• Perché bisogna demolire la “#new_town” di #Berlusconi

    Il processo di ricostruzione dell’Aquila deve concludersi, simbolicamente e praticamente, con una demolizione: quella del progetto C.A.S.E

    Pochi giorni fa un servizio della celebre trasmissione televisiva Report è tornato per un attimo a puntare i riflettori dell’attenzione pubblica sulla gestione del post-sisma all’Aquila, denunciando in particolare lo stato di degrado in cui versano alcuni alloggi del progetto C.A.S.E. (acronimo di Complessi Antisismici, Sostenibili ed Ecocompatibili).

    Il progetto è il principale intervento realizzato dal governo nazionale (allora presieduto da Silvio Berlusconi) per dare alloggio temporaneo alla popolazione sfollata a seguito del sisma che, nel 2009, colpì il capoluogo abruzzese – provocando 309 morti e decine di migliaia di sfollati, e riducendo in macerie ampie porzioni della città e di alcuni comuni limitrofi. Stiamo parlando di quasi 4500 alloggi, destinati a ospitare circa 17.000 persone, costituiti da palazzine residenziali realizzate su enormi piastre antisismiche in cemento armato. Le palazzine del progetto C.A.S.E. sono raggruppate in piccoli “quartieri dormitorio” (i servizi pubblici sono pochi, gli esercizi commerciali assenti) localizzati in varie aree, per lo più periferiche, della città. Questi quartieri sono conosciuti giornalisticamente come le “new towns” di Berlusconi: fu infatti il Cavaliere a spingere fortemente per la loro realizzazione. Al suono dello slogan “dalle tende alle case”, l’allora presidente del Consiglio fece un enorme investimento politico e di immagine sulla costruzione di queste strutture. I primi appartamenti furono inaugurati a soli cinque mesi dal sisma, con un Berlusconi raggiante che poteva dichiarare di aver vinto la sfida di sistemare velocemente un numero elevato di sfollati all’interno di strutture in tutto e per tutto simili a tradizionali abitazioni. Dalle tende dell’emergenza alle case del progetto C.A.S.E., per l’appunto.

    Il costo di tale apparente successo è però stato abilmente scaricato sulla collettività, senza che quest’ultima quasi se ne accorgesse. Ciò non riguarda tanto la spesa astronomica (superiore agli 800 milioni di euro) per la costruzione degli alloggi del progetto C.A.S.E., quanto la salatissima ipoteca che hanno imposto al territorio aquilano, legata alla loro nefasta natura in bilico tra temporaneo e permanente. Il progetto è stato infatti realizzato per dare rapidamente un alloggio temporaneo alla popolazione sfollata e, per questo, è stato costruito con materiali inadatti a durare a lungo. Ciò è stato plasticamente testimoniato, nel 2014, dal crollo di un balcone in una delle “new towns”, successivamente interamente evacuata. Simultaneamente, il progetto C.A.S.E. è stato realizzato nell’idea, inizialmente non troppo sbandierata, che le strutture edificate in verità non sarebbero mai state rimosse. Si trova traccia di questa intenzione già in alcuni documenti ufficiale di 2011 (tra cui il Piano di Ricostruzione, che avanzava l’ipotesi, invero alquanto strampalata, che quegli appartamenti “temporanei” avrebbero potuto ospitare studenti e turisti alla fine della ricostruzione).

    Oggi, con la ricostruzione della città che non è lontana dall’essere completata, questi alloggi sono entrati in una traiettoria di sotto-utilizzo e degrado. Su 4450 abitazioni, solo circa 2850 sono oggi occupate, in parte dagli sfollati del sisma, in parte da altri soggetti fragili (popolazione a basso reddito, famiglie monoparentali e anziani, a cui si sono aggiunte recentemente alcune decine di profughi ucraini). Dei rimanenti alloggi, solo 300 sono effettivamente disponibili, mentre risultano inagibili 870 appartamenti (quelli in corso di manutenzione sono 420). Con il passare del tempo, la quota di abitazioni inoccupate crescerà, così come, probabilmente, quella degli alloggi inagibili (e i costi di manutenzione). Che fare, dunque, del progetto C.A.S.E.?

    Il servizio di Report menzionato all’inizio di questo post ha scatenato all’Aquila un rimpallo di responsabilità tra la presente amministrazione (di centro-destra) e la precedente (di centro-sinistra), che ha dimostrato solo, in maniera inequivocabile, come nessuno, indipendentemente dal colore politico, abbia un piano unitario, a lungo termine, per queste strutture. Quello che si sta facendo è procedere a tentoni, per frammenti. In campo ci sono alcuni interessanti progetti di riutilizzo di alcune porzioni del progetto C.A.S.E., legati all’istituzione all’Aquila del Centro Nazionale del Servizio Civile Universale e alla Scuola Nazionale dei Vigili del Fuoco.

    Ma la verità è che c’è un limite ai progetti di riutilizzo che si possono inventare, motivo per cui si dovrà prima o poi ammettere che c’è un elefante nella stanza: l’unica strada percorribile per un elevato numero di queste strutture è la demolizione. E ciò nonostante l’enorme massa di denaro pubblico spesa per realizzarle poco più di un decennio fa. Si deve infatti prendere atto che il loro mantenimento non rappresenta un’opportunità (semplicemente, la città non ha bisogno di tutti quegli spazi, tanto più che c’è un problema rilevante di vuoti anche all’interno del tessuto urbano consolidato), ma un fardello, i cui costi di manutenzione non faranno che aumentare, di pari passo con l’avanzare del loro degrado e il crescere del loro inutilizzo. L’abbattimento è però più facile a dirsi che a farsi, se non altro per una questione economica: si parla di un’operazione dai costi elevatissimi (svariate decine di milioni di euro), che l’amministrazione comunale non è sicuramente in grado di affrontare. Demolire deve diventare così il tassello finale dell’azione del governo centrale rispetto al sisma dell’Aquila: simbolicamente e praticamente la ricostruzione deve terminare con una distruzione, quella del progetto C.A.S.E.

    https://www.huffingtonpost.it/blog/2022/04/27/news/bisogna_demolire_le_new_towns_di_berlusconi-9270510

    #tremblement_de_terre #Aquila #L'Aquila #temporaire #CASE #reconstruction #logement #Silvio_Berlusconi #déplacés #sfollati #new_towns #dalle_tende_alle_case #coût #logement_temporaire

  • Villes et pays continuent d’être rebaptisés en Afrique afin d’effacer le lien colonial

    En #Afrique_du_Sud, #Port_Elizabeth s’appellera désormais #Gqeberha. Les changements de nom de lieux sont étroitement liés à la #décolonisation ou aux fluctuations de régime politique.

