiva), ma anche una diminuzione dei finanziamenti lombardi inizialmente stanziati (-4 per cento). In ogni caso, la comparazione è complessa: le informazioni hanno date di aggiornamento diverse e non esiste un portale unico dove reperirle. C’è una parte, poi, che rimane opaca e riguarda le spese in più che gli enti pubblici hanno dovuto affrontare.
    Sugli extracosti nessuno deve sapere

    La Regione ha inviato alcuni documenti. Diversa è stata la risposta del comune di Milano. All’interno dell’accesso civico, Libera Lombardia e Libera Milano avevano chiesto i dati su variazioni, incrementi e rimodulazioni di costi rispetto a quelli previsti, con i provvedimenti comunali e la ripartizione delle coperture finanziarie utilizzate per far fronte a tali extracosti.

    L’amministrazione guidata da Giuseppe Sala ha sottolineato che la richiesta non poteva essere accolta perché gli iter sono ancora in corso e serve «evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati»: la proprietà intellettuale, il diritto di autore e i segreti commerciali. Dopo il ricorso, il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza Marco Ciacci ha dichiarato che il villaggio olimpico e l’Arena Santa Giulia «non essendo state inserite nel piano delle opere [...] non hanno beneficiato per ora di finanziamenti pubblici nell’ambito di quelli disposti per l’evento olimpico».

    Ciacci ha poi sottolineato che, grazie ad alcuni articoli contenuti nel decreto Sport di quest’estate, al comune di Milano sono stati assegnati dal governo ulteriori 21 milioni di euro per garantire lo svolgimento dei Giochi all’Arena Santa Giulia. Il responsabile ha concluso che nonostante l’accoglimento dell’istanza di riesame, la consegna dei documenti avverrà solo in un futuro imprecisato: sarà possibile sapere «al momento della conclusione dell’iter procedimentale in corso».

    Una risposta simile a quella data al direttore di AltreconomiaDuccio Facchini, che aveva fatto ricorso al Tar. Così, per sapere quanto costeranno le Olimpiadi ai cittadini, bisognerà aspettare la fine dei lavori. L’ultima in programma è prevista per il 2033. «Il monitoraggio proseguirà dopo il marzo 2026 – conclude Leonardo Ferrante, referente Common e portavoce della rete Open Olympics – e continuerà per capire quale sarà il futuro delle infrastrutture che dovrebbero diventare eredità di tutti».

    https://lavialibera.it/it-schede-2528-lombardia_olimpiadi_di_cemento_milano_cortina_2026
    #JO #JO2026 #Milan #jeux_olympiques #montagne #Italie #Lombardie #béton #bétonisation #Alpes #VISA #coût #spéculation #Coima #Evd_Milano #Eventim #Livigno #Bormio #Montagna_di_Valtellina #Bondi #budget #transparence #Milano-Cortina

  • Prima e dopo Milano Cortina. L’impatto delle opere visto dall’alto, da Cortina a Livigno

    La “#legacy” dei Giochi invernali è fatta di cemento, sbancamenti e alberi tagliati. In collaborazione con PlaceMarks, Altreconomia aggiorna il progetto “L’impronta olimpica” (febbraio 2025) e attraverso scatti satellitari mostra la situazione impressionante nel #Cadore, in #Valtellina, in #Alto_Adige e anche a Milano. Le fotografie dei cantieri (integralmente a spese del pubblico) spazzano via la retorica del “grande evento sostenibile”

    https://altreconomia.it/impronta-olimpica-2026
    #JO #jeux_olympiques #JO_2026 #Milano-Cortina #Livigno #Cortina #Italie #impact #images_satellitaires #empreinte #images #Alpes #montagne

  • Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, 157 mln di costi in più. Enti locali, fondazione e commissario ancora opachi

    Nel terzo rapporto della campagna Open Olympics 2026, il punto sulle spese per realizzare i prossimi Giochi olimpici invernali, al via il 6 febbraio. Molte le opere da completare. Tante le informazioni che mancano, a partire dall’impatto ambientale

    Dei 3,54 miliardi di euro spesi da Simico per le Olimpiadi di Milano-Cortina, al via il 6 febbraio prossimo con la cerimonia di apertura, soltanto il 13 per cento riguarda opere strettamente connesse a gare ed eventi sportivi, mentre l’87 per cento rientra tra le infrastrutture permanenti destinate ai territori, la cosiddetta legacy. “Per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per opere di legacy”, si legge nel terzo rapporto di Open Olympics 2026, la rete civica composta da 20 organizzazioni capitanate da Libera, tra le quali Wwf Italia, Italia Nostra, Legambiente, Cai, Mountain Wilderness Italia, Cipra Italia, realizzata per portare trasparenza sull’impatto finanziario e ambientale della rassegna sportiva. Nonostante lo sforzo di lavoro di questo gruppo di attivisti ed esperti, e nonostante gli appelli alla trasparenza, molti aspetti restano ancora arcani.

    La campagna – partita nel 2024 – aveva ottenuto dalla Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A (Simico) un importante risultato: la pubblicazione di una raccolta di dati sui progetti, che sarebbero stati aggiornati periodicamente. Questo ha permesso a Open Olympics di monitorare l’andamento dei lavori e dei costi delle opere, sia quelle realizzate e riqualificate appositamente per gli eventi sportivi, sia quelle collaterali, come strade e collegamenti ferroviari. Ed è da questo dataset che si evince innanzitutto come soltanto il 13 per cento delle strutture riguardi i Giochi invernali, mentre le restanti siano catalogate come “legacy”, cioè in eredità.