    L’Afrique n’est pas une exception. De tout temps, les changements de toponymie ont été des marqueurs de l’histoire, souvent pour la gloire des vainqueurs, avec la volonté de tourner la page d’un passé fréquemment honni. L’exemple de l’Afrique du Sud, qui vient d’entériner le remplacement du nom de la ville de Port Elizabeth, illustre la volonté d’effacer le passé colonial du pays. Celle-ci portait en effet le nom de l’épouse du gouverneur du Cap, Sir Rufane Donkin, « fondateur » de la ville en 1820, à l’arrivée de quelques 4 000 migrants britanniques.

    Les initiateurs de ce changement de toponymie le revendiquent. Rebaptiser la ville est une manière d’inscrire le peuple noir dans l’histoire du pays et de rendre leur dignité aux communautés noires. Port Elizabeth s’appelle désormais Gqeberha qui est le nom, en langue Xhosa, de la rivière qui traverse la ville, la #Baakens_River. Mais c’est aussi et surtout le nom d’un de ses plus vieux Townships.

    #Uitenhage devient #Kariega

    La ville voisine d’Uitenhage est elle aussi rebaptisée Kariega. Les tenants de ce changement ne voulaient plus de référence au fondateur de la ville, #Jacob_Glen_Cuyler. « Nous ne pouvons pas honorer cet homme qui a soumis notre peuple aux violations des droits de la personne les plus atroces », explique Christian Martin, l’un des porteurs du projet.

    https://www.youtube.com/watch?v=TJLmPSdNh-k&feature=emb_logo

    Jusqu’à présent, rebaptiser les villes en Afrique du Sud s’était fait de façon indirecte, notamment en donnant un nom à des métropoles urbaines qui en étaient jusqu’ici dépourvues. Ainsi, Port Elizabeth est-elle la ville centre de la Métropole de #Nelson_Mandela_Bay, qui rassemble plus d’un million d’habitants.

    Si Pretoria, la capitale de l’Afrique du Sud, a conservé son nom, la conurbation de près de trois millions d’habitants et treize municipalités créée en 2000 s’appelle #Tshwane. Quant à #Durban, elle appartient à la métropole d’#eThekwini.

    Un changement tardif

    Ces changements de nom se font tardivement en Afrique du Sud, contrairement au reste du continent, parce que quoiqu’indépendante depuis 1910, elle est restée contrôlée par les Blancs descendants des colonisateurs. Il faudra attendre la fin de l’apartheid en 1991 et l’élection de Nelson Mandela à la tête du pays en 1994 pour que la population indigène se réapproprie son territoire.

    Pour les mêmes raisons, la #Rhodésie_du_Sud ne deviendra le #Zimbabwe qu’en 1980, quinze ans après l’indépendance, lorsque le pouvoir blanc des anciens colons cédera la place à #Robert_Mugabe.
    Quant au #Swaziland, il ne deviendra #eSwatini qu’en 2018, lorsque son fantasque monarque, #Mswati_III, décidera d’effacer la relation coloniale renommant « le #pays_des_Swatis » dans sa propre langue.

    Quand la politique rebat les cartes

    Une période postcoloniale très agitée explique aussi les changements de nom à répétition de certains Etats.

    Ainsi, à l’indépendance en 1960, #Léopoldville capitale du Congo est devenue #Kinshasa, faisant disparaître ainsi le nom du roi belge à la politique coloniale particulièrement décriée. En 1965, le maréchal #Mobutu lance la politique de « #zaïrisation » du pays. En clair, il s’agit d’effacer toutes traces de la colonisation et de revenir à une authenticité africaine des #patronymes et toponymes.

    Un #Zaïre éphémère

    Le mouvement est surtout une vaste opération de nationalisation des richesses, détenues alors par des individus ou des compagnies étrangères. Le pays est alors renommé République du Zaïre, ce qui a au moins le mérite de le distinguer de la #République_du_Congo (#Brazzaville), même si le nom est portugais !

    Mais l’appellation Zaïre était elle-même trop attachée à la personnalité de Mobutu. Et quand le dictateur tombe en 1997, le nouveau maître Laurent-Désiré Kabila s’empresse de rebaptiser le pays en République démocratique du Congo. Là encore, il s’agit de signifier que les temps ont changé.

    Effacer de mauvais souvenirs

    Parfois le sort s’acharne, témoin la ville de #Chlef en #Algérie. Par deux fois, en 1954 puis en 1980, elle connaît un séisme destructeur. En 1954, elle s’appelle encore #Orléansville. Ce nom lui a été donné par le colonisateur français en 1845 à la gloire de son #roi_Louis-Philippe, chef de la maison d’Orléans.

    En 1980, l’indépendance de l’Algérie est passée par là, la ville a repris son nom historique d’#El_Asnam. Le 10 octobre 1980, elle est une nouvelle fois rayée de la carte ou presque par un terrible #tremblement_de_terre (70% de destruction). Suite à la catastrophe, la ville est reconstruite et rebaptisée une nouvelle fois. Elle devient Chlef, gommant ainsi les références à un passé dramatique...

    https://www.francetvinfo.fr/monde/afrique/societe-africaine/villes-et-pays-continuent-d-etre-rebaptises-en-afrique-afin-d-effacer-l

    #colonisation #colonialisme #noms_de_villes #toponymie #toponymie_politique #Afrique

  • Le séisme au Teil en Ardèche est totalement inédit en France selon une étude
    Jeudi 27 août 2020 - Par Willy Moreau, France Bleu Drôme Ardèche
    https://www.francebleu.fr/infos/sante-sciences/le-seisme-au-teil-en-ardeche-est-totalement-inedit-en-france-souleve-une-

    (...) Une faille jugée jusqu’à présent inactive

    L’autre point que soulève cette étude et qui rebat complètement la carte des risques sismiques en France, c’est la localisation du séisme. Le tremblement de terre au Teil a pris son départ de la faille de La Rouvière non cartographiée comme active. « On considère une faille active, explique Jean-François Ritz, si elle a généré des séismes dans la période récente au niveau géologique. Autrement dit, sur la période du quaternaire, c’est-à-dire sur les deux derniers millions d’années ».

    Des travaux de paléosismicité devront montrer si oui ou non d’autres séismes ont eu lieu il y a plusieurs centaines voire milliers d’années. « En tout cas, nous pensions avoir une cartographie des failles actives en France mais cette étude nous donne un tout autre éclairage », renchérit Jean-François Ritz.

    L’étude ne permet pas en revanche de comprendre ce qui a déclenché le séisme. L’hypothèse d’une carrière de calcaire qui aurait pu avoir contribué à son déclenchement reste aussi envisageable que d’autres processus géologiques comme la poussée lointaine de la plaque africaine ou un effet latéral de la remontée des Alpes suite au phénomène de la fonte des glaces. (...)

    #séisme #faille #failles #tremblement_de_terre

  • #Earthquake_Tourism by #Left_Hand_Rotation_Collective

    On 1 November 1755 an earthquake destroyed the city of Lisbon.
    Its impact was such that it displaced man from the center of creation. Its ruins legitimized Enlightened Despotism.
    Lisbon today is trembling again, shaken by a tourist earthquake that transforms the city at cruising speed.
    Its impact displaces the inhabitant of the center of the city. What new absolutisms will find their alibi here?
    As the right to the city collapses, drowned by the discourse of identity and the authentic, the city creaks announcing the collapse and the urgency of a new way of looking at us, of reacting to a transformation, this time predictable, that the despair of the Capitalism pretends inevitable.

    Left Hand Rotation is a collective based in Lisbon since 2011.
    #Terremotourism is a subjective portrait of a city and its transformation during the last 6 years.

    –—

    Pour voir le #film :
    https://vimeo.com/195599779

    J’ai découvert ce film par une affiche qui annonçait sa projection à Athènes, en juillet 2019 :

    #Lisbonne #Portugal #tourisme #tremblement_de_terre #droit_à_la_ville #urban_matter #villes #géographie_urbaine #transformation #documentaire #film_documentaire #capitalisme

  • La méthode #TRE, (Tension and Trauma Releasing Exercices), de David Berceli - De Clerck ViolaineSomabpsy
    http://www.mieux-etre.org/La-methode-TRE-Tension-and-Trauma.html

    David Berceli s’intéresse à l’implication de la musculature dans la réaction de protection lors du trauma et à l’importance de celle-ci pour réduire l’impact du trauma sur l’organisme. Il met en lumière deux mécanismes corporels impliqués dans le trauma : la réaction réflexe de protection dans la position fœtale et le mécanisme de relâchement de la chaine musculaire incluant les psoas : les tremblements.

    bon, bien sûr le dévellopement P, le mieuzêtre toussa toussa, beh eh, c’est critiquable...

    https://www.jefklak.org/demande-toi-ce-que-tu-peux-faire-pour-ten-sortir

    Mais il se trouve qu’il y a quelques mois, je me suis mis à avoir des spasmes de ce genre en faisant des exos de relaxation et que c’était à la fois très agréable et tout chelou.

    https://youtu.be/YJL-13Dbk2Y

    Donc, Un, content de ne plus être seul à trembler, deux, c’est vraiment à tester en tout cas ça me semble digne d’être partagé.

    Les exos sont vraiment hyper simples :

    https://youtu.be/9ZFI9sCiEkY

    moi je chercherais un peu d’accompagnement quand même, pour gérer le tremblement.

    Très combinable avec des trucs de sophro genre respire par ton pied. Ou alors de se mettre en position pompes, le nez contre le sol, pendant le plus longtemps possible, ça va trembler pas de doute, et c’est vraiment hyper relaxant, garanti par le DrChouchou

  • Les activités industrielles causent de plus en plus de séismes
    https://reporterre.net/Les-activites-industrielles-causent-de-plus-en-plus-de-seismes

    Fin 2019, un tremblement de terre a secoué le village du Teil (Ardèche). Phénomène naturel ou causé par la carrière de calcaire du groupe Laffarge, toute proche ? Mines, barrages, exploitations de gaz de schiste... Depuis plus d’un siècle, les activités humaines sont responsables de séismes, toujours plus nombreux. Source : Reporterre

  • Colombian town faces earthquakes, pollution, water shortage as industry expands
    https://news.mongabay.com/2019/11/colombian-town-faces-earthquakes-pollution-water-shortage-as-industry

    Residents of the town of Puerto Gaitán say their water sources are being used for the cultivation of oil palm plantations and the extraction of crude oil.
    Studies have found water quality near the town qualifies as “poor” and water reserves have dropped off for many areas, forcing residents to import water from elsewhere.
    Locals say seismic tremors induced for oil extraction have damaged houses and soil.
    Researchers say wildlife populations have been harmed by agricultural chemicals used for palm oil production and habitat loss caused by expanding plantations.

    This article is a collaboration between Rutas del Conflicto and Mongabay Latam.