    L’eredità dei cantieri

    La maggior parte di queste opere, però, non sarà conclusa in tempo per le olimpiadi e le paralimpiadi invernali di Milano e Cortina e l’aumento dei loro costi delle opere della legacy incide di più sulla spesa olimpica per oltre 133 milioni di euro, “superiore di oltre cinque volte rispetto a quello relativo agli interventi per l’evento olimpico (+ 23 milioni)”, è scritto sul rapporto.

    In eredità rimarranno dei progetti e dei cantieri: “16 opere risultano concluse; 51 in esecuzione; 3 in gara; 28 ancora in progettazione – si legge nel rapporto –. Solo 42 hanno una data di fine lavori collocata prima dell’inizio dei Giochi. Significa che il 57 per cento degli interventi sarà completato dopo l’evento, con l’ultimo cantiere previsto nel 2033”. Alcune opere, come la pista da bob o il villaggio olimpico a Cortina, saranno completati definitivamente soltanto a Giochi terminati.

    I costi in aumento: + 157 milioni

    Sommando gli aumenti, il conteggio del costo delle opere è presto fatto: le spese sono cresciute di 157 milioni di euro (+4,6%), legate soprattutto agli incrementi registrati dai lavori per 34 opere.

    Le cinque variazioni più significative in valore assoluto sono:

    - la variante di #Longarone, in provincia di #Belluno (+43 milioni);

    - la circonvallazione di #Perca, nella provincia autonoma di #Bolzano (+31 milioni, cresciuta del 22,14 per cento rispetto al valore iniziale);

    – la tangenziale sud di #Sondrio (+13,3 milioni), che ha anche la variazione percentuale più alta;

    - l’impianto a fune di #Socrepes, nei pressi di #Cortina (+13 milioni);

    - il collegamento sciistico di #Livigno, in provincia di #Sondrio (+8,5 milioni).

    Gli aumenti non sono stati compensati dai risparmi su altri lavori, che hanno riguardato soltanto due progetti.

    Ambiente e subappalti, informazioni ancora “top secret”

    Su molti aspetti, però, la campagna non è stata in grado di mettere nero su bianco informazioni rilevanti. Il rapporto Open Olympics è anche una maniera per denunciare le opacità e le mancanze.

    Ad esempio, poco si sa sulle conseguenze che i Giochi e le opere avranno sull’ambiente. Per il 64 per delle opere non è stata fatta nessuna valutazione dell’impatto ambientale. Non ci sono informazioni sull’impronta di CO2 per ogni singola opera: “La somma di ogni singola impronta di anidride carbonica avrebbe pertanto fornito quanto e se la realizzazione dei Giochi abbia contribuito o meno al cambiamento climatico e come stia andando a mutare un ambiente di per sé molto fragile”, si legge nel documento.

    Si conosce soltanto quella della Fondazione Milano-Cortina, le cui emissioni – stimate nel 2024 – supererebbero di poco il milione di tonnellate di CO₂ equivalente per l’intero ciclo dell’evento, sarebbero pari a quelle prodotte per portare tutti gli abitanti di Milano su un volo Roma-New York, andata e ritorno. Ma questo riguarda soltanto gli eventi, e non le opere. A Parigi 2024, “l’impronta complessiva comunicata e riportata in specifici report è stata compresa tra 1,6 e 2,1 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente”, mentre alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di PyeongChang nel 2018, secondo alcune stime, si arrivava a 1,56 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente.

    E mancano ancora alcuni dati per assicurarsi su chi stia pagando e quanto ricevano i subappaltatori (che sono 516 ditte, a fronte delle 101 ditte aggiudicatarie). “Guardare con attenzione ai subappalti è essenziale per garantirla, perché è proprio nei livelli secondari delle filiere che si concentrano i maggiori rischi”, quelle legati ai diritti e alla sicurezza dei lavoratori, o le infiltrazioni criminali, per esempio. Alcuni dati sono disponibili, “risultato importante, frutto della buona disponibilità di Simico S.p.A. e di una spinta fornita anche dalle Commissioni congiunte Antimafia e Olimpiadi del Comune di Milano nel corso di confronti pubblici”. Però mancano informazioni sui valori economici, non facili da fornire dalla società e da ricercare per Open Olympics.

    Difficile la ricognizione sulle opere degli enti locali

    La campagna ammette di aver fallito – non per colpa sua – nel raggiungere uno dei suoi obiettivi, cioè ottenere un’unica piattaforma contenente tutti i dati di tutti gli enti coinvolti nella realizzazione delle opere. Ci sono quelli di Simico, ma mancano i dati di Anas o gli interventi di enti locali quali Regioni, Province e Comuni.

    Alle richieste di accesso civico presentate da Libera, la Regione Lombardia ha risposto, mentre il Comune di Milano ha prima replicato con un diniego, e poi con un differimento a data ignota. Quelle fatte in Trentino Alto Adige e in Veneto sono ancora senza risposta.

    Open Olympics 2026 pone alcune domande di principio: “È davvero necessario che la società civile, per veder riconosciuto il suo diritto di sapere circa le opere connesse ai Giochi e il loro costo, debba ‘giocare a braccio di ferro’ con le istituzioni? Anche correndo il rischio di finire contro muri burocratici o vedendosi le porte dei dati sbattute in volto, come nel caso del Comune di Milano?”. E così “resta un grosso margine di incertezza”: “Esiste, in conclusione, un’asimmetria di dati che, come rete Open Olympics 2026, non riusciamo a risolvere. Questa impossibilità non dipende da un limite di analisi, ma da una assenza strutturale di un luogo unico che raccolga in modo unitario tutte le opere, del Piano e fuori dal Piano – è scritto nel report –. L’informazione è di fatto asimmetrica: con dettaglio dove opera Simico S.p.A., frammentata o assente altrove. Ogni proposta utile a superare questa asimmetria, in tutte le interlocuzioni intercorse nell’ultimo anno e mezzo fino a ora, non ha ottenuto esito”.

    Le organizzazioni aderenti alla campagna non disperano e non chiudono le porte: “A ogni modo, come rete Open Olympics 2026 restiamo a disposizione per confrontarci pubblicamente circa ogni soluzione che abiliti appieno il nostro diritto di sapere”.

    I buchi neri: Fondazione e commissario straordinario alle Paralimpiadi

    Non si hanno poi dati sui costi dell’organizzazione dei Giochi, in capo alla Fondazione che – per un decreto del governo – è stata inquadrata come organismo privato (la questione sarà vagliata dalla Corte costituzionale). Di certo si sa che 43 milioni arrivano dal fondo per le vittime di mafia e usura e per gli orfani di femminicidio, come ha rivelato lavialibera.

    Né si conosce l’andamento della spesa legati ai 328 milioni di euro assegnati al commissario straordinario alle Paralimpiadi, cifra decisamente più alta dei 71,5 milioni previsti per le paralimpiadi. Il 16 dicembre scatteranno i tre mesi dalla nomina del commissario Giuseppe Fasiol, data in cui dovrà essere presentata la prima relazione al ministero dello Sport sul suo operato. “La figura del Commissario alle Paralimpiadi appare poco definita, sia rispetto al ruolo effettivo, sia rispetto all’ambito di intervento, e allo stato dell’arte non si hanno informazioni sufficienti all’esercizio del diritto di sapere circa come il Commissario stia operando e spendendo”.

    “Le Paralimpiadi possono costituire uno strumento utile a promuovere inclusione sociale e abbattimento delle barriere, ma va ricordato che tali barriere vanno abbattute nel quotidiano, con investimenti continuativi e non per un solo singolo evento”, prosegue Open Olympics, ricordando come il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità sia passato da oltre 552 milioni di euro per l’anno 2024 a poco meno di 232 milioni di euro annui a decorrere dal 2025 (con una riduzione riduzione di 320 milioni di euro), “uno scenario preoccupante”.

    La campagna continua. Fari accesi sul post-olimpico e l’edizione francese del 2030

    Se questo rappresenta l’ultimo rapporto prima dell’avvio dei Giochi, la rete Open Olympics 2026 promette che il suo lavoro non finisce qui, ma proseguirà “fino alla realizzazione dell’ultima opera e finché le domande poste in questo report non avranno risposta”: “Ci aspettiamo inoltre dati puntuali di rendicontazione finale, tanto sull’evento e sulle spese sostenute, quanto sulle opere correlate” perché “in caso di disavanzi di cassa di Fondazione Milano Cortina, a pagare sarà lo Stato”.

    Si lavora anche per esportare questo modello di monitoraggio civico avanti e oltralpe, in vista dei Giochi invernali del 2030 sulle Alpi Francesi: “L’obiettivo è semplice: fare in modo che i risultati dell’azione civica italiana (l’ottenimento del primo portale di dati per un’Olimpiade e Paralimpiade, su spinta civica) diventi uno standard minimo, un punto di partenza da cui partire”.

    https://lavialibera.it/it-schede-2508-olimpiadi_di_milano_cortina_2026_157_mln_di_costi_in_piu_
    #JO #jeux_olympiques #Italie #Milano-Cortina #JO_2026 #Alpes #montagne #coût #coûts

  • Puntata del 02/12/2025@0
    https://radioblackout.org/podcast/puntata-del-02-12-2025

    Il primo argomento della puntata è stato quello del rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale Lavoro #Telecomunicazioni, per analizzarlo abbiamo intervistato Diego del sindacato #cub che lavora per Fibercoop. Il contratto di fatto non è stato ancora firmato, ma qualche giorno fa è uscita una bozza di ipotesi di accordo tra le associazioni di categoria e […]

    #blocchi_stradali #call_center #ccnl_tlc #EX_ILVA #FIOM_Genova #Genova #lotte_operaie #maschera #metalmeccanici #milano #operai #sciopero #Stefano_Bonazzi #Teatro_Scala #tribunale_del_lavoro #vittoria
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/12/F_m_02_12_Diego-CUB-Fibercoop-su-bozza-nuovo-ccnl-tlc.mp3

  • Olimpiadi invernali 2030, la lotta dei comitati francesi per evitare il déjà-vu di Milano-Cortina

    Per la prima volta, un comitato Onu si esprimerà sull’assenza di dibattito democratico nell’organizzazione dei Giochi delle Alpi francesi. Intanto, le associazioni provano a supplire alle carenze di trasparenza, partecipazione e sostenibilità viste a Milano-Cortina, ma temono di essere già in ritardo

    È una prima assoluta: mercoledì 19 novembre, il Comitato delle Nazioni unite incaricato di garantire il rispetto della Convenzione di Aarhus sulla democrazia ambientale ha dichiarato ammissibile il ricorso presentato da una serie di associazioni francesi che hanno denunciato l’assenza di dibattito pubblico sull’organizzazione dei Giochi invernali delle Alpi francesi 2030. È la prima volta che un progetto olimpico finisce sotto la lente della giustizia internazionale. Ora Parigi avrà cinque mesi per portare elementi a difesa della propria posizione, prima della decisione del Comitato. «La Francia non può più calpestare la democrazia – hanno esultato le associazioni promotrici Ligue des droits de l’homme, Comité citoyen J.O.P. 2030, France nature environnement e Mountain wilderness France –. Il governo deve sospendere l’esame del disegno di legge olimpico, gli impegni finanziari molto onerosi previsti dalla legge di bilancio e organizzare immediatamente un dibattito pubblico per discutere finalmente l’opportunità di organizzare questi Giochi, il cui costo totale supera i 4 miliardi di euro (di cui 2,5 miliardi di finanziamenti pubblici) e la cui impronta di carbonio raggiungerà le 804mila tonnellate di CO2, con un impatto economico e ambientale sproporzionato».