    #Colombie #industrie_palmiste #industrie_pétrolière #eau #pollutions

  • Disaster recovery and violence in neoliberal times: community and spatial fragmentation in #L’Aquila

    The purpose of this paper is to examine the disruption and reconfiguration of the territorial organisation of the central Italian town of L’Aquila resulting from actions taken by the special commissioner, a plenipotentiary official appointed by the central government, during the ten-month emergency period following the 2009 earthquake. The study attempts to determine how during the commissioner’s short tenure the territory of L’Aquila was restructured for many years to come.

    https://www.emeraldinsight.com/doi/abs/10.1108/DPM-01-2018-0032?journalCode=dpm
    #Italie #tremblement_de_terre #reconstruction #néolibéralisme #violence
    ping @albertocampiphoto

  • Mexico
    Au-dessus et en dessous de la terre

    Métie Navajo

    https://lavoiedujaguar.net/Mexico-Au-dessus-et-en-dessous-de-la-terre

    Retrouver Mexico
    de couleurs vives
    de hautes tours
    de restaurants japonais partout ont fleuri, c’est la mode
    de petits vélos rouges sur des pistes cyclables
    pour pédaler dans la pollution épaisse
    de trottinettes vertes abandonnées
    de ubers starbucks et concurrents

    Mexico, comme les autres, se met à ressembler aux autres, à toutes ces villes qui ne cessent de se ressembler.

    Après dix ans je cherche la ville ancienne et moi dedans, je me revois dans ce moment merveilleux et effrayant de l’arrivée, ce moment où voyageant seule je suis obligée de m’offrir et d’apprivoiser. De faire confiance. Cette confiance au centuple on me l’a rendue. On me l’a rendue sans compter, et, d’une certaine manière, on me la rend encore.

    Après dix ans je cherche la trace de mes pas dans des lieux où j’ai à peine laissé une empreinte car j’ai fréquenté un Mexico dame moins bien mise. Pourtant au fur et à mesure les images jaillissent, perturbent la vision d’aujourd’hui.

    #Mexique #chronique #retour #président #gauche #charniers #homme-femme #Indiens #Mur #frontière #tremblement #alerte #narcos #train #voix

  • #Fortapàsc

    En 1985, Giancarlo Siani est tué de dix balles de revolver. Il avait 26 ans. Il était journaliste au quotidien "Il Mattino" et avait le défaut de s’informer, de vérifier les nouvelles, d’enquêter sur les faits. Nous le suivons ici dans les quatre derniers mois de sa vie : son dernier été, quand il descendait tous les jours dans l’enfer de Torre Annunziata, règne du boss mafieux #Valentino_Gionta. A cette période, tout tournait autour des intérêts pour la reconstruction de l’après-tremblement de terre de 1980. Au milieu des « camorristes », des politiciens corrompus, des magistrats craintifs et des carabiniers impuissants, Giancarlo voyait. Il comprenait.


    http://www.allocine.fr/film/fichefilm_gen_cfilm=174715.html
    #film #journalisme #presse #médias #meurtre #assassinat #Naples #mafia #Italie #Torre_Annunziata #camorra #appels_d'offre #reconstruction #tremblement_de_terre #catastrophes_naturelles #Giancarlo_Siani #corruption

  • After the Quake

    #Gyumri, the city symbol of the quake that 21 years ago struck Armenia. The stories of the homeless, the #domiks, the migrants, waiting for the opening of the borders with Turkey. Reportage.

    December 7, 1988, 11.41 am – An earthquake measuring 6.9 on the Richter scale hits northern Armenia, killing 25,000 and leaving many more homeless. Mikhail Gorbachev, then General Secretary of the Communist Party of the U.S.S.R. cuts short an official visit to the United States to travel to the small South Caucasus Soviet republic as news of the catastrophe makes headlines the world over. Poverty skyrockets as a nation mourned its dead.

    Hundreds of millions of dollars flooded into the country for relief and reconstruction efforts, but two other events of as much significance soon frustrated efforts to rebuild the disaster zone. In 1991, Armenia declared independence from the former Soviet Union, and in 1993, in support of Azerbaijan during a de facto war with Armenia over the disputed territory of Nagorno Karabakh, Turkey closed the land border with its eastern neighbor.

    Meanwhile, as corruption skyrocketed, the conflict as well as two closed borders and an economic blockade by Azerbaijan and Turkey only added to Armenia’s woes. Yet, despite strong economic growth in the mid-2000s, albeit from a low base, and promises from then President Robert Kocharyan to completely rebuild Gyumri, Armenia’s second largest city and the main urban center to be hit by the earthquake, the outlook appears as bleak as ever.

    Once Gyumri had been known for its architecture, humor and cultural importance, but now it has become synonymous with the earthquake and domiks – “temporary” accommodation usually amounting to little more than metal containers or dilapidated shacks. Hot in the summer and bitterly cold in the winter, others more fortunate found refuge in abandoned buildings vacated during the economic collapse following independence.

    Vartik Ghukasyan, for example, is 71 and alone. An orphan, she never married and now struggles to survive on a pension of just 25,000 AMD (about $65) a month in a rundown former factory hostel in Gyumri. However, that might all change as more buildings are privatized or their existing owners seek to reclaim them.

    According to the 2001 census, the population of Gyumri stands at 150,000 although some claim that it has since grown to 160-170,000. Nevertheless, few local residents take such figures seriously. Pointing to low school attendance figures, they estimate the actual population might be no more than 70,000. Even so, despite the exodus, there are as many as 4-7,000 families still living in temporary shelter according to various estimates.

    Anush Babajanyan, a 26-year-old photojournalist from the Armenian capital, is one of just a few media professionals who remain concerned by their plight. Having spent the past year documenting the lives of those still waiting for proper housing, the anniversary might have been otherwise low-profile outside of Gyumri, but Babajanyan attempted to focus attention on the occasion by exhibiting her work in Yerevan.

    “When I started this project, 20 years had passed since the earthquake and there were families still living in domiks who were not receiving enough attention,” she told Osservatorio. “ The government and other organizations promised to solve the issue of their housing, but their actions were not enough. Since then I have seen very little improvement.”