    Le mancanze sono le stesse che da anni vengono denunciate per le OIimpiadi di Milano-Cortina 2026 e che, a meno di tre mesi dall’inaugurazione, si fanno ormai irrimediabili. Così, dall’altra parte delle Alpi, cittadini e associazioni provano a trarre lezioni dal caso italiano per evitare che nel 2030 finisca allo stesso modo. Il rischio c’è: «A poco più di quattro anni dalla cerimonia d’inaugurazione non abbiamo ancora la carta ufficiale dei siti di gara e non è stato previsto alcun coinvolgimento delle comunità interessate», dice a lavialiberaAntoine Pin, direttore della sezione francese di Protect our winters (Pow), comunità internazionale di persone appassionate di sport invernali che hanno a cuore la lotta al cambiamento climatico.
    Alpi francesi 2030, progetto a porte chiuse

    Lo scorso maggio, il governo francese ha depositato in parlamento un disegno di legge che punta a snellire e accelerare l’iter di approvazione delle opere che saranno necessarie – il cui elenco dettagliato non è ancora noto –, anche in deroga ad alcune norme ambientali e urbanistiche. Pochi giorni dopo, l’associazione Collectif citoyen Jop 2030 ha sollecitato il Tribunale amministrativo di Lione e, insieme ad altre, il Comitato dell’Onu incaricato di far rispettare la Convenzione di Aarhus, che sancisce il diritto dei cittadini di partecipare ai processi decisionali in materia ambientale, per chiedere la sospensione del progetto di realizzazione dei Giochi, una moratoria su tutte le leggi in materia e l’apertura di un dibattito pubblico: «Il danneggiamento ambientale, la negazione della democrazia, la malagestione finanziaria e l’opacità che caratterizzano il progetto non possono restare senza risposta», hanno dichiarato i promotori. Il 19 novembre è arrivata la decisione sull’ammissibilità.

    Aprire spazi di partecipazione

    Parallelamente, c’è chi prova a colmare i vuoti creando occasioni in cui gli abitanti delle comunità interessate possano dire la loro. La scorsa primavera, Pow France ha condotto un sondaggio, in collaborazione con l’Università Savoia Monte Bianco, per misurare la consapevolezza dei cittadini rispetto al progetto. Degli oltre mille intervistati, il 60 per cento ha dichiarato di avere scarsa fiducia nella promessa di un’Olimpiade sostenibile continuamente ribadita dagli organizzatori e l’80 per cento si è detto favorevole alla partecipazione attiva dei cittadini ai processi decisionali.

    A partire da quella richiesta, l’associazione ha organizzato la prima Convention citoyenne olympique, un percorso partecipativo fatto di assemblee pubbliche in cui tutte le parti coinvolte nel progetto – cittadini, esperti, sportivi, amministratori – si confrontano sulla possibilità di rendere i Giochi realmente sostenibili per i territori. «Abbiamo previsto tre weekend da luglio a novembre, con differenti focus tematici e l’obiettivo finale di produrre delle raccomandazioni – spiega Pin –. Non ci basta denunciare ciò che non va, vogliamo far vivere ai cittadini ciò che è mancato e a cui avrebbero avuto diritto, anche se forse è già troppo tardi per avere un impatto significativo sul progetto».

    Comitato organizzatore grande assente

    Al tavolo, insieme a 50 cittadini estratti a sorte tra quelli interessati, siederanno anche rappresentanti delle federazioni sportive, degli ordini professionali e degli enti locali. Anche il Comitato olimpico internazionale ha comunicato di essere aperto al dialogo. All’appello manca però il Comitato organizzatore: «È l’unico da cui non abbiamo avuto ancora risposta, e la sua assenza direbbe molto», continua il direttore di Pow France. L’organismo, la cui composizione non è ancora stata ufficializzata, non ha dato riscontro neanche rispetto al documento che venti ong hanno elaborato insieme ad atleti, scienziati, cittadini e rappresentanti locali nel novembre del 2023, all’indomani della presentazione della candidatura, che dettaglia 17 condizioni perché la promessa di sostenibilità non rimanga solo sulla carta.
    Imparare da Milano-Cortina

    Agli incontri parteciperà anche una delegazione di Pow Italia, tra le realtà promotrici della campagna Open Olympics, a indicare l’interesse che le lezioni imparate da Milano-Cortina rivestono per la comunità d’Oltralpe. Lo racconta la coordinatrice Giorgia Garancini: «Avendo visto come stanno andando le cose qui e sentendoci anche abbastanza impotenti di fronte a tutte le decisioni prese a porte chiuse e all’avanzamento dei lavori, ci è sembrato evidente che passare il testimone ai nostri ‘cugini francesi’ sarebbe stato il modo migliore per dare continuità al nostro impegno e non farlo morire con la fine dei Giochi del 2026».

    Leonardo Ferrante, referente anticorruzione civica di Libera e Gruppo Abele, lancia anche la proposta di un «Open Olympics trasfrontaliero», considerato anche che le gare di pattinaggio di velocità del 2030 potrebbero svolgersi a Torino: «Siamo disponibili a collaborare con le realtà associative francesi interessate perché non si riparta da zero – dice a lavialibera –. L’eredità più grande che il nostro lavoro può lasciare è il principio che non si possano più fare passi indietro rispetto alla trasparenza e che questa rientri tra gli obblighi degli organizzatori: prima che si posi la prima pietra, per qualsiasi grande evento di questo tipo, dev’esserci un portale aperto che spieghi perché e restituisca in tempo reale le informazioni disponibili. Certo, non è risolutivo, ma è l’inizio di un processo di interlocuzione e partecipazione».

    https://lavialibera.it/it-schede-2358-olimpiadi_milano_cortina_alpi_francesi_2030_campagna_asso

    #JO #JO2026 #jeux_olympiques #Alpes #JO2030 #France #Italie #démocratie #résistance #Collectif_citoyen_Jop_2030 #justice #convention_de_Aarhus #environnement #Pow_France #Convention_citoyenne_olympique #soutenabilité #Milano-Cortina

  • #eastriver: uno spazio per restare
    https://scomodo.org/eastriver-uno-spazio-per-restare

    EastRiver occupa un angolo particolare della geografia milanese, dove il centro città sfuma verso il Naviglio Martesana, a #Milano. È un luogo che ha già vissuto molte vite: è stato un rifugio culturale, un circolo ricreativo, una carrozzeria, un centro sportivo all’aperto. L’area di questo spazio è di circa 1500 metri quadrati che per diverso […] L’articolo Eastriver: uno spazio per restare proviene da Scomodo.

    #Uncategorized #spazi

  • Dal #cpr di #milano
    https://radioblackout.org/2025/11/dal-cpr-di-milano

    Dalla sua riapertura, nel 2020, sono ricorrenti le notizie della presenza di persone con fragilità psichiatriche, anche per lunghissimi periodi, all’interno del Cpr di Milano. Detenuti che aumentano i profitti di Ekene, ente gestore del Cpr (di Milano ma anche di Gradisca), che guadagna in base alle presenze quotidiane all’interno dei centri di detenzione per […]

    #L'informazione_di_Blackout #detenzione_amministrativa
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/11/CPRmilano.mp3

  • frittura mista|radio fabbrica 04/11/2025@0
    https://radioblackout.org/podcast/frittura-mistaradio-fabbrica-04-11-2025

    Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di #Marco_Veruggio del puntocritco.info, per commentare insieme l’annuncio da parte di #amazon di voler procedere a licenziare 14mila suoi dipendenti. Abbiamo provato ad andare alle radici di questa scelta, passando in rassegna i vari motivi che hanno portato a ciò; ma abbiamo anche analizzato […]

    #Alessandra_Alberti #antimilitarismo #convegno #convegno_antimilitarista #cub #docenti #la_scuola_non_si_arruola #licenziamenti #logistica #Margherita_Napoletano #milano #Ospedale_San_Raffaele #Osservatorio_contro_la_militarizzazione_nelle_scuole #Puntocritico.info #Sanità #scuola
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/11/F_m_04_11_Marco-Veruggio-puntocritico.info-su-licenziamenti-annunciat

  • Macerie su Macerie – PODCAST 3/11/25 – Il “modello #milano” per #torino: il nuovo piano regolatore
    https://radioblackout.org/podcast/macerie-su-macerie-3-11-25-il-modello-milano-per-torino-il-nuovo-pian

    Il nuovo Piano Regolatore Generale di Torino è in fase di approntamento e sarà presentato in consiglio comunale all’inizio del nuovo anno. L’ultima pianificazione territoriale del Comune risale al 1995 ed è stata quella che ha segnato la fase di massiccia deindustrializzazione e riconversione urbana lungo la “spina centrale”, un asse nord-sud della città diviso […]

    #lorusso #mazzoleni #pianoregolatore #riqualificazione_urbana #urbanistica
    https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2025/11/macerie-3-nov.mp3

  • A cent jours des JO d’hiver, le village italien de #Cortina_d’Ampezzo pleure ses #mélèzes centenaires et craint les #glissements_de_terrain

    La terre a parlé. A quelques pas de la future piste olympique de Cortina d’Ampezzo, une #faille de 30 mètres de long s’est ouverte dans le sol, fin août. Au pied du dernier pylône de la nouvelle ligne de #télécabine (Apollonio-Socrepes), prévue pour transporter jusqu’à 2 400 personnes à l’heure, un dénivelé de 50 centimètres sépare désormais les deux côtés de la plaie, visible même à travers la bâche qui tente de cacher ce glissement de terrain. Les travaux sont stoppés, mais dans la vallée d’Ampezzo, à deux heures au nord de Venise, au cœur des #Dolomites, l’horloge géante installée sur le corso Italia continue de scander le compte à rebours avant les Jeux olympiques de Milan-Cortina qui doivent démarrer le 6 février 2026.

    L’affaire du #glissement_de_terrain a été portée en #justice par les habitants de deux hameaux juste au-dessous de ces travaux. Interrogé par Le Monde, le maire de Cortina, Gianluca Lorenzi, se veut rassurant : « Ce glissement reste très superficiel », affirme-t-il, ajoutant que « toutes les précautions sont prises ». C’est aussi ce que répond la société de construction des ouvrages olympiques (#Simico), pour qui « cet #affaissement n’est pas surprenant, étant donné la nature bien connue du sol » et de préciser que « ce projet avait obtenu toutes les autorisations ».

    Dans un rapport dévoilé par le Corriere delle Alpi, Eros Aiello, du centre de géotechnologie de l’université de Sienne conclut pourtant que « l’excavation a été réalisée sans les études géotechniques nécessaires, dans une zone sujette aux glissements de terrain, et sans mesures de protection préalables ». La géographe Carmen de Jong, de l’université de Strasbourg, qui suit depuis des années les effets des #grands_événements sur la #montagne, va même plus loin et craint qu’« en cas de conditions météorologiques inhabituelles pendant les Jeux, comme un réchauffement soudain et une fonte des neiges ou des pluies intenses, la sécurité des athlètes, des équipes d’encadrement et du public ne soit menacée ».