    “If this issue wasn’t solved in 20 years, it probably isn’t surprising that not much has changed in just a year. However, it has been two years since Serge Sargsyan, then Armenian prime minister and now president, said that the issue of these residents will be solved by now. But, although some districts are being reconstructed, this is not enough to resolve the issue.”

    As the center of Shirak, an impoverished region that most in Armenia and its large Diaspora appear to have largely forgotten, Gyumri suffers from unemployment higher than the national average. Travel agents continue to advertise flights from the local airport to parts of Russia. As elsewhere in the region, the only hope for a better life lies outside. But, with a global economic crisis hitting the CIS hard, there are now also fewer opportunities even there.

    This year GDP per capita has already plummeted by over 14 percent nationwide, far in excess of the decline registered in Azerbaijan and Georgia, while poverty and extreme poverty - already calculated with a low yardstick - has reportedly increased from 25.6 and 3.6 percent respectively in 2008 to 28.4 and 6.9 percent today. Local civil society activists claim that the figures might be twice as high in Gyumri.

    But, some believe, the city could benefit greatly from an open border with Turkey , transforming itself into a major economic and transit hub for direct trade between the two countries. Just 8 km away lies the village of Akhurik, one of two closed border crossings. Repair work had been conducted on the railway connecting Gyumri to the Turkish city of Kars prior to last year’s World Cup qualifying match with Turkey held in Yerevan.

    With Turkish President Abdullah Gül making a historic visit to Armenia for the match, villagers were once again given hope that a border opening would be imminent. “It will be very good if it opens,” one resident told RFE/RL at the time. “We used to work in the past — 40 families benefited from work related to the railway. Now they sit idle without work or have to choose migrant work in Russia. It will be good when the line is opened.”

    But, with pressure from Azerbaijan on Turkey not to sign two protocols aimed at establishing diplomatic relations and opening the border until the Karabakh conflict is resolved, such a breakthrough appears as elusive as ever while unemployment and poverty increases. Nowhere is that more evident than the city of Ashotsk, just 30 minutes outside of Gyumri. Karine Mkrtchyan, public relations officer for the Caritas Armenia NGO says conditions are typical.

    “Everywhere you will see abandoned places, especially public spaces,” she says. “They are ruined. There are no facilities, there is a lack of drinking water, and irrigation. People are on their own to solve their problems. We had a loss of life during the earthquake and then massive migration which stopped in the late 1990s before starting again in early 2000. Now there are even more people who decide to migrate.”

    Last week, on the 21st anniversary of the earthquake, the government attempted to counter criticism of what many consider to be inaction and a lack of concern with the socioeconomic situation in Gyumri. Opening a sugar refinery owned by one of the country’s most notorious oligarchs at the same time, the Armenian president visited Gyumri and promised that 5,300 new homes would allocated to those still without by 2013.

    The $70 million construction project has been made possible through a $500 million anti-crisis loan from the Russian Federation.

    However, whether such promises come to fruition remains to be seen and government critics remain unimpressed. Indeed, they point out, even if the apartments are built and allocated on time, it would have taken a quarter of a century to do so. Moreover, for Gyumri natives such as Mkrtchyan, the need for economic investment and development in the regions of Armenia remains as urgent as ever.

    https://www.balcanicaucaso.org/eng/Areas/Armenia/After-the-Quake-55719
    #tremblement_de_terre #post-catastrophe #Arménie #histoire #logement #réfugiés_environnementaux #asile #migrations #réfugiés #frontières

  • Envisaging #L’Aquila. Strategies, spatialities and sociabilities of a recovering city

    L’Aquila, a city of about 70,000 inhabitants located in central Italy, was hit by a devastating earthquake on April 6th, 2009. The disaster killed 309 people, left 50,000 homeless and shut down entire areas of its sprawling urban system.

    The public debate and policy interventions that followed the disaster raised the question of what kind of city should be rebuilt. Which new visions for the city could be put forward?

    Envisaging L’Aquila brings together the results of a large and articulated research project carried out at the Gran Sasso Science Institute to document the reconstruction process.

    The book provides a broad overview of the emerging visions and spatial strategies unfolding at the local level, documenting the everyday life public spaces, civil society movements, and the relaunch of the knowledge economy in the local territorial system.


    http://www.professionaldreamers.net/?p=3821
    #tremblement_de_terre #reconstruction #post-disaster #urban_matter #villes #désastre #catastrophe

    cc @albertocampiphoto

  • Des maux et des remèdes, une histoire de pharmaciens le Devoir - Jean-François Nadeau - 21 avril 2018
    https://www.ledevoir.com/lire/525797/une-histoire-des-pharmaciens-des-remedes-de-grands-meres-a-l-apothicaire

    Lorsque le chirurgien Michel Sarrazin procède, au printemps de 1700, à l’ablation à froid du sein cancéreux d’une religieuse montréalaise, la malheureuse risque d’y passer. Soeur Marie Barbier va pourtant survivre 39 ans à cette opération, première du genre en Amérique. Pour éviter l’infection de sa plaie, on utilisera l’« #onguent divin », alors très populaire, explique en entrevue Gilles Barbeau, ancien doyen de la Faculté de pharmacie de l’Université Laval, qui vient de faire paraître Curieuses histoires d’apothicaires.

    Cet « onguent divin », les religieuses souhaitent l’utiliser en toutes circonstances. Il s’agit en fait d’un mélange de mine de plomb rouge, d’huile d’olive et de cire jaune. « Les métaux comme le plomb ou le cuivre ont une certaine propriété antiseptique », précise le professeur émérite.