    (#paywall)
    https://www.lemonde.fr/planete/article/2025/10/26/a-cortina-d-ampezzo-les-futurs-jeux-d-hiver-2026-ont-transforme-l-environnem
    #JO #JO2026 #Italie #infrastructure #vulnérabilité

    • Squarcio di #Socrepes, esposto alla Procura della Repubblica

      Cortina, i residenti di #Lacedel, dopo tre ricorsi al Tar contro la cabinovia Apollonio-Socrepes, si rivolgono alla magistratura ipotizzando i reati di disastro e frana colposa.

      Residenti e proprietari di case del villaggio storico di Lacedel di Cortina d’Ampezzo, posizionato nell’immediata vicinanza della costruenda stazione d’arrivo della cabinovia Apollonio– Socrepes per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano–Cortina 2026, hanno depositato giovedì 12 settembre un esposto alla Procura della Repubblica di Belluno, con l’assistenza degli avvocati Primo, Andrea e Alessandro Michielan del Foro di Treviso. Nell’esposto vengono ipotizzate le responsabilità penali in base agli articoli 426 e 449 del codice penale (disastro e frana colposa), oltre a violazioni del decreto legislativo 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro, evidenziando l’assenza di un piano unitario di sicurezza per cantieri interferenti e la mancata ottemperanza alle prescrizioni del decreto di compatibilità ambientale regionale.

      I presentatori avevano già presentato tre ricorsi al Tar Lazio, anche a riguardo dei rischi idrogeologici relativi alla costruzione della cabinovia olimpica e alla sovrapposizione dei cantieri, la cui udienza di merito è fissata per il 29 ottobre 2025 ma, fanno sapere con una nota, «sono stati costretti alla denuncia per la tutela dell’incolumità privata e pubblica a seguito del fatto sopravvenuto, verificatosi tra il 29 e il 30 agosto 2025 e cioè una frattura, formazione di frana, di oltre 30 metri di lunghezza su un versante posto in località Socrepes a monte dell’abitato di Lacedel». La frattura inizialmente mostrava una apertura di circa 30 centimetri al piano campagna, mentre il terreno immediatamente a valle risultava visibilmente abbassato di oltre 30 centimetri. Il fenomeno si è ampliato nei giorni successivi e la frattura si è allungata fino a oltre 40 metri, con un abbassamento superiore ai 50 centimetri del terreno.

      Contestualmente è stata rilevata anche la deformazione del muro di contenimento in cemento armato del cantiere adiacente a quello della stazione di arrivo della cabinovia Apollonio-Socrepes, “Ski Bar Ria de Saco – Kraler” attualmente in costruzione, a conferma di un movimento franoso profondo e non superficiale che coinvolge l’intera lunghezza del pendio. Il pendio interessato dalla frana, infatti, si colloca in prossimità di tre cantieri in attività interferenti: la cabinovia Apollonio–Socrepes (opera olimpica B09.0 – SIMICO), lo Ski Bar Ria de Saco – di Franz Kraler & Co. e la nuova cabinovia SEM 243 Lacedel–Socrepes (di ISTA).

      «Si nota inoltre che, durante la primavera/estate 2025, la topografia della pista da sci denominata “H.1.35 Campo Scuola Baby” di competenza della società ISTA, nella zona a monte del Ski Bar Ria de Sacco, alla base del versante, era stata notevolmente modificata», fanno sapere ancora i ricorrenti attraverso i lorolegali. «La frattura e la formazione di una frana, sul versante dove è posizionata la cabinovia olimpica (con trasporto di 2.400 persone all’ora), è considerata dagli esperti tecnici incaricati di importante gravità e costringe i residenti alla denuncia per la tutela dell’incolumità privata e pubblica. Secondo la relazione tecnica del professore Eros Aiello, ricercatore e geologo del Centro di Geotecnologie dell’Università di Siena, riconosciuto anche a livello internazionale come rinomato studioso dei fenomeni geologici di frana, l’accertato sbancamento è stato eseguito senza le doverose indagini geotecniche in un ambiente “a rischio frana” e senza le previe “opere di presidio” per il consolidamento del versante, già instabile, generando un fenomeno franoso retrogressivo importante su un’area, già classificata dal Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) come zona a rischio elevato».

      La frana, viene contestato, minaccia direttamente le abitazioni del villaggio di Lacedel, garage interrati, servizi e la viabilità della Strada regionale 48, con rischio concreto per la pubblica incolumità. I residenti e i loro legali chiedono che le autorità competenti dispongano l’immediata sospensione dei lavori e la messa in sicurezza del versante, mediante monitoraggi e consolidamenti preventivi.

      «La gravità della situazione di Cortina trova un parallelo in quanto accaduto a Livigno, dove la Procura di Sondrio ha disposto in questi giorni il sequestro del cantiere della nuova pista da sci destinata a ospitare gare di Coppa del Mondo, contestando carenze autorizzative e irregolarità nelle prescrizioni ambientali e di sicurezza», viene sottolineato. «Questo ulteriore intervento della magistratura conferma la necessità che tutte le opere connesse ai grandi eventi sportivi rispettino rigorosamente le normative vigenti, ponendo la tutela del territorio e della pubblica incolumità al di sopra di ogni interesse acceleratorio o commissariale».

      https://www.corrierealpi.it/speciali/olimpiadi-2026/squarcio-socrepes-esposto-procura-repubblica-residenti-lacedel-anttlvez

    • #Milano-Cortina, la Corte dei conti chiede chiarezza sulla legacy olimpica

      L’eredità dei Giochi è al centro della riflessione dei magistrati contabili, preoccupati del destino delle opere realizzate per le gare. Alcune molto impattanti come la pista da bob e la cabinovia #Apollonio-Socrepes. Chiesti a Simico e ministero delle Infrastrutture l’aggiornamento del cronoprogramma e il monitoraggio dell’avanzamento dei lavori.

      #Legacy: è così che chiamano servizi e opere che restano in eredità ai luoghi protagonisti di grandi manifestazioni, tutto ciò che in qualche modo «ripaga» un territorio dei disagi creati dalla realizzazione di un grande evento. Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non fanno eccezione. Già dal dossier di candidatura, la promessa più ambiziosa è stata quella che riguardava l’Italia del post-Giochi, e le regioni che avrebbero dovuto godere di impianti e infrastrutture aspettate da tempo e finalmente costruite o ammodernate grazie ai fondi straordinari arrivati per la kermesse.

      A meno di 100 giorni dalla cerimonia di apertura, agli slogan entusiasti degli organizzatori che propongono una “eredità positiva costruita together”, si contrappongono le perplessità della Corte dei conti, che si sommano a quelle che in questi anni, a più riprese, espresse da comitati e associazioni locali. Nelle 180 pagine del documento, i magistrati ripercorrono processi decisionali e cronoprogrammi, ponendo la questione del futuro di impianti e infrastrutture, con il timore che diventino «cattedrali nel deserto» come accaduto in passato per eventi simili.

      L’illusione di una lunga eredità «sostenibile»

      Le dimensioni delle Olimpiadi del 2026 sono imponenti: protagoniste le regioni Veneto e Lombardia, le province autonome di Trento e Bolzano e i comuni di Milano e Cortina. Ai tavoli decisionali, presenti enti e associazioni come il Coni, il Comitato olimpico internazionale, Società infrastrutture Milano-Cortina 2026 (Simico) e Fondazione Milano-Cortina, create appositamente per l’evento. Perché gli sforzi economici e organizzativi non si esaurissero con l’evento, il dossier di candidatura prevedeva un Forum per la sostenibilità dell’eredità olimpica, che senza ulteriori oneri per lo Stato, avrebbe dovuto impegnarsi a “tutelare l’eredità olimpica e paralimpica e [a] promuovere iniziative utili a valutare l’utilizzo a lungo termine delle infrastrutture realizzate per i Giochi olimpici e paralimpici”. In altre parole, avrebbe dovuto garantire benefici sociali, economici e ambientali sul lungo periodo a cittadini e cittadine, operando a titolo gratuito.

      Nel suo documento la Corte dei Conti denuncia che “alla data di approvazione della presente relazione, il forum non risulta costituito”. Ad agosto, lavialibera aveva già scoperto e reso pubblico attraverso un accesso civico l’inesistenza del Forum e dei suoi referenti, che non sono mai stati designati. Per questo motivo, l’ente non figurava neppure nella prima e unica relazione del Consiglio olimpico congiunto, consegnata il 30 giugno scorso, al parlamento. Alcune delle funzioni del Forum sono diventate incarichi del Commissario straordinario per le Paralimpiadi, dotato di un budget di 328 milioni di euro.

      «Evitare cattedrali nel deserto»

      All’interno del documento della Corte dei Conti, vengono passati in rassegna 111 interventi, di cui 58 per eventi sportivi (con un budget iniziale di 818 milioni), e 53 infrastrutture, su cui era previsto un investimento di 2,8 miliardi di euro. Facendo riferimento agli importi previsti dai 10 decreti legge e dalle cinque leggi che si sono susseguite dal 2019 a oggi, il totale degli stanziamenti ammonta a 2.860 milioni di euro, di cui quasi la totalità coperti dal ministero delle Infrastrutture e 165 milioni dal bilancio della presidenza del Consiglio dei ministri.

      I soggetti attuatori, ossia gli enti pubblici o privati responsabili della realizzazione di un progetto o intervento finanziato, sono Simico e, dal 2024, anche Anas e Rete ferroviaria italiana (Rfi) per quanto riguarda le linee di collegamento stradali e ferroviarie.

      Negli anni, però, la realizzazione delle opere ha subito ritardi, per almeno due ordini di ragioni, entrambe riportate dalla relazione. La prima è la grande differenza tra i fondi stanziati a favore delle opere e quelli realmente pagati dal ministero guidato da Matteo Salvini ai soggetti attuatori – in particolare Simico –. Lo scarto va ricondotto alle fasi iniziali di lancio della società e ai ritardi nella progettazione, legati alla difficoltà di reperire figure tecniche idonee e di formare adeguatamente il personale della Società deputato a gestire i Giochi. La seconda riguarda la complessità ingegneristica di alcune strutture e infrastrutture. I magistrati fanno riferimento in particolare a due delle opere pubbliche più discusse: la cabinovia Apollonio-Socrepes e la pista da bob “Eugenio Monti”, entrambe nel comune di Cortina d’Ampezzo.
      La cabinovia Apollonio-Socrepes, si continua nonostante la frana

      La cabinovia Apollonio-Socrepes è uno dei lavori più contestati. La Corte dei Conti nella relazione ribadisce questioni oggetto di contese da anni. “Restano dubbi sulla fruibilità dell’impianto a fune di Socrepes, a Cortina – spiegano i magistrati –, per il quale, a seguito di rilevati problemi di ordine geologico, si è resa necessaria una variante su cui persiste una fase di incertezza”. L’ impianto a fune dovrebbe collegare il centro con la ski area delle Tofane, dove si svolgeranno le gare di sci alpino olimpico femminile e paralimpico, ma la sua realizzazione insiste su una frana che si muove dieci centimetri l’anno. Come abbiamo già raccontato nel numero “Giochi insostenibili”, l’opera faceva parte di un più ampio progetto di «partenariato pubblico privato per un nuovo sistema integrato di mobilità intermodale», che oltre alla cabinovia prevede un parcheggio interrato con vari servizi commerciali e un people mover, ovvero una navetta automatica per collegare i due versanti sciistici, #Tofane e #Faloria.