    L’« onguent divin » s’inspire d’un manuel de la bibliothèque des Jésuites intitulé Remèdes universels pour les pauvres gens. Le pharmacien réservera longtemps les produits locaux aux gens de peu de moyens. Ceux qui le peuvent s’offrent des remèdes venus de loin, forcément meilleurs puisqu’on les paye plus cher…

    Peu de médicaments en vente libre sont encore tirés directement de plantes. Mais c’est bien la nature, explique #Gilles_Barbeau, qui a inspiré plusieurs médicaments. « Se soigner par les plantes, chercher à se soulager et à guérir des blessures fut non seulement un geste naturel des premiers êtres humains, mais une activité presque instinctive. » La #centaurée et la #rose_trémière étaient déjà utilisées il y a 40 000 ans pour leurs propriétés. L’#ail, l’#aloès, les graines de #pavot, l’#aubépine, la #camomille, la #mandragore, pour ne nommer qu’eux, servent aussi. « Les Nord-Américains ont pris l’habitude de prendre tout ça en pilules, alors que les effets favorables de la plante sont sous cette forme à peu près nuls », dit M. Barbeau.

    Le vieux métier
    Depuis les profondeurs du temps existe ce métier qui consiste à préparer des #médicaments, auquel nous identifions aujourd’hui le #pharmacien. « L’histoire des pharmaciens est obscurcie par la place qu’a prise l’histoire de la médecine », regrette Gilles Barbeau.

    L’apothicaire est l’ancêtre du pharmacien. Il se trouve à cette jonction mal éclairée où se rencontrent le botaniste, l’alchimiste, l’épicier, le chimiste et le charlatan. Au Québec, le mot « #apothicaire », présent aussi en Angleterre, reste accolé à la pharmacie jusqu’au début du XXe siècle.
     
    Des plantes
    Gilles Barbeau se souvient d’une journée passée à marcher avec son grand-père. L’homme, né en 1875, amenait son petit-fils près de la rivière cueillir de la #savoyane, une plante qu’il utilisait pour contrer les ulcères de bouche. « Ma grand-mère ramassait aussi des #plantes_médicinales. Ce fut mon premier contact, sans le savoir, avec la #botanique médicale. » Parmi les plantes dont Barbeau parle pour traiter de l’histoire des pharmaciens, on trouve l’#achillée_millefeuille, très commune dans les campagnes québécoises, utilisée en infusion pour ses vertus gastriques.

    L’histoire a gardé dans ses replis des savoirs anciens que Gilles Barbeau révèle au hasard de sa volonté première, qui est de faire connaître l’histoire de pharmaciens, des savants à qui nous devons parfois beaucoup.

    Vin et cocaïne
    Au nombre des historiettes passionnantes que narre le professeur, on trouve celle d’Angelo #Mariani, médecin d’origine corse. Mariani développe un vin fait à base de coca. « Ce vin va être très populaire pour soigner les acteurs et les actrices. Zola, Massenet, même le pape Léon XIII, vont aussi chanter la gloire du vin Mariani. Aux États-Unis, plusieurs caisses de vin Mariani sont importées. Un pharmacien va les distiller pour produire un sirop. Et c’est avec de l’eau et ce sirop qu’on va produire les premières bouteilles de Coca-Cola. »

    Que doit-on à Louis Hébert, premier apothicaire sur les rives du Saint-Laurent ? « Il va envoyer une quarantaine de plantes nouvelles en France, sans doute grâce aux #Amérindiens. » Dans les biographies édifiantes de cet apothicaire, on retiendra souvent qu’il suggérait de manger une pomme par jour. Pas de pommes pourtant en Nouvelle-France… La confusion viendrait de sa découverte d’une plante surnommée « #pomme_de_mai », déjà connue chez les #Hurons. Le frère botaniste Marie-Victorin la nommera Podophyllumn peltatum. Cette plante possède des propriétés purgatives puissantes. C’est un de ses dérivés qui est utilisé dans les célèbres pilules Carter’s pour le foie, commercialisées jusqu’en 1992. Au XIXe siècle, observe Gilles Barbeau, cette plante se trouve à la base de presque tous les médicaments censés traiter les maladies inflammatoires. Les observations d’un pharmacien britannique, Robert Bentley, vont montrer qu’une résine fabriquée à partir de cette plante possède un effet favorable au traitement des #tumeurs cutanées. « Et cela a donné un #anticancéreux puissant, toujours utilisé pour les traitements du cancer du sein », raconte M. Barbeau.

    On trouve de tout chez les pharmaciens, mais par forcément des amis. Dans la Grèce antique, #pharmakon veut d’ailleurs tout aussi bien dire poison que remède. Ces commerces sont souvent des lieux où le marchand est vu comme un menteur, un voleur, un empoisonneur, un malhonnête, un charlatan.

    Mauvaise humeur
    La théorie antique dite des #humeurs va longtemps dominer les usages de la pharmacie. On trouve une formidable illustration de ces théories fantaisistes dans Le malade imaginaire de Molière, où un « clystère insinuatif, préparatif, et rémollient » est d’entrée de jeu présenté comme une nécessité « pour amollir, humecter, et rafraîchir les entrailles de Monsieur »… En fonction d’un principe d’équilibre des liquides du corps, tous les maux sont à soigner à partir de simagrées, de saignées ou de purgatifs injectés dans le corps par un instrument appelé clystère.

    Encore au XIXe siècle, l’un des inventeurs du cinéma, #Auguste_Lumière, trouve dans ses usines chimiques des #hyposulfites qui, croit-il, permettent de dissoudre les « floculations », des cellules mortes qui en viennent à se précipiter dans le système, ce qui selon lui serait à la base de tous les ennuis de santé. On nage encore dans la théorie des humeurs.

    L’irrationnel s’avale bien. « Au XIXe siècle, en médecine populaire, le traitement de maladies comme la #teigne s’envisage avec un sirop fait d’écorces de #tremble qu’on prendra soin de couper à la pleine lune », souligne M. Barbeau, le concours des astres étant apparemment aussi important que celui des dieux sur l’effet des médicaments…

    Ainsi le développement de la pharmacie a-t-il longtemps donné la main à une science de l’à-peu-près dont la puissance tenait beaucoup à des effets de langage. Des esprits sensibles à la rigueur de l’analyse vont lui imposer une autre direction. La maladie, selon les enseignements de #Paracelse, est éventuellement envisagée comme un phénomène biochimique.

    Dans son #histoire des pharmaciens, Gilles Barbeau estime tout particulièrement la découverte faite par Friedrich Sertüner, un jeune stagiaire. « C’est lui qui a pour ainsi dire découvert la #morphine. C’est universel aujourd’hui. Elle permet d’aller plus doucement vers la mort », dit-il. De toutes les découvertes faites par le passé, la morphine a encore beaucoup d’avenir, croit M. Barbeau.

    #herboristerie

  • Voici venu le temps des calamités

    Carlos Manzo

    https://lavoiedujaguar.net/Voici-venu-le-temps-des-calamites

    Avant le tremblement de terre, la crise économique était déjà présente dans la société de l’Isthme et dans le pays. Juchitán se trouvait à la merci de petites mafias et de tueurs que les trois niveaux de gouvernement (municipal, régional et fédéral) étaient incapables de contrôler quand ils n’étaient pas complices. Le chômage massif et généralisé de travailleurs, ouvriers et ingénieurs qui travaillaient sur les plates-formes pétrolières de Campeche, ainsi que d’autres secteurs, a mis fin aux entrées d’argent dans les circuits et les marchés locaux. La pauvreté, extrême, la délinquance, les gens sans toit et les gens ayant faim étaient déjà une constante de ces deux dernières années dans l’Isthme ; les tremblements de terre sont venus compliquer à l’extrême une telle situation. (...)

    #Mexique #Oaxaca #tremblement_de_terre #désastre #stratégie_gouvernementale

  • How to Trigger a Massive Earthquake - Eos
    https://eos.org/articles/how-to-trigger-a-massive-earthquake

    the 1952 earthquake. A new study suggests that this earthquake could have been set off by nearby oil drilling activities, and it explains how that might have happened.

    the possibility that inducing any initial [earthquake] nucleation in proximity to a major fault could be the spark that detonates a larger rupture

    #tremblements_de_terre #industrie #extractivisme #fracking

    • Mon frère m’expliquait que beaucoup de séismes actuels sont causé par les activités humaines. Les barrages en particuliers et l’épuisement des nappes phréatiques.

      Les sources grand publique à ce sujet restent sur des hypothèses ou des questionnements.
      http://www.planseisme.fr/-Dossier-Quand-l-Homme-fait-trembler-la-Terre-.html

      La diversification des formes d’exploitation du sous-sol et la multiplication des grands ouvrages hydrauliques donnent lieu à des observations montrant une concomitance troublante entre activités humaines et secousses sismiques, au point de se poser la question de devoir ajouter le risque sismique à la liste des risques industriels… Il demeure malgré tout difficile d’établir avec certitude l’origine anthropique de tel ou tel séisme considéré individuellement.

  • Depuis 2000, la terre a tremblé des centaines de fois dans l’Ouest

    https://www.ouest-france.fr/monde/catastrophes/seisme/cartes-depuis-2000-la-terre-tremble-des-centaines-de-fois-dans-l-ouest-

    Dans la nuit de mercredi à jeudi, un séisme a été ressenti par de nombreux habitants du sud de Rennes. Ce genre d’événement se produit très souvent dans la région : des centaines de tremblement de terre sont enregistrés chaque année dans l’Ouest. À partir des données du Réseau National de Surveillance Sismique, voici une cartographie des séismes depuis 2000.

    #cartographie #visualisation #séisme #tremblement_de_terre

  • Un séisme de magnitude 8,1 a frappé le sud du #Mexique
    http://www.lemonde.fr/international/article/2017/09/08/un-seisme-de-magnitude-8-a-frappe-le-sud-du-mexique_5182635_3210.html

    Un séisme de magnitude 8,1, selon le centre géologique américain USGS, a frappé le sud du Mexique dans la nuit de jeudi à vendredi 8 septembre. Le gouvernement mexicain a fait état d’un risque de tsunami. Selon un bilan officiel fourni vendredi en milieu d’après-midi, il y aurait trente-deux morts : vingt-trois dans l’Etat d’Oaxaca, sept dans celui du Chiapas, et deux dans celui de Tabasco.

    #tremblement_de_terre

    • https://es.earthquaketrack.com/p/mexico/oaxaca/biggest

      Le plus violent depuis plus de 100 ans

      • hace 10 horas 8.1 magnitud, 69 km de profundidad
      El Palmarcito, Chiapas, Mexico
      • hace 89 años 7.9 magnitud, 20 km de profundidad
      Santa Catarina Roatina, Oaxaca, Mexico
      • hace 110 años 7.8 magnitud, 30 km de profundidad
      El Arador, Oaxaca, Mexico
      • hace 39 años 7.7 magnitud, 18 km de profundidad
      San Agustín Loxicha, Oaxaca, Mexico
      • hace 115 años 7.7 magnitud, 0 km de profundidad
      Santa Rosa de Lima, Oaxaca, Mexico
      • hace 90 años 7.6 magnitud, 15 km de profundidad
      Santa María Xadani, Oaxaca, Mexico
      • hace 87 años 7.6 magnitud, 35 km de profundidad
      San Agustín Loxicha, Oaxaca, Mexico
      • hace 18 años 7.5 magnitud, 60 km de profundidad
      San Gabriel Mixtepec, Oaxaca, Mexico
      • hace 89 años 7.5 magnitud, 25 km de profundidad
      San Miguel Panixtlahuaca, Oaxaca, Mexico
      • hace 108 años 7.5 magnitud, 20 km de profundidad
      Llano de la Puerta, Guerrero, Mexico

      très nombreuses répliques

  • Aux Pays-Bas, la fin du gaz de Groningue ? La Croix Jean-Claude Bourbon - le 16/02/2017 *
    http://www.la-croix.com/Economie/Monde/Aux-Pays-Bas-Groningue-2017-02-16-1200825272

    Dans les Hauts-de-France, 1,3 million de clients français vont devoir revoir leur installation de gaz avec l’arrêt progressif des livraisons en provenance des Pays-Bas. Mais pourquoi donc le « gaz B » de Hollande déserte la France ?