      Proprio per i problemi idrogeologici e paesaggistici, il progetto ha incontrato molte resistenze nel rilascio delle autorizzazioni. Per sbloccare la situazione e accelerare i tempi, il Consiglio dei ministri ha assegnato all’amministratore delegato di Simico Fabio Saldini i poteri di commissario straordinario e ciò ha permesso di indire la gara d’appalto a fine maggio per la realizzazione del solo impianto a fune «necessario per la gestione dei flussi di spettatori e atleti durante le gare dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026», come specificato da Simico. Budget previsto: 22 milioni di euro. Alla scadenza del bando, nessuna dittà aveva manifestato interesse, motivo per cui il 23 luglio Saldini, senza pubblicazione di un’ulteriore gara, ha affidato i lavori direttamente a Graffer, una società che non ha mai costruito cabine e che ha dovuto rivolgersi al mercato internazionale per reperire i materiali.

      Oltre alle difficoltà tecniche (e di una ditta che si prendesse la responsabilità di un impianto con grossi problemi di stabilità), si sono aggiunti i ricorsi dei cittadini. Gli ultimi sono stati respinti dal Tar del Lazio a fine ottobre. Con due sentenze pubblicate il 6 novembre, il Tribunale amministrativo ha bocciato le richieste presentate da alcuni privati contro gli atti e i provvedimenti sulla valutazione di impatto ambientale e sulla fattibilità tecnica ed economica dell’opera. Così l’opera è andata avanti.

      I dubbi sulla sostenibilità della pista da #bob

      L’altra opera al centro di polemiche è la pista da bob, a cui la Corte dedica un intero paragrafo della relazione. Ripercorre la prima fase, in cui si prevedeva la riqualificazione dell’impianto esistente, e poi la seconda, ossia la scelta di demolirlo e ricostruirlo da zero. La Corta passa poi a esaminare le proiezioni di costi di gestione della struttura. Secondo il piano economico commissionato alla società di consulenza Kpmg dalla regione Veneto i costi di gestione della pista e i ricavi stimati prevedono una perdita costante di 648mila euro all’anno, che arriva a oltre 12 milioni di euro in vent’anni di presunta attività. Questo perché gli atleti sono pochi e le spese tante.

      Di fronte a questo quadro, i magistrati ribadiscono il rischio che la struttura sia difficile da mantenere dopo i Giochi e che per questo, “dovrà essere oggetto di attento monitoraggio economico”. Come? Intanto assicurandosi di alleggerire il carico dei costi di gestione per i soggetti pubblici proprietari degli impianti sportivi “realizzati a carico della fiscalità generale”, cioè pagati da soldi dei contribuenti, ipotizzando “forme di partenariato o contributive da parte di enti sportivi”. Insomma, la Corte suggerisce che attori privati condividano le spese di gestione dell’impianto nel dopo Olimpiadi. I motivi sono due: da una parte, massimizzare le ricadute positive sul territorio, dall’altra “evitare che, a Giochi finiti, le opere si traducano in cattedrali nel deserto come avvenuto nel passato o costosi impianti inutilizzati”.

      In conclusione, la Corte inserisce una postilla importante: chiede all’ente locale interessato, il comune di Cortina, di vigilare sulla destinazione di queste grandi opere. In altre parole, di evitare che la pista da bob, realizzata con soldi pubblici, venga in futuro ceduta ai privati, che ne traggano vantaggio «a discapito del patrimonio pubblico».
      Alcuni passi per Olimpiadi davvero sostenibili

      Per fare in modo che venga realizzata almeno una parte delle promesse del dossier di candidatura, la Corte formula cinque raccomandazioni.

      La prima è quella del monitoraggio, che deve avvenire in modo rigoroso, seguendo cronoprogrammi costantemente aggiornati e sotto il controllo da parte del ministero delle Infrastrutture. La seconda è il rispetto dei tempi e un coordinamento interistituzionale, senza ulteriore dilazioni. La terza, strettamente collegata alla seconda, prevede che Simico, Anas e Ferrovie siglino nuovi protocolli «chiari e tempestivi» e che siano «aggiornati e adeguati quelli esistenti». Delle ultime due raccomandazioni, una riguarda «la consegna parziale e provvisoria [delle opere per le gare] anche in assenza di completamento», e quindi la stipula di «idonee coperture assicurative». L’ultima, invece, riguarda la sostenibilità di tutti gli impianti dopo marzo 2026.

      Scrivono i magistrati che andrà garantita “la sostenibilità di lungo periodo degli investimenti effettuati: le infrastrutture realizzate dovranno essere adeguatamente manutenute e gli impianti sportivi dovranno trovare un utilizzo che ne copra in parte i costi di gestione”. Una visione sul lungo termine, per “assicurare che le infrastrutture essenziali (strade, ferrovie e impianti sportivi) siano pronte per l’appuntamento di Milano-Cortina 2026, consegnando al Paese un’eredità durevole e virtuosa”.

      https://lavialibera.it/it-schede-2488-legacy_olimpiadi_milano_cortina_corte_dei_conti_no_catted

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