    Dans les Hauts-de-France, le gaz qui alimente les foyers français provient du gisement de Groningue aux Pays-Bas. Ce « gaz B », au moins grand pouvoir calorifique que le « gaz H » distribué dans le reste de la France, va bientôt disparaître de l’Hexagone.

    Une baisse de la production prévue
    Aux Pays-Bas, les dernières analyses effectuées en septembre indiquent que le champ gazier, le plus grand d’Europe, sera épuisé dans 17 ans au rythme actuel d’extraction. Le gisement de Groningue avait été découvert en 1959 et est exploité par NAM, une société commune entre Shell et Exxon Mobil. « Le gaz naturel néerlandais est près de se tarir », avait déclaré Peter Hein van Mulligen, économiste en chef du Bureau central des statistiques (CBS), en expliquant que 80 % des réserves ont déjà été utilisées.

    Mais la production de ce gaz naturel, elle, a déjà bien diminué sans attendre l’épuisement de la réserve. Depuis 2010, elle a été divisée par deux. Et en septembre dernier, le parlement néerlandais avait adopté une motion demandant au gouvernement d’évaluer chaque année si la production de gaz au gisement de Groningue peut être réduite davantage.

    Des secousses telluriques dues à l’extraction du gaz
    De fait, les conditions d’extraction du gaz sont au cœur du débat qui agite le pays, avec la multiplication des secousses telluriques aux abords du gisement. Elles sont liées aux poches vides qui se multiplient sous la terre une fois que le gaz a été extrait. Ces tremblements de terre ont démarré dans les années 1990 mais se sont accélérés ces dernières années. Les propriétaires de logements ont d’ailleurs mené de nombreuses actions en justice pour obtenir des indemnisations.

    Cette réduction de la production de gaz est une mauvaise nouvelle pour les finances publiques néerlandaises. En 2013, le gouvernement néerlandais avait tiré 13 milliards d’euros de ses ressources gazières. Ces recettes ont chuté à 5 milliards d’euros en 2015, en raison de la baisse de la production mais également du recul des prix du gaz, avec une demande européenne en berne. En 2014, les Pays-Bas étaient encore le troisième pays fournisseur de gaz pour la France, avec 12 % des approvisionnements tricolores, derrière la Norvège (43 %) et la Russie (14 %), mais devant l’Algérie (11 %).

    #Pays-Bas #Hollande # Gaz_naturel #Energie #tremblements_de_terre #Nord #Pas_de_Calais #HDF

    • Statistics of seismic events at the Groningen field | SpringerLink
      https://link.springer.com/article/10.1007/s10518-016-0007-4

      Abstract
      Depletion of gas fields, even in a tectonically inactive area can induce earthquakes. This is the case for the Groningen gas field, located in the north of the Netherlands. Increased seismic activity raised public concern which led to the government trying to understand the cause of the earthquakes and optimize production such as to minimize the risk of induced seismicity. The main question is how production is correlated with induced seismicity. In this paper we deal with the statistics of seismic events using Bayesian model comparison and a Bayesian change point model. We have developed a method to assess seismic event rate, its changes and tendencies. These statistical analyses are in agreement with each other and find a constant event rate up to 2003, an increasing event rate from 2003 to 2014 and a preference for a decreasing event rate from early 2014 to now. Seasonality in the production and the number of events is present. The seasonality indicates a delay ranging between 2 and 8 months between seismicity and production changes. The question of interest is whether the production reduction since January 2014 has had an effect on the seismicity occurring in the Groningen field. The number of events in the Groningen field in the area affected by the production change has been reduced significantly. We present evidence that changes in seismicity are closely related to changes in production.

      (gros !) #paywall de Springer…

  • 11mila sfollati, 18 casette: la ricostruzione del Centro Italia è peggio del terremoto

    A vincere l’appalto da 1,2 miliardi, un’azienda di Terni che si era sempre occupata d’altro. Nel frattempo anche i contributi non arrivano. E i sindaci attaccano: «Sbagliato tutto sin dall’inizio. Troppa burocrazia e troppe carte, spesso inutili»

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/03/03/11mila-sfollati-18-casette-la-ricostruzione-del-centro-italia-e-peggio/33425
    #tremblement_de_terre #reconstruction #Italie #Cosp_Tecnoservice
    cc @albertocampiphoto

  • Séisme en Equateur : Cartographie, #images_satellites des zones affectées et #aide_humanitaire

    De nombreux moyens permettent de localiser rapidement les destructions de bâtiments, les glissements de terrain, les routes endommagées, etc. afin, dans un premier temps, de permettre aux secours de se rendre dans les régions les plus touchées et parfois aussi les moins accessibles. Il s’agit d’études faites à partir de cartes (#Open_street_Map) et d’images satellites pour que les missions de sauvetage et les organisations humanitaires onusiennes puissent localiser les zones les plus affectées et dresser rapidement des cartes de dommages actualisables.


    https://planetevivante.wordpress.com/2016/05/08/seisme-en-equateur-cartographie-images-satellites-des-zone

    #séisme #tremblement_de_terre #Equateur #cartographie #visualisation #OSM
    @louca @shenriod

  • #Aide_humanitaire au #Népal : impressions de terrain

    Des dizaines de pays se sont engagés à apporter leur aide aux Népalais frappés par les séismes du 25 avril et 12 mai 2015. En novembre 2015, un sondage révélait que pour 68% d’entre eux l’aide n’a pas répondu aux besoins essentiels, 71% affirmaient ne pas être préparés pour l’hiver. Un an après le #tremblement_de_terre, la crise perdure.


    https://www.lacite.info/reportage/aide-humanitaire-nepal-impressions-terrain
    #séisme